La famiglia Agnelli ha creato una fondazione senza scopo di lucro per restare socio di minoranza con una quota del 20 per cento del quotidiano La Stampa, recentemente ceduto al gruppo Sae. Il nome scelto è Fondazione 9 febbraio 1867: un riferimento alla data di pubblicazione del primo numero della Gazzetta Piemontese, poi diventata La Stampa il 31 marzo 1895.
La quota di minoranza non implica responsabilità di gestione
La decisione, scrive l’Ansa, è emersa in occasione dell’incontro tra il nuovo editore Alberto Leonardis, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il presidente di Gedi Paolo Ceretti e le organizzazioni sindacali. La quota di minoranza non implicherà responsabilità di gestione: la famiglia Agnelli parteciperà però al nuovo progetto editoriale con due obiettivi: garantire l’identità e il posizionamento della testata e consolidare il rapporto col territorio.
Lufthansa ha fatto sapere che a giugno eserciterà un’opzione per acquisire un ulteriore 49 per cento di Ita Airways, portando la propria quota dal 41 al 90 per cento per un corrispettivo di 325 milioni di euro concordato al momento della firma dell’accordo con il Mef nel 2023. Il completamento dell’operazione è atteso nel primo trimestre del 2027, subordinato alle autorizzazioni regolamentari della Commissione europea e del Dipartimento di Giustizia americano. A seguito del closing, Ita sarà pienamente integrata nel Gruppo Lufthansa come quinta compagnia aerea di rete, sia sul piano organizzativo che finanziario. Il Mef manterrà inizialmente il restante 10 per cento, con possibilità per Lufthansa di acquisire anche questa tranche nel 2028.
La Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato una legge per istituire un tribunale militare speciale incaricato di processare i 300 presunti terroristi palestinesi accusati di aver commesso atrocità il 7 ottobre 2023, con 93 voti a favore e nessuno contrario. In base al provvedimento, il tribunale potrà accusare gli aggressori di tutti i reati pertinenti, tra cui il genocidio. Coloro che venissero condannati per genocidio rischierebbero la pena di morte. La legge stabilisce inoltre che chiunque sia sospettato, accusato o condannato per i crimini del 7 ottobre non può essere rilasciato tramite accordi di liberazione dei detenuti. Tuttavia, l’attuazione del testo potrebbe essere ritardata da disaccordi tra i ministeri della Difesa e delle Finanze in merito ai costi previsti per l’istituzione del tribunale speciale.
Il ministro della Giustizia: «Uno dei momenti più importanti»
La legge è stata presentata congiuntamente dal deputato del partito Sionismo Religioso Simcha Rothman,della coalizione di governo e dalla deputata di Yisrael Beytenu Yulia Malinovsky dell’opposizione. Il ministro della Giustizia Yariv Levin ha definito l’approvazione della legge «uno dei momenti più importanti dell’attuale Knesset». «Si percepisce che stiamo facendo la cosa giusta trovando un modo per unirci in questo momento, anche se siamo alla vigilia delle elezioni e nonostante tutti i disaccordi esistenti», ha aggiunto.
Sarà il giudice contabile Donato Luciano, finora capo dell’ufficio legislativo del MiC, a prendere il posto di Emanuele Merlino, il capo della segreteria tecnica silurato dal ministroAlessandroGiuli. Lo riporta Il Foglio, sottolineando che Luciano è molto stimato al Quirinale.
Luciano era stato scelto come capo dell’ufficio legislativo del MiC a gennaio del 2024 dall’allora ministro Gennaro Sangiuliano: consigliere della Corte dei conti con funzioni di Vice Procuratore Generale, ricopriva già il ruolo di vice capo di gabinetto vicario del ministero. Avvocato nato a Potenza nel 1972, Luciano è anche giudice della Corte di Giustizia Tributaria di appello del Lazio, Presidente del Comitato di sorveglianza di grandi imprese in amministrazione straordinaria, Presidente del Collegio dei Revisori dei conti di Università e Componente della Cabina di Regia per il Codice dei Contratti pubblici.
Emanuele Merlino (Imagoeconomica).
Il futuro di Merlino e quello della capo di gabinetto
Per quanto riguarda Merlino – uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – Repubblica riporta che inizialmente è stato valutato per lui un ruolo di coordinamento nel gruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati. Difficile però liberare questa casella: possibile che gli venga assegnato anche un secondo incarico, che integri l’appannaggio nel gruppo a Montecitorio, ma c’è anche l’opzione di un “trasloco” ai vertici di un altro ministero. Il “salvataggio” di Merlino permetterebbe a Giuli di rimuovere anche la capo di gabinetto Valentina Gimignani, con cui non è mai entrato in sintonia.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha invitato 17 dirigenti di grandi aziende americane ad accompagnarlo nel suo viaggio in Cina dove incontrerà il suo omologo cinese Xi Jinping e in cui spera di sbloccare una serie di accordi commerciali. Nella lista diffusa dalla Casa Bianca figurano rappresentanti di importanti realtà finanziarie, tecnologiche e aerospaziali tra cui Elon Musk (Tesla), Tim Cook (Apple), Kelly Ortberg (Boeing), David Solomon (Goldman Sachs), Stephen Schwarzman (Blackstone), Larry Fink (BlackRock), Jane Fraser (Citigroup), Dina Powell McCormick (Meta Platforms), Larry Culp (General Electric), Brian Sikes (Cargill), Chuck Robbins (Cisco Systems), Sanjay Mehrotra (Micron Technology), Cristiano Amon (Qualcomm), Ryan McInerney (Visa), Michael Miebach (Mastercard), Jacob Thaysen (Illumina) e Jim Anderson (Coherent). Un portavoce di Cisco ha detto alla Cnbc che l’ad Chuck Robbins era stato invitato dalla Casa Bianca a partecipare al viaggio ma non potrà essere presente a causa di altri impegni.
