UniCredit ha chiuso l’offerta pubblica di acquisto volontaria su Commerzbank con adesioni pari al 17,6 per cento del capitale della banca tedesca. È quanto emerge dai dati definitivi dopo i tempi supplementari dell’operazione, fortemente osteggiata da Berlino. L’istituto guidato da Andrea Orcel, che deteneva già il 26,77 per cento della quarta banca di Germania, arriva così a possedere il 44,37 per cento delle quote. E con il 3,22 per vento in strumenti convertibili in azioni, la partecipazione può raggiungere il 47,59 per cento. Nella prima parte dell’offerta, lanciata il 5 maggio e chiusa il 16 giugno, le adesioni erano arrivate al 12,51 per cento.
Una filiale di Commerzbank (Ansa).
Come spiega UniCredit, che parla di «risultato ben oltre le aspettative iniziali», la posizione del 47,59 per cento «corrisponde al 49,65 per cento dei diritti di voto di Commerzbank, in quanto le azioni proprie non conferiscono diritto di voto». Tale percentuale «salirà comunque a tale livello una volta che Commerzbank avrà effettuato l’annullamento delle azioni proprie, operazione che la banca si è impegnata a realizzare».
Torna la tensione tra Usa e Iran. Gli Stati Uniti hanno reintrodotto le sanzioni economiche sul petrolio iraniano e preso di mira obiettivi iraniani a causa delle azioni «totalmente inaccettabili» di Teheran nello Stretto di Hormuz, dove diverse navi sono state attaccate. In meno di 24 ore, infatti, almeno tre imbarcazioni commerciali, tra cui la M/T Al Rekayyat battente bandiera delle Isole Marshall, la M/T Wedyan battente bandiera saudita e la M/T Cyprus Prosperity battente bandiera liberiana, sono state colpite mentre erano in transito. Un’aggressione ingiustificata, ha spiegato il Comando Centrale Usa, che rappresenta una palese violazione del cessate il fuoco. Di qui la decisione dell’America di rispondere sferrando «una serie di potenti attacchi contro l’Iran».
Colpiti 80 obiettivi iraniani
Le forze statunitensi hanno colpito circa 80 obiettivi tra cui sistemi di difesa aerea iraniani, reti di comando e controllo, postazioni radar costiere, capacità missilistiche antinave e diverse piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche nello stretto e nelle sue vicinanze, al fine di indebolire la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare il commercio internazionale che transita attraverso il corridoio commerciale internazionale. «L’Iran sta violando la tregua con l’attacco alle navi, gli Usa dovevano reagire con forza», ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte.
Teheran minaccia ritorsioni
Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che ci saranno ritorsioni in seguito agli attacchi di Washington contro obiettivi nello Stretto di Hormuz. «L’Iran lancia un serio avvertimento sulle conseguenze della violazione del trattato da parte degli Stati Uniti e adotterà misure decisive per proteggere i propri interessi e la sicurezza nazionale», ha affermato.
Mario Adinolfi è stato arrestato a Roma e posto ai domiciliari: al giornalista e leader del Popolo della Famiglia vengono contestati i reati di evasione fiscale e truffa. La misura è stata eseguita dalla Guardia di Finanza. Oggetto dell’indagine dei pm capitolini la cosiddetta “scommessa collettiva“, un circuito di raccolta fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti (fino al 40 per cento annuo) legati al betting sportivo. Ipotizzato un danno vicino ai cinque milioni di euro. Le promesse, scrive Repubblica che ha anticipato la notizia, «per diversi partecipanti non si sarebbero tradotte nella restituzione delle somme investite». Le prime denunce sono arrivate proprio da alcuni di loro: il meccanismo delle scommesse sportive collettive era già stato oggetto di diversi servizi de Le Iene. A Adinolfi viene inoltre contestata anche una presunta evasione fiscale da 400 mila euro.
Mario Adinolfi (Imagoeconomica).
Il gip di Roma: «Adinolfi pronto a nuove truffe»
Nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare a carico di Adinolfi, il gip di Roma Giulia Arcieri ha evidenziato il «concreto rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto». È infatti emerso come, «dopo una condotta protratta nel tempo lungo molti anni (15-20) con riferimento all’iniziativa “Scommessa collettiva”, di recente» il leader del Popolo della Famiglia «abbia creato l’ulteriore iniziativa “Cristo Regna” ed abbia raccolto già oltre 3 milioni euro: iniziativa che sembrerebbe riproporre, con le medesime modalità di quella precedente, in modo abusivo, la raccolta di capitali rispetto alla quale, fondatamente si teme, alla luce di quanto sin qui emerso, che possa inoltre nuovamente truffare altre vittime».
