L’ultima Supermedia Agi/Youtrend sulle intenzioni di voto, realizzata sulla base di 11 sondaggi condotti dal 25 giugno all’8 luglio da sette istituti, conferma il sorpasso di Futuro Nazionale sulla Lega. Il partito di Roberto Vannacci è dato al 6,2 per cento, in crescita dello 0,9 per cento nelle ultime due settimane, mentre il centrodestra nel complesso arretra esattamente della stessa misura. Stabili i partiti di opposizione, a +2,4 per cento sul centrodestra.
Roberto Vannacci (Ansa).
La Lega continua ad arretrare
Fratelli d’Italia è ancora saldamente la prima formazione politica del Paese col 27,7 per cento (-0,1), seguito dal Partito democratico al 21,5 per cento (+0,1). Il Movimento 5 stelle sale al 13 per cento (+0,2). In leggera flessione invece Forza Italia al 7,8 per cento (-0,2). Segue Alleanza Verdi e Sinistra, data al 6,5 per cento (-0,1). Detto dei vannacciani, continua ad arretrare la Lega, ora al 5,8 per cento (-0,4). Azione scende al 3 per cento (-0,2). Stabile Italia Viva al 2,3 per cento. Poi +Europa all’1,3 per cento e Noi Moderati all’1 per cento -0,1 per entrambi i partiti). Per quanto riguarda le coalizioni, il campo largo sale al 44,7 per cento staccando ulteriormente il centrodestra, in netto calo al 42,3 per cento.
È morta Bonnie Tyler, cantante britannica interprete di una serie di hit negli Anni 70 e 80, tra cui Total Eclipse of the Heart. Aveva 75 anni. A maggio era stata posta in coma indotto dopo un intervento chirurgico d’urgenza all’intestino in Portogallo, dove abitava: era ancora ricoverata in terapia intensiva.
Il grido che le cambiò la voce (e la carriera)
Nata nel 1951 come Gaynor Hopkins nel Galles meridionale, Bonnie Tyler scelse il nome d’arte con cui divenne nota leggendo un giornale e selezionando nomi e cognomi che le piacevano. I primi successi erano arrivati a metà degli Anni 70 con i singoli Lost in France e More Than a Lover. Nel 1977, dopo un intervento chirurgico per dei noduli alle corde vocali, l’episodio che le cambiò la carriera, raccontato nella sua autobiografia: mentre si recava in ospedale a trovare il fratello, si accorse di aver dimenticato il regalo che aveva comprato per lui e così lanciò un grido talmente forte, che le provocò danni permanenti. La voce di Bonnie Tyler ne uscì trasformata, assumendo una timbrica più roca: nello stesso anno incise It’s a Heartache, che divenne una hit mondiale. Il suo brano più famoso è però senza alcun dubbio Total Eclipse of the Heart, arrivato nel 1983.
Bonnie Tyler negli Anni 80 (Ansa).
Nel 1984 fu ospite del Festiva di Sanremo
L’anno successivo, ospite al Festival di Sanremo, eseguì la canzone sul palco dell’Ariston, cosa che di fatto la lanciò anche in Italia, dove era ancora poco conosciuta. Nel frattempo, però, era inserita nel Guinness dei primati grazie all’album Faster Than the Speed of Night, che era entrato nella classifica inglese direttamente al numero 1, cosa mai successo in precedenza a un’artista britannica.
Tra i suoi successi anche Holding Out for a Hero
Tra i successi della sua lunga carriera figurano anche Holding Out for a Hero, dalla colonna sonora di Footloose, e Here She Comes, canzone nata dalla collaborazione con Giorgio Moroder.
Bonnie Tyler nel 2018 (Ansa).
Nel 2013, anno in cui era stata insignita del titolo di Member of the Order of the British Empire per il suo contributo alla musica, aveva rappresentato il Regno Unito all’Eurovision Song Contest con il brano Believe in Me. L’ultimo album di Bonnie Tyler, The Best Is Yet To Come (il 18esimo in studio), era uscito nel 2021.
Bonnie Tyler all’Eurovision Song Contest nel 2013 (Ansa).
