Playoff Conference League, il sorteggio: l’avversaria della Fiorentina

Sorteggiati a Nyon, in Svizzera, gli accoppiamenti per i playoff di Conference League. In campo anche la Fiorentina di Paolo Vanoli, che ha pagato una fase campionato molto negativa soprattutto nella seconda parte con tre sconfitte nelle ultime quattro partite. Giunta al 15esimo posto in classifica, la Viola affronterà i polacchi dello Jagiellonia, che hanno chiuso a pari punti (nove) ma con una differenza reti peggiore. L’andata si giocherà il 19 febbraio allo stadio municipale di Bialystok, mentre il ritorno sarà al Franchi di Firenze dopo una settimana esatta, giovedì 26 febbraio. In caso di passaggio del turno, per Moise Kean e compagni ci sarà il difficile confronto con una fra Strasburgo e Rakow, qualificatesi rispettivamente al primo e al secondo posto della fase campionato.

Playoff Conference League, il sorteggio: l’avversaria della Fiorentina
L’allenatore della Fiorentina Paolo Vanoli (Ansa).

Conference League, i playoff: tutti gli accoppiamenti

Sigma Olomuc – Losanna

Zrinjski – Crystal Palace

Kups – Lech Poznan

Shkhendija – Samsunspor

Noah – AZ Alkmaar

Drita – Celje

Jagiellonia – Fiorentina

Omonia – Rijeka

Il blackout di Internet in Iran potrebbe durare fino a marzo

L’interruzione della connessione web imposta dal regime di Teheran nel tentativo di reprimere le proteste antigovernative ha già superato come lunghezza quello del 2019. Ma è solo l’inizio: Issa Zarepour, ministro delle Comunicazioni, ha infatti annunciato alla tv di Stato che «per ragioni di sicurezza» il blocco all’accesso a Internet continuerà a tempo indeterminato, aggiungendo che in ogni caso non è previsto un ripristino completo prima di Nowruz, il capodanno persiano che nel 2026 cadrà il 20 marzo.

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Garlasco, la decisione della Cassazione sui sequestri a Venditti

La Corte di Cassazione ha messo il punto sulla vicenda del sequestro dei dispositivi informatici di Mario Venditti, respingendo il ricorso presentato dalla procura di Brescia contro la decisione del Tribunale del Riesame. La sesta sezione ha pronunciato un «rigetto totale», confermando quindi l’impossibilità di acquisire e utilizzare il materiale contenuto nei telefoni e nei computer dell’ex procuratore di Pavia.

Le contestazioni del legale di Venditti confermate dalla Cassazione

Venditti è coinvolto in due filoni investigativi distinti: da un lato l’inchiesta Clean della procura pavese, che ipotizza un sistema di corruzione tra imprenditori del territorio e magistrati, dall’altro un procedimento della procura di Brescia collegato alla riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. In questo contesto è indagato Andrea Sempio, figlio dell’uomo che, secondo l’accusa, avrebbe corrotto Venditti. Le perquisizioni e i sequestri disposti nei confronti di Venditti, all’epoca dei fatti procuratore a Pavia, erano stati contestati dal suo legale, Mario Aiello, che aveva evidenziato l’assenza dell’indicazione delle parole chiave necessarie per la ricerca dei dati sui dispositivi, elemento ritenuto indispensabile per legittimare il sequestro. Una linea difensiva accolta dal Riesame e ora definitivamente confermata dalla Cassazione.

Telefonata Putin-Netanyahu sulla situazione in Iran

Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu hanno avuto una conversazione telefonica sulla situazione in Iran e, più in generale, in Medio Oriente: durante la chiamata, ha spiegato l’ufficio stampa della presidenza russa, lo zar «ha confermato la disponibilità a continuare a intraprendere sforzi di mediazione appropriati, contribuendo a promuovere un dialogo costruttivo con la partecipazione di tutti gli Stati interessati». Al termine del colloquio Putin e il primo ministro israeliano «hanno concordato di proseguire i contatti a vari livelli». Il presidente russo, come ha spiegato poi il portavoce del Cremlino Dmtry Peskov, ha parlato al telefono anche con l’omologo iraniano Massoud Pezeshkian.

