Altre dimissioni dalla commissione Cinema selettivi del MiC: lascia anche Ginella Vocca

Dopo quelle di Massimo Galimberti e Paolo Mereghetti sono arrivate anche le dimissioni dalla commissione Cinema selettivi del Mic da parte di Ginella Vocca, direttrice e fondatrice del MedFilm Festival. La commissione del ministero della Cultura è al centro delle polemiche per l’esclusione dai finanziamenti pubblici del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo.

La lettera di dimissioni di Vocca

Vocca ha detto all’Ansa di aver spiegato al ministro Alessandro Giuli, nella lettera di dimissioni, di essersi «fermamente opposta alla bocciatura del documentario» e di aver «doverosamente atteso il suo intervento in Parlamento», condiviso «nella forma e nella sostanza, prima di sciogliere la riserva» e fare un passo indietro. «Non è stata l’unica volta in cui mi sono trovata in disaccordo, ma è comprensibile in una pluralità di visioni. E dunque ho ritenuto che fosse possibile continuare e provare a far sentire la mia voce dall’interno, difendendo, anche con successo, altri progetti che rischiavano di essere bocciati per motivi che, almeno a me, apparivano incomprensibili», ha scritto poi Vocca nella lettera a Giuli: «Ho resistito, guidata dal pensiero che mettere in crisi la Commissione, con ancora tutta la Seconda sessione da esaminare, fosse un atto grave e irresponsabile verso le centinaia di operatori del settore in attesa delle nostre delibere».

Altre dimissioni dalla commissione Cinema selettivi del MiC: lascia anche Ginella Vocca
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

La spiegazione di Giuli alla Camera

Chiamato dalle opposizioni in Parlamento a spiegare le ragioni della bocciatura, l’8 aprile Giuli durante il question time alla Camera si è smarcato dalle accuse di aver “censurato” il documentario, spiegando di non condividere «né sul piano ideale né su quello morale» la scelta della Commissione, alla quale il MiC non si è opposto perché «non può intervenire senza violare il principio di terzietà». Il ministro della Cultura ha poi spiegato che il docufilm potrebbe rientrare in corsa per i finanziamenti previsti dal tax credit. Il Collegio Romano ha inoltre fatto sapere di aspettarsi «le dovute dimissioni degli esperti» responsabili della bocciatura.

Indagato per corruzione Fabio Lazzerini, ex amministratore delegato di Ita Airways

Fabio Lazzerini, amministratore delegato di Ita Airways dal 2020 al 2023 e oggi ceo di Comtel, è indagato per corruzione e peculato dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul Garante della Privacy. Il filone di indagine riguarda alcune tessere Volare Executive del programma fedeltà di Ita Airways, del valore di 6 mila euro annui, regalate ai componenti del collegio dell’Authority. La notizia arriva dopo il blitz del nucleo Pef della Guardia di Finanza, che si è presentato negli uffici di Ita Airways per acquisire documenti.

Indagato per corruzione Fabio Lazzerini, ex amministratore delegato di Ita Airways
Fabio Lazzerini (Imagoeconomica).

L’ipotesi della procura di Roma

La procura di Roma era alla ricerca di riscontri concreti sul rapporto tra Ita Airways e il Garante per la protezione dei dati personali. Nel capo di imputazione in cui si contesta la corruzione, si legge che gli indagati «in concorso tra loro, quali pubblici ufficiali, omettendo un atto del loro ufficio, ovvero non erogando alcuna sanzione se non una meramente formale alla società Ita Airways, a fronte del riscontro di irregolarità formali e procedurali nel monitoraggio delle comunicazioni e nella tenuta della comunicazione relativa al trattamento dei dati nonché mettendo comunque a disposizione i propri poteri e la loro funzione in favore della società di volo, ricevevano come utilità tessere “Volare”». L’ipotesi, insomma, è che il Garante abbia scelto a più riprese la linea morbida con Ita Airways, in cambio di queste card. Nell’inchiesta sul Garante della Privacy risultano indagati per peculato e corruzione il presidente Pasquale Stanzione e gli altri membri dell’Autorità: Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza, che nel frattempo si è dimesso.

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Crosetto su Cingolani: «Sono i mercati a giudicare l’operato di un ceo, non la politica»

«La politica non giudica l’operato di un amministratore delegato. Sono i numeri, sono i mercati». Lo ha detto Guido Crosetto intervistato da il Foglio, rispondendo a una domanda sulla valutazione sull’operato del ceo di Leonardo, Roberto Cingolani, dato in uscita nel giro di ‌nomine delle società controllate dallo Stato. Con tale affermazione, di fatto, Crosetto prende le distanze dalla decisione di Giorgia Meloni (e del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari) di rimuovere l’ex ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica – lo fu nel governo Draghi – dalla guida del colosso della difesa.

Crosetto su Cingolani: «Sono i mercati a giudicare l’operato di un ceo, non la politica»
Roberto Cingolani e Guido Crosetto (Imagoeconomica).

Cingolani ha da poco annunciato un piano strategico quinquennale

Le azioni di Leonardo sono salite del 780 per cento dall’invasione russa dell’Ucraina: il mercato sta dunque premiando le scelte di Cingolani, in sella da maggio del 2023. Solo poche settimane fa il manager ha annunciato peraltro un piano strategico quinquennale che include investimenti in calcolo, intelligenza artificiale e cybersicurezza, oltre a un sistema ‌di difesa aerea multilivello noto come Michelangelo Dome.

