Mancato rinnovo del contratto, terzo giorno di sciopero dei giornalisti

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Il comunicato della Fnsi

Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, il 16 aprile, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore, tanto fondamentale per la democrazia quanto fragile.

Il contratto stipulato con gli editori della Fieg per regolare il lavoro dei giornalisti dipendenti è scaduto da 10 anni, anni in cui gli editori hanno goduto di aiuti pubblici, mentre i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione. Non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top.

E va anche peggio alle migliaia di colleghe e colleghi collaboratori e a partita Iva che da anni attendono la determinazione dell’equo compenso e che per questo motivo hanno redditi che sono sotto la soglia di povertà.

Gli editori si sono garantiti tagli del costo del lavoro ricorrendo a pratiche di dumping contrattuale attraverso l’uso smodato del lavoro precario. Con il nostro lavoro e i nostri sacrifici quotidiani, siamo gli azionisti di maggioranza di molte aziende editoriali.

Per la Federazione nazionale della Stampa italiana dignità e futuro dell’informazione passano attraverso il rinnovo contrattuale, il recupero salariale e la difesa dei diritti che non sono privilegi, ma il modo con cui possiamo resistere alle minacce, dentro e fuori dalle redazioni.

La dignità del nostro lavoro incide pesantemente sulla qualità dell’informazione che arriva a voi cittadini. Per questo riteniamo anche che il settore debba essere finanziato di più e meglio, che i finanziamenti non possano produrre la distruzione e l’appiattimento dell’informazione, ma riportare ricavi alle testate. Noi giornalisti siamo pronti a parlarne e a confrontarci. Ma gli editori?

Regione Lombardia, chi è il nuovo capo della comunicazione

Passaggio di testimone ai vertici della comunicazione di Regione Lombardia e alla direzione di Lombardia Notizie: al posto di Pierfrancesco Gallizzi è subentrato Davide Bertani. In Regione da più di 22 anni, Bertani dal 2019 al 2024 è stato condirettore del sito dell’agenzia di stampa ufficiale della Giunta e poi dirigente responsabile della comunicazione di Areu, l’Agenzia regionale emergenza urgenza fino alla promozione dello scorso aprile. Inoltre è consigliere nazionale della Fnsi. Gallizzi, che ha lasciato l’incarico a due anni dalla fine naturale della consiliatura, come aveva anticipato Lettera43, è passato in ACI dove ha trovato come presidente Geronimo La Russa, del cui padre Ignazio era stato portavoce ai tempi in cui l’attuale presidente del Senato era ministro della Difesa.

Regione Lombardia, chi è il nuovo capo della comunicazione
Pierfrancesco Gallizzi (Imagoeconomica).

Premio Guido Carli, alla kermesse di Liuzzo c’è anche Piantedosi (da remoto)

Se ne è andato Guglielmo Pepe, e nella redazione di Repubblica i “vecchi” ricordano con affetto un giornalista che ha dato molto al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Ma nelle stesse ore si torna a parlare di un’altra firma che ha scritto per anni a piazza Indipendenza, avendo a che fare proprio con Pepe quando era alla guida della redazione di Roma. La giornalista poi cambiò testata, si dice su interessamento di Gianni Letta, per non doversi trasferire nella nuova sede di largo Fochetti, su via Cristoforo Colombo, lontana dal centro storico. Si parla di Romana Liuzzo, che entrò nella redazione capitolina di Panorama, in via Sicilia, settimanale allora del gruppo Mondadori.

Premio Guido Carli, alla kermesse di Liuzzo c’è anche Piantedosi (da remoto)
Guglielmo Pepe (Imagoeconomica).

I saluti e video saluti istituzionali

Liuzzo, definita «l’anima del premio Guido Carli», torna in scena con una nuova edizione, la numero 17, della manifestazione dedicata allo storico governatore della Banca d’Italia. La kermesse si terrà l’8 maggio presso la sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. Ad aprire la cerimonia sarà il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, dopo il saluto iniziale della stessa Liuzzo, cui seguiranno il video saluto istituzionale del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e un video intervento del vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto.

Premio Guido Carli, alla kermesse di Liuzzo c’è anche Piantedosi (da remoto)
Romana Liuzzo e Matteo Piantedosi nel 2023 (Imagoeconomica).

Premiato un tris di donne: Cuccarini, Fagnani e Ferzetti

Dopo i saluti da remoto, verrà dato il via allo spettacolo vero e proprio: una live performance di Leo Gassmann, in prima linea contro bullismo e cyberbullismo. Tra le 12 “eccellenze” premiate, spicca un tris di donne: Lorella Cuccarini, per i 40 anni di carriera e la vicinanza ai malati oncologici e alle loro famiglie con Trenta ore per la vita; Francesca Fagnani, conduttrice di Belve e autrice di inchieste sulla criminalità romana, e Anna Ferzetti, interprete di La Grazia di Paolo Sorrentino, di Domani interrogo di Umberto Carteni e del dramma sulle dipendenze People, Places & Things di Duncan Macmillan, per la regia del marito di Ferzetti, ossia Pierfrancesco Favino. Auliche le parole di Liuzzo: «La forza dell’impegno sociale e del sogno europeo di pace e prosperità in un mondo segnato dal maggior numero di conflitti dal Dopoguerra è il valore che vogliamo onorare, in memoria di Carli, coniugando leggerezza e profondità». In giuria siedono due ex premiati: il fondatore di PizzAut, Nico Acampora e Gino Cecchettin, il papà di Giulia, vittima di femminicidio. Chi condurrà l’evento? Veronica Gentili, direttamente da Le Iene. Le solite malelingue spifferano che sarebbe stata prevista anche la partecipazione di Claudia Conte, ma dopo i noti fatti il suo nome sarebbe stato “espunto” dalla lista. Mah. Intanto Piantedosi si limiterà come detto a un video saluto. Non è però ancora esclusa la sua partecipazione alla tradizionale cena a porte chiuse che viene organizzata alla fine del premio Carli, nella Coffee House di Palazzo Colonna, proprio davanti a via IV Novembre dove, a Palazzo Valentini, si trova la sede della Prefettura guidata da Lamberto Giannini.

