Approvato il decreto bollette, ora è legge: cosa prevede

Il Senato ha dato il via libera, con 102 sì, 64 no e due astenuti, al decreto bollette, che ora è diventato legge. Tra le misure contenute nel provvedimento, in seconda lettura a Palazzo Madama, un contributo straordinario di 115 euro per chi percepisce il bonus sociale per l’energia, la proroga della dismissione delle centrali a carbone italiane, una stretta sul telemarketing e sostegno ai trasporti meno inquinanti.

Bonus di 115 euro e teleriscaldamento

Come anticipato, il testo prevede un contributo straordinario del valore di 115 euro ai titolari del bonus sociale per la fornitura di energia elettrica. Previsto inoltre un contributo che i venditori di energia elettrica possono volontariamente riconoscere per il 2026 e il 2027, in cambio di un’attestazione, a favore dei clienti domestici non titolari di bonus sociale e con Isee annuale non superiore a 25 mila euro. Dal 1° gennaio 2026, poi, viene riconosciuto, alle famiglie economicamente svantaggiate che hanno diritto all’applicazione delle tariffe agevolate per la fornitura di energia elettrica (bonus elettrico), anche il diritto alla compensazione della spesa per la fornitura del teleriscaldamento.

Sostegno alle utenze non domestiche

Il decreto introduce un meccanismo per ridurre il costo delle bollette elettriche delle utenze non domestiche attraverso una ristrutturazione degli incentivi del Conto energia per gli impianti fotovoltaici con potenza superiore ai 20kW. In particolare, i titolari di impianti fotovoltaici con potenza superiore a 20 kW che beneficiano di incentivi dei quattro meccanismi del Conto energia con scadenza dal 2029 possono scegliere volontariamente di ridurre del 15 o 30 per cento i premi tariffari previsti tra il 2026 e il 2027, in cambio di un’estensione della convenzione rispettivamente di tre o sei mesi. Viene prevista la possibilità, per questi soggetti, di optare per l’uscita anticipata dal sistema di incentivazione del Conto energia, a partire dal 2028, in cambio di un corrispettivo. L’erogazione del corrispettivo è subordinata all’obbligo di rifacimento integrale degli impianti fotovoltaici. Servirà un decreto del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica per definire le modalità di attuazione della fuoriuscita dal Conto energia.

Prorogata la dismissione delle centrali a carbone

Viene prorogata al 2038 la graduale dismissione delle centrali a carbone utilizzate per la produzione di energia elettrica. Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, trasmesso alla Commissione europea nel luglio 2024, prevede la cessazione della produzione elettrica da carbone entro il 2025 per le centrali del continente ed entro il 2028 per quelle ubicate in Sardegna, subordinatamente al completamento delle necessarie infrastrutture di interconnessione. La disposizione fissa dunque un termine più ampio rispetto alla tempistica programmata, senza distinguere tra le centrali ubicate sul continente e quelle ubicate in Sardegna.

Stretta sul telemarketing

Prevista infine una stretta sul telemarketing, che si sostanzia nel divieto di effettuare sollecitazioni commerciali per telefono, anche attraverso l’invio di messaggi a consumatori, finalizzate alla proposta e conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas. Il professionista potrà contattare il consumatore per telefono, anche attraverso l’invio di messaggi, qualora vi sia stata una richiesta effettuata direttamente al professionista attraverso interfacce informatiche di quest’ultimo oppure nel caso in cui il contatto sia stato effettuato nei confronti dei propri clienti di energia elettrica e gas che abbiano espresso specifico consenso per ricevere proposte commerciali. I contratti stipulati a seguito di contatto effettuato in violazione di quanto previsto da queste disposizioni saranno considerati nulli.

La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole

«Ma guarda, Fuksas è entrato nella corte di Giuli»: lo spiffero romano, dalle parti di piazza Farnese, luogo amato e frequentatissimo dall’archistar, domina la scena. Nel Partito democratico capitolino storcono il naso appena si accenna alla nomina governativa dedicata a Fuksas. Cosa è successo? Sul sito della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea è apparso il nuovo consiglio d’amministrazione. Un elenco che ancora non è stato comunicato ufficialmente dal ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli. Ed ecco i nuovi nomi: Massimiliano Fuksas, Pio Baldi, Renata Codello e Stefano Laporta. Nel collegio dei revisori dei conti appare Biagio Mazzotta, già ragioniere generale dello Stato e presidente di Fincantieri. Codello è stata dirigente del dicastero di via del Collegio Romano e ora è segretaria generale della Fondazione Giorgio Cini di Venezia. Baldi, nato nel 1945, è stato presidente del Maxxi, ma anche presidente della Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, e amministratore dell’Accademia nazionale di San Luca. È però il nome di Fuksas, classe 1944, che fa rumore nella sinistra romana: è stato designato dal Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici. E subito ci si ricorda che nel 2016 Giorgia Meloni criticò aspramente i costi di costruzione della Nuvola all’Eur, opera progettata dallo studio Fuksas, definendoli soldi «buttati». Con tanto di manifestazione di Fratelli d’Italia davanti al cantiere, e Meloni pronta a dire che la spesa, «sommata alle vele di Calatrava, fa un miliardo di euro. Soldi dei romani che potevano essere spesi per risolvere il problema della manutenzione stradale». Comunque sono passati 10 anni. E recentemente Fuksas ha un po’ ricalibrato i suoi giudizi sulla premier. A proposito dell’immagine del volto di Meloni riprodotta su un angelo nel dipinto nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma, per esempio ha detto: «Meglio lasciarla così, tutto fa parte della storia». Tutte dichiarazioni rilasciate durante un’intervista alla trasmissione Un giorno da pecora su Rai Radio1, in cui Fuksas ha spiegato: «Altro che angioletto, lei ha carattere forte e decisionista, è una delle poche in Italia. E poi quel volto ha un’altra impostazione. Secondo me è solo il frutto di un ammiratore segreto che si è lasciato andare». Ora la nomina di Fuksas nel cda dell’istituzione museale statale è destinata a far discutere. Non sarà stato lui quell’ammiratore segreto, vero?

La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole

Montecitorio a tutta birra

Si chiama “Know Your Beer”, è la nuova piattaforma digitale promossa dalla European Beer Consumers’ Union, ora disponibile anche in lingua italiana e pensata per «rafforzare la consapevolezza nel consumo e la trasparenza nel settore brassicolo». Dove verrà presentata ufficialmente? Il 9 aprile, alla Camera dei deputati presieduta da Lorenzo Fontana, nel corso dell’incontro dal titolo “Know Your Beer: Ebcu e Unionbirrai, la nuova frontiera della trasparenza”, che mette al centro anche l’impatto delle recenti riforme della normativa italiana sulla birra. E l’appuntamento a Montecitorio «aprirà la due giorni di lavori dell’Ebcu 73rd Delegates Meeting, in programma a Roma il 10 e 11 aprile e ospitata da Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici artigianali indipendenti, dedicata al confronto sulle politiche europee della birra, al lancio di nuove campagne rivolte ai consumatori e a momenti di approfondimento strategico».

Zanda sui piedi per Conte

Che ne sarà della leadership del campo largo? È arrivata una stroncatura di peso firmata da Luigi Zanda, 83enne ex senatore, già tesoriere dem e padre fondatore del Pd, in un’intervista a Il Foglio: «Saggezza vorrebbe che il presidente del Consiglio fosse il segretario del partito più grande», ma «se Giuseppe Conte non lo accetta perché vuol fare lui il premier è un segno politico negativo». Di certo Zanda non si nasconde: «Non voterei mai per Conte. Perché non ha governato bene e ancor di più perché pencola verso destra». Insomma l’Avvocato del popolo «non è né di destra né di sinistra, ma va verso destra dal momento che ha sempre rifiutato di definirsi “uomo di sinistra”». Le Primarie? Per carità: «Oggi non sarebbero uno scontro tra alleati, ma tra nemici, un bel regalo a Giorgia Meloni». Ed Elly Schlein? «Non ha un profilo da statista, è evidente. Ha trasformato il Pd in un movimento leaderistico. E governare l’Italia è cosa diversa dall’essere volto di un partito. Tuttavia la voterei se dicesse in anticipo i suoi ministri dell’Economia, dell’Interno, degli Esteri e della Difesa».

La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
Elly Schlein e Luigi Zanda (foto Imagoeconomica).

Il caso dei mancati contributi pubblici al documentario su Regeni approda alla Camera

La decisione del Ministero della Cultura di escludere l’opera dai finanziamenti per le opere cinematografiche il documentario Giulio Regeni: Tutto il male del mondo, che racconta la storia del ricercatore ucciso in Egitto nel 2016, è diventato un caso politico: la questione è infatti arrivata alla Camera dei deputati, con tre interrogazioni presentate ad Alessandro Giuli da Pd, +Europa e Avs. Domani, mercoledì 8 aprile, il ministro della Cultura sarà in Aula per rendere conto dei mancati contributi pubblici per la pellicola, che è già uscita nella sale e ha vinto il Nastro della Legalità.

