Emma Bonino, come sta dopo il ricovero al Santo Spirito di Roma

Nella serata di lunedì 7 settembre 2026, Emma Bonino è stata ricoverata al Santo Spirito di Roma dopo essere stata soccorsa nella sua casa per problemi respiratori. «Sono in corso gli accertamenti e una valutazione dei parametri a seguito di un peggioramento della funzionalità respiratoria. Resta vigile e lucida», aveva riferito il suo medico curante Claudio Santini. Nel bollettino diffuso dopo la prima notte di ricovero, si legge che «le sue condizioni, per quanto delicate, restano stazionarie». La paziente «è cosciente e i parametri cardiocircolatori e gli scambi respiratori sono accettabili».

L’anno scorso il ricovero in terapia intensiva

Non è il primo ricovero per la leader di +Europa nella struttura. Il precedente risale all’inizio del 2025 dopo un malore, e allora servì la terapia intensiva perché era stata riscontrata un’insufficienza respiratoria. Stabilizzata, il giorno dopo fu trasferita al San Filippo Neri dove rimase una settimana. Nella storia clinica della Bonino c’è anche un microcitoma polmonare diagnosticato nel 2015 e superato nel 2023.

Perché Futuro Nazionale ha espulso Luca Sforzini

In Futuro Nazionale arriva la prima espulsione. Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento nazionale, il fu think tank del Mondo al Contrario, è stato cacciato dal partito a seguito, si legge nella nota della direzione disciplinare del partito, «delle sue ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito e di descrizioni del movimento del tutto infondate». La decisione è stata presa da Roberto Vannacci, dal coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, dal responsabile organizzativo, Edoardo Ziello, e quello del Tesseramento, Annamaria Frigo. «Se qualcuno pensa di utilizzare Futuro Nazionale per le proprie ambizioni personali, volte a saziare appetiti antichi che si prestano alle mire di chi vuole avvelenare e soffocare il partito dall’interno», fanno sapere i futuristi, «deve sapere che qui ci sono degli anticorpi talmente forti da bloccare qualsiasi tentativo di sabotaggio».

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Sforzini poco tempo fa aveva avuto l’ardire di criticare alcuni punti del programma futurista su Libero. «Esi­ste una destra che difende la fami­glia senza entrare nelle camere da letto», spiegava il gallerista pavese al quotidiano, «che può soste­nere la nata­lità senza isti­tuire poli­zie morali. E poi esi­stono le cor­nac­chie nere. Sono quelle che con­si­gliano di rispon­dere alle inquie­tu­dini del XXI secolo con il pron­tua­rio del XIX». Mettendo in guardia: «Ci sono momenti nei quali il pro­blema di un pro­getto non sono i suoi avver­sari. Sono i suoi con­si­glieri». Ma Sforzini aveva fatto parlare di sé anche per un acceso scambio in chat con il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, riportato da Il Foglio. «Sei un nazista autentico», avrebbe attaccato il primo. «Non sono uno sciuscià liberale atlantista sionista come te. Per me non è un’offesa», gli avrebbe risposto il secondo. Accuse di fatto confermate dal diretto interessato che sempre al quotidiano diretto da Claudio Cerasa aveva parlato di «clima agghiacciante».

La deriva nerissima del partito (come se fosse qualcosa di cui sorprendersi) aveva causato l’allontanamento di Luca Bellotti, ex meloniano e già sottosegretario nei governi Berlusconi: «Su Islam e immigrazione, posizioni inaccettabili», aveva scritto in una lettera aperta al generalissimo.

Sondaggi politici, Futuro Nazionale si avvicina all’8 per cento

Non si arresta la crescita di Futuro Nazionale nei sondaggi politici. Nell’ultima rilevazione di Swg per il Tg La7 sulle intenzioni di voto il partito guidato da Roberto Vannacci, ora quarta forza politica del Paese, è infatti arrivato al 7,7 per cento: +0,2 per cento rispetto a una settimana fa.

Sondaggi politici, Futuro Nazionale si avvicina all’8 per cento
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Futuro Nazionale si conferma stabile sopra Forza Italia e Lega, date rispettivamente al 6,9 per cento (-0,2) e al 5,7 per cento. Carroccio stabile così come Fratelli d’Italia, saldamente primo partito del Paese col 26,8 per cento. Leggera flessione (-0,1) del Partito Democratico al 20,6 per cento. Il Movimento 5 stelle è dato al 12,5 per cento (-0,2). Tra FI e Lega c’è Alleanza Verdi e Sinistra, al 6,8 per cento (+0,1). Azione è stabile al 3,2 per cento. Tra le forze minori da segnalare Italia Viva è data al 2,5 per cento (+0,1), +Europa all’1,4 per cento (+0,1), Sud Chiama Nord all’1 per cento (+0,1), così come Noi Moderati (-0,1).

Rubati quattro quadri di Renoir dal museo di Cagnes-sur-Mer in Costa azzurra

Quattro opere di Renoir sono state rubate nella notte tra il 7 e l’8 settembre 2026 da due ladri nel museo di Cagnes-sur-Mer, in Costa Azzurra (Francia). Una delle opere è stata abbandonata durante la fuga, ha annunciato il sindaco della città Bryan Masson che ha stimato in circa 9 milioni di euro il valore dei quadri rubati. L’allarme del museo è scattato alle 5:48 e alle 5:53, cinque minuti dopo, la polizia municipale era sul posto. «Prendere di mira il museo Renoir significa andare contro una parte della storia e del patrimonio di Cagnes-sur-Mer. Sono fatti particolarmente gravi», ha detto Masson. Il colpo è avvenuto a circa un anno da quello ai danni del Louvre, nel centro di Parigi, nel quale i ladri hanno rubato otto gioielli della Corona di Francia, non ancora ritrovati. Da allora, il ministero della Cultura ha posto come priorità la sicurezza dei musei. Il Museo Renoir di Cagnes-sur-Mer, vicino a Nizza, è stato edificato nel 1960 sul luogo dell’ultima dimora del grande pittore. Oltre al mobilio originale, il luogo ospita oggetti, mobili appartenuti all’artista e vari quadri raffiguranti ritratti, paesaggi e alcuni nudi.