Global Sumud Flotilla, la Procura di Roma contesta anche il reato di tortura

Nell’indagine avviata dopo gli esposti presentati dai 36 attivisti italiani che hanno preso parte alla Global Sumud Flottila, dopo aver ipotizzato i reati di sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio, la Procura di Roma contesta adesso anche il reato di tortura. Il pm Stefano Opilio, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, hanno aperto un fascicolo contro ignoti. L’Ansa riporta che gli inquirenti, dopo aver ascoltato i partecipanti alla missione umanitaria, sono pronti a inoltrare una richiesta di rogatoria a Israele.

Il Nord-Ovest valuta una candidatura unitaria per le Olimpiadi estive

Le Regioni Piemonte, Lombardia e Liguria, insieme alle Città di Torino, Milano e Genova hanno annunciato l’avvio di un percorso congiunto per valutare la possibilità di presentare una candidatura unitaria del Nord-Ovest italiano per ospitare una futura edizione delle Olimpiadi estive. Un primo orizzonte temporale sono i Giochi del 2036 o, in alternativa, quelli del 2040. Le istituzioni promotrici si sono riunite martedì 14 aprile 2026 per un primo incontro operativo, avviando formalmente il confronto.

L’idea di un modello olimpico diffuso innovativo e sostenibile

Un elemento centrale della possibile candidatura, spiega una nota, è «l’impegno a costruire un progetto fortemente orientato alla sostenibilità ambientale ed economica, in linea con le più recenti indicazioni del Comitato internazionale olimpico». Il tutto valorizzando in larga parte infrastrutture e impianti già esistenti, anche con il coinvolgimento delle imprese del territorio. «Un modello olimpico diffuso che riduca l’impatto ambientale, ottimizzi le risorse pubbliche e generi benefici concreti e duraturi per le comunità locali», si legge nel comunicato. Le istituzioni coinvolte intendono avviare una fase preliminare di confronto con Coni, governo, mondo dello sport, università e i principali stakeholder territoriali, per verificare la fattibilità di una candidatura. L’obiettivo è costruire una proposta credibile, sostenibile e innovativa che metta al centro lo sport, i giovani e la cooperazione tra territori, rafforzando al contempo la vocazione internazionale del Paese e la capacità di promuovere l’Italia nel mondo attraverso un grande progetto condiviso. «Il Nord-Ovest italiano possiede tutte le caratteristiche per diventare un grande palcoscenico olimpico diffuso capace di unire città, regioni e comunità attorno ai valori universali dello sport», concludono le istituzioni.

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro

Adessitudine e presentismo sono i due termini che definiscono la nostra attuale dimensione temporale e sociale. Viviamo infatti in un qui e ora che pare eterno. Sospeso tra un futuro che non si vede e un passato in odore di nostalgia. Buono per il vintage, ma non per orientare processi decisionali e anche scelte di vita. Da qui la domanda che si pone il primo fascicolo 2026 della rivista il Mulino dal titolo Quali storie: «Ci serve ancora conoscere la storia?».

Siamo iper-tecnologici ma viviamo in uno spiacevole déjà-vu

La risposta è sì, ovviamente. Consapevoli però che «la storia insegna che non si impara mai dalla storia» (Hegel), come stiamo peraltro vedendo nella ripetizione in questi anni di crisi e tragedie internazionali che hanno lo spiacevolissimo sapore del déjà-vu. Si parli di guerre, di risorgente razzismo, di persecuzioni etniche, di risposte alla pandemia, il copione sembra essere d’annata. Per quanto inscritto in un contesto, soprattutto tecnologico, nuovo mostra numerose costanti. L’Europa attuale sembra più simile a quella di 100 anni fa (con gli umori grevi generati da una lunga guerra, impaurita dall’epidemia di spagnola e alle prese con una grave crisi economica) che non a quella di fine secolo caratterizzata dall’ottimistica ascesa di Internet e della globalizzazione.

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
Un veicolo colpito da un raid israeliano a Gaza (Ansa).

Quella promessa non mantenuta

Saremo tutti e in tutto il mondo più ricchi, più benestanti, più colti e solidali si ripeteva un po’ ovunque. Nel contempo si decretavano la fine delle ideologie e anche della storia, con la caduta del muro di Berlino e dell’Urss. Come è finito quel sogno, lo stiamo appunto verificando ora, con un sovrappiù di rammarico visto che il prevedibile non è stato previsto. Come diceva l’economista francese Frédéric Bastiat «dove non passano i commerci prima o poi passano gli eserciti». Se si soffia sulla paura le persone diventano aggressive, la mancanza di sicurezza aumenta sia la sfiducia sia la richiesta dell’uomo forte. L’ascesa dei sistemi autoritari fra le due Guerre ci indica che non è per niente sorprendente, per quanto raccapricciante, l’attuale rinascita e crescente consenso per il nazismo e il fascismo «che fece anche cose buone».

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
L’adunata neo fascista di Acca Larentia a gennaio 2026 (Ansa).

Il revival dei favolosi Ottanta

Quali storie possono essere utili e rispondere ai nostri bisogni conoscitivi e usi pubblici? Il quesito a cui prova a rispondere il fascicolo de Il Mulino ci porta su un altro versante storico indagato dal sociologo Vanni Codeluppi in I favolosi Ottanta. Memoria dal decennio che ha cambiato il mondo (Derive e Approdi). Una storia, fra il saggio e il memoir, che rilegge la complessità di un periodo cruciale per la storia dell’Occidente sviluppato e i cui effetti sono su molti piani ancora agenti. A partire, per esempio, dalla passione per gli oggetti, le atmosfere e i personaggi di quel decennio che hanno giovani e giovanissimi di oggi. Pur essendo distanti anni luce, soprattutto tecnologicamente e politicamente, sono affascinati dalle mode, dalla cultura, dalla musica di quel periodo. «Forse perché non c’erano», ha scritto qualche anno fa lo stilista e giornalista di moda Christopher Niquet. Certo è che se pensiamo al ritorno di certe mise e al perdurante successo di gruppi e cantanti Anni 80, dobbiamo convenire, come ha scritto il sociologo norvegese Th. Eriksen in Tempo tiranno, che stiamo procedendo a tutta velocità guardando lo specchietto retrovisore.

