Ex Ilva, in corsa anche «un quarto grande operatore europeo»

Alla gara internazionale in corso per l’ex Ilva «si è presentata una cordata italiana piuttosto significativa che si affianca a Jindal e Flacks». Lo ha ricordato Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy, intervenendo al Meeting di Rimini nel panel su “L’Italia delle imprese: radici e visione internazionale”, affermando poi che alla gara «si è aggiunto un quarto grande operatore europeo».

Ex Ilva, in corsa anche «un quarto grande operatore europeo»
Adolfo Urso (Imagoeconomica).

La cordata italiana a cui fa riferimento Urso è quella che la scorsa settimana ha presentato una manifestazione d’interesse tramite Federacciai. Alle 14 aziende della cordata interessate ad approfondire la possibilità di rilevare il polo siderurgico si è successivamente aggiunta Eusider. Sono poi ancora in corsa gli indiani di Jindal, mentre gli americani di Flack si sono di fatto defilati, in quanto interessati al patrimonio immobiliare dell’ex Ilva a Taranto e non agli impianti siderurgici. Per quanto riguarda il big europeo a cui ha accennato Urso, al momento non ci sono ulteriori informazioni. Dal palco di Rimini, il ministro si è detto fiducioso sull’esito della procedura, sottolineando l’importanza della collaborazione tra le istituzioni per arrivare a una soluzione. L’obiettivo resta quello di garantire un futuro all’industria siderurgica e agli stabilimenti coinvolti.

Trump sfida il Canada: «Il Lago Ontario si chiamerà Lago America»

Donald Trump ha minacciato di cambiare il nome del Lago Ontario in Lago America nell’ambito dello scontro commerciale con il Canada. «Gli Stati Uniti stanno seriamente considerando di cambiare il nome del Lago Ontario in Lago America, dato che non prevediamo di fare più molti affari con l’Ontario», ha scritto sul suo social Truth pubblicando anche la foto di una mappa in cui il nome originale del lago è cancellato e sostituito.

Trump sfida il Canada: «Il Lago Ontario si chiamerà Lago America»
Da Truth.

A stretto giro è arrivata la replica della ministra canadese Mélanie Joly: «Noi lo chiameremo sempre Lago Ontario. Siamo orgogliosi dei nostri Grandi Laghi. Abbiamo navigato sul fiume San Lorenzo e sui Grandi Laghi per migliaia di anni e questo ha costituito parte delle fondamenta del nostro Paese. Difenderemo ciò che abbiamo».

Caro carburanti, in arrivo un’altra proroga dello sconto sulle accise

Dopo la riunione tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, domani – mercoledì 26 agosto – è stato fissato un nuovo Consiglio dei ministri, dedicato al caro carburanti e alle misure di sostegno. Il governo dovrebbe prorogare per alcuni giorni lo sconto sulle accise (per il gasolio), in scadenza appunto domani. Stando a quanto filtra da Palazzo Chigi, il governo punta nel prossimo futuro a «predisporre una misura maggiormente concentrata sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato, rendendo così l’intervento più efficace e selettivo».

Salvini: «Vorrei qualcosa di più continuativo, servono soldi»

A tal proposito si è espresso direttamente Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: «Intanto prorogheremo lo sconto diesel e poi stiamo ragionando più a lungo termine». Lo sconto sulle accise, ha spiegato il segretario della Lega, durerà fino all’inizio di settembre: «Poi io vorrei fare qualcosa di più continuativo, di qualcosa di più sostanzioso, e quindi servono soldi».

Nasce un think tank europeo con Draghi per rilanciare la competitività Ue

Al via il think tank Rhine Group promosso da Mario Draghi e dall’economista Patrick Collison per rilanciare la competitività dell’Europa partendo dal Rapporto Draghi consegnato nel settembre del 2024 alla Commissione Ue. «I cittadini europei chiedono ai propri leader di sollevare lo sguardo dalle preoccupazioni quotidiane per rivolgerlo a un destino comune e di comprendere la portata della sfida», si legge nel documento pubblicato sul sito del gruppo. «Il Rhine Group aspira a essere uno dei luoghi in cui questo lavoro ha inizio». Tra i membri del think tank figurano gli economisti Francesco Giavazzi e Lucrezia Reichlin, il finanziere a capo di Ion Andrea Pignataro, il co-fondatore e numero uno di Bending Spoons Luca Ferrari e l’ex ministro per l’Innovazione tecnologica del governo Draghi Vittorio Colao. Sono membri dell’iniziativa anche il presidente di Iliad Xavier Niel, l’ex ministro francese Bruno Le Maire e il ceo del gruppo Le Monde Louis Dreyfus.

