In arrivo il primo sciopero dei treni di settembre. I macchinisti e i capitreno aderenti all’Assemblea nazionale del personale di macchina e di bordo hanno confermato una protesta di 24 ore che prenderà il via nella serata di lunedì 7 settembre, alle ore 21, e si concluderà martedì 8 settembre alla stessa ora. L’agitazione coinvolgerà il personale del Gruppo Fs italiane, di Italo e di Trenord. Durante lo sciopero, i treni potrebbero subire cancellazioni, ritardi e variazioni – anche prima dell’inizio e dopo la sua conclusione. Le informazioni aggiornate sui collegamenti garantiti sono disponibili sui canali digitali delle imprese ferroviarie, presso le biglietterie e attraverso il personale di assistenza clienti.
Le fasce di garanzia
Come previsto dalla normativa sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali, i treni già in viaggio al momento dell’inizio dell’agitazione raggiungeranno comunque la destinazione finale se questa è raggiungibile entro un’ora dall’avvio dello sciopero. Per il trasporto regionale sono inoltre assicurati i servizi minimi nelle fasce orarie di maggiore affluenza, ovvero dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Per conoscere nel dettaglio i collegamenti intercity, eurocity e alta velocità garantiti è possibile consultare gli elenchi pubblicati da Trenitalia e Italo sui rispettivi siti.
Antonio Ingroia è entrato a far parte di Controcorrente, il movimento dell’ex inviato de Le IeneIsmaele La Vardera. Alla base della decisione, ha spiegato l’ex pubblico ministero, «la condivisione di valori che converge in una visione politica nella quale la legalità rappresenta un elemento centrale e non negoziabile». L’ingresso di Ingroia, pm del processo sulla trattativa Stato-mafia e oggi avvocato, riguarda esclusivamente al movimento regionale siciliano di Controcorrente: pertanto manterrà contestualmente i suoi ruoli di presidente di un movimento politico nazionale come Azione Civile e della Fondazione Spazio Legalità.
Ismaele La Vardera (Imagoeconomica).
«Metterò a disposizione la mia esperienza e il mio impegno nella difesa della legalità e della Costituzione per supportare il movimento nella sua attività, con l’obiettivo di contribuire alle istanze di cambiamento ormai non più differibili, che vogliamo portare avanti insieme», ha dichiarato Ingroia. In vista delle Politiche del 2027, Controcorrente a fine luglio aveva ufficializzato la federazione con Progetto Civico Italia, movimento politico fondato da Francesco Onorato, assessore del Comune di Roma, guidato in Sicilia da Carmelo Miceli.
Storica vittoria dell’estrema destra tedesca di Alternative für Deutschland in Germania. Nel piccolo land della Sassonia-Anhalt, dove vive il 3 per cento della popolazione tedesca, AfD ha trionfato alle elezioni regionali col 44,5 per cento dei voti: consensi raddoppiati in cinque anni, peraltro in una tornata elettorale che ha registrato un’affluenza attorno all’80 per cento. Crollo della Cdu: i cristiano-democratici sono precipitati al 18 per cento, la metà delle preferenze dell’ultima volta. L’AfD non è riuscita a conquistare la maggioranza assoluta: ha infatti ottenuto 41 scranni su 83. Ne manca uno per governare la Sassonia-Anhalt e quindi per avere come presidente il leader regionale Ulrich Siegmund: la Bündnis Sahra Wagenknecht ha aperto a una possibile collaborazione con l’ultradestra: «Decideremo sempre in base alla sostanza», ha dichiarato Claudia Wittig, che era la candidata di punta del partito, fondato tre anni fa da alcuni dissidenti di Die Linke.
Manifesto elettorale di Ulrich Siegmund (Ansa).
Chi è Ulrich Siegmund
Siegmund, che recentemente lo Spiegel ha definito “l’uomo più pericoloso della Germania”, è nato il 25 ottobre 1990 a Havelberg, pochi giorni dopo la riunificazione tedesca. Ed è cresciuto a Tangermünde, altro piccolo centro della Sassonia-Anhalt, dove vive tuttora con moglie e figlia. Ha studiato economia aziendale e psicologia economica e, prima di dedicarsi alla politica, ha lavorato nel settore commerciale: aveva infatti fondato un’azienda di deodoranti per ambienti. Il suo percorso politico è iniziato nella Cdu, poi il passaggio nel 2014 all’AfD, con cui due anni dopo è stato eletto al parlamento della Sassonia-Anhalt, dove dal 2022 è copresidente del gruppo del partito. Seguitissimo su Tik Tok (dove ha 660 mila follower) e Instagram, amante delle motociclette, nell’ufficio ha appeso un ritratto di Otto von Bismarck ed è considerato uno dei leader più radicali di AfD: diventato molto popolare durante il Covid per il video “Pandemie-Panikmache” (“I montatori di panico da pandemia”), nel 2023 partecipò alla riunione segreta che si tenne nei pressi a Berlino, che vide attivisti dell’estrema destra discutere di un piano di remigrazione per espellere dalla Germania milioni di persone di origine straniera. Prima delle elezioni regionali era stato scelto come candidato presidente del land col 97 per cento dei voti.
L’arrivo in moto di Ulrich Siegmund al seggio elettorale (Ansa).
