Nei corridoi dei palazzi romani del centrodestra non si fa altro che parlare del ‘Vannaccigate’. Cosa farà il generale in pensione, da aprile vicesegretario della Lega, dopo l’elezione a Strasburgo con boom di preferenze? Lascerà la Lega? Nessuno sa dirlo. I deputati più vicini a Vannacci, come Edoardo Ziello, smentiscono questa ipotesi. E lo ha fatto anche lo stesso generale. Anche se la sensazione è che le posizioni siano ormai così distanti che l’uscita (non si può parlare di scissione perché la Lega resterebbe a Matteo Salvini) sia ormai inevitabile.
Matteo Salvini con Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
Gli avvertimenti di Zaia al capo
Una parte del partito di via Bellerio da mesi è in pressing sul segretario affinché lo estrometta. Ma Salvini finora si è sempre rifiutato, definendo Vannacci un «valore aggiunto». Nei mesi scorsi sono state diverse le telefonate fatte da Luca Zaia su questo tema. L’ex governatore veneto – viene riferito a Lettera43 da fonti qualificate – non si è mai spinto a chiedere l’espulsione del generale ma a più riprese ha avvertito Salvini sulla pericolosità del soggetto. «Hai visto i suoi video? Sono fatti da più operatori, con un sistema di luci ben organizzato. Questo è uno che investe e non si ferma certo qua», è stato l’avvertimento lanciato a Salvini. Ma la situazione è molto delicata, altri parlamentari potrebberolasciare la Leganei prossimi giorni. Salvini non vuole alimentare polemiche interne e critiche al generale. Per questo ha tenuto a smentire l’ennesima indiscrezione di stampa che riferiva di una telefonata di Zaia con richiesta di espulsione di Vannacci. Non è che il Doge leghista non vorrebbe Vannacci fuori dalla Lega… ma non è nel suo carattere imporre queste decisioni.
Dopo il tentativo poi fallito di inserire la misura nella legge di bilancio, la maggioranza ha riproposto la riapertura del condono edilizio del 2003 con tre emendamenti – fotocopia – al decreto Milleproroghe, presentati da deputati di Fratelli d’Italia (primo firmatario Imma Vietri), Lega (Gianpiero Zinzi) e Forza Italia (Annarita Patriarca). Gli emendamenti, tramite una modifica all’articolo 32, affiderebbero alle Regioni il compito di adottare una legge di attuazione regolarizzazione degli illeciti voluta dal governo Berlusconi 23 anni fa.
Cosa prevedono gli emendamenti
Nella proposta di modifica si legge che «sono suscettibili di sanatoria edilizia» sei diverse tipologie di illecito: tra esse le opere realizzate «in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio» e «non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici», così come le opere «non valutabili in termini di superficie o di volume». L’emendamento affida alle Regioni, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, il dovere di adottare una legge di attuazione con cui determinare «le possibilità, le condizioni e le modalità per l’ammissibilità a sanatoria».
«Purtroppo, a distanza di molti anni, l’antisemitismo non è stato ancora definitivamente sconfitto. È un morbo che è tornato a diffondersi, con forme nuove e virulente. Oggi ribadiamo il nostro impegno per prevenire e combattere ogni declinazione di questa piaga, che avvelena le nostre società e ha l’obiettivo di demolire i principi di libertà e rispetto che sono alla base della coesione sociale». Lo ha scritto su X Giorgia Meloni, in occasione delGiorno della Memoria, che ufficialmente istituito nel 2000 commemora le oltre 10 milioni di vittime dello sterminio nazifascista.
Il 27 gennaio di ottantuno anni fa, con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il mondo ha visto con i suoi occhi l’abisso della Shoah.
Da quel momento, tutto è cambiato. La più grande macchina di morte concepita nella storia dell'umanità mostrava a tutti la sua ferocia, la…
«Oggi celebriamo i Giusti di ogni Nazione, che non esitarono a mettere a rischio la loro vita per opporsi al disegno nazista e salvare vite innocenti. In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938». E poi: «Il 27 gennaio di 81 anni fa, con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il mondo ha visto con i suoi occhi l’abisso della Shoah. Da quel momento, tutto è cambiato. La più grande macchina di morte concepita nella storia dell’umanità mostrava a tutti la sua ferocia, la sua sistematicità, il suo disegno diabolico. Milioni di persone strappate dalle loro case e uccise nei campi di sterminio, solo perché di religione ebraica. Un piano congegnato e messo in atto per cancellare dall’Europa ogni traccia della presenza, millenaria e feconda, degli ebrei e delle comunità ebraiche».
A Palazzo Chigi Giorgia Meloni ha incontrato l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, rientrato a Roma su accordo con il ministro degli Esteri Antonio Tajani dopo la scarcerazione decisa dal Tribunale di Sion per Jacques Moretti. Presenti anche il sottosegretario Alfredo Mantovano e l’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, i partecipanti hanno stabilito che il diplomatico tornerà in Svizzera «solo a condizione dell’inizio di una reale cooperazione tra le procure dei due Paesi e della formazione immediata di un gruppo investigativo condiviso, per stabilire senza più indugi le responsabilità della strage di Crans-Montana del 1° gennaio 2026».
Antonio Tajani ha ricevuto nella giornata del 26 gennaio alla Farnesina l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma su indicazione del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per consultazioni legate al caso di Crans-Montana. Lo ha comunicato la Farnesina in una nota: «Il ministro riceverà l’ambasciatore nel pomeriggio per concordare le azioni da intraprendere a seguito della decisione della magistratura cantonale di disporre la scarcerazione del proprietario del locale di Crans-Montana in cui si è sviluppato l’incendio del 1° gennaio», si legge nel comunicato.
