Secondo quanto riporta Bloomberg, che cita fonti vicine al marchio di moda, Dolce & Gabbana sta negoziando con i creditori la potenziale vendita di alcuni immobili a Milano, nell’ambito di un piano per ottenere liquidità e sostenere il rifinanziamento di circa 450 milioni di euro di debito.
D&G potrebbe vendere alcune proprietà per poi riaffittarle
Bloomberg scrive che l’operazione potrebbe prevedere formule di sale-and-leaseback, consentendo alla società – che ad aprile aveva confermato ad aprile di essere in trattativa con le banche creditrici – di continuare a utilizzare gli edifici dopo la cessione, prendendoli in affitto. Nel 2025 Dolce & Gabbana aveva rifinanziato 300 milioni di euro con scadenza al 2030, ottenendo inoltre 150 milioni aggiuntivi destinati a sostenere i piani di sviluppo nei settori beauty e real estate.
Tra Giorgia Meloni e Donald Trump c’è stato un «incontro di chiarimento». Lo riferiscono fonti diplomatiche italiane a margine del G7 spiegando che lo scambio è avvenuto a margine della cena dei leader di lunedì 15 giugno 2026 èd è stata “una” delle occasioni, ma ce ne saranno altre entro la fine del vertice. Non ci sono stati focus su singoli aspetti, ma si è trattato di un utile scambio nel corso del quale la premier italiana ha ribadito «quel principio di unità dell’Occidente che è assolutamente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali», principio chiarito «da entrambe le parti». Lo scambio, ribadiscono le fonti italiane, è servito «a chiarirsi», ma la premier «non chiede segnali» dal punto di vista comunicativo al presidente americano». In questi mesi«”c’era stata una certa chiarezza da parte di Meloni su alcune uscite pubbliche del presidente Trump ed è stato chiarito da parte di entrambi come è importante in questa fase il concetto di unità su cui la premier insiste sempre e crede realmente».
È diventata definitiva la condanna a due anni e mezzo inflitta a Riccardo Bossi, primogenito di Umberto, per aver percepito 12 mila euro di reddito di cittadinanza tra il 2020 e il 2023 grazie a false attestazioni. La settima sezione della Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal figlio del fondatore della Lega contro la sentenza della Corte di appello di Milano, che aveva confermato il primo verdetto di colpevolezza emesso dal gup di Busto Arsizio.
Bossi jr dovrà versare 15 mila euro di risarcimento all’Inps
Secondo quanto emerso dalle indagini, scattate dopo una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate, Riccardo Bossi ha ricevuto il reddito di cittadinanza per 43 mesi in relazione al pagamento dell’affitto di un appartamento, dal quale era già stato sfrattato perché moroso. Dovrà versare 15 mila euro all’Inps come risarcimento.
Confermata la condanna per i maltrattamenti alla madre
Non è questa l’unica vicenda giudiziaria che vede implicato Riccardo Bossi. Sempre in questi giorni la Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 16 mesi che gli è stata inflitta a giugno 2025 per maltrattamenti sulla madre Gigliola Guidali, prima moglie del Senatur, per vicende legate a questioni economiche. Il legale di Bossi jr ha annunciato il ricorso in Cassazione.
L’Antitrust ha avviato un’indagine nei confronti di Apple, Apple Distribution International Ltd e Apple Italia per l’inosservanza dell’obbligo di interoperabilità previsto dal Digital markets act cui sono sottoposti i sistemi operativi iOS e iPadOS. Infatti, ai sensi dell’articolo 6, la società deve garantire ai fornitori terzi di servizi cloud consumer, a titolo gratuito, l’effettiva interoperabilità con i sistemi operativi iOS e iPadOS, nonché parità di accesso alle stesse componenti hardware e software che sono disponibili per il servizio iCloud di Apple. L’Autorità ha elementi per ritenere che i fornitori terzi di servizi cloud consumer potrebbero non essere posti nelle stesse condizioni del servizio iCloud di Apple, perché non sembrano avere accesso alle stesse componenti utilizzate o comunque rese disponibili al servizio iCloud. A titolo di esempio, sembrerebbe che Apple non consenta ai servizi per gli utenti finali di cloud storage alternativi di utilizzare le componenti di iOS e iPadOS che permettono di effettuare il backup integrale dei dati presenti sui dispositivi, consentito invece al servizio iCloud di Apple.
