Euroscettico e filorusso: chi è Rumen Radev, vincitore delle elezioni in Bulgaria

Le elezioni bulgare (le ottave in cinque anni) hanno visto il trionfo dell’ex presidente Rumen Radev, euroscettico e filorusso, che col suo partito Bulgaria Progressista ha ottenuto la maggioranza assoluta dei 240 seggi in Parlamento: questo gli permetterà di governare senza allearsi con nessuno, contrariamente a quanto facevano presumere prima i sondaggi e poi gli exit poll.

Euroscettico e filorusso: chi è Rumen Radev, vincitore delle elezioni in Bulgaria
Rumen Radev (Ansa).

Radev è stato presidente della Bulgaria dal 2017 all’inizio del 2026

Nato a Dimitrovgrad nel 1963, Radev ha un passato nell’Aeronautica Militare bulgara: è stato infatti un pilota di caccia, raggiungendo il grado di generale. Nel 2016, scelto dal Partito Socialista Bulgaro e da Alternativa per la Rinascita Bulgara come candidato indipendente per le elezioni presidenziali, vinse al ballottaggio contro Tsetska Tsacheva. Confermato nel 2021 (vince contro Anastas Gerdzhikov), non potendo riproporsi alla presidenza a causa del limite costituzionale di due mandati consecutivi, si è dimesso da capo di Stato a gennaio 2026, in modo da potersi candidare a primo ministro.

Euroscettico e filorusso: chi è Rumen Radev, vincitore delle elezioni in Bulgaria
Rumen Radev (Ansa).

La figura di Radev è molto simile a quella di Orban: un assist per Putin

Radev ha vinto dopo una campagna elettorale all’insegna della promessa di una dura lotta alla corruzione e allo smantellamento delle oligarchie che controllano la Bulgaria, messaggi che hanno attecchito soprattutto tra gli elettori più anziani e nelle aree rurali. L’elezione di Radev solleva però interrogativi a livello Ue: critico nei confronti dell’Unione europea (e anche dell’euro, entrato in vigore nel Paese quest’anno), il nuovo primo ministro bulgaro è contrario agli aiuti militari all’Ucraina e favorevole alla riapertura di un dialogo con la Russia. Si tratta, insomma, di una figura molto simile a quella di Viktor Orban: dopo la sconfitta politica dell’alleato ungherese, Vladimir Putin potrebbe aver trovato nel bulgaro Radev una nuova opportunità di influenza all’interno dell’Ue. «Credetemi, una Bulgaria forte e un’Europa forte hanno bisogno di pensiero critico e pragmatismo. L’Europa è caduta vittima della propria ambizione di essere un leader morale in un mondo con nuove regole», ha dichiarato Radev dopo la vittoria.

Si stringe per completare la squadra governo, resta il nodo Consob

Potrebbe essere quella di mercoledì 22 aprile 2026 la data buona per chiudere la vicenda delle poltrone ancora vacanti nel governo, tra cui quelle dei sostituti di Andrea Delmastro alla Giustizia (le deleghe per ora sono distribuite tra Francesco Paolo Sisto di Forza Italia e Andrea Ostellari della Lega) e del neo-ministro Gianmarco Mazzi alla Cultura. Sei le caselle che, a conti fatti, possono essere nuovamente riempite. Il dossier si intreccia con quello per la guida della Consob dove, in attesa di alcuni approfondimenti, resta in pole il nome del sottosegretario al Mef Federico Freni.

Le poltrone vacanti

I rumors danno per probabile un ingresso di Paolo Barelli al ministero per i Rapporti con il Parlamento. In un dicastero senza portafogli non ci sarebbe, infatti, il tema dell’incompatibilità con il suo ruolo alla guida della Fin. L’esponente di FI potrebbe, dunque, affiancare l’altra azzurra Matilde Siracusano e la leghista Giuseppina Castiello, ma è da capire se in qualità di viceministro o terzo sottosegretario. Oltre alla poltrona lasciata vacante da Delmastro, restano da coprire quelle all’Università di Augusta Montaruli, di Vittorio Sgarbi alla Cultura e ancora di Massimo Bitonci e Giorgio Silli. Nel complesso, si tratta di tre caselle in quota Fratelli d’Italia, una Lega e una Forza Italia.

