Materie maturità 2026, quando escono: qualcuno le sa già

L’attesa per le materie della Maturità 2026 è già partita, anche se gli esami si terranno a giugno. Gli studenti dell’ultimo anno guardano soprattutto alla seconda prova scritta e alla prima prova di italiano, in calendario per giovedì 18 giugno, mentre online è già iniziato il consueto toto-tracce su temi e autori possibili.

Quando saranno pubblicate le materie della Maturità 2026

Materie maturità 2026, quando escono: qualcuno le sa già
Studenti alle prese con la seconda prova (Imagoeconomica).

Il ministero dell’Istruzione e del Merito renderà note le materie dell’esame entro il 31 gennaio. Entro quella data il ministero pubblicherà un decreto con l’elenco delle discipline coinvolte. Nel dettaglio, il provvedimento indicherà la materia della seconda prova scritta per ciascun indirizzo di studio, le eventuali materie della terza prova dove ancora prevista e le quattro discipline su cui si concentrerà il colloquio orale. Con le nuove regole, infatti, l’orale non riguarda più tutte le materie dell’ultimo anno, ma solo quelle selezionate ogni anno dal ministero, insieme alle indicazioni organizzative per lo svolgimento della prova.

Prima prova e toto-tracce: cosa si ipotizza

La prima prova di italiano prevede sette tracce suddivise in tre tipologie: analisi del testo, testo argomentativo e tema di attualità. Tra gli argomenti più discussi per il 2026 c’è San Francesco d’Assisi, di cui ricorre l’ottocentesimo anniversario della morte. Nel dibattito rientrano anche temi di attualità come intelligenza artificiale, pace, diritti civili e violenza di genere. Sul fronte letterario, l’attenzione si concentra sugli anniversari: da Carlo Collodi a Dario Fo, da Grazia Deledda a Pirandello, fino a Oriana Fallaci, Federico García Lorca e Agatha Christie. Per ora, però, nessuna certezza: le conferme arriveranno solo con il decreto del ministero.

A San Marino conoscono già le materie della seconda prova

A San Marino è stato deciso:

  • Liceo Classico: Latino
  • Liceo Linguistico: Due lingue a scelta tra Inglese, Francese, Tedesco e Spagnolo
  • Liceo Scientifico: Matematica e Fisica
  • Liceo Economico-Aziendale: Economia aziendale

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno

Cerimonia solenne per i 25 anni dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori – che oggi si chiama “Osservatorio for independent thinking” anche per mancanza di materia prima -, ossia gli editori pronti a finanziare la creatura di Andrea Ceccherini. Una volta i denari non mancavano, le kermesse si svolgevano in tenute sontuose, ora «si va dai preti, nella Capitale», addirittura a Giubileo concluso. A Roma, nell’Auditorium Antonianum, mercoledì 21 gennaio sono arrivati, tra gli altri, Gianni Letta, apparso pure nel servizio che il Tg5 ha dedicato all’evento, il cardinale Pietro Parolin, Giulio Tremonti, il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, il direttore del romanissimo Il Messaggero Roberto Napoletano, l’ex numero uno della Rai Luigi Gubitosi, tanti giovani studenti (nello stile della casa) e soprattutto l’editore Andrea Riffeser Monti. Ma alla Fieg, la federazione degli editori dei giornali che proprio lui presiede, qualcuno svelena: «Riffeser ha dovuto aspettare un giorno, dopo la fine dell’evento, per comunicare la cessione della sua En – Editoriale Nazionale (che edita Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e Qn, ndr) a Leonardo Maria Del Vecchio. Se no che figura ci faceva presentandosi da Ceccherini in qualità di ex editore?».

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno

Meloni, il Board of Peace e il fantasma di Renzi

«Giorgia Meloni ha scoperto che la Costituzione può essere utile», sibila un forzista commentando la presa di “non posizione” della presidente del Consiglio sull’offerta (?) di Donald Trump per farla entrare nel “Board of Peace”, ossia l’anti-Onu. Anche se il presidente americano afferma che l’Italia vuole «disperatamente» farne parte, Giorgia nicchia, prende tempo, mette in mezzo la Costituzione, il parlamento, insomma tutti i mobili possibili addosso alla porta pur di non far entrare nessuno. Tra i diplomatici però gira ironicamente anche un’altra storia, che sa di fantapolitica ma fa comunque dare di gomito: «Metti che l’Italia finanzia questa iniziativa e poi Tony Blair dice a Trump di inserire, in nome e per conto del nostro Paese, il suo grande amico Matteo Renzi, ti immagini poi la faccia della premier?».

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Tony Blair con Matteo Renzi a Roma nel 2024 (foto Ansa).

Lollo per “il bello e il buono”

Lollo ci sarà, a “Why Italia – Il Bello e Il Buono, 5 paradigmi per il futuro”, l’evento in programma il 27 gennaio alla Camera dei deputati, nella sala della Lupa, a commentare i risultati dell’analisi di Deloitte sull’andamento del sistema produttivo italiano dal 2018 a oggi. Partenza con i saluti istituzionali del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, del viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo e l’intervento dell’amministratore delegato di Deloitte Central Mediterranean, Fabio Pompei. E poi ecco il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. Che poi gli invitati si chiedono: «Ma non era più a tema un intervento del numero uno delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno

Musumeci fa infuriare Confesercenti

È ministro del Mare e pure della Protezione civile, Nello Musumeci: e siciliano, proprio dell’isola che ha subito forti danni dal maltempo e dalle mareggiate. Ma parlando delle assicurazioni ha fatto infuriare Confesercenti: «Le dichiarazioni del ministro Musumeci, che invita a verificare quanti esercizi fossero assicurati, pongono un punto che va chiarito subito. La polizza ‘cat nat’ (catastrofe naturale, ndr) obbligatoria per le imprese, per come è stata definita, non copre le mareggiate. Per questo è assurdo richiamare la polizza come criterio per restringere o condizionare gli aiuti dopo i danni provocati dal ciclone Harry alle zone costiere di Sicilia, Sardegna e Calabria». Non solo, perché Confesercenti sottolinea che «chi si è assicurato rischia di non essere rimborsato perché l’evento non rientra nelle coperture previste, ma potrebbe comunque accedere ai contributi pubblici. Chi non è assicurato, invece, rischia di restare escluso dai ristori pubblici proprio perché non ha una polizza, anche se quella polizza non avrebbe comunque coperto quel danno. Un sistema che non tutela nessuno in modo coerente e che, anziché accelerare la ripartenza, aggiunge confusione». Poteva bastare? Ovviamente no, perché il caos è totale: «A complicare ulteriormente le cose c’è il regime delle proroghe e delle scadenze differenziate per categorie, con il rischio di creare trattamenti diversi tra attività colpite dallo stesso evento: bar e attività ricettive, che hanno avuto la proroga dell’obbligo al 30 marzo, potranno avere contributi pubblici anche se non assicurati. Gli altri no. Un pasticciaccio che va corretto subito. Gli aiuti devono seguire il danno e la necessità di ripartenza dei territori: non si lasci indietro nessuno».

