Regno Unito, il ministro della Sanità si dimette e lancia la sfida a Starmer

Il ministro della Sanità britannico Wes Streeting, esponente della destra laburista, ha annunciato oggi le sue dimissioni dall’attuale esecutivo: si tratta, di fatto, del primo passo verso la candidatura a nuovo leader del partito e, dunque, nuovo inquilino di Downing Street al posto di Keir Starmer, in bilico dopo il disastroso esito delle elezioni amministrative del 7 maggio.

La lettera di dimissioni di Streeting

Nella lettera di dimissioni, Streeting ha rivendicato gli obiettivi centrati dal National Health Service sotto la sua guida. Inoltre ha osservato che «i risultati elettorali della scorsa settimana sono stati senza precedenti, sia per l’entità della sconfitta che per le conseguenze di tale fallimento», in quanto per la prima volta nella storia del Paese, «i nazionalisti sono al potere in ogni angolo del Regno Unito». Poi, dopo aver riservato qualche elogio di circostanza a Starmer, ha dichiarato: «Dopo la crisi finanziaria, l’austerità, il disastro della Brexit, Liz Truss, la pandemia di Covid, la guerra in Ucraina e ora quella in Iran, il Paese deve tornare a credere che le cose possano migliorare e che la politica sia parte della soluzione, non la causa del problema. Si tratta di grandi sfide che richiedono una visione audace e soluzioni più ampie di quelle che stiamo offrendo».

Regno Unito, il ministro della Sanità si dimette e lancia la sfida a Starmer
Keir Starmer (Ansa).

Ora ha bisogno del sostegno di 80 deputati

Streeting non ha comunicato la decisione di candidarsi alla guida del partito, probabilmente perché non dispone (ancora) del sostegno degli 81 deputati del gruppo laburista – il 20 per cento del totale – necessari a obbligare Starmer a sottoporre la sua leadership a un voto della base parlamentare e di quella degli iscritti. Tuttavia, riporta il Guardian, alcuni alleati di Streeting sostengono che l’ormai ex ministro disporrebbe già dell’appoggio di 80 deputati (81 considerando anche lui). Dunque non è esclusa, nei prossimi giorni – o persino nelle prossime ore – un’accelerata dell’inizio della battaglia per la leadership laburista.

Regno Unito, il ministro della Sanità si dimette e lancia la sfida a Starmer
Wes Streeting esce dal 10 di Downing Street dopo un colloquio con Keir Starmer (Ansa).

Minetti, pg Milano: «Per ora parere su grazia confermato»

Le risposte parziali sul caso Nicole Minetti fornite fino ad ora dall’Interpol e dalle forze di polizia alla procura generale di Milano non sono tali da comportare una modifica nel parere trasmesso al ministero della Giustizia in merito alla grazia concessa dal Quirinale. Gli approfondimenti, scrive l’Adnkronos, sono volti a verificare l’esistenza di presunti testimoni che potrebbero offrire un quadro diverso rispetto allo stile di vita ritenuto idoneo (insieme alle ragioni umanitarie legate all’adozione di un minore) per l’atto di clemenza. Sempre da fonti inquirenti emerge l’intenzione di poter chiarire tutti gli aspetti della vicenda che coinvolge l’ex consigliera regionale in tempi rapidi, tendenzialmente entro la prima settimana di giugno.

Draghi, nuova sveglia all’Ue: «Per la prima volta siamo davvero soli, serve coraggio»

«Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme. L’Europa sta reagendo a questa nuova realtà. Ma lo sta facendo all’interno di un sistema che non è mai stato concepito per affrontare sfide di questa portata». Lo ha detto Mario Draghi ad Aquisgrana, in Germania, alla cerimonia di conferimento del Premio internazionale Carlo Magno.

Draghi: «Gli Usa non possono più garantire la nostra sicurezza»

«Per la prima volta dal 1949», ha sottolineato l’ex presidente del Consiglio e della Bce, esiste «la possibilità che gli Stati Uniti non possano più garantire la nostra sicurezza alle condizioni che un tempo davamo per scontate». E la Cina, ha osservato Draghi analizzando nel suo discorso le sfide dell’Europa, non può offrire «un punto di riferimento alternativo» per il Vecchio Continente.

Invocato un «comportamento più assertivo» con gli Usa

Draghi ha ricordato poi che l’Europa «ha cercato la negoziazione e il compromesso» con gli Usa, ma «non ha funzionato» con un partner «diventato più conflittuale e imprevedibile». Questo, ha spiegato, «non deve indebolire la relazione transatlantica o la Nato. Al contrario, porrebbe entrambe su basi più solide». E «un’Europa in grado di difendersi potrebbe persino essere un alleato più prezioso». Nella sua lunga e lucida analisi delle attuali vulnerabilità europee, Draghi ha anche detto che «il cambio di atteggiamento americano sulla sicurezza europea non dovrebbe essere visto solo come un pericolo, ma anche come un necessario risveglio». Ma, ha sottolineato, «serve coraggio» e un «comportamento più assertivo».