Il nodo Consob

Nel mosaico degli incarichi entra poi anche la questione Consob. Come anticipato, in pole per la guida dell’autorità di controllo della Borsa c’è il nome del sottosegretario Freni, sul quale però sarebbe in corso un approfondimento visto che, come componente del Mef, è tra gli autori della riforma del mercato dei capitali. Da fonti di maggioranza vicine al dossier si fanno comunque notare diversi precedenti di componenti dell’esecutivo passati all’autorità, dall’uscente Paolo Savona a Giuseppe Vegas, che aveva anche le stesse deleghe attualmente detenute da Freni. In tutti e due i casi – si evidenzia – l’Antitrust, che valuta le incompatibilità ai sensi della legge Frattini, ha ritenuto che la norma non si applicasse alle autorità indipendenti. Qualora Freni fosse nominato alla Consob, a sostituirlo al Mef ambirebbe l’attuale sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon che, a sua volta, potrebbe lasciare il suo incarico all’azzurra Chiara Tenerini.

Guerra in Iran, incognite sul nuovo round di negoziati a Islamabad

Donald Trump ha annunciato la ripresa – lunedì – dei negoziati a Islamabad, tornando a minacciare l’Iran: «Offriamo un accordo equo, accettino o distruggeremo ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran», ha tuonato il presidente Usa. «Nessun colloquio finché rimarrà in vigore il blocco navale statunitense», aveva messo in chiaro Teheran. Anche resta aperto uno spiraglio: se dagli Usa arriveranno «segnali positivi», l’Iran potrebbe inviare una delegazione di negoziatori in Pakistan, ha dichiarato ad Al Jazeera il presidente della Commissione Parlamentare iraniana sulla Sicurezza Nazionale, Ebrahim Azizi. CENTCOM intanto ha diffuso sui social un video della nave iraniana catturata dagli Usa dopo il tentativo di forzare il blocco dello Stretto di Hormuz.

La nave mercantile iraniana Touska è stata catturata dalla Marina statunitense mentre stava tentando di forzare il blocco navale imposto da Washington ai porti iraniani. «Ha cercato di violare il nostro blocco marittimo e ne ha pagato il prezzo», ha scritto Trump sul social Truth. Intercettata da un cacciatorpediniere statunitense nel Golfo dell’Oman, alla Touska è stato intimato di fermarsi, ma al rifiuto dell’equipaggio, la nave da guerra l’ha disabilitata aprendo il fuoco sulla sala macchine. In risposta, come riporta l’agenzia Tasnim vicina ai pasdaran, l’Iran ha lanciato droni contro alcune navi statunitensi.

Teheran ha definito l’accaduto un atto di «pirateria armata». Il portavoce dello Stato Maggiore iraniano ha affidato a Telegram una nota ufficiale in cui assicura che «le forze armate della Repubblica islamica dell’Iran reagiranno presto e adotteranno misure di rappresaglia contro questo atto e contro l’esercito americano». L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver «violato il cessate il fuoco di due settimane» in vigore dall’8 aprile.

Trump attacca ancora la Nato: «Stia alla larga da Hormuz»

Nel giorno della riapertura di Hormuz e del vertice di Parigi durante il quale è stata messa a punto una «missione difensiva» per lo stretto, Donald Trump torna ad attaccare la Nato, definita nuovamente dal tycoon una «tigre di carta». Su Truth, il presidente Usa ha scritto: «Ho detto loro di starne fuori, a meno che non vogliano semplicemente riempire le loro navi di petrolio. Sono stati inutili nel momento del bisogno».

Trump: «Nato inutile, stia alla larga»

Trump, in una giornata particolarmente ricca di post su Truth, ha affermato: «L’Iran ha accettato di non chiudere mai più lo Stretto di Hormuz, che non verrà più utilizzato come arma contro il mondo». Quetso mentre Teheran ha precisato che la riapertura durerà (al momento) per il tempo della tregua in Libano. Poi, come detto, ha puntato ancora il dito contro l’Alleanza atlantica: «Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz si è risolta, la Nato mi ha telefonato per chiedermi mi chiedevano se avessimo bisogno di aiuto. Gli ho detto di stare alla larga».

