Torna il Carnevale di Ivrea con il suo momento più atteso, la Battaglia delle arance, in programma domenica 15 febbraio 2026. La città si trasformerà in un’arena a cielo aperto tra colori, adrenalina e storia, con nove squadre di aranceri a piedi e oltre 50 carri da getto che si sfideranno in un combattimento all’ultimo frutto, rievocando la storica ribellione popolare contro la tirannia. La giornata sarà un susseguirsi di emozioni tra piazze colorate di arance e bandiere, il corteo storico con la Vezzosa Mugnaia e il Generale e il coinvolgimento attivo di migliaia di spettatori. Un evento unico al mondo dove storia, spettacolo e partecipazione si fondono in un’esperienza indimenticabile.
Si inizia domenica 8 febbraio con la Penultima
Il Carnevale entra nel vivo già domenica 8 febbraio con la Penultima. La mattinata è dedicata ai cavalli e ai carri da getto, sfilati lungo corso Massimo D’Azeglio con cavalli bardati, finimenti curati e sponde dipinte, seguiti dalla valutazione delle giurie. La giornata include anche fagiolate rionali, riti storici come la Riappacificazione, l’Alzata degli Abbà, la sfilata del corteo storico e il mercatino degli aranceri, offrendo un assaggio completo della tradizione eporediese e preparando il terreno alla Battaglia delle Arance. Un Carnevale da vivere ogni giorno in ogni angolo della città, tra adrenalina, storia, spettacolo e tradizione.
Il significato del Carnevale di Ivrea
Il Carnevale affonda le radici nella leggenda di Violetta, figlia di un mugnaio, che liberò la città dalla tirannia del barone ribellandosi allo ius primae noctis. La Battaglia delle arance rievoca questa rivolta. Le squadre di aranceri a piedi combattono senza protezioni, mentre gli aranceri sui carri, trainati da cavalli, indossano maschere e protezioni che richiamano le armature antiche. Oltre al divertimento, la manifestazione è un esempio di partecipazione civile e lealtà. Dopo ogni “testa a testa”, una stretta di mano sancisce il rispetto reciproco.
In arrivo una nuova ondata di rincari sulle sigarette. In settimana è infatti prevista la seconda tranche di aumenti dopo quello di 30 centesimi già scattato per Philip Morris e altre marche, come Marlboro Gold e Merit, acquistabili rispettivamente al costo di 6,80 e 6,50 euro al pacchetto, e Chesterfield, il cui prezzo per confezione da 20 è salito a 5,80 euro. Stavolta toccherà alle Camel che, con analogo surplus da 30 centesimi, arriverebbero a costare mediamente 6,30 euro a pacchetto. I rincari sono stabiliti dall’ultima manovra di Bilancio: l’intero settore, a fronte di un giro d’affari da 20 miliardi di euro, garantisce allo Stato entrate per 15 miliardi.
Sigarette, gli aumenti previsti per il triennio: i rincari fino al 2028
Sigarette in vendita in un tabacchino (Imagoeconomica).
Come previsto dalla Legge di Bilancio, gli aumenti riguarderanno l’intero settore delle sigarette, tra cui anche il trinciato, e proseguiranno per il prossimo triennio. Il rincaro medio delle bionde è stimato per il 2026 attorno ai 15 centesimi a pacchetto, con una previsione di crescita progressiva fino a quasi 40 centesimi nel 2028. Tale manovra intende garantire un maggiore gettito da 1,47 miliardi di euro nel triennio, di cui 213 milioni per l’anno in corso e quasi 800 milioni per il 2028. La tassazione sul tabacco porta nelle casse dello Stato circa 15 miliardi di euro annui. L’accisa per mille sigarette sarà di 32 euro nel 2026, 35,50 l’anno successivo e 38,50 nel 2028. Un incremento complessivo di oltre il 30 per cento in tre anni. Per quanto riguarda invece il trinciato, l’accisa aumenterà a 161,50 euro al chilo quest’anno, 165,50 euro nel 2027 e 169,50 dal 2028.
Prosegue la campagna per aumentare di 5 euro il prezzo di un pacchetto
Una macchinetta automatica per le sigarette (Imagoeconomica).
L’aumento arriva proprio mentre è in corso una campagna di raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che intende aumentare di 5 euro il prezzo di un pacchetto e dei prodotti legati al mercato del fumo. Promossa dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) assieme ad Airc, Fondazione Aiom e Fondazione Veronesi, ha l’obiettivo di contrastare il tabagismo e ridurre le morti causate dal fumo, 93mila l’anno in Italia con costi pari a oltre 26 miliardi di euro. Sperando così di ridurre anche le risorse necessarie per il servizio sanitario nazionale. Per presentare la proposta di legge in Parlamento, che successivamente ne dovrà discutere, sono necessarie 50 mila firme.
«Chiediamo a tutti i cittadini di firmare e aderire a questa campagna, che rappresenta una battaglia di civiltà», ha sottolineato in conferenza stampa Francesco Perrone, presidente Fondazione Aiom. «Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio oncologico. Il 27 per cento di tutti i casi di cancro è determinato proprio dall’abitudine tabagica. Per ogni settimana di fumo, un consumatore perde un giorno di vita». I sostenitori della campagna stimano che un rincaro di 5 euro sul prezzo in Italia, tra l’altro tra i più bassi in Europa, possa contribuire a un calo del 37 per cento del consumo.
In un contesto in cui il mercato lavorativo evolve rapidamente e richiede competenze sempre più specializzate, le università sono chiamate a ripensare modelli formativi, strumenti didattici e relazione con gli studenti. Ne parliamo con Vilberto Stocchi, rettore dell’Università San Raffaele Roma, che ci ha illustrato le scelte strategiche dell’ateneo, l’attenzione alla qualità della ricerca e il ruolo dell’innovazione tecnologica nella formazione.
D: Quali sono i punti di forza del vostro ateneo e come è calibrata l’offerta formativa alla luce delle nuove competenze richieste dal mercato del lavoro?
R: L’Università San Raffaele Roma sta investendo con convinzione in un’offerta formativa capace di anticipare le esigenze di un mercato del lavoro in costante mutamento. Il nostro ateneo si distingue nel panorama nazionale per quelli che definirei “pilastri di eccellenza“, certificati ufficialmente dagli organismi di valutazione. Il primo è senza dubbio la ricerca scientifica. Per noi non è un esercizio teorico, ma il vero motore della didattica. Già nel quinquennio 2015-2019, la Vqr (Valutazione della qualità della ricerca) ci ha posizionati al quinto posto su 98 atenei italiani — primi tra le università digitali. È un primato che oggi trova conferma su scala globale: molti dei nostri docenti figurano infatti nella prestigiosa classifica World’s Top 2% Scientists di Stanford, che seleziona i ricercatori più influenti al mondo. C’è poi un traguardo più recente. Nel 2024 l’ateneo ha superato con successo il processo di accreditamento periodico dell’Anvur, ottenendo il giudizio di “soddisfacente”. Si tratta di un passaggio tecnico cruciale perché valida la solidità dell’intera istituzione e certifica l’efficacia dell’insegnamento, l’efficienza dei servizi agli studenti e la trasparenza dei nostri processi interni. In sintesi, questi risultati — dal quello della Vqr al prestigio internazionale dei nostri scienziati, fino al recente accreditamento — rappresentano la garanzia che offriamo agli studenti. Proprio grazie a questa solidità strutturale e a un rapporto docenti-studenti perfettamente in linea con gli standard richiesti, quest’anno abbiamo attivato sette nuovi corsi di studio, ampliando la nostra offerta verso nuove frontiere professionali con la certezza di offrire, come sempre, una formazione di alto profilo.
Quali?