I dati Istat: l’inflazione accelera, prezzi aumentano dell’1,5 per cento

Nel mese di dicembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un incremento dello 0,2 per cento rispetto a novembre e dell’1,2 per cento su base annua, in lieve accelerazione rispetto al +1,1 per cento rilevato a novembre. I dati, diffusi dall’Istat, confermano le stime preliminari sull’andamento dell’inflazione. Considerando l’intero 2025, l’aumento medio dei prezzi al consumo si attesta all’1,5 per cento, in crescita rispetto all’1 per cento del 2024. Più marcato il rialzo del carrello della spesa: a dicembre i beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona passano da +1,5 per cento a +1,9 per cento, mentre nella media annua l’incremento sale dal +2 per cento del 2024 al +2,4 per cento del 2025.

L’inflazione pesa soprattutto sulle famiglie meno abbienti

L’aumento dei prezzi nel 2025 coinvolge tutte le tipologie di famiglie, ma colpisce in misura più accentuata il 20 per cento dei nuclei con i livelli di spesa più bassi, per i quali l’inflazione Ipca passa dallo 0,1 per cento del 2024 all’1,7 per cento del 2025. Per il gruppo con la spesa più elevata l’indice cresce dall’1,6 per cento all’1,7 per cento. Secondo l’Istat, la differenza è legata al maggiore peso dei beni, in particolare energetici, nei bilanci delle famiglie meno abbienti, mentre i servizi incidono di più su quelle con livelli di spesa più alti. Il divario tra famiglie più ricche e più povere si è così quasi azzerato, dopo il forte scarto registrato nel 2022.

Franco Mari (Avs): «L’inflazione sale e il governo se ne frega»

Sul tema è intervenuto anche Franco Mari, capogruppo di AVS in commissione Lavoro alla Camera, affermando: «Nel 2025 i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,5 per cento, in accelerazione dall’1 per cento nel 2024. Lo conferma l’Istat, dati che il paese conosce sulla propria pelle, come sa che una persona laureata il Germania guadagna l’80 per cento in più di quanto può avere qui da noi, allarme lanciato ieri dal governatore della Banca d’Italia Panetta. Il paradosso è che il governo non ha alcun interesse ad affrontare queste piaghe, se ne frega, preferisce promuovere referendum per sfasciare la magistratura e cercare nemici ovunque».

Le spese, la card Ita, la mancata sanzione a Meta: cosa c’è nelle carte dei pm sul Garante della privacy

Giovedì la Guardia di finanza ha perquisito la sede del Garante per la privacy, nell’ambito di un’indagine della procura di Roma che coinvolge il presidente Pasquale Stanzione e i componenti Ginevra Feroni Cerrina, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. I pm, che indagano in seguito alle inchieste di Report, ipotizzano peculato e corruzione, concentrandosi su un uso del denaro dell’Autorità definito «disinvolto» e «offensivo del decoro dell’ente».

Le spese dei membri del Garante della privacy

Dalle carte emerge che tra il 2021 e il 2024 «le spese per il Collegio sono aumentate del 46 per cento, con un incremento di circa 776 mila euro annui, in larga parte riconducibile a rimborsi per viaggi, soggiorni in alberghi di categoria “cinque stelle”, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia, fino a ricomprendere altresì fitness e cura della persona». Viene poi evidenziato come meritevole di attenzione investigativa l’affitto della casa di Stanzione, coperto con i fondi del Garante, e la «contiguità spaziale […] con altro immobile nel quale risulta insistere una struttura ricettiva nella forma di B&B, riconducibile a società facente capo alle figlie del presidente».

Le spese, la card Ita, la mancata sanzione a Meta: cosa c’è nelle carte dei pm sul Garante della privacy
Il presidente del Garante per la protezione dei dati personali Pasquale Stanzione (foto Ansa).

