Gli avvertimenti dei ricercatori di Anthropic su un’IA capace di «distruggere l’umanità»

Nel giro di poche ore tre ricercatori di Anthropic, tramite dei post pubblicati su X, hanno espresso forte preoccupazione riguardo ai pericoli di un’intelligenza artificiale fuori controllo, avvertendo che l’IA potrebbe distruggere l’umanità nel corso di un decennio. Il primo a parlare è stato il 27enne Jacob Coxon, ricercatore britannico di 27 anni, che è arrivato a dimettersi. «Chi sviluppa l’IA crede sinceramente che essa possa ucciderci tutti entro la fine del decennio. Non si tratta di una trovata pubblicitaria», ha scritto Coxon, che in precedenza ha lavorato in OpenAI. «Semmai, molti dirigenti e ricercatori di alto livello scelgono con cura le parole da usare con la stampa per apparire ragionevoli, ma in privato sento le stesse persone esprimere timore. Nessun’altra attività umana comporta un tale livello di pericolo», ha aggiunto, prospettando la prossima esistenza di «sistemi sovrumani in grado di hackerare qualsiasi cosa, rivoluzionare qualsiasi settore dall’oggi al domani e acquisire potere e risorse reali».

A stretto giro, sempre su X, gli ha dato ragione Evan Hubinger, altro ricercatore di Anthropic (nel campo della sicurezza): «Crediamo davvero con sincerità che l’IA potrebbe uccidere tutti gli esseri umani! Personalmente penso che ci sia più del 10 per cento di probabilità che accada entro il prossimo decennio». Affermando di ritenere che Anthropic «stia facendo del suo meglio», Hubinger ha poi osservato: «Non abbiamo ancora un piano per risolvere il problema dell’allineamento per la superintelligenza e non siamo chiaramente sulla strada giusta per farlo». Così Samuel Marks, responsabile della supervisione scalabile: «Gli sviluppatori di IA ritengono che la loro tecnologia possa causare l’estinzione dell’umanità (o esiti altrettanto gravi). Ciò potrebbe accadere nei prossimi anni. In generale, più elevato è il livello gerarchico del dipendente, maggiore è la sua preoccupazione».

Anche i vertici di OpenAI si sono detti preoccupati

Tali avvertimenti sono arrivati a pochi giorni dalle dichiarazioni dei vertici di OpenAI – tra cui il ceo Sam Altman – secondo cui l’IA sta correndo verso una fase inquietante e fuori controllo, ma anche in un momento in cui Anthropic (che ha fatto della sicurezza dell’intelligenza artificiale un elemento centrale della propria immagine) si prepara a una colossale offerta pubblica iniziale (Ipo) che potrebbe portare la valutazione dell’azienda di San Francisco a mille miliardi di dollari.

Trump esulta per la vittoria di AfD, Merz cancella la telefonata col presidente Usa

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ufficialmente per «conflitti tra le agende», ha annullato una telefonata programmata con Donald Trump a distanza di poche ore dal post su Truth con cui il presidente degli Stati Uniti ha celebrato la vittoria di Alternative für Deutschland alle elezioni in Sassonia-Anhalt. Lo ha reso noto un portavoce di Merz, aggiungendo che il cancelliere si è spesso opposto «in termini generali» a «interferenze o commenti sulla situazione politica interna, in particolare riguardo alle elezioni». Al momento non c’è una nuova data per il colloquio telefonico saltato.

Trump esulta per la vittoria di AfD, Merz cancella la telefonata col presidente Usa
Donald Trump (Imagoeconomica).

Cosa aveva scritto Trump sulla vittoria di AfD

Trump ha scritto, senza citare Alternative für Deutschland, che «il partito populista» aveva vissuto in Germania «una serata davvero importante», aggiungendo che i tedeschi «si sono finalmente stancati delle norme e dei regolamenti sull’immigrazione, assolutamente disastrosi, che hanno gravemente danneggiato» il Paese europeo. Poi l’acronimo “MGGA”, ovvero Make Germany Great Again. Che Trump, la cui famiglia ha origini tedesche, si sia forse dimenticato di come sono andate le cose l’ultima volta che un partito di ultradestra ha governato in Germania?

Trump esulta per la vittoria di AfD, Merz cancella la telefonata col presidente Usa
Il post di Trump sulla vittoria di AfD.

L’attacco di Merz: «La remigrazione è pulizia etnica»

Parlando oggi al Bundestag subito dopo che la leader di AfD Alice Weidel lo aveva attaccato dicendo che il suo governo è finito, Merz – allontanando l’ipotesi di dimissioni – ha replicato: «La vostra remigrazione non è altro che una pulizia etnica. Ciò che vi contraddistingue è il disprezzo per le nostre istituzioni democratiche e una costante denigrazione personale dei rappresentanti del nostro Stato».