Abbiamo accreditato i corsi magistrali in Management, diritto e governance della pubblica amministrazione, con particolare attenzione all’utilizzo di tecniche digitali e innovative orientate a migliorare l’efficienza della pa, inLingue e cultura straniere nell’era digitale: scuola, società e professioni e in Ingegneria informatica e dell’intelligenza artificiale applicata. Per quanto riguarda i corsi triennali, tra le novità ci sono quelli in Ingegneria biomedica, per sviluppare soluzioni innovative in ambito sanitario, in Ingegneria informatica e intelligenza artificiale, alla luce della diffusione di questo strumento in ogni settore, in Patrimonio culturale nell’era digitale, per formare figure in grado di valorizzare le nostre tradizioni in maniera innovativa, e in Lingue e culture straniere per l’era digitale. Il nostro mondo sempre più globalizzato richiede infatti l’utilizzo di nuovi strumenti anche nella gestione delle lingue. L’ateneo ne ha già adottati alcuni, tra cui un software che consente di trasmettere in diversi idiomi una lezione originariamente registrata in italiano. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante, perché rende l’educazione e la diffusione della conoscenza più accessibili.
Il rettore Vilberto Stocchi (Imagoeconomica).
Dal punto di vista tecnologico, quali sono gli elementi che vi distinguono dalle altre università telematiche?
Un aspetto che l’Anvur ha particolarmente apprezzato nella valutazione del 2024 è stata l’attenzione che l’ateneo rivolge alla didattica innovativa e l’impegno nel garantire una efficace trasmissione digitale dei contenuti. Abbiamo infatti stilato un piano triennale per l’innovazione didattica dove i nostri docenti vengono costantemente formati e supportati nell’insegnamento in modalità e-learning. Una metodologia che si sta affermando per la sua straordinaria capacità di ottimizzare l’apprendimento. A confermarne il valore è la letteratura scientifica internazionale: uno studio pubblicato su Nature Biotechnology ha certificato come le tecnologie digitali risultino estremamente efficaci nella trasmissione dei contenuti, superando le aspettative anche in ambiti complessi come le attività di laboratorio. Questo approccio permette di rivolgere molta più attenzione al singolo studente e di creare percorsi ad hoc per gli iscritti in base alle loro skills e competenze. Si tratta di qualcosa di davvero importante perché, a mio avviso, questo è il modo davvero efficace di promuovere il diritto allo studio.
Può fornirci qualche esempio di come viene garantita, agli studenti, la personalizzazione del percorso formativo?
Il Gruppo Multiversityha messo a disposizione una piattaforma tecnologicamente molto avanzata, che integra un chatbot sviluppato in collaborazione con OpenAI e Bain & Company. Per esempio, uno studente che segue una lezione in modalità asincrona e, ascoltando il professore, abbia necessità di chiarimenti su un passaggio specifico, può interrompere il video e chiedere al chatbot di spiegare meglio quanto affermato dal docente, oppure di riformulare il concetto in modo più chiaro. Questo strumento risponde in tempo reale, attingendo dai contenuti didattici che il professore ha messo a disposizione degli alunni. Va anche detto che le università digitali non si basano esclusivamente sulla modalità asincrona: il 20 per cento delle attività didattiche deve essere erogato in modalità sincrona. A questo si aggiungono i laboratori in presenza, che consentono un’interazione diretta tra il docente e lo studente, oltre a momenti di confronto, dialogo e discussione anche tra gli studenti stessi. Un ulteriore strumento che gli studenti hanno a disposizione è un tool che valuta la loro preparazione. Per ogni corso, possono infatti svolgere delle autovalutazioni che restituiscono il loro grado di conoscenza rispetto a una materia, così da individuare eventuali lacune e prepararsi al meglio per l’esame.
Il rettore Vilberto Stocchi (Imagoeconomica).
Tornando al punto da cui siamo partiti, la San Raffaele Roma (e, in generale, gli atenei di Multiversity) sta direzionando l’offerta verso ambiti in cui sul mercato c’è grande richiesta di personale ma spesso carenza di figure adeguatamente competenti. Quali sono le sfide che dovrà affrontare in futuro il mondo accademico?
I nostri nuovi corsi sono stati introdotti proprio per colmare questo gap. Secondo un rapporto di Confindustria del 2024, più di due terzi delle imprese italiane segnalano difficoltà nel trovare competenze necessarie per le proprie attività, con delle criticità particolarmente evidenti nel reperimento di profili tecnici e in settori chiave come la transizione digitale. Noi stiamo anche riflettendo sulla possibilità di attivare nuove facoltà, ma l’attuale accelerazione dei processi di produzione della conoscenza rende sempre più complesso prevedere quali saranno le professioni più richieste anche solo nei prossimi due o tre anni. Per il sistema universitario, la sfida sarà dunque quella di progettare percorsi formativi capaci di rimanere allineati all’evoluzione del mercato del lavoro.
Un colpo di ramazza da record. Per pulire le sedi Rai di Roma Nord, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi e il direttore generale Roberto Sergio hanno dato il via a un appalto “monstre”, che arriva praticamente a 13 milioni di euro. Il titolo del disciplinare è «Gara europea a procedura aperta ai sensi dell’art. 71 del D.lgs. n.36/2023, articolata in un unico lotto, per l’affidamento di un contratto avente a oggetto il servizio di pulizia presso gli insediamenti Rai di Roma Nord», con scadenza fissata all’11 febbraio per i gruppi che volessero partecipare. Sono previsti anche sopralluoghi, facoltativi, per rendersi conto del lavoro da fare. Viene chiesto «il servizio di pulizia presso gli insediamenti Rai di Roma Nord (i.e. Saxa Rubra, Centro Nomentano Fabrizio Frizzi, Salario 1 e 2)», anche perché in viale Mazzini non c’è più nessuno, dato che si tratta di un cantiere. I «servizi programmati a canone» prevedono spolveratura, lavatura a secco e a umido, lucidatura (compresa la deceratura e ceratura per le pavimentazioni in linoleum laminato vinilamianto), raccolta dei rifiuti (oltre che lo svuotamento dei raccoglitori, secondo tipologia, dei contenitori di rifiuti nei corridoi per la raccolta differenziata), disinfezione di locali, ambienti, attrezzature, pulizia dei “beverini” (erogatori d’acqua presenti lungo i corridoi delle varie palazzine), «il tutto per assicurare il comfort igienico-ambientale all’interno e all’esterno degli immobili».
La sede Rai di Saxa Rubra (foto Imagoeconomica).
Nelle prestazioni programmate è inclusa anche la fornitura, l’installazione e la manutenzione di tutti gli apparecchi dispensatori, il periodico rifornimento dei cosiddetti «consumabili (a titolo esemplificativo, carta asciugamani, carta igienica, sapone lavamani)». I servizi di pulizia straordinaria “a richiesta” sono tanti, anche perché ogni giorno non si sa cosa può accadere. C’è anche il «lavaggio stoviglie utilizzate negli studi che potrebbero avere inserti a carattere culinario/diete (trattandosi di cibi utilizzati come elemento di scena, non sono necessari gli adempimenti previsti dall’Haccp)». E qui viene in mente la polemica che ha avuto protagonista Fiorello e la sua cucina nella sua stanzetta in Rai, con lite a distanza con Dagospia che gli rinfacciava di non aver rispettato le misure di sicurezza antincendio (ma il fornelletto era a induzione, ha risposto il conduttore). Comunque, il valore globale massimo dell’appalto è pari a 12 milioni 758 mila 168 euro, per la durata massima di 48 mesi, comprensiva dell’opzione di proroga di ulteriori massimo 12 mesi, al netto di Iva e/o di altre imposte e contributi di legge di cui 9 milioni 568 mila 921 euro per la durata base di 36 mesi. Non c’è dubbio: per essere puliti dentro (e belli fuori?) bisogna sborsare.
D’Alema e Cirino Pomicino parlano di Andreotti e Cossiga
Questa settimana il tour romano del mercoledì pomeriggio si annuncia stressante, per tutti gli amanti della politica, e non solo. Il 28 gennaio il programma prevede “piatti forti”, e si comincerà dall’istituto intitolato a don Luigi Sturzo, per la presentazione del libro La crisi della Repubblica nel carteggio Andreotti-Cossiga 1985-1992, con Massimo D’Alema, Giuseppe De Rita e Paolo Cirino Pomicino. Per gli storici si tratta di un appuntamento straordinario. A seguire, nella Biblioteca del Senato, ecco un altro volume imperdibile: I popolari di Giorgio Merlo: qui interverranno Carlo Calenda, Pier Ferdinando Casini, Dario Franceschini, monsignor Vincenzo Paglia, Antonio Tajani, con la moderazione affidata a Bianca Berlinguer. Ma il giro continua, con un gran finale nell’Associazione della Stampa estera in Italia, in via del Plebiscito, a Palazzo Grazioli, dove una volta c’era Silvio Berlusconi: altra presentazione di un libro, stavolta tocca a Quel che resta del femminismo, a cura di Anna Paola Concia e Lucetta Scaraffia. Con le autrici, a parlarne, Mara Carfagna di Noi moderati e la renziana Maria Elena Boschi.