Tim ha comunicato che l’amministratore delegato Pietro Labriola e i dirigenti con responsabilità strategiche del Gruppo hanno portato in adesione le azioni detenute all’opas (offerta pubblica di acquisto e scambio) totalitaria volontaria promossa da Poste italiane. L’offerta è di 1,67 euro cash e 0,218 azioni del gruppo postale di nuova emissione per ogni azione Tim consegnata. Il corrispettivo è stato ritenuto congruo dal punto di vista finanziario dal cda del Gruppo, che ne ha valutato positivamente il razionale e le prospettive industriali. L’adesione del top management si è chiusa nella scorsa settimana e i dettagli relativi alle singole operazioni saranno resi pubblici attraverso le comunicazioni di internal dealing, si legge in una nota. Salvo proroga con una finestra di riapertura dal 20 al 25 settembre, la chiusura dell’opas è fissata per l’11 settembre e venerdì 4 settembre le adesioni erano il 5,4 per cento. Percentuale che ha fatto salire la quota di Poste intorno al 25 per cento, ancora lontano dall’obiettivo minimo del 66,67 per cento.
Con la conclusione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) nel giugno 2026, si chiude il più importante programma di sostegno agli investimenti pubblici dal secondo dopoguerra. Si apre ora una nuova fase, nella quale le risorse del settore Energy & Utility e la capacità industriale delle aziende che ne fanno parte possono rappresentare il principale motore di sviluppo e competitività del Paese. Secondo lo studio Investire per competere. Il contributo delle utility a sviluppo e occupazione del Paese, realizzato da Teha Group in collaborazione con A2A e presentato al Forum di Cernobbio, le aziende di questo comparto possono attivare investimenti privati complessivi per 315 miliardi di euro entro il 2035 e 825 miliardi entro il 2050, pari a circa 33 miliardi di euro all’anno. Le risorse riguardano nove ambiti strategici: generazione elettrica da fonti rinnovabili e nucleare, soluzioni per la flessibilità del sistema elettrico, infrastrutture elettriche, infrastrutture gas, data center, teleriscaldamento, ciclo idrico integrato, trattamento dei rifiuti – trasformati in risorsa attraverso riciclo e recupero energetico – e biometano.
Nuovi posti di lavoro, risparmio energetico, rafforzamento dell’economia circolare
Ogni euro investito, spiega l’analisi, genera ricadute economiche complessive superiori a quattro volte il valore iniziale e potrebbe contribuire per circa il 10 per cento alla crescita annua del Pil fino al 2050. Gli investimenti cumulati al 2050 potrebbero abilitare fino a 300 mila nuovi posti di lavoro diretti. Una maggior efficienza dei consumi energetici (elettrici e combustibili fossili), sostenuta dagli investimenti del settore Energy & Utility, consentirebbe poi a una famiglia di diminuire il proprio consumo energetico con un risparmio che potrebbe raggiungere circa mille euro all’anno nell’ipotesi full electric. Nel settore industriale, la riduzione del costo dell’energia elettrica generato dall’incremento delle rinnovabili si tradurrebbe in circa 80 miliardi di euro di risparmi cumulati al 2050. I suddetti investimenti contribuirebbero ad aumentare progressivamente il livello di autonomia energetica italiana, portandola dall’attuale 26 per cento al 49 per cento nel 2035, fino a raggiungere l’81 per cento nel 2050, riducendo strutturalmente la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e l’esposizione alla volatilità delle commodity internazionali. Le risorse attivate favorirebbero inoltre la riduzione delle emissioni nazionali di Co2 del 36 per cento al 2050, con un risparmio di 31 miliardi di euro di costo sociale del carbonio. Parallelamente, gli investimenti nel trattamento dei rifiuti e nel ciclo idrico integrato favorirebbero il rafforzamento dell’economia circolare, consentendo l’azzeramento del conferimento in discarica dei rifiuti urbani e il superamento di criticità infrastrutturali.
Tasca: «Investimenti concreti possono generare crescita duratura»
«Giugno 2026 non ha segnato solo la fine del Pnrr, ma l’inizio di una prova di maturità per il nostro Paese», ha commentato Roberto Tasca, presidente del Gruppo A2A. «Per alcuni anni abbiamo potuto contare su una leva straordinaria che ha sostenuto crescita e investimenti, oggi il compito è trasformare quell’eccezionalità in un metodo, dando continuità alla modernizzazione e orientando i capitali verso le infrastrutture strategiche e i servizi che incidono sulla qualità della vita. È la condizione per non disperdere la spinta degli anni scorsi e per rafforzare il sistema economico e produttivo del Paese». E ancora: «In uno scenario internazionale attraversato da nuove competizioni tecnologiche, industriali ed energetiche, la sfida non è tornare a crescere, ma scegliere come farlo. Il settore Energy & Utility è il punto in cui la just transition incontra la politica industriale: qui gli obiettivi europei possono diventare investimenti concreti capaci di generare crescita duratura».
Tavazzi: «Benefici concreti per cittadini e territori»
«Oltre agli stimoli alla crescita economica e alla transizione energetica, gli investimenti nel settore Energy & Utility sarebbero in grado di generare benefici concreti e diffusi per cittadini, imprese e territori», ha aggiunto Lorenzo Tavazzi, senior partner e board member di Teha. «La progressiva elettrificazione dei consumi, accompagnata dallo sviluppo delle infrastrutture energetiche necessarie alla transizione, potrebbe consentire ad una famiglia italiana media di ridurre la propria spesa energetica al 2050 del 20 per cento rispetto a quella attuale. Inoltre, la riduzione del costo dell’energia abilitato dalla transizione energetica genererebbe per le imprese italiane risparmi cumulati, che, se reinvestiti, potrebbero generare fino a circa 260 miliardi di Euro di valore aggiunto per l’economia nazionale». Gli impatti degli investimenti nel settore Energy & Utility si estenderebbero anche alla dimensione ambientale e territoriale. «Il rafforzamento dell’economia circolare consentirebbe di azzerare il conferimento in discarica dei rifiuti urbani e di ridurre i costi di smaltimento per oltre 500 milioni di euro nel 2050», ha spiegato Tavazzi. «Allo stesso tempo, gli investimenti nel ciclo idrico contribuirebbero a colmare ritardi infrastrutturali storici del Paese, evitando fino a 1,5 miliardi di euro di sanzioni europee che l’Italia dovrebbe sostenere entro il 2050 in assenza di adeguamenti del sistema fognario e di depurazione».
