Primarie della Lega per Milano: Salvini e Sardone i più votati

Nel fine settimana la Lega ha svolto le sue primarie per individuare il candidato sindaco di Milano da proporre agli alleati di coalizione. Nessuna sorpresa: le preferenze degli elettori del Carroccio, si sono concentrate sul segretario nazionale Matteo Salvini e sulla vicesegretaria Silvia Sardone, che è anche europarlamentare e consigliera comunale. Lo ha annunciato Samuele Piscina, segretario provinciale del Carroccio e consigliere a Palazzo Marino, indicando tra gli altri nomi votati il suo e quelli di Alessandro Morelli, Gabriele Albertini, Alessandro Verri, Claudio Borghi, Paolo Del Debbio e Alessandro Spada: «Questa rosa di nomi, qualora i singoli candidati accettino, sarà giustamente e orgogliosamente proposta alla coalizione di centrodestra per la scelta finale e condivisa del futuro Sindaco di Milano». Sono stati circa 10 mila i milanesi che si sono recati ai 38 gazebo allestiti dalla Lega in città.

Primarie della Lega per Milano: Salvini e Sardone i più votati
Silvia Sardone e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Salvini: «Sardone candidata sindaca mi piacerebbe»

A margine dei gazebo della Lega, Salvini aveva già “lanciato” la numero due: «Un candidato sindaco che mi piacerebbe si chiama Silvia Sardone. Arrivati i risultati, domani mattina li offriamo al centrodestra sperando che entro l’estate ci sia il nome. La Lega non imporrà nessuno, ma riteniamo di avere donne e uomini e idee da offrire. Pierfrancesco Majorino è assolutamente battibile. Non so come sceglieranno il candidato a sinistra, ma non ho paura». Il segretario del Carroccio ha inoltre rilanciato le primarie di coalizione, ipotesi sostenuta anche da Sardone: «Se le facciamo e ovviamente il mio partito è d’accordo, io corro. Vediamo se gli altri ci stanno».

Starmer annuncia le dimissioni, via libera a Burnham nuovo premier

Travolto dall’impopolarità e anche dall’ascesa di Andy Burnham, dopo mesi trascorsi sulla graticola Keir Starmer si è dimesso dal leader del Partito laburista e, di conseguenza, da primo ministro del Regno Unito. «La domanda che il mio partito si pone ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali. Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e la accetto con serenità. Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal mettere al primo posto il Paese che amo. Per questo motivo mi dimetterò da leader del Partito Laburista», ha dichiarato Starmer di fronte a una schiera di cronisti davanti all’ingresso del numero 10 di Downing Street.

Starmer annuncia le dimissioni, via libera a Burnham nuovo premier
Keir Starmer abbraccia la moglie Victoria dopo le dimissioni (Ansa).

Il passo indietro di Starmer spiana la strada a Burnham

L’uscita di Starmer spiana la strada alla sua sostituzione con l’ex sindaco della Greater Manchester, Andy Burnham, soprannominato “Re del Nord” e attualmente il politico britannico più popolare. Starmer resterà comunque in carica fino all’inizio di settembre, quando avverrà il passaggio di consegne. Le dimissioni, peraltro, sono arrivate mentre Burnham era a Westminster per prestare giuramento come neoeletto deputato del collegio di Makerfield, dopo aver vinto a valanga l’elezione suppletiva del 18 giugno: aver un seggio in parlamento nel Regno Unito è una conditio sine qua non per poter diventare premier.

Starmer annuncia le dimissioni, via libera a Burnham nuovo premier
Andy Burnham (Ansa).

Dalla Brexit sono sei i premier ad aver lasciato l’incarico

L’annuncio di Starmer arriva alla vigilia del decimo anniversario del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Il giorno successivo, a seguito del risultato del referendum sulla Brexit, David Cameron annunciò le sue dimissioni da primo ministro. Da allora sono passati da Downing Street Theresa May, Boris Johnson e Liz Truss – tutti costretti a dimettersi dai propri parlamentari – e Rishi Sunak, che ha lasciato dopo la disfatta delle elezioni anticipate del 2024. Starmer è laburista, ma dopo meno di due anni al potere gli è toccata la stessa sorte, diventando il sesto premier costretto a lasciare l’incarico in un decennio.