Dona: «Concorrenza si può avere solo con l’osservanza degli obblighi»
«Si faccia subito chiarezza», ha affermato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, sottolineando che la concorrenza «si può avere solo con l’osservanza dell’obbligo di interoperabilità del sistema operativo, altrimenti l’egemonia industriale diventa un monopolio a tutti gli effetti e i consumatori vengono danneggiati, sia con prezzi maggiori sia con minori servizi disponibili tra cui scegliere». Federconsumatori ha espresso soddisfazione per l’indagine, evidenziando che questa «risulta importante non solo perché tutela i cittadini che fruiscono di tale servizio, ma anche perché si tratta della prima volta in cui l’Agcm esercita i poteri previsti dall’articolo 38 del Digital markets act».
Vladimir Putin ha firmato il decreto che stabilisce la data delle prossime elezioni legislative della Federazione Russa, le prime dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina: si terranno il 20 settembre. La tornata elettorale rappresenterà un importante test per valutare la flessione della popolarità dello zar (rieletto nel 2024 per un altro mandato presidenziale di sei anni) e del suo partito, Russia Unita, dopo oltre quattro anni di conflitto. Nel 2021 la formazione guidata da Putin aveva vinto le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato – camera bassa dell’Assemblea federale – con il 49,8 per cento dei voti, aggiudicandosi 324 seggi, mentre nella tornata del 2016 era arrivato al 54,2 per cento, conquistando 343 seggi.
Il governo federale tedesco ha respinto ufficialmente l’offerta di acquisizione di UniCredit per Commerzbank, affermando di sostenere l’indipendenza dell’istituto di credito guidato da Bettina Orlopp, visto «il ruolo importante nel finanziamento dell’economia nazionale e del settore delle medie imprese». Lo ha reso noto l’Agenzia delle Finanze di Berlino, che gestisce la partecipazione statale di oltre il 12 per cento in Commerzbank, la quarta più grande banca della Germania.
Bettina Orlopp (Imagoeconomica).
Berlino: «Approccio aggressivo di UniCredit e offerta non adeguata»
«Accettare l’offerta non era già un’opzione dal punto di vista finanziario, in quanto non prevedeva un premio adeguato rispetto all’attuale prezzo delle azioni di Commerzbank», sottolinea il governo di Berlino, evidenziando poi «l’approccio aggressivo di UniCredit». La Germania si oppone fermamente all’operazione fin da quando l’istituto di credito italiano guidato da Andrea Orcel ha reso nota la sua partecipazione in Commerzbank, quasi due anni fa: 26 per cento del capitale in via diretta e un’ulteriore posizione di circa il 4 per cento tramite total return swap. A metà marzo UniCredit ha annunciato l’offerta pubblica di scambio, iniziata il 5 maggio e la cui chiusura – prevista in origine per oggi – è stata posticipata al 3 luglio.
Andrea Orcel (Imagoeconomica).
Avviata un’indagine per possibile manipolazione del mercato
La vicenda UniCredit-Commerzbank si è inoltre arricchito di un altro capitolo: la Procura di Francoforte ha infatti confermato di aver avviato un’indagine preliminare su una possibile manipolazione del mercato in relazione all’offerta pubblica di scambio. L’inchiesta fa seguito a una denuncia penale presentata dal consiglio dei lavoratori di Commerzbank, pervenuta alla procura il 14 giugno.
Semyon Skrepetsky, artista russo che viveva in Polonia dal 2021, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Biala Podlaska. Lo riportano i media locali e lo conferma Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, ricordando che Skrepetsky aveva partecipato alle proteste a Venezia contro la riapertura del padiglione russo alla Biennale. Noto per le sue caricature di politici, aveva realizzato ritratti satirici del presidente Vladimir Putin, dell’omologo bielorusso Alexander Lukashenko, del leader ceceno Ramzan Kadyrov e del defunto leader dell’opposizione russa Alexei Navalny. Tre giorni prima di essere ucciso, in occasione della Giornata della Russia, si era recato a Berlino dove aveva inscenato una protesta solitaria con una caricatura di Joseph Stalin e Putin. Sarebbero due i suoi assassini, uno dei quali è stato arrestato vicino al consolato bielorusso della cittadina polacca.
I have heartbreaking news to share: Semyon Skrepetsky, who stood with us in Venice protesting the reopening of the Russian Pavilion, has been murdered.