Dopo l’inchiesta sullo spionaggio e l’arresto di due ex agenti dei servizi segreti, accusati di aver venduto informazioni riservate sulla sicurezza nazionale in cambio di denaro, il Governo ha deciso di espellere due addetti militari dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia coinvolti nella vicenda. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Il Governo italiano ha deciso di espellere due addetti militari dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, responsabili delle attività di spionaggio emerse nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma. Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato…
«Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato all’ambasciatore russo a Roma che Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov devono lasciare Roma entro tre giorni. Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia. Un’ingerenza grave e inaccettabile per le Istituzioni italiane e per la sicurezza nazionale», ha scritto Tajani sui social.
I casi analoghi del recente passato
Astakhov e Gorbachev, protetti dall’immunità diplomatica, sono stati dichiarati persone non grate e pertanto espulsi dall’Italia. Una misura che richiama direttamente quanto accaduto nel 2021 ad altri due diplomatici di Mosca, allontanati dal Paese dopo l’arresto dell’ufficiale di Marina Walter Biot, fermato mentre consegnava documenti riservati a funzionari dell’ambasciata russa nel parcheggio di un centro commerciale di Roma. Nel 2023, inoltre, il ministero degli Esteri aveva espulso come persona non grata l’addetto militare russo Damir Ravilevich Kurmashov, scoperto a corrompere Gavino Raoul Piras (protagonista della vicenda di questi giorni). Al posto del diplomatico allontanato era arrivato in Italia proprio Astakhov, che aveva ereditato i contatti del predecessore. La posizione di Piras invece era stata archiviata.
Chi sono gli ex agenti dell’Aisi arrestati
Nell’ambito dell’inchiesta sulle spie per la Russia sono stati arrestati due ex funzionari dell’Aisi in pensione: il già citato Piras e Vincenzo Di Pasquale. Entrambi avevano anche prestato servizio per l’Arma dei Carabinieri. Piras, in particolare, è stato ripreso scambiava cellulari, schede di memoria e pizzini col suo interlocutore russo. Oltre ai due arrestati ci sono poi altri cinque indagati (di cui quattro militari) a piede libero: Davide Piantanida, Gianluca Nardella, Giuseppe Tempesta, Sergio Romeo, Antonio Guerra.
Treni in ritardo e alcune cancellazioni, in modo particolare tra quelli a lunga percorrenza, si sono verificati in Calabria a causa del danneggiamento della linea ferroviaria nel crotonese e nel cosentino. A Cutro, Isola Capo Rizzuto ed a San Lucido sono stati tranciati dei cavi in fibra della linea ferroviaria. Il danneggiamento sarebbe riconducibile, secondo le prime ipotesi, a un tentativo di furti di rame. Rfi ha reso noto che si sta procedendo a smaltire la circolazione anche attraverso la sostituzione delle tratte interessate con l’utilizzo del servizio autobus. La procura della Repubblica di Paola (Cosenza) ha avviato una indagine sul danneggiamento della linea. Nell’area del crotonese la manomissione è avvenuta in due luoghi distinti: il primo a circa 500 metri dalla stazione di Isola Capo Rizzuto e il secondo in prossimità dell’ingresso della galleria di Cutro. In ciascun sito sono stati eseguiti quattro tagli netti che hanno tranciato sia le linee di fibra ottica che quelle di rame. È stato accertato che entrambe le zone sono sprovviste di impianti di videosorveglianza. Sebbene la prima ipotesi investigativa propenda per un tentato furto di rame fallito, gli inquirenti non escludono alcuna pista. Tra gli scenari al vaglio vi è anche l’ipotesi di un vero e proprio atto di sabotaggio.
La Cassazione ha accolto il ricorso presentato da Irene Pivetti, annullando con rinvio la sentenza di condanna a 4 anni per l’ex presidente della Camera dei deputati, accusata di autoriciclaggio ed evasione fiscale. La procura generale aveva chiesto ai giudici della seconda sezione penale della Cassazione di confermare la condanna. Pivetti tornerà ora davanti a una diversa sezione della Corte d’appello a Milano. Era stata condannata in primo grado a settembre del 2024 e i 4 anni di reclusione erano stati poi confermati in appello a dicembre del 2025.
La presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo
Al centro del procedimento che vede Pivetti sul banco degli imputati figurano alcune operazioni commerciali risalenti al 2016, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, legate alla presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo, che aveva coinvolto il gruppo cinese Daohe. Secondo le ricostruzioni svolte dai pm e dagli investigatori della Guardia di Finanza, quelle transazioni sarebbero state utilizzate da Pivetti per riciclare fondi provenienti da irregolarità fiscali. La vicenda giudiziaria già nel 2022 aveva portato la Cassazione a confermare un sequestro di oltre 3,4 milioni di euro a carico dell’ex presidente della Camera.
