Papa Leone XIV in viaggio apostolico in Sudamerica a novembre: le tappe

Papa Leone XIV compirà un viaggio apostolico in Uruguay, Argentina e Perù dal 6 al 17 novembre. Lo ha reso noto la Santa Sede, spiegando che il pontefice si recherà a Montevideo, Paisandú e Florida dal 6 all’8 novembre; a Buenos Aires, Córdoba e Luján dall’8 all’11 novembre; e a Lima, Chiclayo, Cusco e Pucallpa dall’11 al 17 novembre.

Papa Leone XIV in viaggio apostolico in Sudamerica a novembre: le tappe
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

Leone XIV tornerà nella “sua” Chiclayo, dove è stato vescovo per otto anni

Si tratta del quinto viaggio apostolico di Leone XIV dopo quelli in Turchia-Libano, Principato di Monaco, Algeria-Camerun-Angola-Guinea Equatoriale e Spagna. E avrà un sapore particolare per Prevost, statunitense in possesso anche della cittadinanza peruviana grazie agli oltre 20 trascorsi nel Paese, che tornerà da pontefice nella “sua” Chiclayo, dove è stato vescovo della diocesi dal 2015 al 2023. L’ipotesi di un viaggio di Leone XIV in Perù era stata anticipata all’inizio di giugno dall’allora presidente José María Balcázar, che nel frattempo ha lasciato il posto a Keiko Fujimori.

Alberto Bagnai (Lega) nominato componente dell’Antitrust

Il deputato della Lega Alberto Bagnai entra nel consiglio dell’Antitrust prendendo il posto lasciato libero da Saverio Valentino, promosso nei giorni precedenti alla presidenza dell’Autorità garante. Il mandato di Bagnai durerà sette anni e non è rinnovabile. Classe ‘62, mente economica del Carroccio, è stato eletto per la prima volta in Parlamento nel 2018. Prima al Senato ha presieduto la Commissione Finanze dal giugno 2018 al luglio 2020, poi nel 2022 è stato eletto alla Camera, dove continua a seguire in particolare i dossier di politica economica, finanza pubblica, sistema bancario, fisco e rapporti con l’Unione europea.

Drone con esplosivo trovato all’aeroporto di Lipsia vicino a un cargo ucraino

Un drone con detonatore e materiale esplosivo è stato trovato accanto a un cargo ucraino all’aeroporto di Lipsia-Halle. Lo riportano i media tedeschi, citando un portavoce della Nato, che sta partecipando alle indagini avviare dalla polizia tedesca. Il velivolo a pilotaggio remoto, che secondo la Bild trasportava un ordigno realizzato artigianalmente utilizzando fertilizzante e benzina, è stato sequestrato. Quello di Lipsia è lo scalo principale in Germania per la rotta verso l’Ucraina.

Cosa è successo all’aeroporto di Lipsia

La Bild, che ha anche pubblicato delle foto del drone, scrive che il drone è stato rinvenuto sulla pista dell’aeroporto di Lipsia-Halle, nelle immediate vicinanze di un aereo ucraino Antonov, attorno alle 23:40. Dopo il ritrovamento, il drone è stato esaminato: un’analisi a raggi X ha rivelato la presenza di un detonatore al suo interno. Tuttavia, il dispositivo era difettoso, e questo ha impedito l’eventuale esplosione dell’ordigno. Dopo il ritrovamento, l’aeroporto di Lipsia è stato chiuso al traffico aereo. Di conseguenza, un cargo della DHL è stato costretto a interrompere la manovra di atterraggio e a riprendere quota. Secondo la Bild, poco dopo (a sei chilometri dallo scalo e a un’altitudine di 400 metri), il velivolo è entrato in collisione con un oggetto non identificato: il sistema di difesa anti-drone dell’aeroporto aveva infatti rilevato la presenza di due velivoli a pilotaggio remoto. La Reuters, invece, riporta che il cargo della DHL ha urtato un oggetto non identificato durante la fase di salita dopo il decollo e che questo ha reso necessario un atterraggio non programmato ad Hannover, dove è stato rilevato un danno alla parte frontale del velivolo.