Meloni: «Italia pronta a fornire navi»

Tutto questo nelle ore in cui a Parigi si è tenuta la Conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz, alla quale – oltre al padrone di casa Emmanuel Macron – hanno partecipato in presenza il primo ministro britannico Keir Starmer, la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Inclusi quelli in videocollegamento, erano però presenti i rappresentanti di una cinquantina tra Paesi (tra cui la Russia) e organizzazioni internazionali. «Lo stretto deve essere riaperto e senza pedaggi. Il mondo intero ha bisogno di una soluzione. La missione che abbiamo predisposto è difensiva e segue il cessate il fuoco», ha detto Starmer nelle dichiarazioni alla stampa al termine del vertice. Meloni ha affermato che «aprire Hormuz significa far fronte alle criticità e costruire un elemento essenziale per qualsiasi soluzione del conflitto mediorientale». La presidente del Consiglio ha poi affermato che l’Italia è disponibile a fornire navi per la missione difensiva.

Trump attacca ancora la Nato: «Stia alla larga da Hormuz»
Giorgia Meloni, Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz (Ansa).

Il piano Ue anti crisi: smart working, sconti sui trasporti e tagli al riscaldamento

La Commissione europea ha stilato una serie di raccomandazioni ai Paesi membri nella bozza del piano Accelerate Eu, atteso il 22 aprile, per fronteggiare la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. Il pacchetto punta alla riduzione volontaria dei consumi, soprattutto in riscaldamento e trasporti. Tra le indicazioni: limitare l’uso di energia in casa, evitare sprechi e spostare i consumi fuori dalle ore di punta, insieme a incentivi per la mobilità sostenibile. Alle amministrazioni si chiede di dare l’esempio su consumi e illuminazione, mentre per imprese e edifici si punta su maggiore efficienza.

L’elenco delle misure proposte da Bruxelles

Le misure comprendono l’invito, per le aziende che possono farlo, a stabilire almeno un giorno di smart working a settimana. Si spinge poi per ridurre i costi del trasporto pubblico o renderlo gratuito per le categorie più fragili. Bruxelles raccomanda inoltre di adeguare le impostazioni di caldaie a condensazione e sistemi di climatizzazione negli edifici pubblici per aumentarne l’efficienza e ridurre i consumi di riscaldamento e raffrescamento, invitando anche i proprietari di edifici commerciali a intervenire sugli impianti centralizzati e le famiglie a mantenere la temperatura delle caldaie a condensazione sotto i 50 gradi. Sul fronte sociale, proposti voucher energetici mirati per le fasce più vulnerabili e, in via temporanea, l’introduzione di prezzi regolati. Tra le altre misure, anche schemi di leasing agevolato per favorire la diffusione di tecnologie efficienti – dalle pompe di calore ai pannelli fotovoltaici – e incentivi fiscali per sostituire elettrodomestici obsoleti e apparecchi a gas. Nelle città, infine, si punta su zone a traffico limitato e giornate senz’auto, insieme a maggiori incentivi per la mobilità elettrica. Alle amministrazioni e alle imprese viene anche raccomandato di limitare i viaggi aerei, privilegiando soluzioni alternative quando possibile.

Teheran annuncia la riapertura dello Stretto di Hormuz

A seguito della tregua di 10 giorni tra Israele e Libano (e in vista dei nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran in Pakistan), la navigazione nello Stretto di Hormuz torna alla normalità. Il braccio di mare, da cui passa circa il 20 per cento dei flussi mondiali di petrolio e gnl, è stato infatti riaperto. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, seguito poi a stretto giro da Donald Trump.

Trump: «Per l’Iran il blocco navale resta in vigore»

«In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio di tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente libero per il restante periodo della tregua, lungo la rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione portuale e marittima della Repubblica islamica dell’Iran», ha dichiarato Araghchi. Trump, poco dopo, ha confermato la riapertura dello stretto. Tuttavia, ha sottolineato il presidente Usa, «il blocco navale rimarrà pienamente in vigore ed efficace esclusivamente nei confronti dell’Iran, finché la transazione non sarà completata al 100 per cento».

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Usa-Iran, nuovi colloqui in Pakistan il 19 aprile: la proposta di Washington sull’uranio

Il nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran dovrebbe tenersi a Islamabad domenica 19 aprile. Lo scrive Axios, citando funzionari americani. La priorità assoluta per l’Amministrazione Trump è garantire che l’Iran non possa accedere alle scorte di quasi due tonnellate di uranio arricchito sepolto nei suoi impianti nucleari sotterranei, in particolare i 450 chilogrammi arricchiti al 60 per cento. Secondo le fonti di Axios, gli Stati Uniti sono pronti a scongelare 20 miliardi di dollari di fondi iraniani se Teheran rinuncerà alle sue scorte. Ma si tratterebbe solo di una delle tante proposte sul tavolo.

