Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto

Una mattinata indimenticabile, quella passata negli inferi romani per festeggiare la nascita di due stazioni della metropolitana. In compagnia del patron di Webuild Pietro Salini e dei ministri Matteo Salvini (Trasporti) e Alessandro Giuli (Cultura), più ovviamente il primo cittadino della Capitale. Certo, quando poi risali al “mondo di sopra” grazie al cosiddetto “oculus” guardi la maestosità del Colosseo e tutto acquisisce un senso, anche se ti stai ancora girando intorno per difenderti dai borseggiatori.

Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto

Roberto Gualtieri la spara grossa e dice che «verranno 200 milioni di turisti per vedere le nuove stazioni della metro». Vedremo. Fatto sta che il “vernissage” ha regalato momenti di rara ilarità: si comincia con la classica ressa dei fotografi, chiusi in un recinto, manco fossero belve feroci da portare nel vicino Colosseo. Immancabile il sindaco influencer, che con i suoi video sui social sbanca e spacca. E qualcuno sotto l’ultimo post commenta: «C’avemo fatta», qualcun altro invece chiede un «murales sul capitano» (Totti, non Salvini) per abbellire archeologicamente ancora di più l’ambiente. Intanto i giornalisti girano liberamente in tutti gli spazi possibili, intenti a fotografare qualsiasi cosa con il cellulare.

Chi si lamenta di più è il re dei fotografi della Capitale, l’88enne Umberto Pizzi. E così Luigi Coldagelli, braccio destro di Gualtieri, lo estrae dalla massa conducendolo fuori dalla “gabbia”. Inevitabili le proteste di quelli che restano confinati. C’è poi chi si accorge che sotto sotto, al livello dei treni della metropolitana, i telefonini non funzionano, alla faccia della campagna che spopola per il wi-fi nell’underground.

I giornalisti volevano il ministro Salvini per torchiarlo sulle grandi opere

Quindi arriva il turno delle interviste, giustamente suddivise per “competenze” (si fa per dire), con divertenti siparietti causati dalla somiglianza dei cognomi Salini e Salvini: i giornalisti volevano il ministro per torchiarlo sulle grandi opere, a cominciare dal Ponte sullo Stretto di Messina, e l’ufficio stampa di Webuild portava il costruttore. La povera addetta con la faccia allibita e gli occhioni sgranati, davanti alle proteste, aveva l’espressione di chi chiede «ma come, non volevate lui?».

Non potevano mancare i guasti alle scale mobili e agli ascensori

Il tempo passa, e pure le tecnologie si stancano a Roma, dopo aver lavorato un po’. Il primo segnale? I guasti alle scale mobili e agli ascensori. «Capirai, dopo aver portato ministri e vari vip, si sono stufate», dice un addetto alla stazione. Qualcuno ipotizza l’esistenza di un “ascensore blu”, come le auto blu del potere, anche se non sono più blu ma canna di fucile o “grigio Milano”. Comunque, per le riprese televisive funzionavano, e tutto sommato è questo che conta, no?

Alla fine si sono esibiti tre pesi massimi della politica, e ognuno di un partito diverso: Gualtieri del Partito democratico, Salvini della Lega e Giuli di Fratelli d’Italia. Ce n’è per tutti, e quando bisogna tagliare nastri nessuno si tira indietro, figuriamoci. Mancavano solo i pentastellati alla festa romana. Il più democristiano di tutti? Il costruttore Salini.

I cantieri puntano alle prossime mete, destinazione piazzale Clodio…

A dire il vero le stazioni da inaugurare erano due, ma a qualcuno la cosa potrebbe essere sfuggita: Porta Metronia non doveva finire nel dimenticatoio, pur essendo certamente meno nota di quella Colosseo/Fori Imperiali. E poi c’è il futuro, che non è formato solo da archeostazioni. Già, perché i cantieri devono puntare verso le prossime mete, con destinazione piazzale Clodio. Sì, proprio dove c’è la città giudiziaria che attira ogni giorno decine di migliaia di persone tra innocenti e colpevoli, clienti e avvocati, magistrati e cancellieri. Il luogo dove fatalmente finiscono tanti appalti e gare della pubblica amministrazione…

Bando Inps 2025 per 13.228 borse di studio di 2 mila euro: chi può fare domanda e come 

Nella giornata del 17 dicembre 2025, l’Inps ha pubblicato il bando di concorso per assegnare 13.228 borse di studio del valore di 2 mila euro ciascuna. Si tratta di un contributo economico a sostegno dei corsi di laurea universitari e di specializzazione post lauream universitari relativi all’anno accademico 2023-2024. La domanda si può trasmettere a partire dalle ore 12.00 del 29 gennaio 2026 e fino allo stesso orario del 2 marzo 2026. Ecco, quindi, chi può richiedere le borse di studio dell’Inps e come utilizzare il portale per trasmettere la domanda.

Bando Inps 2025 borse studio, chi può partecipare?

Bando Inps 2025 per 13.228 borse di studio di 2 mila euro: chi può fare domanda e come 
Studenti presso l’Università La Sapienza di Roma (Ansafoto).

Si aprirà a fine gennaio prossimo la finestra temporale per rispondere al bando di concorso per l’assegnazione di borse di studio a sostegno di corsi universitari di laurea e di specializzazione post laurea inerenti l’anno accademico 2023-2024. La richiesta può essere presentata a favore di figli e orfani degli iscritti:

  • alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, sia dipendenti che pensionati;
  • alla Gestione Assistenza Magistrale, sia dipendenti che pensionati;
  • al Fondo Ipost.

Come posso ottenere una borsa di studio di 2000 euro?

Gli interessati a presentare la domanda per le borse di studio Inps devono far riferimento all’anno accademico 2023-2024, periodo per il quale si richiede di essere stati iscritti a un corso di laurea o post laurea. Pertanto, il numero e le tipologie dei contributi che l’Inps distribuirà agli aventi diritto sono elencati come di seguito:

  • 9.900 borse di studio per i figli o gli orfani dei dipendenti e pensionati della Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (più 2.900 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione Assistenza Magistrale e 45 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione ex Ipost) del valore di 2 mila euro ciascuna per chi, nell’anno accademico 2023-2024, frequentava corsi di laurea triennale, magistrale o a ciclo unico in un Conservatorio o in Istituti Musicali parificati e Accademie di Belle Arti o corrispondenti a corsi universitari di studio all’estero legalmente riconosciuti in Italia;
  • 300 borse di studio per i figli o gli orfani dei dipendenti e pensionati della Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (più 80 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione Assistenza Magistrale e 3 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione ex Ipost) del valore di 2 mila euro ciascuna per chi, nell’anno accademico 2023-2024, frequentava dei corsi di specializzazione post laurea.

Quali sono i requisiti del bando Inps 2025 borse studio?

Per l’ammissione tra i beneficiari delle borse di studio dell’Inps, oltre ai requisiti sopra esposti, l’articolo 3 del bando – reperibile sul portale dell’istituto di previdenza – richiede, tra i vari criteri, l’età inferiore a 32 anni al momento della scadenza del bando e l’assenza di borse di studio già fruite per lo stesso anno accademico accreditate dall’Inps o da altre istituzioni pubbliche e private dell’importo di almeno il 50 per cento dell’agevolazione messa a concorso.

Quali sono i bonus Inps per gli studenti nel 2025?

Bando Inps 2025 per 13.228 borse di studio di 2 mila euro: chi può fare domanda e come 
Studenti universitari (Freepik).

Per l’invio della domanda è necessario essere in possesso dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) aggiornato, da richiedere preventivamente sul portale dell’Inps mediante domanda del Documento sostitutivo unico (Dsu). Con questo documento è possibile procedere con la domanda della borsa di studio da effettuare sempre sul portale dell’Inps, all’interno della sezione «Portale Prestazioni Welfare», entrando nel campo «Approfondisci» e seguendo il percorso «Accedi all’area tematica», «Vai a gestione domanda», «Utilizza il servizio» dove è presente la voce dedicata alle borse di studio universitarie e ai corsi di specializzazione.

Treccani, nel libro dell’anno i neologismi del 2025

Il linguaggio, come il mondo, è in continua evoluzione. Giorno dopo giorno, nuovi termini entrano nella quotidianità della gente per indicare sensazioni, avvenimenti, mutamenti e novità di tutto ciò che ci circonda. Ne è la prova il libro dell’anno Treccani 2025, che l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana ha appena pubblicato e che contiene una sezione dedicata ai neologismi più recenti che raccontano temi di cronaca, politica ed economia, ma anche sport e tecnologia. Da ingiocabile dedicato alle vittorie di Jannik Sinner a la qualunque ispirato all’iconico personaggio di Antonio Albanese Cetto, ecco quelli più significativi.