Il declino dell’Europa e la necessità di intervenire

Il documento parte da un’analisi della competitività europea, evidenziando come, tra le 50 maggiori aziende tecnologiche al mondo, solo quattro sono europee. «L’Europa appare debole in ogni tecnologia emergente destinata a plasmare i decenni a venire. La posta in gioco è esistenziale. Se la stagnazione dovesse persistere, il continente perderebbe progressivamente la capacità di finanziare i compiti fondamentali di uno Stato moderno – difesa, sanità pubblica, pensioni, istruzione, investimenti per il clima e ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro». Se per decenni un contesto globale favorevole ha attutito questo declino, con «l’ombrello di sicurezza statunitense che ha permesso di alleggerire i bilanci della difesa» e «interdipendenze reciproche e, di conseguenza, innocue», oggi non è più così. Gli Stati Uniti hanno imposto i dazi più elevati dai tempi dello Smoot-Hawley. La Cina è diventata un concorrente più agguerrito, sia sui mercati terzi che all’interno della stessa Europa. Il modello di crescita europeo si sta esaurendo, di qui l’esigenza di «fare ciò che l’Europa ha già saputo fare in passato, ovvero competere, costruire e tornare a crescere». Rhine Group riunisce leader europei provenienti dal mondo delle istituzioni, dell’accademia e dell’impresa per discutere possibili risposte a queste sfide per il futuro dell’Europa.

Morto senza eredi Klaus-Michael Kühne, secondo uomo più ricco della Germania

È morto a 89 anni Klaus-Michael Kühne, secondo uomo più ricco della Germania dopo Dieter Schwarz (patron di Lidl). Artefice dell’espansione globale di Kühne+Nagel, leader nel trasporto aereo e marittimo di merci, Kühne tramite la sua holding privata aveva accumulato un patrimonio stimato in 44 miliardi di dollari: oltre alla maggioranza dell’azienda di famiglia, il magnate tedesco possedeva infatti il 30 per cento della compagnia di navigazione container Hapag-Lloyd, il 20 per cento di Lufthansa (era il primo azionista) e del distributore di prodotti chimici Brenntag, nonché partecipazioni in Flix e Aenova, oltre ad alberghi e svariati immobili. Appassionato di calcio e tifoso dell’Amburgo, per anni aveva sostenuto finanziariamente il club. Kühne è morto senza figli né eredi diretti: l’immenso patrimonio azionario del magnate tedesco dovrebbe perciò confluire nella fondazione filantropica che porta il suo nome.

Morto senza eredi Klaus-Michael Kühne, secondo uomo più ricco della Germania
Klaus-Michael Kühne (Imagoeconomica).

Bimba morta per difterite a Palermo, i genitori denunciano gli ospedali

I genitori no vax della bimba di quattro anni morta per difterite a Palermo, indagati per omicidio colposo, hanno presentato alla procura una denuncia querela nei confronti dei tre ospedali che hanno avuto in cura la piccola dal 13 al 19 agosto: Cervello, Civico e Ospedale dei bambini (che dipende dal Civico). La coppia aveva scelto di non vaccinare la figlia, convinta che l’autismo di un suo cuginetto fosse stato causato dal vaccino trivalente.

L’accusa: morte causata da diagnosi e cure errate

I genitori della bambina hanno denunciato «le condotte poste in essere dal personale sanitario delle tre strutture ospedaliere di Palermo». Stando al racconto della coppia, alla piccola sarebbero state diagnosticate patologie errate da parte dei medici del Pronto Soccorso dell’ospedale Cervello di Palermo, «in seguito alle quali la piccola avrebbe subito cure mediche inadeguate e interventi chirurgici invasivi, che avrebbero finito per peggiorare le già gravi condizioni di salute, causando la morte».

