Renzi attacca i campolarghisti Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli

Ospite de L’Aria che Tira su La7, Matteo Renzi ha criticato Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, che «hanno riportato divisioni» nell’opposizione, lanciando poi il suo progetto politico Casa Riformista verso le elezioni «come una lista di centrosinistra che porterà quello che ha fatto in questi anni contro il governo Meloni ed evitare che al Quirinale ci vada La Russa».

Renzi: «Possiamo giocare a chi è più di sinistra, ma guarderei al futuro»

«Io ho molta ammirazione per chi è riuscito, in un momento in cui nel centrosinistra si dialogava e il centrodestra si spaccava, a riportare le divisioni nel centrosinistra», ha detto Renzi ironizzando sull’immagine postata sui social da Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli, che a luglio saranno protagonisti di due eventi pubblici con i cittadini per la costruzione del campo largo. «Non ho problemi: se vogliono parlare del passato, Conte può spiegare chi ha portato Salvini al ministero dell’Interno, se vogliamo giocare a chi è più di sinistra, ma guarderei più al futuro. Io devo portare al centrosinistra i voti di chi detesta Conte, Bonelli e Fratoianni», ha aggiunto il segretario di Italia Viva». E poi: «Se qualcuno preferisce mettere veti invece che prendere voti si sta sparando sui piedi. La domanda a quelli di sinistra è: volete riconsegnare il Paese a Meloni? Fate pure, io non sarò complice». Poco dopo, Renzi ha espresso gli stessi concetti sui social.

«Prendiamo atto che il professor Conte vuole fare gli esami di ammissione alla coalizione. Ma la politica non è l’università. Casa Riformista sarà sulla scheda elettorale come espressione del centrosinistra di Obama e Clinton, non della destra di Trump e Salvini. Si vota col proporzionale e tutti i voti servono», hanno detto inoltre all’Agi fonti di Italia Viva.

Agente morto a Milano, rintracciato il conducente dell’auto in fuga

Le forze dell’ordine hanno ritrovato il suv Audi Q7 che non si è fermato al posto di blocco alla periferia di Milano portando al suo inseguimento da parte di un agente della polizia locale che è morto durante la corsa. La vettura – a noleggio, la targa sembra fosse clonata – è stata rintracciata, abbandonata per strada, a Pioltello, a una decina di chilometri dal luogo dell’incidente. Partendo dal contratto di noleggio si è arrivati al presunto pirata della strada, un uomo di origini albanesi che è stato rintracciato insieme con un connazionale in provincia di Monza e Brianza. La procura, che non ha emesso provvedimenti di fermo nei confronti dei due uomini a bordo, sembra aver escluso che ci possa essere stato un contatto tra la moto su cui viaggiava l’agente e il suv.

Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego

In un weekend di fine giugno la Lega ha rimontato i gazebo, il suo più rassicurante rifugio politico. Quando il vento gira, Matteo Salvini torna sempre lì: tra adesivi, manifesti, strette di mano e quel popolo che almeno non gli chiede conto dei sondaggi. A Milano ne sono così comparsi una quarantina e lo zelig del Carroccio si è rimesso perfino a distribuire volantini, deciso a dimostrare che sotto la casacca di ministro e vicepremier batte sempre il cuore del vecchio militante. L’uomo annusa come pochi l’arrivo della tempesta che rischia di travolgerlo e mai, a differenza dei treni che amministra, si muove in ritardo.

Se chiedi allo specchio chi è il più bello del reame, cosa vuoi che ti risponda?

L’occasione è servita anche per chiedere ai simpatizzanti milanesi chi avrebbero voluto come futuro sindaco. La risposta era quella che tutti conoscevano prima ancora di procedere ai conteggi. Salvini e la sua vice Silvia Sardone hanno fatto il pieno di preferenze. Del resto, se chiedi allo specchio chi è il più bello del reame, difficilmente ti sorprenderai della risposta. Ma il punto non era il risultato. Era il bisogno di metterlo in scena.

Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego

C’è una regola non scritta della politica: quando un leader comincia a perdere potere, aumenta il movimento. Se non puoi dimostrare di comandare come un tempo, almeno fai vedere che non stai fermo. E così Salvini moltiplica banchetti, selfie, dichiarazioni, visite ai cantieri e iniziative mentre alle sue spalle cresce il brusio della pattuglia nordista che sogna Luca Zaia segretario. Una fronda curiosa: abbastanza spessa da farsi notare, troppo prudente per tentare davvero la spallata.

Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Luca Zaia e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Infatti qualora il (quasi ex) Capitano dovesse perdere il timone, difficilmente sarà per un ammutinamento dei governatori. Più probabilmente verrà superato dal transfuga illustre che, guarda la ferocia del contrappasso, si è trasformato nel suo più acerrimo nemico. Roberto Vannacci sta allungando inesorabilmente la sua ombra, e ormai anche la Lombardia è diventata territorio di conquista.

Milano è la città italiana che meno assomiglia all’universo politico leghista

Sanno bene che la realtà non la si governa con plebisciti e banchetti. Milano è probabilmente la città italiana che meno assomiglia all’universo politico costruito dalla Lega negli ultimi vent’anni. Vive di finanza, design, università, innovazione, settimane dedicate a qualsiasi cosa possa trasformarsi in evento e una vocazione internazionale che ormai è parte della sua identità. È la stessa città che Salvini descrive polemicamente come una boutique per pochi privilegiati. Può anche avere ragione, ma resta il fatto che nessuna boutique affiderebbe l’allestimento della sua vetrina a chi continua a vendere soprattutto paura.

Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Matteo Salvini in piazza Duomo, sabato 18 aprile (Imagoeconomica).

Non c’è alcuna intenzione di lasciare a Salvini la scelta del nome

Ed è qui che il teatrino dei gazebo produce l’effetto più interessante. Dovevano certificare la centralità della Lega nel centrodestra milanese e hanno ottenuto il contrario. Forza Italia, partito che Palazzo Marino lo ha governato più volte, osserva con malcelato sarcasmo la prospettiva di una “sardonizzazione” della coalizione. Fratelli d’Italia guarda con ancora più distacco. A Milano il partito passa dalle mani di Ignazio La Russa e del suo cerchio ristretto, e non c’è alcuna intenzione di lasciare alla Lega il diritto di scegliere il candidato.

Occhio al candidato di compromesso, come il fallimentare Bernardo

Il rischio, dunque, è quello di assistere all’ennesima liturgia del centrodestra: settimane di trattative, veti incrociati, equilibrismi e telefonate infinite per arrivare alla fine al classico candidato di compromesso. Uno di quei nomi che mette tutti d’accordo proprio perché non entusiasma nessuno. Esattamente come accadde cinque anni fa con il carneade Luca Bernardo, il pediatra spedito quasi per dovere civico contro un Beppe Sala destinato a vincere senza troppa fatica. Spiace per Salvini. Ma se i gazebo leghisti dovevano servire a indicare un sindaco, hanno finito per fotografare un leader che organizza il casting sapendo bene che non sarà lui il regista del film.

Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Luca Bernardo, candidato sindaco del centrodestra a Milano nel 2021 (Imagoeconomica).

La7 ha diffuso l’audio originale di Trump su Meloni

Dopo giorni di tensioni sull’asse Roma-Washington e la richiesta (tra gli altri) del senatore leghista Claudio Borghi di diffondere la registrazione della conversazione tra Donald Trump e Daniele Compatangelo, andata in precedenza in onda doppiata, L’Aria che Tira ha trasmesso l’audio originale della telefonata tra il presidente degli Stati Uniti e l’inviato di La7.

Per la diffusione dell’audio serviva l’ok della Casa Bianca

Il conduttore David Parenzo ha spiegato che, in linea col protocollo previsto per le comunicazioni con il presidente degli Stati Uniti, La7 aveva potuto pubblicare solo il testo della conversazione: per la diffusione integrale dei contenuti audio serve infatti una specifica autorizzazione. Inoltrata la richiesta alla Casa Bianca e ottenuto il via libera, a L’Aria che Tira è stata così trasmessa la telefonata tra Trump e Compatangelo, in cui il tycoon ha affermato che Giorgia Meloni lo aveva «implorato» di scattare una foto assieme al G7 di Evian. Compatangelo, peraltro, aveva avviato l’intervista telefonica chiedendo la posizione di Trump sulla futura adesione dell’Ucraina all’Unione europea: è stato il presidente americano a spostare rapidamente il focus su Meloni.

LEGGI ANCHE: Meloni, il bulldozer Trump e la distruzione della diplomazia dell’immagine

I post del senatore leghista Borghi sulla vicenda

«Ho scritto all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per domandare un pronunciamento sulla possibilità o meno di far passare per vere delle telefonate editate con tono e traduzione senza pubblicare l’audio originale. È l’unica cosa che posso fare come Parlamentare perché un’interrogazione non è adatta», aveva scritto Borghi su X.

Dopo la diffusione dell’audio originale, il senatore della Lega ha “replicato”: «Quindi la storia che non si poteva pubblicare era una balla. Si conferma che la parola “pity” non è mai stata detta. Quanto al tono e al contesto giudicate voi se l’effetto è lo stesso di quel “ma mi ha fatto pena” che ha provocato la reazione di tutti. Giudicate voi se si può fare una crisi internazionale partendo da una conversazione (privata) di questo tipo».

Nel presentare l’audio, La7 ha tradotto l’espressione «I felt sorry» pronunciata da Trump e riferita a Meloni con “mi ha fatto pena”, anche se – in effetti – forse sarebbe stato più adeguato “mi dispiaceva” (non concederle una foto).

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L’Iran smentisce Vance sulle visite degli ispettori Aiea ai siti nucleari

L’Iran «non ha intenzione di consentire agli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica di visitare i siti nucleari bombardati» dagli Stati Uniti. Lo ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei, contraddicendo le affermazioni del vicepresidente statunitense JD Vance, il quale aveva affermato che i negoziati in Svizzera avevano portato a un’intesa per consentire appunto all’Aiea di visitare i siti iraniani.

Cosa aveva detto Vance dopo i colloqui in Svizzera

Parlando di «pietra miliare», Vance aveva dichiarato che Teheran aveva accettato di invitare nuovamente gli ispettori dell’Aiea nei siti nucleari bombardati: «Si tratta di un passo importante per il popolo americano e di un primo passo verso la cessazione definitiva del programma iraniano di armamento nucleare. Abbiamo gettato ottime basi per un accordo finale di successo». Donald Trump aveva poi scritto su Truth: «Tutti sanno bene che l’Iran accetterà ispezioni approfondite sui suoi armamenti per garantire la “trasparenza sul nucleare” a lungo termine». Baghaei, invece, si era limitato a dichiarare che – durante i negoziati in Svizzera – la delegazione iraniana aveva avuto con i rappresentanti Usa solo un «breve colloquio» sul nucleare.