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Politica, economia e cronaca: i neologismi del 2025 per la Treccani

Diversi neologismi inseriti nel libro dell’anno Treccani 2025 derivano dalla politica. Basti pensare, per esempio, a Pro-Pal e sumud, strettamente legati al conflitto in Medio Oriente. Il primo indica «chi sostiene la causa politica del popolo palestinese», mentre il secondo, derivato dall’arabo, «resilienza, resistenza, speranza nel futuro e solidarietà intesi come valori culturali e politici dei palestinesi che intendono restare nelle terre dove abitano». Di matrice internazionale Brandmauer, «in Germania l’isolamento politico delle forze di estrema destra di tradizione o ispirazione nazista». L’economia ha invece ha contribuito all’introduzione di espressioni come bullismo economico, utilizzata «in senso fortemente polemico per indicare un’azione di sopraffazione esercitata con l’intento di imporre delle condizioni sfavorevoli agli altri attori attivi sulla scena», oppure controdazio, «il dazio che colpisce come strumento di ritorsione». Senza dimenticare cryptogate, «uno scandalo legato all’emissione di criptovalute».

Treccani, nel libro dell’anno i neologismi del 2025
Un corteo pro-Pal a Milano (Ansa).

Sui neologismi del libro dell’anno Treccani 2025 pesa anche l’impatto della cronaca, sia nazionale sia internazionale. Ne sono la prova affidopoli, «il presunto scandalo dello scorretto affidamento diretto di appalti», oppure maranza, termine che nel linguaggio comune viene usato per indicare «giovani che fanno parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, caratterizzati da atteggiamenti smargiassi e sguaiati e con la tendenza ad attaccare briga». Dall’estero arriva droga degli zombie, espressione prettamente giornalistica per indicare il Fentanyl, oppiaceo analgesico assunto illegalmente come stupefacente molto potente. C’è poi tornanza, che indica «l’azione, il fatto di ritornare nel luogo di origine». Vi sono infine anche rifugio climatico, «luogo pubblico o privato in grado di offrire rifugio da temperature estreme», e kiss cam, «la telecamera che riprende le coppie sugli spalti che si baciano» divenuta virale a un concerto dei Coldplay.

Tecnologia, curiosità e sport: i nuovi termini dell’anno

Dalla tecnologia, il linguaggio italiano ha ereditato espressioni come allucinazione IA, utilizzata per identificare gli errori dell’intelligenza artificiale, oppure nudificazione, ossia «la creazione abusiva e illegale di falsi nudi, perlopiù femminili». Hi-tech protagonista anche con broligarchia, «la ristretta cerchia di uomini ricchi e potenti, rappresentati da grandi aziende nell’ambito delle tecnologie più avanzate, competitive e innovative, che condizionano o mirano a condizionare orientamenti politici e scelte dei governi», oppure metatelefono, «rettangolo di plastica trasparente simile a un cellulare ma finto». È un tributo a Sinner invece ingiocabile, «detto di atleta o di squadra così forte che non ci si può giocare contro». Curioso infine la qualunque, «una cosa qualunque detta a sproposito» che si ispira a Cetto la Qualunque, ideato da Antonio Albanese. Nel libro dell’anno romantasy, «genere di narrativa che intreccia storie d’amore appassionate e temi del fantasy avventuroso», e occhi spaccanti «che sprigionano uno sguardo intenso».

Treccani, nel libro dell’anno i neologismi del 2025
Antonio Albanese nei panni di Cetto la Qualunque (Ansa).

Fuga di firme da Limes, Caracciolo respinge l’accusa di filoputinismo

Il direttore di Limes Lucio Caracciolo respinge l’idea che la rivista abbia assunto una linea filorussa e replica con fermezza alle dimissioni di quattro firme dal Consiglio scientifico, dopo giorni di accuse pubbliche. «La guerra non può essere un alibi per rinunciare a comprendere il punto di vista di tutte le parti in causa. Questo è il nostro modo di lavorare, senza illusioni perché sappiamo che in guerra la verità è sempre accompagnata da una scorta di bugie», spiega il direttore al Corriere della Sera. I quattro che hanno lasciato la rivista sono Vincenzo Camporini, ex generale e capo di Stato maggiore della Difesa, il professore della John Cabot University Federigo Argentieri, l’analista Franz Gustincich e l’economista Giorgio Arfaras.

Le accuse mosse a Limes

Camporini ha motivato l’addio a Limes così: «Non potevo restare un minuto di più accanto a tutti quei filoputiniani sfegatati», accusando Caracciolo di essere «troppo filorusso e antieuropeista» e sostenendo che «riguardo all’Europa la pensa ormai come Donald Trump». L’accusa più concreta riguarda le mappe pubblicate dopo l’annessione della Crimea, rappresentata come Russia. Per Argentieri, la copertura della guerra in Ucraina sarebbe «una nube tossica che avvelena il pubblico» e il direttore, in quanto fonte autorevole, contribuirebbe «alla disinformazione».

Caracciolo: «Compito dell’informazione non è di militare»

Caracciolo respinge le accuse sulle mappe: «Dobbiamo fare un buon servizio al lettore. Chiunque va a Sebastopoli si accorge che si trova in Russia e non in Ucraina. Le nostre cartine indicano la realtà com’è, non come dovrebbe essere». Rivendica il pluralismo («compito dell’informazione non è di militare ma di offrire al lettore tutti gli strumenti utili a capire ciò che accade») e ammette un errore: alla vigilia del 24 febbraio 2022 aveva escluso un’invasione russa. «È vero ho sbagliato, mi succede. E resto convinto che la Russia abbia fatto una follia».

Il caso accende anche la politica

Il caso è diventato anche terreno di scontro tra Pd e M5s sulle posizioni opposte rispetto alla guerra in Ucraina. La deputata del M5s Chiara Appendino ha scritto su X che «Lucio Caracciolo è sotto attacco perché la sua rivista fa quello che il giornalismo dovrebbe sempre fare: dare spazio a tutte le voci e guardare le cose come stanno, non come la propaganda vorrebbe che fossero». Per Appendino «il mainstream taccia di “tradimento” o bolla come “filorusso” chiunque osi uscire dal coro». Collega poi questo clima alla «vergognosa censura» di eventi culturali a Torino e rifiuta «la narrazione della guerra necessaria» e «un’economia di guerra che divora il nostro futuro». Sul fronte opposto, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno (Pd), che ha replicato al post dell’ex sindaca di Torino così: «Semplicemente, molti autorevoli analisti hanno giustamente preso le distanze da una narrazione tossica e smaccatamente filo putiniana». Picierno definisce «tutto, tranne che giornalismo» la pubblicazione di propagandisti di «un regime criminale».

Il caso Corona-Signorini e la frattura insanabile tra media tradizionali e social

La scena si ripete ormai con una regolarità che delinea un fenomeno: ogni volta che un fatto scivola fuori dal perimetro del dicibile, ossia ciò che è consentito raccontare senza pagare pegno, a parlare sono i social, mentre i media tradizionali tacciono. Non per pudore, né per improvvisi scrupoli deontologici. Ma perché intervenire significherebbe disturbare un equilibrio di relazioni, conoscenze e convenienze che rischierebbe di ritorcersi contro. È accaduto con la violenta campagna condotta da Fabrizio Corona contro Alfonso Signorini: accuse pesanti di abuso di potere, chat esibite come prova, un sottotesto che richiama il baratto più antico dello show business, sesso in cambio di lavoro e notorietà.

Il caso Corona-Signorini e la frattura insanabile tra media tradizionali e social
Un’immagine di Fabrizio Corona – Io Sono Notizia, la docuserie in cinque episodi, in arrivo su Netflix.

Toccherà alla magistratura, e alle immancabili querele, il compito di stabilire se Corona dica il vero o se stia semplicemente recitando l’ennesimo numero da fustigatore morale a gettone. Il punto è un altro. Ed è più scomodo perché mette in crisi un intero ecosistema: la frattura ormai strutturale tra l’informazione tradizionale e quella che viene generata e prospera sulle piattaforme. Una divaricazione che non è più solo tecnologica, ma culturale, etica, persino antropologica.