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Rai 1, Giubilei opinionista di Bar Centrale al posto di Rondoni

Francesco Giubilei, fondatore del think tank Nazione Futura e attuale direttore scientifico di Fondazione Alleanza Nazionale, approda a Bar Centrale, programma del sabato pomeriggio di Rai 1 condotto da Elisa Isoardi (ex di Matteo Salvini).

Rai 1, Giubilei opinionista di Bar Centrale al posto di Rondoni
Elisa Isoardi (Imagoeconomica).

Lo riporta Fanpage, spiegando che Giubilei prenderà il posto di Davide Rondoni nel parterre degli opinionisti dello show: fungerà da contrappeso politico a Serena Bortone, vicina al centrosinistra, confermata come ospite fissa al pari di Rosanna Lambertucci e Gigi Marzullo.

Rai 1, Giubilei opinionista di Bar Centrale al posto di Rondoni
Davide Rondoni (Imagoeconomica).

La mossa di Mellone dopo la presentazione dei palinsesti

Alla presentazione dei palinsesti Rai, Isoardi aveva anticipato che la squadra degli opinionisti sarebbe stata interamente confermata: il direttore del Daytime Angelo Mellone ha però preferito inserire una voce contraria a quella di Bortone, assoldando così Giubilei. A farne le spese Rondoni, appunto, che però non abbandonerà Bar Centrale: per il poeta, scrittore e drammaturgo si profila però una presenza più saltuaria, che si verificherà soprattutto in collegamenti esterni.

Rai 1, Giubilei opinionista di Bar Centrale al posto di Rondoni
Serena Bortone (Imagoeconomica).

Fanpage scrive che la scelta di Giubilei come nuovo opinionista del programma del sabato pomeriggio di Rai 1 «avrebbe sollevato più di un malumore». La nuova stagione di Bar Centrale inizierà il 3 ottobre.

South Park, i creatori prendono in giro Trump: la serie diventa ‘South America’

Alla luce degli ordini esecutivi firmati da Donald Trump per ribattezzare il Lago Ontario e il Golfo del Messico e «ispirati dal coraggio e dal patriottismo di Apple e Google», che lo hanno assecondato, i creatori di South Park hanno provocatoriamente annunciato che nella prossima stagione lo show si intitolerà South America.

Trump e quella mania di cambiare la toponomastica che sta sfuggendo di mano

Parker e Stone, da sempre in rotta di collisione con Trump e il mondo MAGA, questa volta hanno posto l’accento sulla fissazione del presidente Usa di cambiare la toponomastica con varianti a stelle e strisce. Di recente The Donald ha pure suggerito di rinominare ‘New America’ lo Stato del New Mexico. E poi ha pubblicato online anche una mappa in cui ha allargato gli Usa includendo al suo interno Canada, Groenlandia, Messico, i Paesi dell’America Centrale e praticamente tutte le isole dei Caraibi, più l’Islanda. Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha inoltre rinominato il Monte Denali in Alaska, diventato Monte McKinley.

Le critiche a Paramount Skydance per la fusione con Warner Bros. Discovery

La prossima stagione di South Park, la 29esima, debutterà il 16 settembre su su Paramount+. Trey Parker e Matt Stone, in un comunicato, hanno anche criticato il piano di fusione della casa madre del programma, Paramount Skydance, con Warner Bros. Discovery (guidata dal figlio di Larry Ellison, molto vicino a Trump).

Testamento Guccini: a chi vanno le case e i diritti d’autore

Le case di Francesco Guccini in via Paolo Fabbri 43 a Bologna e a Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano, rientrano nell’eredità destinata a Raffaella Zuccari, ovvero la seconda moglie del cantautore, morto il 6 agosto a 86 anni. È quanto emerge dal testamento pubblico risalente al 19 gennaio 2022 e registrato l’8 settembre 2026 davanti al notaio Luigi Stame alla presenza della vedova e della figlia Teresa, secondo quanto riportato da Repubblica e Corriere della Sera. Il documento revoca espressamente le volontà espresse nel precedente testamento datato 17 dicembre 2015, indicando Zuccari come erede universale dell’artista.

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La casa di via Paolo Fabbri 43 andrà alla vedova

Teresa, unica figlia di Guccini – nata dalla lunga relazione con Angela Signorini – come indicato già nel documento del 2015 non erediterà dunque la casa bolognese in via Paolo Fabbri, resa celebre da un album del padre e a cui è legatissima, essendo cresciuta proprio lì.

Testamento Guccini: a chi vanno le case e i diritti d’autore
Francesco Guccini (Ansa).