Il docufilm ha vinto il premio Nastro della Legalità

Il film, diretto da Simone Manetti e prodotto da Mario Mazzarotto per Ganesh e da Domenico Procacci per Fandango, racconta gli eventi relativi alla morte di Regeni, dal rapimento alle torture fino appunto all’uccisione, con la ricostruzione della sua famiglia e dell’avvocata Alessandra Ballerini. Per l’omicidio di Regeni è ancora in corso (tra ostacoli giuridici di ogni tipo) il processo a quattro militari dei servizi segreti egiziani. Come detto, il documentario ha vinto il premio Nastro della Legalità. Ma, a differenza di altri progetti cinematografici oggettivamente meno rilevanti dal punto di vista civile e sociale, non ha ricevuto alcun contributo dal MiC.

I genitori: «Forse tutto questo dà fastidio o fa paura»

Procacci, uno dei produttori del documentario, ha dichiarato che la “bocciatura” di Giulio Regeni: Tutto il male del mondo «non è una scelta artistica», ma «solo politica», spiegando: «Posso anche capire se vengano commessi errori da un punto di vista artistico, per scarsa competenza. Puoi decidere di non finanziare un film perché non sai come sarà, come verrà, e pensi che non sia un bel lavoro. Ma il documentario è stato fatto, è uscito, ha già vinto premi». Il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici (100autori, ANAC, WGI, AIR3, AIDAC, ACMF) ha espresso sorpresa per l’esclusione dal finanziamento «di alcuni titoli che apparivano, per qualità e rilevanza, tra i più meritevoli di sostegno pubblico», chiedendo un confronto urgente con il Ministero sulle commissioni esaminatrici. «Forse tutto questo a qualcuno dà fastidio o fa paura», hanno dichiarato Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio. Il documentario, a conferma del suo valore, verrà proiettato il 5 maggio al Parlamento europeo.

Il caso dei mancati contributi pubblici al documentario su Regeni approda alla Camera
Claudio e Paola Regeni, genitori di Giulio (Imagoeconomica).

Le dimissioni di due componenti della commissione

Dopo le polemiche sul mancato finanziamento del docufilm su Regeni si sono dimessi due dei componenti della commissione che assegna i contributi selettivi al cinema del MiC: il noto critico cinematografico Paolo Mereghetti e lo story editor Massimo Galimberti. Contattato dall’Ansa, Mereghetti ha spiegato che, pur non facendo parte della Commissione che aveva esaminato il film su Regeni, ha ritenuto necessario «per coerenza» prendere le distanze dall’organo che non ha considerato il documentario meritevole dei finanziamenti. Galimberti, raggiunto da Adnkronos, ha spiegato di aver inviato «una semplice lettera di dimissioni, dopo molti anni di lavoro nella commissione» per «una difformità di vedute sui criteri di valutazione delle opere», che «non riguarda solo un caso».

Il caso dei mancati contributi pubblici al documentario su Regeni approda alla Camera
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

Giuli risponderà durante il question time alla Camera

Come detto, sono tre le interrogazioni presentate dall’opposizione al ministro Giuli, che l’8 aprile risponderà nel corso del question time alla Camera. L’atto del Pd, a prima firma della segretaria Elly Schlein, sostiene che la decisione «appare difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione» e che dunque sia «soltanto politica». Secondo il Pd, le nuove regole avrebbero «ridotto i meccanismi automatici e trasparenti», orientando di fatto anche le scelte artistiche. Nel mirino anche la «composizione della commissione incaricata della selezione», con «dubbi circa la piena imparzialità delle scelte».

Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai

Quanto costano le “moderazioni” di Claudia Conte, la donna al centro del caso politico che ha coinvolto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che in molti atti ufficiali risulta con il nome Anna Claudia Conte? Spulciando un po’, si trova un esempio molto interessante del suo “cachet”. E riguarda Andrea Covotta, storico giornalista Rai che da sempre si occupa di politica: il suo nome non è tra quelli più famosi, ma comunque ricopre il ruolo di direttore di Rai Quirinale. Ebbene, nel Comune di Colleferro, Città metropolitana di Roma Capitale, «l’Amministrazione comunale il giorno 30 ottobre 2024, alle ore 17.30, ha organizzato presso la Biblioteca Riccardo Morandi la presentazione del libro di Andrea Covotta, giornalista, responsabile della Struttura Rai Quirinale, dal titolo Politica e pensiero – Storie e personaggi dei partiti del Novecento». E indovinate chi c’era? Nella determinazione dirigenziale 985 del 30 ottobre 2024 del Comune l’oggetto è «incarico professionale di moderatrice alla dott.ssa Anna Claudia Conte».

LEGGI ANCHE

Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Andrea Covotta (foto Imagoeconomica).

L’opera di Covotta viene sintetizzata così: «Il libro è una sorta di viaggio nelle culture politiche italiane (cattolica, comunista, socialista e della destra) attraverso un ritratto dei suoi principali protagonisti, ripercorre la storia del pensiero politico italiano dagli inizi del Novecento fino al 1978, anno emblematico con la morte tragica di Moro, l’elezione di Pertini al Quirinale e la particolarità dei tre “papi”: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II». E ancora, si legge: «Interverranno alla presentazione il senatore Luigi Zanda e Claudio Sordo, giornalista parlamentare dal 1987» (che poi si chiama Sardo, ma tant’è).

Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai

Compenso di 1.500 euro, anche perché aveva già condotto «egregiamente»…

Quindi ecco la parte sul compenso: «Considerato che: – occorre affidare l’incarico di moderatore dell’iniziativa de quo; – per tale motivo è stata contattata la dott.ssa Anna Claudia Conte che ha già condotto egregiamente incarichi simili per il Comune di Colleferro; Preso atto del preventivo della dott.ssa Claudia Conte che, per lo svolgimento della performance, ha richiesto un compenso di €. 1.442,30 + oneri 4 per cento (€.57,70) per un totale di €. 1.500,00; Considerata la validità sociale e culturale dell’iniziativa; Dato atto che l’attività di moderatrice di cui trattasi è da considerarsi come prestazione artistica occasionale e rappresentazione artistica unica che, ai sensi dell’art. 50 del D. Lgs 36/2023, prevede l’affidamento diretto a specifici operatori economici specializzati nel campo delle arti dello spettacolo e della musica».

Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai

Quindi viene «dato atto che il presente affidamento diretto è motivato da: a) specificità della fornitura e tipo di servizio trattato; b) congruità dell’offerta, economicità della fornitura proposta; c) possesso, da parte dell’operatore economico, dei requisiti di serietà, professionalità e competenza nel settore richiesti dal contratto, nonché dei requisiti di legge».

Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Il compenso destinato dal Comune di Colleferro a Claudia Conte.

Un cachet a peso d’oro probabilmente per il suo ruolo di attrice?

Cosa si deduce da questo atto pubblico? Innanzitutto che Conte è laureata, o almeno viene dichiarata tale: è «un operatore economico», vanta su carta bollata «requisiti di serietà, professionalità e competenza», e soprattutto che moderare la presentazione di un libro è una «prestazione artistica occasionale», anzi, peggio, «una performance», e che «ha già condotto egregiamente incarichi simili per il Comune di Colleferro». Quindi non nei panni della giornalista, ma dell’attrice, evidentemente, e con un compenso a peso d’oro. Alla faccia dell’Ordine dei giornalisti, del quale fa parte Covotta, fratello di Domenico, già sindaco di Ariano Irpino. Andrea Covotta è presidente dell’Avellino Club Roma, sodalizio che annovera i tifosi vip irpini che abitano nella Capitale. Da rilevare che l’evento vedeva protagonisti esponenti del Partito democratico

Meloni, la foto col pentito del clan Senese è un caso: «Il mio impegno contro le mafie è cristallino»

«Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento». Così Giorgia Meloni ha risposto – via social – alla “redazione unica”, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report», che ha mostrato una foto del 2019 dell’attuale premier assieme a Gioacchino Amico, referente del clan Senese in Lombardi diventato poi collaboratore di giustizia nel processo Hydra a Milano nel tentativo (spiega la presidente del Consiglio) di «sostenere la bizzarra tesi» di una sua «vicinanza ad ambienti malavitosi».

