Il punto sull’Ice alle Olimpiadi di Milano-Cortina: cosa farà e dove

Il governo italiano ha chiarito in modo formale cosa faranno – e soprattutto cosa non faranno – gli agenti statunitensi legati all’Immigration and Customs Enforcement (ICE) durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Dopo ore di polemiche, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha escluso qualsiasi attività operativa sul territorio nazionale. La presenza americana resterà infatti confinata a funzioni di supporto e coordinamento attraverso l’Homeland Security Investigations, il ramo investigativo dell’ICE.

Cosa farà l’ICE in Italia

Il punto sull’Ice alle Olimpiadi di Milano-Cortina: cosa farà e dove
Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

Piantedosi ha spiegato che eventuali unità statunitensi non avranno compiti di ordine pubblico, immigrazione o sicurezza esterna, ambiti che restano di esclusiva competenza delle forze di polizia italiane. Anche nell’ipotesi dell’arrivo di personale di sicurezza al seguito delle delegazioni, gli agenti sarebbero impiegati «in modo funzionale e non operativo», senza possibilità di intervento diretto. Il perimetro dell’attività è stato chiarito martedì durante un incontro al Viminale tra Piantedosi e l’ambasciatore degli Stati Uniti Tilman J. Fertitta. In quell’occasione, il ministro ha indicato che il coordinamento riguarderà le sale operative, dove l’Homeland Security Investigations fornirà supporto informativo e cooperazione investigativa a tutela di atleti e delegazioni statunitensi. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha escluso la presenza di agenti americani «in mezzo alla strada», ricordando che la collaborazione nelle sale operative è una prassi consolidata nei grandi eventi internazionali. Piantedosi ha infine annunciato un’informativa alla Camera fissata per mercoledì 4 febbraio alle 17.

Rottamazione 2026 per Imu, Tari e multe stradali: a chi conviene aderire?

La Rottamazione 2026 per Imu, Tari e multe stradali non pagati rappresenta una novità introdotta dalla legge 30 dicembre 2025, n. 199, che concede ai Comuni la facoltà di disciplinare la definizione agevolata delle proprie entrate. Attraverso questa misura, le amministrazioni locali possono favorire la riscossione dei crediti di difficile esigibilità, offrendo ai contribuenti l’opportunità di regolarizzare la propria posizione. È indispensabile sottolineare che non si tratta di un automatismo statale, bensì di una scelta autonoma di ogni singolo ente, il quale deve approvare un apposito regolamento. La norma diventa immediatamente operativa per regioni, città metropolitane, province e comuni, decongestionando il carico amministrativo degli uffici.

Chi può scegliere la Rottamazione 2026 per Imu, Tari e multe?

Rottamazione 2026 per Imu, Tari e multe stradali: a chi conviene aderire?
Sede dell’Agenzia delle entrate – Rottamazione (Imagoeconomica).

La definizione agevolata prevista dalla normativa sulla Rottamazione 2026 permette l’abbattimento totale delle sanzioni e degli interessi di mora, rendendo il pagamento del solo tributo base più sostenibile per il cittadino. Tuttavia, per gli enti locali questa operazione non deve essere considerata ordinaria, ma un intervento straordinario finalizzato a stimolare l’incasso di somme altrimenti difficilmente recuperabili. In conformità con la nota pubblicata dalla Fondazione Ifel, l’adesione comporta benefici immediati, quali:

  • l’annullamento delle sanzioni amministrative;
  • l’esclusione degli interessi di mora e di rateizzazione;
  • la possibilità di dilazionare il pagamento in più rate;
  • la sospensione delle procedure esecutive in corso;
  • l’annullamento delle maggiorazioni previste per le sanzioni. I Comuni possono modulare la durata della rateizzazione e i termini di presentazione della domanda, garantendo flessibilità rispetto alla situazione del territorio. In questo modo, si persegue un equilibrio tra l’esigenza di cassa e il supporto ai debitori.

Quali cartelle rientrano nella Rottamazione 2026?

L’ambito di applicazione della norma è vasto, includendo sia le entrate tributarie sia quelle patrimoniali dell’ente locale. In particolare, rientrano nella definizione agevolata i debiti derivanti da atti di accertamento e ingiunzioni di pagamento notificati entro le scadenze stabilite dal Comune. Per quanto riguarda le diverse categorie, si può fare riferimento alla tabella predisposta di seguito.

Inoltre, la procedura è applicabile anche ai carichi già affidati a soggetti esterni per la riscossione coattiva. È importante precisare che la misura non riguarda solo le pendenze attuali, ma può estendersi anche a debiti oggetto di precedenti rateizzazioni ancora in corso. Tuttavia, l’ente deve definire criteri precisi per circoscrivere i periodi temporali interessati dalla misura.

Quando ci sarà la definizione agevolata delle multe?

La tempistica per la definizione agevolata delle sanzioni per le violazioni del Codice della strada dipende esclusivamente dall’adozione dell’atto deliberativo comunale. In queste ultime ore, Ifel ha pubblicato le linee guida operative per facilitare questo processo. Una volta approvato, il regolamento deve essere pubblicato sul sito istituzionale dell’ente e inviato al ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). Per quanto riguarda le multe, la definizione agevolata comporta l’abbattimento degli interessi, comprese le maggiorazioni previste dalla legge, fermo restando il pagamento della sanzione originaria. Per esempio, il cittadino potrà richiedere l’adesione entro i termini fissati dall’amministrazione, che non possono essere inferiori a 60 giorni dalla pubblicazione dell’atto. Successivamente, l’ufficio comunale comunica l’importo dovuto, specificando le scadenze delle rate e le modalità di versamento. Quest’ultimo può avvenire sia in un’unica soluzione sia attraverso un piano dilazionato con interessi al tasso legale maggiorato del 2 per cento

L’Università di Brescia e quel concorso su misura non vinto dal predestinato

L’onnipotente primario di pneumologia ed endoscopia respiratoria, il collezionista di cariche e finanziamenti abituato a chiedere e ottenere sempre e subito, ha preso una cinquantina di punti in meno (53,2, per essere precisi) rispetto agli altri candidati. Eh quindi sì: nonostante le previsioni, il concorso dell’Università di Brescia – consorziato con gli Spedali Civili – per assumere un docente in Malattie respiratorie non è stato vinto dal predestinato. E adesso che si fa?

Il candidato non riusciva a condividere lo schermo del computer

Il bando, di cui Lettera43 aveva parlato nelle puntate precedenti di questa inchiesta sanitaria, sembrava fatto su misura per il primario. Sembrava, perché alla fine è arrivato terzo. Su tre. Il verbale della Commissione è molto interessante. Il primario, per esempio, ha chiesto e ottenuto di invertire l’ordine della prova didattica, però non è nemmeno riuscito a condividere lo schermo (ce l’ha fatta dopo 20 minuti di tempo supplementare gentilmente concesso dagli esaminatori).

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Punteggio finale 26,3, contro il 79,5 del primo

Il primo test è stato superato ma sono subentrati altri problemi, sostanzialmente gli stessi, nel secondo: anche qui il primario non è riuscito a condividere lo schermo del pc. Tra una seccatura e l’altra, al termine dei lavori il nostro ha ottenuto un punteggio di 26,3 (al vincitore ne sono stati assegnati 79,5).

L’Università di Brescia e quel concorso su misura non vinto dal predestinato
Il rettore dell’Università degli studi di Brescia Francesco Castelli (foto Imagoeconomica).

Rinuncia all’incarico da parte del vincitore

Finita qui? Figuriamoci. In ateneo, fino a qualche giorno fa, tra le vipere girava voce che il capo dipartimento fosse intenzionato a cestinare il verbale: non ha vinto il candidato designato, dunque la cattedra è inutile. E, nelle ultime ore, alla notizia presunta se ne è aggiunta una certa: il primo classificato ha presentato formale rinuncia all’incarico.

Massimo 45 giorni per deliberare la chiamata

In teoria, il posto spetterebbe di diritto al collega secondo classificato, che ha ricevuto 72,15 punti. In pratica, il punto uno dell’articolo 9 del regolamento dice che, dopo l’approvazione degli atti da parte del rettore, il Consiglio del dipartimento ha al massimo 45 giorni di tempo per deliberare la chiamata del vincitore. In caso di rinuncia, la Commissione viene riconvocata per dare l’incarico a un altro candidato, il più idoneo. E dunque il secondo classificato.