Al vertice Nato di Ankara, Donald Trump aveva detto di ritenere conclusa la tregua con l’Iran. Nella notte gli Stati Uniti sono tornati ad attaccare nella parte meridionale della Repubblica Islamica. Tra le località interessate dai raid Bandar Abbas e a Sirik, nei pressi dello stretto di Hormuz, e la costa occidentale di Sirik. Segnalati attacchi anche a Konarak e Chabahar. Teheran ha risposto con missili e droni sulle basi americane in Kuwait e Bahrein.
Donald Trump (Ansa).
Il Centcom: «Colpiti circa 90 obiettivi militari iraniani»
Il Comando Centrale degli Stati Uniti afferma di aver colpito «circa 90 obiettivi militari iraniani, tra cui sistemi di difesa aerea, infrastrutture di sorveglianza costiera, depositi di missili e droni, capacità navali e infrastrutture logistiche militari lungo la costa iraniana», al fine di «indebolire ulteriormente la capacità di Teheran di attaccare navi mercantili e marinai civili innocenti nello stretto di Hormuz».
I Guardiani della rivoluzione affermano che gli attacchi statunitensi hanno colpito, tra le altre cose, i ponti sulle strade che portano a Mashhad, ovvero la città in cui l’ex guida suprema Ali Khamenei verrà sepolto nel corso della giornata. Secondo il ministero della Salute iraniano, gli attacchi Usa delle scorse ore hanno causato almeno 14 morti e 78 feriti in cinque province del Paese.
La risposta dell’Iran: nel mirino nel basi militari Usa
Come detto, l’Iran ha risposto alla nuova offensiva americana con missili e droni contro le basi Usa nel Golfo Persico. Gli attacchi, spiegano le forze armate di Teheran, hanno preso di mira un sistema missilistico Patriot in Kuwait, serbatoi di carburante dell’esercito statunitense in Bahrein e un sito di antenne satellitari per l’allerta precoce in Qatar: «Non permetteremo in alcun caso che gli obiettivi e le aspirazioni dello sciocco presidente degli Stati Uniti si realizzino e difenderemo gli alti ideali della Rivoluzione Islamica fino alla vittoria finale». Al Jazeera riporta che, dopo il secondo giorno di attacchi statunitensi all’Iran, il traffico nello stretto di Hormuz risulta quasi completamente bloccato.
Michele Mari supera le polemiche e vince, con 190 voti, il Premio Strega 2026. L’acceso dibattito seguito all’affaire Murgia non ha pesato sulla vittoria deI convitati di pietra(Einaudi) con cui lo scrittore, alla sua prima volta al più ambito riconoscimento letterario italiano, aveva già incassato il Premio Strega Giovani. Il suo è un romanzo corale in cui racconta un patto goliardico, che si trasforma in una competizione feroce, tra compagni di classe di un liceo milanese dopo gli esami di maturità. Al secondo posto si è piazzato Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli) con 152 voti, al terzo Bianca Pitzorno con La sonnambula (Giunti), 84 voti. Quarto Alcide Pierantozzi, in finale anche al Premio Campiello 2026 con Lo sbilico (Einaudi), che ha avuto 78 voti, e quinta con un piccolissimo stacco Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), 75 voti. Chiude la classifica in sesta posizione Elena Rui con Vedove di Camus (L’orma), che ha totalizzato 64 voti. Il totale dei voti espressi è stato pari a 643, cifra corrispondente all’80,4 per cento degli aventi diritto.
Le autorità russe hanno vietato l’esportazione di gasolio a partire da oggi, 8 luglio. Lo ha annunciato il vice primo ministro Alexander Novak, a seguito di una riunione di governo presieduta da Vladimir Putin, spiegando anche che la Russia inizierà a importare carburante da altri Paesi.
Automobili in coda in una stazione di servizio in Russia (Ansa).
Le lunghe code e le risse ai distributori di tutto il Paese
Dalla fine di maggio in Russia – terzo produttore mondiale di petrolio – è in corso una crisi dei carburanti, innescata dai ripetuti attacchi condotti dall’Ucraina con droni contro le raffinerie, i magazzini e i centri logistici del Paese. In numerose regioni della Federazione Russa si stanno verificando da giorni lunghe code ai distributori, con automobilisti costretti ad attendere per ore. E sono state segnalate spesso risse, causate dalle priorità concesse alle auto in dotazione ai funzionari di vario grado, a cui viene consentito di saltare le code. «L’attuale situazione presso le stazioni di servizio sta destando preoccupazione tra la popolazione e il governo continua ad adottare ulteriori misure per affrontare queste problematiche e stabilizzare la situazione», ha affermato Novak. Da gennaio il prezzo della benzina alla pompa è aumentato dell’11,6 per cento.
