C’è un solo modo per battere la destra e fin qui la sinistra ha sbagliato tutto

«Per quel che riguarda il pane la cosa è chiara, per quel che riguarda la pace anche. Ma la questione cardinale della primavera va risolta a ogni costo». Vladimir Majakovskij scrive questi versi in anni in cui in Europa stanno montando paure e smarrimenti collettivi che preparano l’ascesa dei regimi totalitari. Tempi che assomigliano molto a quelli che stiamo vivendo noi ora.

L’utopia concreta lanciata da Bifo

Corsi e ricorsi. Suggestioni. Che ripropongono «la questione cardinale della primavera», nella sua invocazione di bellezza, di invito a superare le contingenze materiali e politiche, per abbracciare un cambiamento radicale. A proporre questo esercizio di “utopia concreta“, di sfida temeraria a un sistema incapace di sopire un bellicismo trionfante e di ristabilire un clima sociale positivo, è Franco Berardi detto Bifo. Lo storico agitatore politico e digitale che dalle proteste del ’77, che ebbero il loro epicentro a Bologna (Radio Alice e gli Indiani metropolitani), a oggi non ha mai smesso di fare sentire la sua voce eretica e ripropone ora la questione della primavera. Non una primavera simbolica, bensì quella che ci attende il prossimo anno. La primavera del 2027.

C’è un solo modo per battere la destra e fin qui la sinistra ha sbagliato tutto
Franco Bifo Berardi (da Fb).

Per scongiurare il peggio serve l’imprevedibile 

Si voterà infatti in importanti Paesi europei. In Francia, Spagna, Grecia, Italia, e ovunque è forte il rischio di generalizzata avanzata della destra estrema. «Non possiamo essere sicuri di nulla», scrive Bifo, «neppure del fatto che nella primavera del 2027 ci saremo ancora, né che le condizioni di civiltà minime per svolgere elezioni politiche esisteranno ancora. Il nazionalismo russo e quello ucraino, il nazismo sionista, la mafia guerrafondaia trumpista stringono in una morsa i destini del continente, mentre dall’interno monta un’onda nera e i razzisti si preparano a dare il colpo di grazia in Germania e nel Regno Unito». Supponiamo invece che fra un anno siamo ancora qui, continua, in quel caso nell’area mediterranea dobbiamo attenderci l’accentuazione dei fattori di crisi più importanti: riarmo accelerato, guerra, recessione, dilagare delle aggressioni razziste, deportazioni, sprofondamento delle condizioni sociali. L’incipit è catastrofico, però il seguito prende quota velocemente e con piglio quasi allegro prova a delineare un approccio reattivo e positivo. «Certo se realisticamente si valuta che il peggio sia inevitabile occorre che qualcuno si occupi dell’imprevedibile». 

C’è un solo modo per battere la destra e fin qui la sinistra ha sbagliato tutto
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Perché fin qui la sinistra ha sbagliato tutto

Sembra un esercizio di prestidigitazione, ma vale la pena seguire il ragionamento di Bifo. La premessa è che non si può rispondere razionalmente a chi è irragionevole. Non si può opporre la ragione a chi fa discorsi di pancia. Ma rifiutando il catastrofismo della destra, come se implicasse venir meno a questioni di stile, la sinistra ha sbagliato completamente, perché i toni catastrofici («siamo invasi», «la nostra civiltà è sotto attacco», «il nostro benessere è a rischio») sono nel sentimento della maggioranza degli europei. Spiace prenderne atto, ma non siamo mai stati così depressi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Bisogna dunque cambiare registro, ma non seguendo il copione della destra, bensì ribaltandolo completamente. Alle cupe narrazioni nordiche che hanno ispirato e ancora ispirano il nazismo, alle mitologie della destra fondate sull’identità, la proprietà, la competizione, la nazione bisogna opporre le solari mitologie mediterranee: conviviali, rilassanti, sensuali.

La terapia paradossale permette di uscire dalla trappola

La “questione della primavera” prossima ed elettorale, nel pensiero di Bifo, si riassume in questo rovesciamento di prospettiva, metodo e contenuti. Ovvero applicando alla politica la «terapia paradossale» che ha i suoi teorici nella Scuola di Palo Alto, nello psicanalista Paul Watzlawick e nell’antropologo Gregory Bateson. È una modalità terapeutica per quelle situazioni in cui sembra impossibile guarire una patologia resistente a ogni cura, che consiste nel ridefinire il campo e modificarne il perimetro, nel non rispettare le regole del gioco e nel confondere le identità: pragmatica paradossale. Watzklawick parla di «ristrutturazione del campo», che significa cambiamento delle premesse e del significato che attribuiamo alle parole, definizione di una cornice imprevista per l’azione, che permetta di uscire dalla trappola costituita dalle regole stabilite. La ristrutturazione non modifica i fatti concreti, ma i significati attribuiti alla situazione, e in tal modo instaura un nuovo gioco.

Il terreno su cui ci si deve confrontare è quello della follia

Se trasferiamo, sempre seguendo il ragionamento di Bifo, questa metodologia del paradosso alla politica e alla competizione elettorale della prossima primavera, il confronto e il programma devono essere di tutt’altro tipo e tono di quelli usati sin qui.

Di fronte a esagitati e fuori di testa, a personaggi che si comportano e dicono cose assurde occorre mettersi sullo stesso piano, ancorché con valori e proposte radicalmente opposti. Ma altrettanto fantastici e paradossali. Perché la ragionevolezza non basta di fronte alla follia. Dunque è sul terreno della follia che occorre misurarsi.

«Quel che occorre», scrive Bifo, «è un programma inverosimile: un limite all’orario di lavoro settimanale di 36 ore con penalità per le aziende che non lo rispettano, aumenti salariali uguali per tutti, azzeramento della spesa militare, penalizzazione economica per chi produce e diffonde plastica, regolarizzazione di cinquecentomila migranti».

C’è un solo modo per battere la destra e fin qui la sinistra ha sbagliato tutto
Elly Schlein e Giuseppe Conte (foto Ansa).

Rispolveriamo i vecchi slogan del ’68 e del ’77

Su questo tono si potrebbe continuare, magari riproponendo e ripescando slogan del ’68 e del ‘77. «Vogliamo tutto e subito», «Chiediamo l’impossibile», «Reddito intero lavoro zero: tutta la produzione all’automazione». Ma in realtà la provocazione del contestatore di sempre del sistema capitalistico, che invita a cambiare gioco e campo da gioco, non è così folle come sembra. Cosa fanno infatti e come si comportano i vari Putin, Musk, Trump e compagnia varia di folli, mai così numerosi come in questi ultimi anni? Se ci limitiamo al presidente Usa, vediamo come equilibrio e ragionevolezza siano completamente assenti. Dice cose tremende, parla di amore nei vertici Nato, chiama l’Iran la repubblica islamica del Giappone, minaccia sfracelli se non si fa come dice lui, al mattino dice e al pomeriggio smentisce. In altre parole Trump non gioca sul campo condiviso, ma solo sul campo che decide lui. Sulla base di quel che gli gira o ritiene per lui più conveniente.

C’è un solo modo per battere la destra e fin qui la sinistra ha sbagliato tutto
Donald Trump e Vladimir Putin (Ansa).

Più che un programma da campo largo ne occorre uno da altro campo

Arduo che in vista della prossima primavera elettorale Schlein, Conte e soci prendano alla lettera i consigli di Bifo. Però una dichiarata propensione a non inseguire la destra sul suo terreno, varando un programma non da campo largo ma da altro campo, aiuterebbe. Proposte sfidanti, progetti ambiziosi e toni conviviali, accoglienti, aperti sarebbero un buon modo di porre la “questione della primavera”. Di rivolgersi, e forse essere ascoltati, da quel 50 per cento di italiani che non va più a votare perché sinistra e destra sono uguali.

