Bankitalia, Paolo Angelini nuovo direttore generale

Il Governatore e il Consiglio Superiore della Banca d’Italia, riuniti il 30 gennaio, hanno preso atto della decisione del direttore generale Luigi Federico Signorini di concludere in anticipo il proprio mandato per ragioni personali, con effetto dal 31 marzo. Nella stessa giornata, in una seduta straordinaria convocata su proposta del Governatore, il Consiglio Superiore ha deliberato la nomina di Paolo Angelini, attuale vice direttore generale, alla carica di direttore generale, e di Gian Luca Trequattrini, funzionario generale e segretario del direttorio, a vice direttore generale. Con l’assunzione del nuovo incarico, Angelini subentra inoltre alla guida dell’Ivass, prendendo il posto lasciato da Signorini.

Anima Holding, il nuovo ceo è Saverio Perissinotto

Anima Holding, tra i principali operatori italiani nel settore del risparmio gestito, è vicina alla nomina di Saverio Perissinotto come nuovo amministratore delegato. In una nota, senza fare nomi, Anima Holding ha spiegato che in corso il processo di cooptazione nel board e la nomina del nuovo ceo, secondo «le procedure interne e le prassi di corporate governance», aggiungendo di aver ricevuto Banco Bpm, azionista di riferimento, «una candidatura per il ruolo», cioè quella di Perissinotto. La nomina avverrà nel prossimo cda, convocato per il 26 gennaio. Il nuovo ceo assumerà l’incarico a partire da febbraio, quando lascerà la presidenza di Eurizon Capital, la società di gestione del risparmio del gruppo Intesa Sanpaolo. Prenderà il posto di Alessandro Melzi d’Eril, da fine ottobre alla guida di Mediobanca.

Revolut sbarca in Perù: il Ceo sarà Julien Labrot

Revolut ha annunciato l’apertura ufficiale delle proprie operazioni in Perù e nominato Julien Labrot nuovo Ceo della filiale. La fintech globale punta a ottenere nel più breve tempo possibile la licenza bancaria completa. Il programma a lungo termine punta all’espansione in America Latina. Anche per questo è stato scelto Labrot, che nel settore finanziario in quell’area geografica vanta una lunga carriera.

Il Ceo di Revolut: «Porteremo il meglio in Perù»

Il nuovo Ceo ha affermato: «Il nostro obiettivo è portare il meglio di Revolut sul mercato peruviano, creando al contempo una piattaforma sicura e conforme che risponda realmente alle esigenze dei nostri futuri clienti. Siamo qui per contribuire alla trasformazione digitale dei servizi finanziari. Collaborando a stretto contatto con le autorità di regolamentazione per offrire una soluzione bancaria affidabile, di livello mondiale e a lungo termine per privati e aziende». Intanto Revolut sbarcherà prossimamente anche in Brasile, Messico, Colombia e Argentina.

Scalable Capital, Matteo Bordino nuovo Team Lead Marketing Italia

Scalable Capital ha nominato Matteo Bordino come nuovo Team Lead Marketing Italia. La banca digitale europea, specializzata in investimenti e gestione del risparmio, punta a potenziare la propria struttura nel Paese, poiché ne considera il mercato ad alto potenziale. Bordino lavorerà a stretto contatto con Alessandro Saldutti, Country Manager Italia. Dovrà definire le strategie di marketing e di posizionamento del brand, anche attraverso iniziative di educazione finanziaria. Classe ’97, nonostante la giovane età il manager lavora nel settore del marketing da tempo. Nel 2019 è entrato a far parte di Young Platform, una startup italiana attiva nel settore crypto-fintech.

Altcoin: cosa sono, esempi e come funzionano le criptovalute alternative ai Bitcoin

Sin dal suo debutto nel 2008, il Bitcoin ha ispirato la nascita numerose altre criptovalute. Si tratta delle Altcoin, espressione che combina i due termini britannici Alternative e Coin e che viene usata per indicare tutte le monete virtuali e i token sviluppati come successori oppure, come dice lo stesso termine, in alternativa, alla crypto di Satoshi Nakamoto, la prima e più antica. Pur imitandone per la maggior parte dei casi la struttura e il funzionamento, le Altcoin sono nate soprattutto per superare alcuni limiti dei Bitcoin individuati negli anni, tra cui la scalabilità, la sicurezza oppure il consumo di energia molto elevato. Ecco una guida con tutto quello che bisogna sapere.