Draghi rilancia la via del «federalismo pragmatico»

Quanto ai processi decisionali a livello comunitario, Draghi ha invocato quello che ha definito «federalismo pragmatico». L’azione a livello dei Ventisette, ha spiegato, «spesso non riesce a fornire ciò che il momento richiederebbe» e «il risultato è un’azione che può risultare talmente inadeguata alla portata della sfida da diventare peggio dell’inazione». L’Ue, ha affermato, deve «spezzare questo ciclo». Come? «I Paesi che sentono il peso di questo momento in modo più acuto, e capiscono che la finestra per l’azione non rimarrà aperta indefinitamente, devono essere liberi di andare avanti».

Le parole dell’ex premier sulla Difesa comune

Così sulla Difesa comune: «Se uno Stato membro viene attaccato, la risposta dell’Europa dovrebbe essere inequivocabile anche prima che la crisi abbia inizio. Ci sono due percorsi per dare sostanza a quell’impegno, e non devono necessariamente escludersi a vicenda. Uno passa attraverso coalizioni più ridotte di Paesi accomunati già oggi da capacità e percezioni della minaccia affini. L’altro percorso è dare sostanza operativa all’articolo 42, paragrafo 7, la clausola di difesa reciproca dell’Ue, che, non è ancora stata tradotta in piani concreti, capacità e strutture di comando».

Milan, Allegri pronto a lasciare: nel suo futuro c’è la Nazionale

Massimiliano Allegri è pronto a lasciare il Milan a un solo anno dal suo ritorno in rossonero, al termine di una stagione partita molto bene ma che potrebbe terminare senza la qualificazione in Champions League. Lo riporta il Corriere della Sera. Al di là dell’esito del campionato (stravinto dai cugini dell’Inter) e di un contratto valido fino al 2028, a pesare sulla decisione (che appare sempre più probabile) sono soprattutto i rapporti ormai freddi – anzi inesistenti – con Zlatan Ibrahimovic, senior advisor della proprietà: i due hanno avuto un alterco dopo la sconfitta rimediata a Napoli a inizio aprile e lo strappo non si è ricucito.

Milan, Allegri pronto a lasciare: nel suo futuro c’è la Nazionale
Zlatan Ibrahimovic (Ansa).

Perché è avvenuta la rottura con Ibra

Il litigio tra i due sarebbe scoppiato per la scelta del terzo portiere da inserire nella rosa del prossimo anno. Per la serie corsi e ricorsi storici, anzi calcistici, Ibrahimovic e Allegri erano venuti alle mani sempre per una questione di portieri nel 2012, al termine del ritorno degli ottavi di finale di Champions League in casa dell’Arsenal, quando il calciatore svedese aveva rinfacciato al tecnico, che lo aveva criticato per la prestazione in campo, di aver portato in panchina due estremi difensori. A suo modo di vedere una scelta troppo rinunciataria in vista del match, poi perso 3-0 (risultato che aveva comunque permesso il passaggio del turno). Questo episodio è stato raccontato di recente dall’ex calciatore rossonero.

Milan, Allegri pronto a lasciare: nel suo futuro c’è la Nazionale
Massimiliano Allegri e Zlatan Ibrahimovic nel 2012 (Ansa).

Dalla partita di Napoli il Milan ha inanellato una serie di prestazioni poco convincenti, rimediando diverse sconfitte e adesso la classifica preoccupa: i rossoneri, quarti, precedono la Roma solo in virtù degli scontri diretti. Come se non bastasse, scrive il Corsera, Allegri ha scoperto che Ibrahimovic ha frequenti colloqui con Antonio Cassano, che nel corso della trasmissione su Twitch Viva el futbol critica spesso il gioco proposto dall’allenatore toscano. Come se non bastasse, il senior advisor di RedBird – visto il calo di risultati – avrebbe telefonato a ha iniziato a telefonare a Rafael Leão e Youssouf Fofana fornendo loro consigli tattici. Un’invasione di campo ritenuta intollerabile da Allegri.

Milan, Allegri pronto a lasciare: nel suo futuro c’è la Nazionale
Massimiliano Allegri (Ansa).

La delusione del mercato di gennaio

Infine, Allegri è rimasto deluso dall’inesistente mercato di gennaio: aveva chiesto un paio di innesti di qualità per lottare per le primissime posizioni, sentendosi dire che non c’erano risorse (anche se poi il ceo Sergio Furlani sarebbe stato pronto a spendere 30 milioni per l’attaccante Jean-Philippe Mateta, affare non andato in porto).