Il caso della card Ita Airways e la mancata sanzione a Meta

L’indagine si estende anche alle sanzioni comminate a società come Ita Airways e Meta. Su Ita, nel documento si afferma che «appare anomala la circostanza per cui componenti del Collegio del Garante sarebbero stati destinatari nel marzo 2023, di tessere Volare consegnate dalla compagnia aerea, per il valore di 6 mila euro ciascuna». Secondo Ita, scrivono i pm, «le tessere sarebbero state emesse direttamente con status Executive, chiarendo che esse riportavano inizialmente lo status Smart e che l’eventuale passaggio al livello Executive è avvenuto nel rispetto di una specifica procedura interna della Compagnia, la quale tuttavia non appare chiara». Sull’annullamente della sanzione a Meta «inizialmente ipotizzata in misura pari a 44 milioni di euro, sarebbe stata successivamente ridotta prima a 12,5 milioni e, infine, ad appena 1 milione di euro, e adottata con tale ritardo procedurale da renderne necessario il successivo annullamento in autotutela». I magistrati intendono capire in che termini abbia avuto impatto «la sponsorizzazione fatta da Guido Scorza degli occhiali, dei quali ha infatti parlato positivamente in un video divulgato sui social network e, altresì, se e in che modo questi, avendo ormai preso espressa posizione in ordine all’argomento, si sia effettivamente astenuto dalle adunanze riguardanti il procedimento a carico della società».

L’annuncio di Trump: «Formato il Consiglio per la Pace a Gaza»

«È per me un grande onore annunciare la costituzione del Consiglio per la Pace. I membri saranno annunciati a breve, ma posso affermare con certezza che si tratta del consiglio più grande e prestigioso mai riunito, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Grazie per l’attenzione!». È quanto ha scritto Donald Trump su Truth, confermando l’inizio della fase due del piano della Casa Bianca per la Striscia di Gaza.

Tra i membri forse anche Meloni

Gli inviti a partecipare al Consiglio per la Pace sono stati inviati da due giorni e il tycoon ha selezionato personalmente chi ne farà parte. L’annuncio dei suoi membri (che saranno 12, tra cui forse anche Giorgia Meloni) potrebbe arrivare al World Economic Forum di Davos. Secondo il Wall Street Journal, a tenere i rapporti tra il consiglio e il comitato tecnico di 15 palestinesi incaricato di gestire gli affari correnti a Gaza sarà l’ex ministro degli Esteri bulgaro Nickolay Mladenov, che in passato è stato inviato Onu per la pace in Medio Oriente. Il Financial Times parla inoltre di un comitato esecutivo del Consiglio, di cui faranno parte Steve Witkoff e Jared Kushner.

Trump: «Hamas consegni le armi»

«Hamas deve onorare immediatamente i propri impegni, compreso il ritorno dell’ultimo corpo a Israele, e procedere senza indugio alla completa smilitarizzazione. Possono farlo con le buone o con le cattive. Il popolo di Gaza ha sofferto abbastanza a lungo. Il momento è adesso», ha poi scritto Trump.

TikTok rafforzerà i controlli sull’età in Europa

TikTok si prepara a intensificare i controlli di verifica sull’età in tutta Europa nel corso delle prossime settimane. Lo ha annunciato la stessa Bytedance, proprietaria della piattaforma social, parlando in esclusiva con Reuters. Presentato come una nuova tecnologia sviluppata appositamente per venire incontro alle richieste normative dell’Ue, il sistema è frutto di una collaborazione dell’azienda cinese con la Commissione irlandese per la protezione dei dati, principale autorità di regolamentazione della privacy nell’Unione europea. TikTok ha anticipato che tutti gli utenti europei saranno informati del lancio della tecnologia.

TikTok rafforzerà i controlli sull’età in Europa
Un utente su TikTok (Imagoeconomica).

