I nuovi vannacciani di Lombardia e le altre pillole del giorno

Il generale si gonfia. Anche nei territori. Questa volta il campo di battaglia è la Lombardia. Due consiglieri regionali sono entrati nelle schiere di Futuro Nazionale. E lo scippo stavolta non è ai danni della Lega. I due nuovi parà-cadutati sono infatti Luca Daniel Ferrazzi da Gallarate e il meloniano Pietro Macconi da Bergamo. Ferrazzi, per anni portabandiera di Alleanza Nazionale nel Varesotto, entrò per la prima volta in Consiglio regionale nel 1995. Rieletto nel 2000 e nel 2005, dal 2008 al 2010 fu assessore all’Agricoltura. Nel 2013 passò alla Lista Maroni e alle Regionali del 2023 venne rieletto nella circoscrizione di Varese con la lista Lombardia Migliore, la civica a sostegno di Letizia Moratti dalla quale si allontanò dopo il ritorno dell’ex sindaca di Milano in Forza Italia, per passare nel Misto. Strappo quanto mai lungimirante, visto che Moratti ha recentemente ribadito il suo no a un eventuale ingresso di Vannacci nel centrodestra, per incompatibilità valoriale.

I nuovi vannacciani di Lombardia e le altre pillole del giorno
Luca Daniel Ferrazzi (Imagoeconomica).

Macconi, 75 anni, è un ex alpino, e come Ferrazzi ha un passato in AN. È stato eletto alle Regionali 2023 con FdI nella circoscrizione di Bergamo, accreditato nella corrente dei La Russa (soprattutto Romano). Al Pirellone nascerà così la prima componente politica dei vannacciani. «L’ingresso di Ferrazzi e Macconi rappresenta un importante rafforzamento del progetto politico di Futuro Nazionale in Lombardia, all’interno di un percorso volto a consolidare una presenza sempre più radicata sui territori e nelle istituzioni», commentano da Futuro Nazionale. I due verranno annunciati martedì 26 maggio, all’incontro in programma alle ore 11 nella Sala Ghilardotti del Pirellone, e ovviamente sarà presente anche Vannacci per la presentazione della nuova componente politica in Consiglio regionale.

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Pietro Macconi (Imagoeconomica).

E potrebbero non essere gli unici a fare il salto, mentre il generale si vanta di aver raggiunto quota 60 mila iscritti al partito a livello nazionale, di cui 10 mila solo negli ultimi cinque giorni. La campagna acquisti in terra lombarda potrebbe continuare. Oltre alle due new entry Ferrazzi e Macconi, negli ultimi tempi hanno aderito a FN Massimiliano Bastoni, ex leghista (il suo slogan ai tempi del Carroccio era “Bastoni contro gli immigrati”), poi passato a Forza Italia in cui era stato nominato responsabile degli enti territoriali per la città di Milano. Sempre da Forza Italia arrivano anche altri due recenti ingressi a Bresso: la consigliera comunale Cheyenne Pagano e il padre Mario, ex consigliere comunale e vicesegretario cittadino di Bresso. Fino all’ingresso vip di Laura Ravetto, ex pasionaria salviniana, cuneese ma eletta alle Politiche 2022 nel collegio uninominale Lombardia 1-05 di Legnano.

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Laura Ravetto in un’immagine realizzata con l’IA.

Intanto, alle Amministrative del 24-25 maggio 2026, Vannacci testerà il suo peso politico a livello locale a Vigevano, dove molto si è speso per il candidato Furio Suvilla di Vigevano Futura. Mentre l’altro front runner vannacciano è Luigi Corò di Futuro per Venezia.

Borgonzoni e Smargiassi, da Bologna a Roma

Bologna per un giorno trasloca a Roma: tutta “colpa” della sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, leghista, già candidata senza successo alla guida della Regione Emilia-Romagna. Bisogna dare il via al convegno intitolato “La fotografia ai tempi della I.A.”, nella sede della Biblioteca nazionale centrale di Roma, a Castro Pretorio: il primo incontro sarà “Tra testimonianza e forma. Fotografia di reportage e fotografia d’arte nel dibattito contemporaneo”, in programma nella mattinata di mercoledì 27 maggio. Prevista la presenza di due veterani della fotografia come Elio Vergati e Marcellino Radogna, oltre che dei bolognesi Claudio Marra, già docente al dipartimento delle arti dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, del moderatore della tavola rotonda, il giornalista Michele Smargiassi, esperto di treni e di orari ferroviari (nel senso che ha scritto molti articoli sul tema dei ritardi, ma non ditelo al ministro dei Trasporti, il leader della Lega Matteo Salvini) e “critico visuale”, e soprattutto storica colonna della redazione bolognese del quotidiano la Repubblica. Che poi a parlare di immagini la storia appare piena di connessioni, dato che il geometra Luigi Ghirri, emiliano, dalla casa di Roncocesi divenne poi un grande fotografo grazie alla spinta della moglie Paola Borgonzoni. Da ricordare sempre che “donna Lucia”, come qualcuno la chiama al Collegio Romano, è ormai la veterana tra i politici al MiC, dato che è sottosegretaria dal 2018, quando c’era il primo governo del pentastellato Giuseppe Conte. Poi, dopo una parentesi di un paio d’anni, è tornata con Mario Draghi presidente del Consiglio e ha trovato un posto anche con Giorgia Meloni, lottando col titolare del Mef Giancarlo Giorgetti per le sforbiciate sul cinema e venendo in un certo senso esautorata proprio sui suoi temi

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La sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni (Ansa).

Da Rai Cinema un film su Gaza. Qualcuno storcerà il naso…

Rai Cinema racconta la politica. E pure i… Servizi. Di sicuro i filo-israeliani non saranno per niente contenti. Cosa succede? È stato annunciato il progetto di Linea di difesa – Gaza, un film action ispirato a fatti reali che tratta «il lavoro dell’intelligence italiana, delle forze speciali d’élite e dell’Unità di Crisi della Farnesina, impegnate in un’operazione ad alto rischio per evacuare da un ospedale di Gaza un gruppo di bambini palestinesi feriti dai bombardamenti israeliani». Un progetto «dall’alto profilo istituzionale nato in collaborazione con la presidenza del Consiglio dei Ministri, il Dipartimento informazioni e sicurezza (Dis), l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise), il ministero della Difesa, il ministero degli Affari Esteri. Nel cast c’è l’attrice Sara Serraiocco, nella parte di un’analista dell’intelligence proveniente dalla polizia di Stato, Stefano Accorsi, in quella di un veterano delle forze speciali, passato all’Aise come agente sotto copertura, e Vinicio Marchioni nel ruolo di Twist, al comando del Nono reggimento dell’esercito, gli incursori del reparto d’élite. Il film sarà girato in italiano, inglese e arabo; le riprese avranno inizio in estate. Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, ha detto che il film nasce «da una collaborazione tra cinema e istituzioni dello Stato per raccontare il lavoro silenzioso di chi opera nelle aree di crisi. Il dialogo con gli enti coinvolti ha permesso di costruire un racconto autentico, che restituisce la complessità delle operazioni umanitarie e il senso profondo della cooperazione tra apparati civili e militari. È un progetto ispirato a fatti realmente accaduti che mette al centro il valore della vita e il coraggio di chi opera in scenari estremi. Crediamo che questo film possa parlare a un pubblico ampio, riuscendo a costruire una storia dal forte impatto emotivo e civile».

Ma una targa per Pannella dove la mettiamo?

«Intitoleremo proprio nell’area antistante la casa circondariale di Rebibbia una piazza come Largo Marco Pannella», ha detto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri parlando del leader dei Radicali a 10 anni dalla morte. Ma non solo: «Ricorderemo Marco Pannella con una targa commemorativa a Palazzo Braschi». E due. Sotto la storica sede radicale di via di Torre Argentina intanto è apparsa una targa di cartone, affissa al muro del palazzo. Una in marmo non si è ancora riusciti a piazzarla a Montecitorio. Pure in via della Panetteria è arrivata una targa cartonata, proprio dove abitava Pannella. Martedì al Senato ci sarà il presidente Ignazio La Russa a ricordare «Giacinto detto Marco». Nella sala della biblioteca intitolata a Giovanni Spadolini interverranno Giulio Terzi di Sant’Agata in qualità di presidente Commissione Politiche dell’Ue del Senato della Repubblica, e poi Fausto Bertinotti, Francesco Rutelli, Mirella Parachini, vicesegretaria Associazione Luca Coscioni, Gian Domenico Caiazza, Claudio Velardi e molti altri.

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Marco Pannella è morto nel 2016 (foto Imagoeconomica).

Mattarella per Confindustria. E le banche

Nuovi impegni per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Due appuntamenti in particolare, nell’agenda presidenziale, sono da sottolineare. Si comincia martedì 26 maggio, di mattina, nel centro congressi La Nuvola, dove il capo dello Stato parteciperà all’assemblea generale di Confindustria. E poi il 28 maggio, nel pomeriggio, Mattarella è atteso a Palazzo Altieri, per la cerimonia di intitolazione di due sale delle Scuderie in memoria dei presidenti emeriti dell’Associazione bancaria italiana, Piero Barucci e Maurizio Sella. Tante strette di mano in vista con i vertici delle banche italiane.

