Maxi-alleanza tra Nvidia e i giganti di Wall Street: 500 miliardi per l’IA

Il colosso dei semiconduttori Nvidia ha annunciato una maxi-alleanza strategica con sei tra i maggiori player della finanza globale (Apollo Global Management, BlackRock, Blackstone, Brookfield Asset Management, Goldman Sachs e KKR) per mobilitare almeno 500 miliardi di dollari di capitale di terzi da investire in infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Gli obiettivi della maxi-alleanza annunciata da Nvidia

L’operazione, illustrata dall’amministratore delegato Jensen Huang, punta a creare piattaforme di finanziamento dedicate per offrire accesso a risorse finanziarie su vasta scala e a tassi competitivi per i clienti dell’azienda di Santa Clara, in modo da rendere più rapida e sostenibile la costruzione di data center, infrastrutture energetiche e quelle che Nvidia definisce “fabbriche di IA”, ovvero strutture altamente specializzate per sviluppare, addestrare e distribuire applicazioni basate sull’intelligenza artificiale. Se la somma di 500 miliardi di dollari è stata specificata, mancano ancora dettagli sui tempi e sulla struttura del finanziamento.

Maxi-alleanza tra Nvidia e i giganti di Wall Street: 500 miliardi per l’IA
Jensen Huang, ceo di Nvidia (Imagoeconomica).

Il finanziamento avverrà tramite strumenti di debito

I dirigenti coinvolti hanno chiarito che il focus sarà sul finanziamento tramite strumenti di debito – come prestiti, obbligazioni e altre forme di finanziamento a leva – per mettere a disposizione dei maggiori clienti di Nvidia la potenza di calcolo necessaria a sviluppare e far crescere i loro progetti di IA. Tra le aziende che utilizzano i chip o le unità di elaborazione grafica di Nvidia figurano Google, Meta, Amazon, Microsoft, SpaceX, Tesla, OpenAI e Anthropic.

Zelensky: «Zaporizhzhia colpita da missili nordcoreani, sei morti»

Nella notte tra lunedì 10 e martedì 11 agosto 2026, «Zaporizhzhia è stata colpita da missili balistici nordcoreani, Zircon e bombe aeree guidate». L’ha annunciato il presidente ucraino Zelensky, aggiungendo che «si è trattato di un attacco brutale, calcolato per infliggere il massimo danno, in particolare alle infrastrutture civili» e che «al momento si contano sei morti e 19 feriti». «Le mie condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari. I soccorritori stanno continuando a spegnere un incendio in uno dei luoghi colpiti», ha aggiunto. A Kyiv, inoltre, un attacco missilistico ha danneggiato un ospedale per malattie infettive e alcune attività commerciali. Colpite anche altre zone, come ha specificato lo stesso Zelensky: «Gli attacchi con i droni continuano praticamente ogni giorno nelle nostre comunità in prima linea. A Kherson e Kharkiv, le sottostazioni elettriche sono state colpite durante la notte, causando interruzioni di corrente. Anche le regioni di Donetsk, Dnipro e Mykolaiv sono state colpite».

Trump scende in campo per Infantino: «Eccezionale presidente della Fifa»

La Fifa «commetterebbe un errore gravissimo se, per qualsiasi motivo, prendesse anche solo in considerazione l’idea di sostituire il presidente Gianni Infantino». Lo ha scritto Donald Trump su Truth, prendendo le parti del dirigente svizzero, finito nell’occhio del ciclone per il progetto – poi abortito – di vendere quote della Coppa del Mondo a investitori privati. Infantino, ha affermato Trump, è «eccezionale» e «ha appena presieduto il Mondiale di maggior successo di sempre (quattro volte superiore a qualsiasi altra edizione)». Se Infantino dovesse andarsene, ha avvertito il presidente Usa, «l’evento non raggiungerà mai più tali livelli di successo o di redditività».

Trump scende in campo per Infantino: «Eccezionale presidente della Fifa»
Il post pro-Infantino di Trump su Truth.

La lettera aperta di Uefa, Concacaf e Afc contro Infantino

Ieri le confederazioni calcistiche europea (Uefa), nordamericana (Concacaf) e asiatica (Afc) hanno preso ulteriormente le distanze Infantino. Lo hanno fatto attraverso una lettera aperta alla «famiglia del calcio», la «più grande passione condivisa al mondo» che «non appartiene a nessun individuo né a nessuna istituzione». L’Uefa, peraltro, aveva minacciato di boicottare i Mondiali dopo che era diventata di dominio pubblico l’idea di Infantino di creare una holding per raccogliere miliardi cedendo agli investitori una parte dei ricavi delle future Coppe del Mondo. Alcune federazioni calcistiche europee hanno inoltre deciso di voler ritirare il sostegno già accordato a Infantino, alla ricerca di un nuovo mandato come capo della Fifa.

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Trump scende in campo per Infantino: «Eccezionale presidente della Fifa»
Donald Trump e Gianni Infantino (Ansa).

Lo stretto rapporto, forse troppo, tra Infantino e Trump

Dopo le polemiche per il progetto Fifa Forward Enterprise l’indice di gradimento di Infantino è crollato, ma il dirigente elvetico era già inviso a buona parte degli appassionati per la sua gestione della Fifa. Durante la Coppa del Mondo era finito nella bufera per la revoca della squalifica dello statunitense Folarin Balogun, arrivata dopo il pressing di Trump e una forzatura dell’articolo 27 del Codice disciplinare, e prima ancora aveva sollevato perplessità il premio per la pace assegnato proprio al presidente Usa. A tal proposito Jamie Raskin, massimo esponente democratico della Commissione Giustizia della Camera Usa, ha avviato un’indagine su Infantino chiedendo un’audizione del presidente della Fifa e la consegna di documenti per fare luce sui presunti scambi di favori con Trump. Andando ancora a ritroso, a tutto questo si aggiungono le controversie riguardanti le assegnazioni di due edizioni dei Mondiali a Qatar e Arabia Saudita.

Trump scende in campo per Infantino: «Eccezionale presidente della Fifa»
Gianni Infantino e Donald Trump (Ansa).

Infantino, un leader azzoppato alla Fifa: la spaccatura è irrimediabile?