I grandi assenti
Secondo una fonte a conoscenza dei fatti, il gruppo non includerà Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, l’azienda di maggior valore al mondo e produttrice dei chip avanzati che alimentano il boom globale dell’intelligenza artificiale. La sua esclusione rappresenta una potenziale battuta d’arresto per la società nel suo tentativo di esportare i suoi processori per l’AI in Cina. Anche General Motors, Disney e Alphabet sono gruppi con interessi significativi a Pechino i cui top manager, tuttavia, non figurano nell’elenco. Trump arriverà in Cina mercoledì 13 maggio e il vertice con Xi Jinping si terrà tra giovedì 14 e venerdì 15. È il primo presidente americano a visitare Pechino in quasi 10 anni. È stato anche l’ultimo, nel novembre 2017, quando fu accolto nella Città Proibita con i canonici colpi di cannone.
La MV Hondius, dove si è sviluppato un focolaio di hantavirus, è ripartita dalle Canarie dopo aver fatto sbarcare tutti i passeggeri. A bordo rimangono solo 26 membri dell’equipaggio. La nave da crociera è diretta verso Rotterdam, nei Paesi Bassi: l’arrivo è previsto per domenica 17 maggio. Per quanto riguarda l’Italia https://www.lettera43.it/hantavirus-quarantena-quattro-persone-italia-come-stanno/, è arrivata la notizia della negatività del cittadino sudafricano in isolamento a Padova.
Negativo l’uomo in isolamento in Veneto
«È negativo il test della persona in isolamento» a Padova perché sullo stesso volo Johannesburg-Amsterdam della donna olandese morta poi di hantavirus. Lo ha riferito questa mattina Maria Rosaria Campitello, capo del dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute: «Questo non significa che non si potrebbe un domani positivizzarsi, ma ci lascia ben sperare perché è asintomatico, ha un test oggi negativo, ricordando che la misura di sanità pubblica è sicuramente sempre la quarantena e la sorveglianza, però ci lascia buone speranze». L’uomo in quarantena in Veneto è un cittadino sudafricano. In Italia sono in tutto quattro le persone poste in isolamento: gli altri casi in Calabria, Toscana e Campania.
L’arrivo dei croceristi nei Paesi Bassi (Ansa).
Terminati i rimpatri dei croceristi
L’evacuazione della MV Hondius, come detto, è terminata. Gli ultimi due aerei che trasportavano passeggeri, membri dell’equipaggio e medici (in totale 28 persone) sono atterrati ieri sera a Eindhoven, nei Paesi Bassi, dove è stata disposta la quarantena anche per 12 dipendenti di un ospedale che ha in cura un positivo, a causa di errori di procedura nel trattare urina e sangue.
Salgono a nove i casi confermati
I casi confermati sono però saliti a nove. Agli otto già segnalati si è aggiunto un crocerista spagnolo, risultato positivo al test per l’hantavirus cui è stato sottoposto all’arrivo ieri all’ospedale della Difesa Gomez Ulla di Madrid assieme ad altri 13 connazionali, tutti asintomatici al momento dello sbarco dalla nave. Il paziente è ritenuto «positivo in maniera provvisoria» in attesa dell’esito di un secondo test a cui sarà sottoposto nelle prossime ore, riferiscono fonti del ministero della Sanità.
Un crocerista dopo lo sbarco a Tenerife (Ansa).
La circolare del ministero della Salute
Il ministero della Salute ha diffuso una circolare che prescrive una serie di comportamenti adatti a evitare il contagio e assegna compiti specifici a Regioni e aziende sanitarie. Il documento prevede una quarantena fiduciaria di sei settimane per i contatti ritenuti ad alto rischio di aver contratto l’hantavirus, non solo i passeggeri della nave da crociera ma quelli di «aerei seduti nella stessa fila, e entro due file in tutte le direzioni in un volo lungo sei ore» rispetto a un caso confermato di contagio. I contatti ad alto rischio dovrebbero «utilizzare una stanza propria, mantenere una distanza di almeno due metri dai membri della famiglia, non usare le stesse stoviglie, aprire le finestre per garantire la ventilazione». Vietati mezzi pubblici e voli commerciali. Per chi ha avuto contatti brevi o occasionali, è previsto l’automonitoraggio di febbre, mialgie, cefalea, affaticamento e sintomi respiratori, sempre per 42 giorni. In caso di sintomi isolamento immediato e segnalazione alle autorità sanitarie per test e valutazione medica. Il rischio di diffusione dell’Hantavirus Andes in Italia, sottolinea il ministero della Salute, «è molto basso».
Il presidente americano Donald Trump sta incontrando in queste ore la sua squadra per la sicurezza nazionale e gli alti vertici delle forze armate Usa per discutere le future strategie per il conflitto con l’Iran, inclusa la possibilità di riprendere le azioni militari. Lo riferisce la Cnn, citando fonti informate. Il tycoon sarebbe irritato dalla continua chiusura dello Stretto di Hormuz, dal rifiuto di Teheran di fare concessioni significative a Washington e dalle divisioni interne alla leadership iraniana che ostacolano i colloqui sulla questione nucleare. I funzionari del Pentagono sono divisi sui prossimi passi. Alcuni sono favorevoli a una maggiore pressione militare, compresi attacchi mirati, mentre altri preferiscono ancora perseguire la via diplomatica.
Teheran: «Se Usa tornano ad attaccare un’opzione è arricchire l’uranio al 90 per cento»
Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale e la politica estera iraniana, ha affermato che l’Iran potrebbe arricchire l’uranio fino al 90 per cento di purezza se il Paese subisse un altro attacco. «Ne discuteremo in parlamento», ha scritto su X. Mentre le centrali nucleari utilizzano uranio arricchito al 3-5 per cento, le armi nucleari richiedono in genere un arricchimento del 90 per cento.
The devil wears Zaia 2. Come per il celebre film che ha mostrato i segreti del mondo della moda al grande pubblico, anche in Veneto tutti gli occhi sono puntati sul più atteso sequel della storia degli ultimi anni. E se per Il diavolo veste Prada il tema resta l’industria fashion e quella dell’editoria, tra sfilate e giochi di potere, a Venezia e Treviso si parla ancora del destino del Doge. Dominus incontrastato della politica regionale dal 2010, Luca Zaia sta girando il secondo tempo della sua carriera, dettando temi e agenda a livello nazionale, malgrado lo stop alla sua rielezione imposto dalla coalizione di centrodestra. E nel ruolo che si è ritagliato, quello di presidente del Consiglio regionale veneto, sta ad Alberto Stefani come la 76enne global editor di VogueAnna Wintour sta a Chloe Malle (40 anni), che dal 2025 l’ha sostituita alla guida dell’edizione americana della rivista.