Il caso dello Squadrismo Summer Fest che si è tenuto nel Trevigiano

La quinta edizione dello Squadrismo Summer Fest, evento caratterizzato da locandine, simbologie e richiami espliciti al Ventennio fascista che si è tenuto a Vedelago (Treviso) nel fine settimana, ha scatenato reazioni politiche, contestazioni online e – pare – anche un certo imbarazzo in Futuro Nazionale, visto che tra gli organizzatori figurava il vannacciano Christian Zamperoni, responsabile del movimento di Montebelluna.

L’evento dei «camerati di Treviso» con i vannacciani

Lo Squadrismo Summer Fest, organizzato in un agriturismo nel Trevigiano, prevedeva stand di cibo, concerti e la presentazione di un libro dedicato ai fatti di Dongo. A postare le immagini dell’evento – dove sono stati esposti striscioni “nostalgici” e simboli del Ventennio – è stato sui social l’ex consigliere regionale Joe Formaggio, ex Fratelli d’Italia e oggi vannacciano: «Con i camerati di Treviso al via dello Squadrismo Summer Fest. Difendi con ardore la tua terra e un ideale». L’evento, come detto, vedeva tra gli organizzatori Zamperoni. E negli scatti compariva anche Marco Della Pietra, primo cittadino di Spresiano e presidente del Centro studi amministrativi della Marca trevigiana, anche lui ex FdI. A tal proposito, Formaggio ha scritto su Facebook: «Aspettando il sindaco numero uno della provincia di Treviso in Futuro Nazionale».

Le proteste politiche e la replica: «Festa privata»

Per un sindaco presente all’evento, un altro che invece ne era all’oscuro: Giuseppe Romano, primo cittadino proprio di Vedelago, spiegando che «non tutte le iniziative richiedono l’autorizzazione del Comune», ha affermati di non essere stato a conoscenza della festa. Aggiungendo poi: «In ogni caso non vedo perché non avrei dovuto autorizzarla se rispettava tutti i criteri: siamo in democrazia». Per quanto riguarda le condanne, quelle vere, Europa Verde della Marca Trevigiana ha diffuso una nota ufficiale per stigmatizzare la manifestazione e la scelta del nome dell’evento. Così Mariarosa Barazza (Pd), sindaca di Cappella Maggiore e presidente del consiglio direttivo dell’Associazione Comuni della Marca trevigiana: «Discutibile l’uso di termini come “camerati” e “squadrismo” che evocano un regime autoritario qual è stato il fascismo e azioni incompatibili con i valori della nostra Repubblica. Anche l’uso di un linguaggio provocatorio alimenta un clima di conflitto e non fa bene alla democrazia». Giuliano Varnier, presidente dell’Anpi di Treviso, ha bollato l’evento come un tentativo di rifondare il partito fascista: l’associazione dei partigiani ha chiesto l’intervento urgente del Prefetto e delle autorità competenti per verificare eventuali reati. Intervistato dai media locali, Zamperoni ha respinto fermamente ogni accusa, spiegando che si trattava di una festa privata e puntando il dito contro l’Anpi e la sua «strumentalizzazione politica».

Furto al museo di Messina, indagato un custode

Uno dei custodi del Museo Accascina, da cui nel giorno di Ferragosto sono state trafugate sei opere di Antonello da Messina (due poi lasciate all’esterno della struttura), è indagato per false dichiarazioni ai pm. Sono diverse le piste seguite dagli inquirenti a caccia della banda: non è escluso che i ladri abbiano potuto contare su una talpa.

Furto al museo di Messina, indagato un custode
Le due tavole di Antonello da Messina rinvenute all’esterno del museo (Ansa).

Come il custode è passato da testimone a indagato

Il custode era stato convocato nei giorni scorsi dai magistrati in qualità di testimone, assieme ad altri tre colleghi in servizio la sera del 15 agosto. Ma, una volta emerse numerose contraddizioni rispetto ai resoconti degli altri addetti alla sorveglianza, la sua audizione è stata sospesa: il custode, da persona informata sui fatti, è stato successivamente iscritto nel registro degli indagati per false dichiarazioni al pubblico ministero. Il custode ha parlato dell’allarme scattato e poi spento da un collega, che ha confermato la circostanza spiegando di averlo fatto pensando a un falso contatto: i pm vogliono capire se il furto sia stato possibile grazie all’incompetenza di chi doveva sorvegliare, oppure se nella squadra dei custodi ci fosse un basista.

