Pd e M5s presentano risoluzioni opposte sul sostegno all’Ucraina
La guerra in Ucraina mette di nuovo in evidenza le fratture interne al campo largo. L’occasione sono le due risoluzioni del Pd e del M5s in arrivo mercoledì alla Camera, alla vigilia del Consiglio europeo del 18 dicembre, che confermano i due approcci completamente divergenti sul sostegno a Kyiv e sulla pressione politica ed economica contro la Russia.
Le risoluzioni di Pd e M5s sull’Ucraina
Secondo quanto anticipato dall’Ansa, la risoluzione del M5s chiede ancora lo stop all’invio di nuove armi all’Ucraina. Invita inoltre il governo a non sostenere, al Consiglio europeo, la confisca definitiva degli asset sovrani russi e dei beni riconducibili a soggetti terzi detenuti in Europa, e propone di rivalutare la possibilità di tornare ad acquistare gas russo. Di segno opposto la posizione dei dem, che ribadiscono la «ferma condanna all’aggressione russa» e il pieno sostegno alla popolazione ucraina, attraverso «tutte le forme di assistenza necessarie», tra cui l’utilizzo «legalmente fondato» dei beni russi congelati. Il Pd sollecita inoltre il governo a «scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall’amministrazione americana, l’interesse europeo».

Meloni: «Difficile trovare soluzione sostenibile sugli asset»
Nelle sue comunicazioni alla Camera la premier Giorgia Meloni ha riferito del vertice di Berlino con Zelensky, leader europei e negoziatori statunitensi, sottolineando che c’è stato «un clima costruttivo e unitario che vale la pena di sottolineare». Centrale, ha detto, è «il mantenimento della pressione sulla Russia», che «si è impantanata in una durissima guerra di posizione» e solo così può essere «costretta a un accordo». Sul sostegno a Kyiv, Meloni ha affermato che il Consiglio Ue deve «assicurare la continuità del sostegno finanziario» con la «soluzione più sostenibile per i Paesi membri nel breve e lungo periodo», mentre sull’uso degli asset russi congelati ha avvertito che «trovare una soluzione sostenibile sarà tutt’altro che semplice». Quanto alle garanzie di sicurezza, ha ribadito che l’Italia «non intende inviare soldati in Ucraina». Sui territori, ha concluso, «è lo scoglio più difficile» e «nessuno può imporre da fuori la sua volontà».