Se si annulla tutto, poi per due anni niente concorsi…

Nel caso il dipartimento rinunci alla cattedra, rendendo inutile tutto l’ambaradan, deve dare spiegazioni al rettore. E per i due anni successivi non può chiedere nessun concorso per la copertura di un posto da professore per la stessa fascia e per lo stesso gruppo e settore scientifico e disciplinare. Come finirà?

La classifica delle università migliori d’Europa: più italiane, ma peggiorano le posizioni

Con 65 atenei l’Italia è il quarto paese europeo più rappresentato nella classifica ‘Qs World University Rankings: Europa 2026‘, che comprende in tutto 958 università di 42 Paesi e territori. Ma le buone notizie finiscono qui o quasi. A fronte di un aumento della presenza, c’è infatti un peggioramento delle posizioni in classifica.

Quattro italiane in top 100: svetta ancora il Politecnico di Milano

Sono 14 le new entry, tra esse l’Università di Cagliari e l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Delle 51 università italiane precedentemente classificate, 14 hanno fatto passi in avanti e 35 invece indietro. Due quelle rimaste stabili nelle loro posizioni. Il Politecnico di Milano resta l’università italiana con il punteggio più alto nella classifica europea, ma scende di sette posizioni dal 38esimo al 45esimo posto. L’Alma Mater Studiorum di Bologna esce dalla top 50, passando dal 48esimo al 59esimo posto. La Sapienza di Roma passa dal 66esimo al 77esimo posto. Giù anche l’Università di Padova, ultima delle quattro italiane in top 100, sceda dall’87esimo al 92esimo posto. Scorrendo la classifica, tra la posizione 101 e 200 ci sono 10 atenei italiani, in generale calo: Statale di Milano, Politecnico Torino, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma), Pisa, Tor Vergata (che fa un balzo di 17 posizioni fino alla 150esima), Federico II (Napoli), Torino, Firenze, Trento e Pavia.

Domina il Regno Unito sette università nelle prime dieci

Come detto, l’Italia è il quarto paese europeo più rappresentato. In testa c’è il Regno Unito, con ben 129 università, seguito da Turchia (107) e Germania (102). Ci sono ben sette università britanniche nelle prime dieci posizioni. Tra esse anche la “regina” Oxford, al terzo posto nel 2025: soffiato lo scettro al Politecnico federale di Zurigo (ETH), che scivola al secondo posto. Gradino più basso del podio – a pari merito – per l’Imperial College di Londra e lo University College London (rispettivamente secondo e quinto nel 2025). Chiude la top 5 Cambridge. Per quanto riguarda i singoli Paesi in classifica, dopo il Regno Unito ci sono Turchia (107) e Germania (102).

Meloni a Niscemi, sorvolo in elicottero e riunione operativa in Comune

Giorgia Meloni è a Niscemi per partecipare alla riunione operativa per fare il punto della situazione sulla frana che ha colpito il Comune in provincia di Caltanissetta. Prima di arrivare in municipio, la presidente del Consiglio ha anche eseguito, con un sorvolo in elicottero assieme Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile nazionale, un sopralluogo nelle zone colpite dal maltempo in Sicilia. Presenti in municipio il sindaco Massimiliano Conti, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno, il prefetto di Caltanissetta Donatella Licia Messina e il deputato di Avs Angelo Bonelli.

Meloni a Niscemi, sorvolo in elicottero e riunione operativa in Comune
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Schifani: «A Niscemi situazione senza precedenti»

«A Niscemi c’è una situazione senza precedenti: ho visto di persona un paese che rischia di crollare davanti a un vuoto enorme. Bisogna rimboccarsi le maniche, cosa che stiamo facendo. Studieremo un piano urbanistico di ricostruzione parziale di quella struttura, lontana dalla frana». Lo ha detto a Sky Tg24 Renato Schifani, presidente della Regione Sicilia, spiegando che stata istituita opportunamente una zona rossa a 150 metri di distanza dalla frana. Per quanto riguarda gli sfollati, è stata messa a disposizione una palestra, ma «soltanto 20 persone hanno deciso di andarci perché in questo momento si sono riallineate altrove», trovando posto da amici o parenti.

Meloni a Niscemi, sorvolo in elicottero e riunione operativa in Comune
Niscemi dopo la frana (Ansa).

Il ciclone Harry ha fatto due miliardi di danni in Sicilia

«Questa mattina mi è stato prospettato un documento da cui si evince che l’entità dei danni del ciclone Harry in Sicilia, come segnalato dagli amministratori, ammonta a circa due miliardi. È una situazione che si evolve sempre con maggiore gravità», ha aggiunto Schifani: «In questo momento, come Regione, abbiamo stanziato subito 90 milioni di euro. Li abbiamo messi a disposizione proprio per un decreto che viene adottato oggi e che consente l’erogazione, quasi immediata, di 5 mila euro a famiglia e altre somme verranno erogate per le attività commerciali».

Renzi: «Meloni si è svegliata dopo giorni di menefreghismo»

«Meloni stamani si è finalmente svegliata ed è andata in Sicilia. È arrivata dopo Elly Schlein, è arrivata dopo la mia uscita, è arrivata dopo giorni di menefreghismo. Ma è arrivata. Meglio tardi che mai. Ora vediamo se tira fuori gli stivali e soprattutto i soldi», ha scritto Matteo Renzi su X. Per far fronte ai danni, la segretaria del Pd ha proposto di «dirottare immediatamente un miliardo di euro che era stato messo sul progetto del ponte di Messina per il 2026, che chiaramente non potrà essere usato per effetto dello stop della Corte dei conti».

L’Orologio dell’Apocalisse mai così vicino a mezzanotte: le cause e cosa significa

All’alba dell’era nucleare, un team di scienziati creò l’Orologio dell’Apocalisse come rappresentazione simbolica di quanto l’umanità sia vicina alla distruzione del pianeta. Martedì 28 gennaio, a quasi 80 anni di distanza, le lancette sono state spostate a 85 secondi dalla mezzanotte, l’ora di un ipotetico annientamento globale. Lo ha annunciato il Bulletin of the Atomic Scientists, fondato nel 1945 da ex fisici del progetto Manhattan, e che dal 1947 scandisce il tempo che manca alla fine del mondo: con quattro secondi in meno rispetto al 2025, è il margine più ristretto nella storia dell’orologio. «È una metafora delle minacce che mettono in pericolo l’umanità», ha spiegato la presidente del Bulletin Alexandra Bell. «È anche un simbolo positivo, una chiamata all’azione, un invito a lavorare assieme. Il tempo sta scadendo».

L’Orologio dell’Apocalisse si avvicina alla mezzanotte: cosa significa e perché

Attivo a partire dal 1947, durante gli anni della Guerra Fredda che scandirono il secondo Dopoguerra, l’Orologio dell’Apocalisse è un timer simbolico con l’obiettivo di misurare la distanza da un’ipotetica fine del mondo, stabilita alla mezzanotte e in origine identificata come una guerra nucleare. Con il tempo la catastrofe ha assunto altri aspetti, tra cui un mondo reso inabitabile dalla crisi climatica e dalle conseguenze dell’operato, spesso irresponsabile, dell’uomo. Inizialmente il countdown era scandito in minuti: la decisione di passare ai secondi risale al 2017, anno della crescita dei nazionalismi spinta dalle dichiarazioni dell’allora neo-presidente americano Donald Trump sulle armi nucleari. L’unità di tempo è puramente simbolica, tanto che non esiste una corrispondenza con il tempo reale. Ogni secondo è un’unità di rischio che intende alzare il livello di allerta.

A spostare in avanti le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse a inizio 2026 sono più fattori. Gli esperti del Bulletin of the Atomic Scientists hanno citato il comportamento di Russia, Cina e Stati Uniti sul nucleare, con l’indebolimento sul controllo delle armi atomiche: l’ultimo trattato rimasto in vigore tra Washington e Mosca, il New START, scadrà infatti il 5 febbraio. Tra le cause anche i conflitti in corso sia in Medio Oriente sia in Ucraina, oltre alle tensioni nella penisola coreana, gli scontri tra India e Pakistan lungo il confine e i recenti eventi in Iran. Non mancano poi le preoccupazioni dovute allo sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale, la crisi climatica con livelli record di emissioni di anidride carbonica, e l’aumento della disinformazione.