Crisi dei carburanti in Russia (Ansa).
Putin aveva ammesso «una certa carenza di carburante»
A fine giugno Putin, durante una riunione di alti funzionari sull’approvvigionamento e la distribuzione di carburante, aveva ammesso le difficoltà, istituendo una task force «per garantire le che tutti i programmi stagionali di fornitura di carburante siano rispettati per le imprese agroindustriali, perché il raccolto dipende da questo». Lo zar, parlando di «una certa carenza di carburante», aveva inoltre affermato che le riserve di benzina ammontavano a 1,7 milioni di tonnellate e che erano in corso valutazioni sulla «necessità di introdurre un divieto totale all’esportazione di gasolio».
«Non mi pento di nulla di quello che ho fatto». Lo ha detto Giorgia Meloni in una conferenza stampa al termine del vertice Nato di Ankara, rispondendo a una domanda sull’investimento politico fatto sul rapporto con Donald Trump, che sostanzialmente l’ha rinnegata, facendo ironia nei suoi confronti e accusandola a più riprese. «L’investimento politico l’ho fatto per convinzione sull’unità dell’Occidente», ha affermato la presidente del Consiglio.
Giorgia Meloni al vertice Nato di Ankara (Ansa).
Meloni: «Non cambio idea, ho una strategia in testa»
«Non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Trump, ma che ho con tutti i miei interlocutori», ha continuato Meloni, ricordando che col presidente Usa «ci sono affinità su alcuni temi della politica, dall’immigrazione alla cultura woke». E poi: «Chiaramente ritenevo che potesse essere più semplice. Le cose stanno andando come abbiamo visto ma non cambio idea. Ho una strategia in testa, figlia di cosa è nell’interesse nazionale italiano e dell’Europa». Parlando con Mark Rutte, Trump si è lamentato ancora dell’Italia, che «ha fatto molto male» nelle decisioni sulle sue basi.
Donald Trump e Mark Rutte (Ansa).
Meloni: «La linea dell’Italia sull’Iran è molto chiara»
A tal proposito, Meloni ha dichiarato: «Non è che abbiamo preso delle decisioni o abbiamo fatto delle scelte così, un giorno ne facciamo una, un giorno ne facciamo un’altra. Abbiamo avuto una linea molto chiara dall’inizio del conflitto in Iran. E quella linea la manteniamo». Così poi sugli impegni con la Nato: «Vogliamo chiaramente rispettarli, lo faremo e lo stiamo facendo già, però lo vogliamo anche fare in modo sostenibile, cioè stabilendo noi i tempi, stabilendo i modi, stabilendo le priorità in base al contesto, in base alle nostre possibilità. Siamo convinti che sia però assolutamente necessario farlo, particolarmente in un tempo come questo».
L’inchiesta che aveva scosso il mondo del calcio si sta sgonfiando. L’ex designatore degli arbitri Gianluca Rocchi, indagato per concorso in frode sportiva, sta infatti per vedere archiviata la sua posizione dopo l’interrogatorio reso una settimana fa negli uffici della Procura di Milano. La decisione dovrebbe arrivare entro fine mese.
Sparite dal capo d’imputazione le “bussate” in sala Var
Convocato il 30 aprile dal pm Maurizio Ascione, Rocchi aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. A seguito di un nuovo invito a comparire, l’ex fischietto si è invece presentato, rispondendo alle domande dell’accusa. Stando a quanto emerso, dal capo d’imputazione sono sparite le “bussate” in sala Var a Lissone per suggerire le decisioni agli arbitri davanti ai monitor. Insomma, su questo aspetto della vicenda non sarebbe stato rilevato alcunché di rilevante sul piano penale.
Gianluca Rocchi (Ansa).