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
La copertina de i favolosi Ottanta di Vanni Codeluppi (Derive e Approdi).

Il boom del made in Italy e l’alba della società dell’immagine

Ma negli 80 c’è stato ed è accaduto tanto altro. Il diario di viaggio di Codeluppi parte dai grandi concerti negli stadi di Patti Smith e Lou Reed e si allunga a quelli dei cantautori italiani come Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Passa da Luigi Ghirri, grande innovatore della fotografia italiana, e dal famoso comizio di Enrico Berlinguer, preso nuovamente in braccio da Roberto Benigni alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia del settembre 1983 (il comico lo aveva già fatto il giugno di quell’anno a Roma), per approdare alla Milano da bere. Che vede la trasformazione dei sarti in stilisti e dei cuochi in chef. Gli architetti non sono ancora archistar, ma il made in Italy è in piena ascesa internazionale. La “dolce vita” è un richiamo irresistibile e un anestetico dopo gli anni di piombo e dello stragismo nero culminato con la bomba alla stazione di Bologna. Ma il decennio vede anche l’ascesa della tv commerciale del Cavaliere, il boom dei fast food e la comparsa dei paninari, il pieno dispiegarsi della società dell’immagine: quella del look e del colpo d’occhio, delle modelle che nessuno chiama più indossatrici. Timberland e Nutella, ma anche Olivetti e Commodore 64 in ambito tecnologico sono i marchi iconici.

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
Roberto Benigni prende in braccio Enrico Berlinguer (Ansa).

Il decennio che tra luci e colori cambiò il mondo (e non in meglio)

Il memoir di Codeluppi si limita però alle arti e alla cultura popolare, ai media e al consumo musicale. La politica e l’economia non entrano se non di riflesso nell’inventario. Ma su questi temi si devono aggiungere alcune importanti considerazioni riferite a ciò che sta ancora determinando fortemente il presente. Cioè l’avvio delle politiche liberiste che hanno in Ronald Reagan e Margaret Thatcher due assoluti protagonisti. Due rispettive frasi sintetizzano bene la loro visione e azione politica: «Lo stato non è la soluzione, ma il problema» e «La società non esiste: ci sono individui, uomini e donne, e le famiglie».

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
Margaret Thatcher, Helmut Kohl e Ronald Reagan nel 1985 (Ansa).

Al di là dell’allegra connotazione data al decennio (non a caso si parla di edonismo reaganiano) e nonostante l’apparizione degli yuppies, iniziò lì lo smantellamento dello Stato sociale e la celebrazione del successo, dell’immagine personale, dei soldi. Se oggi le disuguaglianze economiche sono aumentate a dismisura e l’esaltazione dell’individualità a tutto danno del legame sociale è stata normalizzata si deve guardare anche ai favolosi Ottanta. Condividendo con Codeluppi il giudizio che, nonostante le profonde contraddizioni, quel decennio ha effettivamente cambiato il mondo.

Scappa con il Gratta e vinci lasciando il fidanzato: ma il biglietto non era vincente

Credeva di avere in mano un Gratta e vinci da 500 mila euro e per non dividerlo con il fidanzato era scappata lasciandolo su due piedi. Il fattaccio è accaduto a Carsoli, nell’Aquilano, l’8 marzo scorso. A distanza di un mese però si è scoperto che quel biglietto in realtà non era vincente: un quadratino era stato grattato male e un 43 era stato scambiato per un 13. Tutto era cominciato con un regalo per la Festa della Donna. Invece di mimose o cioccolatini, l’uomo aveva acquistato per la sua compagna un tagliando dal tabaccaio con l’accordo che, in caso di vincita, il premio sarebbe stato diviso. Ma quando i due si sono accorti di avere in mano mezzo milione di euro la situazione è precipitata. Lei ha lasciato su due piedi il compagno con cui conviveva da poco per intascarsi l’intero malloppo. Lui non l’aveva presa benissimo tanto da presentare un esposto alla GdF. Intanto la fuggitiva aveva depositato il biglietto in banca che, a sua volta, l’aveva inviato all’Ufficio premi di Roma. Come ha riportato il quotidiano Il Centro, è poi arrivata la doccia gelata. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha trovato l’errore: il 13 in realtà era un 43 e il tagliando d’oro era solo carta straccia.

L’agenda romana di Renzi e il patron di Repubblica Kyriakou

Che ci faceva Matteo Renzi a pranzo con il nuovo editore di Repubblica, l’imprenditore greco Theo Kyriakou, e Mirja Cartia d’Asero, fresca ad del gruppo ed ex Sole 24 Ore? Al banchetto, riservatissimo e molto esclusivo, erano presenti almeno una decina di altri invitati vip. Tra una pietanza e l’altra, si è parlato ovviamente anche del futuro del quotidiano che, nelle intenzioni del greco, non cambierà linea editoriale. Per il momento non sono previsti nemmeno tagli alla redazione anche se lo stesso Kyriakou ha ammesso che il numero dei giornalisti e dipendenti è poco sostenibile rispetto agli attuali fatturati. Vedremo… Renzi non si sarebbe limitato al pranzo ma avrebbe poi organizzato un incontro tra l’amico Kyriakou e la famiglia Angelucci, editori di Libero, Tempo e Giornale. In questa girandola di pubbliche relazioni orchestrata dal leader di Italia viva c’è un filo rosso che arriva fino a Riad. Mohammed bin Salman, vecchia conoscenza di Renzi, è anche socio in affari di Kyriakou: nel 2022 il Middle East Broadcasting Centre Group che fa capo al fondo sovrano saudita Pif ha investito più di 220 milioni di euro in Antenna Greece Bv del magnate greco.

