Le microplastiche possono influenzare il clima terrestre

Grandi quanto un chicco di sesamo, le microplastiche hanno invaso l’intero pianeta. Grazie a dimensioni non superiori ai cinque millimetri, si trovano in acqua, aria e cibo, persino nel sangue umano. Un team di scienziati dell’American Chemical Society ha scoperto che possono anche influenzare il clima terrestre. Analizzando una serie di campioni prelevati su una montagna della Cina, gli esperti hanno infatti ipotizzato che potrebbero giocare un ruolo cruciale nella formazione delle nubi. «Le particelle aerodisperse possono percorrere lunghe distanze e subire diversi processi», hanno scritto gli studiosi. «Sappiamo ancora molto poco sulle interazioni tra microplastiche e condizioni meteo».

Le microplastiche sono il collante per il vapore acqueo delle nuvole

La ricerca, disponibile integralmente sulla rivista Environmental Science & Technology Letters, ha analizzato i campioni di alcune nubi sulla cima del monte Tai, in Cina. Tracciando il percorso che le microplastiche hanno effettuato per raggiungere un’esatta posizione geografica, si è potuto scoprire un dettaglio finora sconosciuto sul loro possibile coinvolgimento nella meteorologia. Le nubi infatti, come ha spiegato la Cnn, si formano quando il vapore acqueo si tramuta in milioni di goccioline d’acqua che si aggregano fra loro. Per farlo, necessitano di un collante che di solito è rappresentato da polvere e cenere oppure dallo stesso sale marino che evapora dagli oceani. Gli scienziati hanno però intuito che le microplastiche si stanno aggiungendo all’elenco. Nello specifico, provengono dalle vicine metropoli cinesi dell’entroterra, vittima di un alto livello di inquinamento nell’aria e nel suolo. Sollevate dal vento, le particelle hanno potuto raggiungere anche le montagne.

Secondo uno studio americano, le microplastiche fungono da collante per il vapore acqueo nella formazione delle nubi. Influenzando il clima.
Una tipica microplastica sul palmo di una mano (Getty Images).

Sfruttando la loro proprietà idrofila, tipica degli elementi attratti dall’acqua, le microplastiche si attaccano alle goccioline d’acqua, formando così una catena che poi forma le nubi. Il processo, come hanno spiegato gli scienziati, è simile alla propagazione di un incendio in un campo. Come una scintilla può far bruciare un’intera foresta, così le microplastiche impattano sull’atmosfera originando precipitazioni e fenomeni temporaleschi. Numerose però sono ancora le domande senza risposta. Non si è ancora capito se una maggiore concentrazione di microplastiche possa portare alla formazione di maggiori nubi nel cielo né se tale eventualità possa incentivare la crisi climatica già in corso. Ulteriori ricerche già in programma per il prossimo futuro aiuteranno gli scienziati a comprendere il fenomeno.

Dal cibo all’acqua, dove si trovano e come si formano le microparticelle di plastica

Le microplastiche hanno solitamente la dimensione di 100 micrometri, ossia 0,1 millimetri, ma possono anche raggiungere il mezzo centimetro. Si tratta di particelle minuscole, spesso impercettibili all’occhio umano, che si formano quando la plastica usata quotidianamente si decompone o si consuma in pezzi più piccoli. «Sono ovunque», ha spiegato la dottoressa Judith Enck del Beyond Plastics, progetto statunitense che lavora contro l’inquinamento. «Si trovano nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo e nel cibo che consumiamo ogni giorno». Più le microplastiche sono piccole, più è facile che penetrino nei vari cicli ambientali e finiscano nel corpo umano. Sebbene i loro effetti sulla salute non siano ancora chiari, una ricerca su Publimed del marzo 2023 ha supposto che possono causare danni preoccupanti tra cui malattie polmonari e tumori del sangue.

Secondo uno studio americano, le microplastiche fungono da collante per il vapore acqueo nella formazione delle nubi. Influenzando il clima.
Le microplastiche viste al microscopio (Getty Images).

Sciopero 17 novembre, NurSind: «Sperimentiamo il sistema sanitario del futuro: senza infermieri»

Alla vigilia dello sciopero nazionale di 24 ore proclamato dal NurSind, il sindacato degli infermieri e delle infermiere, per venerdì 17 novembre, il segretario Andrea Bottega mette in fila le principali ragioni della protesta. «La misura è colma. E il nodo pensioni è solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Oltre al ricalcolo degli assegni previdenziali, sul quale restano blande le rassicurazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, infatti, la Manovra non dà le risposte che gli infermieri si aspettavano neppure sul fronte delle risorse per il prossimo rinnovo del contratto di comparto».

In piazza contro il ricalcolo retributivo degli assegni previdenziali

«In piazza ribadiremo il nostro no secco all’articolo 33 del ddl Bilancio, che riguarda appunto il ricalcolo retributivo degli assegni previdenziali, di cui chiediamo l’abrogazione. Tutte le altre soluzioni cui il governo sta pensando in questo momento, infatti, non fanno altro che accelerare la fuga degli infermieri. Un’ulteriore emorragia che davvero non possiamo permetterci», sottolinea Bottega. Ma è sul fronte delle risorse contrattuali che il sindacato è ancora più duro: «Sembra una farsa e invece è tutto vero. Col risultato che ancora una volta la tanto attesa e sbandierata valorizzazione della professione resterà lettera morta. Del resto, dei 1.450 milioni di euro in dote al monte salari per il comparto sanità, secondo le nostre stime, circa 1.050 milioni serviranno solo a evitare riduzioni stipendiali. Ci chiediamo quale valorizzazione sarà possibile con 400 milioni quando nel contratto 2022 alla specificità infermieristica sono stati assegnati 335 milioni di euro, pari soltanto a 73 euro lordi mensili».

La «drammatica» carenza del personale nel Ssn

Ma il NurSind è contrariato soprattutto di fronte alla totale assenza di iniziative concrete da parte delle istituzioni «per risolvere la drammatica carenza di personale». «Domani i cittadini toccheranno con mano il Ssn del futuro, con ospedali e territorio senza infermieri. La prospettiva purtroppo è proprio questa. La proposta di importarli in particolare dall’India, infatti, non risolve il problema. Casomai, lo sposta in avanti. Col rischio che più tempo passa e più sarà difficile da una parte fermare gli abbandoni, tra licenziamenti e fughe all’estero, e dall’altra attrarre giovani. Che cosa ci propongono di strutturale?», si domanda Bottega. Che aggiunge: «Se davvero si vuole cominciare a risolvere la questione alla radice, e non in maniera spot, la strada è una soltanto: agire innanzitutto sulla leva economica, visto che i nostri stipendi sono i più bassi d’Europa, e dare finalmente maggiore autonomia agli infermieri nello svolgimento del loro lavoro. Proprio quello che ribadiremo in piazza, convinti che sia l’unico modo per cominciare a invertire il trend e a vedere i numeri crescere, dando così sollievo anche a chi è già in servizio nel Ssn perché potrà sperare in una più equa distribuzione dei carichi professionali».