Un drone russo ha colpito «l’edificio centrale del Servizio di sicurezza dell’Ucraina» sulla via Volodymyrs’ka a Kyiv, di fronte alla Cattedrale di Santa Sofia. Lo ha annunciato Volodymyr Zelensky, spiegando che il velivolo armato a pilotaggio remoto «ha puntato direttamente» all’ufficio del capo ad interim dell’SBU, Oleksandr Poklad, che non si trovava sul posto al momento dell’attacco.
Kyiv.
A russian drone struck the SBU headquarters on Volodymyrska Street, directly opposite St. Sophia’s Cathedral.
The drone was reportedly aimed directly at the office of the SBU chief.
Il presidente ucraino ha spiegato che l’attacco russo ha provocato feriti, ma non ne ha specificato il numero. Il sindaco di Kyiv, Vitali Klitschko, ha però riferito di nove persone rimaste ferite in un attacco di droni nel distretto di Ševčenko, dove si trova appunto il quartier generale dell’SBU. L’onda d’urto dell’attacco ha danneggiato una porzione della cattedrale di Santa Sofia: sono andate in frantumi molte finestre del concistoro. A seguito del raid russo sono stati rinviati diversi eventi culturali in programma a Kyiv nel mese di settembre.
Putin aimed directly at the office of Ukraine’s security chief in central Kyiv.
Zelensky’s answer: expect a response and expect it to mirror the strike.
In una serie di post successivi, Zelensky ha riferito di aver incontrato Poklad: «Il capo dell’SBU ha riferito sui preparativi per la nostra attiva risposta ai colpi russi. La geografia della nostra risposta è stata determinata. Il momento sarà scelto per garantire i risultati. Gloria all’Ucraina!». Auspicando «risposte risolute», il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiham ha scritto su X che «Mosca ha sferrato questo attacco proprio mentre era in corso un nuovo tentativo di pace, mettendo a nudo il suo reale rifiuto della diplomazia».
SSU Head Oleksandr Poklad reported on preparations for our active response to the Russian strikes. The geography of our response has been determined. The timing will be chosen to ensure results. Glory to Ukraine! pic.twitter.com/T1dkkw8buQ
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) September 4, 2026
Ora è in dubbio la visita di Witkoff e Kushner
Secondo una fonte di Reuters, gli Stati Uniti hanno chiesto a Kyiv e Mosca rassicurazioni circa la sicurezza dei due inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, attesi nelle capitali di Ucraina e Russia questo fine settimana.
Salvo ripensamenti dell’ultimo minuto, Giorgia Meloni non parteciperà alla prossima riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Lo scrive Adnkronos, citando fonti di Palazzo Chigi: l’Italia sarà comunque presente, rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Gli impegni in Italia e i rapporti deteriorati con Trump
Meloni già l’8 luglio, al termine del vertice Nato, aveva comunicato l’intenzione di delegare a Tajani la partecipazione ai successivi appuntamenti internazionali. «Non per disimpegno, ma perché arrivo da diversi vertici internazionali e ho l’obbligo di occuparmi di diversi dossier anche in Italia», aveva spiegato la premier. Il passo indietro si inserisce dunque in un orientamento già esplicitato pubblicamente dalla premier e la scelta di Meloni, precisano le fonti di governo, «non ha bisogno di essere giustificata né difesa», anche perché nel recente passato era stata presa da altri leader come l’ormai ex ministro britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier canadese Mark Carney. Era però da 15 anni che un presidente del Consiglio italiano non disertava l’Assemblea generale delle Nazioni Unite: la sensazione è che Meloni abbia deciso di dare forfait anche per i rapporti ormai deteriorati con Donald Trump.
La Corte dei Conti ha condannato due dirigenti del Comune di Pompei, Vittorio Martino e Salvatore Petirro, per il danno erariale causato – tra le altre cose – dall’acquisto di due chiavi d’oro a nove carati impreziosite da diamanti, dal valore superiore a 14 mila euro ciascuna, consegnate come riconoscimento istituzionale ai ministri della Cultura Dario Franceschini e Gennaro Sangiuliano. Per Petirro è stata quantificata una responsabilità di 3.352 euro, mentre altri 3.840 dovranno essere versati in solido da Petirro e Martino, che è segretario generale del Comune di Pompei.
La chiave d’oro consegnata a Sangiuliano (Instagram Maria Rosaria Boccia).
La vicenda riguarda in tutto quattro doni
La vicenda non riguarda solo le chiavi consegnate a Franceschini e Sangiuliano, ma anche altri due omaggi destinate ad altre figure vicine alla città: un orologio con vetro zaffiro donato all’ex direttore degli Scavi archeologici Massimo Osanna e un rosario d’oro al vescovo Tommaso Caputo. Tutti preziosi erano stati comprati nella stessa gioielleria in centro a Pompei, molto vicina all’allora sindaco Carmine Lo Sapio.
Gennaro Sangiuliano (Imagoeconomica).