Altcoin, come funzionano e a cosa servono le alternative al Bitcoin

Altcoin: cosa sono, esempi e come funzionano le criptovalute alternative ai Bitcoin
Un carrello con diverse criptovalute Imagoeconomica).

Come nel caso dei Bitcoin, anche le Altcoin si basano sulla tecnologia blockchain, ma presentano una serie di differenze: è il caso, per esempio, della dimensione dei blocchi, della velocità delle operazioni e delle commissioni sulle transazioni che permettono di eseguire. Cruciali anche alcune divergenze per quanto riguarda le funzionalità tecniche. Mentre da un lato la valuta di Nakamoto nacque come denaro virtuale e strumento di pagamento, le versioni alternative mirano a soddisfare specifiche esigenze di mercato e a introdurre alcune soluzioni tecnologiche più avanzate. Alcune costituiscono una riserva di valore, mentre altre offrono dei vantaggi tra cui maggiori livelli di sicurezza, algoritmi di consenso rinnovati oppure applicazioni decentralizzate basate su smart contract, ossia protocolli informatici basati sulla blockchain che facilitano, verificano o fanno rispettare una negoziazione. È il caso, per esempio, degli ecosistemi Ethereum oppure Cardano.

La storia delle Altcoin inizia nel 2011 quando, a tre anni dalla pubblicazione del White Paper di Bitcoin, venne lanciato Litecoin. Appena 12 mesi dopo debuttò Ripple, pensata per ridurre i lunghi tempi di blocco della rete di Satoshi Nakamoto. Nel 2013, Billy Markus e Jackson Palmer idearono Dogecoin, concepita in un primo momento come un progetto ironico tanto da ispirarsi al meme online del cane Doge. Contro ogni pronostico, tuttavia, la loro Altcoin ottenne un’incredibile popolarità tanto da raggiungere in sei anni una capitalizzazione di oltre 350 milioni di dollari. Nel 2026 esistono diversi tipi di Alternative Coins: ci sono, per esempio, le monete DeFi (Decentralized Finance) destinate a erogare prestiti senza intermediari oppure quelle Nft da investire come valuta per i Non-Fungible Token. Diffuse anche le Stablecoin come Tether o USD Coin, il cui valore è stabile in quanto ancorato a un altro asset come il dollaro.

I rischi di un investimento e come effettuare un acquisto

Altcoin: cosa sono, esempi e come funzionano le criptovalute alternative ai Bitcoin
Un carrello con diverse criptovalute Imagoeconomica).

Prima di fare qualsiasi investimento, come in ogni ambito delle criptovalute, è opportuno ricordarsi che si tratta di un mercato soggetto a forte volatilità. Anche dopo un’analisi approfondita non si può escludere la possibilità che un Altcoin subisca un improvviso calo di valore e porti a ingenti perdite economiche. Per questo motivo, gli esperti sconsigliano fortemente di allocare l’intero capitale in un’unica classe di asset ed è preferibile adottare un approccio diversificato. Chiunque intenda però rischiare e acquistare Altcoin, può procedere in modo analogo a quanto avviene per i Bitcoin: prima di tutto bisogna scegliere fra le piattaforme di trading o exchange, come Coinbase, Kraken e Bitpanda, che si differenziano per numero di monete negoziabili, metodi di pagamento e commissioni.

UniCredit, Carlotta Maerna alla guida delle vendite per le piccole imprese

Carlotta Maerna è stata nominata Head of Small Corporate Sales presso UniCredit. Entrata nell’istituto nel 2015, dopo una collaborazione come Junior Research Analyst presso McKinsey & Company, ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità in UniCredit, tra cui Corporate Business Manager e, in precedenza, Business Manager per la divisione Client Solutions Italy: prende ora in mano una divisione chiave per il sostegno alla crescita del tessuto imprenditoriale italiano.