Il segretario della Lega Matteo Salvini con Alberto Stefani e Luca Zaia (foto Ansa).
L’ex governatore è in prima fila a ogni taglio di nastro
Allo stesso modo di Wintour, che ha ispirato la figura di Miranda Priestly, protagonista del film, l’ex governatore è in prima fila a ogni taglio di nastro che si rispetti, pronto per la photo opportunity, a fare ombra al nuovo arrivato. Per le Olimpiadi invernali è arrivato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Cortina, e Zaia era lì prima di Stefani (in ritardo) a stringergli la mano. Sui giornali nazionali compare solo il Doge, con le sue mire a fare il referente del Nord per la Lega, i dissidi con Matteo Salvini e le strizzate d’occhio ai figli di Silvio Berlusconi su diritti civili e fine vita.
Luca Zaia con Alberto Stefani e il ministro delle Infrastrutture e leader della Lega, Matteo Salvini (foto Ansa).
L’autoinvito a colloquio da Marina Berlusconi
Dopo i giorni trascorsi al Vinitaly, Zaia ha fatto tappa anche al Salone del Mobile di Milano e ne ha approfittato per autoinvitarsi a colloquio dalla primogenita del Cav, Marina, che conosce dai tempi dei “caminetti” con Umberto Bossi, organizzati dal padre a Villa San Martino, ad Arcore. Congelati i rapporti con Giorgia Meloni dopo il boom di preferenze alle Regionali che ha “asciugato” Fratelli d’Italia, Zaia-prezzemolino dispensa consigli ai Berlusconi jr, preoccupati che Antonio Tajani possa soffiar loro il partito di mano, gonfiando tessere e organizzando congressi con candidati unici.
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).
Lui non è mica il sostituto del “ragazzetto”
I giornali danno enfasi alle mosse del Doge. Qualcuno pensa che voglia fare il leader di Forza Italia (c’è chi addirittura ricorda che Silvio aveva parlato di lui come possibile candidato premier). Ma la verità è che, coi suoi, Zaia si lamenta di Salvini che gli ha proposto di fare il vicesegretario al posto di Stefani. E lui ha rifiutato. Perché non è mica il sostituto del “ragazzetto”. Racconta, tra l’altro, che Matteo non lo può più vedere, quel “ragazzetto”. Poi, da quando Stefani ha postato solo foto del Vinitaly con Meloni e nessuna con lui, il segretario leghista non ne vuole più neanche sentir parlare, dice il Doge. E il racconto prosegue con altre lamentele sullo stato del partito in Veneto, con Stefani e Salvini che lo avrebbero circondato nominando commissario regionale Andrea Tomaello, consigliere della Lista Stefani.
Insomma, Zaia-Wintour ha il suo Met gala sui giornali, nelle foto con Mattarella e il suo podcast, Il fienile, realizzato con gli amici famosi conosciuti durante i 15 anni di governo di una Regione prospera. Ma poi, a osservarlo da vicino, è tutto veneto (proprio come nel famoso sketch coi Journalai sullo spritz che va fatto solo con prosecco e Aperol, entrambi prodotti veneti). E l’immagine rimanda all’intervista al New York Times in cui Wintour gela Malle, scuote la testa mentre quest’ultima parla, quindi sorride e la corregge. Ecco, non resta che attendere The devil wears Zaia 3, quando forse il Doge realizzerà il suo sogno e si ricandiderà di nuovo per Palazzo Balbi, nel 2030, soffiando la candidatura al “ragazzetto”, dopo il breve giro in parlamento al quale sarà costretto nel 2027 per far crescere il partito, in picchiata nei consensi a causa del leader che tanto critica, ma al cui volere quasi sempre si adegua.
I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno trovato un accordo politico per sanzionare esponenti dei coloni israeliani che attaccano le comunità palestinesi in Cisgiordania: l’Ungheria di Péter Magyar, appena subentrato a Viktor Orban, ha tolto il veto contro le misure, sulle quali era necessaria l’unanimità. Si parla di congelamento dei beni in Europa e di divieto di ingresso nell’Ue. L’intesa era stata preannunciata da Kaja Kallas, responsabile della politica estera dell’Ue, prima di una riunione dei ministri degli Esteri dei Ventisette. Adottati provvedimenti anche contro dirigenti di Hamas. Non è stata invece raggiunta l’intesa su eventuali dazi sui prodotti degli insediamenti illegali nei Territori occupati: manca ancora la necessaria maggioranza qualificata.
Tajani: «Importante passo avanti»
Le sanzioni che verranno comminate dall’Ue ad alcuni esponenti del movimento dei coloni che attaccano le comunità palestinesi in Cisgiordania sono «un importante passo avanti». Lo ha detto Antonio Tajani, aggiungendo che, per quanto riguarda gli aspetti commerciali, «arriverà una proposta della Commissione su possibili iniziative commerciali per sanzionare i coloni più violenti attraverso un blocco doganale dei loro prodotti».
EU Foreign Ministers just gave the go-ahead to sanction Israeli settlers over violence against Palestinians.
They also agreed new sanctions on leading Hamas figures.
It was high time we move from deadlock to delivery. Extremisms and violence carry consequences.
«L’estremismo e la violenza comportano delle conseguenze», ha scritto Kallas su X.
La reazione di Israele: «Decisione arbitraria»
«Israele respinge fermamente la decisione di imporre sanzioni a cittadini e organizzazioni israeliane. L’Ue ha scelto in modo arbitrario a causa delle sue opinioni politiche e senza alcun fondamento», ha scritto su X il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, definendo inoltre «oltraggioso» il «paragone che l’Ue ha scelto di fare tra cittadini israeliani e terroristi di Hamas, equivalenza morale completamente distorta». Ad aprile del 2024 erano stati sanzionati quattro coloni e due organizzazioni di estrema destra. In questo caso i coloni colpiti dovrebbero essere sette.
Israel firmly rejects the decision to impose sanctions on Israeli citizens and organizations.