Chi si rivede: l’ex ministra Cartabia
I magistrati non la rimpiangono: l’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia, sparita per lungo tempo dai radar, torna a presentarsi con un libro pubblicato da Egea, Custodi della democrazia – La Costituzione, le corti e i confini del politico. Già, perché Cartabia ha ricoperto pure la carica di presidente della Corte costituzionale. Cosa scrive? Diciamo che parte da lontano, perché si occupa innanzitutto di «regressione democratica», con il dato dell’Università di Göteborg dove si indica, alla fine del 2024, «che il 72 per cento della popolazione mondiale, in 91 Paesi, viveva in regimi illiberali di stampo autocratico, caratterizzati da elezioni debolmente competitive e da un progressivo svuotamento delle libertà fondamentali, in particolare quelle di espressione e di informazione. A questo arretramento si accompagna un impoverimento dell’idea stessa di democrazia, sempre più ridotta, nel senso comune, a pura volontà della maggioranza». Forse «vuole tornare in pista per il Quirinale», spiffera un suo vecchio collega. Non resta che attendere.
Sergio Mattarella e Marta Cartabia (foto Imagoeconomica).
Il quadro dei concorsi dell’Agenzia delle entrate del 2026 delinea la nuova fase del programma di rafforzamento del personale dell’amministrazione finanziaria. I dettagli del Piano integrato di attività e organizzazione confermano la volontà dell’ente, guidato dal direttore generale Vincenzo Carbone, di proseguire la cura ricostituente degli organici per colmare i 5.689 posti vacanti rilevati al 31 dicembre scorso. Secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, il documento fissa gli obiettivi per il triennio 2026-2028, seguendo le strategie fissate dal governo di Giorgia Meloni negli atti di indirizzo firmati dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. L’obiettivo principale è quello di capovolgere il rapporto tra cittadini e Fisco, favorendo il dialogo preventivo e l’adempimento spontaneo. Parallelamente, l’Agenzia delle entrate intende potenziare la lotta all’evasione attraverso 605 mila controlli sostanziali. Tra i traguardi da raggiungere figura il miglioramento dei servizi, primo tra i quali quello della riduzione dei tempi medi per i rimborsi Iva dai 74 giorni del 2024 ai 64 giorni previsti per il 2028.
Quali concorsi usciranno nel 2026 per l’Agenzia delle entrate?
Sede dell’Agenzia delle entrate (Imagoeconomica).
Il programma di reclutamento per l’anno 2026 prevede l’ingresso nell’Agenzia delle entrate di 1.000 nuove unità dai concorsi, che saliranno ad ulteriori 1.300 nel corso del 2027. Il rafforzamento è necessario per dare seguito alla riforma che semplifica gli adempimenti nella Pubblica amministrazione. Innanzitutto, l’ente attiverà una nuova Direzione specialistica dedicata alla cooperative compliance. La struttura sarà organizzata in quattro aree distribuite tra Milano e Roma e richiederà un contingente iniziale di 300 funzionari per gestire il patto con le imprese che superano i 500 milioni di ricavi. Le selezioni del 2026 riguarderanno diverse figure professionali, da reperire tra i vecchie i nuovi concorsi mediante:
lo scorrimento delle graduatorie pubblicate nel 2025 per 628 funzionari;
il completamento delle procedure per 300 assistenti del bando Ripam datato 23 dicembre 2025;
l’inserimento di 14 dirigenti tramite il XII corso-concorso della Scuola nazionale dell’amministrazione;
i nuovi bandi per il reclutamento di 20 dirigenti di II fascia.
L’integrazione di queste risorse è fondamentale per sostenere l’invio di 7 milioni 200 mila lettere di compliance.
Quando esce il concorso dell’Agenzia delle Entrate 2026
L’uscita dei bandi per le nuove posizioni dirigenziali e per le eventuali integrazioni del profilo assistenti è programmata per la prima metà del 2026. L’amministrazione finanziaria deve completare, infatti, le procedure già in atto prima di avviare nuovi cicli di reclutamento. Tuttavia, la pubblicazione ufficiale nei canali istituzionali dei nuovi bandi dipende dai tempi tecnici di approvazione del ministero dell’Economia. L’obiettivo è quello di assicurare che le procedureconcorsuali si concludano rapidamente per permettere l’operatività dei nuovi assunti entro il 31 dicembre 2026.
Qual è il prossimo bando di concorso in uscita con più posti
Il contingente più numeroso per il triennio riguarda la figura dei funzionari, essenziale per le attività di controllo e consulenza. Sebbene molti ingressi derivino da graduatorie già approvate, il piano prevede nuovi stanziamenti per coprire le carenze organiche residue. Per completezza, si riporta la distribuzione dei posti nel seguente schema.
Nuovo capitolo del caso relativo all’impiego dell’Ice in Italiain occasione di Milano-Cortina 2026. «Durante le Olimpiadi, l’Ice Homeland Security Investigations fornirà supporto al Servizio di Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e alla nazione ospitante per verificare e mitigare i rischi derivanti dalle organizzazioni criminali transnazionali», ha detto all’Afp un portavoce dell’agenzia statunitense Immigration and Customs Enforcement, nell’occhio del ciclone per i fatti di Minneapolis.
Cosa avevano detto fonti dell’Ambasciata Usa
Nella serata del 26 gennaio, fonti dell’Ambasciata degli Stati Uniti avevano dichiarato che agenti dell’Ice avrebbero preso parte al dispositivo di sicurezza delle Olimpiadi invernali, affiancando altri apparati Usa nell’ambito delle attività coordinate dal Servizio di sicurezza diplomatica del Dipartimento di Stato, precisando che il personale americano avrebbe operato a supporto e che «tutte le operazioni di sicurezza restano sotto l’autorità italiana». Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, aveva confermato la presenza dell’agenzia federale Usa per la sicurezza del vicepresidente JD Vance e del segretario di Stato Marco Rubio. Poi era arrivata la smentita. L’Ice, come aveva già sottolineato il Dipartimento della Sicurezza, «non svolgerà operazioni di controllo dell’immigrazione».
Andrea Abodi, ministro dello Sport e delegato per gli anniversari nazionali, ha commentato la presenza di Ghali alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina, rispondendo durante la presentazione delle iniziative per il Giorno della Memoria. Ha descritto l’evento come «centrato» sul rispetto, con scelte artistiche che evitano equivoci su valori ideali, culturali ed etici, nonostante le posizioni del rapper su Gaza a più riprese. «Non mi crea alcun imbarazzo non condividere il pensiero di Ghali e i messaggi che ha mandato ma ritengo che un Paese debba sapere reggere all’urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo, che non sarà espresso su quel palco», ha dichiarato.
Di Segni (Ucei): «Ghali avrà ricevuto indicazioni e linee guida da seguire»
Noemi Di Segni, presidente Ucei, ha auspicato indicazioni chiare per Ghali: «È chiaro che spero che Ghali abbia ricevuto delle indicazioni o delle linee a guida» sul «ruolo che deve svolgere. Quindi spero capirà cosa deve fare in quel contesto e in quel momento», ribadendo: «Sono fiducia che capirà cosa è chiamato a fare in quel contesto e in quel momento». Il M5s in commissione Cultura ha denunciato censura: «Quando un ministro si permette il lusso di dire che un artista non esprimerà il suo pensiero sul palco non sta parlando di rispetto o di etica: sta rivendicando una censura preventiva. Punto».