La procura di Roma è pronta a inviare personale a Crans-Montana
Nel frattempo, la procura di Roma, impegnata nell’indagine sulla tragedia che ha causato 40 vittime, tra cui sei italiani, è pronta a inviare una squadra di investigatori della Squadra Mobile per supportare i colleghi svizzeri. La rogatoria trasmessa ai magistrati di Sion richiede l’invio di tutta la documentazione già acquisita, comprese le autorizzazioni del locale Costellation, i controlli delle autorità e lo stato delle normative di sicurezza e antinfortunistica. Il fascicolo, al momento aperto contro ignoti, prevede ipotesi di reato per omicidio colposo e disastro colposo. Una volta ricevuti gli atti dalla Svizzera, la Procura iscriverà i primi indagati, tra cui i gestoriJaques Morettie la moglie Jessica.
Il timing non è certo dei migliori. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e Annalisa Chirico presentano nella serata di lunedì 26 gennaio, a Roma, il libro edito da MondadoriDalla parte delle divise. Proprio nei giorni dominati dalle polemiche su cosa sta accadendo negli Stati Uniti, sempre più sull’orlo di una guerra civile, attorno all’Ice, la tremenda agenzia anti-immigrazione di Donald Trump che ammazza cittadini inermi e sembra un grande laboratorio americano dello Stato di sorveglianza, tanto da essere definita la nuova Gestapo. Neanche a farlo apposta, l’ombra dell’Ice si è allungata sull’Italia dopo che è girata la notizia di un possibile suo sbarco a Milano e a Cortina per scortare gli atleti statunitensi impegnati alle Olimpiadi invernali. «Non ci risulta, ma anche se fosse vero non vedo il problema», ha detto Piantedosi. In realtà il problema lo vedono in tanti, dalle opposizioni all’ex presidente Barack Obama che, a proposito delle uccisioni, ha parlato di «campanello d’allarme per tutti». Poi il capo del Viminale ha in parte corretto il tiro, aggiungendo che «l’Ice non può svolgere attività di polizia in Italia». Alla fine, comunque, non erano solo voci: il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha confermato la presenza dei controversi agenti nel nostro Paese, anche se «soltanto per controllare il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio». In ogni caso, per Piantedosi è una bella scommessa parlare genericamente di «divise» in queste ore, e celebrarle durante la presentazione di un libo. E numerosi invitati al termine dell’evento saranno accolti a cena, per festeggiare gli autori…
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (foto Imagoeconomica).
Borgonzoni ha a cuore Rimini e Riccione
Ama Rimini e Riccione, Lucia Borgonzoni. Sottosegretaria al ministero della Cultura con delega al cinema, lo aveva detto: «Nel 2026 torneremo in Riviera». Promessa mantenuta: l’Italian Global Series Festival, la kermesse dedicata alla fiction italiana e internazionale, organizzata da Apa, l’Associazione dei produttori audiovisivi, con il supporto del suo stesso ministero della Cultura, di Agis, Siae, Regione Emilia-Romagna e dei Comuni di Rimini e Riccione, è in programma dal 3 all’11 luglio. Borgonzoni spinge per dare visibilità all’evento, affermando che è obbligatorio stare «nella terra di Federico Fellini, dove l’immaginazione è cultura e identità. Qui le serie tivù, grazie al festival, non sono solo intrattenimento: sono racconto, industria, lavoro, futuro. Portano con sé promozione del territorio, visibilità internazionale, milioni di euro di indotto. Ma soprattutto portano orgoglio. Sono certa che anche quest’anno arriveranno grandi titoli, grandi ospiti, grandi storie». E pure grandi polemiche…
Lucia Borgonzoni (foto Imagoeconomica).
Giuliano Giubilei, un libro in chiesa
Da quando sulla scena è entrato il giovane cesenate Francesco Giubilei, classe 1992, onnipresente (sui social e in tivù) soldatino della narrazione di destra, nonché editore e presidente della Fondazione Giuseppe Tatarella, le cose non sono andate più bene per il “vecchio” Giuliano Giubilei, giornalista pensionato, già mezzobusto del Tg3 e candidato sindaco a Terni per la sinistra, bocciato però dagli elettori. Comunque “Santa romana Chiesa” gli ha aperto le porte, tanto che il suo libro Giovinezza è stato presentato all’interno di un luogo di culto, nel centro di Roma: addirittura in via del Tritone, di fronte a Il Messaggero, nella chiesa dedicata a Santa Maria Odigitria, cara alla comunità siciliana di stanza nella Capitale. L’evento si è svolto venerdì, con monsignor Renzo Giuliano, primicerio della confraternita, e la giornalista del Corriere della sera Antonella Baccaro.
Giuliano Giubilei in una foto del 2015 (Imagoeconomica).
Roma offre a Tunisi… un ascensore
Ma la cooperazione tra Tunisia e Italia cosa prevede? L’impegno del governo di Meloni riguarda «un progetto di ricerca, restauro e valorizzazione del grande santuario della Magna Mater e di Attis a Zama, nonché del sito di El-Jem (l’antica Thysdrus), attraverso azioni concrete quali la realizzazione di un ascensore, sul modello di quello inaugurato nel 2023 al Colosseo di Roma». A Tunisi, con questo dono, ora tutti si sentiranno sollevati…
Giansanti, futuro in politica?