Repubblica, l’assemblea dei giornalisti sfiducia il direttore dimissionario Orfeo

L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica ha accolto con stupore le dimissioni del direttore Mario Orfeo, che da settembre ricoprirà il medesimo ruolo in un’azienda concorrente (Editoriale Nazionale, editore di Qn, Resto del Carlino, Nazione e Giorno). I cronisti l’hanno sfiduciato in nome del conflitto di interessi che si viene a creare tra l’attuale direzione di Repubblica e l’annunciato incarico. «Direttore, riteniamo che non sia opportuno che da oggi faccia il giornale, visto che è stato ufficialmente comunicato il tuo passaggio alla concorrenza», ha detto Matteo Pucciarelli, membro del Comitato di redazione (a nome di tutta la rappresentanza sindacale), durante la consueta riunione del mattino. Orfeo avrebbe replicato preannunciando una denuncia all’Ordine dei giornalisti, continuando poi la riunione. Il Cdr presenterà anche al presidente del cda Mirja Carta D’Asero la richiesta di sospenderlo dalla funzione di direttore, sostenendo che i vicedirettori possono guidare il giornale nell’attesa della nomina del nuovo capo.

Il Cdr: «Urgente nuovo direttore che rispecchi i valori del giornale»

In una nota, il Cdr ha aggiunto che «la redazione, nei mesi di trattativa tra la vecchia e nuova proprietà, non ha mai smesso di avere una posizione critica, pubblica e di grande preoccupazione per il destino editoriale di Repubblica». E ancora: «I primi mesi dopo l’acquisizione di Antenna sono stati sinora di stallo, un tempo di incertezza che non può durare oltre. Pretendiamo un piano industriale, un serio progetto di rilancio e il coinvolgimento della redazione negli investimenti del gruppo Antenna in Italia. È urgente, intanto, la nomina di un nuovo direttore, in grado di rispecchiare appieno i valori fondativi di Repubblica, in linea con la storia e l’identità del giornale e di chi lavora al quotidiano con passione e impegno». Intanto martedì sarà a Roma Theodore Kyriakou, presidente del Gruppo Antenna, anche se al momento non ci sono incontri convocati con il Cdr.

Sanità, quali sono le Regioni con l’assistenza migliore (e peggiore)

La Regione italiana capace di offrire la migliore assistenza sanitaria è il Veneto. Lo evidenzia il Nuovo sistema di garanzia allestito dal ministero alla Salute, basata su 88 indicatori suddivisi nelle tre macroaree di prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera, a cui è stato assegnato un punteggio compreso tra 0 e 100, per un massimo teorico di 300 punti. Subito dietro il Veneto, che svetta con 288 punti, l’Emilia-Romagna (282) riesce a conquistare la seconda posizione, scavalcando la Toscana (280) che scivola così al terzo posto. Il top five poi il Piemonte (272) e la Provincia autonoma di Trento (271).

Lombardia in sesta posizione

I dati si riferiscono al 2024. La Lombardia (270) si trova in sesta posizione, seguita da Umbria (254), Liguria (250), Friuli Venezia-Giulia (248) e Puglia (242), prima Regione del Sud. Scorrendo la classifica troviamo poi appaiate Marche e Lazio (237), seguite da Abruzzo (229), Valle d’Aosta (213), Sardegna (212) e Campania (209).

Ultima in classifica la Calabria

Per quanto riguarda la parte bassa della classifica, in quint’ultima posizione c’è la Provincia autonoma di Bolzano (206, peggior risultato per un territorio del Nord). Appena sotto la Basilicata (205). Terzultima la Sicilia (196), poi il Molise (192). Fanalino di coda la Calabria (189).

Come funziona il calcolo del Ministero

Il Nuovo sistema di garanzia valuta la qualità dell’assistenza sanitaria erogata attraverso un’analisi capillare. Il modello prevede 88 indicatori, a loro volta suddivisi in sottoindicatori, raggruppati in tre macroaree:

Prevenzione collettiva: include parametri come la copertura vaccinale nei bambini e l’efficacia delle campagne di screening.

Assistenza distrettuale: analizza la gestione delle cure sul territorio, l’appropriatezza prescrittiva dei farmaci e la tempestività dei mezzi di soccorso.

Assistenza ospedaliera: monitora l’efficienza dei ricoveri, la percentuale di parti cesarei e i tassi di mortalità a breve termine per patologie acute come l’ictus.

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno

Con queste temperature canicolari, ci vuole un po’ di Frescot. Cioè Villa Frescot, la storica casa della famiglia Agnelli sulle colline torinesi, dove l’Avvocato Gianni è morto nel 2003. La novità è che la vendita della dimora ottocentesca è stata affidata alla società immobiliare di lusso Sotheby’s, perché fin qui, nei quasi tre anni in cui è rimasta sul mercato, di offerte concrete ne sono arrivate pochine, e di sicuro lontane da quanto richiesto: si era parlato inizialmente di 10 milioni, poi a quanto pare scesi a 6. Tra gli interessati si vociferava ci fosse Tamīm bin Ḥamad Al Thani, emiro del Qatar a capo del consiglio di amministrazione di Qatar Investment Authority, fondo da 600 miliardi di dollari. Ma non se n’è fatto niente. L’abitazione è composta in tutto da tre edifici distinti, per un totale di oltre 1.000 metri quadri di spazio abitabile, con 29 camere, 15 bagni e trattativa rigorosamente riservata. Margherita Agnelli, figlia di Gianni, ha deciso di liquidare l’immobile sul quale non ci sono rischi giudiziari, dato che non fa parte della guerra ereditaria con John, Lapo e Ginevra Elkann. Sotto il video promozionale su Instagram ha commentato anche l’ex giocatore e bandiera della Juventus Claudio Marchisio, scrivendo «stupenda». Anche se chi era davvero interessato era stato invitato dalla pagina social di Sotheby’s a scrivere «Frescot» per avere maggiori dettagli…

Per questi Mari

Dicevano che Michele Mari, dopo la disavventura sul pulmino insieme ai colleghi finalisti del premio Strega 2026, avrebbe avuto poche possibilità di vittoria. E invece niente da fare, nonostante le reprimende di Teresa Ciabatti & co. per le parole dette dallo scrittore su Michela Murgia: alla fine Mari, in giacca e cravatta, ha conquistato l’ambito riconoscimento, sulla piazza del Campidoglio. I convitati di pietra piace, anche se lo stesso autore lo ha definito «cinico» e «sadico». Un libro scritto in un mese, che non è certo un record ma indica la volontà di mettere nero su bianco, rapidamente, una storia. Lui stesso ama di più un altro suo titolo, Leggenda privata, ma la spiegazione che fornisce appare convincente: «Tutti i libri di uno scrittore sono come i figli, pezzi di cuore, di anima. Certo mi fa un po’ impressione che questo titolo in particolare verrà associato a questa vittoria a discapito di altri. Il mio compito sarà consolare un po’ i figli minori perché si sentano tutti figli dello stesso padre». Conduzione televisiva affidata a Pino Strabioli, che se la cava sempre meglio di Gigi Marzullo. Nessuna traccia di Geppi Cucciari (Sangiuliano, remember?), il ministro della Cultura Alessandro Giuli c’era, la serata è filata liscia come l’olio. Bollente. Immancabile la presenza dell’eterna Dacia Maraini. Nessuna nostalgia del Ninfeo di Villa Giulia, la piazza del Campidoglio va bene per lo Strega.

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno
Lo scrittore Michele Mari vincitore della 80esima edizione del Premio Strega (foto Ansa).

Meglio lasciare perdere i treni, Salvini punta sugli aerei

È stata una giornata dedicata agli aerei, quella di mercoledì 8 luglio, anche perché ai treni è meglio non avvicinarsi per tutta la settimana, con i problemi che ci sono tra Milano e Roma per colpa dei lavori a Firenze: così Matteo Salvini, in qualità di ministro per i Trasporti e le Infrastrutture, ha inaugurato il nuovo terminal all’aeroporto della Capitale. Oltre al leghista c’erano il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e l’assessore ai Trasporti del Campidoglio Eugenio Patanè, «quello delle piste ciclabili». La struttura punta a servire con elicotteri e piccoli velivoli il collegamento con l’aeroporto di Fiumicino, e poi Pescara, Fano, Elba e Tortolì Arbatax. Non manca il servizio di caffetteria e ristorazione curato dall’Antico Forno Panella. Per il presidente di Enac Pierluigi Di Palma «si corona un sogno, con questo terminal ci avviamo verso un futuro di collegamenti aria-aria, anche attraverso i droni».

