Gianni Melidoni, chi era il giornalista sportivo morto a 90 anni

È morto a 90 anni Gianni Melidoni, celebre firma dello sport italiano e figura di riferimento per più generazioni di lettori. A Roma aveva costruito quasi tutta la sua vita professionale e personale, legando il suo nome alle cronache calcistiche della Capitale. I funerali si terranno martedì 23 dicembre alle 9.30, nella chiesa di Santa Chiara in piazza dei Giuochi Delfici.

La carriera di Gianni Melidoni

Melidoni era entrato giovanissimo al Messaggero: a 20 anni venne assunto e, stagione dopo stagione, ne divenne una colonna. Per oltre due decenni guidò le pagine sportive fino ad arrivare a essere vicedirettore. In seguito lavorò anche al Tempo. Seguì 11 Olimpiadi da inviato, a partire da Roma 1960: allora fu l’unico cronista a prevedere l’oro di Livio Berruti nei 200 metri. Ma nonostante l’esperienza ai Giochi restò soprattutto un cronista di calcio: narrò lo storico scudetto della Lazio di Tommaso Maestrelli nel 1974 e quello della Roma di Nils Liedholm nel 1983, consegnando alla città pagine che molti tifosi ricordano ancora oggi. Il pubblico lo imparò a conoscere anche attraverso la polemica: al Processo di Aldo Biscardi amava ricordare che «erano confronti sempre di livello alto, nessuno gridava e nessuno sbagliava i congiuntivi». Durante il programma contestò il peso politico dei club del Nord e criticò Enzo Bearzot per l’esclusione di Roberto Pruzzo dai Mondiali del 1982. Lascia la moglie, sei figli e numerosi nipoti.

Roberto Petri assume la presidenza di Assoporti

Roberto Petri è stato eletto presidente dell’Associazione dei Porti Italiani (Assoporti). La sua nomina segna una discontinuità rispetto alla prassi consolidata di assegnare l’incarico a uno dei presidenti delle Autorità di Sistema Portuale. Petri prenderà il posto di Rodolfo Giampieri, giunto a fine mandato dopo aver guidato l’associazione negli ultimi quattro anni e mezzo.

Chi è Roberto Petri

Petri, 76 anni, proviene dal settore bancario. Presidente esecutivo di Italimmobili, è stato componente dei cda dell’Eni (dal 2011 al 2014), di Finmeccanica (dal 2005 al 2008) e Fintecna (dal 2003 al 2006). Dal 2008 al 2011 è stato inoltre capo della segreteria dell’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa. L’elezione di Petri si inserisce in una fase particolarmente significativa per il settore, caratterizzata da un profondo rinnovamento della governance: nel corso del 2025 sono stati infatti nominati 14 nuovi presidenti di Autorità di Sistema Portuale. A questo scenario si affiancherà, nel 2026, il previsto varo della riforma portuale.

Michele Briamonte eletto socio dell’Accademia dell’Agricoltura di Torino

L’Accademia dell’Agricoltura di Torino ha scelto Michele Briamonte, presidente del Consorzio delle Residenze reali sabaude, come nuovo socio corrispondente. La nomina arriva da una delle più antiche istituzioni culturali italiane, fondata nel 1785 da Vittorio Amedeo III e storicamente impegnata nella ricerca agronomica. L’ingresso di Briamonte consolida un rapporto già operativo con la Reggia di Venaria, nodo centrale del sistema museale sabaudo. Negli ultimi anni le due realtà hanno lavorato fianco a fianco su progetti dedicati in particolare ai giardini storici. Con questa scelta quindi l’Accademia punta a rafforzare il legame con le istituzioni scientifiche e culturali del territorio, sostenendo attività condivise su agricoltura, paesaggio e conservazione. Commentando l’elezione, Briamonte ha parlato di riconoscimento personale e istituzionale: «L’Accademia è un luogo vivo di ricerca e innovazione, non solo di custodia del passato. È mia intenzione far continuare e crescere il dialogo e la collaborazione con la Reggia con progetti culturali e di valorizzazione reciproca».

Concorso Presidenza del Consiglio dei ministri 2025, assunzioni di 32 laureati: requisiti e domanda

Nella giornata del 19 dicembre 2025, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato il bando di concorso pubblico per le assunzioni di 32 figure in possesso del titolo di studio della laurea. Il reclutamento riguarda, nel dettaglio, 30 specialisti nella formazione e nella comunicazione e due esperti di traduzione di testi in lingua inglese. Ecco, dunque, quali sono le informazioni essenziali per prendere parte alla procedura, dove reperire il bando, quali sono i requisiti richiesti, in che modo inviare la domanda di partecipazione e in cosa consistono le prove di selezione in considerazione del fatto che il concorso è per titoli ed esami.

Concorso Presidenza Consiglio ministri 2025, quali sono i profili ricercati?

Concorso Presidenza del Consiglio dei ministri 2025, assunzioni di 32 laureati: requisiti e domanda
Svolgimento delle prove di un concorso pubblico (Imagoeconomica).

C’è tempo fino al 19 gennaio 2026 per inviare la domanda di candidatura al concorso pubblico per 32 posti di esperti laureati presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Le immissioni saranno disciplinate da rapporti di lavoro a tempo indeterminato e a orario pieno e si articoleranno, nel dettaglio, in:

  • 30 assunzioni nel profilo professionale di specialista esperto di formazione, comunicazione e sistemi di gestione, da destinare alla Scuola nazionale dell’amministrazione, posizione economica F3 (codice 30AF3-SNA);
  • due assunzioni nel profilo professionale di specialista di segreterie direzionali, con competenze in materia di traduzione di testi in e da lingua inglese e servizio di interpretariato, posizione economica F1 (codice 2AF1-PCM).

Quale titolo di studio serve per il concorso Presidenza Consiglio ministri 2025?

Per quanto concerne i requisiti per candidarsi al concorso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri 2025, è importante leggere quanto riporta al bando all’articolo 2. In particolare, sui titoli di studio si richiede la laurea magistrale o titolo equiparato nelle classi di laurea:

  • Giurisprudenza (LMG 01);
  • Informatica (LM 18);
  • Ingegneria gestionale (LM 31);
  • Lingue e letterature moderne europee e americane (LM 37);
  • Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale (LM 38);
  • Psicologia (LM 51);
  • Relazioni internazionali (LM 52);
  • Scienze dell’economia (LM 56);
  • Scienze della comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità (LM 59);
  • Scienze della politica (LM 62);
  • Scienze delle pubbliche amministrazioni (LM 63);
  • Scienze economico-aziendali (LM 77);
  • Scienze filosofiche (LM 78);
  • Scienze statistiche (LM 82).
  • Scienze pedagogiche (LM 85);
  • Sociologia е ricerca sociale (LM 88).