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Nello Musumeci (Imagoeconomica).

Francia, Macron: «Abbordata petroliera russo nel Mediterraneo»

La Francia ha abbordato una petroliera russa nel Mediterraneo. A renderlo noto è stato il presidente Emmanuel Macron con un messaggio pubblicato su X, nel quale ha affermato: «Non tollereremo alcuna violazione. Stamattina, la Marina francese ha abbordato una petroliera russa, soggetta a sanzioni internazionali e sospettata di battere una falsa bandiera. L’operazione è stata condotta in alto mare nel Mediterraneo, con l’assistenza di diversi nostri alleati». Macron ha precisato che l’intervento «è stata condotta nel rigoroso rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto marittimo» e ha aggiunto che sulla vicenda «è stata avviata un’indagine giudiziaria». Secondo quanto riferito dal capo dell’Eliseo, «la nave è stata dirottata» e Parigi resta determinata «a rispettare il diritto internazionale e a garantire l’efficacia delle sanzioni». Nel suo messaggio, il presidente ha infine denunciato il ruolo delle imbarcazioni riconducibili alla cosiddetta flotta fantasma, sottolineando che «le attività della flotta fantasma contribuiscono a finanziare la guerra di aggressione contro l’Ucraina».

Rai Sport, la redazione proclama lo stato di agitazione

La redazione di Rai Sport ha proclamato lo stato di agitazione contestando l’impostazione del lavoro decisa dalla direzione soprattutto in vista delle prossime Olimpiadi di Milano-Cortina. In un documento approvato dall’Assemblea con 34 voti favorevoli e uno contrario, i giornalisti denunciano «le scelte del direttore Paolo Petrecca» e manifestano «fortissima preoccupazione per un piano di lavoro con molti punti deboli che dovrà essere necessariamente rivisto a ridosso dell’evento per garantire la copertura che Rai debbono ai propri telespettatori». Alla base del malcontento c’è soprattutto il crescente ricorso ai cosiddetti “talent”, figure esterne alla redazione con compensi elevati, sempre più spesso impiegate anche in ruoli giornalistici, mentre il budget complessivo è stato ridotto con conseguenti tagli a mezzi, personale tecnico e copertura degli eventi. Sulla vicenda è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle, che chiede le dimissioni del direttore: «È semplicemente folle. Ogni giorno che passa in cui Petrecca non fa un passo indietro è un giorno perso», ha dichiarato il capogruppo in commissione di Vigilanza Rai, Dario Carotenuto.

Registro elettronico scuola, cambiano le modalità di accesso: tutte le novità

A breve cambieranno le regole per accedere al registro elettronico nelle scuole italiane. Con l’approvazione del ddl Semplificazioni, studenti e famiglie dovranno utilizzare esclusivamente l’identità digitale: Spid o Carta d’Identità Elettronica (Cie). Le credenziali tradizionali rilasciate da scuole e fornitori digitali non saranno più valide. La riforma punta a proteggere i dati sensibili degli studenti e a creare un sistema unico e sicuro per tutte le scuole.

Cosa cambia per il registro elettronico

Registro elettronico scuola, cambiano le modalità di accesso: tutte le novità
L’aula di una scuola media (Imagoeconomica).

La novità riguarda tutti gli utenti: la scuola passerà da sistemi frammentati basati su username e password personali a una piattaforma uniforme. Elementari e medie vedranno un cambiamento significativo. Solo i genitori o chi esercita la responsabilità genitoriale potranno consultare voti, assenze, note disciplinari e compiti. Gli studenti di elementari e media non avranno più accesso diretto, trasferendo alla famiglia la gestione della comunicazione con la scuola.

Possibili criticità e tempistiche

Alcuni dirigenti segnalano che lo Spid potrebbe rappresentare un costo aggiuntivo per le famiglie, mentre la Cie, pur gratuita, non è ancora diffusa ovunque. Tra le proposte avanzate c’è la creazione di uno Spid dedicato ai servizi scolastici, per semplificare l’accesso senza oneri economici. La nuova modalità dovrebbe entrare in vigore entro poche settimane.

Groenlandia, chi ci vive: dagli Inuit alla minoranza danese

In Groenlandia risiedono circa 57 mila persone, concentrate principalmente sulla costa sud-occidentale, mentre gran parte dell’isola rimane quasi disabitata a causa della spessa calotta glaciale che copre l’80 per cento del territorio. La maggioranza assoluta della popolazione è costituita dagli Inuit, un popolo indigeno presente da secoli prima dell’arrivo degli europei, che parla la lingua groenlandese e discende dal popolo Thule, insediatosi sull’isola tra il 1200 e il 1400 d.C. Il groenlandese medio ha circa il 75 per cento di ascendenza Inuit e il 25 per cento europea.

La composizione della popolazione in Groenlandia

Groenlandia, chi ci vive: dagli Inuit alla minoranza danese
Persone tra i ghiacci in Groenlandia (foto Ansa).

I danesi rappresentano la principale minoranza etnica, circa l’8 per cento degli abitanti, e vivono soprattutto nei centri urbani, dove lavorano nell’amministrazione pubblica, nella sanità, nell’istruzione e nel commercio. Negli ultimi anni la Groenlandia ha visto crescere l’immigrazione dall’Asia, con arrivi da Filippine, Thailandia e Cina, oltre a piccole comunità provenienti da altri paesi europei e dal Nord America. La maggior parte dei groenlandesi è bilingue, parlando sia il danese sia il groenlandese. Oltre a vivere sull’isola, una parte della popolazione groenlandese risiede in Danimarca e in altri Paesi del Nord America e della Scandinavia. Nonostante l’autonomia conquistata con il referendum del 2009, la Groenlandia rimane legata alla Danimarca per questioni di sicurezza, finanza e affari esteri.

I tre gruppi degli Inuit

Gli Inuit, a loro volta, si distinguono in tre gruppi principali: i Kalaallit della Groenlandia occidentale. Parlano Kalaallisut, la lingua ufficiale della Groenlandia, e gran parte di loro è bilingue con il danese. Sono la componente centrale della società groenlandese moderna. Nell’Est ci sono i Tunumiit, che parlano il Tunumiisut (o Tunumiit oraasiat), spesso chiamato “groenlandese orientale”. Questo gruppo ha tradizioni e costumi leggermente differenti dai Kalaallit, mantenendo un forte legame con la pesca e la caccia tradizionali. Nella zona più a Nord, infine, ci sono gli Inughuit. Parlano Inuktun, noto anche come “Inuit polare”, una lingua più vicina agli Inuit canadesi settentrionali. Tradizionalmente, vivono in comunità molto isolate e basano la loro economia su caccia, pesca e allevamento di cani da slitta.