Com’è andato il primo round di colloqui Usa-Iran in Svizzera

Il primo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran, ospitato dalla Svizzera e durato in tutto 18 ore, si è tenuto in un’atmosfera «positiva e costruttiva» e nel corso dell’incontro «sono stati compiuti progressi incoraggianti, tra cui la creazione di un meccanismo per ulteriori colloqui tecnici». È quanto si legge in una dichiarazione congiunta di Qatar e Pakistan, Paesi mediatori.

Le nuove minacce di Trump e la replica di Teheran

Insomma, sarebbero stati fatti progressi nonostante le incendiarie dichiarazioni di Donald Trump, arrivate proprio durante i colloqui. «Se non fermate Hezbollah in Libano e non aprite Hormuz non avrete un Paese in cui tornare», ha minacciato il tycoon, ha cui ha prontamente risposto il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf: «Stia attento a quello che dice, il nostro esercito è pronto a rispondere». Ieri Tasnim aveva scritto che la delegazione iraniana aveva lasciato la sede delle trattative in segno di protesta contro le minacce di Trump e che i colloqui, interrotti, erano rimasti in una situazione di stallo. In realtà c’è stata solo una sospensione e successivamente sono ripartiti.

Le decisioni prese nel primo round di negoziati

Doha e Islamabad spiegano che «le parti hanno concordato di istituire un comitato di alto livello per sovrintendere al processo negoziale», a cui «riferiranno regolarmente» i capi delle delegazioni. Tale comitato ha già concordato una «tabella di marcia per raggiungere un accordo definitivo entro 60 giorni, ponendo le basi per l’avvio immediato di ulteriori negoziati tecnici». Washington e Teheran hanno inoltre istituito una «linea di comunicazione» per prevenire «incidenti e malintesi» nello stretto di Hormuz. Inoltre hanno concordato di istituire un centro di coordinamento per monitorare il cessate il fuoco in Libano.

Media iraniani: «18 ore di intense discussioni»

«La vendita di petrolio iraniano, il rilascio delle licenze necessarie per le esportazioni di petrolio e lo sblocco dei beni iraniani soggetti a restrizioni o congelati sono stati tra i temi discussi in dettaglio», ha detto alla stampa statale Irna il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, aggiungendo che tali questioni «dovrebbero, di norma, entrare presto nella fase di attuazione». Quanto al nucleare, l’Iran ha messo in guardia gli Stati Uniti dal «ripetere posizioni eccessive e illogiche» sul tema. «Eravamo determinati a sfruttare questa opportunità per garantire che gli impegni dell’altra parte venissero rispettati», ha sottolineato Baghaei.

Chi ha partecipato ai colloqui in Svizzera

La parte iraniana era rappresentata dal presidente del parlamento Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Gli Usa sono stati rappresentati ai colloqui dal vicepresidente JD Vance e da Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati speciali di Trump.

Elezioni Colombia, De La Espriella canta vittoria ma la sinistra chiede il riconteggio

Con oltre il 99 per cento dei seggi scrutinati, Abelardo De La Espriella risulta il vincitore delle elezioni presidenziali della Colombia. Il candidato di estrema destra ha ottenuto il 49,67 per cento dei voti, mentre il suo rivale, il senatore di sinistra Ivan Cepeda, si è fermato al 48,69 per cento. A proclamarsi presidente è stato lo stesso De La Espriella, che in un messaggio su X ha scritto: «Abelardo presidente ufficialmente. Il tigre abbraccia il condor, ti amo Colombia» (ndr “El tigre” è il suo soprannome mentre il condor è il simbolo della Colombia). Tuttavia, il presidente del Paese Gustavo Petro ha denunciato numerose irregolarità nel combattuto scrutinio e anche Cepada ha parlato di possibili brogli, sostenendo che il risultato sia preliminare e non ufficiale e chiedendo un riconteggio.

Libia, Almasri condannato a 7 anni e 4 mesi

Il Tribunale penale di Tripoli ha condannato a 7 anni e 4 mesi Osama Najeem Almasri, l’ex comandante libico del famigerato carcere di Mitiga al centro di un contenzioso tra il governo italiano e la Corte penale internazionale. Il verdetto è arrivato al termine di un procedimento avviato dopo le segnalazioni ricevute dalle autorità libiche su abusi commessi contro detenuti.