Ucraina: tregua finita, riprendono gli attacchi russi

Dopo le visite nel weekend di Steve Witkoff e Jared Kushner e tre giorni di tregua, sono ripresi gli attacchi della Russia contro l’Ucraina. Nella notte ci sono stati raid aerei su Kyiv: danneggiato edifici in tutta la capitale ucraina, tra cui un condominio di cinque piani nel quartiere di Solomianskyi, e edifici nelle aree di Boryspil e Fastiv mentre alcuni veicoli hanno preso fuoco nella zona di Podilskyi. Ci sono almeno due i morti e 10 feriti, ma si teme che il bilancio delle vittime sia destinato ad aumentare.

«Nel momento in cui gli inviati di pace del presidente degli Stati Uniti se ne sono andati, Vladimir Putin ha lanciato un altro massiccio e terribile attacco contro Kyiv», ha denunciato il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. Il presidente Volodymyr Zelensky, sui social, ha spiegato che ci sono stati raid anche nelle aree di Odessa, dove è stato colpito un mercato e in quelle di Zaporizhzhia e Dnipro. Presa di mira anche la locomotiva di un treno partito da Kyiv e diretto a Sumy. «Nonostante gli ottimi risultati ottenuti contro i missili da crociera, quelli balistici rimangono particolarmente difficili da intercettare e ogni giorno spieghiamo ai nostri partner la necessità di disporre di intercettori». Secondo quanto riferito dall’Aeronautica militare ucraina, la Russia ha lanciato nella notte 166 droni e decine di missili.

La risposta di Kyiv: pioggia di droni sulla Russia

La risposta ucraina non si è fatta attendere: colpita da un attacco di droni la regione russa di Saratov, con danni alle infrastrutture civili e una decina di feriti. Le autorità militari hanno comunicato di aver intercettato 384 droni su 14 regioni russe, compresa appunto quella di Mosca, oltre che sulla Crimea occupata e sulle acque del Mar Nero.

Opas su Tim, Poste italiane incrementa la componente cash

Il consiglio di amministrazione di Poste italiane ha deliberato di incrementare il corrispettivo dell’opas su Tim mediante il riconoscimento di una componente aggiuntiva in denaro pari a 0,30 euro per ciascuna azione Tim portata in adesione all’offerta. Pertanto, al perfezionamento di quest’ultima, per ciascuna azione Tim portata in adesione il corrispettivo sarà incrementato della componente aggiuntiva in denaro e sarà complessivamente costituito da 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione e dalla componente in denaro pari a 1,97 euro per azione (1,67 euro già previsti + 0,30 aggiuntivi). Il corrispettivo integrato sarà riconosciuto a tutti gli aderenti alla data di pagamento.

Confermata la politica di dividendi di Poste relativa all’esercizio 2026

Con l’incremento del corrispettivo, il cda di Poste intende confermare la rilevanza strategica e industriale dell’offerta. I benefici economici e finanziari per gli azionisti del Gruppo abilitati dall’offerta rimarranno sostanzialmente immutati a seguito del riconoscimento del corrispettivo unitario Incrementato, con un impatto positivo confermato sull’utile per azione di Poste a partire dall’esercizio 2027 e previsto a doppia cifra nel 2028. La leva finanziaria pro-forma del nuovo Gruppo, inclusiva dell’impatto della componente aggiuntiva in denaro, è prevista attestarsi su 1,5×1 a fine 2026. Si conferma, altresì, la politica di dividendi di Poste relativa all’esercizio 2026 su base stand-alone e l’impegno ad una politica di dividendi accrescitiva a partire dal 2027. Gli azionisti di Tim che aderiranno all’offerta riceveranno l’acconto sul dividendo di Poste relativo all’esercizio 2026, che sarà corrisposto in data 25 novembre 2026.

Byd lancia il suo decreto: fino a 11.600 euro per spingere il Super ibrido in Italia

Se gli incentivi tardano, Byd prova a fare da sé. Il gruppo automobilistico cinese ha lanciato in Italia il Decreto Byd, una campagna commerciale che per tutto settembre 2026 mette sul piatto vantaggi fino a 11.600 euro per chi sceglie un modello della gamma Super ibrida DM-i. Il claim scelto dal marchio non lascia molto spazio alle interpretazioni: «Il futuro della mobilità non aspetta i decreti. Byd nemmeno». Una formula volutamente provocatoria, che intercetta uno dei nodi più evidenti del mercato automobilistico europeo: l’incertezza degli incentivi e la difficoltà, per i consumatori, di orientarsi tra bonus, requisiti, finestre temporali e politiche differenti da Paese a Paese. Byd prova invece a trasformare quell’incertezza in un’opportunità commerciale. E, soprattutto, a rendere più semplice il messaggio: uno sconto immediato per accelerare il passaggio verso vetture elettrificate.