Allegri potrebbe diventare ct dell’Italia

Allegri non lascerebbe il Milan per restare fermo o per approdare in qualche altro club, in Serie A o all’estero. Nel suo futuro, in caso di addio al Diavolo, ci sarebbe infatti la Nazionale. Sarebbe lui il prescelto di Giovanni Malagò, che si appresta a diventare presidente della Figc, come nuovo ct dell’Italia.

Bufera per i droni ucraini, si dimette la premier lettone Silina

La prima ministra lettone di centrodestra Evika Silina ha annunciato le dimissioni, provocando di fatto il crollo della coalizione di governo: alla base della decisione la crisi innescata dallo schianto di due droni ucraini nel Paese baltico. «Attualmente, la gelosia politica e gli interessi di parte ristretti hanno prevalso sulla responsabilità. Vedendo un candidato valido per la carica di ministro della Difesa, alcuni politicanti opportunisti hanno scelto di creare una crisi, una crisi di governo. Pertanto, annuncio le mie dimissioni. Non è una decisione facile, ma in questa situazione è quella onesta», si legge in un comunicato.

Bufera per i droni ucraini, si dimette la premier lettone Silina
Evika Silina (Ansa).

Lo schianto dei due droni ucraini provenienti dalla Russia

La crisi politica è iniziata dopo che, nella notte del 7 maggio, due droni ucraini provenienti dalla Russia si sono schiantati vicino alla città di Rēzekne, nella parte orientale del Paese. Uno, in particolare, ha colpito dei serbatoi vuoti in un deposito di petrolio, per fortuna senza causare vittime. Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga ha successivamente spiegato che i droni erano entrati in Lettonia a causa di sistemi intercettori russi, che avrebbero deviato i velivoli a pilotaggio remoto.

Bufera per i droni ucraini, si dimette la premier lettone Silina
Andris Spruds (Ansa).

L’incidente è diventato subito una questione di fiducia nel governo

L’incidente, avvenuto cinque mesi prima delle elezioni parlamentari, si è trasformato subito da un episodio di sicurezza militare in una questione di fiducia nel governo. Tre giorni dopo sono arrivate le dimissioni di Andris Spruds, ministro della Difesa ed esponente del Partito Progressista, il quale ha spiegato di aver rinunciato all’incarico per «proteggere le forze armate lettoni dall’essere coinvolte in una campagna politica». Contestualmente, i Progressisti hanno dichiarato di non sostenere più Silina, chiedendo l’avvio di colloqui per la formazione di un nuovo governo. In seguito sono arrivate le dimissioni della prima ministra.

Massiccio attacco aereo russo su Kyiv nella notte

Nuovo massiccio attacco aereo su Kyiv nella notte tra mercoledì 13 e giovedì 14 maggio 2026. Sulla capitale ucraina sono stati lanciati quasi 700 droni e una cinquantina di missili aerobalistici Kinzhal, missili balistici Iskander-M/S-400 e missili da crociera Kh-101. L’aeronautica militare ha diramato un allarme aereo a livello nazionale anche per la presenza di bombardieri Mig-31. Esplosioni sono state udite a Kyiv e i sistemi di difesa aerea sono entrati in funzione per abbattere i droni. Il sindaco della città, Vitaliy Klitschko, ha riferito su Telegram che le esplosioni sono avvenute nei quartieri Dniprovskyi, Holosiivskyi, Obolon, Solomyanskyi, Darnytskyi e Shevchenkivskyi. Sono stati colpiti edifici residenziali e non residenziali e sono scoppiati anche degli incendi. Frammenti di razzi e droni sono caduti al suolo. Nel quartiere di Darnytskyi è in corso un’operazione di ricerca e soccorso, a seguito del crollo di un edificio residenziale che ha intrappolato diverse persone sotto le macerie. Il bilancio parziale al momento è di un morto e 31 feriti.

Massiccio attacco aereo russo su Kyiv nella notte
Aatacco aereo russo su Kyiv (Ansa).

Il giallo della visita segreta di Netanyahu negli Emirati, smentita da Abu Dhabi

Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver fatto una visita segreta negli Emirati Arabi Uniti mentre era in corso la guerra contro l’Iran e di aver incontrato il presidente emiratino Mohammed bin Zayed. Poche ore dopo la pubblicazione del comunicato da parte di Bibi, Abu Dhabi ha però smentito, sostenendo che la visita non sia mai avvenuta e respingendo l’ipotesi di «ricevere qualsiasi delegazione militare israeliana sul proprio territorio».