Del campo largo si sa solo che c’è; nel senso si sa che esiste una cosa che si fa chiamare campo largo, ma che l’anno prossimo potrebbe diventare, invariabilmente, Alleanza progressista o Alleanza per la Costituzione. A seconda di chi ne parla, ovvero Elly Schlein o Giuseppe Conte. Per il resto, al di là delle intenzioni testardamente unitarie perlopiù rivendicate dalla segretaria del Pd in questi mesi, si sa poco. E l’incontro di mercoledì a Napoli, ore 19.30 in piazza del Gesù, non sarà molto illuminante, visto che i due nodi principali dell’opposizione di centrosinistra non saranno sciolti: programma e leadership.
Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli (Instagram).
Per ora c’è accordo solo su salario minimo e congedo paritario
Sarà evidentemente un comizio corale, con Schlein, Conte e i Sussi e Biribissi della sinistra italiana, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (oltre naturalmente al sindaco Gaetano Manfredi e il presidente della Regione Campania Roberto Fico), ma il programma non sarà svelato in questa occasione. Anche perché Pd-M5S-Avs ci lavoreranno da settembre, figuriamoci: se ne parla dopo l’estate insomma, come nella migliore tradizione. A Napoli dunque, come ha spiegato Schlein nei giorni scorsi, saranno rilanciate proposte già condivise come salario minimo e congedo paritario. Un po’ poco insomma per il momento. Vediamo poi che cosa succederà quando ci sarà da parlare di politica estera fra Pd, M5s e Avs, cartina di tornasole per valutare la sostenibilità di qualsiasi alleanza, di questi tempi, che aspiri a diventare coalizione di governo.
Gaetano Manfredi e Roberto Fico (Imagoeconomica).
L’eterno nodo della leadership
C’è poi la questione della leadership; ancora non s’è capito, e forse non l’hanno capito neanche loro, se ci saranno delle primarie oppure no. Le alternative sono sempre allo studio: papa straniero esterno agli attuali partiti del campo largo o metodo analogo a quello usato dalla maggioranza di Palazzo Chigi (il candidato lo fa il leader del partito che ha un voto in più degli altri). Sembrano tutti dettagli, ma in realtà la somma di quei dettagli è come quella dei centimetri di cui parla Tony D’Amato alias Al Pacino in Ogni maledetta domenica: «Sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta».
Renzi sì o Renzi no?
Il ragionamento potrebbe essere allargato anche alla questione degli alleati. Renzi sì o Renzi no, vecchio tormento della politica italiana. Ancora l’incognita non è stata risolta e il leader di Italia Viva è in attesa di essere ricevuto dal customer care del campo largo. Renzi vorrebbe fare parte dell’alleanza progressista, tant’è che nel frattempo è diventato il portavoce ombra dell’opposizione di sinistra-centro. C’è però chi non lo vuole, come il M5s di Conte che non saprebbe come giustificare l’intesa di fronte al proprio riottoso elettorato antirenziano. La scelta delle alleanze – anzi del perimetro delle alleanze, come dicono quelli che parlano in politichese – potrebbe produrre centimetri utili a vincere le elezioni politiche del 2027.
Matteo Renzi (Imagoeconomica).
Il Pd e la galassia dell’associazionismo cattolico
Le alleanze non sono solo con i partiti, peraltro. C’è tutto il mondo dell’associazionismo cattolico. Lunedì scorso Schlein e Conte hanno partecipato all’Istituto Sturzo a un incontro con una quindicina di associazioni cattoliche, dall’Acli all’Agesci a Sant’Egidio alla Compagnia delle opere. L’incontro è stato aperto da un messaggio del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei: «La frammentazione, la polarizzazione, le chiusure al dialogo in politica sono un male che può ripresentarsi. Nessuno è un’isola e la democrazia è proprio quella comunità di destino che aiuta a pensarci insieme e trovare le risposte necessarie al bene di tutti. Lo spirito costituente ci indica un metodo indispensabile per affrontare i grandi temi arrivando a decisioni condivise liberandosi dalla pericolosa polarizzazione, agonistica ma non costruttiva, povera di cultura e di visione». Insomma anche Zuppi è testardamente unitario, mentre Schlein prova a non far scappare i cattolici dal Pd, dopo riformisti e libdem già congedati. Citofonare Graziano Delrio, punto fortissimo di riferimento dei cattolici del Pd.
Eni Storage Systems, società di Eni Industrial Evolution e Fib (gruppo Seri Industrial), ha avviato nel sito industriale di Brindisi il cantiere per la costruzione del nuovo polo italiano ed europeo integrato per la produzione di batterie al litio-ferro-fosfato (Lfp), destinate prevalentemente ai sistemi di accumulo (Bess) che supportano la diffusione delle energie rinnovabili e la stabilità delle reti elettriche. In particolare, tali sistemi accumulano l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili nei momenti di eccesso di produzione e la rilasciano quando è necessario, e sono quindi fondamentali per gestire l’intermittenza delle fonti rinnovabili. La domanda europea di tali sistemi è stimata in crescita da 36 GWh nel 2025 a circa 138 GWh al 2030*.