L’anticipazione di Report col selfie scattato il 2 febbraio 2019 a Milano

Tutto nasce da un’anticipazione di Report, che dopo il caso dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro in società con la figlia di Mauro Caroccia, prestanome dei Senese, è tornato a indagare (il servizio verrà trasmesso il 12 aprile) sui rapporti tra esponenti di Fratelli d’Italia e ambienti legati al clan malavitoso, partendo da un selfie scattato il 2 febbraio 2019 all’Hotel Marriott di Milano, dove si era riuniti i vertici del partito. Amico, all’epoca non ancora indagato per associazione mafiosa ma con la fedina penale tutt’altro che immacolata, nei mesi successivi all’evento – spiega Report – aveva fatto circolare la foto tra le sue conoscenze, «dicendo di avere agganci importanti dentro Fratelli d’Italia», presentendosi inoltre «come referente territoriale del partito e molto vicino» al deputato Carlo Fidanza.

Il presunto tesserino per Montecitorio e la smentita della Camera

Secondo il racconto di un ex parlamentare che aveva ricevuto il selfie con Meloni, nella seconda metà del 2018 Amico avrebbe portato negli uffici di FdI alla Camera, «come se avesse un tesserino o un accredito speciale», per un incontro informale con Giovanni Donzelli. Quest’ultimo, interpellato da Report, ha però negato. «In riferimento alle notizie apparse su alcuni organi di informazione, la Camera dei deputati rende noto che non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato dalle fonti di stampa», si legge in una nota di Montecitorio.

Meloni: «Ai “professionisti dell’informazione” importa solo gettare fango»

Meloni, sempre sui social ha aggiunto: «Questi signori fanno inoltre un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie». E poi: «A questi “professionisti dell’informazione” non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica».

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana

Tra i funzionari c’è chi scherza e liquida l’idiosincrasia con una battuta: «È arrivata Jackie Kennedy a Montecitorio». Lorenzo Fontana non ha ideato per il Palazzo che ospita la Camera un piano di restauro conservativo così elaborato come quello ambizioso che avviò la first lady statunitense per la Casa Bianca a partire dal 1961. Per lo meno, non ha riunito un comitato composto da famosi collezionisti e decoratori e direttori di musei. Allergico a quasi ogni forma d’arte realizzata dopo il 1800, la terza carica dello Stato nel tempo ha semplicemente proceduto a una sorta di restaurazione conservativa che ha portato a un restyling senza clamore del Palazzo, con lo spostamento di quadri e opere contemporanee, anche molto belli, che ora sono meno visibili.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Lorenzo Fontana (Imagoeconomica).

Il quinto Stato di Ceroli e Orme di leggi di Lai trasferiti ai piani ‘bassi’

L’operazione ha riguardato in primo luogo l’ala berniniana di Montecitorio dove si trovano lo studio, la Biblioteca del presidente e la sala arredata come un salottino utilizzato per accogliere i suoi ospiti in occasione di brevi incontri. La maggior parte dei quadri di queste sale rispecchia il gusto dell’ospite e sono rimaste pochissime opere contemporanee, per lo più sistemate in posizioni poco visibili. Ma negli anni l’operazione si è allargata ad altre aree della Camera. Per esempio Il quinto Stato di Mario Ceroli (1984) è stato fatto traslocare ai piani ‘bassi’. L’opera si trovava in uno dei corridoi più ‘battuti’ del palazzo, quello che collega il Transatlantico e la galleria dei presidenti con l’ingresso principale, a pochi passi dall’accesso alle toilette e al barbiere, tra le poste, le spedizioni e il tabaccaio.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Il Transatlantico di Montecitorio (Imagoeconomica).

Ora, certamente parte di un progetto più ampio, il quadro è stato trasferito nell’auletta, assai meno frequentata, al piano terra del Palazzo dei gruppi parlamentari. L’opera è proposta insieme ad altre contemporanee, Orme di leggi di Maria Lai e Macchina tessile di Gino Severini. Forse valorizzata per chi frequenta occasionalmente l’auletta per convegni e riunioni, certamente tolta dalla vista quotidiana di deputati, dipendenti e assistenti di Montecitorio che amavano ammirare l’enorme tela (4×7 metri e mezzo) che ritrae sagome umane in movimento, a richiamare la marcia dei lavoratori del capolavoro di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il quarto Stato.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Il quinto Stato di Mario Ceroli (Ansa).

“Risparmiata” Look down di Jago

Macroscopica invece è stata la tolleranza del presidente nei confronti di un’opera che dallo scorso giugno è sistemata nel cortile d’onore del Palazzo, Look down di Jago. È stato l’autore a offrire la scultura dal valore milionario in prestito a Montecitorio. L’opera in marmo ritrae un neonato nudo, raggomitolato a terra e, nelle intenzioni dell’artista, rappresenta «un invito a guardare in basso ai problemi che affliggono la società e alla paura di una situazione di povertà diffusa che si prospetta essere molto preoccupante, soprattutto per i più fragili». Il presidente l’ha accolta con gentilezza. Non che gradisca la scultura – si commenta nei corridoi, con rassegnazione – ma in questo caso, da buon cattolico, non poteva rifiutare.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Lorenzo Fontana con l’artista Jago, alla cerimonia d’inaugurazione dell’opera Look Down nel cortile di Montecitorio (Ansa).

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia

Voglio sperare che anche nella vita di Giorgia Meloni ci sia, occultato da mille veli di riservatezza, discrezione e insospettabilità, un dolce legame segreto. Con una versione maschile di Maria Rosaria Boccia o di Claudia Conte: un trentenne decorativo, dal volto levigato e dal fisico da modello e dal look curato ma non leccato, dotato (anche) di tatto e ragionevolezza, cioè capace di temperare le proprie legittime ambizioni e la fame di incarichi con il senso dell’opportunità, la devozione alla sua capa e la fierezza di essere il suo riposo della guerriera. Se lo meriterebbe, la nostra povera premier, con tutto il lavoro che fa, compreso quello che spetterebbe ad altri.

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

Relazione asimmetriche ottime per un po’ di ego-boosting

Ma probabilmente la premier è l’unica che non approfitta della sua posizione per dotarsi di una relazione asimmetrica ed ego-boosting, come hanno fatto i suoi ministri Gennaro Sangiuliano e Matteo Piantedosi. E la lista fa ancora in tempo ad allungarsi, se il governo Meloni andrà avanti, in versione anatra zoppa, fino al termine della legislatura.

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia

Maestre dello speed climbing nelle stanze più alte del potere

Sì, perché, a quanto pare, non ci sono controindicazioni – né l’età più che matura, né l’aspetto non proprio apollineo, né un vincolo coniugale con una professionista rispettata e ancora piacente (giornalista Rai la signora Sangiuliano, prefetto la signora Piantedosi, nata Berardino, figlia di un pezzo grosso dei Servizi segreti) – alla relazione fra un ministro di destra e una giovane donna dall’inconfondibile modello fisico – un po’ Barbie Mar-a-Lago, un po’ soubrette di tivù locale –, con lo stesso background che mescola lauree vere e master farlocchi, comparsate nel mondo della moda o nel cinema, organizzazione di eventi in provincia e pubblicazioni su temi sociali, e con lo stesso talento per lo speed climbing nelle stanze più alte del potere, una consulenza dopo l’altra, una nomina dopo l’altra.

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia

Un intervistatore complice et voilà, la bomba deflagra

Ascensione che si arresta – o sale di livello? – quando Dagospia comincia a lanciare qualche frecciata sulle doti di scalatrice della signorina e su chi provvede a fornire gli appoggi ai suoi intraprendenti piedini, rigorosamente calzati con tacchi 12. Dopodiché ci pensa lei a far scoppiare, volontariamente o no, la bomba: con un post in cui ringrazia il ministro per un incarico mai ufficializzato (Boccia) o rispondendo a una domanda concordata con un intervistatore complice (Conte). E dalla sera alla mattina, eccola diventata la donna del momento, in grado di spodestare dal podio delle hot news guerre, crisi economiche, ultime da Garlasco, rovesci sportivi e farneticazioni di Donald Trump.

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Gennaro Sangiuliano e Matteo Piantedosi (foto Imagoeconomica).