Furto al museo di Messina, indagato un custode
Tela nera al posto delle tavole rubate al museo Accascina di Messina (Ansa).

Restano ancora molte ombre sul colpo di Ferragosto

Restano ancora moltissime ombre su quanto accaduto al Museo Accascina di Messina. Come è emerso dalle immagini acquisite dalla polizia, le telecamere di video-sorveglianza hanno ripreso ogni fase del furto. Ma a quanto pare davanti ai monitor dei controlli di sicurezza non c’era nessuno. E perché non è stato dato peso all’allarme, subito disattivato? I custodi del museo, inoltre, avrebbero appreso del furto solo quando le forze dell’ordine hanno bussato alla porta della struttura per capire se le due opere ritrovate sul muretto esterno appartenessero alla collezione d’arte.

Macron: «Esercitazione dei Volenterosi tra ottobre e novembre». Ma l’Italia si sfila

Le prime esercitazioni militari congiunte della coalizione dei Volenterosi, riunitasi il 24 agosto 2026 in concomitanza con il 35esimo anniversario dell’Indipendenza dell’Ucraina, si terranno a ottobre-novembre. Lo ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron durante la riunione: «È molto importante continuare a dimostrare la nostra determinazione e prontezza per quanto riguarda le garanzie di sicurezza che abbiamo deciso di fornire. E le esercitazioni su vasta scala che la nostra coalizione condurrà a ottobre e novembre dimostreranno la sua prontezza operativa e la capacità di agire dopo la cessazione delle ostilità». Le esercitazioni erano state annunciate durante la precedente riunione dei Volenterosi a luglio. In quell’occasione, era emerso che a settembre circa 1.500 militari provenienti da Regno Unito e Francia sarebbero giunti in Polonia per partecipare alle esercitazioni internazionali dei Paesi della coalizione. Il governo italiano ha già chiarito che l’Italia non vi parteciperà.

Iran, al via l’offensiva economica di Trump: cosa prevede

È scattata la grande offensiva economica contro l’Iran annunciata da Donald Trump qualche giorno fa. Gli Stati Uniti hanno varato sanzioni per tutti i Paesi che intrattengono rapporti commerciali con la Repubblica Islamica, al fine di ottenere un isolamento totale dell’economia di Teheran: nel mirino oltre 60 tra organizzazioni, persone e navi in vari Stati collegati all’Iran, compresa la Cina. Tutte entità che, secondo Washington, stanno aiutando i pasdaran a procurarsi «tecnologie nucleari e missilistiche vietate, condurre operazioni informatiche e generare entrate dalla vendita di petrolio», come ha spiegato il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. Le misure presentate non includono per ora le sanzioni più severe: i Paesi che continueranno a commerciare con l’Iran rischiano però di essere esclusi dal sistema finanziario basato sul dollaro.

Iran, al via l’offensiva economica di Trump: cosa prevede
Scott Bessent (Ansa).

La taglia sui vertici dei pasdaran

«Gli Stati Uniti hanno intrapreso azioni decisive contro numerose entità, individui e imbarcazioni che agevolano le attività destabilizzanti del regime iraniano», si legge in un comunicato del Dipartimento di Stato. Tra queste attività, precisa la nota, figurano «attacchi contro le forze statunitensi e i loro alleati nella regione, l’acquisto illegale di armi, intrusioni informatiche nelle infrastrutture statunitensi e il traffico di prodotti energetici la cui vendita finanzia il terrorismo a livello globale». E proprio il Dipartimento di Stato ha messo una taglia da 10 milioni di dollari sui vertici militari dei Guardiani della Rivoluzione: Ahmad Vahidi, comandante dei pasdaran; Ali Abdollahi, capo del quartier generale centrale Khatam al Anbiya; Sa’id Aghajani, comandante dell’aerospazio dei pasdaran e dei droni; Hamidreza Lashgarian, responsabile del comando di guerra elettronica; e Majid Khademi, capo dell’ufficio di intelligence.