Le indagini hanno riguardato anche la morte di un detenuto

L’indagine della procura di Tripoli ha riguardato in particolare la morte di un detenuto nell’istituto di correzione e riabilitazione di Mitiga e la violazione dei diritti di 10 prigionieri. Nel corso del procedimento sono emerse accuse di torture e trattamenti crudeli e degradanti all’interno della struttura carceraria, indicata nei materiali della Cpi come luogo di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani. Per Almasri sono state disposte anche la perdita della capacità giuridica e la privazione dei diritti civili per tutta la durata della pena e per un anno successivo.

L’arresto a Torino, il rilascio dopo due giorni e il rimpatrio: il caso-Almasri

Almasri era stato arrestato a Torino il 19 gennaio 2025, in esecuzione del mandato della Cpi con l’accusa di crimini contro l’umanità e di guerra (tra cui omicidio, tortura e violenza sessuale), dopo essere passato anche da altri Stati europei. A causa di un problema procedurale nella trasmissione degli atti al Ministero della Giustizia, la Corte d’Appello di Roma non aveva convalidato l’arresto di Almarsi, che due giorni dopo era stato rilasciato e rimpatriato in Libia con un volo di Stato. Il governo aveva motivato la decisione con ragioni di sicurezza nazionale: la scarcerazione di Almasri aveva sollevato dure proteste da parte delle opposizioni politiche e anche della Cpi, che aveva chiesto chiarimenti formali a Roma per la mancata consegna all’Aja di una persona ricercata per crimini molto gravi.

Ritrovate le sorelle scomparse: fermati la mamma, il compagno e il nonno

Sono state ritrovate a Formia le due sorelle di 12 e 16 anni scomparse da una casa famiglia di Civitella Alfedena (L’Aquila) 15 giorni prima. La mamma, il suo compagno e il nonno sono stati fermati con l’accusa di sequestro di persona in concorso. La donna, Valentina D’Acunto, è in carcere a Teramo, mentre il suo compagno e il nonno delle ragazze, Vincenzo Esposito e Marco D’Acunto, sono in quello di Sulmona. Indagata a piede libero, invece, l’anziana nel cui appartamento sono state ritrovate le sorelle. Secondo quanto si apprende, sarebbe una lontana parente della loro madre. Gli investigatori stanno continuando le indagini per verificare il coinvolgimento di altre persone nella vicenda.

Cosa sappiamo sul ritrovamento

Le due minorenni sono state rintracciate nella serata di domenica 21 giugno grazie a un’operazione congiunta condotta dai carabinieri del Comando provinciale dell’Aquila, dai militari del Comando provinciale di Latina e dai Ros, sotto il coordinamento del procuratore capo della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, presente durante le operazioni. Ha collaborato anche la procura di Cassino, con il procuratore capo Carlo Fucci. Nel corso degli accertamenti, i militari e le unità speciali sono intervenuti all’interno dell’abitazione di un’anziana di circa 80 anni, dove erano ospitate e nascoste da 14 giorni le due sorelle.

Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera

Il botta e risposta tra Donald Trump e Giorgia Meloni, come prevedibile, ha trovato spazio anche sulla stampa estera. Ecco gli articoli dedicati alla vicenda dalle alcune delle più importanti testate straniere.

Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera

Macron: «Sorpreso, ne parlerò con Meloni»

Rispondendo all’Ansa mentre lasciava il Consiglio europeo, il presidente francese Emmanuel Macron si è detto «sorpreso» dall’attacco di Trump a Meloni, aggiungendo con la premier italiana parlerà di quanto accaduto in occasione del bilaterale in programma ad Antibes il 25 giugno.

Le reazioni della politica italiana alle parole di Trump su Meloni

Non si sono fatte attendere le reazioni della politica italiana alle parole di Donald Trump su Giorgia Meloni e il loro incontro al G7 di Evian, raccolte telefonicamente da Daniele Compatangelo per L’Aria che tira su La7: «Era probabilmente contenta che io le abbia parlato. Mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena».

Salvini: «Chi attacca Giorgia, attacca tutti noi». Tajani annulla la visita negli USa

Innanzitutto, la diretta interessata Meloni si è detta «francamente allibita» da quanto affermato da Trump. «Chi attacca Giorgia, attacca tutti noi», ha scritto il vicepremier Matteo Salvini sui social, a corredo di una foto che lo ritrae insieme alla premier. L’altro vicepremier Antonio Tajani, puntando il dito contro Trump, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha deciso di annullare la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno. «I deliri di Trump su Meloni sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa», ha dichiarato Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l’Attuazione del programma di governo: «Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all’intero continente europeo, danneggiando non solo l’Europa ma soprattutto gli Usa».