TikTok, come funziona la «nuova tecnologia» di controllo dell’età

Il nuovo sistema, frutto di un progetto pilota durato un anno in Europa ma rimasto segreto, sfrutterà verosimilmente sia l’intelligenza artificiale sia il controllo umano. La tecnologia di TikTok analizzerà le informazioni di un profilo, i video postati in Rete e il comportamento dell’utente per prevedere se possa appartenere a un minore di 13 anni, età minima per creare un account. A questo punto, ogni profilo sospetto non sarà automaticamente bannato, ma segnalato per essere esaminato da alcuni moderatori specializzati. La mossa di Bytedance arriva mentre l’Ue sta esaminando il modo in cui le piattaforme verificano l’età degli utenti, tra preoccupazioni che gli attuali metodi risultino inefficaci o, al contrario, eccessivamente invasivi. Per i ricorsi contro i blocchi, l’azienda utilizzerà la stima dell’età facciale fornita dal verificatore Yoti, controlli della carta di credito e documenti d’identità rilasciati dal governo.

Semiconduttori, accordo tra Stati Uniti e Taiwan

Gli Stati Uniti hanno annunciato la conclusione di un’intesa con Taiwan che prevede un alleggerimento delle tariffe sui prodotti importati dall’isola e, parallelamente, un rafforzamento degli investimenti taiwanesi nel mercato americano, in particolare nei comparti dei semiconduttori e della tecnologia. Un’intesa che non è piaciuta a Pechino: il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che «la Cina si oppone fermamente» a qualsiasi rapporto diplomatico tra altri Paesi e Taiwan e a «ogni accordo che implichi il riconoscimento di legami di sovranità». Sul piano operativo, l’intesa stabilisce che i dazi sui beni taiwanesi scenderanno al 15 per cento, rispetto all’aliquota reciproca del 20 per cento. La stessa soglia varrà anche per le tariffe settoriali su componenti automobilistici, legname e prodotti in legno provenienti dall’isola.

Il premier di Taipei Cho Jung-tai: «Ottimi risultati ottenuti con fatica»

Accanto alle misure tariffarie, l’accordo prevede un impegno finanziario da parte delle imprese taiwanesi: i produttori di chip e tecnologia sono pronti a realizzare «nuovi investimenti diretti per un totale di almeno 250 miliardi di dollari» negli Stati Uniti, destinati allo sviluppo e all’ampliamento della capacità produttiva in ambiti quali i semiconduttori avanzati e l’intelligenza artificiale. Taipei garantirà inoltre «garanzie di credito per almeno 250 miliardi di dollari per facilitare ulteriori investimenti da parte delle imprese taiwanesi», con l’obiettivo di sostenere la crescita della filiera statunitense dei semiconduttori. Commentando l’accordo, il premier Cho Jung-tai ha espresso soddisfazione, sottolineando che «questi ottimi risultati sono stati ottenuti con fatica».

Corea del Sud, prima condanna per l’ex presidente Yoon

Il Tribunale distrettuale centrale di Seul ha emesso la prima sentenza di una lunga lista di procedimenti a carico dell’ex presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, estromesso ad aprile del 2025 dopo l’impeachment approvato dalla Corte costituzionale su iniziativa del Parlamento. Per reati che vanno dall’ostruzione alla giustizia ad altre legate alla dichiarazione della legge marziale del 3 dicembre 2024, Yoon è stato condannato a 5 anni di carcere. Ma rischia ben di più: in un altro processo è stata infatti chiesta la pena di morte per l’ex presidente, sul banco degli imputati perché accusato di insurrezione.

Solo uno statunitense su sei sostiene gli sforzi per acquisire la Groenlandia

Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, solo un americano su sei approva gli sforzi della Casa Bianca per acquisire la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca su cui Donald Trump ha messo gli occhi per «motivi di sicurezza nazionale». In generale, il 47 per cento degli intervistati ha detto di non approvare gli sforzi per l’annessione dell’isola, mentre il 17 per cento si è detto a favore dell’operato della Casa Bianca. Piuttosto alto il numero degli indecisi, che ammontano al 36 per cento. Il fronte del “no”, ovviamente, è più consistente tra gli intervistati democratici: 79 per cento, con solo il 2 per cento a favore. La statistica si ribalta prendendo in considerazione le risposte degli elettori repubblicani. Ma nemmeno in questo caso Trump, per così dire, ottiene la maggioranza: si è detto a favore solo il 40 per cento del campione e contro il 14 per cento. Una seconda parte del sondaggio ha riguardato l’eventuale uso della forza per l’acquisizione della Groenlandia. In questo caso si è detto a favore appena il 4 per cento e contro il 71 per cento (il resto si è trincerato dietro al “non so”). Tra i democratici contro l’89 per cento del campione e a favore appena l’1 per cento. Tra i repubblicani, infine, contro il 60 per cento e favore l’8 per cento.