Cosa regala Erdogan? Pistole e pallottole

Pistole personalizzate con l’incisione del nome di ciascun destinatario e corredate di munizioni: questo è il regalo che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha voluto donare ai leader della Nato alla fine del vertice di Ankara. Era una riunione di guerrafondai, in fondo: la notizia è stata data da Keir Starmer, primo ministro britannico in carica ancora per qualche giorno prima che a Downing Street gli subentri Andy Burnham, già sindaco di Manchester. Mentre monta la curiosità di vedere dal vivo il revolver con la scritta “Giorgia Meloni”, un oggetto magari da porre sul tavolo di Palazzo Chigi durante gli incontri con gli alleati di governo, sul modello di certe assemblee di condominio (si scherza), il laburista comunque ha sottolineato di aver lasciato l’arma in Turchia, perché introdurla nel Regno Unito sarebbe stato illegale. Anche se nella tradizione turca porta sfortuna non accettare un presente, specie se viene consegnato dal leader della nazione: ma tanto Starmer il suo posto lo ha già perso, quindi peggio di così…

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (foto Ansa).

Potere al popolo trionferà

A Napoli quelli di Potere al popolo si sono fatti sentire, durante l’incontro con il campo largo. Gli attivisti hanno movimentato non poco la kermesse, e alla fine è stato Angelo Bonelli, portavoce di Avs, uno di sinistra ma che è anche figlio di un carabiniere, a rispondere ai manifestanti dicendo che si trattava di una «provocazione inaccettabile», e beccandosi risposte impubblicabili. Chi invece ha mostrato un volto dialogante è stato il pentastellato Giuseppe Conte: «Venite a parlare con noi dall’altro lato», ha detto, sottolineando la disponibilità a un confronto diretto, senza dimenticare di affermare che «la differenza è che noi non vi toglieremo mai la vostra bandiera come voi avete fatto con il Movimento 5 stelle». Frase ad effetto: uno a uno, palla al centro. Dieci minuti di alta tensione, quelli vissuti a Napoli, che comunque verranno ricordati. Tanto che addirittura la premier Giorgia Meloni ha espresso la sua solidarietà (pelosa?) ai leader del centrosinistra contestati…

Secolo XIX, il casting degli Aponte per sostituire Brambilla

Da tempo si sa che gli Aponte, quelli di MSC crociere, non sarebbero particolarmente soddisfatti del direttore del Secolo XIX, quotidiano di cui hanno rilevato la proprietà da Gedi nel 2024. Il motivo sarebbe sempre lo stesso: Michele Brambilla, per altro scelto da loro, è poco incline ad accompagnare i desiderata dell’establishment cittadino, in particolare del presidente della Regione Marco Bucci, con cui si è spesso scontrato lamentandone l’invadenza. Così, con la pazienza degli armatori abituati a scegliere i comandanti delle loro navi, avrebbero aperto il casting per il nuovo direttore.

Secolo XIX, il casting degli Aponte per sostituire Brambilla
Gianluigi Aponte (Imagoeconomica).

Tra i nomi sondati c’è anche quello di Malaguti

Tra i nomi sondati c’è stato anche quello di Andrea Malaguti, appena uscito dalla direzione della Stampa in coincidenza del suo passaggio alla Sae di Alberto Leonardis. Un incontro c’è stato, ma per il momento senza seguito. Malaguti, dopo la direzione, è diventato editorialista del quotidiano torinese. La cosa curiosa, semmai, è un’altra. Se davvero il problema di Brambilla è quello di avere la schiena troppo dritta, quale ragionamento porta a pensare che Malaguti possa essere più disponibile a piegarla? Perché, con tutti i difetti che si possono attribuire ai due, ce n’è uno che difficilmente si può contestare loro: non hanno mai costruito la loro carriera inginocchiandosi davanti agli editori o ai potenti di turno. Forse il vero casting non è quello del nuovo direttore. È quello dell’editore ideale: uno che cerca un giornalista indipendente e poi non si stupisce se si comporta da giornalista come tale.

Secolo XIX, il casting degli Aponte per sostituire Brambilla
Andrea Malaguti (Imagoeconomica).

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Alla direzione della Provincia di Como arriva il vice di Sallusti

Mai sottovalutare il richiamo della Provincia. In questo caso quella di Como. Secondo i ben informati, il direttore del quotidiano lacustre Diego Minonzio starebbe per cedere il timone a Lorenzo Mottola, attuale vicedirettore di Libero. Non è dato sapere cosa abbia spinto Mottola, riminese classe 1980 e a Libero dal 2009, a lasciare via dell’Aprica e il quotidiano di Alessandro Sallusti per trasferirsi sul lago. Minonzio era entrato alla Provincia nel 1992, ricoprendo il ruolo di caporedattore centrale e di responsabile dell’edizione lecchese. Dal 2006 al 2011 era passato proprio a Libero come capocronista per Milano e la Lombardia, prima di tornare a Como come direttore de La Provincia.

Alla direzione della Provincia di Como arriva il vice di Sallusti
Diego Minonzio.

Sallusti porta Esperia a Libero: corsi social di Dettori e Zavalani per giornalisti

A Milano, in via dell’Aprica, non si respira. È tutta una colata di cemento bollente, ma nelle redazioni del gruppo editoriale del senatore Angelucci soffia una potente aria condizionata che attutisce l’afa irrespirabile. La stessa aria condizionata deve aver accolto nell’ufficio di Alessandro Sallusti, da poco nuovo direttore di Libero, un giovane “professore” dei social. Si tratta di Gino Zavalani, il direttore editoriale di Esperia, già social media manager di Sallusti, che terrà insieme al suo editore Pietro Dettori – ex braccio destro di Gianroberto Casaleggio nel M5s delle origini poi di Luigi Di Maio e recentemente ‘arruolato’ nella campagna social per il Sì al referendum della giustizia – dei veri e propri corsi di formazione firmati Dors Media per la creazione di contenuti social alle firme del quotidiano cartaceo fondato da Vittorio Feltri.

Sallusti porta Esperia a Libero: corsi social di Dettori e Zavalani per giornalisti
Gino Zavalani (Imagoeconomica).

La sfida silenziosa tra Libero e il Giornale di Cerno

Ormai lo sanno anche i muri che l’informazione non passa più attraverso la carta stampata, ma dai reel di Instagram e da TikTok. Dunque Sallusti non poteva desiderare di meglio del tandem Zavalani-Dettori che con Esperia, che dietro alla dichiarata indipendenza dalla politica avrebbe contatti con la destra e con FdI, macinano numeri da capogiro sulle varie piattaforme. Un passaggio obbligato per rinnovarsi in quella sfida silenziosa tra Sallusti e il Giornale di Tommaso Cerno che, contro ogni previsione, non è riuscito a trovare la formula magica per ripetere il successo ottenuto con Il Tempo

Sallusti porta Esperia a Libero: corsi social di Dettori e Zavalani per giornalisti
Tommaso Cerno (Imagoeconomica).

L’Unità sospende le pubblicazioni: fallita la trattativa tra l’editore Romeo e il Pd

Nuova crisi per L’Unità. Alfredo Romeo, editore dello storico quotidiano della sinistra italiana, ha annunciato la sospensione delle pubblicazioni a partire da mercoledì 8 luglio 2026 a causa del fallimento di una trattativa col Partito democratico per l’acquisizione della testata. Romeo aveva rilevato l’Unità nel 2022 vincendo l’asta fallimentare del Tribunale di Roma. Secondo quanto riferito da Dagospia, a far saltare il tavolo è stata la pretesa dell’immobiliarista di restare nella società con una quota di minoranza. Nella sua storia, il giornale fondato nel 1924 da Antonio Gramsci è già stato chiuso e riaperto diverse volte, attraversando numerosi cambi di assetto e linea editoriale.

