Doppio dito medio in diretta a Rai News 24, sospeso il conduttore Alessandro Baracchini

Alessandro Baracchini è stato sospeso dalla conduzione di Rai News 24 dopo il gesto del doppio dito medio in diretta, fatto il 19 giugno al termine dell’edizione del telegiornale delle 12. Il giornalista aveva cercato di bloccare la sigla per dare le ultime notizie, ma non aveva fatto in tempo. Così, pensando di non essere più in onda, aveva fatto il gestaccio rivolgendosi alla regia. Ma le telecamere, appunto, lo stavano ancora riprendendo. Rilanciato sui social, il video era subito diventato virale.

«Considerati anche i comunicati sindacali dei tecnici e il risalto avuto dalla vicenda su social e organi di stampa ritengo opportuno, anche a tutela dell’immagine della Testata e del collega, sospendere immediatamente dalla conduzione Alessandro Baracchini». È quanto si legge nel comunicato del direttore della testata, Federico Zurzolo, al Comitato di Redazione di Rai News 24.

Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi

Continua ad aggravarsi il bilancio dei due terremoti che in meno di un minuto hanno colpito il Venezuela. Le segnalazioni di persone disperse hanno superato quota 25 mila. I morti accertati sono 164 e i feriti quasi mille.

Online un sito per localizzare gli scomparsi del terremoto

Un gruppo di venezuelani ha aperto un sito internet (ww.desaparecidosterremotovenezuela.com) per aiutare le famiglie a rintracciare i propri cari dispersi dopo le violente scosse di terremoto, che hanno provocando anche gravi interruzioni delle comunicazioni. Il portale consente ai cittadini di segnalare parenti e amici con cui hanno perso i contatti e di comunicare quando una persona viene ritrovata sana e salva.

Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi

Il Fondo monetario internazionale stanzia 200 milioni

La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato che il Fondo monetario internazionale ha stanziato 200 milioni di dollari per «ricostruire infrastrutture, ospedali e le case di coloro che hanno perso la propria abitazione» e che sono state disposte linee di credito per coloro che a causa degli eventi sismici hanno perso la loro principale attività economica.

L’appello dell’ex presidente Maduro dagli Stati Uniti

In un messaggio diffuso sui social media da New York, dove è detenuto assieme alla moglie Cilia Flores in un carcere federale con accuse di narcotraffico e uso di armi, l’ex presidente Nicolas Maduro ha lanciato un appello all’unità nazionale, invocando anche «serenità e amore concreto» per «aiutare, proteggere, condividere, rialzare e ricostruire» dopo il terremoto: «Che nessuno resti solo, che ogni comunità si prenda cura dei propri bambini, dei propri anziani e dei propri malati e che tutti accompagnino il lavoro delle squadre di soccorso, della polizia, delle forze armate, della protezione civile, dei vigili del fuoco, dei lavoratori e dei volontari».

La Cassazione conferma la condanna a 24 anni per Alessia Pifferi

I giudici della prima corte penale di Cassazione hanno rigettato i ricorsi presentati dalla procura generale di Milano e dall’avvocato difensore di Alessia Pifferi, rendendo pertanto definitiva la condanna a 24 anni inflitta nel processo di appello alla donna, che nel 2022 lasciò morire di stenti la figlia di 18 mesi, abbandonandola in casa per sei giorni.

La sentenza di secondo grado aveva cancellato l’ergastolo

La sentenza di secondo grado aveva cancellato l’ergastolo, portando la condanna a 24 anni. Pifferi – tramite il suo legale – aveva fatto ricorso puntando a «una diversa quantificazione della pena e a una diversa qualificazione giuridica del fatto, ossia la morte in conseguenza di abbandono del minore». La procura generale di Milano chiedeva un appello bis per non riconoscere le attenuanti generiche, sostenendo che «le condizioni psichiche dell’imputata non hanno minimamente inciso sulla sua capacità di intendere e volere», dunque per una pena più severa.

La Francia intercetta una petroliera della flotta ombra russa al largo della Sicilia: i precedenti

La Francia ha intercettato una petroliera della flotta ombra russa mentre navigava al largo delle coste della Sicilia in violazione del diritto marittimo internazionale. Lo ha reso noto il presidente transalpino Emmanuel Macron, pubblicando sui social un video che mostra le forze speciali atterrare a bordo della petroliera Deliver da un elicottero e spiegando che l’operazione fa seguito a una simile messa in atto di recente dal Regno Unito.