ActionAid vuole superare il sistema delle adozioni a distanza: «È paternalistico»

La sezione di ActionAid del Regno Unito vuole cambiare profondamente il modo in cui raccoglie fondi per i Paesi più poveri, mettendo in discussione uno dei pilastri storici dell’aiuto umanitario: le adozioni a distanza. Il programma, che consente ai donatori di scegliere un bambino da sostenere economicamente, secondo la nuova leadership dell’organizzazione riflette oggi dinamiche paternalistiche e che «riflettono un’epoca diversa». A spiegare la svolta sono le nuove co-amministratrici delegate, Taahra Ghazi e Hannah Bond, che hanno avviato il loro mandato annunciando un processo di «decolonizzazione» dell’ong. «La maggior parte dei nostri sostenitori sono persone relativamente benestanti e molte sono bianche», ha detto Ghazi. «Chiedere loro di scegliere la foto di un bambino nero e il Paese da cui proviene, crea una relazione molto transazionale e piuttosto paternalistica», ha spiegato citata dal Guardian.

Il nuovo modello di ActionAid

ActionAid ha introdotto le adozioni a distanza nel 1972, partendo da India e Kenya. Oggi il programma delle adozioni a distanza è attivo in 30 Paesi e garantisce circa il 34 per cento dei fondi globali dell’organizzazione. Ma per i nuovi vertici l’attuale modello contribuisce a spostare l’attenzione sulla compassione individuale più che sulle cause strutturali della povertà. La trasformazione, prevista fino al 2028, riguarda il modo in cui ActionAid raccoglie e distribuisce le risorse, coinvolgendo direttamente i team e le comunità in Africa, Asia e America Latina. «Stiamo ripensando i nostri sistemi, come spendiamo il denaro e come prendiamo decisioni: stiamo decolonizzando l’organizzazione», ha spiegato Ghazi. Bond ha sottolineato che l’obiettivo è «evolvere il modello affinché sia plasmato dalle voci delle comunità e risponda alle realtà che affrontano oggi». La nuova strategia dunque punta su finanziamenti di lungo periodo ai gruppi locali, in particolare alle organizzazioni per i diritti delle donne.

Inps: «Pensioni delle donne del 26 per cento inferiori a quelle degli uomini»

Secondo i dati Inps nel 2025 le nuove pensioni liquidate alle donne continuano a risultare sensibilmente più basse rispetto a quelle degli uomini. L’importo medio degli assegni riconosciuti alle pensionate si è attestato a 1.056 euro mensili, un valore inferiore del 26,51 per cento rispetto ai 1.437 euro percepiti in media dagli uomini. Limitando l’analisi alle sole gestioni previdenziali, e quindi escludendo gli assegni sociali, la distanza resta ampia: 1.139 euro al mese per le donne contro 1.545 euro per gli uomini, con una differenza pari al 26,28 per cento. Il divario è legato a più fattori, tra cui carriere lavorative mediamente più brevi, retribuzioni più basse e un tasso di occupazione femminile inferiore, elementi che incidono anche sul maggior ricorso alle pensioni ai superstiti.

I dati su Opzione donna

In flessione anche nel 2025 il numero di pensionamenti con Opzione donna, il meccanismo che consente l’uscita anticipata dal lavoro accettando il calcolo interamente contributivo dell’assegno. Secondo il Monitoraggio Inps sui flussi di pensionamento, nell’anno hanno aderito alla misura 2.147 lavoratrici, con una riduzione del 40,5 per cento rispetto alle 3.612 dell’anno precedente. Più di 1.800 pensioni Opzione donna sono state liquidate prima dei 63 anni di età. Il calo, evidenziano i dati, è influenzato dalle restrizioni introdotte negli ultimi anni sui requisiti di accesso alla misura.

Chiara Ferragni dopo il proscioglimento: è il nuovo volto di Guess

Chiara Ferragni è stata scelta come testimonial della campagna Primavera-Estate 2026 di Guess. L’annuncio arriva a pochi giorni dalla conclusione del procedimento legato al Pandoro Gate, chiuso con il proscioglimento dell’imprenditrice digitale. Per l’imprenditrice si tratta di un ritorno al marchio statunitense a distanza di quasi 13 anni dalla prima collaborazione. «Questo progetto è stato molto più di una campagna: è arrivato in un momento in cui avevo voglia di ripartire, di raccontarmi per quella che sono oggi, una persona più consapevole e serena, e lavorare con un brand iconico come Guess, che ha fatto la storia della moda, mi ha fatto sentire accolta e libera di esprimere tutte le mie sfaccettature», ha dichiarato. Ferragni ha poi aggiunto: «Un grande e doveroso ringraziamento va a Paul Marciano, co-fondatore di Guess, per il supporto e la fiducia che mi ha dimostrato in un momento delicato della mia vita. L’esperienza sul set è stata speciale e la porterò sempre con me».

Guess: «Ferragni riflette l’impegno del brand di valorizzare donne capaci di definire il proprio percorso»

In una nota ufficiale, Guess spiega che la scelta di Ferragni «riflette l’impegno costante del brand nel valorizzare donne capaci di definire il proprio percorso con sicurezza, visione e resilienza». La campagna, realizzata dai Morelli Brothers, viene descritta come caratterizzata da «un’intensità raffinata e un’allure contemporanea». Soddisfazione è stata espressa anche da Paul Marciano, Co-Founder e Chief Creative Officer di Guess?, Inc.: «Siamo entusiasti di avere Chiara Ferragni come volto della nostra nuova campagna Guess. Fin dall’inizio abbiamo percepito una forte affinità con Chiara: la sua energia, la sua sicurezza, il suo atteggiamento e naturalmente la sua bellezza erano perfettamente in sintonia con Guess», ha sottolineato, aggiungendo che Ferragni «rappresenta una donna che crede in sé stessa e procede con forza».

Victoria Beckham e il ballo proibito con Brooklyn: cos’è successo al matrimonio

Continua a tenere banco quella che in tanti hanno ribattezzato la guerra dei Beckham, scoppiata dopo che il primogenito di David e Victoria, il 26enne Brooklyn, ha duramente attaccato i genitori con una lunga serie di stories su Instagram. Spiegando di aver chiuso totalmente i rapporti con loro, il ragazzo ha raccontato diversi eventi tra cui il suo matrimonio con l’attrice ed ereditiera americana Nicola Peltz dell’aprile 2022, confessando di essere stato «umiliato» dalla madre che gli avrebbe rubato il primo ballo di nozze con la moglie. Ora i tabloid hanno svelato, citando alcuni presenti alla cerimonia, cosa sarebbe accaduto veramente quel giorno.