Da tempo nelle stanze della sede romana di Confagricoltura gira la voce di un prossimo ingresso in politica del presidente Massimiliano Giansanti, ancora una volta rieletto al vertice della confederazione. Deputato o senatore? E con quale partito? Intanto Giansanti presta la sontuosa sede romana (già quartier generale della confederazione fascista dei commercianti) alle presentazioni di saggi dall’elevato significato politico: nella serata di mercoledì 28 gennaio proprio nel Palazzo Della Valle si parlerà del libro di Miguel GotorL’omicidio di Piersanti Mattarella, con, tra gli altri, la storica Michela Ponzani. Che poi lo storico Gotor è l’ex assessore alle politiche culturali del Comune di Roma, con sindaco Roberto Gualtieri.
Massimiliano Giansanti (foto Imagoeconomica).
Fontana di cioccolato
A Palazzo Lombardia giornata indimenticabile per il presidente della Regione Attilio Fontana: c’è “The Winter Games Express”, ossia la presentazione del treno di cioccolato più lungo del mondo, pronto a entrare nei Guinness dei primati con i suoi 52 metri di lunghezza e 23 quintali di peso. Chissà che fine farà, dopo l’evento, tutto questo cioccolato…
Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia (foto Ansa).
La foto della stretta di mano tra Matteo Salvini e Tommy Robinson, pubblicata dall’attivista britannico sui social, è un caso politico. Lo scatto, realizzato negli uffici del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, mostra il leader della Lega accanto a uno dei personaggi più controversi dell’estrema destra europea. Tanto da spingere il vicepremier Antonio Tajani a prendere le distanze definendo Robinson «incompatibile coi miei valori». Salvini, invece, ha rivendicato la stretta di mano, replicando secco: «Potrò incontrare chi fico secco ho voglia di incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno?». Robinson, il cui vero nome è Stephen Yaxley-Lennon, nel Regno Unito è considerato una figura impresentabile, troppo radicale persino per Nigel Farage.
Across Europe, we need friends….immigration, attacks on our culture, identity, isn't just affecting Britain, but Europe as a whole.
Europe must unite and fight as one.
I was honoured to shake hands with a man I've watched since the beginning of my activism, a fearless leader,… pic.twitter.com/tcBgCFuCyE
L’attivismo politico negli ambienti di estrema destra e i casi giudiziari
Tommy Robinson alla protesta da lui organizzata a Londra “Unite The Kingdom” (Ansa).
La carriera politica di Tommy Robinson è legata soprattutto all’English Defence League (EDL), organizzazione neofascista e islamofoba fondata nel 2009, protagonista tra il 2010 e il 2013 di manifestazioni violente e di un clima di costante tensione contro le comunità musulmane. L’EDL si è progressivamente dissolta dopo che emersero collegamenti tra alcuni suoi sostenitori e ambienti dell’estremismo violento europeo. Robinson proviene dal tifo organizzato della sua città natale, Luton, e ha alle spalle un lungo curriculum giudiziario. È stato condannato più volte, anche a pene detentive, per reati che vanno dall’aggressione all’oltraggio alla corte, fino al possesso di droga e alla frode. Nel 2024 ha scontato una condanna a 18 mesi per aver violato un’ingiunzione che gli vietava di diffamare un rifugiato siriano, dopo aver diffuso per anni accuse false attraverso video e un documentario pubblicato online.
Le posizioni no-vax e il sostegno di Elon Musk
Negli ultimi anni Robinson si è reinventato come attivista digitale. Durante la pandemia ha guidato campagne contro le restrizioni sanitarie e i vaccini. La sua visibilità è cresciuta ulteriormente dopo il ritorno su X, dove il suo profilo era stato sospeso nel 2018 per incitamento all’odio e poi riattivato dopo l’acquisto della piattaforma da parte di Elon Musk, che lo ha sostenuto pubblicamente. Oggi conta oltre un milione di follower e utilizza i social per diffondere contenuti xenofobi e teorie complottiste, contribuendo a fomentare le proteste antimigranti nel Regno Unito. A settembre 2025, è riuscito a portare per le strade di Londra 110 mila persone organizzando la manifestazione anti-immigrazione “Unite the Kingdom“.
Carlo Calenda, segretario di Azione, è intervenuto all’evento di Forza Italia al Teatro Manzoni di Milano, una tre giorni che ha celebrato i 32 anni del video della discesa in campo di Silvio Berlusconi e dato il via alla campagna referendaria. «Questo Paese ha disperatamente bisogno di liberali, popolari e riformisti che non si sottomettano né a sovranità di destra né a estremisti di sinistra. Faremo quel percorso e se ci sarà spazio per lavorare insieme sarò felicissimo, perché io a condividere un partito con Conte, Bonelli, Fratoianni, Vannacci e Salvini proprio non ce la faccio», ha detto. «Oggi più che mai la battaglia per la libertà richiede scelte coraggiose, ovvero avere la forza di rendersi autonomi da chi è nemico dell’Europa, e Azione non defletterà», ha continuato. Quindi l’attacco a Salvini e al suo incontro con l’estremista britannico Tommy Robinson: «Non si può far finta di non vedere chi riceve neonazisti cocainomani in un ministero della Repubblica (ndr Robinson, ritenuto islamofobo, è stato condannato diverse volte per violenza, droga e frode). Chi non è in grado di condannare il regime di Putin e quello di Maduro. È arrivato il momento di costruire l’identità europea. E serve farlo subito senza ambiguità».