Le operazioni condotte dalla Francia contro la flotta ombra russa

Dall’inizio del 2026, la Francia ha fermato diverse petroliere appartenenti alla flotta ombra russa, utilizzata da Mosca per aggirare le sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. A gennaio è stata la volta della Grinch, partita da Murmansk e battente bandiera delle Isole Comore: dopo il fermo, la nave è stata ormeggiata nel porto di Marsiglia-Fos. A marzo è stata fermata la petroliera Deyna, bandiera del Mozambico e, come la Grinch salpata da Murmansk: dopo un mese è stata autorizzata a lasciare il porto di Marsiglia. Nello stesso mese, Francia e Belgio hanno condotto un’operazione congiunta che ha portato al sequestro della Boracay, poi portata nel porto belga di Zeebrugge. Il primo giugno le forze armate francesi hanno poi fermato nell’oceano Atlantico la petroliera Tagor, già sottoposta a sanzioni e sospettata di operare con documenti di bandiera irregolari. Macron ha citato il Regno Unito: le forze britanniche a metà giugno hanno intercettato la petroliera Smyrtos, battente bandiera del Camerun, mentre tentava di attraversare il Canale della Manica.

Tensioni con Varsavia, Zelensky diserta la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina

Si è aperta a Danzica la nuova Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina. Presenti i leader di Polonia, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Romania e Svezia, assieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Manca però il leader maggiormente interessato dai lavori, ovvero il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha dato forfait a causa della crisi diplomatica aperta con Varsavia. A guidare la delegazione ucraina è la premier Yuliia Svyrydenko.

Tensioni con Varsavia, Zelensky diserta la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina
I leader presenti alla conferenza di Danzica (Ansa).

La decisione di Zelensky che ha portato allo scontro con Varsavia

La querelle sull’asse Kyiv-Varsavia, culminata nello scontro aperto tra Zelensky e l’omologo polacco Karol Nawrocki, è iniziata il 26 maggio quando il capo della Bankova ha annunciato la decisione di intitolare un’unità d’élite dell’esercito ucraino agli «eroi dell’Upa», ossia all’Esercito insurrezionale ucraino, organizzazione paramilitare che fu il braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Oun-B) di Sepan Bandera.

I massacri di polacchi durante la Seconda guerra mondiale

Nel corso della Seconda guerra mondiale l’Upa raccolse l’eredità di quei gruppi paramilitari che all’inizio dell’Operazione Barbarossa accolsero come liberatori i nazisti. E, nelle regioni occupate dal Terzo Reich, operò spesso in accordo con le decisioni dei tedeschi e in funzione antisovietica assieme alle SS Galizien. In Polonia l’Upa è considerato una forza genocidaria: nel biennio 1943-44 il gruppo uccise decine di migliaia di civili nelle regioni della Volinia, della Galizia orientale, in alcune parti della Polesia e nella regione di Lublino. Migliaia di ucraini furono uccisi in seguito come rappresaglia dall’Armia Krajowa, ovvero il principale movimento armato polacco dell’epoca.

Tensioni con Varsavia, Zelensky diserta la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina
Karol Nawrocki (Ansa).

La Polonia ha revocato a Zelensky la più alta onorificenza di Stato

Nawrocki ha parlato di «decisione critica» da parte di Zelensky, accusando il leader ucraino di aver «fornito alla propaganda russa ottimo materiale e molti spunti di riflessione». Poi il 29 giugno ha reso noto che avrebbe cercato di revocare a Zelensky la più alta onorificenza di Stato polacca, l’Ordine dell’Aquila bianca, che gli era stata assegnata dall’ex presidente Andrzej Duda. La revoca è poi effettivamente arrivata il 19 giugno. Il giorno successivo Zelensky ha annunciato di aver rispedito la medaglia a Varsavia per posta.

Tensioni con Varsavia, Zelensky diserta la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina
Ursula von der Leyen (Ansa).

Von der Leyen annuncia l’erogazione della prima tranche dei prestiti Ue

Nel suo intervento alla conferenza di Danzica, Von der Leyen ha annunciato l’erogazione della prima tranche del prestito da 90 miliardi per l’Ucraina. «Oggi trasferiamo oltre 3 miliardi di euro in assistenza macrofinanziaria. Nei prossimi giorni inizieremo a erogare la prima tranche dei 6 miliardi di euro destinati alla produzione di droni. Questa è la solidarietà in azione. Dimostra che il sostegno dell’Europa all’Ucraina è destinato a durare».

