Putin, il discorso dopo la ribellione di Prigozhin: «Non lasceremo che scoppi un’altra guerra civile»

Dopo la ribellione del capo del Gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, che ha dichiarato ufficialmente guerra ai vertici militari di Mosca, prendendo il controllo di Rostov sul Don e invitando i russi a unirsi alla sua battaglia per esautorare la leadership militare, Vladimir Putin ha parlato alla parlato alla nazione con un discorso trasmesso in diretta tv. «Le azioni che hanno diviso la nostra unità sono il rinnegamento del nostro popolo, dei nostri compagni d’armi che ora stanno combattendo al fronte, questa è una pugnalata alle spalle per il nostro Paese e il nostro popolo», ha detto il presidente russo. «Tutti coloro che hanno scelto la via del tradimento saranno puniti e saranno ritenuti responsabili. Le forze armate hanno ricevuto gli ordini necessari. Mi rivolgo ai cittadini russi, agli eroi che combattono al fronte, mi rivolgo anche a coloro che con inganno e minacce sono stati coinvolti in questa avventura criminale. Chiedo di porre fine a queste azioni criminali».

«Difenderemo il nostro popolo e il nostro Stato da ogni tradimento interno»

Durante il suo discorso, Putin ha precisato di avere un’alta considerazione dei soldati del Gruppo Wagner, senza scaricare dunque del tutto i soldati della milizia mercenaria, che evidentemente ritiene possano far comodo nel prosieguo della campagna militare in Ucraina: «Il loro nome è stato tradito da coloro che ci spingono alla guerra civile. Difenderemo il nostro popolo e il nostro Stato da ogni tradimento interno, da interessi personali, ambizioni smisurate», ha continuato Putin. «Saranno adottate azioni ferme per stabilizzare la situazione a Rostov sul Don. La situazione resta difficile, il lavoro degli organi di governo civili e militari è stato di fatto bloccato». A Rostov, città al confine con l’Ucraina, Prigozhin ha detto di aver preso il controllo di siti militari, compreso un aeroporto.

Vladimir Putin, il discorso dopo la ribellione di Yevgeny Prigozhin: «Chi ha scelto il tradimento sarà punito».
Un soldato del Gruppo Wagner a Rostov sul Don (Getty Images).

«Salveremo ciò che ci è caro e sacro, diventeremo ancora più forti»

Poi un riferimento alla Prima guerra mondiale e alla guerra civile russa, sanguinoso conflitto che scoppiò in seguito alla Rivoluzione d’ottobre e alla presa del potere da parte dei bolscevichi. «Questo colpo è stato dato al popolo russo anche nel 1917 quando combatteva la Prima guerra mondiale, quando la vittoria gli è stata praticamente rubata. Nella guerra civile, i russi uccidevano altri russi, i fratelli uccidevano altri fratelli. I vari avventurieri politici hanno tratto vantaggio da questa situazione. Noi non permetteremo la ripetizione di una situazione del genere. Credo che salveremo e difenderemo ciò che ci è caro e sacro e insieme alla nostra patria supereremo ogni prova, diventeremo ancora più forti».

Vladimir Putin, il discorso dopo la ribellione di Yevgeny Prigozhin: «Chi ha scelto il tradimento sarà punito».
Le autorità russe hanno condotto perquisizioni nella sede del Gruppo Wagner a San Pietroburgo (Getty Images).