Campo largo, dove si terranno i summit dell’8 e 15 luglio

I due appuntamenti tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli per la costruzione del campo largo, che previsti per l’8 e il 15 luglio coinvolgeranno anche i cittadini, si terranno rispettivamente a Napoli e a Padova. Lo ha annunciato Bonelli, co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, nel corso del programma Omnibus su La7: «Fratoianni e io pontieri tra Partito democratico e Movimento 5 stelle».

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La foto pubblicata sui social dai quattro leader

Le due iniziative pubbliche con i cittadini per iniziare a mettere a punto le priorità programmatiche del campo largo erano state annunciate sui social con una foto dei quattro leader e il messaggio: «Al lavoro. Per cambiare l’Italia. Segnatevi queste date: 8 e 15 luglio. Ci vediamo presto!».

Israele presenta a Washington un piano per il Libano: cosa prevede

Al via oggi a Washington la quinta sessione di negoziati diretti tra Libano e Israele. I colloqui, che si concluderanno giovedì 24 giugno, cominceranno con una sessione congiunta politico-militare, seguita da una militare e da un’altra politica, secondo quanto riferito da fonti dell’Amministrazione Usa. Channel 12 e Haaretz riportano che Tel Aviv proporrà un progetto pilota di ritiro parziale da un’area limitata del Libano meridionale.

Cosa prevede il piano che Israele presenterà negli Stati Uniti

Il piano prevede il ritiro dell’IDF a sud del fiume Litani e dunque della Linea Gialla, cioè la demarcazione non ufficiale del territorio controllato da Israele nel Libano meridionale. L’esercito regolare di Beirut opererebbe in quest’area sotto la stretta supervisione degli Stati Uniti. «Arriveremo con delle mappe per decidere quale sarà l’area del progetto pilota», ha detto a Channel 12 un funzionario israeliano, spiegando che l’apparato della sicurezza e il governo guidato da Benjamin Netanyahu stanno cercando di promuovere «misure di rafforzamento della fiducia reciproca», con l’obiettivo di evitare un accordo imposto dall’esterno (ossia da Usa e dall’Iran).

Israele presenta a Washington un piano per il Libano: cosa prevede
Macerie in Libano dopo un attacco di Israele (Ansa).

Il Centcom istituisce un sistema di monitoraggio per il Libano

Israele e il Libano saranno rappresentati dai rispettivi ambasciatori a Washington. Per gli Stati Uniti siederanno al tavolo dei negoziati Dan Holler, consigliere del Dipartimento di Stato, e Dan Zimmerman, sottosegretario alla Difesa per gli Affari di Sicurezza internazionale. Intanto, lo United States Central Command ha istituito un sistema di monitoraggio per osservare in tempo reale i combattimenti in Libano. Lo riporta CBS News: il monitoraggio è stato creato dopo colloqui telefonici che il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avuto con il premier israeliano Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun.

Teheran: «Israele non abbia più il diritto di bombardare Libano e Palestina»

«Se non fossimo andati in Svizzera, in ogni momento più sangue sarebbe stato versato dai musulmani e sciiti del Libano». Lo ha scritto su X il capo negoziatore iraniano Mohammed Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento di Teheran, replicando alle critiche ricevute in patria per la decisione di incontrare i rappresentanti Usa. «Dobbiamo impegnarci tutti affinché il Libano sia incluso nel processo di pace tra Iran e Stati Uniti e che Israele non abbia più il diritto di bombardare il Libano e la Palestina». Lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, durante una conversazione telefonica con l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan.

Smotrich: «Finché esisterà Hezbollah non ci ritireremo dal Libano»

La questione della fine dei combattimenti in Libano resta cruciale per il Medio Oriente. Ma Bezalel Smotrich, il ministro delle Finanze israeliano, continua a gettare benzina sul fuoco. «Non ci sarà alcun ritiro dalla zona di sicurezza in Libano, compresa la cresta di Beaufort, finché Hezbollah esisterà», ha detto nel corso di un’intervista alla radio dell’IDF: «È un’organizzazione terroristica. Deve essere smantellata, non deve far parte del governo libanese e non deve avere alcuna forza militare o capacità di minacciare lo Stato di Israele. Solo allora sarà possibile discutere di nuovi accordi di sicurezza».

Romania, il parlamento respinge la nomina del primo ministro Vestea

Il parlamento romeno ha respinto la nomina del politico liberale Adrian Vestea a primo ministro designato. Una nuova sorpresa politica dopo mesi di turbolenze nel Paese membro Ue e della Nato, al confine con l’Ucraina. Nominato dal presidente, Vestea necessitava di 233 voti in entrambe le camere del parlamento per formare un governo, ma ne ha ottenuti solo 189, secondo il conteggio ufficiale, con alcuni deputati che hanno lasciato l’aula prima dell’inizio della votazione.

Milano, vigile in motocicletta muore inseguendo un’auto pirata

Francesco Imprezzabile, agente della Polizia Locale di Milano, è morto in uno schianto a Linate mentre inseguiva in moto un’auto che non si è fermata ad un posto di blocco nella zona di Ponte Lambro, nella periferia della città. Aveva 39 anni. Da valutare se l’agente abbia perso l’equilibrio da solo oppure per uno speronamento.