Deputati di FnV via dalla Camera durante la cerimonia per gli 80 anni dalla Costituente

Una delegazione dei deputati di Futuro Nazionale ha lasciato la Camera, dove erano in corso le celebrazioni dell’80esimo anniversario della prima seduta dell’Assemblea Costituente, per partecipare al sit-in organizzato dal partito per denunciare una presunta censura della Rai nei loro confronti.  Lo ha spiegato Edoardo Ziello, deputato che a febbraio ha lasciato la Lega per passare al partito fondato da Roberto Vannacci. Oltre a Ziello hanno lasciato Montecitorio anche Rossano Sasso e Domenico Furgiuele, mentre Emanuele Pozzolo si trova a Torino per impegni di partito.

Deputati di FnV via dalla Camera durante la cerimonia per gli 80 anni dalla Costituente
Rossano Sasso e Edoardo Ziello (Imagoeconomica).

Trump sfida il Congresso: chiesti 67 miliardi di dollari per la guerra all’Iran

All’indomani della risoluzione approvata dal Senato che punta a limitare i poteri del presidente in materia di guerra, la Casa Bianca ha chiesto ai parlamentari di approvare lo stanziamento di 87,6 miliardi di dollari, destinati principalmente a «esigenze urgenti connesse all’operazione Epic Fury» contro l’Iran. Si tratta, nei fatti, di un gesto di sfida di Donald Trump a Capitol Hill: il tycoon aveva definito «inopportuna e inutile» la risoluzione, approvata peraltro con voto bipartisan.

Trump sfida il Congresso: chiesti 67 miliardi di dollari per la guerra all’Iran
Donald Trump (Ansa).

La maggior parte del pacchetto andrebbe al Pentagono

La maggior parte del pacchetto – 67 miliardi di dollari – andrebbe al Dipartimento della Difesa (o meglio della Guerra): in particolare, 21 miliardi verrebbero spesi per nuove munizioni, 17,3 per coprire costi operativi e 12,1 per programmi classificati, ha spiegato la Casa Bianca nella richiesta trasmessa dal direttore dell’Ufficio per la gestione e il bilancio Russell Vought allo speaker repubblicano della Camera Mike Johnson. La richiesta include poi circa 300 milioni di dollari per rafforzare la sicurezza delle ambasciate e delle sedi diplomatiche statunitensi in Medio Oriente e Asia meridionale. Le restanti risorse chieste dall’Amministrazione Trump non verrebbero destinate al Pentagono: la richiesta prevede 11 miliardi di dollari per aiutare gli agricoltori statunitensi, 1,4 per contrastare l’epidemia di Ebola nell’Africa centrale e 768 milioni di dollari per il Dipartimento dell’Energia, destinati soprattutto alla sicurezza nucleare e alle attività della National Nuclear Security Administration.

Al via il vertice intergovernativo Francia-Italia: i temi sul tavolo

Si tiene oggi ad Antibes il 36esimo vertice intergovernativo tra Francia e Italia, il primo da quello di Napoli di febbraio 2020 e anche del primo vertice in questo formato dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, firmato nel 2021. Non solo: di fatto, in Costa Azzurra si svolgerà anche il primo bilaterale tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni. Sul tavolo del summit, che arriva dopo il G7 di Evian e in una fase particolarmente intensa dell’agenda internazionale, ci sono difesa, spazio, energia e infrastrutture, accordi commerciali e, ovviamente, Ucraina e Medio Oriente.

Al via il vertice intergovernativo Francia-Italia: i temi sul tavolo
Emmanuel Macron e Giorgia Meloni al G7 di Borgo Egnazia nel 2024 (Ansa).