Prigozhin sfida Mosca, la Wagner occupa Rostov. Putin: «Pugnalati alle spalle»

Sale la tensione in Russia. Nella notte Yevgeny Prigozhin, che aveva accusato i capi della Difesa di avere ordinato un attacco contro il Gruppo Wagner, con i suoi mercenari ha varcato il confine russo entrando a Rostov sul Don. Dopo aver preso il controllo dei siti militari della città, base logistica chiave per l’offensiva in Ucraina, Prigozhin ha annunciato che le sue truppe sono pronte a marciare su Mosca se il ministro della Difesa, Sergei Shoigu e il generale Valery Gerasimov, non accetteranno di incontrarlo. «Siamo in 25 mila», ha detto invitando i russi, in particolare i soldati, a unirsi al suo esercito e a non opporre resistenza in quello che «non è un colpo di stato militare, ma una marcia della giustizia». Di diverso avviso l’intelligence militare russa, che ha definito l’azione di Prigozhin «un colpo di Stato», e soprattutto Vladimir Putin: «Gli interessi personali hanno portato al tradimento del nostro Paese e alla causa che le nostre forze armate stanno combattendo. Tutti coloro che sono andati sulla via del tradimento saranno puniti e saranno ritenuti responsabili. Le forze armate hanno ricevuto gli ordini necessari», ha detto il presidente russo in un discorso trasmesso in diretta tv. Mentre a Mosca sono stati blindati i centri di potere, a San Pietroburgo le forze di sicurezza russa hanno circondato l’edificio che ospita il quartier generale del Gruppo Wagner.

Nessuna resistenza incontrata a Rostov sul Don

Prigozhin ha dichiarato di essere entrato a Rostov sul Don insieme ai suoi uomini senza incontrare alcuna resistenza. A documentarlo alcuni video diffusi sui social, che mostrano decine di soldati armati e mezzi blindati in mezzo alla strada, mentre alcune persone riprendono la scena con il cellulare. A Rostov-sul-Don il leader del Gruppo Wagner ha incontrato Yunus-Bek Evkurov, vice ministro della Difesa russo, e Vladimir Alekseev, il vice capo di stato maggiore, che nella notte insieme al generale Sergei Surovikin aveva registrato un videomessaggio rivolto ai combattenti del Gruppo Wagner, esortandoli a non partecipare alla ribellione annunciata dal loro capo.

Prigozhin ha invitato i russi a non credere al Cremlino

Prigozhin, che chiede un incontro con Gerasimov e Shoigu, minacciando altrimenti di marciare su Mosca, ha invitato i cittadini russi a non credere a quello che dicono i media di Stato: «Un’enorme quantità di territorio è persa, i soldati vengono uccisi in numeri tre, quattro volte superiori a quelli dei documenti mostrati ai vertici militari». Prigozhin ha anche fatto sapere che Gerasimov è fuggito da Rostov al suo arrivo a Rostov e che le sue truppe avrebbero abbattuto un elicottero militare russo.

Prigozhin lancia la rivolta, Russia sull’orlo della guerra civile
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

Il capo del Gruppo Wagner rischia fino a 20 anni di carcere

Prima che Putin parlasse apertamente di tradimento, il procuratore generale Igor Krasnov aveva già aperto un procedimento penale contro Prigozhin, incriminato per il tentativo di organizzare una ribellione armata: rischia dai 12 ai 20 anni di carcere. «Siete stati ingannati nell’avventura criminale di Prigozhin e nella partecipazione a una ribellione armata. Vi chiediamo di mostrare prudenza e di mettervi in contatto con i rappresentanti del ministero della Difesa russo o delle forze dell’ordine il prima possibile. Garantiamo la sicurezza di tutti. Molti dei vostri compagni di diversi distaccamenti si sono già resi conto del loro errore chiedendo aiuto per garantire la possibilità di tornare in sicurezza ai loro punti di schieramento permanenti», aveva dichiarato il ministero della Difesa russo in una nota, rivolgendosi ai militari del Gruppo Wagner.

Prigozhin lancia la rivolta: Wagner pronta a marciare su Mosca. Russia sull’orlo della guerra civile. Costa sta succedendo.
Prigozhin a colloquio con Evkurov e Alekseev (Twitter).

Mosca blindata: misure antiterrorismo

La tensione è altissima nel Paese. Blindata intanto Mosca, con posti di blocco e mezzi militari a protezione dei centri di potere. Chiuse ai visitatori la Piazza Rossa, il Mausoleo di Lenin e la necropoli vicino al muro del Cremlino. Il sindaco della capitale russa ha dichiarato che sono state messe in atto misure antiterrorismo.