The European Union has chosen, in an arbitrary and political manner, to impose sanctions on Israeli citizens and entities because of their political views and without any basis.…
— Gideon Sa'ar | גדעון סער (@gidonsaar) May 11, 2026
Eni ha pubblicato Eni for 2025 – A just transition, il report volontario di sostenibilità che illustra i risultati raggiunti nel corso dell’anno e le azioni intraprese verso una transizione energetica giusta per le persone e i territori. Giunto alla ventesima edizione, il documento è pensato per accrescere la conoscenza da parte degli stakeholder della strategia e dell’impegno di Eni, rappresentando in modo trasparente il suo approccio integrato agli obiettivi di sostenibilità.
Diminuite del 31 per cento le emissioni nette di gas a effetto serra dell’Upstream
Eni for 2025 ripercorre i principali risultati conseguiti nel corso dell’anno secondo le cinque direttrici di integrazione della sostenibilità sociale ed ambientale nel modello di business, ovvero neutralità carbonica al 2050, protezione dell’ambiente, valore delle nostre persone, alleanze per lo sviluppo e sostenibilità nella catena del valore. Per Eni il 2025 è stato l’anno in cui la coerenza della strategia e della sua esecuzione le hanno consentito di raggiungere gli obiettivi fissati nonostante il contesto volatile e la difficoltà dello scenario internazionale. In particolare, le emissioni nette di gas a effetto serra dell’Upstream sono diminuite del 31 per cento rispetto al 2024 e del 68 per cento rispetto alla baseline 2018, in linea con l’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette Scope 1+2 dell’Upstream entro il 2030 e di Eni entro il 2035. Un risultato conseguito anche grazie al controllo costante delle emissioni di metano e al raggiungimento del target di zero routine flaring per le attività operate.
Impianto Eni (Eni).
I risultati di Plenitude ed Enilive
Plenitude ha raggiunto 5,8 GW di capacità rinnovabile installata, in crescita del +41 per cento sull’anno precedente, proseguendo verso il target di 15 GW al 2030, oltre ad aver avviato in Texas il suo più grande impianto di stoccaggio a batterie, con una capacità di 200 MW. Enilive ha continuato a espandere la capacità di bioraffinazione realizzando tre nuove bioraffinerie e due ulteriori progetti in Italia e all’estero, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 i 5 milioni di tonnellate di capacità di lavorazione, rispetto agli attuali 1,65 milioni, per la produzione di biocarburanti Hvo (Hydrogenated vegetable oil) e Saf (Sustainable aviation fuel). Nel 2025 è stata inoltre costituita, in joint venture con il fondo di private equity Gip, la società satellite della Carbon capture & storage (Ccs) che valorizzerà i progetti di cattura e stoccaggio del portafoglio Eni. Questi risultati confermano l’efficacia del modello satellitare di Eni come fattore strategico per attrarre capitali dedicati, valorizzare i singoli business e accelerarne la crescita raggiungendo gli obiettivi prefissati di transizione.
Sicurezza, diritti umani e inclusione al centro dell’impegno dell’azienda
Al centro del modello Eni restano le persone. L’azienda opera nel rispetto dei più elevati standard etici e dei principali framework internazionali, promuovendo sicurezza, diritti umani e inclusione. L’azienda si è classificata al primo posto nel Corporate human rights benchmark e ha ottenuto la certificazione per la parità di genere UNI PdR 125:2022. Nel corso dell’anno ha investito 81 milioni di euro in progetti di sviluppo locale per l’accesso all’energia, all’acqua e ai servizi sanitari, oltre che per la diversificazione economica, la formazione e salute delle comunità, raggiungendo circa 3 milioni di persone nei Paesi in cui opera tramite iniziative realizzate in partnership con gli stakeholder – partner, istituzioni, ong organizzazioni internazionali e comunità locali – per continuare a generare valore condiviso e duraturo.
Le forze armate israeliane hanno condannato a 21 giorni di carcere il soldato che nel sud del Libano aveva profanato una statua della Madonna, mettendole una sigaretta in bocca. Il gesto, ripreso da un collega, era avvenuto nel villaggio di Debel e le immagini, venute alla luce e circolate sui social la settimana scorsa, avevano suscitato durissime polemiche. Anche perché, ancora prima, un soldato dell’Idf aveva profanato un crocifisso prendendolo a bastonare. Il militare che ha ripreso l’autore del vilipendio è stato condannato a 14 giorni di carcere.
Israeli soldier desecrating a Virgin Mary statue by placing a cigarette in its mouth in southern Lebanon. pic.twitter.com/tD1xiVCnQn
L’Idf aveva affermato che «la condotta del soldato si discosta completamente dai valori che ci si aspetta» dal personale dell’esercito di Tel Aviv, aggiungendo: «A seguito di una prima verifica, l’immagine in questione è stata scattata diverse settimane fa». Le forze armate israeliane avevano poi preannunciato eventuali «provvedimenti disciplinari nei confronti del soldato». Il militare protagonista del precedente episodio di vilipendio e il collega che lo aveva ripreso erano stati rimossi dal servizio operativo e condannati a 30 giorni di carcere.
La Germania sta vivendo la più profonda trasformazione militare dalla fine della Guerra fredda. Il conflitto in Ucraina ha ribaltato gli equilibri continentali e, sia con il governo passato di Olaf Scholz sia con quello attuale di Friedrich Merz, l’approccio tedesco è cambiato: dopo decenni di prudenza strategica, Berlino ha avviato una vasta riforma della Bundeswehr, cioè l’esercito, sotto il segno della Zeitenwende, la “svolta epocale” annunciata appunto da Scholz in seguito all’invasione russa del 2022. Merz, al governo dal 2025, ha assunto una postura ancora più aggressiva e si è posto l’obiettivo di creare entro il 2030 la più grande armata continentale: nella nuova strategia militare nazionale, resa nota alla fine di aprile, la Russia è considerata il nemico principale.
Friedrich Merz durante un’esercitazione delle forze armate tedesche (foto Ansa).