Per i giornali il costo potenziale supera qualsiasi beneficio

Le clip di Corona nascono su YouTube, migrano su Instagram e TikTok, vengono sezionate, criticate, difese, rilanciate. Vivono di commenti, reazioni, polarizzazioni. I giornali invece, salvo rarissime eccezioni, scelgono di ignorare: non riportare, non citare, non approfondire. Nemmeno rifugiarsi nella formula pigra del caso diventato virale sul web. E non perché manchino gli elementi narrativi che al contrario abbondano, ma perché il costo potenziale supera qualsiasi beneficio.

Il caso Corona-Signorini e la frattura insanabile tra media tradizionali e social
Alfonso Signorini fuori dalla casa del Grande Fratello Vip (foto Ansa).

L’autocensura, la forma più elegante e ipocrita del silenzio

Querele, inserzionisti, rapporti di filiera, incroci di interessi: l’editoria è diventata un esercizio quotidiano di sopravvivenza dentro un settore i cui numeri sono in drammatica contrazione. Da qui nasce l’autocensura, la forma più elegante e ipocrita del silenzio. Non servono telefonate intimidatorie: basta attenersi alle tacite regole che sovrintendono al mercato editoriale. Chi scrive le conosce, e chi dirige un giornale ancora meglio.

L’informazione ha rinunciato al conflitto per preservare se stessa

Ed è proprio in questo spazio lasciato vuoto che si infilano figure come Corona, che non sono giornalisti ma nemmeno semplici provocatori. Sono sintomi della metamorfosi in atto. Occupano il territorio abbandonato da un’informazione che ha rinunciato al conflitto per preservare se stessa. Quando Corona rivendica di fare vera informazione mente. Ma non quando dice che oggi i giornali certe cose non se le possono più permettere. Non perché siano false, ma perché incompatibili con il sistema di relazioni che ne garantisce la sopravvivenza.

Il caso Corona-Signorini e la frattura insanabile tra media tradizionali e social
Fabrizio Corona in tribunale a Milano (foto Ansa).

Corona gioca apertamente su questa frattura. Si nutre del silenzio dei media tradizionali per accreditarsi come l’unico che osa parlare, l’unico non condizionato da editori, pubblicità, equilibri di palazzo, amichettismi. È una narrazione interessata, ma efficace. E soprattutto resa credibile dall’esiguità di voci alternative.

Non è libertà contro responsabilità, è esposizione contro protezione

Il risultato è paradossale. Le piattaforme, nate come luoghi del rumore, diventano sedi di discussione pubblica. I giornali, nati per illuminare, scelgono l’ombra. Non è libertà contro responsabilità, come piace raccontarsi nelle redazioni. È esposizione contro protezione. I social non hanno capitale relazionale da difendere. I giornali sì. E lo fanno restringendo il campo d’intervento.

Se nessuno è del tutto innocente, nel silenzio tutti sono complici?

Il caso Corona pone una domanda che comprensibilmente crea più di un imbarazzo: se le accuse toccano il nervo scoperto del potere opaco, trasversale, che governa carriere e ambizioni, perché per l’informazione tradizionale è diventato quasi impossibile anche solo nominarlo? Forse perché quel nervo attraversa anche le redazioni, gli uffici stampa, i salotti televisivi dove tutti si conoscono e dove, proprio perché nessuno è del tutto innocente, nel silenzio tutti sono complici?

Il caso Corona-Signorini e la frattura insanabile tra media tradizionali e social
Alfonso Signorini (foto Imagoeconomica).

Luoghi meno presentabili ma meno permeabili ai condizionamenti

Difficile dire se siamo all’inizio di un #MeToo all’italiana. Intanto però siamo davanti a qualcosa di più rivelatore: la certificazione che il racconto del potere si è spostato altrove, in luoghi meno presentabili ma meno permeabili ai condizionamenti. Non è una buona notizia. Ma è una notizia. E il fatto che a darla siano gli algoritmi, mentre i giornali abbassano lo sguardo, dice molto sullo stato dell’informazione. E forse ancora di più sul sistema che dovrebbe raccontare.

Le accuse di Corona, la crepa nel sistema Signorini e il colpo al potere dei Berlusconi

Ci sono personaggi che, per anni, hanno vissuto fuori dal rischio. Hanno attraversato scandali, processi, tempeste mediatiche come se fossero stati protetti da una campana di vetro. Alfonso Signorini, lo storico direttore di Chi, è stato uno di questi. Sempre presente. Sempre centrale. Eppure raramente è finito nell’occhio del ciclone. Era (è) la cassaforte dei segreti della famiglia Berlusconi, come di tanti altri vip e potenti nell’Italia degli ultimi due decenni. Oggi, per la prima volta, quella campana però sembra essersi incrinata.

Le accuse di Corona, la crepa nel sistema Signorini e il colpo al potere dei Berlusconi
Alfonso Signorini (foto Imagoeconomica).

Le accuse di Fabrizio Corona non sono certo una sentenza. E non hanno nemmeno dato il via (per il momento) a un atto giudiziario. Sono un racconto. Confuso. Iperbolico. Spesso eccessivo. Arrivano in un momento in cui il network attorno a Signorini è meno compatto, di sicuro più fragile di una volta. E questo fa la differenza.

Le accuse di Corona, la crepa nel sistema Signorini e il colpo al potere dei Berlusconi
Un frame del trailer di Fabrizio Corona – Io Sono Notizia, la docuserie in cinque episodi in arrivo su Netflix dal 9 gennaio (foto Ansa).

Signorini, il centro di un sistema che gestiva relazioni, accessi, possibilità

Per la prima volta, infatti, Signorini non appare solo come il narratore del potere mediatico. Ma come uno dei suoi ingranaggi più visibili. È questo il salto che rende la vicenda diversa dalle molte polemiche che lo hanno riguardato negli anni, senza scalfirlo. Corona non lo attacca per una copertina, per una frase, per una scelta editoriale. Lo accusa di essere parte nevralgica di un sistema. Di gestire relazioni, accessi, possibilità. Di avere esercitato un potere non solo narrativo, ma selettivo. Un potere che passa dal decidere chi entra in televisione, chi ottiene visibilità, chi resta fuori. È un’accusa che non ha ancora riscontri giudiziari, ma che colpisce il cuore di quell’immagine di personaggio pubblico che Signorini si è costruito negli ultimi anni.

Le accuse non riguardano ciò che Alfonso racconta. Ma cosa rappresenta

La risposta, da parte di “Alfonsina la pazza” (copyright Dagospia), è stata al momento misurata. Nessuna sceneggiata. Nessuna contro-narrazione social. Nessun tentativo di ribaltare il racconto sul piano emotivo. Solo una frase asciutta: «Ho dato mandato ai miei legali». È una frase che chiude. Ma non spegne. Perché intorno, questa volta, il rumore non è solo gossip. È il suono di una domanda che, come mai accaduto prima, non riguarda ciò che Signorini racconta. Ma cosa rappresenta.

Le accuse di Corona, la crepa nel sistema Signorini e il colpo al potere dei Berlusconi
Le accuse di Corona, la crepa nel sistema Signorini e il colpo al potere dei Berlusconi
Le accuse di Corona, la crepa nel sistema Signorini e il colpo al potere dei Berlusconi
Le accuse di Corona, la crepa nel sistema Signorini e il colpo al potere dei Berlusconi
Le accuse di Corona, la crepa nel sistema Signorini e il colpo al potere dei Berlusconi

La rottura con Parpiglia e una perdita di copertura e protezione reciproca

Il tempismo è stato tutto in questa vicenda. Le accuse di Corona sono arrivate dopo la rottura con Gabriele Parpiglia con Signorini. Collaboratore storico di Alfonso. Firma riconoscibile. Uomo di fiducia. Un sodalizio durato anni, cresciuto tra redazioni e retroscena, e finito in modo pubblico, ruvido, non pacificato. Quando una coppia professionale di questo tipo si separa così, nel mondo del gossip non è mai solo una questione di caratteri. È una perdita di copertura. Di protezione reciproca. Di silenzi condivisi. È in questo spazio che Corona entra in scena.

Le accuse di Corona, la crepa nel sistema Signorini e il colpo al potere dei Berlusconi
Gabriele Parpiglia nel 2017 (foto Imagoeconomica).

Non colpisce Signorini come conduttore. Né come personaggio televisivo. Colpisce il ruolo. L’autorità che si occupa della selezione. L’idea che esista una soglia. E che Signorini sia stato, per anni, uno dei custodi di quella soglia. Non è un caso che Parpiglia stia cavalcando la questione sui social, raccontando come lui per anni abbia denunciato il sistema Signorini, senza ricordarsi di essere stato un suo prodotto e di aver alimentato quel meccanismo per decenni.