Restano le accuse legate alle designazioni per l’Inter
Resta l’accusa di aver «fraudolentemente accettato interferenze al fine di alterare il corretto coinvolgimento della competizione», ovvero di aver concordato le designazioni degli arbitri destinati all’Inter. Non più con ignoti, ma con esponenti della società nerazzurra «e previo concerto con costoro, agendo questi ultimi per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina». Tuttavia non risultano indagati né dirigenti dell’Inter, né l’ex presidente della Figc. Peraltro, a seguito di nuove intercettazioni a Rocchi viene contestato di essere intervenuto (dopo l’autosospensione da designatore) nella scelta di Maurizio Mariani come arbitro di Torino-Inter del 26 aprile 2026 (partita ormai ininfluente) «soltanto dopo il previo consenso della società nerazzurra, siccome arbitro da questa non gradito».
Nella dichiarazione conclusiva del summit di Ankara, i leader dei Paesi Nato hanno confermato l’impegno di destinare 70 miliardi di dollari all’Ucraina nel 2026 «in equipaggiamento militare, assistenza e addestramento» e almeno altrettanti nel 2027, per un totale di 140. «L’Ucraina contribuisce alla sicurezza transatlantica e gli Alleati sono uniti nel loro incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale». L’appoggio della Nato a Kyiv, si legge nel documento, «deve essere equo, prevedibile e sostenibile a lungo termine».
Donald Trump e Mark Rutte (Ansa).
Annunciati oltre 50 miliardi di dollari in nuovi appalti per la difesa
Nella dichiarazione si legge poi che i Paesi europei e il Canada, «in collaborazione con gli Stati Uniti, si stanno assumendo maggiori responsabilità» per la deterrenza e la difesa dell’Alleanza», che si basano su «un mix appropriato di capacità nucleari, convenzionali e di difesa missilistica, integrate da risorse spaziali e cibernetiche». Annunciati oltre 50 miliardi di dollari in nuovi appalti per la difesa.
Giorgia Meloni al vertice Nato di Ankara (Ansa).
Il monito all’Iran e la conferma della Russia come «minaccia»
Per quanto riguarda l’Iran, gli Alleati ribadiscono che la Repubblica Islamica «non deve mai possedere un’arma nucleare», invitando Teheran «a rispettare pienamente la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz». I leader della Nato hanno inoltre confermato la definizione della Russia come «minaccia a lungo termine» per l’Alleanza.
Dopo la Rai, anche La7 ha presentato il suo palinsesto autunnale. Confermati tutti i big, la principale novità è rappresentata dall’approdo sulla tv generalista della serie M – Il figlio del secolo, incentrata su Benito Mussolini (interpretato da Luca Marinelli) e tratta dai romanzi di Antonio Scurati.
Lilli Gruber (Imagoeconomica).
Senza variazioni la settimana del prime time
Confermato il gruppo storico di volti noti del giornalismo, per una settimana del prime time senza variazioni: lunedì con Corrado Augias a La Torre di Babele; martedì con Giovanni Floris a diMartedì; mercoledì con Aldo Cazzullo a Una giornata particolare; giovedì con Corrado Formigli a Piazzapulita; venerdì con Diego Bianchi a Propaganda Live; sabato con Massimo Gramellini a In altre Parole in onda a partire dall’access prime time, che da lunedì a venerdì vedrà ancora Lilli Gruber al timone di Otto e Mezzo.
Corrado Formigli (Imagoeconomica).
Di domenica la palla passerà ancora a In Onda con Marianna Aprile e Luca Telese. Conferme in blocco anche nel daytime: Omnibus con Gaia Tortora, Alessandra Sardoni, Andrea Pennacchioli, Gerardo Greco e Frediano Finucci; Coffee Break con Andrea Pancani; L’Aria che tira con David Parenzo; Tagadà con Tiziana Panella.
La serie M sarà presentata in studio da Augias
La7 trasmetterà M grazie a un nuovo accordo con Sky. E, come ha spiegato il patron Urbano Cairo, la serie «sarà presentata da Augias con qualche ospite in studio». Le otto puntate di M «saranno divise in almeno quattro serate». L’editore ha inoltre respinto in modo netto qualsiasi lettura politica della scelta: «Riteniamo che ci sia tanta gente che vorrebbe vedere M. e non l’ha potuta vedere, è un’operazione che ha una valenza per ascolti, interessi commerciali, fortissimo. Quando facciamo scelte di palinsesto non abbiamo in animo di fare scelte ispirate politicamente, ma commercialmente».