Alla figlia Teresa metà di tutti i diritti d’autore

In base al testamento, inoltre, la gestione, lo sfruttamento e l’amministrazione dei diritti derivanti dall’attività artistica di Guccini come cantautore e scrittore spettano esclusivamente a Zuccari. Tuttavia il 50 per cento di tutti i proventi dovrà essere destinato alla figlia Teresa. E sempre a lei il cantautore ha precisato di voler lasciare la sua «chitarra Trameleluc, l’orologio Leonardo da Vinci e l’anello d’oro con le iniziali F e G» che apparteneva al padre. Curiosità: nel testamento, il “Maestrone” ha anche inserito una raccomandazione alla figlia anche una raccomandazione, cioè quella di «spostare le lancette dell’orologio soltanto in avanti per non romperlo».

Zelensky: «Pronto a compromessi, ma anche la Russia deve cedere qualcosa»

In un’intervista telefonica con un ristretto gruppo di media internazionali, alla quale ha partecipato anche La Stampa, il presidente Volodymyr Zelensky ha affrontato i principali nodi della guerra in Ucraina. Il suo messaggio è stato netto: Kyiv è disponibile al compromesso, ma non intende essere l’unica parte a fare concessioni. Il cuore dell’intervista ha riguardato i contatti diplomatici tra Stati Uniti, Ucraina e Russia. Zelensky ha riconosciuto agli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner un ruolo importante nel riavvio dei negoziati. La guerra, tuttavia, continua a pesare soprattutto sul fronte della difesa aerea. «Abbiamo bisogno di missili», ha detto Zelensky. Il nodo delle forniture dei sistemi per proteggere i cieli ucraini da missili e droni-jet del Cremlino è al centro dei rapporti con la Casa Bianca. A partire dal programma Freyja, sul quale il leader ucraino spera di ottenere l’appoggio di Washington. La questione dovrebbe essere sollevata anche nel prossimo incontro con Trump, che Zelensky conta di avere intorno al 20 settembre.

Zelensky: «Fedorov? Non lo sento da molto tempo»

Durante il colloquio si è parlato anche di Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino, oggi indicato come consigliere del ministro italiano Guido Crosetto per l’innovazione e le tecnologie militari. «A dire il vero, non lo vedo né lo sento da molto tempo», ha dichiarato Zelensky, aggiungendo di non avere notizie precise sui suoi spostamenti. «Mi dicono che si trovi all’estero. Non ho dettagli, nessuna chiamata, nessun messaggio».

Di Battista, l’ultimo aggiornamento dopo l’intervento a Cuba

Alessandro Di Battista «sta affrontando nel migliore dei modi la fase successiva all’intervento» e «non vede l’ora di riprendere le sue battaglie». È quanto si legge nell’ultimo aggiornamento riguardante l’ex deputato del M5s, fornito sui social dalla sua Associazione Schierarsi, che ha colto l’occasione per ringraziare i medici del reparto di Neurochirurgia dell’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras dell’Avana «con tutto il cuore per lo straordinario lavoro svolto, per la professionalità e per la dedizione con cui hanno affrontato una situazione estremamente delicata, confermando ancora una volta l’eccellenza della sanità cubana». Ringraziamenti anche per «le autorità italiane, l’Unità di Crisi della Farnesina e, in particolare, per l’ambasciatrice Simona De Martino». Nel post pubblicato sui social, Schierarsi ha poi ribadito «la necessità di mantenere la massima prudenza nella diffusione delle informazioni» sulle condizioni di salute di Di Battista.

Il rientro in Italia programmato e poi rinviato

Di Battista, colpito da un malore mentre si trovava a Cuba per un reportage per il Fatto Quotidiano, sarebbe dovuto tornare in Italia sabato 5 settembre con un’aeroambulanza dall’Avana, dove era stato trasportato dopo un primo ricovero in gravi condizioni a Santa Clara, in seguito a forti dolori alla testa. Ma i piani sono saltati a causa di un peggioramento delle condizioni di salute, che ha reso necessario un intervento chirurgico.

Omicidio di ‘Diabolik’, arrestate sette persone e individuati i mandanti

I carabinieri del Nucleo Investigativo e i poliziotti della Squadra Mobile hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone accusate – a vario titolo – dell’omicidio dell’ex capo degli ultrà della Lazio Fabrizio Piscitelli, detto ‘Diabolik‘, ucciso il 7 agosto 2019 con un colpo di pistola al Parco degli Acquedotti, a Roma.

Omicidio di ‘Diabolik’, arrestate sette persone e individuati i mandanti
Manifesti appesi a Roma a un anno dall’omicidio di Piscitelli (Imagoeconomica).