Conte: «Parole inaccettabili». Calenda: «Bullo da operetta»

«Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione», ha scritto Carlo Calenda su X, tra i primi a condannare l’uscita del tycoon. Giuseppe Conte ha definito «inaccettabili» le parole di Trump.

Così Nicola Fratoianni di Avs, che non ha risparmiato una frecciata alla premier: «Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni, e il problema è che fa il presidente degli Stati Uniti, o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale, e il problema è che fa la presidente del Consiglio dei ministri del nostro Paese». E poi: «Verrebbe francamente voglia di esprimere solidarietà a Meloni. Se non fosse che tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump, come confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese. Una situazione grottesca che gli italiani non si meritano davvero».

Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha scritto sui social X: «Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata. Cara Presidente, hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l’Italia? Ora basta cappellini Maga e basta ponti con Trump: l’Italia merita una classe dirigente che si faccia rispettare nel mondo. Una classe dirigente che non implora, mai. E gli Stati Uniti meritano un inquilino alla Casa Bianca che sappia che cosa è il coraggio, che cosa è il rispetto. La destra mondiale ha fallito: oggi lo ha capito anche la Meloni». Come ha reso noto il Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato Meloni, esprimendo solidarietà è avvenuta dopo le parole di Trump.

Caso Cucchi, le motivazioni della sentenza della Cassazione sui depistaggi

«Le sentenze hanno ritenuto che la condotta di falso fosse finalizzata a coprire le eventuali, possibili, responsabilità dei Carabinieri appartenenti al “Gruppo Roma” nella morte di Stefano Cucchi». È quanto scrive la quinta sezione penale della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza sui depistaggi seguiti al decesso di Cucchi, arrestato il 15 ottobre 2009 e morto sette giorni dopo a causa del pestaggio subito dagli appartenenti all’Arma mentre era sottoposto a custodia cautelare.

La sentenza arrivata a marzo

A marzo la Cassazione ha rigettato i ricorsi dei carabinieri per i quali era stata riconosciuta in appello l’intervenuta prescrizione o condanna. Tra questi figurano il generale Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo. E ha assolto il colonello Lorenzo Sabatino, che aveva rinunciato alla prescrizione per ottenere una pronuncia nel merito. Sono rimaste definitive solo due condanne: quella a 10 mesi per Francesco Di Sano e quella a 2 anni e 6 mesi per Luca De Cianni.

Saltano i colloqui Usa-Iran: Teheran chiede la fine delle ostilità in Libano

Dopo la cerimonia di firma del memorandum d’intesa, sono saltati anche i colloqui previsti per oggi tra Stati Uniti e Iran sull’attuazione dell’accordo in 14 punti. Come ha riferito una fonte diplomatica alla Cnn, Teheran ha chiesto garanzie sulla fine delle ostilità in Libano, «come previsto dall’accordo firmato», prima di riprendere i colloqui con Washington. La fonte ha descritto i colloqui previsti come «temporaneamente sospesi», senza specificare quando i mediatori prevedano una ripresa. Successivamente un alto funzionario statunitense ha detto alla Reuters che Israele e Hezbollah hanno concordato un cessate il fuoco dalle 16 ora locale (le 15 italiane).

Washington aveva parlato di difficoltà logistiche

Ad annunciare il rinvio è stato il ministero degli Esteri della Svizzera: le trattative avrebbero dovuto cominciare nella località elvetica di Obbürgen, con Qatar e Pakistan nel ruolo di mediatori. Ma la Casa Bianca ha fatto sapere che il vicepresidente JD Vance non sarebbe partito. L’amministrazione Usa ha motivato il rinvio con difficoltà logistiche legate ai colloqui tecnici destinati a definire i dettagli di un accordo firmato il giorno precedente da Donald Trump. Ma il rinvio – dovuto al dietrofront iraniano – è invece legato a quanto sta accadendo in Libano.

Saltano i colloqui Usa-Iran: Teheran chiede la fine delle ostilità in Libano
JD Vance (Ansa).