Teheran: «Pronti a rispondere»

L’ Iran ha promesso ritorsioni contro l’ampliamento delle sanzioni Usa, affermando di essere pronto a rispondere sia sul piano economico che – se necessario – con azioni contro gli interessi vitali americani e gli snodi energetici. Così il ministro dell’Economia Ali Madanizadeh alla televisione di Stato: «I nemici intendono lanciare contro di noi un attacco terroristico economico, ma anche noi abbiamo i nostri strumenti e sappiamo come giocare. La nostra difesa non è più soltanto difensiva: i nemici devono attendersi un attacco». Madanizadeh ha poi aggiunto che né Cina né Russia avrebbero «accettato» le nuove misure varate da Washington.

Pechino: «Sanzioni unilaterali illegali»

«Abbiamo già dichiarato molte volte che ci opponiamo fermamente alle sanzioni unilaterali illegali». Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian durante un briefing a Pechino, spiegando che la Repubblica Popolare «adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare fermamente i propri diritti e interessi legittimi».

Leonardo Maria Del Vecchio lascia EssilorLuxottica

Leonardo Maria Del Vecchio lascia tutti gli incarichi in EssilorLuxottica per dedicarsi a nuovi progetti imprenditoriali. L’ha annunciato lui stesso in una lettera al cda, come confermato da un portavoce del gruppo italo-francese che lo ringrazia per «aver contribuito alla crescita e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre». Alla base dell’addio ci sarebbero divergenze con l’amministratore delegato e presidente Francesco Milleri. Nella sua missiva, sottolinea che a suo parere la società è diventata più «distante» e «impersonale» e si è indebolito il rapporto con le persone che lavorano nel gruppo. «L’entusiasmo non è quello di prima. Il senso di appartenenza non è quello di prima. La distanza si sente», scrive Del Vecchio, aggiungendo che «le persone lo sanno prima dei mercati». Il riferimento è dunque alla gestione di Milleri, manager scelto dal fondatore di Luxottica per guidare il gruppo dopo la sua morte.

Altro che accordo col Canada: Trump alza al 50 per cento i dazi su auto e acciaio

Con un messaggio sul suo social Truth, Donald Trump ha annunciato che a partire «dal primo gennaio 2027 i dazi su tutte le auto, i camion (grandi e piccoli), la componentistica automobilistica e l’acciaio» provenienti dal Canada «saliranno al 50 per cento». Nel suo post, il tycoon ha accusato Ottawa di aver «truffato» per anni Washington con le sue tariffe «scandalosamente elevate» sui prodotti agricoli statunitensi: «Non è sostenibile, non più. Il Canada non sarà più trattato come uno Stato! Anche sul fronte commerciale, oltre che sotto altri aspetti, è una delle nazioni con cui è più difficile trattare al mondo. Noi non abbiamo bisogno del Canada, sono loro ad aver bisogno di noi».

Altro che accordo col Canada: Trump alza al 50 per cento i dazi su auto e acciaio
Il post di Trump su Truth.

E pensare che il 19 giugno Trump aveva annunciato su Truth la sospensione per tre giorni dei nuovi dazi del 50 per cento su un’ampia gamma di prodotti provenienti dal Canada, che sarebbero dovuti entrare in vigore quel giorno. Alla base della decisione progressi – a questo punto finiti nel nulla – nelle trattative tra Washington e Ottawa.

Salta la visita di Kushner e Witkoff a Mosca: «Poca sostanza»

La prevista visita a Mosca di Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati di Donald Trump, è stata rinviata «poiché non esiste un’agenda sufficientemente sostanziosa per l’incontro» e, certamente, non si terrà prima di settembre. Lo ha riferito alla Tass Ivan Timofeev, direttore generale del Consiglio Russo per gli Affari Internazionali. Witkoff e Kushner in questi giorni erano (in teoria) attesi sia a Kyiv che a Mosca: i due hanno però disertato le celebrazioni per il 35esimo anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica in Ucraina e adesso è arrivata anche la notizia che non si presenteranno in Russia.