Semyon was a Russian artist and dissident who chose to challenge power through his work. His cartoons targeted Putin, Kadyrov,… pic.twitter.com/YSKiXKycK4
Sette anarchici sono stati arrestati con l’accusa di aver costituito e organizzato una compagine criminale per compiere atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversionedell’ordine democratico. In particolare la Digos ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere e due di arresti domiciliari, emesse dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica.
L’attentato sulla linea Alta Velocità Roma-Firenze e la rivendicazione
Due degli arrestati sono anche accusati di aver avuto una parte attiva nell’attentato sulla linea Alta Velocità Roma-Firenze avvenuto il 14 febbraio tramite l’uso di esplosivi rudimentali, che hanno provocato gravi danni all’infrastruttura per un costo di ripristino pari a 455 mila euro. Questo sabotaggio, così come un altro effettuato sulla linea Roma-Napoli, era stato rivendicato sul sito web ispiraazione.noblogs.org, creato qualche mese prima, tramite un comunicato che faceva riferimento alla concomitanza con le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina. Tra gli obiettivi del gruppo, radicato a Roma ma in relazione con realtà affini individuabili nelle aree di Bologna, Forlì-Cesena, Milano e Napoli, anche quello di mantenere attiva la mobilitazione contro il regime del 41bis a cui è sottoposto l’anarchico Alfredo Cospito.
Sono stati tutti assolti in primo grado, perché il fatto non costituisce reato, gli otto imputati per abuso edilizio e lottizzazione abusiva in relazione al caso del grattacielo Torre Milano di via Stresa a Milano. Lo ha deciso la giudice Paola Braggion della settima penale. La pm Marina Petruzzella aveva chiesto otto condanne e anche la confisca dell’edificio. Secondo le accuse, la Torre era stata costruita come se fosse una ristrutturazione e non una nuova costruzione e attraverso una semplice Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività. Per la procura il permesso di costruire era stato concesso senza previo piano attuativo, ma solo con un’autodichiarazione. Ai funzionari pubblici veniva contestato di aver concorso (dolosamente) o cooperato (colposamente) a tale realizzazione rilasciando un titolo illegittimo e redigendo una delibera dirigenziale che rendeva possibile tale costruzione in contrasto con norme statali fondamentali, e senza provvedere alla redazione di piano attuativo.
Il tribunale: «Imputati in buona fede, regole cambiate solo negli ultimi anni»
Ma, per il tribunale, gli imputati hanno agito in base alle regole che c’erano, che solo negli ultimi anni sono cambiate. E, in ogni caso,in buona fede senza dolo né colpa. Queste le ragioni dei magistrati, riportate da Repubblica: «Per tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione. Inoltre, la prassi consolidata del Comune di Milano (…), avvallata dall’avvocatura comunale fino dal 2002, ratificata fino al 2023 e sostenuta dalla pacifica giurisprudenza amministrativa dei Tar e del Consiglio di Stato, consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato alla società».
Secondo l’ultima rilevazione Swg per il Tg La7 sulle intenzioni di voto, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci – grazie a un balzo di mezzo punto in una settimana – è arrivato al 5,3 per cento, agganciando la Legadi Matteo Salvini, che invece nel giro di sette giorni ha registrato un -0,3 per cento.
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
Continua dunque la caduta libera del Carroccio, che un mese fa secondo Swg era al 6,2 per cento e a inizio anno all’8,3. Di contro, prosegue l’ascesa dell’ex generale, lanciato in politica proprio da Salvini.
Per quanto riguarda gli altri partiti, Fratelli d’Italia è al 27,9 per cento: meno quattro decimi in una settimana. Alle spalle dei meloniani si consolida il Partito democratico, in crescita minima al 22,1 per cento (+0,1), seguito dal Movimento 5 Stelle che sale al 13,3 per cento (+0,2). Sale anche Forza Italia, che arriva al 7,2 per cento (+0,2). Resta stabile la quota di Alleanza Verdi e Sinistra, che si conferma al 6,5 per cento. Leggero calo di Azione, che scende al 3,5 per cento (-0,1). Stabile Italia Viva al 2,4 per cento. Poi ci sono +Europa all’1,6 per cento (+0,1) e Noi Moderati all’1,1 per cento (-0,1).