Previsioni meteo, ultime ore di bel tempo: poi tornano pioggia e vento

Ultime ore di bel tempo, poi già dalla serata di giovedì 16 novembre 2023 arriveranno le prime nuvole. Per venerdì 17 previste piogge e vento forte. In calo anche le temperature, che da sabato 18 novembre scenderanno di 6-9 gradi. Sono queste in sintesi le previsioni di Andrea Garbinato, responsabile redazione del sito www.iLMeteo.it.

In Italia torna il maltempo

Nella giornata di giovedì dominerà ancora l’alta pressione con prevalenza di sole, mentre dalla sera inizieranno ad arrivare nubi sparse, specie in Valle d’Aosta, settori alpini occidentali del Piemonte e Alta Toscana con qualche piovasco. Venerdì 17 una veloce fase instabile porterà qualche pioggia sulla fascia tirrenica dalla Toscana alla Campania al mattino e poi, dal pomeriggio, verso medio Adriatico e gran parte del Sud peninsulare. Prevista anche una rapida intensificazione dei venti verso le Alpi e tutto il Centro-Sud. Raffiche di burrasca sono previste soprattutto sulla Sardegna, sulla fascia appenninica e tra Calabria e Sicilia. Da sabato 18 novembre, invece, il cielo tornerà sereno ma il termometro crollerà di 6-9 gradi sia per quanto riguarda le temperature minime che quelle massime. A Milano si sfioreranno lo zero al mattino e massime di 10 gradi di giorno, a Roma è prevista una minima di 2 gradi e una massima di 15, a Catania le massime scenderanno fino a 19 gradi contro i 28 degli ultimi giorni. Anche la domenica vedrà temperature frizzanti al mattino complici i cieli stellati della notte che permetteranno un sensibile raffreddamento. I venti forti del sabato al Centro-Sud tenderanno ad attenuarsi, salvo in Puglia e Calabria.

Le previsioni in dettaglio

  • Giovedì 16 novembre: al Nord sarà poco nuvoloso, ma coperto entro sera. Al Centro poco nuvoloso, peggiora dalla sera/notte. Al Sud è previsto bel tempo e caldo oltre la media del periodo;
  • Venerdì 17 novembre: al Nord prevalenza di bel tempo, ventoso. Al Centro attesi piovaschi occasionali sugli Appennini, e vento. Al sud previsto un peggioramento in serata con qualche pioggia sulle peninsulari, ventoso;
  • Sabato 18 novembre: al Nord e al Centro ci sarà sole e freddo al mattino, con molti venti sul Medio Adriatico. Al Sud prevalenza di bel tempo con vento forte.

Sciopero generale 17 novembre: chi aderisce dai trasporti alla sanità

Venerdì 17 novembre in Italia saranno diverse le categorie di lavoratori che limiteranno le ore di impiego per via dello sciopero contro la manovra, rimodulato per il settore dei trasporti dopo la precettazione. Lo stop è stato ridotto a quattro ore, appunto, nei trasporti, da bus e metro, ai treni e traghetti. Rimane invece di otto ore per le altre categorie, dalla scuola alla sanità alle poste, a livello nazionale. Da chiarire che l’astensione dal servizio per la data del 17 novembre interesserà solo le regioni del Nord-Italia, essendo lo sciopero indetto da Cgil e Uil articolato su cinque giornate.

Quattro ore di sciopero per trasporti e vigili del fuoco

Nel trasporto pubblico locale lo stop durerà dalle 9 alle 13 e riguarderà autobus, tram e metropolitane – ma non a Milano, dove Atm ha chiarito che non parteciperà all’agitazione. Stessi orari di stop nel trasporto ferroviario per il personale viaggiante e addetto alla circolazione dei treni e per il trasporto marittimo e il trasporto merci ferroviario. In una nota Ferrovie dello Stato ha annunciato «possibili disagi per chi viaggia in treno con ripercussioni sulle Frecce, gli Intercity e i treni regionali». E ha aggiunto che «gli effetti sulla circolazione, in termini di cancellazioni, limitazioni e ritardi, potranno verificarsi anche prima e protrarsi oltre l’orario di termine dello sciopero.  Trenitalia invita tutti i passeggeri a informarsi sui collegamenti e i servizi attivi, prima di intraprendere il viaggio, attraverso l’app Trenitalia, la sezione Infomobilità del sito web trenitalia.com, i canali social e web del Gruppo FS Italiane, il numero verde gratuito, oltre che nelle biglietterie e negli uffici assistenza delle stazioni ferroviarie, le self-service e le agenzie di viaggio convenzionate». Anche per i vigili del fuoco l’astensione durerà quattro ore, sempre dalle 9 alle 13. Resta invece dallo sciopero il trasporto aereo, come già deciso da Cgil e Uil insieme al personale di volo e di terra (gestori, handler, catering, servizi in appalto della vigilanza privata aeroportuale) e al personale Enav.

Sanità, scuola e pubblico impiego fermi per l’intero turno di lavoro

Lo sciopero di otto ore o dell’interno turno di lavoro riguarda inveve il pubblico impiego, la sanità, la scuola, l’università e ricerca, le poste e i servizi postali. Insieme a questi settori, le attività di servizio collegate come le mense. Anche per i taxi prevista fino alle 24 l’astensione della prestazione o di parte di essa. Così come per gli addetti alla viabilità di autostrade e Anas (ad eccezione del personale addetto alla circolazione e sicurezza stradale).

Le date dello sciopero nel resto d’Italia

Come anticipato, la mobilitazione di Cgil e Uil si articola su cinque giornate a livello interregionale: lunedì 20 novembre sarà la volta della Sicilia; venerdì 24 delle regioni del Nord; lunedì 27 della Sardegna e, infine, venerdì 1 dicembre delle regioni del Sud.

Cameron, a Kyiv il primo viaggio da ministro degli Esteri britannico

Prima visita ufficiale del nuovo ministro degli Esteri britannico David Cameron, tornato in pista dopo la batista delle Brexit e le conseguenti dimissioni da premier del 2016. L’ex primo ministro del Regno Unito si è recato a Kyiv, dove ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

David Cameron, a Kyiv il primo viaggio da ministro degli Esteri britannico: l'incontro con Volodymyr Zelensky.
David Cameron (Getty Images).