LEGGI ANCHE: La replica di David Beckham al figlio Brooklyn

Victoria Beckham si è «strusciata» al collo del figlio Brooklyn? La ricostruzione

A riportare in anteprima una ricostruzione degli eventi e soprattutto dell’ormai celebre ballo proibito di Victoria Beckham con il figlio Brooklyn sono il Daily Mail e Page Six. Secondo quanto riportato da alcune fonti, verosimilmente presenti alla cerimonia nuziale, l’ex stella delle Spice Girls, una volta salita sul palco, avrebbe iniziato a «strusciarsi» attorno al collo del primogenito, danzando con lui in modo del tutto inappropriato per la situazione e mettendolo a disagio di fronte ai circa 500 invitati. «Era molto imbarazzato, mentre sua moglie si è sentita umiliata ed era furiosa per essere stata messa in ombra», ha raccontato una fonte anonima. «Quella cosa ha rovinato l’intera serata». Come hanno raccontato alcuni presenti al Sun, Peltz avrebbe subito dopo lasciato la sala in lacrime, salvo tornare solo dopo diverso tempo su invito dei genitori, ma conservando un aspetto cupo e triste.

Victoria Beckham e il ballo proibito con Brooklyn: cos’è successo al matrimonio
Brooklyn Beckham con la moglie Nicola Peltz (da Instagram).

Non mancano tuttavia coloro che difendono Victoria Beckham. «Era solo un po’ alticcia e si stava divertendo con il figlio, non c’era alcuna malizia», ha raccontato un altro contatto del Daily Mail. Non a caso, l’ex cantante e il marito David sarebbero rimasti sconcertati dalle accuse del figlio Brooklyn, in quanto convinti che quel ballo non potesse sollevare tanto clamore. La verità potrà rivelarla solo lo stesso primogenito della coppia: assieme alla moglie Nicola, possiede infatti l’unica copia del video che immortalerebbe il presunto ballo proibito e «inappropriato» di Victoria, siccome l’uso dei cellulari venne vietato durante la cerimonia e l’azienda che ha prodotto il filmato ha cancellato quello in suo possesso. «Non è certo che lo pubblicherà», ha chiosato la fonte. «Potrebbe non voler rivivere una cosa così grande e difficile».

Anche l’ex di Brooklyn contro Victoria: «Non le sono mai piaciuta»

Gli attacchi a Victoria Beckham non si fermano qui. Mentre è scoppiata la bufera, infatti, la cantante e influencer scozzese Tallia Storm, fidanzata di Brooklyn in adolescenza, ha raccontato di non aver mai avuto un rapporto disteso con la madre del fidanzato. «Avremmo dovuto partecipare a un gala di Eva Longoria, amica intima della star delle Spice Girls», ha spiegato al Mirror. «Eravamo emozionatissimi, io e Brooklyn ci saremmo dovuti sedere accanto. Poi lui mi ha mandato un messaggio dicendomi che sua madre non lo lasciava venire: ovvio, a Victoria non sono mai piaciuta».

Victoria Beckham e il ballo proibito con Brooklyn: cos’è successo al matrimonio
L’ex fidanzata di Brooklyn, Tallia Storm (da Instagram).

Rottamazione quinquies, attivo il servizio per presentare la domanda 2026

La domanda della Rottamazione quinquies può essere inoltrata dal 20 gennaio 2026 utilizzando esclusivamente i servizi telematici disponibili sul sito dell’Agenzia delle entrate – Riscossione. La misura, introdotta dalla legge numero 199 del 2025, rappresenta uno strumento fondamentale per la risoluzione delle pendenze fiscali maturate in un arco temporale di oltre venti anni. La definizione agevolata riguarda, infatti, i carichi affidati all’agente della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. La procedura permette di estinguere i debiti versando solo il capitale e le spese accessorie, eliminando sanzioni e interessi. Poter regolarizzare la propria posizione contributiva senza l’aggravio degli interessi di mora è estremamente importante per i contribuenti, spesso in difficoltà con il pagamento delle rate dell’intero debito. La norma si applica sia ai debiti tributari sia ai contributi previdenziali, a esclusione di quelli derivanti dalle attività di accertamento.

Quando si può fare la domanda per la rottamazione quinquies?

Rottamazione quinquies, attivo il servizio per presentare la domanda 2026
La schermata dell’Agenzia delle Entrate (Ansafoto).

L’adesione alla Rottamazione quinquies deve essere comunicata entro il termine perentorio del 30 aprile 2026 attraverso il portale istituzionale dell’Agenzia delle entrate – Riscossione. L’ente provvederà a inviare la risposta entro il 30 giugno 2026, indicando l’accoglimento o i motivi del diniego. Il pagamento può avvenire a un’unica scadenza entro il 31 luglio 2026, oppure attraverso un piano di 54 rate bimestrali della durata di nove anni. Tuttavia, nel caso di dilazione, si applicano gli interessi pari al 3 per cento annuo a decorrere dal 1° agosto 2026. L’inefficacia della misura si determina con il mancato versamento di due rate, anche non consecutive. L’eventuale decadenza comporta, pertanto, la ripresa dei termini di prescrizione e delle procedure esecutive. È possibile includere anche carichi derivanti da precedenti definizioni agevolate risultate inefficaci alla data del 30 settembre 2025.

Come aderire alla definizione agevolata 2026?

Il contribuente può scegliere tra due percorsi digitali per l’invio della richiesta. Il primo, quello relativo all’area riservata del portale dell’Agenzia delle entrate – Riscossione, necessita dell’accesso tramite Spid, Cie o Cns. In questa modalità il sistema propone automaticamente i soli documenti definibili. Al contrario, l’area pubblica richiede la compilazione di un form e l’invio della copia del documento di identità. Per chi utilizza questa modalità, la procedura prevede la convalida di un link ricevuto via e-mail entro 72 ore, pena l’annullamento della richiesta. Successivamente, si riceve una conferma di presa in carico e, se i documenti sono corretti, una terza comunicazione con il link per scaricare la ricevuta entro 120 ore. I professionisti possono gestire le istanze per i propri assistiti direttamente dall’area EquiPro. I canali disponibili per il versamento delle somme sono:

  • le piattaforme digitali e l’app EquiClick;
  • la domiciliazione bancaria sul conto corrente;
  • i moduli di pagamento presso gli sportelli bancari e gli uffici postali;
  • i servizi di home banking;
  • i punti vendita presso ricevitorie e tabaccai;
  • gli sportelli bancomat dei circuiti Cbili;
  • gli sportelli Postamat;
  • gli uffici dell’ente della riscossione su appuntamento.

La replica di David Beckham al figlio Brooklyn: cosa ha detto

David Beckham ha risposto al figlio Brooklyn, che ha attaccato l’ex calciatore e la moglie Victoria con una serie di durissime stories su Instagram, affermando di aver chiuso definitivamente i contatti con i genitori che lo hanno «oppresso e controllato per tutta la vita».