A Roma i vip per il concerto di Lang Lang

La serata di lunedì è attesissima dai vip a Roma: va in scena a Santa Cecilia il pianista cinese Lang Lang, classe 1982, con un repertorio che partirà dal classicismo viennese per arrivare alle sonorità iberiche. La prima volta arrivò a Roma nel 2003, e torna dopo poco più di due anni dalla sua ultima apparizione. A tre anni, racconta sempre, fu la visione di un cartone animato di Tom & Jerry al pianoforte. Ha anche fondato la “Lang Lang International Music Foundation” per sostenere giovani talenti. Il programma della serata, trasmessa in diretta su Rai Radio 3, si apre nel segno del classicismo con il Rondò in re maggiore K 485 di Wolfgang Amadeus Mozart. Chiusura affidata al virtuosismo romantico di Franz Liszt, e l’impegnativa Tarantella da Venezia e Napoli.

Lecco, bufera sulla leghista che ha augurato a Schlein di essere investita

È bufera su Debora Piazza, segretaria cittadina della Lega a Barzanò e responsabile lombarda del dipartimento tutela animali del partito. Nel mirino il suo commento sotto al video di un comizio di Elly Schlein in cui augura a quest’ultima di essere investita. «Non abbiamo qualcuno che guida con problemi di depressione disoccupato che offende i cristiani che passa di lì e ci fa un favore», ha scritto con riferimento ai fatti di Modena. A far esplodere il caso è stato il segretario provinciale del Pd lecchese, Manuel Tropenscovino, che ha salvato il post e lo ha denunciato pubblicamente. «Ci ha tenuto a fare sapere che si augurava che la segretaria nazionale del Pd venisse investita, come successo a Modena qualche giorno fa», ha scritto. «Mai augureremmo che qualcuno venga investito. Una vergogna, ancora peggiore perché scritta da chi ricopre ruoli politici e amministrativi».

La Lega prende le distanze e sospende Piazza

Nel giro di poche ore è arrivata la risposta della Lega che, si legge in una nota, «prende fermamente le distanze da qualsiasi frase o espressione che possa essere interpretata come un augurio di violenza, odio o danno nei confronti di persone, rappresentanti politici o cittadini». Di qui la decisione di sospendere Piazza da ogni incarico e attività riconducibile alla struttura provinciale del partito «in attesa delle opportune valutazioni interne».

La replica e le scuse: «Non era mia intenzione augurare del male a nessuno»

Alla fine sono arrivate anche le parole della diretta interessata, affidate a una dichiarazione riportata dalla Lega provinciale: «Non era mia intenzione augurare del male a nessuno né alimentare odio politico. Se le mie parole sono state interpretate in questo modo, me ne scuso sinceramente. Credo nel confronto democratico e nel rispetto delle persone, valori che devono sempre prevalere su qualsiasi tensione politica».

Reati prescritti, Vendola esce dal processo sull’ex Ilva

L’ex governatore della Regione Puglia Nichi Vendola esce dal processo Ambiente svenduto sul presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva di Taranto. Lo ha deciso il collegio della Corte d’Assise del Tribunale di Potenza, presieduto da Marcello Rotondi, durante la terza udienza dibattimentale del processo in corso di svolgimento nel capoluogo lucano. Per Vendola e altri 14 è stato deciso il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. All’ex presidente pugliese era contestato il reato di concussione.

Il 5 giugno la prossima udienza

La prossima udienza dibattimentale è stata fissata per il 5 giugno. Il processo è ricominciato dall’udienza preliminare a Potenza il 21 marzo 2025,dopo l’annullamento, per la presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili, della sentenza di primo grado che il 31 maggio del 2021 aveva portato a 26 condanne per 270 anni complessivi di carcere.

Lombardia confermata nel cda di Sviluppo Lavoro Italia

Simona Tironi, assessore di Regione Lombardia all’Istruzione, Formazione e Lavoro, è stata confermata all’unanimità dalle Regioni italiane come componente del consiglio di amministrazione di Sviluppo Lavoro Italia, la società che eredita storia, esperienza e rete territoriale di Anpal Servizi. La società opera come punto di raccordo tra ministero del Lavoro, Regioni e Province autonome ed è un ente strategico dedicato alla promozione e al coordinamento di iniziative finalizzate allo sviluppo occupazionale, alla formazione professionale e all’integrazione tra domanda e offerta di lavoro. La presenza di Regione Lombardia nel cda consentirà di portare a livello nazionale le migliori esperienze sviluppate sul territorio lombardo, valorizzando modelli innovativi legati alle politiche attive del lavoro, alla formazione e all’occupazione.

Tironi: «Lombardia continua a essere trainante»

«La Lombardia continua a essere la regione trainante dell’economia italiana, con un tessuto produttivo dinamico e innovativo. Stiamo vivendo una fase complessa, caratterizzata da vertenze occupazionali e difficoltà che coinvolgono molte realtà produttive, ma dobbiamo continuare a investire sulla qualità del lavoro, sulle competenze e sulla formazione», ha commentato Tironi. «L’obiettivo è favorire un’occupazione di qualità, capace di rispondere ai fabbisogni delle imprese e alle aspirazioni professionali delle persone. Credo profondamente nel valore della collaborazione istituzionale e sono davvero onorata della fiducia unanime che tutte le Regioni italiane hanno scelto di accordarmi», ha aggiunto, ringraziando «gli assessori regionali al Lavoro di tutta Italia per questa riconferma che accolgo con grande senso di responsabilità. Continuerò a lavorare con impegno per rappresentare al meglio la Lombardia e contribuire alla crescita occupazionale e alla competitività del nostro Paese».

Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno

La Fiamma resta sempre accesa, ci mancherebbe. Soprattutto quando c’è chi, a destra che più a destra non si può, cerca di scipparla (vero generale Vannacci?).

Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno

Nel 38esimo anniversario della morte di Giorgio Almirante, Giorgia Meloni ha tenuto a ricordare il fondatore del MSI, con un post sui social: «Nel giorno dell’anniversario della scomparsa di Giorgio Almirante, il mio pensiero va a una figura che ha segnato profondamente la storia della destra italiana», scrive la premier. «Di lui restano il carattere, la forza delle idee, l’amore per l’Italia e una concezione della politica vissuta con passione, dignità e rispetto. Un ricordo che continua a vivere nel percorso della destra italiana e nella memoria di una comunità politica che, ancora oggi, non si risparmia, per aggiungere il proprio pezzo di cammino, con coraggio e determinazione».

Puntuale è arrivato anche il ricordo di Ignazio La Russa. «A 38 anni dalla sua scomparsa ricordiamo e rendiamo omaggio alla figura di Giorgio Almirante. Un uomo che ha dedicato la sua vita alla politica e alla Nazione, con coerenza, passione e profondo rispetto delle Istituzioni repubblicane e dell’avversario politico, come quando tra lo stupore generale, arrivò a Botteghe Oscure per rendere omaggio alla salma di Enrico Berlinguer», scrive il presidente del Senato postando a corredo l’immagine di una frase di Giorgio Napolitano.

Una botta di nostalgia e un esercizio di memoria selettiva che non sono andati giù al dem Andrea Orlando: «Oggi sui suoi profili social Giorgia Meloni rivendica la continuità con il percorso politico di Giorgio Almirante. Un percorso iniziato con la redazione della rivista La difesa della razza, passando per i repubblichini di Salò, fucilando partigiani, intrecciandosi poi con la stagione delle trame nere e dell’estremismo neofascista. Un bel percorso davvero!». Ma per la destra a essere divisivo resta il 25 aprile.

Calderone e marito al Festival del Lavoro

Riecco Marina Elvira Calderone & Rosario De Luca. La ministra del Lavoro e il marito, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro (fondatori della società di consulenza CDL passata in mano a lui dopo la nomina di lei) sono protagonisti del Festival del Lavoro, kermesse che si tiene a Roma negli spazi della Nuvola dal 21 al 23 maggio e che riunisce istituzioni, imprese, professionisti, studiosi e parti sociali. Nel tardo pomeriggio di venerdì, in collaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico, Sport e Salute e Inail, si tiene presso il Centro di Preparazione Paralimpica di Via delle Tre Fontane, la Run4Job, seguita, come recita il programma, «da un momento dedicato al networking e alle riflessioni su sport, pari opportunità e valore sociale del lavoro, anche con la partecipazione di atleti paralimpici». Tra l’altro Ignazio Marino, omonimo dell’ex sindaco di Roma ed ex ItaliaOggi, è il direttore della comunicazione del Festival del Lavoro, ed è stato il portavoce di Calderone prima di lasciare il posto a Marco Ventura che a sua volta, a gennaio 2025, lo ha passato a Gianmario Mariniello. Tanti i ministri presenti alla tre giorni. Venerdì alle 15 il vicedirettore del Tg5, Giuseppe de Filippi, dialogherà con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Sabato sono previsti interventi di Paolo Zangrillo, ministro della PA, e di Adolfo Urso, titolare del Mimit. Ma gli occhi sono puntati su Calderone che a mezzogiorno sarà intervistata dalla vicedirettrice del Tg2 Maria Antonietta Spadorcia. A seguire la cerimonia di chiusura condotta da De Luca.

Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Marina Elvira Calderone e Rosario De Luca (Imagoeconomica).

Riotta gioca in Difesa

Pochi lo ricordano, ma l’ex direttore del Tg1 Gianni Riotta fa parte del Comitato per lo sviluppo e la valorizzazione della cultura della Difesa, istituito nel 2023 da Guido Crosetto. Un think tank «creato per promuovere la consapevolezza e la conoscenza delle tematiche di geopolitica, sicurezza e interesse nazionale». Giovedì alla Camera, nella biblioteca dedicata a Nilde Iotti, con la benedizione del forzista Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e già sottosegretario alla Difesa nel governo Draghi, si è tenuto il convegno Cultura della Difesa con annesso “tomo”. Nella sala qualcuno bofonchiava: «Me lo ricordo bene, Gianni, quando era nella redazione del Manifesto»…

Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Gianni Riotta (Imagoeconomica).

Urso, pure un francobollo per Frate Indovino

La passione di Adolfo Urso per i francobolli è cosa nota. Da quando è al Mimit, ne ha emessi oltre 270 (tra cui quelli dedicati a Silvio Berlusconi, Aldo Moro, Giacomo Matteotti, Sergio Ramelli, Enrico Berlinguer, Giorgio Napolitano, i fratelli Mattei, Giovanni Spadolini, ma anche alle Winx, a Goldrake e alla Pimpa). Da poco alla lista se ne è aggiunto un altro per celebrare il Calendario di Frate Indovino. Il 14 maggio, al Salone del Libro di Torino, si è tenuta la cerimonia di primo annullo filatelico del francobollo ordinario appartenente alla serie tematica «Le Eccellenze del Patrimonio culturale italiano». L’immagine «riproduce la figura iconica di un frate cappuccino, il cui volto sereno accompagna i lettori dal 1946, anno di inizio della pubblicazione». Alla cerimonia hanno partecipato della sottosegretaria al Mimit Fausta Bergamotto, del direttore commerciale Italia di Poste Italiane Marco di Nicola e di fra Carlo Maria Chistolini, Presidente della Fondazione Assisi Missio ETS.

Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Il francobollo di Frate Indovino (dal sito del Mimit).

Cassese e padre Benanti, che coppia

Appuntamento imperdibile al Festival dell’Economia a Trento, nella mattinata di domenica: nell’incontro intitolato “Gli imperi digitali, la vecchia e la nuova globalizzazione”, protagonisti saranno padre Paolo Benanti, in qualità di Presidente del comitato per l’intelligenza artificiale presso il dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, e il giudice emerito della Corte Costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, Sabino Cassese.

Caro carburanti, verso taglio accise fino alla prima settimana di giugno

C’è attesa per il Consiglio dei ministri del 22 maggio 2026, che dovrà prorogare, fra le altre cose, il taglio delle accise su benzina e gasolio. Nell’ultima proroga era stato confermato un taglio di 20 centesimi per il gasolio e uno più leggero di 5 centesimi per la benzina fino appunto al 22 maggio. Ora il governo dovrebbe prorogarlo per altre due settimane, fino alla prima settimana di giugno. Il rinnovo della misura, che rappresenta un sostegno cruciale per le famiglie e per il settore dei trasporti e di quello agricolo, è stato confermato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al Festival dell’Economia di Trento. «Credo che si andrà a un decreto legge domani sera. Prevediamo interventi che andranno incontro ad esempio agli autotrasportatori e trasporto pubblico locale, con il taglio delle accise fino alla prima settimana di giugno», ha detto il titolare del Mef, aggiungendo che il Cdm dovrà anche esaminare un provvedimento a favore dell’ex-Ilva, per garantire il proseguimento delle attività. Si parla di una proroga del prestito ponte di 149 milioni di euro concesso a fine aprile, cifra che basterebbe solo fino alla fine di giugno (ma il governo sembra orientato a fare uso della maggiore flessibilità concessa dall’Ue sino a 380 milioni). Fra le altre misure al vaglio di Palazzo Chigi c’è anche il via libera allo stanziamento di 150 milioni per la frana di Niscemi.

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni

Cinquantacinque. Sessanta. Sessantacinque. Non sono i numeri del lotto, ma sono, rispettivamente, i nuovi reati, le aggravanti e gli aumenti di pena introdotti dal governo Meloni (il conteggio è di Antigone, che ha appena presentato il suo nuovo rapporto sulle condizioni di vita, e purtroppo di morte, in carcere). E dire che alla guida del ministero della Giustizia ci sarebbe un liberale; al prossimo giro metteteci direttamente Matteo Salvini.

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni
Giorgia Meloni e Carlo Nordio (Imagoeconomica).

Il tasso di sovraffollamento ha raggiunto il 139,1 per cento

«Le carceri italiane sono oggi più affollate, più chiuse e il governo continua ad aggravare l’emergenza penitenziaria con nuovi reati, aumenti delle pene e nuovi annunci di edilizia penitenziaria, con i numeri che raccontano il fallimento di questo approccio», dice Antigone. Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti (che però si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili): «Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1 per cento. Sono ormai 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150 per cento, mentre in otto carceri si supera addirittura il 200 per cento. Gli istituti non sovraffollati sono appena 22 in tutta Italia». Nonostante il governo abbia annunciato da tempo un piano carceri, «i posti realmente disponibili sono addirittura diminuiti di 537 unità dall’avvio del piano stesso. Nel frattempo, dal 2018 al 2024, i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 30 mila ricorsi per trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone detenute». Numeri superiori a quelli che portarono alla condanna dell’Italia nella Sentenza Torreggiani, quando i ricorsi presentati furono circa 4 mila. 

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni
L’istituto penitenziario minorile Fornelli di Bari (Imagoeconomica).

Il mancato reinserimento produce solo più insicurezza

L’aumento delle presenze, peraltro, non dipende da un aumento della criminalità: «I reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano addirittura in calo dell’8 per cento. Calano anche gli ingressi in carcere e continua a diminuire il ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1 per cento delle persone detenute». A crescere sono invece le pene più lunghe e gli effetti delle politiche punitive adottate dal governo. «Ma soprattutto il sistema continua a fallire sul terreno decisivo: evitare che chi esce dal carcere torni a delinquere», dice ancora l’associazione guidata da Patrizio Gonnella. «Oggi solo il 40,8 per cento delle persone detenute è alla prima carcerazione. Il 45,9 per cento è già stato in carcere da una a quattro volte. Il 10,6 per cento da cinque a nove volte. Il 2,7 per cento addirittura più di 10 volte. È la dimostrazione di un sistema che non reinserisce e, di conseguenza, produce solo più insicurezza».

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni
Immagine realizzata con l’Ia (Imagoeconomica).

I fatti di Modena hanno ridato fiato alla propaganda

Il diritto penale è, o dovrebbe essere, una risorsa scarsa. Invece c’è chi vorrebbe abusarne. Come la Lega nei giorni scorsi, dopo i fatti di Modena. Il partito di Matteo Salvini, in piena campagna elettorale per le Politiche – un po’ come tutti a dire il vero – incalzato dalla costante presenza di Roberto Vannacci, che scippa voti e parlamentari alla Lega, se n’è uscito con la proposta di rivedere (di nuovo) la legge sulla cittadinanza, articolo 10 bis della legge 91 del 1992 già modificato dal ddl sicurezza del 2025. Dopo la tentata strage per cui è accusato Salim El Koudri, Salvini vorrebbe allargare le possibilità di revoca della cittadinanza, per ora prevista per, fra l’altro, condanne passate in giudicato per terrorismo. È probabile che la proposta di modifica, già bocciata dal resto del governo, si areni nel regno delle paccottiglie retorico-populistiche. Ma è altrettanto probabile che al prossimo episodio di cronaca utile, Salvini proporrà nuove strette. Non sappiamo ancora niente di El Koudri – qual è il movente? – ma sappiamo che fra il 2022 e il 2024 è stato in cura per un disturbo mentale. Forse è facile dargli del pazzo e chiuderla lì, ma l’ipotesi degli psichiatri (Alessandro Bertolino, professore ordinario di Psichiatria dell’Università di Bari e direttore del Dipartimento di Neuroscienze della stessa università) è che il comportamento di El Koudri sia compatibile non tanto con il disturbo schizoide di personalità di cui è affetto quanto con la sospensione dei farmaci. Insomma, potrebbe non essere la “cittadinanza” il punto di caduta del dibattito.

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

In quel caso la Lega potrebbe essere utile con una nuova protesta: potrebbe protestare contro il governo di cui fa parte e chiedere di aumentare le spese per la salute mentale. Nel 2023 solo 3,5 miliardi su 133 di spesa pubblica per la sanità sono stati impiegati per la salute mentale, il 2,69 per cento. Un terzo in meno di quanto spendono altri Paesi, tra cui la Francia. Aumentare la spesa naturalmente non eliminerà i rischi, perché il rischio zero non esiste. Certamente non saranno i 400 anni di reclusione che si ottengono sommando i massimi edittali previsti per le numerose fattispecie di reato e gli inasprimenti introdotti dal governo in questi anni a risolvere i problemi. 

