Sigrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia lavorano a un libro insieme

Maria Rosaria Boccia conferma che lei e Sigfrido Ranucci si sono incontrati diverse volte e stanno scrivendo un libro insieme. Dopo l’indiscrezione del Giornale secondo cui la cui bozza sarebbe praticamente pronta, l’imprenditrice ha detto al Corriere che «il progetto è concreto e in uno stato avanzato» e racconterà «fatti, meccanismi e retroscena che aiutino a comprendere meglio alcuni anni della vita pubblica italiana, distinguendo ciò che è stato raccontato da ciò che è realmente accaduto». Ha comunque preferito non anticipare contenuti, struttura ed editore, «perché alcune notizie meritano di essere date quando sono mature e non consumate attraverso indiscrezioni». In ogni caso, ha aggiunto, «se qualcuno immagina un libro accomodante, celebrativo o scritto per regolare piccoli conti personali, rischia di rimanere deluso».

Boccia: «Ranucci dice che mi conosce appena? Non commento ricostruzioni»

Boccia è poi tornata a parlare del suo rapporto col giornalista. Dopo aver detto che è nel suo «cerchio magico» e che sono amici, il Messaggero aveva infatti scritto che al Comitato etico lui avrebbe detto di conoscerla appena. «Non ne sono a conoscenza e non ho letto l’articolo», ha commentato lei. «E comunque preferisco non commentare ricostruzioni di seconda o terza mano come se fossero verbali ufficiali. Tra ciò che viene detto, ciò che viene riferito e ciò che diventa un titolo possono esserci distanze considerevoli. Posso dire con assoluta serenità che Sigfrido Ranucci è una persona che conosco, frequento e alla quale sono legata da un rapporto di amicizia e di stima». E ancora: «Non ho alcun motivo per modificare ciò che ho già dichiarato pubblicamente. Troverei francamente sorprendente scoprire che abbia sostenuto di non conoscermi. Ma uso volutamente il condizionale, prima di attribuire a una persona parole tanto nette vorrei leggerle in un documento e non nell’interpretazione di qualcuno».

Pioggia di droni ucraini sulla regione di Mosca, la Russia ne abbatte 180

Nella notte tra il 17 e il 18 agosto l’Ucraina ha lanciato un nuovo massiccio attacco con droni nella regione di Mosca. Più di 600 i velivoli a pilotaggio remoto diretti verso la capitale russa, circa 180 quelli intercettati e distrutti, come ha fatto sapere il sindaco il sindaco di Mosca Sergey Sobyanin.

Tre feriti e almeno 5 mila persone rimaste senza elettricità

Un ufficio anagrafe, un negozio e le finestre di un edificio residenziale sono stati danneggiati dalla caduta di detriti di un drone a Kolomna, dove un uomo ha riportato ferite. Inoltre «nel distretto di Ramenskoye una bambina di 10 anni è rimasta ferita dopo che un drone è caduto su un’abitazione» e «nel distretto di Bogorodsky, una donna ha avuto bisogno di cure mediche dopo essere stata ferita da detriti», ha scritto su Telegram il governatore della oblast’ Andrey Vorobyov. Le conseguenze più gravi dell’attacco sono state registrate nel distretto di Pavlovsky Posad: un’abitazione privata è andata a fuoco nel villaggio di Kuznetsy e il tetto di un condominio ha preso fuoco a Pavlovsky Posad. A Noginsk, inoltre, un drone ha colpito un magazzino di Wildberries, principale rivenditore online del Paese. Secondo Mosoblenergo, una delle più grandi aziende pubbliche di distribuzione di energia elettrica nella regione di Mosca, oltre 5 mila persone e 46 strutture di pubblica utilità nel distretto sono rimaste senza corrente.