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha diffuso un messaggio a 10 anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, avvenuta il 25 gennaio 2016. «L’annuale commemorazione che la comunità di Fiumicello Villa Vicentina dedica a Giulio Regeni raccoglie l’Italia intera in un sentito e commosso tributo per una vita ignobilmente spezzata. A 10 anni dalla sua scomparsa, ribadiamo le ragioni universali della giustizia e del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, contro ogni forma di tortura. Il rapimento e il barbaro assassinio di Giulio, un nostro concittadino, rimangono una ferita aperta nel corpo della comunità nazionale», si legge nella nota.
Mattarella: «Si faccia piena luce su circostanze e responsabilità»
«Rivolgo anzitutto un affettuoso pensiero ai suoi genitori, colpiti dal dolore inconsolabile per la perdita di un figlio – avvenuta per cause abiette e con modalità disumane -, ammirevoli esempi di coraggio e determinazione nella ricerca della verità. Un’esigenza condivisa da tutti gli italiani e non solo. Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale e sociale e delle relazioni internazionali». E ancora: «L’impegno di quanti, con dedizione, hanno operato e operano per corrispondere, in questa vicenda, alla sete di verità storica e giudiziaria, merita rispetto e gratitudine. La piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova. Nella dolorosa ricorrenza odierna, rinnovo la vicinanza della Repubblica alla famiglia Regeni e l’impegno del nostro ordinamento affinché sia onorata la memoria di Giulio facendo piena luce sulle circostanze e le responsabilità che ne segnarono il tragico destino».
Il rapimento e il ritrovamento del corpo con segni di torture
Regeni era un dottorando italiano dell’Università di Cambridge che venne rapito a Il Cairo e ritrovato senza vita pochi giorni dopo vicino a una prigione dei servizi segreti egiziani. Il corpo presentava evidenti segni di tortura. Sulla pelle erano state incise, con oggetti affilati, alcune lettere dell’alfabeto, e tale pratica di tortura era stata documentata come tratto distintivo della polizia egiziana. La vicenda ha dato vita in tutto il mondo, e soprattutto in Italia, a un acceso dibattito sul coinvolgimento nella vicenda e nei depistaggi successivi dello stesso governo egiziano.
Matteo Salvini è intervenuto in chiusura della tre giorni della Lega a Rivisondoli, in Abruzzo. Tra i temi toccati spiccano questioni interne al partito, come il possibile addio del suo vicesegretario ed eurodeputato Roberto Vannacci, e le polemiche per il suo incontro con l’esponente dell’estrema destra britannica Tommy Robinson (ritenuto islamofobo e condannato diverse volte per violenza, droga e frode).
L’avvertimento di Salvini: «Chi esce dalla Lega finisce nel nulla»
«Ci sono persone che vogliono mantenere la poltrona? Persone elette grazie a chi ha fatto i gazebo senza prendere un euro? Auguri, andate. Se lungo il cammino lo zaino si riduce di peso improduttivo, noi lo lasciamo volentieri agli altri, non abbiamo bisogno di pesi improduttivi. Anche perché la storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla», ha detto Salvini. Pur non avendo esplicitato a chi fossero riferite le dichiarazioni, non è difficile pensare che possano essere per il generale Vannacci, che sta per annunciare la fondazione di un nuovo partito ultra sovranista.
Su Robinson: «Ma potrò incontrare chi voglio?»
Il focus si è poi spostato sull’incontro con Robinson e sulle critiche ricevute dalle opposizioni: «Sulla libertà di parola e pensiero, noi siamo l’unico partito ad aver votato contro la legge bavaglio su cosa si può dire e cosa non si può dire,cosa risponde alla legge, chi può incontrare Salvini e chi non può incontrare. Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia da incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?».
La premier Giorgia Meloni ha definito inaccettabili le parole di Donald Trump sui soldati della Nato, che per lui stavano «a distanza dalla prima linea in Afghanistan». In una nota diffusa da Palazzo Chigi, ha scritto: «Apprendiamo con stupore le dichiarazioni del presidente Trump secondo cui gli alleati della Nato sarebbero “rimasti indietro” in Afghanistan. Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, la Nato ha attivato l’Articolo 5 per la prima e unica volta nella sua storia, un atto di solidarietà straordinario nei confronti degli Stati Uniti. In quell’imponente operazione contro chi alimentava il terrorismo, l’Italia rispose immediatamente insieme agli alleati, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena responsabilità del Regional Command West, una delle aree operative più rilevanti dell’intera missione». Quindi la rivendicazione dell’impegno «lungo quasi 20 anni» del nostro Paese, che «ha sostenuto un costo che non si può mettere in dubbio»: 53 soldati italiani morti, oltre 700 feriti in combattimento, missioni di sicurezza e programmi di addestramento delle forze afghane.
Meloni: «L’amicizia merita rispetto»
Alla luce di ciò, per Meloni sono «non accettabili affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi Nato in Afghanistan, soprattutto se provengono da una nazione alleata». «Italia e Stati Uniti sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide in atto», ha continuato. «Ma l’amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza Atlantica».
La premier Giorgia Meloni ha commentato la scarcerazione di Jacques Moretti, il proprietario del locale di Crans Montana dove si è consumata la tragedia di Capodanno, esprimendo «profonda indignazione e sconcerto per una decisione che infligge un ulteriore, indicibile strazio alle famiglie delle vittime e dei tanti feriti». Parlando con il Corriere della sera, ha assicurato che «lo Stato italiano, e io personalmente, resteremo giorno per giorno al loro fianco nel percorso di ricerca della giustizia e della verità». Insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera chiedendogli di prendere contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese per rappresentarle la viva indignazione del governo e dell’Italia di fronte alla decisione di scarcerare Moretti.