La nota dell’editore

«Tre anni fa Romeo Editore rilevò la testata de L’Unità, sottraendola a un fallimento che ne avrebbe segnato la fine definitiva. Fin dal primo giorno, l’impegno assunto è stato duplice: rimettere in ordine i conti, garantendo una gestione corretta e rigorosa del giornale e, al tempo stesso, custodirne la storia nella prospettiva — mai nascosta — di riportare la testata nella disponibilità della sua casa naturale, il Partito democratico». Così si legge in una nota dell’editore, che prosegue: «Su questa base si è sviluppato, negli ultimi mesi, un lungo e articolato dialogo con il Pd, nel corso del quale l’editore ha manifestato la disponibilità a cedere la testata a un prezzo puramente simbolico. Una scelta che testimonia come l’operazione non sia mai stata guidata da logiche di profitto, ma dalla volontà di restituire L’Unità alla comunità politica e culturale che l’ha generata». E ancora: «Il confronto sembrava avviato verso una conclusione positiva. Il Partito democratico ha tuttavia deciso di non dare seguito alla trattativa. Preso atto di questa decisione, venuta meno la prospettiva che aveva giustificato l’impegno di questi anni, e tenendo conto delle ulteriori perdite di esercizio accumulate nel frattempo, Romeo Editore si vede costretta a sospendere le pubblicazioni». «L’editore ringrazia la redazione, i collaboratori e i lettori che in questi tre anni hanno reso possibile la continuità di una testata che appartiene alla storia del Paese», conclude la nota.

È morta Mity Simonetto, storica consulente di Silvio Berlusconi

È morta a 77 anni Matilde ‘Mity’ Simonetto, fino al 2010 responsabile dell’immagine e della comunicazione di Silvio Berlusconi. L’ha annunciato la famiglia in una nota, ricordando che Simonetto è stata tra le prime consulenti d’immagine in Italia e, per 20 anni, ha collaborato con l’ex premier. «Professionista di grande competenza, lo ha affiancato con passione, eleganza e discrezione nei suoi molteplici ruoli imprenditoriali, istituzionali e politici. Nel corso della sua attività si è distinta per serietà, energia, riservatezza e rigore professionale, conquistando la stima di colleghi e collaboratori». I funerali saranno celebrati mercoledì 8 luglio alle ore 15.00 presso la chiesa di San Camillo a Milano.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno

“Novecento Italiano, opere dalla collezione Generali. Special Guest: Gustav Klimt”. La mostra si terrà a Roma, a Palazzo Bonaparte, dal 14 luglio al 23 agosto. Tenete a mente la data dell’inaugurazione: è quella del tradizionale ricevimento a Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia. E chi è il capo di Assicurazioni Generali? Philippe Donnet. Ebbene, il 13 luglio nell’edificio bonapartiano Donnet accoglierà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha già messo in agenda l’appuntamento. Un colpaccio, tra l’altro già avvenuto in passato, che stavolta cade nel pieno della scalata bancaria con vista sul Leone di Trieste.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Philippe Donnet, ceo di Generali (Imagoeconomica).

Donnet poi sarà tra gli ospiti del ricevimento dell’ambasciata, dove tra l’altro sono attesi i capi di Crédit Agricole, altri protagonisti del risiko estivo. Ma il genio di Donnet è infinito: sì, perché il giorno dopo sempre a Palazzo Bonaparte verrà aperta un’altra mostra, stavolta dedicata a un artista italiano, Marco Tamburro, il quale, per una curiosa coincidenza astrale, vanta un’amicizia decennale con Giorgia Meloni. Tra parentesi, Donnet ha acquisito la cittadinanza italiana nell’aprile del 2021, con una cerimonia organizzata dall’allora sindaco d Venezia Luigi Brugnaro a Ca’ Farsetti.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Palazzo Bonaparte (Imagoeconomica).

Lollobrigida a Zara per le cravatte

Nella sede della Comunità Italiana di Zara è arrivata la mostra itinerante “La Storia della Cravatta – Dalle origini croate all’eccellenza italiana”, un percorso espositivo dedicato alla nascita e all’evoluzione della cravatta, dalle origini croate del XVII secolo fino alla sua affermazione come simbolo internazionale di eleganza e dell’eccellenza manifatturiera italiana. Chi c’era alla cerimonia? Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. E Maurizio Talarico, fondatore dell’omonimo marchio e unico brand italiano presente nella mostra, in rappresentanza della tradizione artigianale del made in Italy nel settore della cravatta. Che poi era un accessorio dell’uniforme dei mercenari croati durante la guerra dei Trent’anni diventato nei secoli icona dello stile maschile.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Maurizio Talarico e Francesco Lollobrigida.

De Laurentiis ritirerà il premio della Stampa Estera?

Mercoledì 8 luglio, nella sede di Palazzo Grazioli, la Stampa Estera ha programmato di conferire al patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis, il tradizionale Premio alla Carriera per il «ruolo e l’impegno nel calcio italiano e internazionale», e per «un percorso caratterizzato da risultati sportivi di assoluto prestigio, capacità manageriale e un costante impegno nella valorizzazione della SSC Napoli e della città di Napoli nel mondo». Chissà se De Laurentiis, dopo le indagini della Procura di Bari, parteciperà alla cerimonia…

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Aurelio De Laurentiis (Imagoeconomica).

Venezia, Clooney Leone alla carriera in barba a Trump

E poi dicono che Donald Trump se la prende con l’Italia… Il cda della Biennale di Venezia ha accolto la proposta del direttore artistico della Mostra del Cinema, Alberto Barbera, di assegnare il Leone d’oro alla carriera a George Clooney. Bene, l’attore ha sempre criticato duramente il presidente Usa e già si scommette su cosa dirà sul palco della Laguna. L’annuncio del premio arriva in un momento di altissima tensione tra Roma e Washington e visto il carattere fumantino del presidente Usa rischia di non favorire la distensione. Tra l’altro Clooney per la sua militanza politica ha rinunciato a un ingaggio di 35 milioni di dollari che lo doveva vedere come protagonista di uno spot pubblicitario di El Al, la compagnia aerea israeliana.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
George Clooney (Ansa).

Come felicità e infelicità sono diventate la nostra bussola politica

«La felicità è nelle cose semplici» è il claim pubblicitario di Tasty Crousty, la catena di street e fast food che sta spopolando in Francia. Il problema però è che oggi quasi nessuno è contento di ciò che ha. Chi poi ha poco o nulla, più che farsi bastare le cose semplici, dovrebbe buttare per aria tutto. Ma più che aria di rivoluzione oggi tira aria di rassegnazione. La notizia che Elon Musk è il primo “trilionario” della storia lascia infatti increduli più che sorpresi. Senza parole. Perché si ha l’impressione di essere precipitati in un mondo irreale: il pianeta Disney dei fantastiliardi di Paperon de’ Paperoni.

Come felicità e infelicità sono diventate la nostra bussola politica
Elon Musk (Ansa).

La nostra vita è complicata dall’assenza di cose semplici

È così che, considerato il contesto reale dove non piovono polpette ma bombe – altra immagine da cartoon – c’è ben poca felicità. Perché se è vero che a renderci felici sono le cose semplici, in una società complessa, che è quella in cui viviamo e in cui sempre più vivremo, di semplicità ce ne sarà sempre meno. Certo complessità è una parola feticcio, significa tutto e niente, ma effettivamente la nostra vita quotidiana è complicata dall’assenza di cose normali, semplici. Ad esempio stare bene con se stessi e non sentirsi soli, avere amici e occasioni di incontro, essere aperti e collaborativi, rispettare le opinioni degli altri soprattutto quando non le si condividono, sforzarsi di vedere e cercare il bicchiere mezzo pieno. In questa luce si può convenire con il cardiologo Alan Rozanski che in un recente numero dell‘Economist dà ampiamente conto della ricerca clinica secondo cui ottimismo e buonumore favoriscono il benessere e riducono il rischio di eventi cardiovascolari. Ma anche qui siamo dalle parti di «una mela al giorno toglie il medico di torno». Alle ovvietà che sono così vere che quasi nessuno più le vede.

Come felicità e infelicità sono diventate la nostra bussola politica
(foto di Alexandru Acea via Unsplash).

I nemici della felicità

Essere felici o specularmente infelici è uno stato d’animo inafferrabile. Perché dipendente da cose minime, anche insignificanti, estremamente soggettive. È certo però che per cercare almeno di essere, anche solo per brevi attimi, felici il nemico numero uno è il pessimismo. Insieme con l’insicurezza e l’isolamento. Come ha scritto J.K. Rowling «la felicità si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo qualcuno si ricorda di accendere la luce». È nondimeno scientificamente riconosciuto che le persone felici sono connesse (con i familiari, gli amici, i colleghi di lavoro, i vicini di casa). Quest’evidenza è ben raccontata in un TED talk di Robert Waldinger che continua a fare testo, perché dà conto di uno studio sulla felicità che l’Università di Harvard conduce da 75 anni.