Hormuz, nave colpita da proiettile non identificato: un ferito

Un proiettile ha colpito una nave nello stretto di Hormuz. Lo ha riferito l’Agenzia britannica per le operazioni di commercio marittimo, che monitora la sicurezza delle navi e dei marittimi in tutto il mondo. L’imbarcazione, la cui bandiera non è stata identificata, è stata colpita «da un proiettile non identificato mentre effettuava un transito in uscita» dallo Stretto. Si registra un ferito tra i membri dell’equipaggio, che è stato assistito dalla Guardia Costiera dell’Oman, Paese che condivide con l’Iran le acque territoriali nello Stretto. L’agenzia non ha fornito la posizione esatta dell’imbarcazione colpita.

Incontro Netanyahu-Kushner, il premier israeliano dice ancora no alla tregua con Hamas

Nel corso dell’incontro con Jared Kushner a Gerusalemme, Benjamin Netanyahu ha spiegato all’inviato di Donald Trump (nonché genero del tycoon) di non essere intenzionato ad avallare un cessate il fuoco con Hamas nella Striscia di Gaza, spiegando che una tregua con l’organizzazione islamista sarebbe «problematica» in vista delle elezioni che si terranno a ottobre in Israele.

Incontro Netanyahu-Kushner, il premier israeliano dice ancora no alla tregua con Hamas
Jared Kushner (Ansa).

Kushner ha appena incontrato Al-Hayya al Cairo

Il faccia a faccia Kushner-Netanyahu, durato oltre quattro ore, si è svolto a due settimane dall’adesione di Hamas all’ultima fase del piano di Trump per la Striscia, rifiutato però da Tel Aviv. E all’indomani dell’incontro al Cairo tra il negoziatore statunitense e Khalil Al-Hayya, leader del gruppo islamista. Kushner, come riporta la Cnn citando una fonte informata sui colloqui, ha sollecitato Netanyahu a procedere con il piano di cessate il fuoco a Gaza sostenuto dal suocero e a «non creare ostacoli». Bibi, che aveva già respinto il piano in 15 punti della Casa Bianca a inizio agosto, ha però risposto picche. Ynet scrive inoltre che Netanyahu, nel corso dell’incontro, ha chiarito che «non verrà concesso nulla che possa spianare la strada a uno Stato palestinese».

Incontro Netanyahu-Kushner, il premier israeliano dice ancora no alla tregua con Hamas
Benjamin Netanyahu (Ansa).

Bibi chiede il disarmo di Hamas per il ritiro delle truppe

Secondo la fonte della Cnn, Netanyahu ha spiegato a Kushner e al direttore del Board of Peace Nickolay Mladenov (presente all’incontro al pari di Tony Blair) che spetta a Hamas compiere i primi passi. Il premier israeliano chiede il disarmo completo del gruppo palestinese e solo in tal caso, ha sottolineato, potrà cominciare un ritiro graduale delle truppe dell’Idf dalla Striscia. Lo stesso concetto è stato espresso dalla fonte di Ynet: «C’era la percezione iniziale che il Board of Peace volesse iniziare con delle “zone pilota”, ma ora non se ne parla più così. O meglio, Netanyahu vuole che Hamas dimostri il suo impegno con l’effettiva consegna di tutte le sue armi». Solamente dopo il disarmo del gruppo palestinese dirà sì a un cessate il fuoco.

Usa e Iran verso la proroga del cessate il fuoco per altri 60 giorni

Gli Stati Uniti e l’Iran hanno concordato di estendere per altri 60 giorni il cessate il fuoco di due mesi sancito dal memorandum d’intesa siglato a Islamabad il 18 giugno, che scadeva oggi. Lo riferisce Al Arabiya, citando alcune fonti. I 60 giorni di tregua previsti dall’accordo dovevano servire – nei piani – per l’avvio di negoziati per porre fine alla guerra, ma le cose non sono andate come auspicato, dato che i nodi da sciogliere (dal nucleare all’allentamento delle sanzioni Usa) sono rimasti tali. A meno di un mese dalla firma, peraltro, gli attacchi erano ricominiciati, tra reciproche accuse di violazione del cessate il fuoco. Poi i raid si sono interrotti, secondo la stampa americana per il timore da parte dello staff di Donald Trump di rappresaglie della Repubblica Islamica che avrebbero messo a dura prova le difese aeree americane in Medio Oriente, vista la scarsità dell’arsenale a stelle e strisce dopo i ripetuti raid. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita funzionari iraniani e arabi, Teheran avrebbe usato questi due mesi per prepararsi a un’intensificazione dei combattimenti, piuttosto che a dedicarsi alla diplomazia, aumentando la produzione di missili e droni.