Tra le novità anche P2 – L’ombra delle stragi
Tra le novità anche P2 – L’ombra delle stragi, miniserie che ripercorre in tre puntate la vicenda della loggia massonica e il ruolo del suo fondatore Licio Gelli (interpretato da Fabrizio Gifuni) nella storia italiana. Arriverà poi su La7 in prima visione The Apprentice – Alle origini di Trump, docufilm che racconta le origini dell’ascesa imprenditoriale dell’attuale presidente Usa. La7 trasmetterà inoltre Mr Nobody Against Putin, premiato con l’Oscar come miglior documentario.
Urbano Cairo (Imagoeconomica).
Annunciato l’arrivo della piattaforma La7 Play
Cairo ha inoltre annunciato l’arrivo della piattaforma La7 Play. «Presenteremo il progetto a ottobre o novembre, a dimostrazione di quanto crediamo nell’investimento sul digitale», ha spiegato l’imprenditore, aggiungendo che La7 Play avrà «un nuovo modo di dialogare con i vari device».
Enrico Mentana (Imagoeconomica).
Cairo: «La7 anti-Meloni? Non ci sono bolscevichi»
Rispondendo domanda sulle parole del direttore del TG La7 Mentana, che ha definito la rete «anti-Meloni», Cairo ha poi dichiarato che l’emittente «non ha mai fatto sconti ai governi». E poi: «Ho ricevuto costantemente telefonate, non sono mai cessate. La7 ha programmi che hanno attenzione a quello che avviene nel Paese, vogliamo ospitare tutti i protagonisti». Successivamente ha aggiunto: «Quando Mentana è arrivato a La7 nel 2010 la situazione non era molto diversa da oggi. La rete aveva un atteggiamento critico anche allora. Ora non hai più Gad Lerner e Michele Santoro, ma non mi pare che ci siano pericolosi bolscevichi».
Un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) ha sparato e ucciso un cittadino messicano durante un controllo stradale a Houston. Lo ha confermato David Venturella, direttore ad interim dell’agenzia federale, spiegando che l’uomo – Lorenzo Salgado Araujo – aveva tentato di investire l’agente, il quale ha aperto il fuoco. Venturella ha descritto la vittima come un «immigrato clandestino».
On July 7, 2026, at approximately 6:50 AM CT, ICE law enforcement attempted to conduct a vehicle stop as part of a targeted enforcement operation to arrest an illegal alien. The driver of the vehicle, Lorenzo Salgado Araujo—an illegal alien from Mexico—attempted to evade arrest.… https://t.co/2TWG3GuOr9
In un video girato da un passante si vede un veicolo nero parcheggiato ad angolo rispetto a un furgone bianco, con le porte spalancate, e Salgado Araujo disteso a terra tra i due veicoli. Un agente è ripreso mentre è al telefono e una mano sul fianco dell’uomo, che sarebbe stato colpito all’addome. Nelle vicinanze si vedono altri agenti federali accanto ad almeno altri tre uomini ammanettati. L’ufficio dell’ispettore generale del Dipartimento per la Sicurezza Interna sta conducendo un’indagine sulla sparatoria.
An ICE officer shot and killed a man during a targeted enforcement operation in Houston on Tuesday morning.
According to federal officials, the shooting occurred just before 7 a.m. near Canal Street and Wayside Drive. Investigators stated that the suspect, identified as Lorenzo… pic.twitter.com/j96tgsvULj
OpenAI si prepara ufficialmente a rilasciare, giovedì 9 luglio 2026, il suo modello più avanzato di intelligenza artificiale, ovvero GPT-5.6, estendendo l’accesso all’anteprima a livello globale. L’ha dichiarato in un post su X l’azienda che, inizialmente, aveva reso disponibile questo modello solo a partner selezionati, a seguito delle pressioni dell’amministrazione Trump per scaglionarne il rilascio. Da allora il governo Usa ha revocato le restrizioni sulla piattaforma e il lancio arriva con il via libera dell’amministrazione statunitense. La famiglia di modelli di intelligenza artificiale GPT-5.6 di OpenAI si articola su tre livelli. Il prodotto di punta Sol è il più performante, Terra è bilanciato per le attività quotidiane e costa la metà, mentre Luna è progettato per essere veloce ed economico.