Mps, Delfin: «Mai discusso di eventuali dismissioni»

Delfin ha escluso in qualsiasi ipotesi di uscita dal capitale di Monte dei Paschi di Siena, precisando di non aver «mai discusso alcuna ipotesi di dismissione della propria partecipazione finanziaria in Mps, che in gran parte deriva dalla conversione delle azioni precedentemente detenute in Mediobanca». L’holding, che detiene il 17,5 per cento della banca senese, ha inoltre chiarito che non esistono trattative in corso con UniCredit o con altri soggetti per la vendita, totale o parziale, della quota. Il consiglio di amministrazione ha ribadito che «come investitore finanziario di lungo periodo», ha spiegato il cda, «Delfin opera con un approccio orientato alla creazione di valore nel tempo, nell’interesse della società e dei suoi azionisti, anche a beneficio della crescita del Paese».

Delfin: «Rinnoviamo il pieno sostegno ai vertici di Mps»

Nel respingere le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, l’holding ha confermato la propria linea strategica, evidenziando che le scelte sono inserite «in tale contesto, anche alla luce di una performance complessiva in linea con gli obiettivi di redditività e di valorizzazione delle partecipazioni». Delfin, azionista rilevante di Mps, quindi «rinnova il pieno sostegno ai vertici di Mps e al percorso di rafforzamento in atto».

Alessandro Borzacca entra nel Comitato esecutivo di Gruppo Cofidis

Il Gruppo Cofidis ha nominato Alessandro Borzacca, attuale Direttore generale di Cofidis Italia, per far parte del proprio Comitato esecutivo. La nomina di Borzacca ha decorrenza dal primo gennaio 2026. Testimonia il peso sempre maggiore che la filiale italiana ha all’interno del Gruppo. Il manager è Direttore generale dal 2018 e ha dato grande impulso a Cofidis Italia nell’innovare i propri processi verso modelli di maggiore efficienza. Il suo ingresso nell’azienda, invece, risale al 2012, quando ha assunto il ruolo di Direttore commerciale & marketing. Il Gruppo Cofidis, che si occupa di soluzione di credito innovative è presente in 9 Paesi europei, è nato in Francia nel 1982 e vanta oltre 30 milioni di clienti in tutta Europa.

Unicredit interviene dopo le voci di una partecipazione in Mps

Unicredit ha precisato che «le recenti voci e il clamore riguardo alla partecipazione in Mps sono di natura speculativa e ingiustificate, così come lo sono le ipotesi relative al presunto interesse nell’acquisto di altre partecipazioni». Il chiarimento arriva dopo la diffusione di rumor su un interesse dell’istituto per la quota di Delfin in Mps. «È motivo di rammarico dover nuovamente intervenire per smentire voci che sono pura invenzione e non hanno altro effetto se non quello di alimentare confusione e distorsioni sul mercato», ha aggiunto.

L’istituto ribadisce la propria strategia per le operazioni di M&A

La banca ha ribadito di aver «sempre affermato chiaramente che le operazioni di M&A rappresentano uno strumento strategico per il gruppo» e che «il ruolo del team interno dedicato alle operazioni di M&A è di valutare tutte le opzioni, sia all’interno che, potenzialmente, al di fuori del perimetro geografico del gruppo». Questa attività «comporta, in ogni momento, interlocuzioni, analisi e valutazioni preliminari sui potenziali target, elementi che non implicano in alcun modo la concreta possibilità che un’operazione venga effettivamente realizzata». E ancora: «La decisione di procedere o meno con qualsiasi operazione di M&A è basata esclusivamente sulla capacità del potenziale obiettivo non solo di integrarsi nella strategia di Unicredit, ma anche di soddisfare i nostri più volte dichiarati parametri di rendimento finanziario».

UniCredit, Mps e il golden power a geometrie variabili

Che genere sia è difficile dirlo. Dramma istituzionale, commedia regolatoria o teatro dell’assurdo? Di certo la trattativa con cui Delfin valuta la cessione della sua quota nel Monte dei Paschi di Siena a UniCredit non è una normale operazione di mercato. Il 17 per cento non è un di cui, ma una leva che forza molte porte del sistema. 