Napoli, esplode auto del CNR lungo la Tangenziale

Sarebbe partita dal vano motore l’esplosione dell’auto con a bordo i due passeggeri che sono stati travolti dalle fiamme. Non si conoscono ancora le generalità delle due persone, un uomo e una donna, rimaste gravemente ustionate nell’incendio della Volswagen Polo del CNR (Centro Nazionale di Ricerche) sulla quale viaggiavano lungo la Tangenziale di Napoli, tra le uscite di Corso Malta e Capodimonte, in direzione Pozzuoli, al km 18.500 in ovest.

Lungo la Tangenziale di Napoli, un'auto del Centro Nazionale di Ricerche è esplosa con a bordo un uomo e una donna, feriti gravemente.
Code lungo la Tangenziale (Getty Images).

Napoli, auto esplode in tangenziale

L’esplosione è avvenuta attorno alle 14, nella zona ospedaliera. Sul posto sono intervenute due squadre dei vigili del fuoco e due ambulanze del 118. Le fiamme sono state spente in poco tempo, mentre i due occupanti del veicolo sono stati immediatamente soccorsi e trasportati in codice rosso nel vicino ospedale «Cardarelli», al centro grandi ustionati. Secondo quanto riportato dall’AGI, le loro condizioni sarebbero gravi. La polizia stradale ha avviato le indagini per ricostruire la dinamica dell’accaduto. In base alle prime informazioni, pare che il mezzo trasportasse materiale infiammabile.

Firenze, sedi Lega e Forza Italia imbrattate con insulti contro Berlusconi e Salvini

Gli insulti rosso vernice hanno ricoperto le sedi locali di Forza Italia e Lega a Firenze. La notizia degli atti vandalici è stata diffusa dagli esponenti locali dei partiti e, nel giro di pochissimo tempo, la fotografia della sede di Forza Italia è stata pubblicata dal ministro Antonio Tajani, che ha scritto: «Vandalizzare la sede di un partito, insultare un morto e gioire per la sua scomparsa bestemmiando. Come si può serbare così tanto odio? Mi auguro ci sia una condanna trasversale per quanto accaduto a Firenze. Solidarietà ai militanti di Forza Italia vittime di un gesto ignobile».  Tra le scritte rosse, una in particolare era diretta alla memoria di Silvio Berlusconi: «È morto, Dio…».

A Firenze, le sedi dei partiti della Lega e di Forza Italia sono state imbrattate all'esterno con vernice spray.
Sede Lega Firenze imbrattata (foto Facebook).

Firenze, imbrattate le sedi Lega e Forza Italia

In viale Corsica, sempre a Firenze, a poca distanza temporale, è stata imbrattata anche la sede della Lega. Il bersaglio degli insulti stavolta è stato Matteo Salvini, al quale sono stati disegnati una parrucca in testa e un naso da clown sulle vetrine esterne della sede, accompagnati dalla parola «pagliaccio». Un’altra scritta è stata realizzata con la vernice spray sul tappeto all’ingresso: «Leghisti fuori dai nostri quartieri». Il commissario regionale della Lega Toscana Luca Baroncini e il segretario provinciale di Firenze Federico Bussolin hanno commentato l’accaduto in una nota: «Queste reazioni dei soliti idioti non fanno altro che confermare che stiamo lavorando bene nei quartieri in difesa della legalità. Proseguiremo nelle nostre battaglie, a cominciare da oggi, in cui è previsto l’open day della sede per la raccolta firme lanciata nei giorni scorsi in città contro le occupazioni».