Sul tavolo progetti congiunti, commercio e crisi internazionali

Come sottolineano fonti governative, il vertice «consentirà di definire gli indirizzi politici della cooperazione bilaterale e di fare il punto sull’avanzamento dei principali progetti congiunti nei settori della difesa, dello spazio, delle infrastrutture e dei trasporti, dell’energia, della ricerca, della cultura e dell’agricoltura». Tra gli obiettivi del summit di Antibes anche il potenziamento delle relazioni commerciali, che sono già eccellenti. Nel 2025, l’interscambio commerciale tra i due Stati ha raggiunto i 112,3 miliardi di euro, con la Francia che si è confermata il secondo partner dell’Italia per volume di scambi dopo la Germania. Sul piano europeo, il confronto riguarderà – tra le altre cose – il negoziato sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale e il governo dei flussi migratori dell’Ue. Sul fronte internazionale, Meloni e Macron discuteranno dei principali scenari di crisi a partire dai più recenti sviluppi in Ucraina e in Medio Oriente, con particolare attenzione all’accordo tra Stati Uniti e Iran e agli scenari post-Unifil in Libano.

Il programma della giornata e i ministri che partecipano per l’Italia

Il programma della giornata prevede una visita di Meloni e Macron al Museo Picasso di Antibes. I lavori proseguiranno poi a Villa Eilenroc, dove i due leader si riuniranno con le rispettive delegazioni. Il vertice riunirà nove ministri per ciascun Paese e comprenderà anche un forum economico a Le Cannet, sessioni ministeriali e una visita alla sede dell’azienda franco-italiana Thales Alenia Space a Cannes. Per l’Italia sono presenti i ministri Antonio Tajani, Matteo Piantedosi, Guido Crosetto, Adofo Urso, Francesco Lollobrigida, Gilberto Pichetto Fratin, Anna Maria Bernini e Alessandro Giuli, nonché il viceministro Edoardo Rixi. Al termine dell’incontro si svolgeranno dichiarazioni alla stampa e verrà adottata una Dichiarazione congiunta che individuerà le priorità condivise della cooperazione italo-francese per i prossimi anni.

Venezuela, doppia scossa di terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5: decine di morti

Due violente scosse di terremoto di magnitudo 7,2 e 7,5 hanno colpito il Venezuela nella notte, a breve distanza una dall’altra, provocando il crollo di centinaia di edifici. Il primo bilancio parla di 32 vittime, ma se ne temono molti di più. Almeno 700 i feriti. Gravemente danneggiato l’aeroporto internazionale di Caracas, che ha sospeso i voli.

Venezuela, doppia scossa di terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5: decine di morti
Macerie dopo le scosse di terremoto in Venezuela (Ansa).

Le due scosse a 40 secondi di distanza

Quello avvenuto nella notte è stato il sisma in Venezuela più violento negli ultimi 126 anni: le scosse si sono sentite fino a oltre 160 chilometri dall’epicentro nello Stato di Yaracuy, ai confini con la Colombia. La prima si è verificata nell’area di San Felipe appena passate le ore 18 locali. Dopo appena 40 secondi la seconda scossa, registrata a 23 chilometri a sudest di Yumare, in un’area che ospita nel più grandi raffinerie del Venezuela. A rendere le conseguenze di questo terremoto ancora più gravi la bassa profondità dell’epicentro, appena 10 chilometri sotto il suolo. Inoltre nel Paese sono tantissimi gli edifici costruiti senza alcuna osservanza delle norme antisismiche.

Venezuela, doppia scossa di terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5: decine di morti
Soccorsi dopo il terremoto in Venezuela (Ansa).

Dichiarato lo stato di emergenza

«La situazione è grave, molte zone sono state colpite gravemente. Il primo messaggio ora è mantenere l’unione e la calma per salvare vite: tutte le organizzazioni si sono messe al lavoro». Lo ha detto la presidente ad interim Delcy Rodriguez, dichiarando lo stato di emergenza e ringraziando «i governi che si sono offerti per dare aiuto: Usa, Cuba, Gb, Brasile Messico, Onu». Si sono attivati anche Ecuador, Panama e El Salvador.

Tajani: «Non risultano vittime italiane»

«Gli italiani in Venezuela che sono registrati con la nostra Unità di crisi, con il sistema Viaggiare Sicuri, sono stati tutti contattati e al momento non ci sono vittime», ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. E poi: «L’Italia e l’Europa aiuteranno il Venezuela: ho detto alla presidente che il governo valuterà il tipo di sostegno immediato che si può offrire e che sosterrà con l’Unione europea la richiesta di attivare il meccanismo di Protezione civile».

Rientrato l’allarme tsunami

I centri di allerta tsunami statunitensi hanno dichiarato che non sussiste più alcuna minaccia di maremoto a seguito del sisma in Venezuela. Un precedente avviso, emesso dopo le due forti scosse, aveva messo in guardia sulla possibilità di onde per le coste entro 300 chilometri dall’epicentro, così come per Porto Rico e le Isole Vergini.