La Commissione Ue adotta la nota sulla flessibilità per la sicurezza energetica

La Commissione europea ha adottato una nota che fornisce agli Stati membri ulteriori orientamenti sulla possibilità di estendere l’ambito di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale (Nec) per la difesa, includendovi anche le misure di sicurezza energetica. La comunicazione definisce la procedura per richiedere la flessibilità di bilancio, il relativo trattamento nell’ambito del quadro di sorveglianza di bilancio dell’Ue e le modalità di monitoraggio del suo utilizzo. La possibilità di estendere la Nec alle misure di sicurezza energetica era stata annunciata il 3 giugno 2026 nel pacchetto di primavera del semestre europeo e fa seguito al perdurare del conflitto in Medio Oriente. La flessibilità è intesa a sostenere le misure volte a rafforzare la resilienza strutturale del sistema energetico europeo e ad accelerare la transizione dai combustibili fossili.

Invariato il limite dell’1,5 per cento del pil per lo scostamento

Solo le misure di bilancio adottate dopo il 28 febbraio 2026 potranno beneficiare della flessibilità. Le misure ammissibili dovranno essere finanziate a livello nazionale e avere un impatto diretto sul bilancio. Dovranno inoltre essere concepite in modo da massimizzarne l’impatto, riducendo al minimo i costi di bilancio. La comunicazione contiene un elenco indicativo e non esaustivo delle misure potenzialmente ammissibili. La Commissione valuterà poi l’ammissibilità delle singole misure caso per caso. La flessibilità dovrà inoltre preservare la sostenibilità delle finanze pubbliche. Il limite complessivo esistente dell’1,5 per cento del prodotto interno lordo per lo scostamento consentito dal percorso della spesa netta raccomandato nell’ambito della Nec resterà invariato, con limiti specifici per le misure di sicurezza energetica pari allo 0,3 per cento del Pil all’anno e allo 0,6 per cento del Pil cumulativamente, all’interno del limite complessivo dell’1,5 per cento del Pil. La flessibilità sarà disponibile per il periodo 2026-2028.

Gli Stati membri devono ora presentare le richieste di estensione della Nec

Gli Stati membri sono ora invitati a presentare le loro richieste di estensione dell’ambito di applicazione della Nec. Nelle loro richieste, dovranno fornire un primo elenco delle misure di sicurezza energetica previste per le quali intendono avvalersi della flessibilità, indicando i relativi costi di bilancio stimati. Dopo aver valutato una richiesta, la Commissione potrà raccomandare al Consiglio di approvarla.

Hormuz, Trump ora minaccia pure l’Oman

L’annuncio dell’Iran di aver raggiunto l’accordo con l’Oman per la riapertura dello stretto di Hormuz non è affatto piaciuto a Donald Trump, che in un’intervista concessa a Fox News ha minacciato il sultanato. «Se si mette di mezzo lo bombarderemo senza pietà», ha affermato il presidente Usa.

Cosa dovrebbe prevedere l’accordo Iran-Oman

Poco prima, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei aveva dichiarato il raggiungimento di «un accordo in merito alla mappa del percorso di transito», senza fornire ulteriori dettagli, ma spiegando che le parti sono al lavoro per definire i dettagli di una dichiarazione congiunta. Precedenti indiscrezioni suggerivano tuttavia che, in base all’intesa, le unità in entrata utilizzeranno il canale di navigazione più vicino all’Iran, mentre quelle in uscita rotte prossime alle coste dell’Oman. Le imbarcazioni, inoltre, transiterebbero senza pagare tasse o pedaggi durante il periodo transitorio di 60 giorni.