 

Starbucks, lavoratori in sciopero per limitazioni alle decorazioni del Pride

Negli Stati Uniti, il sindacato dei lavoratori della nota catena ha annunciato che la prossima settimana più di 150 negozi Starbucks e circa  3.500 dipendenti saranno in sciopero, in quanto la società avrebbe bandito le decorazioni del mese del Pride nei suoi caffè. Secondo l’agenzia Reuters, il sindacato Starbucks Workers United ha dichiarato che all’inizio del mese la società ha rimosso le decorazioni e le bandiere del Pride Month in diversi negozi, mentre alcuni lavoratori si sono rivolti ai social media per segnalare quanto accaduto.

Il sindacato dei dipendenti della catena di caffè Starbucks ha annunciato lo sciopero previsto contro le limitazioni del Pride.
Sciopero dipendenti Starbucks (Getty Images).

Sciopero lavoratori Starbuks per le limitazioni alle decorazioni Pride, l’azienda nega

Starbucks non ci sta e risponde alle accuse negando le affermazioni e definendole come «false», dichiarando che, fino alla scorsa settimana, non c’era stato «nessun cambiamento nelle politiche interne in materia». La catena avrebbe per contro «incoraggiato i gestori dei negozi a celebrare il mese del Pride fintanto che venivano seguite le linee guida sulla sicurezza dei locali». Un portavoce di Starbucks, come riportato dalla CNN, ha aggiunto: «Sosteniamo fermamente la comunità LGBTQIA+. […]. Siamo profondamente preoccupati per le false informazioni che si stanno diffondendo». Tuttavia, il sindacato ha risposto su Twitter che, sulla base di documenti interni e testimonianze dei gestori dei negozi, «le risposte dell’azienda non sono state coerenti». Le azioni di Starbucks sono scese di circa il 2%.

Quarto Grado, le anticipazioni del 23 giugno 2023: i casi di Kata e Liliana Resinovich

Nuovo appuntamento con Quarto Grado, questa sera 23 giugno 2023, sulla rete Mediaset Rete 4 alle ore 21.20. Come sempre, i conduttori Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero si occuperanno di approfondire e analizzare i casi più discussi in Italia. In particolare, nella puntata di questa sera verranno approfonditi i casi della piccola Kata, scomparsa a Firenze da settimane mentre la sua famiglia si trovava all’interno dell’ex hotel Astor, e di Liliana Resinovich, la donna trovata morta in un boschetto a Trieste.

Le anticipazioni su Quarto Grado, il programma Mediaset che questa sera 23 giugno 2023 farà luce sui casi di Kata e Liliana Resinovich.
I due conduttori di Quarto Grado, Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero (Facebook).

Quarto Grado, le cose da sapere sulla puntata in onda questa sera su Rete 4 alle 21.20

Quarto Grado, il caso della bambina scomparsa a Firenze: i dettagli su Kata

Il primo caso che verrà analizzato dalla trasmissione Quarto Grado è quello della piccola Kata. Il tempo scorre e gli inquirenti sembrano brancolare nel buio. Non ci sono risvolti significativi nell’indagine e la posizione della bambina rimane ancora un mistero per il momento. Il team della trasmissione cercherà di far luce sulla situazione dell’ex hotel Astor, visto che anche le autorità sono convinti che ci siano ulteriori indizi nella struttura mentre il padre della piccola è convinto che sia stata rapita per sbaglio. Tuttavia, sembra che dalle perquisizioni effettuate non siano stati evidenziati dettagli significativi. Ad ogni modo, sono già 13 giorni che la bambina è scomparsa, non si hanno più notizie di lei dal 10 giugno, e anche i genitori sperano di poter ottenere nuovi indizi sul caso della loro piccola.

Quarto Grado, la verità sul caso di Liliana Resinovich: nuovi risvolti sulla sua morte

Il secondo caso che verrà analizzato nella puntata del 23 giugno 2023 è quello di Liliana Resinovich. La donna era scomparsa il 14 dicembre 2021 per poi essere ritrovata il 5 gennaio 2022 senza vita in un boschetto di Trieste – il suo cadavere era all’interno di un sacco di plastica. Inizialmente, la Procura voleva archiviare il caso ed etichettarlo come suicidio, ma recentemente il Tribunale di Trieste ha rigettato questa decisione riaprendo di fatto le indagini sul caso. Ora sembra che si indaghi per omicidio volontario della donna e gli inquirenti stanno cercando di ricostruire gli ultimi movimenti della vittima. Infatti, sembra che siano stati sequestrati dalle autorità gli smartphone del marito di Liliana, Sebastiano Visintin, e dell’amico Claudio Sterpin. Quarto Grado indagherà su questa svolta delle indagini e cercherà di ipotizzare cosa possa essere successo alla 63enne di Trieste.