Nuovo massiccio attacco su Kyiv, Zelensky torna a chiedere più intercettori

Almeno 17 persone sono morte nel terzo massiccio attacco combinato di missili e droni russi sulla regione di Kyiv e sulla capitale ucraina, che ha visto la distruzione di edifici residenziali, magazzini e siti industriali. Colpita anche una stazione ferroviaria. Circa 50 i feriti. Le forze ucraine hanno abbattuto 98 dei 115 droni lanciati dalla Russia durante la notte, ma non sono state in grado di abbattere nessuno dei missili di Mosca: Volodymyr Zelensky è tornato a chiedere un maggior numero di intercettori Patriot, di fabbricazione statunitense.

Zelensky: «Gli intercettori balistici avrebbero salvato vite»

«Gli intercettori balistici sono ciò che avrebbe potuto salvare la vita delle persone uccise oggi», ha scritto Zelensky sui social: «È fondamentale che i nostri partner comprendano che i ritardi nella fornitura di tali sistemi, o la riluttanza a fornirli, portano direttamente a perdite umane e distruzioni così terribili». Kyiv è ormai in grado di intercettare la stragrande maggioranza dei droni russi, ma dipende ancora dai rifornimenti degli alleati occidentali per contrastare i missili. Tutto questo mentre la Russia sta intensificando gli attacchi: secondo Reuters, starebbe schierando addirittura un’unità missilistica nordcoreana nell’ovest del Paese.

Mosca: «Colpite anche tre navi mercantili nel Mar Nero»

Mosca ha rivendicato di aver colpito «centri di trasporto, logistica e distribuzione» nella città e nella regione di Kyiv, «coinvolti nello stoccaggio e nella consegna di armi e materiale militare di vario genere, nonché nella produzione e distribuzione di droni». Il ministero della Difesa russo, inoltre, ha dichiarato di aver bombardato tre navi mercantili che trasportavano armi nel Mar Nero, a sud di Odessa.

Primarie dem in Michigan, El-Sayed verso la vittoria

Abdul El-Sayed è sempre più vicino alla vittoria delle primarie democratiche in Michigan. Secondo le proiezioni di Nbc News è lui il vincitore della consultazione, mentre altri siti parlano ancora di testa a testa con la sfidante Haley Stevens, pur con un leggero vantaggio di El-Sayed. Progressista e filopalestinese appoggiato da Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, in caso di vittoria consoliderebbe la presenza nel Midwest della sinistra progressista in vista delle elezioni di midterm di novembre. Secondo la Cnn, i due candidati sono separati da poco meno di 25 mila voti. Se le proiezioni della Nbc verranno confermate, El-Sayed affronterà l’ex deputato Mike Rogers, che ha ottenuto la nomination repubblicana senza opposizione. La loro sfida di novembre si preannuncia come una delle più competitive del Paese e potrebbe determinare quale partito controllerà il Senato.

Chi sono i due candidati

El-Sayed, ex direttore sanitario della contea di Wayne, ha costruito la sua campagna su temi come il progetto di una sanità pubblica universale (Medicare for all), la riforma del finanziamento delle campagne elettorali e la richiesta di interrompere gli aiuti militari statunitensi a Israele. Stevens, alla sua quarta legislatura alla Camera, ha invece puntato sul rilancio dell’industria manifatturiera e dell’economia del Michigan. Ha inoltre ricordato le sue precedenti vittorie in collegi considerati difficili, sostenendo di essere la candidata più competitiva per battere il candidato repubblicano alle elezioni generali.

Clausola di salvaguardia nazionale, le richieste dell’Italia all’Ue

L’Italia intende chiedere all’Ue di utilizzare lo 0,6% del Pil per gli interventi sulla sicurezza energetica (ovvero il massimo consentito) e circa lo 0,9% per sicurezza e difesa, sfruttando la flessibilità prevista dalla clausola di salvaguardia nazionale. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante le comunicazioni alla Camera.

Lo scostamento di bilancio arriverà dopo l’ok di Bruxelles

La Commissione europea, ha spiegato Giorgetti, valuterà le richieste «nel mese di settembre, eventualmente raccomandandone l’approvazione al Consiglio, che dovrebbe formalizzare la raccomandazione nella riunione Ecofin di ottobre». In seguito, il governo ricorrerà «alla procedura prevista dall’articolo 6 della legge n.243 del 2012, al fine di poter dare conto del quantum delle clausole utilizzate e degli interventi ai quali le relative risorse saranno destinate, cioè il cosiddetto scostamento di bilancio». Per gli Stati membri che attivino la clausola, «il monitoraggio della traiettoria di spesa verrà effettuato in due passaggi», ha spiegato Giorgetti: «Un primo passaggio verificherà se un eventuale debito del conto di controllo possa essere ricondotto all’incremento delle spese per la difesa; nel caso in cui l’incremento delle spese per difesa non giustifichi pienamente gli scostamenti registrati dal conto di controllo rispetto al tasso di crescita dalla spesa netta fissato nel Piano strutturale e raccomandato dal Consiglio, un secondo passaggio verificherà se detti scostamenti derivino dall’utilizzo dei margini concessi per l’estensione della National Escape Clause alle spese per sicurezza energetica».