Per candidarsi alle prove per l’altro profilo professionale, quello dei due posti di specialista di segreterie direzionali, occorre il possesso della laurea triennale:

  • Lingue e culture moderne (L 11);
  • Mediazione linguistica (L 12).

Come inviare la domanda di candidatura?

Per inviare la domanda di candidatura al concorso per i posti alla Presidenza del Consiglio è necessario utilizzare il portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (Inpa). Dopo aver fatto l’accesso con Spid, Cie o Cns, occorre:

  • ricercare la pagina del bando di interesse;
  • cliccare su uno dei due tasti «Invia la tua candidatura» corrispondenti ai due profili professionali del concorso;
  • compilare il form di domanda;
  • allegare i documenti richiesti;
  • cliccare sul tasto «Conferma e invia» entro la scadenza delle ore 23.59 del 19 gennaio 2026.

Per quanto riguarda le procedure concorsuali, si prevede una prova preselettiva, una scritta, una orale e la valutazione dei titoli per entrambi i profili ricercati. Tutte le informazioni su come prepararsi al concorso sono reperibili nel bando, agli articoli 5, 6, 7, 8 e 9.

Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli

Un banchiere si aggira nelle notti romane. Nella Capitale si trova benissimo, anche perché ha trovato un amico con il quale trascorrere le ore piccole. Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis, percorre in lungo e in largo la città eterna insieme con Mario Ceroli, artista di chiara fama, classe 1938, e re della Dolce vita capitolina negli Anni 60. Quella che ruotava intorno a locali come il Jackie O’ di via Boncompagni, a due passi da via Veneto. «A mezzanotte e mezza lo chiamo e gli dico “dove andiamo?”, e comincia la serata», racconta Ceroli che è stato legatissimo alla famiglia Agnelli. Nella collezione dell’Avvocato spiccavano suoi pezzi da museo, quei “legni” inconfondibili che hanno segnato la storia dell’arte italiana. In fondo, sostengono gli amici di Fürstenberg Fassio – nipote di Clara Agnelli, sorella di Gianni – «Ernesto è l’ultimo degli Agnelli rimasto a lavorare in Italia». E chi meglio di Ceroli può raccontare al banchiere 44enne gli aneddoti della vita dell’Avvocato, compresi i dettagli più curiosi, quelli privati?

Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli
Il Presidente di Banca Ifis Ernesto Fürstenberg Fassio e l’artista Mario Ceroli (Ansa).

Il progetto della casa atelier di Ceroli e l’amicizia con Malagò

Fürstenberg Fassio è andato pure oltre: Banca Ifis ha infatti acquisito la casa atelier dell’artista abruzzese con l’obiettivo di trasformarla in museo, anche se il banchiere scherza (ma non troppo) dicendo che al massimo «ci saranno quattro o cinque visitatori all’anno», dato che lo studio si trova in via della Pisana, non esattamente in centro storico. Un gesto da mecenate, quello di acquistare in blocco l’immobile e tutto ciò che si trova al suo interno, che spiega bene il rapporto confidenziale che si è creato tra i due. Del resto, Banca Ifis nel 2024 aveva stretto una partnership tra la Pinacoteca di Brera e la Galleria nazionale di arte moderna di Roma con una grande mostra dedicata al maestro abruzzese. FF si sente sempre più a suo agio nella Capitale e nei suoi circoli, pure quelli più esclusivi, come i canottieri Aniene, a cui ha avuto accesso grazie ai buoni uffici di Giovanni Malagò. Tout se tient, visto che l’ex presidente del Coni è cresciuto respirando l’aria di casa Agnelli, e ricorda ancora le telefonate all’alba dell’Avvocato, curioso di essere aggiornato sugli ultimi pettegolezzi romani raccolti durante le partite a poker con Carlo Caracciolo, Jas Gawronski, Claudio Rinaldi e Pietro Calabrese.

Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli
Ernesto Fürstenberg Fassio con Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

Dalla passione per la techno a quella per l’arte

Prima di darsi alla finanza, Fürstenberg Fassio – laurea in Giurisprudenza a Padova e master in Bocconi – era stato rapito dal mondo della musica, come dj techno e come imprenditore con la Ernest & Frank Dj Music srl fondata nel 2016. Una passione che ha coltivato insieme con quella per l’arte. Nel 2024 il principe banchiere ha dato vita a Ifis Art, un progetto che, si legge sul sito, «raccoglie tutte le iniziative realizzate dalla Banca per la valorizzazione dell’arte, della cultura, della creatività contemporanea e dei loro valori: dalla collezione d’arte al Parco Internazionale di Scultura (ospitato all’interno degli oltre 22 ettari di giardino che circondano la cinquecentesca Villa Fürstenberg, sede storica del Gruppo, ndr) dal progetto di recupero dell’opera di Banksy e di restauro del Palazzo San Pantalon che la ospita, da Economia della Bellezza al sostegno di manifestazioni artistiche e culturali, da programmi di education a prodotti editoriali». Non solo, Banca Ifis sostiene Arte in Nuvola, la kermesse che ogni anno porta nella città eterna tantissime gallerie d’arte. La mondanità di FF, insomma, ricorda quella dell’Avvocato, di cui ci si chiedeva: «Ma quando lavora?».

Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli
Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli
Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli
Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli
Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli
Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli
Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli
Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli
Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli
Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli
Fürstenberg Fassio e le notti romane con Mario Ceroli

Uscite in massa dal Sole 24 Ore

Il Sole 24 Ore aveva deciso di festeggiare i suoi 160 anni come si conviene a una grande istituzione milanese: eventi, incontri, un concerto nel Duomo, una festa finale. E, a suggello, l’Ambrogino d’oro, massimo riconoscimento di meneghina benemerenza, consegnato dal sindaco Beppe Sala al direttore Fabio Tamburini, con accanto i nuovi vertici della casa editrice: l’amministratore delegato Federico Silvestri e la presidente Carmela Colaiacovo. Un’immagine compatta, quasi solenne, da fotografia ufficiale.

Uscite in massa dal Sole 24 Ore
Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ed Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale, consegnano l’Ambrogino d’oro a Fabio Tamburini (Ansa).