Il piano di sviluppo di Eni Storage Systems
In un’area dello stabilimento industriale Versalis, un tempo adibita allo stoccaggio dei polimeri e ad altre attività industriali da tempo dismesse, lunedì 6 luglio 2026 è stata celebrata, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e delle autorità locali, la cerimonia di posa della prima pietra del primo polo integrato per la produzione di batterie stazionarie. Il piano di sviluppo di Eni Storage Systems prevede la realizzazione a Brindisi della gigafactory per la produzione di celle e di moduli di batterie e dell’impianto di assemblaggio di pacchi batterie, questo ultimo di capacità maggiorata, tale da assemblare anche i moduli provenienti dalla gigafactory Seri Industrial di Teverola (Caserta). Nella seconda fase, a completamento del progetto, a Brindisi saranno svolte anche le attività di produzione di materia attiva catodica (Lfp) e di riciclo delle batterie, entrambi dimensionati per le due gigafactory. Il progetto prevede una capacità complessiva di 16 GWh/anno entro il 2030 (di cui metà a Brindisi e metà nello stabilimento a Teverola), pari a oltre il 10 per cento del mercato europeo degli accumuli stazionari.
Tre anni di carcere, di cui due sospesi, e 45 mesi di interdizione dai pubblici uffici, di cui 30 sospesi: la sentenza di appelloha confermato la colpevolezza di Marine Le Pen per i reati di appropriazione indebita di fondi pubblici europei, in qualità di eurodeputata, e di complicità nell’appropriazione indebita di fondi pubblici, come presidente del partito. Al tempo stesso però permette – in teoria – alla leader del Rassemblement National di candidarsi alle Presidenziali francesi del 2027. Ecco perché.
Ha già scontato i 15 mesi di ineleggibilità rimasti
Le Pen in primo grado era stata condannata all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, con applicabilità immediata. Accadeva il 31 marzo 2025: la presidente del RN ha dunque già scontato i 15 mesi di ineleggibilità. Tornerebbe a essere incandidabile in caso di revoca della condanna a 30 mesi con sospensione della pena.
Deve indossare il braccialetto elettronico per un anno
Per quel che riguarda la pena detentiva, in primo grado Le Pen era stata condannata a quattro anni, diventati di fatto uno, da scontare in libertà condizionale con il braccialetto elettronico. La politica francese aveva subordinato la sua candidatura all’assenza di condanne penali e all’obbligo di indossare il braccialetto elettronico, in quanto non le consentirebbe di girare il Paese per la campagna elettorale. In base a una legge del gennaio 2023 (pensata per ridurre il sovraffollamento delle carceri), Le Pen potrebbe chiedere un’ulteriore riduzione della metà della durata prevista: potrebbe quindi cavarsela con soli sei mesi e fare campagna elettorale senza braccialetto elettronico a partire da gennaio. Le Pen potrebbe inoltre ricorrere in Cassazione, ma con questa mossa rischierebbe di prolungare il periodo di ineleggibilità e di tornare, di fatto, al punto di partenza.
Nuova crisi per L’Unità. Alfredo Romeo, editore dello storico quotidiano della sinistra italiana, ha annunciato la sospensione delle pubblicazioni a partire da mercoledì 8 luglio 2026 a causa del fallimento di una trattativa col Partito democratico per l’acquisizione della testata. Romeo aveva rilevato l’Unità nel 2022 vincendo l’asta fallimentare del Tribunale di Roma. Secondo quanto riferito da Dagospia, a far saltare il tavolo è stata la pretesa dell’immobiliarista di restare nella società con una quota di minoranza. Nella sua storia, il giornale fondato nel 1924 da Antonio Gramsci è già stato chiuso e riaperto diverse volte, attraversando numerosi cambi di assetto e linea editoriale.