Le persone individuate come mandanti dell’omicidio

Attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche e l’analisi di chat criptate, gli inquirenti hanno raccolto gravi elementi indiziari sull’esistenza di un accordo criminoso tra diversi clan romani, volto a tutelare i rispettivi interessi nel narcotraffico. Michele Senese, storico capo dell’omonimo clan considerato dominante nell’area in cui venne eseguito l’agguato, è stato individuato come mandante apicale: avrebbe fornito l’assenso preventivo determinante per l’uccisione di Piscitelli, che si era reso autonomo nel traffico di stupefacenti assieme a Fabrizio Fabietti e si rifiutava di corrispondere la quota pattuita sui profitti delle sue attività illecite. Leandro Bennato (mandante e organizzatore), a capo avrebbe deliberato l’eliminazione di ‘Diabolik’ ritenendolo un concorrente scomodo sul mercato della cocaina e, il giorno del delitto, avrebbe fornito supporto diretto scortando il killer (Raul Esteban Calderon è stato però assolto in appello) a bordo di uno scooter rubato.

Omicidio di ‘Diabolik’, arrestate sette persone e individuati i mandanti
La panchina su cui fu uccisio Fabrizio Piscitelli (Ansa).

Il terzo presunto mandante è Alessandro Capriotti, broker della cocaina conosciuto negli ambienti criminali come “il Fornaro” o “il Miliardero”: avrebbe contribuito a organizzare la trappola mortale fissando un appuntamento con Piscitelli nel Parco degli Acquedotti all’ora dell’omicidio. Il sicario, travestito da runner, lo colpì poi con uno sparo in testa sorprendendolo alle spalle mentre era seduto su una panchina. Le persone arrestate sono accusate a vario titolo di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.

Escalation Usa-Iran, attacchi contro navi militari e petroliere

Escalation nelle acque del Golfo Persico e di quello dell’Oman, dove gli Stati Uniti hanno colpito e distrutto cinque petroliere iraniane, a seguito di un attacco dei pasdaran contro una serie di imbarcazioni che tentavano di varcare Hormuz. La risposta americana ha portato a nuovi raid dei Guardiani della rivoluzione, che hanno messo nel mirino obiettivi statunitensi in Giordania.

Gli attacchi iraniani contro due navi della Marina Usa

La nuova escalation è cominciata con gli attacchi dell’Iran contro due navi della Marina americana, otto petroliere e 10 «imbarcazioni non conformi» che tentavano di attraversare lo stretto di Hormuz. I pasdaran, dopo i raid in mare, hanno avvertito di essere pronti ad attaccare «tutte le petroliere presenti nei porti di Kuwait e Bahrein, che ospitano tali terroristi e sono complici delle loro azioni criminali, sia che si trovino all’ancora sia ormeggiate in banchina». L’Iran ieri aveva dichiarato di aver catturato drone subacqueo dell’esercito statunitense all’imbocco di Hormuz.

La risposta americana: distrutte cinque petroliere iraniane

Poco dopo, il Comando centrale militare Usa ha comunicato la distruzione di cinque petroliere iraniane in risposta ai «ripetuti tentativi» di Teheran di attaccare due unità americane – una portaerei e un cacciatorpediniere – bersagliate invano con missili balistici e da crociera: quattro sono state colpite nel Golfo dell’Oman, all’esterno di Hormuz, e una accanto all’isola di Kharg, nel Golfo Persico.

Il raid dei pasdaran contro una base aerea Usa in Giordania

A quel punto Teheran ha condotto un attacco missilistico contro l’aeroporto di Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono schierate decine di caccia americani, utilizzando munizioni a grappolo: almeno 30 gli ordigni lanciati. L’esercito di Amman ha reso noto di aver abbattuto 18 razzi provenienti dall’Iran, mentre due «sono caduti in aree disabitate», senza fare vittime.

Regno Unito e altri 11 Paesi mettono al bando i prodotti dei coloni israeliani

Il governo britannico, sotto la nuova leadership di Andy Burnham, ha annunciato sanzioni senza precedenti contro il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, seguito a ruota dall’impegno a fare lo stesso sottoscritto da altri 11 Paesi tra cui Canada, Francia e alcuni stati europei (Italia esclusa). Israele ha risposto chiudendo il consolato del Regno Unito a Gerusalemme est.

L’intervento del ministro Miliband

La scure nei rapporti è stata fatta calare alla Camera dei Comuni da Ed Miliband, titolare del Foreign office nella nuova compagine. Il ministro, con Burnham seduto al suo fianco, ha formalizzato la definizione degli insediamenti israeliani come entità «illegali», denunciandone l’espansione a partire dal contestato progetto E1 in Cisgiordania. Nato da genitori di radici ebraico-polacche in fuga dal nazismo, Miliband ha rivendicato con orgoglio la propria origine di ebreo della diaspora e ricordato i suoi familiari uccisi nell’Olocausto e i legami con Israele, Paese di cui si è detto «amico». Nel contempo, ha tuttavia sottolineato come il suo ebraismo e il riconoscimento del «diritto alla difesa dello Stato d’Israele» non siano in contrasto con il sostegno a uno «Stato di Palestina» nel quadro di una pace fondata sulla «soluzione dei due Stati». Una prospettiva che l’azione dei coloni e la politica del governo Netanyahu sta portando alla «distruzione», ha proseguito, dopo aver richiamato sia le «traumatiche» devastazioni di Gaza negli ultimi tre anni e le «sofferenze indicibilii» patite da uomini, donne e bambini nella Striscia, sia il «terrorismo dei coloni» estremisti in Cisgiordania. Mentre ha rinfacciato a Netanyahu e soci di «chiudere gli occhi» rispetto alla «pulizia etnica» imputata tanto ai coloni quanto all’incitamento esplicito di ministri come i super falchi Itamar Ben Gvir o Bezalel Smotrich.