Negli anni di Vallettopoli Signorini era già una figura centrale

Per capire perché questa accusa pesa più di altre bisogna tornare indietro. Molto indietro. A quando il potere di Signorini non era televisivo, ma editoriale. E passava dalle fotografie. Negli anni di Vallettopoli, quando il gossip italiano venne messo sotto processo e il mondo dei paparazzi finì nei fascicoli giudiziari, Signorini era già una figura centrale. Non però l’uomo simbolo dell’inchiesta. Quello era Fabrizio Corona. Ma il settimanale Chi era il luogo dove le immagini arrivavano. Dove venivano valutate. Dove si decideva se una storia sarebbe diventata pubblica o meno. Dove si sceglieva anche se scavalcare i paparazzi che avevano inviato gli scatti, usando i propri fotografi per scovare in autonomia la notizia, evitando così di pagare.

Le accuse di Corona, la crepa nel sistema Signorini e il colpo al potere dei Berlusconi
Inchiesta del 2009 sui vip, Signorini in aula con alcune foto di Barbara Berlusconi, che gli vennero proposte da Fabrizio Corona (foto Ansa).

Nei processi il nome di Signorini compariva solo come testimone. Un interlocutore. E punto di snodo. Le cronache raccontavano di foto visionate in redazione. Di telefonate per avvertire i protagonisti. Di interviste organizzate. Di rapporti professionali con Corona che, riletti oggi, restituiscono il clima di un’epoca in cui il confine tra informazione, mediazione e pressione era labile.

Uomo di fiducia dei Berlusconi, non solo direttore di rotocalco

Ma è nel rapporto con la famiglia Berlusconi che la forza di Signorini ha assunto una forma più profonda. Per anni, Alfonso è stato considerato un uomo di fiducia. Non solo un direttore di rotocalco. Ma un interprete affidabile dell’universo berlusconiano. Un giornalista capace di maneggiare storie delicate senza farle esplodere. Abile a difendere. Schermare. Scegliere il tono giusto. Del resto, negli anni sulla sua scrivania è passato di tutto, anche le foto dei figli più piccoli del Cavaliere, che all’inizio degli Anni 2000 frequentavano discoteche come tanti altri calciatori beccati in flagranza di baldoria dai paparazzi.

Le accuse di Corona, la crepa nel sistema Signorini e il colpo al potere dei Berlusconi
Silvio Berlusconi su una copertina di Chi nel 2009 (foto Ansa).

Durante gli anni delle “cene eleganti” ad Arcore, Signorini è stato tra i pochi che pubblicamente ha difeso Silvio Berlusconi con convinzione. In tivù, sui giornali, spiegando che si trattava, secondo lui, di attacchi politici. Che la vita privata non poteva essere messa sotto processo. Una linea chiara. E coerente.

Un consigliere informale di Silvio, capace di leggere l’opinione pubblica

In ambienti giornalistici si racconta — da sempre — che Signorini fosse ascoltato. Che fosse considerato un consigliere informale. Non un stratega politico, ma un uomo capace di leggere l’opinione pubblica. Di capire cosa far uscire e cosa no. Di suggerire prudenza o reazione. Non è mai stato un ruolo ufficiale. Ma in quel mondo i ruoli più importanti non sono mai quelli negli organigrammi.

L’universo Mondadori e il rapporto sempre solido con Marina

Con Marina Berlusconi il rapporto è sempre stato solido. Di fiducia reciproca. Signorini ha diretto Chi, il cuore editoriale del gruppo Mondadori, per 17 anni, dal 2006 fino a marzo 2023. Poi ha lasciato la direzione operativa a Massimo Borgnis per assumere il ruolo di direttore editoriale e dedicarsi a nuovi progetti. Di certo è sempre stato affidabile. Uno che non sgarrava mai. Non tradiva. E soprattutto sapeva maneggiare un materiale che, per la famiglia, non è mai stato solo gossip. Era reputazione. Politica. Potere.

Le accuse di Corona, la crepa nel sistema Signorini e il colpo al potere dei Berlusconi
Alfonso Signorini durante la registrazione di una puntata di “Kalispera” nel 2011 (foto Ansa).

Perché per i Berlusconi il confine tra privato e pubblico è sempre stato politico. E lo è ancora di più oggi. Negli ultimi anni, l’ipotesi di una discesa in politica di Pier Silvio Berlusconi — evocata, smentita, lasciata fluttuare — o di Marina (ipotizzata da Corona) ha riacceso l’attenzione sull’immagine degli eredi del Cavaliere. In questo scenario, ogni scossa mediatica può trasformarsi potenzialmente in un problema politico. E ogni figura simbolo del potere mediatico del gruppo diventa sensibile.

Tacere non è segno di indifferenza, ma controllo del danno

Le accuse di Corona, in questo senso, sono una polpetta avvelenata difficile da gestire. Non colpiscono direttamente i Berlusconi. Ma se la prendono con uno degli uomini che meglio ha incarnato, per anni, il loro universo mediatico. Un direttore Mondadori. Un volto Mediaset. Un garante del racconto. Finora la reazione è stata principalmente il silenzio. Nessuna presa di distanza. Nessuna smentita pubblica. Nessun segnale di nervosismo. Ma tacere, in certi ambienti, non è segno di indifferenza. È controllo del danno.

Il Grande Fratello Vip assegna ruoli e distribuisce notorietà

Il ruolo di Signorini negli anni ha cambiato forma. Dalla carta è passato alla televisione. Dalle copertine al prime time. Dal racconto alla selezione. Il Grande Fratello Vip è diventato il nuovo ombelico di quel mondo. Non solo un reality. Ma una macchina di visibilità. Un dispositivo che crea personaggi. Assegna ruoli. E distribuisce notorietà.

Le accuse di Corona, la crepa nel sistema Signorini e il colpo al potere dei Berlusconi
Alfonso Signorini (foto Imagoeconomica).

In questo contesto, il conduttore non è solo un presentatore. È il custode morale del format e garante delle regole. Proprio lì Corona ha affondato il colpo. Non sul passato. Ma sul presente. Non sulle foto. Ma sulle opportunità. Non sulla carta. Ma sull’accesso.

L’apparenza è sostanza e la crepa conta quanto il crollo

Per questo oggi la storia pesa di più. Non perché Corona sia improvvisamente diventato affidabile. Ma perché il contesto è cambiato. Perché Signorini è più potente che mai. E perché ha appena perso una parte della sua rete di protezione. Nel mondo che lui conosce meglio di chiunque altro – quello dello spettacolo e del potere mediatico – l’apparenza è sostanza. E la crepa conta quanto il crollo. Per la prima volta, l’idea che Alfonso Signorini sia intoccabile non appare più granitica. E quando l’uomo che per anni ha gestito il racconto finisce dentro la storia, nulla è più davvero sotto controllo.

Medicina, il maledetto semestre filtro e il ritorno dei virologi star

Meglio avere un sufficiente numero di medici domani, o togliersi oggi la soddisfazione di vessare dei 19enni, facendogli perdere tempo, denaro e speranze, e per di più insultandoli pubblicamente? L’establishment di destra, rappresentato da Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, non ha dubbi: meglio la seconda opzione. Lo si è visto qualche giorno fa ad Atreju, con l’imbarazzante scenata di Bernini contro gli studenti di Medicina della Sapienza venuti a contestarla per quella specie di Hunger Games che sono stati i test del cosiddetto semestre filtro. A quanto pare, la stessa ministra, a pochi giorni dalla sclerata, ha praticamente dato ragione ai «poveri comunisti», e ha annunciato che rimetterà mano alla procedura d’accesso alla facoltà di Medicina, che si è rivelata ancora più impraticabile dei famigerati test d’ingresso introdotti a inizio secolo.

Il guilty pleasure del governo è prendere a ceffoni i giovani

Addio, quindi, al semestre filtro, dove la prima parola è ingannevole (i sei mesi per preparare fisica, biologia e chimica erano in realtà solo due), la seconda rivelatrice: per definizione, un filtro serve a trattenere impurità solide in un fluido. Nella mente di chi ha introdotto il “semestre”, gli aspiranti medici erano dunque un fluido da purificare, e il “semestre” il sistema per renderlo puro catturando i corpi estranei per poi espellerli. Forse da questo atteggiamento deriva l’acido disprezzo mostrato da Bernini dall’alto del palco di Atreju: i giovani che non avevano superato i test-filtro erano scarti che non meritavano alcuna comprensione, e potevano essere impunemente bollati con gli epiteti con cui Silvio Berlusconi schiacciava quelli che non la pensavano come lui: «poveri» e «comunisti». Vabbè, non si poteva pretendere che una donna che ha speso gran parte della sua vita a difendere un anziano riccone, dall’oggi al domani si mettesse a difendere gli interessi di ragazzini senza tanti soldi in tasca. Tanto più se la donna oggi fa parte di un governo il cui guilty pleasure è prendere a ceffoni i giovani, prima i dissenzienti (pro-Pal, militanti ambientalisti, liceali che occupano, attivisti Lgbtq+), e ora anche quelli la cui unica colpa è voler studiare Medicina pur non essendo genietti delle Stem con una memoria di ferro.