A poche ore dallo sfogo del primogenito, durante un’intervista al programma Squawk Box della Cnbc riguardante l’uso dei social media, Beckham – senza citare il 26enne Brooklyn – ha di fatto minimizzato, affermando che «i figli commettono errori» e che «bisogna lasciare li commettano», perché «è così che imparano».

La replica di David Beckham al figlio Brooklyn: cosa ha detto
Brooklyn e David Beckham (Ansa).

L’intervista è stata diffusa poco dopo che l’ex calciatore, a Davos per il World Economic Forum, si era rifiutato di commentare – su richiesta di un giornalista di Sky News – le dichiarazioni del primogenito.

La replica di David Beckham al figlio Brooklyn: cosa ha detto
David e Victoria Beckham (Ansa).

Tempesta solare sulla Terra, aurora boreale visibile in Italia? Dove e cosa sapere

Una potente tempesta solare si sta abbattendo sulla Terra. Iniziata nella serata di lunedì 19 gennaio attorno alle ore 20.30, è la più violenta degli ultimi 20 anni e addirittura ai livelli di quelle registrate ad Halloween del 2003, finora considerate le più intense mai registrate nell’era moderna del meteo spaziale. Secondo i dati del Centro di previsione meteorologica dell’agenzia americana Noaa, ha già raggiunto il livello G4, appena un gradino sotto quello più alto in assoluto. Il fenomeno può causare ripercussioni sui sistemi tecnologici terrestri, dai Gps ai radar passando alle telecomunicazioni, ma anche rendere possibili alcuni fra gli eventi più spettacolari. In casi particolari, anche dall’Italia infatti alcuni fortunati potrebbero imbattersi nell’aurora boreale. Ecco dove e quando.

Aurora boreale visibile in Italia? Ecco dove e quando

Tempesta solare sulla Terra, aurora boreale visibile in Italia? Dove e cosa sapere
L’aurora boreale sui monti italiani (da X).

Già nella notte fra il 19 e il 20 gennaio sono arrivate le prime segnalazioni, supportate da immagini condivise sui social, di avvistamenti dell’aurora boreale nei cieli italiani, soprattutto nelle regioni del Nord come Piemonte, Valle d’Aosta, Emilia-Romagna e Veneto. Lo spettacolo notturno ha illuminato con bagliori verdi, violacei e rossastri le cittadine innevate e le montagne, generando scatti davvero indimenticabili. Tra oggi e domani le condizioni geomagnetiche straordinarie ed estreme potrebbero permettere il ripetersi dell’aurora, soprattutto con il cielo dovesse essere sereno e lontano da fonti luminose: le ore più favorevoli sono quelle notturne e della pre-alba, ossia dalle 21 fino alle prime luci del mattino.

Cosa ha scaturito la tempesta solare che sta colpendo la Terra

Il fenomeno della tempesta geomagnetica è reso possibile dall’interazione tra il vento solare e la magnetosfera del nostro pianeta. Quando le particelle cariche accelerate del Sole entrano all’interno dell’atmosfera terrestre ed eccitano gli atomi di ossigeno e di azoto, danno origine alle spettacolari luci colorate che caratterizzano l’aurora boreale. La tempesta che ha investito la Terra nella serata di lunedì 19, come ha spiegato Mauro Messerotti, docente di Meteorologia spaziale all’Università di Trieste, all’Ansa, si è rivelata particolarmente veloce. Ha infatti viaggiato a più di 1.000 chilometri al secondo, il triplo rispetto al solito, arrivando al nostro pianeta in appena 25 ore. Ad accompagnare la tempesta geomagnetica anche una tempesta di radiazioni solari, innocue per l’uomo grazie alla protezione data dal campo magnetico, ma pericolose per gli astronauti soprattutto in caso di una passeggiata spaziale, per satelliti e veicoli spaziali.

Il Tar annulla il provvedimento di Bologna ‘Città 30’

Accogliendo il ricorso dei tassisti contro i nuovi limiti di velocità, il Tar dell’Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento con cui il Comune di Bologna dal primo luglio 2023 aveva istituito la ‘Città 30‘, portando tutte le strade urbane al limite massimo di 30 chilometri orari, fatta eccezione per quelle ad alto scorrimento (come i viali e le radiali). Dopo un periodo-test di sei mesi, le sanzioni erano scattate dal 16 gennaio 2024.

Il ricorso dei tassisti è stato sostenuto da Fratelli d’Italia

Il ricorso dei tassisti (solo due hanno poi proseguito la battaglia legale) è stato sostenuto da Fratelli d’Italia. «Il Tar ha rimarcato l’illegittimità dell’azione del Comune, che ha operato fuori dalle proprie competenze per meri scopi propagandistici», ha dichiarato Galeazzo Bignami, capogruppo dei meloniani alla Camera. Così l’europarlamentare di FdI Stefano Cavedagna: «La sentenza del Tar conferma che il sindaco Matteo Lepore ha forzato l’articolo 142 del codice della strada, solo per motivi ideologici».

Giancarlo Giammetti, chi è il compagno di vita di Valentino

Un incontro casuale, in un bar di Roma nell’epoca brillante e fiorente della Dolce Vita. Poi, l’inizio di una collaborazione lunga più di 60 anni che avrebbe ridefinito l’intero panorama della moda italiana e, successivamente, internazionale. Se Valentino Garavani, stilista morto lunedì 19 gennaio a 93 anni, è stato l’estro e il lato creativo della sua maison del lusso fondata nel 1960, Giancarlo Giammetti ne è stato lo stratega, che nel corso degli anni ha contribuito a trasformare il brand in un protagonista del mercato globale e in una vera icona inconfondibile. Ecco chi è l’imprenditore romano, per oltre mezzo secolo partner lavorativo e di vita dello stilista.

Giancarlo Giammetti, il primo incontro con Valentino e i 12 anni di amore

Giancarlo Giammetti, chi è il compagno di vita di Valentino
Giancarlo Giammetti con Valentino (Imagoeconomica).

Nato a Roma nel 1938, Giancarlo Giammetti è un imprenditore nonché una figura chiave della moda italiana. Il primo incontro con Valentino risale all’inizio degli Anni 60, quando i due si incrociarono in un caffè di Via Veneto nella Capitale, attraversata dalla Dolce Vita felliniana. Lo stilista, diversi anni dopo, lo avrebbe ricordato con naturalezza, parlando di una serata come tante in un locale senza alcun posto libero e di sguardi incrociati. «Forse il giorno in cui ci siamo conosciuti è il ricordo più toccante», ha invece confessato Giammetti parlando a Storie Italiane. Da quel giorno sarebbe però iniziata una vita condivisa, non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche sentimentale. Per circa 12 anni i due si sono amati, prima di trasformare il loro rapporto in un’amicizia solida e in una stabile collaborazione professionale.

Giancarlo Giammetti, chi è il compagno di vita di Valentino
Giancarlo Giammetti (Imagoeconomica).