Il comunicato di Netanyahu e la smentita di Abu Dhabi

Questo il comunicato: «Nel bel mezzo dell’Operazione Leone Ruggente, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha effettuato una visita segreta negli Emirati Arabi Uniti, dove ha incontrato il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohamed bin Zayed. Questa visita ha portato a una storica svolta nelle relazioni tra Israele ed Emirati Arabi Uniti». Il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, smentendo l’annuncio di Netanyahu, ha precisato che «le relazioni con Israele sono pubbliche e sono state stabilite nel quadro dei ben noti Accordi di Abramo», siglati nel 2020.

Il sospetto che la visita sia avvenuta davvero

C’è però il sospetto, se così si può chiamare, che Netanyahu sia stato davvero negli Emirati, in quella che sarebbe stata la prima storica visita di un leader israeliano ne Paese arabo. In fondo, anche se non è ben chiaro perché ha deciso di renderla nota, perché avrebbe dovuto inventarsela? Varie fonti stanno inoltre confermando la visita ai media locali, fornendo dettagli. Ziv Agmon, ex portavoce e capo dello staff di Bibi, ha scritto su Facebook che Netanyahu «è stato accolto ad Abu Dhabi con gli onori riservati ai re» e che lo sceicco «lo ha accompagnato personalmente dall’aeroporto al palazzo con la sua auto privata». C’è però chi sostiene che l’incontro si sia tenuto d Al Ain, città vicina al confine con l’Oman.

Il giallo della visita segreta di Netanyahu negli Emirati, smentita da Abu Dhabi
Mohammed bin Zayed (Imagoeconomica).

Perché gli Emirati si sono affrettati a smentire Netanyahu

Dando per avvenuta la visita, è invece piuttosto chiaro il motivo della smentita. Tel Aviv e Abu Dhabi sono alleati, non è un mistero: gli Emirati furono i primi a riconoscere gli Accordi di Abramo promossi dagli Stati Uniti per favorire la normalizzazione dei rapporti tra Israele e alcuni Paesi arabi. Tuttavia ammettere pubblicamente di aver ospitato un leader israeliano, perdipiù in segreto, sarebbe molto imbarazzante per lo sceicco Bin Zayed. Ma soprattutto rischioso, visto che gli Emirati rischierebbero di inimicarsi gli altri Paesi arabi della regione. Da parte sua, l’Iran ha già condannato la visita tramite le parole del ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ha definito «imperdonabile» la «collusione con Israele», minacciando serie conseguenze per «chi collabora per semirare divisioni».

Ferrovie, Angel holding di Vito Pertosa cede a Siemens attività di Mermec

L’industriale pugliese Vito Pertosa, fondatore della Angelo holding, di Monopoli, ha firmato un accordo per la cessione a Siemens di un perimetro di Mermec che comprende il business della Diagnostica & Data analytics worldwide e del Wayside signaling in Italia. Mermec è leader nel mondo nell’high tech per il settore ferroviario. La parte coinvolta nell’operazione ha registrato nel 2025 ricavi per circa 430 milioni, con 1.700 collaboratori. «L’operazione mi aiuterà a investire nelle altre società della mia holding industriale», ha detto Pertosa, «oltre che sostenere le realtà del Mezzogiorno d’Italia che hanno bisogno di svilupparsi e dar vita a nuova occupazione di qualità». Le parti hanno concordato di non divulgare i termini finanziari dell’operazione, il cui closing è previsto entro la fine del 2026.

Xi a Trump: «La gestione errata di Taiwan può portare a un conflitto»

Sono tanti i temi sul tavolo dell’atteso bilaterale di Pechino tra Xi Jinping e Donald Trump: dai dazi ai chip, fino alle terre rare e alla guerra all’Iran, senza dimenticare la questione di Taiwan. Sollevata in apertura dell’incontro dal presidente cinese, che l’ha definita «la più importante nelle relazioni tra Pechino e Washington», per poi avvertire: «Se gestite bene, le relazioni bilaterali possono garantire una stabilità generale. Se gestite male, i due Paesi potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto, spingendo l’intero rapporto sino-americano in una situazione molto pericolosa». L’indipendenza di Taiwan e la pace nello Stretto di Formosa, ha ribadito Xi, «sono incompatibili».