Rimpasto di governo? Servirebbe anche quello delle amanti

A questo punto, è lecito domandarsi: dopo quelli della Cultura e dell’Interno, dall’armadio di quale ministro uscirà la prossima esuberante sventolona che demolisce due fra le presunte priorità del governo sovranista, cioè famiglia e meritocrazia? Su quali poltrone è seduto uno sugar daddy sotto mentite spoglie, e con le ore contate? Ormai non ci sentiremmo di escludere nemmeno quel pacioccone di Gilberto Pichetto Fratin (si scherza, il ministro della Sicurezza energetica sarà troppo impegnato con lo shock petrolifero e non ammetterà distrazioni). Forse Giorgia Meloni, più casta della Vestalis Maxima, ha in un cassetto la lista delle favorite in carica. E se ha scartato l’ipotesi di un rimpasto di governo, è solo perché dovrebbe provvedere anche a un rimpasto delle amanti.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi

E ora? L’attivismo di Giuseppe Conte – libro in uscita, incontro con amico-inviato speciale di Donald Trump, Paolo Zampolli a seguire, indi ri-occupazione del palinsesto mediatico-televisivo – ha decisamente spiazzato il Partito Democratico. A cominciare da Elly Schlein, convinta – insieme ai suoi strateghi – che bastasse non occuparsene. Che bastasse lasciar scorrere. Primarie? Noi si parla di giovani in difficoltà. Leadership del centrosinistra? Noi si ri-parla di salario minimo.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Renzi rilancia e presenta le Primarie delle Idee

E invece no. Conte si è ripreso la scena e il Pd si trova, di nuovo, ad aggiustare il tiro. Quello che sembrava appropriato la settimana scorsa – ignorare, resistere, ignorare, resistere, ignorare – non può più essere praticato. Anche perché è pure in corso uno strano asse fra Conte e Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva non è solo il principale sostenitore dell’alleanza progressista contro Giorgia Meloni, descritta come finita, bollita, etichettata come codarda dal senatore fiorentino.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Matteo Renzi e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

No, Renzi è il teorico e pratico della nuova stagione delle primarie. Al punto da lanciare le “Primarie delle Idee”, roba in sé non nuovissima e invero sufficientemente retorica, ma per ora funzionale all’agenda politica: il prossimo 11 aprile, alle ore 11, allo Spazio Vittoria a Roma, Renzi farà partire «il cantiere delle idee». «Il centrosinistra può vincere, ma per farlo deve mettere al centro le proposte per il Paese, non le ambizioni di leader, commentatori, editorialisti», dice Renzi. «E poi anche le primarie vere e proprie. Se fatte bene le primarie sono una grande festa di popolo. Il rischio divisioni esiste, certo. Ma parliamoci chiaro: qual è l’alternativa? Far decidere a chi? Ognuno ha il suo nome per fare il leader. E perché il nome di un commentatore o di un ex parlamentare deve valere più del voto di due milioni di persone? Io le primarie le ho vinte e le ho perse ma non ho mai avuto paura del giudizio delle persone: finché sei in democrazia non puoi rifiutare di misurarti con il consenso».

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Leader cercasi: ora spunta pure Nardella

Lo sta dicendo anzitutto a Schlein, che adesso – qui sta il punto – non può più tirarsi indietro. Dopo aver vinto tre anni fa le primarie per fare la leader del Pd, la segretaria non può rinunciare alle primarie del campo largo. In fondo è anche merito suo se c’è questa sacra alleanza TTG, Tutti Tranne Giorgia, che cerca disperatamente di trasformare i No referendari in voti sonanti per le elezioni politiche. L’unico che potrebbe farlo per davvero sembra davvero Conte contro il settarismo schleiniano. Ma per ora sono soltanto speculazioni politiche in una fase liquida, a tratti persino ambigua. Una fase che sembra dare spazio alle ambizioni di tutti. Da Silvia Salis, che non si perde un convegno politico (a seguirla c’è Marco Agnoletti, già portavoce di Matteo Renzi), a qualcuno meno esposto ma alla ricerca di consenso più o meno facile.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Silvia Salis (Imagoeconomica).

Alla schiera di possibili candidati alle prossime primarie si potrebbe aggiungere persino l’ex sindaco di Firenze, Dario Nardella, oggi europarlamentare irrequieto. Ha persino fondato una sua corrente, quella dei nardelliani, un po’ per proteggere la sua eredità politica a Firenze dalla sindaca Sara Funaro, non particolarmente in forma di recente, tra sicurezza, lavori e ristrutturazione dello stadio, un po’ perché Nardella vede uno spazio fra lo schleinismo e il «riformismo radicale», come lo chiama il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Anche Nardella si muove, insomma; ha persino una scuola di formazione in politiche europee, Akadémeia, “per il governo del territorio”. Glocal, insomma. L’ex sindaco di Firenze potrebbe non giocare l’eventuale partita delle primarie partita con l’ambizione di vincere, semmai per garantirsi un futuro più stabile.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Dario Nardella (Imagoeconomica).

Schlein deve stare attenta ai contiani di casa

Schlein insomma non può davvero stare tranquilla neanche dopo una vittoria referendaria, per quanto determinata dalla partecipazione straordinaria dell’Anm, ormai partito a tutti gli effetti. Tra poco dovrà iniziare a guardarsi anche da quelli che l’hanno sostenuta e che sognano di riportare Conte a Palazzo Chigi. Tanto lui il presidente del Consiglio l’ha già fatto. 

La missione di Meloni nel Golfo Persico per rafforzare la sicurezza energetica

La premier Giorgia Meloni è volata nel Golfo Persico per una missione di due giorni in alcuni Paesi della zona. Atterrata a Gedda nel pomeriggio di venerdì 3 aprile, è la prima leader occidentale a recarsi nell’area dall’inizio del conflitto di Iran. Incontrerà i principali leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar. La sua visita punta, tra l’altro, al rafforzamento della sicurezza energetica nazionale.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro

Gianmarco Mazzi è diventato, nel venerdì santo che precede Pasqua, il nuovo ministro del Turismo: oltre che un segnale politico, è anche un messaggio all’ex presidente del Coni Giovanni Malagò e a chi lo riteneva pronto a diventare il successore di Daniela Santanchè, oltre che un assist a coloro che lo vogliono sulla sedia lasciata vuota alla Figc da Gabriele Gravina.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Giovanni Malagò con Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

Il ministero della Cultura gli stava un po’ stretto

Il potentissimo Mazzi lascia la compagnia del ministero della Cultura, dove era sottosegretario. Un ambiente che in realtà “gli stava un po’ stretto”, prima con Gennaro Sangiuliano (quando Genny si dimise travolto dal caso Boccia, il suo nome circolò tra i papabili successori) e poi con Alessandro Giuli. Ora è diventato, quasi per caso, un “ministro a tutto tondo”.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro

Mazzi tra l’altro era finito anche nella polemica sull’annullamento del concerto del direttore d’orchestra russo Valery Gergiev alla Reggia di Caserta, come ha subito ricordato la dem Pina Picierno puntandogli il dito contro.

Fratelli d’Italia non vuole mollare nemmeno una poltrona

Si tratta di «una trincea, quella di Giorgia Meloni», dicono da Forza Italia, sottolineando che «Fratelli d’Italia non vuole mollare nemmeno una poltrona, come quella del Turismo, per darla a un esterno». In effetti sul post Santanchè, uscita dal ministero dopo il disastro referendario e associata alla cacciata del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, dopo le voci di un «nome famoso ma non politico» era stato il gruppo di Ignazio La Russa a puntare i piedi. Ma da Palazzo Chigi pare ci sia stata una presa di posizione contro gli esponenti dello stesso partito della premier provenienti dalla Sicilia.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Gianmarco Mazzi e Ignazio La Russa (foto Imagoeconomica).

Dentro il partito è stato Gianluca Caramanna a farne le spese

Così chi ne ha fatto le spese, in primo luogo, è stato Gianluca Caramanna, che nonostante all’anagrafe sia nato in Germania, con studi al liceo romano Righi, esperto di turismo tanto da ricoprire l’incarico di capo del dipartimento settoriale nel partito di via della Scrofa, è stato eletto in Trinacria nel collegio plurinominale. Isola che per Fratelli d’Italia è un’autentica polveriera, con il caso dell’addio di Manlio Messina che ancora non ha finito di produrre i suoi effetti.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Gianluca Caramanna (foto Imagoeconomica).

Un trampolino per diventare poi sindaco di Verona?

E allora Meloni ha puntato decisamente a un nome del Nord, ma non nella Lombardia dominata da ‘Gnazio (a cui comunque il nome di Mazzi va certamente bene, visto che i due sono molto vicini) che fa venire il mal di testa ad Arianna Meloni, bensì in quel Veneto, e precisamente Verona, che ha sempre dato grandi soddisfazioni alla destra, nonostante le spaccature che alle ultime elezioni comunali hanno permesso di consegnare la città all’ex calciatore Damiano Tommasi, che non ha tessera di partito ma guida una compagine alternativa alla maggioranza di governo, in carica dal 2022.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Il sindaco di Verona Damiano Tommasi (Imagoeconomica).

Non è un mistero che Mazzi abbia spesso pensato di diventare primo cittadino di Verona, e non manca troppo al termine del mandato di Tommasi: vestendo i panni di ministro la visibilità è assicurata, e in futuro la strada verso Palazzo Barbieri, sede del municipio scaligero, potrebbe farsi brevissima.

