TheBorderline, YouTube blocca gli annunci «Questo canale non può più guadagnare dalla pubblicità»

YouTube prende posizione e interviene bloccando gli annunci pubblicitari sul canale dei TheBorderline, il collettivo di creator coinvolti nell’incidente a Casal Palocco (Roma) che ha provocato la morte di un bimbo. Come riportato da Tgcom24, l’annuncio arriva direttamente da un portavoce della piattaforma: «Ogni creator di YouTube dovrebbe rimanere responsabile sia all’interno che all’esterno della piattaforma. Di conseguenza questo canale non può più guadagnare dalla pubblicità».

Il portavoce di YouTube ha annunciato di aver bloccato gli annunci pubblicitari sul canale dei TheBorderline.
Incidente CasalPalocco, coinvolta auto dei TheBorderline (Getty Images).

TheBorderline, YouTube blocca la pubblicità sul canale

Il portavoce della piattaforma ha parlato di «Comportamenti dannosi» aggiungendo «Siamo profondamente addolorati per la tragedia. Abbiamo rimosso gli annunci dal canale TheBorderline in conformità con le nostre norme sulla responsabilità dei creator a seguito di comportamenti dannosi per la community di YouTube». Qualche ora prima della decisione di YouTube, Matteo Flora, imprenditore e docente di strategie digitali all’università di Tor Vergata (Roma) aveva segnalato a Tgcom24 che i guadagni del canale si erano tutt’altro che interrotti: «Quella della chiusura del canale è una fake news. I video sono ancora online e ancora monetizzati, hanno preferito lucrare da quei video anche in questa situazione. Il problema reale è che più queste challenge sono pericolose, strane e pazze, più hanno visualizzazioni e attirano sponsor che beneficiano della loro popolarità. Questo fa sì che le società che contribuiscono economicamente al loro successo fanno in modo che loro diventino un modello».

Tom Cruise a Roma per Mission Impossibile 7: l’incontro con Giorgia Meloni

Un corteo difficile da ignorare: sei mezzi, due berline e quattro van hanno accompagnato Tom Cruise a Palazzo Chigi. L’attore di Hollywood ha fatto visita alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La star di Mission Impossible, che si trova a Roma per girare il suo ultimo film, è rimasto per circa mezz’ora, lasciando Palazzo Chigi poco dopo le 20.30. Entusiasta la premier, che su Instagram ha postato una foto insieme all’attore, accompagnata da queste parole: «Lieta che la Capitale d’Italia sia protagonista dell’ultimo film di Tom Cruise. […] Le mission impossible sono anche il nostro pane quotidiano al governo».

L'attore hollywoodiano Tom Cruise, a Roma per girare il suo ultimo film, ha incontrato la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
Tom Cruise sul set del film Mission Impossible (Getty Images)

La foto della Meloni con Tom Cruise a Roma

Lo scatto, che ha collezionato oltre  110 mila like, ha scatenato anche numerosi commenti contrari come «Ma dove è finita l’autorevolezza del politico? Questa posta una foto ogni 10 secondi» e ancora «Giorgia per noi la missione impossible è fare la spesa tutti i giorni. La Gdo ha aumentato i prezzi e continua ad aumentarli, ne vogliamo discutere? Non dovevate abbassare l’iva?». Ma non è tutto, un utente ha commentato «Ma se invece di fare la Vip facessi il tuo mestiere? Ti ricordo che sei lì per ridare potere economico agli italiani e non solo ai tuoi amici imprenditori».

La Meloni insieme a Cruise

Sembra che a urtare i follower non sia stata tanto la foto quanto la frase con la quale la Meloni ha paragonato le attività del governo a delle mission impossibile, come si legge in un altro commento «Veramente la missione impossibile è essere italiani in Italia!» e ancora «Vabbè ormai fra Elon Musk e Tom Cruise siamo alle barzellette, ricevuti come se fossero diplomatici o figure politiche di spicco. Vorrei vederti con Putin a mediare la pace e le relazioni bilaterali facendo il tuo lavoro e il bene dell’Italia. Sei la rappresentante del Popolo Italiano, rappresenti 60milioni di persone, e piegarti a ricevere miliardari o star ti mette al loro stesso livello».

 

 

Il Belvedere di Palazzo Lombardia sarà intitolato a Silvio Berlusconi: sì della Giunta

Dopo l’iniziativa del Comune di Apricena, che ha dedicato una via a Silvio Berlusconi, scomparso il 12 giugno, arriva il Sì della Regione Lombardia per dedicare all’ex premier il Belvedere di Palazzo Lombardia, al 39esimo piano. Attilio Fontana  ha parlato di «Una decisione unanime per ricordare, con un segno indelebile, l’uomo, il rappresentante istituzionale e l’imprenditore che ha sempre avuto nella Lombardia il suo punto di riferimento principale». La decisione è stata accolta favorevolmente dalla famiglia e nei prossimi giorni si conosceranno i dettagli pratici dell’iniziativa.

Il Belvedere di Palazzo Lombardia, al 39simo piano, sarà intitolato a Silvio Berlusconi, scomparso il 12 giugno.
Funerali Silvio Berlusconi (Getty Images).

Il belvedere  di Palazzo Lombardia dedicato a Berlusconi

I rappresentanti di Forza Italia hanno definito la scelta come la «migliore per onorare il suo straordinario contributo alla vita economica, politica, sportiva e televisiva di questo Paese», anche perché il Belvedere, hanno aggiunto, «è un luogo unico che offre una vista mozzafiato sulla città, e che domina tutto il territorio lombardo che il presidente ha sempre portato con grande affetto nel cuore. Un simbolo di ascesa, un modo per ricordare la visione che Silvio Berlusconi ha sempre avuto: l’andare oltre, il superare i confini. Ringraziamo il presidente Fontana per la sensibilità che ha mostrato. È stata la scelta giusta. Buon viaggio presidente, buon viaggio Silvio».

La reazione del Movimento 5 Stelle

Una decisione non del tutto unanime, quella del presidente regionale Attilio Fontana e della giunta di intitolare il Belvedere di Palazzo Lombardia al Cavaliere, almeno secondo le parole Paola Pollini (M5s): «Non può trovarci d’accordo. Una decisione presa d’imperio dalla maggioranza neanche all’unanimità, dal momento che nemmeno gli Assessori di Fratelli d’Italia erano presenti al momento del voto in giunta. Una scelta che divide e continuerà a dividere, mentre le istituzioni e i loro luoghi dovrebbero unire. Come M5S preferiremmo che la memoria di questo Paese si cementasse intorno a figure, che hanno saputo attribuire al proprio ruolo di servitori dello Stato valori decisamente più alti». Intanto, l’ex governatore lombardo Roberto Formigoni, come riportato da Il Giorno, rilancia e propone di intitolare all’ex premier l’aeroporto di Malpensa o lo stadio di San Siro, mentre il capogruppo di FI Alessandro De Chirico è favorevole all’idea di Linate.