Xi cita la trappola di Tucidide e le guerre del Peloponneso

«Se Cina e Stati Uniti riusciranno a superare la “trappola di Tucidide” e a inaugurare un nuovo paradigma nelle relazioni tra le grandi potenze; se saremo in grado di unire le forze per affrontare le sfide globali e infondere maggiore stabilità nel mondo; se saremo in grado di rispondere al benessere dei nostri due popoli e al futuro e al destino dell’umanità, e di creare insieme un futuro radioso per le relazioni bilaterali: queste, si potrebbe dire, sono domande di storia, domande del mondo e domande dei popoli», ha dichiarato inoltre Xi. La “Trappola di Tucidide” è un concetto geopolitico che descrive la tendenza strutturale al conflitto quando una potenza emergente minaccia di spodestarne una egemone consolidata. L’espressione, coniata dal politologo Graham Allison, trae ispirazione da Guerra del Peloponneso di Tucidide, resoconto del conflitto che si tenne nel V secolo a.C. tra Atene (in ascesa) e Sparta (già una potenza).

Xi a Trump: «La gestione errata di Taiwan può portare a un conflitto»
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

Trump smorza: «Avremo un futuro fantastico insieme»

Da parte sua, Trump durante i saluti iniziali del bilaterale ha parlato di «fantastico rapporto» con Xi, definendo il presidente cinese «un grande leader» di cui ha «enorme rispetto», aggiungendo: «Avremo un futuro fantastico insieme». È la prima visita di un presidente americano in Cina da quella compiuta dallo stesso Trump a novembre del 2017. Tra gli obiettivi principali della Casa Bianca possibili accordi nei settori dell’agricoltura e, probabilmente, la conferma di un maxi ordine di aerei Boeing da parte di Pechino.

Tribunale Usa sospende le sanzioni di Trump contro Francesca Albanese

Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati, ha annunciato che un tribunale del District of Columbia, a Washington, ha sospeso le sanzioni imposte a suo carico dall’amministrazione Trump. In un post su X, Albanese ha riferito che il giudice ha stabilito che «tutelare la libertà di parola è sempre nell’interesse pubblico», ringraziando la figlia e il marito «per essersi fatti avanti per difendermi, e tutti coloro che hanno fornito aiuto finora». Il giudice Richard Leon ha concesso l’ingiunzione in risposta a una causa intentata dalla sua famiglia, che aveva descritto il grave impatto che le sanzioni avevano sulla loro vita e sul loro lavoro, inclusa la possibilità di accedere alla loro abitazione nella capitale federale. In particolare, Leon ha ritenuto che le sanzioni potrebbero costituire una violazione dei diritti garantiti dal primo emendamento ad Albanese e ai suoi familiari. ù

La Global Sumud Flotilla si prepara a salpare ancora

La Global Sumud Flotilla è pronta a salpare giovedì 14 maggio con un convoglio di imbarcazioni diretto verso la Striscia di Gaza dal porto di Marmaris, località della Turchia sudoccidentale vicina all’isola greca di Rodi. Lo hanno annunciato gli attivisti durante una conferenza stampa. Il convoglio sarà formato in tutto da 54 imbarcazioni: una trentina sono giunte dalla Grecia, mentre le altre si trovavano già in Turchia. A bordo dei natanti ci saranno circa 500 attivisti. «A seguito dell’intercettazione illegale di imbarcazioni in acque internazionali e delle documentate violenze contro attivisti internazionali, la Flotilla sta procedendo con la fase finale della sua missione per rompere l’assedio alla Palestina», si legge sui social.

Accordo tra Ludoil e Goi Energy, la raffineria di Priolo Gargallo torna italiana

Il gruppo Ludoil della famiglia Ammaturo ha concluso un accordo con Goi Energy per l’acquisizione della partecipazione detenuta dal ramo energetico del fondo di private equity cipriota ARGUS New Energy nel capitale di Isab, la società proprietaria della raffineria di Priolo Gargallo (Siracusa) e delle infrastrutture industriali, logistiche ed energetiche ad essa afferenti. La russa Lukoil aveva ceduto la raffineria a Goi Energy a maggio del 2023. L’operazione prevede una struttura articolata in due fasi. La prima interessa il 51 per cento delle quote e sarà subordinata all’esito positivo del procedimento di notifica dinanzi al Governo italiano ai sensi della normativa sul golden power, nonché all’ottenimento delle autorizzazioni Antitrust e regolatorie applicabili.

L’attuale organico sarà integralmente preservato

L’impianto di Priolo Gargallo costituisce il più grande complesso di raffinazione in Italia, con una capacità autorizzata di 20 milioni di tonnellate annue e una capacità bilanciata di 15 milioni di tonnellate. Sul piano occupazionale, l’attuale organico sarà integralmente preservato.