Timofeev: «Un conto è fare tentativi, un altro è ottenere risultati»

«È positivo che ci sia una certa attività da parte americana e dei tentativi, seppur procedendo per tentativi ed errori, di individuare un approccio praticabile», ha dichiarato Timofeev: «Ciò contrasta con l’atteggiamento dell’Amministrazione Biden, che non ha intrapreso iniziative di questo genere. Tuttavia, un conto è fare dei tentativi, un altro è ottenere risultati. E di questi ultimi non se ne sono ancora visti». Del rinvio della visita di Witkoff e Kushner ha parlato anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, il quale ha ribadito la disponibilità da parte di Vladimir Putin a un nuovo incontro con gli emissari di Trump. Resta da capire, ha sottolineato, quali proposte presenteranno al Cremlino.

Vertice dei Volenterosi a Kyiv, l’Ue annuncia altri 6 miliardi per l’Ucraina

Si tiene oggi a Kyiv, in occasione del 35esimo anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina, un nuovo vertice della Coalizione dei Volenterosi, con leader in presenza e videocollegamento (tra quest’ultimi anche Giorgia Meloni). Al centro dei colloqui, a cui prende parte anche il presidente del Consiglio europeo António Costa, la richiesta ucraina di rafforzare la difesa aerea del Paese e aumentare la pressione sulla Russia: a tal proposito, ha approvato nuovi appalti nel settore della difesa per l’Ucraina per un valore di 6,1 miliardi di euro. I nuovi fondi stanziati da Bruxelles sono destinati a sistemi di difesa aerea e antimissile, missili, munizioni e radar, «a conferma dell’impegno dell’Europa a sostenere la difesa e la resilienza dell’Ucraina di fronte alla continua aggressione da parte della Russia», sottolinea la Commissione europea in una nota.

Von der Leyern: «Sostegno dell’Ue incrollabile e concreto»

«Nel giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina, l’Europa dimostra che il suo sostegno è incrollabile e concreto», ha scritto sui suoi canali social Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. Il nuovo finanziamento Ue, che fa parte del Prestito di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi di euro, arriva in un momento molto difficile per il Paese, che negli ultimi due mesi ha dovuto affrontare numerosi e massicci attacchi missilistici russi. Dal 2022 l’Ue e i suoi Stati membri hanno fornito all’Ucraina un sostegno complessivo di circa 220 miliardi di euro.

Vertice dei Volenterosi a Kyiv, l’Ue annuncia altri 6 miliardi per l’Ucraina
Ursula von der Leyen (Ansa).

Zelensky ha appena annunciato un piano per la fine della guerra

Nel fine settimana Volodymyr Zelensky ha annunciato di aver elaborato con Unione europea e Stati Uniti un piano di pace per porre fine alla guerra, che prevede un cessate il fuoco, la creazione di una zona economica libera attraverso un arretramento delle forze ucraine e russe e la formazione di una fascia cuscinetto affidata all’amministrazione di una parte terza, e infine garanzie e impegni di Ue, Nato e Kyiv. L’ultimo round di colloqui trilaterali tra Ucraina, Stati Uniti e Russia si è tenuto a Ginevra il 17 e 18 febbraio.

Crans Montana, Jacques Moretti in carcere per violenza sulla moglie

Jacques Moretti, proprietario del Constellation, è stato arrestato e portato in carcere con l’accusa di violenze sulla moglie Jessica. L’episodio – secondo quanto riferito dalle televisioni svizzere Léman Bleu e Rts – risalirebbe alla notte tra l’11 e il 12 agosto 2026. La donna sarebbe stata ricoverata in ospedale. I coniugi Moretti, titolari del locale in cui sono morte 41 persone, sono indagati per la strage di Capodanno dalla procura del Vallese insieme con altre 14 persone.

Gli avvocati: «Fatti della vita privata»

Sulla vicenda sono intervenuti gli avvocati della coppia Mes Yaël Hayat, Nicola Meier et Patrick Michod, spiegando che «questi fatti, oggetto di un procedimento separato, riguardano esclusivamente la loro vita privata» e pertanto «non vanno confusi con la tragedia del Constellation». «Si inseriscono comunque in un contesto che non può essere ignorato, quello di una prova particolarmente intensa che i Moretti stanno cercando di affrontare insieme dall’1 gennaio. La vita privata deve ora riprendere i suoi diritti», hanno aggiunto.Fino al 9 ottobre i due hanno il divieto di lasciare la Svizzera e l’obbligo di presentarsi quotidianamente a un posto di polizia.