Machado ha dato la sua medaglia del Nobel per la Pace a Trump

Giovedì Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e Nobel per la Pace 2025, a quasi due settimane dalla cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi. Il presidente americano ha incontrato Machado per discutere della realtà sul terreno in Venezuela e sul suo futuro politico dopo che, nei giorni successivi alla cattura di Maduro, aver respinto pubblicamente l’ipotesi che la leader dell’opposizione potesse guidare il Paese, sostenendo che non abbia il «supporto né il rispetto» necessari. Così, forse nel tentativo di riconquistare il suo favore, durante il colloquio Machado ha consegnato a Trump la medaglia del Nobel per la Pace, che il presidente da tempo rivendica di meritare. «L’ho regalata in riconoscimento del suo impegno unico per la nostra libertà», ha detto Machado ai giornalisti.

La mossa arriva dopo che il Washington Post ha rivelato che Trump sarebbe rimasto infastidito dalla decisione di Machado di accettare il Nobel. Secondo fonti dell’amministrazione, però, la decisione di non sostenerla è legata sia al deterioramento dei rapporti con membri del suo team, sia alle preoccupazioni sulla capacità del movimento dell’opposizione di garantire il controllo della sicurezza nel Paese. Così, pur essendo stato definitivo positivo da entrambe le parti, l’incontro non ha portato a un cambio di linea di Washington sulla guida politica del Venezuela, che è stata affidata alla vice di Maduro, Delcy Rodriguez, con un ruolo centrale degli Stati Uniti nella gestione del Paese. Per quanto riguarda il premio, inoltre, il Comitato Nobel norvegese è intervenuto per chiarire che «una medaglia può cambiare proprietario, ma il titolo di Nobel per la Pace non può essere condiviso né trasferito».

Mentre Trump guarda agli esteri, sul fronte interno crescono le tensioni tra l’Ice e i cittadini

Mentre Trump continua a concentrarsi sugli esteri e “l’America First” sembra ormai solo un ricordo, il fronte interno degli Stati Uniti è incandescente dopo due settimane di proteste contro i raid dell’ICE, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione. Dopo l’uccisione di Renee Good a Minneapolis il 7 gennaio, giovedì sono scoppiate nuove manifestazioni dopo che gli agenti, nella stessa città, hanno ferito con un colpo di pistola un uomo durante il suo arresto. L’episodio ha portato le proteste a concentrarsi attorno al Bishop Henry Whipple Federal Building, dove le forze federali hanno utilizzato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti e proteggere i mezzi governativi, alcuni dei quali sono stati danneggiati. Negli scontri è rimasta coinvolta anche la stampa: una troupe della Cnn è stata colpita da proiettili di gomma. Trump ha definito quanto sta accadendo un «caos inaccettabile» e ha minacciato di invocare l’Insurrection Act, una legge che consentirebbe l’impiego dell’esercito regolare sul territorio del Minnesota, ipotesi contestata dalle autorità statali come un’interferenza federale. Il Dipartimento della sicurezza interna ha difeso l’operato degli agenti parlando di «colpi difensivi» contro i manifestanti, che sono armati di pale da neve e manici di scopa. Ma la narrazione della Casa Bianca non convince l’opinione pubblica: secondo un sondaggio della Quinnipiac University, il 53 per cento degli elettori considera l’uccisione di Renee Good ingiustificata, percentuale che cresce tra democratici e indipendenti. Un’ulteriore rilevazione della Cnn indica che il 51 per cento degli americani vede nella morte di Good un problema strutturale nel modo di operare dell’Ice.