La risposta di Byd al caro carburante

Il contesto aiuta a capire la strategia. Il costo dei carburanti continua a rappresentare una voce importante nel bilancio degli automobilisti italiani, mentre il rinnovo del parco circolante procede lentamente. L’Italia resta infatti un mercato caratterizzato da un’età media elevata delle vetture in circolazione e da una transizione verso l’elettrificazione ancora meno lineare rispetto ad altri grandi Paesi europei. È su questo terreno che Byd sta cercando di costruire il proprio spazio. Con il Decreto, il costruttore non punta soltanto sul prezzo, ma sulla tecnologia DM-i, il sistema ibrido plug-in proprietario che mette al centro la trazione elettrica e utilizza il motore termico anche come supporto all’efficienza complessiva. A seconda del modello e della configurazione, la casa dichiara oltre 1.300 chilometri di autonomia complessiva e consumi che possono arrivare fino a 71 chilometri con un litro. Numeri che servono soprattutto ad affrontare uno degli ostacoli culturali ancora presenti nella transizione automobilistica, la cosiddetta ansia da autonomia. Byd prova cioè a proporre il plug-in hybrid come una tecnologia ponte, capace di offrire parte dei vantaggi della guida elettrica senza imporre agli automobilisti un cambiamento radicale delle proprie abitudini.

Non solo sconti: Byd vuole educare il mercato

La mossa è interessante anche sotto il profilo del posizionamento. Byd non presenta infatti l’iniziativa come una semplice promozione di settembre, ma come parte di un percorso di educazione verso la mobilità elettrica ed elettrificata. Un approccio che riflette una fase precisa dello sviluppo del marchio in Europa. Dopo essere diventato uno dei grandi protagonisti mondiali dell’auto elettrica, il Gruppo sta cercando di conquistare rapidamente credibilità anche nei Paesi dove il passaggio al full electric procede più lentamente. L’Italia è uno di questi. Ed è proprio qui che la tecnologia Super ibrida DM-i può diventare una leva particolarmente efficace. Per molti automobilisti italiani il plug-in rappresenta infatti un compromesso più facilmente accettabile rispetto a un’elettrica pura: permette di effettuare una parte degli spostamenti quotidiani in modalità elettrica, mantenendo al tempo stesso la flessibilità garantita dal motore termico nei tragitti più lunghi. Byd punta, dunque, a togliere dal tavolo due delle principali obiezioni all’acquisto, ovvero prezzo e autonomia.

Il Gruppo accelera mentre l’Europa discute

Dietro la campagna c’è però una strategia più ampia. Il mercato europeo dell’auto sta attraversando una fase complessa, con Bruxelles che spinge sulla decarbonizzazione, i governi nazionali che modulano gli incentivi con logiche differenti e i costruttori che sono chiamati a sostenere investimenti molto elevati nell’elettrificazione, mentre la domanda resta difficile da prevedere. In questo scenario Byd si sta muovendo con grande velocità. Il Decreto Byd è, in fondo, una piccola rappresentazione della strategia del gruppo: meno attesa e più iniziativa commerciale. Dove la politica pubblica procede con tempi inevitabilmente lunghi, il costruttore prova a intervenire direttamente sul prezzo e sulla percezione del prodotto. La sfida sarà capire quanto questa impostazione riuscirà a incidere sulle scelte degli automobilisti italiani. Ma il segnale è già evidente: Byd non vuole limitarsi a partecipare alla transizione dell’auto europea, vuole provare ad accelerarla.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo

Appuntamento il 9 settembre. L’atteso redde rationem leghista si terrà in mattinata a Milano, esattamente a 10 giorni dal raduno di Pontida, in programma domenica 20. Stando a quanto L43 può anticipare, l’incontro con Matteo Salvini dovrebbe servire a definire il coinvolgimento del cosiddetto ‘fronte’ dei governatori. Ovvero il capofila dei critici, il lombardo Attilio Fontana, il collega del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti, il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia e il suo successore a Palazzo Balbi, il salviniano Alberto Stefani.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Attilio Fontana, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga (Imagoeconomica).

La via d’uscita win-win di Salvini

Il segretario federale avrebbe in mente una cooptazione diretta della ‘squadra’ di amministratori in vista delle Politiche. Una ricetta che riporta la memoria al 2024, quando Salvini la propose per superare il calo di consensi e lo scoglio delle Europee di quel giugno. Allora però il niet dei governatori produsse la frattura che si è ampliata fino a oggi e che obbligò il leader, almeno così lamentano i salviniani, a cercare altre strade fino a portarlo ad offrire un seggio a Roberto Vannacci. Ecco quindi il rewind: come due anni fa per le Europee, il leader proporrà ai governatori e a Zaia di candidarsi in prima linea alle Politiche per portare voti e preferenze alla Lega, i cui consensi sono erosi dall’ex generale. Si vedrà se questa volta i ‘nordisti’ accetteranno dandosi da fare o resteranno nelle loro comfort zone. L’incontro, necessario prima di Pontida e a circa un mese dal tentato ‘processo’ del direttivo lombardo alla leadership di Salvini, dovrebbe essere win-win per il segretario: se i nordisti accetteranno di scendere in campo, anche loro saranno responsabili del risultato elettorale; se diranno nuovamente ‘no’ allora non potranno più lamentarsi per gli scarsi risultati.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Romeo e le voci su un possibile ‘demansionamento’

Il grande assente di questi contatti di pacificazione potrebbe essere Massimiliano Romeo. Allo stato non risulta che il segretario della Lega lombarda sia stato contattato per partecipare all’incontro. Tra i più coraggiosi nel criticare linea e leadership di Salvini, Romeo sarebbe stato mandato in ‘avanscoperta’ da alcuni storici dirigenti – tra cui Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti – salvo poi essere abbandonato da quasi tutti tranne Attilio Fontana. A Romeo si sarebbe riferito Salvini quando, al comizio di Pinzolo, si è detto pronto a non coinvolgere chi si «autoesclude».