Le anticipazioni su Quarto Grado, il programma Mediaset che questa sera 23 giugno 2023 farà luce sui casi di Kata e Liliana Resinovich.
Liliana Resinovich, protagonista di uno dei casi analizzati questa sera (Facebook).

Quarto Grado, gli ospiti della puntata di stasera 23 giugno 2023 su Rete 4

Come in ogni puntata, anche questa sera al programma Quarto Grado parteciperanno diversi ospiti. A intervenire sui casi discussi da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero ci saranno Carmen Pugliese, Luciano Garofano, Alessandro Meluzzi, Massimo Picozzi, Carmelo Abbate, Caterina Collovati e Grazia Luongo. Oltre ai due casi principali, costoro commenteranno le altre segnalazioni di persone scomparse e gli altri casi di cronaca nera irrisolti in Italia.

Quarto Grado, come seguire la puntata di stasera 23 giugno 2023

La puntata di Quarto Grado di questa sera verrà trasmessa dall’emittente Mediaset Rete 4 alle ore 21.20. Tuttavia, è possibile seguire la puntata anche in streaming, utilizzando la piattaforma Mediaset Infinity.

Roma, acido sul sedile della banchina alla fermata della metro: donna ustionata

Un intervento e dieci giorni di prognosi. Sono queste le conseguenze di quanto accaduto lo scorso 14 giugno a una passeggera della Metro A di Roma, alla fermata di Porta Furba. Attorno alle 7, mentre si recava al lavoro come ogni giorno, si è seduta su una delle sedie della banchina, accorgendosi che la superficie era bagnata. In un primo momento ha pensato che si trattasse di acqua, ma il bruciore iniziato pochi istanti dopo le ha fatto subito capire che non poteva essere un liquido qualunque, come riferito al Corriere della Città: «Mi sono seduta sulle sedie presenti sulla banchina in direzione Termini. Era bagnato, pensavo fosse solo acqua e mi sono alzata. Poco dopo però la pelle ha iniziato a bruciare sempre più forte. Poi mi sono accorta che i miei glutei erano completamente neri ed ho capito che mi ero ustionata».

A Roma, nella stazione di Porta Furba, una donna è rimasta ustionata dall'acido dopo essersi seduta su una sedia della banchina della metro.
Persone in metropolitana (Getty Images)

Stazione metro Roma, donna ustionata da acido

La donna, recatasi  all’ospedale Vannini, è stata medicata e dimessa. Qualche giorno dopo, vedendo che le ferite non si rimarginavano, si è recata al Sant’Eugenio, dove è stata operata per un trapianto di pelle, con prelievo di tessuti dalla coscia. La sfortunata viaggiatrice ha sporto denuncia ai carabinieri per capire cosa possa essere successo esattamente al momento dell’ustione. Le indagini da parte delle autorità sono tuttora in corso. Tra le ipotesi più accreditate, vi è quella secondo la quale possa essersi trattato di un solvente usato per le pulizie, caduto per errore da un contenitore.