UniCredit pronta a tornare al centro del risiko

Partiamo dalle conseguenze, che almeno sono più chiare delle sin qui confuse intenzioni. Se UniCredit entrasse in Mps, la banca guidata da Andrea Orcel tornerebbe al centro del risiko che nell’ultimo anno ha ridisegnato gli equilibri della finanza italiana. Non per amore improvviso di Rocca Salimbeni, ma per ciò che essa oggi incorpora: Mediobanca e, suo tramite, la posizione chiave in Assicurazioni Generali. Un perimetro che vale più della banca senese in quanto tale, che in questo schema è il mezzo, non il fine. Il che però rende inevitabile il confronto con quanto accaduto solo pochi mesi fa. Quando Orcel aveva provato a muoversi su Bpm, era stato fermato bruscamente. Il Mef aveva sfoderato il golden power, il governo con l’eccezione di Forza Italia aveva fatto quadrato, e nella foga qualcuno (indovinate chi?) si era spinto a definire UniCredit una banca straniera, come se la geografia potesse supplire alle argomentazioni. Risultato: operazione congelata, interesse nazionale messo in vetrina e salvaguardato nonostante le sopracciglia alzate di Bruxelles e Bce. 

UniCredit, Mps e il golden power a geometrie variabili
Andrea Orcel (Imagoeconomica).

Perché Siena è accettabile mentre Bpm non lo era?

Oggi lo scenario è diverso, ma non per questo più lineare. L’acquirente è lo stesso. Cambia l’asset. E cambia soprattutto ciò che quell’asset consente di controllare indirettamente. La domanda, a questo punto, sorge spontanea e invoca una risposta logica che noi non abbiamo trovato: perché Siena è accettabile dove Bpm non lo era? Il Mef, peraltro ancora titolare di una quota residua di Mps, osserva e tace. Non per distrazione, ma per calcolo. Qualunque parola rischierebbe di riattizzare il putiferio. Evocare di nuovo il golden power significherebbe riaprire il fronte già bollente con Francoforte e Bruxelles. Non farlo espone a un altro interrogativo imbarazzante: davvero si è forzato quello strumento per fermare Orcel a Milano, salvo poi consentirgli un ingresso a Siena che, per effetti e ricadute, pesa molto di più? 

UniCredit, Mps e il golden power a geometrie variabili
Luigi Lovaglio, ceo Mps (Imagoeconomica).

L’inchiesta milanese suggerisce a Delfin prudenza

Lo stesso senso di straniamento si avverte guardando alla controparte, ovvero gli eredi di Del Vecchio. Ufficialmente la possibile uscita da Mps risponde a una valutazione industriale. In concreto è il contesto che conta. Francesco Milleri guida un gruppo che produce e vende occhiali in tutto il mondo: un’industria globale, poco incline a restare agganciata a dossier giudiziari i cui riverberi non controlla. L’inchiesta della Procura di Milano sulla vendita da parte del Mef delle azioni Mps a Francesco Gaetano Caltagirone, Delfin e Anima Holding non è una sentenza, ma è sufficiente a suggerire prudenza. In questi casi ridurre l’esposizione è una forma elementare di gestione del rischio

UniCredit, Mps e il golden power a geometrie variabili
L’ad di Essilorluxottica Francesco Milleri (Imagoeconomica).

Due pesi e due misure?

Il risultato finale è che UniCredit rientra nel grande gioco bancario rilanciando alla grande dopo l’operazione che le era stata negata. Bpm resta fuori, alle prese con un azionista forte, Crédit Agricole, che punta a ispessire il suo ruolo di azionista di riferimento. Mentre Siena è sul tavolo, con tutto ciò che si porta dietro, compresa la nomina di un nuovo cda che non vede i soci andare d’amore e d’accordo. Ma cercare una contraddizione esplicita alla fine serve poco. Il sistema funziona così, per spostamenti laterali, per asset che contano più di quanto dichiarano, per decisioni politiche dettate dalla foga del momento e che come tali sono sempre pronte a passare in cavalleria. Forse il governo ha altre priorità, forse Salvini è concentrato sul Ponte e Giorgetti si guarda bene dall’alzare nuovi polveroni. Però resta lo sconcerto: l’ops di Unicredit su Bpm era una operazione di mercato lecita quanto potrebbe essere quella su Mps. Due pesi e due misure? Veti o via libera della politica che rispondono alla convenienza del momento?

Marco Pisoni nominato direttore generale di Ifis Npl Investing

Marco Pisoni è stato nominato direttore generale di Ifis Npl Investing, controllata di Banca Ifis dedicata alla selezione, valutazione e acquisto di portafogli di crediti deteriorati. Pisoni, che ha anche collaborato con Banca d’Italia nell’ambito dell’Asset Quality Review lanciata dalla Bce, nel suo percorso professionale ha ricoperto importanti incarichi presso realtà come PwC e EY (di cui è stato direttore) e all’interno dello stesso gruppo Banca Ifis. Dal 20202 era Head of Deals in Ifis Npl Investing.