Addio a Wired Italia, la testata chiude dopo 17 anni

Wired Italia chiude i battenti. Ad annunciarlo è stato Roger Lynch, ceo di Condé Nast, la casa editrice della testata. In un comunicato divulgato il 16 aprile, giorno dello sciopero dei giornalisti che chiedono da tempo il rinnovo del contratto nazionale, ha spiegato che la chiusura di Wired in Italia fa parte di una riorganizzazione globale che coinvolge anche Glamour e Self. Il manager ha evidenziato che, sebbene l’attività in generale dell’azienda sia in salute e il 2025 sia stato chiuso in crescita, «per mantenere questo livello di performance dobbiamo rimanere disciplinati nella gestione del nostro tempo e delle nostre risorse». Nello specifico, Wired Italia (ma anche le altre due riviste che non sono pubblicate nel nostro Paese) rappresenterebbero poco più dell’1 per cento del fatturato complessivo di Condé Nast. Realtà, insomma, che «continuano a non essere redditizie e la cui gestione nella forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura».

C’entra anche l’intelligenza artificiale

Sebbene Wired rimanga un marchio globale forte, continua la nota, «l’edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita negli altri Paesi». In più, la società sta apportando modifiche nell’organizzazione tecnologica a causa del «rapido progresso dell’AI e del suo impatto sulla capacità di innovare e sviluppare prodotti rapidamente». Wired è nata nel 1993 negli Stati Uniti. L’edizione italiana è stata lanciata nel 2009. Il primo numero riportava in copertina Rita Levi Montalcini intervistata da Paolo Giordano. Attualmente la redazione, secondo quanto riportato dal Corriere, conta tre giornalisti assunti, più il direttore Zorloni, affiancati da cinque grafici editoriali e due collaboratori fissi, oltre a una rete di decine di collaboratori esterni. Le tempistiche del piano di dismissione sono ancora da definire.

Claudia Conte, la conferma del governo: «Nessun titolo alla Luiss, ha una laurea telematica»

«L’interpellanza che ho presentato riguardava il percorso universitario e il titolo di studio conseguito dalla giornalista Claudia Conte. Dalla risposta della sottosegretaria Matilde Siracusano emerge che la laurea è stata conseguita presso l’Università telematica Pegaso, e questo conferma un elemento rilevante che fino a oggi non era stato chiarito». Lo ha detto Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, intervenendo alla Camera. La risposta ufficiale del ministero dell’Istruzione e del Meritomette dunque fine (almeno) al giallo della laurea in Legge inserita nel cv da Conte, al centro delle cronache da quando ha ammesso di avere una relazione col ministro Matteo Piantedosi. La giornalista, infatti, in più occasioni era stata indicata come laureata alla Luiss. Cosa però non vera. «Non intendiamo entrare nella vita privata di nessuno, e non è questo il punto. Il punto è pubblico e riguarda la trasparenza, il rapporto tra titoli conseguiti, incarichi ricevuti e circuiti di potere che garantiscono opportunità precluse a tanti altri», ha aggiunto Bonelli.

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La risposta del Mim all’interpellanza di Avs

«Abbiamo provveduto ad effettuare gli accertamenti richiesti dagli interpellanti, acquisendo i dati necessari dall’Anagrafe nazionale degli studenti e dei laureati», si legge nella risposta. Claudia Conte, spiega il ministero tramite Siracusano, «si è immatricolata nell’anno accademico 2011/2012 presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali – Luiss Guido Carli per frequentare il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza». Il percorso accademico non si era però concluso: la donna finita al centro della cronaca politica ha infatti rinunciato agli studi presso la Luiss il 5 aprile 2016. A quel punto si è «immatricolata presso l’Università telematica Pegaso» dove «ha sostenuto i restanti esami di profitto» (75 crediti in otto mesi), conseguendo «il titolo di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza» il 15 giugno 2017.

Claudia Conte, la conferma del governo: «Nessun titolo alla Luiss, ha una laurea telematica»
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La precisazione sugli eventi delle forze armate

Per quanto riguarda la presenza alle iniziative formative organizzate dalla Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia, Siracusano spiega che Conte in due casi «essendo giornalista, ha partecipato in qualità di moderatrice» e che a un’altra «ha preso parte in qualità di autrice di un libro sul disagio giovanile, tema oggetto dell’incontro formativo», senza poi raccogliere l’invito a partecipare all’ultimo intervento che le era stato proposta. Per queste attività, ha specificato Siracusano, «non è richiesto il requisito della laurea». La sottosegretaria ha anche aggiunto che «le prestazioni in argomento non sono neanche state liquidate a causa dell’incompletezza della documentazione che era stata richiesta all’interessata ai fini del pagamento».