I nomi pesanti in uscita: da Mincuzzi a Olivieri

Poco fuori dall’inquadratura, però, il quadro è meno celebrativo. In pochi mesi hanno lasciato il giornale oltre 20 giornalisti: più del 10 per cento di una redazione che ne conta circa 180. Tra loro due inviati storici come Angelo Mincuzzi e Antonella Olivieri, poi Marco Alfieri, Riccardo Barlaam (già a New York e poi capo degli Esteri), Giuseppe Chiellino, per anni corrispondente da Bruxelles, e Marco Rogari, volto noto della redazione romana. Uscite diverse per età, storie e motivazioni, ma concentrate in un tempo sorprendentemente breve. C’è chi parla di rapporti complicati con la direzione, chi rivendica semplicemente il diritto a cambiare aria. E poi ci sono quelli che hanno scelto il momento giusto per andarsene: vicini alla pensione, o abbastanza lontani da poter trasformare l’uscita in una nuova forma di permanenza. Giornalisti 50enni che lasciano il contratto ma restano come collaboratori, con compensi che si aggirano attorno ai 1.500 euro al mese. Un paradosso solo apparente, in un settore dove la stabilità è diventata un ricordo d’archivio.

Uscite in massa dal Sole 24 Ore
Angelo Mincuzzi (Imagoeconomica).

La mancanza di annunci formali alla redazione

Colpisce che tutto avvenga senza annunci formali alla redazione. Le uscite scivolano via in silenzio, così come in silenzio era arrivato lo scorso settembre Claudio Antonelli da La Verità, chiamato a fare il vicedirettore della nuova testata 24OreNextMed. Anche qui, nessuna fanfara. Nel frattempo l’editoria continua a contrarre drammaticamente gli organici. Negli ultimi anni le redazioni dei giornali hanno perso oltre 6 mila giornalisti. In questo contesto, le uscite dal Sole 24 Ore fanno notizia per il numero, ma sono un sintomo di un sistema sempre più in affanno per trovare la sua sostenibilità. E raccontano di un giornale che celebra la propria storia mentre, inevitabilmente, ridisegna la propria forma. 

La Fontana di Trevi sarà a pagamento dal primo febbraio

Ora è ufficiale: la Fontana di Trevi diventa a pagamento, almeno per i turisti. Lo ha annunciato Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, in una conferenza stampa alla sala Esedra, spiegando che dal primo febbraio 2026 verrà istituto «un biglietto a pagamento per i turisti» per sei siti monumentali e museali della Capitale, che finora erano gratuiti: Fontana di Trevi appunto (solo per l’ingresso davanti al catino con un ticket di 2 euro), Villa di Massenzio, Museo Napoleonico, Museo Carlo Baracco, Museo Pilotti e Museo Canonica. Il primo cittadino ha poi aggiunto che l’ingresso a tutti i musei e siti monumentali di Roma Capitale sarà gratuito, sempre dal primo febbraio, per le persone residenti nella città metropolitana.

Bando Disegni+ 2025, incentivo fino a 60 mila euro: come presentare domanda

Si possono presentare dal 18 dicembre le domande per partecipare al bando Disegni+ 2025, l’incentivo economico che può arrivare fino a 60 mila euro del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) a favore di titolari di disegni e modelli oggetto del progetto di valorizzazione. Il Mimit chiarisce che, per essere ammessi alla domanda di contributo, i disegni devono essere già registrati a partire dal 1° gennaio 2023. Pertanto, la registrazione deve essere conclusa e pienamente efficace. Non è sufficiente, invece, il semplice deposito.

Bando Disegni+ 2025, chi può richiedere l’incentivo fino a 60 mila euro?

Bando Disegni+ 2025, incentivo fino a 60 mila euro: come presentare domanda
La sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) nello storico Palazzo Piacentini, in Via Veneto a Roma (Ansafoto).

Il Mimit ha aperto il 18 dicembre 2025 la finestra per la presentazione della richiesta degli incentivi in conto capitale Disegni+ 2025, aventi a oggetto la valorizzazione di disegni e modelli. La dotazione finanziaria di quest’anno è pari a 10 milioni di euro. Possono presentare domanda tutte le imprese micro, piccole e medie, aventi sede legale e operativa in Italia. Tra gli ultimi chiarimenti del ministero delle Imprese e del Made in Italy figura quello relativo alle ditte individuali che sono ammesse a partecipare al bando, purché rientrino nel perimetro delle Pmi. Pertanto, il regolamento del bando esclude i liberi professionisti, anche e titolari di partita Iva, e le persone fisiche che non svolgono attività d’impresa.

Quali sono i requisiti richiesti dal bando Disegni+ 2025?

Tutte le imprese, dalle micro alle medie, possono inviare la domanda purché alla data dell’istanza, siano titolari di un disegno. Le caratteristiche del modello ai fini dell’ammissibilità sono riportate nella pagina del Mimit relativa al bando Disegni+. In particolare, la registrazione, effettuata presso Uibm, Euipo o Ompi a partire dalla data del 1° gennaio 2023, deve essere già conclusa e pienamente efficace al momento della trasmissione dell’istanza. La misura dell’incentivo del bando Disegn+ è pari all’80 per cento delle spese, entro la soglia massima di 60 mila euro. Il possesso della certificazione della parità di genere consente di ampliare la percentuale all’85 per cento. Le spese ammesse sono quelle riguardanti l’acquisto di servizi, per lo più di consulenza, al fine di valorizzare, mettere in produzione e offrire sul mercato il disegno stesso. Maggiori approfondimenti sulle spese sono reperibili nella pagina specifica del Mimit, seguendo il percorso Tutti gli incentivi > Disegni+ 2025.

Come inviare la domanda degli incentivi sui modelli?

La domanda di partecipazione al bando Disegni+ deve essere presentata mediante la piattaforma telematica messa a disposizione dal Mimit e accessibile cercando su un motore «2025 disegni più». Si può inviare la richiesta dei contributi fino alle ore 18.00 di tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, fino all’esaurimento delle risorse stanziate.

Iscrizioni a scuola anno 2026-2027: ecco le date e come fare

Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha reso note le date delle iscrizioni a scuola per l’anno 2026-2027 con una circolare pubblicata nella giornata del 17 dicembre. Date e indicazioni operative per effettuare l’ammissione agli istituti nel prossimo anno riguardano le prime classi delle scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo e secondo grado. Ecco, quindi, cosa c’è da sapere su come effettuare le iscrizioni la cui finestra temporale per presentare la pratica si aprirà tra meno di un mese.

Iscrizioni scuola 2026-2027, da quando si possono fare?