Ubs, il Ceo Ermotti pianifica le dimissioni

Il Ceo del gruppo Ubs Sergio Ermotti, sta pianificando le sue dimissioni. Lo riporta in anteprima il Financial Times, citando fonti a conoscenza della situazione e spiegando che l’amministratore delegato dovrebbe lasciare il suo incarico di vertice nell’aprile 2027. Alla guida di UBS dal 2011 fino al 2020, prima di rientrarvi nel 2023. In precedenza aveva lavorato in UniCredit, dove dal 2007 al 2010 aveva ricoperto il ruolo di Deputy Ceo e responsabile Corporate & Investment Banking e Private Banking prima di assumere l’incarico di capo della Divisione Markets & Investment Banking. Nel 2024 si era impegnato a guidare il gruppo Ubs almeno fino al completamento dell’integrazione con Credit Suisse, previsto entro fine 2026.

Ubs, il Ceo Ermotti pianifica le dimissioni
Il Ceo di Ubs Sergio Ermotti (Imagoeconomica).

Ubs, i possibili successori di Ermotti per la carica di Ceo

Secondo Reuters, che ha ripreso la notizia del Financial Times, il principale candidato per raccogliere l’eredità di Sergio Ermotti sembra essere Aleksandar Ivanovic, attuale responsabile della gestione patrimoniale di Ubs. Altre fonti interne hanno fatto il nome anche di Robert Karofsky, presidente della banca per le Americhe e co-responsabile del Wealth Management, e di Iqbal Khan, oggi a capo delle attività per l’area Asia-Pacifico e con un passato proprio in Credit Suisse. Tra i candidati anche Bea Martin, nominata a ottobre direttrice operativa della banca e già alla guida della divisione Non-Core and Legacy.

Crédit Agricole, ok della Bce all’aumento delle quote in Bpm

Crédit Agricole ha ottenuto dalla Banca centrale europea l’autorizzazione a superare la soglia del 20 per cento nel capitale di Banco Bpm. Secondo quanto riferito da ambienti finanziari, da Francoforte sarebbe arrivata anche una raccomandazione al gruppo francese affinché, nel prossimo consiglio di amministrazione della banca di Piazza Meda, venga designato un numero di consiglieri coerente con il ruolo di socio di minoranza, indicativamente quattro o cinque su un totale di quindici. L’indicazione risponde all’esigenza di evitare che l’operatività del board risulti condizionata, considerando che in situazioni di possibile conflitto di interesse i consiglieri riconducibili a Crédit Agricole sarebbero tenuti ad astenersi dalle decisioni, come previsto dal Testo unico bancario.

Crédit Agricole: «Restiamo sotto la soglia Opa»

L’istituto francese ha ribadito di non avere intenzione di assumere né di esercitare il controllo su Banco Bpm e di voler mantenere la partecipazione al di sotto della soglia che farebbe scattare l’obbligo di un’offerta pubblica di acquisto. In una nota, Crédit Agricole ha confermato il via libera della Bce all’incremento della quota, precisando che, grazie all’esercizio di strumenti derivati riferiti allo 0,3 per cento del capitale, la partecipazione complessiva salirà al 20,1% dell’istituto italiano con sede a Piazza Meda.

AIG sceglie Eric Andersen come nuovo presidente e ceo

AIG ha nominato Eric Andersen nuovo presidente e amministratore delegato del gruppo. L’American International Group ha scelto lui per guidare la società dopo il ritiro previsto a metà 2026 dell’attuale ceo Peter Zaffino, che resterà presidente esecutivo. Andersen entrerà il 16 febbraio ma la piena operatività nei due ruoli la avrà dal primo giugno, non appena terminata la fase di transizione in cui riferirà allo stesso Zaffino. Il manager in passato è stato presidente e ceo di Aon Benfield nonché amministratore delegato di Aon Risk Solutions Americans. Contestualmente al nuovo ruolo, resterà Consulente senior dell’ad di Aon Greg Case fino a giugno 2026.