La vicenda del commercialista milanese Gian Gaetano Bellavia, noto al grande pubblico per le sue consulenze alla trasmissione Report dove viene spesso interpellato come esperto di bilanci societari, si muove oggi su due piani distinti e pieni di veleni. Il primo, giudiziario, riguarda la sottrazione di oltre un milione di file dallo studio Bellavia-Ferradini, per cui l’ex dipendente Valentina Varisco è imputata a Milano per accesso abusivo a sistema informatico e appropriazione indebita. Il secondo, più opaco ma foriero di clamorosi sviluppi, riguarda un documento interno di 35 pagine scritto da Bellavia, il cosiddetto “papello”, e finito agli atti dell’indagine senza che sia mai stato chiarito perché. Un testo privo di firme e timbri che, per il contenuto delle accuse e delle insinuazioni, rischia ora di esporre il suo autore a iniziative giudiziarie per diffamazione.
Il primo fonte giudiziario: i file rubati a Bellavia e l’inchiesta
Secondo l’accusa, tra la primavera e l’estate del 2024 Varisco avrebbe copiato, con l’uso del software FastCopy, 1.323.953 file per oltre 900 gigabyte, sottraendo un hard disk dallo studio e accedendo a caselle di posta elettronica. Bellavia scrive che quei file contenevano materiale «ad altissima sensibilità»: consulenze tecniche per le procure, atti di perquisizione, intercettazioni e documenti relativi a procedimenti penali anche chiusi da anni. La procura di Milano ha disposto il rinvio a giudizio. Questo è il primo fronte, fin qui ben definito.
Alcuni passaggi del papello di Bellavia, che L43 ha avuto modo di visionare interamente.
Il secondo filone: quel papello che doveva rimanere un testo interno
Il secondo invece nasce proprio dalle 35 pagine del papello, scritto a commento del caso. Bellavia ammette di non conoscere il movente della sottrazione dei file e spiega di aver avviato, per sua iniziativa, indagini difensive autonome, anche tramite «investigatori sul territorio», per ricostruire la possibile destinazione del materiale. L’appunto, nato come testo interno destinato ai suoi legali, è però finito agli atti dell’indagine, trasformandosi così in un documento che va ben oltre lo scopo difensivo.
Nella pagine nominato anche Tavaroli, ex Pirelli e Telecom
In esso Bellavia sostiene che Varisco il 5 settembre 2024 avrebbe contattato le società investigative Argo e Dogma, inviando comunicazioni a distanza di pochi minuti, e da questo trae una deduzione: «Dogma e Argo palesemente sono legate, per quel che si dice in giro». Aggiunge che Dogma sarebbe «interamente controllata» da Giuliano Tavaroli, ex responsabile della sicurezza di Pirelli e Telecom, coinvolto anni fa nello scandalo Telecom-Sismi, utilizzando quel precedente per ipotizzare legami attuali con apparati di intelligence.
Giuliano Tavaroli (foto Imagoeconomica).
Le insinuazioni sui presunti legami con i Servizi per fare dossieraggio
Ma il documento va oltre, affermando che Argo e Dogma sarebbero «palesemente legate ai Servizi per questioni di dossieraggio, secondo la voce di investigatori sul territorio». Non atti, non riscontri documentali, ma «voci». Eppure i nomi sono indicati per esteso: Katia Trevisan, Cristian Giulietti, Paolo Procaccini, Matteo Adjimi, e con essi ricostruzioni societarie basate su visure camerali a supporto della tesi che si tratti di comportamenti di estrema gravità.
Il logo dell’agenzia Argo.
Affermazioni inquietanti senza fonti verificabili
Il documento contiene anche affermazioni inquietanti. In un passaggio Bellavia scrive: «Noi sappiamo che i centri estetici servono a fare dossier sessuali sui frequentatori». Ma si ferma qui, senza indicare casi specifici, fonti verificabili o responsabilità circoscritte. In altri punti parla di ex consulenti tecnici «coinvolti con i servizi segreti italiani», di arresti di cui ammette di «non sapere bene per quali reati», fino a scrivere che una persona sarebbe stata «fatta sparire dai servizi», collegando tali vicende ad Alessandro Tornotti, ex consulente informatico delle procure, e al suo socio Marco Tinti, che la Varisco conoscerebbe da anni.
La società investigativa Dogma.
La parte più accusatoria dedicata al commercialista Martinazzo e ad Axerta
La parte più ampia e più accusatoria del papello è dedicata al commercialista Stefano Martinazzo e ad Axerta, la società investigativa dove poi la Varisco ha lavorato. Qui il tono è irridente. Bellavia, il quale evidentemente non immaginava che i suoi appunti sarebbero finiti nelle mani degli inquirenti, si lascia andare a giudizi pesanti, definendo Martinazzo «oggettivamente un poveretto sotto il profilo professionale», uno che «di computer non sa niente».
Il logo della società investigativa Axerta.
E descrive Axerta come «una struttura di bassissimo profilo», basata su «marketing estremo», «chiacchiere e distintivo», popolata da personale giovane e inesperto. Giudizi personali che incidono direttamente sulla reputazione di soggetti identificabili. Ci si chiede ora se Bellavia abbia nel cassetto atti o perizie che possano supportarli.
«Di computer non sa niente ovviamente»
Bellavia sostiene che Martinazzo «nasce revisore in Kpmg» e che avrebbe avuto fortuna incontrando un ingegnere informatico di alto profilo, Maurizio Bedarida, specialista in sicurezza anche per le banche centrali, andato in Kpmg a dirigere il nuovo dipartimento tecnico forense, e che lo avrebbe utilizzato come «ragazzotto di supporto per le analisi documentali, perché Martinazzo di computer non sa niente ovviamente».
Gian Gaetano Bellavia.
Rincara, affermando che «ha imparato a vendersi e, anche se professionalmente incapace a certi livelli», avrebbe costruito la propria attività su marketing e pubblicità, vantando relazioni professionali amplificate a fini promozionali. E insiste: «Non è capace di fare cose pesanti, si circonda di giovani che per il solo fatto di essere giovani non sono inizialmente capaci».
Una strategia operativa che appare particolarmente incauta
Il papello arriva poi a sostenere che la Varisco «molto probabilmente abbia rubato per Argo», ma che sarebbe «molto improbabile che Martinazzo sia stato informato di quello che lei ha rubato», perché Axerta non sarebbe neppure in grado di «vendere» informazioni di quel tipo. Nelle stesse pagine Bellavia delinea una strategia operativa che appare particolarmente incauta: propone di convocare interlocutori per «vedere come reagiscono» e suggerisce di comunicare a Martinazzo i nomi di soggetti coinvolti in procedimenti penali per osservare «cosa fa dopo con i suoi clienti».
Alcuni passaggi del papello di Bellavia, che L43 ha avuto modo di visionare interamente.
Affermazioni alle quali persone e società citate hanno replicato. Dogma ha smentito ogni collegamento occulto con Tavaroli o con apparati di intelligence, annunciando iniziative legali a tutela della reputazione. Anche l’ex responsabile della sicurezza Telecom ha definito «folli» le ricostruzioni che lo vorrebbero proprietario occulto della società o coinvolto in attività di dossieraggio.
La replica: «Contenuti deliranti, dietrologie, suggestioni ed errori»
Stefano Martinazzo, verso cui Bellavia ha riservato i giudizi più duri, ha dichiarato a Lettera43: «Chi ha esaminato nel dettaglio il papello scritto e veicolato, da quanto leggo sui giornali, da Bellavia, mi ha parlato di un documento dai contenuti deliranti, pieno di dietrologie, suggestioni ed errori. Si tratterebbe di un attacco vile, oltraggioso e pesantemente diffamatorio rivolto alla mia persona, al mio team di lavoro e alla mia professionalità faticosamente costruita in più di 25 anni di duro e specchiato lavoro».
«Riferirò ai magistrati o davanti a un’eventuale commissione d’inchiesta»
Martinazzo ha anche aggiunto di «aver conosciuto la Varisco qualche mese dopo la chiusura dello studio Bellavia per pensionamento dei soci. Ha caricato il suo curriculum sul portale della mia azienda perché disoccupata e ha iniziato a collaborare con il mio team nel gennaio 2025 come consulente autonoma esterna, con un contratto di durata annuale. In queste ultime settimane ho raccolto informazioni precise e documentate sul funzionamento del “sistema Bellavia” che ritengo importanti e che riferirò, se di interesse giudiziario, ai soli magistrati o davanti a un’eventuale commissione d’inchiesta».