Iscrizioni a scuola anno 2026-2027: ecco le date e come fare
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato la nota operativa con le indicazioni per le iscrizioni scolastiche per l’anno 2026/2027 (Ansafoto).

Ci sarà tempo dalle ore 8.00 del 13 gennaio alle ore 20.00 del 14 febbraio 2026 per effettuare le iscrizioni dei propri figli al primo anno di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo o secondo grado. Secondo le stime del ministero dell’Istruzione e del Merito, saranno coinvolti i genitori di 1,3 milioni di alunni per l’anno scolastico 2026-2027. La domanda di iscrizione alle scuole primarie e secondarie possono essere effettuate sulla piattaforma telematica «Unica», accessibile collegandosi al sito istituzionale https://unica.istruzione.gov.it/it/orientamento/iscrizioni. Devono essere portate a mano presso le segreterie e in modalità cartacea, le domande di iscrizione alle scuole dell’infanzia, nonché agli istituti della Valle d’Aosta, di Bolzano e Trento e per alcuni percorsi di istruzione indicati dal ministero.

Qual è il sito e la procedura per le iscrizioni scuola 2026-2027?

Per presentare la domanda di iscrizione online sul portale «Unica» è necessario che i genitori degli alunni accedano con le proprie credenziali Spid, Carta d’identità elettronica (Cie), Carta nazionale dei servizi (Cns) o eIdas (Electronic identification authentication and signature). Una volta entrati in «Compila la domanda», occorre immettere i dati delle tre sezioni relative all’alunno, alla famiglia e ad almeno una scuola, quella di prima scelta. Le scuole indicate come seconda e terza opzione saranno utili solo nel caso in cui la prima non abbia disponibilità di posti per l’anno scolastico 2026-2027.

Dove avere informazioni per iscrivere i propri figli a scuola?

Il portale «Unica» informa che si possono effettuare anche le iscrizioni ai corsi di istruzione e formazione erogati dalle istituzioni formative accreditate dalle Regioni Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto. Sono disponibili anche i percorsi di studio della filiera tecnologico-professionale 4+2 e il nuovo indirizzo del liceo del made in Italy. Sullo stesso portale sono disponibili, in basso alla home page:

  • la guida alle iscrizioni;
  • le Faq con domande e risposte ai dubbi più frequenti;
  • i contatti di assistenza telefonica con gli orari per telefonare.

Concorso Polizia 2025, bando per assumere 46 atleti: requisiti e domanda

Nella giornata del 18 dicembre 2025, il Servizio concorsi della Direzione centrale per gli affari generali e le politiche del personale della Polizia di Stato del ministero dell’Interno ha pubblicato il bando di concorso pubblico per reperire 46 atleti da assegnare ai gruppi sportivi «Polizia di Stato – Fiamme Oro». I vincitori delle prove selettive saranno inquadrati nel ruolo degli agenti e assistenti della Polizia di Stato con la qualifica di agente. All’interno del bando è riportata la ripartizione dei 46 posti e le discipline nelle quali si cercano i concorrenti. Ecco, quindi, quali sono le informazioni essenziali per prendere parte alle selezioni, dove reperire il bando e come inviare la domanda entro la scadenza delle ore 23.59 del 17 gennaio 2026.

Concorso Polizia 2025 atleti, quali sono i requisiti per partecipare?

Concorso Polizia 2025, bando per assumere 46 atleti: requisiti e domanda
Concorrenti in attesa di fare la prova di un concorso (Imagoeconomica).

Ci si può candidare al concorso in Polizia 2025, il bando pubblicato dal ministero dell’Interno per ricoprire 46 posti da atleta che entreranno nei gruppi sportivi della «Polizia di Stato – Fiamme Oro». All’articolo 1 del bando è riportata la ripartizione dei posti, con l’indicazione di ciascuna disciplina sportiva. Tutti gli interessati possono prenderne visione e riportare l’esatto codice riferito alla specialità sportiva nella quale siano preparati. L’articolo 2, inoltre, richiede il possesso dei requisiti di carattere generico. Tra i requisiti di studio e specifici, si richiede invece:

  • il possesso del diploma di scuola secondaria di primo grado o equipollente;
  • il riconoscimento del Coni e delle altre federazioni sportive nazionali come atleta di interesse nazionale;
  • il possesso di almeno uno dei titoli sportivi elencati al comma 1, dell’articolo 8, del bando stesso;
  • il possesso dell’idoneità fisica, psichica e attitudinale.

Le procedure selettive consistono nell’accertamento psico-fisico e attitudinale e nella valutazione dei titoli di ciascun candidato. Tutte le informazioni sono reperibili sul bando, a partire dall’articolo 5.

Come inviare la domanda di candidatura al bando per 46 posti da atleta?

Per l’invio della domanda di partecipazione al concorso per atleti, la Polizia di Stato mette a disposizione una propria piattaforma telematica il cui indirizzo è reperibile:

  • sul bando;
  • cercando su un motore «Concorsi online Polizia di Stato»;
  • facendo una ricerca sul Portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (Inpa) della pagina del concorso e cliccando sul tasto «Invia la tua candidatura» (link di reindirizzamento).

Dopo aver fatto l’accesso con Spid, Carta d’identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns), si richiede agli interessati di compilare il form di domanda in ogni sua parte e di allegare i documenti richiesti dal bando. Inoltre, i concorrenti devono inviare, entro la stessa scadenza della domanda, l’attestazione dalla Federazione Sportiva Nazionale interessata (Allegato 2), debitamente compilata, all’indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) reperibile al punto 5), dell’articolo 3 del bando. Il mancato invio di questo documento comporta l’esclusione del candidato dalla procedura concorsuale.

Federica Pellegrini è incinta: l’annuncio a sorpresa sui social

Annuncio a sorpresa per Federica Pellegrini. L’ex nuotatrice e il marito Matteo Giunta aspettano una seconda figlia. A rivelarlo è stata la stessa Divina con una foto in bianco e nero sui social in cui ha mostrato il pancione, circondato dalle sue mani assieme a quelle del partner e della primogenita Matilde. «Piovono polpette», ha scritto la campionessa olimpica citando il celebre film di animazione del 2009. «Inaspettata, come le sorprese più belle». Il resto del messaggio svela che sarà ancora una volta fiocco rosa: «Ti aspettiamo piccolina». Pellegrini è diventata mamma il 3 gennaio 2024 dopo un parto complicato, che la stessa ex stella del nuoto ha raccontato in un’intervista al Corriere.