 

 

Umberto Bossi, le sue poesie in dialetto sbarcano sui social

Sul blog di Nicoletta Maggi, le poesie del Senatur riportano come data di pubblicazione dicembre 2016, ma in realtà sono state scritte diversi anni prima, tra gli anni Settanta e Ottanta. I versi in lumbard di Umberto Bossi mostrano un lato più nascosto rispetto a quello a cui siamo stati abituati durante gli anni di impegno politico. Protagonista e ispiratrice di un giovane Bossi è lei, la Padania, ma non solo: amore, ambiente e impegno sociale si alternano per dare vita a poesie come Na Mameta o Sciura Maria, e ancora Sciopero in dul Baset o UI Lach Mort.

Sul blog di Nicoletta Maggi si possono leggere le poesie in lumbard di Umberto Bossi, con la traduzione in italiano.
Umberto Bossi (Getty Images)

Le poesie nel cassetto di Umberto Bossi

A ben rileggere la biografia del fondatore della Lega nord, non c’è tuttavia da restare stupiti per questa recente scoperta: negli anni ’60 infatti, Bossi era stato un cantautore con il nome d’arte di Donato. I suoi testi poetici parlano di giustizia per l’ambiente, come quando scrive «Pien da toll, da strasc, da smacc d’oli, da ratt/Pieno di barattoli, di stracci, di macchie d’olio, di topi, il lago è morto» e ancora «Hanno ucciso il lago/la nostra acqua […] Ho visto le sirene/degli stabilimenti/diventare siringhe» e «i seni delle ragazze/diventare mazzi di tumori». In alcuni versi emerge una vena anticapitalista: «Domani vado a casa e appena posso/Vado in stabilimento a licenziarmi» in Duman Vo Ca’.

La procura di Padova dichiara «illegittimi» 33 atti di nascita di bambini con due mamme

La procura di Padova ha deciso di impugnare tutti e 33 gli atti di nascita con cui il sindaco Sergio Giordani, dal 2017 a oggi, ha riconosciuto bambine e bambini come figli di coppie omogenitoriali, dando loro gli stessi diritti di qualsiasi altro neonato. Una scelta storica partita da lontano, dalla circolare del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dal no del Senato all’adozione del regolamento Ue sulla registrazione all’anagrafe e dalla scelta della stessa procura, nello scorso aprile, di acquisire i documenti in questione. La scelta definitiva è arrivata lunedì 19 giugno e sono già state inviate le raccomandate con cui il Tribunale comunica la cancellazione della madre non biologica dallo stato di famiglia.

Il tribunale ha notificato alle coppie che andrà tolto il cognome della madre non biologica
Una donna e il figlio durante una manifestazione delle coppie omosessuali (Getty).

Padova è la prima città ad annullare atti degli anni scorsi

Non si tratta della prima volta in cui, negli ultimi mesi, la procura si è ritrovata ad annullare atti di nascita di neonati figli di coppie omogenitoriali. Ma Padova ha una particolarità. Il tribunale, infatti, è andata a scavare a ritroso, fino al 2017, cioè sei anni fa. Il procuratore Valeria Sanzari ha motivato la sentenza spiegando che «un atto di nascita registrato con due mamme», come i 33 annullati, «va contro le leggi e i pronunciamenti della Cassazione. E ci sono già le prime conseguenze. Una coppia di donne ha ricevuto un atto giudiziario in cui viene chiesta la rettifica dell’atto di nascita della figlia, oltre alla cancellazione del nome della madre non biologica dai documenti e la rettifica del cognome della bambina, che tra poco compirà 6 anni. L’udienza per il ricorso è fissata per il 14 novembre 2023, a cinque mesi dalla ricezione dell’atto stesso.

Il governo dice no: respinti emendamenti di +Europa e Pd

Il tema è attuale e in parlamento se ne parla ormai da mesi. L’ultimo tentativo di far approvare la registrazione di neonati di famiglie omogenitoriali è arrivato a metà maggio, quando Pd e +Europa hanno presentato alcuni emendamenti al progetto di legge di Fratelli d’Italia per rendere la maternità surrogata reato universale. I due partiti chiedevano che fosse introdotta la pratica nell’ordinamento attuale, andando incontro ai tanti sindaci che nei mesi scorsi hanno manifestato il loro dissenso contro il no del governo. Entrambi gli emendamenti, però, sono stati bocciati.

Il tribunale ha notificato alle coppie che andrà tolto il cognome della madre non biologica
Due mamme e la loro bambina (Getty).

TheBorderline, il canale YouTube non è stato ancora chiuso

Sembrava cosa fatta: dopo i titoli che hanno invaso le testate sull’addio dei TheBorderline e sulla chiusura del canale YouTube a causa del «dolore per la morte di Manuel» perché, come dichiarato nell’ultimo messaggio del 14 giugno «dopo la tragedia per noi è impossibile proseguire», il canale del gruppo coinvolto nell’incidente che ha causato la morte di un bambino di 5 anni a Casal Palocco, è ancora aperto.

Il canale YouTube TheBorderline, nonostante le voci circolate nelle ultime ore, resta aperto e continua a macinare visualizzazioni.
Manuel Proietti insieme alla madre (foto Facebook).

Il canale YouTube TheBorderline non è stato chiuso

Osservando le attività del canale dei TheBorderline, l’ultimo video è stato pubblicato il 14 giugno, proprio a seguito di quanto accaduto, e nelle parole che scorrono in 40 secondi non si parla esplicitamente di chiusura del canale, ma di interruzione delle attività. Perché la chiusura del canale non sia ancora avvenuta non è certo, ciò che appare chiaro è che il canale con 600 mila iscritti, dopo l’incidente costato la vita al piccolo Manuel, ha visto alcuni video raggiungere oltre 1 milione di visualizzazioni.

Bebe Rexha colpita in faccia da un telefonino tirato da un fan

Si stava esibendo a New York, la pop star Bebe Rexha, quando è stata improvvisamente raggiunta alla testa da un cellulare lanciato da un fan. L’artista, subito dopo il colpo, si è accasciata a terra: a quel punto, il team è immediatamente intervenuto per portarla dietro le quinte e prestare le prime cure. La scena è stata ripresa da un video pubblicato sui social.

La cantante Bebe Rexha, durante la sua esibizione sul palco di New York, è stata colpita alla testa dal lancio di un cellulare.
Bebe Rexha, American Music Awards 2022 (Getty Images).