Il post-sfogo di Francesca Verdini: «Dentro di me niente di fascista»

Mentre il fidanzato Matteo Salvini è impegnato nella due giorni di Roma organizzata da Claudio Durigon, Francesca Verdini interviene sui social – «così de botto» (citando Boris) – su fascismo, femminismo, inclusione, egemonia culturale e via dicendo. Un lungo e articolato post molto politico. «Scrivo queste parole perché da tempo sento di dovermi giustificare per ciò che penso. Come se il mio voto dicesse qualcosa non solo delle mie idee, ma della mia intelligenza, della mia sensibilità, persino della mia qualità umana. Come se non fossi mai abbastanza colta, preparata, consapevole. E alla fine resta sempre quella parola: fascista. A volte persino ‘sporca fascista’», scrive la produttrice cinematografica, chiarendo: «Mia nonna il fascismo lo ha combattuto. Io, dentro di me, di fascista non ho mai riconosciuto niente». Un «senso di estraneità», spiega, che incontra anche sul lavoro: «Attori, registi, sceneggiatori mi confidano ciò che pensano e poi aggiungono: “Non dirlo. Poi non mi fanno più lavorare”». Verdini punta il dito contro la sinistra o presunta tale: «Vedo Iacchetti minacciare botte e augurare la morte a un ministro, Saverio Tommasi parlare delle botte ai “fascisti” come legittima difesa, Bonaccini spiegare che chi vota a destra ha mediamente studiato meno, Brigitte Macron colpire il marito al volto, Rula Jebreal chiamare “scimmia” un uomo afroamericano. E ogni volta mi faccio la stessa domanda: se le parti fossero invertite, il metro sarebbe lo stesso?». Verdini se la prende con il «doppio standard» che «ti fa sentire espulso, ti rende più duro, ti fa venire voglia di urlare più forte». Un’uscita

Francesca Verdini compare spesso insieme con Salvini a comizi e feste di partito. Lo scorso marzo aveva fatto parlare di sé a causa del «cafone» gridato sul prato di Pontida in risposta a chi contestava Salvini al funerale di Umberto Bossi. Ma è la prima volta che scrive un intervento così politico sui social. Che stia pensando a un impegno più concreto ?

Futuro Nazionale, perché dopo Luca Sforzini sarà espulso anche Stefano Ruvolo

Dopo aver espulso Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento nazionale (finora think tank di riferimento di Futuro Nazionale), Roberto Vannacci è pronto a silurare anche Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori e fondatore di Patto per l’Italia, che aveva stretto un’alleanza politica con l’ex generale. Alla base della decisione lo stesso motivo, ovvero le critiche alla linea di FN espresse negli ultimi giorni. Lo scrive Adnkronos, aggiungendo che secondo le indiscrezioni raccolte in Transatlantico la lettera ufficiale è già pronta. La mossa potrebbe però costare cara a Vannacci: è stato infatti proprio Ruvolo a prestare all’ex generale l’immobile in via Lucina 17 che ospita a Roma la sede nazionale del partito (allo stesso pianerottolo di quella di Forza Italia). Con ogni probabilità, dopo l’espulsione Ruvolo vorrà tornarne in possesso.

Futuro Nazionale, perché dopo Luca Sforzini sarà espulso anche Stefano Ruvolo
Massimiliano Simoni, Roberto Vannacci e Luca Sforzini inaugurano la sede nazionale di FN (Imagoeconomica).

Legge elettorale, tramonta l’ipotesi ballottaggio: il post di Vannacci

Sembra essere tramontata definitivamente l’ipotesi di introdurre nella riforma della legge elettorale un ballottaggio tra le due coalizioni più votate, un’idea anti-Vannacci a cui la Lega si era sempre opposta e che non aveva trovato consenso unanime né in Fratelli d’Italia, né in Forza Italia. Lo riporta il Corriere della Sera: la proposta dall’ex presidente del Senato Marcello Pera, presentata come emendamento in Aula, non riceverà il sostegno della maggioranza.