Chi sposta le lancette e quando sono state più lontane dalla mezzanotte

A decidere costantemente sull’andamento delle lancette dell’Orologio dell’Apocalisse è il comitato della Scienza e della Sicurezza del Bulletin, in accordo con alcuni esperti esterni tra cui diversi premi Nobel. L’anno della sua creazione, nel 1947, segnava sette minuti alla mezzanotte ma negli anni si è avvicinato o allontanato più volte a seconda degli eventi più significativi su scala globale. Il momento più lontano? Nel 1991, dopo la fine della Guerra Fredda, la caduta del Muro di Berlino e la firma del Trattato di Riduzione di Armi Strategiche, gli scienziati spostarono le lancette a 17 minuti. Oggi, dopo 35 anni, è stato raggiunto il record negativo con 85 secondi dalla mezzanotte.

Carnevale di Ivrea, domenica 15 febbraio la Battaglia delle arance

Torna il Carnevale di Ivrea con il suo momento più atteso, la Battaglia delle arance, in programma domenica 15 febbraio 2026. La città si trasformerà in un’arena a cielo aperto tra colori, adrenalina e storia, con nove squadre di aranceri a piedi e oltre 50 carri da getto che si sfideranno in un combattimento all’ultimo frutto, rievocando la storica ribellione popolare contro la tirannia. La giornata sarà un susseguirsi di emozioni tra piazze colorate di arance e bandiere, il corteo storico con la Vezzosa Mugnaia e il Generale e il coinvolgimento attivo di migliaia di spettatori. Un evento unico al mondo dove storia, spettacolo e partecipazione si fondono in un’esperienza indimenticabile.

Si inizia domenica 8 febbraio con la Penultima

Il Carnevale entra nel vivo già domenica 8 febbraio con la Penultima. La mattinata è dedicata ai cavalli e ai carri da getto, sfilati lungo corso Massimo D’Azeglio con cavalli bardati, finimenti curati e sponde dipinte, seguiti dalla valutazione delle giurie. La giornata include anche fagiolate rionali, riti storici come la Riappacificazione, l’Alzata degli Abbà, la sfilata del corteo storico e il mercatino degli aranceri, offrendo un assaggio completo della tradizione eporediese e preparando il terreno alla Battaglia delle Arance. Un Carnevale da vivere ogni giorno in ogni angolo della città, tra adrenalina, storia, spettacolo e tradizione.

Il significato del Carnevale di Ivrea

Il Carnevale affonda le radici nella leggenda di Violetta, figlia di un mugnaio, che liberò la città dalla tirannia del barone ribellandosi allo ius primae noctis. La Battaglia delle arance rievoca questa rivolta. Le squadre di aranceri a piedi combattono senza protezioni, mentre gli aranceri sui carri, trainati da cavalli, indossano maschere e protezioni che richiamano le armature antiche. Oltre al divertimento, la manifestazione è un esempio di partecipazione civile e lealtà. Dopo ogni “testa a testa”, una stretta di mano sancisce il rispetto reciproco.

Sigarette, quanto costano dopo l’aumento: i nuovi prezzi

In arrivo una nuova ondata di rincari sulle sigarette. In settimana è infatti prevista la seconda tranche di aumenti dopo quello di 30 centesimi già scattato per Philip Morris e altre marche, come Marlboro Gold e Merit, acquistabili rispettivamente al costo di 6,80 e 6,50 euro al pacchetto, e Chesterfield, il cui prezzo per confezione da 20 è salito a 5,80 euro. Stavolta toccherà alle Camel che, con analogo surplus da 30 centesimi, arriverebbero a costare mediamente 6,30 euro a pacchetto. I rincari sono stabiliti dall’ultima manovra di Bilancio: l’intero settore, a fronte di un giro d’affari da 20 miliardi di euro, garantisce allo Stato entrate per 15 miliardi.

Sigarette, gli aumenti previsti per il triennio: i rincari fino al 2028

Sigarette, quanto costano dopo l’aumento: i nuovi prezzi
Sigarette in vendita in un tabacchino (Imagoeconomica).

Come previsto dalla Legge di Bilancio, gli aumenti riguarderanno l’intero settore delle sigarette, tra cui anche il trinciato, e proseguiranno per il prossimo triennio. Il rincaro medio delle bionde è stimato per il 2026 attorno ai 15 centesimi a pacchetto, con una previsione di crescita progressiva fino a quasi 40 centesimi nel 2028. Tale manovra intende garantire un maggiore gettito da 1,47 miliardi di euro nel triennio, di cui 213 milioni per l’anno in corso e quasi 800 milioni per il 2028. La tassazione sul tabacco porta nelle casse dello Stato circa 15 miliardi di euro annui. L’accisa per mille sigarette sarà di 32 euro nel 2026, 35,50 l’anno successivo e 38,50 nel 2028. Un incremento complessivo di oltre il 30 per cento in tre anni. Per quanto riguarda invece il trinciato, l’accisa aumenterà a 161,50 euro al chilo quest’anno, 165,50 euro nel 2027 e 169,50 dal 2028.

Prosegue la campagna per aumentare di 5 euro il prezzo di un pacchetto

Sigarette, quanto costano dopo l’aumento: i nuovi prezzi
Una macchinetta automatica per le sigarette (Imagoeconomica).

L’aumento arriva proprio mentre è in corso una campagna di raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che intende aumentare di 5 euro il prezzo di un pacchetto e dei prodotti legati al mercato del fumo. Promossa dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) assieme ad Airc, Fondazione Aiom e Fondazione Veronesi, ha l’obiettivo di contrastare il tabagismo e ridurre le morti causate dal fumo, 93mila l’anno in Italia con costi pari a oltre 26 miliardi di euro. Sperando così di ridurre anche le risorse necessarie per il servizio sanitario nazionale. Per presentare la proposta di legge in Parlamento, che successivamente ne dovrà discutere, sono necessarie 50 mila firme.

«Chiediamo a tutti i cittadini di firmare e aderire a questa campagna, che rappresenta una battaglia di civiltà», ha sottolineato in conferenza stampa Francesco Perrone, presidente Fondazione Aiom. «Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio oncologico. Il 27 per cento di tutti i casi di cancro è determinato proprio dall’abitudine tabagica. Per ogni settimana di fumo, un consumatore perde un giorno di vita». I sostenitori della campagna stimano che un rincaro di 5 euro sul prezzo in Italia, tra l’altro tra i più bassi in Europa, possa contribuire a un calo del 37 per cento del consumo.

San Raffaele Roma, il rettore Stocchi: «Così rispondiamo alle nuove esigenze del mondo del lavoro»

In un contesto in cui il mercato lavorativo evolve rapidamente e richiede competenze sempre più specializzate, le università sono chiamate a ripensare modelli formativi, strumenti didattici e relazione con gli studenti. Ne parliamo con Vilberto Stocchi, rettore dell’Università San Raffaele Roma, che ci ha illustrato le scelte strategiche dell’ateneo, l’attenzione alla qualità della ricerca e il ruolo dell’innovazione tecnologica nella formazione.

D: Quali sono i punti di forza del vostro ateneo e come è calibrata l’offerta formativa alla luce delle nuove competenze richieste dal mercato del lavoro?

R: L’Università San Raffaele Roma sta investendo con convinzione in un’offerta formativa capace di anticipare le esigenze di un mercato del lavoro in costante mutamento. Il nostro ateneo si distingue nel panorama nazionale per quelli che definirei “pilastri di eccellenza“, certificati ufficialmente dagli organismi di valutazione. Il primo è senza dubbio la ricerca scientifica. Per noi non è un esercizio teorico, ma il vero motore della didattica. Già nel quinquennio 2015-2019, la Vqr (Valutazione della qualità della ricerca) ci ha posizionati al quinto posto su 98 atenei italiani — primi tra le università digitali. È un primato che oggi trova conferma su scala globale: molti dei nostri docenti figurano infatti nella prestigiosa classifica World’s Top 2% Scientists di Stanford, che seleziona i ricercatori più influenti al mondo.
C’è poi un traguardo più recente. Nel 2024 l’ateneo ha superato con successo il processo di accreditamento periodico dell’Anvur, ottenendo il giudizio di “soddisfacente”. Si tratta di un passaggio tecnico cruciale perché valida la solidità dell’intera istituzione e certifica l’efficacia dell’insegnamento, l’efficienza dei servizi agli studenti e la trasparenza dei nostri processi interni. In sintesi, questi risultati — dal quello della Vqr al prestigio internazionale dei nostri scienziati, fino al recente accreditamento — rappresentano la garanzia che offriamo agli studenti. Proprio grazie a questa solidità strutturale e a un rapporto docenti-studenti perfettamente in linea con gli standard richiesti, quest’anno abbiamo attivato sette nuovi corsi di studio, ampliando la nostra offerta verso nuove frontiere professionali con la certezza di offrire, come sempre, una formazione di alto profilo.