L’ipotesi dello speronamento è al momento la più remota

Secondo le ricostruzioni, l’inseguimento è iniziato verso le 21:30 di ieri sera, quando un’automobile – un’Audi Q7 – non si è fermata ad un posto di blocco. A quel punto l’agente Francesco Imprezzabile è partito all’inseguimento del veicolo sulla sua motocicletta, di cui avrebbe perso il controllo cadendo a terra. L’incidente è avvenuto in via Milano, strada di campagna che costeggia la pista dell’aeroporto di Linate. Sono in corso le indagini per ricostruire la dinamica e per rintracciare il conducente della vettura. L’ipotesi dello speronamento appare al momento la più remota, vista la mancanza di segni evidenti sulla carrozzeria della moto, non è stata scartata dagli investigatori. Tuttavia al momento viene privilegiata la pista della perdita di controllo del mezzo da parte di Imprezzabile.

Imprezzabile, originario di Mazara del Vallo, era molto attivo sui social. In un post recente spiegava il senso del suo mestiere: «Indossare questa divisa non è solo un lavoro, è una responsabilità. Non è un mestiere qualunque: è vocazione, passione e senso del dovere. Solo quando fai questo con il cuore puoi dare il meglio di te stesso».

Stop al lavoro e cassa integrazione, come funzionano le norme anti caldo

Il decreto Infrastrutture, approvato dal Consiglio dei ministri, reintroduce norme già vigenti negli scorsi anni sulla possibilità, per alcuni operatori economici, di sospendere o ridurre l’attività lavorativa, con conseguente accesso in deroga al trattamento di cassa integrazione, a causa di eccezionali ondate di calore. Già nel 2025 l’Inps aveva confermato le istruzioni già previste l’anno precedente nei casi in cui la temperatura superi i 35° gradi o ci si avvicina con elevati tassi di umidità. Per accedere alla Cig, il responsabile della sicurezza deve considerare la tipologia, il luogo e la tipologia di materiali di lavoro. Incidono sulla valutazione i macchinari utilizzati ma anche i dispositivi che deve indossare il lavoratore per svolgere la mansione, come tute o caschi. Le categorie più esposte sono quelle di chi svolge attività all’aperto negli orari diurni, come gli addetti delle costruzioni o della manutenzione urbana. Ma anche chi lavora al chiuso quando non possano beneficiare di sistemi di ventilazione o raffreddamento per circostanze imprevedibili e non imputabili al datore di lavoro o nei casi in cui l’utilizzo dei predetti sistemi non sia compatibile con le lavorazioni stesse. Quando viene considerato pericoloso proseguire nelle attività a causa delle temperature troppo alte, vi è la possibilità di sospendere o ridurre l’orario di lavoro, con diritto alla casa integrazione ordinaria e di assegno ordinario del Fis e dei Fondi bilaterali.

Chi è l’architetto Felice Squitieri, nominato commissario straordinario per il Piano casa

L’architetto Felice Squitieri è stato nominato Commissario straordinario per la ricognizione dei fabbisogni e il programma di interventi in materia di edilizia residenziale pubblica e sociale previsto dal decreto Piano Casa. L’incarico terminerà il 31 dicembre 2027: per la gestione amministrativa dei compiti assegnati, il commissario potrà avvalersi di una struttura di supporto, posta alle sue dirette dipendenze.

Chi è Felice Squitieri

Esperto di bioedilizia e politiche per la sostenibilità, Squitieri vanta nel proprio curriculum gli incarichi di commissario per le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Squitieri è vicino alla Lega, per la quale ha svolto diversi incarichi soprattutto a Roma e nel Lazio.

Enrico Varriale, confermata in appello la condanna a 10 mesi per stalking e lesioni

I giudici della prima sezione penale della Corte di Appello di Roma hanno ribadito la sentenza emessa a giugno del 2025 dal giudice monocratico, confermando la condanna a 10 mesi – con pena sospesa – per Enrico Varriale, imputato per stalking e lesioni nei confronti di una ex. Questa è solo una delle due vicende giudiziarie – dai contorni simili – che vedono al centro l’ex giornalista di Rai Sport. A dicembre 2025 Varriale è stato condannato in primo grado a sette mesi, sempre con pena sospesa, per un altro caso che lo vede accusato di minacce e lesioni nei confronti di un’altra ex compagna.

Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia

Saranno la sceneggiatrice tunisina Kaouther Ben Hania, il compositore britannico Daniel Blumberg, la regista e sceneggiatrice afgana Shahrbanoo Sadat, il docente universitario italiano Francesco Casetti, il regista e sceneggiatore francese Xavier Giannoli, il regista e produttore hongkonghese Johnnie To a completare con la presidente Maggie Gyllenhaal – che era già stata annunciata – la Giuria internazionale del Concorso della 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si svolgerà al Lido dal 2 al 12 settembre 2026. La decisione è stata presa dal consiglio d’amministrazione della Biennale di Venezia su proposta di Alberto Barbera, direttore artistico della mostra.

Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia
Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia
Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia
Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia
Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia
Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia
Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. L’ex numero uno del Coni è stato eletto con il 68,58 per cento dei voti e preferito all’unico altro candidato Giancarlo Abete, che aveva già guidato la Figc dal 2007 al 2014. Le elezioni, che si sono tenute al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel di Roma, si sono svolte a scrutinio segreto, con voto elettronico. Erano presenti 266 delegati su 273 (assenti un delegato della Lega Pro e sei atleti): i voti complessivi erano dunque 502,946 e per essere eletti ne serviranno 252. Le votazioni sono avvenute a scrutinio segreto con sistema elettronico. L’incarico di Malagò durerà due anni: di fatto coprirà la seconda metà del mandato di Gabriele Gravina, che rieletto nel 2025 si è poi dimesso dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali.

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc
Giovanni Malagò e Giancarlo Abete (Ansa).

Malagò: «Non sono un papa nero, sono uno di voi»

«Non sono un papa nero, sono uno di voi, sono figlio della Figc e ho un solo scopo, fare grande l’Italia. Ho sentito tutti gli interventi, faccio fatica a non essere d’accordo più o meno con tutti, ho sentito tante grida di dolore, problematiche di carattere strutturali, ma va detto che se io oggi sono qui è solo perché Gravina ha deciso di dimettersi», aveva detto Malagò nel suo intervento prima del voto. «Perché le componenti hanno pensato a me? Me lo sono chiesto, all’inizio ero scettico, reduce da un’esperienza molto dura come Milano-Cortina. Forse perché sono stato per 21 anni presidente del Circolo Canottieri Aniene, facendo parte quindi del mondo dilettanti che conosco a memoria, ho cantano e portato la croce. Forse hanno pensato che tutto quello che ho fatto in altri ambienti, si possa ripetere in Figc. Pur non avendo mai avuto l’ansia, sento fortissimo il peso delle responsabilità».

Riconfermato in blocco il Consiglio federale

Eletto anche il Consiglio federale, che è stato riconfermato in blocco: Stefano Campoccia, Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta per la Serie A; Antonio Gozzi per la Lega B; Giulio Gallazzi per la Lega Pro; Ilaria Bazzerla, Giacomo Fantazzini, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini, Giuliana Tambaro per la Lega Nazionale Dilettanti. In rappresentanza degli atleti Valerio Bernardi, Davide Biondini, Umberto Calcagno e Sara Gama, mentre per i tecnici Giancarlo Camolese e Silvia Citta.

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno

L’eco del botta e risposta tra Donald Trump e Giorgia Meloni non si esaurisce. Una sbornia continua, tra familiari del presidente americano che evocano malattie mentali, disturbi psichiatrici di ogni tipo, manie e vizi (con tanto di intervista al Corriere della sera) e quotidiani italiani che ormai hanno titolato ogni offesa possibile contro Trump. Tra deputati e senatori di Fratelli d’Italia tutti si chiedono: «Quando finirà?». C’è un appuntamento segnato di rosso, il tradizionale party per il 4 luglio, Giorno dell’Indipendenza americana. Cade di sabato, ma anche quest’anno, come nel 2025, si festeggia il 2 luglio: per quel giovedì ministri, politici e vipponi di vario genere dovranno decidere se accettare l’invito ed entrare a Villa Taverna per l’evento a stelle e strisce, come se nulla fosse (o quasi). La lite non sembra avere termine e quella data si avvicina pericolosamente, anche se Palazzo Chigi ora ha chiesto di abbassare i toni, e la clamorosa idea di disertare il ricevimento con l’imbarazzato ambasciatore americano a Roma Tilman Fertitta sembra essere rientrata. A meno che qualcuno proprio non ce la faccia e, per scelta personale, non si presenti. L’anno scorso sul palco, oltre alla premier, erano saliti il presidente del Senato Ignazio La Russa e i due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Male che vada, il rischio quest’anno è che hot dog e sandwich vari possano finire nei camion della nettezza urbana per mancanza di clienti. Qualcuno mette già le mani avanti, visto che «è meglio non andarci alla festa americana, si mangia malissimo».

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno

Qualcuno dica a Salvini che il ministro dell’Interno non è lui

«Gioca in casa, a Milano, e vuol far credere che il responsabile della sicurezza in Italia, il vero ministro dell’Interno, è lui, Matteo Salvini»: così tra i leghisti viene commentata la visita in agenda nella mattinata di lunedì 22 giugno del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, in via Francesco Caracciolo, per un «sopralluogo tecnico» nel cantiere dei lavori per la realizzazione della nuova sede della polizia di Stato all’interno del compendio demaniale “Caserma Montello”. Al Viminale in teoria ci sarebbe Matteo Piantedosi, ma per Salvini il cuore è rimasto lì, sul colle romano dove voleva tornare…

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Sopralluogo tecnico del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini al cantiere dei lavori per la realizzazione della nuova sede della polizia di Stato a Milano (foto Ansa).

La Capitale copia gli americani: nasce la Roma Walk of Fame

Come al solito, quando si è provinciali si copia tutto quello che fanno gli americani. Pure a Roma, in Campidoglio, dove il sindaco è il piddino Roberto Gualtieri: il I Municipio, con una risoluzione del Consiglio, ha deciso di realizzare la “Roma Walk of Fame”, ovviamente nella strada della Dolce vita, via Veneto. Mischiando vivi e morti, per far più confusione: tra i primi, ecco Francesco Totti e Adriano Panatta, chiamati in rappresentanza dello sport. Per lo spettacolo non si contano più i defunti che verranno celebrati: Federico Fellini, al quale verrà dedicata una stella da collocare davanti al Cafè de Paris, e poi Marcello Mastroianni, Anna Magnani, Monica Vitti, Vittorio Gassmann, Alberto Sordi, Pier Paolo Pasolini e Ennio Morricone. Comunque, sul tema “parità di genere” non ci siamo proprio: per la stragrande maggioranza si tratta di uomini.