Medicina, il maledetto semestre filtro e il ritorno dei virologi star
Anna Maria Bernini (Imagoeconomica).

Il ritorno dei virologi-star sul semestre filtro

Va detto che, almeno, Bernini si è ricreduta, anche se non ha spettacolarizzato la sua retromarcia tanto quanto il cazziatone contro i contestatori ad Atreju. Ma si sarà ricreduto anche il professor Roberto Burioni, che in un post all’indomani dei test-massacro ha puntato il dito contro gli studenti «impreparati»? «Io (i test, ndr) li avrei superati insieme a tutti i miei compagni di classe. Bisogna lamentarsi di meno e studiare molto di più», ha rincarato la dose sui social. «Se il liceo vi ha illuso (e ha illuso anche i vostri genitori che vi ritengono geni incompresi) promuovendo alla maturità il 99,98 per cento di voi e dando in alcune regioni al 20 per cento degli studenti il massimo dei voti è un’ottima occasione per riprendere contatto con la (dura) realtà». Siccome Burioni non è di destra, in una successiva intervista ha parzialmente scagionato i ragazzi e incolpato la scarsa qualità dell’insegnamento delle materie scientifiche alle superiori.

Medicina, il maledetto semestre filtro e il ritorno dei virologi star
Roberto Burioni (Imagoeconomica).

Al coro si è aggiunto anche il direttore di Malattie infettive al San Martino di Genova, Matteo Bassetti. «Questo è un semestre aperto, se i ragazzi sono andati a fare l’esame del primo semestre e non l’hanno passato, evidentemente vuol dire che non erano preparati adeguatamente, che non avevano studiato abbastanza, che non avevano fatto un percorso adeguato come scuole», ha commentato il professore. «Non è che si può decidere di fare il medico perché si guardano le serie tv o perché si vuole andare a fare il chirurgo estetico o perché si vogliono guadagnare dei soldi».

Medicina, il maledetto semestre filtro e il ritorno dei virologi star
Matteo Bassetti (Ansa).

Scivolando ancora un po’ verso la sinistra infettivologica che abbiamo imparato a conoscere ai tempi del Covid, troviamo un altro esperto, il presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, che concede ai ragazzi l’ulteriore beneficio del dubbio, e se la prende con chi ha elaborato i test, macchinosi e basati su aspettative irreali.

Medicina, il maledetto semestre filtro e il ritorno dei virologi star
Nino Cartabellotta (Imagoeconomica).

Ancora più magnanima Antonella Viola, docente di Patologia generale a Padova, che su Instagram ha addirittura chiesto scusa a studenti e famiglie per «una farsa lesiva sul piano emotivo ed economico» e ha spiegato che «oggi la memoria è esternalizzata, questo non rende le persone più stupide, ma diverse».

Chi oggi si iscrive a Medicina dovrebbe essere accolto dalla banda musicale

Per inciso: Bernini, Burioni, Cartabellotta e Viola appartengono a una generazione che è entrata all’università senza bisogno di test d’ingresso, e così pure praticamente tutti i medici cui tutti i giorni affidiamo la nostra salute. Fra 20 o 30 anni forse potremo fare a meno della figura dell’infettivologo-star, ma non dei medici. Anzi, ce ne sarà sempre più bisogno, visto che incombe la terza età di boomer e generazione X, milioni di anzianolescenti che assommeranno le patologie del benessere goduto da giovani a quelle dell’impoverimento vissuto dalla mezza età in poi. Ma i dottori cominciano già a scarseggiare ora, perché i più anziani vanno in pensione, e i pochi neo-medici temprati da una formazione lunga, faticosa e costosa non ci stanno a farsi sfruttare nella sanità pubblica, e si impiegano nel privato o vanno all’estero. Altro che semestre filtro, le facoltà di Medicina dovrebbero accogliere con banda musicale e pioggia di fiori tutti i ragazzi e le ragazze che desiderano ancora imparare a curare i mali dei loro simili, anziché fare i content creator su OnlyFans. Dove per ora non sono previsti test d’ingresso, ma visto l’affollamento, presto potrebbero introdurli anche lì.

Volo Cracovia-Bergamo, si spegne un motore dell’aereo: si indaga

I passeggeri del volo Cracovia-Bergamo dell’8 dicembre scorso hanno vissuto momenti di puro panico. Subito dopo il decollo, infatti, il velivolo di Malta Air ha superato gli 8 mila piedi quando uno dei due motori si è improvvisamente spento. I piloti hanno lanciato un messaggio d’allarme segnalando l’anomalia, ma sono riusciti a riavviare in tempi rapidi i motori. L’aereo ha ritardato di oltre un’ora, ma è riuscito ad arrivare a destinazione. Ma cosa ha causato il blocco del motore? Secondo una prima ricostruzione, una visiera parasole si sarebbe staccata per poi cadere sui comandi dell’aereo. Da lì lo stop ai motori.

La Commissione statale polacca indaga

La Commissione statale polacca, però, non è del tutto convinta sull’origine dell’emergenza. Il velivolo è stato tenuto a terra per 50 ore dopo l’arrivo a Bergamo. La compagnia l’ha utilizzato soltanto due giorni dopo, per una tratta ben più breve, la Bergamo-Bologna. Dalle indagini, inoltre, è emerso che la leva del carburante, con cui si avvia il motore, ha un sistema grazie a cui non è così semplice il blocco. Come spiegato da Repubblica, lo stop si verifica soltanto se questa viene sollevata verso l’alto e poi spinta indietro. Un urto accidentale può far verificare questa eventualità? Le autorità stanno indagando su quanto accaduto.

Assolta Clizia Incorvaia: di cosa l’accusava l’ex compagno Francesco Sarcina

Il tribunale di Roma ha assolto Clizia Incorvaia, disponendo il non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato. L’influencer era finita a processo dopo la denuncia dell’ex compagno Francesco Sarcina, frontman delle Vibrazioni, che l’aveva accusata di aver diffuso immagini della figlia minorenne a fini commerciali senza il suo consenso. Sulla vicenda si era già espresso il giudice civile, che aveva vietato a Incorvaia la pubblicazione delle foto della bambina di 9 anni sui social network.

Il legale di Sarcina: «Attendiamo le motivazioni, in dibattimento nessun nuovo elemento»

La difesa del cantante ha annunciato che attenderà il deposito delle motivazioni: «Quello che sconcerta è che la stessa procura che dopo due anni di indagine chiede il rinvio a giudizio di Incorvaia, arriva in udienza e sulla base degli stessi elementi chiede il proscioglimento. Sono curiosa di vedere perché quei fatti non costituiscono reato». Nell’atto di accusa, la pm aveva sostenuto che l’imputata avrebbe pubblicato foto e video della figlia Nina «al fine di trarne profitto per sé e per altri», citando collaborazioni pubblicitarie legate a marchi di abbigliamento e calzature, ritenute in contrasto con la normativa sulla tutela dei minori e con gli accordi stabiliti in sede di separazione.

Rainbow acquista Geronimo Stilton

Il gruppo internazionale Rainbow, fondato nel 1995 da Iginio Straffi e famoso per i propri contenuti animati e per il Winx Club, ha acquisito un personaggio simbolo della narrativa per ragazzi. Si tratta di Geronimo Stilton, di cui la società ha acquistato la proprietà intellettuale. Come riportato da Prima Comunicazione, l’acquisto dei diritti è passato dalla compravendita delle quote della International Charachters, di proprietà di Elisabetta Dami, e della Pietro Marietti, dell’omonimo proprietario.

Straffi: «Geronimo Stilton crescerà su nuovi media»

È stata Dami a creare Geronimo Stilton, pubblicato in Italia da Piemme. Dalle sue avventure sono poi nate le Tea Sisters e le collane firmate Tea Stilton. Per Iginio Straffi, fondatore di Rainbow, «i libri di di Geronimo Stilton hanno contribuito a formare l’immaginario di milioni di bambini. Accogliere questo personaggio nella nostra famiglia è un grande onore e una grande responsabilità. Il nostro impegno sarà accompagnarlo in un percorso di crescita su nuovi media, restando fedeli ai valori che lo hanno reso unico».