Zelensky: «Grati per il costante sostegno da parte del Regno Unito»

Zelensky si è congratulato con Cameron per la nomina e lo ha ringraziato per aver scelto Kyiv come meta della sua prima visita ufficiale all’estero. «È molto importante, soprattutto ora che il mondo sta prestando attenzione non solo alla situazione sul campo di battaglia in Ucraina», ha detto Zelensky, alludendo al Medio Oriente. «Siamo grati per il costante sostegno all’Ucraina da parte del Regno Unito. Siamo grati per la calorosa accoglienza che hanno ricevuto i cittadini ucraini nel Regno Unito. E siamo lieti che lei sia venuto in Ucraina».

Cameron: «Volevo che fosse questa la mia prima visita»

Il presidente ucraino ha pubblicato un breve filmato dell’incontro sui social media, durante il quale si può sentire Cameron dire: «Volevo che fosse questa la mia prima visita». Il nuovo ministro degli Esteri britannico ha poi dichiarato: «La mia presenza qui significa che continueremo a darvi il sostegno morale, il sostegno diplomatico, il sostegno economico e soprattutto il sostegno militare di cui avete bisogno non solo quest’anno e l’anno prossimo, ma per tutto il tempo necessario». Le parti hanno discusso della fornitura di armi destinate al fronte, del rafforzamento della difesa aerea, della protezione del popolo ucraino e delle infrastrutture critiche.

Il 78 per cento di ragazzi tra gli 11 e i 13 anni usa internet sullo smartphone

La XIV edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia, dal titolo Tempi digitali, diffuso da Save the Children, mostra alcuni dati relativi all’utilizzo di smartphone, internet e tecnologie. In Italia, il 78,3 per cento dei ragazzi nell’età compresa tra 11 e 13 anni si connette a internet quotidianamente, prevalentemente tramite smartphone. L’età in cui i bambini e adolescenti possiedono o utilizzano uno smartphone sta diminuendo, con un notevole aumento di coloro che, tra i sei e i 10 anni, utilizzano il telefono ogni giorno dopo la pandemia. Questa percentuale è passata dal 18,4 per cento (2018-2019) al 30,2 per cento (2021-2022).

Competenze digitali: l’Italia è quart’ultima

Nonostante l’età stia diminuendo, il nostro Paese è quart’ultimo, tra quelli presi in esame, per le competenze digitali. La percentuale di giovani con competenze digitali scarse o nulle è del 42 per cento, superiore alla media europea del 31 per cento. Guardando invece ai giovani con competenze digitali avanzate, solo poco più di 1 su 4 (il 27 per cento) in Italia possiede tali competenze, a differenza del 50 per cento dei loro coetanei francesi e del 47 per cento degli spagnoli. La media nazionale italiana cela notevoli disparità regionali, con il Sud che registra oltre il 50 per cento dei giovani con competenze digitali scarse o nulle. Nel Nord e nel Centro, invece, i valori sono più vicini alla media europea, con percentuali del 34 per cento e del 39 per cento rispettivamente.

Tra gli adolescenti cresce il tempo trascorso online

Tra gli adolescenti, aumenta il tempo dedicato alle attività online: all’inizio del 2023, quasi la metà (il 47 per cento) dei 3.400 giovani tra gli 11 e i 19 anni coinvolti in un sondaggio durante il Safer Internet Day ha dichiarato di trascorrere più di cinque ore al giorno online (rispetto al 30 per cento nel 2020). Il 37 per cento di loro controlla lo smartphone più di dieci volte al giorno. Nonostante la legge stabilisca che l’accesso ai social media sia consentito solo dopo i 13 anni, la realtà mostra una presenza considerevole di preadolescenti che aprono profili indicando un’età maggiore o utilizzano quelli di adulti, spesso con il consenso più o meno consapevole dei genitori. Il 40,7 per cento degli 11-13enni in Italia utilizza i social media, con una maggioranza femminile (47,1 per cento) rispetto a quella maschile (34,5 per cento). Tra gli 11 e i 13 anni, si osserva un aumento dei casi di cyberbullismo. Le ragazze risultano più frequentemente vittime di atti di cyberbullismo, ma è presente anche una percentuale di bulle che attaccano le compagne con l’intento di isolarle e deriderle.

Dipendenza da internet: sale al 13,5 per cento

L’Atlante di Save the Children mette in luce che in Italia, il 13,5 per cento delle ragazze e ragazzi di 11, 13 e 15 anni manifesta un uso problematico dei social media. Questo fenomeno colpisce principalmente le ragazze, con l’età critica che si attesta sui 13 anni. Tra le principali ragioni dietro l’utilizzo intensivo dei social media c’è il desiderio di fuggire da sentimenti negativi. Per quanto riguarda, invece, i videogiochi, il 24 per cento dei giovani di 11, 13 e 15 anni ne fa un uso problematico, con i ragazzi maggiormente esposti e l’età critica che si abbassa a 11 anni. I comportamenti a rischio di dipendenza tecnologica, sia da social media che da giochi online, sono correlati a un aumento dell’ansia sociale, depressione e impulsività. Questi comportamenti sono anche associati a una qualità del sonno compromessa e a un rendimento scolastico inferiore.

Daniela Fatarella di Save the Children: «Luci e ombre»

Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children, ha dichiarato: «Tra opportunità e rischi, questo Atlante dell’Infanzia vuole essere una fotografia delle luci e delle ombre che le nostre ragazze e i nostri ragazzi stanno affrontando nel percorso lungo le autostrade digitali. C’è chi è stato messo nelle condizioni di percorrerle in fretta e di evitare gli ostacoli, chi con quegli ostacoli si è scontrato e chi, invece, quelle autostrade le vede solo da lontano».

Firenze, Villa Michelangelo venduta per 8 milioni di euro

Villa Michelangelo, l’antico edificio in cui ha vissuto e lavorato Michelangelo Buonarroti, è stata venduta per 8 milioni di euro a un fondo di investimenti straniero. La storica dimora si trova sulle colline di Firenze ed è stata costruita tra il XIV e il XV secolo. A curare la vendita è stata la Building Heritage, partner esclusivo di Forbes Global Properties per l’Italia. La villa è stata citata nelle sue biografie dallo stesso Michelangelo, che ha raccontato di come si è trasferito in collina dopo la nascita. Ed è lì che è ancora conservata un’opera originale abbozzata, il Tritone, o Satiro, rimasta intatta ma non venduta insieme alla villa stessa.

La villa su quattro livelli

La struttura della dimora di Michelangelo non è stata cambiata negli anni. Si estende per circa 900 metri quadri e si sviluppa su quattro livelli. Il terreno intorno alla villa ha un piccolo frutteto, oltre a una piantagione di circa 200 ulivi, per quasi un ettaro. E ancora ci sono due terrazze esterne ad arco aperte, mentre al piano terra un terrazzo scoperto, come nella struttura originale.