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Nella storia recente della Lega gli ultimi che hanno dato vita ad associazioni o hanno promosso incontri come Romeo per presentare il suo libro sono stati Flavio Tosi e Paolo Grimoldi, entrambi poi espulsi. Di Romeo non si arriva ad evocare l’espulsione ma fioccano retroscena sul fatto che sia a rischio il suo incarico di capogruppo al Senato. Voci che sarebbero alimentate, secondo alcuni, sia dai suoi predecessori alla guida della Lega lombarda (Fabrizio Cecchetti ed Eugenio Zoffili), sia da chi non è riuscito a sfidarlo (Luca Toccalini). Secondo queste ricostruzioni, il segretario lombardo avrebbe solo tre senatori su 29 dalla sua. Interrogato sulla questione, Salvini si è limitato a rispondere, con fatalismo acido, che così come lui è segretario, oggi Romeo è capogruppo, ma «domani è un altro giorno». Molte cose «cambieranno dopo Pontida», ha assicurato. Si vedrà.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Luca Toccalini (Ansa).

Cambio in vista anche per Molinari alla Camera?

Sarebbe però curioso, a un anno dalla scadenza della legislatura, cambiare un solo capogruppo, soprattutto con ancora in campo l’idea che si possa votare il prossimo giugno. Perché non sembri una mossa vendicativa, un’epurazione, Salvini dovrebbe procedere anche al cambio del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, nelle ultime settimane tra i più vicini al leader dopo essere stato spesso critico nei suoi confronti in passato. Sia Molinari sia Romeo hanno infatti il doppio incarico di capigruppo e segretari regionali. E proprio il cumulo degli incarichi potrebbe essere il pretesto per pretendere il cambio.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

Wiktoff dopo la visita a Mosca e Kyiv: «Progressi sostanziali»

Steve Witkoff ha commentato con soddisfazione la missione del fine settimana a Mosca e Kyiv effettuata assieme all’altro inviato di Donald Trump (nonché genero del presidente Usa) Jared Kushner. «Sono stati compiuti progressi sostanziali, inclusi passi avanti nella pianificazione di ulteriori colloqui trilaterali», ha scritto su X, aggiungendo che Trump «sta lavorando duramente per fermare le uccisioni e verso una pace duratura e stabile». Ulteriori dettagli sono filtrati dall’Eliseo. Citando i negoziatori Usa, la presidenza francese ha infatti riferito di una «rinnovata disponibilità al negoziato» da parte della Russia «dopo le elezioni della Duma di Stato», ovvero la camera bassa dell’Assemblea federale della Federazione Russa, che si terranno dal 18 al 20 settembre.

Wiktoff dopo la visita a Mosca e Kyiv: «Progressi sostanziali»
Steve Witkoff e Jared Kushner ricevuti da Vladimir Putin (EPA/MIKHAIL METZEL/SPUTNIK/KREMLIN POOL).

Trump sente Putin e Zelensky

Secondo il Kyiv Independent, Trump avrà una conversazione telefonica con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky dopo il rientro dei suoi inviati dalla missione in Europa. Da parte sua, il Cremlino «non esclude la possibilità di una telefonata tra i presidenti russo e statunitense», ha spiegato Dmitry Peskov, portavoce di Putin, che ha inoltre definito la visita di Witkoff e Kushner «un piccolo passo verso la pace».

Wiktoff dopo la visita a Mosca e Kyiv: «Progressi sostanziali»
Steve Witkoff e Jared Kushner con Volodymyr Zelensky (Ansa).

Sale la tensione sull’asse Mosca-Berlino

Intanto aumentano le tensioni sull’asse Mosca-Berlino, innescate dal caso dei tentati attacchi con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia. Come «misura di ritorsione» alla chiusura del consolato russo a Bonn, Mosca ha revocato «il proprio consenso all’attività del Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania a San Pietroburgo», che dovrà chiudere i battenti entro il 18 settembre 2026. Il primo settembre il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul aveva appunto annunciato che la Germania avrebbe chiuso la sede diplomatica russa a Bonn (il 18 settembre) e rescisso l’accordo relativo alle attività della Casa Russa a Berlino, presunto covo degli 007 di Mosca. La replica del Cremlino non si era fatta attendere: poco dopo il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov aveva comunicato la decisione di mettere i sigilli alle sedi del Goethe-Institut (istituto culturale ufficiale della Repubblica Federale Tedesca) a Mosca, San Pietroburgo e Ekaterinburg.

La giravolta di Salvini sull’AfD: oggi si complimenta per la vittoria ma nel 2024…

L’onda dell’AfD che, come da previsioni, ha travolto la Sassonia-Anhalt non ha lasciato indenne il centrodestra italiano. Se il vicepremier forzista e ministro degli Esteri Antonio Tajani si è detto preoccupato, in casa Lega c’è chi ha brindato. Matteo Salvini ha cavalcato la vittoria del partito di estrema destra complimentandosi sui social con «l’amica» Alice Weidel. «Un successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro. Alla faccia di chi, a sinistra, alimentava paure e scenari catastrofici. Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama DEMOCRAZIA. Un’altra Europa è possibile», ha twittato il segretario leghista, ignorando che la paura e gli scenari catastrofici sono stati evocati pure dal suo collega azzurro.