La nota dell’editore
«Tre anni fa Romeo Editore rilevò la testata de L’Unità, sottraendola a un fallimento che ne avrebbe segnato la fine definitiva. Fin dal primo giorno, l’impegno assunto è stato duplice: rimettere in ordine i conti, garantendo una gestione corretta e rigorosa del giornale e, al tempo stesso, custodirne la storia nella prospettiva — mai nascosta — di riportare la testata nella disponibilità della sua casa naturale, il Partito democratico». Così si legge in una nota dell’editore, che prosegue: «Su questa base si è sviluppato, negli ultimi mesi, un lungo e articolato dialogo con il Pd, nel corso del quale l’editore ha manifestato la disponibilità a cedere la testata a un prezzo puramente simbolico. Una scelta che testimonia come l’operazione non sia mai stata guidata da logiche di profitto, ma dalla volontà di restituire L’Unità alla comunità politica e culturale che l’ha generata». E ancora: «Il confronto sembrava avviato verso una conclusione positiva. Il Partito democratico ha tuttavia deciso di non dare seguito alla trattativa. Preso atto di questa decisione, venuta meno la prospettiva che aveva giustificato l’impegno di questi anni, e tenendo conto delle ulteriori perdite di esercizio accumulate nel frattempo, Romeo Editore si vede costretta a sospendere le pubblicazioni». «L’editore ringrazia la redazione, i collaboratori e i lettori che in questi tre anni hanno reso possibile la continuità di una testata che appartiene alla storia del Paese», conclude la nota.
Mossa a sorpresa di Nigel Farage, leader del partito britannico di destra Reform UK. Dopo essere finito al centro di un’inchiesta su donazioni milionarie e redditi privati non pienamente dichiarati, il volto della Brexit ha annunciato sui social le dimissioni da deputato e, contestualmente, la ricandidatura alle elezioni suppletive (nel seggio di Clacton), chiedendo «un verdetto popolare» sulle accuse finanziarie che lo riguardano.
BREAKING: Nigel Farage has resigned as an MP to trigger a by-election in Clacton
"This will be a people vs the establishment by-election. A chance to stick two fingers up to the entire establishment" pic.twitter.com/oMNHR9pFNZ
Le accuse a Farage e la difesa del leader di Reform UK
Al centro delle indagini da parte dell’organismo parlamentare che vigila sugli standard di comportamento dei deputati c’è una donazione da 5 milioni di sterline attribuita al miliardario investitore nel settore crypto Christopher Harborne, che secondo i media britannici non sarebbe stato registrato come beneficio economico. I parlamentari dell’opposizione, inoltre, hanno chiesto l’apertura di un’altra inchiesta su altre donazioni provenienti da George Cottrell, imprenditore attivo nei settori delle criptovalute e del gioco d’azzardo, che negli Stati Uniti ha scontato una pena detentiva per frode. «Non ho fatto nulla di sbagliato. Non ho infranto la legge in alcun modo. Non ho fatto un uso improprio del denaro pubblico», ha dichiarato Farage, sostenendo di essere vittima di un complotto da parte dell’establishment, incapace di batterlo alle urne. Il leader di Reform UK ha inoltre denunciato violazioni della privacy da parte dei media: in particolare ha accusato il Sunday Times di aver pubblicato la foto della casa in cui vive sua figlia, cosa che avrebbe provocato episodi di molestie.
Dopo l’autosospensione di Gianluca Rocchi e l’interim di Dino Tommasi, gli arbitri hanno un nuovo designatore per Serie A e B: Daniele Orsato. L’ex fischietto è stato scelto dal nuovo direttore tecnico Domenico Messina (designatore dal 2014 al 2017) assieme al Comitato Nazionale: almeno inizialmente erano in lizza anche Nicola Rizzoli e Daniele Doveri, che però ha deciso di restare sul campo per un altro anno. Il mandato di Orsato sarà biennale.
Daniele Orsato (Ansa).
Nel 2020 era stato eletto miglior arbitro al mondo
Orsato, 50 anni, come arbitro vanta ben 290 gare dirette in Serie A, distribuite in 18 stagioni calcistiche: più di lui solo Concetto Lo Bello, che dal 1954 al 1974 ne collezionò addirittura 328. Orsato è stato eletto inoltre miglior arbitro al mondo dall’IFFHS nel 2020, anno in cui ha diretto anche la finale di Champions League tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco. Ritiratosi da arbitro alla fine della stagione 2023/24, a gennaio del 2025 è stato scelto come commissario per lo sviluppo del talento arbitrale dell’AIA. Nel luglio successivo è stato poi nominato Responsabile della Commissione Arbitri Nazionale di Serie C.
A cinque mesi dall’incorporazione in SpaceX, tramite un’operazione interamente in azioni che ha valutato la società combinata quasi 1,25 trilioni di dollari, l’azienda di intelligenza artificiale xAi cambia ufficialmente nome diventando SpaceXAI. Il cambio di brand, che era stato anticipato dal patron Elon Musk un paio di mesi fa, è stato annunciato tramite un post su X in cui è stato ha svelato anche il nuovo logo. Il rebranding segue l’offerta pubblica iniziale di SpaceX di giugno, la più grande mai registrata, che ha reso Musk per un breve periodo il primo trilionario della storia.