Building Heritage: «Orgogliosi della vendita»

Nel comunicato, a commentare la vendita è la Ceo di Building Heritage, Cinzia Romanelli: «Questa vendita arriva a poca distanza dalla cessione del prestigioso Boutique Hotel di Firenze, ceduto per 28 milioni di euro. Siamo particolarmente orgogliosi di poter annoverare nel nostro patrimonio, ville di altissimo valore storico e artistico, appartenute ai più importanti artisti italiani e non solo». E ancora: «La passione per il bello, il buon gusto e l’estrema competenza tecnica rappresentano, per Building Heritage, il mix di alte performance con cui si distingue, riuscendo a valorizzare ogni immobile di prestigio».

Blitz di Ultima Generazione a Milano, imbrattato l’Arco della Pace

Nuovo blitz di Ultima Generazione a Milano. I giovani attivisti ambientalisti hanno imbrattato con vernice rosa l’Arco della Pace di piazza Sempione, monumento neoclassico considerato uno dei simboli della città. Un’attivista si è anche incollata la mano al suolo. «Sono sempre i ricchi e i potenti che agiscono a nostro discapito e aggravano da anni la crisi climatica e il collasso sociale. Per questo è nostro dovere gridare ed entrare in resistenza civile», hanno spiegato i manifestanti sui social.

Sette gli attivisti portati in Questura

Sette attivisti che hanno partecipato all’azione sono stati portati in Questura, per valutare la loro posizione in relazione all’imbrattamento del monumento. I ragazzi hanno esposto lo striscione con la scritta “Fondo Riparazione”: si tratta di un riferimento a una delle loro richieste, ovvero all’istituzione di un fondo di 20 miliardi di euro da spendere per ripagare i danni da calamità ed eventi climatici estremi.

Non è il primo blitz a Milano: i precedenti

Lunedì 13 novembre sempre Ultima Generazione aveva bloccato il traffico in viale Lucania, mostrando lo stesso striscione. A marzo erano stati ancora loro a vandalizzare con vernice arancione il monumento equestre di Vittorio Emanuele II in piazza Duomo, poi rimasta per mesi coperta da un telone. Ancora prima, a dicembre 2022, gli ambientalisti avevano invece preso di mira la facciata del Teatro alla Scala.

Previsioni meteo, caldo anomalo con temperature sopra la media

Con massime di 30 gradi e una quota zero oltre i 4 mila metri, oltre a temperature del mare attorno ai 20 gradi in pieno novembre, l’Italia sta sperimentando un clima insolito con un meteo fuori dalla norma. Lorenzo Tedici, meteorologo, ha confermato che stiamo attraversando una fase quasi estiva. Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da record termici e, molto probabilmente, il 2023 diventerà l’anno più caldo nella storia a livello globale, superando persino il 2016.

Caldo anomalo fino a fine anno

Questa fase insolita di temperature superiori alla media probabilmente persisterà fino alla fine dell’anno, con qualche breve parentesi meno calda in un contesto comunque alterato. Nei prossimi giorni ci attendono ancora temperature di 5-8 gradi al di sopra delle medie stagionali, con una breve parentesi autunnale più tipica tra venerdì 17 novembre e la prima parte di sabato. L’Estate di San Martino continuerà dunque fino a giovedì 16, con prevalenza di sole, qualche nuvola in più sulle aree tirreniche e un po’ di vento. Venerdì 17 potrebbe portare un passaggio perturbato al Centro-Sud con qualche pioggia e ancora vento. Tuttavia, dal weekend in poi, seguendo il trend climatico, ci aspettiamo un ritorno prolungato del sole. Il freddo e il maltempo sembrano confinati nelle regioni polari, con temperature che hanno raggiunto anche i -32 gradi a 500 metri di quota in Scandinavia.

Le previsioni nel dettaglio

  • Mercoledì 15 novembre. Al Nord: nubi basse al mattino e poi soleggiato. Al Centro: nubi in Toscana, sole altrove con caldo anomalo. Al Sud: qualche nuvola sul settore tirrenico, altrove soleggiato e caldo.
  • Giovedì 16 novembre. Al Nord: poco nuvoloso, ma coperto entro sera. Al Centro: poco nuvoloso, peggiora dalla sera/notte. Al Sud: bel tempo e caldo oltre la media.
  • Venerdì 17 novembre. Al Nord: prevalenza di bel tempo. Al Centro: piogge sparse sugli Appennini. Al Sud: peggiora con qualche pioggia sulle peninsulari.

Ragusa, bimbo abbandonato alla nascita dovrà tornare dai genitori biologici dopo tre anni in affido

Tre anni fa è stato abbandonato alla nascita, all’interno di un sacchetto della spazzatura. Ora, se entro il 28 dicembre il tribunale per i minorenni di Catania non si pronuncerà in maniera diversa, dovrà tornare dai genitori biologici e lasciare quelli affidatari, che lo hanno cresciuto in tutto questo tempo. La storia di un bambino e della sua famiglia sta facendo il giro d’Italia, partendo da Ragusa, dov’è stato abbandonato, e fino a Siracusa, dove invece vive. I genitori affidatari del piccolo hanno lanciato anche una petizione su Change.org per fermare il decreto.

L’abbandono nel novembre 2020

Il bambino, soprannominato Miele per proteggere la sua privacy, è stato ricoverato d’urgenza il 4 novembre 2020 all’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa, con ancora attaccato il cordone ombelicale. A trovarlo in strada è stato un commerciante, che ha allertato le autorità. I medici lo hanno salvato e a 16 giorni di vita è stato affidato alla nuova famiglia. Ma diverse settimane dopo gli investigatori hanno scoperto che l’uomo che ha dichiarato di averlo trovato è in realtà il padre naturale. Il bambino, come spiega Repubblica che ha ripercorso la vicenda, è nato da una relazione extraconiugale con una donna che ha altri due figli.

L’uomo condannato a due anni

Gli avvocati del padre naturale hanno parlato di uno squilibrio psichico che lo avrebbe fatto agire in modo irrazionale. L’uomo, però, è stato condannato a due anni di carcere. La madre, invece, è ancora in attesa di giudizio e ha sempre dichiarato di non aver mai avuto intenzione di abbandonare il piccolo, ma soltanto di farsi aiutare dal commerciante. E per questo ha presentato ricorso al tribunale dei minori di Catania, chiedendo l’annullamento della dichiarazione di adottabilità del bambino. Il tribunale ha autorizzato poi «i servizi sociali ad avvalersi persino delle Forza dell’ordine per il ritiro coatto del piccolo da casa nostra, nel “pieno interesse del minore”».