Concorsi Banca d’Italia dicembre 2025, tre bandi per 160 assunzioni di candidati con laurea e diploma

Nella giornata del 16 dicembre 2025, la Banca d’Italia ha pubblicato tre concorsi pubblici per assumere 160 unità. Le immissioni coinvolgeranno sia l’amministrazione centrale che la rete territoriale, con contratti di lavoro a tempo indeterminato e a orario pieno. Nel dettaglio, l’istituto cerca figure di esperti e assistenti con orientamento nelle discipline economiche e vice assistenti. A seconda del bando per il quale ci si candidi, è necessario essere in possesso di un titolo di laurea o di un diploma di scuola superiore. Ecco, più nel dettaglio, dove reperire i bandi, qual è la suddivisione dei posti tra competenze e sedi territoriali, come inviare la domanda di candidatura e in cosa consistono le prove di selezione.

Concorsi Banca d’Italia dicembre 2025, quali sono i posti?

Concorsi Banca d’Italia dicembre 2025, tre bandi per 160 assunzioni di candidati con laurea e diploma
Svolgimento delle prove di un concorso pubblico (Imagoeconomica).

Ci sono poco più di 40 giorni di tempo a disposizione per candidarsi a uno dei tre concorsi pubblici della Banca d’Italia per un totale di 160 posti. Le selezioni riguardano interessati in possesso della laurea magistrale, specialistica, triennale o diploma ai fini dell’assunzione a tempo indeterminato di:

  • 45 esperti a orientamento nelle discipline economiche, suddivisi in 18 posti all’amministrazione centrale e alla sede di Roma e gli altri 27 posti distribuiti nella rete territoriale (Bando A);
  • 45 assistenti con orientamento nelle discipline economiche, suddivisi in 25 posti all’amministrazione centrale, alla sede di Roma e alla filiale di Roma Vermicino e gli altri 20 posti distribuiti nella rete territoriale (Bando B);
  • 70 vice assistenti suddivisi in 30 posti all’amministrazione centrale, alla sede di Roma e alla filiale di Vermicino e i restanti 40 presso la rete di tutta Italia (Bando C).

Requisiti per candidarsi ai concorsi della Banca d’Italia di dicembre 2025

Per candidarsi a uno dei concorsi è necessario far riferimento ai requisiti e ai titoli di studio elencati all’interno del bando, reperibile sul portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (InPa) o, direttamente, sul sito istituzionale della Banca d’Italia. In particolare, per i bandi A) e B) è necessario essere in possesso del titolo di studio universitario nelle discipline specifiche elencate all’articolo 1, mentre il solo bando C) ammette chi ha conseguito un diploma di istruzione secondaria di secondo grado della durata di cinque anni.

Come inviare la domanda per ciascun concorso?

Concorsi Banca d’Italia dicembre 2025, tre bandi per 160 assunzioni di candidati con laurea e diploma
Una immagine esterna della sede della Banca D’talia in Via XX Settembre a Roma (Ansafoto).

L’invio della domanda di partecipazione a ciascun concorso della Banca d’Italia deve essere effettuato entro la scadenza del giorno 27 gennaio 2026 utilizzando la piattaforma telematica messa a disposizione dalla Banca d’Italia. Si può accedere alla piattaforma dal portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (InPa), facendo una ricerca del concorso e cliccando sul tasto in basso «Invia la tua candidatura»; oppure direttamente dal sito istituzionale della Banca d’Italia seguendo il percorso Home > Chi siamo > Lavorare in Banca d’Italia > Informazioni sui concorsi > Concorsi aperti per cui è possibile presentare domanda e cliccare sul bando «160 assunzioni per l’Amministrazione Centrale e la Rete territoriale». Infine si ricorda che nel bando sono indicate le procedure di selezione, con la descrizione di ciascun esame preselettivo, scritto, orale, nonché la tabella di valutazione dei titoli.

La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno

Finalmente riapre il Medagliere, nel Museo nazionale romano, a Palazzo Massimo. Un’ottima notizia per l’ingegner Francesco Gaetano Caltagirone, un cultore delle monete dell’antica Roma, che anni fa spendeva molto tempo per ammirare le collezioni blindate dell’istituzione statale in quello che veniva chiamato “monetiere”, per accertarsi di quante monete antiche mancavano nella sua personale bacheca. Una raccolta, quella di Calta, che secondo numerosi esperti «vale più di quella museale». Che poi il merito di aver creato la collezione, oggi in mano allo Stato italiano, è del savoiardo Vittorio Emanuele III, ossia “il re numismatico”, protagonista assoluto degli studi sulle monete, autore del catalogo Corpus Nummorum Italicorum. La sua collezione contava 103.846 monete nell’anno 1940.

La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
Dal sito del Museo nazionale romano.

Lollo ha un concorrente “ai piani alti” sul food: il papa

A Lollo piace vincere facile. Il successo della cucina italiana non si scopre certo oggi, ma ora che è diventata ufficialmente patrimonio immateriale Unesco, qualsiasi cosa significhi (spoiler: è solo una nostra illusione anche un po’ infantile) il ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare prova a raccoglierne i frutti. Occhio però, ora ha un concorrente: nientepopodimeno che papa Leone XIV. Già, perché con Prevost a capo della chiesa cattolica mondiale, il Perù, terra nella quale ha svolto per anni il suo mandato pastorale, è diventata la «miglior destinazione culinaria del mondo» (nel 2024 era già stata premiata, ma solo come numero uno dell’America Latina), grazie a un piatto-simbolo come il ceviche. Vuoi vedere che, come suggerisce qualcuno, «quel signore vestito di bianco nel mondo è più ascoltato di Lollo»…

La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare (foto Imagoeconomica).

Carelli alla festa dell’ex editore de L’Espresso

Grande festa per Forbes Italia nella serata di martedì 16 dicembre a Roma, nelle sale di Palazzo Brancaccio. A guidare l’evento, con tanto di premiazioni di imprenditori, il direttore Alessandro Rossi con l’editore Danilo Iervolino. È apparsa curiosa la presenza all’evento del direttore de L’Espresso Emilio Carelli: perché Rossi era stato a capo del settimanale quando il proprietario era Iervolino, mentre Carelli è arrivato con il successivo editore, Donato Ammaturo. Tra l’altro, leggendo l’editoriale di Rossi, viene citata la mega sede milanese voluta da Iervolino per Forbes, in piazza Diaz, e molti hanno pensato agli uffici sontuosi di via del Corso ai tempi di Rossi, mentre ora Carelli & Co. si trovano in un edificio brutalista sulla via Ostiense. Tra i partecipanti alla serata, da sottolineare, alcune firme che scrivevano su L’Espresso di Rossi e poi «tagliate in malo modo», come sussurra qualcuno, dai successori, tipo il potentissimo Massimiliano Atelli, capo di gabinetto del ministro dello Sport Andrea Abodi. Tutta gente che ha la memoria lunga e attende sulla riva del fiume…

La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno

Garante Privacy, il M5s torna a chiedere le dimissioni

No, non è finita la storiaccia della condanna a Report per il caso Sangiuliano: il capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione di vigilanza Rai, Dario Carotenuto, è tornato a chiedere il passo indietro di Pasquale Stanzione e del collegio del Garante della Privacy: «Nel silenzio assordante che sta calando sulla vicenda, mentre ribadiamo senza giri di parole la richiesta di dimissioni per l’intero collegio, arriva un nuovo sonoro schiaffo in faccia all’Autorità. Il tribunale assolve Report per una puntata del 2020 e smonta pezzo per pezzo l’impostazione del Garante, giudicata infondata. Non solo: il Garante viene pure condannato a pagare le spese legali. Per fortuna ci sono i tribunali, ma in generale il fatto che il giornalismo di inchiesta possa essere soffocato da un’autorità politicizzata deve avere termine. E comunque: quanto dobbiamo ancora aspettare perché Agostino Ghiglia e compagni mollino la poltrona?».

La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno
La sfida di Calta al Medagliere del Museo nazionale romano: le pillole del giorno

Integrazioni di pensione dicembre 2025: in arrivo due indennità

Nelle ultime ore, l’Inps ha pubblicato un messaggio nel quale si annuncia l’arrivo delle integrazioni di pensione di dicembre 2025, grazie alle quali molti pensionati potranno fruire di due indennità aggiuntive, verificabili nel cedolino di questo mese. Oltre all’assegno mensile, infatti, i percettori di pensione riceveranno la quattordicesima mensilità e un’indennità una tantum di 154,94 euro. Ecco, quindi, come verificare chi ha diritto a ricevere le due indennità e trovarne riscontro nel cedolino di pensione di dicembre 2025.