Axios: «Accordo su Hormuz vicino, oggi l’annuncio»

Stati Uniti, Iran e Oman sono vicini a un accordo provvisorio per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo riporta Axios citando due fonti della regione e un funzionario statunitense, aggiungendo che Washington punta ad annunciare l’accordo nelle prossime ore. La notizia è stata confermata dal presidente americano Donald Trump, secondo cui un’intesa potrebbe essere raggiunta «domani o dopodomani», ovvero oggi o giovedì. Il tyccon ha spiegato che martedì si è tenuta una «negoziazione durata tutto il giorno» con l’Iran. «Stiamo avendo ottime discussioni. L’unica cosa che conta è agire. E loro vogliono raggiungere un accordo. Vedremo cosa succederà. Ho tutto il tempo che mi serve», ha detto ai giornalisti prima di salire sul suo Air Force ONe. In un’intervista a Fox News ha aggiunto: «Li abbiamo colpiti molto duramente. Ma il colpo più duro deve ancora arrivare e spero che non dovremo usarlo. Spero di no, stiamo avendo ottime discussioni. Non amano ammetterlo».

Prorogato al 25 agosto il taglio delle accise sul gasolio

Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo taglio delle accise sul gasolio, sempre di 17 centesimi al litro (compresa Iva), prorogando di fatto quello in vigore fino al 25 agosto. Una mossa che, ha precisato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, costa 245 milioni di euro, trovati tagliando «un po’ di spese ai ministeri, non erano molto contenti, ma poi vedremo». Dal 25 agosto entrerà nuovamente in vigore il meccanismo delle accise mobili – ossia, il governo andrebbe a spendere l’incasso extra dell’Iva dovuto all’aumento dei prezzi dei carburanti per abbassare le accise su benzina e gasolio. Il meccanismo può essere attivato solo dopo la prima settimana di ogni mese, quando viene contabilizzata la cifra definitiva del periodo precedente.

Nessuno sconto sulla benzina

Per il momento rimane esclusa dagli sconti la benzina. La decisione di limitare il taglio al gasolio è collegata alla disponibilità delle coperture finanziarie e all’impatto del diesel sul trasporto delle merci. Gran parte dei mezzi commerciali e degli autocarri utilizza infatti questo carburante. Inoltre i prezzi del gasolio hanno subito aumenti più marcati sulle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati.

UniCredit, ok della Bafin al superamento del 30 per cento di Commerzbank

La BaFin, ovvero l’autorità di vigilanza bancaria tedesca, ha dato a UniCredit il via libera alla richiesta di poter oltrepassare il 30 per cento delle quote di Commerzbank. Lo scrive Bloomberg. Si tratta di un importante passaggio regolamentare per la scalata dell’istituto italiano alla quarta più grande banca della Germania. Col semaforo verde scatta infatti il conto alla rovescia per la Bce, che dovrà completare la propria valutazione entro 60 giorni lavorativi. La decisione è pertanto attesa per la seconda metà di ottobre. L’autorità di vigilanza può richiedere ulteriori informazioni nel corso dell’istruttoria: in tal caso l’esame potrebbe essere esteso fino a un massimo di 20 giorni lavorativi aggiuntivi.

UniCredit, ok della Bafin al superamento del 30 per cento di Commerzbank
Filiale Commerzbank in Germania (Imagoeconomica).

L’Ue fa quadrato attorno alla Spagna su Ceuta, ma bacchetta Sanchez

In conferenza stampa a Bruxelles al termine della videocall dei ministri dell’Interno dell’Ue, il commissario europeo agli Affari Interni e alle Migrazioni Magnus Brunner ha escluso «un legame diretto tra le regolarizzazioni e gli accadimenti di Ceuta». Al tempo stesso, ha anche affermato che la maxi-sanatoria per i migranti della Spagna «non è un buon segnale» per gli altri Paesi dell’Ue: «Capisco che è competenza nazionale e che è stata fatta perché si tratta principalmente di latinoamericani, che parlano la stessa lingua e hanno la stessa cultura, ma il messaggio per il resto d’Europa non è positivo. Proprio no».