Quali?

Abbiamo accreditato i corsi magistrali in Management, diritto e governance della pubblica amministrazione, con particolare attenzione all’utilizzo di tecniche digitali e innovative orientate a migliorare l’efficienza della pa, in Lingue e cultura straniere nell’era digitale: scuola, società e professioni e in Ingegneria informatica e dell’intelligenza artificiale applicata. Per quanto riguarda i corsi triennali, tra le novità ci sono quelli in Ingegneria biomedica, per sviluppare soluzioni innovative in ambito sanitario, in Ingegneria informatica e intelligenza artificiale, alla luce della diffusione di questo strumento in ogni settore, in Patrimonio culturale nell’era digitale, per formare figure in grado di valorizzare le nostre tradizioni in maniera innovativa, e in Lingue e culture straniere per l’era digitale. Il nostro mondo sempre più globalizzato richiede infatti l’utilizzo di nuovi strumenti anche nella gestione delle lingue. L’ateneo ne ha già adottati alcuni, tra cui un software che consente di trasmettere in diversi idiomi una lezione originariamente registrata in italiano. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante, perché rende l’educazione e la diffusione della conoscenza più accessibili.

San Raffaele Roma, il rettore Stocchi: «Così rispondiamo alle nuove esigenze del mondo del lavoro»
Il rettore Vilberto Stocchi (Imagoeconomica).

Dal punto di vista tecnologico, quali sono gli elementi che vi distinguono dalle altre università telematiche?

Un aspetto che l’Anvur ha particolarmente apprezzato nella valutazione del 2024 è stata l’attenzione che l’ateneo rivolge alla didattica innovativa e l’impegno nel garantire una efficace trasmissione digitale dei contenuti. Abbiamo infatti stilato un piano triennale per l’innovazione didattica dove i nostri docenti vengono costantemente formati e supportati nell’insegnamento in modalità e-learning. Una metodologia che si sta affermando per la sua straordinaria capacità di ottimizzare l’apprendimento. A confermarne il valore è la letteratura scientifica internazionale: uno studio pubblicato su Nature Biotechnology ha certificato come le tecnologie digitali risultino estremamente efficaci nella trasmissione dei contenuti, superando le aspettative anche in ambiti complessi come le attività di laboratorio. Questo approccio permette di rivolgere molta più attenzione al singolo studente e di creare percorsi ad hoc per gli iscritti in base alle loro skills e competenze. Si tratta di qualcosa di davvero importante perché, a mio avviso, questo è il modo davvero efficace di promuovere il diritto allo studio.

Può fornirci qualche esempio di come viene garantita, agli studenti, la personalizzazione del percorso formativo?

Il Gruppo Multiversity ha messo a disposizione una piattaforma tecnologicamente molto avanzata, che integra un chatbot sviluppato in collaborazione con OpenAI e Bain & Company. Per esempio, uno studente che segue una lezione in modalità asincrona e, ascoltando il professore, abbia necessità di chiarimenti su un passaggio specifico, può interrompere il video e chiedere al chatbot di spiegare meglio quanto affermato dal docente, oppure di riformulare il concetto in modo più chiaro. Questo strumento risponde in tempo reale, attingendo dai contenuti didattici che il professore ha messo a disposizione degli alunni. Va anche detto che le università digitali non si basano esclusivamente sulla modalità asincrona: il 20 per cento delle attività didattiche deve essere erogato in modalità sincrona. A questo si aggiungono i laboratori in presenza, che consentono un’interazione diretta tra il docente e lo studente, oltre a momenti di confronto, dialogo e discussione anche tra gli studenti stessi. Un ulteriore strumento che gli studenti hanno a disposizione è un tool che valuta la loro preparazione. Per ogni corso, possono infatti svolgere delle autovalutazioni che restituiscono il loro grado di conoscenza rispetto a una materia, così da individuare eventuali lacune e prepararsi al meglio per l’esame.

San Raffaele Roma, il rettore Stocchi: «Così rispondiamo alle nuove esigenze del mondo del lavoro»
Il rettore Vilberto Stocchi (Imagoeconomica).

Tornando al punto da cui siamo partiti, la San Raffaele Roma (e, in generale, gli atenei di Multiversity) sta direzionando l’offerta verso ambiti in cui sul mercato c’è grande richiesta di personale ma spesso carenza di figure adeguatamente competenti. Quali sono le sfide che dovrà affrontare in futuro il mondo accademico?

I nostri nuovi corsi sono stati introdotti proprio per colmare questo gap. Secondo un rapporto di Confindustria del 2024, più di due terzi delle imprese italiane segnalano difficoltà nel trovare competenze necessarie per le proprie attività, con delle criticità particolarmente evidenti nel reperimento di profili tecnici e in settori chiave come la transizione digitale. Noi stiamo anche riflettendo sulla possibilità di attivare nuove facoltà, ma l’attuale accelerazione dei processi di produzione della conoscenza rende sempre più complesso prevedere quali saranno le professioni più richieste anche solo nei prossimi due o tre anni. Per il sistema universitario, la sfida sarà dunque quella di progettare percorsi formativi capaci di rimanere allineati all’evoluzione del mercato del lavoro.

In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno

Un colpo di ramazza da record. Per pulire le sedi Rai di Roma Nord, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi e il direttore generale Roberto Sergio hanno dato il via a un appalto “monstre”, che arriva praticamente a 13 milioni di euro. Il titolo del disciplinare è «Gara europea a procedura aperta ai sensi dell’art. 71 del D.lgs. n.36/2023, articolata in un unico lotto, per l’affidamento di un contratto avente a oggetto il servizio di pulizia presso gli insediamenti Rai di Roma Nord», con scadenza fissata all’11 febbraio per i gruppi che volessero partecipare. Sono previsti anche sopralluoghi, facoltativi, per rendersi conto del lavoro da fare. Viene chiesto «il servizio di pulizia presso gli insediamenti Rai di Roma Nord (i.e. Saxa Rubra, Centro Nomentano Fabrizio Frizzi, Salario 1 e 2)», anche perché in viale Mazzini non c’è più nessuno, dato che si tratta di un cantiere. I «servizi programmati a canone» prevedono spolveratura, lavatura a secco e a umido, lucidatura (compresa la deceratura e ceratura per le pavimentazioni in linoleum laminato vinilamianto), raccolta dei rifiuti (oltre che lo svuotamento dei raccoglitori, secondo tipologia, dei contenitori di rifiuti nei corridoi per la raccolta differenziata), disinfezione di locali, ambienti, attrezzature, pulizia dei “beverini” (erogatori d’acqua presenti lungo i corridoi delle varie palazzine), «il tutto per assicurare il comfort igienico-ambientale all’interno e all’esterno degli immobili».

In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
La sede Rai di Saxa Rubra (foto Imagoeconomica).

Nelle prestazioni programmate è inclusa anche la fornitura, l’installazione e la manutenzione di tutti gli apparecchi dispensatori, il periodico rifornimento dei cosiddetti «consumabili (a titolo esemplificativo, carta asciugamani, carta igienica, sapone lavamani)». I servizi di pulizia straordinaria “a richiesta” sono tanti, anche perché ogni giorno non si sa cosa può accadere. C’è anche il «lavaggio stoviglie utilizzate negli studi che potrebbero avere inserti a carattere culinario/diete (trattandosi di cibi utilizzati come elemento di scena, non sono necessari gli adempimenti previsti dall’Haccp)». E qui viene in mente la polemica che ha avuto protagonista Fiorello e la sua cucina nella sua stanzetta in Rai, con lite a distanza con Dagospia che gli rinfacciava di non aver rispettato le misure di sicurezza antincendio (ma il fornelletto era a induzione, ha risposto il conduttore). Comunque, il valore globale massimo dell’appalto è pari a 12 milioni 758 mila 168 euro, per la durata massima di 48 mesi, comprensiva dell’opzione di proroga di ulteriori massimo 12 mesi, al netto di Iva e/o di altre imposte e contributi di legge di cui 9 milioni 568 mila 921 euro per la durata base di 36 mesi. Non c’è dubbio: per essere puliti dentro (e belli fuori?) bisogna sborsare.