Federica Pellegrini, allarme rientrato per la figlia Matilde

La notizia della gravidanza è arrivata a pochi giorni di distanza dalla grande paura per la primogenita Matilde, ricoverata in ospedale per convulsioni febbrili. «Siamo tornate a casa, sta molto meglio», ha scritto in una story che ha immortalato l’albero di Natale addobbato. «Grazie a tutti per i messaggi di affetto». In precedenza, Pellegrini aveva raccontato in un post la corsa all’Ospedale del Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, a pochi chilometri da Verona.

Australia, dopo la strage di Bondi Beach via al più grande programma di riacquisto di armi dal 1996

Dopo la strage di Bondi Beach, in cui hanno perso la vita 15 persone di fede ebraica che stavano celebrando il primo giorno di Hanukkah, il governo australiano istituirà un importante programma nazionale di riacquisto delle armi da fuoco in eccedenza, recentemente vietate e illegali. Lo ha annunciato il primo ministro Anthony Albanese. Si tratterà del più grande National Gun Buyback da quello avviato nel 1996 dall’amministrazione di John Howard all’indomani della strage di Port Arthur, che vide un uomo fare fuoco sui turisti uccidendo 35 persone.

Australia, dopo la strage di Bondi Beach via al più grande programma di riacquisto di armi dal 1996
Anthony Albanese (Ansa).

Oggi ci sono oltre quattro milioni di armi da fuoco in Australia

«Quanto successo a Bondi Beach dimostra che dobbiamo togliere le armi dalle nostre strade. Sappiamo che uno dei terroristi (Sajid Akram, ndr) era titolare di un porto d’armi e possedeva sei pistole, nonostante vivesse nel cuore della periferia di Sydney, a Bonnyrigg. Non c’è motivo per cui qualcuno in quella situazione avesse bisogno di così tante pistole», ha affermato Albanese, aggiungendo che «oggi ci sono oltre quattro milioni di armi da fuoco in Australia, più di quante ce ne fossero all’epoca del massacro di Port Arthur».

Il governo limiterà le licenze permanenti e i tipi di armi consentiti

I costi del programma di riacquisto delle armi verranno ripartiti tra il governo federale e i vari Stati australiani, ha chiarito Albanese. L’Australian Federal Police ne supervisionerà la distruzione. Il Consiglio dei ministri di Canberra ha inoltre concordato di porre dei limiti al numero di armi da fuoco che una persona può possedere, di limitare le licenze permanenti e i tipi di armi consentiti, così come di rendere la cittadinanza australiana una condizione per ottenere una licenza.

Certificato di malattia con visita online: quando si può fare e cosa sapere

Niente più corse dal medico solo per farsi aprire un certificato di malattia: con il nuovo disegno di legge sulle semplificazioni, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, entra finalmente nella norma l’idea della televisita per giustificare l’assenza dal lavoro. In pratica, il certificato potrà essere rilasciato anche da remoto, senza passare per l’ambulatorio o chiedere una visita a domicilio. È una richiesta che arriva da anni dai medici di famiglia, stanchi – parole della loro federazione, la Fimmg – dell’«eccessivo carico burocratico» sulle loro giornate. La legge è entrata in vigore il 18 dicembre, ma la novità non scatterà subito.

Certificato online: serve ancora un accordo Stato-Regioni

Certificato di malattia con visita online: quando si può fare e cosa sapere
Ricettario Tessera sanitaria (Imagoeconomica).

La possibilità di certificare la malattia online è prevista dall’articolo 58 del provvedimento, che equipara la telemedicina alla visita in presenza. Ma per renderla operativa bisogna prima passare per la Conferenza Stato-Regioni: Iì, su proposta del ministro della Salute, saranno stabiliti i casi in cui si può ricorrere alla televisita e con quali modalità. Nessuna scadenza è fissata nel testo, quindi fino all’accordo restano valide le regole attuali: il medico deve verificare di persona le condizioni del paziente. La tutela contro i certificati falsi non cambia, con sanzioni severe sia per i lavoratori sia per i medici. La Fimmg ha già detto che seguirà da vicino i passaggi tecnici, ricordando l’esperienza maturata con le certificazioni Covid.

Ricette ripetibili fino a 12 mesi per i pazienti cronici

Il dal interviene anche sulle prescrizioni: l’articolo 62 consente ai medici di medicina generale di estendere fino a 12 mesi la validità delle ricette per i pazienti cronici, riducendo la necessità di passare in ambulatorio solo per rinnovare la terapia. Anche questa misura non è immediata: servirà un decreto attuativo del ministero della Salute, di concerto con l’Economia, previsto entro 90 giorni dall’entrata in vigore della leqge. La norma prevede inoltre che i farmaci possano essere ritirati anche con una documentazione di dimissione ospedaliera o un referto di pronto soccorso, senza aspettare la ricetta successiva.

Askatasuna, la storia del centro sociale di Torino e il significato del termine

Giovedì mattina la polizia ha sgomberato il centro sociale Askatasuna, al termine di perquisizioni legate alle indagini su recenti disordini, tra cui l’assalto alla sede de La Stampa e i vandalismi alle Officine Grandi Riparazioni. Sei persone sono state trovate a dormire al terzo piano, in violazione dell’accordo siglato nel 2024 con il Comune, che prevedeva l’uso limitato al piano terra. Il sindaco Stefano Lo Russo ha dichiarato «cessato» il patto. Dopo l’intervento, le porte sono state murate, tre scuole della zona sono state chiuse per 48 ore e un tratto di corso Regina Margherita è stato interdetto al traffico.

La storia dell’Askatasuna

Askatasuna, la storia del centro sociale di Torino e il significato del termine
Askatasuna (Ansa).

L’Askatasuna – che significa “libertà in basco – occupava dal 15 ottobre 1996 una palazzina comunale di fine Ottocento in corso Regina Margherita 47, nel quartiere Vanchiglia. L’edificio era stato costruito nel 1880 per ospitare istituti di beneficenza riuniti nell’Opera Pia Reynero, poi abbandonato dal 1981. I primi due piani erano dedicati alle attività pubbliche: concerti, assemblee politiche, cene sociali, seminari, laboratori artistici, una camera oscura, una sala di registrazione, una biblioteca e uno sportello per persone in difficoltà abitativa. Il collettivo ha cercato un rapporto con il quartiere, lavorando su diritto alla casa, lavoro e infanzia.

Askatasuna, la storia del centro sociale di Torino e il significato del termine
Alcuni attivisti tentano di opporsi allo sgombero (Ansa).