All’interno della maison, i loro ruoli furono chiari fin dai primi istanti: Valentino si sarebbe dedicato alla creazione dei capi, Giammetti alla gestione, all’organizzazione e alla visione imprenditoriale. Fu lui a dare una struttura all’azienda, a costruirne l’immagine internazionale e a rendere una maison artigianale in un colosso mondiale del lusso. Il loro equilibrio ha permesso al duo di attraversare, con il brand, decenni di successi, vestire star di Hollywood e potenti della Terra, infiammare le passerelle romane e quelle newyorkesi. Un rapporto fatto anche di qualche lite, come il battibecco reso celebre dal documentario Valentino, l’ultimo imperatore di Matt Tyrnauer. La scena, oggi virale sui social, li vede discutere con grande ironia sul design di una sfilata e sull’uso della sabbia in passerella. Un tono mai conflittuale, ma quello di due esperti che si rispettano e discutono su opinioni divergenti.

Gli ultimi anni e il libro di fotografie

Negli ultimi anni, Giammetti ha promosso diverse iniziative filantropiche, tra cui la fondazione L.I.F.E. per sostenere i bambini colpiti da Hiv e l’Accademia Valentino per valorizzare la moda e il ruolo della città di Roma nel mercato del fashion. Dopo il ritiro dello stilista dalle scene, ne ha custodito l’eredità tramite diversi progetti come il Valentino Garavani Archives, l’archivio digitale che raccoglie migliaia di bozzetti, abiti e materiali storici. Abile fotografo, per diversi anni ha scattato immagini della «vita straordinaria» ma quotidiana con Valentino, finite nel libro Private oggi oggetto di collezione. Dopo la notizia della morte dello stilista, lo ha salutato con un breve post su Instagram: una foto in bianco e nero e una parola, «…forever…».

In arrivo la tessera elettorale digitale: da quando e come funziona

La tessera elettorale si prepara a entrare nell’era digitale. La novità è contenuta nel decreto Pnrr su cui lavorano da settimane i tecnici del governo e che dovrebbe approdare a breve sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il provvedimento accompagna l’ultima fase di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e interviene su una serie di aspetti molto concreti della vita quotidiana, dalle ricevute dei pagamenti elettronici alla durata dei documenti d’identità, fino appunto alle modalità con cui si esercita il diritto di voto. Nel capitolo dedicato alle semplificazioni, il decreto apre alla possibilità di richiedere e utilizzare la tessera elettorale anche in formato digitale. La versione elettronica non sostituisce quella cartacea, ma si affianca ad essa, offrendo un’alternativa pensata per chi utilizza già servizi e documenti attraverso piattaforme digitali.

Tessera elettorale digitale: le tempistiche

In arrivo la tessera elettorale digitale: da quando e come funziona
Tessera elettorale (Imagoeconomica).

Dal punto di vista normativo, la bozza interviene sulla legge del 30 aprile 1999, introducendo un nuovo articolo che prevede esplicitamente il rilascio della tessera elettorale in formato digitale, fondato sui dati integrati dell’Anpr. Tuttavia, l’entrata in funzione concreta della tessera digitale non sarà immediata. Il decreto rimanda infatti a uno o più provvedimenti attuativi che dovranno essere adottati entro 12 mesi dalla conversione in legge. Spetterà al ministro dell’Interno definire le caratteristiche tecniche e le modalità di utilizzo della tessera elettorale digitale. Prima dell’adozione dei decreti sarà inoltre necessario acquisire il parere del Garante della privacy e della Conferenza Stato-città e autonomie locali. Gli stessi decreti dovranno chiarire anche un altro punto centrale: se e come la tessera elettorale digitale potrà essere integrata in It-Wallet, il portafoglio digitale italiano.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno

Con Valentino è morto un imperatore, anzi The Last Emperor, come recitava il titolo del film-documentario che è stato mandato in onda nella notte, quando ormai era già martedì, su Rete4. Nel quale erano formidabili i dialoghi e le litigate, in francese, tra Garavani e Giancarlo Giammetti, la sua metà, il manager che lo ha lanciato nel business e che, soprattutto, gli ha permesso di dedicarsi totalmente alla creatività, togliendogli ogni preoccupazione pratica e materiale. Celebrazioni grandiose, quelle per l’addio a Valentino, con due giorni di camera ardente allestita a piazza Mignanelli a Roma, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, e poi il funerale, dal tono istituzionale dato che la basilica scelta per l’addio allo stilista è Santa Maria degli Angeli, quella di solito riservata per le cerimonie “di Stato”. In tanti sono attesi, e si parla anche di presidenti di varie nazioni, reali in carica e in esilio, oltre a una corte di miliardari. Le voci che girano nella Capitale indicano come possibile addirittura la presenza di Melania Trump, che amava vestirsi con gli abiti dello stilista per le occasioni importanti: per esempio ai funerali di Jimmy Carter, durante un incontro con la regina Elisabetta, oppure con la regina di Spagna o ancora durante una convention repubblicana in cui sfoggiò un verde acceso che divenne virale.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno

Difficile che per salutare “l’ultimo imperatore” possa arrivare persino Donald Trump, impegnato proprio in quei giorni a Davos, in Svizzera, per il World Economic Forum (anche se, dopotutto, basterebbe un’ora di aereo). Ovviamente, nel caso si tratterebbe di «un passaggio di consegne del titolo», scherzano alcuni americani di stanza a Roma. E poi The Donald, a ben guardare, indossa quasi sempre cravatte color “rosso Valentino”.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
Donald Trump (Imagoeconomica).

Al Quirinale, invece, l’agenda del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fissata sempre con ampio anticipo, prevede ancora la presenza a Palermo, nella mattinata di venerdì, per una visita agli stabilimenti Fincantieri. Ma, è la domanda che gira nelle stanze del Colle, «si può mancare ai funerali di Valentino, un gigante della moda che ha rappresentato l’Italia nel mondo?».