La premier: «Nostra disponibilità a collaborare ignorata»
Meloni è poi entrata nel merito dell’inchiesta, spiegando che dall’inizio l’Italia ha offerto collaborazione alle autorità elvetiche per fare piena luce su quanto accaduto: «La nostra polizia giudiziaria ha consolidata esperienza per svolgere tutte le investigazioni necessarie. Mi rammarico che questa disponibilità finora non sia stata raccolta, e che anzi le indagini abbiano conosciuto incertezze, ritardi e lacune, al punto che non sono state svolte neanche le autopsie di giovani deceduti che non presentavano ustioni». Quindi la richiesta che venga istituita, «senza ritardo e senza ulteriori resistenze, una squadra investigativa comune che utilizzi la competenza e la professionalità degli appartenenti alle forze di polizia italiani».
La Farnesina ha deciso di richiamare a Roma l’ambasciatore italiano in Svizzera dopo lascarcerazione di Jacques Moretti, il titolare del locale Le Constellation di Crans-Montana dove si è verificata la strage di Capodanno. L’uomo, indagato per omicidio, lesioni e incendio colposi, è infatti uscito di prigione dopo aver pagato una cauzione di 200 mila franchi. Ora sarà comunque sottoposto a misure cautelari come l’obbligo di firma e la consegna dei documenti di identità, ma la notizia ha suscitato molta rabbia nell’opinione pubblica e tra i membri del governo.
La nota di Palazzo Chigi: «Grave offesa e ulteriore ferita alle famiglie delle vittime»
Per questo la premier Meloni e il ministro degli Esteri Tajani hanno dato istruzione all’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado «di prendere immediatamente contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud per rappresentarle la viva indignazione del governo e dell’Italia di fronte alla decisione del tribunale di Sion (ndr quello che ha disposto la scarcerazione di Moretti) nonostante l’estrema gravità del reato di cui è sospettato Moretti, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico». Una decisione che, prosegue la nota di Palazzo Chigi, «rappresenta una grave offesa e una ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana e di coloro che sono tuttora ricoverati in ospedale». E infine: «L’Italia tutta chiede a gran voce verità e giustizia, e chiede che a ridosso di questa sciagura vengano adottati provvedimenti rispettosi, che tengano pienamente conto delle sofferenze e delle aspettative delle famiglie».
Insieme al Ministro degli Esteri @Antonio_Tajani abbiamo dato istruzione all’Ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado di prendere immediatamente contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud per rappresentarle la viva indignazione del…
La Lega ha indicato Antonio Maria Rinaldi come proprio candidato sindaco per Roma, una proposta ufficializzata durante la tre giorni “Idee in Movimento” promossa dal partito di Matteo Salvini in Abruzzo, tra Roccaraso e Rivisondoli, che ha riunito amministratori locali, esponenti di governo, rappresentanti politici e della società civile. Economista ed ex europarlamentare, Rinaldi è descritto dal Carroccio come «profondo conoscitore della realtà romana» e il suo nome sarà ora sottoposto al confronto con gli alleati del centrodestra nelle prossime settimane. «La Lega ha già una squadra forte da mettere al servizio della comunità e è pronta ad amministrare Roma, risollevando la Capitale dalla cattiva gestione targata Gualtieri». In vista delle elezioni comunali, previste tra aprile e giugno del 2027, il quadro dei possibili candidati inizia così a delinearsi, mentre resta confermata la ricandidatura dell’attuale sindaco Roberto Gualtieri.
Un’ammucchiata di nomi che spuntano, circolano, si testano e spesso si bruciano. Controfigure para-civiche, candidati per autoproclamazione personale e gente buttata nella mischia milanese a caso. A un anno e mezzo dal voto per Palazzo Marino (appuntamento fissato per la primavera del 2027), il dopo Beppe Sala è un gran bailamme da qualsiasi punto lo si voglia guardare: destra e sinistra.
Beppe Sala (Imagoeconomica).
L’eterna vicesindaca o l’ex candidato alla Regione già sconfitto una volta
Al momento il Partito democratico è nella fase della successione senza progetto. Si muove in ordine sparso e scava nel suo passato recente. I wannabe sono Anna Scavuzzo, l’eterna vice(sindaca) in lista d’attesa da anni, e Pierfrancesco Majorino, che dopo la batosta alle Regionali 2023 cerca la sua ennesima nuova occasione.
I profili civici per rassicurare i salotti
Accanto a loro riaffiorano i soliti nomi “civici”: Mario Calabresi, profilo rassicurante per i salotti che contano, e Umberto Ambrosoli, già protagonista in passato e già sconfitto (battuto da Roberto Maroni sempre alle Regionali, nel 2013), ma mai davvero archiviato.
In questo contesto si inserisce il dibattito sulle Primarie. Il segretario metropolitano del Pd, Alessandro Capelli, ha parlato di Primarie “omeopatiche”: una definizione efficace che, tradotta dal politichese, significa una consultazione placebo, utile a simulare partecipazione mentre le decisioni reali restano chiuse nelle segreterie. Un modo elegante per prendere tempo, non per cambiare passo.
Alessandro Capelli (Imagoeconomica).
A destra cronico problema di classe dirigente
Se a sinistra il problema è il logoramento di un sistema arrivato a fine corsa, a destra la questione è ancora più elementare: la mancanza di una classe dirigente pronta a metterci la faccia. Nel centrodestra milanese il dibattito ruota da mesi intorno alle Primarie, chieste con insistenza dall’area che fa riferimento all’ex assessore regionale Giulio Gallera e sostenute in Consiglio comunale da Alessandro De Chirico. Ma anche qui la procedura viene prima della politica, perché il nome condiviso semplicemente non c’è.