I morti israeliani in Libano e la rappresaglia dell’IDF

In Libano si continua infatti a sparare. Dopo un attacco di Hezbollah nel sud del Paese in cui hanno perso la vita quattro soldati dell’IDF, Benjamin Netanyahu ha dato ordine di «colpire con forza» la milizia islamista: Tel Aviv ha condotto raid contro oltre 80 obiettivi in cui sono rimaste uccise almeno 21 persone. «Come ho chiarito inequivocabilmente, Israele rimarrà nella zona di sicurezza nel Libano meridionale finché sarà necessario per proteggere le comunità del nord», ha affermato Bibi. Hezbollah, rispondendo alle accuse israeliane di aver rotto la tregua, ha replicato: «Sono loro a non rispettare i patti dal 2024».

Saltano i colloqui Usa-Iran: Teheran chiede la fine delle ostilità in Libano
Benjamin Netanyahu (Ansa).

Teheran: «Fermi nel rispettare le nostre linee rosse»

Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, parlando del rinvio dei colloqui con gli americani, ha dichiarato: «Come abbiamo dimostrato nel corso dei precedenti negoziati, restiamo fermi nel rispettare le condizioni e le linee rosse stabilite e nel difendere gli interessi della nazione iraniana». Poi ha aggiunto che la Repubblica Islamica è «pronta a reagire» nel caso in cui «il nemico dovesse eccedere» nelle sue richieste.

Il Pakistan: «Sbalorditi dalla decisione dell’Iran»

Il Pakistan si è detto «sbalordito» dalla decisione dell’Iran di non partecipare ai colloqui con gli Usa che erano in programma per oggi in Svizzera. Lo hanno riferito ad Associated Press due funzionari. Altre due fonti regionali hanno spiegato che i mediatori sono ora concentrati sul placare i combattimenti in Libano e riprogrammare gli incontri.

Trump: «È l’Iran ad aver firmato per disperazione»

«Non ci siamo incontrati per disperazione, lo ha fatto l’Iran. Sono finiti! Andremo fino in fondo ai 60 giorni. Non avranno un soldo, nemmeno dieci centesimi!». Lo ha scritto Trump su Truth, replicando alle affermazioni della Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, secondo cui gli Stati Uniti «hanno firmato l’accordo per debolezza e necessità».

Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»

Tornato il sereno tra Donald Trump e Giorgia Meloni dopo il G7 di Evian? Mica tanto. Raggiunto telefonicamente da L’Aria che tira, programma di La7, il presidente americano ha dichiarato: «Meloni era probabilmente contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a farlo, ma mi ha implorato di fare una foto con lei. Mi ha fatto pena».

Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»

Meloni: «Io e l’italia non imploriamo mai»

«Certe cose meritano una risposta immediata: le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate, sono francamente allibita», ha replicato Meloni sui social. «Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è per il resto la prima volta che accade. Ma una cosa se la deve ricordare: io e l’italia non imploriamo mai!». Puntando il dito contro Trump, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ho deciso di annullare la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno.

Calenda: «Bullo da operetta». Conte: «Parole inaccettabili»

«I deliri di Trump su Meloni sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa», ha dichiarato Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l’Attuazione del programma di governo: «Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all’intero continente europeo, danneggiando non solo l’Europa ma soprattutto gli Usa».

Questo il commento di Carlo Calenda su X: «Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione». Giuseppe Conte ha definito «inaccettabili» le parole di Trump. Così Nicola Fratoianni di Avs: «Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni, e il problema è che fa il presidente degli Stati Uniti, o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale, e il problema è che fa la presidente del Consiglio dei ministri del nostro Paese». E poi: «Verrebbe francamente voglia di esprimere solidarietà a Meloni. Se non fosse che tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump, come confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese. Una situazione grottesca che gli italiani non si meritano davvero». Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha scritto su X: «Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata. Cara Presidente, hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l’Italia? Ora basta cappellini Maga e basta ponti con Trump: l’Italia merita una classe dirigente che si faccia rispettare nel mondo. Una classe dirigente che non implora, mai. E gli Stati Uniti meritano un inquilino alla Casa Bianca che sappia che cosa è il coraggio, che cosa è il rispetto. La destra mondiale ha fallito: oggi lo ha capito anche la Meloni».