Bebe Rexha e il lancio del telefono: è stata «un’aggressione»

Una Bebe Rexha intenta a coprire la parte colpita del viso con le mani è l’immagine rimasta impressa mentre la sicurezza era impegnata ad allontanarla dal palco. Secondo le testimonianze dei presenti si sarebbe trattato di «un’aggressione». Intanto, un uomo è stato portato via dalle forze dell’ordine, in quanto riconosciuto come l’autore del lancio del cellulare contro la cantante. L’artista, secondo il sito Pop Base, è stata medicata con tre punti di sutura. Mentre alcuni fan su Twitter si sono detti sconvolti per quanto accaduto, la pop star non ha commentato in alcun modo quanto è successo, scrivendo su Instagram che questo è il tour migliore della sua vita.

L’Europa è sempre più calda: 2,3 gradi in più nel 2022 rispetto al 1900

La temperatura media in Europa è aumentata di 2,3 gradi rispetto ai livelli pre-industriali, cioè alla seconda metà del XIX secolo. Lo afferma il rapporto Stato del clima in Europa 2022, redatto dalla Wmo, l’Organizzazione meteorologica mondiale, e da Copernicus, il servizio dell’Unione Europea di osservazione della Terra. Nel documento vengono analizzati i dati raccolti e si evidenzia come dal 1980 l’Europa si sia riscaldata del doppio rispetto alla media mondiale. Basti pensare che la temperatura media della Terra nel 2022 è salita di 1,15 gradi sopra la media del 1850-1900, rispetto al già citato 2,3 del solo Vecchio Continente.

Il report di Wmo e Copernicus evidenzia l'aumento delle temperature medie
Un termometro in Spagna mostra la temperatura di 44°C (Getty).

Gli effetti: «Siccità intense e violenti incendi boschivi». 195 mila morti dal 1980

Il report è stato redatto non soltanto a fini statistici ma per analizzare anche le conseguenze di questo vistoso aumento delle temperature. In Europa, si legge nel documento, «le alte temperature hanno esacerbato siccità intense e diffuse, alimentato violenti incendi boschivi, responsabili della seconda più grande superficie mai bruciata nel continente, e provocato migliaia di morti». Per il database delle situazioni di emergenza, 156 mila persone sono state colpite da eventi meteorologici, idrologici o climati nel solo 2022, con oltre 16 mila morti. Le vittime dei disastri ambientali legati al surriscaldamento del continente dal 1980 al 2022 sono state, secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, 195 mila.

Il report di Wmo e Copernicus evidenzia l'aumento delle temperature medie
La secca di un fiume in Spagna (Getty).

Buontempo: «Una tendenza che porterà a episodi frequenti e intensi»

Il direttore dell’Osservatorio sui cambiamenti climatici Copernicus, Carlo Buontempo, lancia l’allarme e spiega che il 2022 «purtroppo non è un caso unico o una stranezza climatica». Per il numero uno del C3S dell’Unione Europea, infatti, il fenomeno è «parte di una tendenza che renderà gli episodi estremi di stress da caldo più frequenti e più intensi in tutta la regione». Nel report si parla anche dei danni economici complessivi. Inondanzioni e tempesta in tal senso sono i fenomeni che creano maggiori problemi. Nel 2022 si parla di due miliardi di dollari, ma nel 2021 a causa di eccezionali inondazioni si è arrivati addirittura a 50 miliardi.

Russia, il piano fallito per uccidere la “talpa” Alexander Poteyev

La Russia ha tentato di assassinare negli Stati Uniti l’ex ufficiale dell’intelligence Alexander Poteyev in un’operazione che – fallita – ha portato all’espulsione di 10 diplomatici dagli Usa. Lo scrive il New York Times, citando tre ex alti funzionari statunitensi rimasti anonimi. Dal 2000 al 2010 vice capo del Služba vnešnej razvedki (SVR), primo organismo di intelligence a prendere vita dopo lo scioglimento del KGB, Poteyev a partire dal 1999 aveva iniziato a lavorare segretamente con la Cia, contribuendo a rivelare l’esistenza di una rete nascosta di spie russe operanti negli Stati Uniti, tra cui anche Anna Chapman.

Russia, il piano fallito per uccidere la “talpa” Alexander Poteyev, che aveva contribuito all'arresto di 10 spie russe.
La notizia dell’arresto di Anna Chapman sul giornale russo Tvoi den (Getty Images).

Il compito di trovare Poteyev affidato a un microbiologo messicano

Anna Chapman, nata Anna Vasilyevna Kushchenko, abitava a New York quando il 27 giugno 2010 fu arrestata assieme ad altri nove agenti segreti, con l’accusa di lavorare per il cosiddetto “Illegals Program”, una rete di spie dormienti facenti parte non ufficialmente dell’SVR. Fuggito negli Usa pochi giorni prima che l’Fbi arrestasse le spie russe, il colonnello Poteyev è stato poi condannato in contumacia a 25 anni di carcere per tradimento. Secondo quanto rivelato dalle fonti del New York Times, Mosca nel 2019 ha reclutato al microbiologo messicano Hector Alejandro Cabrera Fuentes per localizzarlo a Miami Beach, in Florida: nel 2016, incredibilmente, Poteyev aveva fornito il suo vero nome per ottenere la licenza di pesca e iscriversi alle liste elettorali. L’operazione avrebbe varcato una linea: mai, per quanto si sappia, la Russia aveva preso di mira un informatore degli Usa sul suolo americano. L’intenzione c’era, ma non è andata come sperato dai russi: dopo aver attirato l’attenzione delle guardie che sorvegliavano il complesso residenziale all’interno del quale viveva Poteyev, Fuentes è stato infatti arrestato a febbraio del 2020 all’aeroporto di Miami, mentre cercava di tornare in Messico.

Russia, il piano fallito per uccidere la “talpa” Alexander Poteyev, che aveva contribuito all'arresto di 10 spie russe.
Un’immagine aerea di Miami Beach (Getty Images).

L’arresto di Fuentes e l’espulsione di 10 diplomatici russi dagli States

Incastrato da una foto della targa dell’auto di Poteyev sul suo smartphone, una volta in arresto Fuentes ha rivelato alle autorità statunitensi i suoi contatti con un funzionario russo, che il Dipartimento di giustizia ha dettagliato in una denuncia: il messicano nei mesi precedenti si era incontrato più volte con il suo contatto, scambiandosi informazioni sull’uomo finito nel mirino di Mosca. A seguito di quanto accaduto, gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni e l’espulsione di 10 diplomatici russi, presunte spie, nell’aprile 2021. In risposta, poco dopo la Russia ha espulso 10 diplomatici americani. Dato più volte per molto dalla Russia, Poteyev continua a vivere negli Stati Uniti con una nuova identità.