L’obiettivo: rafforzare la capacità difensiva entro il 2030
Al centro della nuova riforma della Bundeswehr ci sono tre obiettivi fondamentali: il riarmo, l’aumento del personale e l’accelerazione burocratica. Il volto di questa trasformazione è diventato il ministro della Difesa Boris Pistorius, che ha promosso una revisione strutturale dell’apparato militare, definendo le forze armate kriegstüchtig, cioè pronte a sostenere un conflitto ad alta intensità: l’obiettivo è rafforzare la capacità difensiva, anche in risposta alle richieste della Nato, prima del 2030, anno in cui secondo alcune analisi di intelligence occidentali potrebbe diventare possibile un attacco di Mosca a Berlino. Poco importa che nella realtà al Cremlino nessuno pensi davvero di marciare verso la Porta di Brandeburgo, che a questo ritmo si sposterebbe dal Donbass alla Sprea in circa un centinaio d’anni.
Il ministro della difesa tedesco, Boris Pistorius (foto Ansa).
Un terzo dei diciottenni maschi non ha risposto al questionario
I piani di Merz e Pistorius non paiono piacere nemmeno ai tedeschi stessi, visto che – secondo i sondaggi condotti in questi mesi – sostengono sì in astratto il rafforzamento della Bundeswehr, ma non mostrano certo entusiasmo nel scendere personalmente sul sentiero di guerra. L’ultimo dato rilevante in questa direzione è che circa un terzo dei diciottenni tedeschi maschi, chiamati a compilare il nuovo questionario sulla partecipazione al servizio di leva, non ha nemmeno risposto; mentre fra le ragazze, per le quali la partecipazione è volontaria, solo il tre per cento si è preso la briga di dare un segnale.
Il cancelliere Friedrich Merz con i soldati tedeschi (foto Ansa).
Dall’inizio del 2026 il questionario della Bundeswehr è il primo passo della nuova riforma del servizio militare tedesco. Tutti i diciottenni ricevono una lettera dal governo con un link o Qr code per compilare un modulo online, dove vengono chieste informazioni su salute, forma fisica, studi, patente, competenze tecniche e disponibilità a svolgere un periodo di servizio militare o civile. Chi lo ignora può ricevere richiami amministrativi e multe.
Si vuole portare il numero dei soldati attivi a circa 260 mila unità
In teoria il governo vuole portare il numero dei soldati attivi a circa 260 mila unità, ma l’impresa non è facile, proprio perché i giovani tedeschi non sono particolarmente convinti che riarmo e leva obbligatoria siano la strada giusta che la Germania deve percorrere: secondo uno studio YouGov, il 55 per cento dei giovani tra 16 e 26 anni è contrario a un servizio obbligatorio, mentre solo il 38 per cento è favorevole; un’altra ricerca per Ndr Info ha mostrato un quadro ancora più netto, per cui tra i 18-29enni solo il 29 per cento sostiene il ritorno della Wehrpflicht, la leva obbligatoria, contro il 61 per cento che la respinge apertamente. Anche Greenpeace Germania, in un’indagine del 2025 tra giovani dai 16 ai 25 anni, ha rilevato una forte opposizione: il 57 per cento rifiuta la reintroduzione della coscrizione e il 61 per cento considera la misura una minaccia ai diritti individuali.
Militari dell’esercito tedesco (foto Ansa).
Un cancelliere poco popolare va contro le nuove generazioni
A oltre tre anni dall’annuncio della Zeitenwende e dall’avvio della riforma della Bundeswehr, il bilancio a Berlino resta quindi ambiguo: la Germania ha aumentato drasticamente la spesa militare e ridefinito la propria strategia di sicurezza, ma la trasformazione concreta dell’esercito procede più lentamente delle ambizioni politiche. Merz, il cancelliere meno popolare della Germania riunificata, sta cercando di conciliare memoria storica, pressioni geopolitiche e nuove esigenze di difesa europea, andando però contro la grande maggioranza delle nuove generazioni. E rischiando spaccature interne che, unite ai molti problemi sul tappeto ancora irrisolti, mettono a rischio la stabilità del governo.
All’indomani della decisione di cambiare i vertici del proprio staff, con i decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del MiC e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, a capo della sua segreteria personale, Alessandro Giuli è stato ricevuto a Palazzo Chigi. Il ministro della Cultura è arrivato attorno alle 15:15, pochi minuti prima della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ed è rimasto nella sede del governo per circa un’ora.
È tutto pronto a Vienna per l’Eurovision Song Contest 2026. La kermesse musicale, che verrà ospitata nella capitale austriaca per la terza volta (dopo le edizioni del 1967 e del 2015), quest’anno compie 70 anni. La città si è aggiudicata il diritto di organizzare il contest grazie alla vittoria di JJ nel 2025. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno presso la Wiener Stadthalle, una delle arene più importanti d’Europa. Ecco tutto ciò che c’è da sapere su date, orari, Paesi in gara e canali dove vedere la competizione.
Eurovision Song Contest 2026: quando e dove vederlo
Il calendario segue il format tradizionale articolato in tre serate. La prima semifinale si terrà martedì 12 maggio 2026, la seconda semifinale giovedì 14 maggio 2026, mentre la finale è in programma per sabato 16 maggio 2026. Anche quest’anno la Rai garantirà una copertura completa dell’evento. Le due semifinali saranno trasmesse in diretta alle 21 su Rai 2, mentre la finale andrà in onda su Rai 1 sempre in prima serata. Sarà inoltre possibile seguire tutte le serate in simulcast su RaiPlay, Rai Radio2 e RaiPlay Sound. La telecronaca italiana sarà affidata a Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini, mentre la conduzione internazionale a Victoria Swarovski e Michael Ostrowski.
Eurovision Song Contest 2026: i Paesi in gara
L’edizione 2026 vedrà la partecipazione di 35 Paesi, un numero inferiore rispetto agli anni precedenti. La riduzione è dovuta ai ritiri annunciati da Spagna, Irlanda, Islanda, Slovenia e Paesi Bassi, in dissenso con la decisione di non escludere Israele dalla competizione. Alla finale accederanno i 20 Paesi qualificati attraverso le due semifinali, ai quali si aggiungeranno i cinque membri storici del Big Five — Italia, Francia, Germania, Regno Unito — e l’Austria, qualificata automaticamente in quanto Paese ospitante.