L’uscita sulle SS e la presa distanza di Le Pen e Salvini

Ma c’è un ma. Salvini infatti deve avere cambiato idea anche sull’AfD. Nel maggio 2024 si era detto d’accordo con un’altra amica, ovvero Marine Le Pen, che aveva detto di non voler sedere più nello stesso gruppo europeo – Identità e democrazia – con l’estrema destra tedesca. La rottura era arrivata dopo l’uscita dell’europarlamentare Maximilian Krah, al tempo candidato del gruppo alla presidenza della Commissione Ue, che parlando con Repubblica non aveva preso le distanze dalle SS. «Sbagliato generalizzare, non tutti i membri della SS erano criminali di guerra», aveva sentenziato Krah. Immediato fu il muro alzato dal Rassemblement National con il presidente Jordan Bardella che assicurò di voler interrompere i rapporti con i filo nazisti. Poco dopo, sulla scia della decisione degli alleati transalpini, arrivò la presa di distanza della Lega. Per la cronaca, Krah prima del polverone era già invischiato in uno scandalo di spionaggio a causa di un suo assistente che sarebbe stato al soldo dei servizi segreti cinesi e accusato a sua volta di troppa vicinanza alla Russia. L’AfD prima lo sospese poi lo riammise nel gruppo parlamentare.

Crans-Montana, il Comune sapeva del pericolo incendio al Constellation: le prove

Il Comune di Crans-Montana era a conoscenza che la schiuma fonoassorbente del Constellation era infiammabile. Lo rivela una email inviata da una dirigente, diventata la 17esima persona iscritta nel registro degli indagati: il messaggio di posta elettronica era rimasto fino a questo momento fuori dagli atti dell’inchiesta sull’incendio, costato la vita 41 ragazzi e in cui sono rimasti feriti in modo grave altri 115 giovani.

L’email inviata da Rose Marie Clavien e l’iscrizione nel registro degli indagati

A inviare l’email, che avvertiva di prestare attenzione alla schiuma utilizzata per l’isolamento acustico del locale, è stata Rose Marie Clavien, ex consigliera comunale con delega all’edilizia tra il 2017 e il 2024. La donna, come ha spiegato il quotidiano svizzero Tages-Anzeiger, è stata convocata per un interrogatorio il 28 agosto: quando gli inquirenti le hanno sottoposto il messaggio di posta elettronica, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Da persona informata sui fatti è così diventata un’indagata.

Lavitola: «Dall’amicizia con Ranucci cercavo un mio riscatto»

«Con Ranucci c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me». L’ha affermato, nel corso di dichiarazioni spontanee, Valter Lavitola davanti ai giudici del Riesame in base a quanto hanno riferito i suoi legali, gli avvocati Sergio e Arturo Cola. Il Riesame si è riservato di decidere in merito alla richiesta di domiciliari che i legali hanno individuato in un casa in Basilicata nella disponibilità dell’indagato. «Ho fatto tutto questo per proteggere Ranucci da un attentato di cui avevo notizie. C’era la necessità di proteggerlo tanto che per due mesi dopo i fatti di ottobre ho chiamato Ranucci per chiedere che la scorta gli fosse rafforzata», ha aggiunto. E ancora: «L’attentato con la bomba è un’idea di Gomes Tavares rispetto alla quale mi assumo tutta la responsabilità. Gomes mi avvisò che avrebbe fatto a modo suo senza dirmi che sarebbe stata una bomba. Io avevo dato un mandato in bianco specificando che non doveva fare male a nessuno».

Cristina Seymandi si candida a sindaca di Torino con una sua lista civica

Dal gossip dei tradimenti a candidata sindaca di Torino. L’imprenditrice Cristina Seymandi, protagonista del famigerato video in cui l’allora compagno banchiere Massimo Segre la accusava di infedeltà durante una festa in cui avrebbero dovuto annunciare le nozze, sta mettendo a punto una sua lista civica in vista delle Comunali in programma nel capoluogo piemontese nel 2027. «Mi candido perché ho una figlia di 20 e vorrei rimanesse a Torino. Fa ingegneria aerospaziale e desidero che resti a lavorare qui per orgoglio nei confronti della sua città», ha spiegato all’edizione locale di Repubblica. I principali punti del suo programma, ha anticipato spiegando di aver ricevuto già numerose adesioni, saranno il caro affitti, la sicurezza, l’industria e le periferie.

Cristina Seymandi si candida a sindaca di Torino con una sua lista civica
Cristina Seymandi (Instagram).

Nel 2021 aveva tentato di entrare in Consiglio comunale

Sembrava che Seymandi in vista del 2027 stesse cercando una candidatura con Forza Italia. E invece correrà come sindaca con una sua lista. In passato collaboratrice dell’ex prima cittadina pentastellata Chiara Appendino, la manager aveva rotto col M5s e aveva tentato di entrare in Consiglio comunale a Torino candidandosi nel 2021 con l’aspirante sindaco per il centrodestra Paolo Damilano: appena 318 preferenze e niente di fatto. Dopo il “fattaccio” del video (cavalcato ampiamente tramite ospitate in trasmissioni televisive e podcast), Seymandi era stata avvistata ad Atreju di Fratelli d’Italia e aveva anche aderito a Italia c’è, formazione fondata dall’ex renziano Gianfranco Librandi, tornato dal 2024 in FI. Durante l’intervista a Repubblica, Seymnandi ha definito Maurizio Marrone (FdI), possibile candidato del centrodestra, «una persona per bene, ma carente su alcuni aspetti fondamentali della contemporaneità».

Cristina Seymandi si candida a sindaca di Torino con una sua lista civica
Cristina Seymandi (Instagram).