Nessuna responsabilità attribuita ai beneficiari
La Corte dei Conti ha stabilito che le spese sono state del tutto ingiustificate e sproporzionate rispetto ai canoni di sobrietà richiesti per un’attività di rappresentanza. Da qui la condanna. Nessuna responsabilità, invece, è stata attribuita ai quattro beneficiari dei doni, rimasti estranei all’illecito contestato ai vertici amministrativi del Comune campano. Per Lo Sapio, deceduto alla fine del 2025, il procedimento si è invece estinto.
Dario Franceschini (Imagoeconomica).
Franceschi aveva lasciato il regalo al ministero
Se Franceschini lascio il cadeux al Collegio Romano (per legge un ministro può tenere un dono solo se vale meno di 300 euro, altrimenti deve consegnarlo all’amministrazione pubblica), particolarmente singolare è la vicenda della chiave d’oro finita nelle mani di Sangiuliano, che l’aveva ricevuta a luglio del 2024 durante una cerimonia a cui aveva assistito, in prima fila, anche una fino a quel momento sconosciuta Maria Rosaria Boccia.
Maria Rosaria Boccia (Imagoeconomica).
La chiave ricevuta da Sangiuliano è scomparsa
Dopo la consegna, della chiave d’oro si sono perse le tracce: Sangiuliano, che per difendersi l’aveva definita una patacca, era stato di fatto costretto a versare alla Ragioneria dello Stato una somma equivalente al valore del dono ricevuto, mentre Boccia (nel frattempo diventata famosa) ha sempre negato il suo coinvolgimento nella scomparsa dell’oggettp. Un anno fa il Comune di Pompei ha peraltro dato incarico a un legale di recuperare le somme versate da Sangiuliano al MiC, che però ha fatto muro.
Roberto Sommella è alla direzione di Milano Finanza dal 2020, in una carriera che lo ha visto entrare e uscire dal gruppo Class, avendo svolto anche l’attività di “uomo della comunicazione” nel settore delle authority, con l’Antitrust di Antonio Catricalà. Ma chi potrebbe ricoprire ora il ruolo di direttore del quotidiano dei mercati finanziari, nel vociferato caso di una sua partenza?
Roberto Sommella (foto Imagoeconomica).
Una volta c’era Franco Bechis, che adesso è direttore di Open, e firma “di lusso” del giornale La Stampa. C’è stato il tempo di Osvaldo De Paolini, sempre a Milano Finanza, ma ora è diventato direttore del veneziano Il Gazzettino. Se n’è appena andato Fabrizio Massaro, verso il Giornale, vicedirettore al posto di De Paolini, per prendere in mano il settimanale Moneta.
Fabrizio Massaro (foto Imagoeconomica).
Dall’interno del gruppo Class, per un upgrade, c’è disponibile Francesco Allegra, ma potrebbe anche arrivare qualche nome dall’esterno. Rosario Dimito ha appena lasciato Il Messaggero per andare a fare il numero due de La Stampa, ma ha sempre nel cuore il gruppo Class. Tra l’altro, i rapporti con le banche sono sempre stati il core business di Milano Finanza, e tra Mps, Banca Intesa e Bpm le partite da giocare sono numerose, anche se l’editore Paolo Panerai ha una passionaccia per il “furetto Lovaglio” e il suo vice Maurizio Bai, del quale è vecchio amico.
Andrea Bassi (foto Imagoeconomica).
Poi a Roma c’è sempre Il Messaggero che ha pescato negli anni dalla redazione di MF, prendendo tra gli altri Andrea Bassi e, per ultimo, Angelo Ciardullo. Un anno fa era andata in pensione, a Il Messaggero, Lucia Pozzi, che era stata alla guida della redazione romana di ItaliaOggi, quotidiano sempre caro al gruppo Class. Pure Il Tempo ha attinto negli anni dalle forze di ItaliaOggi, uno fra tutti l’attuale capo della redazione economia Filippo Caleri. La scelta è ampia, seguendo la vecchia storia delle “porte girevoli” che tanto piace all’editoria italiana, con i graditi ritorni…
Alessandro Di Battista, ricoverato a Cuba(prima a Santa Clara e poi a L’Avana) a seguito di un malore che lo ha colpito mentre si trovava ai Caraibi per un reportage per il Fatto Quotidiano, dovrebbe rientrare in Italia nel pomeriggio di domani, sabato 5 settembre. L’aeroambulanza che trasporterà l’ex deputato del Movimento 5 stelle, scrive Adnkronos, dovrebbe partire da Cuba alle 19 locali di oggi, quando in Italia sarà già l’1 di notte.
Il messaggio sui social dopo giorni di apprensione
«Oggi mi sento meglio. Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto», ha scritto martedì sui social, ringraziando i medici cubani che «sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali». Di Battista, che ha rifiutato il volo di Stato messo a disposizione dal governo: i costi dell’aeroambulanza verranno coperti da una compagnia assicurativa con la quale aveva stipulato una polizza prima della partenza. Nel frattempo, sul quadro clinico di Di Battista – che è stato sottoposto ad accertamenti anche alla presenza dei due medici del Policlinico Gemelli di Roma – viene mantenuto il massimo riserbo.
L’Aigi, l’Associazione italiana giuristi di impresa, ha trasmesso ai sindacati le lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità di 28 aziende dell’indotto dell’ex Ilva. «Si tratta di un atto estremo e doloroso al quale non avremmo mai voluto fare ricorso», ha spiegato il presidente dell’Aigi Nicola Convertino in una lettera, parlando di «atto dovuto e inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’area a caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio». «Siamo giunti a questo punto a causa della totale assenza di una ragionevole programmazione che avrebbe potuto mettere in sicurezza le nostre aziende», ha aggiunto. Anche se il governo incontrerà, martedì 8 settembre, i sindacati dei metalmeccanici e i vertici di Confindustria e di altre associazioni datoriali, le imprese dell’indotto ritengono che manchi la volontà di dare loro un sostegno concreto e hanno proceduto con le lettere di licenziamento. Scettiche anche sull’esito dell’istanza presentata alla Corte d’appello di Milano che chiede la sospensione del decreto che impone la chiusura dell’area a caldo, che si discuterà il 9 settembre.