La nuova denominazione riflette l’integrazione sempre più stretta tra le attività di intelligenza artificiale e quelle spaziali di Musk. SpaceX, fondata nel 2002 dal magnate con l’obiettivo di creare le tecnologie per ridurre i costi dell’accesso allo spazio e (chissà) permettere la colonizzazione di Marte, continuerà a mantenere un profilo separato dedicato alle attività aerospaziali, ai lanci e allo sviluppo dei veicoli. Sotto il controllo del nuovo marchio SpaceXAI rientrerà invece la piattaforma social X: l’ex Twitter era stata acquisita da xAI nel 2025.
La Corte d’appello di Parigi ha confermato la colpevolezza per “fatti gravi” di Marine Le Pen, riducendo la sua pena in prima istanza da quattro a tre anni di carcere, di cui uno con il braccialetto elettronico. La leader del Rn potrà però candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027 perché l’ineleggibilità, in prima istanza di cinque anni, è stata ridotta a 15 mesi, già scontati visto che ha cominciato a decorrere dal marzo 2025. Sarà lei stessa, alle 20 di martedì 7 luglio 2026, ad annunciare se si candiderà oppure no (ndr in passato aveva dichiarato più volte di non voler fare campagna elettorale con l’obbligo del braccialetto elettronico). Un’ipotesi che si sta già facendo strada è quella, per Le Pen, di chiedere una riduzione o adattamento della pena, anche se il braccialetto elettronico – fanno notare gli esperti – è già in sP un adattamento di pena. Se l’obbligo di un anno venisse ridotto a sei mesi, Le Pen potrebbe fare campagna elettorale senza braccialetto elettronico a partire da gennaio
È morta a 77 anni Matilde ‘Mity’ Simonetto, fino al 2010 responsabile dell’immagine e della comunicazione di Silvio Berlusconi. L’ha annunciato la famiglia in una nota, ricordando che Simonetto è stata tra le prime consulenti d’immagine in Italia e, per 20 anni, ha collaborato con l’ex premier. «Professionista di grande competenza, lo ha affiancato con passione, eleganza e discrezione nei suoi molteplici ruoli imprenditoriali, istituzionali e politici. Nel corso della sua attività si è distinta per serietà, energia, riservatezza e rigore professionale, conquistando la stima di colleghi e collaboratori». I funerali saranno celebrati mercoledì 8 luglio alle ore 15.00 presso la chiesa di San Camillo a Milano.
“Novecento Italiano, opere dalla collezione Generali. Special Guest: Gustav Klimt”. La mostra si terrà a Roma, a Palazzo Bonaparte, dal 14 luglio al 23 agosto. Tenete a mente la data dell’inaugurazione: è quella del tradizionale ricevimento a Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia. E chi è il capo di Assicurazioni Generali? Philippe Donnet. Ebbene, il 13 luglio nell’edificio bonapartiano Donnet accoglierà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha già messo in agenda l’appuntamento. Un colpaccio, tra l’altro già avvenuto in passato, che stavolta cade nel pieno della scalata bancaria con vista sul Leone di Trieste.
Philippe Donnet, ceo di Generali (Imagoeconomica).
Donnet poi sarà tra gli ospiti del ricevimento dell’ambasciata, dove tra l’altro sono attesi i capi di Crédit Agricole, altri protagonisti del risiko estivo. Ma il genio di Donnet è infinito: sì, perché il giorno dopo sempre a Palazzo Bonaparte verrà aperta un’altra mostra, stavolta dedicata a un artista italiano, Marco Tamburro, il quale, per una curiosa coincidenza astrale, vanta un’amicizia decennale con Giorgia Meloni. Tra parentesi, Donnet ha acquisito la cittadinanza italiana nell’aprile del 2021, con una cerimonia organizzata dall’allora sindaco d Venezia Luigi Brugnaro a Ca’ Farsetti.
Palazzo Bonaparte (Imagoeconomica).
Lollobrigida a Zara per le cravatte
Nella sede della Comunità Italiana di Zara è arrivata la mostra itinerante “La Storia della Cravatta – Dalle origini croate all’eccellenza italiana”, un percorso espositivo dedicato alla nascita e all’evoluzione della cravatta, dalle origini croate del XVII secolo fino alla sua affermazione come simbolo internazionale di eleganza e dell’eccellenza manifatturiera italiana. Chi c’era alla cerimonia? Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. E Maurizio Talarico, fondatore dell’omonimo marchio e unico brand italiano presente nella mostra, in rappresentanza della tradizione artigianale del made in Italy nel settore della cravatta. Che poi era un accessorio dell’uniforme dei mercenari croati durante la guerra dei Trent’anni diventato nei secoli icona dello stile maschile.
Maurizio Talarico e Francesco Lollobrigida.
De Laurentiis ritirerà il premio della Stampa Estera?