Uruguay, l’aquila nazista della Admiral Graf Spee non diventerà una colomba

Marcia indietro da parte di Luis Lacalle Pou. Il presidente dell’Uruguay ha annunciato di aver abbandonato il suo controverso piano di fondere l’aquila di bronzo – larga quasi tre metri e pesante 350 chilogrammi – che adornava la prua dell’Admiral Graf Spee, corazzata tedesca della Seconda Guerra mondiale affondata al largo delle coste del Paese sudamericano nel 1939, per trasformarla in una colomba simbolo di pace.

Uruguay, l'aquila nazista della Admiral Graf Spee non diventerà una colomba. Passo indietro del presidente Luis Lacalle Pou.
Luis Lacalle Pou, presidente dell’Uruguay dal 2020 (Getty Images).

La decisione di Lacalle Pou aveva sollevato critiche anche da parte della coalizione di governo

Da quando Lacalle Pou aveva annunciato venerdì 16 maggio l’idea di fondere la polena trovata 17 anni fa sul relitto della nave da guerra nazista, una delle più grandi del Terzo Reich, si erano levate pesanti critiche negli ambienti culturali e politici, anche all’interno della sua coalizione di governo. E così alla fine l’artista uruguaiano Pablo Atchugarry, che era stato scelto per realizzare la colomba entro novembre, è stato informato che il progetto è stato annullato. Il futuro dell’aquila di bronzo rimane a questo punto incerto.

Uruguay, l'aquila nazista della Admiral Graf Spee non diventerà una colomba. Passo indietro del presidente Luis Lacalle Pou.
L’autoaffondamento dell’incrociatore nazista Admiral Graf Spee, avvenuto il 17 dicembre 1939 (Getty Images).

Danneggiata nella battaglia del Rio de la Plata, la Admiral Graf Spee fu poi autoaffondata

Varata nel 1934, la Admiral Graf Spee era un incrociatore pesante della classe Deutschland, che servì nella Kriegsmarine tedesca durante le primissime fasi della seconda guerra mondiale. Il 13 dicembre 1939 fu protagonista della battaglia del Río de la Plata, breve scontro a fuoco che la vide opposta a tre incrociatori della Royal Navy britannica. Colpita e danneggiata, la Admiral Graf Spee fu costretta a riparare nel porto neutrale di Montevideo: scaduto il termine di 72 ore per la permanenza concesso dal governo uruguaiano, fu obbligata a ripartire e il capitano Hans Langsdorff ne decise l’autoaffondamento la sera del 17 dicembre. La scultura di bronzo era stata poi recuperata nel 2006, dopo un decennio di ricerche nelle acque uruguaiane. Al termine di una lunga battaglia procedurale, la Corte Suprema dell’Uruguay aveva stabilito che l’aquila era interamente di proprietà dello Stato.

Uruguay, l’aquila nazista della Admiral Graf Spee non diventerà una colomba

Marcia indietro da parte di Luis Lacalle Pou. Il presidente dell’Uruguay ha annunciato di aver abbandonato il suo controverso piano di fondere l’aquila di bronzo – larga quasi tre metri e pesante 350 chilogrammi – che adornava la prua dell’Admiral Graf Spee, corazzata tedesca della Seconda Guerra mondiale affondata al largo delle coste del Paese sudamericano nel 1939, per trasformarla in una colomba simbolo di pace.

Uruguay, l'aquila nazista della Admiral Graf Spee non diventerà una colomba. Passo indietro del presidente Luis Lacalle Pou.
Luis Lacalle Pou, presidente dell’Uruguay dal 2020 (Getty Images).

La decisione di Lacalle Pou aveva sollevato critiche anche da parte della coalizione di governo

Da quando Lacalle Pou aveva annunciato venerdì 16 maggio l’idea di fondere la polena trovata 17 anni fa sul relitto della nave da guerra nazista, una delle più grandi del Terzo Reich, si erano levate pesanti critiche negli ambienti culturali e politici, anche all’interno della sua coalizione di governo. E così alla fine l’artista uruguaiano Pablo Atchugarry, che era stato scelto per realizzare la colomba entro novembre, è stato informato che il progetto è stato annullato. Il futuro dell’aquila di bronzo rimane a questo punto incerto.

Uruguay, l'aquila nazista della Admiral Graf Spee non diventerà una colomba. Passo indietro del presidente Luis Lacalle Pou.
L’autoaffondamento dell’incrociatore nazista Admiral Graf Spee, avvenuto il 17 dicembre 1939 (Getty Images).

Danneggiata nella battaglia del Rio de la Plata, la Admiral Graf Spee fu poi autoaffondata

Varata nel 1934, la Admiral Graf Spee era un incrociatore pesante della classe Deutschland, che servì nella Kriegsmarine tedesca durante le primissime fasi della seconda guerra mondiale. Il 13 dicembre 1939 fu protagonista della battaglia del Río de la Plata, breve scontro a fuoco che la vide opposta a tre incrociatori della Royal Navy britannica. Colpita e danneggiata, la Admiral Graf Spee fu costretta a riparare nel porto neutrale di Montevideo: scaduto il termine di 72 ore per la permanenza concesso dal governo uruguaiano, fu obbligata a ripartire e il capitano Hans Langsdorff ne decise l’autoaffondamento la sera del 17 dicembre. La scultura di bronzo era stata poi recuperata nel 2006, dopo un decennio di ricerche nelle acque uruguaiane. Al termine di una lunga battaglia procedurale, la Corte Suprema dell’Uruguay aveva stabilito che l’aquila era interamente di proprietà dello Stato.

Alfredo Cospito, oggi la sentenza sull’attentato alla scuola dei carabinieri di Fossano

È attesa per il pomeriggio di lunedì 19 giugno 2023 la sentenza sul processo legato all’attentato alla scuola dei carabinieri di Fossano in cui sono imputati l’anarchico Alfredo Cospito e la sua ex compagna Anna Beniamino. Il procedimento era stato sospeso a dicembre dopo che i giudici torinesi avevano chiesto che la Corte costituzionale si pronunciasse in merito alla norma che vieta la concessione di attenuanti per lieve entità nel caso di reati puniti col fine pena mai (come la strage politica) a chi, come Cospito, è recidivo. Senza la pronuncia della Consulta, l’inserruzionalista sarebbe stato condannato all’ergastolo. Ma, grazie al parere di quest’ultima, potrebbe ottenere una pena meno dura. Intervenuto in videocollegamento dal carcere di Sassari, l’anarchico ha parlato per una decina di minuti evidenziando come la sua vicenda «sia stata usata dal governo come una clava per colpire la cosiddetta opposizione».