I nomi in lizza per sostituire Cingolani alla guida di Leonardo

Per la sostituzione di Cingolani circolano quattro nomi: Lorenzo Mariani, ex condirettore generale di Leonardo e oggi numero uno di MDBA Italia; Gianpiero Cutillo, managing director della Divisione Elicotteri di Leonardo; Alessandro Ercolani, capo di Rheinmetall Italia; e Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri. A proposito degli sviluppi sui nuovi vertici di Leonardo, Crosetto si è limitato a dire: «Mi occupo di difesa, non sono azionista di nulla. Sapete più voi di me». Il governo italiano, che detiene poco più del 30 per cento di Leonardo tramite il ‌ministero dell’Economia, deve presentare una lista ⁠di candidati per il cda entro il 13 aprile.

Cannes 2026, svelati i film in concorso

Presentata la 79esima edizione del Festival di Cannes in programma dal 12 al 23 maggio 2026. Il delegato generale Thierry Frémaux ha annunciato il programma e i titoli dei film in concorso, molti dei quali erano stati previsti e dati per certi già nelle precedenti settimane. Ad aprire la kermesse sarà La Vénus Électrique di Pierre Salvadori, commedia romantica ambientata nella Parigi del 1928 con Pio Marmai e Anaïs Demoustier. Nessun film italiano è presente nella selezione ufficiale e nemmeno nelle sezioni collaterali annunciate finora. Non accadeva dal 2017.

L’elenco dei film in concorso a Cannes 2026

Ecco l’elenco dei film in concorso per la Palma d’oro:

  • Minotaur di Andrey Zvyagintsev
  • El ser querido di Rodrigo Sorogoyen
  • The man I love di Ira Sachs
  • Fatherland di Pawel Pawlikowski
  • Moulin di Laszlo Nemes
  • Histoire de la nuit di Lea Mysius
  • Fjord di Cristian Mungiu
  • Notre salut di Emmanuel Marre
  • Gentle monster di Marie Kreutzer
  • Nagi notes di Koji Fukada
  • Hope di Na Hong-jin
  • Sheep in the box di Hirokazu Kore-eda
  • Garance di Jeanne Herry
  • The unknown di Arthur Harrari
  • All of a sudden di Ryusuke Hamaguchi
  • The dreamed adventure di Valeska Grisebach
  • Coward di Lukas Dhont
  • La bola negra di Javier Ambrossi e Javier Calvo
  • La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Taquet
  • Parallel tales di Asghar Farhadi
  • Amarga Navidad di Pedro Almodóvar

L’elenco dei film fuori concorso a Cannes 2026

Questi invece i titoli fuori concorso:

  • Diamond di Andy Garcia
  • Her private hell di Nicolas Winding Refn
  • L’Abandon di Vincent Garenq
  • Karma di Guillaume Canet
  • L’Objet du delit di Agnes Jaoui
  • L’Âge de fer di Antonin Baudry
  • La Vénus électrique di Pierre Salvadori (film di apertura)

Il Nyt rivela l’identità dell’inventore del Bitcoin, ma il diretto interessato nega

Chi si cela dietro Satoshi Nakamoto, pseudonimo del fondatore del Bitcoin, la prima e più celebre delle criptovalute? A dare una risposta, dopo 17 anni di mistero, è il New York Times, che ha pubblicato una lunga inchiesta al riguardo: si tratterebbe di Adam Back, esperto informatico e di crittografia britannico, che però si è affrettato a smentire la “scoperta” del quotidiano statunitense.

Il Nyt rivela l’identità dell’inventore del Bitcoin, ma il diretto interessato nega
Una statua dedicata a Satoshi Nakamoto ad Hanoi (Ansa).

La lunga inchiesta del New York Times

L’inchiesta del Nyt è durata un anno. Al setaccio, tra le altre cose, centinaia di email scambiate nei primi giorni del Bitcoin dal programmatore finlandese Martti Malmi con Satoshi Nakamoto. Il quotidiano spiega poi che Back e il suo possibile alter ego «erano coinvolti nei Cypherpunks, gruppo di anarchici nato nei primi Anni 90 che voleva utilizzare la crittografia, ovvero l’arte di proteggere le comunicazioni tramite codice, per proteggere gli individui dalla sorveglianza e dalla censura governativa». Satoshi Nakamoto, in seguito, avrebbe progettato il Bitcoin seguendo – praticamente alla lettera – le intuizioni e le indicazioni di Back su una valuta elettronica in grado di impedire l’interferenza dei governi nelle transazioni finanziarie. Le coincidenze non finiscono qui. Back, che ha un dottorato in sistemi informatici distribuiti (quale è il Bitcoin), ha ideato Hashcash, sistema basato sulla risoluzione di puzzle statistici: la combinazione con un’altra idea di denaro elettronico chiamata b-money, proposta da un altro membro dei Cypherpunk, fu il modello usato da Satoshi per creare il Bitcoin. Inoltre il New York Times ha raccolto gli archivi di tre mailing list su Internet frequentate dai Cypherpunks: la scrittura usata da Back è risultata la più vicina a quella di Satoshi, che è scomparso dal 2011 dai forum online e nelle discussioni tra sviluppatori. E nei tre anni precedenti, in cui era stato particolarmente attivo, aveva smesso di scrivere proprio Back.