Intesa Sanpaolo, Costantino Palumbo in arrivo a Londra

Il 2026 porta novità al palazzo al numero 90 di Queen Street, la sede londinese di Intesa Sanpaolo. A gennaio, negli uffici della City della banca guidata da Carlo Messina arriverà da Milano Costantino Palumbo. Napoletano con la passione per il kayak, il nuovo innesto andrà a occuparsi di finanza strutturata e a leva, sotto la direzione di Luca Pietrantoni, il capo della sede britannica, con le figure storiche Michel Bongiorno e Flavio Stellini, fratello di Cristian, il vice di Antonio Conte al Napoli. A sua volta il “London Hub” fa parte della divisione internazionale insieme con le sedi di New York, Abu Dhabi, Hong Kong e risponde ad Alberto Mancuso, figlio d’arte (il padre era il compianto finanziere Salvatore Mancuso, creatore del fondo Equinox). La moglie di Palumbo, Cristina Porzio, è una dirigente di Burberry Italia. Visto che il marchio del lusso ha il quartier generale proprio a Londra, è probabile che lo seguirà.

Nicola Lillo lascia UniCredit e sbarca a Mediobanca

Prime novità nella Mediobanca gestione Mps. Nicola Lillo lascia UniCredit e sbarca a piazzetta Cuccia come direttore della comunicazione. Laureato in Giurisprudenza e in Storia, negli ultimi tre anni Lillo si è occupato della comunicazione della banca guidata da Andrea Orcel come Deputy Head Group Media Relations and Head of International Media Relations. In precedenza, nel febbraio 2021 è stato chiamato a Palazzo Chigi nello staff dell’ex premier Mario Draghi, in particolare per curare i rapporti con la stampa estera. Ha curato inoltre la comunicazione di Cassa depositi e prestiti, lavorando nell’ufficio stampa e a progetti editoriali. Ha lavorato come giornalista per l’Ansa (anche come corrispondente da Mosca) e per La Stampa, dove ha seguito temi economici e politici.

Nicola Lillo lascia UniCredit e sbarca a Mediobanca
Nicola Lillo.

Mps, convocata un’assemblea straordinaria per modifiche allo statuto

Banca Monte dei Paschi di Siena ha convocato un’assemblea straordinaria il 4 febbraio 2026, alle ore 14:30. Tra i punti all’ordine del giorno alcune modifiche allo statuto, riguardanti in particolare la facoltà del cda uscente di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo dell’organo; la rieleggibilità degli amministratori (e dunque l’abrogazione dell’articolo che prevede la non applicabilità all’ad del limite massimo di mandati); la riduzione alla quota minima di legge della percentuale degli utili da destinare a riserva legale e all’eliminazione della riserva statutaria. Gli azionisti potranno partecipare esclusivamente tramite il rappresentante designato. Mps precisa che l’efficacia delle proposte di modifica statutaria «è subordinata, oltre che al voto favorevole da parte dei soci – anche all’approvazione da parte della Banca Centrale Europea».

Ida Liu nuovo ceo della banca privata di Hsbc

Hsbc ha scelto Ida Liu come amministratore delegato della propria banca privata. La nomina avrà effetto dal 5 gennaio. La nuova ceo succederà a Gabriel Castello, nominato responsabile ad interim nel dicembre 2024. L’ad di Hsbc International Wealth and Premier Banking Barry O’Byrne dopo la nomina ha spiegato che la scelta «riflette la nostra ambizione di rafforzare ulteriormente la banca privata come partner di riferimento per gli imprenditori e le famiglie più sofisticati del mondo». Liu è stata recentemente responsabile di Citi Private Bank e vanta oltre 25 anni di esperienza nel settore della gestione patrimoniale.

UniCredit nomina Manuela Soncini ad di Cordusio Fiduciaria

UniCredit ha nominato Manuela Soncini nuova ad di Cordusio Fiduciaria, la società di riferimento del gruppo per i servizi fiduciari e la pianificazione patrimoniale. La Ceo manterrà anche il ruolo di Head of Wealth Advisory di UniCredit Wealth Management e Private Banking Italia, guidando le attività di Family e Business Advisory. Contemporaneamente, Francesco Rubino, amministratore delegato di Cordusio Fiduciaria per sette anni, è stato nominato responsabile del Network Wealth Management. Succede ad Alberto Zappa, che invece è stato scelto come presidente.