Integrazioni pensione dicembre 2025, a chi spetta il bonus di 154,94 euro?

Integrazioni di pensione dicembre 2025: in arrivo due indennità
La sede Inps in Corso Giulio Cesare a Torino (Ansafoto).

Con il messaggio numero 3781 del 15 dicembre 2025, l’Inps rende noto che sono state completate le elaborazioni per il pagamento delle due indennità di dicembre da erogare a integrazione della pensione di questo mese. Si tratta:

  • del bonus aggiuntivo di 154,94 euro;
  • della cosiddetta “quattordicesima”.

L’Istituto di previdenza stima che saranno oltre 400 mila i pensionati che riceveranno il trattamento integrativo di 154,94 euro. L’indennità è prevista dalla legge numero 388 del 2000. Più nello specifico, il bonus spetta ai percettori di pensioni di importo compreso tra 7.844,20 euro e 7.999,14 euro all’anno e rispetti le seguenti soglie:

  • di reddito personale fino a 11.766,30 euro;
  • di reddito familiare, per i pensionati coniugati, fino a 23.532,60 euro.

L’Inps informa, inoltre, che il pagamento è stato già effettuato in via provvisoria e che le verifiche saranno effettuate in un momento successivo sulla base dei redditi dichiarati dal percettore di pensione.

Pensioni, a chi spetta la quattordicesima mensilità 2025?

Per quanto concerne la quattordicesima mensilità, a dicembre 2025 l’indennità è stata riconosciuta a un totale di 149.580 beneficiari che hanno perfezionato i requisiti nel secondo semestre 2025. In particolare, il beneficio spetta ai percettori di pensione che abbiano compiuto l’età di 64 anni tra agosto e dicembre 2025, purché i loro redditi siano in linea con i limiti previsti. I pensionati interessati ad avere maggiori informazioni sugli importi ricevuti con il pagamento delle pensioni di questo mese, possono effettuare le opportune verifiche sul cedolino di dicembre 2025. Gli stessi, inoltre, possono ricevere le relative notifiche e-mail, App Io e nell’area personale del portale dell’Inps («MyInps») previa indicazione dei propri contatti. Infine, per ulteriori informazioni è possibile consultare il portale dell’istituto di previdenza o rivolgersi di persona alle strutture territoriali di competenza.

Corsi di filosofia per militari, l’ok dell’università di Modena

All’interno del corso di laurea in Scienze strategiche del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio Emilia prenderà forma un nuovo percorso curricolare a orientamento filosofico rivolto agli allievi ufficiali dell’Accademia militare di Modena. L’iniziativa è stata definita dopo l’approvazione, da parte del consiglio del corso di laurea, delle modifiche all’ordinamento didattico che entreranno in vigore dall’anno accademico 2026-2027 che prevedono anche l’attivazione di un secondo indirizzo a carattere gestionale, entrambi pensati per i frequentatori dell’Istituto militare. Il nuovo assetto rappresenta di fatto l’alternativa al corso di filosofia che non era stato accolto dall’Università di Bologna, scelta che aveva acceso un ampio dibattito con le critiche espresse anche da Giorgia Meloni.

Bernini: «Torna il dialogo tra sapere e servizio»

Sull’intesa tra Accademia e ateneo è intervenuta la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, sottolineando che «quando l’università sceglie di assumersi fino in fondo la propria responsabilità formativa, il Paese fa un passo avanti». Secondo la ministra, il percorso avviato a Modena «va esattamente in questa direzione. È la ripresa di un dialogo che qualcuno avrebbe voluto interrompere e che invece torna a riallacciarsi: tra sapere e servizio, tra formazione accademica e sicurezza nazionale. Due dimensioni che non si escludono, ma si rafforzano a vicenda». Bernini ha poi rimarcato che «la sicurezza non è solo tecnica o addestramento, ma anche comprensione profonda del mondo che cambia», aggiungendo che investire nella preparazione degli ufficiali significa rafforzare «istituzioni più solide, una democrazia più matura, un’Italia più forte nella sua libertà».

Reddito di libertà 2025, l’importo sale a 530 euro: ecco come inviare la domanda

Novità sulla presentazione della domanda e sulla fruizione del reddito di libertà 2025: l’importo, infatti, è stato aggiornato ed è salito a 530 euro al mese. L’incremento di quanto spettante deriva dal riparto delle risorse aggiuntive previste dalla Manovra del 2025. L’indennità spetta, per la durata di un anno, alle donne che siano rimaste vittime di violenza e che si trovino in condizioni di povertà. Il decreto del ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 dicembre 2025 ha reso definitivi gli aumenti dell’importo mensile del reddito di libertà.

Reddito di libertà 2025, qual è l’importo spettante?

Sale a 530 euro al mese l’importo del reddito di libertà 2025, l’indennità spettante alle donne vittime di violenza, in condizioni di difficoltà dal punto di vista economico. Infatti, il decreto del 17 settembre scorso del ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, Eugenia Maria Roccella, di concerto con i ministri del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone, e dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 289 del 13 dicembre 2025, stabilisce l’aggiornamento dell’importo a 530 euro mensili, sulla base della ripartizioni delle risorse aggiuntive messe a disposizione dal comma 222 della legge 207 del 2024 (legge di Bilancio 2025). La misura serve a sostenere le donne vittime di violenza affinché possano intraprendere un percorso di autonomia personale.

A chi spetta il reddito di libertà 2025?

Reddito di libertà 2025, l’importo sale a 530 euro: ecco come inviare la domanda
Il ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, Eugenia Maria Roccella (Imagoeconomica).

Inoltre, il reddito di libertà è cumulabile con altre forme di sostegno, come per esempio l’Assegno di inclusione (AdI). Pertanto, il sostegno spetta alle donne vittime di violenza, a prescindere che abbiano dei figli, seguite dai centri anti-violenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali. L’indennità serve, soprattutto, a garantire una certa indipendenza economica alla donna uscita di casa per le ragioni indicate, il cui stato di bisogno straordinario e urgente sia stato accertato e dichiarato dalle strutture sociali.

Come presentare la domanda del sostegno alle donne vittime di violenza?

Reddito di libertà 2025, l’importo sale a 530 euro: ecco come inviare la domanda
La panchina rossa dedicata alle donne vittime di violenza di genere (Imagoeconomica).

Per ricevere il reddito di libertà è necessario presentare la domanda mediante il proprio Comune di residenza tra il 1° gennaio e il 31 dicembre di ogni anno. Il Comune trasmette la pratica all’Inps che la gestisce sulla base degli requisiti e degli elementi a disposizione, nei limiti delle risorse finanziarie stanziate per la misura. La domanda può essere trasmessa anche per più anni, in caso di rigetto della precedente. Inoltre, per lo stesso anno non può essere inoltrata più di una richiesta. L’istituto di previdenza eroga l’indennità nei limiti delle risorse assegnate a livello regionale o di provincia autonoma. Infine, si ricorda che il sostegno non può essere erogato se la richiedente ha già fruito della stessa prestazione.

Contributi FVG 2026: bonus di 10 mila euro in arrivo a imprese e professionisti

In arrivo i contributi in FVG per le imprese e i liberi professionisti che potranno disporre di un bonus di 10 mila euro per l’adeguamento dei propri processi produttivi e dei servizi all’Intelligenza Artificiale a partire dal 2026. Per questa misura, la Regione Friuli Venezia Giulia ha stanziato una dote da un milione di euro che consentirà di ottenere i contributi fino al 75 per cento delle spese ammissibili. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha presentato l’incentivo nella giornata del 15 dicembre 2025, insieme alle altre misure contenute nella Finanziaria regionale del prossimo anno, con una particolare attenzione alle agevolazioni alle micro e piccole imprese, nonché ai liberi professionisti.

Bonus FVG 2026, a chi spetta e che cos’è il voucher di 10 mila euro?

Contributi FVG 2026: bonus di 10 mila euro in arrivo a imprese e professionisti
ChatGPT, Intelligenza artificiale (Imagoeconomica).