Dal G7 di Evian-les-Bains, sulla riva francese del lago Lemano, Donald Trump ha elogiato «l’ottimo lavoro» fatto per raggiungere l’accordo con l’Iran e assicurato che «venerdì Hormuz sarà completamente riaperto». Dopo aver incassato la promessa di un contributo degli alleati per il ritorno della libera navigazione nello Stretto, ha affermato che «è giunta l’ora di concentrarsi sull’Ucraina». «Ieri abbiamo avuto un’ottima conversazione con il presidente Zelensky e con il presidente Putin e vedo la possibilità di fare qualcosa anche su quel fronte», ha detto. «Credo che entrambi siano aperti a una soluzione». Il leader ucraino ha rivelato di aver suggerito a Trump un incontro a tre con l’omologo russo negli Stati Uniti. «Un formato che renderebbe molto più difficile al presidente russo rifiutare», ha spiegato, ricordando come tutti gli appelli rivolti finora al capo del Cremlino siano caduti nel vuoto.
Fox ha raggiunto un accordo preliminare con Roku per rilevare la piattaforma di streaming disponibile negli Stati Uniti, in Canada, in Messico e nel Regno Unito. Lo hanno annunciato le due società. Fox ha valutato Roku 22 miliardi di dollari, somma che pagherà in denaro e in azioni. L’operazione, si legge in una nota, verrà chiusa nella prima metà del 2027. Anthony Wood, fondatore e ceo di Roku Anthony Wood entrerà nel cda della nuova società.
L’acquisizione di Roku era cruciale per Fox
Negli ultimi anni Fox si è cimentata nello streaming, lanciando il suo servizio concorrente di Fox One nel 2025 dopo aver rilevato nel 2020 Tubi, una delle principali piattaforme rivali di Roku. Ma finora non è riuscita a imporsi in un mercato dominato da YouTube, Netflix, Amazon, Disney+, HBO Max e Paramount+. Con l’approvazione preliminare da parte delle autorità di regolamentazione statunitensi per la fusione tra Warner Bros. Discovery e Paramount Skydance, l’acquisizione di Roku – che ha oltre 100 milioni di utenti – da parte di Fox era diventata cruciale.
L’Atm, ovvero l’azienda dei trasporti di Milano, ha aperto un’indagine interna su una chat di WhatsApp chiamata ‘Staff Ticinese’ in cui alcuni dipendenti si scambiavano foto di passeggere, corredate da commenti sessisti. Il caso è stato aperto dalla segnalazione di una passeggera che, viaggiando sul tram 15 da piazza Duomo a Rozzano accanto un uomo con la divisa da autista, ha notato lo scambio in chat di quelle che sembravano fotogrammi delle riprese dei sistemi di videosorveglianza dei mezzi pubblici, accompagnate da commenti sessisti e frasi oscene. La passeggera ha fotografato la schermata e ha deciso di segnalare l’accaduto.
Quanto successo è stato poi reso pubblico sui social dalla scrittrice Carlotta Vagnoli: «Un’ennesima chat in cui corpi di donne ignare di essere riprese vengono scambiati e commentati con violenza e sessismo tra colleghi: il caso stavolta colpisce il trasporto pubblico milanese, poiché a passarsi i fotogrammi delle telecamere di sicurezza sono alcuni autisti dei mezzi meneghini».
Atm: «Agiremo rispetto a qualsiasi irregolarità commessa»
Atm «si è prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città», si legge in una nota dell’azienda, che ha ammesso un «uso improprio di immagini delle telecamere di bordo». E poi: «Crediamo fermamente nel rispetto come valore fondante e non negoziabile. Agiremo in ogni sede opportuna rispetto a qualsiasi irregolarità commessa».
Sarà Ruben Amorim il nuovo allenatore del Milan. Il tecnico portoghese ha raggiunto un accordo con il club rossonero, con cui ha firmato un contratto biennale (fino al 2028), con opzione per un terzo anno. A riferirlo è il quotidiano portoghese A Bola, secondo cui Amorim riceverà 3,5 milioni di euro netti a stagione, più bonus per scudetto e qualificazione alla Champions League, competizione mancata dai rossoneri nelle ultime due stagioni. Il 41enne di Lisbona attende solo l’approvazione definitiva di Gerry Cardinale di Red Bird, proprietario del club, per recarsi in Italia e firmare il contratto.