Alcuni passaggi del papello di Bellavia, che L43 ha avuto modo di visionare interamente.
Certe informazioni sul sistema Bellavia riguardano anche Report?
Interpellato in proposito, Martinazzo non ha però voluto rispondere alla domanda se tali informazioni possano riguardare anche la trasmissione Report, cosa che avrebbe aperto un secondo fronte nella vicenda. La procura intanto procede con l’indagine sulla sottrazione dei file a Bellavia, ma dovrà fare anche i conti con il mistero del suo papello nato come appunto interno e finito inspiegabilmente agli atti dell’inchiesta.
Il tribunale di Roma ha annullato la sanzione da 150 mila euro che il Garante della Privacy aveva inflitto alla Rai per la trasmissione, da parte di Report, degli audio contenenti una conversazione privata tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie, la giornalista Federica Corsini. A dare notizia della decisione è lo stesso conduttore Sigfrido Ranucci, in un post su Facebook. «Era legittimo e di interesse pubblico trasmettere l’audio e inoltre i magistrati sottolineano il fatto che il Garante ha svolto le indagini fuori i tempi stabiliti dalla legge. Il Garante ha sbagliato nei contenuti e nella forma».
L’audio al centro della vicenda era stato registrato dalla aspirante consulente del Ministero, Maria Rosaria Boccia, coinvolta in una relazione con Sangiuliano, e riprendeva un litigio tra l’ex ministro e la moglie, con riferimenti a un presunto tradimento. Boccia avrebbe attivato la registrazione durante una conversazione in cui Sangiuliano cercava di giustificare la mancata nomina della donna. Pur essendo di natura privata, il tribunale sottolinea che i contenuti del servizio rientrano nel legittimo esercizio del giornalismo d’inchiesta. La sentenza evidenzia inoltre «la sussistenza dell’interesse pubblico alla diffusione della notizia, poiché la vicenda, sebbene permeata da profili di natura personale, assume una sostanziale rilevanza pubblica», legata al possibile impatto di questioni personali su incarichi istituzionali.
La giuria nominata dal Ministero della Cultura ha selezionato le dieci città che accedono alla fase finale della corsa al titolo di Capitale italiana della cultura 2028, scegliendole tra le 23 candidature presentate. La decisione arriva al termine della valutazione dei dossier progettuali, tutti incentrati su programmi culturali annuali accompagnati da un cronoprogramma e da un piano economico-finanziario.
Le 10 città finaliste
Forlì (Wikipedia).
Le finaliste sono Anagni con il progetto «Hernica Saxa. Dove la storia lega, la cultura unisce», Ancona con «Ancona. Questo adesso», Catania con «Catania continua», Colle di Val d’Elsa con «Colle28. Per tutti, dappertutto», Forlì con «I sentieri della bellezza», Gravina in Puglia con «Radici al futuro», Massa con «La Luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia», Mirabella Eclano con «L’Appia dei popoli», Sarzana con «L’impavida. Sarzana crocevia del futuro» e Tarquinia con «La cultura è volo».
Quando verrà proclamata la Capitale italiana della cultura 2028
Le dieci città presenteranno ufficialmente i loro progetti durante le audizioni pubbliche in programma giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026, quando illustreranno le proposte alla commissione di sette esperti indipendenti incaricata della valutazione finale. La città vincitrice riceverà un contributo statale di un milione di euro, destinato a sostenere le iniziative previste nel corso dell’anno e a rafforzare il ruolo della cultura come strumento di sviluppo territoriale, partecipazione civica e crescita collettiva. La proclamazione è attesa entro il 27 marzo 2026.
Settimana potenzialmente cruciale per tutti gli studenti che affronteranno l’esame di Maturità 2026. Entro pochi giorni infatti, almeno stando allo storico degli ultimi anni, il Ministero dell’Istruzione e del Merito potrebbe rendere note le materie della seconda prova scritta, selezionata come sempre a seconda dell’indirizzo scolastico. Non solo, perché questa volta il ministero comunicherà anche le quattro discipline oggetto del nuovo colloquio orale, riformato di recente. Già fissata la data per la prima prova, quella di italiano: gli studenti saranno convocati ai banchi giovedì 18 giugno. Il giorno successivo toccherà alla seconda. Ecco tutto quello che bisogna sapere.
Maturità 2026, quando sono uscite le materie negli scorsi anni
Gli studenti pronti per gli esami di maturità (Ansa).
Pur non essendovi una data precisa, il Mim pubblica le materie della seconda prova solitamente alla fine di gennaio. Sia lo scorso anno sia nel 2024, per esempio, furono rese note il 29 gennaio, mentre nel 2023 l’annuncio risalì al 26. Dunque è plausibile che anche per la Maturità 2026 le varie materie saranno pubblicate entro venerdì 30. Per quanto riguarda le previsioni, considerando che nel 2025 gli studenti del classico affrontarono la prova di latino, è verosimile attendersi che stavolta tocchi alla versione di greco. Immancabili invece i quesiti di matematica per i maturandi del liceo scientifico.
Dal colloquio orale alla commissione d’esame, cosa sapere
Gli studenti pronti per gli esami di maturità (Imagoeconomica).
Il decreto emanato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito sottolinea anche i cambiamenti per il colloquio orale, che non sarà più incentrato sull’intero programma scolastico. Gli studenti dovranno rispondere a quesiti inerenti quattro materie che costituiranno il perimetro disciplinare dell’esame, definito a livello nazionale. Una sarà certamente l’italiano, in quanto la prima prova è obbligatoria per tutti e deve necessariamente essere coperta da un membro della commissione. Ogni studente dovrà dimostrare, oltre che le proprie conoscenze sugli argomenti, anche la capacità di collegarli tra i vari settori, argomentarli con un pensiero critico e dimostrare maturità personale. Novità anche per la composizione delle commissioni: ve ne sarà una ogni due classi, formata da cinque membri di cui un presidente, due docenti esterni e due interni.
Il ricorso presentato da Alfonso Signorini contro Fabrizio Corona produce effetti immediati sulla programmazione di Falsissimo. La puntata prevista per lunedì 26 gennaio non dovrebbe andare in onda dopo la decisione del Tribunale civile di Milano, che ha accolto l’istanza cautelare avanzata dai legali del giornalista e conduttore del Grande Fratello.
Cosa prevede l’ordinanza contro Fabrizio Corona
Fabrizio Corona (Ansa).
Il giudice Roberto Pertile ha disposto un provvedimento di inibitoria urgente nei confronti di Corona. L’ordinanza impone la rimozione immediata da social network e piattaforme di hosting di tutti i contenuti — video, audio e testi — riferiti a Signorini e vieta qualsiasi ulteriore pubblicazione o diffusione di materiale ritenuto lesivo della reputazione, dell’immagine e della riservatezza del ricorrente. Corona dovrà inoltre consegnare in Cancelleria, entro due giorni dalla notifica, tutti i supporti fisici contenenti documenti, immagini, video e corrispondenza privata riconducibili a Signorini. Il Tribunale ha stabilito anche una sanzione economica: 2.000 euro per ogni singola violazione e per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione delle misure, oltre alla condanna al pagamento delle spese legali, per un importo complessivo superiore a 9.000 euro
Le accuse
La decisione arriva dopo l’annuncio, da parte di Corona, di una nuova puntata di Falsissimo incentrata su presunte accuse legate al presunto «sistema Signorini», accuse che il diretto interessato ha sempre respinto. Sul caso risultano aperti diversi filoni di indagine in Procura: Corona è indagato per diffamazione aggravatae minacce dopo una denuncia di Mediaset e, sul fronte penale, anche per revenge porn in relazione a materiale mostrato online. Nello stesso contesto, Signorini è iscritto nel registro degli indagati per violenza sessuale ed estorsione su querela dell’ex concorrente del Grande Fratello Vip, Antonio Medugno.
La polemica, algida nella sua ferocia, è tra titani della moda: Giancarlo Giammetti, socio di Valentino Garavani (che fu, dopo la casalinga, il più famoso cittadino di Voghera) contro Brunello Cucinelli, umbro doc, apologeta del cashmere francescano in tutto, tranne che nel prezzo. Si sa che quando litigano i poveri è tragedia, se invece a farlo sono i ricchi è intrattenimento. Se non ci fosse di mezzo la triste circostanza, una goduria.