Si attende per l’inizio del 2026 l’uscita del regolamento che darà attuazione a una misura adottata dalla Regione Friuli Venezia Giulia riguardante un bonus del valore del 75 per cento delle spese ammissibili ed entro l’importo massimo di 10 mila euro per gli investimenti dedicati all’intelligenza artificiale, considerata come una leva indispensabile per favorire la competitività e lo sviluppo delle imprese della regione. Il bonus potrà essere richiesto sia dalle micro e piccole imprese che dai liberi professionisti con residenza nella Regione. Per quanto riguarda la platea dei professionisti, saranno ammessi alla richiesta del voucher sia gli ordinisti che i non ordinisti. Pertanto, le imprese interessate dovranno fare attenzione alla pubblicazione del regolamento, previsto per il mese di febbraio 2026, che anticipa l’adozione del bando regionale. Grazie al documento, si potranno verificare le condizioni di accesso al bonus e come presentare la domanda.

Cosa si sa del bando sul bonus FVG 2026?

Qualche anticipazione è trapelata sul bonus per l’intelligenza artificiale nella giornata di ieri alla presentazione della legge Finanziaria 2026. Innanzitutto, non dovrebbe trattarsi di un click day, anche se le imprese e i professionisti dovranno fare in fretta per evitare l’esaurimento delle risorse, pari a un milione di euro. Con i voucher si potranno acquistare sia corsi di formazione che software da introdurre in azienda.

Rizzetto: «Friuli Venezia Giulia prima Regione a puntare sull’IA»

Contributi FVG 2026: bonus di 10 mila euro in arrivo a imprese e professionisti
Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera (Imagoeconomica).

«Sono molto orgoglioso del lavoro portato avanti dal gruppo di @fratelliditalia in Friuli Venezia Giulia sulla legge di Bilancio 2026 – si legge in un post di Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera – Il gruppo consiliare ha contribuito in modo determinante al rafforzamento della manovra regionale. Tutti gli emendamenti presentati sono stati accolti, a partire da un investimento strategico di un milione di euro sull’intelligenza artificiale: una scelta che rende il Friuli Venezia Giulia la prima Regione in Italia a puntare sull’introduzione dell’IA nei processi produttivi, a sostegno di micro e piccole imprese e dei liberi professionisti. Innovazione, inclusione e valorizzazione dei territori: è questa la direzione che vogliamo dare al Friuli Venezia Giulia».

Cosa prevede il protocollo contro la violenza sulle donne firmato dalle università di Milano

Il Comune di Milano e le università cittadine hanno firmato l’addendum al Protocollo interistituzionale «Milano per la prevenzione e il contrasto alla violenza maschile contro le donne», rafforzando una rete che coinvolge già circa 40 soggetti tra istituzioni ed enti pubblici e privati. La sottoscrizione è avvenuta martedì 16 dicembre, nel corso di un’iniziativa pubblica con la partecipazione dell’assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolé e dei rappresentanti degli atenei milanesi.

Quali università di Milano aderiscono

All’accordo aderiscono l’Università degli Studi di Milano, Milano-Bicocca, Politecnico, Cattolica, Bocconi, lulm, Humanitas University e Università Vita-Salute San Raffaele, che si aggiungono ai firmatari del protocollo promosso dal Comune e avviato nel novembre 2023. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento cittadino sulle politiche di prevenzione e contrasto alla violenza maschile contro le donne, mettendo in rete competenze, risorse e dati e superando la frammentazione degli interventi. Come spiegato dal Comune, l’adesione delle università amplia il raggio d’azione del protocollo, coinvolgendo in modo strutturale il mondo della formazione e della ricerca.

Cosa prevede il protocollo contro la violenza sulle donne firmato dalle università di Milano
Università Bocconi di Milano (Wikipedia).

Cosa prevede il protocollo sulla violenza contro le donne

Il protocollo impegna gli atenei a promuovere iniziative di sensibilizzazione e formazione rivolte a studenti e studentesse e a diffondere una cultura del rispetto. Sono previsti percorsi universitari e multidisciplinari dedicati alla prevenzione e al contrasto della violenza contro le donne, oltre a programmi di formazione continua per professionisti, insegnanti e operatori. Un altro punto centrale riguarda l’attivazione e il rafforzamento degli sportelli di ascolto all’interno delle università, in collaborazione con la Rete antiviolenza di Milano. Gli atenei si impegnano inoltre a svolgere attività di ricerca, a predisporre database condivisi e a collaborare allo sviluppo di politiche pubbliche più efficaci, anche in vista dell’istituzione di un Osservatorio cittadino sulla violenza di genere. Il lavoro sarà coordinato anche attraverso il Centro Interuniversitario Culture di genere, con momenti di confronto e verifiche periodiche sull’attuazione degli impegni assunti.

La Fontana di Trevi sta per diventare a pagamento

Nel prossimo futuro per visitare la Fontana di Trevi si dovrà pagare un biglietto. L’ipotesi sul tavolo del Campidoglio è stata confermata dall’amministrazione comunale, che parla però di un progetto ancora in fase di definizione. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il contributo – pari a due euro – dovrebbe entrare in vigore dal 7 gennaio 2026, con accesso gratuito garantito ai residenti romani. Su questo punto, però, dal Comune arriva una precisazione: non esiste ancora una data ufficiale di avvio.

La precisazione del Campidoglio

Fonti del Campidoglio citate dall’Adnkronos chiariscono che si tratta di «un’ipotesi di lavoro su cui l’Amministrazione Capitolina sta ragionando da tempo» e che «ad oggi non sono state decise date, né sono state prese decisioni formali». Anche l’ufficio stampa dell’assessore al Turismo Alessandro Onorato conferma l’intenzione di introdurre il biglietto, ma smentisce che il calendario sia già definito. La ricostruzione del Corriere della Sera descrive comunque un modello già delineato: due corsie separate nella piazza – una per i residenti e una per i turisti — pagamento elettronico del ticket e mantenimento del numero chiuso già in vigore.

La Fontana di Trevi sta per diventare a pagamento
Fontana di Trevi (Imagoeconomica).

Le ragioni dell’introduzione del ticket per la Fontana di Trevi

Alla base della decisione c’è il sovraffollamento cronico dell’area. La Fontana di Trevi è uno dei luoghi più visitati di Roma: solo nei primi sei mesi del 2025 ha registrato oltre 5 milioni e 300 mila visitatori, più di quanti ne abbia avuti il Pantheon in tutto il 2024. Dopo la fine dei lavori di manutenzione straordinaria, il Comune ha già introdotto un limite massimo di 400 persone alla volta. Secondo le stime citate dal Corriere, il ticket da due euro potrebbe garantire circa 20 milioni di euro l’anno, risorse che l’amministrazione intende destinare alla gestione, alla sicurezza e alla tutela del monumento.

Sospesa l’asta dei doni ricevuti da Meloni dai leader esteri

L’asta dei regali istituzionali ricevuti da Giorgia Meloni nel corso delle missioni ufficiali all’estero è stata bloccata. La sospensione, riportata dal Fatto Quotidiano, è legata alla posizione del responsabile della società incaricata della vendita, la Bertolami Fine Art, raggiunto da una misura interdittiva nell’ambito di un’indagine per traffico illecito di beni archeologici.  L’asta avrebbe dovuto riguardare esclusivamente i doni con un valore superiore ai 300 euro, soglia oltre la quale la normativa impedisce al presidente del Consiglio di trattenerli. Il valore complessivo stimato degli oggetti selezionati si aggira intorno agli 800 mila euro.

Che cosa comprende la “collezione” di Giorgia Meloni

L’elenco, reso noto dopo un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato di Italia Viva Francesco Bonifazi, comprende oltre 270 articoli attualmente conservati in un locale di Palazzo Chigi. Tra questi figurano il primo omaggio ricevuto, la veste tradizionale delle donne del Kerala donata dal premier indiano Narendra Modi al G20 di Bali del novembre 2022, una statuetta raffigurante Javier Milei con una motosega, un sacco di riso proveniente dal Pakistan e una statua di stoffa regalata da Michele Emiliano. Completano la raccolta numerosi tappeti provenienti da Paesi arabi, oltre a gioielli, quadri e altri oggetti di varia natura.

Cadavere sui binari nel Senese, bloccata l’Alta velocità tra Roma e Firenze

Forti ritardi sull’Alta velocità tra Roma e Firenze a causa del ritrovamento di un cadavere sulla ferrovia nei pressi della stazione di Chiusi-Chianciano Terme (Siena). Sono in corso le operazioni della Polfer e pertanto i treni potranno essere instradati sulla linea convenzionale, con un maggior tempo di percorrenza. Al momento si parla di ritardi quantificabili in 90 minuti, ma l’interessamento della linea ad alta velocità, su una tratta molto importante, ha temporaneamente diviso l’Italia in due e pertanto i disagi potrebbero aumentare.