Usa, il bersaglio al poligono è un afroamericano: polemiche sul dipartimento di polizia

Il dipartimento di polizia di Villa Rica, cittadina a pochi chilometri da Atlanta, in Georgia, ha organizzato sabato 17 giugno una giornata di esercitazioni al poligono in cui gli agenti hanno permesso ai cittadini di esercitarsi con le pistole, imparando quindi a sparare. Un successo, almeno secondo quanto ha scritto il dipartimento su Facebook nelle ore successive all’esercitazione, pubblicando anche le foto. Nulla di strano se non fosse che nelle istantanee si nota un dettaglio che non passa affatto inosservato: il bersaglio a cui i cittadini hanno sparato mostrava un afroamericano. Sono passati pochi minuti prima che il profilo venisse invaso da commenti critici e attacchi al dipartimento, che si è poi scusato e ha tolto le foto.

Il dipartimento di polizia di Villa Rica, ad Atlanta, ha usato un afroamericano come bersaglio durante un'esercitazione coi cittadini
Un’auto della polizia di Villa Rica durante un intervento con i vigili del fuoco (Facebook).

La nota del dipartimento: «Non volevamo essere offensivi»

Dopo i numerosi attacchi, chi gestisce la pagina Facebook del dipartimento di polizia di Villa Rica ha deciso di rimuovere le foto e ancora dopo giorni restano soltanto le didascalie della giornata di esercitazioni. Il 21 giugno è arrivata anche una nota di scuse. Nel comunicato, dopo una breve premessa, si legge: «I bersagli utilizzati nella nostra recente lezione sulle armi da fuoco raffigurano immagini umane realistiche e facevano parte di un pacchetto che includeva immagini di bersagli di persone di vari gruppi etnici. Non è mai stata nostra intenzione essere insensibili, provocatori o offensivi nei confronti di nessuno».

Il dipartimento di polizia di Villa Rica, ad Atlanta, ha usato un afroamericano come bersaglio durante un'esercitazione coi cittadini
Un poliziotto isola un’area in Georgia dopo una sparatoria (Getty).

Le scuse e l’invito: «Partecipate ai nostri corsi»

E poi le scuse: «Rispettiamo le opinioni oneste dei nostri concittadini e ci scusiamo per qualsiasi offesa che possiamo aver causato». Il messaggio finale del dipartimento è rivolto alla cittadinanza: «Invitiamo tutti a partecipare a uno dei nostri prossimi corsi cittadini sulle armi da fuoco e condividere un’esperienza positiva insieme a noi». Ma la polemica resta aperta e nonostante le foto siano state cancellate continuano a girare sui social, soprattutto su Twitter. E intanto la Georgia Naacp, un’organizzazione per i diritti civili dei cittadini afroamericani, ha richiesto un incontro per parlare dell’accaduto.

Alessandria, grave 15enne preso a calci per «rito di iniziazione»: video sui social

A denunciare l’episiodio al quotidiano La Stampa è stata la madre. L’aggressione sarebbe avvenuta nella giornata di domenica 18 giugno, a Cassano Spinola, in provincia di Alessandria, subito dopo la festa di compleanno del ragazzo, quando alcuni amici tra gli invitati avrebbero iniziato a prenderlo a calci e a pugni in quello che avrebbero definito come «un rito di iniziazione», comunemente noto come «lo scaricone». Il video è stato poi diffuso sui social.

A Cassano Spinola, in provincia di Alessandria, un 15enne è stato preso a calci e pugni dopo la festa di compleanno.
Stanza ospedale (Getty Images).
A Cassano Spinola, in provincia di Alessandria, un 15enne è stato preso a calci e pugni dopo la festa di compleanno.
Medici in ospedale (Getty Images).

Alessandria, 15enne preso a calci dopo festa di compleanno

Secondo le prime testimonianze raccolte, si tratterebbe di una pratica comune secondo i ragazzi, costate al giovane alcune lesioni interne, tra cui una alla milza. In base al cosiddetto gioco dello scaricone, come riportato dal quotidiano, «alla fine del pranzo o della cena tutti insieme allegramente saltano addosso al festeggiato, colpendolo con pugni e schiaffi ma senza fare forte. Di solito lo scaricone si fa al diciottesimo compleanno ma qualche volta anche in altre occasioni. Non pensiamo si faccia solo qui a Cassano» hanno dichiarato alcuni amici. Il 15enne ha inizialmente nascosto quanto accaduto alla famiglia, ma dopo qualche giorno i dolori sono aumentati e la vicenda è stata scoperta. Il ragazzo è ricoverato in prognosi riservata, i dottori non escludono la possibilità di intervenire chirurgicamente.