Tg5, c’è Vicinanza con Confcooperative

Non è il miglior periodo per parlare degli Stati Uniti, però Giancarmine Vicinanza ha prodotto un libro intitolato La Costituzione Americana? È nata a Venezia. L’autore, che da mesi va in giro a diffondere la sua fatica editoriale e viene presentato come «storico», anche dal Tg5 di Mediaset sabato 20 giugno nell’edizione delle 13 (e la prefazione del libro è firmata da uno “di casa” nelle reti televisive berlusconiane, cioè Giuseppe De Filippi), si dilunga su temi dei legami tra l’Italia e gli Stati Uniti. Che poi Vicinanza nella vita di tutti i giorni, e ormai da vent’anni, è il capo dell’ufficio stampa di Confcooperative, prodigo di pacchi natalizi ricchi di ogni ben di Dio a beneficio di chi lavora nei piani alti dei giornali, senza dimenticare inviti alle cene grazie alla presenza di aziende del settore food nel “corpaccione” delle coop bianche. Altro che «storico»…

Gualtieri ci tiene a Coldiretti (e al Circolo San Pietro)

“Campagna Amica”, ossia gli stand alimentari di Coldiretti, nella serata di giovedì 18 giugno hanno invaso il Maxxi di Roma. Il giorno dopo è arrivato il taglio del nastro, in via Tiburtina, del mercato di “Campagna Amica Tiburtino”, inaugurato in una tensostruttura alla presenza del sindaco di Roma Gualtieri, dei rappresentanti di Coldiretti di Roma e Lazio e Campagna Amica. Uno spazio è dedicato ai prodotti a chilometro zero, alla filiera corta e al rapporto diretto tra aziende agricole e cittadini. Che poi è Niccolò Sacchetti il presidente di Coldiretti Roma, il marchese che è anche presidente del Circolo San Pietro. Fatto sta che Gualtieri ci teneva tantissimo a presenziare, e ha tenuto anche un discorso: «I mercati sono spazi fondamentali. Non sono solo luoghi commerciali, sono luoghi di socialità. Veicolano un’idea di comunità dove le persone si incontrano e si conoscono, e promuovono un rapporto sano con il cibo e con le nostre filiere agricole. Oggi siamo invasi da cibi ultraprocessati, mentre abbiamo un patrimonio preziosissimo nelle aziende di prossimità. Lavorano con passione, offrono qualità straordinaria e portano avanti molto più di un banco: custodiscono un pezzo della nostra civiltà che fa bene alle persone e all’economia. Lavoreremo perché questi spazi crescano ancora». E in Campidoglio spifferano: «Dopo il “patto” con Francesco Gaetano Caltagirone, adesso Gualtieri ha stretto un accordo anche con la nobiltà “nera”, quella papalina, della Capitale».

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno

Il re di Benevento Mastella ora beve Acea

Grande festa per i 50 anni in politica del 79enne Clemente Mastella da Ceppaloni, “il re di Benevento”. E proprio in occasione dei preparativi per le celebrazioni mastelliane, è stata aggiudicata ad Acea Acqua Spa la gara, dal valore stimato di oltre un miliardo di euro, per la gestione del Servizio idrico integrato dell’area sannita. Acea Acqua sarà il socio privato di Sannio Acque Srl, quest’ultima una realtà mista pubblico-privata costituita al 55 per cento da soci pubblici e al 45 per cento da Acea Acqua Spa. La concessione, che avrà durata fino al 2051, riguarda un ambito territoriale di grande rilevanza e comprende il Comune di Benevento e altri 77 Comuni della provincia, per un totale di 272 mila abitanti serviti.

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Clemente Mastella (foto Imagoeconomica).

Per Tortora, Bpm è un’ottima banca. Ma dai?

In vista del consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena, in programma il 22 giugno, c’è chi guarda nel dettaglio cosa è accaduto nelle settimane che hanno preceduto le offerte di Banco Bpm da una parte e di Intesa e Bper dall’altra. Un faro è stato acceso sulla “lista Tortora”, quella che permise a Luigi Lovaglio di tornare a bordo del Monte, dopo esserne stato cacciato. Al Corriere della Sera, intervistato, Pierluigi Tortora ha detto: «L’offerta di Intesa su Mps? Non ho pregiudizi». Per poi rispondere, a una domanda su Banco Bpm, che si tratta di «un’ottima banca». Poteva dire altrimenti, Tortora? A marzo, con una curiosa coincidenza temporale, il suo gruppo, Plt, ha ottenuto da Banco Bpm un fido da 159 milioni di euro. Che non sono bazzecole. La notizia è circolata solo per un giorno, e sulla stampa specializzata. Fatto sta che sul sito di Plt è descritta tutta l’operazione.

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Pierluigi Tortora e Luigi Lovaglio. Alle loro spalle, Rocca Salimbeni.