Netanyahu indica il sindaco New York come nemico di Israele

In un manifesto elettorale, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il Likud hanno indicato come nemico di Israele il sindaco di New York Zohran Mamdani insieme con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il leader iraniano Mojtaba Khamenei e il capo di Hezbollah Naim Qassem. Il primo ministro ha anche postato su X l’immagine con lo slogan «vogliono che Netanyahu perda, non lasciate che vincano».

Lo scontro tra Netanyahu e Mamdani

La vicenda fa seguito a uno scontro pubblico tra Netanyahu e Mamdani, che aveva chiesto al governo federale, qualora il premier israeliano si recasse negli Usa, di dare esecuzione al mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nel 2024 a seguito di accuse di crimini di guerra a Gaza. Questo significa che il leader dello Stato ebraico è un sospettato ricercato a livello internazionale e che i 124 Stati membri della Cpi sono obbligati ad arrestarlo qualora dovesse entrare nel loro territorio. Il sindaco di New York a luglio aveva affermato di star valutando le modalità per far arrestare Netanyahu qualora dovesse recarsi nella sua città, ma in seguito ha chiarito che la questione esulava dalla sua giurisdizione e ha invitato il governo federale ad intervenire (anche se gli Usa non sono membri della Cpi). Trump si era affrettato a difendere Netanyahu assicurando, in un post su Truth, che «non verrà arrestato, in alcun modo, forma o maniera, mentre si trova negli Stati Uniti». L’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, aveva accusato il sindaco di antisemitismo e di sostegno ad Hamas, mentre Netanyahu aveva definito le parole di Mamdani «incitamento all’odio».

Berlino apre alla vendita a UniCredit della quota in Commerzbank

Il governo di Berlino ha aperto alla possibilità di discutere una potenziale vendita a UniCredit del 12,7 per cento detenuto in Commerzbank, se i due istituti di credito riusciranno a concordare una strategia comune. Lo riporta Bloomberg citando la posizione di alcuni alti funzionari tedeschi e sottolineando che non si tratta di una posizione ufficiale dell’esecutivo, finora sempre contrario alla scalata dell’istituto italiano alla quarta più grande banca della Germania.

Le condizioni: prezzo equo e garanzie per il futuro della banca tedesca

I funzionari sentiti da Bloomberg hanno spiegato che alcuni esponenti del governo ritengono un esito accettabile una vendita delle quote al giusto prezzo e con precise garanzie per il futuro di Commerzbank, visto che UniCredit con ogni probabilità otterrà comunque il controllo della banca tedesca. La condizione più importante per avviare le trattative tra Berlino e UniCredit sarebbe il sostegno dell’attuale management di Commerzbank ai piani dell’istituto italiano. All’inizio di agosto la BaFin, ovvero l’autorità di vigilanza bancaria tedesca, ha dato a UniCredit il via libera alla richiesta di poter oltrepassare il 30 per cento delle quote di Commerzbank. Si tratta di un importante passaggio regolamentare: col semaforo verde della Bafin è scattato infatti il conto alla rovescia per la Bce, chiamata a completare la propria valutazione entro 60 giorni lavorativi. La decisione è attesa per la seconda metà di ottobre.

Cagliari, l’attaccante Yael Trepy in coma farmacologico

L’attaccante del Cagliari Yael Trepy è in terapia intensiva dopo aver rischiato di annegare nella piscina di una villa nella zona della Costa Smeralda. I fatti si sono verificati nel tardo pomeriggio di domenica 16 agosto 2026. Secondo le prime ricostruzioni, il giocatore sarebbe finito nella parte della piscina nella quale l’acqua è più alta ma, non sapendo nuotare, si è trovato in difficoltà. Estratto dalla vasca, le sue condizioni erano tali da aver reso necessario l’intervento del 118. Dopo averlo intubato, lo hanno trasferito in elisoccorso a Sassari dov’è stato ricoverato nel reparto Rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata. La Tac toracica eseguita sull’attaccante ha rivelato la presenza di grandi quantità di liquido nei polmoni, situazione che rende difficile lo scambio di ossigeno. Per evitare sofferenze al paziente e consentire la somministrazione di una terapia, i medici lo tengono in coma farmacologico sotto costante monitoraggio.