La smentita di Back: «Non sono io Satoshi»

«Non sono io Satoshi Nakamoto», ha scritto su X Back, che ha 55 anni ed è amministratore delegato della società di blockchain Blockstream: «Fin dall’inizio ero fortemente concentrato sulle implicazioni positive della crittografia per la società, sulla privacy online e sul denaro elettronico. Ma le prove presentate dal New York Times sono una combinazione di coincidenze e di espressioni simili usate da persone con esperienze e interessi analoghi».

L’attore Mario Adorf morto a 95 anni: recitò in oltre 200 film

È morto all’età di 95 anni Mario Adorf, attore svizzero che ha recitato in decine di film polizieschi, noir e d’autore italiani tra gli Anni 60 e 70, tra cui Milano calibro 9 di Fernando Di Leo e L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento. La notizia è stata confermata dal suo manager. Tra gli interpreti di lingua tedesca più conosciuti e amati in Germania e all’estero, Adorf ha recitato in oltre 200 film per il cinema e televisione. Ha lavorato con illustri registi tra i quali Sam Peckinpah, Dario Argento, Luigi Comencini, Carlo Mazzacurati, Franco Rossi, Wolfgang Staudte, Edgar Reitz, Billy Wilder, Claude Chabrol e Sergio Corbucci. Tra le pellicole girate in Italia figurano A cavallo della tigre (1961) di Luigi Comencini e La mala ordina di Fernando Di Leo (1972), uno dei numerosi film del genere poliziesco girato a Cinecittà.

Caso Equalize, chiesto il processo per Enrico Pazzali

La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Enrico Pazzali, ex presidente di Fondazione Fiera Milano ed ex titolare dell’agenzia investigativa Equalize, accusato di associazione per delinquere e altri reati per il caso delle presunte cyberspie e dei dossieraggi con accessi abusivi in banche dati. Allo stesso tempo, i pm milanesi hanno chiuso un secondo maxi filone di indagini a carico di 81 indagati a vario titolo per associazione per delinquere, intercettazioni illegali, intrusione in sistemi informatici di rilevanza pubblica, corruzione per la cessione di dati riservati e calunnia. La seconda tranche ha al centro i presunti clienti di Equalize, tra i quali figurano Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei figli del fondatore di Luxottica, Fulvio Pravadelli, ex manager di Publitalia, Stefano Speroni, capo dell’ufficio legale di Eni, e Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo, e Cosimo Di Gesù, generale della Gdf.

Documentario su Regeni, Giuli fa un passo indietro

Nuovo capitolo nel caso dei mancati fondi statali al documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, pellicola che dopo essersi aggiudicato il Nastro d’argento per la legalità, verrà anche proiettata al Parlamento europeo. Respinto per ben due volte dalla commissione “selettivi” del ministero della Cultura, il docufilm potrebbe ora rientrare in corsa per i finanziamenti previsti dal tax credit (su cui pesa, va detto, il drastico taglio dei fondi a disposizione). Lo ha reso noto il titolare del MiC Alessandro Giuli.

Giuli: «Nessuna censura, rappresentazione priva di fondamento»

Chiamato dalle opposizioni in Parlamento a spiegare le ragioni della bocciatura – a favore di altri progetti oggettivamente meno meritevoli dell’attenzione del pubblico – Giuli si è smarcato dalle accuse di aver “censurato” il documentario: «È una rappresentazione priva di fondamento: il tragico caso di Regeni ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi». Giuli ha poi spiegato di non condividere «né sul piano ideale né su quello morale» la scelta della Commissione, aggiungendo che tuttavia il ministero «non può intervenire senza violare il principio di terzietà».

Il MiC si aspetta «le dovute dimissioni degli esperti» responsabili della bocciatura

Non è finita qui: come ha spiegato la sottosegretaria Lucia Borgonzoni, che ha la delega sul cinema ed è l’unica rimasta al ministero dopo l’uscita di Gianmarco Mazzi e Vittorio Sgarbi, il Collegio Romano è al lavoro per una proposta di revisione complessiva del sistema delle commissioni. Inoltre, ha aggiunto, il MiC si aspetta «le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni». In risposta alla decisione di escludere l’opera dai finanziamenti, il docufilm – uscito come evento al cinema il 2, 3 e 4 febbraio – verrà riproposto al pubblico in oltre 60 sale in tutta Italia.

Annullato l’arresto di Hannoun, attivista palestinese accusato di aver finanziato Hamas

La Corte di Cassazione ha annullato l’arresto di Mohammad Hannoun, l’attivista palestinese che a dicembre 2025 era stato arrestato assieme ad altre sei persone con l’accusa di aver finanziato Hamas con l’associazione da lui fondata (Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese). La Corte ha rinviato alla sezione del tribunale del Riesame di Genova la decisione sull’ordinanza di custodia cautelare sia per Hannoun, sia per le altre tre persone che erano rimaste in carcere. Il tribunale del Riesame è l’organo che si occupa di validare o annullare le misure cautelari, e Genova è la città in cui Hannoun viveva dal 1983. In attesa della decisione, resterà in carcere a Terni.

Legali soddisfatti: «Provato solo l’invio di aiuti umanitari»

Il collegio difensivo degli indagati nell’inchiesta della Procura di Genova ha espresso soddisfazione per la decisione della quinta sezione della Cassazione. In attesa delle motivazioni, hanno scritto i legali in una nota, «pare evidente che il tribunale dovrà riconsiderare le posizioni degli indagati per i quali era stato provato solo l’invio a Gaza di aiuti alimentari e di denaro destinato ad attività umanitarie di sostegno alla popolazione civile».