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Ok del Senato al decreto Sicurezza: scatta la corsa per il via libera della Camera

L’Aula del Senato ha approvato con 96 voti favorevoli, 46 contrari e nessun astenuto il decreto Sicurezza. Il provvedimento, che contiene norme come il fermo preventivo per i manifestanti, lo scudo penale che evita (in alcuni casi) agli agenti l’iscrizione iniziale nel registro degli indagati e il divieto di detenzione di coltelli, è ora atteso alla Camera dei deputati per la seconda lettura parlamentare.

Il decreto Sicurezza perderà validità il 25 aprile

Il tempo però stringe: il decreto Sicurezza infatti scadrà – perdendo validità – il 25 aprile. Pertanto Montecitorio dovrà dare il via libera definitivo al provvedimento entro venerdì 24 aprile. Il governo ha annunciato che porrà la questione di fiducia sul decreto legge, mentre le opposizioni sono determinate a fare ostruzionismo: varato il 24 febbraio, il dl è stato duramente contestato dal centrosinistra con oltre mille emendamenti proposti in commissione Affari costituzionali e quasi altrettanti in Aula. In occasione del voto a Palazzo Madama i senatori contrari al dl hanno mostrato dei cartelli con scritto “Meno sicurezza, meno diritti” e “Zero risorse, zero sicurezza”.

Scivolone di Hegseth: cita Pulp Fiction invece della Bibbia

Nella deriva delirante di Donald Trump e soci sul cristianesimo, Pete Hegseth si è reso protagonista di una clamorosa gaffe. Parlando della missione di soccorso Sandy 1, che a inizio aprile ha riportato in patria due piloti abbattuti e bloccati in Iran, il segretario alla Difesa ha pronunciato una rilettura militare del versetto biblico Ezechiele 25:17: peccato che abbia scelto di modificare la versione fittizia di Pulp Fiction e non quella autentica della Bibbia.

Il versetto recitato dal personaggio di Samuel L. Jackson in Pulp Fiction

Nel film di Quentin Tarantino il sicario Jules Winnfield, interpretato da Samuel L. Jackson, un attimo prima di uccidere qualcuna delle sue vittime declama il versetto Ezechiele 25:17: «Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che, nel nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è, in verità, il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare, e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore, quando farò calare la mia vendetta sopra di te». In realtà, il vero versetto Ezechiele 25:17 dice soltanto: «Farò su di loro terribili vendette con castighi furiosi, e sapranno che io sono il Signore, quando eseguirò su di loro la vendetta».

…e quella di Hegseth con i riferimenti alla missione di salvataggio in Iran

Hegseth, pensando evidentemente di citare il vero versetto Ezechiele 25:17 e non la versione molto più lunga di Pulp Fiction, ha detto: «Il cammino dell’aviatore abbattuto è assediato da ogni parte dalle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto colui che, in nome della fratellanza e del dovere, guida i perduti attraverso la valle delle tenebre, perché egli è veramente il custode di suo fratello e colui che ritrova i figli perduti. E io mi abbatterò su di voi con grande vendetta e furia cieca, su coloro che tentano di catturare e distruggere mio fratello, e saprete che il mio nominativo è Sandy 1 quando riverserò la mia vendetta su di voi. Amen». Ovviamente, la clamorosa gaffe di Hegseth Il momento è diventato rapidamente virale online.

Netflix, il co-fondatore Hastings lascia il board dopo 29 anni

Il co-fondatore e presidente di Netflix, Reed Hastings, ha annunciato che non si ricandiderà al consiglio di amministrazione alla prossima assemblea degli azionisti in programma a giugno 2026. Il suo addio arriva dopo 29 anni nel board della società. L’annuncio è arrivato con la trimestrale, archiviata con ricavi in crescita a 12,2 miliardi e un utile netto che balza a 5,28 miliardi. Nonostante i conti solidi e sopra le attese, la reazione degli investitori è stata negativa: il mercato guarda alle prospettive più che ai risultati passati, e le indicazioni per il secondo trimestre sono state giudicate deboli.