Piano di pace per Gaza, Kushner incontra Netanyahu dopo i colloqui con Hamas

Jared Kushner, negoziatore statunitense e genero di Donald Trump, incontra oggi – lunedì 17 agosto – a Gerusalemme il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dopo il colloquio avuto ieri in Egitto con Khalil Al-Hayya, leader ddi Hamas, nel tentativo di trovare una soluzione allo stallo del piano di pace per Gaza. Il faccia a faccia Kushner-Netanyahu arriva a due settimane dall’adesione dell’organizzazione islamista all’ultima fase del piano di Trump per la Striscia, rifiutato però da Tel Aviv.

Hamas chiede agli Usa di obbligare Israele ad accettare il piano

L’incontro avvenuto al Cairo, di notevole rilevanza perché per anni gli Stati Uniti hanno rifiutato qualsiasi contatto con Hamas, classificata come organizzazione terrorista, è stato confermato all’Associated Press da due fonti di entrambe le parti. Il vertice è durato due ore e vi hanno preso parte anche rappresentanti di Egitto, Qatar e Turchia, Paesi che svolgono un ruolo di mediazione. Dopo l’incontro Hamas, tramite un comunicato, ha chiesto agli Stati Uniti di obbligare Israele ad accettare il piano per Gaza. I tre Stati mediatori e altri cinque Paesi musulmani, ovvero Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Pakistan e Indonesia, hanno condannato il rifiuto israeliano.

Piano di pace per Gaza, Kushner incontra Netanyahu dopo i colloqui con Hamas
Tony Blair (Ansa).

All’incontro di Gerusalemme partecipano anche Blair e Mladenov

Netanyahu la scorsa settimana ha annunciato il rifiuto della roadmap americana in 15 punti per Gaza, che prevede il disarmo di Hamas e il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia. Assieme a Kushner sono arrivati a Gerusalemme anche l’ex premier britannico Tony Blair e l’ex diplomatico bulgaro Nikola Mladenov, direttore esecutivo del Board of Peace creato da Trump per la supervisione dell’accordo di pace.

Piano di pace per Gaza, Kushner incontra Netanyahu dopo i colloqui con Hamas
Nikola Mladenov (Ansa).

Scade la tregua di 60 giorni tra Usa e Iran: i timori per una nuova escalation

Scade oggi 17 agosto la tregua di 60 giorni prevista dal memorandum d’intesa firmato da Stati Uniti e Iran a Islamabad, lasso di tempo che i due Paesi si erano dati per negoziare un accordo definitivo per porre fine alla guerra. L’intesa, com’è noto, non è arrivata. Nel frattempo si sono invece verificati attacchi reciproci, mentre non è mai terminato il braccio di ferro riguardante lo stretto di Hormuz. Stessa situazione sul tema del nucleare. E adesso il timore è quello di una nuova escalation.

L’Iran avrebbe aumentato la produzione di missili e droni

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita funzionari iraniani e arabi, Teheran avrebbe usato questi due mesi per prepararsi a un’intensificazione dei combattimenti, piuttosto che a dedicarsi alla diplomazia, aumentando la produzione di missili e droni. Dalla firma del memorandum, inoltre, sono arrivate le nomine in posizioni chiave di figure più intransigenti rispetto ai predecessori, come quelle di Ali Abdollahi come capo di Stato maggiore delle Forze armate iraniane, e del generale Ahmad Vahidi come capo dei pasdaran.