Circolazione in tilt dopo la frana in Molise, Italia spaccata in due

La riattivazione della frana di Petricciato, dovuta al maltempo, non ha solo mandato in tilt il traffico ferroviario e stradale del Molise, ma di tutta Italia, che al momento risulta spaccata in due. Bloccata la circolazione dei treni, così come dei mezzi pesanti lungo le arterie autostradali del territorio. In alcuni tratti, inoltre, non può viaggiare alcuni tipo di veicolo.

Circolazione in tilt dopo la frana in Molise, Italia spaccata in due
Il fronte franoso di Petricciato (Ansa).

I disagi per il traffico ferroviario

I binari della linea adriatica, tra Montenero di Bisaccia e Termoli, hanno subito una deformazione a seguito della riattivazione della frana, la più estesa d’Europa: la circolazione è stata subito bloccata e non c’è alcuna indicazione sulla possibile ripresa. I treni a lunga percorrenza provenienti da Nord sono limitati ad Ancona e Pescara. Il trasporto Regionale, invece, garantisce il collegamento fino a Vasto San Salvo. Per la Puglia sono possibili percorsi alternativi, con inevitabile allungamento dei tempi di viaggio. A tutto questo si aggiungerà, dal 10 al 13 aprile, il blocco della tratta Roma-Firenze per lavori di potenziamento infrastrutturale sulle linee alta velocità e convenzionale.

Circolazione in tilt dopo la frana in Molise, Italia spaccata in due
Spaccatura nell’asfalto in Molise (Ansa).

Restano chiusi alcuni tratti dell’A14

Oltre ai disagi lungo le ferrovie, ci sono quelli che riguardano la circolazione stradale. Su tutti il parziale blocco dell’autostrada A14. È stato sospeso il divieto di transito per i mezzi pesanti con massa superiore alle 7,5 tonnellate, nel tratto compreso tra Val di Sangro e Vasto sud in direzione Bari. Rimangono comunque attive le chiusure dei tratti compresi tra Vasto sud e Termoli in direzione Bari e tra Poggio Imperiale e Vasto sud in direzione Pescara. A peggiorare la situazione in Molise c’è poi il crollo del ponte sul fiume Trigno lungo la statale 87, travolto dall’ondata di maltempo che si è abbattuta sulla costa.

Il governatore Roberti vede Salvini

La Protezione civile stima settimane di lavori, forse mesi, per ovviare ai disagi causati dalla frana, che ha un fronte di smottamento di circa quattro chilometri. «È un’emergenza nazionale», ha dichiarato Francesco Roberti, presidente della Regione Molise. Previsto un vertice con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.

Click day interrail, come ottenere un biglietto per viaggiare gratis in Europa

L’Unione europea torna a mettere a disposizione 40 mila biglietti gratis per viaggiare in treno in Europa nell’ambito dell’iniziativa DiscoverEu, che fa parte del programma Erasmus+ per i giovani. L’iniziativa è rivolta ai 18enni che possono presentare domanda dalle 12 di mercoledì 8 aprile alle 12 di mercoledì 22 aprile 2026. Per l’Italia sono previsti quasi 5.000 pass (4.994) sui 40 mila complessivi.

Chi può fare domanda e come candidarsi

Possono richiedere il pass i ragazzi nati tra il 1° luglio 2007 e il 30 giugno 2008 provenienti sia dagli Stati membri dell’Ue che dai paesi associati a Erasmus+ (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Macedonia del Nord, Serbia e Turchia). Per la candidatura è necessario un documento d’identità, un passaporto o un permesso di soggiorno validi. La domanda si può fare solo sul sito ufficiale https://youth.europa.eu/discovereu_it compilando un modulo online con i propri dati personali e rispondendo a un breve questionario sull’Unione europea. Le candidature saranno poi esaminate e i vincitori selezionati tramite sorteggio.

Come funziona il pass

I candidati vincitori riceveranno un pass di viaggio per esplorare l’Europa tra il 1º luglio 2026 e il 30 settembre 2027. Entro queste date potranno utilizzarlo per viaggiare in treno per sette giorni in un periodo di 30 giorni scelto da loro. Per garantire il più ampio accesso possibile si possono, se necessario, utilizzare modalità alternative di trasporto. In casi eccezionali e quando non sono disponibili altri mezzi, si potrà prendere anche l’aereo. In tal modo potranno partecipare a DiscoverEu anche i giovani che vivono in regioni remote o insulari. I partecipanti riceveranno anche una carta che consente loro di avere riduzioni su alloggio, visite e attività culturali, didattiche e sportive, mezzi pubblici, ristorazione e molto altro.

Sciopero aerei 10 aprile 2026: orari e fasce di garanzia

Per venerdì 10 aprile 2026 è in programma uno sciopero nazionale del settore aereo che durerà quattro ore, dalle 13 alle 17. La mobilitazione è stata indetta dai principali sindacati del settore, tra cui Uiltrasporti, Fast-Confsal e Astra, e coinvolgerà sia il personale dell’Enav, cioè la società che gestisce il traffico aereo italiano, sia quello di Techno Sky, che si occupa invece dei sistemi per la gestione dei voli. «Dopo mesi di trattative infruttuose, senza risposte su salario, diritti e futuro, è il momento di farsi sentire. Recupero inflattivo insufficiente. Tutele messe in discussione. Carichi di lavoro in aumento. Nessun confronto reale sui cambiamenti organizzativi. Noi non abbiamo firmato accordi al ribasso. Noi stiamo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori», si legge in un post Facebook di Uiltrasporti Nazionale a proposito delle motivazioni dell’agitatazione.