Eurovision Song Contest 2026: la scaletta della prima semifinale
Ecco l’elenco dei Paesi in gara durante la prima semifinale, con i rispettivi cantanti e titoli delle canzoni:
Moldavia, Satoshi con Viva, Moldova!
Svezia, Felicia con My System
Croazia, Lelek con Andromeda
Grecia, Akylas con Ferto
Portogallo, Bandidos do Cante con Rosa
Georgia, Bzikebi con On Replay
Finlandia, Linda Lampenius & Pete Parkkonen con Liekinheitin
Montenegro, Tamara Živković con Nova zora
Estonia, Vanilla Ninja con Too Epic to Be True
Israele, Noam Bettan con Michelle
Belgio, Essyla con Dancing on the Ice
Lituania, Lion Ceccah con Sólo quiero más
San Marino, Senhit feat. Boy George con Superstar
Polonia, Alicja con Pray
Serbia, Lavina con Kraj mene
Nel corso della serata si esibiranno anche due dei cinque artisti che sono di diritto in finale, ovvero Sal Da Vinci per l’Italia e Sarah Engels per la Germania.
Eurovision Song Contest 2026: la scaletta della seconda semifinale
Questi invece i Paesi che gareggeranno durante la seconda semifinale:
Bulgaria, Dara con Bangaranga
Azerbaigian, Jiva con Just Go
Romania, Alexandra Căpitănescu con Choke Me
Lussemburgo, Eva Marija con Mother Nature
Repubblica Ceca, Daniel Žižka con Crossroads
Armenia, Simón con Paloma rumba
Svizzera, Veronica Fusaro con Alice
Cipro, Antigoni con Jalla
Lettonia, Atvara con Ēnā
Danimarca, Søren Torpegaard Lund con Før vi går hjem
Australia, Delta Goodrem con Eclipse
Ucraina, Leléka con Ridnym
Albania, Alis con Nân
Malta, Aidan con Bella
Norvegia, Jonas Lovv con Ya Ya Ya
Si esibiranno poi i restanti tre artisti che sono di diritto in finale, ovvero Monroe (Francia), Cosmó (Austria) e Look Mum No Computer (Regno Unito).
Mentre sta per concludersi l’evacuazione della MV Hondius e in Italia quattro persone sono finite in isolamento, restano otto i casi confermati di hantavirus, contratti o trasmessi a bordo della nave da crociera, prossima a ripartire dalle Canarie verso i Paesi Bassi. Ad essi se ne aggiungono due definiti «probabili» dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tre le vittime, sei i Paesi coinvolti.
Paesi Bassi
Tra le vittime ci sono due olandesi, marito e moglie. L’uomo, 70 anni, ha manifestato i sintomi il 6 aprile ed è poi deceduto l’11 aprile: la sua salma è stata recuperata durante la sosta a Sant’Elena della MV Hondius dal 22 al 24 aprile. Visto che non stato effettuato alcun test per l’hantavirus, l’Oms parla di caso probabile. A Sant’Elena erano sbarcati diversi passeggeri: tra essi anche la vedova 69enne dell’uomo, che in seguito ha preso un aereo per il Sudafrica, per poi salire il 25 aprile su un volo KLM da da Johannesburg ad Amsterdam. Ma è stata fatta sbarcare dall’aereo prima del decollo a causa delle sue condizioni di salute: positiva all’hantavirus, è morta poi in ospedale lo stesso giorno. Il terzo caso olandese, confermato, riguarda il medico di bordo della MV Honidus, che ha manifestato i sintomi il 30 aprile. Il 6 maggio è stato evacuato nei Paesi Bassi dopo la sosta a Capo Verde. Le sue condizioni sono stabili.
L’aeroporto militare, dove sono atterrati i cittadini olandesi che erano a bordo della MV Hondius (Ansa).
Germania
La terza vittima dell’hantavirus è una donna tedesca, morta il 2 maggio a bordo della MV Hondius. Aveva la febbre dal 28 aprile e aveva sviluppato una polmonite: test effettuati nei Paesi Bassi hanno confermato l’infezione da hantavirus. La sua salma si trova ancora sulla nave da crociera.
Francia
In Francia sono state rimpatriate cinque passeggere: una di esse, ha fatto sapere la ministra della Salute Stephanie Rist, è risultata positiva all’hantavirus e «le sue condizioni sono peggiorate durante la notte». La donna aveva iniziato a manifestare sintomi durante il volo di rientro e, assieme agli altri quattro connazionali, è stata trasferita all’ospedale Bichat di Parigi.
L’ospedale Bichat di Parigi (Ansa).
Stati Uniti
Il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani degli Stati Uniti ha comunicato che uno dei 17 cittadini americani rimpatriati è risultato lievemente positivo al virus, ma in modo asintomatico, mentre un altro manifesta sintomi del contagio, ma per ora è negativo. Washington, a differenza di Parigi, ha spiegato che i cittadini statunitensi che erano a bordo della MV Hondius non saranno necessariamente sottoposti a quarantena.
Regno Unito
Sono due i cittadini britannici risultati positivi al virus, mentre un terzo è considerato un caso probabile. Il primo contagiato è stato evacuato il 27 aprile dall’isola di Ascensione al Sudafrica, dove è stato ricoverato in terapia intensiva. Il secondo, un membro dell’equipaggio, è stato invece evacuato da Capo Verde nei Paesi Bassi il 7 maggio: le sue condizioni sono stabili. Il caso probabile aveva lasciato la MV Hondius il 14 aprile, quando la nave si trovava nell’arcipelago di Tristan da Cunha.
Svizzera
Un altro contagiato è invece svizzero: l’uomo, sbarcato a Sant’Elena il 22 aprile, è tornato in patria il 27 via Sudafrica e Qatar. Ha iniziato a manifestare sintomi il primo maggio: curato in isolamento, è poi risultato positivo all’hantavirus.
È stato posto in quarantena obbligatoria una delle quattro persone che – dirette verso Roma – si trovavano sul volo KLM da Johannesburg a Amsterdam sul quale era salita per pochi minuti la donna olandese poi morta di hantavirus, contratto a bordo della MV Hondius. Si tratta di un marittimo 24enne di Torre del Greco (Napoli): lo ha disposto il sindaco Luigi Mennella, il quale ha firmato un’ordinanza in cui si stabilisce per il giovane un periodo di isolamento di 45 giorni, l’invito a restare in una stanza singola con bagno dedicato, il costante monitoraggio della temperatura e l’utilizzo di una mascherina Ffp2 in presenza di altre persone.