L’Ue fa quadrato attorno alla Spagna su Ceuta, ma bacchetta Sanchez
Pedro Sanchez (Ansa).

Brunner: «Legittimi i centri per il rimpatrio in Paesi extra-Ue»

«L’integrità dell’area Schengen è stata preservata», ha poi detto Brunner, sottolineando che «praticamente tutti coloro che sono entrati a Ceuta sono ora rientrati» e che «nessuno ha attraversato il confine verso la Spagna continentale e l’Europa continentale». Crisi migratoria dunque «risolta», almeno per il momento. Brunner si è poi soffermato sulla possibile creazione di hub per il rimpatrio in Paesi terzi sicuri, principalmente africani, parlando di opzione «legittima» per gli Stati che intendono perseguirla: «Sono stati menzionati da alcuni Paesi membri, in particolare da quelli che li stanno predisponendo o che stanno preparando i negoziati con Paesi terzi in merito a questi centri. Il progetto Italia-Albania è diverso. È un progetto italiano». Successivamente ha aggiunto: «Concentriamoci anche sul concetto di Paese terzo sicuro. Il che significa che la procedura di asilo può effettivamente essere svolta al di fuori dell’Unione europea, laddove il concetto di Paese terzo sicuro lo consente».

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L’Unione europea fa quadrato attorno a Madrid dopo Ceuta

Il Consiglio Ue ha parlato di «visione condivisa sulla necessità di continuare a combattere senza tregua il traffico di migranti, di potenziare i rimpatri, di rafforzare le frontiere, di instaurare partenariati solidi con i Paesi terzi e di migliorare la capacità di previsione», aggiungendo poi: «I ministri hanno sottolineato che la comunicazione dovrebbe essere più coordinata e più coerente, soprattutto per contrastare attori esterni malintenzionati impegnati nella manipolazione delle informazioni e nelle interferenze dall’estero». Sostanzialmente l’Ue ha fatto quadrato attorno a Madrid, ribadendo che la gestione delle migrazioni è compito dell’intera Unione europea.

L’Ue fa quadrato attorno alla Spagna su Ceuta, ma bacchetta Sanchez
Fernando Grande-Marlaska (Ansa).

La Spagna: «Incomprensibile la decisione italiana su Schengen»

Prosegue intanto la diatriba tra Spagna e Italia innescata dalla crisi di Ceuta. Dopo la videocall, il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha dichiarato: «Sono entrati illegalmente 72 mila migranti. Di questi 70 mila hanno fatto rientro in Marocco. Non ho compreso la chiusura di Schengen da parte dell’Italia, mi è sembrata totalmente priva di necessità e proporzionalità. Vediamo che succede, se ci sarà un ripensamento. Non c’è stato alcun rischio di movimento secondario, avendo Ceuta un regime speciale». Nel corso della riunione, Matteo Piantedosi ha affermato il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne «non è stata in alcun modo di una misura rivolta contro la Spagna», bensì «una scelta di natura cautelare e organizzativa, intesa a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta dell’intero sistema europeo dei controlli in un momento di forte sollecitazione, come avvenuto in tantissimi altri casi».

Sinner a Milano per controlli ortopedici prima di Cincinnati: cosa è successo

A pochi giorni dalla partenza per Cincinnati, dove si terrà il prossimo Masters 1000 a cui parteciperà, Jannik Sinner ha raggiunto Milano per svolgere nuovi controlli medici dopo quelli effettuati a giugno all’ospedale San Raffaele, che erano serviti per approfondire sul malore fisico e i problemi avvertiti durante il match del Roland Garros contro Juan Manuel Cerundolo.

La visita potrebbe essere legata a un fastidio al ginocchio destro

Stavolta Sinner, che nei giorni scorsi ha effettuato un check-up al J Medical di Torino, si recato presso la clinica privata Physioclinic, per controlli ortopedici e preventivi: l’ipotesi è che ci sia stato un focus sul ginocchio destro – di recente il campione altoatesino è stato fotografato con un cerotto applicato proprio in quella zona – in vista dell’imminente partenza per la stagione sul cemento americano. Gli esami, durati quattro ore, sono stati organizzati su richiesta del suo staff e Sinner è stato visitato dal dottor Piero Volpi (ex medico sociale dell’Inter). Se dagli accertamenti non emergeranno criticità, Sinner – arrivato a Milano in auto da Monte Carlo – decollerà verso l’Ohio domenica 9 agosto.