Informativa di Meloni sull’azione di governo: le parole della premier

Durante l’informativa tenuta alla Camera dei deputati sull’azione di governo, Giorgia Meloni ha ancora escluso le dimissioni e anche un eventuale rimpasto dell’esecutivo, a seguito della batosta del referendum sulla giustizia. «Non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre sono da sempre scritte nel programma. Governeremo per cinque anni, come ci siamo impegnati a fare», ha assicurato la presidente del Consiglio: «Non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini i soliti giochi di palazzo». La maggioranza, ha affermato Meloni, è «solida e coesa». Quanto alle dimissioni di Daniela Santanchè, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, la premier ha detto di aver «chiesto un passo indietro ad alcuni esponenti del governo» che «avevano lavorato bene», anteponendo «di nuovo l’interesse della nazione a quella del partito».

Meloni: «Sul referendum abbiamo la coscienza a posto»

Così sulla fallita riforma della giustizia «L’auspicio che formulo è che il cantiere di questa riforma non venga abbandonato come probabilmente qualcuno si augura, perché i problemi sul tappeto rimangono e abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete, coraggiose ed efficaci, possibilmente in un clima di collaborazione non certo contro la magistratura ma a favore di una magistratura libera da condizionamenti politici e ideologici». E poi: «Sul referendum la nostra coscienza è a posto, perché la riforma costituzionale della giustizia era uno degli impegni presi con gli italiani quando ci siamo presentati al loro cospetto».

La premier ha smentito la sua «subalternità» a Trump

Per quanto riguarda il conflitto in Medio Oriente, smentendo la sua «subalternità al presidente americano Donald Trump», Meloni ha detto che «la collocazione internazionale dell’Italia non l’ha inventata questo governo, ma è la stessa da circa 80 anni a questa parte». Poi, rivolgendosi alle opposizioni: «Lo scenario internazionale non consente più a nessuno di cavarsela dicendo è tutta colpa della Meloni, finanche l’aumento del costo mondiale del petrolio». Inoltre al premier ha detto che, in caso di una recrudescenza del conflitto in Iran «dovremo porci seriamente il tema di una risposta europea non dissimile per approccio e strumenti da quella messa in campo per la pandemia». In quel caso, ha spiegato, «non dovrebbe e essere un tabù ragionare sulla possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita: non una deroga per singolo Stato membro ma un provvedimento generalizzato».

Le parole sul caso del selfie col pentito del clan Senese

Meloni ha poi parlato del caso politico causato dal selfie (del 2019) con Gioacchino Amico, pentito del clan Senese: «Mentre alcuni usano il tema per propaganda, a me interessa costruire gli anticorpi su un tema che ci riguarda tutti. E non accetto che i miei sacrifici possano essere usati per interessi di quelli che combatto dal 19 luglio del 1992 senza se e senza ma e non accetto lezioni su questo tema». E poi: «Mi permetto di chiedere alla Commissione parlamentare antimafia di occuparsi dei tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata nei partiti, compreso FdI». Infine: «Vogliamo andare avanti sulla proposta di legge della presidente della commissione Antimafia Colosimo per togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi. Tanto per rispondere ancora una volta con il sorriso e i fatti all’ultima palata di fango infilata nel ventilatore da un’opposizione disperata che costruisce surreali teoremi su una mia presunta vicinanza con la criminalità organizzata, tirando in ballo un padre, morto per altro, che non vedo da quando avevo 11 anni». La premier terrà l’informativa anche al Senato alle 13.

Trump attacca la Nato: «Non c’era quando avevamo bisogno e non ci sarà in futuro»

L’incontro tra Donald Trump e Mark Rutte non è andato benissimo, a giudicare dal post pubblicato dal presidente Usa su Truth dopo il faccia a faccia andato in scena alla Casa Bianca: «La Nato non c’era quando avevamo bisogno di lei e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo. Ricordate la Groenlandia, quel grande pezzo di ghiaccio gestito male». Il tycoon minaccia da tempo di ritirare gli Stati Uniti dall’Alleanza Atlantica. «Sono stati messi alla prova e hanno fallito», aveva dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt prima dell’arrivo del segretario generale della Nato, citando direttamente Trump.

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Trump attacca la Nato: «Non c’era quando avevamo bisogno e non ci sarà in futuro»
Mark Rutte e Marco Rubio (Ansa).

Le parole di Rutte dopo l’incontro con Trump

Rutte, parlando con la Cnn, ha detto di aver avuto con Trump un «colloquio franco e aperto tra due buoni amici», aggiungendo poi: «È deluso, chiaramente, ma allo stesso tempo ha anche ascoltato con attenzione le mie argomentazioni su quello che sta succedendo». Alla domanda se il mondo sia più sicuro oggi rispetto a prima dell’inizio della guerra, Rutte ha risposto: «Assolutamente, e questo grazie alla leadership del presidente Trump: è molto, molto importante indebolire le capacità militari dell’Iran». Il segretario generale della Nato, dopo aver difeso la «grande maggioranza dei Paesi europei», che «ha fatto ciò che aveva promesso», ha glissato alla domanda se Trump fosse tornato a parlare o meno della sua minaccia di ritirare gli Usa dalla Nato.

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Approvato il decreto bollette, ora è legge: cosa prevede

Il Senato ha dato il via libera, con 102 sì, 64 no e due astenuti, al decreto bollette, che ora è diventato legge. Tra le misure contenute nel provvedimento, in seconda lettura a Palazzo Madama, un contributo straordinario di 115 euro per chi percepisce il bonus sociale per l’energia, la proroga della dismissione delle centrali a carbone italiane, una stretta sul telemarketing e sostegno ai trasporti meno inquinanti.