Cospito, l’accusa di strage politica per l’attentato alla scuola carabinieri di Fossano

Il processo riguarda i fatti accaduti a giugno 2006 presso la scuola allievi carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa di Fossano, dove vennero piazzati due ordigni temporizzati programmati per esplodere in due fasi. Il primo, che avrebbe dovuto attirare i militari nell’agguato, esplose alle 3:05 del mattino, mentre il secondo, che nelle intenzioni anarchiche avrebbe dovuto colpirli, 25 minuti dopo. Solo il caso fece sì che non ci fossero morti né feriti.

Per i fatti, Cospito sta già scontando vent’anni di reclusione con l’accusa di strage. La Cassazione, però, ha riqualificato il reato in strage politica, punito in Italia con l’ergastolo (indipendentemente dal fatto che sia tentato o consumato), chiedendo alla Corte d’appello di Torino di rideterminare la pena. I difensori dell’imputato, di fronte ad un fatto senza vittime, puntavano al riconoscimento dell’attenuante della «lieve entità» che, se riconosciuta, avrebbe eliminato il rischio di condanna all’ergastolo riportando i termini sanzionatori nella forbice compresa tra i 21 e i 24 anni.

Il parere della Corte costituzionale e le possibili attenuanti

Ma i giudici si sono trovati davanti alla strettoia dell’articolo 69 quarto comma del codice penale, che non consente di concedere le attenuanti per la lieve entità del fatto a chi, come Cospito, è recidivo. Di qui la decisione di chiedere un parere alla Corte costituzionale, che si è espressa a favore dell’anarchico. «Nel caso di reati puniti con la pena edittale dell’ergastolo, è illegittimo il divieto per il giudice di ritenere prevalenti le circostanze attenuanti sulla recidiva reiterata», ha sentenziato. Ciò vuol dire che il giudice può operare un bilanciamento tra l’attenuante della «lieve entità» e l’aggravante della recidiva. E siccome quella di Fossano fu una strage di entità minore (non ci furono feriti né morti), l’imputato potrebbe beneficiare di una pena minore rispetto all’ergastolo.

 

 

 

 

 

Alfredo Cospito, oggi la sentenza sull’attentato alla scuola dei carabinieri di Fossano

È attesa per il pomeriggio di lunedì 19 giugno 2023 la sentenza sul processo legato all’attentato alla scuola dei carabinieri di Fossano in cui sono imputati l’anarchico Alfredo Cospito e la sua ex compagna Anna Beniamino. Il procedimento era stato sospeso a dicembre dopo che i giudici torinesi avevano chiesto che la Corte costituzionale si pronunciasse in merito alla norma che vieta la concessione di attenuanti per lieve entità nel caso di reati puniti col fine pena mai (come la strage politica) a chi, come Cospito, è recidivo. Senza la pronuncia della Consulta, l’inserruzionalista sarebbe stato condannato all’ergastolo. Ma, grazie al parere di quest’ultima, potrebbe ottenere una pena meno dura. Intervenuto in videocollegamento dal carcere di Sassari, l’anarchico ha parlato per una decina di minuti evidenziando come la sua vicenda «sia stata usata dal governo come una clava per colpire la cosiddetta opposizione».

Cospito, l’accusa di strage politica per l’attentato alla scuola carabinieri di Fossano

Il processo riguarda i fatti accaduti a giugno 2006 presso la scuola allievi carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa di Fossano, dove vennero piazzati due ordigni temporizzati programmati per esplodere in due fasi. Il primo, che avrebbe dovuto attirare i militari nell’agguato, esplose alle 3:05 del mattino, mentre il secondo, che nelle intenzioni anarchiche avrebbe dovuto colpirli, 25 minuti dopo. Solo il caso fece sì che non ci fossero morti né feriti.

Per i fatti, Cospito sta già scontando vent’anni di reclusione con l’accusa di strage. La Cassazione, però, ha riqualificato il reato in strage politica, punito in Italia con l’ergastolo (indipendentemente dal fatto che sia tentato o consumato), chiedendo alla Corte d’appello di Torino di rideterminare la pena. I difensori dell’imputato, di fronte ad un fatto senza vittime, puntavano al riconoscimento dell’attenuante della «lieve entità» che, se riconosciuta, avrebbe eliminato il rischio di condanna all’ergastolo riportando i termini sanzionatori nella forbice compresa tra i 21 e i 24 anni.

Il parere della Corte costituzionale e le possibili attenuanti

Ma i giudici si sono trovati davanti alla strettoia dell’articolo 69 quarto comma del codice penale, che non consente di concedere le attenuanti per la lieve entità del fatto a chi, come Cospito, è recidivo. Di qui la decisione di chiedere un parere alla Corte costituzionale, che si è espressa a favore dell’anarchico. «Nel caso di reati puniti con la pena edittale dell’ergastolo, è illegittimo il divieto per il giudice di ritenere prevalenti le circostanze attenuanti sulla recidiva reiterata», ha sentenziato. Ciò vuol dire che il giudice può operare un bilanciamento tra l’attenuante della «lieve entità» e l’aggravante della recidiva. E siccome quella di Fossano fu una strage di entità minore (non ci furono feriti né morti), l’imputato potrebbe beneficiare di una pena minore rispetto all’ergastolo.

 

 

 

 

 

Lettera43 ritorna: l’editoriale del direttore Paolo Madron

Ritorna Lettera43. Nell’editoriale di commiato dalla sua precedente vita chiudevamo dicendo che non di addio si trattava, ma di un arrivederci. Sono passati tre anni. Tanti, forse troppi. Di mezzo c’è stato il Covid e il venir meno di alcuni potenziali compratori hanno ritardato la ripartenza. Nel frattempo, maggio del 2021, abbiamo creato Tag43. Nelle intenzioni un ponte che il prima possibile ci avrebbe dovuto riportare là dove avevamo cominciato.

Lettera43, un’identità editoriale che il mercato apprezzava

Lettera43 aveva chiuso dopo 10 anni di vita (debuttammo nell’ottobre 2010) pur forte di un archivio sterminato di articoli, molti dei quali su episodi importanti della storia recente, un’identità editoriale che il mercato ci riconosceva e, viste le mumerose reazioni di rammarico all’annuncio della chiusura, apprezzava. Per ricominciare abbiamo dovuto aspettare che il vecchio editore mettesse in liquidazione la testata. In più, cosa che ci ha sorpreso non poco, combattere in un’asta competitiva per riprendercela. Ma sarebbe stato un peccato lasciare andare tutto.