Dai sandwich a 17 euro alla visione di una Milano inclusiva
Nel vuoto, sbucano candidature improbabili e profili civici. L’ultimo è quello di Antonio Civita, proprietario della catena di locali Panino Giusto. Bravo, bravissimo come imprenditore – parlano le visure camerali -, come politico chi lo sa. «Mi metto a disposizione. La Milano di Sala è esclusiva e escludente», ha detto. Chissà in che modo invece i suoi sandwich gourmet a 17 euro sono inclusivi e includenti.
Antonio Civita (Imagoeconomica).
Ricordare Bernardo? Difficile fare peggio
Forza Italia sogna il civico moderato per non allarmare l’elettorato; la Lega porta ancora i segni della candidatura di Luca Bernardo, pediatra “pistolero” (si diceva avesse un’arma con cui girava in ospedale, ma lui disse che la teneva in cassaforte), idea fallimentare del 2021, mentre Fratelli d’Italia chiede – legittimamente – un purosangue, un politico vero. Nel frattempo, nessuno guida.
Luca Bernardo (Imagoeconomica).
Con Albertini votava l’82,2 per cento, ora siamo arrivati al 47…
Mentre i partiti giocano a Risiko con i nomi, Milano si allontana dalle urne. Il dato che dovrebbe imbarazzare tutti è l’affluenza: dal picco record dell’82,2 per cento toccato al primo turno da Gabriele Albertini (correva l’anno 2001) al 47 per cento del Sala bis. Più della metà dei milanesi ha smesso di partecipare perché non si riconosce più in questo gioco di sostituzioni interne. La città è accusata di essere diventata un privé sempre più esclusivo, dove gli affitti sono fuori scala, il ceto medio è in via di estinzione e la sicurezza è percepita come un lusso da ZTL.
Giuseppe Sala e Gabriele Albertini (Imagoeconomica).
Il centrosinistra insiste su diritti e sostenibilità, ma governa una città sempre più inaccessibile a chi lavora. Il centrodestra parla di legalità, però non riesce a costruire un’alternativa credibile prima del calendario elettorale. In mezzo restano i milanesi. Spettatori disillusi di una competizione che sembra riguardare tutti tranne loro.
Alleanza Verdi e Sinistra denuncia un presunto caso di censura da parte di Meta. Secondo quanto riferito dal partito, sarebbe stato oscurato un video in cui lo storico Alessandro Barbero spiega le ragioni del suo voto contrario nel referendum della giustizia, etichettandolo come “informazione falsa” dopo un fact-checking commissionato dalla stessa piattaforma. «Un atto gravissimo: una big tech statunitense decide di silenziare un’opinione politica legittima di uno dei più autorevoli intellettuali italiani su un tema centrale per la nostra democrazia», afferma Avs. In risposta, il movimento ha annunciato che il filmato è stato nuovamente sui canali social di Avs, Europa Verde e Sinistra Italiana, oltre che sulle pagine Facebook dei parlamentari, a partire da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
In una nota, Avs parla di una dinamica che favorirebbe il governo «Una ‘coincidenza‘ fin troppo comoda per Meloni, un vero e proprio regalo politico. Un pericolo per l’Italia e per la libera espressione dell’opinione, visto che Meta ha già dimostrato di segnalare e oscurare contenuti soltanto in base alla posizione politica e non alla falsità o verità delle informazioni. Proprio mentre il NO cresce nei consensi, un colosso Usa guidato da miliardari sempre più vicini a Trump interviene per limitare il dibattito pubblico italiano. È la prova di un sistema di social e big tech che non garantisce democrazia e partecipazione. Per questo tocca a noi rompere la censura: Condividiamo il video, facciamolo girare ovunque, parliamone. E Al referendum costituzionale, votiamo No», si legge nel comunicato.
Dopo le novità nel testo del Ddl stupridepositate in Commissione Giustizia, la relatrice Giulia Bongiorno ha spiegato all’Ansa che «la rimodulazione delle pene è stata fatta su richiesta del Pd. Sono venute fuori delle polemiche, ma riportiamo le cose alla realtà». Bongiorno ha precisato che la sua proposta «prevede il reato di violenza quando si compiono atti sessuali contro la volontà di una persona. Si tratta innegabilmente di un deciso ampliamento della tutela per le vittime di violenza», sottolineando il cambiamento terminologico più discusso: la parola «consenso» è stata sostituita con «dissenso».
Bongiorno: «Rafforzare la protezione delle vittime senza complicare l’iter giudiziario»
Un’altra novità rilevante riguarda l’introduzione del cosiddetto reato di freezing: «Quando la donna non manifesta la sua volontà perché congelata dalla paura, si debba presumere il dissenso. Quindi, è sempre reato se manca una manifestazione chiara», ha chiarito Bongiorno in un’intervista al Corriere della Sera. La senatrice leghista ha inoltre sottolineato che «secondo alcuni il testo invertiva l’onere della prova, cioè imponeva all’imputato una serie di prove a volte impossibili da fornire. Con il mio testo si valorizza la volontà della donna senza alterare le dinamiche processuali», assicurando così che le modifiche mirano a «rafforzare la protezione delle vittime senza complicare eccessivamente il percorso giudiziario».