Mercoledì 8 luglio, nella sede di Palazzo Grazioli, la Stampa Estera ha programmato di conferire al patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis, il tradizionale Premio alla Carriera per il «ruolo e l’impegno nel calcio italiano e internazionale», e per «un percorso caratterizzato da risultati sportivi di assoluto prestigio, capacità manageriale e un costante impegno nella valorizzazione della SSC Napoli e della città di Napoli nel mondo». Chissà se De Laurentiis, dopo le indagini della Procura di Bari, parteciperà alla cerimonia…
Aurelio De Laurentiis (Imagoeconomica).
Venezia, Clooney Leone alla carriera in barba a Trump
E poi dicono che Donald Trump se la prende con l’Italia… Il cda della Biennale di Venezia ha accolto la proposta del direttore artistico della Mostra del Cinema, Alberto Barbera, di assegnare il Leone d’oro alla carriera a George Clooney. Bene, l’attore ha sempre criticato duramente il presidente Usa e già si scommette su cosa dirà sul palco della Laguna. L’annuncio del premio arriva in un momento di altissima tensione tra Roma e Washington e visto il carattere fumantino del presidente Usa rischia di non favorire la distensione. Tra l’altro Clooney per la sua militanza politica ha rinunciato a un ingaggio di 35 milioni di dollari che lo doveva vedere come protagonista di uno spot pubblicitario di El Al, la compagnia aerea israeliana.
Due persone sono state arrestate a Roma dai carabinieri del Ros per spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici, attività che sarebbero state condotte in cambio di soldi per un presunto agente dei servizi di intelligence russi, coperto da immunità diplomatica in Italia. Coinvolte altre cinque persone, effettuate decine di perquisizioni.
Chi è il principale indagato
Il principale indagato è un 59enne ex appartenente al comparto di intelligence italiano e già sottoufficiale dei Carabinieri. Secondo quanto emerso, l’uomo acquisiva informazioni attraverso sei fonti, tra cui quattro militari in servizio, indagati a vario titolo per procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato, rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione. Tra gli episodi contestati ce n’è anche uno particolarmente delicato: gli indagati avrebbero rivelato l’identità di alcuni agenti impegnati nelle attività di controspionaggio italiano, esponendo personale operativo che lavorava su dossier sensibili.
Grazie al lavoro della Procura di Roma, del comparto intelligence e dei Ros oggi lo Stato Italiano rende evidente a tutti quale sia il reale atteggiamento della Russia nei nostri confronti. Quello che emerge con l’evidenza dei fatti è un conflitto ibrido quotidiano, una guerra…
«Quello che emerge con l’evidenza dei fatti è un conflitto ibrido quotidiano, una guerra latente costante, per indebolire le nostre istituzioni, le nostre alleanze e la nostra sicurezza», ha scritto su X Guido Crosetto, ministro della Difesa. «È la punta di un iceberg gigantesco, la guerra ibrida, fatto di nemici esterni e traditori interni che sono pronti a vendere la loro Nazione per soldi o per potere o per interesse personale. Oggi lo Stato ne colpisce alcuni ma lo scontro è continuo ed incessante».
Innesto nella dirigenza della Juventus. L’ex direttore sportivo di Milan e Roma Frederic Massara è stato scelto dall’amministratore delegato Giovanni Carnevali come Chief Football Officer. Come si legge in un comunicato, «Massara avrà la responsabilità di guidare la gestione e lo sviluppo dell’area sportiva maschile, contribuendo alla definizione e all’attuazione delle strategie e dei progetti sportivi del Club, in stretta sinergia con Marco Ottolini, Sporting Director».
Massara riparte dalla Juventus a poco più di un mese dall’addio alla Roma. La sua terza esperienza in giallorosso, dopo quelle del 2016/17 e del 2018/19, è stata segnata da frizioni legate al mercato con l’allenatore Gian Piero Gasperini, che hanno portato anche all’addio di Claudio Ranieri, advisor della famiglia Friedkin. Dal 2019 al 2023 Massara aveva ricoperto l’incarico di direttore sportivo del Milan: durante la sua permanenza in rossonero, il club ha vinto lo scudetto nel 2022.
Frederic Massara (Ansa).
Ottolini confermato, Chiellini cambia ruolo
Ottolini, come sottolinea la nota, resta in carica come direttore sportivo. È invece ai saluti il francese François Modesto, ormai ex direttore tecnico: era stato voluto dal connazionale Damien Comolli, che ha guidato come ceo la Juventus per appena un anno. Cambio di incarico poi per l’ex difensore bianconero Giorgio Chiellini, che da Director of Football Strategy diventa Chief Club Affairs Officer: avrà il compito di mantenere i rapporti con le istituzioni calcistiche in Italia e in Europa.