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno

Una prova di forza. D’altronde quando si gioca in casa bisogna mettere sul tavolo tutte le carte. Al massimo delle proprie possibilità. Lo sa bene il numero uno di Coldiretti Ettore Prandini, fresco di nomina alla guida dell’Associazione italiana allevatori, ed è quello che sta provando a fare: il figlio del democristianissimo e indimenticato ministro Gianni sarà il regista, nella serata di giovedì 21 maggio a Brescia, dell’assemblea “Coldiretti, la forza amica del Paese. Salute, sicurezza, prossimità: l’Italia del cibo”. Interessante notare le presenze politiche attese, col centrodestra che schiera “l’artiglieria pesante”: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ovviamente il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, alleato di Prandini in tante epiche battaglie comuni, come quella sul vino che non fa male («tra i centenari non c’è nessun astemio» e altre perle) o contro la carne sintetica, una causa per la quale si è arrivati persino a muovere le mani fuori da Montecitorio. Tra gli invitati figura anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. A proposito: Prandini sarà il suo successore nel ruolo di governatore? Il 2028, quando si vota, è ancora lontano, e del presidente di Coldiretti candidato in quota Fratelli d’Italia si parla da un po’, tra varie smentite. Certo, Matteo Salvini non avrebbe vita facile a spiegare ai leghisti di aver rinunciato così allo storico feudo lombardo. Soprattutto in un momento che per lui è politicamente tragico, con il travaso verso il partito dell’ex amico Roberto Vannacci che è ricominciato, vedi l’esempio di Laura Ravetto. Tra l’altro, sarà un caso o magari no, il grande assente alla serata è appunto Salvini. Che – guarda le coincidenze, alle volte – aveva un appuntamento proprio nel Bresciano segnato nell’agenda giovedì, ma in quel di Lonato del Garda per sostenere il candidato sindaco leghista. Poi però niente capatina a casa degli agricoltori…

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno

Metti Bernini al ristorante con…

Nei ristoranti romani si parla del presente e del futuro, con due temi all’ordine del giorno: la politica e l’economia. Nella giornata di mercoledì, in un locale frequentatissimo dal “potere”, ossia Al Moro, situato a due passi dalla Fontana di Trevi, a tavola c’erano Fedele Confalonieri, anni 88, storico sodale di Silvio Berlusconi, e Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca. Dicono che ad Antonio Tajani a quell’ora siano fischiate le orecchie…

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno

Un Abete in terrazza

Festa sulla terrazza dell’Hotel d’Inghilterra, una delle location romane più amate dei vip: c’era Luigi Abete, già numero uno di Confindustria, che non ha mai smesso di parlare. A poca distanza ecco Massimo Caputi, presidente di Federturismo. Immancabile la presenza del televisivo Andrea Ruggieri, con cravatta rigorosamente slacciata, pronto a sorseggiare l’ennesimo drink in lieta compagnia.

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno

Come sta il ministro Schillaci?

Come sta il ministro della Salute Orazio Schillaci, dopo che lui stesso ha annunciato la necessità di doversi sottoporre a un’operazione? Per la presentazione della “XXV Giornata Nazionale del Sollievo”, intitolata “Io mi prendo cura”, è previsto un video saluto di Schillaci.

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Orazio Schillaci (Imagoeconomica).

Festa per Save the Children

È un periodo nero per l’infanzia, in ogni parte del mondo. E nella giornata di giovedì all’Acquario Romano va in scena, con Save the Children presieduta da Claudio Tesauro, “Impossibile”, la biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sul tema “Investire nelle periferie, investire nell’infanzia”, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e molti altri ancora. Imperdibile il monologo dell’attore e regista Claudio Amendola. A parlare delle periferie come «ecosistemi educativi e sociali complessi, in cui spazio fisico, offerta di servizi, reti e politiche pubbliche si intrecciano nel determinare le opportunità di crescita di bambine, bambini e adolescenti», anche Bianca Piserchia, responsabile Area Progettazione, Governance e Advocacy della Fondazione Banco dell’Energia, e Laura Tondi, sustainability manager in Ikea Italia. Altri panel con Veronica Rossi, sustainability director Lavazza Group e segretaria generale Fondazione Lavazza, Daniele Spagnoli, sustainability manager del gruppo Feltrinelli, Massimo Castiglia, sponsor and event manager Corporate Communication Italy di Ferrero, Giulio Cederna, direttore della Fondazione Paolo Bulgari, Felice Fabrizio, people and sustainability manager di Juventus. Prologo nella serata del giorno precedente con un raffinatissimo “charity dinner”.

A Trento parata di ministri

Venerdì di fuoco al Festival di Trento: è atteso mezzo governo. Si comincia con Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy. Poi al convegno “Lavoro e carcere tra sogno e realtà” ecco Carlo Nordio, titolare della Giustizia. A seguire, “Immigrazione come problema o come opportunità”, con la partecipazione di Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno. Nel pomeriggio, “Intelligenza artificiale, produttività e occupazione”, con Marina Calderone, ministra del Lavoro. Altro incontro, “Dalla ricerca ai nuovi mercati”, con Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca. “Come funziona la valutazione d’impatto generazionale” vedrà la partecipazione di Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministra per le Riforme Istituzionali e la Semplificazione normativa. Non può mancare “La transizione energetica, serve un sistema stabile e sostenibile”, con Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. A Trento non mancherà il traffico di auto blu ministeriali, in una giornata così affollata…

Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega

Matteo Salvini avrebbe provato a convincerla in ogni modo. Il pressing del segretario leghista su Laura Ravetto sarebbe stato insistente. L’ultima telefonata poco prima dell’annuncio dell’addio, fatto uscire sul sito di un quotidiano. Ma non c’è stato nulla da fare.

Le liti e l’isolamento dal gruppo parlamentare

Per l’ex pasionaria leghista, divenuta salviniana nel 2020 dopo un trascorso ventennale in Forza Italia, la misura era colma. Le liti con il tesoriere Alberto Di Rubba erano sotto gli occhi di tutti, così come l’isolamento dai colleghi del gruppo parlamentare. Da mesi Ravetto ormai parlava con pochissimi. Molte smorfie e rispostacce in Transatlantico, e qualche ‘soffiata’ al vetriolo passata ai giornali. Per non parlare del video, diventato virale sui social e girato parecchio pure nelle chat del partito, in cui Ravetto aggrediva verbalmente una giornalista durante il corteo dei Patrioti a Milano.

La mancata nomina in Arera

La responsabile Pari opportunità del partito non aveva digerito la mancata nomina, a novembre scorso, alla presidenza di Arera. Un incarico prestigioso – si sarebbe ‘sistemata’ per sette anni – che le era stato promesso dal capo. Da allora le crepe sarebbero diventate faglie, fino alla rottura sancita dall’accordo, siglato sabato scorso a Viareggio, con Roberto Vannacci. Ravetto sarà il volto del generale in tv da qui alle Politiche.

Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega

I contributi da saldare alla Lega

Nel caos della comunicazione leghista degli ultimi mesi – sconvolta dalla transizione tra Matteo Pandini e Davide Vecchi – la deputata cuneese faticava ad accedere nelle trasmissioni, l’unica cosa che veramente le stava a cuore. E poi c’era la questione dei soldi. Nell’ultimo incontro con i parlamentari leghisti, Salvini era stato tranchant: chi non paga il contributo (2800 euro al mese) è fuori dal partito. Ravetto doveva scegliere: saldare l’arretrato a un partito che forse non le avrebbe assicurato la rielezione o cambiare casacca. Ha scelto la seconda opzione.

Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Matteo Salvini (Ansa).

Si attendono nuovi arrivi in Futuro Nazionale

Ora attendiamo solo di vedere se e quanti altri la seguiranno, attratti dai consensi in crescita di Futuro Nazionale. Si parla di tre o quattro ingressi a partire dalla prossima settimana, non tutti dalla Lega. In tal caso, i deputati vannacciani – saliti a quattro con Ravetto che si unisce agli ex leghisti Rossano Sasso ed Edoardo Ziello e all’ex FdI Emanuele Pozzolo – si avvicinerebbero alla soglia minima richiesta per diventare componente del Misto e accedere ai fondi messi a disposizione della Camera.

Antimafia, 28 impresentabili alle elezioni amministrative

Le verifiche svolte dalla Commissione parlamentare antimafia in merito alle violazioni del codice di autoregolamentazione dei partiti hanno evidenziato 28 candidati considerati impresentabili” alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026. Tra queste ci sono Luigi Gentile, candidato sindaco per il comune di Agrigento, Alfio Pillera, Gianluca Giuseppe Anzalone e Concetta Carla Luisa Foti, candidati sindaco a Randazzo (Catania) e Giovanni Macrì e Giuseppe Rodolico, candidati sindaco a Tropea. Le verifiche riguardano le consultazioni per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali in 35 comuni, ovvero Agrigento, Andria, Arezzo, Avellino, Chieti, Crotone, Enna, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Messina, Pistoia, Prato, Reggio Calabria, Salerno, Trani, Venezia, Afragola (Napoli), Cava de’ Tirreni (Salerno), Ercolano (Napoli), Faenza (Ravenna), Imola (Bologna), Legnano (Milano), Marsala (Trapani), Molfetta (Bari), Moncalieri (Torino), Portici (Napoli), Viareggio (Lucca), Vigevano (Pavia), oltre ai comuni sciolti a seguito di fenomeni di infiltrazione o condizionamento di tipo mafioso di Cerva (Catanzaro), Melito di Napoli (Napoli), Quindici (Avellino), Randazzo (Catania) e Tropea (Vibo Valentia).