In sintesi si tratta di un finanziamento per l’acquisizione e il rifinanziamento di sei impianti fotovoltaici, e «l’operazione è stata guidata da Banco Bpm in qualità di global coordinator, in pool con UniCredit, Bper Corporate & Investment Banking, Crédit Agricole Italia, Banca Popolare di Puglia e Basilicata, Mediocredito Centrale». Plt energia si descrive come «primario operatore italiano nel settore delle energie rinnovabili e controllato da Plt holding appartenente alla famiglia Tortora» e annuncia di aver sottoscritto, «tramite la propria sub-holding Plt Res 2 S.r.l., un finanziamento in pool su base “project finance” con capofila Banco Bpm per complessivi 159,1 milioni di euro. Per quanto riguarda i tempi, un’operazione come questa, anche per gli importi in ballo, non nasce nel giro di pochi giorni, perché richiede una serie di interlocuzioni tra le numerose parti coinvolte. Qualcuno si incuriosisce per la contemporaneità del finanziamento con il ritorno di Lovaglio nella corsa per riconquistare Mps, per non parlare del ruolo di Banco Bpm, che poi è stato il primo a lanciare l’attacco al Monte, in una domenica di fuoco che ha fatto intervenire, come risposta all’azione dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna, Intesa e Bper, insieme. In precedenza, a gennaio, Plt era stato protagonista di un altro intervento, un finanziamento multilinea su base project financing per complessivi 54,2 milioni di euro con UniCredit in qualità di Sole Mandate Lead Arranger, Bookrunner e Lender. Alla fine, l’unica banca con cui Tortora non ha avuto contatti, in questi mesi, è Intesa. Interessante, molto interessante…

Nuove accuse di doping per Schwazer

Nuove accuse di doping per Alex Schwazer. A lanciarle è stata l’agenzia nazionale antidoping tedesca, che ha avviato un procedimento nei confronti del marciatore azzurro, sospeso in via cautelare. A Schwazer, durante i campionati tedeschi di marcia su strada, sono state rilevate tracce di Eritropoietina sia nei campioni di urina sia in quelli di sangue. Nel comunicato che informa della positività, l’agenzia ha aggiunto di aver presentato una denuncia alla procura competente sulla base della legge antidoping.

Eredità Agnelli: Margherita chiede di costituirsi parte civile contro John Elkann

Tramite i suoi legali, Margherita Agnelli ha chiesto al giudice dell’udienza preliminare di costituirsi parte civile nel processo che vede imputati il figlio John Elkann e il commercialista Gianluca Ferrero e incentrato sull’eredità di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. Si è trattata della prima udienza preliminare nella quale sono stati riuniti tutti i diversi filoni dell’inchiesta della procura di Torino.

Eredità Agnelli: Margherita chiede di costituirsi parte civile contro John Elkann
John Elkann (Imagoeconomica).

Eredità Agnelli: di cosa è accusato Elkann assieme a Ferrero

Elkann e Ferrero sono accusati dei reati di dichiarazione fraudolenta mediante artifici, in relazione alle dichiarazioni fiscali di Caracciolo (nonna del ceo di Exor), e di truffa aggravata ai danni dello Stato, con riferimento alla residenza della moglie dell’Avvocato, che gli inquirenti ritengono essere stata fittiziamente dichiarata in Svizzera, anziché che in Italia dove invece viveva. L’inchiesta è partita da un esposto della stessa Margherita sul domicilio della madre, che dal suo punto di vista metterebbe in discussione gli accordi sull’eredità.

L’avvocato di Elkann: «È diventata miliardaria ed è scappata»

L’avvocato Paolo Siniscalchi, che fa parte del team legale di Elkann, ha detto che «c’è poco di morale» nella richiesta avanzata da Margherita Agnelli di costituirsi parte civile contro il figlio nel procedimento penale in corso a Torino. Siniscalchi ha poi aggiunto: «È diventata miliardaria ed è scappata dal gruppo che aveva guidato suo padre, lasciando al figlio l’onere di portarlo avanti con dei risultati molto lusinghieri». I gup ha fissato la prossima udienza l’11 settembre.

Primarie della Lega per Milano: Salvini e Sardone i più votati

Nel fine settimana la Lega ha svolto le sue primarie per individuare il candidato sindaco di Milano da proporre agli alleati di coalizione. Nessuna sorpresa: le preferenze degli elettori del Carroccio, si sono concentrate sul segretario nazionale Matteo Salvini e sulla vicesegretaria Silvia Sardone, che è anche europarlamentare e consigliera comunale. Lo ha annunciato Samuele Piscina, segretario provinciale del Carroccio e consigliere a Palazzo Marino, indicando tra gli altri nomi votati il suo e quelli di Alessandro Morelli, Gabriele Albertini, Alessandro Verri, Claudio Borghi, Paolo Del Debbio e Alessandro Spada: «Questa rosa di nomi, qualora i singoli candidati accettino, sarà giustamente e orgogliosamente proposta alla coalizione di centrodestra per la scelta finale e condivisa del futuro Sindaco di Milano». Sono stati circa 10 mila i milanesi che si sono recati ai 38 gazebo allestiti dalla Lega in città.

Primarie della Lega per Milano: Salvini e Sardone i più votati
Silvia Sardone e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Salvini: «Sardone candidata sindaca mi piacerebbe»

A margine dei gazebo della Lega, Salvini aveva già “lanciato” la numero due: «Un candidato sindaco che mi piacerebbe si chiama Silvia Sardone. Arrivati i risultati, domani mattina li offriamo al centrodestra sperando che entro l’estate ci sia il nome. La Lega non imporrà nessuno, ma riteniamo di avere donne e uomini e idee da offrire. Pierfrancesco Majorino è assolutamente battibile. Non so come sceglieranno il candidato a sinistra, ma non ho paura». Il segretario del Carroccio ha inoltre rilanciato le primarie di coalizione, ipotesi sostenuta anche da Sardone: «Se le facciamo e ovviamente il mio partito è d’accordo, io corro. Vediamo se gli altri ci stanno».