«Netflix è così forte che ora posso concentrarmi su nuove cose»

Hastings, secondo quanto riferito, ha deciso di lasciare la presidenza per dedicarsi alle sue attività filantropiche e ad altri progetti. «Netflix ha cambiato la mia vita in tanti modi, e il mio ricordo preferito in assoluto risale al gennaio 2016, quando abbiamo permesso a quasi tutto il pianeta di godere del nostro servizio», ha scritto in una nota. «Il mio vero contributo in Netflix non è stata una singola decisione, ma l’attenzione alla soddisfazione degli abbonati, la creazione di una cultura che altri potessero ereditare e migliorare, e la costruzione di un’azienda che potesse essere sia amata dagli abbonati sia di grande successo per le generazioni a venire. Netflix è così forte che ora posso concentrarmi su nuove cose», ha concluso. L’altro co-fondatore della società, Marc Randolph, aveva lasciato la società nel 2003, poco dopo la quotazione a Wall Street.

Sondaggi politici, la Supermedia: giù Forza Italia, bene Pd e Lega

La Supermedia Agi/Youtrend del 16 aprile, basata su 10 sondaggi sulle intenzioni di voto condotti da nove diversi istituti, conferma le tendenze post-referendum. Complici le recenti tensioni interne, Forza Italia cale all’8,3 per cento (-0,7 nel giro di due settimane): il partito non era mai sceso così in basso nei sondaggi negli ultimi due anni. Regge invece Fratelli d’Italia: 28,1 per cento (+0,2). Risale al 7,2 per cento (+0,3) la Lega. Cresce anche il Partito democratico: 22,4 per cento (+0,4). Sostanzialmente stabile il Movimento 5 stelle, che si attesta al 12,8 per cento (-0,1). Alleanza Verdi e Sinistra è dato al 6,2 per cento (-0,2).

Sondaggi politici, la Supermedia: giù Forza Italia, bene Pd e Lega
Stretta di mano tra Matteo Salvini e Elly Schlein (Imagoeconomica).

Tra i partiti ‘minori’, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci sembra essere quello messo meglio, con un 3,5 per cento (+0,2). Seguono Azione al 2 per cento (-0,1), Italia Viva al 2,5 per cento (+0,2), +Europa stabile all’1,5 per cento e Noi Moderati all’1,1 per cento (+0,1). Per quanto riguarda le coalizioni, l’ultima Supermedia Agi/Youtrend vede ancora avanti il campo largo (45,4 per cento) sul centrodestra (44,7 per cento).

Fmi: «Europa sfiora la recessione e rischia inflazione al 5 per cento»

Con la chiusura dello Stretto di Hormuz l’Unione europea potrebbe «sfiorare la recessione, con l’inflazione in avvicinamento alla soglia del 5 per cento». È l’allarme lanciato dal capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale Alfred Kammer, in un’analisi sull’Imf Blog. «Nessun Paese europeo ne è immune», si legge nel report, motivo per cui la regione «deve rispondere agli shock energetici con politiche disciplinate che tutelino le fasce vulnerabili e rafforzino la resilienza». Lo shock energetico, di entità inferiore rispetto a quello del 2022 e radicato ora nel conflitto in Medio Oriente, «sta pesando sulla crescita e spingendo l’inflazione al rialzo». L’Fmi stima l’inflazione 2026 al 2,8 per cento rispetto al 2,5 per cento del 2025.

«Imprudente blocco prezzi o taglio accise sui carburanti»

Il Fondo mette inoltre in guardia gli Stati europei da manovre di sostegno contro lo shock energetico, osservando che «alcuni Paesi, come la Danimarca o la Svezia, con livelli di debito comparativamente basso, dispongono dello spazio necessario per attuare politiche di bilancio anticicliche, a differenza di Francia e Italia». La tentazione è «di limitarsi a bloccare l’aumento dei prezzi, ricorrendo a tetti massimi, sussidi generalizzati o tagli alle accise sui carburanti». Sono, tuttavia, «misure imprudenti».

Il direttore dell’Ice rassegna le dimissioni

Todd Lyons, direttore ad interim dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) da marzo del 2025, lascerà l’incarico il 31 maggio maggio. Lo ha annunciato Markwayne Mullin, segretario del Dipartimento per la Sicurezza Interna: non sono state comunicate le motivazioni delle dimissioni, né chi prenderà il suo posto. Com’è noto, l’agenzia federale Usa che si occupa del controllo dell’immigrazione negli ultimi mesi è stata al centro dell’attenzione (e delle critiche) per i metodi brutali dei suoi agenti.