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno

Non sopporta né Maurizio LupiLicia Ronzulli: Carlo Calenda ha i suoi gusti, e chi lo vuole convincere a far parte del centrodestra nella futura corsa per conquistare Palazzo Marino sa che deve faticare parecchio. Però, dalle parti meloniane, c’è chi sta pensando a un colpo a effetto: «Ma se proponessimo proprio a Calenda di candidarsi a sindaco di Milano?». Pare una provocazione, che però servirebbe a fare chiarezza sull’alleanza da costruire in vista delle Politiche del 2027. Il leader di Azione, che resta un interlocutore strategico per il centrodestra a Milano, ha posto un veto alla candidatura di Lupi. Sponsorizzato da Ignazio La Russa, il leader di Noi Moderati ha recentemente incassato un timido sì pure da Ronzulli ma non dalla Lega.

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno
Maurizio Lupi (foto Imagoeconomica).

Tornando all’ipotesi (lunare, va detto) di una candidatura di Calenda, chi obietta che è romano dovrebbe ricordare che lo era pure Stefano Parisi che per poco, nel 2016, non conquistò Palazzo Marino. Al secondo turno vinse Beppe Sala con il 51,7 per cento delle preferenze mentre Parisi si fermò al 48,3. E dulcis in fundo, Calenda ha nel curriculum un’altra candidatura a sindaco. Era il 2021 e alle Amministrative di Roma, insieme con Italia Viva, ottenne il 19,81 per cento staccando di una manciata di voti l’uscente Virginia Raggi e posizionandosi al terzo posto dietro Enrico Michetti e Roberto Gualtieri poi andati al ballottaggio. La sua lista “Carlo Calenda sindaco” fu la più votata a Roma superando pure Pd e FdI. Magari potrebbe esercitare lo stesso appeal anche all’ombra della Madonnina.

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Tutti al ricordare Pannella

Forse era più religioso, a modo suo, di tanti democristiani: fatto sta che Marco Pannella, nel decennale della morte, viene ricordato a Montecitorio da tanti cattolici. Nella sala della Regina nel pomeriggio di martedì va in scena la presentazione del libro Marco Pannella, la passione della politica curato da Piero Ignazi, con Benedetto Della Vedova in qualità di segretario di Presidenza della Camera, Emma Bonino, Pier Ferdinando Casini, monsignor Vincenzo Paglia, e poi Luciana Castellina, Gianni Letta, Claudio Martelli, Francesco Rutelli e altri ancora. Chissà cosa ne pensa Papa Leone XIV. Alla fine dell’evento, poi, nella vicina piazza Capranica verrà allestita una “maratona oratoria”, come faceva Pannella, con gli interventi di Paolo Vigevano, Elio Vito, Marco Taradash, Lia Quartapelle, Giorgio Mulè, Carlo Calenda, Enrico Costa, Roberto Giachetti, Filippo Sensi, Gian Domenico Caiazza, Francesca Scopelliti, Gaetano Quagliariello, Stefania Craxi, Riccardo Magi…

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno
Marco Pannella in una foto del 2015 (Imagoeconomica).

Tajani punta a Cassino capitale della cultura, grazie a Montecassino

È davvero irrefrenabile Antonio Tajani. Dopo essersi speso per portare la linea ferroviaria AV a Frosinone, pare che il leader di Forza Italia abbia a cuore la candidatura a Capitale della Cultura nel 2029 di Cassino, “sfruttando” il riconoscimento dell’Abbazia di Montecassino come patrimonio Unesco, che potrebbe essere ottenuto entro il primo semestre del 2028. Il luogo sacro celebrerà proprio nel 2029 il suo anniversario numero 1500 con un vero e proprio Giubileo che dovrebbe aprirsi tra settembre e ottobre 2028 e chiudersi il 21 marzo 2030 in occasione delle celebrazioni per il transito di San Benedetto. Iniziative che coinvolgono anche le organizzazioni religiose, con la confederazione benedettina che ha aperto ufficialmente il suo cammino globale verso il Giubileo del 2029.

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

La lettera di Meloni a Von der Leyen: «Deroghe al Patto anche per energia o Safe a rischio»

La premier Giorgia Meloni ha scritto una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen chiedendo che la deroga al Patto di stabilità valga, oltre che per la difesa, anche per la crisi energetica. «L’Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della National escape clause già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica, senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti», ha scritto Meloni, aggiungendo che, «in assenza di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile per il governo spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste».

«Anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea»

«La crisi in Medio Oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz, che si aggiungono agli effetti dell’aggressione russa dell’Ucraina, stanno già producendo effetti pesantissimi e spesso asimmetrici sui prezzi dell’energia, sui costi per famiglie e imprese, sulla competitività del nostro sistema produttivo e sul potere d’acquisto dei cittadini». ha continuato Meloni. «In Italia e in molte nazioni europee cresce la preoccupazione di dover affrontare un nuovo shock economico e sociale dopo gli enormi sacrifici sostenuti negli ultimi anni. Per questo ritengo che l’Europa debba dare un segnale di coerenza, di buon senso e di vicinanza ai cittadini. Se consideriamo giustamente la difesa una priorità strategica tale da giustificare l’attivazione della National escape clause, allora dobbiamo avere il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea», ha concluso Meloni.

La replica: «Posizione non cambia»

Alla lunga lettera di Meloni è arrivata una replica stringata di Bruxelles. «La posizione della Commissione europea non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica», ha detto il portavoce della Commissione Ue Olof Gill. «Al momento non stiamo includendo la Clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni, perché riteniamo che la gamma di strumenti presentata debba restare entro un quadro di vincoli fiscalmente responsabili. Naturalmente osserviamo l’evoluzione della situazione».

Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori

Operazione governatori. Nessuno lo conferma in pubblico e pochi ne parlano in privato, ma, per risollevare una Lega sempre più in picchiata nei sondaggi, Matteo Salvini sarebbe pronto a calare quattro carichi pesanti nella partita delle Politiche del 2027. L’idea del capo leghista sarebbe quella di candidare i presidenti di Lombardia e Friuli Venezia Giulia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, il presidente del Consiglio regionale veneto, Luca Zaia, e il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti.

Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori
Matteo Salvini con Maurizio Fugatti, Luca Zaia e Attilio Fontana (Imagoeconomica).

La carta per rilanciare il nordismo leghista

Il progetto, di cui Salvini avrebbe parlato con alcuni di loro, servirebbe a rilanciare il partito al Nord e a recuperare consensi tra i delusi. Insomma, far correre quel ‘partito dei governatori’, cuore del ‘nordismo’ leghista e a tratti critico nei confronti di certe istanze sovraniste da anni predominanti nella Lega salviniana. Massimo esempio del radicamento sul territorio e del buongoverno di via Bellerio, i “governatori” (così vengono chiamati anche se Zaia è un ex) da tempo si coordinano, collaborano, spesso assumono posizioni simili sulle questioni più delicate che riguardano il partito. Hanno tenuto anche a sigillare i loro rapporti con un pranzo che si è tenuto prima della scadenza del mandato di Zaia, subito denominato «patto del sushi». L’ipotesi è di usare i consensi dei ‘governatori’ come si è usato il gradimento per la novità di Roberto Vannacci alle Europee.

Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori
Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori
Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori
Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori
Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori

I sondaggi in picchiata rendono difficile un’eventuale contrattazione con gli alleati

Gli ostacoli a questa operazione però non sono irrilevanti. In primo luogo, se candidi Fontana, Fedriga, Zaia e Fugatti poi non puoi parcheggiarli in Parlamento come semplici deputati o senatori, è il ragionamento che fa qualcuno. Se hai buoni piloti, questi ultimi si aspettano quantomeno di guidare auto importanti. E questo è un tema non da poco, visto che i leghisti temono di scendere ancora nei sondaggi nei prossimi mesi (oggi la Lega è attorno al 6 per cento), penalizzati dall’ascesa di Vannacci. Un partito con consensi così limitati, si commenta, non può pretendere molto nell’eventuale contrattazione con gli alleati di centrodestra per la suddivisione dei futuri posti di governo. Soprattutto se si tiene conto che Salvini vorrà ritornare all’Interno, e Giancarlo Giorgetti potrebbe essere confermato all’Economia. Ed ecco che le poltrone pesanti sono già esaurite.

Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

L’ostacolo tempo e il pressing di FdI

Ma lo scoglio più grosso sarebbe temporale. Se volessero candidarsi con l’intenzione di essere eletti, e non solo come una mossa di bandiera, Fedriga, Fontana e Fugatti dovrebbero dimettersi con almeno un anno di anticipo rispetto alla scadenza dei loro mandati. Un’eventualità che sarebbe vista con grande favore da parte degli alleati di Fratelli d’Italia che da prima della vittoria del leghista Alberto Stefani in Veneto fremono per conquistare la presidenza di una Regione del Nord. In Friuli Venezia-Giulia il pressing di FdI sui leghisti è evidente e ha portato nei mesi scorsi a una mini-crisi di maggioranza, subito rientrata. Qui, infatti, il partito di Meloni spinge per far eleggere Alessandro Ciriani, fratello del ministro per i Rapporti con il Parlamento. Nei prossimi mesi, si vedrà se Fedriga accetterà o meno la proposta di Salvini. Chi invece proprio non ne vuole sapere di dimettersi un anno prima è Fontana. Sempre più autonomo dal segretario nelle sue decisioni, l’Attilio da Varese non ha alcuna intenzione di lasciare prima della scadenza la Giunta finora guidata dalla Lega. Dopo che il presidente di Coldiretti Ettore Prandini si è ufficialmente tirato indietro, nel partito di Giorgia Meloni stanno già litigando tra coloro che vogliono candidare Carlo Fidanza e quelli che tifano per Alessio Butti.

Su Modena si spacca la maggioranza: Salvini contro tutti

I gravissimi fatti di Modena restituiscono un’immagine plastica delle spaccature all’interno della maggioranza e forniscono un assaggio dei toni che assumerà la lunga campagna elettorale per le Politiche del 2027. Da una parte ci sono il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni che visitano i feriti a Modena e Bologna, ringraziano i medici e i cittadini che hanno bloccato Salim El Koudri. Dall’altra c’è Matteo Salvini.

Su Modena si spacca la maggioranza: Salvini contro tutti
Il Presidente Sergio Mattarella con la premier Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Tajani frena Salvini sulla revoca al permesso di soggiorno

Il segretario della Lega e vicepremier ha dato immediatamente fuoco alle polveri chiedendo di revocare il permesso di soggiorno ed espellere chi delinque. La proposta di legge, ricorda Salvini, è da tempo in commissione Affari Costituzionali della Camera, «se commetti un reato grave un Paese serio ti espelle immediatamente. È legittima difesa». Sta all’altro vicepremier, il segretario di FI Antonio Tajani, a frenarlo: Salim El Koudri «non aveva un permesso di soggiorno. È un cittadino italiano, nato, cresciuto e laureato in Italia…».

Su Modena si spacca la maggioranza: Salvini contro tutti
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Sempre da Forza Italia il ministro Paolo Zangrillo ha ricordato che la revoca della cittadinanza «è una decisione che non può prendere da sola la Lega. Dobbiamo stare attenti a non assumere decisioni sull’onda dell’emotività». La battaglia del partito berlusconiano per lo Ius Italiae non sembra più di stretta attualità, ma le sensibilità tra gli alleati di governo restano distantissime. Frena anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: espellere i migranti che delinquono? «Ci stiamo lavorando ma qui stiamo parlando di altro», cioè di un caso di disagio psichiatrico. Salvini però non molla: «È già in discussione alla Camera una proposta di legge, a prima firma Iezzi per la revoca della cittadinanza agli stranieri che commettono gravi reati», ha tuonato dalla scuola di formazione politica di Armando Siri. E vale «sia per il permesso di soggiorno che per la cittadinanza data a stranieri che hanno una doppia cittadinanza. La cittadinanza non può essere a vita».

Su Modena si spacca la maggioranza: Salvini contro tutti
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

L’uscita scomposta di Bignami

Meloni, rientrata da Cipro per far visita ai feriti insieme con il capo dello Stato, non entra nella giostra delle polemiche e lo stesso Fratelli d’Italia. A eccezione di Galeazzo Bignami. «Stiamo iniziando a sentire quello che non vogliamo sentire dai soliti ipocriti e benpensanti: che si tratta di un italiano, di una persona che va capita e compresa, del gesto di un folle», ha commentato in un video sui social il capogruppo di FdI alla Camera. «Chiariamo le cose, non è un italiano, ma un immigrato di seconda generazione, e non c’è nulla da capire e da comprendere; certo che è un folle, perché solo un folle fa una cosa simile, ma deve pagare per quello che ha fatto e lo deve fare a casa sua che, per quanto mi riguarda, non è l’Italia ma in Marocco dove ha le sue origini». «Se non siamo chiari su quello che è accaduto», ha aggiunto, «rischiamo che possa riaccadere perché questo è il frutto di una cultura immigrazionista che, per quanto ci riguarda, non ha motivo di esistere». L’altra accusa è contro «il fallimento dei servizi sociali a Modena», comune di centrosinistra. «Gravissimo che un individuo psichiatricamente instabile come Salim El Koudri sia stato abbandonato a se stesso portando così ai tragici fatto di sabato», ha attaccato il deputato Riccardo De Corato.

Su Modena si spacca la maggioranza: Salvini contro tutti
Galeazzo Bignami (Imagoeconomica).

Vannacci all’attacco sulla remigrazione

Tra i meloniani si derubricano gli ululati leghisti a tentativi di arginare la minaccia vannacciana. L’ex generale spinge infatti per una legge sulla remigrazione. «La smettano anche i giustificazionisti che vogliono derubricare il caso a follia di uno psicopatico. Le dinamiche sociali e ideologiche valgono sempre o solo quando fa comodo?», ha attaccato Vannacci sui social. «Se una donna viene uccisa, si parla subito di patriarcato e mascolinità tossica. Se una vittima è straniera o nera, si parla immediatamente di odio razziale e clima culturale. Se un omosessuale o un trans viene picchiato non vi è dubbio: si tratta di omotransfobia. Ma se un uomo islamico, magrebino di seconda generazione travolge civili innocenti usando modalità identiche a quelle usate dagli islamici in decine di attentati già visti in Europa, allora improvvisamente spariscono tutte le analisi sociali, culturali e ideologiche. Restano solo i ‘problemi psicologici’. Perché, allora, le spiegazioni culturali valgono sempre, oppure non valgono, solo quando la realtà mette in crisi una certa ideologia?».

Il ritiro di Freni rende ancora più assurdo il caso Agnes in Rai

Il passo indietro di Federico Freni alla presidenza della Consob ha messo in luce l’ostinazione di chi persiste in una candidatura che sta bloccando un organismo del Parlamento. Quella di Simona Agnes, figlia di Biagio Agnes e consigliera di amministrazione della Rai, che nell’autunno 2024 il centrodestra ha proposto come presidente della tv pubblica, dopo la nomina dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi, e che è ancora lì sul tavolo.

Su Freni è piombato il veto di Forza Italia

Da quattro mesi Freni era candidato alla presidenza dell’organismo che vigila sulla Borsa. Deputato leghista nonché sottosegretario all’Economia, era fortemente sostenuto da Giancarlo Giorgetti. L’accordo tra alleati sul suo nome pareva cosa fatta, ma Forza Italia si è improvvisamente sfilata. Per Antonio Tajani il leghista romano era troppo politico per guidare un’autorità indipendente. Rilievo assolutamente legittimo, anche se nel 2010 alla Consob arrivò Giuseppe Vegas, viceministro di Giulio Tremonti e parlamentare del Popolo della Libertà. Su Freni si era allungata poi l’ombra di un possibile conflitto di interessi: visto che si era occupato di redigere le nuove regole del mercato finanziario, da un giorno all’altro sarebbe passato da giocatore ad arbitro. Il braccio di ferro è andato in scena per quattro mesi fino all’epilogo di mercoledì scorso, quando Freni ha manifestato la volontà di togliersi dalla corsa. «Ho fatto prevalere il dovere istituzionale. Non voglio creare problemi al governo, alla Consob e al Paese», ha spiegato in un’intervista a Repubblica. E in Parlamento, di fronte alle attestazioni di stima dei colleghi, ha commentato: «La vita è altro. Mia moglie e le mie figlie stanno bene. Il resto è solo lavoro…».

Il ritiro di Freni rende ancora più assurdo il caso Agnes in Rai
Federico Freni (Imagoeconomica).

La candidatura di Agnes tiene in ostaggio la Vigilanza

Un passo indietro, una rarità nel nostro Paese, che rende ancora più evidente la cocciutaggine di Agnes. Non è solo una questione di stile. La sua ostinazione sta lasciando la tv pubblica semi-decapitata (il ruolo di presidente è ricoperto dal facente funzioni Antonio Marano) e al contempo sta bloccando i lavori della commissione di Vigilanza da quasi due anni. Visto che il centrosinistra si rifiuta di votare Agnes per una questione di metodo (il nome, che dovrebbe essere di garanzia quindi bipartisan, è stato proposto dal centrodestra senza alcuna interlocuzione: prendere o lasciare), ogni volta che la commissione decide di riunirsi, la maggioranza fa mancare il numero legale. Fin qui si sono tenute solo alcune audizioni “straordinarie”, come quella a Sigfrido Ranucci dopo l’attentato e all’ad Rai Giampaolo Rossi, per il resto l’attività dell’organismo è congelata. E continua a esserlo nonostante gli accorati appelli del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quelli un po’ meno accorati dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, e pure, da ultimo, lo sciopero della fame che sta portando avanti Roberto Giachetti (Iv). 