La nostra filosofia: molti retroscena, attenzione agli intrecci di potere e alle zone d’ombra dove politica, economia e finanza si fondono con esiti spesso perversi

Ora torniamo, e lo facciamo restando fedeli alla filosofia delle origini: molti retroscena, che i detrattori chiamano gossip, ma che restano imprescindibili per capire cosa accade sulla scena. Attenzione agli attori, noti ma più spesso poco noti, che in essa si muovono. E agli intrecci di potere che ne condizionano decisioni e comportamenti. Formula molto semplice, che si basa su un assunto: nel continuo bulimico scorrere dei flussi, la moltiplicazione delle informazioni e delle piattaforme che le veicolano offre un parziale servizio alla loro comprensione, nascondendo complessità e dinamiche. Questo vale soprattutto per quello che è sempre stato lo specifico di Lettera43, ossia l’esplorazione di quelle zone d’ombra dove politica, economia e finanza si fondono con esiti spesso perversi.

I confini tra informazione e promozione da noi resteranno distinti

Saremo molto indiscreti, decisi, fantasiosi. Cattivi con chi lo merita. Fare un giornale che ha come centro d’attenzione quei gruppi industriali e finanziari che in molti casi sono anche suoi investitori pubblicitari è un laborioso, a volte spericolato esercizio di equilibrio. Tanto più di fronte a un panorama editoriale economicamente deteriorato che ha fiaccato i confini tra informazione e promozione. Ma quei lettori che ci hanno scelto lo hanno fatto sapendo che da noi quei confini resteranno sempre distinti.

C’è ancora spazio per un giornalismo di notizie e contenuti

L’obiettivo è di far convivere qualità e quantità, impresa che già la precedente Lettera43 aveva dimostrato possibile visto che eravamo arrivati a una media quotidiana di oltre 200 mila lettori. Sulla prima e sul posizionamento del giornale siamo confidenti, sulla seconda abbiamo scelto una concessionaria e un partner tecnologico, Evolution adv, la cui competenza e reputazione fanno ben sperare. Durante la lunga pausa seguita alla chiusura di Lettera43, e nello spettrale contesto in cui la pandemia ci aveva precipitato, ci siamo chiesti più volte se avesse un senso tornare, se un certo tipo di giornalismo basato sul primato delle notizie non fosse stato inesorabilmente superato dallo straripante predominio dei social network. E se si potesse ancora ambire a un modello di business sostenibile. La risposta sta in questo nuovo inizio. Che il viaggio dunque cominci. E scusate il ritardo.

Lettera43 ritorna: l’editoriale del direttore Paolo Madron

Ritorna Lettera43. Nell’editoriale di commiato dalla sua precedente vita chiudevamo dicendo che non di addio si trattava, ma di un arrivederci. Sono passati tre anni. Tanti, forse troppi. Di mezzo c’è stato il Covid e il venir meno di alcuni potenziali compratori hanno ritardato la ripartenza. Nel frattempo, maggio del 2021, abbiamo creato Tag43. Nelle intenzioni un ponte che il prima possibile ci avrebbe dovuto riportare là dove avevamo cominciato.

Lettera43, un’identità editoriale che il mercato apprezzava

Lettera43 aveva chiuso dopo 10 anni di vita (debuttammo nell’ottobre 2010) pur forte di un archivio sterminato di articoli, molti dei quali su episodi importanti della storia recente, un’identità editoriale che il mercato ci riconosceva e, viste le mumerose reazioni di rammarico all’annuncio della chiusura, apprezzava. Per ricominciare abbiamo dovuto aspettare che il vecchio editore mettesse in liquidazione la testata. In più, cosa che ci ha sorpreso non poco, combattere in un’asta competitiva per riprendercela. Ma sarebbe stato un peccato lasciare andare tutto.

La nostra filosofia: molti retroscena, attenzione agli intrecci di potere e alle zone d’ombra dove politica, economia e finanza si fondono con esiti spesso perversi

Ora torniamo, e lo facciamo restando fedeli alla filosofia delle origini: molti retroscena, che i detrattori chiamano gossip, ma che restano imprescindibili per capire cosa accade sulla scena. Attenzione agli attori, noti ma più spesso poco noti, che in essa si muovono. E agli intrecci di potere che ne condizionano decisioni e comportamenti. Formula molto semplice, che si basa su un assunto: nel continuo bulimico scorrere dei flussi, la moltiplicazione delle informazioni e delle piattaforme che le veicolano offre un parziale servizio alla loro comprensione, nascondendo complessità e dinamiche. Questo vale soprattutto per quello che è sempre stato lo specifico di Lettera43, ossia l’esplorazione di quelle zone d’ombra dove politica, economia e finanza si fondono con esiti spesso perversi.

I confini tra informazione e promozione da noi resteranno distinti

Saremo molto indiscreti, decisi, fantasiosi. Cattivi con chi lo merita. Fare un giornale che ha come centro d’attenzione quei gruppi industriali e finanziari che in molti casi sono anche suoi investitori pubblicitari è un laborioso, a volte spericolato esercizio di equilibrio. Tanto più di fronte a un panorama editoriale economicamente deteriorato che ha fiaccato i confini tra informazione e promozione. Ma quei lettori che ci hanno scelto lo hanno fatto sapendo che da noi quei confini resteranno sempre distinti.

C’è ancora spazio per un giornalismo di notizie e contenuti

L’obiettivo è di far convivere qualità e quantità, impresa che già la precedente Lettera43 aveva dimostrato possibile visto che eravamo arrivati a una media quotidiana di oltre 200 mila lettori. Sulla prima e sul posizionamento del giornale siamo confidenti, sulla seconda abbiamo scelto una concessionaria e un partner tecnologico, Evolution adv, la cui competenza e reputazione fanno ben sperare. Durante la lunga pausa seguita alla chiusura di Lettera43, e nello spettrale contesto in cui la pandemia ci aveva precipitato, ci siamo chiesti più volte se avesse un senso tornare, se un certo tipo di giornalismo basato sul primato delle notizie non fosse stato inesorabilmente superato dallo straripante predominio dei social network. E se si potesse ancora ambire a un modello di business sostenibile. La risposta sta in questo nuovo inizio. Che il viaggio dunque cominci. E scusate il ritardo.

Il calciatore Quincy Promes condannato a 18 mesi, aveva accoltellato il cugino

Un tribunale dei Paesi Bassi ha condannato Quincy Promes, calciatore dello Spartak Mosca, a un anno e mezzo di carcere con l’accusa di aggressione: nell’estate del 2020, a una festa di famiglia, aveva accoltellato suo cugino a una gamba durante una discussione. L’ufficio del pubblico ministero aveva chiesto che fosse condannato a due anni, in quanto essendo un atleta famoso «funge da modello per gli altri». Promes, che al momento si trova in Russia, è pronto a fare ricorso. Lo ha reso noto il suo avvocato.