Orari e fasce di garanzia

Nell’annunciare lo sciopero, l’Enav ha sottolineato che saranno garantite le prestazioni indispensabili secondo norma vigente. Saranno quindi sempre operativi i voli nelle fasce di garanzia, cioè dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21. Nella fascia oraria interessata dallo sciopero, dalle 13 alle 17, potranno esserci ritardi, cancellazioni e disagi, mentre i voli programmati al di fuori della fascia dovrebbero operare regolarmente. Eventuali riorganizzazioni delle compagnie potrebbero comunque determinare modifiche dell’ultimo momento, motivo per cui è sempre consigliato controllare sul sito delle compagnie.

Basi militari Usa in Italia, l’informativa alla Camera di Crosetto

«Rispettare gli accordi non vuol dire essere coinvolti in una guerra. Noi siamo parte della Nato, non siamo in guerra con l’Iran. Sappiamo far rispettare i trattati». Lo ha affermato il ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso dell’informativa urgente sull’utilizzo delle basi Usa in territorio italiano. «Nessun governo, di nessun colore politico ha mai disatteso, messo in discussione o anche solo ventilato l’ipotesi di non attuare i trattati internazionali fra Italia e Stati Uniti».

Crosetto: «Non possiamo assecondare rotture isteriche o subordinazione infantile»

L’applicazione dei patti sull’uso delle basi militari americane in Italia, ha aggiunto Crosetto, «è sempre stata caratterizzata da un’assoluta, coerente continuità da oltre 75 anni». L’informativa di Crosetto arriva dopo il no all’uso da parte degli Usa della base di Sigonella. «Noi non possiamo assecondare rotture isteriche né subordinazione infantile, perché la strada in cui ci muoviamo, è quella della legge, dei trattati internazionali e della Costituzione», ha ribadito Crosetto, sottolineando che l’Italia ha sempre preso le distanze da ciò che non ha condiviso: «Io non penso che gli Stati Uniti siano Biden, Trump o Clinton, così come l’Italia non è Meloni, Conte o Draghi, sono due Nazioni da sempre alleate. All’interno di questo, ciò che accade nelle basi è fissato da una legge, da ciò che ha deciso il Parlamento».

Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno

Fermi tutti: a Roma, durante la pausa pasquale, è ricominciata la giostra dei direttori dei telegiornali della Rai. Colpa, si dice, del tanto strombazzato arrivo (che però sembra sempre più simile all’attesa di Godot…) a Palazzo Chigi di Gian Marco Chiocci da Gubbio, che attualmente guida il Tg1 della Rai e che da ormai un anno e mezzo viene indicato come il “salvatore” della comunicazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni (con Mario Sechi invece, in quell’esperienza flash di meno di quattro mesi, nel 2023, fu un mezzo disastro). «A furia di aspettare una decisione abbiamo perso il referendum», sbotta un meloniano doc, spingendo per il trasferimento di Chiocci a Piazza Colonna, lato edificio del governo. E a quel punto chi si prenderebbe la briga di dirigere il telegiornale della rete ammiraglia del servizio pubblico radiotelevisivo? La risposta è spiazzante, un vero scoop: «Ora sta brillando una stella, quella di Francesco Verderami del Corriere della Sera, con i suoi commenti taglienti». Uno che, non a caso, dopo la vittoria del no aveva detto in televisione, spazientito: «Non parteciperò più a trasmissioni dove si parla di giustizia». In Fratelli d’Italia qualcuno lo definisce «volitivo e spietato, molto più di Chiocci. E poi è pure calabrese, una terra che piace tanto ai siciliani di Messina». Un modo astuto per evocare le origini di Giovanbattista Fazzolari, “il panzer” di Palazzo Chigi.

Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
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Gualtieri alla guerra dei ponti con Salvini

Roberto Gualtieri vuole battere Matteo Salvini. Come? Con la guerra dei ponti. Sì, perché nella Capitale il primo cittadino del Partito democratico ha dato il via all’operazione “Ponte dei Congressi”, un cantiere da 300 milioni di euro che dovrà collegare il quartiere dell’Eur e il litorale romano. I lavori sono affidati al Consorzio Eteria e la progettazione al gruppo coordinato da Via Ingegneria, che ha progettato Piazza Pia. Nel conto entrano anche 8,6 milioni di euro di fondi giubilari, da sommare a 299 milioni di euro divisi equamente tra risorse comunali e finanziamenti del ministero dei Trasporti. Il Ponte sullo Stretto di Messina, caro al leghista Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, chissà invece quando comincerà (se comincerà)…

Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Matteo Salvini e Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

Alla Camera si ricomincia, c’è anche l’inchiesta su David Rossi

Martedì 7 aprile la Camera dei deputati ricomincia a lavorare a tutto spiano. Dopo Pasqua e Pasquetta, nel pomeriggio ecco il ministro della Difesa Guido Crosetto protagonista dell’informativa urgente del governo sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi. Da non dimenticare la commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi, con l’audizione a testimonianza di Giovanna Ricci, già dipendente del Comune di Siena. Imperdibile, nella commissione Cultura presieduta da Federico Mollicone, l’audizione di Maddalena Fossati, presidente del Comitato promotore per la candidatura della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco, in vista dell’inserimento «delle arti culinarie e dell’ospitalità tra le discipline artistiche tutelate e riconosciute nell’ambito del sistema Afam». Un acronimo che a molti evoca la fame, ma che in realtà significa Alta formazione artistica, musicale e coreutica, in capo al ministero dell’Università e della Ricerca.