Più infelici, più sfiduciati e più populisti

Parecchie generazioni, anche di ricercatori, interpellate e fotografate nelle loro diverse fasi di vita, hanno indicato e indicano che la salute e la serenità, il buonumore e l’apertura nei confronti della vita si mantengono e aumentano vivendo positivamente in mezzo agli altri. Una ricca socialità fa stare bene. Da soli ci si ammala prima. Da soli si smette di interagire e l’altro diventa prima uno sconosciuto e poi un nemico. Da soli si coltivano i pensieri e i sentimenti peggiori. Il deterioramento del capitale sociale e dunque della democrazia e della partecipazione politica è proseguito e prosegue tanto più la comunicazione è diventata social. Dare però ogni colpa della nostra asocialità al web è sbagliato, anche perché assolverebbe noi umani da ogni responsabilità, che in realtà è tanta.

Le vittorie anti-sistema e il fattore soggettivo

Nell’ultimo decennio, i Paesi occidentali hanno assistito a una serie di vittorie politiche anti-sistema, dalla Brexit nel 2015 all’elezione di Donald Trump nel 2024. Durante questo periodo, il risentimento verso “il sistema” è cresciuto nella maggior parte dei Paesi europei, in particolare in Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Polonia, Svezia e Svizzera. Questa perdita di fiducia nel sistema viene attribuita alla crescente insicurezza e alle conseguenze economiche della globalizzazione, del commercio e dell’automazione, o a fattori culturali che portano a una reazione negativa contro la modernità e a una crescente ostilità verso gli immigrati.

Come felicità e infelicità sono diventate la nostra bussola politica
Nigel Farage (Ansa).

Ma la novità non è il venire meno delle ideologie tradizionali e della lotta di classe nel plasmare i valori e il comportamento di voto, bensì l’importanza assunta da fattori soggettivi come soddisfazione di vita e fiducia interpersonale. Per sintetizzare al massimo infelicità e sfiducia spiegherebbero l’aumento dei voti e la presa delle ideologie dei partiti anti-sistema in Europa occidentale e negli Stati Uniti. Ma anche la crescita dell’astensionismo è correlata alla mancanza di inclusione sociale e al crescere dell’insoddisfazione per la vita che si conduce e che porta al ritiro dal gioco politico e al rifiuto di votare. Le emozioni negative, che hanno luogo eletto sulle piattaforme, misurate da sondaggi internazionali, sono state e sono un fattore altamente predittivo dei voti populisti negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale.

Perché Vannacci non è un alieno

Naturalmente la ricerca merita un’attenta lettura. Io mi limiterò a segnalare come rispetto alle categorie tradizionali, che possiamo definire “più serie”, dobbiamo oggi considerare con molta attenzione quella apparentemente “leggera” che conduce alla felicità o all’infelicità passando per il grado di fiducia e soddisfazione di vita. Ovvero la soggettività delle persone che sta crescendo contestualmente al rafforzarsi dell’individualismo e di un sentimento personale molto social ma poco sociale.

Come felicità e infelicità sono diventate la nostra bussola politica
Roberto Vannacci (foto Imagoeconomica).

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno

Giovedì pomeriggio lo zoccolo duro dei tifosi della Lazio torna a scendere in piazza contro la gestione Lotito. L’appuntamento è alle 17.30 a Ponte Milvio. Il corteo si dirigerà verso piazzale Ankara, proprio sotto la curva Sud dello Stadio Flaminio, al grido dello slogan: «La libertà è una conquista». La giornata si concluderà con interventi e musica fino a notte inoltrata. Chissà se sul palco o in strada si scorgerà qualche tifoso vip oltre a Tommaso Paradiso, la cui presenza è già stata confermata – come Angelo Mellone o Pino Insegno. L’obiettivo degli organizzatori è superare le 20 mila presenze per quella che si preannuncia come la più grande manifestazione di dissenso della storia delle tifoserie italiane.

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Lotito ha di che preoccuparsi, perché si sa il consenso dei tifosi è strettamente legato a quello elettorale. E lui eletto al Senato con Forza Italia (e per di più in vista delle Politiche del 2027) dovrebbe saperlo bene…

A Villa Taverna Giorgia Meloni manda Arianna

L’unica brutta sorpresa potrebbe arrivare dal cielo. Nel senso di rovesci. Dopo il gelo tra Palazzo Chigi e Donald Trump, al ricevimento per l’Independence Day organizzato a Villa Taverna, residenza ufficiale dell’ambasciatore Usa Tilman Fertitta, alla fine parteciperà mezzo governo: i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti, il ministro della Difesa Guido Crosetto e quello del Made in Italy Adolfo Urso. Giorgia Meloni no, non è attesa. Qualcuno però scommette che potrebbe affacciarsi al party con il favore delle tenebre, al ritorno da Padova dove interverrà al congresso della Uil. La premier però ha inviato la sorella Arianna e da Palazzo Chigi il sottosegretario Alfredo Mantovano. Diserteranno invece il barbecue a stelle e strisce i leader delle opposizioni, a partire da Elly Schlein (ci sarà però una mini-delegazione del Pd) che nella tarda mattinata di giovedì si è presentata al convegno di Federmanager. Forfait anche per Giuseppe Conte, Bonelli & Fratoianni, Carlo Calenda e pure Roberto Vannacci. Matteo Renzi deve ancora sciogliere la riserva. Vedremo…

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno
La festa dell’Independence Day del 2025 (Ansa).

Al convegno Aepi c’è Alma Manera, e alla cena il marito Petrecca

Mercoledì, nella cornice della Terrazza Caffarelli in Campidoglio, sontuosa serata della Confederazione Aepi (Associazioni Europee di Professionisti e Imprese), guidata da Mino Dinoi, per il premio Le Eccellenze del Made in Italy. Iniziativa nata «con l’obiettivo di valorizzare personalità, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti del mondo produttivo che, nei rispettivi ambiti, contribuiscono a diffondere i valori del Made in Italy, simbolo riconosciuto di qualità, cultura, innovazione e tradizione».

La cerimonia di premiazione è stata condotta da Alma Manera, attrice, cantante e conduttrice di Rai Radio 1. Presente anche il marito Paolo Petrecca, ex direttore di Rai Sport.

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno
Paolo Petrecca e Alma Manera (da Instagram).

Colosseo, si ride da morire con Dario Argento

Ridere con Dario Argento. L’idea è venuta a Csc – Cineteca Nazionale e Parco archeologico del Colosseo, con la rassegna “Morire dal ridere. Classici dell’orrore tra paura e parodia”. Ecco il vampiro scheletrico e perturbante di Nosferatu (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau, la creatura tragica di Frankenstein (1931) di James Whale e poi Freaks (1932) di Tod Browning. A chiudere questo itinerario sarà Opera (1987) di Dario Argento, definito come «vertice visionario del thriller horror italiano, dove lo sguardo stesso diventa strumento di ossessione e violenza». E Argento introdurrà la proiezione nella serata di martedì 14 luglio.

A Cinevillage c’è Rocco Siffredi

Parlare di cultura con Rocco Siffredi? A Roma si può: dal 6 luglio al 6 settembre Villa Lazzaroni ospita la terza edizione di Cinevillage, la rassegna estiva organizzata da Agis Lazio che, anno dopo anno, si è ritagliata un ruolo sempre più centrale nella programmazione culturale della Capitale. Nel parco del VII Municipio la manifestazione sarà aperta da un incontro con Rocco Siffredi, in occasione della proiezione di Blue, film di Eleonora Puglia.

Festa per l’Independence Day a Villa Taverna: chi ci sarà (e chi no)

Oggi 2 luglio è il giorno del party per l’Independence Day a Villa Taverna. Dopo le recenti tensioni tra Donald Trump e Giorgia Meloni, nel governo si era fatta strada l’ipotesi – poi accantonata – di disertare l’evento che si terrà (con due giorni di anticipo sulla festività Usa) nella residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, incarico attualmente ricoperto da Tilman J.Fertitta. La presidente del Consiglio non dovrebbe esserci, ma buona parte del suo governo sì, a partire dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha confermato la sua presenza «a testa alta e schiena dritta». Assente invece quasi tutta l’opposizione. Ecco chi ci sarà (e chi no).