Bonus di 115 euro e teleriscaldamento

Come anticipato, il testo prevede un contributo straordinario del valore di 115 euro ai titolari del bonus sociale per la fornitura di energia elettrica. Previsto inoltre un contributo che i venditori di energia elettrica possono volontariamente riconoscere per il 2026 e il 2027, in cambio di un’attestazione, a favore dei clienti domestici non titolari di bonus sociale e con Isee annuale non superiore a 25 mila euro. Dal 1° gennaio 2026, poi, viene riconosciuto, alle famiglie economicamente svantaggiate che hanno diritto all’applicazione delle tariffe agevolate per la fornitura di energia elettrica (bonus elettrico), anche il diritto alla compensazione della spesa per la fornitura del teleriscaldamento.

Sostegno alle utenze non domestiche

Il decreto introduce un meccanismo per ridurre il costo delle bollette elettriche delle utenze non domestiche attraverso una ristrutturazione degli incentivi del Conto energia per gli impianti fotovoltaici con potenza superiore ai 20kW. In particolare, i titolari di impianti fotovoltaici con potenza superiore a 20 kW che beneficiano di incentivi dei quattro meccanismi del Conto energia con scadenza dal 2029 possono scegliere volontariamente di ridurre del 15 o 30 per cento i premi tariffari previsti tra il 2026 e il 2027, in cambio di un’estensione della convenzione rispettivamente di tre o sei mesi. Viene prevista la possibilità, per questi soggetti, di optare per l’uscita anticipata dal sistema di incentivazione del Conto energia, a partire dal 2028, in cambio di un corrispettivo. L’erogazione del corrispettivo è subordinata all’obbligo di rifacimento integrale degli impianti fotovoltaici. Servirà un decreto del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica per definire le modalità di attuazione della fuoriuscita dal Conto energia.

Prorogata la dismissione delle centrali a carbone

Viene prorogata al 2038 la graduale dismissione delle centrali a carbone utilizzate per la produzione di energia elettrica. Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, trasmesso alla Commissione europea nel luglio 2024, prevede la cessazione della produzione elettrica da carbone entro il 2025 per le centrali del continente ed entro il 2028 per quelle ubicate in Sardegna, subordinatamente al completamento delle necessarie infrastrutture di interconnessione. La disposizione fissa dunque un termine più ampio rispetto alla tempistica programmata, senza distinguere tra le centrali ubicate sul continente e quelle ubicate in Sardegna.

Stretta sul telemarketing

Prevista infine una stretta sul telemarketing, che si sostanzia nel divieto di effettuare sollecitazioni commerciali per telefono, anche attraverso l’invio di messaggi a consumatori, finalizzate alla proposta e conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas. Il professionista potrà contattare il consumatore per telefono, anche attraverso l’invio di messaggi, qualora vi sia stata una richiesta effettuata direttamente al professionista attraverso interfacce informatiche di quest’ultimo oppure nel caso in cui il contatto sia stato effettuato nei confronti dei propri clienti di energia elettrica e gas che abbiano espresso specifico consenso per ricevere proposte commerciali. I contratti stipulati a seguito di contatto effettuato in violazione di quanto previsto da queste disposizioni saranno considerati nulli.

Tregua Usa-Iran: tutte le incertezze che minano i negoziati di Islamabad

Due sono le certezze: la prima è che il cessate il fuoco è ufficialmente entrato in vigore. La seconda è che nessuno crede davvero che la tregua possa reggere a lungo. Per il resto Stati Uniti, Israele e Iran non concordano su nulla. E questo fa capire quanto saranno complicati i negoziati che cominceranno venerdì a Islamabad.

Il caos sulla riapertura dello Stretto di Hormuz

Per Donald Trump la condizione base per la tregua era la riapertura dello Stretto di Hormuz. Non è però chiaro quanto rimarrà navigabile né se Teheran farà pagare un pedaggio. Il ministero degli Esteri iraniano ha posto condizioni chiare: le navi che vogliono attraversarlo dovranno coordinarsi con le forze armate iraniane e saranno contingentate. Il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth però ha smentito Teheran confermando che sì, Hormuz è stato riaperto ed è navigabile. Poi ci si è messo pure Trump che ad Abc ha avanzato l’ipotesi di una gestione congiunta iraniana e americana dello Stretto. Il primo (non) risultato della guerra è lampante: quelle che erano acque internazionali rischiano di diventare a pagamento.

Tregua Usa-Iran: tutte le incertezze che minano i negoziati di Islamabad
Donald Trump (Ansa).

La tregua si estende anche al Libano. Anzi no

Ma i misunderstanding non finiscono qui. Per i mediatori pakistani il cessate il fuoco doveva riguardare anche il Libano. Ma, come si è visto, Israele ha intensificato gli attacchi, liquidati dal presidente Usa come «scaramucce» di cui ci si occuperà in un secondo momento. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha infatti smentito l’estensione della tregua al Paese dei cedri. Teheran dal canto suo ha continuato a bombardare con missili e droni Israele e alcuni impianti petroliferi negli Emirati, in Kuwait e in Arabia Saudita per «rappresaglia» dopo gli attacchi Usa e israeliani. Hegseth ha messo le mani avanti dichiarando che gli attacchi sono continuati a causa di problemi di comando e di comunicazione.