Trump insiste: «Deluso da Italia, Regno Unito, Germania e Francia»

Il presidente americano Donald Trump insiste nel sottolineare di essere rimasto deluso da Italia, Regno Unito, Germania e Francia e da altri alleati della Nato. «Ci hanno mollato, sarebbe stato carino se avessero offerto il loro aiuto. Un altro presidente non avrebbe incontrato Rutte», ha aggiunto in un incontro allo Studio Ovale con il segretario generale della Nato. Mark Rutte aveva affermato, in un’intervista a Fox News, che almeno 500 aerei statunitensi erano decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione americana Epic Fury contro l’Iran. «Un numero enorme di voli». Parole che fanno fatto riaprire il dibattito sull’uso delle basi Usa in Italia e sulle regole bilaterali che ne governano i limiti. L’accusa del tycoon si concentra da giorni proprio sullo scarso impegno di Roma nel supportare la guerra americana contro il regime degli Ayatollah. Immediata la reazione dell’opposizione, che ha chiesto compatta che il governo riferisca in aula per spiegare cosa sia affettivamente successo.

Nella legge elettorale spunta un emendamento anti-Vannacci

Nella nuova legge elettorale – il cosiddetto Melonellum – è spuntato un emendamento voluto dalla maggioranza, in base al quale non dovranno raccogliere le firme in vista delle prossime elezioni le forze politiche che hanno un gruppo parlamentare (alla Camera o al Senato) formatosi entro il 31 dicembre 2025. La riformulazione del testo esclude dall’esonero Futuro Nazionale: i deputati del movimento di Roberto Vannacci hanno costituito solo una componente autonoma all’interno del Gruppo Misto della Camera dei deputati e perdipiù a maggio del 2026.

Nella legge elettorale spunta un emendamento anti-Vannacci
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Stessa sorte per +Europa, che avendo solo una componente e non un gruppo a Montecitorio sarà costretta alla raccolta delle firme. “Salvi” invece Alleanza Verdi e Sinistra, Azione e Noi moderati, che hanno un gruppo in almeno una delle due Camere.

LEGGI ANCHE: La grana europea di Vannacci: perché i suoi Sovranisti sono nel mirino

Continua il braccio di ferro sull’approdo in Aula

Prosegue intanto il braccio di ferro per l’approdo in Aula del Melonellum. La maggioranza insiste per venerdì 26 giugno, ma le opposizioni sono contrarie. «Sostenere che la legge elettorale possa approdare in Aula già venerdì significa ignorare la realtà dei lavori», ha affermato Federico Fornaro, deputato dem componente della commissione Affari costituzionali della Camera: «Lo stanno dicendo gli stessi relatori, che continuano a chiedere supplementi di tempo per sciogliere questioni ancora aperte e affrontare temi di grande rilevanza politica». La maggioranza, che vuole velocizzare l’iter per arrivare al più presto all’ok finale, ha messo da parte gli emendamenti che riguardano le preferenze. Così il capogruppo di Avs Filiberto Zaratti: «Vogliamo sapere quali siano i pareri sugli emendamenti accantonati, cosa la destra voglia fare sui nodi critici, dai fuori sede alle preferenze».

Il Board of Peace di Trump riparte da zero a Cipro

Il Board of Peace istituito da Donald Trump si riunirà in un resort di Cipro il 30 giugno per «rivedere la propria strategia». Lo hanno riferito a Politico due alti funzionari dell’Ue, coinvolti nell’organizzazione del summit, spiegando che l’incontro durerà due o tre giorni. L’obiettivo è quello di «ripartire da zero» dopo che negli ultimi mesi «la guerra con l’Iran ha completamente distolto l’attenzione».

Il Board of Peace di Trump riparte da zero a Cipro
Nikolay Mladenov (Ansa).

Cipro parteciperà in qualità di osservatore

All’incontro parteciperanno rappresentanti del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, formato da tecnocrati palestinesi e incaricato di sostituire Hamas nel governo della Striscia, e dell’ufficio di Nikolay Mladenov, ex diplomatico bulgaro nominato da Trump come suo alto rappresentante per il territorio. Cipro, in linea con la posizione dell’Unione europea, non è co-organizzatore dell’evento: parteciperà infatti esclusivamente in qualità di osservatore.