Il ritiro di Freni rende ancora più assurdo il caso Agnes in Rai
Simona Agnes e Barbara Floridia (Imagoeconomica).

Mesi sulla graticola sono un danno di immagine

Nulla da fare. Agnes, sostenuta da Gianni Letta ma soprattutto da Maurizio Gasparri, non si muove di un millimetro. Resta lì, candidata a una poltrona dove non verrà mai eletta: per il via libera sono necessari i due terzi dei voti in Vigilanza, numeri di cui il centrodestra non dispone. Servirebbe un accordo con l’opposizione o con una parte di essa, ma al momento l’eventualità non esiste. In Parlamento sono in molti a pensare, anche nelle file della destra, che Agnes dovrebbe seguire l’esempio di Freni e farsi da parte. Perché restare sulla graticola dal 2024, lasciando la Rai senza presidente e bloccando la Vigilanza, dimostra poco senso delle istituzioni. «Se si fosse ritirata dalla corsa, com’era logico, a quest’ora probabilmente la tv pubblica avrebbe un presidente e la Vigilanza sarebbe operativa. Anche noi non capiamo perché preferisce stare lì, a farsi rosolare, oltretutto con un notevole danno d’immagine…», sussurrano alcuni parlamentari dell’opposizione in commissione.

Il ritiro di Freni rende ancora più assurdo il caso Agnes in Rai
Simona Agnes e Gianni Letta (Imagoeconomica).

Rai e Consob: il doppiopesismo di Tajani

In queste ore in Transatlantico il paragone tra i due casi viene evocato da molti, come si evince pure da uno scambio andato in scena giovedì pomeriggio. «Ho apprezzato il passo indietro di Freni dalla corsa per la Consob», ha commentato Tajani, specificando che non c’è mai stato un fatto personale nei suoi confronti. Non è una questione di nome. Pure se fosse stato uno di Forza Italia avrei detto che serve una figura tecnica alla guida della Consob e non di un politico». «L’apprezzamento del ministro degli Esteri per Freni rende inevitabile una domanda: si tratta dello stesso Tajani che, pur di imporre alla presidenza Simona Agnes, contribuisce a bloccare ormai da 20 mesi la Vigilanza Rai?», chiede Davide Faraone, vicepresidente di Italia viva. Mentre il suo collega di partito, Giachetti, è in sciopero della fame da lunedì 4 maggio. Una protesta che finora non ha prodotto alcun risultato. 

Il ritiro di Freni rende ancora più assurdo il caso Agnes in Rai
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno

Mentre il centrodestra sta ancora litigando sulla papabile candidatura di Maurizio Lupi a sindaco di Milano, la partita per il post Beppe Sala che si gioca nel 2027 potrebbe essere meno aperta di quel che si pensi, dopo 15 anni consecutivi di amministrazione di centrosinistra. Proprio la coalizione progressista sarebbe in netto vantaggio, almeno secondo i sondaggi condotti da Youtrend in vista delle prossime elezioni comunali. Le intenzioni di voto indicano il 54,6 per cento degli elettori a favore di Pierfrancesco Majorino, che quindi vincerebbe già al primo turno, e il 40,6 per cento schierato con un generico candidato del centrodestra, il cui nome non è stato indicato. Briciole per eventuali terzi incomodi: giusto un misero 4,8 per cento. La rilevazione è stata eseguita tramite 818 interviste ed è stata commissionata dall’agenzia di stampa Bovindo, quella che segue il Pd in Regione Lombardia, dove cioè proprio Majorino è capogruppo. Guardando le singole formazioni politiche, il 27,3 per cento degli elettori sceglierebbe il Partito democratico, seguito dal 19,8 per cento per Fratelli d’Italia e il 12,4 per cento per Alleanza Verdi-Sinistra. Mentre restando sui singoli nomi, il 35 per cento degli elettori del centrosinistra si orienterebbe su Majorino, consigliere regionale del Pd ed ex assessore alle politiche sociali del Comune di Milano, mentre il 31 per cento preferirebbe Mario Calabresi, attuale ceo, direttore editoriale e socio fondatore di Chora Media, nonché ex direttore de La Stampa e la Repubblica. Niente dati sulla vicesindaca Anna Scavuzzo, che pure è stata fin qui l’unica a essersi esplicitamente resa disponibile alla corsa per Palazzo Marino. Alessandro Capelli, segretario del Pd a Milano, ha detto che il cavallo su cui puntare sarà scelto dopo l’estate, e che la via delle Primarie sarebbe la migliore possibile. Nel sondaggio c’è anche una valutazione sugli indici di notorietà dei possibili candidati: dopo l’attuale sindaco Sala (91 per cento), i nomi più noti sono quelli di Majorino (76 per cento), Maurizio Lupi (73 per cento), Stefania Craxi (72 per cento), Mario Calabresi (65 per cento) e Umberto Ambrosoli (56 per cento). All’appuntamento con le urne manca un anno, ma i numeri cominciano a dare qualche chiara indicazione.

Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno
Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno
Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno
Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno

Valditara molto amato dai presidi delle scuole

Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del merito, quello che ha detto che Piersanti Mattarella, fratello del presidente della Repubblica, fu ucciso dalle Brigate Rosse (anziché da Cosa Nostra, giustificandosi poi dietro la scusa del «lapsus»), è amatissimo dai presidi delle scuole. Il motivo? Il maxi aumento di stipendio che è stato concesso alla “sezione dirigenti” del dicastero, e che comprende proprio i presidi. Per effetto del rinnovo del contratto, gli aumenti medi sono di circa 500 euro al mese, con arretrati che toccano quota 6 mila euro. Cifre che somigliano molto a quelle conquistate dal sindacato dei bancari, e che nel pubblico impiego non si vedevano da tempo. E così Valditara è diventato l’idolo dei presidi delle scuole.

Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno
Giuseppe Valditara (Imagoeconomica).

Reale Mutua tra La Stampa e Confagricoltura

Per il futuro del quotidiano La Stampa si parla di un intervento «importante» di Reale Mutua. La compagnia assicurativa in questi ultimi tempi è molto attiva sul fronte della comunicazione e della pubblicità: a parte gli spot con protagonista Lillo, un attore certo lontanissimo dallo standing sabaudo del gruppo, le presenze del board a Roma si sono moltiplicate. L’ultima è avvenuta nella sede nazionale di Confagricoltura, dove insieme alla confederazione guidata da Massimiliano Giansanti è stata promossa l’iniziativa “AGRIcoltura100” con il patrocinio del ministero dell’Agricoltura guidato da Francesco Lollobrigida, «per valorizzare il contributo del settore agricolo alla crescita sostenibile dell’Italia e promuovere un modello di sviluppo responsabile in linea con l’Agenda Onu 2030». Fatto sta che le apparizioni nella Capitale stanno diventando sempre più importanti, per Reale Mutua, specie con il governo presieduto da Giorgia Meloni.

Piepoli prevede anche… il turismo

Nicola Piepoli, classe 1935, storico “re dei sondaggisti”, lavora senza sosta. Nella giornata di lunedì 18 maggio a Roma è chiamato ad annunciare le sue previsioni sulle prossime vacanze, in un focus dedicato a quel turismo che ormai rappresenta la prima industria italiana. “Prospettive e opportunità per l’estate 2026”, è il titolo dell’incontro in programma nella sede della Camera di Commercio di Roma, a piazza di Pietra.

Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno
Nicola Piepoli (foto Imagoeconomica).

I regali di Senato e Camera al Salone del Libro

Chi va a Torino al Salone del Libro viene sommerso dai regali del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. Anche quest’anno le istituzioni partecipano alla manifestazione organizzata all’interno del Lingotto Fiere, e nello spazio ospitato nel padiglione “Oval”, condiviso con il ministero dell’Istruzione e del merito, si tengono incontri dove a tutti viene regalata una copia della Costituzione vigente, con lo speciale logo per gli 80 anni della Repubblica, e la riproduzione anastatica del testo firmato il 27 dicembre 1947, assieme ad altre pubblicazioni come la Dichiarazione universale dei diritti umani e “Il Senato in sintesi”. Non è tutto gratis, però, dato che i visitatori possono acquistare, per esempio, alcuni dei volumi più significativi della produzione editoriale del Senato, anche in collaborazione con alcune case editrici nazionali, come il Codice parlamentare e i cataloghi delle mostre che si svolgono negli spazi di Palazzo Madama. Entusiastico il comunicato del Senato guidato da Ignazio La Russa: «Molto apprezzata la riproduzione fotografica dell’Aula, che è ormai luogo tradizionale di selfie per ragazzi e adulti». Già, perché ormai chi visita Palazzo Madama, e pure Montecitorio, ci tiene tantissimo al selfie, più che seguire i lavori parlamentari e conoscere i meccanismi che regolano la vita parlamentare…

Giachetti si incatena in Aula e inizia lo sciopero della sete contro il blocco della Vigilanza Rai

Giachetti si incatena in Aula e inizia lo sciopero della sete contro il blocco della Vigilanza Rai
Giachetti si incatena in Aula e inizia lo sciopero della sete contro il blocco della Vigilanza Rai
Giachetti si incatena in Aula e inizia lo sciopero della sete contro il blocco della Vigilanza Rai

Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva, si è ammanettato al proprio banco parlamentare alla Camera per manifestare «contro il sequestro della commissione Vigilanza Rai da parte della maggioranza». Già in sciopero della fame da 12 giorni, ha detto che passerà ora allo sciopero della sete. «In questi giorni nella maggioranza nessuno ha ritenuto di dover dare qualsiasi segnale, se non preoccuparsi per la mia salute. Invece di preoccuparsi per la mia salute, sarebbe utile che tutti ci occupassimo della salute della democrazia», ha detto in un intervento in Aula. «Ho deciso di non abbandonare questo luogo finché non ci sarà un pubblico impegno da parte della maggioranza di garantire il numero legale nella prossima convocazione della commissione Vigilanza Rai». Giachetti è ancora incatenato al suo posto e, con lui, sono presenti nell’emiciclo assistenti parlamentari e un presidio sanitario. Il blocco dei lavori della commissione è legato al mancato accordo sulla presidenza della Rai, che richiede una maggioranza qualificata. In assenza di intesa, l’organo non riesce a riprendere l’attività ordinaria, con audizioni e funzioni di controllo ferme da mesi.