D’Alema e Cirino Pomicino parlano di Andreotti e Cossiga

Questa settimana il tour romano del mercoledì pomeriggio si annuncia stressante, per tutti gli amanti della politica, e non solo. Il 28 gennaio il programma prevede “piatti forti”, e si comincerà dall’istituto intitolato a don Luigi Sturzo, per la presentazione del libro La crisi della Repubblica nel carteggio Andreotti-Cossiga 1985-1992, con Massimo D’Alema, Giuseppe De Rita e Paolo Cirino Pomicino. Per gli storici si tratta di un appuntamento straordinario. A seguire, nella Biblioteca del Senato, ecco un altro volume imperdibile: I popolari di Giorgio Merlo: qui interverranno Carlo Calenda, Pier Ferdinando Casini, Dario Franceschini, monsignor Vincenzo Paglia, Antonio Tajani, con la moderazione affidata a Bianca Berlinguer. Ma il giro continua, con un gran finale nell’Associazione della Stampa estera in Italia, in via del Plebiscito, a Palazzo Grazioli, dove una volta c’era Silvio Berlusconi: altra presentazione di un libro, stavolta tocca a Quel che resta del femminismo, a cura di Anna Paola Concia e Lucetta Scaraffia. Con le autrici, a parlarne, Mara Carfagna di Noi moderati e la renziana Maria Elena Boschi.

In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
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Chi si rivede: l’ex ministra Cartabia

I magistrati non la rimpiangono: l’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia, sparita per lungo tempo dai radar, torna a presentarsi con un libro pubblicato da Egea, Custodi della democrazia – La Costituzione, le corti e i confini del politico. Già, perché Cartabia ha ricoperto pure la carica di presidente della Corte costituzionale. Cosa scrive? Diciamo che parte da lontano, perché si occupa innanzitutto di «regressione democratica», con il dato dell’Università di Göteborg dove si indica, alla fine del 2024, «che il 72 per cento della popolazione mondiale, in 91 Paesi, viveva in regimi illiberali di stampo autocratico, caratterizzati da elezioni debolmente competitive e da un progressivo svuotamento delle libertà fondamentali, in particolare quelle di espressione e di informazione. A questo arretramento si accompagna un impoverimento dell’idea stessa di democrazia, sempre più ridotta, nel senso comune, a pura volontà della maggioranza». Forse «vuole tornare in pista per il Quirinale», spiffera un suo vecchio collega. Non resta che attendere.

In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
Sergio Mattarella e Marta Cartabia (foto Imagoeconomica).

Concorsi Agenzia entrate 2026, in arrivo 2.300 assunzioni: cosa c’è da sapere per chi attende il bando

Il quadro dei concorsi dell’Agenzia delle entrate del 2026 delinea la nuova fase del programma di rafforzamento del personale dell’amministrazione finanziaria. I dettagli del Piano integrato di attività e organizzazione confermano la volontà dell’ente, guidato dal direttore generale Vincenzo Carbone, di proseguire la cura ricostituente degli organici per colmare i 5.689 posti vacanti rilevati al 31 dicembre scorso. Secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, il documento fissa gli obiettivi per il triennio 2026-2028, seguendo le strategie fissate dal governo di Giorgia Meloni negli atti di indirizzo firmati dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. L’obiettivo principale è quello di capovolgere il rapporto tra cittadini e Fisco, favorendo il dialogo preventivo e l’adempimento spontaneo. Parallelamente, l’Agenzia delle entrate intende potenziare la lotta all’evasione attraverso 605 mila controlli sostanziali. Tra i traguardi da raggiungere figura il miglioramento dei servizi, primo tra i quali quello della riduzione dei tempi medi per i rimborsi Iva dai 74 giorni del 2024 ai 64 giorni previsti per il 2028.

Quali concorsi usciranno nel 2026 per l’Agenzia delle entrate?

Concorsi Agenzia entrate 2026, in arrivo 2.300 assunzioni: cosa c’è da sapere per chi attende il bando
Sede dell’Agenzia delle entrate (Imagoeconomica).

Il programma di reclutamento per l’anno 2026 prevede l’ingresso nell’Agenzia delle entrate di 1.000 nuove unità dai concorsi, che saliranno ad ulteriori 1.300 nel corso del 2027. Il rafforzamento è necessario per dare seguito alla riforma che semplifica gli adempimenti nella Pubblica amministrazione. Innanzitutto, l’ente attiverà una nuova Direzione specialistica dedicata alla cooperative compliance. La struttura sarà organizzata in quattro aree distribuite tra Milano e Roma e richiederà un contingente iniziale di 300 funzionari per gestire il patto con le imprese che superano i 500 milioni di ricavi. Le selezioni del 2026 riguarderanno diverse figure professionali, da reperire tra i vecchie i nuovi concorsi mediante:

  • lo scorrimento delle graduatorie pubblicate nel 2025 per 628 funzionari;
  • il completamento delle procedure per 300 assistenti del bando Ripam datato 23 dicembre 2025;
  • l’inserimento di 14 dirigenti tramite il XII corso-concorso della Scuola nazionale dell’amministrazione;
  • i nuovi bandi per il reclutamento di 20 dirigenti di II fascia.

L’integrazione di queste risorse è fondamentale per sostenere l’invio di 7 milioni 200 mila lettere di compliance.

Quando esce il concorso dell’Agenzia delle Entrate 2026

L’uscita dei bandi per le nuove posizioni dirigenziali e per le eventuali integrazioni del profilo assistenti è programmata per la prima metà del 2026. L’amministrazione finanziaria deve completare, infatti, le procedure già in atto prima di avviare nuovi cicli di reclutamento. Tuttavia, la pubblicazione ufficiale nei canali istituzionali dei nuovi bandi dipende dai tempi tecnici di approvazione del ministero dell’Economia. L’obiettivo è quello di assicurare che le procedure concorsuali si concludano rapidamente per permettere l’operatività dei nuovi assunti entro il 31 dicembre 2026.

Qual è il prossimo bando di concorso in uscita con più posti

Il contingente più numeroso per il triennio riguarda la figura dei funzionari, essenziale per le attività di controllo e consulenza. Sebbene molti ingressi derivino da graduatorie già approvate, il piano prevede nuovi stanziamenti per coprire le carenze organiche residue. Per completezza, si riporta la distribuzione dei posti nel seguente schema.

C’è la conferma: l’Ice «collaborerà alla sicurezza delle Olimpiadi invernali»

Nuovo capitolo del caso relativo all’impiego dell’Ice in Italia in occasione di Milano-Cortina 2026. «Durante le Olimpiadi, l’Ice Homeland Security Investigations fornirà supporto al Servizio di Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e alla nazione ospitante per verificare e mitigare i rischi derivanti dalle organizzazioni criminali transnazionali», ha detto all’Afp un portavoce dell’agenzia statunitense Immigration and Customs Enforcement, nell’occhio del ciclone per i fatti di Minneapolis.

Cosa avevano detto fonti dell’Ambasciata Usa

Nella serata del 26 gennaio, fonti dell’Ambasciata degli Stati Uniti avevano dichiarato che agenti dell’Ice avrebbero preso parte al dispositivo di sicurezza delle Olimpiadi invernali, affiancando altri apparati Usa nell’ambito delle attività coordinate dal Servizio di sicurezza diplomatica del Dipartimento di Stato, precisando che il personale americano avrebbe operato a supporto e che «tutte le operazioni di sicurezza restano sotto l’autorità italiana». Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, aveva confermato la presenza dell’agenzia federale Usa per la sicurezza del vicepresidente JD Vance e del segretario di Stato Marco Rubio. Poi era arrivata la smentita. L’Ice, come aveva già sottolineato il Dipartimento della Sicurezza, «non svolgerà operazioni di controllo dell’immigrazione».