Regno Unito, Burnham vince le suppletive: ora può sfidare Starmer

Andy Burnham ha vinto le elezioni suppletive Makerfield, sobborgo popolare dell’area metropolitana della Grande Manchester (di cui è sindaco da nove anni), riconquistando un seggio alla Camera dei comuni dopo essere stato parlamentare dal 2001 al 2017. Per il “Re del Nord”, questo il soprannome di Burnham, il ritorno a Westminster rappresenta il lasciapassare per la sfida al traballante Keir Stamer come leader del Partito Laburista e – di conseguenza – del governo britannico.

Burnham è il politico britannico più popolare

Attualmente il politico britannico più popolare e ritenuto in grado di attrarre anche elettori extra-Labour, Burnham è da tempo il favorito dai bookmakers come successore di Starmer. Non aveva però un seggio in parlamento, requisito necessario nel Regno Unito per poter ricoprire la carica di primo ministro. Adesso però tutto è cambiato. «Stasera potrebbe, solo potrebbe, essere il punto di svolta. Da ora in poi, darò tutto me stesso per far sì che ciò accada, per garantire che il nome Makerfield sia per sempre sinonimo del cambiamento di cui questo Paese ha bisogno, del recupero di qualcosa che abbiamo perso: la speranza. Una speranza per il futuro», ha dichiarato Burnham.

Regno Unito, Burnham vince le suppletive: ora può sfidare Starmer
Andy Burnham (Ansa).

Il risultato delle suppletive di Makerfield

Il seggio di Makerfield era stato lasciato strategicamente vacante da Josh Simons, alleato di Burnham. Nelle suppletive il Partito Laburista ha ottenuto il 54 per cento dei voti contro il 35 per cento di Reform UK, mentre Restore Britain ha avuto il 7 per cento. L’affluenza è stata del 58,7 per vento: sei punti percentuali in più rispetto alle elezioni generali, con 45.510 voti espressi.

È morto l’ex calciatore Igor Protti

Mondo del calcio in lutto. È morto a 58 anni Igor Protti, ex attaccante di Bari, Messina, Lazio e Livorno. Era malato da tempo: circa un anno fa aveva scritto un messaggio sui social definendo la neoplasia che gli era stata diagnosticata come «uno sgraditissimo ospite».
Ad annunciare la morte di Protti è stata la famiglia, con un messaggio voluto dall’ex bomber: «Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore».

La carriera di Igor Protti, da bomber di provincia a capocannoniere della Serie A

Nato nel 1967 a Rimini, Protti aveva ha iniziato la sua carriera nella squadra della sua città in Serie C1, poi dopo una prima esperienza a Livorno e un passaggio alla Virescit Bergamo passa al Messina, in Serie B. Dopo tre stagioni e 31 reti segnate era approdato al Bari, centrando nel 1995 la promozione in A. L’anno seguente, al debutto in massima serie, Protti si laureò capocannoniere con 24 gol, a pari merito con Giuseppe Signori. Nonostante ciò, il Bari non evitò la retrocessione. A quel puntò passo alla Lazio, dove restò una stagione, e poi al Napoli.

È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti

Dopo un’annata in B alla Reggina, nel 1999 tornò al Livorno, in C1: nei sei anni successivi trascinò gli amaranto fino alla Serie A a suon di gol, diventando il simbolo di un’intera città. Protti, soprannominato “lo Zar”, è assieme a Dario Hubner uno dei due calciatori ad aver ottenuto il titolo di capocannoniere in Serie A (con la maglia del Bari), in Serie B e in Serie C1 (con quella del Livorno), nonché l’unico ad essersi laureato capocannoniere della Serie A giocando per una squadra (il Bari) poi retrocessa.

Maturità: Quintiliano al Classico, allo Scientifico lo studio del livello di un lago

Seconda prova scritta per gli oltre 527 mila maturandi. A differenza del tema di Italiano, uguale per tutti a livello nazionale, gli studenti sono chiamati a cimentarsi con le materie di competenza nei loro indirizzi, per esempio latino al Liceo Classico e matematica allo Scientifico.

Il testo scelto per la prova di latino al Classico

Agli studenti del Classico è stata chiesta la comprensione e l’interpretazione del testo, l’analisi linguistica e stilistica, l’approfondimento e riflessioni personali di un passaggio dell’Institutio oratoria, opera maggiore di Marco Fabio Quintiliano e l’unica a esserci pervenuta per intero.