Puglia, Emiliano non sarà nella giunta regionale

Non sarà nella giunta regionale pugliese Michele Emiliano, ma assumerà invece il ruolo di consigliere del presidente. La decisione è maturata nel pomeriggio del 15 gennaio, al termine di un confronto con Antonio Decaro, riporta il Corriere della Sera. A questo punto verrà avviata la procedura per la richiesta di aspettativa dalla magistratura: Decaro predisporrà il decreto di nomina, che Emiliano trasmetterà al Consiglio superiore della magistratura, dal quale è attesa una decisione.

Puglia, Emiliano non sarà nella giunta regionale
Michele Emiliano e Antonio Decaro (Imagoeconomica).

Emiliano avrà «piena autonomia e ampio margine di manovra»

Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, Emiliano potrà contare su «un piena autonomia e ampio margine di manovra». La recente riorganizzazione del modello Maia, varata con un decreto firmato da Decaro e che ha ridotto da 21 a 9 il numero dei consiglieri del presidente, ha inoltre creato le condizioni per un compenso annuo di circa 130 mila euro, a fronte dei 150 mila complessivi percepiti dai direttori di dipartimento. Resta però il forte risentimento dell’ex governatore, che dopo il passo indietro sulla candidatura al Consiglio regionale si è visto costretto a rinunciare anche all’ingresso in giunta.

Arezzo, esplosione in una palazzina: una donna ferita gravemente

Un’esplosione si è verificata nel tardo pomeriggio del 15 gennaio in una palazzina di due piani a Il Matto, frazione del comune di Arezzo, provocando il parziale crollo dell’edificio e un incendio successivamente domato dai vigili del fuoco. Il bilancio è di tre feriti: una donna di 80 anni, trasportata in elisoccorso a Foligno in codice rosso per gravi ustioni, un uomo tra i 60 e i 70 anni in codice giallo e una donna della stessa fascia d’età in codice verde. Per il coordinamento dei soccorsi è stato mobilitato il gruppo maxiemergenze del 118 di Arezzo. I vigili del fuoco stanno continuando le verifiche tra le macerie, anche con l’ausilio delle unità cinofile, per escludere la presenza di altre persone coinvolte, ma al momento non risultano dispersi.

Iran: «Trump ci ha assicurato che gli Usa non attaccheranno»

Donald Trump avrebbe comunicato all’Iran che non intende lanciare un attacco contro Teheran. Lo ha riferito l’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, citato dal portale pakistano Dawn, precisando di aver ricevuto mercoledì la comunicazione ufficiale che il presidente Usa non avrebbe autorizzato alcuna operazione e che aveva chiesto a Teheran di non colpire interessi americani nella regione.

Iran: «Trump ci ha assicurato che gli Usa non attaccheranno»
Donald Trump (Ansa).

Dopo la decisione di Trump, lo spazio aereo iraniano è stato riaperto e i mezzi trasferiti dalla base aerea di Al Udeid sono stati fatti rientrare e messi in stand-by. Il presidente ha affermato che «gli omicidi» in Iran sono terminati dopo che le autorità hanno soffocato le proteste: «Siamo stati informati da fonti molto importanti, che hanno riferito che gli omicidi sono finiti», sottolineando che le esecuzioni pianificate dei manifestanti «non ci sarebbero più state». Alla domanda di un giornalista dell’Afp sulla possibilità di un intervento statunitense futuro, Trump ha risposto: «Osserveremo questo e vedremo cosa succederà dopo».

Putin: «Le relazioni con l’Italia e altri Paesi Ue lasciano a desiderare»

Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso preoccupazione per lo stato delle relazioni tra Mosca e diversi Paesi europei, tra cui Italia, Francia e Austria, durante la cerimonia di presentazione delle credenziali di 34 nuovi ambasciatori a Mosca, tra cui anche l’italiano Stefano Beltrame. La cerimonia si è svolta nella Sala Alessandro del Gran Palazzo del Cremlino. «Lo stato attuale delle relazioni tra Russia e Italia, Francia, Austria e numerosi altri Paesi europei lascia molto a desiderare», ha dichiarato Putin, aggiungendo che «la diplomazia, la ricerca del consenso e di soluzioni di compromesso vengono sempre più sostituite da azioni unilaterali e molto pericolose». Il presidente ha inoltre sottolineato che «invece del dialogo tra gli Stati, sentiamo il monologo di coloro che, in nome del diritto della forza, ritengono lecito dettare la propria volontà, insegnare agli altri come vivere e impartire ordini». Putin ha assicurato che «la Russia è pronta a ripristinare le relazioni con i Paesi europei ed è aperta alla cooperazione con tutti i Paesi senza eccezioni».