Continua il caos in Vigilanza Rai. Le opposizioni, che si sono dimesse in blocco dalla commissione parlamentare in aperta polemica con la maggioranza, non indicheranno i nuovi componenti così come invece esplicitamente richiesto con una lettera di Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, presidenti di Senato e Camera, inviata rispettivamente ai capigruppo di Palazzo Madama e Montecitorio. Alla base della scelta un accordo tra i partiti del centrosinistra, compresa Italia Viva. I partiti dovranno indicare entro domani, mercoledì 8 luglio, i nuovi componenti della commissione: in caso di nomine dall’alto, le opposizioni hanno fatto sapere di essere pronte a nuove dimissioni.
Barbara Floridia (Imagoeconomica).
Le dimissioni in blocco del 2 luglio
Il 2 luglio la Commissione di Vigilanza Rai è stata azzerata con le dimissioni dei componenti di opposizione e di maggioranza. Prima è arrivato il passo indietro della (ormai ex) presidente Barbara Floridia e di tutti i membri dell’opposizione. Nella lettera in cui ha annunciato le dimissioni, la senatrice del M5s ha parlato di un organo di garanzia «tenuto in ostaggio da chi governa». A stretto giro è poi arrivato il gesto analogo dei rappresentanti delle forze di governo, ma con motivazioni opposte: «Anche noi, come le opposizioni, ci dimettiamo dalla commissione di Vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra».
Un’esplosione è stata udita a Damasco, dove da lunedì 6 luglio è in visita il presidente francese Emmanuel Macron. Lo ha constatato un giornalista dell’agenzia Afp sul posto. Il capo dell’Eliseo si trova a colloquio con il presidente siriano, Ahmed al Sharaa, e ha lasciato nella mattinata del 7 luglio l’hotel Four Season di Damasco prima che si udissero le esplosioni nella zona. Fonti dell’Eliseo, intanto, hanno confermato che «il presidente è al sicuro» e che «il programma della visita continua». Le strade sono state bloccate e sono state attuate misure di sicurezza in seguito all’esplosione.
Trovato in una zona periferica di Kyiv il cadavere di Anastasiia Berezovska, la donna braccata dall’Interpol in quanto esecutrice materiale dell’attentato avvenuto nel Principato di Monaco contro l’oligarca ucraino Vadim Ermolaev. Lo riporta Ukrainska Pravda. Berezovska, che fuggendo dopo aver piazzato l’ordigno era anche passata in auto dall’Italia dirigendosi poi verso la Svizzera, è stata uccisa a colpi di arma da fuoco: già fermate due persone, un ufficiale in servizio della Direzione principale dell’intelligence militare ucraina (Gur) e un ex membro delle forze dell’ordine. Cittadina ucraina residente in Germania, Berezovska era ricercata con l’accusa di tentato omicidio, collocazione di un ordigno esplosivo in luogo pubblico e associazione a delinquere. Gli inquirenti ritengono che non abbia agito da sola. Nell’attentato, avvenuto il 29 giugno, sono rimasti feriti Ermolaev, la compagna e il figlio.
Il faccendiere Valter Lavitola è indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci, per il quale nei giorni scorsi sono state eseguite misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti gli esecutori materiali. L’ipotesi è che Lavitola sia il mandante, in concorso con un’altra persona. Le prove a supporto al momento sono al vaglio e non sono state chieste misure cautelari. Lavitola è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, nel corso della quale gli sono stati sequestrati smartphone e pc.
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).
Chi è il faccendiere Valter Lavitola
Nato a Salerno, Lavitola ha da poco compiuto 60 anni e ha un passato da editore e giornalista. Nel 1996 fondò il quotidiano L’Avanti!, sorta col sostegno politico di alcuni ex esponenti dell’allora Partito Socialista Italiano (in cui aveva militato) finiti nel centro-destra: nel 2010 il giornale pubblicò il documento sulla casa di Monte Carlo che fece scoppiare un caso su Gianfranco Fini, allora presidente della Camera. A proposito di politica, visti anche gli ottimi rapporti che aveva all’epoca con Silvio Berlusconi, si candidò alle Europee del 2004 con Forza Italia: ottenne 54 mila preferenze, senza essere però eletto. In passato Lavitola è stato coinvolto in varie indagini giudiziarie, accumulando diverse condanne e periodi di detenzione. Indagato dal 2011 per tentata estorsione ai danni di Berlusconi insieme con l’imprenditore Giampaolo Tarantini per il caso delle escort pugliesi e oggetto di un mandato di arresto, rientrò in Italia nel 2012 dopo otto mesi di latitanza all’estero, finendo in carcere.
Valter Lavitola nel 2012 al rientro in Italia dopo la latitanza (Imagoeconomica).