Quando Lampedusa era Ceuta: l’ipocrisia di Meloni che oggi attacca Sanchez

La crisi di Ceuta ha spaccato l’Europa, con Giorgia Meloni in prima fila nel criticare in tema di immigrazione Pedro Sanchez, accusato di non saper gestire la frontiera spagnola (e dunque europea) col Marocco. Ma, come ricorda anche Le Monde, a settembre 2023 fu l’Italia a trovarsi in una situazione analoga alla Spagna – seppur in misura minore – quando a Lampedusa nel giro di 48 ore sbarcarono circa 10 mila migranti, circostanza che portò al collasso il sistema di accoglienza dell’isola (l’hotspot di contrada Imbriacola è progettato per meno di 400 persone).

Quando Lampedusa era Ceuta: l’ipocrisia di Meloni che oggi attacca Sanchez
Migranti appena sbarcati a Lampedusa a settembre del 2023 (Ansa).

Con Lampedusa al collasso Meloni invocò l’aiuto dell’Ue

«Tre anni dopo aver ottenuto il sostegno dei suoi partner, Giorgia Meloni utilizza le immagini dell’exclave come leva per isolarne uno: la Spagna», scrive Le Monde. Di fatto, la presidente del Consiglio ha usato Ceuta come uno strumento di campagna elettorale interna, descrivendo quanto accaduto come inevitabile conseguenza delle politiche di Madrid, considerate troppo permissive (anche se non è esattamente così), anche alla luce della maxi-sanatoria per gli immigrati irregolari varata ad aprile dal governo socialista di Sanchez. Eppure, quando Lampedusa era – per così dire – Ceuta, la premier italiana invocò l’intervento delle istituzioni europee, chiedendo un meccanismo di solidarietà per la redistribuzione dell’enorme numero di migranti arrivati sul suolo italiano, ottenendo immediato sostegno.

Quando Lampedusa era Ceuta: l’ipocrisia di Meloni che oggi attacca Sanchez
Pedro Sanchez e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La visita di Von der Leyen e il piano d’azione in 10 punti

La pressione migratoria raggiunse livelli record a Lampedusa tra il 12 e il 14 settembre 2023. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen visitò l’isola con Meloni il 17, presentando in quell’occasione un piano d’azione in 10 punti che prevedeva il supporto logistico di Frontex (ovvero l’agenzia Ue che gestisce la sicurezza dei confini esterni dell’area Schengen), una maggiore fermezza sui rimpatri, il potenziamento della sorveglianza aerea e navale, l’aumento delle campagne di sensibilizzazione e comunicazione per scoraggiare le traversate del Mediterraneo, l’attuazione del protocollo d’intesa con la Tunisia (che sarebbe stato successivamente criticato da 46 ong in quanto «modello dei complicità» basato su violazioni dei diritti umani). Nonostante l’attivazione di Bruxelles, però, i tentativi di redistribuzione obbligatoria o volontaria verso gli altri Stati membri dell’Ue rimasero sostanzialmente inefficienti. Ciò spinse l’Italia a focalizzarsi maggiormente su accordi bilaterali esterni (come il memorandum con la Tunisia) per bloccare le partenze alla radice.

Individuato nel lago di Vico il corpo del marito della ministra Roccella

È stato individuato il corpo di Luigi Cavallari, marito della ministra Eugenia Roccella, che il 27 giugno si era tuffato nelle acque del lago di Vico durante una gita in barca con la moglie, senza più riemergere. Le operazioni di ricerca del corpo dell’84enne Cavallari, durate quasi 40 giorni, sono state complicate da bassa visibilità e fango, alghe e melma sul fondo del bacino, che si trova nel Viterbese.

Migranti, dl per l’assunzione di 500 agenti per i controlli alle frontiere

Dopo la crisi migratoria di Ceuta, che ha infiammato il dibattito politico europeo e anche italiano, il governo Meloni è al lavoro per un decreto legge per l’assunzione di 500 agenti alle frontiere a partire da dicembre. La bozza del dl, che sarà nel pomeriggio sul tavolo del Consiglio dei ministri, recita: «Per il potenziamento dei servizi di controllo delle frontiere e dei flussi migratori, anche relativi allo svolgimento delle verifiche preliminari di identità, di sicurezza e delle operazioni di rilevamento fotodattiloscopico e segnaletico, svolte dagli uffici di polizia di frontiera e dalle questure, è autorizzata nel limite della dotazione organica, in aggiunta alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente, l’assunzione straordinaria di 500 unità nel ruolo iniziale di agenti e assistenti della Polizia di Stato non prima del primo dicembre 2026».