Il direttore dell’Ice rassegna le dimissioni
Todd Lyons (Ansa).

Lyons era entrato nell’Ice nel 2007

Entrato nell’Ice nel 2007 come agente in Texas dopo un passato nell’aeronautica militare degli Stati Uniti d’America, Lyons aveva assunto la direzione ad interim dell’agenzia il 9 marzo 2025. Sotto la sua guida l’Ice ha condotto retate e arresti di massa senza mandato, ordinati dall’allora segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem. Durante un’operazione a Minneapolis era stata uccisa Renee Good, che aveva avuto un alterco con degli agenti. Poi, nella stessa città, era stato ammazzato – dalla Border Patrol Alex Pretti. Lyons, finito sotto pressione, aveva appena testimoniato davanti a una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti, rispondendo (tra le altre cose) alle domande dei legislatori sul numero senza precedenti di morti sotto la custodia dell’Ice, una cinquantina da inizio anno. Una settimana fa, durante il Border Security Expo 2-25 a Phoenix, parlando dei piani futuri dell’Ice Lyons aveva parlato degli immigrati come di pacchi da spedire, annunciando la volontà di trasformare il sistema delle espulsioni in qualcosa di «simile ad Amazon Prime», con camion che raccolgono i clandestini. Dopo l’addio all’agenzia, Lyons passerà al settore privato.

Trump attacca ancora l’Italia, questa volta per Sigonella

«L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro!». Lo ha scritto Donald Trump su Truth, commentando un articolo del Guardian intitolato “L’Italia nega l’uso della base area in Sicilia agli aerei americani che trasportano armi per la guerra in Iran“. La vicenda com’è noto, risale a fine marzo, e anche l’articolo il pezzo del quotidiano britannico: post a scoppio ritardato per Trump.

Gli altri attacchi di Trump all’Italia (e a Meloni)

Fatto sta che Trump è tornato ad attaccare l’Italia e il suo governo. Nell’ultimo post sul Truth, il presidente Usa di fatto se la prende col ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha negato l’uso di Sigonella. Nei giorni scorsi, il tycoon ha puntato a più riprese il dito contro Giorgia Meloni, che aveva preso le parti di papa Leone XIV dopo le accuse di The Donald al pontefice. «Non vuole aiutarci nella guerra, mi sbagliavo su di lei», ha detto Trump riferendosi a Meloni, in passato riempita di complimenti. Poi il nuovo affondo: «Non c’è più lo stesso rapporto con chi nega aiuto».

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Trump attacca ancora l’Italia, questa volta per Sigonella
Giorgia Meloni e Donald Trump (Ansa).

Iniziata la tregua di 10 giorni tra Israele e Libano

Alla mezzanotte di venerdì 17 aprile 2026, ora locale, in Libano è entrato in vigore una tregua di 10 giorni che sospende temporaneamente i combattimenti tra Israele e i miliziani di Hezbollah. Spari in aria hanno festeggiato l’entrata in vigore del cessate il fuoco a Beirut. Secondo il Dipartimento di Stato Usa, durante questo periodo lo Stato ebraico manterrà il diritto di «adottare tutte le misure necessarie per l’autodifesa», ma non condurrà operazioni offensive contro obiettivi libanesi via terra, aria o mare.

Meloni: «Eccellente notizia»

«L’annuncio di un cessate il fuoco tra Libano e Israele è un’eccellente notizia e mi congratulo con i governi libanese e israeliano per aver raggiunto questo importante risultato grazie alla mediazione degli Stati Uniti», ha scritto la premier Giorgia Meloni. «È ora fondamentale che il cessate il fuoco sia pienamente rispettato. Hezbollah, che ha la responsabilità di aver dato il via a questo conflitto, deve cessare ogni azione contro Israele e rispettare le decisioni assunte dal Governo libanese. Auspico inoltre che il cessate il fuoco possa creare le condizioni per il successo dei negoziati tra Israele e Libano portando ad una pace piena e duratura. In questo quadro l’Italia continuerà a fare la sua parte contribuendo al mantenimento della pace lungo la Linea Blu attraverso il suo contingente militare in Unifil, missione Onu di cui detiene il comando, e a sostenere la sovranità libanese anche attraverso il rafforzamento delle forze armate libanesi».