Gli avvertimenti e le possibili «sorprese strategiche»

Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha affermato che la scadenza di 60 giorni stabilita il 17 giugno in Pakistan tra Teheran e Washington non ha più alcuna rilevanza, in quanto gli Stati Uniti hanno violato l’accordo poche settimane dopo la sua firma. «La Repubblica Islamica dell’Iran non formula mai le proprie politiche sotto pressione, ultimatum o scadenze temporali. Tutte le decisioni vengono prese esclusivamente sulla base di valutazioni degli interessi nazionali e della sicurezza nazionale. Quello che era previsto nel memorandum era semplicemente una finestra temporale di 60 giorni per i colloqui su due temi – l’allentamento delle sanzioni e la questione nucleare – che avrebbe potuto essere prorogata qualora non fosse stato raggiunto un risultato», ha dichiarato. Nelle stesse ore il generale Yadollah Javani, alto comandante dei Guardiani della rivoluzione islamica, ha affermato che l’assetto difensivo dell’Iran è pronto a trasformarsi in un assetto offensivo, citando anche possibili «sorprese strategiche». Inoltre il comandante in capo dell’esercito iraniano, il generale Amir Hatami, ha promesso 30 mila dollari a chi uccida o catturi un militare americano.

Paramount-Warner Bros, soddisfatte tutte le condizioni dell’accordo ma resta ostacolo California

Paramount Skydance ha dichiarato che la fusione in corso con Warner Bros Discovery ha ottenuto tutte le autorizzazioni normative richieste dall’accordo. Il processo di revisione, durato otto mesi, ha coinvolto 68 giurisdizioni tra cui Stati Uniti, Unione Europea e Cina, e le autorità di regolamentazione «non hanno mai riscontrato motivi per impedire che la transazione vada avanti», si legge in una nota. Tuttavia, Paramount deve ancora affrontare una causa antitrust intentata da un gruppo di 12 Stati guidati dal procuratore generale della California, «l’ultimo ostacolo al completamento di una fusione che creerà un concorrente più forte con una maggiore capacità di investire in contenuti di alta qualità», ha dichiarato l’amministratore delegato David Ellison.

La causa intentata in California

La causa intentata sostiene che la fusione da 110 miliardi di dollari tra le due realtà danneggerebbe la distribuzione cinematografica e televisiva e comporterebbe una riduzione dei posti di lavoro nel settore dei media e dell’intrattenimento. Il processo dovrebbe iniziare a marzo. «Pur rimanendo fiduciosi che la legge e i fatti siano dalla nostra parte, abbiamo offerto impegni e concessioni e restiamo aperti a collaborare in modo costruttivo con i procuratori generali dello Stato per trovare una via da seguire nell’interesse dei nostri dipendenti e della comunità creativa in California e in tutto il mondo, proprio come abbiamo fatto con gli enti regolatori di 68 paesi a livello globale», ha spiegato Ellison.

SpaceX completa l’acquisizione di Cursor per 60 miliardi di dollari

SpaceX ha completato l’acquisizione di Cursor, startup specializzata nella programmazione nel settore dell’intelligenza artificiale, per 60 miliardi di dollari. Secondo un documento depositato presso le autorità di regolamentazione, si legge su Bloomberg, l’accordo è entrato in vigore il 14 agosto, due mesi dopo che l’azienda fondata da Elon Musk ha annunciato formalmente di aver raggiunto l’intesa per rilevare la società. L’operazione, una delle più grandi nel settore tecnologico di sempre, dovrebbe supportare SpaceX nello sviluppo di strumenti di intelligenza artificiale più avanzati in grado di semplificare diverse attività, tra cui la programmazione. L’assistente di intelligenza artificiale di Cursor, lanciato nel 2023, è stato progettato per aiutare i programmatori a scrivere ed eseguire il debug dei codici in modo più efficiente.

Figc, indagine del Coni sull’elezione di Malagò: il motivo e cosa può succedere

Non sembra esserci pace nella Figc targata Giovanni Malagò. Dopo il caso Pirlo, le dimissioni di Maldini, la contestata scelta di Mancini come ct e il presunto conflitto di interessi per Bianchedi capodelegazione della Nazionale maschile, la Procura del Coni ha infatti avviato un’indagine riguardante l’effettiva possibilità della sua candidatura alla presidenza della Federcalcio.