Venezia aumenta la tassa d’imbarco, Ryanair cancella 6 rotte sull’aeroporto Marco Polo

Il Comune di Venezia ha aumentato le tasse previste per l’imbarco di ogni passeggero e Ryanair ha risposto annunciando che cancellerà 6 rotte dall’aeroporto Marco Polo. La compagnia aerea low cost non risparmia le polemiche e attacca l’amministrazione per l’aumento, con un comunicato in cui scrive: «L’incremento previsto è del 38% e corrisponde a una quota di 2,50 euro che si va ad aggiungere alla tassa di 6,50 euro già prevista attualmente». Così si arriva a 9 euro e per la società irlandese è troppo. Ryanair rimuoverà uno dei suoi aerei dallo scalo veneziano, cancellerà 6 rotte e ridurrà i voli su ulteriori 6. Il Comune, attraverso le parole di Michele Zuin, assessore al Bilancio, aveva spiegato lo scorso dicembre che l’aumento servirà per «far fronte ai consumi energetici. Le città d’arte, così come quelle ad alta attrazione di turismo e la bellezza che queste esprimono, hanno ingenti costi».

Ryanair cancellerà 6 rotte da Venezia dopo l'aumento di 2,50 euro a persona della tassa d'imbarco
Piazza San Marco, uno dei luoghi simbolo di Venezia (Getty).

Tra le 6 rotte cancellate anche Alghero, Helsinki e Norimberga

Sono già state scelte le 6 rotte da cancellare dal prossimo inverno. Da Venezia non si potrà più volare con Ryanair verso Alghero, Colonia, Bournemouth, Helsinki, Norimberga e Fuerteventura. La compagnia aerea, riferendosi all’aumento della tassa, parla di una decisione che «soffoca la connettività e la crescita e ha un impatto negativo sui veneziani e sull’industria turistica in ripresa». Per questo Ryanair ha deciso di «riallocare la capacità dall’aeroporto Marco Polo di Venezia verso città concorrenti in Spagna e Portogallo che non hanno una tassa così penalizzante ed offrono invece costi di accesso più bassi per stimolare la ripresa e la crescita del turismo».

McGuinness: «Fermate l’aumento della tassa»

Jason McGuinness, Chief commercial officer di Ryanair, ha lanciato una sorta di appello al Comune di Venezia per «fermare con urgenza questo eccessivo aumento delle tasse per evitare ulteriori tagli di capacità che avranno un impatto negativo non solo sull’aeroporto ma anche sulla città». Il dirigente parla di una «illogica e ingiustificata decisione del Comune di Venezia», riferendosi all’aumento fino a complessivi 9 euro. Non è escluso quindi che la società irlandese possa cancellare altre rotte nei prossimi mesi, nel caso in cui l’amministrazione deciderà di proseguire su questa strada senza alcun dietrofront. McGuinness sottolinea che soltanto la «cancellazione della tassa potrà rendere Venezia nuovamente competitiva a vantaggio dell’industria turistica e, in ultima analisi, di tutti i residenti».

Ryanair cancellerà 6 rotte da Venezia dopo l'aumento di 2,50 euro a persona della tassa d'imbarco
Il decollo di un aereo Ryanair (Getty).

Firma di Biden sull’ordine esecutivo per l’estensione accesso alla contraccezione

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden firmerà in queste ore un ordine esecutivo per proteggere ed espandere l’accesso alla contraccezione, dopo che una sentenza della Corte Suprema dello scorso anno aveva annullato il diritto costituzionale all’aborto. Secondo quanto riportato dalla notizia, diffusa da Reuters, il consigliere senior di Biden Jen Klein ha detto ai giornalisti che l’ordine aumenterà le modalità di accesso per le donne alla contraccezione e ne ridurrà i costi.