I genitori affidatari: «Il peggiore degli incubi»

Nella petizione sono poi intervenuti i genitori affidatari, con cui il bambino ha vissuto per tre anni e che ha raccolto oltre 22 mila firme. Hanno spiegato: «Miele aveva solo 16 giorni di vita quando lo abbiamo preso in braccio la prima volta, una tutina calda e un ciuccio molto grande; noi gli occhi pieni di stupore e il cuore che scoppiava di felicità. Sembrava l’inizio di una meravigliosa storia d’amore, ma presto si è tramutato nel peggiore degli incubi». E ancora: «Per un decreto che abbiamo appena ricevuto Miele verrà tolto dalla nostra famiglia e “collocato” dalla madre biologica che non ha mai visto, né incontrato». I genitori sono «increduli e sconvolti davanti a questa violazione di legge, oggi, dopo 3 anni di vita con la sua mamma e il suo papà, Miele rischia di essere “riconsegnato” alla donna che lo ha partorito e che è ancora sotto processo penale per concorso in abbandono di minore».

Precettazione, Landini: «Confermiamo sciopero trasporti dalle 9 alle 13»

Per i trasporti lo sciopero di venerdì 17 novembre è stato ridotto da otto a quattro ore e durerà dalle 9 alle 13, in conseguenza alla precettazione disposta dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Lo ha confermato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, in conferenza stampa con il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri.

Negli altri settori resta lo sciopero di otto ore

«C’è una ragione in più per confermare le mobilitazioni e gli scioperi. Contemporaneamente, siccome siamo persone responsabili e facciamo i conti» con la precettazione, «ne prendiamo atto e lo sciopero nel settore dei trasporti sarà dalle 9 alle 13», ha affermato Landini, così «tuteliamo i lavoratori», altrimenti esposti a «sanzioni economiche e penali». Soddisfatto Salvini, che dopo la comunicazione dei sindacati ha detto: «Hanno vinto il buonsenso, i lavoratori e i cittadini. Non è messo in discussione il diritto allo sciopero». Negli altri settori dell’impiego pubblico (come scuola e sanità) e privato (come le industrie del Centro Italia, al Nord e al Sud lo sciopero si svolgerà in altre giornate) lo sciopero resterà di otto ore. Allo sciopero dei trasporti non parteciperà il personale Atm di Milano, perciò tutte le linee metropolitane e di superficie del capoluogo lombardo funzioneranno regolarmente per tutta la giornata.

Corteo degli studenti alla Sapienza e a Tor Vergata al grido di «Palestina libera»

Con fumogeni rossi e bandiere palestinesi, un gruppo di studenti in corteo è entrato nei cortili della Sapienza, dentro la facoltà di Scienze Politiche, invitando tutti a partecipare alla manifestazione e aprendo le aule al motto «Palestina libera». Una ragazza, in testa al corteo, ha tenuto tra le mani un lenzuolo bianco arrotolato, a simboleggiare i bambini morti a Gaza. Sui palazzi della Sapienza, all’ingresso di Giurisprudenza e di Scienze Politiche, sui muri sono comparsi manifesti con scritto, in blu, «questa facoltà collabora con Israele». Oltre alla Sapienza, anche all’università romana di Tor Vergata il gruppo Cambiare Rotta ha dato vita a una manifestazione spontanea.

Russia, il Cremlino smentisce la fuga di Putin e Medvedev

Né il presidente Vladimir Putin né l’ex capo del Cremlino Dmitry Medvedev – oggi vice presidente del Consiglio di sicurezza russo – hanno lasciato Mosca di fronte alla minaccia di Yevgeny Prigozhin, che si è ribellato ai vertici della Russia e ha marciato su Rostov sul Don con il suo esercito privato. «Il presidente lavora al Cremlino», ha assicurato il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, citato da Ria Novosti, mettendo a tacere le voci che volevano il presidente in fuga verso una delle residenze fuori dalla regione della capitale. «Medvedev, i suoi assistenti e la segreteria sono nei loro luoghi di lavoro e svolgono i loro compiti», ha riferito il portavoce Oleg Osipov.

Il volo sospetto dell’aereo presidenziale Ilyushin Il-96 verso San Pietroburgo

In un tweet Anton Gerashchenko, consigliere del ministero dell’Interno ucraino, aveva scritto che l’aereo presidenziale Ilyushin Il-96 di Putin era decollato da Mosca per San Pietroburgo, allegando una foto del sito FlightRadar che mostra il percorso dell’Ilyushin II 96-300 PU. Insieme sarebbe atterrato anche un altro degli aerei governativi, un Airbus RSD523. Sempre su Twitter, Gerashchenko ha condiviso l’indiscrezione che anche il membro più ricco del governo russo, il vice primo ministro Denis Manturov, avrebbe lasciato il Paese volando in Turchia.

Russia, il Cremlino smentisce la fuga di Putin. L’aereo presidenziale, decollato da Mosca, sarebbe però atterrato a San Pietroburgo.
La Piazza Rossa di Mosca, blindata per motivi di sicurezza (Getty Images)

Il Cremlino avrebbe cercato di negoziare un accordo con il leader del Gruppo Wagner

Secondo il sito russo Vazhnye Istorii, alla vigilia della rivolta di Prigozhin il Cremlino avrebbe cercato di negoziare un accordo con il leader del Gruppo Wagner, che però avrebbe rifiutato la richiesta di ritrattare le dichiarazioni di fuoco fatte contro i vertici militari russi. Prigozhin avrebbe ricevuto «una chiamata dall’amministrazione presidenziale, non da Putin, e gli è stato offerto di ritrattare, spiegando che i suoi messaggi erano opera di hacker che avevano falsificato la sua voce». Una volta incassato il no del capo del Gruppo Wagner, Putin ha ordinato di avviare l’inchiesta penale a suo carico.