Festa per l’Independence Day a Villa Taverna: chi ci sarà (e chi no)
Antonio Tajani (Ansa).

A Villa Taverna ci sarà mezzo governo, ma non la premier Meloni

Al ricevimento di Villa Taverna sarà presente mezzo governo italiano. Oltre a Tajani sono attesi i ministri Matteo Salvini e Guido Crosetto, così come Giancarlo Giorgetti, Francesco Lollobrigida, Carlo Nordio e Giuseppe Valditara. Ci saranno anche il sottosegretario Alfredo Mantovano e il presidente del Senato Ignazio La Russa, che prenderà la parola dal palco.

Festa per l’Independence Day a Villa Taverna: chi ci sarà (e chi no)
Matteo Salvini intento a mangiare un hamburger a Villa Taverna durante una festa degli anni passati (Ansa).

Meloni nel pomeriggio sarà a Padova per il congresso della Uil: un buon pretesto per dare forfait. Ma comunque una Meloni a Villa Taverna ci sarà: la sorella Arianna, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia. Restando alla maggioranza, atteso anche Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati.

Festa per l’Independence Day a Villa Taverna: chi ci sarà (e chi no)
Arianna Meloni (Ansa).

Assenti i leader del campo largo, Renzi invece non mancherà

Assenti tutti i leader del campo largo: la segretaria del Pd Elly Schlein, il presidente del M5s Giuseppe Conte (sarà al Circolo Canottieri Napoli a presentare il suo libro), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs. I dem manderanno in rappresentanza Francesco Boccia, capogruppo al Senato, mentre Lorenzo Guerini sarà presente come presidente del Copasir. Restando all’opposizione, Carlo Calenda quest’anno non è stato nemmeno invitato. Assente pure il segretario di +Europa Riccardo Magi. Non ci sarà per un impegno familiare Pierferdinando Casini, ex presidente della Camera. Chi, invece, c’è sempre andato – da premier e senatore – è non mancherà neanche nel 2026 è Matteo Renzi. Assieme al leader di Italia Viva parteciperà alla festa la fedelissima Maria Elena Boschi. E Futuro Nazionale? Risultano invitati Roberto Vannacci e Laura Ravetto: l’ex generale sarà impegnato a Bruxelles, mentre l’ex leghista risponderà presente, come l’anno scorso.

Chiude Wired Italia: la lettera d’addio della redazione

L’amministratore delegato di Condé Nast Roger Lynch aveva annunciato a metà aprile la chiusura di Wired Italia, magazine di tecnologia, cultura digitale e innovazioni nata nel 2009. Il 20 giugno è uscito l’ultimo numero della rivista cartacea, mentre da oggi – 30 giugno – il sito non verrà più aggiornato. Nel giorno della fine delle pubblicazioni, la redazione ha salutato i lettori con una lunga lettera-editoriale. Eccola.

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La lettera-editoriale della redazione di Wired Italia

Oggi Wired Italia chiude.
E questo messaggio è per te.
No, non ci conosciamo.
Perché tu arrivi sulla scena quando noi siamo andati via.
Noi abbiamo finito il trasloco, chiuso gli scatoloni, spento la luce, chiusa la porta a doppia mandata.
Poi arrivi tu. Chissà dopo quanto. Apri la porta. Accendi la luce. Spalanchi le finestre. E ti domandi cosa fosse questo posto, prima.
Questo è il nostro messaggio in bottiglia, affidato ai marosi del web. Non viaggia solo nello spazio, ma anche nel tempo. Così è arrivato tra le tue mani, le mani di chi non ha mai sfogliato Wired Italia prima d’ora, gli occhi di chi non ha mai letto un nostro articolo.

Chissà quanto suoneranno vecchie, o strane, certe parole alle tue orecchie. Sai, nel fare il nostro mestiere noi ci siamo sempre domandati cosa sarebbe successo dopo e per anni, diciassette anni per l’esattezza, qui in Italia abbiamo fatto di tutto per trovare le risposte attraverso cui comprendere meglio il futuro. Era il nostro lavoro: guardarsi intorno per captare quei segnali, spesso debolissimi, che tracciavano la rotta verso il domani. E quando quel domani si avverava, più o meno come noi lo avevamo raccontato attraverso approfondimenti, notizie, articoli, interviste, podcast e inchieste, ci lanciavamo in una nuova corsa.

Comprenderai che, avendo spento i motori il 30 giugno 2026, ci rimangono tante domande su cosa si sarebbe svelato dopo l’ennesima curva. Chissà se nel tempo in cui ci stai leggendo i robot sono diventati compagni quotidiani di vita e colleghi di lavoro. Chissà se il paesaggio fuori dalla finestra è tornato a colorarsi di un sano azzurro e di un verde brillante e siamo riusciti a impedire le peggiori catastrofi climatiche. Chissà se abbiamo messo radici sulla Luna. E se siamo riusciti a far passare il messaggio che non è vero che chi non ha nulla da nascondere non deve aver paura di essere controllato in ogni momento. Chissà se stiamo usando l’AI per il bene comune? E se siamo tornati a riporre la giusta fiducia nella scienza e nei suoi progressi? Dove viaggiamo, cosa mangiamo, in quali case abitiamo.

Sai, te lo chiediamo perché i nostri sono tempi strani. Di invenzioni straordinarie e inutili stragi. Non sappiamo in che luogo o tempo tu ti trovi, ma noi ci sentiamo come se ti scrivessimo una lettera da quella fenomenale epoca di arte e cultura, scoperte geografiche e guerre che fu il Rinascimento.

Non staremo a raccontarti chi siamo stati noi. Ormai sei dentro, puoi scoprirlo da te vagando per queste stanze che chiamiamo articoli. Oppure facendo una ricerca in internet, se si usa ancora come facevamo noi. A noi interessa più sapere di te. Di te che ci scopri oggi che noi siamo storia. Che fai, cosa studi, dove vivi. Cosa ti ha portato fin qui, se il caso o una ben fondata ragione. Le persone e le loro storie sono sempre state il nostro pallino.

Magari le nostre strade si sono già incrociate, con altri nomi. Quello che stai percorrendo non è un mausoleo, uno spazio di echi e di silenzi. A suo modo, è un luogo ancora vivo, abitato dalla curiosità, dalla ricerca della verità, dal lavoro di tante persone. È un luogo dove per lungo tempo si usava spesso il tempo futuro. Oggi lo attraversi facendo ricorso al passato ma quel che trovi potrà aiutarti a capire come siamo arrivati al presente in cui tu vivi, a quale bivio la storia ha svoltato in una direzione e non in quella opposta. Per anni siamo stati uno strumento per comprendere e conoscere e tante persone ce lo hanno riconosciuto. Chissà che non potremo contribuire in qualche modo anche al tuo sapere.

Come si scrive una lettera a qualcuno che non ti leggerà mai? È un assegno in bianco, affidato alla buona fede di chi lo riceverà. Noi, però, per anni siamo stati guide ed esploratori e siamo stati abituati a prendere per mano chi si affidava per fare strada in terre incognite. Non avrebbe avuto senso mettere bussola, mappe e torce sotto teca. Le abbiamo lasciate qua, dove chi vorrà potrà beneficiarne ancora. È il nostro dono e il nostro contributo per costruire quel domani di cui siamo sempre stati innamorati.

Oggi Wired Italia chiude ma il viaggio nel futuro continua.

Dal 1° luglio dazio di 3 euro sui mini pacchi da Cina e Paesi extra-Ue

Dal 1° luglio l’Unione europea introduce un dazio doganale forfettario di 3 euro per ogni pacco di valore inferiore a 150 euro proveniente da Paesi terzi. Due le motivazioni principali della misura, ovvero garantire parità di condizioni ma anche garantire alle autorità doganali strumenti necessari per affrontare, controllare ed eventualmente rimuovere dal mercato i prodotti pericolosi. Nel 2025 sono infatti entrati nell’Ue circa 5,9 miliardi di articoli da Paesi extra-Ue senza pagare dazi, oltre 16 milioni di pacchi al giorno, di cui oltre il 90 per cento provenienti dalla Cina. Oltre il 60 per cento non era conforme agli standard di sicurezza Ue, in particolare giocattoli, elettronica, cosmetici e integratori alimentari. Il prelievo non si applicherà per pacco ma per articolo – per esempio comprando una maglietta, un ombrello e un paio di scarpe si pagano tre dazi, per un totale di nove euro. A pagare il dazio è generalmente la piattaforma o il venditore, non il consumatore finale.