Pretendeva di unire il mondo attraverso il calcio. Per adesso ha soltanto spaccato il calcio in modo irrimediabile. Basterebbe questa considerazione per capire che Gianni Infantino non dovrebbe rimanere un minuto di più a capo della Fifa. Semplicemente: se ne deve andare.

Infantino, un leader azzoppato alla Fifa: la spaccatura è irrimediabile?
Gianni Infantino e Aleksander Ceferin (foto Ansa).

Si sarebbe già dovuto dimettere il primo agosto, cioè nel momento esatto in cui ha annunciato il ritiro del progetto di costituire Fifa Forward Enterprise (Ffe), il veicolo societario che avrebbe dovuto privatizzare il 21 per cento della confederazione (e dunque degli introiti derivati dalle sue principali manifestazioni sportive, a partire dai Mondiali maschili per rappresentative nazionali).

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Chi gli è rimasto accanto lo fa per puro interesse

Invece Infantino sta lì asserragliato nel bunker, circondato dai fedelissimi e costretto a chiedere asilo in Paesi che gli sono rimasti accanto per questione di puro interesse. E tenta di ricostruirsi la rete del consenso facendo esattamente ciò che recita il nome della ridente cittadina del Canton Vallese che gli ha dato i natali: Briga.

Infantino, un leader azzoppato alla Fifa: la spaccatura è irrimediabile?
Infantino, un leader azzoppato alla Fifa: la spaccatura è irrimediabile?
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Infantino, un leader azzoppato alla Fifa: la spaccatura è irrimediabile?

Le accuse di aver governato in modo personalistico

Al suo disegno si è contrapposta radicalmente l’Uefa. Fin dall’inizio della vicenda la confederazione del calcio europeo si è schierata nettamente non soltanto contro il progetto di privatizzazione della Fifa, ma anche e soprattutto contro il suo presidente. Lo ha (giustamente) accusato di governare in modo eccessivamente personalistico il calcio mondiale e di aver fatto del progetto Ffe l’espressione più eclatante di questo stile di governance.

Lo scandalo Balogun e la subalternità a Trump

Chi osserva le questioni di politica calcistica internazionale sa che il conflitto fra l’Uefa e la Fifa di Infantino era latente da tempo, e che al primo casus belli sarebbe esploso in modo aperto. Già nel corso del Mondiale 2026 non erano mancati i motivi di aperta frizione, che hanno raggiunto il culmine con la revoca della squalifica per cartellino rosso di Folarin Balogun, attaccante della nazionale Usa: una mossa operata su espressa richiesta del presidente statunitense Donald Trump.

Infantino, un leader azzoppato alla Fifa: la spaccatura è irrimediabile?
Infantino in versione monarca.

In quella circostanza il duro intervento dell’Uefa era stato motivato dal fatto che quella cancellazione del provvedimento disciplinare andasse a danneggiare una nazionale europea (il Belgio), che si sarebbe ritrovata ad affrontare un giocatore avversario graziato con procedura di assoluto privilegio.

Partita la ribellione contro il capo della Fifa

Ma fino al momento in cui Infantino non aveva osato la mossa del progetto Ffe, dimostrando definitivamente di essere diventato Fifantino (la perfetta coincidenza fra l’organizzazione e il suo presidente, come se si trattasse di un abito sartoriale), il conflitto non era deflagrato in scontro aperto. Invece da quel passaggio in poi, la Fifa si è trasformata nell’avanguardia della ribellione al suo capo.

Infantino, un leader azzoppato alla Fifa: la spaccatura è irrimediabile?
Un disegno comparso in Svizzera poco prima dell’inizio del Mondiale che ritrae Infantino e Trump con una Coppa del Mondo alterata (foto Ansa).

L’annuncio che club e nazionali affiliate all’Uefa diserteranno le manifestazioni Fifa finché Infantino non si dimetterà da presidente è stata la presa di posizione più netta. E da quel momento in poi la confederazione presieduta dall’avvocato sloveno Aleksander Ceferin ha reiterato la richiesta attraverso comunicati ufficiali. L’ultimo dei quali è stato pubblicato lunedì 10 agosto: una dichiarazione congiunta con altre due confederazioni continentali (la Concacaf, che rappresenta le federazioni nazionali di Nord e Centro America e dei Caraibi, e l’asiatica Afc) in cui viene ripreso il tema del governo autocratico di Infantino. Il calcio non appartiene a uno solo, è il succo del testo.

Africa e Sud America ancora lo appoggiano

La mossa è forte e delinea degli schieramenti ben precisi. Da una parte c’è il gruppo degli anti-Fifantino, con l’Uefa a fare da capofila e Afc e Concacaf a condividere l’indirizzo. Dall’altra parte c’è una leadership azzoppata e ampiamente screditata della Fifa, che trova l’appoggio delle confederazioni di Africa (Caf) e Sud America (Conmebol).

Rimane indefinita la posizione della confederazione dell’Oceania (Ofc), che è anche quella caratterizzata dalla presenza di federazioni lillipuziane. Cioè le organizzazioni che, per intenderci, vengono ampiamente foraggiate dai programmi di sviluppo Fifa Forward voluti da Infantino dopo l’elezione nel 2016.

Al Congresso 2027 punta(va) sull’adesione di 200 federazioni su 211

Il riferimento ai programmi Fifa Forward (da cui il progetto di privatizzazione Ffe trae ispirazione non soltanto nella denominazione) è cruciale per capire quali siano le reali fazioni in campo e quale direzione possa prendere la guerra che ormai si è aperta per la guida della Fifa. Grazie a una distribuzione di denaro a pioggia, Infantino era arrivato ad assicurarsi, in vista del Congresso Fifa di Rabat che a marzo 2027 dovrebbe rieleggerlo, l’adesione di 200 federazioni nazionali su 211.

Siamo sicuri che il fronte degli oppositori sia così compatto?

C’è da dubitare che, per gran parte di quelle federazioni, la rinuncia alla grassa prebenda venga effettuata spensieratamente, specie laddove non si abbia certezza di un meccanismo sostitutivo. In questo senso, il sostegno delle federazioni africane al loro grande benefattore non veniva nemmeno quotato dai bookmaker, né si può dubitare che le micro-federazioni dell’Oceania possano andare in direzione opposta. Piuttosto, è sulla saldezza dello schieramento anti-Infantino che bisogna porsi qualche interrogativo. Siamo proprio sicuri che sia così compatto?