Campania, Toscana, Calabria e Veneto: le Regioni coinvolte
Gli altri tre passeggeri sono sotto osservazione e in isolamento volontario. Una donna (cittadina straniera), che si trova attualmente a Firenze, «è stata posta in regime di quarantena precauzionale in attesa degli accertamenti clinici necessari a verificare l’eventuale contrazione del virus», aveva spiegato l’assessora regionale alla salute Monia Monni. «Lo scopo della quarantena è precauzionale. I medici mi dicono che se continuasse a non avere alcun sintomi, già la prossima settimana noi al 95 per cento potremmo dare come positivamente sviluppata l’osservazione, che comunque termina l’8 di giugno. La signora collabora e quindi io ringrazio anche di questo», ha dichiarato il governatore toscano Eugenio Giani. In isolamento precauzionale anche un altro passeggero italiano, il 25enne calabrese Federico Amaretti, che ha spiegato di non aver alcun sintomo e di aver iniziato la quarantena a casa dei genitori. A Padova si trova poi il quarto passeggero coinvolto: si tratta di un cittadino sudafricano, tenuto sotto stretta osservazione, che non presenta alcun sintomo e gode di buona salute. Come fa sapere la Ulss 6 Euganea, è stato sottoposto a prelievi di sangue, inviati poi all’Inmi Spallanzani di Roma.
Il contatto con la turista olandese non è stato ravvicinato o prolungato
«I quattro passeggeri sono stati rintracciati, le informazioni sono state inviate alle Regioni che procederanno ad avviare tutte le procedure di sorveglianza attiva, ci risulta che non hanno sintomi, la passeggera che poi è deceduta era seduta in una fila lontana ed è stata a bordo del volo per poco tempo». Lo aveva spiegato il 9 maggio al Tg1 Mara Campitiello, capo del dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del Ministero della Salute. Secondo quanto riportato dal dicastero, il contatto tra la passeggera tedesca e i quattro italiani sarebbe avvenuto durante le operazioni di imbarco e non risulterebbe essere stato né ravvicinato, né prolungato, visto che sul velivolo erano in una fila lontana rispetto a quella della donna deceduta.
I magistrati della procura generale della Corte d’Appello di Milano stanno valutando interrogatori all’estero in merito alle nuove verifiche sugli elementi che hanno portato alla grazia per Nicole Minetti. Lo si apprende dalla stessa procura. Intanto il Fatto Quotidiano ha riportato le dichiarazioni di una donna che avrebbe lavorato come massaggiatrice nella tenuta di Minetti e del suo compagno in Uruguay, secondo la quale l’ex politica non avrebbe mai cambiato stile di vita rispetto agli anni in cui era in Italia. «Sono io la testimone dei festini con le escort a Punta del Este. Nicole ha continuato a fare quello per cui era stata condannata in Italia, il favoreggiamento della prostituzione», ha detto la donna, Graciela Mabel De Los Santos Torres, al giornale.
Il racconto: «Nella tenuta politici, imprenditori e ragazze minorenni, sono anche stata molestata»
Graciela ha lavorato per 20 anni nella tenuta uruguayana e ha detto di aver visto passare da lì modelle, imprenditori, politici e ragazze, anche minorenni. «All’inizio era un ambiente diverso: feste, modelle, gente ricca. Poi, col tempo, tutto è diventato altro. Un sistema. Un posto dove arrivavano continuamente ragazze da Brasile, Argentina, Italia per ricchi imprenditori, politici e ospiti importanti. Prima c’erano le presentazioni, gli imprenditori, il jet set argentino, brasiliano ed europeo. Poi restavano gli amici di casa. E lì iniziavano alcool, droga e sesso». Secondo il suo racconto, era Nicole a scegliere le ragazze: «Pensava al loro aspetto, dall’abbigliamento da indossare al parrucchiere.Tutti la temevano. Quando arrivava lei cambiava il clima, anche tra le ragazze era di paura». La donna ha infine affermato di aver anche subito molestie: «Giuseppe pretendeva massaggi sempre più intimi. A un certo punto mi chiese apertamente massaggi erotici. Quando mi rifiutai iniziarono i problemi. E Nicole Minetti era lì, presente e indifferente. Smisero di chiamarmi. Da un giorno all’altro mi sostituirono con un’altra massaggiatrice disposta a fare quello che io non volevo fare».
Alla fine Alessandro Giuli è entrato nel mood di chi non deve più niente a nessuno. I tempi di osservanza al diktat meloniano, dopo aver dovuto fare a meno a inizio mandato del suo primo capo di gabinetto Francesco Spano (ai Fratelli evidentemente non andava giù il suo essere «pederasta» e comunista), paiono essere terminati. Giuli – che già ha animatamente discusso con Pietrangelo Buttafuoco sul dossier Biennale, scaricato amabilmente la direttorissima Beatrice Venezial suo destino e battibeccato con Matteo Salvini che aveva criticato sui social la sua decisione di non presenziare all’inaugurazione della Biennale – ha deciso di procedere con un suo personale repulisti che è anche una completa desangiulizzazione (e demelonizzazione?) del ministero di via Collegio romano. Così, via Emanuele Merlino, emblema del potere di Giovanbattista Fazzolari. E, per lanciare un altro segnale a via della Scrofa, via anche Elena Proietti Trotti, che era in quota Arianna Meloni.