Tregua Usa-Iran: tutte le incertezze che minano i negoziati di Islamabad
Benjamin Netanyahu (Ansa).

Il balletto di Trump sulle condizioni del cessate il fuoco

Trump annunciando la tregua aveva dichiarato che le 10 condizioni poste dall’Iran erano una «base praticabile su cui negoziare». Ma anche in questo caso regna l’incertezza. Secondo il Consiglio di sicurezza iraniano, l’elenco include: il controllo dello Stretto, il mantenimento del diritto di arricchire l’uranio, la revoca di tutte le sanzioni e un risarcimento per la guerra. A questo punto è intervenuto il vicepresidente J.D. Vance che mercoledì ha accusato alcuni membri del regime iraniano di mentire su quanto concordato. Sempre mercoledì Trump ha cambiato nuovamente idea. Su Truth ha messo in chiaro che non si riferiva ai famosi 10 punti iraniani ma alla proposta made in Usa in 15 punti, precedentemente respinta da Teheran. Secondo il tycoon l’arricchimento dell’uranio è escluso. «Gli Stati Uniti, lavorando con l’Iran, dissotterreranno e rimuoveranno tutta la ‘polvere’ nucleare profondamente sepolta», ha scritto The Donald. Aggiungendo che al tavolo dei negoziati si discuterà di riduzione dei dazi e delle sanzioni.

Tregua Usa-Iran: tutte le incertezze che minano i negoziati di Islamabad
JD Vance (Ansa).

I combattimenti possono riprendere in qualsiasi momento

Insomma la tregua è appesa a un filo. Gli Usa hanno messo in chiaro di essere pronti a riprendere i combattimenti. «Resteremo nei paraggi per assicurarci che l’Iran rispetti gli accordi… siamo pronti a ripartire in qualsiasi momento», ha confermato Hegseth.
«Abbiamo il dito sul grilletto, pronti a rispondere a qualsiasi attacco con maggiore forza», hanno ribattuto i pasdaran. Non proprio basi solide da cui partire per un negoziato. Anche perché alcuni ‘dettagli’ non sono proprio stati toccati: i fondi per la ricostruzione dell’Iran, l’eliminazione del programma nucleare e la fine della guerra tra Israele e Hezbollah.

Tregua Usa-Iran: tutte le incertezze che minano i negoziati di Islamabad
Pete Hegseth (Ansa).

Libano, mezzo italiano dell’Unifil colpito da Israele

Un veicolo facente parte di una colonna italiana dell’Unifil, la Forza di interposizione in Libano dell’Onu, è stato colpito e danneggiato da Israele. Il convoglio stava entrando a Beirut quando l’Idf ha lanciato colpi di avvertimento che hanno centrato il mezzo. Si tratta di un Lince, veicolo tattico leggero multiruolo in dotazione all’Esercito italiano. Stava andando a fare rifornimento quando pneumatici e paraurti sono stati colpiti. Nessuno è rimasto ferito, ma la colonna è dovuta rientrare. L’episodio si inserisce all’interno di un massiccio attacco dello Stato ebraico in Libano che ha causato decine di vittime tra i civili – il cessate il fuoco stipulato tra Stati Uniti e Iran non include infatti il territorio libanese. «I soldati italiani in Libano non si toccano. Le forze armate israeliane non hanno alcuna autorità per toccare i militari italiani», ha detto il vicepremier Antonio Tajani durante un question time alla Camera, riferendo poi su X di aver convocato al ministero degli Esteri l’ambasciatore di Israele in Italia per chiarire quanto accaduto.

Tajani: «Hezbollah cessi le ostilità ma Israele rispetti il diritto internazionale»

«Abbiamo richiesto più volte a Israele di astenersi da reazioni sproporzionate alle inaccettabili azioni di Hezbollah che hanno trascinato il paese in un nuovo devastante conflitto», ha proseguito Tajani. «Hezbollah deve cessare immediatamente tutte le azioni ostili. Israele è obbligata a rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario. Dobbiamo evitare che il prezzo più alto venga pagato dalla popolazione civile. Quella della diplomazia è l’unica via percorribile. Continueremo a lavorare con determinazione per rafforzare il dialogo e porre le basi per una de-escalation duratura in tutta la regione».

Crosetto chiede l’intervento dell’Onu

Sull’episodio è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, che in una nota ha espresso la sua «più ferma e indignata protesta per quanto accaduto nel settore di responsabilità di Unifil in Libano meridionale». «Solo lievi danni ai veicoli non si registrano feriti, ma fino a quando? È inaccettabile che militari italiani impegnati sotto bandiera delle Nazioni Unite, con compiti esclusivamente di garanzia della pace e della stabilità, vengano esposti a situazioni di rischio da parte dell’esercito israeliano», ha aggiunto il ministro. «La messa in pericolo di convogli chiaramente identificati con la bandiera dell’Onu non può essere tollerata. Si tratta di un comportamento grave che rischia di compromettere la sicurezza dei peacekeeper e la credibilità stessa della missione». Di qui la richiesta all’Onu di «intervenire presso le autorità Israeliane con la massima urgenza per chiarire l’accaduto, adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del contingente italiano e di tutto il personale Unifil e ribadire con fermezza il rispetto del mandato e della protezione dovuta ai caschi blu».