Il post di Vannacci: «Ora hanno preso la calcolatrice»

Roberto Vannacci, che a fine agosto aveva attaccato la maggioranza definendo le interlocuzioni in corso sul doppio turno la «mossa della paura» del centrodestra per mettersi al riparo dal rischio rappresentato da Futuro Nazionale, è oggi tornato alla carica sul tema. «Adesso hanno preso la calcolatrice. Il risultato è scritto nero su bianco: senza FN il centrodestra non raggiunge il 42 per cento. Non è propaganda. È aritmetica», ha scritto Vannacci. L’ex generale cita questa soglia perché l’attuale formulazione della legge elettorale prevede un premio di maggioranza assegnato – in entrambe le Camere – alla coalizione vincitrice che abbia ottenuto almeno il 42 per cento dei voti in ciascuno dei due rami del Parlamento. In assenza di questi presupposti, la ripartizione dei seggi avverrebbe col proporzionale puro.

Per quanto riguarda il ballottaggio, il timore dell’attuale maggioranza è che l’erosione da destra finisca per rendere troppo alta la soglia da raggiungere: il lodo-Pera prevede il doppio turno se nessuna coalizione supera il 48 per cento e almeno due stanno sopra il 38. Il 9 settembre il testo approda al Senato e dovrà uscire da Palazzo Madama entro il 15. Nel suo post, Vannacci ha poi avvertito che i voti d Futuro Nazionale «non sono un pacco postale da ritirare alla vigilia delle elezioni». Definendo il suo partito «il motore che riporterà la destra sulla retta via», l’ex generale ha aggiunto che «le alleanze non si costruiscono con formule escogitate nei palazzi, ma sulla chiarezza dei programmi e sulla lealtà verso gli elettori». E poi: «Il centrodestra, se vuole governare e non consegnare l’Italia alla sinistra dovrà fare i conti con gli italiani. Con gli stessi italiani che ha deluso sino a oggi. E quindi, anche con noi».

L’ultima di Trump: anche l’Islanda diventa territorio Usa, Reykjavik protesta

Donald Trump c’è cascato di nuovo. Poche ore dopo aver suggerito su Truth che lo Stato del New Mexico debba cambiare nome in “New America”, il tycoon ha pubblicato online una mappa in cui ha allargato gli Usa includendo al suo interno Canada, Groenlandia, Messico, i Paesi dell’America Centrale e praticamente tutte le isole dei Caraibi, più l’Islanda. Come già successo in precedenza, la mossa social del presidente Usa ha creato un incidente diplomatico, questa volta sull’asse Reykjavik-Washington: il governo islandese, che ha definito «inaccettabile» l’immagine, ha infatti convocato l’ambasciatore statunitense.

Non è il primo incidente diplomatico tra Islanda e Usa: il precedente

In realtà non si tratta del primo incidente diplomatico tra Islanda e Stati Uniti nato dalle mire di Trump. Alcuni mesi fa il governo di Reykjavik, infatti, aveva già chiesto spiegazioni agli Stati Uniti dopo che Billy Long, allora candidato di Trump alla carica di ambasciatore aveva detto privatamente alla Camera dei Rappresentanti di essere pronto a diventare «il governatore del 52esimo Stato», riferendosi appunto all’Islanda. Il diplomatico, una volta ottenuta la nomina, si era scusato pubblicamente archiviando le sue parole come una battuta.

Torino, bufera sul convegno della polizia con Vannacci relatore

Il Silp Cgil Piemonte ha chiesto formalmente al questore di Torino di revocare il provvedimento con cui è stata riconosciuta come attività di aggiornamento professionale un’iniziativa pubblica in programma il 18 settembre 2023 all’Hotel Nh di Torino alla quale parteciperà, tra i relatori di una tavola rotonda, Roberto Vannacci. Il convegno è stato organizzato dai sindacati Fsp-Polizia di Stato e Fmpi e si intitola Insicurezza urbana: il ruolo delle istituzioni e degli imprenditori. Secondo il segretario generale piemontese del Silp, Nicola Rossiello, la presenza di Vannacci, accanto ai saluti di apertura del questore di Torino Massimo Gambino, farebbe venire meno i presupposti richiesti per il riconoscimento dell’autoformazione, ovvero «la natura tecnico-scientifica e la stretta neutralità dell’iniziativa rispetto a qualsiasi connotazione politica». Il dipartimento della Pubblica sicurezza è già intervenuto precisando che si tratta di un’iniziativa sindacale per la quale non è prevista la partecipazione del questore di Torino e che il convegno non costituirà aggiornamento professionale per gli appartenenti alla Polizia di Stato. Ma ciò non ha fermato la polemica politica.

Fratoianni: «Piantedosi intervenga»

Così Nicola Fratoianni di Avs prima del chiarimento del dipartimento di Pubblica sicurezza: «Siamo davvero oltre ogni limite, il ministro Piantedosi ora deve spiegare al Parlamento e all’opinione pubblica del nostro Paese quale contributo alla formazione professionale del personale della Polizia di Stato possono dare le idee e le proposte di cui si fa portatore l’europarlamentare Vannacci. È necessario che il riconoscimento professionale che è stato riconosciuto con un’apposita circolare per questa iniziativa venga annullato e che il questore di Torino, responsabile dell’Autorità di Pubblica sicurezza, si astenga dal partecipare a quell’evento».