Veltroni a Milano con Ambra

A proposito di Valentino: quando venne festeggiato all’Ara Pacis con una sontuosa mostra, il sindaco all’epoca era Walter Veltroni. Ora “Uolter” è impegnatissimo con le sue attività editoriali, e ha in programma una trasferta a Milano per presentare un suo libro, assieme ad Ambra Angiolini e a Michela Ponzani. Il titolo del volume è Buonvino e l’omicidio dei ragazzi, proprio in una stagione dominata da delitti e fatti di sangue tra gli studenti. Che poi i maligni, nel Partito democratico, dicono che «ogni volta che Walter sale su al Nord è perché deve incontrare Luciano Fontana al Corriere della Sera». Il direttore in effetti ha lavorato a l’Unità, quando Veltroni guidava il quotidiano del Pci, ed era caporedattore. Il mondo è piccolo…

Alla Camera c’è la canzone napoletana

Tenetevi forte, nel disastro internazionale la nostra Camera dei deputati ha in programma, nella giornata di mercoledì 21 gennaio, in commissione, le audizioni informali dedicate alla valorizzazione della canzone napoletana classica, grazie al parlamentare di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano (sì, quello che ha avuto una storia con Valeria Marini, per non parlare dell’ex Miss Italia Danny Mendez): verranno ascoltati Vincenzo De Luca, esperto (e qualcuno si chiede se è un omonimo o se si tratta proprio dell’ex governatore della Regione Campania…), Pier Luigi Petrillo, professore ordinario di diritto comparato dei patrimoni culturali all’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, Gino Aveta, fondatore dell’archivio storico della canzone napoletana della Rai, e Bruno Tabacchini, direttore artistico del Festival delle Ville Vesuviane. Le audizioni si svolgono nella VII Commissione, quella che si occupa di cultura, scienza e istruzione.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
Gimmi Cangiano (foto Imagoeconomica).

Flavio Cattaneo al Copasir

Doppietta del Copasir: nell’aula del sesto piano di Palazzo San Macuto, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica svolge martedì pomeriggio l’audizione dell’amministratore delegato e direttore generale dell’Enel, Flavio Cattaneo. Mercoledì è in programma l’audizione del direttore dell’Aisi, l’Agenzia informazioni per la sicurezza interna, Bruno Valensise.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
Flavio Cattaneo (Enel).

Andrea Orlandini nuovo Presidente dell’Associazione italiana per l’IA

L’Associazione italiana per l’Intelligenza artificiale ha un nuovo presidente. Si tratta di Andrea Orlandini, Primo Ricercatore presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR (CNR-Istc). A nominarlo è stato il nuovo Consiglio direttivo dell’AIxIA, che si è insediato il primo gennaio 2026. Orlandini ha una lunga esperienza nel campo della robotica cognitiva e dei processi di interazione uomo-macchina. Succede a Gianluigi Greco, che lascia l’incarico. Confermata nel ruolo di Segretario del Consiglio direttivo la ricercatrice Gabriella Cortellessa, esperta in tecnologie assistive e IA a supporto degli anziani.

Dati Agcom sui primi nove mesi del 2025: tg più visti, ascolti e streaming

Nei primi nove mesi del 2025 il Tg1 si conferma il telegiornale più seguito in Italia sia a pranzo sia in prima serata, mentre l’Agcom registra un calo complessivo degli ascolti televisivi e una crescita selettiva delle piattaforme di streaming a pagamento. È quanto emerge dall’Osservatorio sulle Comunicazioni dell’Autorità, aggiornato al terzo trimestre 2025.

Telegiornali: Tg1 primo a pranzo e alle 20

Dati Agcom sui primi nove mesi del 2025: tg più visti, ascolti e streaming
Sala di regia del Tg3 (Imagoeconomica).

Nella fascia delle 13.30 il Tg1 supera i 3 milioni di spettatori, con una crescita dell’1 per cento su base annua. Seguono il Tg5 delle 13.00 con oltre 2,6 milioni di telespettatori (-2,9 per cento), il TgR delle 14.00 su Rai 3 con poco più di 2 milioni (-3 per cento) e il Tg2 con meno di 1,4 milioni (-10,1 per cento). Crescono invece Studio Aperto delle 12.25 (oltre 1 milione, +1,9 per cento), il Tg4 delle 12.00 (+17,2 per cento) e il Tg La7 delle 13.30 (+14,1 per cento). Alle 20 il Tg1 registra poco più di 4,1 milioni di ascolti giornalieri, in aumento dell’1,3 per cento nel terzo trimestre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Seguono il Tg5 con oltre 3,2 milioni (-4,4 per cento), il TgR serale con 2,1 milioni (-2,8 per cento) e il Tg3 con 1,6 milioni (-2,7 per cento). Il Tg La7 cresce da 1,17 a 1,23 milioni di telespettatori (+5 per cento), mentre il Tg2 perde il 15,3 per cento. Tra i Tg serali Mediaset, Studio Aperto delle 18.30 sale da 464 mila a 507 mila spettatori (+9,3 per cento) e il Tg4 delle 19.00 da 496 mila a 594 mila (+19,8 per cento).

Ascolti tv: flessione generale, Rai leader in prime time

Nel giorno medio fino al terzo trimestre 2025 gli ascolti tv calano del 2,9 per cento in prime time e del 3 per cento sull’intera giornata rispetto al 2024. In prima serata la Rai resta prima con 6,8 milioni di spettatori medi (37 per cento di share), ma scende del 6,8 per cento. Mediaset segue con 6,7 milioni (36,5 per cento di share) e cresce di 1,1 punti percentuali. Nell’intera giornata Mediaset guida con 2,9 milioni di spettatori medi (37,2 per cento), mentre la Rai registra 2,8 milioni (35,7 per cento), in calo del 6,4 per cento.

Streaming: Netflix resta prima

A settembre 2025 le piattaforme di streaming a pagamento contano 15,7 milioni di utenti unici, in calo di 210 mila rispetto al 2024 (-1,3 per cento). Nel terzo trimestre Netflix guida con 8,3 milioni di utenti unici (+1,6 per cento), seguita da Amazon Prime Video con 7,2 milioni (+5,5 per cento), Disney+ con 3,7 milioni (+0,8 per cento), Dazn con 2,3 milioni (+7,3 per cento) e Now con 1,3 milioni (-7,7 per cento). Il tempo complessivo di navigazione supera i 43 milioni di ore a settembre, in aumento dell’11,1 per cento su base annua.

Sanità militare, tutte le ombre della riforma

Non è una riforma sanitaria. È un riordino di potere. Il governo la presenta come una modernizzazione interforze, una razionalizzazione necessaria, persino come un contributo alla sanità pubblica. Ma leggendo lo schema di decreto e i documenti interni alle Forze Armate, emerge un quadro molto diverso: la nascita di un Corpo sanitario autonomo, con una propria catena di comando, vertici dedicati e canali economici separati. Di fatto, una quinta Forza Armata sanitaria. Non è una definizione polemica, ma il modo in cui la riforma presentata il 21 novembre con un decreto legislativo viene descritta da sindacati e osservatori qualificati, quando si prende atto che il futuro assetto sanitario militare dipenderà direttamente dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, svuotando le sanità di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri della loro autonomia funzionale.

Sanità militare, tutte le ombre della riforma
Guido Crosetto (Imagoeconomica).