Sinner rinuncia agli US Open

Jannik Sinner non parteciperà ai prossimi US Open a causa del persistente problema al ginocchio emerso nelle scorse settimane, che lo aveva portato a sottoporsi a controlli assidui tra Milano e il JMedical di Torino. «Nonostante il duro lavoro svolto con il mio team e lo staff medico, abbiamo dovuto prendere la difficile decisione di non partecipare agli US Open di quest’anno», si legge nella nota con cui il fuoriclasse azzurro ha sciolto le riserve. New York vedrà invece l’atteso ritorno di Carlos Alcaraz dopo oltre quattro mesi di inattività.

Sinner: «Non vedevo l’ora di tornare a giocare a New York»

«Siamo tornati ad allenarci a Monte Carlo negli ultimi giorni e ci siamo resi conto di aver bisogno di più tempo per recuperare dal problema al ginocchio destro», ha spiegato Sinner nel comunicato. «Sono ovviamente molto triste e deluso, dato che New York occupa un posto speciale nel mio cuore. Non vedevo l’ora di tornare a giocare in quell’atmosfera elettrizzante, davanti a un pubblico fantastico». Il programma di Sinner, vincitore a Flushing Meadows nel 2024, prevede ora la permanenza in Europa e per proseguire il recupero, con l’obiettivo di farsi trovare pronto per la tournée asiatica e i tornei di Pechino e Shanghai.

La Turchia chiede un mandato di arresto internazionale per Netanyahu anche per la Flotilla

Il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek ha annunciato che Ankara ha richiesto l’emissione di un mandato di cattura internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu anche per l’intercettazione delle navi della Global Sumud Flotilla, abbordate nel Mediterraneo, e la successiva detenzione degli attivisti, che stavano facendo rotta verso Gaza per portare aiuti umanitari.

Non è la prima richiesta di red notice da parte di Ankara

La Turchia ha già spiccato mandati contro Netanyahu e altri alti funzionari, accusati di genocidio per le operazioni dell’Idf nella Striscia.
La misura scaturisce da un’indagine condotta dall’undicesima Corte penale di Istanbul, che coinvolge in totale 35 imputati. La Turchia ha chiesto l’emissione di un codice rosso da parte dell’Interpol anche per il funzionario israeliano Afek Moskovitch, accusato al pari di Netanyahu di «crimini contro l’umanità, genocidio, privazione aggravata della libertà, lesioni personali dolose, tortura, distruzione di beni, saccheggio aggravato e appropriazione indebita di mezzi di trasporto». Oltre 400 gli attivisti che, dopo essere stati prelevati dalle imbarcazioni abbordate a ovest di Cipro, erano stati condotti con la forza in Israele e poi detenuti nel carcere di Ktziot, prima di essere espulsi.

Gli attivisti: «L’impunità dura da troppo tempo»

«Accogliamo con favore qualunque iniziativa giudiziaria che riconosca l’illegalità delle azioni compiute dal governo israeliano contro la Global Sumud Flotilla e che contribuisca a rompere un’impunità che dura da troppo tempo». Lo ha dichiarato Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla: «Quello che abbiamo subito – attacchi, intercettazioni illegali in acque internazionali, sequestri delle imbarcazioni, arresti e violenze – è grave e deve avere conseguenze sul piano della giustizia internazionale».

Scoperto in Germania un deposito segreto di armi: sospetti sulla Russia

Le autorità di sicurezza tedesche hanno scoperto un deposito segreto di armi in un bosco nei pressi di Berlino. Secondo quanto riportato da varie testate, l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione ritiene che le armi fossero destinate ad agenti dei servizi segreti russi, incaricati di compiere attentati: tra i potenziali obiettivi dirigenti dell’industria della difesa, esponenti dell’opposizione in esilio e sostenitori dell’Ucraina.