Come è finita la vicenda del video diventato virale

Facendo un passo indietro e ripercorrendo quanto successo dopo la diffusione del celeberrimo video con le accuse di corna sa parte del “quasi” promesso sposo, Seymandi aveva definito quell’agguato un «femminicidio mediatico»: il Garante della privacy aprì un’istruttoria (poi archiviata), mentre la vicenda giudiziaria tra i due protagonisti (che si incolparono reciprocamente di tradimento) finì con una querela ritirata grazie all’accordo economico trovato tra i rispettivi avvocati dopo una lunga trattativa.

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno

Mentre Marina e Pier Silvio Berlusconi sono spesso in prima pagina per le loro presunte manovre su Forza Italia, Luigi, il più piccolo dei cinque eredi del Cav – diventato da poco padre per la terza volta nel massimo riserbo – avrebbe già messo a segno l’unica cosa che gli interessa dal punto di vista politico: la ricandidatura alle prossime Politiche di Matteo Perego di Cremnago, deputato e sottosegretario alla Difesa, suo strettissimo amico.

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno
Matteo Perego di Cremnago (Imagopeconomica).

Report-party per Claudia Di Pasquale

La redazione di Report ha festeggiato la nomina di Claudia Di Pasquale a co-conduttrice, insieme a Daniele Piervincenzi, della prossima edizione della trasmissione di Rai3. Ovviamente non al bistrot Cefalù di Valter Lavitola, ma in zona Prati-piazza Bainsizza. Un locale in particolare, in via Euclide Turba, ha registrato il pienone per le celebrazioni di Di Pasquale. Vicinissimo a via Teulada, è un pub molto frequentato dai televisivi, amato anche da quelli che lavorano a La7 il cui centro di produzione è a due passi. E infatti la serata ha visto un mix tra volti del servizio pubblico e della rete di Urbano Cairo, emittente che tempo fa era stata indicata come possibile approdo per Sigfrido Ranucci e la sua trasmissione, e ben prima del caso Lavitola. Per il direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini la grana sembra risolta anche se lunedì si ricomincia, dato che in via Teulada si presenta la nuova edizione delle serate su Rai1 di Bruno Vespa: Porta a Porta e Cinque minuti.

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno
Claudia Di Pasquale (Imagoeconomica).

Vittoria dell’AfD? Commenta Piantedosi

Dopo le elezioni in Sassonia che hanno visto gli ultranazi dell’AfD vincere a mani tese (altro che basse), chi è stato scelto per commentare il voto ad Agorà su Rai3? Vista la spaccatura provocata dall’ondata nera tedesca nel centrodestra nostrano (Antonio Tajani si è detto preoccupato, mentre il collega Matteo Salvini ha festeggiato) chi meglio del ministro ‘tecnico’ Matteo Piantedosi? Già la scena che immortala il titolare del Viminale attendere in piedi prima di entrare nello studio è da antologia, poi si entra nel vivo. Piantedosi comincia citando ed elogiando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, poi parla di Forza Italia che fa parte dei conservatori in Europa, infine procede cauto su Roberto Vannacci preferendo non attacca Futuro Nazionale. Insomma, un vero democristiano. Curiosamente nella giostra dei partiti non tocca, nella sua narrazione, la Lega di Matteo Salvini, in teoria suo “mentore”. Insomma, il ministro dell’Interno sembra davvero pronto a giocarsi la partita elettorale, tanto che alla domanda della conduttrice Annalisa Bruchi: «Ma lei si candida?», risponde con un sibillino: «No, ma si parla di politica a prescindere». La corsa alla visibilità è cominciata: Salvini è avvisato.

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno
Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

La «rispettosa attesa» di Calabresi

Dopo l’accelerata, l’attesa. Anzi la «rispettosa attesa». Mario Calabresi, che lasciando le cariche in Chora Media aveva rianimato il dibattito nel centrosinistra milanese, frena. Il possibile candidato sindaco alla Festa dell’Unità di Lodi ha detto di «non aspettare chiamate»: «Sono in rispettosa attesa per capire cosa succederà a Milano e, finora, non ho incontrato resistenze». In realtà Elly Schlein, che pareva essersi tirata fuori dalla mischia ambrosiana, ha invitato alla prudenza. Resta infatti da sciogliere il tema primarie e fino a che la segretaria non darà il segnale, meglio non ufficializzare discese in campo.

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno
Mario Calabresi (Imagoeconomica).

Lo chef su Italia1? Il marito di Luna Berlusconi

Una domenica di inizio settembre, con il caldo che ancora tortura gli italiani, dopo Studio Aperto arriva Mag con un approfondimento enogastronomico. E chi è lo chef che propone nel suo ristorante milanese la ricetta delle cozze con lo zafferano? Vittorio Vaccaro, marito di Luna Berlusconi.

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno
Vittorio Vaccaro (da Instagram).

La Cernobbio di Mario Monti

«Tra i corridoi della villa rinascimentale, si aggira Federica Monti, figlia del premier che per anni ha lavorato nello studio del Forum di Ambrosetti, amico di vecchia data di papà Mario», scriveva Linkiesta nel lontano 2012. Già, lo scomparso Alfredo Ambrosetti era legato a Mario Monti, e la figlia dell’economista, Federica, faceva parte del suo staff. «Ma sì, il Monti fa proprio parte del mobilio di Villa d’Este, dato che la Federica ha sposato Antonio Ambrosetti, il figlio di Alfredo», dice un partecipante di tanti forum sul lago, «certo non poteva fare come Carlo Calenda che con una sfuriata ha disertato Cernobbio per via della presenza di Vannacci… ».

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno
Mario Monti con Roberto Vannacci a Cernobbio (Imagoeconomica).