All’Assemblea costituente del partito Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, andata in scena a Roma all’Auditorium della Conciliazione, per presentare i programmi per cultura, musica e sport delle sue immaginate Avanguardie Futuriste, l’ex generale ha scelto come sottofondo Futura, celebre brano di Lucio Dalla. Chissà cosa avrebbe pensato il cantautore bolognese, verrebbe da dire. Di sicuro, la fondazione intitolata all’artista ha messo in chiaro di non aver apprezzato la scelta di Vannacci.
La Fondazione: «Non ha chiesto alcuna autorizzazione»
«Non ci è stata chiesta alcuna autorizzazione, e se quello da parte di un partito politico è sempre un uso improprio delle canzoni di Dalla, è ancora più spiacevole se avviene da chi è così lontano dal pensiero e dal mondo di Lucio», ha dichiarato a Repubblica Dea Melotti, cugina dell’artista e vicepresidente della Fondazione Lucio Dalla. Così Daniela Caracchi, anche lui membro della fondazione e presidente dell’etichetta discografica Pressing Line: «Siamo rimasti spiazzati e meravigliati, per tutelare le immagini e l’arte di Lucio non abbiamo mai consentito che di Dalla si facesse un uso in contesto politico, a prescindere dal partito. Dalla è fuori da ogni ragionamento di parte, qualsiasi essa sia. Credo sia la prima volta che capita questo tipo di uso e cercheremo di fare chiarezza».
Lucio Dalla (Imagoeconomica).
Di cosa parla Futura e la genesi del brano
Scritta nel 1979 e inserita nell’album Dalla del 1980, Futura parla di una storia d’amore sullo sfondo del Muro di Berlino tra un uomo dell’Est e una donna dell’Ovest, capaci di immaginare un futuro comune nonostante le avversità. E persino di avere un figlio: «E se è una femmina si chiamerà Futura», recita il testo. Il brano è dunque un messaggio di speranza nel domani e desiderio di unità, al di là di bandiere e di tutto ciò che ci vorrebbe dividere: un po’ il contrario del Vannacci-pensiero.
Dalla raccontò di aver scritto la canzone su un taccuino in una notte del 1979 quando, dopo un suo concerto a Berlino, si fece portare in taxi al Checkpoint Charlie, posto di blocco situato tra il settore sovietico e quello statunitense. Arrivato sul posto, Dalla si sedette su una panchina per riflettere, fumando una sigaretta e, immaginando la storia due amanti nella città divisa, scrisse di getto il testo di Futura. Il cantautore bolognese raccontò anche che, proprio in quei momenti, vide scendere da un taxi anche Phil Collins, allora batterista dei Genesis, il quale poi si sedette accanto a lui senza parlare.
«Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Benito Mussolini». Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio commentando l’istituzione del «patentino antifascista» (così lo ha definito Giorgia Meloni) proposto dagli organizzatori della Fiera nazionale della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi, in vista della prossima edizione che si terrà a Roma a dicembre.
Più Libri Più Liberi alla Nuvola dell’Eur (Imagoeconomica).
Le proteste per la partecipazione di Passaggio al Bosco
Nel 2025 la presenza a Più Libri Più Liberi della di Passaggio al Bosco aveva suscitato forti polemiche, con la protesta di scrittori e intellettuali contro la casa editrice di estrema destra e «l’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita».
La mossa dell’Aie dopo le polemiche del 2025
L’Associazione italiana editori (Aie), che organizza la fiera romana e che l’anno scorso aveva escluso censure preventive, in vista della prossima edizione (in programma dal 4 all’8 dicembre alla Nuvola dell’Eur) ha così stabilito che, per poter esporre, le varie case editrici dovranno firmare una dichiarazione in cui si impegnano a rispettare la Costituzione, a ripudiare fascismo e totalitarismi e a non farne apologia.
Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, che si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione.
Il post di Meloni contro il «patentino antifascista»
La decisione dell’Aie ha provocato la reazione della premier Meloni, che sui social ha scritto: «È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono». E poi: «La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica». Ora le affermazioni di Nordio, che suonano come un plauso al Duce.
Il “precedente” di Nordio sul Codice penale e Mussolini
Durante un convegno organizzato all’Università di Roma Tre, in vista dell’ultimo 25 Aprile Nordio aveva dichiarato: «A breve si festeggerà la festa di Liberazione, una festa che celebra l’antifascismo ma dobbiamo ricordare che abbiamo ancora un codice firmato da Mussolini e Vittorio Emanuele III che tra l’altro gode di buona salute, mentre un codice intitolato a un eroe della Resistenza come Giuliano Vassalli è stato demolito e mal interpretato».