Il calciatore Quincy Promes condannato a 18 mesi, aveva accoltellato il cugino. È anche indagato per traffico di cocaina.
Quincy Promes con lo Spartak Mosca, in azione contro il Napoli nel 2021 (Getty Images).

Promes continua a dichiararsi innocente, ma in alcune intercettazioni ha praticamente ammesso la sua colpevolezza. «Siete fortunati che non giro più con un’arma da fuoco, altrimenti quel coso sarebbe finito pure peggio», ha detto in una telefonata poi acquisita dagli inquirenti.

Olandese, ha raccolto le principali soddisfazioni con la maglia dello Spartak Mosca

Nel 2020, quando si è verificato l’accoltellamento, Promes giocava in patria nell’Ajax, con cui a fine stagione era poi diventato campione dei Paesi Bassi. Dopo un inizio di carriera nei Paesi Bassi con Twente e Go Ahead Eagles, ha militato perlopiù nello Spartak Mosca, dove ha giocato dal 2014 al 2018 e poi di nuovo dal 2021. In mezzo all’anno e mezzo trascorso con l’Ajax, anche una stagione da dimenticare nel Siviglia. Una volta campione di Russia, Promes nel 2018 si è laureato capocannoniere della Prem’er-Liga. Nel corso della carriera, ha collezionato 50 presenze nella nazionale olandese, condite da sette reti.

Il calciatore Quincy Promes condannato a 18 mesi, aveva accoltellato il cugino. È anche indagato per traffico di cocaina.
Quincy Promes con la maglia dei Paesi Bassi: vanta 50 presenze in Nazionale (Getty Images)

Promes è anche indagato per il contrabbando di oltre una tonnellata di cocaina

Il caso dell’accoltellamento al cugino non è il principale grattacapo per Promes, che è attualmente indagato per traffico di cocaina: alla fine di maggio è stato infatti accusato di complicità nel contrabbando di due carichi del peso complessivo di 1.370 chilogrammi, dal valore di 75 milioni di euro, attraverso il porto di Anversa in Belgio. Il calciatore, che già in passato era stato sospettato di contrabbando di stupefacenti e di partecipazione a un’organizzazione criminale, rischia molti anni di carcere.

Il calciatore Quincy Promes condannato a 18 mesi, aveva accoltellato il cugino

Un tribunale dei Paesi Bassi ha condannato Quincy Promes, calciatore dello Spartak Mosca, a un anno e mezzo di carcere con l’accusa di aggressione: nell’estate del 2020, a una festa di famiglia, aveva accoltellato suo cugino a una gamba durante una discussione. L’ufficio del pubblico ministero aveva chiesto che fosse condannato a due anni, in quanto essendo un atleta famoso «funge da modello per gli altri». Promes, che al momento si trova in Russia, è pronto a fare ricorso. Lo ha reso noto il suo avvocato.

Il calciatore Quincy Promes condannato a 18 mesi, aveva accoltellato il cugino. È anche indagato per traffico di cocaina.
Quincy Promes con lo Spartak Mosca, in azione contro il Napoli nel 2021 (Getty Images).

Promes continua a dichiararsi innocente, ma in alcune intercettazioni ha praticamente ammesso la sua colpevolezza. «Siete fortunati che non giro più con un’arma da fuoco, altrimenti quel coso sarebbe finito pure peggio», ha detto in una telefonata poi acquisita dagli inquirenti.

Olandese, ha raccolto le principali soddisfazioni con la maglia dello Spartak Mosca

Nel 2020, quando si è verificato l’accoltellamento, Promes giocava in patria nell’Ajax, con cui a fine stagione era poi diventato campione dei Paesi Bassi. Dopo un inizio di carriera nei Paesi Bassi con Twente e Go Ahead Eagles, ha militato perlopiù nello Spartak Mosca, dove ha giocato dal 2014 al 2018 e poi di nuovo dal 2021. In mezzo all’anno e mezzo trascorso con l’Ajax, anche una stagione da dimenticare nel Siviglia. Una volta campione di Russia, Promes nel 2018 si è laureato capocannoniere della Prem’er-Liga. Nel corso della carriera, ha collezionato 50 presenze nella nazionale olandese, condite da sette reti.

Il calciatore Quincy Promes condannato a 18 mesi, aveva accoltellato il cugino. È anche indagato per traffico di cocaina.
Quincy Promes con la maglia dei Paesi Bassi: vanta 50 presenze in Nazionale (Getty Images)

Promes è anche indagato per il contrabbando di oltre una tonnellata di cocaina

Il caso dell’accoltellamento al cugino non è il principale grattacapo per Promes, che è attualmente indagato per traffico di cocaina: alla fine di maggio è stato infatti accusato di complicità nel contrabbando di due carichi del peso complessivo di 1.370 chilogrammi, dal valore di 75 milioni di euro, attraverso il porto di Anversa in Belgio. Il calciatore, che già in passato era stato sospettato di contrabbando di stupefacenti e di partecipazione a un’organizzazione criminale, rischia molti anni di carcere.

Previsioni meteo, ondata di caldo in arrivo: mercoledì 21 giugno fino a 43 gradi

L’anticiclone africano Scipione si appresta a riscaldare l’Italia. Dopo le recenti perturbazioni, infatti, è in arrivo la prima ondata di caldo che porterà le temperature nel nostro Paese regolarmente oltre i 30 gradi. Picchi previsti per la giornata di mercoledì 21 giugno, data del solstizio d’estate, con valori in rialzo da Nord a Sud. La calura colpirà soprattutto le zone interne della Sardegna, dove si supereranno i 40 gradi, ma non risparmierà l’intero meridione e la Pianura Padana. Giovedì 22 giugno invece il passaggio di forti temporali dovrebbe far scendere nuovamente le temperature, che però raramente caleranno sotto i 30 gradi. La tendenza dovrebbe protrarsi poi fino al weekend.

Il dettaglio delle previsioni meteo con l’arrivo di notti tropicali

Come riportano gli esperti de IlMeteo.it, fino a martedì 20 giugno i valori termici non subiranno grosse variazioni. Previste temperature tra i 28 e i 32 gradi sulla maggior parte delle città italiane. Con il primo giorno d’estate, mercoledì 21, si registreranno invece punte di 33-34 gradi da Nord a Sud fra Pianura Padana, vallate alpine, Toscana, Campania e Sicilia. Farà invece ancora più caldo in Puglia dove, fra Barese e Foggiano, si toccheranno i 38 gradi. Previsti 36 gradi invece nelle altre principali città italiane tra cui Roma, Firenze, Bolzano, Siracusa, Padova, Mantova e Ferrara. Più alti i valori in Sardegna, dato che soprattutto nelle zone interne si prevedono picchi di 43 gradi. La Protezione civile sconsiglia, soprattutto ai soggetti più fragili, di uscire nelle ore più calde, dalle 12 alle 18. In casa sempre meglio proteggersi con tende e persiane e idratarsi a sufficienza, evitando bevande alcoliche.