Trump sogna di ribattezzare anche il New Mexico: perché non può farlo

La toponomastica continua ad essere un campo di battaglia per Donald Trump, che ha mostrato apprezzamento per l’idea di ribattezzare New America lo Stato del New Mexico, sulla falsariga di quanto già fatto con il Lago Ontario e il Golfo del Messico.

Trump sogna di ribattezzare anche il New Mexico: perché non può farlo
Il post di Trump sul cambiamento di nome del New Mexico.

«In molti hanno suggerito di cambiare il nome del New Mexico – uno degli Stati in cui si sono verificati i più gravi brogli elettorali di sempre – in New America. Sarebbe molto più prestigioso e bello per gli abitanti di quello Stato potenzialmente incredibile. Mi piace un sacco!». È quanto ha scritto Trump su Truth, condividendo una clip realizzata con l’IA in cui lo si vede ribattezzare il territorio di confine: poche ore prima aveva già lasciato trapelare l’idea pubblicando una mappa dello Stato con la parola “Mexico” barrata in rosso e sostituita da “America”.

Per cambiare il nome non basta un ordine esecutivo

Questa volta si tratta però di una boutade, ammesso che Trump conosca le regole. Un eventuale cambiamento richiederebbe infatti un percorso istituzionale molto più complesso rispetto a un semplice annuncio presidenziale. Sebbene il capo della Casa Bianca abbia il potere di modificare nel Geographic Names Information System la denominazione di elementi geografici quali gli specchi d’acqua, cosa che Trump ha fatto, non dispone però dell’autorità costituzionale per cambiare legalmente il nome degli Stati federati degli Stati Uniti d’America con la firma di un ordine esecutivo: tale procedura dovrebbe infatti svolgersi a livello, appunto, statale.

Il nome New Mexico precede di secoli la nascita degli Usa

La governatrice democratica Michelle Lujan Grisham ha dichiarato a Fox News Digital: «Il nome del New Mexico non è oggetto di dibattito, è nostro da prima ancora che esistessero gli Stati Uniti». Il nome Nuevo México fu infatti coniato verso la fine del XVI secolo dai colonizzatori spagnoli e fu sostanzialmente mantenuto (in inglese) dopo la cessione agli Stati Uniti nel 1848, al termine della guerra con il Messico. Due anni dopo fu costituito il Territorio del Nuovo Messico, che comprendeva anche gran parte dell’Arizona, oltre a porzioni del Colorado e del Nevada. Dopo varie riduzioni dei confini, il New Mexico divenne uno Stato dell’Unione nel 1912.

Ferdinando Giugliano è il nuovo direttore dell’Ispi

Ferdinando Giugliano entra a far parte del team di Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale, in qualità di direttore. L’incarico diventerà effettivo dal 15 settembre. Nel suo ruolo, Giugliano si occuperà del coordinamento complessivo delle attività dell’ente, assicurando coerenza tra i diversi settori, le iniziative e le progettualità in essere. Sulla base delle linee guida del consiglio di amministrazione, definirà i piani annuali e ne valorizzerà i contenuti analitici, le competenze e le iniziative dando impulso alle attività finalizzate al suo sviluppo istituzionale. «Sono certa che l’esperienza e la competenza di Ferdinando Giugliano contribuiranno all’ulteriore crescita di Ispi in una fase particolarmente complessa delle dinamiche internazionali, che richiede oggi più che mai capacità di lettura, lucidità di analisi, comprensione delle tendenze in atto a beneficio della vasta utenza dell’Istituto e dei suoi soci», ha dichiarato la presidente dell’Istituto Mariangela Zappia.

L’esperienza da giornalista e da consigliere del premier Draghi

Dopo aver conseguito una laurea e un Phd in Economia presso l’Università di Oxford, negli ultimi anni Giugliano ha svolto l’incarico di head of Public affairs and policy in Unicredit, dopo l’esperienza istituzionale alla presidenza del Consiglio dei ministri come consigliere per l’Informazione del premier Mario Draghi. In precedenza, come giornalista, ha lavorato presso il Financial times, Repubblica e Bloomberg.

La vittoria di AfD in Germania spacca il centrodestra in Italia

La vittoria schiacciante di Alternative für Deutschland nel piccolo land della Sassonia-Anhalt ha un’importanza che travalica i confini tedeschi, in quanto certifica l’avanzata di un’ombra nera sulla Germania. E, dunque, nel cuore d’Europa. Resta da capire se riuscirà a governare, ma intanto il trionfo di AfD ha evidenziato una spaccatura nel centrodestra in Italia. Se Matteo Salvini ha infatti esultato per il successo della formazione di ultradestra tedesca, l’altro vicepremier Antonio Tajani ha invece mostrato preoccupazione. Giorgia Meloni, invece, per il momento tace.

Salvini esulta (e si trova d’accordo con Vannacci)

«Complimenti all’amica Alice Weidel e a tutta AfD per il trionfo in Sassonia-Anhalt! Un successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro. Alla faccia di chi, a sinistra, alimentava paure e scenari catastrofici», ha scritto Salvini sui social. «Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama democrazia. Un’altra Europa è possibile», ha aggiunto il segretario della Lega. Il trionfo dell’ultradestra in Sassonia-Anhalt è riuscito peraltro a mettere d’accordo gli ex alleati Salvini e Roberto Vannacci.

Il fondatore di Futuro Nazionale ha infatti scritto su Facebook: «L’Europa cambia. Merz ha l’ulcera. Monti dovrà dedicare la sua scarsa energia anche a loro. Nessun dorma». Vannacci, eletto al Parlamento europeo con la Lega, dopo l’addio al Carroccio è poi passato nel gruppo Europa delle Nazioni Sovrane, di cui fa parte AfD.