I problemi di matematica e i quesiti allo Scientifico

Allo Scientifico, nella prova di matematica, uno dei due problemi è incentrato sullo studio del livello dell’acqua del lago di Bracciano, oggetto di prelievi nel 2016 e 2017 e utilizzato come riserva idrica di emergenza per i Comuni limitrofi e per l’approvvigionamento di Roma. Ai maturandi viene chiesto di compiere una serie di misurazioni utilizzando i dati che vengono riportati in una tabella, definendo il modello matematico che esprime l’andamento del livello delle acque del lago in funzione del tempo. Il secondo problema è invece uno studio di funzione proposto nella formulazione classica. Poi otto quesiti, con domande che partono da sport e giochi: da un torneo di pallavolo a una partita di scopone. Viene anche citato Albert Einstein, con una sua dichiarazione tratta dalla conferenza “Geometrie und Erfahrung” del 1921.

Usa-Iran, annullata la cerimonia di firma dell’accordo

È stata annullata la cerimonia per la firma del memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran, che si sarebbe dovuta svolgere venerdì 19 giugno al Bürgenstock Resort, nei pressi di Lucerna, in Svizzera. Lo ha reso noto Ishaq Dar, ministro degli Esteri del Pakistan (Paese mediatore): il testo, che nei suoi 14 punti prevede lo stop alla guerra, la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani congelati è già stato firmato digitalmente a distanza dalle parti ed è già in vigore. Pertanto la firma non risulta più necessaria nella sua forma fisica.

Sondaggi politici, primo sorpasso di Vannacci su Salvini

Dopo l’aggancio, infine è arrivato anche il sorpasso di Roberto Vannacci su Matteo Salvini. L’ultimo sondaggio Youtrend per Sky TG24 sulle intenzioni di voto vede infatti Futuro Nazionale al 5,9 per cento (+1,5 punti rispetto al 29 maggio) e la Lega al 5,8 per cento (in calo di un decimo percentuale). Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8 per cento (+0,1). In crescita di mezzo punto il Partito democratico, che sale al 22,2 per cento. Male il Movimento 5 stelle, che perde l’1,4 per cento e scende dal 12,1. Bene invece Forza Italia all’8,2 per cento e Alleanza Verdi Sinistra al 6,8: in entrambi i casi il sondaggio registra un +0,4. Lieve calo (-0,1) poi per Azione, che si attesta al 3,1 per cento, e per Italia Viva, al 2,1 per cento.

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»

Rivolgendosi ai ministri della Difesa presso il quartier generale della Nato a Bruxelles, il Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth ha annunciato una nuova revisione del dispiegamento delle truppe americane in Europa, minacciando di sospendere parte dei contributi Usa all’Alleanza atlantica in caso di mancato rispetto degli impegni dei Pesi del Vecchio Continente: «Gli Usa non possono preoccuparsi della difesa europea, né pagare di più di quanto facciano i nostri alleati».

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»
Pete Hegseth (Ansa).

Hegseth: «Il Pentagono condurrà una revisione entro sei mesi»

«La Nato 3.0 è il riconoscimento, dopo la Guerra Fredda, della necessità di tornare a una vera alleanza militare intransigente, dotata di reali capacità militari in grado di esercitare un’influenza deterrente proprio qui sul continente e di assumere la guida della difesa convenzionale dell’Europa», ha affermato Hegseth, senza quantificare l’eventuale riduzione del dispiegamento delle forze americane in Europa: «Alcuni devono ancora fare di più, e lo diremo apertamente, sia in privato che in pubblico. Credo che tra amici ci debba essere onestà». Hegseth ha spiegato che il Pentagono condurrà una revisione della propria presenza militare in Europa entro i prossimi sei mesi. Il processo includerà consultazioni con il Congresso degli Stati Uniti, che ha stabilito per legge un numero minimo di forze da mantenere in Europa. La revisione, ha sottolineato Hegseth senza escludere un’accelerata, «potrebbe durare anche meno».

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»
Alexus Grynkewich (Ansa).