Alla Consob è arrivato un nuovo presidente, Guido Stazi, e dopo l’insediamento avvenuto in piena estate si mormora siano cominciati i cambiamenti allo staff. Occhi puntati sulla comunicazione, ora guidata da Manlio Pisu, classe 1959. Un poltrona ambitissima da giornalisti economico-finaziari. In pole position per il posto di Pisu c’è Roberto Sommella, direttore di Milano Finanza, che da sei anni guida il giornale del gruppo Class, facendo la spola tra il capoluogo lombardo e la sede romana. Un’eventuale nomina di Sommella libererebbe la direzione di Mf, aprendo l’ultimo giro di una giostra che ha visto protagonisti Mario Orfeo passato da Repubblica a QN; Osvaldo De Paolini arrivato dal Giornale alla direzione del Gazzettino e Rosario Dimito dal Messaggero al Gruppo Sae di Alberto Leonardis che edita La Stampa.
Roberto Sommella (Imagoeconomica).
Gli articoli su Milano Finanza e il rapporto tra Stazi e Sommella
Stazi e Sommella si conoscono da anni. Il neo presidente della Consob ha infatti firmato numerosi articoli ed editoriali sulle pagine di Milano Finanza, pezzi letti ovviamente con grande attenzione dai protagonisti del mondo dell’economia. Qualcuno fa poi notare il tono di alcuni pezzi che il quotidiano ha dedicato alla nomina di Stazi: «Stato, mercati, concorrenza e innovazione. Sono questi i quattro punti cardinali del pensiero, orientato alla ricerca di un equilibrio tra intervento pubblico e libertà economica, di Guido Stazi, il tecnico scelto dal governo Meloni per guidare la Consob». E ancora: «Dall’Antitrust alla Consob, passando per l’Agcom, Stazi ha attraversato i principali snodi della vigilanza italiana, costruendo un profilo che unisce competenze giuridiche, economiche e una particolare attenzione alle sfide poste dall’intelligenza artificiale e dai Big Tech». Senza dimenticare le note sulla vita privata: «Ha trascorso gran parte della sua vita a Ostia. Cresciuto nelle case Lamaro ha anche giocato a lungo a basket, fino a competere in serie C. Questo non lo ha distolto dagli studi. Dopo la laurea in giurisprudenza a La Sapienza di Roma, è stato assistente di Politica economica presso lo stesso ateneo (il titolare di cattedra era Franco Romani) e di Scienza delle finanze alla Luiss, e ha poi insegnato Economia e politica della concorrenza all’Università di Siena. È rimasto tra i collaboratori di Romani anche quando nel 1986 l’allora ministro dell’industria, Valerio Zanone, lo indicò nella Commissione per lo studio della concorrenza, che fu alla base della legge che portò alla nascita in Italia dell’Antitrust».
Guido Stazi (Imagoeconomica).
Tra l’altro l’Antitrust, di cui Stazi è stato segretario generale, Sommella la conosce benissimo: nel 2005, quando era vicedirettore di Milano Finanza, diventò il responsabile della direzione relazioni esterne dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, sotto la presidenza dello scomparso Antonio Catricalà. Ora la storia si potrebbe ripetere con Stazi alla Consob. Vedremo.
Isabel Schnabel potrebbe lasciare anticipatamente il comitato esecutivo della Bce per assumere un incarico al Fondo monetario internazionale. Lo riporta Handelsblatt citando fonti governative e finanziarie. La banchiera centrale tedesca sarebbe in trattative per assumere la guida del dipartimento dei mercati del Fmi, posizione rimasta vacante dal primo settembre dopo l’uscita di Tobias Adrian. Un portavoce del Fondo ha dichiarato che la procedura di selezione è in corso e che un annuncio sarà diffuso una volta conclusa.
Anche Lagarde potrebbe dimettersi prima della scadenza del mandato
Un’uscita anticipata di Schnabel, il cui mandato scade nel dicembre 2027, potrebbe inserirsi in un più ampio riassetto del vertice dell’Eurotower. Anche i mandati della presidente Christine Lagarde e del capo economista Philip Lane termineranno il prossimo anno, rendendo probabile una trattativa complessiva tra i leader europei sulle nomine. Da mesi si moltiplicano gli indizi che la stessa Lagarde potrebbe lasciare la Banca centrale prima della fine del suo mandato, nell’ottobre 2027, per trasferirsi al Forum economico mondiale di Davos. Di recente ha anche lasciato intendere che potrebbe svolgere un ruolo nelle elezioni presidenziali francesiper far sentire la voce dell’Europa.
Due dirigenti di Reform UK si sono dimessi dopo un’inchiesta del gruppo Verbatim Investigations su presunti illeciti nei finanziamenti alla formazione di estrema destra guidata da Nigel Farage, andata in onda sulla rete pubblica Channel 4. A lasciare sono stati Dan Jukes, collaboratore di lunga data di Farage, e James Orr, responsabile delle politiche del partito. L’annuncio è arrivato a poche ore dall’inizio del congresso annuale di Reform UK, che si terrà a Birmingham.