L’indagine è partita dal ricorso di un mancato candidato

Lo scrive La Stampa, spiegando che l’inchiesta è partita dopo il ricorso presentato dall’avvocato Renato Miele, che aveva tentato a sua volta di candidarsi senza però trovare alcun appoggio: da mesi quest’ultimo chiede di sapere se Malagò fosse in regola con il tesseramento. L’articolo 29 comma 1 dello Statuto della Figc, infatti, dice che bisogna essere iscritti per poter fare il presidente della Federcalcio.

Figc, indagine del Coni sull’elezione di Malagò: il motivo e cosa può succedere
Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

La Figc: «Malagò ritenuto candidabile dagli uffici»

Finora i tribunali federali hanno respinto la richiesta di Miele, giudicandola «inammissibile» perché non aveva legittimazione per contestare la candidatura. Dello stesso parere è stato il Collegio di Garanzia dello Sport. Tuttavia la Procura generale dello Sport ha scritto alla Procura federale della Figc invitandola «a iscrivere il fascicolo di un procedimento nel rispetto di quanto disposto ex art. 47, comma 1, del Codice della Giustizia Sportiva, al fine di poterne accertare la veridicità di quanto sostenuto dal ricorrente, acquisendo il tesseramento di cui trattasi con i relativi termini di decorrenza, ai fini delle conseguenti valutazioni». La Figc ha risposto che Malagò «è stato ritenuto candidabile dagli uffici», ma il modulo relativo all’attuale presidente non figurerebbe nell’anagrafe federale S400.

Figc, indagine del Coni sull’elezione di Malagò: il motivo e cosa può succedere
Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

Cosa può succedere in caso di “non tesseramento”

Adesso, spiega La Stampa, il procuratore della Figc Giuseppe Chiné dovrà aprire un fascicolo sulla questione. Se dovesse essere verificato il non tesseramento al momento delle elezioni, la candidatura di Malagò risulterebbe non valida e sfocerebbe in una decadenza, con rischio di annullamento delle elezioni o di commissariamento della Figc. Oltre alla posizione dell’attuale presidente della Federcalcio, sarebbe a rischio anche la nomina di Roberto Mancini come commissario tecnico della Nazionale, decisa proprio da Malagò.

Trump ordina di ridurre le esercitazioni militari Usa-Corea del Sud

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato al Pentagono di ridurre la portata delle prossime esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, che si tengono ogni anno e in cui viene simulato un attacco da parte della Corea del Nord. L’ha annunciato egli stesso su Truth, giustificando la decisione con i suoi «ottimi rapporti» con il dittatore nordcoreano Kim Jong Un. Il tycoon ha sostenuto che le esercitazioni sono troppo costose e «mandano un segnale completamente inappropriato e ostile» alla Corea del Nord, definita un Paese «non minaccioso e rispettoso» degli Stati Uniti. Al contrario, ha accusato la Corea del Sud di non aver aiutato gli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran. Le esercitazioni si tengono ogni anno e inizieranno martedì 18 agosto 2026. Troppo tardi per cancellarle del tutto, motivo per cui Trump ha chiesto al dipartimento della Difesa di ridurne la portata. Non è chiaro in che modo avverranno, né se ci saranno effetti a lungo termine sul loro ruolo nell’alleanza fra Stati Uniti e Corea del Sud.

Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’

È morta a 36 anni l’attrice statunitense Hayden Panettiere, che aveva raggiunto la fama internazionale interpretando Claire Bennet nella serie Heroes. Nel memoir This Is Me: A Reckoning, pubblicato quest’anno, aveva raccontato le difficoltà vissute durante gli anni in cui era un’attrice bambina a Hollywood, così come della depressione post partum, della dipendenza dagli oppioidi e dall’alcol, di episodi di violenza domestica. Lascia una figlia, Kaya Evdokia, nata nel 2014 dalla relazione con l’ex pugile ucraino Volodymyr Klyčko.

Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’

La carriera di Hayden Panettiere

Nata a Palisades il 21 agosto 1989, Panettiere aveva cominciato a lavorare nel mondo dello spettacolo a soli 11 mesi, comparendo in uno spot pubblicitario per un trenino giocattolo. A quattro anni aveva ottenuto il ruolo di Sarah Roberts nella soap opera della ABC Una vita da vivere, interpretato dal 1994 al 1997. A nove anni era arrivato il primo ruolo al cinema con una piccola parte nel film L’oggetto del mio desiderio. La notorietà internazionale era arrivata nel 2006 con Heroes, in cui interpretava una cheerleader dotata del potere della rigenerazione cellulare. Nel 2011 aveva vestito i panni di Amanda Knox nell’omonimo film per la tv. Nello stesso periodo era tornata al cinema nel quarto capitolo della saga Scream nel ruolo di Kirby Reed, personaggio poi ripreso nel sesto. Dal 2012 al 2018 era stata tra i protagonisti di Nashville, serie ambientata nel mondo della musica country. Negli ultimi anni aveva notevolmente ridotto la presenza in film e serie televisive.

Etna, all’aeroporto di Catania voli limitati fino alle 14

A causa dell’attività eruttiva dell’Etna e della contestuale emissione di cenere vulcanica in atmosfera, sono state disposte nuove limitazioni all’aeroporto di Catania. In particolare, sono stati chiusi gli spazi corrispondenti ai settori B1 e B2, con le attività di volo in arrivo ridotte a cinque aerei ogni ora, fino alle 14 di lunedì 17 agosto. Nessuna restrizione è invece prevista per i voli in partenza. La Sac, società di gestione dello scalo catanese, ha invitato i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo direttamente con le compagnie aeree prima di recarsi in aeroporto.

Schlein: «Fake il video con me e Vannacci»

Elly Schlein ha smentito la veridicità di un filmato, cominciato a circolare sui social, in cui si vede la segretaria del Partito democratico a colloquio (e anche piuttosto divertita) con Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale. «Non è mai accaduto. Non ci siamo nemmeno mai incontrati. E quella cena non è mai esistita. Ora, non mi interessa tanto la smentita in sé di un fatto poco credibile già di suo», ha dichiarato Schlein, mettendo poi in guardia sui pericoli legati all’intelligenza artificiale: «Mi interessa riflettere insieme su dove sta portando le democrazie questo tipo di abuso dell’IA. Su cosa può fare ai diritti di tutte e tutti i cittadini. E voglio rilanciare l’appello che ho rivolto a tutte le forze politiche, già raccolto dalla presidente Giorgia Meloni, a un uso responsabile ed etico dell’intelligenza artificiale». Questa vicenda, ha osservato la segretaria dem, «dà l’idea degli enormi rischi di inquinamento della campagna elettorale attraverso deepfake sempre più raffinati». Tutte le forze politiche, ha chiosato, «dovrebbero impegnarsi a non usare l’AI per attribuire agli avversari politici fatti o parole che non sono reali».

Cosa sappiamo del progetto politico di Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate

Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate e attualmente alla guida del comitato civico Più Uno, ha annunciato un suo progetto politico di centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2027. La presentazione ufficiale avverrà il 10 ottobre. Ruffini ha spiegato di avere voglia di «provare a unire e dialogare», ma solo «con chi ci starà».

Cosa sappiamo del progetto politico di Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate
Ernesto Maria Ruffini (Imagoeconomica).

Secondo Ruffini serve «un nuovo Ulivo»

«Sono passati quattro anni di governo Meloni e ora vedo che i leader del centrosinistra rimandano a settembre il momento della sintesi: questo mi sorprende e mi dispiace», ha detto Ruffini intervistato da La Stampa, parlando poi della necessità di «un nuovo Ulivo», ovvero la coalizione guidata da Romano Prodi che riuscì a battere il centrodestra nel 1996. A tal proposito, Ruffini – escludendo velleità di leadership – ha criticato la lentezza con cui il Partito democratico di Elly Schlein e il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte stanno costruendo un’alleanza politica.