Romeo: «Siamo pronti a intervenire per aumentare le pene»
Sulla riduzione della pena, che passa da 6-12 anni del vecchio testo a 4-10 anni per il caso di violenza senza minaccia o costrizione, Bongiorno ha precisato: «La mia idea era di creare una cascata di aggravanti. Trattandosi di un testo unificato, ho accolto poi la richiesta del Pd di ridurre la pena». Dal fronte leghista, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ha dichiarato all’Ansa che «siamo assolutamente pronti a intervenire per aumentare» le pene «in sede emendativa», ribadendo la disponibilità a integrare le sanzioni durante l’iter parlamentare. Bongiorno ha infine sottolineato il carattere inclusivo del testo unificato: «Io come è noto avrei voluto alzare le sanzioni. Il mio è un testo unificato che ha voluto dare spazio anche alle richieste del Pd di ridurre la pena. Vedremo in sede di emendamenti».
CasaPound sbarca alla Camera dei deputati. Accadrà il 30 gennaio, giorno in cui è stata fissata una conferenza stampa per il lancio della raccolta firme della proposta di legge dedicata alla “remigrazione” degli stranieri che si trovano in Italia, promossa dal comitato Remigrazione e riconquista, fondato appunto CasaPound e altri gruppi di estrema destra. Tra i relatori annunciati figurano esponenti noti dell’ultradestra: Luca Marsella di CasaPound, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti (già Forza Nuova) e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti. A programmare la conferenza alla Camera è stato il deputato leghista Domenico Furgiuele, molto vicino a Roberto Vannacci e noto per aver esposto la scritta “X Mas” sul balcone della sede del Carroccio a Lamezia Terme.
La protesta delle opposizioni: «Inaccettabile»
«È inaccettabile che la Camera dei deputati ospiti una conferenza stampa sulla cosiddetta ‘remigrazione’, promossa da esponenti di CasaPound e da personaggi noti per iniziative svolte insieme a soggetti poi risultati appartenenti alla criminalità organizzata. La Camera non può diventare una tribuna per chi propaganda ideologie fasciste, viola la Costituzione e si pone apertamente contro le istituzioni democratiche». Così Matteo Orfini, deputato del Partito democratico. «La Lega di Salvini, che esprime il presidente della Camera Lorenzo Fontana, con il generale Vannacci il 30 gennaio porta una bella carrellata di neofascisti a Montecitorio. Davanti a quello che sta accadendo negli Usa, con le squadracce dell’Ice di Trump che stanno gettando l’America nel caos, sarebbe quantomeno opportuno che Fontana, in quanto presidente della Camera, esponente della Lega e con un passato vicino a queste realtà, prendesse le distanze, tutelando l’istituzione che rappresenta», ha dichiara Riccardo Magi, segretario di +Europa. Angelo Bonelli, parlamentare di Avs e portavoce di Europa Verde, ha detto: «Non si tratta di una ‘iniziativa politica’, ma della legittimazione dell’odio razziale dentro le istituzioni della Repubblica, fondate sull’antifascismo e sulla Costituzione. I nazifascisti saranno in Parlamento grazie alla Lega, che ha prenotato la sala sotto l’etichetta tossica della ‘remigrazione’. È uno sfregio alla memoria democratica del Paese. Un progetto apertamente incostituzionale, mascherato da raccolta firme».
La precisazione dell’ufficio stampa della Camera
L’ufficio stampa della Camera ha precisato che «le conferenze stampa si svolgono sotto la piena e unica responsabilità dei deputati, o dei gruppi, che ne curano la prenotazione, e che rispondono dei contenuti, e dei partecipanti a esse, sotto ogni profilo».
Un ritorno all’antico; sarà un progresso. David Ermini, già vicepresidente del Csm (vice dunque del presidente della Repubblica Sergio Mattarella), già parlamentare del Partito Democratico, avvocato penalista con il no alla riformadella giustizia in tasca, in ottimi rapporti con la responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani, sarà il candidato sindaco del centrosinistra alle elezioni amministrative di Figline e Incisa Valdarno, nato nel 2014 dalla fusione di due Comuni del Valdarno fiorentino (c’è anche un valdarno aretino e ovviamente fra i due territori contigui esiste un’accigliata contesa).
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con David Ermini e Carlo Nordio (Imagoeconomica).
Sulla candidatura si allunga l’ombra di Renzi
L’annuncio ufficiale è stato dato questa settimana dopo una riunione serale del Pd locale, ma la notizia era nell’aria da tempo. Almeno dalle dimissioni del precedente sindaco, Valerio Pianigiani, che i conterranei descrivono come ingenuo e impolitico (non il massimo per guidare una comunità), avvenute nel novembre del 2025 ad appena un anno dal voto. Ermini, un tempo compagno di classe dell’allenatore Maurizio Sarri, sarà dunque il candidato sindaco del centrosinistra e torna nel suo Valdarno: l’esordio in politica fu infatti da consigliere comunale a Figline (tra il 1980 e il 1985, incarico che poi ha ricoperto anche tra il 2001 e il 2006). Tutto semplice, tutto chiaro, tutto risolto? Naturalmente no. Ermini è appena tornato ma deve già affrontare un enigma proveniente dal suo passato politico: che farà Italia Viva? Che farà Matteo Renzi, con cui ci sono stati cospicui e stranoti scazzi a mezzo stampa? L’ex presidente del Consiglio è in una fase ecumenica, va d’accordo con tutti nel campo largo, ha buone parole per chiunque (da Elly Schlein in giù), ha favorito anche alleanze in ogni dove alle Regionali. Ha accettato di buon grado l’idea di farsi perdonare qualcosa (l’essere Renzi, a occhio). Ma chissà se riuscirà a sostenere anche l’ex amico Ermini, considerato nientemeno che un traditore sia da Renzi sia da un altro ex membro autorevole del vecchio Giglio Magico, Luca Lotti (ma anche con lui Renzi ha avuto non pochi problemi; c’è qualcuno che ancora non ha litigato con il fondatore di Italia Viva?).