Nuove regole sullo smart working: ora le aziende rischiano sanzioni

Al via, da martedì 7 aprile 2026, le nuove regole per lo smart working in Italia introdotte dalla Legge annuale per le piccole e medie imprese (Legge pmi). Le misure puntano a garantire che il lavoro da remoto avvenga nel pieno rispetto delle tutele previste dal Testo unico sulla sicurezza. Riguardano infatti principalmente la sicurezza sul lavoro e prevedono sanzioni severe per i datori di lavoro inadempienti. Le multe scatteranno in caso di mancata consegna dell’informativa scritta al lavoratore e al Rls (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) sui rischi connessi alla prestazione lavorativa svolta fuori dai locali aziendali. Le sanzioni vanno dall’arresto da due a quattro mesi fino ad ammende da 1.708,61 euro fino a 7.403,96 euro.

Cosa deve contenere l’informativa

Non si tratta di un documento formale. L’informativa in questione deve indicare i rischi generali e specifici connessi al lavoro agile, con particolare attenzione all’utilizzo dei videoterminali e agli effetti correlati – affaticamento visivo, problemi posturali, stress. E deve essere fornita almeno una volta all’anno, in modo da restare aderente alle modalità concrete di svolgimento dell’attività.

L’individuo ha divorato la società: la condivisione è solo online

«È tutta colpa della società». Questa espressione che irrideva alla pretesa di addossare alla società, genericamente intesa, la responsabilità di qualsiasi disordine, violenza, stato di crisi non la si sente più da almeno 20, forse 30 anni. Non perché siano scomparsi i problemi e le emergenze, bensì un’idea collettiva, comune e comunitaria di persone che si riconoscono. Che si sostengono, condividono valori, partecipano alla vita pubblica, credono e si battono per il bene comune.

Viviamo in un mondo fatto su misura per Trump

«Se una libera società non può aiutare i molti che sono poveri, non dovrebbe salvare i pochi che sono ricchi», sosteneva nel suo discorso di insediamento del 1961 John Fitzgerald Kennedy, giusto per rimarcare come oggi sia presidente degli Usa un tipo bizzarro, ondivago e narcisista che arricchisce se stesso e i suoi amici miliardari. I tempi cambiano, si dirà. Però è pazzesca la velocità con la quale, soprattutto in questi ultimi anni, siamo precipitati in un mondo più simile a quello di 100 anni fa e oltre, che non a quello di 30 o 40 anni fa.

L’individuo ha divorato la società: la condivisione è solo online
JFK e Donald Trump.

Prova è che dall’ancora ragionevole differenza di stipendio negli Anni 70 fra un manager e un operaio (circa 11 a 1) si è arrivati nell’Italia del 2020 al record di 649 a 1. Oggi possiamo solo chiederci come è potuto accadere che a fine 2025 gli azionisti di Tesla abbiano promesso al loro Ceo, Elon Musk, mille miliardi di dollari se raggiungerà gli obiettivi. Come ulteriore segnalazione di abnormalità ricordo che c’è stato un giorno, uno solo, il 20 luglio 2020, in cui un signore chiamato Jeff Bezos ha guadagnato 13 miliardi di dollari.

L’individuo ha divorato la società: la condivisione è solo online
Jeff Bezos (Ansa).

L’idea di welfare universale si sta erodendo

Da qualche anno la classifica annuale degli uomini più ricchi al mondo procura brividi per la riprovevole tendenza mediatica a crogiolarsi nelle ricchezze altrui. Ma è anche, indirettamente, la prova provata del progressivo ritirarsi della società, dell’arretramento delle pratiche politiche che interessano il sistema di welfare, basato in tutto l’Occidente sviluppato sul principio universalistico del diritto di ogni cittadino all’istruzione, alla cura e a un lavoro dignitoso. Naturalmente dei tre solenni valori universali che hanno accompagnato la nascita della moderna democrazia – libertà, uguaglianza e fraternità – si sono perse da tempo le tracce. Tant’è che della triade rivoluzionaria non parlano nemmeno quelli che oggi si definiscono democratici e di sinistra. Altro indizio, questo, dell’allentamento del legame sociale, dello svincolarsi individuale dai progetti collettivi

L’individuo ha divorato la società: la condivisione è solo online
Una manifestazione contro i tagli alla Sanità a New York (Ansa).

L’engagement con cui ci riempiamo la bocca è solo sul web

Paradossalmente il termine condivisione, engagement, non è mai stato così in auge a parole e sul web quanto poco praticato nella vita d’ogni giorno. Sempre più social e sempre meno sociali. Qui però mi limiterò a segnalare come individualizzazione e solitudine, indotte da un uso predominante dei device mobili e da quote crescenti di permanenza davanti a uno schermo, contribuiscano pesantemente ad allentare i legami sociali e soprattutto la fisicità delle appartenenze e della partecipazione reale, dal vivo alla vita collettiva. Ormai petizioni, appelli e raccolte di firme si fanno online.

L’individuo ha divorato la società: la condivisione è solo online
da mediamodifier via Unsplash.

Le grandi questioni sociali si sono trasformate in semplici problemi

Una società in frantumi, a pezzi, scollegata è l’esito di una crescente individualizzazione o superindividualizzazione che secondo Andreas Rekwitz, il sociologo tedesco autore di La società della singolarità, spinge gli individui a sentirsi e comportarsi da persone speciali. Uniche e originali e, come tali, indotte a pensare molto più a se stesse che agli altri. Ora sostenere che la deriva personalistica e individualista alla quale stiamo assistendo sia stata pianificata è più no che sì. Tuttavia è vero che le grandi questioni sociali sono via via diventate negli ultimi 20 anni dei semplici problemi, che anche quando rilevanti non mettono in discussione il Sistema, ma si rivolgono alle singole persone: cittadini, utenti, consumatori invitati ad assumersi la responsabilità di aggiustare ciò che non funziona. Il risultato è che le grandi questioni vengono derubricate e anziché essere affrontate con politiche appropriate e incisive peggiorano ulteriormente.