Consob, Freni si ritira dalla corsa alla presidenza

Il sottosegretario all’Economia Federico Freni (Lega) si ritira dalla corsa alla presidenza della Consob. L’ha annunciato lui stesso a Repubblica dopo averlo comunicato alla premier Giorgia Meloni, al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al leader del suo partito Matteo Salvini. La sua candidatura alla guida dell’autorità che vigila sui mercati finanziari era stata avanzata dal titolare del Mef alla riunione del consiglio dei ministri del 20 gennaio. La nomina era stata però bloccata dal vicepremier Antonio Tajani, contrario a indicare un politico ai vertici dell’ente. Nelle scorse settimane era maturato un ripensamento in Forza Italia, ma poi la contrarietà si è riaccesa. «Per noi è necessario un tecnico di alto profilo perché va evitata una lottizzazione politica della Consob. Non è una cosa contro Freni, è per non mettere un politico lì», ha spiegato il portavoce azzurro Raffaele Nevi secondo quanto riportato da Repubblica.

Francia, muore per gastroenterite su una nave da crociera: 1.700 persone in quarantena

Dopo la morte di un passeggero di 90 anni che era stato colpito da gastroenterite, oltre 1.700 persone sono state messe in quarantena su una nave da crociera arrivata a Bordeaux da Brest. Lo hanno reso noto le autorità sanitarie francesi: si sospetta un focolaio di norovirus.

Circa 50 le persone a bordo che hanno manifestato sintomi

A bordo ci sono 514 membri dell’equipaggio e 1.233 passeggeri, perlopiù britannici e irlandesi: una cinquantina hanno manifestato sintomi e sono in corso esami per rilevare l’eventuale presenza di norovirus. I primi test a bordo hanno dato esito negativo, ma verranno condotte ulteriori analisi presso l’Ospedale Universitario di Bordeaux. Non è esclusa l’ipotesi che a causare la morte del 90enne sia stata un’intossicazione alimentare. Le autorità francesi escludono invece qualsiasi collegamento con l’hantavirus. L’imbarcazione della Ambassador Cruise Line, partita dalle Isole Shetland il 6 maggio, ha fatto scalo a Belfast, Liverpool e Brest prima di arrivare a Bordeaux, città da dove è previsto il suo ritorno in Spagna.

Il discorso di Re Carlo: «Rafforzare i legami con l’Unione europea»

Re Carlo III ha tenuto il tradizionale King’s Speech al Parlamento britannico a Londra, illustrando il programma legislativo del governo davanti ai parlamentari. Il discorso segna l’inizio del nuovo anno parlamentare e serve a rendere note le priorità politiche, le riforme e le nuove proposte di legge che l’esecutivo intende presentare nei mesi successivi. Il sovrano lo legge con tono neutro, per evitare qualsiasi apparente sostegno al suo contenuto.

Una legge per rafforzare i rapporti con l’Ue

«Un mondo sempre più pericoloso e volatile minaccia il Regno Unito, di cui il conflitto in Medio Oriente è solo l’esempio più recente. Ogni elemento dell’energia, della difesa e della sicurezza economica della nazione sarà messo alla prova», ha evidenziato Re Carlo, garantendo a nome del premier Keir Starmer che «il governo risponderà a questo mondo con forza e mira a creare un Paese che sia giusto per tutti». «I miei ministri», ha continuato, «introdurranno una legislazione per sfruttare le nuove opportunità commerciali, tra cui un disegno di legge per rafforzare i legami con l’Unione europea». E ancora: «Il mio governo sosterrà anche la sicurezza economica delle imprese britanniche. Sarà introdotta una legislazione per affrontare i ritardi di pagamento e ridurre l’onere di una regolamentazione inutile attraverso l’innovazione».

Il sostegno all’Ucraina e l’impegno nei confronti della Nato

Per quanto riguarda la politica estera, il governo «continuerà il suo inflessibile sostegno al popolo coraggioso dell’Ucraina, che combatte in prima linea, e cercherà di migliorare le relazioni con i partner europei come un passo fondamentale per rafforzare la sicurezza europea». L’esecutivo «continuerà poi a promuovere la pace a lungo termine in Medio Oriente e la soluzione a due Stati, Israele e Palestina». Riguardo alla Nato, il sovrano inglese ha confermato l’impegno totale della Gran Bretagna, annunciando un incremento delle risorse militari: «Il mio governo sosterrà anche l’impegno indissolubile del Regno Unito nei confronti della Nato e dei nostri alleati nell’Alleanza, anche attraverso un aumento sostenuto delle spese per la difesa».

Maxi operazione della Polizia: fermati agenti infedeli che rubavano e vendevano dati su calciatori e vip

Una maxi operazione della Polizia ha permesso di sgominare un’organizzazione criminale dedita ad accessi abusivi ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, che operava in diversi centri della Penisola. Coinvolti due poliziotti che, tramite accessi a banche dati riservate, estraevano «informazioni riservate di calciatori, imprenditori, gente dello spettacolo, cantanti e attori», per rivenderle poi «ad alcune agenzie». Lo ha reso noto il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che ha coordinato l’operazione scattata all’alba tra il capoluogo partenopeo, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano.

