Centinaia di manifestanti a volto coperto hanno incendiato case e automobili a Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord, dopo il brutale accoltellamento del 40enne Stephen Ogilvie compiuto da un rifugiato sudanese, ripreso in un video-choc che ha fatto il giro dei media e dei social. Polizia e autorità avevano lanciato ripetuti appelli alla calma, invano: numerosi i lanci di molotov e alcuni residenti sono stati persino evacuati da un edificio vicino al centro, che aveva preso fuoco durante i disordini. In alcune zone della città i manifestanti hanno ingaggiato scontri con la polizia e lanciato quello che è stato definito come un “pogrom” contro gli stranieri, prendendo di mira in particolare le famiglie di origine africana. Proteste anche in altre città nordirlandesi come Londonderry, Antrim, Newtownabbey, Ballymena e Bangor, sebbene in buona parte pacifiche.
L’accoltellamento in strada a Belfast: la vittima non è ancora fuori pericolo
L’accoltellamento è avvenuto verso le 22:30 di lunedì 8 maggio nella zona residenziale di Kinnaird Avenue, nella parte settentrionale di Belfast. Nel filmato si vede l’assalitore immobilizzare Ogilvie a terra per poi colpirlo ripetutamente con un coltello da cucina, in quello che il Daily Telegraph ha definito come un tentativo di decapitazione. Il rifugiato sudanese, per fortuna, è stato fermato da alcuni passanti: Ogilvie ha subito ferite in faccia e sulla schiena: versa ancora in gravissime condizioni e non è fuori pericolo. La polizia ha escludendo al momento il movente terroristico.
L’aggressore era arrivato in Irlanda del Nord all’inizio del 2023
L’aggressore, di cui non sono state rivelate le generalità né diffuse foto, ha 30 anni e non era noto alla polizia. Secondo quanto ricostruito, dalla Francia è arrivato (forse in aereo) in Irlanda e da Dublino ha preso un pullman diretto a Belfast, dove era arrivato il 10 febbraio 2023: al confine, in base a un accordo di lunga data tra i due Paesi, non ci sono stati controlli di documenti. Una volta arrivato in Irlanda del Nord (e dunque nel Regno Unito) aveva chiesto asilo, ottenendo lo status di rifugiato e un permesso di soggiorno valido fino al 2028. L’aggressore è stato incriminato per tentato omicidio, possesso in luogo pubblico di un oggetto con lama o punta e minacce di morte.
Farage accusa il governo: «Permessi di soggiorno come fossero caramelle»
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha definito «ripugnante» l’accoltellamento di Belfast, invocando la tolleranza zero per episodi di violenza come questi. Il segretario di Stato per l’Irlanda del Nord Hilary Benn ha chiesto di evitare disordini, che avrebbero ripercussioni negative sulle comunità locali. La premier nordirlandese Michelle O’Neill ha condannato di disordini, puntando il dito contro «teppisti» e «delinquenti». Ma il grave fatto di cronaca è stato cavalcato da Nigel Farage, leader del partito di destra Reform UK, che fin da subito ha invocato di rivelare l’identità e lo status migratorio dell’aggressore, arrivando a chiedere un bando all’ingresso per tutti i cittadini sudanesi senza distinzioni e accusando il governo di concedere permessi «come fossero caramelle».
Il Regno Unito è ancora scosso dall’omicidio del 18enne Henry Nowak
L’accoltellamento di Belfast arriva in un Regno Unito già scosso dal caso di Henry Nowak, 18enne accoltellato a morte il 3 dicembre a Southampton da un cittadino britannico di radici indiane sikh, Vickrum Digwa: il ragazzo, agonizzante, era stato ammanettato dai primi due agenti intervenuti sul posto, che si erano lasciati convincere dall’assassino di essere stato vittima di un’aggressione di stampo razzista.