Migranti, dl per l’assunzione di 500 agenti per i controlli alle frontiere
Controllo della polizia a Ventimiglia (Ansa).

Hormuz, vicino l’accordo tra Iran e Oman sul traffico marittimo

Iran e Oman sono vicini all’intesa sul traffico marittimo nello stretto di Hormuz. Lo scrive il New York Times, citando funzionari iraniani e statunitensi. L’accordo prevede «tariffe di servizio» che sarebbero poi utilizzate per «coprire l’impatto ambientale del traffico marittimo, la sicurezza delle navi cargo e delle petroliere e del personale». Non sembra esserci una differenza sostanziale con i paventati pedaggi, ma l’espressione «tariffe di servizio» pone meno problemi rispetto al diritto internazionale e al memorandum d’intesa siglato a giugno da Iran e Stati Uniti. Secondo le fonti iraniane del Nyt, i ricavi verrebbero divisi equamente tra Teheran e Muscat. In base all’intesa, poi, le navi in entrata nel Golfo Persico utilizzerebbero una rotta controllata dall’Iran e vicina alle sue coste, mentre quelle in uscita navigherebbero su una più prossima all’Oman. Un funzionario statunitense ha però affermato che la versione iraniana «non è accurata», spiegando che non tutte le rotte richiederebbero l’approvazione dei pasdaran e in alcuni casi non sarebbero previste tariffe di transito.

La crisi di Ceuta approda sul tavolo dell’Unione europea

Oggi è il giorno della riunione straordinaria in videoconferenza del Consiglio Ue informale Interni convocata dalla presidenza irlandese dopo la crisi migratoria di Ceuta, anche in risposta alla lettera promossa Italia e Danimarca e sottoscritta da altri 20 Stati membri. Una missiva ha evidenziato le differenze di vedute dei Ventisette. Matteo Piantedosi, che rappresenta il governo Meloni, dovrebbe presentare la proposta di Roma per la creazione entro il 2027 di hub di rimpatrio in Paesi extra-Ue.

La crisi di Ceuta approda sul tavolo dell’Unione europea
Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

L’Europa è divisa dopo la crisi di Ceuta

La lettera scritta dalla premier italiana Giorgia Meloni e dall’omologa danese Mette Frederiksen, che chiede una risposta coordinata dopo i fatti di Ceuta, è stata appoggiata in tutto da 22 Paesi. Oltre alla Spagna, tra i firmatari non figurano Francia e Portogallo (i due Paesi confinanti), e nemmeno Irlanda e Lussemburgo. Da una parte, 22 Stati chiedono un rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne, contestando le politiche spagnole di regolarizzazione dei migranti. Dall’altra, Madrid continua a denunciare la scarsa solidarietà mostrata da alcuni partner Ue. Italia in primis.

Cosa chiedono i 22 Paesi firmatari

I 22 Stati firmatari chiedono di rafforzare il controllo delle frontiere esterne, di aumentare il sostegno a Frontex (l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera) e di intensificare la cooperazione con il Marocco. La lettera invita inoltre l’Ue a contrastare le politiche nazionali che possano funzionare come fattori di attrazione e produrre conseguenze anche negli altri Paesi europei. Si tratta di un evidente riferimento alla maxi-sanatoria avviata dal governo di Pedro Sanchez per centinaia di migliaia di extracomunitari già presenti in Spagna. Da parte sua, Ursula von der Leyen ha ribadito che l’Ue è al fianco di Madrid, richiamando i Ventisette all’unità sul tema.

Le critiche a Sanchez per la maxi-sanatoria

Il governo Sanchez ha avviato a metà aprile una nuova regolarizzazione di persone immigrate già presenti in Spagna. In due mesi sono arrivate più di un milione di domande, mentre Madrid aveva inizialmente stimato tra le 500 mila e le 750 mila persone interessate. La maxi-sanatoria, diventata terreno di scontro tra l’esecutivo e l’opposizione e tra la Spagna e buona parte dell’Ue, riguarda migranti già presenti in Spagna, in grado di dimostrare almeno cinque mesi di residenza continuativa al primo gennaio scorso e senza precedenti penali. Soprattutto latinoamericani, ha spiegato Sanchez, spesso impiegati in maniera irregolare, da stabilizzare e integrare. Il capo della Moncloa respinge il collegamento tra la sanatoria e la crisi di Ceuta, sostenendo che lo straordinario afflusso di migranti nell’exclave spagnola sia stato alimentato da informazioni false diffuse sui social media e dalle reti dei trafficanti.