Primo appuntamento, non a caso, al Vinitaly di Verona

Mazzi, classe 1960, vanta un curriculum dove si legge: «Dirigente d’azienda, produttore televisivo, autore televisivo». È stato direttore artistico del Festival di Sanremo dal 2004 al 2006 e dal 2009 al 2012. Sempre dominando gli uffici, anche al Collegio Romano, con pugno di ferro. Quale sarà la sua prima grande uscita ufficiale? In casa, naturalmente, a Verona, dove va in scena Vinitaly: dal 12 al 15 aprile 2026 Veronafiere diventa l’epicentro del settore vinicolo e non solo, dato che è il salone internazionale di riferimento a livello europeo, con quattro giorni dedicati al business.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Francesco Lollobrigida (da Fb).

Immancabile la presenza della premier Giorgia Meloni e quella del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida (che proprio sul vino ne ha dette di cotte e di crude). L’unico “esterno” sarà il governatore della Regione Veneto, Alberto Stefani, leghista, il successore di Luca Zaia. Testimonial perfetto del Prosecco.

Rovigo, striscione di CasaPound con minacce alla deputata dem Nadia Romeo

Sulla sede della Cgil a Rovigo è comparso uno striscione intimidatorio rivolto alla deputata del Pd Nadia Romeo, con frasi di odio esplicite e violente, firmato con il simbolo di CasaPound Veneto e accompagnato da una croce celtica: «Sei solo una povera comunista di merda. Guardati le spalle, amica dei negri di merda».

Romeo: «Non è solo un attacco personale, ma a intere comunità»

«Ecco chi sono le persone che abbiamo tenuto fuori dalla Camera dei deputati», ha scritto su Facebook la deputata rodigina Romeo, che è stata sospesa per cinque giorni dai lavori parlamentari per aver impedito (con altri 31 deputati) che nella sala stampa di Montecitorio si tenesse un incontro sulla “remigrazione”, che prevedeva l’intervento di esponenti di CasaPound (e altre organizzazioni di estrema destra). «Non è solo un attacco personale: è odio, intimidazione, violenza verbale che colpisce anche intere comunità con parole razziste e inaccettabili», ha aggiunto Romeo. E poi: «Ricordiamoci chi sono e cosa rappresentano: ideologie che la nostra Repubblica, nata dalla Resistenza, ha già condannato senza ambiguità. Non possiamo permettere che qualcuno si senta protetto mentre semina odio».

La capogruppo Braga: «Inaccettabile il silenzio delle istituzioni»

Chiara Braga, capogruppo dem alla Camera, ha chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di «intervenire per perseguire i responsabili di tale atto» e al presidente della Camera Lorenzo Fontana e a tutte le forze politiche, «anche a quelle di centrodestra», di «prendere una posizione chiara di condanna». E poi: «Abbiamo presentato denuncia e chiediamo che si faccia piena luce. Inaccettabile che CasaPound, covo neofascista, continui ad agire senza conseguenze». Inaccettabile, ha aggiunto, anche il silenzio delle istituzioni. Un concetto espresso anche da Romeo, secondo cui «rischia di essere percepito come una copertura, come un via libera implicito a chi usa odio e minacce».

Via libera del Cdm al nuovo decreto carburanti: cosa prevede

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo decreto legge carburanti che proroga il taglio delle accise fino al primo maggio. Oltre a questo, ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il testo prevede un intervento mirato sulle aziende agricole, cui viene esteso il taglio delle imposte già adottato per le pesca. Il provvedimento recepisce infine l’accordo con le associazioni di categoria Transizione 5.0. Per la copertura del decreto sono stati stanziati 500 milioni, risorse recuperate sull’Ets.

Chi è Gianmarco Mazzi, nuovo ministro del Turismo

Gianmarco Mazzi, finora in carica come sottosegretario al ministero della Cultura, è stato scelto come nuovo ministro del Turismo. Il governo Meloni colma così la casella rimasta vuota dopo le dimissioni di Daniela Santanchè dal dicastero, arrivate il 25 marzo. Questa mattina il giuramento al Quirinale.

L’elezione alla Camera e la nomina a sottosegretario

Mazzi è approdato in Parlamento nel 2022, quando è stato eletto alla Camera dei deputati con Fratelli d’Italia nel collegio plurinominale Veneto 2 – 01. Da allora ha ricoperto anche il ruolo di sottosegretario alla Cultura con delega alla musica e allo spettacolo dal vivo, affiancando prima Gennaro Sangiuliano e poi Alessandro Giuli.

È stato tra i promotori della Nazionale italiana cantanti

La delega affidata a Mazzi non è certo casuale, visto che la sua carriera lavorativa è stata caratterizzata tra produzioni musicali/televisive di alto profilo e la gestione di eventi live di prestigio. Nato a Verona nel 1960, all’inizio degli Anni 80 è stato tra i promotori della Nazionale italiana cantanti con Gianni Morandi e Mogol. I suoi rapporti con il mondo della musica l’hanno portato a collaborare – tra gli altri – con Miguel Bosè, i Pooh, Caterina Caselli, Lucio Dalla, Adriano Celentano e Riccardo Cocciante. Dal 2017 al 2022 ha ricoperto il ruolo di direttore artistico e amministratore delegato dell’Arena di Verona. Nel 2017 è stato inoltre tra gli ideatori del programma Sanremo Young, condotto per due edizioni da Antonella Clerici.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante

Nei corridoi di Montecitorio e nelle chat riservate dei parlamentari pentastellati, l’aria è pesante. Non si tratta più dei soliti malumori fisiologici di un partito che cerca di trovare la sua identità tra le pieghe del centrosinistra. Questa volta, la sensazione diffusa tra i peones e i vertici è quella di una resa dei conti finale. Il Movimento 5 stelle, o ciò che ne resta dopo anni di mutazioni genetiche, rischia di implodere, proprio mentre il suo leader, suonando la carica delle primarie, ha lanciato l’attacco alla leadership del cosiddetto campo largo. Fronte che cerca faticosamente di compattarsi contro il governo Meloni, indebolito da vizi privati e pubbliche leggerezze (ultimo in ordine di tempo l’affaire tra il ministro Piantedosi e la giornalista Claudia Conte).

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Grillo vuole riprendersi nome e simbolo

Al centro della tempesta perfetta c’è lui, il fondatore, il Garante che ha deciso di smettere i panni del padre nobile per indossare quelli dell’avvocato divorzista. Beppe Grillo ha rotto gli indugi e ha notificato un atto di citazione al tribunale di Roma contro il M5s guidato da Giuseppe Conte. L’obiettivo è chiaro e letale: riprendersi il nome e il simbolo. Secondo la tesi dei legali del comico genovese, l’associazione romana presieduta dall’ex premier avrebbe i simboli solo «in uso», mentre la titolarità esclusiva resterebbe in capo all’associazione originaria di Genova. La prima udienza è fissata per luglio 2026, ma gli effetti politici di questa mossa sono già deflagranti. Dal quartier generale contiano, l’iniziativa è stata bollata come «assurda e temeraria», ma dietro le quinte la preoccupazione è palpabile. L’ex ministro Alfonso Bonafede, da tempo nei box a scaldare i motori e tornato di recente in tv, è descritto da chi lo frequenta particolarmente inquieto. Ma non è il solo. La fronda interna dei delusi rischia di trasformarsi nell’ennesima mina sulla strada di Conte verso Palazzo Chigi.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Beppe Grillo (Imagoeconomica).

Conte rischia di ritrovarsi alla guida di un partito sfilacciato

Il piglio padronale contestato a Grillo è, di fatto, la caratteristica principale del presidente Conte abituato da sempre a fare da solo, a non ascoltare consigli e a vivere le critiche come offese personali. Nonostante i cambi al vertice del direttivo al Senato, ad esempio, tutto è rimasto fermo, complice anche il terremoto da referendum, scatenando numerosi maldipancia. La nuova legge elettorale, se si farà, inoltre, metterebbe a rischio candidature date per scontate con rising star che scalpitano e pronte a fare carte false pur di trovare la casella giusta nelle liste per le prossime elezioni. In questo quadro, se Grillo dovesse vincere, Conte si ritroverebbe alla guida di un partito sfilacciato, scontento senza simbolo e senza storia.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Giuseppe Conte con Beppe Grillo (Imagoeconomica).

L’attivismo sospetto dell’ortodossa Raggi

In uno scenario da “muoia Sansone con tutti i Filistei”, si inserisce poi l’insolito e rumoroso attivismo di Virginia Raggi. L’ex sindaca di Roma, da sempre considerata la “guerriera” prediletta di Grillo, è tornata prepotentemente sotto i riflettori. Le sue recenti apparizioni televisive e le battaglie legali annunciate contro il termovalorizzatore della Capitale non sono iniziative isolate, ma tasselli di una strategia più ampia. Raggi rema apertamente contro l’alleanza strutturale con il Partito Democratico e contro l’amministrazione Gualtieri, incarnando l’anima ortodossa del Movimento che non ha mai digerito la svolta istituzionale e progressista impressa da Conte. Il suo posizionamento è un segnale inequivocabile: se Grillo dovesse riprendersi il simbolo, Raggi sarebbe in pole position per guidare la “nuova-vecchia” creatura politica.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Virginia Raggi (Imagoeconomica).