Il presidente dell’Anp, l’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen ha annunciato che le elezioni presidenziali palestinesi si terranno nel 2027. L’ha scritto l’agenzia ufficiale Wafa da Ramallah. Nel decreto presidenziale non è stata indicata una data precisa per la consultazione, ma solo l’anno. Le elezioni per il Consiglio nazionale palestinese, il parlamento dell’Olp, si terranno invece nel novembre di quest’anno.
Tutto pronto a Evian per il G7 ospitato dalla Francia: i lavori del summit si apriranno nel tardo pomeriggio con l’arrivo di Donald Trump, che sarà ricevuto dall’omologo transalpino Emmanuel Macron. I riflettori sono tutti puntati sul bilaterale in programma tra i due leader. Sul tavolo del vertice i principali dossier internazionali: dal sostegno all’Ucraina alla stabilità del Medio Oriente dopo l’accordo appena annunciato tra Usa e Iran.
Protesta di Oxfam contro il G7 di Evian e i leader presenti (Ansa).
Lunedì 15 giugno: il giorno del bilaterale Macron-Trump
Nel complesso il summit durerà circa 48 ore. Lunedì 15 aprile Trump verrà ricevuto Macron per un incontro bilaterale. In serata è previsto il benvenuto ufficiale ai leader del G7, seguito da una cena di lavoro dedicata ai grandi dossier internazionali.
Martedì 16 giugno: fari puntati su Ucraina e Medio Oriente
La giornata di martedì 16 giugno sarà in larga parte focalizzata sulle questioni geopolitiche, con focus su Ucraina e Medio Oriente. In mattinata Macron accoglierà l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky. Seguirà un pranzo di lavoro con Egitto, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Nel pomeriggio il summit si allargherà ai partner invitati dall’Eliseo: Brasile, India, Corea del Sud e Kenya. Prevista una riunione dedicata ai nuovi partenariati internazionali e alla ricostruzione della solidarietà globale, con la partecipazione della Banca Mondiale e della Banca Africana di Sviluppo. La giornata terminerà con una serie di incontri bilaterali.
Protesta a Ginevra contro il G7 di Evian (Ansa).
Mercoledì 17 giugno: focus sulle questioni economiche
Mercoledì 17 giugno il focus si sposterà sulle questioni economiche. Prima si terrà una sessione di lavoro con i Paesi del G7, i partner invitati, il Fondo monetario internazionale e l’Ocse. Il successivo pranzo di lavoro sarà incentrato sull’intelligenza artificiale, con la partecipazione di rappresentanti del mondo imprenditoriale. La chiusura del G7 di Evian è prevista nel pomeriggio di mercoledì, con la conferenza stampa finale di Macron.
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato, durante una conferenza stampa a Downing Street, l’imminente divieto di utilizzo dei social media per tutti i minori di 16 anni. Il provvedimento, volto a proteggere bambini e adolescenti dai pericoli online, segue un divieto simile introdotto nel 2025 dall’Australia, il primo Paese al mondo ad adottare una misura di questo tipo. Riguarderà piattaforme come Snapchat, TikTok, YouTube, Instagram, Facebook e X, ma escluderà i servizi di messaggistica come WhatsApp. Starmer vorebbe approvarlo entro fine dicembre, per consentirne l’entrata in vigore nella primavera del 2027.
Raggiunto l’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran: dopo tanti annunci di intesa vicina da parte di Donald Trump, questa è davvero la volta buona. La firma dell’accordo è prevista a Ginevra venerdì 19 giugno, con la riapertura dello stretto di Hormuz e la fine immediata delle ostilità, che riguarderà – precisa Teheran – anche il Libano. I due Paesi terranno colloqui preparatori in Qatar prima della firma.
Donald Trump (Ansa).