Nei corridoi di FdI dicono che «facendo così, non verrà messo nelle liste elettorali dei candidati alle prossime politiche». Chissà se a Giuli interessa davvero entrare in Parlamento dopo l’esperienza di ministro… Intanto mentre al MiC si registra l’ennesimo terremoto, la sottosegretaria Lucia Borgonzoni che fa? Si prepara a volare a Cannes dove sarà presentato il festival Italian Global Series. La leghista, che a fine 2025 era arrivata ai ferri corti con il ministro, è pronta a presentare in anteprima alcuni highlight del programma della seconda edizione dell’iniziativa che si terrà a Rimini e Riccione, luoghi a lei carissimi, dal 3 all’11 luglio. L’incontro, dal titolo “From Italy’s Riviera to Cannes. The Series Season Starts Here”, si terrà lunedì 18 maggio al Lucia Beach di Variety. Sì, Lucia Beach. Borgonzoni interverrà insieme alla presidente dell’Apa, l’Associazione Produttori Audiovisivi, Chiara Sbarigia – che un anno fa aveva presentato le dimissioni dalla presidenza di Cinecittà, si disse, su spinta di Giuli – alla madrina Matilde Gioli e al direttore artistico Marco Spagnoli.
Report indaga su Daniela Porro, “scortata” da un ex Unità
Report ha indagato sulle proprietà di Claudio Lotito, patron della Lazio e senatore di Forza Italia: nel mirino la supervilla romana, a Porta Latina, dove sono stati compiuti lavori edili importanti, e l’attività (o l’inattività?) della soprintendenza guidata da Daniela Porro. L’inviato di Sigfrido Ranucci Luca Chianca ha tentato di intervistare Porro al Maxxi, dove era intenta a parlare con la presidente Emanuela Bruni: a fare da barriera “fisica” al giornalista c’era l’addetto stampa di Porro, Luca Del Fra, che una volta, ovvero una ventina di anni fa, scriveva su l’Unità, dando spazio alle proteste della Cgil. Altri tempi, quando Del Fra attaccava i governi di destra…
La gentilezza del possibile candidato Mario Calabresi
A Roma si parla di Mario Calabresi, ex direttore di Stampa e Repubblica e co-fondatore di Chora media. Dicono che lui ha buone chance di essere candidato sindaco alle prossime elezioni comunali milanesi, una prova di campo largo. Intanto ha preso spazi sulla tv dei vescovi: Paola Cortellesi, Alessandro Barbero, Stefano Mancuso, Cristiana Capotondi, Nicola Zingaretti sono tra i protagonisti della sua nuova serie podcast, Sulla gentilezza, disponibile su Play2000, la piattaforma on demand di Tv2000 e radio inBlu2000, ogni domenica. Si tratta di una «personale indagine sulla gentilezza», la serie è di Fondazione Amplifon e Chora Media, promossa e raccontata dallo stesso Calabresi.
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha affermato che il suo governo intende nazionalizzare British Steel. L’annuncio è arrivato in un discorso-arringa seguito alla pesante sconfitta alle elezioni locali, che ha scatenato un’ondata di richieste di dimissioni da parte dei parlamentari laburisti. Già nel 2025 l’esecutivo aveva utilizzato una legislazione d’emergenza per assumere il controllo dell’acciaieria, nel timore che la capogruppo cinese Jingye stesse svendendo il suo stabilimento di Scunthorpe dopo aver interrotto le importazioni di coke. Starmer ha affermato che il governo e Jingye non sono riusciti a raggiungere un accordo per una vendita commerciale. «Posso quindi annunciare che questa settimana verrà presentata una legge che conferirà al governo i poteri, subordinati al superamento del test di interesse pubblico, per assumere la piena proprietà nazionale di British Steel», ha spiegato.
I rapporti tra Svizzera e Italia «sono ai minimi storici». Lo ha scritto il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Claudio Zali, in un articolo pubblicato dal Mattino della domenica, affermando che dietro alle tensioni tra Roma e Berna per Crans-Montana, in realtà, ci sarebbe il nodo dei ristorni per i transfrontalieri.
Dito puntato contro il governo e l’ambasciatore in Svizzera
«Non possiamo ignorare la campagna estremamente negativa nei confronti della Svizzera dovuta ai tragici eventi del Vallese, e non mi riferisco al giornalismo di infima qualità della vicina penisola, ma alle ripetute esternazioni del rappresentante istituzionale della Repubblica italiana nel nostro Paese, e cioè l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, il quale si è espresso in modi assolutamente inaccettabili, forse sapendo di essere a fine carriera», ha scritto Zali.
Gian Lorenzo Cornado (Imagoeconomica).
Zali: «Crans-Montana è solo un corollario aggiuntivo»
Scrivendo di «uscite che non ci si aspetta da parte di un Paese che si ritiene amico», Zali ha poi aggiunto che il rogo di Crans-Montana, in cui sono morti sei italiani, «non è il principale motivo di attrito», ma «solo un corollario aggiuntivo». Se «la situazione continua a peggiorare», ha spiegato, è perché l’Italia «intende sottrarsi agli accordi internazionali stipulati con la Svizzera e recentemente rivisti con l’accordo sui frontalieri, applicando ai “vecchi” frontalieri un’imposta supplementare giustificata con il pretesto di una tassa sulla salute». E poi: «Sembrerebbe che la Confederazione Elvetica intenda prostrarsi in ginocchio davanti all’Italia e che sarebbe quindi pronta a convalidare questa ennesima forzatura giuridica. Come sempre, sarà il Ticino a doverne pagare il prezzo».
L’Italia si è costituita parte civile nel processo per il rogo
La Repubblica Italiana si è costituita parte civile nel procedimento penale sull’incendio di Capodanno. Ribadendo «la ferma richiesta di ristoro contro tutti i soggetti civilmente responsabili», visto che «il coinvolgimento delle autorità locali nella genesi dell’evento sia considerato estremamente verosimile», Palazzo Chigi ha spiegato che la decisione è stata motivata «dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti». Ad aprile l’ospedale di Sion ha inviato a tre famiglie di feriti italiani le fatture relative alle spese sanitarie sostenute per la cura dei ragazzi nei giorni immediatamente successivi al rogo: gli importi indicati sono compresi tra 15 mila e 60 mila franchi svizzeri, che all’incirca è la stessa somma in euro. Dopo che Giorgia Meloni si era detta «scioccata», il presidente della Confederazione Elvetica Guy Parmelin aveva assicurato che «le persone rimaste ferite nell’incendio di Crans-Montana e le loro famiglie, indipendentemente dal luogo di residenza, non dovranno sostenere alcuna spesa per le cure mediche prestate negli ospedali svizzeri subito dopo la catastrofe».