Milano-Cortina, le polemiche sulla partecipazione di Ghali alla cerimonia di apertura

Andrea Abodi, ministro dello Sport e delegato per gli anniversari nazionali, ha commentato la presenza di Ghali alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina, rispondendo durante la presentazione delle iniziative per il Giorno della Memoria. Ha descritto l’evento come «centrato» sul rispetto, con scelte artistiche che evitano equivoci su valori ideali, culturali ed etici, nonostante le posizioni del rapper su Gaza a più riprese. «Non mi crea alcun imbarazzo non condividere il pensiero di Ghali e i messaggi che ha mandato ma ritengo che un Paese debba sapere reggere all’urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo, che non sarà espresso su quel palco», ha dichiarato.

Di Segni (Ucei): «Ghali avrà ricevuto indicazioni e linee guida da seguire»

Noemi Di Segni, presidente Ucei, ha auspicato indicazioni chiare per Ghali: «È chiaro che spero che Ghali abbia ricevuto delle indicazioni o delle linee a guida» sul «ruolo che deve svolgere. Quindi spero capirà cosa deve fare in quel contesto e in quel momento», ribadendo: «Sono fiducia che capirà cosa è chiamato a fare in quel contesto e in quel momento». Il M5s in commissione Cultura ha denunciato censura: «Quando un ministro si permette il lusso di dire che un artista non esprimerà il suo pensiero sul palco non sta parlando di rispetto o di etica: sta rivendicando una censura preventiva. Punto».

Report e il caso scottante del “papello” di Bellavia finito nelle mani degli inquirenti

La vicenda del commercialista milanese Gian Gaetano Bellavia, noto al grande pubblico per le sue consulenze alla trasmissione Report dove viene spesso interpellato come esperto di bilanci societari, si muove oggi su due piani distinti e pieni di veleni. Il primo, giudiziario, riguarda la sottrazione di oltre un milione di file dallo studio Bellavia-Ferradini, per cui l’ex dipendente Valentina Varisco è imputata a Milano per accesso abusivo a sistema informatico e appropriazione indebita. Il secondo, più opaco ma foriero di clamorosi sviluppi, riguarda un documento interno di 35 pagine scritto da Bellavia, il cosiddetto “papello”, e finito agli atti dell’indagine senza che sia mai stato chiarito perché. Un testo privo di firme e timbri che, per il contenuto delle accuse e delle insinuazioni, rischia ora di esporre il suo autore a iniziative giudiziarie per diffamazione.

Il primo fonte giudiziario: i file rubati a Bellavia e l’inchiesta

Secondo l’accusa, tra la primavera e l’estate del 2024 Varisco avrebbe copiato, con l’uso del software FastCopy, 1.323.953 file per oltre 900 gigabyte, sottraendo un hard disk dallo studio e accedendo a caselle di posta elettronica. Bellavia scrive che quei file contenevano materiale «ad altissima sensibilità»: consulenze tecniche per le procure, atti di perquisizione, intercettazioni e documenti relativi a procedimenti penali anche chiusi da anni. La procura di Milano ha disposto il rinvio a giudizio. Questo è il primo fronte, fin qui ben definito.

Report e il caso scottante del “papello” di Bellavia finito nelle mani degli inquirenti
Alcuni passaggi del papello di Bellavia, che L43 ha avuto modo di visionare interamente.

Il secondo filone: quel papello che doveva rimanere un testo interno

Il secondo invece nasce proprio dalle 35 pagine del papello, scritto a commento del caso. Bellavia ammette di non conoscere il movente della sottrazione dei file e spiega di aver avviato, per sua iniziativa, indagini difensive autonome, anche tramite «investigatori sul territorio», per ricostruire la possibile destinazione del materiale. L’appunto, nato come testo interno destinato ai suoi legali, è però finito agli atti dell’indagine, trasformandosi così in un documento che va ben oltre lo scopo difensivo.

Nella pagine nominato anche Tavaroli, ex Pirelli e Telecom

In esso Bellavia sostiene che Varisco il 5 settembre 2024 avrebbe contattato le società investigative Argo e Dogma, inviando comunicazioni a distanza di pochi minuti, e da questo trae una deduzione: «Dogma e Argo palesemente sono legate, per quel che si dice in giro». Aggiunge che Dogma sarebbe «interamente controllata» da Giuliano Tavaroli, ex responsabile della sicurezza di Pirelli e Telecom, coinvolto anni fa nello scandalo Telecom-Sismi, utilizzando quel precedente per ipotizzare legami attuali con apparati di intelligence.

Report e il caso scottante del “papello” di Bellavia finito nelle mani degli inquirenti
Giuliano Tavaroli (foto Imagoeconomica).

Le insinuazioni sui presunti legami con i Servizi per fare dossieraggio

Ma il documento va oltre, affermando che Argo e Dogma sarebbero «palesemente legate ai Servizi per questioni di dossieraggio, secondo la voce di investigatori sul territorio». Non atti, non riscontri documentali, ma «voci». Eppure i nomi sono indicati per esteso: Katia Trevisan, Cristian Giulietti, Paolo Procaccini, Matteo Adjimi, e con essi ricostruzioni societarie basate su visure camerali a supporto della tesi che si tratti di comportamenti di estrema gravità.

Report e il caso scottante del “papello” di Bellavia finito nelle mani degli inquirenti
Il logo dell’agenzia Argo.

Affermazioni inquietanti senza fonti verificabili

Il documento contiene anche affermazioni inquietanti. In un passaggio Bellavia scrive: «Noi sappiamo che i centri estetici servono a fare dossier sessuali sui frequentatori». Ma si ferma qui, senza indicare casi specifici, fonti verificabili o responsabilità circoscritte. In altri punti parla di ex consulenti tecnici «coinvolti con i servizi segreti italiani», di arresti di cui ammette di «non sapere bene per quali reati», fino a scrivere che una persona sarebbe stata «fatta sparire dai servizi», collegando tali vicende ad Alessandro Tornotti, ex consulente informatico delle procure, e al suo socio Marco Tinti, che la Varisco conoscerebbe da anni.

Report e il caso scottante del “papello” di Bellavia finito nelle mani degli inquirenti
La società investigativa Dogma.

La parte più accusatoria dedicata al commercialista Martinazzo e ad Axerta

La parte più ampia e più accusatoria del papello è dedicata al commercialista Stefano Martinazzo e ad Axerta, la società investigativa dove poi la Varisco ha lavorato. Qui il tono è irridente. Bellavia, il quale evidentemente non immaginava che i suoi appunti sarebbero finiti nelle mani degli inquirenti, si lascia andare a giudizi pesanti, definendo Martinazzo «oggettivamente un poveretto sotto il profilo professionale», uno che «di computer non sa niente».

Report e il caso scottante del “papello” di Bellavia finito nelle mani degli inquirenti
Il logo della società investigativa Axerta.

E descrive Axerta come «una struttura di bassissimo profilo», basata su «marketing estremo», «chiacchiere e distintivo», popolata da personale giovane e inesperto. Giudizi personali che incidono direttamente sulla reputazione di soggetti identificabili. Ci si chiede ora se Bellavia abbia nel cassetto atti o perizie che possano supportarli.

«Di computer non sa niente ovviamente»

Bellavia sostiene che Martinazzo «nasce revisore in Kpmg» e che avrebbe avuto fortuna incontrando un ingegnere informatico di alto profilo, Maurizio Bedarida, specialista in sicurezza anche per le banche centrali, andato in Kpmg a dirigere il nuovo dipartimento tecnico forense, e che lo avrebbe utilizzato come «ragazzotto di supporto per le analisi documentali, perché Martinazzo di computer non sa niente ovviamente».

Report e il caso scottante del “papello” di Bellavia finito nelle mani degli inquirenti
Gian Gaetano Bellavia.

Rincara, affermando che «ha imparato a vendersi e, anche se professionalmente incapace a certi livelli», avrebbe costruito la propria attività su marketing e pubblicità, vantando relazioni professionali amplificate a fini promozionali. E insiste: «Non è capace di fare cose pesanti, si circonda di giovani che per il solo fatto di essere giovani non sono inizialmente capaci».