Budapest rompe con Mosca: espulsi 10 dipendenti dell’ambasciata russa

Il governo ungherese ha espulso 10 dipendenti dell’ambasciata russa a Budapest per avere svolto «attività inaccettabili per un diplomatico ai sensi della Convenzione di Vienna». Lo ha annunciato la ministra degli Esteri magiara Anita Orban, citando il trattato del 1961 che regola le immunità, i privilegi e le funzioni dei diplomatici e delle ambasciate straniere. Tale decisione, ha spiegato la ministra (che non ha specificato che tipo di attività siano state rilevate), «tutela la sicurezza e la sovranità dell’Ungheria» e «non comporta l’interruzione delle relazioni diplomatiche con la Russia».

La svolta dell’Ungheria dopo la fine dell’era-Orban

Dopo le tensioni con Berlino, innescate dai tentati attacchi con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, Mosca rompe anche con Budapest. Russia e Ungheria sono state a lungo molto vicine, ma tutto è cambiato con le elezioni parlamentari del 12 aprile che hanno sancito la fine dell’era del filorusso Viktor Orbán dopo 16 anni consecutivi al potere. Al suo posto come primo ministro da allora c’è l’ex esponente di Fidesz e leader del partito d’opposizione Tisza Péter Magyar: la sua agenda politica punta a riallineare saldamente l’Ungheria alle istituzioni Ue e alla Nato. Già a maggio, pochi giorni dopo l’insediamento del nuovo governo di Magyar, Orban aveva convocato l’ambasciatore russo per condannare un bombardamento sull’Ucraina occidentale.

Budapest rompe con Mosca: espulsi 10 dipendenti dell’ambasciata russa
Maria Zakharova (Imagoeconomica).

La replica di Mosca alla decisione della «lobby russofoba»

La replica di Mosca non si è fatta attendere. Commentando l’espulsione dei 10 diplomatici, la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha detto alla Tass che la risposta alla «lobby russofoba» a Budapest sarà «dura e dolorosa».

Il retroscena da Israele: «Netanyahu sapeva del 7 ottobre»

Benjamin Netanyahu alla fine di settembre 2023 venne a conoscenza che Hamas stava pianificando un’azione di vasta portata contro Israele, ma minimizzò la minaccia e decise di non informare i vertici della sicurezza. È quanto viene rivelato nel libro in uscita Kidnapped: 843 Days of Abandonment, scritto dai giornalisti Shlomi Eldar e Ruth Yuval, citato da Haaretz.

Il retroscena da Israele: «Netanyahu sapeva del 7 ottobre»
Mohammed bin Zayed (Ansa).

La presunta telefonata tra Netanyahu e Bin Zayed

Il libro, basato su interviste a decine di fonti, tra cui alti funzionari in Israele e in tutto il mondo, riporta che Mohammed bin Zayed, emiro di Abu Dhabi e presidente degli Emirati Arabi Uniti, avrebbe avvertito personalmente Netanyahu, nel corso di una telefonata di 45 minuti avvenuta una decina di giorni prima del 7 ottobre, che Yahya Sinwar – allora leader di Hamas nella Striscia di Gaza – stava pianificando «un terremoto» contro lo Stato ebraico, che avrebbe provocato enormi spargimenti di sangue: scopo dell’operazione far deragliare gli Accordi di Abramo e gli equilibri in Medio Oriente.

Il retroscena da Israele: «Netanyahu sapeva del 7 ottobre»
Benjamin Netanyahu (Ansa).

L’ufficio di Netanyahu smentisce: «Menzogna totale»

Bin Zayed, si legge nel libro, era venuto a conoscenza del piano di Hamas da un intermediario palestinese, un dirigente di Fatah (forse Mohammed Dahlan) che aveva contatti sia con Sinwar che con lo Shin Bet, i servizi di intelligence interna di Tel Aviv. Sarebbe stato lo stesso leader di Hamas a Gaza, frustrato dalla mancanza di progressi nei negoziati per il rilascio di prigionieri, a dire all’intermediario di avvertire gli israeliani delle conseguenze di un mancato accordo. Secondo quanto scritto nel libro, Netanyahu disse a Byn Zayed di avere la situazione sotto controllo nella Striscia e qualsiasi azione pianificata da Hamas si sarebbe probabilmente verificata in Cisgiordania. L’ufficio di Netanyahu ha già smentito: «Una menzogna totale. Il primo ministro non ha parlato con il presidente degli Emirati durante il periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da parte sua».

Delfin, Luca e Paola Del Vecchio chiedono 500 milioni di penale a Leonardo Maria

Luca e Paola Del Vecchio sono pronti a chiedere a Leonardo Maria il pagamento di una penale da 500 milioni di euro per il mancato acquisto delle quote di Delfin in loro possesso che, complessivamente, valgono un quarto del capitale della holding di famiglia (detengono il 12,5 per cento a testa). Lo scrive il Corriere della Sera.