Matteo Renzi (Imagoeconomica).
La rottura tra Ermini e il leader di Italia viva
Il problema è che il renzismo vive di superlativi, tutto è bellissimo o bruttissimo. Nella renziana guerra dei superlativi – un giorno sei un genio, quello dopo uno sfigato – Ermini è rimasto sempre sulla linea mediana. Non una parola di troppo, non un bercio, mai una parola contro il Capo, neanche quando ci rimase male perché nel 2017 Renzi fece un rimpasto della segreteria e lui rimase fuori. Sempre basso profilo, anche sui social dove basta un “ciaone” a far deragliare. Questo però era vero un tempo. Nel senso che la rottura con Renzi è conclamata, aspra, superlativa appunto. Una bellissima rottura (dipende dai punti di vista; giornalisticamente, lo è). Ermini tuttavia non sembra essere troppo preoccupato, alle persone con cui ha parlato in queste ore spiega di non aver bisogno di Italia Viva, che può anche farne a meno. Per il momento, comunque, non sono arrivate dichiarazioni di Francesco Bonifazi, parlamentare di primo piano di Italia Viva, che di solito viene mandato in avanscoperta quando c’è da tirare una legnata a qualche avversario.
Francesco Bonifazi (Ansa).
Il mite avvocato diventato battagliero
Aver fatto il vice di Mattarella ha dunque dato non poco coraggio a questo mite avvocato, ex mite, oggi piuttosto battagliero. Si è pure messo a scrivere un libro, Ermini, ma chissà se a questo punto vedrà mai la luce. «Arriva un momento nella vita in cui chi ha avuto l’onore di ricoprire incarichi di grande prestigio come ho avuto l’onore di ricoprire io, può dimostrare che le Istituzioni, le proprie idee e i propri valori si possono servire provando a mettersi al servizio e a disposizione della Comunità di cui si è figli». È questo un modo anche per rintuzzare chi non lo voleva, tipo appunto Italia Viva: io ho fatto il vice di Mattarella, dice Ermini, che altro volete di più da me?
Sarà una tornata di nomine pesante quella primaverile. Anche per Leonardo, dove ad aprile scade il mandato del presidente Stefano Pontecorvo. E, com’è naturale, è partita la solita girandola di nomi e relativi incastri. Con una possibile sorpresa.
Cossiga jr non dispiacerebbe a Crosetto
Tra i papabili, come riportato dal Fatto Quotidiano, c’è Giuseppe Cossiga, figlio dell’ex presidente della Repubblica. Classe 1963, laureato in Ingegneria aeronautica, Cossiga jr ha dalla sua un cv invidiabile: ex parlamentare di Forza Italia e sottosegretario alla Difesa nel Berlusconi IV, nel 2012 ha aderito a Fratelli d’Italia, suo main sponsor nella corsa alla poltrona. Dal 2017 è direttore delle relazioni istituzionali di Mdba, gruppo missilistico europeo controllato da Airbus, BAE Systems (entrambe con il 37,5 per cento) e la stessa Leonardo (25 per cento) e nel 2022 è subentrato a Guido Crosetto alla guida dell’Aiad, la Federazione aziende italiane per l’Aereospazio, la Difesa e la Sicurezza.
Giuseppe Cossiga (Imagoeconomica).
I desiderata di Forza Italia
Forza Italia, dal canto suo, spingerebbe per Stefano Cuzzilla, attuale presidente di Trenitalia. Ma le sue chance sono al lumicino, visto che i Berlusconi difficilmente rinunceranno alla presidenza di Paolo Scaroni all’Enel.
Stefano Cuzzilla (Imagoeconomica).
Della rosa fa parte anche Andrea De Gennaro, capo della Guardia di Finanza in scadenza a maggio. Le sue quotazioni sono in salita, anche se occupare la poltrona che fu del fratello Gianni (presidente di Leonardo dal 2013 al 2020) potrebbe sembrare poco ortodosso. Infine il jolly: il generale Francesco Paolo Figliuolo, ex commissario straordinario alla ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione in Emilia-Romagna, Toscana e Marche.
Andrea De Gennaro (Imagoeconomica).
Torna a circolare il nome di Belloni
Fin qui i profili noti. Ma Lettera43 conferma che nella corsa alla presidenza del colosso italiano della Difesa c’è anche una donna. E non una qualunque, perché si tratta di Elisabetta Belloni, il cui nome riappare puntualmente ogni volta che spunta una poltrona strategica da assegnare come nel caso di Eni. C’è però un “ma” che non riguarda certo le competenze, semmai la funzione che Belloni andrebbe a ricoprire: Leonardo oggi gioca nel mondo delle guerre, delle fratture geopolitiche, delle tensioni Ue–Usa e dei dossier Nato. La presidenza non è un ruolo prettamente istituzionale e contro Belloni potrebbero giocare le frizioni che si porta dietro. La sua uscita dal DIS, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, è arrivata in un clima tutt’altro che lineare, con retroscena di attriti nel perimetro di Palazzo Chigi. E il passaggio a Bruxelles nello staff di Ursula von der Leyen si è chiuso dopo appena sei mesi, senza che restasse l’immagine di un addio “sereno”. In altre parole Belloni non è una figura neutra, ma porta con sé un carico politico già acceso, e in questo momento storico è un lusso che Leonardo non può permettersi. Perciò la domanda non è se Belloni “meriti” la poltrona. La domanda è se davvero “serva”.
Elisabetta Belloni con l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone (Imagoeconomica).