Infantino, un leader azzoppato alla Fifa: la spaccatura è irrimediabile?
Il presidente della Fifa Gianni Infantino (foto Ansa).

I segnali di senso contrario non mancano. E rispetto a ciò la Concacaf è la confederazione che ha già in casa un soggetto dichiaratamente dissidente: la federazione messicana, che nei giorni scorsi ha esternato l’appoggio a Infantino. E come la mettiamo con la federazione Usa e con le probabilissime pressioni di Trump? Per non dire di quelle caraibiche. Un esempio: Suriname (640 mila abitanti, 15 mila tesserati) è una delle miracolate (pur non essendo tra le qualificate) dall’allargamento a 48 squadre della fase finale dei Mondiali voluta da Infantino. Il suo voto vale quanto quello della Germania o del Brasile. Vogliamo dare per certo che si schieri contro il presidente azzoppato?

Qatar e Arabia Saudita stanno con Infantino

Né sul fronte Afc si può dare per assodata l’unanimità. Qatar e Arabia Saudita stanno con Infantino, che negli anni scorsi ne ha difeso il diritto a ospitare il Mondiale nonostante i discutibilissimi standard dei diritti civili e umani. Va aggiunto che, nel caso dei sauditi, Infantino ha proprio spianato la strada verso la candidatura a ospitare l’edizione 2034. In particolare, il Qatar ha un ruolo chiave nell’area Mena (Medio Oriente e Nordafrica) e nella costruzione di un’opinione pubblica globale di matrice araba (un tema sul quale la propaganda interna ha molto battuto durante il Mondiale 2022).

Che ruolo vuole giocare Nasser Al-Khelaifi?

Rispetto a questa posizione dell’emirato, resta da capire quale sia il ruolo che vorrà giocare Nasser Al-Khelaifi. Il plenipotenziario del Qatar per le questioni sportive, oltre a essere presidente del Paris Saint-Germain e dell’European Football Association (l’associazione dei club calcistici europei, ex Eca), è più che uno stretto alleato di Ceferin: è stato il suo lord protettore nei giorni del fallito tentativo di Superlega europea per club (aprile 2021) e da allora ha consolidato un potere personale che lo rende autonomo persino dal Qatar e dalla famiglia regnante degli Al Thani.

Infantino, un leader azzoppato alla Fifa: la spaccatura è irrimediabile?
Aleksander Ceferin con Nasser Al-Khelaifi (foto Ansa).

Come agirà Al-Khelaifi in questa partita? E se, per un verso, liberarsi di Infantino sarebbe la migliore notizia per la salute del calcio globale, per altro verso avere il dirigente qatariota come kingmaker è un approdo davvero auspicabile? Da qualsiasi parte la si giri, la situazione è incancrenita. Il calcio mondiale è totalmente balcanizzato. E il responsabile di tutto ciò è una sola persona, che adesso se ne sta attaccata alla poltrona come a un catetere.

Russia, la Corte suprema esclude il partito d’opposizione Yabloko dalle elezioni

La Corte suprema russa ha escluso dalle prossime elezioni legislative Yabloko, partito liberale e filo-occidentale con una posizione contraria alla guerra d’invasione in Ucraina. La Corte ha accolto la tesi del partito nazionalista Rodina, che aveva accusato Yabloko di aver ricevuto finanziamenti dall’estero attraverso canali non leciti, di aver violato la legge sul diritto d’autore, di aver promosso l’«estremismo» e di aver utilizzato social network vietati in Russia per la sua campagna elettorale. Il presidente di Yabloko Nikolai Rybakov ha respinto tutte le accuse e ha annunciato che il partito presenterà ricorso contro la sentenza. Le elezioni legislative per rinnovare la Duma, il parlamento russo, si terranno a settembre.

Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?

Tutta colpa di una Fiat 500X nera. E di due dispositivi “targatori” installati sulla statale 148 Pontina dalla procura della Repubblica di Roma per “altro procedimento” e che invece sono tornati buoni per individuare la targa di quella vettura, usata da un gruppo criminale per l’attentato del 16 ottobre 2025 fuori dall’abitazione di Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione televisiva Report.

Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?
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E in questa storia, che ha portato all’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale nei confronti di Valter Lavitola e del suo braccio destro Gomes Clesio Tavares, come mandanti dell’attentato a Ranucci, le automobili ritornano spesso.

Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?
Il giornalista Sigfrido Ranucci conosceva Gomes Clesio Tavares, factotum di Valter Lavitola e ricercato per l’attentato, almeno dal 2022.

I sopralluoghi pre-attentato e le cimici installate

C’è una Renault Mégane, usata per i sopralluoghi pre-attentato; poi la Fiat 500X, per arrivare da Avellino a Pomezia, fare esplodere l’ordigno nella sera del 16 ottobre 2025 e poi ritornare ad Avellino; ci sono la Opel Adam intestata a Sigfrido Ranucci e la Ford Ka, intestata a sua moglie Marina Maggiorello, distrutte nell’attentato; e infine ecco la Toyota Aygo di Lavitola, con tanto di cimici installate dalla procura. Niente auto di lusso, ma vetture comuni, ordinarie, di gente semplice, apparentemente normale.

Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?
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Esplosivo contenente cosiddetta gelatina da cava

E la giudice Iole Moricca, la mattina del 10 agosto, prima delle stelle cadenti di San Lorenzo, ha firmato il dispositivo che riassume la vicenda e chiede il trasferimento in carcere di Lavitola. Il quale, in attesa del suo factotum Clesio Tavares, per il momento all’estero, raggiungerà in carcere Passariello Pellegrino, D’Avino Antonio, Saverio Mutone, Marika De Filippis, ossia i membri della banda messa in piedi per l’attentato a Ranucci e che, secondo la procura di Roma, «detenevano, portavano in luogo pubblico e utilizzavano un ordigno esplosivo contenente cosiddetta gelatina da cava facendolo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci, a Pomezia-Torvajanica».