Trump: «Il petrolio tornerà a fluire liberamente»
Ad annunciare l’intesa è stato poco prima della mezzanotte Shehbaz Sharif, primo ministro del Pakistan (Paese mediatore). A stretto giro Trump ha confermato su Truth la chiusura definitiva dell’accordo di pace con la Repubblica Islamica decretando la fine delle ostilità e l’immediata normalizzazione delle rotte commerciali strategiche. Immediata la revoca del blocco navale che le forze armate degli Stati Uniti stavano applicando nell’area. Con la riapertura di Hormuz, ha scritto Trump, «il petrolio tornerà a fluire liberamente, a beneficio sia della regione che del resto del mondo».
Teheran: «Il nemico ha fallito su tutti i fronti»
«Ci siamo assicurati che tutte le principali richieste e posizioni dell’Iran siano riflesse nella bozza del memorandum d’intesa», ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi: «Il nemico ha scatenato questa guerra per raggiungere i propri obiettivi, ma ha fallito su tutti i fronti, mentre la Repubblica Islamica dell’Iran ha conseguito importanti vittorie». Gharibabadi ha spiegato che la fine immediata delle operazioni militari riguarda anche il Libano e che i negoziati per un accordo definitivo tra Teheran e Washington si svolgeranno nell’arco di 60 giorni. Il protocollo iniziale non rappresenta infatti una risoluzione definitiva dei nodi strutturali che dividono le due potenze, bensì l’architettura di una tregua.
Murale contro gli Stati Uniti a Teheran (Ansa).
Sul nucleare soluzione definitiva entro 60 giorni
Resta il nodo del nucleare: sulla questione dovrà essere raggiunta un’intesa definitiva entro due mesi. In caso contrario – ha detto Trump al New York Times – ha minacciato di riprendere gli attacchi militari contro Teheran oppure di fare degli Stati Uniti «i custodi del Medio Oriente» in cambio «del 20 per cento dei ricavi della regione». Il presidente Usa ha anche dichiarato di aver salvato Israele dall’annientamento nucleare, malgrado le obiezioni di Benjamin Netanyahu.
Meloni: «Pronti a inviare navi nello stretto di Hormuz»
Dopo l’annuncio dell’intesa Regno Unito, Francia, Germania e Italia si sono detti pronti a revocare alcune sanzioni contro l’Iran, che «non dovrà mai acquisire armi nucleari». Così Giorgia Meloni: «Un grazie sentito va a tutti i mediatori, e in particolare al Qatar e al Pakistan, che hanno reso possibile questa intesa. Si tratta di un’occasione di pace che va colta: l’Italia, come già in passato, è pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo». E poi: «Siamo pronti, assieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello stretto di Hormuz».
Nella notte abbiamo già espresso, insieme a Francia, Germania e Regno Unito, il nostro forte apprezzamento per il memorandum d’intesa siglato da Stati Uniti e Iran nelle scorse ore.
Un grazie sentito va a tutti i mediatori, e in particolare al Qatar e al Pakistan, che hanno reso…
«Ora le armi devono tacere e le divergenze in sospeso devono essere risolte con mezzi pacifici, in conformità con il diritto internazionale», ha dichiarato Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo. Così Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea: «È fondamentale per la stabilità regionale e l’economia globale, apre la strada a negoziati più ampi sulla pace e la sicurezza in Medio Oriente».
ההסכם של טראמפ אינו מחייב אותנו. ישראל לא כפופה לארצות הברית ואנחנו מדינה עצמאית וריבונית!
חובתנו לאזרחי ישראל לחיילי צה״ל ולעם היהודי וחובתנו ההיסטורית לנרדפים ולנרצחים היהודים באלפי שנות גלות, להעניק ביטחון ליהודים בארץ ישראל.
Israele non si ritirerà dal Libano e non si considera vincolato dalla clausola contenuta nell’accordo Usa-Iran. Questa la posizione di Tel Aviv, illustrata da Netanyahu a Trump, secondo la stampa di Israele. Il ministro per la sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha scritto su X, in effetti, che l’accordo di Trump per porre fine alla guerra con l’Iran «non vincola Israele», che è «una nazione indipendente e sovrana» e «non subordinata agli Stati Uniti». E poi: «Non dobbiamo compromettere su meno dello smantellamento di Hezbollah, non dobbiamo ritirarci da nessun territorio conquistato e ripulito dalle nostre forze dalle infrastrutture terroristiche, non dobbiamo tornare a una situazione in cui migliaia di terroristi siedono sulle recinzioni degli insediamenti del Nord, e certamente non dobbiamo tacere nemmeno per un momento di fronte a un fuoco diretto contro lo Stato di Israele».