Frecciata di Leone XIV a Trump: «Mondo devastato da una manciata di tiranni»

Dal Camerun, seconda tappa del suo viaggio apostolico in Africa, papa Leone XIV ha lanciato (senza citarlo) una frecciata a Donald Trump, criticando i «leader che spendono miliardi in guerre» e denunciando inoltre che il mondo «è devastato da una manciata di tiranni». Il pontefice ha anche detto: «Guai a coloro che manipolano la religione nel nome stesso di Dio per il loro guadagno militare, economico o politico, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia». Insomma, il pontefice non ha fatto “quel” nome, ma è come se l’avesse fatto.

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Frecciata di Leone XIV a Trump: «Mondo devastato da una manciata di tiranni»
JD Vance e Donald Trump (Imagoeconomica).

Gli attacchi rivolti al papa da Trump e Vance

Indispettito dalla parole di Prevost contro la guerra all’Iran, Trump lo aveva definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», aggiungendo che non sarebbe in Vaticano senza di lui alla Casa Bianca. Il pontefice aveva replicato di non aver paura dell’Amministrazione Trump, aggiungendo che avrebbe continuato a «parlare del Vangelo e quindi ad alta voce contro la guerra». Il presidente Usa a quel punto aveva rincarato la dose: «Qualcuno può per favore dire a papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42 mila manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile?». Al fianco del capo della Casa Bianca si è schierato il vicepresidente JD Vance, cattolico convertito (e pure ricevuto dal papa in Vaticano), il quale è arrivato a dire che «il papa dovrebbe essere cauto quando parla di teologia», aggiungendo poi: «Come si può dire che Dio non sia mai dalla parte di chi impugna la spada? Non era forse dalla parte degli americani che liberarono i campi di concentramento?».

Saviano assolto nel processo per diffamazione a Salvini

Il giudice monocratico del tribunale di Roma ha assolto Roberto Saviano dall’accusa di diffamazione nei confronti di Matteo Salvini. Il segretario della Lega aveva denunciato l’autore di Gomorra per averlo chiamato «ministro della malavita» nel 2018, in risposta ad alcuni post in cui l’allora titolare del Viminale polemizzava sulla scorta allo scrittore. A distanza di otto anni, il tribunale di Roma ha stabilito che il fatto non costituisce reato.

Saviano assolto nel processo per diffamazione a Salvini
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Cosa aveva detto Saviano a Salvini nel 2018

«Le parole pesano, e le parole del ministro della malavita, eletto a Rosarno con i voti di chi muore per ‘ndrangheta, sono parole da mafioso. Le mafie minacciano. Salvini minaccia», aveva detto Saviano, che avrebbe poi ripetuto negli anni la stessa espressione. Lo scrittore ha sempre affermato che la sua critica a Salvini nasceva da una posizione culturale e politica ben precisa, citando Gaetano Salvemini per sottolineare la tradizione di denuncia morale nei confronti del potere.

Saviano: «Salvini mi ha perseguitato per anni»

Dopo la sentenza, Saviano ha dichiarato: «Salvini per anni mi ha perseguitato letteralmente, facendo campagne elettorali su di me. Soprattutto, lo ricorderete, continuando a dichiarare che avrebbe tolto la mia scorta. Questa sentenza ci dimostra che lui aveva preso in considerazione la possibilità di consegnarmi ai clan. Chi chiede di togliere la scorta a chi è scortato dallo Stato, senza tra l’altro addurne una motivazione, sta accettando di consegnare la persona ai clan. Questa sentenza per me, soprattutto, va a sottolineare questo».

Usa: «Pronti a combattere se l’Iran rifiuta l’accordo»

Gli Stati Uniti sono pronti a riprendere le operazioni militari nel caso in cui l’Iran rifiuti un accordo. Lo ha affermato il capo del Pentagono Pete Hegseth a pochi giorni da un possibile secondo round di negoziati. Hegseth ha inoltre sostenuto che gli Usa stiano controllando il traffico nello Stretto di Hormuz, affermando che Teheran «non ha più una marina militare», aggiungendo che Washington manterrà il blocco navale «per tutto il tempo necessario», a meno che gli iraniani «non scelgano saggiamente». «Se sceglieranno male, allora si troveranno di fronte a un blocco e a bombardamenti contro infrastrutture, energia e settore energetico». Quindi la minaccia diretta: «Prego che scegliate un accordo alla vostra portata, per il bene del vostro popolo e del mondo».