Nel tempo l’Askatasuna è diventato uno dei principali poli dell’area autonoma: manifestazioni contro Forza Nuova, cortei filo-palestinesi, iniziative contro Cot e sfratti, partecipazione al Primo Maggio torinese e alle mobilitazioni No Tav. Perquisizioni e procedimenti giudiziari hanno segnato la sua storia, così come momenti di esposizione internazionale, incontri con militanti stranieri e la partecipazione di attivisti a esperienze in Siria accanto ai curdi. A gennaio 2024 il Comune aveva riconosciuto lo stabile come «bene comune» e avviato una cogestione, prevedendo la liberazione dei piani inagibili. Il 18 dicembre 2025 il sindaco Lo Russo ha dichiarato chiuso quel percorso: lo sgombero ha posto fine a quasi 30 di occupazione.

Perché lo chef Locatelli ha così voglia di tornare in Italia?

Dopo decenni passati tra Londra, Bahamas e Cipro, il (Master)chef stellato Giorgio Locatelli ha confessato ancora la sua intenzione di rientrare a casa, in Italia. «È lì che voglio tornare, mia moglie adora il calore della gente e la vita meno frenetica. Voglio aprire un progetto tutto mio», magari al Sud, ha detto al Sole 24 Ore.

Perché lo chef Locatelli ha così voglia di tornare in Italia?
Giorgio Locatelli (dal sito di Locatelli National Gallery).

Secondo i maligni, però, i veri i motivi del ritorno sarebbero un po’ meno nobili: gli affari di Locatelli sembrano non brillare più. Per anni, Locanda Locatelli – chiusa a fine 2024 – è stato il migliore ristorante italiano nella capitale britannica. Vi si attovagliavano celebrità e vip: dall’allora Principe Carlo, cliente abituale, al cantante dei Coldplay Chris Martin, fino a Madonna. Negli ultimi anni, però, la fama del ristorante si era appannata. Almeno per gli esigentissimi palati italici che in qualche occasione – come la cena organizzata da Trenitalia per la stampa per il lancio di Avanti West Coast nel 2019 – ebbero da ridire sulla proposta culinaria dello chef. Ma si sa, noi italiani siamo difficili in materia di cibo. Fatto sta che lo scorso Capodanno, la Locanda chiuse i battenti per gli insostenibili costi di gestione. Il contratto di locazione, come raccontò Locatelli, era in scadenza e non venne trovato un accordo per il rinnovo. «La richiesta di affitto era troppo alta. E non ho cercato altrove perché le locazioni sono troppo care in centro città», ricordò in un’intervista al Corriere dello scorso marzo. A proposito, l’asta dei vini del ristorante – 400 bottiglie – ha fruttato recentemente intorno alle 500 mila sterline. Locatelli, che è pure accademico della Royal Academy of Culinary Art e segue una scuola a Camden Town, non si è dato per vinto, e ha aperto un ristorante definito easy chic all’interno della National Gallery dove propone una cucina popolare, a prezzi accessibili, e alla cui inaugurazione hanno partecipato sia l’affezionato Carlo sia la regina Camilla.

Diciamolo, un museo non è esattamente il luogo più adatto a uno chef stellato. Con l’inizio della nuova stagione di MasterChef, Locatelli ha rilanciato così l’idea di tornare alle sue radici. «Tutto quello che ho imparato nel mondo, dalla disciplina londinese al caos delle Bahamas, dalla multiculturalità di Cipro alla storia della National Gallery, vorrei riportarlo lì», in Italia, ha raccontato sempre al Sole. «Non per tornare indietro, ma per tornare avanti. Perché la cucina italiana vive quando rinasce».

Perché lo chef Locatelli ha così voglia di tornare in Italia?
Giorgio Locatelli, Antonino Cannavacciuolo e Bruno Barbieri al photocall di MasterChef (ANsa).

Vedremo se il progetto prenderà corpo. Nel frattempo, dimenticandosi un istante delle radici, Locatelli ha prestato volto e nome ai cugini francesi per lo spot del Brie Président, brand di punta del gruppo Lactalis. Come on, o meglio Allez, vas-y.


Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto

Una mattinata indimenticabile, quella passata negli inferi romani per festeggiare la nascita di due stazioni della metropolitana. In compagnia del patron di Webuild Pietro Salini e dei ministri Matteo Salvini (Trasporti) e Alessandro Giuli (Cultura), più ovviamente il primo cittadino della Capitale. Certo, quando poi risali al “mondo di sopra” grazie al cosiddetto “oculus” guardi la maestosità del Colosseo e tutto acquisisce un senso, anche se ti stai ancora girando intorno per difenderti dai borseggiatori.

Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto

Roberto Gualtieri la spara grossa e dice che «verranno 200 milioni di turisti per vedere le nuove stazioni della metro». Vedremo. Fatto sta che il “vernissage” ha regalato momenti di rara ilarità: si comincia con la classica ressa dei fotografi, chiusi in un recinto, manco fossero belve feroci da portare nel vicino Colosseo. Immancabile il sindaco influencer, che con i suoi video sui social sbanca e spacca. E qualcuno sotto l’ultimo post commenta: «C’avemo fatta», qualcun altro invece chiede un «murales sul capitano» (Totti, non Salvini) per abbellire archeologicamente ancora di più l’ambiente. Intanto i giornalisti girano liberamente in tutti gli spazi possibili, intenti a fotografare qualsiasi cosa con il cellulare.

Chi si lamenta di più è il re dei fotografi della Capitale, l’88enne Umberto Pizzi. E così Luigi Coldagelli, braccio destro di Gualtieri, lo estrae dalla massa conducendolo fuori dalla “gabbia”. Inevitabili le proteste di quelli che restano confinati. C’è poi chi si accorge che sotto sotto, al livello dei treni della metropolitana, i telefonini non funzionano, alla faccia della campagna che spopola per il wi-fi nell’underground.

I giornalisti volevano il ministro Salvini per torchiarlo sulle grandi opere

Quindi arriva il turno delle interviste, giustamente suddivise per “competenze” (si fa per dire), con divertenti siparietti causati dalla somiglianza dei cognomi Salini e Salvini: i giornalisti volevano il ministro per torchiarlo sulle grandi opere, a cominciare dal Ponte sullo Stretto di Messina, e l’ufficio stampa di Webuild portava il costruttore. La povera addetta con la faccia allibita e gli occhioni sgranati, davanti alle proteste, aveva l’espressione di chi chiede «ma come, non volevate lui?».