La scoperta del deposito e l’arresto di un sospettato in Romania

La scoperta, di cui si è avuto notizia solo adesso, sarebbe in realtà avvenuta sul finire dell’estate del 2025, dopo una soffiata. Le armi (tra cui alcune pistole) non erano state sequestrate, ma era stata avviata un’attività di sorveglianza. Inoltre, nell’ambito delle indagini, nell’autunno successivo un sospettato di aver partecipato all’operazione di occultamento sarebbe stato arrestato in Romania. L’ambasciata della Federazione Russa a Berlino ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni: le autorità di Mosca avevano precedentemente negato che i servizi segreti stessero pianificando o attuando atti di sabotaggio in Germania.

Gb, polemica per gli eventuali costi della scorta di Harry e Meghan

È polemica nel Regno Unito sugli eventuali costi di una scorta per il principe Harry e Meghan a carico dello Stato, dopo l’annuncio a sorpresa del ritorno dagli Usa a sei anni dallo strappo dalla famiglia reale. Secondo gli esperti citati dai media, la protezione potrebbe costare ai contribuenti fino a 5 milioni di sterline l’anno. Il dibattito in corso nel Paese sembra confermare che la sicurezza dei duchi di Sussex dovrebbe avere dei costi pubblici, anche se non è stata comunicata in merito una decisione da parte del governo. Per ora il premier laburista Andy Burnham si è limitato a parlare di un «affare privato» di Harry e Meghan, riferendosi alla loro protezione una volta ritornati a fine mese nel Regno. Il principe è ancora in attesa dell’esito della revisione delle misure di sicurezza dopo la revoca del diritto automatico alla scorta seguita allo strappo con i Windsor e alla rinuncia del ruolo di membro attivo della Royal Family con la moglie. Ora il comitato governativo preposto si è trovato a esaminare la situazione alla luce del trasferimento in pianta stabile dei Sussex. Dai Davies, ex responsabile di Scotland Yard per la protezione dei reali, ha detto che portare con sé la famiglia, essere residente nel Regno e il suo profilo pubblico fanno aumentare le possibilità che Harry ottenga la protezione della polizia.

Meloni intervistata dal New York Times: cosa ha detto su Trump

«È evidente che con Donald Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, considerata la nostra convergenza su immigrazione, cultura woke e difesa dell’identità occidentale. Le cose sono andate in maniera diversa». Lo ha detto Giorgia Meloni nel corso di un’intervista concessa al New York Times, in cui è stato affrontato anche il tema dei rapporti tra i due leader, che si sono deteriorati nonostante le affinità politiche: tutto è iniziato con gli attacchi di Trump a Leone XIV, poi ci sono state le parole sui militari europei impegnati in Afghanistan e le accuse all’Italia per non aver supportato a dovere gli Usa nella guerra all’Iran. Il tutto è deflagrato al G7 di Evian, con il caso della foto “implorata” dalla presidente del Consiglio. I due, per ammissione di Meloni, non si parlano da diverse settimane. Quanto a un eventuale incontro dopo l’estate, la premier sì è poi limitata a un laconico: «Vedremo».

Meloni intervistata dal New York Times: cosa ha detto su Trump
Donald Trump e Giorgia Meloni al G7 di Evian (Imagoeconomica).

Il ruolo dell’Italia e la domanda sul fascismo

Nel corso dell’intervista, Meloni ha rivendicato una linea di politica estera che va oltre le simpatie individuali. «Continuo a credere che l’unità dell’Occidente sia qualcosa di molto importante. Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali», ha spiegato la presidente del Consiglio. Poi, parlando di «rivoluzione dell’orgoglio», ha aggiunto: «Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa, un’Italia che si considera inferiore alle altre». Meloni ha inoltre parlato con Roger Cohen del Nyt anche del suo percorso politico, che dalla periferia di Roma l’ha portata a Palazzo Chigi. E in questa parte dell’intervista è arrivata anche la domanda scomoda sulle radici post-fasciste di Fratelli d’Italia. La premier se l’è “cavata” così: «Chiaramente, se guardiamo a questa storia oggi, è una cosa. Se l’avessimo vista stando nel bel mezzo di quegli eventi, probabilmente l’avremmo percepita diversamente, no? Conosco il nome e la storia di tutti i giovani sacrificati sull’altare dell’antifascismo».

Meloni intervistata dal New York Times: cosa ha detto su Trump
Giorgia Meloni e Donald Trump (Imagoeconomica).