Giancarlo Giammetti (Imagoeconomica).
Se la tentazione di mettere in scena l’ego batte la dignitosa riservatezza
In un mondo codificato come quello del fashion, le controversie tra signori del lusso dovrebbero risolversi con una telefonata, mai filtrare in superficie, ovvero diventare materia su cui la strabordante fame dei social si avventa. Ma di codificato oramai resta poco, visto che la tentazione di mettere in scena il proprio ego è sempre più forte di una dignitosa riservatezza. Così, mentre a Roma si celebravano i funerali dell’ultimo imperatore, a rubare la scena è piombato il piccato battibecco tra Brunello e Giancarlo a intaccare la compunta aura dell’evento. Ovviamente chi ha ragione è sempre chi sta zitto, e in questo caso il primo ha infranto palesemente la regola (solo per farsi pubblicità, sostiene il secondo), raccontando di come Valentino, amante dei suoi maglioni, gli avesse chiesto scherzosamente lo sconto. Richiesta che pronunciata dalla succitata casalinga di Voghera non fa un plissé. Diverso, tanto da apparire inverosimile, che a farlo sia il sarto che vestiva dive e principesse. E non si può fare a meno di immaginare la scena del genio della couture che scende dal piedistallo per bussare allo spaccio aziendale del filosofo del borgo umbro, quel Solomeo dove il capitalismo selvaggio scolora in mistico umanesimo.
Brunello Cucinelli (Imagoeconomica).
Nell’empireo della moda, la materia prima è la narrazione
Ma guai a derubricare l’episodio a mera scaramuccia tra signori ben vestiti. Si tratta di un probante esempio di come nel Made in Italy i conti siano globali, ma le suscettibilità restino di provincia. Siamo nel campo del glocal, insomma, dove la nomea mondiale non offusca beghe e gelosie da provincia. Da qui l’inevitabile deriva social, l’ipertesto che dagli umori dei protagonisti allarga la querelle alle reazioni della piazza. Da una parte un imprenditore troppo affezionato alle proprie parabole, dall’altra un socio fieramente geloso della leggenda creata dal suo partner. Si potrebbe liquidare il tutto come un incidente di percorso, l’effrazione della regola per cui le questioni private non dovrebbero mai riverberarsi in campo pubblico. In realtà la polemica ci fa capire che nell’empireo della moda la materia prima non sono vestiti e tessuti, ma la narrazione. Chi padroneggia il racconto controlla il valore. E sulla gestione del racconto di Valentino, Giammetti non è per nulla disposto a concedere lo sconto evocato da Cucinelli.
Accogliendo la richiesta degli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, legali di Alfonso Signorini, il giudice Roberto Pertile del Tribunale civile di Milano ha disposto un provvedimento cautelare urgente di inibitoria a carico di Fabrizio Corona: l’ex re dei paparazzi non potrà trasmettere online la prossima puntata del suo format Falsissimo (era prevista per stasera) e dovrà anche rimuovere i contenuti delle due precedenti. Il Tribunale ha inoltre fissato in 2 mila euro la somma che Corona dovrà pagare a Signorini per ogni violazione delle disposizioni dell’ordinanza, moltiplicata per ciascun giorno di ritardo. A suo carico anche il pagamento delle spese legali, per un importo superiore a 9 mila euro.
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Il provvedimento sarà impugnato da Corona
Secondo Pertile, Corona con le puntate di Falsissimo su Signorini ha alimentato un «pruriginoso interesse del pubblico» e una «morbosa curiosità per piccanti vicende sessuali», accusando il giornalista e conduttore televisivo di «aver perpetrato condotte immorali, deplorevoli e penalmente rilevanti», senza «neppure il conforto di prove univoche e al solo scopo di offendere» la sua dignità per profitto economico. Per il giudice del Tribunale civile di Milano, insomma, manca l’interesse pubblico delle indiscrezioni su Signorini: pertanto non vale il principio della libertà di stampa e non si può parlare nemmeno di «legittimo diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero». Il provvedimento verrà impugnato dai legali di Corona.
Alfonso Signorini (Ansa).
La Consob ha inoltre multato Corona di 200 mila euro
Nel frattempo, la Consob ha disposto una sanzione amministrativa pecuniaria pari a euro 200 mila euro nei confronti di Corona per la violazione del regolamento Ue sulle cripto-attività in relazione all’offerta al pubblico di ’memecoin $Corona’. L’Autorità di vigilanza ha rivolto a Corona anche un’ingiunzione ad astenersi dal ripetere la violazione.
Dal 1° gennaio 2026, la scelta di trasferire la residenza fiscale in Italia rappresenta un’opzione strategica per i contribuenti che intendano beneficiare di un regime agevolato sui redditi prodotti all’estero. La nuova legge di Bilancio ha modificato la norma, elevando l’imposta sostitutiva forfettaria a 300 mila euro annui per chi sposta il proprio domicilio fiscale nel territorio dello Stato. La misura riguarda le persone fisiche che non risultino essere state residenti nel Paese per almeno nove dei dieci anni precedenti l’esercizio dell’opzione. L’Agenzia delle entrate, nell’aggiornamento di queste ultime ore, ha chiarito i criteri di accesso a questo regime della durata massima di 15 anni. L’adesione permette di stabilizzare il carico fiscale sui capitali prodotti oltre il confine italiano attraverso un unico versamento annuale, semplificando la gestione dei patrimoni internazionali.
Trasferire la residenza fiscale in Italia: chi può farlo e come
Il modello 730 per la denuncia dei redditi (Ansafoto).
L’opzione per trasferire la residenza fiscale in Italia prevede la sostituzione dell’ordinaria tassazione Irpef con un’imposta fissa sui proventi esteri. Innanzitutto, il contribuente ha la facoltà di presentare un’istanza di interpello alla divisione contribuenti dell’Agenzia delle entrate per verificare la sussistenza dei requisiti. Nell’istanza occorre indicare:
i dati anagrafici e l’eventuale codice fiscale;
lo status di non residente nei nove periodi d’imposta precedenti;
la giurisdizione in cui si è avuta l’ultima residenza fiscale;
gli Stati esteri eventualmente esclulsi dall’applicazione dell’imposta sostitutiva.
Tuttavia, il regime si rinnova tacitamente ogni anno, a meno che non si verifichi una revoca o una decadenza, per esempio in caso di mancato pagamento. Il versamento deve avvenire in un’unica soluzione entro i termini previsti per il saldo delle imposte sui redditi. È fondamentale allegare una check list documentale per attestare la regolarità della propria posizione per l’intero periodo di validità.
Residenza fiscale in Italia per stranieri: calcolo dell’imposta
Il legislatore ha previsto che i benefici legati alla residenza fiscale in Italia per stranieri possano estendersi anche ai componenti del nucleo familiare. In questo caso, le novità introdotte per i trasferimenti decorrenti dal 1° gennaio 2026 prevedono un incremento dei costi anche per i parenti coinvolti.
Il versamento deve essere effettuato tramite il modello F24 utilizzando il codice tributo «NRPP». L’estensione della norma ai familiari richiede che anche questi ultimi abbiano mantenuto la residenza all’estero per il periodo minimo di nove anni. Per esempio, se un nucleo familiare decidesse di stabilirsi nel Paese, ogni membro aggiunto dovrebbe versare la propria quota autonomamente. Questa disciplina garantisce la copertura fiscale forfettaria per tutti i redditi prodotti fuori dai confini nazionali, incentivando lo spostamento di interi gruppi familiari nel territorio italiano.
Un ragazzo segue dal sito dell’Agenzia delle Entrate le istruzioni per compilare il modello F24 (Ansafoto).
Secondo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, la revoca dell’opzione può essere esercitata in qualsiasi momento sia dal titolare principale, sia dai familiari. Tuttavia, se il contribuente principale rinuncia al regime, gli effetti della revoca si estendono automaticamente a tutto il nucleo coinvolto. In caso di versamenti già effettuati per l’anno di revoca, è possibile recuperare le somme tramite:
una richiesta di rimborso all’amministrazione finanziaria;
la compensazione tramite modello F24 con codice tributo NRRE.