Dopo un periodo in cui ha avuto evidentemente altro a cui pensare, Donald Trump è è tornato alla carica su un dei suoi pallini: la Groenlandia. Al vertice Nato di Ankara, il presidente Usa ha dichiarato: «È molto importante per gli Stati Uniti, ma non lo è per la Danimarca. Quando fu invasa dai nazisti, in meno di un giorno Adolf Hitler li sconfisse e prese il controllo. Ci chiesero di occuparci della Groenlandia. In effetti la prendemmo e poi stupidamente la restituimmo. Non avremmo dovuto farlo, perché siamo noi ad averne bisogno. Ne abbiamo bisogno per la protezione del mondo, non solo degli Stati Uniti».
Le accuse di Trump alla Nato
Parlando col segretario generale Mark Rutte, Trump, inoltre, si è detto «arrabbiato» con la Nato: «Noi abbiamo speso più di mille miliardi in 10 anni per difendere i paesi Nato dalla Russia e in cambio siamo trattati ingiustamente. Abbiamo pagato troppo». E poi: «Non sono contento per quello che hanno fatto con la Groenlandia e perche non ci hanno voluto aiutare con quello che è lo Stato numero uno per sostegno al terrorismo, che è l’Iran».
Mark Rutte e Donald Trump (Ansa).
Dito puntato contro Madrid e Roma
Il tycoon ha poi puntato il dito contro la Spagna di Pedro Sanchez, che ha respinto ogni sostegno militare all’operazione Epic Fury: «È una causa persa, non voglio fare commercio on loro, tagliarlo completamente». E non ha risparmiato l’Italia governata da Giorgia Meloni, che «ha fatto molto male» nelle decisioni sulle sue basi.
Trump, ovviamente, dopo le nuove tensioni nel Golfo ha anche parlato dell’Iran: «Per quel che mi riguarda la tregua è finita. Non voglio più avere a che fare con loro. Sono persone malate, crudeli e violente. Lascio i negoziatori continuare a parlare se vogliono, ma queste persone non mi piacciono, è una perdita di tempo».
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato il leader ucraino Volodymyr Zelensky a margine del Vertice Nato ad Ankara. Nel corso del colloquio, spiega una nota di Palazzo Chigi, «è stato ribadito il fermo impegno dell’Italia al fianco dell’Ucraina e a favore di un percorso che conduca a una pace giusta e duratura». Meloni ha inoltre «confermato la prosecuzione dell’assistenza italiana alla popolazione ucraina, con particolare attenzione agli interventi volti a rafforzare la resilienza delle infrastrutture energetiche, duramente colpite dagli attacchi russi».
UniCredit ha chiuso l’offerta pubblica di acquisto volontaria su Commerzbank con adesioni pari al 17,6 per cento del capitale della banca tedesca. È quanto emerge dai dati definitivi dopo i tempi supplementari dell’operazione, fortemente osteggiata da Berlino. L’istituto guidato da Andrea Orcel, che deteneva già il 26,77 per cento della quarta banca di Germania, arriva così a possedere il 44,37 per cento delle quote. E con il 3,22 per vento in strumenti convertibili in azioni, la partecipazione può raggiungere il 47,59 per cento. Nella prima parte dell’offerta, lanciata il 5 maggio e chiusa il 16 giugno, le adesioni erano arrivate al 12,51 per cento.
Una filiale di Commerzbank (Ansa).
Come spiega UniCredit, che parla di «risultato ben oltre le aspettative iniziali», la posizione del 47,59 per cento «corrisponde al 49,65 per cento dei diritti di voto di Commerzbank, in quanto le azioni proprie non conferiscono diritto di voto». Tale percentuale «salirà comunque a tale livello una volta che Commerzbank avrà effettuato l’annullamento delle azioni proprie, operazione che la banca si è impegnata a realizzare».
Torna la tensione tra Usa e Iran. Gli Stati Uniti hanno reintrodotto le sanzioni economiche sul petrolio iraniano e preso di mira obiettivi iraniani a causa delle azioni «totalmente inaccettabili» di Teheran nello Stretto di Hormuz, dove diverse navi sono state attaccate. In meno di 24 ore, infatti, almeno tre imbarcazioni commerciali, tra cui la M/T Al Rekayyat battente bandiera delle Isole Marshall, la M/T Wedyan battente bandiera saudita e la M/T Cyprus Prosperity battente bandiera liberiana, sono state colpite mentre erano in transito. Un’aggressione ingiustificata, ha spiegato il Comando Centrale Usa, che rappresenta una palese violazione del cessate il fuoco. Di qui la decisione dell’America di rispondere sferrando «una serie di potenti attacchi contro l’Iran».