Finita la nuova fuga di Elia Del Grande, autore della “strage dei fornai”

I carabinieri hanno rintracciato e arrestato in provincia di Varese Elia Del Grande: l’autore della “strage dei fornai” il giorno di Pasqua era fuggito dalla casa-lavoro di Alba (Cuneo) che doveva frequentare e dalla quale era uscito grazie a una licenza. Del Grande, che era alla guida di un’auto rubata nel parcheggio del cimitero della frazione Lentate di Sesto Calende, ha cercato di eludere i controlli dei militari, che lo hanno bloccato e condotto in carcere su disposizione della Procura di Varese. Dovrà rispondere di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali, in quanto nel tentativo di fuga ha provocato lievi lesioni a un carabiniere.

A ottobre era fuggito da una casa-lavoro del Modenese

Del Grande a fine ottobre era evaso da una casa-lavoro di Castelfranco Emilia (Modena) in cui si trovava dal mese precedente: da una località segreta aveva poi scritto una lunga lettera a Varese News, spiegando il motivo del suo allontanamento dalla struttura a cui era stato assegnato dopo aver scontato 26 anni e 4 mesi di carcere, perché giudicato ancora socialmente pericoloso. Era stato poi rintracciato poco dopo.

La “strage dei fornai”, l’arresto e la condanna

Il 7 gennaio 1998, quando aveva 22 anni, Del Grande sterminò a colpi di fucile la famiglia a Cadrezzate (Varese): il padre Enea, 58 anni, la madre Alida, 53, e il fratello Enrico, 27, che insieme gestivano una panetteria. Fuggì in Svizzera, ma fu arrestato e poi confessò il triplice delitto: alla base contrasti legati alla sua frequentazione con una ragazza della Repubblica Dominicana. Del Grande ha scontato in carcere 25 dei 30 anni ai quali era stato condannato in Appello, dopo l’ergastolo in primo grado e il riconoscimento della semi-infermità mentale. In libertà vigilata si è però reso protagonista di furti e molestie nei confronti del vicinato; da qui la decisione del tribunale di Sorveglianza alla misura cautelare del collocamento nella struttura di Castelfranco Emilia in avrebbe dovuto trascorrere in tutto sei mesi, perché ritenuto socialmente pericoloso.

La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut

Tregua di due settimane in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il cessate il fuoco, però, non riguarda i raid dell’IDF in Libano: a poche ora dall’annuncio di Donald Trump, le Forze di Difesa israeliane hanno reso noto di aver condotto nel giro di pochi minuti, una decina, «la più grande ondata di attacchi contro Hezbollah dall’inizio dell’Operazione “Leone Nascente”».

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L’attacco, spiega l’IDF, era stato «pianificato meticolosamente nel corso di settimane» e ha incluso tra i suoi obiettivi anche il quartier generale di Hezbollah. La maggior parte degli obiettivi colpiti si trovava «nel cuore delle aree abitate», nella parte meridionale di Beirut: Israele ha assicurato che di aver «adottato misure per mitigare i danni», che però dalle immagini sembrano molto elevati. Diverse testimonianze parlano di «scene apocalittiche», con edifici danneggiati o distrutti e colonne di fumo visibili in più punti della città. Fonti mediche riferiscono della presenza di decine di morti in strada e di centinaia di feriti.

La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut
La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut
La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut
La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut
La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut
La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut
La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut

Dopo il massiccio attacco di Israele, il ministero della Salute libanese ha lanciato un appello alla popolazione: «Lasciate libere le strade per il passaggio dei mezzi di soccorso. Gli ingorghi stradali a seguito dei raid, senza precedenti per numero e intensità, stanno ostacolando i soccorsi». Su X intanto il presidente Joseph Aoun ha auspicato che ci siano «sforzi affinché la pace nella regione includa il Libano».

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Circolazione in tilt dopo la frana in Molise, Italia spaccata in due

La riattivazione della frana di Petricciato, dovuta al maltempo, non ha solo mandato in tilt il traffico ferroviario e stradale del Molise, ma di tutta Italia, che al momento risulta spaccata in due. Bloccata la circolazione dei treni, così come dei mezzi pesanti lungo le arterie autostradali del territorio. In alcuni tratti, inoltre, non può viaggiare alcuni tipo di veicolo.

Circolazione in tilt dopo la frana in Molise, Italia spaccata in due
Il fronte franoso di Petricciato (Ansa).

I disagi per il traffico ferroviario

I binari della linea adriatica, tra Montenero di Bisaccia e Termoli, hanno subito una deformazione a seguito della riattivazione della frana, la più estesa d’Europa: la circolazione è stata subito bloccata e non c’è alcuna indicazione sulla possibile ripresa. I treni a lunga percorrenza provenienti da Nord sono limitati ad Ancona e Pescara. Il trasporto Regionale, invece, garantisce il collegamento fino a Vasto San Salvo. Per la Puglia sono possibili percorsi alternativi, con inevitabile allungamento dei tempi di viaggio. A tutto questo si aggiungerà, dal 10 al 13 aprile, il blocco della tratta Roma-Firenze per lavori di potenziamento infrastrutturale sulle linee alta velocità e convenzionale.

Circolazione in tilt dopo la frana in Molise, Italia spaccata in due
Spaccatura nell’asfalto in Molise (Ansa).

Restano chiusi alcuni tratti dell’A14

Oltre ai disagi lungo le ferrovie, ci sono quelli che riguardano la circolazione stradale. Su tutti il parziale blocco dell’autostrada A14. È stato sospeso il divieto di transito per i mezzi pesanti con massa superiore alle 7,5 tonnellate, nel tratto compreso tra Val di Sangro e Vasto sud in direzione Bari. Rimangono comunque attive le chiusure dei tratti compresi tra Vasto sud e Termoli in direzione Bari e tra Poggio Imperiale e Vasto sud in direzione Pescara. A peggiorare la situazione in Molise c’è poi il crollo del ponte sul fiume Trigno lungo la statale 87, travolto dall’ondata di maltempo che si è abbattuta sulla costa.