Juke e Orr incastrati dalle immagini girate di nascosto
Le immagini diffuse da Channel 4 sono state girate con una telecamera nascosta da due giornalisti, che hanno finto di essere un facoltoso uomo d’affari statunitensee suo figlio, interessati a finanziare Reform UK aggirando le leggi britanniche. L’inchiesta è durata circa un anno e ha visto numerosi incontri: Farage ha partecipato solo all’ultimo, andato in scena a luglio nella sua città, Clacton-on-Sea, dove è stato di recente rieletto nelle suppletive dopo le dimissioni da deputato, arrivate a seguito dello scandalo dei cinque milioni in criptovaluteversati dall’imprenditore Christopher Harborne. Le immagini mostrano Jukes che suggerisce un modo per assicurarsi una donazione di 500 mila sterline eludendo il divieto di ricevere fondi dall’estero (ossia tramite il figlio del finto magnate, residente nel Regno Unito) e Orr che propone di finanziare segretamente tre sondaggi da oltre 32 mila sterline complessivi, effettivamente poi pagati a un’azienda creata da Verbatim per l’occasione. E questo si configurerebbe come donazione illecita. Farage, come detto, ha partecipato solo all’ultimo incontro, in cui lo si vede ringraziare i finanziatori americani per il loro contributo.
Our yearlong investigation reveals Nigel Farage courting illicit funding as part of a plot to bring foreign money into British politics, orchestrated by his top aides and caught on hidden camera. pic.twitter.com/YBJm4CBg8A
La legge elettorale britannica vieta donazioni provenienti da entità o cittadini stranieri. Inoltre i versamenti leciti ma superiori a 11.180 sterline devono essere dichiarati alla Commissione Elettorale: per quelle al centro dell’inchiesta non è avvenuta alcuna dichiarazione. I giornalisti di Verbatim hanno dunque messo in evidenza una doppia infrazione da parte di Reform UK, che dopo la pubblicazione dell’inchiesta hanno messo alla porta Jukes e Orr.
Farage: «Si tratta chiaramente di una trappola»
«Il partito non ha violato alcuna legge. Non ha accettato denaro di provenienza dubbia né nulla del genere. Si tratta tuttavia chiaramente di una trappola: hanno lavorato a lungo a questo piano, riuscendo a indurre alcuni nostri collaboratori esterni a dire cose che forse non avrebbero dovuto dire», ha dichiarato Farage. Reform UK, sottolineando che il coinvolgimento dei finti statunitensi si è limitato ai sondaggi, ha negato qualsiasi illecito e liquidato l’inchiesta come «una messinscena da attivisti sul clima finanziati dall’estero», il Center for Climate Reporting, insistendo sul fatto che il partito dispone di «un solido processo di verifica per i potenziali donatori approvato dalla Commissione elettorale».
Donald Trump ha il suo volto sulla moneta da 1 dollaro, in quella che è la prima iniziativa a coinvolgere in forma esclusiva un presidente Usa in carica, a dispetto della tradizione e delle leggi sul divieto di raffigurare persone viventi sulla valuta Usa. Malgrado il segretario al Tesoro Scott Bessent abbia sostenuto che fosse accettabile in occasione del 250 anni della fondazione dell’America, gli esperti e i democratici al Congresso hanno contestato la mossa, sostenendo che la moneta è illegale in base a una legge del 1866 che vieta appunto la presenza di persone viventi sulla valuta americana. La Zecca l’ha però messa comunque in vendita perché la legge del 2020 che autorizza le emissioni celebrative vieta il ritratto di una persona vivente sul retro, ma non formula lo stesso divieto per il dritto, dove infatti compare Trump. Il Tesoro sostiene quindi che il conio sia legittimo. Le monete, con sul retro il sigillo presidenziale e il numero 250, sono state messe in vendita il 2 settembre in rotoli e sacchetti.
Un’intelligenza artificiale che non si limita a rispondere a domande preparate in anticipo, ma può essere interrogata, reagire agli interlocutori e costruire le proprie risposte nel corso della conversazione. È Ipazia, la nuova intelligenza artificiale sviluppata per Codice, il programma di Rai 1 condotto da Barbara Carfagna dedicato alle trasformazioni tecnologiche, scientifiche e sociali del nostro tempo, arrivato alla sua decima edizione.
Il confronto con l’AI diventa parte del racconto televisivo
Ipazia nasce come una Rag aziendale, una tecnologia ben più complessa di un semplice chatbot. Le Rag – Retrieval-augmented generation – sono sistemi elaborati e costosi, che richiedono la costruzione e l’organizzazione di una base documentale, infrastrutture tecnologiche, modelli di intelligenza artificiale e procedure per selezionare e recuperare le informazioni pertinenti prima di generare una risposta. Nel caso di Codice, questo apre una prospettiva particolarmente interessante: dieci edizioni rappresentano infatti un patrimonio editoriale fatto di centinaia di interviste, reportage, testimonianze, immagini, analisi e incontri con scienziati, imprenditori, ricercatori e protagonisti delle grandi trasformazioni contemporanee. Un archivio che può progressivamente diventare non soltanto consultabile, ma interrogabile. Nel programma, Ipazia può dialogare con gli ospiti, porre domande ed essere a sua volta interrogata, senza che domande e risposte debbano necessariamente essere preparate in precedenza. Il confronto con l’intelligenza artificiale diventa così parte del racconto televisivo e, nello stesso tempo, un esperimento sul futuro dell’interazione tra pubblico, contenuti e media.