Non potevano mancare i guasti alle scale mobili e agli ascensori

Il tempo passa, e pure le tecnologie si stancano a Roma, dopo aver lavorato un po’. Il primo segnale? I guasti alle scale mobili e agli ascensori. «Capirai, dopo aver portato ministri e vari vip, si sono stufate», dice un addetto alla stazione. Qualcuno ipotizza l’esistenza di un “ascensore blu”, come le auto blu del potere, anche se non sono più blu ma canna di fucile o “grigio Milano”. Comunque, per le riprese televisive funzionavano, e tutto sommato è questo che conta, no?

Alla fine si sono esibiti tre pesi massimi della politica, e ognuno di un partito diverso: Gualtieri del Partito democratico, Salvini della Lega e Giuli di Fratelli d’Italia. Ce n’è per tutti, e quando bisogna tagliare nastri nessuno si tira indietro, figuriamoci. Mancavano solo i pentastellati alla festa romana. Il più democristiano di tutti? Il costruttore Salini.

I cantieri puntano alle prossime mete, destinazione piazzale Clodio…

A dire il vero le stazioni da inaugurare erano due, ma a qualcuno la cosa potrebbe essere sfuggita: Porta Metronia non doveva finire nel dimenticatoio, pur essendo certamente meno nota di quella Colosseo/Fori Imperiali. E poi c’è il futuro, che non è formato solo da archeostazioni. Già, perché i cantieri devono puntare verso le prossime mete, con destinazione piazzale Clodio. Sì, proprio dove c’è la città giudiziaria che attira ogni giorno decine di migliaia di persone tra innocenti e colpevoli, clienti e avvocati, magistrati e cancellieri. Il luogo dove fatalmente finiscono tanti appalti e gare della pubblica amministrazione…

Bando Inps 2025 per 13.228 borse di studio di 2 mila euro: chi può fare domanda e come 

Nella giornata del 17 dicembre 2025, l’Inps ha pubblicato il bando di concorso per assegnare 13.228 borse di studio del valore di 2 mila euro ciascuna. Si tratta di un contributo economico a sostegno dei corsi di laurea universitari e di specializzazione post lauream universitari relativi all’anno accademico 2023-2024. La domanda si può trasmettere a partire dalle ore 12.00 del 29 gennaio 2026 e fino allo stesso orario del 2 marzo 2026. Ecco, quindi, chi può richiedere le borse di studio dell’Inps e come utilizzare il portale per trasmettere la domanda.

Bando Inps 2025 borse studio, chi può partecipare?

Bando Inps 2025 per 13.228 borse di studio di 2 mila euro: chi può fare domanda e come 
Studenti presso l’Università La Sapienza di Roma (Ansafoto).

Si aprirà a fine gennaio prossimo la finestra temporale per rispondere al bando di concorso per l’assegnazione di borse di studio a sostegno di corsi universitari di laurea e di specializzazione post laurea inerenti l’anno accademico 2023-2024. La richiesta può essere presentata a favore di figli e orfani degli iscritti:

  • alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, sia dipendenti che pensionati;
  • alla Gestione Assistenza Magistrale, sia dipendenti che pensionati;
  • al Fondo Ipost.

Come posso ottenere una borsa di studio di 2000 euro?

Gli interessati a presentare la domanda per le borse di studio Inps devono far riferimento all’anno accademico 2023-2024, periodo per il quale si richiede di essere stati iscritti a un corso di laurea o post laurea. Pertanto, il numero e le tipologie dei contributi che l’Inps distribuirà agli aventi diritto sono elencati come di seguito:

  • 9.900 borse di studio per i figli o gli orfani dei dipendenti e pensionati della Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (più 2.900 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione Assistenza Magistrale e 45 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione ex Ipost) del valore di 2 mila euro ciascuna per chi, nell’anno accademico 2023-2024, frequentava corsi di laurea triennale, magistrale o a ciclo unico in un Conservatorio o in Istituti Musicali parificati e Accademie di Belle Arti o corrispondenti a corsi universitari di studio all’estero legalmente riconosciuti in Italia;
  • 300 borse di studio per i figli o gli orfani dei dipendenti e pensionati della Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (più 80 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione Assistenza Magistrale e 3 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione ex Ipost) del valore di 2 mila euro ciascuna per chi, nell’anno accademico 2023-2024, frequentava dei corsi di specializzazione post laurea.

Quali sono i requisiti del bando Inps 2025 borse studio?

Per l’ammissione tra i beneficiari delle borse di studio dell’Inps, oltre ai requisiti sopra esposti, l’articolo 3 del bando – reperibile sul portale dell’istituto di previdenza – richiede, tra i vari criteri, l’età inferiore a 32 anni al momento della scadenza del bando e l’assenza di borse di studio già fruite per lo stesso anno accademico accreditate dall’Inps o da altre istituzioni pubbliche e private dell’importo di almeno il 50 per cento dell’agevolazione messa a concorso.

Quali sono i bonus Inps per gli studenti nel 2025?

Bando Inps 2025 per 13.228 borse di studio di 2 mila euro: chi può fare domanda e come 
Studenti universitari (Freepik).

Per l’invio della domanda è necessario essere in possesso dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) aggiornato, da richiedere preventivamente sul portale dell’Inps mediante domanda del Documento sostitutivo unico (Dsu). Con questo documento è possibile procedere con la domanda della borsa di studio da effettuare sempre sul portale dell’Inps, all’interno della sezione «Portale Prestazioni Welfare», entrando nel campo «Approfondisci» e seguendo il percorso «Accedi all’area tematica», «Vai a gestione domanda», «Utilizza il servizio» dove è presente la voce dedicata alle borse di studio universitarie e ai corsi di specializzazione.

Treccani, nel libro dell’anno i neologismi del 2025

Il linguaggio, come il mondo, è in continua evoluzione. Giorno dopo giorno, nuovi termini entrano nella quotidianità della gente per indicare sensazioni, avvenimenti, mutamenti e novità di tutto ciò che ci circonda. Ne è la prova il libro dell’anno Treccani 2025, che l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana ha appena pubblicato e che contiene una sezione dedicata ai neologismi più recenti che raccontano temi di cronaca, politica ed economia, ma anche sport e tecnologia. Da ingiocabile dedicato alle vittorie di Jannik Sinner a la qualunque ispirato all’iconico personaggio di Antonio Albanese Cetto, ecco quelli più significativi.