Colpiti 80 obiettivi iraniani
Le forze statunitensi hanno colpito circa 80 obiettivi tra cui sistemi di difesa aerea iraniani, reti di comando e controllo, postazioni radar costiere, capacità missilistiche antinave e diverse piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche nello stretto e nelle sue vicinanze, al fine di indebolire la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare il commercio internazionale che transita attraverso il corridoio commerciale internazionale. «L’Iran sta violando la tregua con l’attacco alle navi, gli Usa dovevano reagire con forza», ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte.
Teheran minaccia ritorsioni
Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che ci saranno ritorsioni in seguito agli attacchi di Washington contro obiettivi nello Stretto di Hormuz. «L’Iran lancia un serio avvertimento sulle conseguenze della violazione del trattato da parte degli Stati Uniti e adotterà misure decisive per proteggere i propri interessi e la sicurezza nazionale», ha affermato.
Mario Adinolfi è stato arrestato a Roma e posto ai domiciliari: al giornalista e leader del Popolo della Famiglia vengono contestati i reati di evasione fiscale e truffa. La misura è stata eseguita dalla Guardia di Finanza. Oggetto dell’indagine dei pm capitolini la cosiddetta “scommessa collettiva“, un circuito di raccolta fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti (fino al 40 per cento annuo) legati al betting sportivo. Ipotizzato un danno vicino ai cinque milioni di euro. Le promesse, scrive Repubblica che ha anticipato la notizia, «per diversi partecipanti non si sarebbero tradotte nella restituzione delle somme investite». Le prime denunce sono arrivate proprio da alcuni di loro: il meccanismo delle scommesse sportive collettive era già stato oggetto di diversi servizi de Le Iene. A Adinolfi viene inoltre contestata anche una presunta evasione fiscale da 400 mila euro.
Mario Adinolfi (Imagoeconomica).
Il gip di Roma: «Adinolfi pronto a nuove truffe»
Nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare a carico di Adinolfi, il gip di Roma Giulia Arcieri ha evidenziato il «concreto rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto». È infatti emerso come, «dopo una condotta protratta nel tempo lungo molti anni (15-20) con riferimento all’iniziativa “Scommessa collettiva”, di recente» il leader del Popolo della Famiglia «abbia creato l’ulteriore iniziativa “Cristo Regna” ed abbia raccolto già oltre 3 milioni euro: iniziativa che sembrerebbe riproporre, con le medesime modalità di quella precedente, in modo abusivo, la raccolta di capitali rispetto alla quale, fondatamente si teme, alla luce di quanto sin qui emerso, che possa inoltre nuovamente truffare altre vittime».
Tre anni di carcere, di cui due sospesi, e 45 mesi di interdizione dai pubblici uffici, di cui 30 sospesi: la sentenza di appelloha confermato la colpevolezza di Marine Le Pen per i reati di appropriazione indebita di fondi pubblici europei, in qualità di eurodeputata, e di complicità nell’appropriazione indebita di fondi pubblici, come presidente del partito. Al tempo stesso però permette – in teoria – alla leader del Rassemblement National di candidarsi alle Presidenziali francesi del 2027. Ecco perché.
Ha già scontato i 15 mesi di ineleggibilità rimasti
Le Pen in primo grado era stata condannata all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, con applicabilità immediata. Accadeva il 31 marzo 2025: la presidente del RN ha dunque già scontato i 15 mesi di ineleggibilità. Tornerebbe a essere incandidabile in caso di revoca della condanna a 30 mesi con sospensione della pena.
Deve indossare il braccialetto elettronico per un anno
Per quel che riguarda la pena detentiva, in primo grado Le Pen era stata condannata a quattro anni, diventati di fatto uno, da scontare in libertà condizionale con il braccialetto elettronico. La politica francese aveva subordinato la sua candidatura all’assenza di condanne penali e all’obbligo di indossare il braccialetto elettronico, in quanto non le consentirebbe di girare il Paese per la campagna elettorale. In base a una legge del gennaio 2023 (pensata per ridurre il sovraffollamento delle carceri), Le Pen potrebbe chiedere un’ulteriore riduzione della metà della durata prevista: potrebbe quindi cavarsela con soli sei mesi e fare campagna elettorale senza braccialetto elettronico a partire da gennaio. Le Pen potrebbe inoltre ricorrere in Cassazione, ma con questa mossa rischierebbe di prolungare il periodo di ineleggibilità e di tornare, di fatto, al punto di partenza.