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Frequentazione piuttosto fitta tra i due: gli incontri ravvicinati

Incrociando le celle agganciate dai cellulari del faccendiere Lavitola e del giornalista Ranucci, si può ricostruire una frequentazione piuttosto fitta tra i due: si sono certamente visti il 27 ottobre 2024, il 13 dicembre 2024, il 4 agosto 2025, il 13 agosto 2025, il 7 settembre 2025, il 9 settembre 2025, e poi pure il 23 ottobre e il 24 ottobre, dopo l’attentato. Ma perché Lavitola, che nel frattempo gestiva il frequentatissimo ristorante romano “Cefalù bistrot di pesce”, aveva sviluppato tutta questa passione per il conduttore di Report?

Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?
Una foto pubblicata nel maggio del 2023 da Il Riformista mostra Sigfrido Ranucci a cena con alcune persone tra cui (a capotavola) Valter Lavitola, proprietario del ristorante Cefalù, nel quartiere di Monteverde Vecchio a Roma (Foto credits Aldo Torchiaro).

Il disegno politico: testare Ranucci tramite sondaggi ad hoc

Lo spiega bene lo stesso faccendiere nelle telefonate intercettate: «Questo è un giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia. Allora, stavo convincendo, avevo quasi convinto concretamente questo giornalista a candidarsi come presidente qui in Italia, stavamo facendo le ricerche e tutto. Sarebbe presidente garantito al 110 per cento. Io da solo prenderei il 30 per cento senza partito, senza nulla». C’è quindi un disegno politico. Col candidato Ranucci che Lavitola intende testare tramite sondaggi ad hoc.

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Sono Stefano Cappellini, attuale direttore ad interim di Repubblica, e l’autorevole editorialista Paolo Mieli che aiutano Lavitola nella stesura di un testo, corretto pure da Ranucci, da mandare alla società di sondaggi con tutti i temi da approfondire attraverso domande. E, in base a quanto dedotto dalla procura, il “finto” attentato avrebbe fatto parte del piano per creare il clima più adatto a fare scendere in campo Ranucci.

Atto intimidatorio ma mai per porre in pericolo l’incolumità del giornalista

“Finto” perché, secondo la gip, l’attentato è stato «commissionato da Valter Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato «in ambito politico». Se infatti «lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato, è indubbio che nell’ideazione dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista».

Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?
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Lavitola avrebbe «dato mandato a Clesio Tavares di individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci». Come emerge dalle carte, il 7 settembre 2025 Lavitola andò a trovare Ranucci nella sua casa di Pomezia e fece un primo sopralluogo; il 15 settembre 2025 Lavitola con Tavares partecipò a un secondo sopralluogo nei pressi dell’abitazione di Ranucci per mostrare i luoghi al suo braccio destro, a cui è stato affidato l’incarico di trovare gli uomini che potessero mettere in atto il piano.

I soggetti idonei allo scopo e l’auto Renault Mégane

«Tavares individua D’Avino, Mutone, De Filippis e Passariello quali soggetti idonei allo scopo. E poi pone a disposizione del gruppo l’auto Renault Mégane, intestata a Tuorto Pasquale (padre della sua compagna Tuorto Gelsomina) per un secondo sopralluogo il 10 ottobre 2025, sei giorni prima dell’attentato, con D’Avino, Mutone e De Filippis».

L’esplosione delle ore 22.17 del 16 ottobre 2025

Passariello si procura la Fiat 500X nera, noleggiandola presso la Manda rent di Colucci Carmine. Sarà l’auto usata poi da tutta la banda, partendo il 16 ottobre 2025 dal comune di Avella (Avellino) per arrivare a Pomezia sotto casa Ranucci alle ore 22.04, e, dopo l’esplosione delle ore 22.17, ripartire verso Avella. «Passariello e Mutone sono quelli che fisicamente posizionano e fanno deflagrare l’esplosivo davanti a casa Ranucci».

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Le videocamere e due apparecchi installati sulla statale 148 Pontina

Dall’esame delle videocamere nelle vie circostanti e grazie ad alcune testimonianze è stata subito individuata la Fiat 500X nera come auto usata per il crimine. Mancava, però, la targa. Sono quindi venuti in soccorso «due apparecchi targatori installati sulla ss 148 Pontina dalla procura della Repubblica di Roma per altro procedimento, che consentivano di risalire alla targa della 500». È partita quindi la fase di accertamenti sul veicolo. Dopo un controllo di routine è stato posizionato sull’auto un segnalatore gps per capire chi aveva in uso quella macchina. Si è risaliti a Passariello Antonio, e dunque a tutti i membri della banda.

Terremoto di magnitudo 7.4 in Colombia: numerosi morti e feriti

Una violenta scossa di terremoto di magnitudo 7.4 ha colpito la Colombia: epicentro nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, nel nord-ovest del Paese. Il sisma, registrato alle 7.34 ora locale a una profondità di 82 chilometri, è stato il più forte registrato nel Paese sudamericano dal 1979. E infatti è stato avvertito anche a Panama.

Già drammatico il bilancio delle vittime, almeno una trentina. E il numero sembra destinato ad aumentare, com’era già successo col sisma in Venezuela (circa 5 mila morti). Pesanti i danni agli edifici: alcune strutture sono interamente collassate, tra queste anche sezioni di ospedali, com’è successo a Cali.

Come riferito dai sindaci delle città più colpite, a Pereira ci sono almeno 18 morti; a Manizales almeno 2 morti e 30 edifici crollati; a Chocò almeno un morto e 10 feriti; a Cali 20 edifici crollati e persone intrappolate. Il sindaco di Bogotá, Carlos Fernando Galán, ha riferito che al momento non si registrano danni significativi in città, sebbene siano state segnalate diverse crepe in alcuni edifici.

«Stiamo lavorando in stretto contatto con la Farnesina per seguire la situazione: al momento non sono segnalati connazionali in situazione di pericolo nelle zone più colpite dal terremoto». Lo ha detto l’ambasciatore d’Italia a Bogotà, Giancarlo Curcio, raggiunto al telefono dall’Ansa.

Salvini contestato al concerto per De André: cosa è successo

Dopo Giorgia Meloni che ricordando Francesco Guccini ne ha sottolineato il livore nei confronti del centrodestra, ecco un altro dei leader dei partiti di maggioranza alle prese – per così dire – con un grande del cantautorato italiano. Sta facendo infatti molto discutere quanto accaduto durante il concerto di Diodato all’Agnata, la storica tenuta di Faber in Gallura, dove una ragazza ha interrotto l’esibizione per protestare contro la presenza di Matteo Salvini.