Il governatore Roberti vede Salvini

La Protezione civile stima settimane di lavori, forse mesi, per ovviare ai disagi causati dalla frana, che ha un fronte di smottamento di circa quattro chilometri. «È un’emergenza nazionale», ha dichiarato Francesco Roberti, presidente della Regione Molise. Previsto un vertice con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.

Vance: «Con l’Iran tregua fragile, ora negoziare in buona fede»

Il cessate il fuoco in Iran è «fragile» e Trump è «desideroso di fare progressi». Lo ha detto il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance a poche ore dall’accordo tra Washington e Teheran per una tregua di due settimane. «Gli iraniani hanno accettato di riaprire Hormuz, gli Usa hanno accettato di fermare gli attacchi. Questa è la base della tregua fragile che abbiamo ora», ha spiegato al Mathias Corvinus Collegium (Mcc) di Budapest, think tank vicino al governo di Viktor Orban. «Come mi ha detto il presidente ieri sera, gli iraniani sono negoziatori migliori di quanto siano combattenti. So che non gradiranno sentirlo, ma è vero», ha aggiunto. Trump, ha concluso, «è impaziente di ottenere risultati e ci ha chiesto di negoziare in buona fede». Le trattative inizieranno venerdì 10 aprile a Islamabad, in Pakistan. A capo della delegazione americana ci sarà lo stesso Vance, mentre il capo negoziatore per l’Iran sarà il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.

Vance: «Con l’Iran tregua fragile, ora negoziare in buona fede»
JD Vance (Ansa).

Vance: «Delusi dall’Ue sull’Ucraina, Meloni e Orban ci hanno aiutati»

Vance è anche intervenuto sulla guerra in Ucraina, dicendo che gli Stati Uniti amano «l’Europa e le sue culture, visto che sono in fondo una nazione figlia del continente europeo», ma che sono «delusi da molta leadership politica europea, che non sembra davvero interessata a risolvere il conflitto». «Abbiamo avuto aiuto da alcuni partner. Giorgia Meloni è stata molto utile, così come alcune capitali europee, almeno dietro le quinte. Ma il più utile è stato Viktor Orban, perché ci ha spinto a comprendere entrambe le parti», ha evidenziato.

Dopo la tregua con l’Iran, Kyiv chiede agli Usa di riportare l’attenzione sulla guerra in Ucraina

Dopo il cessate il fuoco con l’Iran, Kyiv ha esortato gli Stati Uniti a riportare l’attenzione sulla guerra in Ucraina. «Accogliamo con favore l’accordo tra il presidente Trump e il regime iraniano per sbloccare lo Stretto di Hormuz e cessare il fuoco, così come gli sforzi di mediazione del Pakistan. La fermezza americana sta dando i suoi frutti. Crediamo sia giunto il momento di dimostrare sufficiente fermezza per costringere Mosca a un cessate il fuoco e a porre fine alla guerra contro l’Ucraina», ha scritto su X il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga.

Raid russo su Zaporizhzhia: una vittima

Intanto le autorità locali ucraine segnalano che «i russi hanno colpito il distretto di Zaporizhia con bombe guidate» causando una vittima. A riferirlo è stato il governatore Ivan Fedorov. Nel villaggio di Balabyne, ha spiegato, edifici residenziali e non sono stati distrutti o danneggiati a seguito dell’attacco, e sono scoppiati degli incendi. Il corpo della persona deceduta è stato ritrovato sotto le macerie di una delle case coinvolte.

‘Ndrangheta, maxi operazione della polizia in cinque regioni: 54 arresti

Gli agenti della polizia di Stato hanno effettuato l’arresto di 54 persone tra le province di Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Benevento, Milano, Rovigo e Viterbo, nell’ambito di un’inchiesta che ha dato conferma della piena operatività della consorteria di ‘ndrangheta nota come “Locale dell’Ariola” e, in particolare, della ‘ndrina che fa capo alle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne. Coinvolto per aspetti legati al traffico di stupefacenti anche Marco Ferdico, uno degli indagati dell’inchiesta “Doppia Curva”.

I reati contestati ai 54 arrestati

Le persone fermate sono accusate a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, lesioni aggravate, ricettazione, danneggiamento aggravato, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, detenzione di materiale esplodente, estorsione, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, procurata inosservanza di pena, favoreggiamento personale, trasferimento fraudolento di valori e uccisione di animali.

Le misure cautaleri disposte

Tra i nomi che spiccano per la gravità dei capi d’imputazione (che vanno dall’associazione mafiosa al narcotraffico) figurano elementi di spicco della ‘ndrangheta come Gerardo Accorinti, Ferdinando Bartone, Michele Carnovale e i componenti dei clan Emanuele, Idà e Castagna. Per loro è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Marco Idà, Michele Idà, Domenico Nardo e Domenico Zannino sono stati posti agli arresti domiciliari con il divieto assoluto di comunicare con l’esterno. Per altri indagati (tra cui Michelangela Alessandria e Marco Fiorillo) è stata invece applicata la misura congiunta dell’obbligo di dimora con permanenza notturna e di presentazione alla polizia giudiziaria per quattro giorni a settimana.