Starmer annuncia le dimissioni, via libera a Burnham nuovo premier

Travolto dall’impopolarità e anche dall’ascesa di Andy Burnham, dopo mesi trascorsi sulla graticola Keir Starmer si è dimesso dal leader del Partito laburista e, di conseguenza, da primo ministro del Regno Unito. «La domanda che il mio partito si pone ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali. Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e la accetto con serenità. Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal mettere al primo posto il Paese che amo. Per questo motivo mi dimetterò da leader del Partito Laburista», ha dichiarato Starmer di fronte a una schiera di cronisti davanti all’ingresso del numero 10 di Downing Street.

Starmer annuncia le dimissioni, via libera a Burnham nuovo premier
Keir Starmer abbraccia la moglie Victoria dopo le dimissioni (Ansa).

Il passo indietro di Starmer spiana la strada a Burnham

L’uscita di Starmer spiana la strada alla sua sostituzione con l’ex sindaco della Greater Manchester, Andy Burnham, soprannominato “Re del Nord” e attualmente il politico britannico più popolare. Starmer resterà comunque in carica fino all’inizio di settembre, quando avverrà il passaggio di consegne. Le dimissioni, peraltro, sono arrivate mentre Burnham era a Westminster per prestare giuramento come neoeletto deputato del collegio di Makerfield, dopo aver vinto a valanga l’elezione suppletiva del 18 giugno: aver un seggio in parlamento nel Regno Unito è una conditio sine qua non per poter diventare premier.

Starmer annuncia le dimissioni, via libera a Burnham nuovo premier
Andy Burnham (Ansa).

Dalla Brexit sono sei i premier ad aver lasciato l’incarico

L’annuncio di Starmer arriva alla vigilia del decimo anniversario del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Il giorno successivo, a seguito del risultato del referendum sulla Brexit, David Cameron annunciò le sue dimissioni da primo ministro. Da allora sono passati da Downing Street Theresa May, Boris Johnson e Liz Truss – tutti costretti a dimettersi dai propri parlamentari – e Rishi Sunak, che ha lasciato dopo la disfatta delle elezioni anticipate del 2024. Starmer è laburista, ma dopo meno di due anni al potere gli è toccata la stessa sorte, diventando il sesto premier costretto a lasciare l’incarico in un decennio.

Com’è andato il primo round di colloqui Usa-Iran in Svizzera

Il primo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran, ospitato dalla Svizzera e durato in tutto 18 ore, si è tenuto in un’atmosfera «positiva e costruttiva» e nel corso dell’incontro «sono stati compiuti progressi incoraggianti, tra cui la creazione di un meccanismo per ulteriori colloqui tecnici». È quanto si legge in una dichiarazione congiunta di Qatar e Pakistan, Paesi mediatori.

Le nuove minacce di Trump e la replica di Teheran

Insomma, sarebbero stati fatti progressi nonostante le incendiarie dichiarazioni di Donald Trump, arrivate proprio durante i colloqui. «Se non fermate Hezbollah in Libano e non aprite Hormuz non avrete un Paese in cui tornare», ha minacciato il tycoon, ha cui ha prontamente risposto il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf: «Stia attento a quello che dice, il nostro esercito è pronto a rispondere». Ieri Tasnim aveva scritto che la delegazione iraniana aveva lasciato la sede delle trattative in segno di protesta contro le minacce di Trump e che i colloqui, interrotti, erano rimasti in una situazione di stallo. In realtà c’è stata solo una sospensione e successivamente sono ripartiti.

Le decisioni prese nel primo round di negoziati

Doha e Islamabad spiegano che «le parti hanno concordato di istituire un comitato di alto livello per sovrintendere al processo negoziale», a cui «riferiranno regolarmente» i capi delle delegazioni. Tale comitato ha già concordato una «tabella di marcia per raggiungere un accordo definitivo entro 60 giorni, ponendo le basi per l’avvio immediato di ulteriori negoziati tecnici». Washington e Teheran hanno inoltre istituito una «linea di comunicazione» per prevenire «incidenti e malintesi» nello stretto di Hormuz. Inoltre hanno concordato di istituire un centro di coordinamento per monitorare il cessate il fuoco in Libano.

Media iraniani: «18 ore di intense discussioni»

«La vendita di petrolio iraniano, il rilascio delle licenze necessarie per le esportazioni di petrolio e lo sblocco dei beni iraniani soggetti a restrizioni o congelati sono stati tra i temi discussi in dettaglio», ha detto alla stampa statale Irna il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, aggiungendo che tali questioni «dovrebbero, di norma, entrare presto nella fase di attuazione». Quanto al nucleare, l’Iran ha messo in guardia gli Stati Uniti dal «ripetere posizioni eccessive e illogiche» sul tema. «Eravamo determinati a sfruttare questa opportunità per garantire che gli impegni dell’altra parte venissero rispettati», ha sottolineato Baghaei.

Chi ha partecipato ai colloqui in Svizzera

La parte iraniana era rappresentata dal presidente del parlamento Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Gli Usa sono stati rappresentati ai colloqui dal vicepresidente JD Vance e da Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati speciali di Trump.