Dori Ghezzi ha preso le parti di Salvini, poi la frecciata di Diodato

A pochi minuti dall’inizio del concerto, che si è svolto nell’ambito del festival Time in Jazz, una ragazza si è alzata rivolgendosi a Diodato: «Tu sei bravissimo, ma non è possibile che qui sia presente una persona che con le canzoni di De André non c’entra niente. Io mi sento offesa e non posso continuare a restare qui». Il riferimento era appunto a Salvini, che era seduto in prima fila al fianco di Dori Ghezzi. Mentre il pubblico si divideva tra applausi e fischi, la vedova di De André è salita sul palco per prendere le difese del segretario della Lega: «Non sono d’accordo con voi. Io la penso diversamente, sono sempre di sinistra. Ma è giusto creare un dialogo. La musica deve unire».

Successivamente è stato Diodato a smorzare (fino a un certo punto) i toni: «Non sono nessuno per cacciare qualcuno, sono un ospite. Speriamo che la musica di De André illumini un po’ di più anche la nostra classe politica», ha concluso tra gli applausi del pubblico il vincitore del Festival di Sanremo 2020.

Salvini: «Si può ascoltare un artista solo con la patente politica giusta?»

Ovviamente, su quanto accaduto si è espresso anche il diretto interessato. «Davvero siamo arrivati al punto in cui qualcuno decide chi può ascoltare De André e chi no? Chi può stare a un concerto e chi andarsene?», ha scritto sui social il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. «Quella ragazza aveva anche il diritto di contestarmi (anche se ha disturbato l’artista, Dori e tutto il resto del pubblico) così come io ho il diritto di risponderle. Funziona così, si chiama democrazia. Ma nessuno – e ripeto NESSUNO – può decidere quali cantanti io possa ascoltare, quali libri leggere o non leggere, quali film guardare», ha aggiunto Salvini, raccontando poi della sua ammirazione per il cantautore genovese. «Non so cosa direbbe Fabrizio oggi. E soprattutto non voglio far parlare i morti per dare ragione ai vivi. Non mi permetterei mai. So cosa dicono a me le sue canzoni, la sua musica, la sua voce. Mi emozionano, mi fanno pensare e qualche volta mi mettono anche in discussione. Sapete però cosa mi preoccupa davvero? Non quello che è successo a me. Ma il mondo che stiamo lasciando ai nostri figli. Un mondo in cui sei libero, ma solo se hai le idee “giuste”? In cui puoi ascoltare un artista, ma solo se hai la patente politica giusta? No. Non esiste. I nostri figli non devono chiedere il permesso a nessuno per essere liberi».

La nipote di Faber: «Volete Fabrizio De André? Allora prendetevelo tutto»

Infine, sulla questione è entrata a gamba tesa anche una delle nipoti di Faber, Alice De André. «Io non so esattamente che cosa sia riuscito Salvini a capire dai testi di mio nonno. Forse la musica? Forse il la la la? Perché sui testi evidentemente abbiamo avuto qualche problema di comprensione. Dire che i loro pensieri, i loro valori e la loro idea di società siano diametralmente opposti è un eufemismo», ha detto la 26enne su Instagram, difendendo poi la contestatrice e mostrandosi in disaccordo con la nonna: «Una ragazza che contesta un politico a un concerto di De André non è fuori luogo. È forse una delle cose più coerenti che sono successe durante tutta la serata. Mio nonno fermava i concerti per le contestazioni. Fermava la musica, parlava, discuteva. Quindi, se proprio vogliamo parlare di rispetto, ieri Salvini poteva alzarsi e rispondere». Infine: «Volete Fabrizio De André? Allora prendetevelo tutto. Non soltanto le canzoni che fanno bella figura alle commemorazioni. Prendetevi anche quello che pensava. Quello che contestava. E soprattutto prendetevi il fatto che mio nonno, davanti a quella scena, avrebbe fermato il concerto e probabilmente avrebbe chiesto a Salvini che cazzo ci faceva lì».

Nominato il nuovo ambasciatore di Israele in Italia

Il governo israeliano ha approvato la proposta del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar di nominare Lior Haiat nuovo ambasciatore designato di Israele in Italia. Il diplomatico, 52 anni, sarà anche rappresentante non residente a Malta e San Marino. Manca ancora la nota ufficiale dell’ambasciata, ma la notizia è già circolata sulla stampa israeliana. Haiat succederà a Jonathan Peled, che da novembre assumerà l’incarico di ambasciatore israeliano presso l’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra.

Chi è Lior Haiat

Classe 1974, Haiat è impegnato nella carriera diplomatica da oltre 20 anni. Ha ricoperto i ruoli di portavoce e addetto culturale dell’ambasciata a Buenos Aires, portavoce dell’ambasciata in Spagna, portavoce del ministero degli Esteri, console generale a Miami e direttore della divisione per l’America Centrale e i Caraibi. Attualmente è vicedirettore generale per il Nord America del ministero degli Esteri a Gerusalemme.

Bezos sbarca nel calcio: l’accordo per l’acquisto del 30 per cento del Liverpool

Jeff Bezos è pronto a sbarcare nel mondo del calcio: il fondatore di Amazon fa parte di un gruppo di investitori pronto a rilevare poco meno di un terzo delle quote del Liverpool. Lo scrive Sky News, aggiungendo che l’ingresso del gruppo nel capitale del club inglese avverrebbe sulla base di una valutazione complessiva del club di circa 4,4 miliardi di sterline, pari a quasi 5 miliardi di euro. Fenway Sports Group, holding che detiene la maggioranza del Liverpool dal 2010, dovrebbe annunciare in settimana la transazione.

Bezos sbarca nel calcio: l’accordo per l’acquisto del 30 per cento del Liverpool
Anfield, stadio del Liverpool (Ansa).