Russia, il Cremlino smentisce la fuga di Putin. L’aereo presidenziale, decollato da Mosca, sarebbe però atterrato a San Pietroburgo.
Sonostenitori di Putin sulla Piazza Rossa (Getty Images)

Russia nel caos, le reazioni dei leader internazionali

«La guerra civile è iniziata», ha fatto sapere il Gruppo Wagner, dopo l’inizio dei combattimenti tra la milizia mercenaria e l’esercito regolare a Voronezh. Tutto il mondo ha gli occhi puntati su quanto sta accadendo in Russia dopo che Yevgeny Prigozhin si è ribellato contro Mosca e i vertici della Difesa, occupando con il suo esercito privato Rostov sul Don e minacciando di marciare in direzione della capitale russa. L’Italia non fa eccezione. «Quello che sta accadendo racconta una realtà molto diversa da quella della propaganda russa di questi ultimi anni sullo stato di salute, la solidità, la compattezza all’interno della Federazione. Questo è un elemento che va tenuto in considerazione anche in termini di imprevedibilità di quello che può accadere. Continuiamo a essere concentrati sul sostegno all’Ucraina, che continua a dare prova di straordinario coraggio e straordinaria resilienza. E così deve fare anche la comunità internazionale nel suo sostegno», ha dichiarato Giorgia Meloni dall’Austria, dove si trova per l’Europa Forum. La premier italiana ha annunciato durante la conferenza stampa con il cancelliere austriaco Karl Nehammer di aver convocato l’intelligence italiana per essere aggiornata su tutti i particolari. Il leader dell’Austria ha detto che «bisogna valutare attentamente la situazione, ciò che accade in Russia è sempre di grande importanza strategica, perché la Federazione russa ha molte armi biologiche, chimiche e nucleari».

Tajani: «Al momento nessuna criticità per i connazionali in Russia»

«Al momento nessuna criticità per i connazionali in Russia, i quali sono stati invitati alla prudenza. Per informazioni questo è il numero di emergenza dell’Unità di Crisi 0636225», ha twittato il capo della Farnesina Antonio Tajani.

«Non tocca a noi interferire. Come diciamo che la Russia non può interferire nella situazione interna di un Paese, non possiamo farlo noi», ha dichiarato il ministro degli Esteri, sottolineando che l’Italia ha «solo fornito strumenti all’Ucraina per difendere la propria integrità territoriale».

Russia nel caos, le reazione dei leader internazionali dopo che Prigozhin si è ribellato al Cremlino. Preoccupazione per le armi nucleari.
Joe Biden (Getty Images).

Washington «si sta consultando con gli alleati in tutto il mondo»

Ovviamente, gli Stati Uniti stanno monitorando quanto sta accadendo nella porzione di Federazione Russa in cui sono entrati in azione i 25 mila soldati di Prigozhin. Joe Biden ha ricevuto un briefing sugli scontri e Washington «si sta consultando con alleati e partner in tutto il mondo», sugli sviluppi della situazione in Russia, ha fatto sapere la Difesa americana alla Cnn. Anche il presidente francese Emmanuel Macron segue da vicino la situazione in Russia. Lo fa sapere l’Eliseo. «Restiamo concentrati sul sostegno all’Ucraina», ha precisato Macron. «È una questione interna alla Russia. Stiamo monitorando la situazione», ha dichiarato il portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer, soffermandosi sugli sviluppi della crisi tra il Gruppo Wagner e il Cremlino.

Russia nel caos, le reazione dei leader internazionali dopo che Prigozhin si è ribellato al Cremlino. Preoccupazione per le armi nucleari.
Rishi Sunak (Imagoeconomica).

Il premier britannico Sunak: «Proteggere le vite dei civili»

Il Regno Unito «ha chiesto a tutte le parti di esercitare la responsabilità e proteggere le vite dei civili. Restiamo in contatto con gli alleati via via che la situazione si evolve», ha detto il primo ministro Rishi Sunak, che dovrebbe presto parlare con gli alleati internazionali. Il presidente della Bulgaria Rumen Radev, presente in Austria all’Europa Forum Wachau, ha detto che serve «pensare a cosa succederà alle migliaia di testate nucleari» della Russia: «Dobbiamo essere molto attenti, spero che le istituzioni europee, la Nato, e tutti noi non staremo solo a guardare: bisogna consolidare gli sforzi per garantire la sicurezza».

Combattimenti a Voronezh, il Gruppo Wagner: «Guerra civile ufficialmente iniziata»

«La guerra civile è ufficialmente iniziata». È il messaggio diffuso da uno dei profili Telegram del Gruppo Wagner, la compagnia paramilitare guidata da Yevgeny Prygozhin, che nella notte tra il 23 e il 24 giugno ha preso il controllo della città russa di Rostov sul Don. Nel messaggio si fa riferimento all’attacco subito da un convoglio della compagnia nella regione di Voronezh, dove sono iniziati i combattimenti tra la milizia mercenaria e l’esercito regolare russo.

Combattimenti iniziati, esploso un deposito di petrolio

Come riferito da fonti locali alla Bbc, i mercenari del Gruppo Wagner sarebbero vicini a prendere il controllo di tutte le strutture militari anche a Voronezh, città a metà strada tra Rostov sul Don, importante hub strategica per l’esercito russo, e la capitale Mosca. «Nell’ambito dell’operazione antiterrorismo sul territorio della regione di Voronezh, le forze armate della Federazione Russa stanno svolgendo le necessarie azioni di combattimento e operative», ha dichiarato il governatore regionale Aleksander Gusev su Telegram. «Sono certo che i cittadini di Voronezh non cederanno alle provocazioni informative di chi è interessato a destabilizzare la situazione nel Paese e nella regione». Un grande deposito di petrolio è in fiamme a Voronezh: in alcune foto postate sui social si vede una gigantesca colonna di fumo nero alzarsi in cielo.

Zelensky: «La debolezza della Russia è evidente»

«La debolezza della Russia è evidente. È debolezza su vasta scala. E più a lungo la Russia mantiene le sue truppe e mercenari sulla nostra terra, più caos, dolore e problemi avrà in seguito», ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su Telegram. «Chi sceglie la via del male distrugge se stesso. Chi invia colonne di soldati per distruggere vite umane in un altro Paese non può impedire loro di fuggire e di tradire quando la vita resiste. Manteniamo la nostra resilienza, unità e forza. Tutti i nostri comandanti, tutti i nostri soldati sanno cosa fare».

Rostov, ecco perché Prigozhin ha iniziato proprio da qui la sua rivolta

La mattina del 24 giugno gli abitanti di Rostov sul Don si sono svegliati con i carri armati nelle strade della città. Non quelli dell’esercito russo in viaggio verso l’Ucraina, né quelli di Kyiv impegnati nella controffensiva, bensì quelli a disposizione del Gruppo Wagner guidato da Yevgeny Prigozhin, che ha lanciato il guanto di sfida ai vertici della Difesa di Mosca, dichiarandosi pronto – dopo aver presso il controllo di Rostov – a marciare verso la capitale della Federazione Russa. Ecco perché Prigozhin, per dare il via alla propria ribellione, ha scelto proprio Rostov.

Rostov, perché Yevgeny Prigozhin ha iniziato proprio da qui la sua rivolta contro i vertici dell'esercito russo.
Abitanti di Rostov incuriositi dalla presenza di un carro armato (Getty Images).