Tajani: «Non siamo in guerra contro la Russia e il suo popolo»

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha precisato che «lasciano a desiderare perché noi abbiamo detto che la Russia ha invaso l’Ucraina e abbiamo difeso l’Ucraina, ma noi non siamo in guerra con la Russia, non lo siamo mai stati, non siamo guerra con il popolo russo». Tajani ha inoltre sottolineato che l’Italia «ha detto soltanto che il Cremlino ha sbagliato, che l’invasione dell’Ucraina è stato un atto che noi consideriamo assolutamente illegittimo che punta a conculcare la libertà degli ucraini, nulla di più».

Lara Comi, cade l’accusa di corruzione: pena ridotta

La Corte d’Appello di Milano ha ridimensionato la sentenza pronunciata in primo grado nel processo sull’inchiesta “Mensa dei Poveri”, riducendo la condanna inflitta a Lara Comi. L’ex europarlamentare di Forza Italia è stata assolta dalle accuse di corruzione e da uno degli episodi di truffa, vedendo la pena scendere da 4 anni e 2 mesi a 1 anno, con sospensione condizionale, e una multa di 500 euro. I giudici hanno riconosciuto l’attenuante del risarcimento, ritenuta equivalente all’aggravante contestata. La Corte ha inoltre pronunciato sentenza per altri 13 imputati, confermando l’assoluzione per Pietro Tatarella, ex vicecoordinatore lombardo di Forza Italia ed ex consigliere comunale di Milano, e scagionando l’ex parlamentare Diego Sozzani, che in primo grado era stato condannato a un anno e un mese. Ridotte anche le pene per l’imprenditore Daniele D’Alfonso, da 6 anni e mezzo a 5 anni e 2 mesi, e per Giuseppe Zingale, ex direttore generale di Afol Metropolitana, da 2 anni a un anno e mezzo.

Comi: «Stabilito che il fatto non sussiste, continuerò a lottare in Cassazione»

Dopo la decisione dei giudici, Lara Comi ha commentato: «Le mie, dopo sette anni, sono lacrime di gioia, perché è stato stabilito oggi che “il fatto non sussiste”. Ho sempre dimostrato fin dal primo giorno di essere innocente e continuerò anche in Cassazione a dimostrare l’innocenza per quest’ultimo pezzettino. Non ho mai preso un euro, ho servito il mio Paese di cui sono orgogliosa ed è stato dimostrato che non c’è mai stata corruzione». L’ex eurodeputata ha sottolineato come resti in piedi soltanto l’accusa di truffa ai danni del Parlamento europeo, mitigata però dal riconoscimento dei risarcimenti. Alla domanda su un possibile ritorno in politica, l’ex esponente azzurra ha risposto: «Finiamo con la Cassazione intanto, non è finita, però ripeto ancora “il fatto non sussiste” e questo è anche un mio messaggio agli elettori che hanno creduto in me, mentre a dieci giorni dal voto erano arrivati tre avvisi di garanzia. E mi hanno votato lo stesso, grazie agli elettori che mi diedero fiducia nel 2019».

Il caso Mensa dei Poveri: su cosa verteva l’inchiesta

L’inchiesta, avviata nel 2019 e culminata allora in numerosi arresti, ipotizzava un sistema di tangenti e incarichi pilotati nella politica lombarda, con al centro l’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, che ha poi patteggiato una pena di 4 anni e 10 mesi dopo aver collaborato con gli inquirenti. Il nome dell’indagine deriva da un’intercettazione che faceva riferimento a un ristorante, in realtà noto e frequentato da esponenti politici per la sua vicinanza al Pirellone. In primo grado, nell’ottobre 2023, il processo che aveva coinvolto 62 imputati si era concluso con 11 condanne e 51 assoluzioni. Con la decisione di secondo grado, la gran parte delle pene è stata ulteriormente ridotta o annullata.