Gli altri investitori della cordata

La cordata che ha messo gli occhi sulla quota di minoranza – ma comunque significativa – del Liverpool non è guidata da Bezos, ma da Amit Bhatia, imprenditore che in passato ha detenuto una quota del Queens Park Rangers, nonché genero del miliardario indiano Lakshmi Mittal, a capo della più grande società siderurgica al mondo. Sky News scrive che tra gli investitori c’è anche Eduardo Saverin, uno dei co-fondatori di Facebook: in passato aveva tentato di acquisire quote del Chelsea. Fenway – che nel 2010 comprò il Liverpool per 300 milioni di sterline – ha confermato l’interesse del gruppo di Bhatia, precisando che non è in corso una vendita integrale del club.

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole

Ci sono enti che celebrano gli anniversari, e anniversari che ricordano l’esistenza degli enti. Il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) appartiene decisamente alla seconda categoria. Quello che Matteo Renzi tentò inutilmente di abolire con il referendum costituzionale del 2016, e che da allora continua placidamente a occupare il suo posto nell’architettura della Repubblica, ha pensato bene di onorare i 70 anni della tragedia di Marcinelle con una delegazione all’altezza della propria importanza. Almeno secondo il Cnel.

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
La delegazione del Cnel a Marcinelle (foto dal sito del Cnel).

Al Bois du Cazier, dove l’8 agosto 1956 morirono 262 minatori, 136 dei quali italiani, mica si è presentato soltanto il presidente Renato Brunetta. Sarebbe stato troppo poco. Con lui sono partiti il segretario generale Massimiliano Monnanni, il vicepresidente Claudio Risso, il consigliere Alfonso Luzzi e – perché evidentemente anche quattro potevano sembrare pochi – la consigliera del presidente Giulia Mancini. Cinque persone per rappresentare un ente solo, neanche fosse una delicatissima missione diplomatica.

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole

Naturalmente Marcinelle merita tutto il rispetto possibile. E proprio per questo la domanda riguarda la consistenza numerica del Cnel, non certo la sua presenza in sé. Brunetta da solo non sarebbe bastato? Evidentemente no. Servivano un segretario generale, un vicepresidente, un consigliere e una consigliera del presidente. Anche nelle commemorazioni l’organigramma vuole la sua parte.

Non sappiamo quanto sia costata la spedizione. Viaggi, trasferimenti, eventuali pernottamenti: magari pochissimo. Sarebbe però interessante conoscere la cifra, anche solo per curiosità, in un Paese dove ogni volta che bisogna trovare qualche risorsa si scopre che i soldi sono pochi. Non a caso la ricerca delle famigerate «coperture» è diventata una delle attività più praticate dai governi di ogni colore.

Il Cnel, del resto, ha una storia che è un inno alla longevità. Da quando Renzi provò ad abolirlo e perse il referendum, l’ente (che tra le altre cose ospita pure i produttori di vino) è sopravvissuto e sembra persino aver maturato una comprensibile fiducia nell’eternità. E così, quando c’è da andare a Marcinelle, Brunetta parte in compagnia. Se Renzi provò ad abolire il Cnel e non ci riuscì, per contro Brunetta ha scelto una strada più sicura: moltiplicarlo. Almeno in trasferta.

Presto, trovate un posto a Piantedosi

E se anche Giorgia Meloni si fosse convinta? L’avanzata dei consensi del generale Roberto Vannacci potrebbe spingerla davvero a far tornare Matteo Salvini al Viminale? Certo, sempre Quirinale permettendo. Finora è rimasto solo uno slogan, e resta comunque uno scenario difficile da realizzare. La novità possibile riguarda un incastro di caselle, visto che toccherebbe trovare un posto di riguardo a Matteo Piantedosi, l’attuale titolare del ministero dell’Interno. Dove piazzarlo eventualmente? Magari all’Anticorruzione, come ha “suggerito” Il Foglio. Archiviata la presidenza di Giuseppe Busia (che scade proprio a settembre), ora infatti l’Anac ha bisogno di una nuova guida: l’incarico dura 6 (sei!) anni, ed è sicuramente di altissimo valore. Di certo nessuno avrebbe da ridire sulla scelta di Piantedosi alla presidenza dell’Anac. Così finalmente Salvini potrebbe tornare al Viminale, anche se ovviamente si creerebbe un vuoto da colmare al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture: qui può scattare il passaggio di Claudio Andrea Gemme, classe 1948, dalla guida di Anas al dicastero di Porta Pia. Irrefrenabile, Gemme sarebbe la soluzione ideale per terminare la legislatura e dare una scossa al ministero. Solo fantapolitica agostana? Chissà…

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole

Conte e quella staffetta per un ego smisurato

Nel Partito democratico non ne possono più di Giuseppe Conte. Il protagonismo televisivo, i convegni e i comizi a raffica, l’apparizione davanti alla commissione Covid con un monologo infinito (a proposito, ma il presidente Marco Lisei non doveva metterlo all’angolo?), l’ennesima richiesta di indire le Primarie addirittura con il voto online: tutto questo calderone sta facendo riflettere Elly Schlein, specie dopo il pranzo di giugno all’Hostaria Costanza. Nel Pd qualcuno dice che «chi ha tradito una volta non smetterà mai di farlo»: Conte, è il ragionamento, è stato capace di scavare la fossa al fondatore del Movimento 5 stelle Beppe Grillo, di andare al governo con Matteo Salvini e poi scaricarlo per creare un altro esecutivo con una maggioranza che fino a pochi giorni prima era all’opposizione. «Vittima del proprio ego smisurato», secondo i maligni Conte deve guardare anche all’interno del M5s, con le truppe piemontesi di Chiara Appendino e quelle romane di Virginia Raggi e di “Dibba” che alle prossime elezioni conteranno, eccome. Tra i maggiorenti del Pd sono certi che alla fine l’accordo che verrà proposto da Conte sarà quello, classico, della staffetta, con il 62enne “avvocato del popolo” che, in caso di una vittoria alle Primarie e poi all’appuntamento delle elezioni politiche, rimarrebbe a Palazzo Chigi fino alla scelta del prossimo presidente della Repubblica. A quel punto, in cambio del Quirinale, Conte lascerebbe la guida del governo a un esponente del Pd. Prospettiva irrealizzabile oppure opzione che è davvero presente sul tavolo delle trattative? “Giuseppi” è molto ambizioso…