Il Board of Peace di Trump riparte da zero a Cipro
Donald Trump (Ansa).

Il Board of Peace non ha fatto progressi

Trump ha istituito il Board of Peace (assegnandosi fin dall’inizio la presidenza a vita) per supervisionare cessate il fuoco, stabilizzazione e ricostruzione della Striscia di Gaza. Il gruppo – che nei progetti del tycoon dovrebbe poi allargare il raggio d’azione – ha tenuto la sua prima riunione a febbraio a Washington, ma da allora ha compiuto pochi progressi a causa di problemi di finanziamento, ostacoli logistici e dubbi sulla sua legittimità internazionale e legale. Secondo quanto a maggio dal Financial Times a maggio, nei primi quattro mesi trascorsi dalla sua creazione il Board of Peace non aveva ricevuto alcuna donazione, nonostante promesse di finanziamenti per 17 miliardi di dollari. Nel frattempo, la situazione nella Striscia resta drammatica.

Salvini al lavoro per «militarizzare» le stazioni ferroviarie

Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, è al lavoro per «militarizzare» le stazioni ferroviarie italiane. È quanto si legge in una nota diffusa dal segretario della Lega, in cui non vengono usate mezze misure: «C’è ancora troppa gentaglia in giro, serve controllare metro per metro le stazioni».

Salvini al lavoro per «militarizzare» le stazioni ferroviarie
Matteo Salvini (Ansa).

Il piano di Salvini per la sicurezza nelle stazioni

«Meno 47 per cento di aggressioni al personale FS, -46 per cento di furti nelle stazioni italiane, nel 2026 rispetto al 2025, anche grazie alle 1.348 unità di FS Security, strumento fortemente voluto dal ministro Salvini», si legge nel comunicato, in cui dopo i progressi ottenuti viene illustrato il piano per – appunto – «militarizzare» gli scali ferroviari d’Italia: «Numeri incoraggianti, emersi dalla riunione con i vertici di FS tenutasi ieri, ma che possono e devono ancora migliorare secondo Salvini, che è al lavoro per militarizzare e liberare le principali stazioni italiane, portando l’organico di FS Security a 1.700 unità e aumentando sensibilmente il numero di donne e uomini in divisa a presidio degli scali».

Villa Certosa vicina alla vendita alla famiglia reale del Qatar per 350 milioni di euro

Villa Certosa, residenza di Silvio Berlusconi in Sardegna, sarebbe vicina a essere venduta alla famiglia reale del Qatar. L’acquirente, secondo le anticipazioni della Nuova Sardegna, sarebbe infatti la famiglia Al Thani, dinastia che governa il Paese da oltre 150 anni e che nella regione vanta già una presenza consolidata attraverso importanti investimenti che spaziano dalla Costa Smeralda al Mater Olbia Hospital. Le indiscrezioni parlano di una valutazione vicina ai 350 milioni di euro, una cifra inferiore rispetto ai circa 500 milioni ipotizzati dal mercato. Gli eredi Berlusconi hanno deciso di mettere in vendita la proprietà dopo la morte dell’ex premier avvenuta il 12 giugno 2023.

La rivelazione di Rutte sugli aerei Usa decollati dall’Italia per attaccare l’Iran

Intervistato da Fox News, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha rivelato che, nell’ambito dell’operazione americana Epic Fury contro l’Iran, dalle basi italiane sono decollati circa 500 aerei da guerra statunitensi.

Rutte: «Dall’Europa tra 4 e 5 mila missioni di volo»

Sottolineando il sostegno europeo all’azione militare Usa contro la Repubblica Islamica, Rutte ha affermato che, guardando a tutto il continente, «si parla di un numero compreso tra 4 e 5 mila missioni di volo». Così sul nostro Paese: «Comprendo la delusione (di Donald Trump, ndr), ma se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione». A dimostrazione dell’enorme impegno Ue, un Paese come la Romania, ha aggiunto Rutte, «nella sua capitale Bucarest ha dovuto ridurre il traffico aereo commerciale perché l’aeroporto veniva utilizzato come deposito per le aerocisterne».

Federica Sciarelli lascia “Chi l’ha visto?”