Omicidio di Nada Cella, emessa la sentenza a tre decenni dal delitto

È stata emessa la sentenza per l’omicidio di Nada Cella, segretaria di Chiavari uccisa nel 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco, dove lavorava: Anna Lucia Cecere è stata condannata a 24 anni per il delitto. A Soracco è stata invece inflitta una pena di due anni per favoreggiamento. La pm Gabriella Dotto aveva chiesto l’ergastolo per Cecere – ex insegnante che subito dopo il delitto si trasferì a Boves (Cuneo) – e quattro anni per il commercialista.

Il caso è stato riaperto nel 2021

Come stabilito dal processo, Cella è stata uccisa dal Cecere che, invaghita del commercialista, avrebbe visto in lei una potenziale rivale, anche per il posto di lavoro. Soracco fu inizialmente sospettato per l’omicidio. E fu indagata anche Cecere, che era stata vista uscire trafelata dal palazzo: la sua posizione fu però subito archiviata, nonostante fossero stati trovati a casa sua dei bottoni con base metallica incastonata identici a uno trovato vicino al corpo della vittima. Il cold case è stato riaperto nel 2021 con l’ascolto di nuovi testimoni, tra cui anche la madre di Soracco.

Padova, ritrovato il corpo di Annabella Martinelli

Ritrovato il cadavere di Annabella Martinelli, la 22enne padovana il cui corpo senza vita è stato rinvenuto nei Colli Euganei. Il cadavere della giovane, studentessa dell’università di Bologna, è stato individuato appeso a un albero da un passante che ha avvisato le forze dell’ordine. L’area si trova a meno di un chilometro dal luogo in cui era stata lasciata la bici viola, a circa venti chilometri da Padova. Secondo una prima ricostruzione, Annabella avrebbe proseguito a piedi per alcune centinaia di metri dopo aver abbandonato il mezzo. Della ragazza non si avevano più notizie dalla sera del 6 gennaio, giorno dell’Epifania, l’allarme era scattato nella notte per iniziativa dei genitori. Le ultime immagini, diffuse dalla procura di Padova e riprese dalle telecamere di videosorveglianza di Teolo, mostrano la giovane quella sera in jeans e giubbotto verde, con uno zainetto rosso sulle spalle, occhiali neri, senza guanti e con due pizze sistemate sul portapacchi della bicicletta.

Via libera al testo di maggioranza sull’Ucraina, due leghisti votano contro

Via libera dell’Aula della Camera alla risoluzione di maggioranza che impegna il governo a «continuare a sostenere l’Ucraina, in coordinamento con la Nato, l’Unione europea, i Paesi G7, e gli alleati internazionali, attraverso un contributo coerente con gli impegni assunti e finalizzato alla difesa della popolazione, delle infrastrutture critiche e in prospettiva alla sicurezza complessiva del continente europeo». La risoluzione è passata con 186 sì, 49 no e 81 astensioni. Tra i deputati contrari anche i due leghisti Rossano Sasso e Edoardo Ziello, oltre all’ex FdI Emanuele Pozzolo, oggi nel gruppo misto. Il segretario Matteo Salvini aveva radunato i suoi per fare un punto in vista del voto sugli aiuti all’Ucraina, indicando di esprimersi a favore in quanto il testo ha recepito le osservazioni della Lega (l’aggettivo “militari”, riferito agli aiuti, compare nelle premesse ma non negli impegni). Tuttavia, in due hanno votato “no”. «Al di là delle acrobazie lessicali, la sostanza non è cambiata», ha spiegato Ziello. «Sostenere l’Ucraina non significa voler prolungare il conflitto, significa evitare che la fine dell’ostilità si trasformi in una pace apparente e fragile, costruita sull’ingiustizia e destinata a spezzarsi nuovamente. Interrompere oggi il sostegno, l’aiuto all’Ucraina significherebbe rinunciare alla pace prima di averla costruita», ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, nella sua informativa sugli aiuti a Kyiv.