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Lavitola arrestato per l’attentato a Ranucci

È stato arrestato e portato in carcere Valter Lavitola: il faccendiere, imprenditore ed ex giornalista, è accusato di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci (i due sono amici), avvenuto la sera del 16 ottobre 2025 sotto l’abitazione del conduttore di Report a Pomezia. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma nell’ambito dell’indagine della Procura in cui si contesta anche il metodo mafioso. Nell’ordinanza si legge che l’attentato è stato commissionato da Lavitola «esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato « in ambito politico». Per l’agguato dinamitardo, che non aveva provocato vittime ma solo danni materiali, erano già stati fermati i quattro presunti esecutori materiali. Secondo la Procura il tramite tra Lavitola e il commando sarebbe stato Gomes Clesio Tavares: anche nei suoi confronti è stato chiesto l’arresto. L’uomo, conosciuto da Lavitola nel 2015 durante una comune detenzione nel carcere di Secondigliano a Napoli, è latitante in Africa.

Lavitola arrestato per l’attentato a Ranucci
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Ex Ilva, da Federacciai via libera a Gozzi per verificare manifestazione di interesse

Il consiglio di presidenza di Federacciai ha ascoltato la relazione del presidente Antonio Gozzi sulla vicenda dell’ex Ilva di Taranto e sull’eventuale coinvolgimento delle imprese siderurgiche italiane nell’iniziativa finalizzata alla ripresa e al rilancio degli impianti non interessati dal blocco dell’area a caldo conseguente all’ordinanza della Corte d’Appello di Milano. Il consiglio di presidenza, si legge ancora in una nota, ha dato mandato a Gozzi di trasmettere agli enti competenti, in nome e per conto di un gruppo di aziende che hanno già manifestato il proprio interesse a partecipare all’iniziativa, e di quelle che potrebbero aggregarsi nei prossimi giorni, una manifestazione di interesse subordinata alla verifica di una serie di condizioni abilitanti, necessarie a consentire l’intervento industriale. Il consiglio gli ha inoltre dato mandato di verificare con il governo l’esistenza di tali condizioni.

Pistole ad acqua e secchielli con palette: i gadget «identitari» di Vannacci

Presso il gazebo allestito al mercato di Lido di Camaiore (Lucca), Roberto Vannacci ha presentato assieme ai vertici di Futuro Nazionale una serie di gadget del partito, dedicati alla stagione estiva e dal «forte messaggio politico identitario»: carte da gioco, spillette e un kit di giochi da spiaggia per bambini con paletta, secchiello e una pistola ad acqua.

Il messaggio simbolico veicolato dal kit vannacciano

«Ci piace pensare di essere veramente tradizionali: come ci divertivamo noi da ragazzini sulla spiaggia costruendo i castelli di sabbia con paletta e secchiello, ci piacerebbe che anche oggi i ragazzi facessero la stessa cosa. Ma questo non ha solamente un valore fisico, ha anche un valore spirituale», ha spiegato Vannacci, parlando del kit pensato per veicolare un preciso messaggio simbolico: «Crediamo che in Italia si debba continuare a costruire le nostre case, le nostre abitazioni, le nostre aziende, le nostre imprese, e questo lo facciamo con la paletta e con il secchiello». Quanto alla pistola ad acqua, l’ex generale ha detto: «Pensiamo che queste aziende, queste case, queste imprese, le dobbiamo difendere come ciò che abbiamo di più caro, come ciò che abbiamo di più importante per la nostra sopravvivenza». E poi: «Noi speriamo in un mondo di pace, di relazioni internazionali, di diplomazia, ma siamo pronti a difendere il nostro esistere, la nostra identità, quello che siamo e quello che vogliamo divenire».

Eni, la Commissione Ue autorizza joint venture con Khazna nei data center

La Commissione europea ha autorizzato, ai sensi del regolamento Ue sulle concentrazioni, la creazione di una joint venture tra Khazna Data Center Holdings, società degli Emirati Arabi Uniti, ed Eni, colosso energetico italiano. L’operazione riguarda principalmente la costruzione, la gestione e l’attività operativa dei data center. Bruxelles ha concluso che la transazione non solleva problemi sotto il profilo della concorrenza, considerate le limitate posizioni di mercato complessive delle società coinvolte.

Infantino nel mirino di Uefa, Concacaf e Afc: la lettera congiunta

Le confederazioni calcistiche europea (Uefa), nordamericana (Concacaf) e asiatica (Afc) prendono ulteriormente le distanze dal presidente della Fifa Gianni Infantino, che dopo l’alzata di scudi a livello globale si è visto costretto a ritirare il suo piano di vendere quote dei Mondiali a investitori privati. Lo hanno fatto attraverso una lettera aperta alla «famiglia del calcio», la «più grande passione condivisa al mondo» che «non appartiene a nessun individuo né a nessuna istituzione».

La lettera congiunta delle tre confiderazioni

«L’ampliamento dei tornei, l’assegnazione delle edizioni 2030 e 2034 della Coppa del Mondo, la distribuzione delle risorse alle federazioni: si è trattato di traguardi condivisi, concordati e realizzati insieme», si legge nella lettera, che punta il dito contro Infantino. «La recente lettera della Fifa ai suoi vicepresidenti e alle 211 federazioni affiliate riconosce che nel processo sono stati commessi degli errori, inquadrando l’accaduto come un fallimento comunicativo. Una proposta avanzata con tempistiche ristrette, priva di una consultazione significativa e spinta verso una scadenza prima ancora che le federazioni potessero esaminarne adeguatamente i termini, non è frutto di una semplice svista, bensì di una strategia volta a limitare il vaglio critico. Non è stato riconosciuto che la proposta in sé fosse intrinsecamente errata», scrivono Uefa, Concacaf e Afc: «Manca tuttora la consapevolezza che il tentativo di vendere una quota di partecipazione alla Coppa del Mondo abbia rappresentato un grave errore di valutazione: non un mero passo falso procedurale, ma una violazione fondamentale del rapporto di fiducia con le stesse istituzioni che la Fifa ha il compito di servire». Tra i passaggi della lettera c’è anche: «Quando la fiducia viene infranta dall’inganno, quando un individuo si pone al di sopra della collettività che gli ha conferito l’autorità, il dovere di servizio verso la famiglia del calcio viene tradito». E poi: «C’è silenzio dove dovrebbe esserci responsabilità, distanza dove dovrebbe esserci trasparenza. Queste non sono le qualità che il calcio merita di trovare nella sua leadership».