Crescono gli interrogativi in vista del vertice Nato di Ankara

A maggio Washington ha comunicato ai propri alleati la decisione di ridurre il numero di capacità militari statunitensi a disposizione dell’alleanza in caso di crisi, sollevando interrogativi urgenti in vista del vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio. Secondo il generale dell’aeronautica statunitense Alexus Grynkewich, a capo del Comando europeo degli Stati Uniti (Eucom) e Comandante supremo delle forze alleate in Europa (Saceur), la mossa mira a porre fine gradualmente a una «malsana codipendenza» dalle forze statunitensi, in un momento in cui Washington si trova ad affrontare la possibilità di conflitti simultanei in più teatri operativi.

Alta Velocità ancora in tilt: «Furto di cavi da parte di ignoti»

Dopo la difficile giornata di ieri, che ha visto forti ritardi – anche di quattro ore – per un guasto tra Milano e Piacenza, anche giovedì 18 giugno è caratterizzato da disagi lungo l’Alta Velocità. Questa volta lungo il tratto Napoli-Roma, dove la circolazione è fortemente rallentata per «danneggiamenti alla linea da parte di ignoti nei pressi di Tora e Piccilli», in provincia di Caserta: c’è stato un furto di cavi. I treni alta velocità «possono essere instradati da Napoli a Roma sulla linea convenzionale via Formia e registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 90 minuti», si legge su Infomobiltà, sito di Trenitalia. Tra i treni AV direttamente coinvolti ci sono quello partito alle 6 da Firenze Santa Maria Novella e diretto a Napoli Centrale e quello partito dal capoluogo campano alle 7:45, con destinazione Milano.

Puglia, si dimette l’assessora Starace indagata per concussione

L’assessora pugliese al Turismo Grazia Maria Starace, indagata per concussione ai danni dell’ex marito e imputata per abusi edilizi, si è dimessa. «Ringrazio il presidente per la fiducia nei miei confronti, tuttavia ritengo sia giusto rimettere nelle sue mani le mie deleghe assessorili, con l’impegno di continuare a lavorare per la mia terra dai banchi del Consiglio regionale, per l’estremo valore che io ho sempre attribuito alle istituzioni e che riconosco in questo momento all’istituzione di cui faccio parte, la Regione Puglia», ha dichiarato. «Ho sempre vissuto il mio impegno politico ispirandomi ai principi di legalità, trasparenza e rispetto delle regole. E sono certa di essermi sempre comportata correttamente nello svolgimento delle mie funzioni pubbliche», ha aggiunto. «Tuttavia, in questo momento devo essere libera di raccontare le mie verità e di tutelare la mia famiglia dall’esposizione mediatica che ha assunto la vicenda, che mio malgrado mi vede coinvolta. Oggi sento il dovere di difendere il mio nome, la mia storia e la storia della mia famiglia, e posso farlo solo avendo la possibilità di dimostrare la correttezza del mio operato».

Atm, in otto sulla chat sessista: anche un “tranviere dell’anno”

Emergono nuovi particolari sulla vicenda che vede al centro alcuni dipendenti dell’Atm, “pizzicati” a scambiarsi in chat foto delle passeggere rubate dalle telecamere di sorveglianza dei mezzi pubblici e a commentare le immagini con frasi sessiste. È di ieri la notizia dell’iscrizione di un 58enne nel registro degli indagati per accesso abusivo a sistema informatico. Come spiega Il Giorno tra conducenti (due, più uno in pensione), controllori (uno) e impiegati (quattro), sono in tutto otto i partecipanti accertati alla chat di WhatsApp “Staff Ticinese”. Tra essi, oltre all’unico indagato, anche un suo coetaneo in servizio da quasi tre decenni, premiato tempo fa agli “Atm Awards” su segnalazione dei colleghi, che ne hanno sempre apprezzato professionalità, abnegazione e capacità di fare squadra.

Alcuni dei dipendenti Atm coinvolti hanno cercato di cancellare le tracce della chat

Alcuni dei dipendenti Atm coinvolti hanno cercato di cancellare le tracce del gruppo subito dopo lo scoppio del caso. In cinque hanno subito perquisizioni e tre di essi, riporta Repubblica, si sono presentati in deposito per provare a chiarire, chiedendo scusa e dicendosi pronti a collaborare. Uno di loro ha anche fornito l’elenco dei componenti del gruppo Whatsapp finito nella bufera. Da parte sua, Atm ha disposto la sospensione dei dipendenti coinvolti.