La vittoria di AfD in Germania spacca il centrodestra in Italia
Ulrich Siegmund, leader di AfD in Sassonia-Anhalt (Imagoeconomica).

La preoccupazione di Tajani: «Pessima notizia»

Per Tajani, invece, la vittoria di AfD è «una pessima notizia», in quanto «affermazione di una forza politica che è antitetica rispetto ai valori liberali e occidentali». Il segretario di Forza Italia ha poi dichiarato: «Questo risultato, senz’altro doloroso, ci obbliga anche a registrare e comprendere le paure di molti europei e che per l’ennesima volta chiama l’Ue, a cominciare dai suoi vertici istituzionali, a una presa d’atto: il percorso d’integrazione comunitaria non è un automatismo, i valori occidentali di libertà, solidarietà, ripudio di qualsiasi sirena delle autocrazie non rappresentano una conquista definitiva ma un obiettivo che va conservato e perseguito giorno dopo giorno». Come detto, nessun commento è invece ancora arrivato da Fratelli d’Italia e dalla premier Giorgia Meloni.

La vittoria di AfD in Germania spacca il centrodestra in Italia
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Alessandro Di Battista, come sta dopo l’operazione e quando potrebbe tornare in Italia

Doveva tornare in Italia venerdì 4 settembre, ma un’operazione ha costretto Alessandro Di Battista a rimanere ancora ricoverato a L’Avana. Fonti mediche citate dal Corsera hanno chiarito che l’intervento è riuscito e che l’ex deputato, come da prassi in questi casi, è stato sedato e rimarrà in questa condizione, in terapia intensiva, almeno per un paio di giorni. «Parlare di ciò che accadrà nelle prossime settimane è prematuro», hanno detto persone a lui vicine. Tanto che, anche chi prova a ipotizzare le date di un possibile ritorno in Italia, si tiene un margine abbastanza largo: «Potrebbe stare a Cuba altre quattro settimane, fino a 30 giorni dopo l’operazione. Sarà lunga l’attesa».

Cos’è successo

L’attivista e reporter, che era sull’isola per un reportage per il Fatto Quotidiano, si trova da una settimana all’ospedale Hermanos Ameijeiras di L’Avana dove è stato trasportato dopo un primo ricovero in gravi condizioni a Santa Clara, in seguito a forti dolori alla testa. Da allora, sulle sue condizioni circolano molte voci, ma poche informazioni certe. Nei giorni scorsi sono arrivati nella capitale cubana la compagna e madre dei suoi due figli Sahra Lahouasnia e due medici dell’ospedale Gemelli – un neurochirurgo e un rianimatore – per collaborare con l’equipe locale al suo caso.

Iran, intesa con l’Oman su un corridoio di navigazione sicuro nello stretto di Hormuz

L’Iran nei prossimi giorni annuncerà una nuova zona a traffico limitato nel Golfo Persico, assieme alle mappe di un nuovo corridoio di navigazione attraverso lo stretto di Hormuz, frutto di un accordo in via di definizione con l’Oman. Lo ha reso noto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei, parlando di «negoziati seri e costruttivi» con Muscat, nonostante «fasi alterne a causa delle interferenze e delle pressioni esercitate da alcune parti terze».

Teheran: «La rotta sarà registrata all’Organizzazione Marittima Internazionale»

Una volta raggiunto l’accordo definitivo, «il memorandum d’intesa congiunto tra Iran e Oman per l’istituzione di una rotta marittima temporanea sicura nello stretto di Hormuz sarà registrato ufficialmente all’Organizzazione Marittima Internazionale», ha aggiunto Baqaei. Nelle stesse ore Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha spiegato che la nuova zona a traffico limitato partirà dal punto in cui ha inizio il blocco navale statunitense contro l’Iran e si estenderà verso aree del Golfo Persico. Per quanto riguarda la totale apertura di Hormuz, ha aggiunto, Teheran si impegnerà a garantirla «solo quando loro gli americani cesseranno i sabotaggi, le minacce e gli attacchi» contro la Repubblica Islamica.

Sciopero 7-8 settembre 2026: orari, fasce di garanzia e chi si ferma

In arrivo il primo sciopero dei treni di settembre. I macchinisti e i capitreno aderenti all’Assemblea nazionale del personale di macchina e di bordo hanno confermato una protesta di 24 ore che prenderà il via nella serata di lunedì 7 settembre, alle ore 21, e si concluderà martedì 8 settembre alla stessa ora. L’agitazione coinvolgerà il personale del Gruppo Fs italiane, di Italo e di Trenord. Durante lo sciopero, i treni potrebbero subire cancellazioni, ritardi e variazioni – anche prima dell’inizio e dopo la sua conclusione. Le informazioni aggiornate sui collegamenti garantiti sono disponibili sui canali digitali delle imprese ferroviarie, presso le biglietterie e attraverso il personale di assistenza clienti.

Le fasce di garanzia

Come previsto dalla normativa sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali, i treni già in viaggio al momento dell’inizio dell’agitazione raggiungeranno comunque la destinazione finale se questa è raggiungibile entro un’ora dall’avvio dello sciopero. Per il trasporto regionale sono inoltre assicurati i servizi minimi nelle fasce orarie di maggiore affluenza, ovvero dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Per conoscere nel dettaglio i collegamenti intercity, eurocity e alta velocità garantiti è possibile consultare gli elenchi pubblicati da Trenitalia e Italo sui rispettivi siti.