Dibba con la sua Schierarsi potrebbe tornare in gioco

Ma Raggi non è l’unica a scaldare i motori. L’offensiva legale di Grillo ha risvegliato le aspirazioni sopite di un intero esercito di ex parlamentari, espulsi o giubilati dalla ferrea regola del doppio mandato. Per molti di loro, rimasti ai margini della politica attiva ma ancora influenti sui territori, la mossa del fondatore rappresenta l’ultima, insperata occasione per tornare in gioco. Le chat degli “ex” sono in fermento, animate dalla speranza di una restaurazione che spazzi via la classe dirigente contiana, accusata di aver trasformato il Movimento in un partito tradizionale, prono alle logiche di coalizione. A catalizzare questo malcontento c’è un altro convitato di pietra: Alessandro Di Battista.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Alessandro Di Battista (Imagoeconomica).

L’ex “pasionario”, da anni lontano dalle istituzioni ma mai davvero uscito dai radar politici, sta pianificando il suo rientro nell’agone. Attraverso la sua associazione Schierarsi, Di Battista sta sondando il terreno con un tour nelle piazze italiane, valutando una discesa in campo ufficiale prevista per l’autunno del 2026. Il suo obiettivo è intercettare non solo i delusi della gestione Conte, ma anche quell’elettorato anti-sistema che il M5S delle origini sapeva mobilitare. Un asse Grillo-Raggi-Di Battista, magari benedetto da figure simbolo come Nino Di Matteo, è l’incubo peggiore per i vertici attuali del Movimento.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Virginia Raggi, Nino Di Matteo e di spalle Marco Travaglio (Imagoeconomica).

Le fibrillazioni interne al M5s inquietano il Pd

Le ripercussioni di questo scontro fratricida si abbattono inevitabilmente sul campo largo. L’alleanza con il Partito democratico di Elly Schlein, già messa a dura prova dalle differenze programmatiche e dalle tensioni locali, senza contare l’imbarazzo per la vicinanza tra Conte e l’emissario trumpiano in Italia Paolo Zampolli, rischia di implodere sotto il peso delle beghe interne ai cinque stelle. Sebbene le opposizioni abbiano recentemente trovato una fragile unità nel sostenere il No al referendum sulla giustizia, la prospettiva di un M5s spaccato in due, con un’ala ortodossa pronta a sabotare ogni accordo con i dem, terrorizza il Nazareno (e fa contenti i riformisti). Conte, che ha sempre rivendicato il ruolo di federatore progressista, si trova ora a dover difendere la sua leadership e la sopravvivenza stessa del suo progetto politico.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).

La partita è appena iniziata, ma i pezzi sulla scacchiera si muovono velocemente. Da una parte l’Avvocato del Popolo, arroccato nella difesa di un partito che ha plasmato a sua immagine; dall’altra il Garante, pronto a distruggere la sua creatura pur di non vederla snaturata, affiancato dai reduci della prima ora. In mezzo, un elettorato disorientato e un centrosinistra che guarda con apprensione a una faida che potrebbe regalare al centrodestra un’ipoteca definitiva sulle prossime elezioni. Sempre che Grillo non miri solo ai soldi…

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta

In poco tempo era arrivata a conoscere vertici politici, militari ed ecclesiastici, Claudia Conte, fino a quella esplosiva dichiarazione in cui «non poteva negare» un legame con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nei “sacri palazzi”, quelli della Santa Sede, erano ormai abituati alle scorribande della 34enne ciociara (è nata a Cassino, in provincia di Frosinone), che nella basilica di San Pietro «sembrava voler prendere la residenza», sussurra qualcuno. A dirla tutta, i primi a rotolare nel fango mediatico sono quelli della Comunità di Sant’Egidio, che «con la ragazza ci erano cascati mani e piedi», come racconta uno dei principali esponenti.

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta

Claudia Conte, in qualità di “scrittrice e attivista per i diritti umani”, il 26 febbraio del 2023 aveva presentato proprio “alla Sant’Egidio” il suo libro “La legge del cuore. Storia di assassini, vigliacchi ed eroi”, pubblicato da Armando Curcio Editore, con un elenco di vip che cominciava proprio da Piantedosi per poi continuare con l’ex procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, la parlamentare Caterina Chinnici, il presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, sindaci, prefetti, questori, magistrati, direttori di giornali e forze dell’ordine.

LEGGI ANCHE

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Claudia Conte e il suo libro “La legge del cuore”.

E a fine anno, sempre per “la Sant’Egidio”, ecco Conte con il conduttore televisivo Max Giusti: «Sono contenta di tornare a trovare gli amici ospiti del Buon Pastore, antico monastero nel quartiere romano di Trastevere. Insieme alle giovani donne volontarie della comunità abbiamo portato regali di Natale e panettoni donati da Vanni, storico bar di Roma. È importante che ognuno di noi dia il proprio contributo con l’obiettivo di arginare la solitudine e l’alienazione, per riportare in primo piano l’amicizia e la vicinanza, che sono i tratti distintivi dell’operato della comunità».

Quelle collaborazioni con monsignor Rino Fisichella

Ma c’è di più: nel 2025 Claudia Conte (con tanto di cappellino in testa) si era impegnata con la fondazione americana no profit “Italy for Christ” nel progetto speciale “Forever Open”, ideato in occasione del Giubileo, in collaborazione con il Dicastero per l’Evangelizzazione, presieduto da monsignor Rino Fisichella.

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Claudia Conte col cappellino del progetto speciale “Forever Open”.

Così, «la prima giornata di volontariato si è tenuta presso la Comunità di Sant’Egidio, nella chiesa del Buon Pastore a Trastevere, struttura che offre accoglienza a persone senza dimora. I volontari, accompagnati da Claudia Conte, hanno portato doni speciali e conforto agli ospiti, hanno sistemato i magazzini e pulito la chiesa e infine hanno servito loro una cena speciale».

La scalata iniziata grazie a un potente dirigente di banca

Fisichella, si diceva. La lama di Claudia Conte ha tagliato come il burro qualsiasi confine di Stato, portoni di bronzo, auto blindate di personalità di ogni tipo. Anche se lei aveva già cominciato la scalata quando ufficialmente era la compagna di un potente dirigente di una banca attiva nel settore dello sport.

«Non commento i fatti del giorno accanto a questa»

Presenzialista nelle rassegne stampa televisive, a RaiNews24 con la direzione di Paolo Petrecca, tra le proteste di illustri giornalisti-direttori che poi si lamentavano dicendo: «Non mi possono mettere a commentare i fatti del giorno stando accanto a questa». Comunque, Conte ha messo in cascina non solo contratti targati Rai, perché pure La7 con Giovanni Floris è caduto nella rete, uno abituato a cercare di dare credibilità a personaggi di ogni tipo.

Ma torniamo al Vaticano; Conte su Instagram aveva festeggiato il 7 dicembre 2024 il fatto di «essere una Dama dell’Ordine di Malta»: istituzione che poi è finita nell’occhio del ciclone, tra scandali di vario tipo raccontati da Lettera43 e nei servizi de Le Iene di Mediaset, con passaggi di potere, lotte tra casate aristocratiche e altro ancora.

«Era pronto un seggio alla Camera, blindato, alle prossime elezioni»

Perché ora è saltato tutto? A parte l’autodafé che era indicato come «imminente», la scelta di dichiararsi in questo modo da parte di Conte ha reso contenti tanti politici, escluso ovviamente il titolare del Viminale che tiene già famiglia (e che famiglia). Qualcuno in parlamento spiffera che per la ciociara «era pronto un seggio alla Camera, blindato, alle prossime elezioni». E guarda caso il tappo è saltato appena si vociferava di elezioni anticipate: con pochi seggi disponibili, i concorrenti erano pronti a far deflagrare lo scandalo, che già era sulla bocca di tutti.