Caldo record, oggi il picco in Italia e in Europa

È previsto per oggi il picco dell’eccezionale ondata di calore che sta attanagliando l’Italia e buona parte dell’Europa. In Pianura Padana attesi fino a 41°C, mentre nelle zone interne tirreniche e sarde, nel Tavoliere delle Puglie e in alcune aree della Sicilia il termometro arriverà a segnare 39 °C. L’anticiclone africano, che sta portando aria calda dal Mediterraneo meridionale, cederà poi tra mercoledì e venerdì, giorni in cui si rafforzerà quello delle Azzorre. Nel gap tra i due sistemi si infilerà aria di origine nord-atlantica: le correnti più fresche nei prossimi giorni porteranno, oltre al calo termico, anche rovesci e temporali a tratti di forte intensità con rischio grandine.

Caldo record, oggi il picco in Italia e in Europa
Turista cerca refrigerio in una fontana di Roma (Ansa).

Le temperature record toccate in Europa

Più di 191 milioni di persone nel Vecchio Continente hanno dovuto affrontare negli ultimi giorni temperature di almeno 35°C, con allerte per caldo estremo. L’ondata di calore si sta spostando a Est e oggi le temperature più estreme interesseranno in particolare Germania, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia, decisamente già colpite. Domenica 28 giugno la Germania ha registrato una nuova temperatura massima di 41,7°C a Coschen, vicino al confine polacco: questo dato ha superato il precedente record di 41,5°C stabilito appena il giorno prima a Drewitz. Anche l’Ungheria ha battuto il suo record assoluto ieri, con i 40,7°C registrati a Budakalßsz, superiore ai 40,0°C di sabato. La Repubblica Ceca ha registrato un nuovo record assoluto di 41,9°C a Doksany e per la Slovacchia il nuovo primato quanto al caldo è stato rilevato a Mula, con 39,3°C. La Danimarca ha registrato sabato la temperatura più alta da quando sono iniziate le misurazioni nel 1874: 36,6°C a nord di Odense. In Polonia sono stati toccati i 40,5°C a Subice, al confine con la Germania: superato battendo il precedente record di 40,2°C, stabilito nel 1921.

Caldo record, oggi il picco in Italia e in Europa
(Ansa).

L’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noto che in Europa, dal 21 giugno, si sono registrati oltre 1.300 decessi riconducibili all’ondata di calore record che sta attanagliando gran parte del Vecchio Continente. «Lo stress da calore è spesso definito il “killer silenzioso” e le case, i luoghi di lavoro e le scuole europee non sono stati costruiti per queste temperature», ha dichiarato in un video su X Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms: «L’Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente sulla Terra, con un riscaldamento doppio rispetto alla media globale».

A proposito di vittime del caldo estremo, l’Agenzia nazionale per la sanità pubblica ha dichiarato che in Francia tra il 24 e il 27 giugno sono stati registrati 1.000 decessi in più rispetto ai mesi precedenti, perlopiù riconducibili alle alte temperature. Queste cifre sono provvisorie e la previsione è che aumenteranno significativamente. Secondo i dati preliminari provenienti dalla Spagna, giovedì 25 e domenica 28 giugno sono stati registrati nel Paese almeno 327 decessi riconducibili al caldo.

Attacco hacker ai database Trenitalia: l’email ai passeggeri

Tramite una email inviata ai passeggeri, Trenitalia ha reso noto di aver subito un pesante attacco hacker da parte di «soggetti esterni non identificati», che sono riusciti a violare i sistemi informatici della principale compagnia ferroviaria italiana, ottenendo un accesso non autorizzato ai database legati ai titoli di viaggio. Come spiega Trenitalia, la lista delle informazioni potenzialmente finite nelle mani dei pirati informatici comprende dati anagrafici e identificativi, indirizzo e-mail e numero di telefono, dati di viaggio, estremi dei documenti d’identità. La comunicazione arriva all’indomani dopo le dimissioni di Stefano Donnarumma dal ruolo di amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e, va detto, non è esattamente il migliore dei biglietti da visita per l’attuale ceo di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio, dato favorito per prendere il suo posto.

Attacco hacker ai database Trenitalia: l’email ai passeggeri
Treno Frecciarossa (Imagoeconomica).

L’email inviata da Trenitalia

Questo il contenuto della email “Comunicazione di violazione dei dati personali ai sensi dell’art. 34 del Regolamento UE 679/2016”.

La informiamo che, a seguito di alcune verifiche, abbiamo rilevato un incidente di sicurezza informatica causato da soggetti esterni non identificati. Questo evento ha determinato un accesso non autorizzato ad alcuni dati personali legati ai titoli di viaggio.
Per individuare con precisione i soggetti interessati potenzialmente coinvolti è stato necessario svolgere approfondite analisi tecniche e di sicurezza da parte delle nostre strutture IT. Queste verifiche hanno richiesto tempo, perché si è trattato di ricostruire nel dettaglio eventuali accessi impropri ai dati. Solo al termine di queste attività siamo stati in grado di identificare i clienti interessati e inviare questa comunicazione, come previsto dall’art. 34 del Regolamento (UE) 2016/679 e in conformità con le Linee guida EDPB n. 9/2022 versione 2.0 del 28 marzo 2023 (punti 86 e ss.).

Ci teniamo a rassicurarla su un punto importante: non sono stati coinvolti dati di accesso agli account, credenziali personali o informazioni relative ai pagamenti (come il numero della carta, la scadenza o il codice di sicurezza).
Le informazioni che La riguardano e che potrebbero essere state oggetto di accesso non autorizzato, qualora presenti sui nostri sistemi informatici in relazione al titolo di viaggio, rientrano nelle seguenti categorie di dati personali:

  • Dati anagrafici e identificativi (nome, cognome, data e luogo di nascita del passeggero; nome e cognome dell’eventuale acquirente);
  • Dati di contatto (e-mail, numero di telefono);
  • Dati di viaggio (informazioni associate al titolo di viaggio, quali, a titolo esemplificativo, tratta, data e orario del viaggio, numero del titolo di viaggio);
  • Codice carta fedeltà, ove associato al titolo di viaggio;
  • Società/ Ente datore di lavoro;
  • Tipologia di offerta o servizio associata al titolo di viaggio e dati necessari a fruire di dette offerte;
  • Estremi documento d’identità;
  • Dati connessi alla generazione del titolo di viaggio.Non appena rilevato l’evento, abbiamo immediatamente adottato tutte le misure necessarie per interrompere l’anomalia, mettere in sicurezza i sistemi e rafforzare ulteriormente i controlli, così da ridurre il rischio che situazioni simili possano ripetersi.

Non appena rilevato l’evento, abbiamo immediatamente adottato tutte le misure necessarie per interrompere l’anomalia, mettere in sicurezza i sistemi e rafforzare ulteriormente i controlli, così da ridurre il rischio che situazioni simili possano ripetersi.

Abbiamo inoltre notificato l’accaduto all’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali e allo CSIRT Italia, in conformità alla normativa vigente, e presentato denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Considerata la tipologia di dati coinvolti, potrebbe esserci il rischio che Lei riceva comunicazioni fraudolente o tentativi di contatto ingannevoli che fanno riferimento ai suoi viaggi. Per questo Le consigliamo di prestare particolare attenzione a eventuali messaggi sospetti, soprattutto se richiedono dati personali o finanziari o contengono link o allegati inattesi. In caso di dubbio, verifichi sempre l’affidabilità del mittente. Le ricordiamo inoltre che Trenitalia non la contatterà mai per chiederLe password o dati di pagamento. Per qualsiasi chiarimento, abbiamo attivato un servizio di assistenza dedicato: – può inviare una richiesta tramite il webform opzione “Privacy – Gestione dei dati personali”. La preghiamo di inserire nell’apposito campo il seguente codice di riferimento: C68NE#.