La crisi di Ceuta approda sul tavolo dell’Unione europea
Agenti della Guardia Civil a Ceuta (Ansa).

La posizione dell’Italia, ai ferri corti con la Spagna

Tornando all’Italia, protagonista di un duro botta e risposta con la Spagna sul tema migranti, Roma chiederà di sveltire le procedure la costruzione di centri di rimpatrio dei migranti fuori dai confini dell’Ue sul “modello Albania”, ma finanziati almeno in parte dall’Unione europea e localizzati perlopiù in Africa. Ci sarebbe già una lista preliminare di Paesi che potrebbero essere coinvolti: Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Etiopia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia e Montenegro. L’Italia dovrebbe anche chiedere l’attuazione stringente del programma Gsp+, che sarà in vigore dal primo gennaio del 2027 e che lega i vantaggi daziari per i Paesi in via di sviluppo all’effettiva collaborazione nel riammettere i propri cittadini che soggiornano illegalmente nell’Unione europea.

Campo largo, tensione tra Schlein e Conte sulle primarie

Il nodo delle armi all’Ucraina «lo scioglieremo con le primarie, faremo decidere gli italiani». È bastata questa uscita di Conte per scatenare la tensione nel campo largo. La “sfida” non è infatti piaciuta al Partito democratico, con la leader Schlein che ha subito gelato l’alleato: «Non funziona così. Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito». In un’intervista al Tg3 ha quindi invitato a non perdersi «in discussioni tra di noi» per concentrarsi «sui fallimenti di questo governo e sulle nostre proposte concrete». Che l’uscita del leader del M5s avesse lasciato strascichi e malumori nella coalizione era tanto prevedibile quanto inevitabile. E il centrodestra ne approfitta girando il coltello nella piaga delle difficoltà del Pd e della sua leader. «Preoccupa l’assordante silenzio di Elly Schlein di fronte alle esternazioni filorusse di Giuseppe Conte. Ci dica se sta dalla parte del popolo ucraino o dalla parte di Putin. Se sta dalla parte della democrazia o dalla parte delle dittature», ha scritto Antonio Tajani sui social prima che la segretaria dem rispondesse.

Bonaccini: «Le primarie non definiscono la politica estera»

Sulla questione sono intervenuti altri esponenti del Pd, tra cui Stefano Bonaccini. In un’intervista al Corsera, ha dichiarato: «Vorrei precisare che le primarie, come ha giustamente precisato la segretaria, non definiscono la politica estera e le alleanze internazionali. Non è un caso che proprio la Costituzione su queste materie escluda anche il ricorso ai referendum. Ciò detto, sarà tutto il centrosinistra a mettere al centro la via diplomatica. Difenderemo e non lasceremo mai sola l’Ucraina e con essa la sicurezza europea, la linea Vannacci non prevarrà».

Guerini: «Conte non esageri»

Stessa posizione espressa da Lorenzo Guerini, capo del riformisti dem, in un colloquio con il Foglio: «L’alleanza tra Pd e M5s merita chiarezza, ora, non si possono attendere le primarie. La pace non può essere la resa a Putin. La parola pace va riempita di contenuti. L’Ucraina si sostiene con l’invio delle armi. A Giuseppe Conte consiglio di non esagerare. I nodi politici essenziali vanno affrontati politicamente dai partiti della coalizione, prima delle primarie. Altrimenti non siamo alla politica ma alla roulette».

Il Cdr del Corriere contro l’intervista all’editore Cairo

Il Comitato di redazione del Corriere della Sera non ci sta e critica la lunga intervista a Urbano Cairo firmata da Fabrizio Roncone e pubblicata il 2 agosto sulle pagine (sì, due) del quotidiano.

Il Cdr del Corriere contro l’intervista all’editore Cairo
L’intervista a Urbano Cairo sul Corriere.