Successivamente fu condannato a 2 anni 8 mesi. A dicembre del 2013 un nuovo arresto, stavolta per tentata estorsione a Impregilo (oggi Webuild), tra le più importanti società italiane di costruzioni e ingegneria: al centro dell’inchiesta alcuni appalti per la costruzione di un ospedale a Panama. In questo caso Lavitola ricevette una pena di 3 anni. Nell’ambito della sua carriera da editore è stato inoltre condannato a tre anni e otto mesi di reclusione nel 2015 per l’appropriazione indebita di oltre 20 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Nello stesso anno arrivò anche la condanna a 3 anni per concorso in corruzione in relazione alla cosiddetta “compravendita dei senatori“, in cui era accusato di aver favorito il passaggio di alcuni parlamentari da uno schieramento politico all’altro in cambio di denaro o altri benefici. Una volta uscito dal carcere, Lavitola si è rifatto una vita nel settore della ristorazione, aprendo un ristorante a Roma, nel quartiere Monteverde. E proprio qui, nel 2023, fu fotografato assieme a Ranucci.
Indagato anche un dipendente del ristorante
A Lavitola vengono contestati i reati di strage e associazione mafiosa. Assieme al faccendiere è indagato anche il cittadino camerunense Clesio Tavares Gomes, che avrebbe svolto la funzione di intermediario con i presunti esecutori materiali dell’attentato (Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis). L’uomo dal 2017 risulta dipendente della società di Lavitola che gestisce il ristorante ‘Cefalù Bistrò di Pesce’ e subito dopo l’attentato è tornato in Camerun, dove si trova tuttora. Non sono questi gli unici elementi indiziari: particolare rilievo assumono infatti anche le conversazioni intercettate tra Gomes e la compagna, dalle quali emergerebbe come l’eventuale rientro dell’uomo in Italia dipendesse da decisioni attribuite a Lavitola.
Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola (Ansa).
La sorpresa di Ranucci: «È un amico»
«Ci conosciamo dal 2019, è un amico. Ci sentivamo spessissimo, se non tutti i giorni quasi, ma è ovvio che come sentiva me parlava anche con tanti altri giornalisti, pure più autorevoli. È una cosa risaputa, l’ho detto persino in commissione vigilanza Rai di fronte alle domande di Maurizio Gasparri che eravamo amici, quindi non c’è nessun tipo di mistero», ha dichiarato Ranucci, esprimendo sorpresa per le indagini a carico di Lavitola: «Sono sicuro che non mi avrebbe mai fatto del male. Ribadisco però che ho massimo rispetto del lavoro dei magistrati e dei carabinieri che hanno dimostrato un grande rigore morale a condurre questa inchiesta, oltre a grandi capacità, quindi mi affido a loro».
Perquisizioni della Guardia di Finanza nelle sedi delle società calcistiche Bari e Napoli. Ipotizzati i reati di false comunicazioni sociali relative al bilancio 2024 del club pugliese e bancarotta fraudolenta, connessi alla richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale, presentata per l’insolvenza della medesima società sportiva. Risultano indagati Aurelio De Laurentiis, proprietario e presidente del Napoli, e il figlio Luigi, amministratore unico del Bari. Le indagini delle Fiamme Gialle si basano su una serie di approfondimenti tecnici approfonditi sui bilanci, sulle note integrative e sulle relazioni di gestione del Bari, da tempo in una situazione di perdita sistemica: tra il 2019 e il 2025, il club biancorosso aveva accumulato un buco di 30 milioni di euro. E la proprietà non avrebbe contrapposto un piano concreto per risanare i conti. Il Napoli e il Bari sono controllate dalla Filmauro, azienda della famiglia De Laurentiis.
Aurelio e Luigi De Laurentiis (Imagoeconomica).
Sotto la lente d’ingrandimento la cessione di Caprile al Napoli
Sotto la lente d’ingrandimento c’è, in particolare, il trasferimento di un calciatore da una squadra all’altra: il portiere Elia Caprile, oggi al Cagliari. Nel 2022 il Bari aveva acquistato il calciatore dal Leeds, riconoscendo al club inglese premi connessi all’eventuale valore di rivendita. Nell’estate del 2023 Caprile era stato poi ceduto dal Bari al Napoli per 2,2 milioni di euro, trasferendo integralmente alla società campana il diritto a beneficiare della successiva rivalutazione economica del cartellino.
Elia Caprile (Ansa).
Due anni dopo, il portiere è stato poi ceduto al Cagliari per 8 milioni, somma interamente incassata dal Napoli con una plusvalenza di 7 milioni e di cui – secondo gli inquirenti – avrebbe dovuto beneficiare in parte anche il Bari, già in grave difficoltà finanziarie. Le perquisizioni della Finanza sono state estese anche a tre direttori sportivi delle due società – Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso per il Napoli, Ciro Polito per il Bari – e al procuratore di Caprile – Graziano Battistini – allo stato non indagati, intervenuti a vario titolo nella cessione del calciatore al Napoli.