Prigozhin ritiene che Shoigu abbia coordinato da Rostov le operazioni contro la Wagner

Venerdì 23 giugno Prigozhin ha accusato apertamente le truppe russe di aver lanciato un attacco missilistico che ha ucciso decine di suoi combattenti. L’ex “cuoco di Putin” ritiene che il ministro della Difesa di Mosca (nonché suo acerrimo nemico) Sergei Shoigu abbia coordinato le operazioni contro il Gruppo Wagner proprio da Rostov.

A 130 chilometri dall’Ucraina, Rostov è un importante hub strategico per l’esercito di Mosca

In generale, Rostov sul Don (circa un milione di abitanti) è un importante hub strategico. La città ospita infatti il quartier generale del Distretto militare meridionale, una delle sottodivisioni delle forze armate della Russia, così come il centro di comando del gruppo di forze congiunto russo in tutta l’Ucraina. Rostov si trova a soli 130 chilometri dal confine ucraino: se le truppe russe vogliono raggiungere Mariupol o la Crimea, devono per forza passare da qui.

Rostov, perché Yevgeny Prigozhin ha iniziato proprio da qui la sua rivolta contro i vertici dell'esercito russo.
Un soldato del Gruppo Wagner a Rostov sul Don (Getty Images).

La regione ospita una centrale nucleare di fondamentale importanza per la Russia

«Rostov sul Don è fondamentale per l’esercito russo ed è probabile che qualsiasi minaccia al Ministero della Difesa abbia conseguenze su alcuni aspetti critici dello sforzo bellico. Chiunque controlli Rostov controllerà anche la principale linea di rifornimento per l’intera forza russa in Ucraina», ha spiegato il think tank statunitense Institute for the Study of War. «La regione di Rostov è anche strategicamente importante in quanto ospita una centrale nucleare di fondamentale importanza, sebbene si trovi a 160 chilometri dalla città stessa. È poi nota l’esistenza che esiste un deposito di armi nucleari nella vicina regione di Voronezh, che si trova tra Rostov e Mosca».

Putin, il discorso dopo la ribellione di Prigozhin: «Non lasceremo che scoppi un’altra guerra civile»

Dopo la ribellione del capo del Gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, che ha dichiarato ufficialmente guerra ai vertici militari di Mosca, prendendo il controllo di Rostov sul Don e invitando i russi a unirsi alla sua battaglia per esautorare la leadership militare, Vladimir Putin ha parlato alla parlato alla nazione con un discorso trasmesso in diretta tv. «Le azioni che hanno diviso la nostra unità sono il rinnegamento del nostro popolo, dei nostri compagni d’armi che ora stanno combattendo al fronte, questa è una pugnalata alle spalle per il nostro Paese e il nostro popolo», ha detto il presidente russo. «Tutti coloro che hanno scelto la via del tradimento saranno puniti e saranno ritenuti responsabili. Le forze armate hanno ricevuto gli ordini necessari. Mi rivolgo ai cittadini russi, agli eroi che combattono al fronte, mi rivolgo anche a coloro che con inganno e minacce sono stati coinvolti in questa avventura criminale. Chiedo di porre fine a queste azioni criminali».

«Difenderemo il nostro popolo e il nostro Stato da ogni tradimento interno»

Durante il suo discorso, Putin ha precisato di avere un’alta considerazione dei soldati del Gruppo Wagner, senza scaricare dunque del tutto i soldati della milizia mercenaria, che evidentemente ritiene possano far comodo nel prosieguo della campagna militare in Ucraina: «Il loro nome è stato tradito da coloro che ci spingono alla guerra civile. Difenderemo il nostro popolo e il nostro Stato da ogni tradimento interno, da interessi personali, ambizioni smisurate», ha continuato Putin. «Saranno adottate azioni ferme per stabilizzare la situazione a Rostov sul Don. La situazione resta difficile, il lavoro degli organi di governo civili e militari è stato di fatto bloccato». A Rostov, città al confine con l’Ucraina, Prigozhin ha detto di aver preso il controllo di siti militari, compreso un aeroporto.

Vladimir Putin, il discorso dopo la ribellione di Yevgeny Prigozhin: «Chi ha scelto il tradimento sarà punito».
Un soldato del Gruppo Wagner a Rostov sul Don (Getty Images).

«Salveremo ciò che ci è caro e sacro, diventeremo ancora più forti»

Poi un riferimento alla Prima guerra mondiale e alla guerra civile russa, sanguinoso conflitto che scoppiò in seguito alla Rivoluzione d’ottobre e alla presa del potere da parte dei bolscevichi. «Questo colpo è stato dato al popolo russo anche nel 1917 quando combatteva la Prima guerra mondiale, quando la vittoria gli è stata praticamente rubata. Nella guerra civile, i russi uccidevano altri russi, i fratelli uccidevano altri fratelli. I vari avventurieri politici hanno tratto vantaggio da questa situazione. Noi non permetteremo la ripetizione di una situazione del genere. Credo che salveremo e difenderemo ciò che ci è caro e sacro e insieme alla nostra patria supereremo ogni prova, diventeremo ancora più forti».

Vladimir Putin, il discorso dopo la ribellione di Yevgeny Prigozhin: «Chi ha scelto il tradimento sarà punito».
Le autorità russe hanno condotto perquisizioni nella sede del Gruppo Wagner a San Pietroburgo (Getty Images).

Prigozhin sfida Mosca, la Wagner occupa Rostov. Putin: «Pugnalati alle spalle»

Sale la tensione in Russia. Nella notte Yevgeny Prigozhin, che aveva accusato i capi della Difesa di avere ordinato un attacco contro il Gruppo Wagner, con i suoi mercenari ha varcato il confine russo entrando a Rostov sul Don. Dopo aver preso il controllo dei siti militari della città, base logistica chiave per l’offensiva in Ucraina, Prigozhin ha annunciato che le sue truppe sono pronte a marciare su Mosca se il ministro della Difesa, Sergei Shoigu e il generale Valery Gerasimov, non accetteranno di incontrarlo. «Siamo in 25 mila», ha detto invitando i russi, in particolare i soldati, a unirsi al suo esercito e a non opporre resistenza in quello che «non è un colpo di stato militare, ma una marcia della giustizia». Di diverso avviso l’intelligence militare russa, che ha definito l’azione di Prigozhin «un colpo di Stato», e soprattutto Vladimir Putin: «Gli interessi personali hanno portato al tradimento del nostro Paese e alla causa che le nostre forze armate stanno combattendo. Tutti coloro che sono andati sulla via del tradimento saranno puniti e saranno ritenuti responsabili. Le forze armate hanno ricevuto gli ordini necessari», ha detto il presidente russo in un discorso trasmesso in diretta tv. Mentre a Mosca sono stati blindati i centri di potere, a San Pietroburgo le forze di sicurezza russa hanno circondato l’edificio che ospita il quartier generale del Gruppo Wagner.