Che scontro con una conduttrice Rai famosa e molto combattiva

Altri indicano una guerra nucleare in casa Rai perché «si parlava di destinare a lei una trasmissione televisiva in una fascia di grande ascolto, ai danni di una conduttrice famosa e molto combattiva». Una che non avrebbe atteso alla finestra una decisione dei vertici aziendali e sarebbe stata pronta a svelare tutti gli altarini della rampante Claudia. Rumors tipicamente romani, che denunciano innanzitutto la fragilità del sistema nazionale e la “pochezza” del cosiddetto “personale politico”. Che poi i parlamentari non ne vogliono sapere di finire nel baratro dei giudizi, perché in fin dei conti «Piantedosi non è un politico, ma un tecnico». Ma la sostanza non cambia…

Claudia Conte-Piantedosi, il ministro dà mandato a un legale

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non commenta la bufera scatenata dall’intervista della giornalista Claudia Conte, che ha ammesso di avere una relazione con lui, né ha cambiato agenda. È infatti regolarmente al lavoro al Viminale e, secondo quanto si apprende, ha dato mandato a un legale per tutelarsi da quanti, dopo la notizia, hanno insinuato che abbia favorito o agevolato qualcuno. La linea è che dal ministro non ci sono mai stati favoritismi, incarichi, favori o interessamenti nei confronti di nessuno, e chi sostiene il contrario ne risponderà nelle sedi competenti.

Impedirono la conferenza stampa sulla remigrazione: sospesi 32 parlamentari

L’ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha deciso (al termine di una seduta piuttosto tesa) di sanzionare con una sospensione di quattro o cinque giorni 32 deputati delle opposizioni che il 30 gennaio, occupando la sala stampa di Montecitorio, avevano impedito lo svolgimento di un incontro sulla “remigrazione, organizzato dal leghista Domenico Furgiuele. All’evento avrebbero dovuto partecipare esponenti neofascisti e di movimenti di estrema destra, tra cui il portavoce di CasaPound Luca Marsella.

LEGGI ANCHE: Come la remigrazione da teoria complottista è diventata proposta politica

Chi sono i 32 parlamentari sospesi

Per aver «materialmente impedito l’avvio della conferenza» sedendosi al banco degli oratori, sono stati sospesi per cinque giorni dai lavori parlamentari Bakkali, Cuperlo, Orfini, De Maria, Sarracino, Scotto, Stumpo, Morassut, Boldrini e Casu del Pd; Sportiello, Riccardo Ricciardi, Auriemma, Caso, Ferrara, Lomuti, Quartini e Francesco Silvestri del M5s; Zaratti, Bonelli, Fratoianni e Mari di Avs. Altri 10 deputati sono stati sospesi per quattro giorni per aver «contribuito volontariamente a saturare i posti disponibili» nella sala: cinque sono del Pd e altrettanti del M5s.

«CasaPound, che voleva organizzare quella conferenza stampa dentro la sala stampa del Parlamento della Repubblica italiana, è stata condannata per costituzione del partito fascista, manifestazioni fasciste e lesioni aggravate. Di fronte a questo esprimo la mia totale contrarietà e indignazione per questa scelta. Rivendico il gesto che ho fatto: un gesto fatto in nome e per difesa di una memoria storica di coloro i quali ci hanno dato la democrazia». Così Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.

Nicola Fratoianni, leader di Avs, ha dichiarato su X: «Non considero questa sanzione come il segno di una colpa. Lo rifarei, lo rifaremo se dovesse capitare la necessità, per onorare la democrazia, la Costituzione, la Repubblica e il suo fondamento antifascista». Questo il commento del dem Gianni Cuperlo: «È la prima volta nella mia vita che vengo sospeso (mai, manco a scuola). Sono sereno e orgoglioso per la mia prima sospensione e domattina rifarei ciò che ho fatto».

Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte

La relazione tra Matteo Piantedosi e Claudia Conte sta agitando il governo che, già alle prese con la batosta del referendum (che ha già avuto pesanti ripercussioni), si trova ora ad affrontare una «faccenda privata» che potrebbe avere pesanti ripercussioni. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti i numerosi incarichi istituzionali ottenuti negli ultimi tempi dalla giornalista, su cui le opposizioni hanno chiesto di fare chiarezza.

LEGGI ANCHE: La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

Da fine 2025 è portavoce dell’Osservatorio nazionale bullismo

Originaria di Cassino (Frosinone), la classe 1992 Conte ha iniziato come attrice per poi dedicarsi al mondo dell’informazione come giornalista, conduttrice e opinionista tv. Nel 2021 – breve excursus – denunciò per stalking, estorsione, revenge porn e diffamazione Angelo Paradiso, ex calciatore con cui aveva avuto una relazione. Finito sotto indagine, Paradiso si fece sei mesi di arresti domiciliari, prima dell’assoluzione con formula piena perché il fatto non sussisteva. Ma a far discutere adesso sono i numerosi incarichi di Conte. Che, «da sempre attenta ai diritti umani e impegnata nel contrasto alle mafie», come si legge sul suo sito, è «volto e producer di grandi eventi in collaborazione con Ministeri, Ambasciate, Regioni e Comuni, Santa Sede ed Enti del Terzo Settore come Fondazione Bambino Gesù, Fondazione della Shoah, Unicef, Comunità di Sant’Egidio». Insignita «del premio Oscar dei giovani in Campidoglio ed Eccellenze Italiane in Senato», da fine 2025 Conte è portavoce dell’Osservatorio nazionale bullismo, ente indipendente che però collabora attivamente con istituzioni come il ministero dell’Istruzione e il Coni.

#claudiaconte ha avuto in questi anni sono dovuti al merito (come avevano promesso) o a qualcos’altro. Perché non sarebbe bello scoprire di essere…

— Mario Giordano (@mariogiordano5) April 2, 2026

Da febbraio è consulente di una Commissione parlamentare di inchiesta

Tra i suoi incarichi c’è quello di presentatrice ufficiale del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci e di presidente nazionale del comparto Federitaly Comunicazione e Media. Dal 12 febbraio 2026 è inoltre consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, presieduta dal deputato di Forza Italia Alessandro Battilocchio. L’incarico risulta a tempo parziale e a titolo gratuito. Moderatrice di numerosi incontri, Conte ha moderato quello sull’eredità di Aldo Moro che si è svolto in Senato a maggio del 2023 (era presente Piantedosi) e anche quello su ordine pubblico e sicurezza urbana che si è svolto a Ostia Antica a novembre del 2025, evento col marchio di Fratelli d’Italia a cui hanno partecipato esponenti di spicco del partito.

Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte

L’incarico presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia

Come ha rivelato Domani, Conte è stata anche protagonista di presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia, che fa capo proprio al Viminale. Dai piani altri della Polizia è arrivata la precisazione: non si è trattato di “docenze”, come ha scritto Domani, ma di alcune lettere d’invito per moderare quattro tavole rotonde alla scuola interforze, di cui una sul disagio giovanile, svolte tra dicembre 2023 e novembre 2024. In ogni caso, pare che Piantedosi non sapesse nulla di questo contratto.

Il programma su Rai Radio 1 dedicato a sicurezza e legalità

Conte è inoltre una speaker di Rai Radio 1: il servizio pubblico le ha affidato il programma Mezz’ora legale, in cui parla proprio di sicurezza e legalità, due temi che le stanno molto a cuore. Così come quello del disagio giovanile. Anche se in un’occasione ha fatto confusione tra “baby gang” e “gang bang”: non esattamente la stessa cosa. Curiosità: dal 2023 al 2025 alla direzione di Rai Radio 1 c’era Francesco Pionati, avellinese come Piantedosi.

Conte è anche unica della srl Shallow: di cosa si occupa la società

Conte è anche socia unica di Shallow, società che ha «mission» di «creare un network tra gli stakeholder del Paese per la realizzazione di progetti culturali volti a promuovere la cultura dello Sviluppo Sostenibile e della Responsabilità Sociale trattando gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030». La piccola srl ha ricevuto due affidamenti diretti dalla Regione Campania nel 2023 e nel 2024: il primo, da 36 mila euro, per valorizzare la presenza della Campania a Ecomondo, e il secondo, da 35 mila euro, per la promozione degli Stati generali dell’ambiente.

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

Si potrebbe dire, viste le fibrillazioni che agitano i campi (quello confusamente largo della sinistra e quello acciaccato del centrodestra) che di resa dei Conte si tratta. C’è infatti una coincidenza antroponomastica che curiosamente unisce le due vicende che stanno occupando in queste ore le cronache della politica. Della prima il Conte protagonista è Giuseppe, per ben due volte presidente del Consiglio e oggi capo indiscusso del Movimento 5 stelle, fotografato a pranzo con Paolo Zampolli, emissario trumpiano spedito in Italia (sul quale circolano incredibili racconti) a coltivare relazioni ma soprattutto, com’è nello stile della casa (Bianca), affari (Fedez e Mr Marra l’hanno appena fatto arrabbiare, ma questa è un’altra storia).

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

Ghiotta occasione per la maggioranza di affondare il coltello nel burro di un incontro che un po’ di domande le suscita. Che ci faceva l’anti-americano Giuseppi, come l’aveva battezzato il Trump del primo mandato da presidente, a tavola col nemico? Siamo di fronte a uno dei tanti casi di un leader che in favor di telecamere recita da incendiario poi si fa colomba con l’amico americano con cui, se sceglie di incontrarsi in pieno giorno a un ristorante, vuol farsi vedere?