L’avatar potrebbe sbarcare su RaiPlay
L’esperimento potrebbe inoltre uscire dallo studio televisivo. Ipazia potrebbe essere inserita nella pagina di Codice su RaiPlay, diventando accessibile anche da casa. Gli spettatori potrebbero interrogarla direttamente, approfondire gli argomenti affrontati nelle dieci edizioni, porre nuove domande e continuare l’esperienza del programma oltre il momento della messa in onda. Una televisione, dunque, che non termina con i titoli di coda, ma il cui patrimonio editoriale può diventare interrogabile. Codice sperimenta così un possibile passaggio dalla televisione lineare a un ambiente nel quale lo spettatore non è più soltanto destinatario del racconto, ma può entrare in relazione con la conoscenza accumulata dal programma nel corso degli anni. Con Ipazia, Codice porta l’intelligenza artificiale non soltanto tra i temi raccontati dalla trasmissione, ma dentro il suo stesso linguaggio e il suo processo editoriale, sperimentando una possibile nuova vita digitale dell’archivio televisivo.
La Casa Bianca ha lanciato Arcade, sala giochi online con cinque versioni a tema Maga di altrettanti videogiochi classici, in cui ci si può cimentare – tra le altre cose – nell’espellere migranti e costruire un muro di confine. «Non riusciamo a smettere di vincere. Costruisci il muro. Deporta. Riempi un Trump Account», recita il post pubblicato dalla White House sui social, in cui compare anche il logo Maga realizzato col font Sega.
Il primo gioco è Flappy Bill, versione trumpiana di Flappy Bird in cui i giocatori devono guidare un’aquila calva che trasporta un disegno di legge attraverso una serie di ostacoli sul National Mall. Il secondo è Build the Wall, rivisitazione Maga del celebre Tetris: in questo caso i mattoncini servono a costruire un muro di confine per «proteggere il confine dall’orda in arrivo». Rio Run ricorda il popolare gioco per dispositivi mobili Snake: un mini-Tom Homan (lo “zar dei confini”) pattuglia un’area a griglia per «raccogliere tutti gli attraversatori presenti» senza ripercorrere il proprio tracciato. A ogni cattura se ne aggiunge uno al “serpente”. In caso di fallimento, appare una schermata con il numero dei deportati. C’è poi Supply Line, che ricorda Tapper: il cibo scorre lungo una catena di montaggio e i giocatori devono scartare i prodotti che non soddisfano gli standard di Make America Healthy Again. Il quinto videogame è Trump Savings Tycoon: in questo caso l’obiettivo è raccogliere denaro per il piano di risparmio dell’Amministrazione Usa che offre mille dollari a ogni bambino nato durante il mandato di The Donald. La Casa Bianca ha spiegato che Arcade rappresenta un modo divertente per mettere in risalto i successi di Trump nel suo secondo mandato: «Siamo fortemente concentrati su come innovare e raccontare i numerosi risultati raggiunti dal presidente, in modo che possano essere apprezzati da ogni americano», ha detto un funzionario a Fox News Digital.
Monte dei Paschi di Siena ha comunicato «di aver ricevuto da parte della Banca Centrale Europea le autorizzazioni in merito alla fusione per incorporazione di Mediobanca», di cui Rocca Salimbeni controlla l’86,3 per cento dopo l’opas da quasi 14 miliardi di euro. Via libera anche alle «altre operazioni di riorganizzazione societaria previste che saranno sottoposte all’assemblea degli azionisti» del 29 ottobre: ok della Bce all’ingresso nel cda di Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro, primi non eletti della lista di minoranza, destinati a subentrare nei posti rimasti vacanti nel board dopo le dimissioni di Fabrizio Palermo e la decadenza di Carlo Vivaldi. Il consiglio d’amministrazione tornerà quindi presto nella sua composizione a 15 membri. Contestualmente, si legge nella nota diffusa da Mps, «sono state autorizzate le conseguenti modifiche statutarie». L’assemblea degli azionisti di Siena sarà chiamata anche a esprimersi sulla duplice ops su Banco BPM e Banca Generali.
Dopo il confronto sulla modifica della legge elettorale, tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein sarebbero iniziati i contatti sulla possibile data delle elezioni politiche 2027. Per ora prevale la riservatezza ma, secondo il Corriere, ci sarebbe una convergenza sull’ipotesi di anticipare il voto rispetto alla scadenza naturale della legislatura. Se gli alleati preferirebbero arrivare fino a ottobre, puntando sia su ragioni tecniche legate alle norme elettorali, sia sugli effetti della prossima finanziaria e sia sul possibile ridimensionamento del fenomeno vannacciano, la premier considera la primavera l’opzione più conveniente. Per questo starebbe meditando di accorpare le elezioni politiche con le amministrative in un unico election day da tenersi tra aprile e maggio. La mossa sarebbe delicata per il centrodestra – andranno al voto molte grandi città tra cui Roma, Milano, Napoli, Bologna e Firenze – e c’è il rischio di un effetto favorevole al Campo largo. Ma, secondo alcune fonti citate dal Corsera, sia nella Capitale sia nel capoluogo lombardo ci sarebbero «margini per vincere» e «Giorgia potrebbe fare da traino».