«Questo Cdr ritiene inopportuna la scelta di dedicare uno spazio così ampio, ben due pagine, a un’intervista all’editore (per quanto ben scritta), editore che da tre giorni consecutivi è in prima pagina sul Corriere», si legge nella nota. «Scelte di questo genere comportano un rischio concreto: renderci autoreferenziali e trasmettere ai lettori un’immagine di scarsa indipendenza della testata». E, ancora: «Ci sembra ulteriormente grave il riferimento allo sciopero dei giornalisti del 2023. Un’azione sindacale forte, certo, ma decisa dall’assemblea di redazione in modo compatto e soprattutto in risposta alla chiusura totale dell’azienda sulle vertenze aperte. Il tutto in anni in cui Rcs vantava bilanci più che positivi». Per i rappresentanti dei giornalisti è grave anche il tempismo dell’intervista visto che venerdì l’azienda aveva annunciato, a partire dal 5 agosto, l’aumento di 20 centesimi del prezzo del quotidiano. «I nostri lettori, a cui viene richiesto questo ulteriore sacrificio, meritano pagine di notizie, quelle che hanno reso unico il Corriere della Sera», conclude il Cdr. Chissà se anche i colleghi della Gazzetta dello Sport li seguiranno, visto l’intervento di Cairo nelle vesti di presidente del Torino sulla Rosea di lunedì con tanto di didascalia «numero uno»…

Il Cdr del Corriere contro l’intervista all’editore Cairo
L’intervento di Urbano Cairo sulla Gazzetta dello Sport del 3 agosto.

Amazon supera per la prima volta i 3 mila miliardi di capitalizzazione

Amazon, grazie a un rialzo del 5,6 per cento all’inizio delle contrattazioni a Wall Street, ha superato per la prima volta nella sua storia i 3 mila miliardi di dollari di capitalizzazione, unendosi così alla ristretta cerchia di colossi della Borsa capaci di superare tale soglia: Nvidia, Alphabet, Microsoft e Apple. Dopo aver raggiunto per la prima volta una valutazione di 2 mila miliardi di dollari a giugno del 2024, Amazon ha impiegato poco più di due anni per superare questa nuova soglia. E lo ha fatto al termine di alcuni mesi caratterizzati soprattutto da vendite, dovute allo scetticismo riguardante le società che avevano annunciato investimenti miliardari nell’intelligenza artificiale. Il titolo aveva perso quasi il 18 per cento tra il massimo storico registrato il 6 maggio e il minimo trimestrale toccato a luglio. Poi una nuova accelerata, grazie a un’ondata di rinnovato ottimismo sull’IA, che ha spinto i titoli tecnologici a nuovi massimi.

Capital One chiuse i conti della Trump Organization dopo una verifica antiriciclaggio

Nel 2021 Capital One decise di chiudere oltre 300 conti riconducibili alla Trump Organization a seguito di una verifica antiriciclaggio riguardante l’azienda di famiglia del presidente Usa. Lo ha reso noto la banca d’affari statunitense, nel tentativo di far archiviare la causa intentata a marzo del 2025 dal Donald J. Trump Revocable Trust e da Eric Trump davanti a un tribunale della Florida, a cui si sono in seguito accodati anche DJT Holdings, DJT Holdings Managing Member e DTTM Operations, tutti convinti che Capital One avesse agito per motivi politici.

Capital One chiuse i conti della Trump Organization dopo una verifica antiriciclaggio
Donald Trump (Ansa).

La famiglia Trump sostiene che il debanking sia avvenuto per motivi politici

Le società legate a Trump avevano parlato di una decisione politicamente orientata da parte di Capital One, incompatibile con le norme invocate a tutela dei consumatori e contro le pratiche commerciali ingannevoli, sostenendo che il debanking era avvenuto a causa delle convinzioni woke dell’istituto e dal suo desiderio di trarre profitto dal clima politico successivo all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Capital One, invece, sostiene che la chiusura dei conti sia avvenuta dopo attente analisi affidate a professionisti dell’antiriciclaggio, nel rispetto delle procedure aziendali e delle indicazioni delle autorità di vigilanza.

Capital One non ha accusato di attività illegali la holding dei Trump

Si tratta della prima volta che una banca collega formalmente dei sospetti di riciclaggio all’azienda di famiglia di Trump. Ma, va sottolineato, Capital One non ha accusato la holding di alcuna attività illegale: semplicemente, la banca ha spiegato che alcuni schemi transazionali emersi dall’indagine erano rientrati tra quelli che le indicazioni federali sottopongono a particolare attenzione. Convinto che ciò non corrisponda a verità, ad agosto 2025 Trump ha firmato un ordine esecutivo secondo cui le decisioni delle banche devono poggiare su valutazioni individuali, oggettive e basate sul rischio, non sulle opinioni politiche o religiose dei clienti.