Nel corso di una conferenza stampa svoltasi al Patriarcato di Gerusalemme, al termine della visita natalizia a Gaza, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha offerto la sua visione sulla situazione nella Striscia. Dopo aver trascorso il fine settimana nella parrocchia cattolica della Sacra Famiglia, Pizzabala ha sottolineato che, allo stato attuale, non si registra una condizione di carestia. «Almeno il cibo c’è», ha dichiarato, spiegando che «dobbiamo dire che non c’è più carestia o fame. Le cose stanno arrivando. Non tutto, ma è una situazione completamente diversa rispetto a sei mesi fa». Nel corso degli incontri avuti con la popolazione locale, ha riferito, è emersa la volontà di guardare avanti: «Vogliamo parlare del futuro. La nostra comunità voleva festeggiare il Natale con gioia».
Pizzaballa: «Gaza deve voltare pagina e avere un futuro diverso»
Pizzaballa ha quindi richiamato l’attenzione sul futuro, ribadendo l’importanza del piano in 20 punti elaborato da Donald Trump per il futuro di Gaza. Il patriarca ha espresso l’auspicio che il progetto «sia completato», riconoscendo tuttavia le difficoltà del percorso: «Sappiamo che non è così semplice come si pensa, ma è l’unica tabella di marcia che abbiamo, quindi dobbiamo continuare così». In questo contesto, ha invitato la comunità internazionale a un ruolo più attivo: «Penso che gli altri Paesi e coloro che hanno relazioni con Hamas debbano impegnarsi molto per convincerli di questo». Secondo il cardinale, l’obiettivo deve essere chiaro: «Siamo convinti che Gaza debba voltare pagina e avere un futuro completamente diverso».
Il vescovo William Shomali: «A Gaza in tanti in situazione di povertà estrema»
Alla conferenza stampa è intervenuto anche il vescovo William Shomali, vicario patriarcale per Gerusalemme, la Cisgiordania e Gaza, che ha confermato la valutazione generale sulla disponibilità di beni alimentari, evidenziandone però i limiti. «Al mercato c’è qualcosa da mangiare, anche frutta, anche verdura, ma si paga in contanti o tramite PayPal. Non tutti hanno contanti. Quindi il problema rimane. C’è frutta, ma molte persone, come in Cisgiordania, possono trovare di tutto, ma hanno bisogno di soldi per comprarla alla fine». Shomali ha poi richiamato l’attenzione sulle difficoltà economiche diffuse: «C’è povertà, povertà estrema, soprattutto perché molte persone, la maggior parte, non lavorano, quindi non hanno entrate». Una parte consistente della popolazione, ha aggiunto, sopravvive grazie agli aiuti: «Non ricevono nulla. E vivono grazie agli aiuti forniti dalle agenzie delle Nazioni Unite. Inoltre, sono orgoglioso di dire che le associazioni cattoliche sono molto attive». Tra le criticità segnalate figura anche la mancanza di farmaci: gli antibiotici, ha concluso, «sono diventati come una valuta pregiata».