In due anni 730 mila accessi alle banche dati riservate

In due anni sono stati 730 mila gli accessi alle banche dati riservate eseguiti con le loro password da due agenti infedeli (600 mila uno e 130 mila l’altro), nessuno dei quali giustificato da esigenze di servizio. L’indagine è partita proprio da questo «massivo accesso», come lo ha definito il coordinatore della pool cyber-crime della Procura partenopea, Vincenzo Piscitelli. Decine gli indagati destinatari delle misure cautelari: quattro in carcere, sei ai domiciliari e 19 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.

Ogni accertamento poteva costare da 6 a 25 euro

Esisteva un tariffario, trovato su un file Excel durante una perquisizione. Ogni “prelievo” di dati personali poteva costare da 6 a 25 euro, a seconda del tipo di accesso eseguito: se fatto sulla banca dati riservata alle forze dell’ordine o su quelle dell’Inps o dell’Agenzia delle entrate o, ancora, delle Poste. A tal proposito, oltre ai due agenti della Polizia sono coinvolti nell’indagine anche dipendenti dell’Inps, dell’Agenzia delle entrate e due direttori di altrettante filiali di Poste Italiane. «Ci sono agenzie che raccolgono informazioni riservate per cederle a terzi, sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti. Il mercato delle informazioni è un mercato vivissimo e questa indagine lo dimostra», ha spiegato Piscitelli.

Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni

Il governo di Keir Starmer, leader laburista sempre più sulla graticola, continua a perdere pezzi. Dopo i passi indietro delle ministre Miatta Fahnbulleh, Jess Phillips e Alex Davies-Jones, anche il sottosegretario alla Sanità Zubir Ahmed ha rimesso il mandato nelle mani del premier britannico. «è chiaro, dagli ultimi giorni, che l’opinione pubblica in tutto il Regno Unito ha ormai perso irrimediabilmente la fiducia» in Starmer come primo ministro. L’inquilino di Downing Street continua a respingere l’ipotesi di dimissioni, ma la fronda all’interno del Labour si sta allargando e girano già alcuni nomi per la sua successione.

In pole c’è Streeting, attuale ministro della Sanità

Tra i favoriti come prossimo premier britannico c’è il 43enne Wes Streeting, attuale ministro della Sanità. Omosessuale e sopravvissuto a un cancro ai reni, a differenza di Starmer è considerato un ottimo comunicatore e, da ministro, ha implementato varie misure per rilanciare il Servizio sanitario nazionale, dopo anni di tagli al bilancio. Ha due handicap: è molto vicino a Peter Mandelson, l’ex ambasciatore negli Usa coinvolto nello scandalo Epstein e viene identificato con la corrente blairiana del Labour (l’immagine dell’ex premier Tony Blair è stata sporcata dal legame con Donald Trump). C’è chi sostiene ci sia Streeting dietro la rivolta laburista, orchestrata per battere sul tempo il suo principale rivale, ovvero Andy Burnham.

Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni
Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni
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Piace il “re del Nord” Burnham, ma non è parlamentare

Membro dell’ala sinistra del partito e sindaco della Greater Manchester, il 56enne Burnham è attualmente il politico britannico più popolare, al punto da essere stato soprannominato “Re del Nord”. Ritenuto in grado di attrarre anche elettori extra-Labour e dato come favorito dai bookmakers, ha però di fronte uno scoglio enorme: non ha un seggio in parlamento, requisito necessario nel Regno Unito per poter ricoprire la carica di primo ministro. Potrebbe tornare a Westminster (è stato parlamentare dal 2001 al 2017) se vincesse il seggio abbandonato da qualche collega laburista. Ma servirebbe tempo e questo gioca a suo sfavore.

In lizza pure Angela “la Rossa”, ex ministra dell’Edilizia abitativa

Detta “la Rossa”, per il colore dei capelli e le idee politiche, la 46enne Angela Rayner ha ricoperto la carica di vicepremier e ministra dell’Edilizia abitativa fino a settembre 2025, quando si è dimessa dopo aver ammesso di non aver pagato tutte le tasse dovute per l’acquisto di un appartamento. L’inchiesta è ancora in corso, ma l’ombra di un’evasione fiscale è un handicap non di poco conto per Rayner, che in virtù delle sue umili origini sarebbe una candidata gradita alle classi deboli che stanno disertando il Labour per votare i populisti di Reform UK di Nigel Farage.

Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni
Keir Starmer (Ansa).