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Politica, economia e cronaca: i neologismi del 2025 per la Treccani

Diversi neologismi inseriti nel libro dell’anno Treccani 2025 derivano dalla politica. Basti pensare, per esempio, a Pro-Pal e sumud, strettamente legati al conflitto in Medio Oriente. Il primo indica «chi sostiene la causa politica del popolo palestinese», mentre il secondo, derivato dall’arabo, «resilienza, resistenza, speranza nel futuro e solidarietà intesi come valori culturali e politici dei palestinesi che intendono restare nelle terre dove abitano». Di matrice internazionale Brandmauer, «in Germania l’isolamento politico delle forze di estrema destra di tradizione o ispirazione nazista». L’economia ha invece ha contribuito all’introduzione di espressioni come bullismo economico, utilizzata «in senso fortemente polemico per indicare un’azione di sopraffazione esercitata con l’intento di imporre delle condizioni sfavorevoli agli altri attori attivi sulla scena», oppure controdazio, «il dazio che colpisce come strumento di ritorsione». Senza dimenticare cryptogate, «uno scandalo legato all’emissione di criptovalute».

Treccani, nel libro dell’anno i neologismi del 2025
Un corteo pro-Pal a Milano (Ansa).

Sui neologismi del libro dell’anno Treccani 2025 pesa anche l’impatto della cronaca, sia nazionale sia internazionale. Ne sono la prova affidopoli, «il presunto scandalo dello scorretto affidamento diretto di appalti», oppure maranza, termine che nel linguaggio comune viene usato per indicare «giovani che fanno parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, caratterizzati da atteggiamenti smargiassi e sguaiati e con la tendenza ad attaccare briga». Dall’estero arriva droga degli zombie, espressione prettamente giornalistica per indicare il Fentanyl, oppiaceo analgesico assunto illegalmente come stupefacente molto potente. C’è poi tornanza, che indica «l’azione, il fatto di ritornare nel luogo di origine». Vi sono infine anche rifugio climatico, «luogo pubblico o privato in grado di offrire rifugio da temperature estreme», e kiss cam, «la telecamera che riprende le coppie sugli spalti che si baciano» divenuta virale a un concerto dei Coldplay.

Tecnologia, curiosità e sport: i nuovi termini dell’anno

Dalla tecnologia, il linguaggio italiano ha ereditato espressioni come allucinazione IA, utilizzata per identificare gli errori dell’intelligenza artificiale, oppure nudificazione, ossia «la creazione abusiva e illegale di falsi nudi, perlopiù femminili». Hi-tech protagonista anche con broligarchia, «la ristretta cerchia di uomini ricchi e potenti, rappresentati da grandi aziende nell’ambito delle tecnologie più avanzate, competitive e innovative, che condizionano o mirano a condizionare orientamenti politici e scelte dei governi», oppure metatelefono, «rettangolo di plastica trasparente simile a un cellulare ma finto». È un tributo a Sinner invece ingiocabile, «detto di atleta o di squadra così forte che non ci si può giocare contro». Curioso infine la qualunque, «una cosa qualunque detta a sproposito» che si ispira a Cetto la Qualunque, ideato da Antonio Albanese. Nel libro dell’anno romantasy, «genere di narrativa che intreccia storie d’amore appassionate e temi del fantasy avventuroso», e occhi spaccanti «che sprigionano uno sguardo intenso».

Treccani, nel libro dell’anno i neologismi del 2025
Antonio Albanese nei panni di Cetto la Qualunque (Ansa).

Fuga di firme da Limes, Caracciolo respinge l’accusa di filoputinismo

Il direttore di Limes Lucio Caracciolo respinge l’idea che la rivista abbia assunto una linea filorussa e replica con fermezza alle dimissioni di quattro firme dal Consiglio scientifico, dopo giorni di accuse pubbliche. «La guerra non può essere un alibi per rinunciare a comprendere il punto di vista di tutte le parti in causa. Questo è il nostro modo di lavorare, senza illusioni perché sappiamo che in guerra la verità è sempre accompagnata da una scorta di bugie», spiega il direttore al Corriere della Sera. I quattro che hanno lasciato la rivista sono Vincenzo Camporini, ex generale e capo di Stato maggiore della Difesa, il professore della John Cabot University Federigo Argentieri, l’analista Franz Gustincich e l’economista Giorgio Arfaras.

Le accuse mosse a Limes

Camporini ha motivato l’addio a Limes così: «Non potevo restare un minuto di più accanto a tutti quei filoputiniani sfegatati», accusando Caracciolo di essere «troppo filorusso e antieuropeista» e sostenendo che «riguardo all’Europa la pensa ormai come Donald Trump». L’accusa più concreta riguarda le mappe pubblicate dopo l’annessione della Crimea, rappresentata come Russia. Per Argentieri, la copertura della guerra in Ucraina sarebbe «una nube tossica che avvelena il pubblico» e il direttore, in quanto fonte autorevole, contribuirebbe «alla disinformazione».

Caracciolo: «Compito dell’informazione non è di militare»

Caracciolo respinge le accuse sulle mappe: «Dobbiamo fare un buon servizio al lettore. Chiunque va a Sebastopoli si accorge che si trova in Russia e non in Ucraina. Le nostre cartine indicano la realtà com’è, non come dovrebbe essere». Rivendica il pluralismo («compito dell’informazione non è di militare ma di offrire al lettore tutti gli strumenti utili a capire ciò che accade») e ammette un errore: alla vigilia del 24 febbraio 2022 aveva escluso un’invasione russa. «È vero ho sbagliato, mi succede. E resto convinto che la Russia abbia fatto una follia».

Il caso accende anche la politica

Il caso è diventato anche terreno di scontro tra Pd e M5s sulle posizioni opposte rispetto alla guerra in Ucraina. La deputata del M5s Chiara Appendino ha scritto su X che «Lucio Caracciolo è sotto attacco perché la sua rivista fa quello che il giornalismo dovrebbe sempre fare: dare spazio a tutte le voci e guardare le cose come stanno, non come la propaganda vorrebbe che fossero». Per Appendino «il mainstream taccia di “tradimento” o bolla come “filorusso” chiunque osi uscire dal coro». Collega poi questo clima alla «vergognosa censura» di eventi culturali a Torino e rifiuta «la narrazione della guerra necessaria» e «un’economia di guerra che divora il nostro futuro». Sul fronte opposto, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno (Pd), che ha replicato al post dell’ex sindaca di Torino così: «Semplicemente, molti autorevoli analisti hanno giustamente preso le distanze da una narrazione tossica e smaccatamente filo putiniana». Picierno definisce «tutto, tranne che giornalismo» la pubblicazione di propagandisti di «un regime criminale».