Nessuna resistenza incontrata a Rostov sul Don

Prigozhin ha dichiarato di essere entrato a Rostov sul Don insieme ai suoi uomini senza incontrare alcuna resistenza. A documentarlo alcuni video diffusi sui social, che mostrano decine di soldati armati e mezzi blindati in mezzo alla strada, mentre alcune persone riprendono la scena con il cellulare. A Rostov-sul-Don il leader del Gruppo Wagner ha incontrato Yunus-Bek Evkurov, vice ministro della Difesa russo, e Vladimir Alekseev, il vice capo di stato maggiore, che nella notte insieme al generale Sergei Surovikin aveva registrato un videomessaggio rivolto ai combattenti del Gruppo Wagner, esortandoli a non partecipare alla ribellione annunciata dal loro capo.

Prigozhin ha invitato i russi a non credere al Cremlino

Prigozhin, che chiede un incontro con Gerasimov e Shoigu, minacciando altrimenti di marciare su Mosca, ha invitato i cittadini russi a non credere a quello che dicono i media di Stato: «Un’enorme quantità di territorio è persa, i soldati vengono uccisi in numeri tre, quattro volte superiori a quelli dei documenti mostrati ai vertici militari». Prigozhin ha anche fatto sapere che Gerasimov è fuggito da Rostov al suo arrivo a Rostov e che le sue truppe avrebbero abbattuto un elicottero militare russo.

Prigozhin lancia la rivolta, Russia sull’orlo della guerra civile
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

Il capo del Gruppo Wagner rischia fino a 20 anni di carcere

Prima che Putin parlasse apertamente di tradimento, il procuratore generale Igor Krasnov aveva già aperto un procedimento penale contro Prigozhin, incriminato per il tentativo di organizzare una ribellione armata: rischia dai 12 ai 20 anni di carcere. «Siete stati ingannati nell’avventura criminale di Prigozhin e nella partecipazione a una ribellione armata. Vi chiediamo di mostrare prudenza e di mettervi in contatto con i rappresentanti del ministero della Difesa russo o delle forze dell’ordine il prima possibile. Garantiamo la sicurezza di tutti. Molti dei vostri compagni di diversi distaccamenti si sono già resi conto del loro errore chiedendo aiuto per garantire la possibilità di tornare in sicurezza ai loro punti di schieramento permanenti», aveva dichiarato il ministero della Difesa russo in una nota, rivolgendosi ai militari del Gruppo Wagner.

Prigozhin lancia la rivolta: Wagner pronta a marciare su Mosca. Russia sull’orlo della guerra civile. Costa sta succedendo.
Prigozhin a colloquio con Evkurov e Alekseev (Twitter).

Mosca blindata: misure antiterrorismo

La tensione è altissima nel Paese. Blindata intanto Mosca, con posti di blocco e mezzi militari a protezione dei centri di potere. Chiuse ai visitatori la Piazza Rossa, il Mausoleo di Lenin e la necropoli vicino al muro del Cremlino. Il sindaco della capitale russa ha dichiarato che sono state messe in atto misure antiterrorismo.

Napoli, esplode auto del CNR lungo la Tangenziale

Sarebbe partita dal vano motore l’esplosione dell’auto con a bordo i due passeggeri che sono stati travolti dalle fiamme. Non si conoscono ancora le generalità delle due persone, un uomo e una donna, rimaste gravemente ustionate nell’incendio della Volswagen Polo del CNR (Centro Nazionale di Ricerche) sulla quale viaggiavano lungo la Tangenziale di Napoli, tra le uscite di Corso Malta e Capodimonte, in direzione Pozzuoli, al km 18.500 in ovest.

Lungo la Tangenziale di Napoli, un'auto del Centro Nazionale di Ricerche è esplosa con a bordo un uomo e una donna, feriti gravemente.
Code lungo la Tangenziale (Getty Images).

Napoli, auto esplode in tangenziale

L’esplosione è avvenuta attorno alle 14, nella zona ospedaliera. Sul posto sono intervenute due squadre dei vigili del fuoco e due ambulanze del 118. Le fiamme sono state spente in poco tempo, mentre i due occupanti del veicolo sono stati immediatamente soccorsi e trasportati in codice rosso nel vicino ospedale «Cardarelli», al centro grandi ustionati. Secondo quanto riportato dall’AGI, le loro condizioni sarebbero gravi. La polizia stradale ha avviato le indagini per ricostruire la dinamica dell’accaduto. In base alle prime informazioni, pare che il mezzo trasportasse materiale infiammabile.

Firenze, sedi Lega e Forza Italia imbrattate con insulti contro Berlusconi e Salvini

Gli insulti rosso vernice hanno ricoperto le sedi locali di Forza Italia e Lega a Firenze. La notizia degli atti vandalici è stata diffusa dagli esponenti locali dei partiti e, nel giro di pochissimo tempo, la fotografia della sede di Forza Italia è stata pubblicata dal ministro Antonio Tajani, che ha scritto: «Vandalizzare la sede di un partito, insultare un morto e gioire per la sua scomparsa bestemmiando. Come si può serbare così tanto odio? Mi auguro ci sia una condanna trasversale per quanto accaduto a Firenze. Solidarietà ai militanti di Forza Italia vittime di un gesto ignobile».  Tra le scritte rosse, una in particolare era diretta alla memoria di Silvio Berlusconi: «È morto, Dio…».

A Firenze, le sedi dei partiti della Lega e di Forza Italia sono state imbrattate all'esterno con vernice spray.
Sede Lega Firenze imbrattata (foto Facebook).

Firenze, imbrattate le sedi Lega e Forza Italia

In viale Corsica, sempre a Firenze, a poca distanza temporale, è stata imbrattata anche la sede della Lega. Il bersaglio degli insulti stavolta è stato Matteo Salvini, al quale sono stati disegnati una parrucca in testa e un naso da clown sulle vetrine esterne della sede, accompagnati dalla parola «pagliaccio». Un’altra scritta è stata realizzata con la vernice spray sul tappeto all’ingresso: «Leghisti fuori dai nostri quartieri». Il commissario regionale della Lega Toscana Luca Baroncini e il segretario provinciale di Firenze Federico Bussolin hanno commentato l’accaduto in una nota: «Queste reazioni dei soliti idioti non fanno altro che confermare che stiamo lavorando bene nei quartieri in difesa della legalità. Proseguiremo nelle nostre battaglie, a cominciare da oggi, in cui è previsto l’open day della sede per la raccolta firme lanciata nei giorni scorsi in città contro le occupazioni».