La povertà è stata rottamata da un esercito di poveri

Ma vediamo di spiegarci con due esempi. Il primo riguarda le diseguaglianze economiche. Sono 30 anni che si parla di crescente povertà in ampi strati sociali. Segno che non c’è stato un governo (di sinistra, di destra, giallo verde o giallo rosso, di emergenza o solidarietà) che sia riuscito almeno a invertire la tendenza in modo efficace. Nel contempo, per ribadire il concetto, le ricchezze sono diventate sempre più spettacolari: ostentate e compiaciute, pure con il plauso ammirato dei più poveri. Questo processo di rimozione, ben spiegato nella puntata I pipistrelli e La pazienza del podcast Fuori da qui di Simone Pieranni (Chora Media), è racchiuso in un passaggio che ha visto sparire la povertà e comparire al suo posto un esercito di poveri. Individualizzando il problema il sistema è sparito, e con esso sono scomparse anche le cause che producono miseria economica. Ma anche lavorativa come documenta L’ultimo operaio. Canto finale della grande fabbrica di Niccolò Zancan (Einaudi, 2026). Così mentre i ricchi possono celebrare il proprio successo, i poveri possono imputare solo a se stessi il fallimento personale. E affidarsi alla carità, ai buoni spesa, ai sussidi una tantum.

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Distribuzione di generi alimentari nella sede di Pane Quotidiano a Milano (Ansa).

Se l’emergenza ambientale diventa una questione privata

Un altro esempio di individualizzazione delle responsabilità e colpe, che invece sono sistemiche e richiederebbero interventi strutturali, lo si riscontra in ambito ambientale, dove climate change e sostenibilità vengono messe in carico ai singoli utenti e consumatori. Invitati a fare la doccia e lavarsi i denti con parsimonia, a differenziare il pattume, a spegnere la luce di casa quando si esce dalle stanze. Tutte pratiche virtuose, ma con le quali non si può certo salvare il Pianeta dall’annunciato disastro ambientale. Anche buttandola sul personale, come ha scrittoThe Guardian a metà gennaio, c’è privato e privato: i più ricchi hanno impiegato dai 3 ai 10 giorni per esaurire il proprio budget annuale di carbonio. Però è il Report annuale sull’ineguaglianza ambientale 2025 che conferma la tendenza del sistema a colpevolizzare l’individuo, anziché assumersi la responsabilità di politiche ambientali inefficaci quando non dannose. Ciò attraverso una forte azione, da parte delle company del fossile, sui media compiacenti e il ricorso alla fake news, secondo cui il problema della sostenibilità ricade sugli individui e non sulla grande industria e finanza, e sui produttori e gestori dei servizi energetici. Che infatti continuano a inquinare come hanno sempre fatto.

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Il problema della sostenibilità è stato riversato sui singoli in assenza di politiche efficaci (foto di Satheeshkumar Ram via Unsplash).

«Non lasceremo indietro nessuno»è più di uno slogan

Definire quest’approccio insostenibile può apparire una battuta. Non lo è augurarsi che la società non resti una parola vuota, inerte. Ma torni a essere una collettività viva, dove «non lasceremo indietro nessuno», forse la frase più gettonata da politici e governanti d’ogni colore, cesserà di risuonare invano.

Netflix, rincari degli abbonamenti illegittimi: rimborsi fino a 500 euro ai clienti

Il tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia dichiarando illegittimi gli aumenti unilaterali degli abbonamenti applicati dalla piattaforma nel 2017, 2019, 2021 e a novembre 2024. In particolare, il colosso streaming ha omesso di inserire nei contratti una clausola richiesta dal Codice del consumo per giustificare il motivo dell’aumento. L’ha introdotta solo nei contratti da gennaio 2024. Ciascun abbonato avrà ora diritto a una riduzione del prezzo attuale dell’abbonamento, alla restituzione delle somme indebitamente pagate e all’eventuale risarcimento del danno. Il giudice ha infatti chiesto a Netflix di avvisare i clienti impattati, anche ex, dicendo che hanno diritto al rimborso. Se vuole applicare loro gli aumenti dovrà proporre un nuovo contratto, con la clausola in questione. Gli utenti potranno quindi scegliere se rifiutare il contratto (e quindi dismettere Netflix) o accettarlo con i nuovi prezzi.

Quanto valgono i rimborsi

Per il piano premium, gli aumenti illegittimi applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e 2024 ammontano ad oggi complessivamente a 8 euro al mese, mentre per il piano standard gli aumenti ammontano ad oggi complessivamente a 4 euro al mese. Un cliente premium che abbia pagato ininterrottamente Netflix dal 2017 ad oggi ha diritto alla restituzione di circa 500 euro, mentre un cliente standard alla restituzione di circa 250 euro. Gli aumenti illegittimi riguardano anche il piano base che ha visto un aumento di 2 euro a ottobre 2024. L’abbonamento che nel 2017 costava 11,99 euro ora costa 19,99 euro, quello di 9,99 euro è aumentato a 13,99 euro.

L’elenco dei supermercati aperti a Pasqua e Pasquetta 2026

In vista di Pasqua e Pasquetta 2026, torna centrale per i consumatori il tema delle aperture dei supermercati. La maggior parte sono chiusi domenica 5 aprile, mentre lunedì 6 molti sono aperti, seppur spesso con orari ridotti o festivi. Le principali insegne della grande distribuzione hanno fornito indicazioni sulle aperture durante le festività ma, per evitare inconvenienti, il consiglio resta quello di verificare sempre in anticipo gli orari del proprio supermercato di fiducia, consultando i siti ufficiali o le app dedicate.