Via libera a illazioni, sfottò e battute su Conte-Zampolli

Troppo generiche le motivazioni addotte da Giuseppi e da Zampolli – «ho solo incontrato un amico» – per diradare le ombre del dubbio. Via libera dunque a illazioni, sfottò e battute. La più felice, quella del piddino Filippo Sensi. «Nessuna sorpresa», ha commentato l’ex portavoce di Matteo Renzi, si tratta «di un leader di un movimento di destra che incontra l’emissario di un presidente di destra».

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
Giuseppe Conte e, sullo sfondo, una sua foto con Donald Trump (Imagoeconomica).

Cuore e corna, al Viminale c’è un nuovo caso Boccia

Ben più appetibili, visto che di mezzo ci sono presunte questioni di cuore e corna, la vicenda della seconda Conte. Cioè Claudia, giornalista alquanto prezzemolina che naviga da tempo nella comfort zone del centrodestra, in cerca di contratti e visibilità. Non siamo al caso di Maria Rosaria Boccia, la signora che ha imperversato al ministero della Cultura riducendo il povero Gennaro Sangiuliano a vittima di una pochade sadomaso, ma le analogie non possono evitare il confronto.

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

La Conte ha rivelato la sua relazione con Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, uomo più delle istituzioni che di partito, facendosi intervistare da un podcaster organico a Fratelli d’Italia. Al quale, secondo quanto riferito dallo stesso intervistatore, avrebbe esplicitamente chiesto di farle la domanda malandrina sulla sua liaison con l’inquilino del Viminale.

Anche i muri sapevano che la relazione andava avanti da tre anni

Se così fosse, non siamo alla voce dal sen sfuggita, ma a un’operazione costruita attraverso un canale scelto con cura. La domanda a questo punto non è perché la Conte abbia ammesso la sua relazione – chi frequenta il sottobosco del potere sa bene quando è il momento di diventare visibile -, ma perché lo abbia fatto solo ora visto che, come un anonimo frequentatore dei Palazzi romani ha affermato, anche i muri sapevano che la cosa andava avanti da tre anni.

La Lega considera il ministero dell’Interno roba propria

Qui sì, come direbbe Giorgia Meloni, bisogna andare a caccia della ribalda manina che ha giostrato il tutto. Nel governo che ha appena incassato una sconfitta referendaria senza attenuanti, i veleni circolano con quell’abbondanza che di solito precede lo scontro finale. La Lega non ha mai smesso di considerare il Viminale roba propria, Matteo Salvini lì ci stava comodissimo per orchestrare la sua campagna elettorale permanente.

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

Per la narrazione leghista Piantedosi è un occupante abusivo, sebbene in precedenza sia stato capo di gabinetto dell’attuale vicepremier e ora sia al suo posto in quota Carroccio. Destabilizzarlo attraverso la sua vita privata, rendendolo improvvisamente umano, cioè vulnerabile, non sembra un gesto d’affetto nei suoi confronti.

Le elezioni anticipate, un’irresistibile tentazione

Fratelli d’Italia, d’altra parte, ha il problema opposto: la batosta referendaria ha trasformato le sottili crepe della maggioranza e le faide dentro al partito tricolore in voragini. Il contesto internazionale, con l’improvvido abbraccio a Trump, sta trasformando nell’epopea meloniana quella che era una situazione economica vincente in un quadro dove tutti gli indicatori arrancano. E che riduce improvvisamente lo spazio per trasformare i sondaggi in consenso reale. Le elezioni anticipate, per chi parte avanti, sono sempre una irresistibile tentazione. Meglio andarci adesso, e non aspettare che la deriva si consolidi.

Non una congiura, ma una simultaneità di convenienze

Chi orchestra tutto questo? Probabilmente nessuno, nel senso di un unico regista con il copione in mano. Più probabilmente tutti, ciascuno per la propria quota di interesse, in quella forma di caos coordinato che è la specialità della nostra politica: non una congiura, ma una simultaneità di convenienze che produce lo stesso effetto. I Conte, dunque, non tornano. Ma che nell’ombra qualcuno stia già facendo la somma per farli tornare è sicuro.

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo

La relazione extraconiugale del ministro Matteo Piantedosi con la giornalista Claudia Conte, da semplice gossip, è diventato rapidamente un caso politico capace di provocare sussulti nella maggioranza, mentre dall’altra le opposizioni chiedono lumi sugli incarichi ottenuti dalla donna al centro di questa vicenda, maneggiata con cautela a Palazzo Chigi.

LEGGI ANCHE: Perché Claudia Conte ha ammesso proprio ora una relazione con Piantedosi?

Meloni sapeva della storia: l’incontro con Piantedosi a Palazzo Chigi

Dopo che la liaison Piantedosi-Conte è diventata di dominio pubblico, Giorgia Meloni ha avuto un colloquio con lo stesso ministro dell’Interno. Al centro non tanto la relazione in sé, di cui – scrive Repubblica – la premier era a conoscenza da qualche mese. Piuttosto, per cercare di capire perché è stata tirata fuori adesso, in un momento delicato per il governo che si sta leccando le ferite dopo la batosta del referendum. Piantedosi, filtra da Palazzo Chigi, l’avrebbe tranquillizzata: «È una faccenda privata». Marco Gaetani, conduttore del podcast Money Talks, ha fatto sapere al Corriere della Sera che la confessione di Conte era stata preparata: «Prima di iniziare a registrare mi ha chiesto di farle la domanda, premettendo che il ministro era separato».

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo
Claudia Conte e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

L’ipotesi di un rimpasto continua a circolare: Salvini punta al Viminale

Piantedosi ha visto anche Matteo Salvini che, è noto, gradirebbe prendere il suo posto al Viminale. L’ipotesi di un rimpasto continua a circolare: dal 23 marzo è già saltata una ministra (Daniela Santanchè, Turismo) e, per una faccenda che ricorda questa, un altro (Gennaro Sangiuliano, Cultura) aveva lasciato l’incarico a settembre del 2024. Fonti della Lega assicurano che tra Piantedosi e Salvini c’è totale sintonia, ma se Fratelli d’Italia e Forza Italia dovessero aprire riflessioni sulla squadra di governo, il Carroccio spingerebbe per il ritorno del suo segretario al ministero dell’Interno. Se ciò avvenisse si tratterebbe di un duro colpo per i sostenitori della teoria secondo cui dietro alla rivelazione sarebbe arrivata dopo un’imbeccata di Roberto Vannacci, a cui Conte è molto vicina.

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

LEGGI ANCHE: Zaia ministro? Una suggestione mai esistita (e Salvini pensa solo al Viminale)

I fari sono puntati ora sui tanti incarichi collezionati da Claudia Conte

Piantedosi, sposato con Paola Berardino, prefetto di Grosseto, sarebbe stato consigliato a più riprese di troncare la relazione con Conte, visto il profilo “scomodo” della giornalista, scrittrice, conduttrice e opinionista tv, ormai presenza fissa a eventi pubblici e istituzionali e – soprattutto – collezionista di incarichi. Come quello di presentatrice ufficiale del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci, di consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie e – come rivela Domani – di “docente” presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia, che fa capo proprio al ministero Viminale. Conte ha ottenuto quest’ultimo incarico a giugno 2024: fonti del ministero dell’Interno, riferisce sempre Domani, sostengono che Piantedosi non sapesse nulla di questo contratto. Ma è inevitabile che ora i fari siano stati accesi su questo aspetto della vicenda.

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo
Claudia Conte (Imagoeconomica).

Schlein entra a gamba tesa: «Ennesimo scandalo, il pesce puzza dalla testa»

I capigruppo di FdI alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, hanno rinnovato la «piena fiducia» al ministro dell’Interno, ma l’opposizione chiede chiarimenti sugli incarichi istituzionali ottenuti da Conte. Ospite di Realpolitik, la segretaria del Pd Elly Schlein ha detto: «Ennesimo scandalo. L’impressione è che (Meloni, ndr) cercasse dei facili capri espiatori per una sconfitta che è anzitutto sua. Ora non mi stupirei che il prossimo di cui chiederà le dimissioni fosse proprio Piantedosi, ma è tutto per celare il fatto che il pesce puzza dalla testa». Luana Zanella, capogruppo di Avs alla Camera, ha parlato di «rivelazioni molto opache», chiedendo a Piantedosi di spiegare «in base a quali competenze siano stati conferiti incarichi, tra cui una consulenza alla Commissione parlamentare sulle periferie». E il diretto interessato, ovvero Piantedosi, cosa dice? Per ora dal Viminale tutto tace.