Gli altri nomi, dall’ex leader laburista Miliband alla ministra degli Esteri Cooper

Girano poi altri nomi, che secondo i bookmakers hanno meno possibilità di succedere a Starmer. È riemerso il nome di Ed Miliband, ministro dell’Ambiente che ha guidato i laburisti dal 2010 al 2015: una figura di esperienza, che però non brillo a capo del partito, perdendo nettamente le elezioni del 2015 vinte dal premier conservatore uscente David Cameron. Tra i nomi menzionati ci sono anche altri membri dell’attuale governo, come il ministro della Difesa John Healey e quello delle Forze Armate Al Carns, la ministra degli Esteri Yvette Cooper e la titolare dell’Interno Shabana Mahmood. In lizza pure l’ex segretaria di Stato Catherine West, che ha minacciato di indire elezioni interne per sostituire Starmer.

Scuola, Corte Ue boccia l’Italia sulle assunzioni del personale Ata

La Corte di Giustizia Ue ha stabilito che il sistema italiano di assunzione del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata) negli istituti di istruzione pubblica viola il diritto dell’Unione europea. In particolare, «è incompatibile con la normativa dell’Unione in materia di contratti a tempo determinato, che prevede limitazioni al loro ricorso e favorisce le procedure di assunzione a tempo indeterminato». La Corte osserva che il quadro normativo italiano non fissa alcun limite alla durata massima, né al numero massimo dei contratti temporanei del personale Ata. In secondo luogo, per quanto riguarda i concorsi organizzati per l’assunzione a tempo indeterminato del personale Ata, la Corte osserva che il requisito di almeno due anni di servizio con contratto a tempo determinato favorisce il ricorso a tali contratti, anche nei casi in cui, invece, ci sono esigenze di contratti a lungo termine.

La classifica dei governatori più apprezzati: in testa Fedriga, tre del Sud in top 5

Sono due governatori leghisti del Nord a guidare la classifica di gradimento dei presidenti di Regione. Lo rileva un sondaggio di Swg secondo cui al primo posto c’è Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia) con il 65 per cento, in crescita di un punto rispetto al 2025, seguito dal veneto Alberto Stefani al 58 per cento. Completano la top 5 tre governatori del Sud, ovvero il presidente della Calabria Roberto Occhiuto con il 53 per cento, Antonio Decaro in Puglia al 51 per cento e Roberto Fico in Campania al 47 per cento. Al sesto posto si collocano a pari merito Michele De Pascale (Emilia-Romagna) e Stefania Proietti (Umbria), entrambi al 45 per cento. Seguono Eugenio Giani (Toscana) al 42 per cento, Alberto Cirio (Piemonte) al 40 per cento, Marco Bucci (Liguria) e Francesco Acquaroli (Marche) al 37 per cento, e Attilio Fontana (Lombardia) al 35 per cento. Scendendo oltre i primi 10, troviamo Marco Marsilio (Abruzzo), Alessandra Todde (Sardegna) e Vito Bardi (Basilicata), tutti al 33 per cento, Francesco Rocca (Lazio) al 29 per cento e Renato Schifani (Sicilia) al 25 per cento.

Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Federcalcio

Giovanni Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Figc dopo aver ottenuto anche l’endorsement della Lega Serie B, l’ultima componente di cui attendeva una posizione. È stato lo stesso ex capo del Coni a renderlo noto: «Lo avevo detto e sono stato di parola, per rispetto istituzionale della presidente Cio Coventry che era qui a Roma e delle componenti ho sempre ribadito che avrei sciolto le riserve subito dopo». La formalizzazione avverrà oggi. Malagò (grande favorito) avrà come sfidante Giancarlo Abete, che contattato da LaPresse ha confermato la sua candidatura come presidente della Figc, incarico già ricoperto dal 2007 al 2014: da quattro anni è alla guida della Lega Nazionale Dilettanti.

Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Federcalcio
Giancarlo Abete (Imagoeconomica).

Il comunicato della Lega Serie B

«La Lega Nazionale Professionisti Serie B comunica il completamento del percorso intrapreso nelle scorse settimane sul tema dell’Assemblea Elettiva Federale del prossimo 22 giugno, incentrato sul metodo e sui contenuti, concretizzatosi con la stesura di un documento programmatico», si legge in una nota. «L’esito della consultazione che il presidente Paolo Bedin ha svolto in questi giorni con le singole società, a valle dell’incontro tenutosi la scorsa settimana in Figc con i potenziali candidati, ha registrato un deciso orientamento sulla figura di Giovanni Malagò, sul quale quindi si intende convergere. Si entrerà ora, all’avvenuta formalizzazione della candidatura, nell’analisi del relativo programma elettorale».

Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Federcalcio
Giovanni Malagò (Imagoeconomica).