Inoltre, la normativa non ammette il ravvedimento operoso. Infatti il mancato versamento, anche parziale, entro il termine previsto comporta la decadenza immediata dai benefici. Il regime cessa i suoi effetti naturali dopo 15 anni dal primo periodo di imposta di validità. Per concludere, l’aggiornamento dell’Agenzia delle entrate sottolinea l’importanza di monitorare il mantenimento dei requisiti soggettivi per evitare contestazioni legate al trasferimento della residenza in un altro Stato durante il periodo di vigenza dell’opzione.
Il Portale unico Isee 2026 ha introdotto una nuova funzionalità transitoria, resa nota dall’Inps con il messaggio numero 213 del 22 gennaio 2026. L’implementazione risponde a quanto stabilito dall’articolo 1, comma 208, della legge di Bilancio 2026, che prevede nuovi parametri per il calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente. Lo strumento permette ai cittadini di verificare i valori relativi a prestazioni familiari e per l’inclusione prima dell’approvazione formale del nuovo modello di attestazione. La procedura informatica assicura che i beneficiari di bonus, sussidi e indennità possano monitorare la propria posizione reddituale e patrimoniale in modo immediato e trasparente durante questa fase di cambiamento normativo.
Come si accede al Portale unico Isee 2026?
Isee, indicatore della situazione economica equivalente (Imagoeconomica).
L’accesso al Portale unico Isee 2026 avviene immettendo le credenziali Spid (di almeno il livello 2), Carta di identità elettronica (Cie) 3.0, Carta nazionale dei servizi (Cns) o eIdas direttamente sul sito dell’ente previdenziale. Entrando nell’area dedicata della piattaforma, dunque, occorre trovare la sezione di dichiarazione dell’Isee seguendo il percorso:
«Sostegni, Sussidi e Indennità»;
«Esplora Sostegni, Sussidi e Indennità»;
selezionare la voce «Vedi tutti» nella sezione «Strumenti»;
«Portale unico Isee»;
«Utilizza lo strumento»;
«Dichiarazione Isee»;
«Consultazione e Gestione»;
«Dichiarazioni e storico».
A cosa serve l’aggiornamento provvisorio del Portale unico Isee 2026?
L’aggiornamento transitorio permette ai contribuenti di conoscere in anticipo la propria fascia di accesso ai servizi sociali, evitando ritardi burocratici. Affinché si possano utilizzare tutte le modalità operative menzionate nella circolare, l’Inps raccomanda di eseguire i due passaggi finali, ovvero di:
selezionare la voce relativa alla consultazione e alla gestione del documento;
fare clic sul collegamento che conduce alla pagina della specifica prestazione di interesse.
Questo sistema rimarrà operativo fino a quando il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali non pubblicherà il decreto direttoriale necessario per rendere definitivi i nuovi modelli. Successivamente, l’Inps procederà con l’allineamento automatico dei dati per tutte le richieste caricate a partire dal 1° gennaio 2026.
Nuova procedura dell’indicatore reddituale sul sito Inps
La gestione dei patrimoni immobiliari e delle componenti reddituali richiede un’attenzione particolare durante la compilazione delle dichiarazioni. È importante ricordare che le variazioni introdotte dalla legge 199 del 2025 incidono direttamente sulla determinazione del carico familiare. Per agevolare la comprensione della fase transitoria, si riporta la seguente sintesi operativa:
È consigliabile consultare periodicamente l’area riservata per verificare se la propria attestazione sia già stata integrata con i nuovi valori per l’inclusione sociale, garantendo così la correttezza dei pagamenti previsti per l’anno in corso.
Baby gang, maranza, bullismo e accoltellamenti. Sono le quattro emergenze giovanili attuali. Che si intrecciano, sfumando da una categoria all’altra. Molto enfatizzate dai media, soprattutto talk e telegiornali. La criminalizzazione di una gioventù violenta e problematica, concentrata nelle fasce di popolazione economicamente e socialmente disagiate, si accompagna alla descrizione di una gioventù invece rappresentata come ansiosa, insicura, che fa fatica a uscire di casa. Che non fa paura, ma che ha paura.
L’allarme sociale e mediatico è sempre ciclico
È evidente la contraddittorietà di queste due rappresentazioni, ma anche – altra singolarità – che l’allarme sociale e mediatico, nei confronti di giovani e giovanissimi, è ciclico. Compare e scompare, come la tipologia di atti devianti: per esempio gli scippi sono scomparsi e attualmente il problema della droga sembra essere stato normalizzato. Eppure i consumi di stupefacenti sono aumentati negli ultimi 10 anni del 26 per cento (fonte Onu a livello globale), mentre in Italia (Relazione del parlamento 2025) sono 5 milioni le persone che hanno dipendenze da alcol e sostanze, e fra essi è sensibile l’incremento dell’incidenza fra i giovani e le donne.
Generazione “stage retribuito a 600 euro”
Ma tornando alla rappresentazione di una gioventù che per un verso è dipinta come violenta e disperata e per l’altro invece rassegnata e perdente, viene il sospetto che nessuno la racconti giusta. Visto che i famosi “bamboccioni”, o quelli della “generazione sdraiata”, stufi di essere incolpati del disastro sociale creato però dai loro padri, zii e nonni, se ne stanno andando via dal nostro Paese. Perché nonostante le reiterate promesse dei governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni, la situazione occupazionale è perfino peggiorata. La Generazione 1000 euro (dal film di Massimo Venier del 2009) e del Mi spezzo ma non m’impiego – titolo del romanzo di Andrea Bajani del 2006 – è diventata quella dello stage retribuito a 600 euro.
Una dipendente al lavoro al pc (Imagoeconomica).
Che l’Italia sia un Paese di vecchi, anche di testa – oltre che di classe dirigente – è un dato difficilmente confutabile. E riscontrabile, appunto, nel racconto drammatizzato della condizione giovanile, che possiamo simboleggiare nell’immagine di un giovane con felpa nera e incappucciato, magari con occhiali da sole anche di notte, che messo così fa già danno a vederlo.
Feste diurne e socialità tranquilla
Come sempre la realtà è assai più ricca di come si tende a immaginarla. Anche quando, come avviene oggi, è arduo sottrarsi alla polarizzazione imperante e al senso di insicurezza diffusa che induce a vedere nero. Nel caso della “questione giovanile” è difficile uscire dai luoghi comuni. Cercando viceversa di leggere e interpretare le trasformazioni in corso e scorgere segnali e tendenze di fenomeni in formazione. Come nel caso di una moda, diversamente socializzante, che cominciò a manifestarsi poco prima del Covid-19 e che ora si sta diffondendo un po’ in tutt’Europa. E cioè il soft clubbing, modalità alternativa di vivere il tempo libero e la dimensione del divertimento: feste diurne e sobrie al posto di notti da sballo; socialità tranquilla e distesa che mette la sordina all’eccesso di musica, alcol e tutto ciò che procura stordimento.
Giovani in discoteca (foto Unsplash).
All’opposto del divertimento estremo dei rave party
All’inizio era una variante moderata della frequentazione di locali notturni e festival, ora invece il soft clubbing si colloca all’opposto del divertimento estremo, rappresentato dai rave party. Ma in modalità furba, cioè ridefinendone i contenuti e appropriandosi della parola. “Il soft clubbing è il nuovo rave?”, titola una documentata inchiesta di European Correspondent sul rapido diffondersi di questa tendenza in molte città europee. Da Colonia a Vienna e Barcellona sta prendendo forma un divertimento più tranquillo e diurno dove c’è musica, si balla e l’alcol è facoltativo o spesso assente.
Tutto è iniziato in Olanda, a Utrecht e Amsterdam, con i Wake up club che si tengono dalle 6 alle 9 del mattino. Ma ad Atene, Lisbona e Bruxelles si organizzano “rave mattutini” e “rave del caffè”. A Parigi sono stati lanciati i “bakery rave”: DJ set in panetterie, con distribuzione di croissant. Ma sono segnalati anche rave in sauna e rave a scacchi.