Il governo fa cassa su Mps ma dice addio ai piani ambiziosi

Dopo grandi tira e molla, fatti di vani tentativi di trovare qualche banca che se lo comprasse, lo Stato vende poco meno della metà della sua quota nel Monte dei Paschi. Lo ha deciso per il disperato bisogno di fare cassa, anche se i proventi dalla cessione di asset pubblici dovrebbero andare a riduzione del debito e non a ingrossare la spesa corrente. Ma anche per battere un colpo dopo aver annunciato un ambizioso piano di privatizzazioni che sulla carta dovrebbe fruttargli una ventina di miliardi. Ovviamente saranno molti di meno.

Lo Stato non porterà a casa i 9 miliardi investiti

Alla fine però la sua uscita dalla banca senese sarà comunque in perdita, nel senso che mai il Mef, titolare delle azioni, porterà a casa i 9 miliardi e passa che vi aveva investito per tenerla in piedi. Ma chi si accontenta gode, anche se ci sarebbe da fare un ragionamento sul come mai all’estero, soprattutto in America, i salvataggi dei grandi istituti di credito da parte dei governi si sono spesso trasformati in un lucroso affare.

Il governo fa cassa su Mps ma dice addio ai piani ambiziosi
Rocca Salimbeni, sede di Monte dei Paschi di Siena (Imagoeconomica).

Ita giace spersa nella terra di nessuno

Il Mef ha rotto gli indugi quando ha capito, nonostante le numerose proroghe generosamente concesse da Bruxelles, che un’altra banca italiana che si prendesse sulle spalle Mps non la avrebbe mai trovata. E l’idea del terzo polo da affiancare a Intesa e Unicredit sarebbe rimasta al palo. La banca guidata da Andrea Orcel, per lungo tempo l’indiziato numero uno all’acquisto, aveva giustamente preteso una dote importate, specie dopo quella che era stata data a Intesa quando rilevò le popolari venete sull’orlo della bancarotta. Significava un esborso di altri 4/5 miliardi da aggiungere ai capitali già profusi. Troppo anche per chi non vedeva l’ora di togliersi la grana senese e dedicarsi alle altre, ossia la privatizzazione di Ita, che al momento giace spersa nella terra di nessuno (in realtà un protettorato francese) dell’Antitrust europeo.

Su Tim il Mef dovrà scucire altri 2 miliardi

E infine Tim, perché la pubblicizzazione della rete dell’ex monopolista dei telefoni era un caposaldo del programma del centrodestra una volta entrato a Palazzo Chigi. Solo che per fare l’operazione, su cui dopo la decisione di vendere a Kkr pesa l’incognita dei soci francesi, il Mef dovrà scucire altri 2 miliardi. Insomma, soldi che entrano e soldi che escono, con il saldo ahinoi pesantemente negativo (si pensi solo alla quantità di denaro pubblico pompato nelle casse della spompatissima Alitalia/Ita).

Nelle mani dei fondi stranieri di private equity

Sono tutte operazioni che celano grandi ambizioni, ma che si devono scontrare con l’endemica penuria di risorse che un debito pubblico destinato a sfondare la soglia dei 3 mila miliardi brucia con voracità. Tradotto: il governo vorrebbe essere parte attiva nella creazione di campioni industriali nazionali, ma per farlo deve mettersi nelle mani dei fondi stranieri di private equity che i soldi sì ce li mettono, ma se li fanno pagare cari. La vicenda Autostrade, ma anche quella di Open Fiber che ha appena chiesto alle banche altri 2 miliardi, e quella di Tim sono lì a mostrare che i fondi sono tutt’altro che enti benefici felici di compiacere Giorgia Meloni, Giancarlo Giorgetti e compagnia cantante. Infatti sul capitale investito impongono rendimenti che sfiorano le due cifre. Quindi i governi, e non solo questo così fieramente sovranista, sono costretti a fare buon viso a cattivo gioco. Del resto nella sua lungimiranza il vecchio Enrico Cuccia lo aveva profetizzato che meglio non si poteva: per il fondatore di Mediobanca l’Italia era un Paese pieno di capitalisti e di aziende senza capitali. Che è esattamente la situazione con cui Palazzo Chigi deve fare in conti adesso.