Dopo le perturbazioni, in Italia scoppia l’estate. Previste punte di 43 gradi e notti tropicali, ma giovedì 22 giugno arrivano i temporali.
In arrivo l’anticiclone Scipione che alzerà le temperature in tutta Italia (Getty Images)

Proveniente dal deserto del Sahara, l’anticiclone Scipione si caricherà di umidità non appena attraverserà il Mar Mediterraneo. Oltre al caldo, dunque, gli esperti prevedono alti tassi di afa, che porteranno anche alle temibili notti tropicali. In questi casi le temperature, mai al di sotto dei 20 gradi, sommandosi all’umidità porteranno il corpo umano a percepire un costante disagio, talvolta anche intenso. Per quanto riguarda il meteo, su tutta Italia splenderà il sole con qualche nube soltanto nelle regioni del Nord-Ovest. Possibili pertanto alcuni temporali di calore, localmente anche intensi, soprattutto sulle Alpi occidentali.

Previsioni meteo, ondata di caldo in arrivo: mercoledì 21 giugno fino a 43 gradi

L’anticiclone africano Scipione si appresta a riscaldare l’Italia. Dopo le recenti perturbazioni, infatti, è in arrivo la prima ondata di caldo che porterà le temperature nel nostro Paese regolarmente oltre i 30 gradi. Picchi previsti per la giornata di mercoledì 21 giugno, data del solstizio d’estate, con valori in rialzo da Nord a Sud. La calura colpirà soprattutto le zone interne della Sardegna, dove si supereranno i 40 gradi, ma non risparmierà l’intero meridione e la Pianura Padana. Giovedì 22 giugno invece il passaggio di forti temporali dovrebbe far scendere nuovamente le temperature, che però raramente caleranno sotto i 30 gradi. La tendenza dovrebbe protrarsi poi fino al weekend.

Il dettaglio delle previsioni meteo con l’arrivo di notti tropicali

Come riportano gli esperti de IlMeteo.it, fino a martedì 20 giugno i valori termici non subiranno grosse variazioni. Previste temperature tra i 28 e i 32 gradi sulla maggior parte delle città italiane. Con il primo giorno d’estate, mercoledì 21, si registreranno invece punte di 33-34 gradi da Nord a Sud fra Pianura Padana, vallate alpine, Toscana, Campania e Sicilia. Farà invece ancora più caldo in Puglia dove, fra Barese e Foggiano, si toccheranno i 38 gradi. Previsti 36 gradi invece nelle altre principali città italiane tra cui Roma, Firenze, Bolzano, Siracusa, Padova, Mantova e Ferrara. Più alti i valori in Sardegna, dato che soprattutto nelle zone interne si prevedono picchi di 43 gradi. La Protezione civile sconsiglia, soprattutto ai soggetti più fragili, di uscire nelle ore più calde, dalle 12 alle 18. In casa sempre meglio proteggersi con tende e persiane e idratarsi a sufficienza, evitando bevande alcoliche.

Dopo le perturbazioni, in Italia scoppia l’estate. Previste punte di 43 gradi e notti tropicali, ma giovedì 22 giugno arrivano i temporali.
In arrivo l’anticiclone Scipione che alzerà le temperature in tutta Italia (Getty Images)

Proveniente dal deserto del Sahara, l’anticiclone Scipione si caricherà di umidità non appena attraverserà il Mar Mediterraneo. Oltre al caldo, dunque, gli esperti prevedono alti tassi di afa, che porteranno anche alle temibili notti tropicali. In questi casi le temperature, mai al di sotto dei 20 gradi, sommandosi all’umidità porteranno il corpo umano a percepire un costante disagio, talvolta anche intenso. Per quanto riguarda il meteo, su tutta Italia splenderà il sole con qualche nube soltanto nelle regioni del Nord-Ovest. Possibili pertanto alcuni temporali di calore, localmente anche intensi, soprattutto sulle Alpi occidentali.

Un dirigente di Spotify attacca Harry e Meghan dopo la cancellazione del podcast: «Truffatori»

«Harry e Meghan sono dei truffatori». A parlare è Bill Simmons, giornalista sportivo e manager di Spotify. Il riferimento è alla fine dell’accordo da circa 20 milioni di euro con i duchi di Sussex per il loro podcast Achetypes annunciata venerdì scorso. Presentata come «decisione consensuale», a quanto pare non è stata così reciproca. Durante una puntata del suo podcast The Ringer, Simmons ha inoltre fatto riferimento a una telefonata con il principe Harry risalente ad alcuni mesi fa. «Dovrei ubriacarmi una notte e raccontare la storia della conversazione», ha detto in diretta. «È uno dei miei racconti migliori». I Sussex avrebbero dovuto realizzare più stagioni del loro progetto audio, ma si sono fermati dopo appena 12 episodi in cui l’ex attrice aveva incontrato diverse star, tra cui Serena Williams e Mariah Carey.

Non solo Spotify, per Harry e Meghan si moltiplicano le voci di divorzio

La conclusione dell’accordo con Spotify è però solo uno dei tanti e recenti problemi di Harry e Meghan. Negli ultimi giorni infatti si stanno moltiplicando i rumors di una crisi di coppia che starebbe spingendo i Sussex verso il divorzio. Secondo Jennie Bond, ex corrispondente reale della Bbc, un’eventuale separazione permetterebbe al principe di ottenere il perdono da re Carlo III e da tutta la famiglia. «Probabilmente non troverebbe alcun muro», ha sottolineato in esclusiva per Ok Magazine. «Potrebbe recuperare il terreno che ha perso nel tempo ed essere di nuovo accolto a corte». Secondo Paul Burrell, l’ex maggiordomo della principessa Diana, Harry avrebbe rimandato la decisione soltanto per «veder crescere i suoi due figli, Archie e Lilibet». Quanto alle ragioni del divorzio, i tabloid hanno fatto varie supposizioni. Fra queste anche un imbarazzo di Meghan per le dichiarazioni di Harry nella sua autobiografia Spare.

Bill Simmons di Spotify attacca Harry e Meghan dopo la conclusione del contratto: «Sono dei truffatori». E aumentano le voci di divorzio.
Una copia di “Spare”, la discussa autobiografia di Harry (Getty Images)