Supermercati aperti a Pasqua e Pasquetta 2026

Per quanto riguarda Aldi, la catena conferma la chiusura totale nel giorno di Pasqua. Diversa la situazione a Pasquetta, quando i punti vendita seguiranno generalmente l’orario domenicale, pur con possibili variazioni locali. Stesso schema per Bennet, che non alzerà le serrande a Pasqua ma garantirà l’apertura nel Lunedì dell’Angelo. Anche in questo caso, gli orari possono cambiare a seconda della zona. Carrefour si muove su una linea simile: la maggior parte dei supermercati resterà chiusa a Pasqua, mentre molti riapriranno a Pasquetta. In particolare, i punti vendita più piccoli e centrali, come i Carrefour Express, risultano spesso operativi anche nei giorni festivi. Per Conad, la domenica di Pasqua sarà prevalentemente di chiusura, mentre a Pasquetta numerosi negozi torneranno accessibili, sebbene con orari ridotti. Una situazione più articolata riguarda invece Coop e Ipercoop, dove alcuni punti vendita potrebbero restare aperti a Pasqua (con orario limitato) e chiudere il giorno successivo. Grande variabilità per Crai, dove la gestione degli orari festivi è demandata ai singoli esercenti: ciò significa che le aperture possono cambiare sensibilmente da città a città. Anche Despar lascia margine ai territori, con alcuni supermercati aperti sia a Pasqua che a Pasquetta, ma spesso con fasce orarie ridotte. Per Esselunga si parla di chiusura totale a Pasqua e riapertura parziale a Pasquetta, soprattutto nei grandi centri urbani e nei centri commerciali. Lidl, infine, adotta una gestione flessibile, con aperture e chiusure che dipendono dalla località del punto vendita.

Morto il giornalista Roberto Arditti

L’ospedale San Camillo di Roma ha comunicato la morte del giornalista Roberto Arditti, che era stato colpito da un arresto cardiaco. La notizia del decesso dell’ex direttore de Il Tempo, circolata subito dopo il ricovero in terapia intensiva, era stata smentita ieri dalla famiglia. Arditti, però, non ce l’ha fatta. «La commissione medica nominata dalla direzione dell’ospedale ha confermato lo stato di morte cerebrale del paziente. È stato quindi constatato il decesso», si legge in una nota del San Camillo: «I supporti vitali vengono comunque mantenuti in attesa del trasferimento in sala operatoria per il prelievo degli organi, nel rispetto della volontà donativa espressa in vita».

Chi era Roberto Arditti

Da dicembre del 2008 a gennaio del 2010 Arditti era stato direttore de Il Tempo, continuando poi a collaborare con il quotidiano come editorialista. In precedenza, dal 1992 al 1997, era stato alla guida delle news di RTL 102.5. Aveva inoltre collaborato con Il Foglio e Linkiesta. Dal 2018 era direttore editoriale di Formiche. Prima di passare al giornalismo, Arditti – che era stato dirigente della Gioventù Repubblicana – aveva iniziato il suo percorso professionale nelle istituzioni, lavorando al Senato accanto a Giovanni Spadolini. Il ritorno alla comunicazione politica era avvenuto col governo Berlusconi II, insediatosi nel 2001, durante il quale era stato portavoce del ministro dell’Interno Claudio Scajola. Nel corso della carriera Arditti è stato anche autore della trasmissione Porta a Porta. Tra i tanti incarichi ricoperti pure quello di direttore comunicazione e relazioni esterne di Expo 2015. Aveva inoltre fondato insieme con Swg la società di consulenza strategica Kratesis.

Paola Berardino, chi è la moglie di Piantedosi (che ha anche un suocero ingombrante)

Dopo l’affaire Conte-Piantedosi, con la giornalista che ha ammesso di avere una relazione col ministro dell’Interno, il nome di Paola Berardino, finora rimasto fuori dai riflettori, è finito al centro dell’attenzione. Si tratta della moglie del titolare del Viminale, che attualmente ricopre l’incarico di prefetto di Grosseto. Classe 1964 e da sempre riservata sul suo privato, ha due figlie con Piantedosi.

Ha svolto diversi incarichi al Viminale

Nata a Santa Maria Capua Vetere, Berardino si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Bologna, dove ha anche conseguito il diploma di specializzazione in Diritto amministrativo e Scienze dell’amministrazione. Abilitata anche all’attività di avvocato, tra il 1991 e il 2019 ha prestato servizio presso le prefetture di Bologna, Roma e Firenze. Ha anche prestato servizio a più riprese al ministero dell’Interno, dove nel 2012 le è stato conferito l’incarico speciale per l’approfondimento degli aspetti connessi all’attuazione e verifica dell’Accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato. Sempre al Viminale è stata anche capo ufficio di staff prima degli Affari territoriali e autonomie locali, poi delle Libertà civili e immigrazione. Dal 9 agosto 2021 è prefetto di Grosseto.

Suo padre è un ex dirigente della Digos

Suo padre è Francesco Berardino, ex dirigente della Digos di Bologna ed ex capo del Cesis, il Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza, organo di coordinamento dei servizi segreti italiani.

È morto il giornalista Roberto Arditti

È morto a causa di un infarto il giornalista Roberto Arditti. Aveva 60 anni. Da dicembre del 2008 a gennaio del 2010 era stato direttore de Il Tempo, continuando poi a collaborare con il quotidiano come editorialista. In precedenza, dal 1992 al 1997, era stato alla guida delle news di RTL 102.5. Aveva inoltre collaborato con Il Foglio e Linkiesta. Dal 2018 era direttore editoriale di Formiche.

Aveva iniziato la carriera nelle istituzioni

Prima di passare al giornalismo, Arditti – che era stato dirigente della Gioventù Repubblicana – aveva iniziato il suo percorso professionale nelle istituzioni, lavorando al Senato accanto a Giovanni Spadolini. Il ritorno alla comunicazione politica era avvenuto col governo Berlusconi II, insediatosi nel 2001, durante il quale era stato portavoce del ministro dell’Interno Claudio Scajola. Nel corso della carriera Arditti era stato anche autore della trasmissione Porta a Porta. Tra i tanti incarichi ricoperti pure quello di direttore comunicazione e relazioni esterne di Expo 2015. Aveva inoltre fondato insieme con Swg la società di consulenza strategica Kratesis.