La Rai ha confermato le indiscrezioni sull’addio di Federica Sciarelli a Chi l’ha visto?, programma che la giornalista conduceva dal 2004, anno in cui aveva ricevuto il testimone da Daniela Poggi. «Rai e Federica Sciarelli, in vista dello scadere del contratto che lega la professionista alla tv pubblica, stanno ragionando insieme sul futuro professionale della giornalista e sui possibili progetti che la vedano protagonista nelle prossime stagioni», si legge in una nota dell’emittente pubblica: «Parallelamente sono in corso riflessioni anche su Chi l’ha visto?, programma di cui Sciarelli è da oltre 20 il volto di riferimento e centrale nell’offerta del Servizio pubblico e su chi potrebbe raccoglierne l’eredità».

Sciarelli non dovrebbe passare alla concorrenza

Secondo quanto riportato da Affari Italiani, alla base della decisione di Sciarelli di lasciare Chi l’ha visto? ci sarebbe «la stanchezza che ha davvero preso il sopravvento per un programma che ormai ha tanti cloni sparsi per la tv», oltre che il carico emotivo accumulato in molti anni trascorsi a stretto contatto con le famiglie delle persone scomparse. Nel 2024, con l’avvicinarsi dell’età pensionabile (raggiunta nel 2025), la Rai aveva “blindato” Sciarelli con un contratto biennale come collaborazione esterna: secondo le indiscrezioni, il passo indietro riguardante Chi l’ha visto? non comporterebbe un addio alla tv di Stato, in quanto la giornalista non dovrebbe passare alla concorrenza. Tra i nomi che circolano per sostituire Sciarelli al timone di Chi l’ha visto?, ci sono quelli di Eleonora Daniele e Massimo Giletti.

Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia

Dopo un anno, cinque mesi e 24 giorni Gianni Alemanno ha lasciato il carcere di Rebibbia a Roma. L’ex sindaco di Roma era stato condannato per il reato di traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”.

Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia
Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia
Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia
Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia

Alemanno: «Il governo non ha fatto niente per il sovraffollamento»

«Esco dal carcere da innocente», ha detto parlando con i cronisti. Per poi puntare il dito contro il governo Meloni, che «non ha fatto niente» per il sovraffollamento dei penitenziari. Nel periodo trascorso dietro le sbarre l’ex ministro delle Politiche agricole ha raccontato regolarmente l’inferno carcerario italiano nel suo diario pubblicato sull’account Facebook. «Ho rivisto e ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica. In questo carcere la Repubblica Italiana perde la faccia per come tratta la gente, ma soprattutto perché non dà a chi se lo merita una possibilità di uscire a testa alta, di rifarsi una vita. E questa è una vergogna», ha dichiarato.

Caldo estremo, 16 città italiane da bollino rosso

Prosegue l’ondata di caldo record in Europa, che non sta risparmiando l’Italia. Oggi i capoluoghi da bollino rosso sono 16: Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. Domani giovedì 25 giugno diventeranno 17: si aggiungerà anche Bari. Il bollino rosso rappresenta l’allerta massima (livello 3), che indica condizioni di emergenza con possibili effetti negativi sulla salute anche di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Caldo estremo, 16 città italiane da bollino rosso
La temperatura rilevata su un display (Imagoeconomica).

L’ondata di caldo record in Europa

Dopo il dominio di Cerberus, nei prossimi giorni ci sarà un ulteriore rafforzamento dell’alta pressione con l’arrivo dell’anticiclone africano Caronte. La situazione sta mettendo sotto pressione diversi Paesi europei: in Francia ieri è stata ufficialmente la giornata più calda mai registrata dall’inizio delle rilevazioni nel 1947. Criticità analoghe in Spagna, dove l’agenzia Aemet ha emesso allerta rossa per l’Andalusia, con previsioni di 44°C, e avvisi per Cantabria e Paesi Baschi, dove le temperature raggiungeranno i 40°C. Avviso rosso persino per l’Inghilterra centrale e meridionale, dove sono previste temperature fino a 40°C.

L’allarme dell’Oms: «Emergenza sanitaria»

«L’aumento delle temperature sta già mettendo a rischio vite umane e sta ponendo sotto pressione i sistemi sanitari in tutta la regione europea dell’Oms», ha dichiarato Hans Kluge, direttore europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità: «La nostra regione è quella che si sta riscaldando più rapidamente al mondo. Solo negli ultimi quattro anni il caldo ha causato oltre 200 mila decessi, mentre la mortalità correlata al caldo è aumentata del 30 per cento negli ultimi 20 anni».