Delfin, Luca e Paola Del Vecchio chiedono 500 milioni di penale a Leonardo Maria
Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

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Perché i due fratelli chiedono 500 milioni a Lmdv

A marzo Leonardo Maria Del Vecchio aveva esercitato la prelazione sulle quote di Paola e Luca, firmando un contratto per acquistarle a un valore di 10 miliardi complessivi. Il suo piano è però poi saltato perché il board di Delfin non ha fornita la lettera di patronage richiesta dalle banche per finanziare la maxioperazione. Nel contratto di compravendita era però prevista una clausola che imponeva una penale di 500 milioni totali nel caso in cui l’operazione non fosse stata perfezionata, mentre l’acquisto non era subordinato al finanziamento. Da qui la richiesta in arrivo di 250 milioni a testa come penale. Fonti vicine a Lmdv, scrive il Corsera, parlano della possibilità di aprire un arbitrato per cercare un accordo con i fratelli: in questo contesto potrebbe avvicinarsi alle richieste di Luca e Paola per una modifica dello statuto di Delfin, volontà questa condivisa anche da Clemente e Rocco Basilico.

Emma Bonino, come sta dopo il ricovero al Santo Spirito di Roma

Nella serata di lunedì 7 settembre 2026, Emma Bonino è stata ricoverata al Santo Spirito di Roma dopo essere stata soccorsa nella sua casa per problemi respiratori. «Sono in corso gli accertamenti e una valutazione dei parametri a seguito di un peggioramento della funzionalità respiratoria. Resta vigile e lucida», aveva riferito il suo medico curante Claudio Santini. Nel bollettino diffuso dopo la prima notte di ricovero, si legge che «le sue condizioni, per quanto delicate, restano stazionarie». La paziente «è cosciente e i parametri cardiocircolatori e gli scambi respiratori sono accettabili».

L’anno scorso il ricovero in terapia intensiva

Non è il primo ricovero per la leader di +Europa nella struttura. Il precedente risale all’inizio del 2025 dopo un malore, e allora servì la terapia intensiva perché era stata riscontrata un’insufficienza respiratoria. Stabilizzata, il giorno dopo fu trasferita al San Filippo Neri dove rimase una settimana. Nella storia clinica della Bonino c’è anche un microcitoma polmonare diagnosticato nel 2015 e superato nel 2023.

Perché Futuro Nazionale ha espulso Luca Sforzini

In Futuro Nazionale arriva la prima espulsione. Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento nazionale, il fu think tank del Mondo al Contrario, è stato cacciato dal partito a seguito, si legge nella nota della direzione disciplinare del partito, «delle sue ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito e di descrizioni del movimento del tutto infondate». La decisione è stata presa da Roberto Vannacci, dal coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, dal responsabile organizzativo, Edoardo Ziello, e quello del Tesseramento, Annamaria Frigo. «Se qualcuno pensa di utilizzare Futuro Nazionale per le proprie ambizioni personali, volte a saziare appetiti antichi che si prestano alle mire di chi vuole avvelenare e soffocare il partito dall’interno», fanno sapere i futuristi, «deve sapere che qui ci sono degli anticorpi talmente forti da bloccare qualsiasi tentativo di sabotaggio».

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Sforzini poco tempo fa aveva avuto l’ardire di criticare alcuni punti del programma futurista su Libero. «Esi­ste una destra che difende la fami­glia senza entrare nelle camere da letto», spiegava il gallerista pavese al quotidiano, «che può soste­nere la nata­lità senza isti­tuire poli­zie morali. E poi esi­stono le cor­nac­chie nere. Sono quelle che con­si­gliano di rispon­dere alle inquie­tu­dini del XXI secolo con il pron­tua­rio del XIX». Mettendo in guardia: «Ci sono momenti nei quali il pro­blema di un pro­getto non sono i suoi avver­sari. Sono i suoi con­si­glieri». Ma Sforzini aveva fatto parlare di sé anche per un acceso scambio in chat con il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, riportato da Il Foglio. «Sei un nazista autentico», avrebbe attaccato il primo. «Non sono uno sciuscià liberale atlantista sionista come te. Per me non è un’offesa», gli avrebbe risposto il secondo. Accuse di fatto confermate dal diretto interessato che sempre al quotidiano diretto da Claudio Cerasa aveva parlato di «clima agghiacciante».

La deriva nerissima del partito (come se fosse qualcosa di cui sorprendersi) aveva causato l’allontanamento di Luca Bellotti, ex meloniano e già sottosegretario nei governi Berlusconi: «Su Islam e immigrazione, posizioni inaccettabili», aveva scritto in una lettera aperta al generalissimo.