Si scrive modello interforze, si legge corpo unico

Un modello interforze coordina, armonizza, mette in rete strutture che restano all’interno delle rispettive Forze Armate. Un corpo unico, invece, assorbe personale, carriere, progressioni, identità. Ed è esattamente questo il nodo sollevato da USMIA Interforze (l’unione sindacale militare Interforze associati) e SAM (il sindacato autonomo dei militari) che hanno contestato sia il metodo sia lo schema di decreto, denunciando l’assenza di un confronto reale e la mancanza di chiarimenti su criteri di transito, effetti economici e trattamento previdenziale del personale sanitario. Alle stesse criticità si è aggiunta USIC/ USICC, che rappresenta il mondo dell’Arma dei Carabinieri, evidenziando il rischio concreto di una perdita dell’identità ordinamentale e dello status per il personale entrato nell’Arma tramite concorso. È, nei fatti, un trasferimento ordinamentale mascherato da coordinamento. Ed è qui che nasce il primo problema giuridico serio: una delega pensata per razionalizzare lo strumento militare può spingersi fino a creare un corpo autonomo con una propria catena di comando, assimilabile a una nuova Forza Armata? 

La riforma promette risparmi ma crea nuove gerarchie

Il governo parla di efficienza e di invarianza di spesa. Ma i numeri raccontano un’altra storia. Secondo le ricostruzioni basate sulle tabelle allegate allo schema, il ruolo normale degli ufficiali della sanità militare arriverebbe a 1.443 unità, contro le 1.008 attuali dei ruoli normali dei corpi sanitari di Esercito, Marina e Aeronautica: un aumento di 435 ufficiali. Non solo. Crescono anche i gradi apicali: cinque brigadieri generali e 25 colonnelli in più. Quando una riforma che promette risparmi produce una nuova piramide gerarchica, il punto non è quanto costerà. Il punto è perché serve. Se l’obiettivo fosse davvero sanitario, non si partirebbe dall’alto.

Sanità militare, tutte le ombre della riforma
Il policlinico militare del Celio (Imagoeconomica).

Il vertice blindato per due anni con richiamo in servizio

C’è poi una disposizione che chiarisce il metodo seguito dal legislatore delegato. L’articolo 3, comma 1, lettera d dello schema prevede che il comandante del nuovo Corpo sanitario rimanga in carica per almeno due anni e che, qualora raggiunga il limite di età, venga richiamato in servizio dall’autorità fino al termine del secondo anno di mandato. È una clausola eccezionale, che non risponde a esigenze organizzative ordinarie ma serve a blindare il vertice, anche in barba all’anagrafe. Ed è legittimo chiedersi se questa previsione non delinei, di fatto, una figura già individuata: il generale di Corpo d’armata Carlo Catalano, che – secondo quanto risulta – maturerebbe il pensionamento il 28 agosto 2026. È solo un dubbio che però una riforma trasparente dovrebbe evitare di generare.

Sanità militare, tutte le ombre della riforma
Il generale Carlo Catalano (Imagoeconomica).

I conti dell’operazione

Per comprendere davvero la riforma bisogna seguire i flussi finanziari. La Corte dei Conti ha quantificato la spesa sanitaria a carico del ministero della Difesa, per il 2018, in 367.818.354 euro. Una cifra coerente con le stime che collocano il costo annuo della sanità militare tra 340 e 370 milioni di euro. Oggi, dunque, la sanità militare è finanziata dal bilancio della Difesa. Il progetto che emerge dal decreto, però, va oltre e prevede ristrutturazione di strutture, il loro accreditamento, l’apertura all’utenza civile intercettando flussi del Servizio Sanitario Nazionale. Non per rafforzarlo dall’interno, ma per costruire un canale parallelo.

Il ruolo di Difesa Servizi spa

Nel documento circolato tra i Carabinieri compare una previsione che non dovrebbe comparire in una riforma sanitaria se l’obiettivo fosse esclusivamente assistenziale: la possibilità di attivare sinergie con operatori pubblici e privati del settore sanitario «anche per il tramite di Difesa Servizi spa». Qui il punto è strutturale. Difesa Servizi è uno strumento di valorizzazione economica del perimetro Difesa. Inserirlo esplicitamente nel decreto significa trasformare la sanità in asset, non in servizio. Il meccanismo è evidente: oggi lo Stato finanzia la sanità militare con risorse della Difesa, domani, attraverso accreditamenti e convenzioni, fondi del SSN possono affluire in un perimetro con governance militare ed economica separata. In un Sistema Sanitario Nazionale già sottofinanziato, questo non è integrazione: è spostamento di risorse.

Sanità militare, tutte le ombre della riforma
Il logo di Difesa Servizi.

A rischio l’identità professionale dell’Arma

Il fronte più esplosivo è quello dell’Arma dei Carabinieri. Qui la riforma non incide solo sull’organizzazione, ma sull’identità professionale costruita tramite concorso, ordinamento e carriera. Nei documenti interni la posizione è netta: interforze sì, ma ognuno deve restare nella propria Forza Armata, conservando uniforme, status, trattamento economico e previdenziale. Il transito forzato in un Corpo unico non significa solo cambiare comando: significa modificare il regime pensionistico, le indennità e le prospettive di fine carriera. È una perdita secca di diritti acquisiti, non una riorganizzazione neutra.

Sanità militare, tutte le ombre della riforma
Berretti dell’Arma dei Carabinieri (Imagoeconomica).

Mancano accordi chiari con le Regioni

Il governo promette di aiutare i cittadini e ridurre le liste d’attesa utilizzando la sanità militare. Ma, allo stato degli atti, non esiste alcun piano pubblico verificabile che spieghi come questa promessa dovrebbe tradursi in prestazioni reali. Non sono stati indicati il numero degli specialisti effettivamente impiegabili, il monte ore trasferibile senza compromettere la sanità operativa delle Forze Armate, le discipline coinvolte, le strutture interessate né i volumi misurabili di prestazioni aggiuntive in grado di incidere concretamente sulle liste d’attesa. Mancano, soprattutto, accordi chiari con le Regioni e un modello di integrazione con i sistemi di prenotazione e con la programmazione sanitaria territoriale. Senza numeri, senza programmazione e senza un impianto operativo trasparente, la promessa resta uno slogan. E quando una riforma sanitaria prende forma aumentando i vertici, blindando il comando e introducendo nel testo strumenti economici come Difesa Servizi spa, lo slogan smette di essere credibile.

L’obiettivo non è curare i cittadini, ma concentrare comando e flussi

Insomma, questa riforma ha un problema di sostanza. Crea un Corpo autonomo sotto comando centrale, amplia le gerarchie, introduce deroghe sul vertice, apre a sinergie pubblico-private tramite una società economica della Difesa e promette aiuto al Servizio Sanitario Nazionale senza un piano verificabile. Non è una riforma per curare i cittadini. È una riforma per concentrare comando e flussi, spostando pezzi di sanità pubblica in un recinto militare-economico. Nella prossima puntata dell’inchiesta entreremo nel dettaglio di ciò che questa riforma significa per l’Arma dei Carabinieri: concorsi, status giuridico, trattamento pensionistico e perché, per l’Arma, questa non è una riorganizzazione ma un esproprio.