Trump, crollo nei sondaggi e sfida del Senato sulla guerra in Iran

Nuova presa di distanza del Congresso dalla Casa Bianca sull’Iran. Dopo la Camera dei rappresentanti anche il Senato ha approvato la risoluzione che chiede la cessazione delle operazioni militari a meno di una preventiva autorizzazione parlamentare. Il provvedimento non ha poteri di legge, ma ha un forte valore simbolico e segnala il crescente dissenso bipartisan per la gestione del conflitto da parte di Donald Trump.

Trump, crollo nei sondaggi e sfida del Senato sulla guerra in Iran
Donald Trump a Capitol Hill (Ansa).

Hanno votato a favore anche quattro repubblicani

La risoluzione è passata al Senato (a maggioranza repubblicana) con 50 voti favorevoli e 48 contrari. Quattro gli esponenti conservatori che hanno votato assieme ai democratici per il via libera al documento: Rand Paul, Lisa Murkowski, Susan Collins e Bill Cassidy. L’unica eccezione nel campo progressista è stato John Fetterman, che ha invece votato contro il testo. È la prima volta dall’approvazione della War Powers Resolution del 1973 in cui entrambe le Camere approvano una risoluzione congiunta che impone al presidente di mettere fine a un conflitto.

Trump, crollo nei sondaggi e sfida del Senato sulla guerra in Iran

La rabbia di Trump: «Voto inopportuno e inutile»

Ovviamente, dopo il semaforo verde alla risoluzione Trump ha attaccato il Senato con uno dei suoi post su Truth, sostenendo che il Congresso stia interferendo con i negoziati in corso con Teheran: «Quindi, ho messo l’Iran alle corde, pronto a crollare, disposto a darci praticamente qualsiasi cosa e, per la prima volta in decenni, con un enorme rispetto per gli Stati Uniti e il suo presidente, e il Senato degli Stati Uniti decide di votare in un momento inopportuno e inutile sulla Risoluzione sui poteri di guerra, dicendo al principale sponsor del terrorismo al mondo che agli Usa non piace quello che sto facendo loro, e che devo fermarmi, e così facendo ho fornito aiuto e conforto al nemico. Quattro repubblicani perdenti hanno votato con i democratici, e l’Iran ha chiesto al mio popolo: hanno appena reso il mio lavoro più difficile, ma lo porterò a termine, in un modo o nell’altro, perché lo porto sempre a termine!».

Trump, crollo nei sondaggi e sfida del Senato sulla guerra in Iran
Donald Trump (Ansa).

The Donald continua intanto a calare nei sondaggi

Oltre alla “ribellione” di Capitol Hill, Trump deve far fronte anche al crollo di consensi, punto più basso del suo secondo mandato. Il livello di popolarità di The Donald è in picchiata: secondo il rilevamento mensile dell’American Research Group, il suo tasso di gradimento è sceso al 30 per cento, mentre il 66 per cento non approva il suo operato. Un mese fa lo stesso sondaggio aveva rivelato che il 31 per cento degli americani approvava Trump, che era stato invece bocciato dal 64 per cento degli intervistati. E non c’è solo la guerra, perché sull’economia le cose vanno ancora peggio per il tycoon: appena il 26 per cento dei cittadini approva le sue scelte, che hanno portato a un’accelerata dell’inflazione.

Meloni: «Colpita da Trump ma la politica non è Temptation Island»

Dopo giorni di botta e risposta con Trump, la premier Meloni ha assicurato di non vedere «rischi di contraccolpi» ma ha chiarito che «il nostro lavoro bilaterale con gli Stati Uniti deve tornare alla sua normalità», e in quest’ottica non vuole «continuare ad alimentare il confronto» con il presidente Usa. Intervistata da Maurizio Belpietro a Il giorno della verità, ha aggiunto che i suoi attacchi l’hanno «sinceramente colpita», senza sbilanciarsi ma nemmeno escludere la veridicità delle ricostruzioni secondo cui il tycoon ha reagito al suo atteggiamento che «poteva sembrare assertivo» o per «distogliere l’attenzione dall’andamento dei negoziati sull’Iran, riportandola sulle difficoltà in ambito Nato». Ad ogni modo, la linea è che «la politica estera italiana sarà quella degli ultimi 80 anni», dato che «mantenere solido il rapporto tra Usa e Ue è quello su cui si basa la forza dell’Occidente». Una dinamica profonda di cui «non si può parlare come fosse Temptation Island».