Università telematiche: innovazione digitale, accessibilità e formazione continua trainano la crescita del settore

Le università telematiche non rappresentano più soltanto una modalità alternativa di fruizione della didattica, ma una risposta sempre più rilevante ai cambiamenti del lavoro, alla domanda di aggiornamento continuo delle competenze e alla necessità di rendere l’istruzione universitaria più accessibile. È quanto emerge dal primo Rapporto Censis-United sulla didattica digitale, realizzato su quasi 4 mila laureati delle sette università telematiche associate. L’immagine che emerge dalla ricerca è quella di un sistema che sta contribuendo ad allargare la platea di chi può accedere agli studi universitari, raggiungendo categorie di studenti che spesso incontrano maggiori ostacoli nei percorsi accademici tradizionali – lavoratori, genitori, adulti che riprendono gli studi dopo anni, ma anche giovani alla ricerca di percorsi più flessibili. La didattica digitale si conferma uno strumento capace di adattarsi alle esigenze di una società in continua trasformazione.

L’impatto sociale della didattica online

Il dato più significativo riguarda proprio l’impatto sociale delle università telematiche. Il 45,1 per cento dei laureati intervistati dichiara infatti che, senza la possibilità di frequentare un’università telematica, con ogni probabilità non avrebbe conseguito la laurea. Una percentuale che cresce tra gli studenti provenienti da percorsi tecnici e professionali, tra chi ha alle spalle contesti familiari meno istruiti e tra coloro che provengono da famiglie con condizioni economiche più fragili. La formazione digitale si rivela quindi un importante strumento di mobilità sociale. A beneficiarne sono soprattutto le persone che devono conciliare studio, lavoro e responsabilità familiari. Oltre la metà dei laureati con figli afferma di essere riuscita a conseguire il titolo proprio grazie alla flessibilità garantita dalla didattica online, che consente di organizzare i tempi di apprendimento in modo personalizzato.

Competenze in linea con le richieste del mercato e superamento dei divari geografici

Non si tratta soltanto di favorire l’accesso all’università, ma anche di sostenere lo sviluppo delle competenze necessarie al sistema produttivo. L’82,7 per cento dei laureati sottolinea il contributo delle università telematiche alla promozione dell’apprendimento permanente e al miglioramento delle competenze professionali, mentre l’86,8 per cento ritiene che questi atenei siano particolarmente capaci di rispondere alle nuove esigenze tecnologiche della società contemporanea. Particolarmente rilevante è anche il contributo alla riduzione dei divari territoriali. Oltre la metà dei laureati risiedeva nel Mezzogiorno al momento dell’iscrizione, un segnale della capacità della formazione digitale di superare barriere geografiche e logistiche che spesso limitano l’accesso agli studi universitari.

Soddisfazione degli studenti e prospettive occupazionali

La soddisfazione degli studenti conferma questa tendenza. Più di nove laureati su 10 esprimono un giudizio positivo sull’esperienza formativa svolta. Tra gli aspetti maggiormente apprezzati figurano la possibilità di conciliare studio, lavoro e vita personale, l’autonomia nella gestione del percorso e la qualità degli strumenti tecnologici utilizzati. Intelligenza artificiale, chatbot didattici, ambienti immersivi e strumenti di apprendimento personalizzato stanno progressivamente ridefinendo le modalità della formazione universitaria digitale, rendendo i percorsi sempre più accessibili, interattivi e flessibili. Anche sul fronte occupazionale emergono segnali incoraggianti. Tra coloro che hanno trovato o cambiato lavoro entro un anno dalla laurea, quasi otto su 10 considerano il titolo conseguito utile nella ricerca di un’occupazione, soprattutto grazie alle competenze e alle conoscenze acquisite durante il percorso formativo.

Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno

Nonostante Antonio Preziosi sia stato riconfermato alla guida del Tg2, in Rai dicono che «per lui presto si preannuncia un nuovo incarico». Quale sarebbe? Gli spifferi indicano Preziosi come il candidato numero uno alla direzione della televisione dei vescovi, Tv2000. Intanto “a bordo campo” c’è Mario Sechi che attende una collocazione di riguardo, in area governativa, dopo essere stato detronizzato dalla famiglia Angelucci a Libero: chi meglio di lui, Sechi, se al telegiornale della seconda rete Rai dovesse liberarsi un posto? Anche perché tutti, a cominciare dalla “sodale” e corregionale Bianca Berlinguer, chiamano sempre Sechi «direttore». E Vincenzo Morgante, l’attuale direttore di Tv2000, che fine farebbe? Per ora è andato a Bruxelles, facendosi fotografare con Pina Picierno, fuggita dal Partito democratico, alla presentazione al parlamento europeo del documentario KM333, ultima fermata diretto da Gianni Vukaj e scritto con Beatrice Bernacchi, a 10 anni dalla tragedia in cui 13 studentesse persero la vita il 20 marzo 2016 al chilometro 333 dell’autostrada tra Valencia e Barcellona, tra cui sette giovani italiane. Picierno ha tenuto un discorso di benvenuto. Chissà se c’è la politica nel futuro di Morgante, dato che lui ha lavorato fianco a fianco con il capo del dicastero della Comunicazione della Santa Sede Paolo Ruffini, che tra l’altro è il fratello di Ernesto Maria, da molti ritenuto il prossimo numero uno della futura Dc, sempre elogiato dall’ex presidente del Consiglio Romano Prodi.

Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
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Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno

Ravasi, ormai ribattezzato «il cardinale ovunque»

Il cardinale Gianfranco Ravasi, come Jep Gambardella de La grande bellezza, non perde un evento. Ormai lo chiamano «il cardinale ovunque»: nella serata di martedì 23 giugno era in Campidoglio, nella sala della Protomoteca, dove il premio internazionale per la leadership e la benevolenza Joaquín Navarro-Valls veniva conferito ad Andrea Bocelli e Giulia Lapertosa: immancabile una lectio magistralis del cardinale, dal titolo “Unità e benevolenza per le sfide del mondo attuale”. L’agenda è fittissima: giovedì sempre a Roma, nella sede dell’Associazione della stampa estera, ecco Ravasi impegnato in un “Dialogo sul futuro dell’Uomo”, a colloquio con Roberto Sommella. E lì, a Palazzo Grazioli, c’è stato per tanti anni un uomo che ha ricoperto d’oro Ravasi: Silvio Berlusconi. Il cardinale ogni domenica mattina, su Canale 5, per una trentina d’anni ha condotto Le frontiere dello spirito, con laute soddisfazioni…

Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Il cardinale Gianfranco Ravasi (Ansa).

Pronti per la nuova Dc? Dopo il Concistoro

In Vaticano, e anche fuori dai sacri palazzi, è cominciato il countdown (del resto con papa Leone XIV, che è americano, il linguaggio è quello degli States): tutto è pronto per ricominciare a mettere in campo i cattolici, nel terreno della politica, anche con un movimento ad hoc. Il gong verrà dato dal Concistoro, in programma in Vaticano nelle giornate del 26 e del 27 giugno: ai cardinali riuniti verranno poste tante domande, alle quali servirà dare una risposta. Una tra tutte: «Quali linguaggi, atteggiamenti e pratiche possono aiutare a costruire riconciliazione, convivenza e pace?», con un programma di lavoro che non prevede soste e si concluderà con una cena presieduta dal pontefice. Si parte con una messa nella Basilica di San Pietro, quindi nell’aula Paolo VI ecco il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio e la prima sessione, sul tema “In quale mondo siamo chiamati ad annunciare il Vangelo?”, con una meditazione biblica del cardinale Grzegorz Ryś. Nessuno ne fa mai il nome, ma il “convitato di pietra” è Donald Trump, presidente degli Stati Uniti. E dopo, che succederà? L’attesa dei cattolici italiani in politica è grande, per capire se fare il passo verso un partito che dovrebbe ricordare, agli elettori, la vecchia Dc.

L’ad della Rai Rossi legge solo Il Messaggero

Avvisate Mario Orfeo, il direttore del quotidiano la Repubblica, l’uomo che ha ricoperto ogni tipo di incarico nel servizio pubblico radiotelevisivo italiano: alla Rai dicono che l’amministratore delegato Giampaolo Rossi legga solo un giornale, Il Messaggero di Francesco Gaetano Caltagirone, diretto da Roberto Napoletano.

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