Pd, Maurizio De Giovanni entra nella segreteria regionale campana

Dopo sette mesi dalla nomina a segretario regionale del Pd in Campania, Piero De Luca ha scelto la sua segreteria, la squadra che lo accompagnerà nella direzione del partito. 20 nomi tra cui alcune figure esterne come Maurizio de Giovanni, lo scrittore che si occuperà di Cultura, l’ex procuratore generale Luigi Riello, alla Giustizia, e Anna Riccardi della fondazione Famiglia di Maria al Welfare. De Giovanni ha spiegato di aver aderito «a un progetto che ritengo interessante» e annunciato che lascerà la presidenza del premio Napoli.

I nomi e i ruoli

De Luca ha presentato la nuova segreteria come «un organismo strutturato in modo plurale ed inclusivo, nel pieno rispetto dell’equilibrio di genere e della rappresentanza territoriale, composto da donne ed uomini di spessore, animati da grande passione e spirito di militanza, aperto anche a figure provenienti dalla società civile di assoluta autorevolezza, esperienza e competenza, che ringrazio per la disponibilità fornita». Di seguito l’elenco dei nomi con le relative deleghe:

  • Enza Ambrosone – Aree interne, Politiche agricole e alimentari;
  • Giuseppe Annunziata – Enti locali;
  • Antonio Borrelli – Sicurezza;
  • Antonella Ciaramella – Partecipazione, Inclusione sociale, Politiche abitative;
  • Maurizio De Giovanni – Cultura e Memoria;
  • Federica Esposito – Iniziativa politica, Cooperazione, Europa;
  • Lorenzo Fattori – Università e Ricerca;
  • Chiara Fontana – Economia, Imprese, Attività produttive;
  • Federica Fortino – Pubblica amministrazione, Innovazione, Politiche giovanili;
  • Paola Genito – Riforme, Professioni;
  • Ornella Manzi – Diritti, Politiche di coesione e sviluppo, Formazione;
  • Antonio Marciano – Politiche del lavoro;
  • Carmelo Mastursi – Organizzazione;
  • Nazzareno Pecoraro – Coordinatore della segreteria;
  • Anna Riccardi – Welfare, Contrasto alle diseguaglianze
  • Luigi Riello – Giustizia, Legalità e Trasparenza;
  • Carmela Saulino – Salute e Sanità;
  • Camilla Sgambato – Infanzia, Povertà educativa, Politiche per la famiglia;
  • Raffaello Di Stefano – Ambiente, Clima, Green economy;
  • Alessandro Zampella – Scuola e Istruzione, Agenda 2030.

Toh, in Toscana è tornato l’asse Giani-Renzi

In Toscana è nato, o meglio ri-nato visto che già esisteva tempo fa, l’asse Giani-Renzi. Il leader di Italia viva vale meno del 3 per cento nei sondaggi, ma riesce sempre a trovare il modo di essere centrale nel Palazzo. Anche nelle vicende più modeste, come l’elezione del garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza della Toscana. Matteo Renzi è infatti riuscito a far nominare questa settimana, dal Consiglio regionale e grazie a un accordo di ferro con Eugenio Giani e il Pd, uno dei suoi uomini di fiducia: il senese Stefano Scaramelli, ex consigliere regionale rimasto senza un posto nel nuovo Consiglio.

Toh, in Toscana è tornato l’asse Giani-Renzi
Stefano Scaramelli (Imagoeconomica).

L'”odiato” Renzi è temuto dal Pd schleiniano

Ed è qui che si dimostra come in Toscana, dove pure governa saldamente il Pd schleiniano, nessuno può prescindere dall’“odiato” Renzi, di cui fondamentalmente tutti hanno paura per via delle sue capacità da demolition man. Dunque se l’ex presidente del Consiglio desidera qualcosa, il partito di Elly Schlein può solo eseguire. Anche quando questo mette in difficoltà il campo largo, visto che sia Avs sia il M5s non hanno votato Scaramelli in Consiglio. Giani in prima persona è intervenuto in Aula per difendere la scelta di Scaramelli, accusato dalle opposizioni (e da qualcuno della maggioranza) di non avere i requisiti adatti per ricoprire un incarico così delicato. 

Toh, in Toscana è tornato l’asse Giani-Renzi
Matteo Renzi con Eugenio Giani nel 2020 (Imagoeconomica).

Le mire di Giani su Firenze

Da qui ai prossimi anni, l’asse Giani-Renzi potrebbe produrre risultati pittoreschi. Uno dei sogni dell’attuale presidente della Regione, arrivato al secondo e dunque ultimo mandato, è quello di diventare sindaco di Firenze. Alle prossime elezioni manca parecchio visto che si voterà nel 2029, e prima soprattutto ci sono le Politiche del 2027 (elezioni fondamentali anche per la leadership del centrosinistra: Schlein sopravvivrà a sé stessa?), ma Giani sta già apparecchiando la sua successione e pensando a che cosa fare del suo futuro. Non deve rendere conto a nessuno, soprattutto non deve rendere conto al Pd che pure aveva coltivato l’idea di rottamarlo dopo un solo mandato, per piazzare il deputato Marco Furfaro o il segretario regionale Emiliano Fossi. L’asse con Renzi potrebbe permettere a Giani di raggiungere l’obiettivo: diventare sindaco.

Toh, in Toscana è tornato l’asse Giani-Renzi
Eugenio Giani (Imagoeconomica).

Certo, ci sarebbe da risolvere un problema non secondario, che di nome fa Sara e di cognome Funaro. L’attuale prima cittadina è appena arrivata, è al primo mandato, anche se in città le lamentele sulla sua amministrazione iniziano a farsi sentire; c’è un problema di sicurezza, e non è più una questione da derubricare a percezione alimentata dalla destra, e c’è un problema con la viabilità, visti i numerosi lavori (per il completamento delle vie tramviarie) che stanno bloccando la città. A Firenze si accettano scommesse: riuscirà Funaro a fare un secondo mandato? 

Toh, in Toscana è tornato l’asse Giani-Renzi
Sara Funaro ed Eugenio Giani ricevono Sergio Mattarella a Firenze il 25 ottobre 2025 (Ansa).

Alle Amministrative si presenta un Pd a pezzi

Prima di Firenze però il Pd – che sceglierà, salvo anticipi, i suoi nuovi segretari, metropolitano e cittadino, in autunno – deve fronteggiare le prossime Amministrative. Tra pochi giorni andranno al voto 20 Comuni, tra cui tre capoluoghi di provincia: Arezzo, Pistoia, Prato. Le prime due città sono in mano al centrodestra, l’ultima al centrosinistra. Il Pd potrebbe vincere, ma il partito è a pezzi ovunque. A Prato, dopo le dimissioni della sindaca Ilaria Bugetti, si è dovuto ricandidare Matteo Biffoni, mister 22 mila preferenze, già sindaco di Prato per 10 anni.

Toh, in Toscana è tornato l’asse Giani-Renzi
Matteo Biffoni (foto Imagoeconomica).

A Pistoia ci sono state le primarie, caratterizzate dalla spaccatura del Pd: Furfaro, dirigente nazionale del Pd, ha sostenuto il candidato che poi le ha vinte, Giovanni Capecchi, contro la candidata scelta dalla segreteria locale, Stefania Nesi, sostenuta anche dal potente Bernard Dika, sottosegretario alla presidenza della Regione Toscana. A Pisa, invece, dove si voterà nel 2028, il Pd è commissariato due volte. Dopo il commissariamento del Pd provinciale a fine aprile è stato commissariato anche il Pd comunale. A dare le carte ancora una volta sono stati gli esterni (come il responsabile organizzazione del Pd nazionale Igor Taruffi), a testimonianza del fatto che il Pd regionale non è governato ed è sotto l’influsso del commissariamento ombra targato Marco Furfaro. Insomma, tutta campagna elettorale per migliorare l’efficacia dell’asse Giani-Renzi. 

Toh, in Toscana è tornato l’asse Giani-Renzi
Marco Furfaro (Imagoeconomica).