Una strategia operativa che appare particolarmente incauta

Il papello arriva poi a sostenere che la Varisco «molto probabilmente abbia rubato per Argo», ma che sarebbe «molto improbabile che Martinazzo sia stato informato di quello che lei ha rubato», perché Axerta non sarebbe neppure in grado di «vendere» informazioni di quel tipo. Nelle stesse pagine Bellavia delinea una strategia operativa che appare particolarmente incauta: propone di convocare interlocutori per «vedere come reagiscono» e suggerisce di comunicare a Martinazzo i nomi di soggetti coinvolti in procedimenti penali per osservare «cosa fa dopo con i suoi clienti».

Report e il caso scottante del “papello” di Bellavia finito nelle mani degli inquirenti
Alcuni passaggi del papello di Bellavia, che L43 ha avuto modo di visionare interamente.

Affermazioni alle quali persone e società citate hanno replicato. Dogma ha smentito ogni collegamento occulto con Tavaroli o con apparati di intelligence, annunciando iniziative legali a tutela della reputazione. Anche l’ex responsabile della sicurezza Telecom ha definito «folli» le ricostruzioni che lo vorrebbero proprietario occulto della società o coinvolto in attività di dossieraggio.

La replica: «Contenuti deliranti, dietrologie, suggestioni ed errori»

Stefano Martinazzo, verso cui Bellavia ha riservato i giudizi più duri, ha dichiarato a Lettera43: «Chi ha esaminato nel dettaglio il papello scritto e veicolato, da quanto leggo sui giornali, da Bellavia, mi ha parlato di un documento dai contenuti deliranti, pieno di dietrologie, suggestioni ed errori. Si tratterebbe di un attacco vile, oltraggioso e pesantemente diffamatorio rivolto alla mia persona, al mio team di lavoro e alla mia professionalità faticosamente costruita in più di 25 anni di duro e specchiato lavoro».

«Riferirò ai magistrati o davanti a un’eventuale commissione d’inchiesta»

Martinazzo ha anche aggiunto di «aver conosciuto la Varisco qualche mese dopo la chiusura dello studio Bellavia per pensionamento dei soci. Ha caricato il suo curriculum sul portale della mia azienda perché disoccupata e ha iniziato a collaborare con il mio team nel gennaio 2025 come consulente autonoma esterna, con un contratto di durata annuale. In queste ultime settimane ho raccolto informazioni precise e documentate sul funzionamento del “sistema Bellavia” che ritengo importanti e che riferirò, se di interesse giudiziario, ai soli magistrati o davanti a un’eventuale commissione d’inchiesta».

Report e il caso scottante del “papello” di Bellavia finito nelle mani degli inquirenti
Alcuni passaggi del papello di Bellavia, che L43 ha avuto modo di visionare interamente.

Certe informazioni sul sistema Bellavia riguardano anche Report?

Interpellato in proposito, Martinazzo non ha però voluto rispondere alla domanda se tali informazioni possano riguardare anche la trasmissione Report, cosa che avrebbe aperto un secondo fronte nella vicenda. La procura intanto procede con l’indagine sulla sottrazione dei file a Bellavia, ma dovrà fare anche i conti con il mistero del suo papello nato come appunto interno e finito inspiegabilmente agli atti dell’inchiesta.

Caso Sangiuliano, annullata la sanzione alla Rai del Garante della privacy

Il tribunale di Roma ha annullato la sanzione da 150 mila euro che il Garante della Privacy aveva inflitto alla Rai per la trasmissione, da parte di Report, degli audio contenenti una conversazione privata tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie, la giornalista Federica Corsini. A dare notizia della decisione è lo stesso conduttore Sigfrido Ranucci, in un post su Facebook. «Era legittimo e di interesse pubblico trasmettere l’audio e inoltre i magistrati sottolineano il fatto che il Garante ha svolto le indagini fuori i tempi stabiliti dalla legge. Il Garante ha sbagliato nei contenuti e nella forma».

L’audio al centro della vicenda era stato registrato dalla aspirante consulente del Ministero, Maria Rosaria Boccia, coinvolta in una relazione con Sangiuliano, e riprendeva un litigio tra l’ex ministro e la moglie, con riferimenti a un presunto tradimento. Boccia avrebbe attivato la registrazione durante una conversazione in cui Sangiuliano cercava di giustificare la mancata nomina della donna. Pur essendo di natura privata, il tribunale sottolinea che i contenuti del servizio rientrano nel legittimo esercizio del giornalismo d’inchiesta. La sentenza evidenzia inoltre «la sussistenza dell’interesse pubblico alla diffusione della notizia, poiché la vicenda, sebbene permeata da profili di natura personale, assume una sostanziale rilevanza pubblica», legata al possibile impatto di questioni personali su incarichi istituzionali.

Capitale italiana della Cultura 2028, quali sono le 10 città finaliste

La giuria nominata dal Ministero della Cultura ha selezionato le dieci città che accedono alla fase finale della corsa al titolo di Capitale italiana della cultura 2028, scegliendole tra le 23 candidature presentate. La decisione arriva al termine della valutazione dei dossier progettuali, tutti incentrati su programmi culturali annuali accompagnati da un cronoprogramma e da un piano economico-finanziario.

Le 10 città finaliste

Capitale italiana della Cultura 2028, quali sono le 10 città finaliste
Forlì (Wikipedia).

Le finaliste sono Anagni con il progetto «Hernica Saxa. Dove la storia lega, la cultura unisce», Ancona con «Ancona. Questo adesso», Catania con «Catania continua», Colle di Val d’Elsa con «Colle28. Per tutti, dappertutto», Forlì con «I sentieri della bellezza», Gravina in Puglia con «Radici al futuro», Massa con «La Luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia», Mirabella Eclano con «L’Appia dei popoli», Sarzana con «L’impavida. Sarzana crocevia del futuro» e Tarquinia con «La cultura è volo».

Quando verrà proclamata la Capitale italiana della cultura 2028

Le dieci città presenteranno ufficialmente i loro progetti durante le audizioni pubbliche in programma giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026, quando illustreranno le proposte alla commissione di sette esperti indipendenti incaricata della valutazione finale. La città vincitrice riceverà un contributo statale di un milione di euro, destinato a sostenere le iniziative previste nel corso dell’anno e a rafforzare il ruolo della cultura come strumento di sviluppo territoriale, partecipazione civica e crescita collettiva. La proclamazione è attesa entro il 27 marzo 2026.

Materie esame maturità 2026 ci siamo: le possibili date di uscita in base agli scorsi anni

Settimana potenzialmente cruciale per tutti gli studenti che affronteranno l’esame di Maturità 2026. Entro pochi giorni infatti, almeno stando allo storico degli ultimi anni, il Ministero dell’Istruzione e del Merito potrebbe rendere note le materie della seconda prova scritta, selezionata come sempre a seconda dell’indirizzo scolastico. Non solo, perché questa volta il ministero comunicherà anche le quattro discipline oggetto del nuovo colloquio orale, riformato di recente. Già fissata la data per la prima prova, quella di italiano: gli studenti saranno convocati ai banchi giovedì 18 giugno. Il giorno successivo toccherà alla seconda. Ecco tutto quello che bisogna sapere.

Maturità 2026, quando sono uscite le materie negli scorsi anni

Materie esame maturità 2026 ci siamo: le possibili date di uscita in base agli scorsi anni
Gli studenti pronti per gli esami di maturità (Ansa).

Pur non essendovi una data precisa, il Mim pubblica le materie della seconda prova solitamente alla fine di gennaio. Sia lo scorso anno sia nel 2024, per esempio, furono rese note il 29 gennaio, mentre nel 2023 l’annuncio risalì al 26. Dunque è plausibile che anche per la Maturità 2026 le varie materie saranno pubblicate entro venerdì 30. Per quanto riguarda le previsioni, considerando che nel 2025 gli studenti del classico affrontarono la prova di latino, è verosimile attendersi che stavolta tocchi alla versione di greco. Immancabili invece i quesiti di matematica per i maturandi del liceo scientifico.

Dal colloquio orale alla commissione d’esame, cosa sapere

Materie esame maturità 2026 ci siamo: le possibili date di uscita in base agli scorsi anni
Gli studenti pronti per gli esami di maturità (Imagoeconomica).