È morto Ben Jones, il celebre meccanico Cooter di Hazzard

È morto a 84 anni Ben Jones, l’attore americano noto soprattutto per aver interpretato il meccanico Cooter Davenport nella celebre serie televisiva Hazzard. L’ha annunciato la moglie Alma Viator, spiegando che l’uomo è stato colpito da un infarto mentre si preparava a guardare in televisione una partita di baseball. Nato il 30 agosto 1941 a Tarboro, nella Carolina del Nord, Jones aveva costruito una lunga carriera tra cinema, televisione e politica. Dopo gli studi in radio, televisione e cinema all’Università della Carolina del Nord, aveva iniziato a lavorare a teatro, al cinema e in televisione alla fine degli Anni 60. Tra i film a cui aveva preso parte figurano Together for Days, Moonrunners, Il bandito e la ‘Madama e The Lincoln Conspiracy. Fece parte del cast di Hazzard dal 1979 al 1985, comparendo complessivamente in 141 episodi. Dopo la conclusione della serie, si dedicò alla politica tra le fila del Partito democratico. Nel 1988 conquistò un seggio in Georgia e venne rieletto nel 1990, rimanendo al Congresso per quattro anni. Successivamente tornò a lavorare nel settore dello spettacolo, comparendo in film come I colori della vittoria e Il segreto di Joe Gould, oltre che in diverse produzioni televisive.

Massiccio raid ucraino con droni sul Tatarstan: almeno 13 morti

Tredici persone sono rimaste uccise in un attacco con droni lanciato dall’Ucraina contro la città russa di Nižnekamsk, nella repubblica del Tatarstan, situata a circa 1.600 km dal confine ucraino. Altre 39 sono rimaste ferite. Si tratta di uno degli attacchi più letali condotti da Kyiv in oltre quattro anni di guerra. Il Ministero della Difesa di Mosca ha annunciato l’intercettazione di 456 droni durante la notte, ma alcuni sono andati a segno: sempre nella stessa regione le forze ucraine hanno colpito una raffineria. L’attacco di droni ucraini in Tatarstan «è un crimine di guerra» e «pesa sulla coscienza» degli alleati occidentali che riforniscono l’Ucraina di armi. Lo ha detto Rodion Miroshnik, ambasciatore russo incaricato di seguire i «crimini del regime di Kyiv», citato dall’agenzia Tass.

Gli altri attacchi condotti dall’Ucraina nella notte

L’Ucraina non ha colpito solo in Tatarstan. Le autorità della regione di Belgorod hanno infatti denunciato la morte di una donna, uccisa in un attacco di droni contro una casa nella città di Novaya Tavoljanka. A Simferopol, città occupata dalla Russia in Crimea, ha subito in parziale blackout dopo un raid condotto con velivoli a pilotaggio remoto. Le forze ucraine hanno preso inoltre di mira le infrastrutture energetiche nell’oblast di Donetsk, dove sono stati registrati diversi incendi: uno è scoppiato in un centro commerciale nella città di Makiivka.

La risposta russa: cinque morti nella regione di Kharkiv

Nella notte si sono verificati ovviamente anche operazioni militari da parte dei russi, che hanno provocato vittime. Un attacco di artiglieria nella regione nord-orientale ucraina di Kharkiv, in particolare contro la zona del villaggio di Bugaivka, ha causato la morte di cinque persone. Mosca ha inoltre attaccato nella notte anche Sumy con cinque bombardamenti aerei, ferendo 14 persone. Altri feriti sono stati segnalati anche a Odessa. Colpita infine anche la regione di Dnipropetrovsk.

Malagò ha un nuovo portavoce in Figc: è un altro romano

Giusto per restare in tema di Grande raccordo anulare, alla faccia di chi lo accusa di amichettismo da Circolo Aniene, Giovanni Malagò ha scelto un altro romano. Questa volta è un giornalista, Alessandro Catapano, che dal primo settembre assumerà il ruolo di portavoce del presidente, andando a rafforzare la squadra della comunicazione della Figc.

Per 17 anni alla Rosea, poi il passaggio in via del Tritone

Catapano ha lavorato per 17 anni a La Gazzetta dello Sport, prima di passare a Il Messaggero e diventare capo dello sport. Poi il salto della barricata dai giornali agli uffici stampa delle istituzioni sportive, con il lavoro alla Federazione italiana tennis e padel, l’incarico da consulente alla Federazione italiana di atletica leggera, i ruoli di direttore della comunicazione alla Flai-Cgil, alla Federazione ciclistica italiana e a quella della danza sportiva.

Malagò ha un nuovo portavoce in Figc: è un altro romano
Alessandro Catapano.

Il libro sull’amore per la Roma, con Venditti…

Ora è stato scelto per gestire i rapporti con i media e la comunicazione collegata all’attività istituzionale del presidente, tra l’altro alle prese con la grana su Bianchedi capodelegazione della Nazionale. A proposito di Roma, romanismi e romanisti, Catapano ha scritto anche un libro: Ti amo. (La) Roma dritta al cuore. Con prefazione di Antonello Venditti.

Media: «Netanyahu dà una chance al piano americano per Gaza»

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarebbe disposto a dare una possibilità al piano degli Stati Uniti per Gaza. Secondo quanto riportato da Axios, gli Usa e i mediatori coinvolti nei colloqui chiedono ad Hamas di avviare il processo di disarmo. Il quotidiano riporta, citando un funzionario, che Netanyahu ha parlato telefonicamente con Jared Kushner, l’inviato di Trump, e ha promesso di dare una possibilità al piano in 15 punti, nonostante il suo scetticismo. La possibile apertura arriva dopo una netta e pubblica contrarietà espressa da Netanyahu, che contestava la tempistica proposta dal piano americano che prevede un ritiro graduale delle forze israeliane in parallelo con il disarmo progressivo di Hamas. Il premier israeliano aveva chiarito che l’esercito israeliano non effettuerà alcuna ritirata finché Hamas non sarà completamente e verificaremente disarmata.