Sia Meloni sia Schlein sarebbero favorevoli all’election day
L’election day avrebbe inoltre un vantaggio sul piano istituzionale. La decisione sulla fine della legislatura spetta infatti al Quirinale e, secondo la prassi, la premier dovrebbe prima formalizzare la crisi in Parlamento e poi salire al Colle. Legare le dimissioni all’accorpamento delle elezioni renderebbe politicamente più comprensibile la scelta e, secondo esponenti dell’esecutivo, anche più favorevole a Meloni. La soluzione potrebbe incontrare il consenso dell’opposizione perché anche Schlein avrebbe interesse ad anticipare il voto, per evitare che un’attesa troppo lunga finisca per alimentare le tensioni interne e indebolire la sua leadership. Per ciò che riguarda le date, le amministrative devono essere indette tra il 15 aprile e il 15 giugno, quindi il 18 aprile sarebbe la prima domenica utile. Questo timing non consentirebbe però di varare i decreti attuativi delle norme che verranno approvate con la finanziaria. Per questo si valutano le domeniche successive, in particolare quelle del 23 e del 30 maggio, ultima data utile per applicare l’election day e consentire il ballottaggio delle Comunali entro il 15 giugno. In ogni caso, se ne riparlerà dopo l’approvazione definitiva della legge elettorale.
Piccolo bilancio controcorrente. Meno migranti, meno criminalità, conti in ordine: è il medagliere che Giorgia Meloni potrebbe appuntarsi al petto nel celebrare il raggiungimento del record di governo più longevo della Repubblica. E invece la premier rischia di fare harakiri per non farsi scavalcare a destra da Roberto Vannacci. Un vero e proprio paradosso di propaganda.
Un manifesto per l’evento di FdI a Bari (Imagoeconomica).
Ecco i numeri che uno si aspetterebbe in occasione della celebrazione in pompa magna a Bari per rimarcare che lei, prima donna a diventare premier, prima esponente di destra-destra a guidare un esecutivo, è anche colei che ha saputo tenere a bada le riottose anime della sua maggioranza per più tempo di ogni suo predecessore della prima, seconda e terza Repubblica.
Il calo degli sbarchi cancellato dalla rincorsa a Vannacci
Grazie alle politiche del governo e dell’Unione europea, nel primo semestre del 2026 gli sbarchi di migranti irregolari in Italia sono calati del 52 per cento rispetto all’anno precedente e in tutto il continente sono calati del 37 per cento. Merito delle politiche messe in campo con i Paesi d’origine sia dai singoli governi sia, soprattutto, da Bruxelles e merito del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo su cui l’Italia ha influito non poco. In un Paese normale e in tempi normali sarebbe un successo, ma siamo in Italia in tempi di fake news e di nuovi posizionamenti in vista di elezioni politiche e allora il tema migranti diventa un campo di battaglia a destra. Dunque Vannacci attacca, la Lega insegue, Meloni rincorre. E i dati passano in secondo piano. FN parla di «remigrazione», Salvini di invasione e Italia «campo profughi d’Europa», la premier lancia l’allarme sicurezza davanti allo sbarco di migranti nell’exclave spagnola di Ceuta. E quello che avrebbe potuto essere un successo di cui andare fieri diventa nella narrazione dello stesso governo un tallone d’Achille di Palazzo Chigi.
Migranti a Ceuta (Ansa).
Meno criminalità, più decreti sicurezza
Stesso schema per la sicurezza. A Ferragosto i dati diffusi dal Viminale da un orgoglioso ministro Matteo Piantedosi hanno restituito la fotografia di un Paese in cui il tasso di criminalità, per la verità mai altissimo se paragonato a quelli di altri Paesi occidentali, è ulteriormente diminuito. Se escludiamo la piaga della corruzione, infatti, i reati di sangue e quelli a maggior allarme sociale, che cioè toccano i semplici cittadini, sono calati del 10 per cento rispetto al 2025. Omicidi (meno 15,3 per cento), furti (meno 11,4 per cento), rapine (meno 12,3 per cento), violenze sessuali (meno 7,1 per cento), truffe informatiche (meno 9,5 per cento). Un altro successo del governo? Apparentemente sì, ma non per il governo… che infatti continuerà a produrre decreti sicurezza come se non ci fosse un domani, lanciando allarmi che generano altra paura. Al momento, leggina più leggina meno, siamo arrivati ad almeno sei decreti sicurezza in quattro anni, per un totale di 57 nuovi reati e 60 aggravanti. Qualcuno potrebbe osservare che il calo dei crimini è dovuto proprio al profluvio di norme restrittive: in realtà i delitti calati non sono quelli messi in mora dalle nuove leggi, il controllo del territorio e la prevenzione sono stati il vero motore del crollo dei casi. Eppure, grazie alla propaganda del combinato disposto Vannacci-Lega, la premier da Bari dovrebbe lanciare l’ennesimo allarme sicurezza e l’ennesima stretta, legittimando una narrazione che vuole il Paese sempre più insicuro. Vero è che migranti e sicurezza sono i cavalli di battaglia del centrodestra in ogni elezione, ma se ad alzare i toni e ad alimentare la paura è il governo in carica, il rischio autogol è dietro l’angolo.
Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).
Almeno l’austerity ha contenuto il debito
Infine un piccolo paradosso, questa volta solo positivo: stupendo economisti, politologi e osservatori internazionali, il governo di Giorgia Meloni è stato il primo esempio di un esecutivo italiano di centrodestra che non ha sfondato i conti pubblici. Questa forse è una lode che fa venire l’orticaria alla stessa maggioranza, ma per la prima volta l’austerity non è stata impersonata da tecnocrati o dal Pd ma dai partiti che negli anni berlusconiani erano abituati a spese allegre. Dopo il biennio di fortissima spesa per sostenere l’economia durante il Covid (nel 2020 il rapporto debito/Pil è toccato il 154 per cento), va a merito della premier e del suo ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di aver cercato di far rientrare il rapporto debito/Pil in ranghi più accettabili (siamo al 137 per cento). C’è ancora tanto da fare e forse gli italiani non apprezzeranno di dover tirare la cinghia, ma la strada di contenimento del debito è quella giusta soprattutto per non gravare sulle nuove generazioni.
Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).