Il decreto emanato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito sottolinea anche i cambiamenti per il colloquio orale, che non sarà più incentrato sull’intero programma scolastico. Gli studenti dovranno rispondere a quesiti inerenti quattro materie che costituiranno il perimetro disciplinare dell’esame, definito a livello nazionale. Una sarà certamente l’italiano, in quanto la prima prova è obbligatoria per tutti e deve necessariamente essere coperta da un membro della commissione. Ogni studente dovrà dimostrare, oltre che le proprie conoscenze sugli argomenti, anche la capacità di collegarli tra i vari settori, argomentarli con un pensiero critico e dimostrare maturità personale. Novità anche per la composizione delle commissioni: ve ne sarà una ogni due classi, formata da cinque membri di cui un presidente, due docenti esterni e due interni.

Puntata Falsissimo 26 gennaio: cosa succede dopo il ricorso di Signorini

Il ricorso presentato da Alfonso Signorini contro Fabrizio Corona produce effetti immediati sulla programmazione di Falsissimo. La puntata prevista per lunedì 26 gennaio non dovrebbe andare in onda dopo la decisione del Tribunale civile di Milano, che ha accolto l’istanza cautelare avanzata dai legali del giornalista e conduttore del Grande Fratello.

Cosa prevede l’ordinanza contro Fabrizio Corona

Puntata Falsissimo 26 gennaio: cosa succede dopo il ricorso di Signorini
Fabrizio Corona (Ansa).

Il giudice Roberto Pertile ha disposto un provvedimento di inibitoria urgente nei confronti di Corona. L’ordinanza impone la rimozione immediata da social network e piattaforme di hosting di tutti i contenuti — video, audio e testi — riferiti a Signorini e vieta qualsiasi ulteriore pubblicazione o diffusione di materiale ritenuto lesivo della reputazione, dell’immagine e della riservatezza del ricorrente. Corona dovrà inoltre consegnare in Cancelleria, entro due giorni dalla notifica, tutti i supporti fisici contenenti documenti, immagini, video e corrispondenza privata riconducibili a Signorini. Il Tribunale ha stabilito anche una sanzione economica: 2.000 euro per ogni singola violazione e per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione delle misure, oltre alla condanna al pagamento delle spese legali, per un importo complessivo superiore a 9.000 euro

Le accuse

La decisione arriva dopo l’annuncio, da parte di Corona, di una nuova puntata di Falsissimo incentrata su presunte accuse legate al presunto «sistema Signorini», accuse che il diretto interessato ha sempre respinto. Sul caso risultano aperti diversi filoni di indagine in Procura: Corona è indagato per diffamazione aggravata e minacce dopo una denuncia di Mediaset e, sul fronte penale, anche per revenge porn in relazione a materiale mostrato online. Nello stesso contesto, Signorini è iscritto nel registro degli indagati per violenza sessuale ed estorsione su querela dell’ex concorrente del Grande Fratello Vip, Antonio Medugno.

La polemica tra Cucinelli e Giammetti smaschera la provincia del lusso

La polemica, algida nella sua ferocia, è tra titani della moda: Giancarlo Giammetti, socio di Valentino Garavani (che fu, dopo la casalinga, il più famoso cittadino di Voghera) contro Brunello Cucinelli, umbro doc, apologeta del cashmere francescano in tutto, tranne che nel prezzo. Si sa che quando litigano i poveri è tragedia, se invece a farlo sono i ricchi è intrattenimento. Se non ci fosse di mezzo la triste circostanza, una goduria. 

La polemica tra Cucinelli e Giammetti smaschera la provincia del lusso
Giancarlo Giammetti (Imagoeconomica).

Se la tentazione di mettere in scena l’ego batte la dignitosa riservatezza

In un mondo codificato come quello del fashion, le controversie tra signori del lusso dovrebbero risolversi con una telefonata, mai filtrare in superficie, ovvero diventare materia su cui la strabordante fame dei social si avventa. Ma di codificato oramai resta poco, visto che la tentazione di mettere in scena il proprio ego è sempre più forte di una dignitosa riservatezza. Così, mentre a Roma si celebravano i funerali dell’ultimo imperatore, a rubare la scena è piombato il piccato battibecco tra Brunello e Giancarlo a intaccare la compunta aura dell’evento. Ovviamente chi ha ragione è sempre chi sta zitto, e in questo caso il primo ha infranto palesemente la regola (solo per farsi pubblicità, sostiene il secondo), raccontando di come Valentino, amante dei suoi maglioni, gli avesse chiesto scherzosamente lo sconto. Richiesta che pronunciata dalla succitata casalinga di Voghera non fa un plissé. Diverso, tanto da apparire inverosimile, che a farlo sia il sarto che vestiva dive e principesse. E non si può fare a meno di immaginare la scena del genio della couture che scende dal piedistallo per bussare allo spaccio aziendale del filosofo del borgo umbro, quel Solomeo dove il capitalismo selvaggio scolora in mistico umanesimo. 

La polemica tra Cucinelli e Giammetti smaschera la provincia del lusso
Brunello Cucinelli (Imagoeconomica).

Nell’empireo della moda, la materia prima è la narrazione

Ma guai a derubricare l’episodio a mera scaramuccia tra signori ben vestiti. Si tratta di un probante esempio di come nel Made in Italy i conti siano globali, ma le suscettibilità restino di provincia. Siamo nel campo del glocal, insomma, dove la nomea mondiale non offusca beghe e gelosie da provincia. Da qui l’inevitabile deriva social, l’ipertesto che dagli umori dei protagonisti allarga la querelle alle reazioni della piazza. Da una parte un imprenditore troppo affezionato alle proprie parabole, dall’altra un socio fieramente geloso della leggenda creata dal suo partner. Si potrebbe liquidare il tutto come un incidente di percorso, l’effrazione della regola per cui le questioni private non dovrebbero mai riverberarsi in campo pubblico. In realtà la polemica ci fa capire che nell’empireo della moda la materia prima non sono vestiti e tessuti, ma la narrazione. Chi padroneggia il racconto controlla il valore. E sulla gestione del racconto di Valentino, Giammetti non è per nulla disposto a concedere lo sconto evocato da Cucinelli. 

Accolto il ricorso di Signorini: Corona non potrà più pubblicare nulla online

Accogliendo la richiesta degli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, legali di Alfonso Signorini, il giudice Roberto Pertile del Tribunale civile di Milano ha disposto un provvedimento cautelare urgente di inibitoria a carico di Fabrizio Corona: l’ex re dei paparazzi non potrà trasmettere online la prossima puntata del suo format Falsissimo (era prevista per stasera) e dovrà anche rimuovere i contenuti delle due precedenti. Il Tribunale ha inoltre fissato in 2 mila euro la somma che Corona dovrà pagare a Signorini per ogni violazione delle disposizioni dell’ordinanza, moltiplicata per ciascun giorno di ritardo. A suo carico anche il pagamento delle spese legali, per un importo superiore a 9 mila euro.

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Il provvedimento sarà impugnato da Corona

Secondo Pertile, Corona con le puntate di Falsissimo su Signorini ha alimentato un «pruriginoso interesse del pubblico» e una «morbosa curiosità per piccanti vicende sessuali», accusando il giornalista e conduttore televisivo di «aver perpetrato condotte immorali, deplorevoli e penalmente rilevanti», senza «neppure il conforto di prove univoche e al solo scopo di offendere» la sua dignità per profitto economico. Per il giudice del Tribunale civile di Milano, insomma, manca l’interesse pubblico delle indiscrezioni su Signorini: pertanto non vale il principio della libertà di stampa e non si può parlare nemmeno di «legittimo diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero». Il provvedimento verrà impugnato dai legali di Corona.

Accolto il ricorso di Signorini: Corona non potrà più pubblicare nulla online
Alfonso Signorini (Ansa).

La Consob ha inoltre multato Corona di 200 mila euro

Nel frattempo, la Consob ha disposto una sanzione amministrativa pecuniaria pari a euro 200 mila euro nei confronti di Corona per la violazione del regolamento Ue sulle cripto-attività in relazione all’offerta al pubblico di ’memecoin $Corona’. L’Autorità di vigilanza ha rivolto a Corona anche un’ingiunzione ad astenersi dal ripetere la violazione.