Il diffondersi del soft clubbing ha sicuramente ragioni economiche: il divertimento notturno che inizia con una cena, prosegue in locali e discoteca e deve mettere in conto gli spostamenti, è piuttosto caro e in continuo aumento. Ma è importante anche il quadro valoriale che per la Generazione Z (i nati fra il 1995 e il 2010) vede in ritirata la vita esagerata e spericolata cantata da Vasco Rossi. Una vita sobria e ordinata, in un mondo sempre più caotico e complicato, comincia a essere altamente consigliata. Soprattutto a chi ha un lavoro, impegni extra e orari rigidi. Giocano però altri due fattori di cambiamento.
La Gen Z preferisce la palestra al pub
In primo luogo il consumo d’alcol, calante fra le giovani generazioni che in larga parte risultano anche attente alle diete, alla naturalità degli ingredienti, all’attività fisica. In Inghilterra, segnala il Guardian, la Gen Z preferisce la palestra al pub, il pilates alla birra e all’after hour.
I giovani pensano più alla salute e al benessere che all’alcol e allo sballo (foto Unsplash).
In secondo luogo va considerato il benessere mentale, che dopo la pandemia è diventato la preoccupazione principale di gran parte della gioventù. È in questo contesto che sta venendo meno la tradizionale divaricazione fra tempo di lavoro e tempo libero. Ora al divertimento non si chiede più o sempre meno di essere un’esperienza di assoluto contrasto rispetto alla quotidianità. Impegnandosi a tenere la propria vita in equilibrio e in ordine.
Gli stessi valori della silent generation
Naturalmente è difficile dire se il soft clubbing sia una moda effimera o invece l’annunciatore di un diverso modello di socialità o fors’anche di società. È certo tuttavia che turbolenza, inquietudini e incertezze di status stanno da sempre nel dna della gioventù. «Non permetterò a nessuno di dire che 20 anni sono i migliori anni della vita», scriveva Paul Nizan nel suo romanzo d’esordio Aden Arabia, quasi cento anni fa. Era il 1931, un periodo remoto ma molto vicino come spirito dei tempi. Perché, per restare nello specifico, numerose sono le analogie che legano la silent generation (quella nata fra il 1928 e il 1945) alla Generazione Z. Come evidenziato da diverse ricerche, i valori coincidenti sono l’importanza dei legami familiari, l’avversità al rischio, la parsimonia e il pragmatismo, forse perché entrambe le generazioni sono cresciute in un’epoca di pesante declino economico e politico.
Costretti a ripensare la società del benessere
Sembra benaugurante questa coincidenza valoriale fra bisnonni e nipoti. Tra chi ha messo le basi della società del benessere e chi ora è costretto a ripensarla. A doverla ricostruire. Partendo proprio dal divertimento che, a dispetto del suo carattere leggero, ludico e “poco serio”, è oggi l’asse portante di una società nella quale, tragicamente, per un gran numero di giovani è molto più facile divertirsi e intrattenersi che trovare un lavoro e impegnarsi in politica e nel sociale.
È scattato alle 15 il blocco della circolazione dei treni tra FirenzeCampo di Marte e Firenze Rifredi per i lavori al cavalcaferrovia di Ponte al Pino. L’ultimo convoglio Alta velocità è transitato in direzione Sud verso le 14.45, mentre alle 15.30 sono partiti i primi autobus sostitutivi che collegano le due fermate. Il Gruppo Fs e Italo hanno dispiegato una grande quantità di volontari e personale per dare indicazioni, ma il numero dei viaggiatori è risultato inferiore alle attese tanto che un solo pullman aveva passeggeri a bordo. Il blocco proseguirà fino alle 15 di domenica 25 gennaio 2026.
Le ripercussioni sulla circolazione
Per consentire il completamento dei lavori, alcuni treni Alta velocità subiranno cancellazioni, modifiche di orario e/o di fermate, anche con anticipi in partenza. Alcuni convogli fermeranno a Firenze Campo Marte o Firenze Rifredi anziché a Firenze Santa Maria Novella. Anche alcuni treni Intercity e Intercity Notte subiranno limitazioni di percorso e modifiche di orario e/o di fermate, anche con anticipi in partenza. Per i treni Intercity della tratta Trieste – Roma è previsto un collegamento con bus sostitutivo fra le stazioni di Prato Centrale e Firenze Rovezzano. Possibili disagi anche sui treni del Regionale.
Può capitare durante la giornata di ricevere una chiamata proveniente dalla Danimarca, riconoscibile per il prefisso +45 che accompagna il numero. Telefonate non automaticamente pericolose, ma che nella maggior parte dei casi possono nascondere, per chi vive in Italia, intenti fraudolenti. Ecco perché, prima di rispondere, è opportuno chiedersi per quali ragioni si potrebbe ricevere una chiamata dal Paese scandinavo: qualora non si avesse alcun contatto di natura personale oppure professionale, si consiglia di non rispondere o di farlo con la dovuta cautela, così da non esporsi inutilmente a rischi che superano i potenziali benefici.
Chiamate dalla Danimarca: dalle vincite alle romance scam, i rischi
Prima di elencare i possibili tentativi di frode, è opportuno ricordare che un numero danese può avere legittime motivazioni per contattare un utente italiano. Basti pensare, per esempio, a chi lavora con aziende del Paese nordico oppure ha avviato contatti commerciali o ha risposto a un annuncio per una posizione professionale con una società del posto, ma anche a chi vanta delle parentele con cittadini di Copenaghen e dintorni. Il problema nasce quando non si hanno legami con la Danimarca. Tra gli schemi fraudolenti più diffusi c’è quella di una promessa di pagamento anticipato, laddove chi sta dall’altro capo della linea promette una grossa somma in denaro da poter sbloccare solamente pagando una cifra inferiore. Chiaramente non si nasconde alcun tipo di premio, ma solo il pretesto per accalappiare gli utenti meno attenti.
Una ragazza al telefono (Lisa McIntyre, via Unsplash).
Altro schema diffuso e forse ancor più insidioso è quello delle false offerte di lavoro, che sfruttano l’attrattiva di uno stipendio molto elevato per rubare ai malcapitati alcuni dati personali o pagamenti e pratiche inesistenti. Ci sono poi anche le romance scam o in italiano truffe romantiche che invece puntano all’aspetto emotivo costruendo gradualmente un rapporto solido e profondo con la vittima per estorcere, in genere in un secondo momento, somme più o meno grandi di denaro. Ci sono poi i tentativi di phishing, in cui i malintenzionati si fingono enti affidabili per convincere le vittime a dare accesso ai loro dati personali. Non mancano nemmeno le false minacce di arresto, solitamente di un parente stretto, accompagnate da una richiesta urgente di somme di denaro per evitare di finire dietro le sbarre.
Come difendersi dalle truffe telefoniche con prefisso +45
Che fare dunque per evitare di cadere in trappola? Il metodo più semplice e diretto è ignorare del tutto la chiamata: se non si hanno rapporti con la Danimarca, è altamente probabile che la telefonata sia fraudolenta. Se si dovessero ricevere anche dei messaggi su WhatsApp oppure via SMS è cruciale non cliccare sul link presente nel testo e non scaricare alcun tipo di allegato. Terzo e ultimo metodo è quello di bloccare e segnalare immediatamente i numeri troppo insistenti, così da contribuire ad arginare il fenomeno.
Si sono svolti venerdì mattina a Roma, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, i funerali di Valentino Garavani. Il feretro è entrato in chiesa accompagnato dalle note del Lacrimosa di Mozart, davanti a una basilica allestita interamente in bianco, con fiori e corone di rose. Accanto alla bara, una foto in bianco e nero di Valentino sorridente. La messa è stata celebrata da don Pietro Guerini. Durante l’offertorio, uno dei momenti più intensi è stato l’ascolto dell’Ave Maria di Schubert. In chiesa erano presenti familiari, amici e molte figure del mondo della moda e dello spettacolo, tra cui Tom Ford, Anne Hathaway con il marito Adam Shulman, Anna Wintour, Donatella Versace e Brunello Cucinelli. Giancarlo Giammetti, compagno e socio di una vita, ha accompagnato il feretro e al termine della cerimonia ha reso omaggio allo stilista. Le esequie si sono concluse con un lungo applauso, mentre la bara usciva dalla basilica sulle note de Il nostro concerto di Umberto Bindi.