Biden va verso la firma dell'ordine esecutivo per le misure a sostegno dell'estensione dell'accesso alla contraccezione,
US Presidente Joe Biden (Getty Images).

Biden firmerà ordine esecutivo per estendere l’accesso alla contraccezione

Klein ha affermato che l’ordine impone ai dipartimenti federali di prendere in considerazione la possibilità di richiedere agli assicuratori privati ​​di offrire opzioni di contraccezione ampliate ai sensi dell’Affordable Care Act, coprendo per esempio anche più di un farmaco e semplificando il processo per ottenere assistenza. La politica sulle  misure contraccettive è stata al centro dell’attenzione da quando la Corte Suprema il 24 giugno dello scorso anno ha ribaltato la sentenza Roe v. Wade del 1973. Nell’ultimo anno, Biden ha emesso altri due ordini esecutivi relativi all’aborto: il primo con lo scopo di assistere le donne che hanno bisogno di viaggiare fuori dallo stato per abortire e di garantire che gli operatori sanitari rispettino la legge federale per evitare ritardi; il secondo per salvaguardare l’accesso alle cure per l’aborto e ai contraccettivi, proteggendo la privacy delle pazienti.

Biden ottiene il favore dei maggiori gruppi per i diritti riproduttivi

Nella nota diffusa sull’ordine esecutivo dalla Casa Bianca si legge che «Questa azione si baserà sui progressi già compiuti nell’ambito dell’Affordable Care Act riducendo ulteriormente gli ostacoli che le donne devono affrontare nell’accedere alla contraccezione». La firma dell’ordine esecutivo di Biden «indirizzerà inoltre il governo a prendere in considerazione nuovi modi per rendere la contraccezione da banco a prezzi accessibili. Ciò potrebbe includere la convocazione di farmacie, datori di lavoro e assicuratori per approfondire la questione». I principali gruppi per i diritti riproduttivi, EMILY’s List, NARAL Pro-Choice America e Planned Parenthood Action Fund, hanno annunciato venerdì il loro sostegno ai democratici Biden e Harris per la rielezione nel 2024.

Prigozhin attacca il Cremlino: «Inganna i russi sulla guerra in Ucraina»

La Russia, il presidente Vladimir Putin e il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu sono finiti al centro di un video pubblicato su Telegram dal capo del gruppo di mercenari Wagner, Yevgeny Prigozhin. E ora devono difendersi non soltanto dall’offensiva ucraina, che sembra continuare nonostante le smentite del Cremlino, ma anche dalle accuse del fondatore della milizia paramilitare, che accusa i vertici russi di voler ingannare la popolazione. Prigozhin dichiara che «l’esercito russo si sta ritirando nelle aree di Zaporizhzhia e Kherson, le forze armate ucraine stanno spingendo, ci stiamo lavando con il sangue». Poi attacca il ministero della Difesa: «Sta cercando di ingannare il pubblico».

Il capo della Wagner, Prigozhin, accusa Putin e Shoigu di mentire sulla controffensiva ucraina
Il logo della Wagner (Getty).

Prigozhin sulla controffensiva di Kyiv: «Ci laviamo col sangue»

Nel video il capo della Wagner analizza la controffensiva e dice la sua verità: «L’esercito russo si sta ritirando nelle aree di Zaporizhzhia e Kherson, le forze armate ucraine stanno spingendo, ci stiamo lavando con il sangue. Lo stesso sta accadendo a Bakhmut, il nemico penetrerà sempre più in profondità nella nostra difesa». Parole pesanti che si pongono in netta contrapposizione con quanto affermato nelle scorse ore da Putin e Shoigu. Il presidente e il ministro hanno sempre affermato che l’esercito di Mosca starebbe respingendo ogni attacco e che la controffensiva ucraina è un fallimento. Ma Prigozhin smentisce anche questo aspetto: «Nessuno ha distrutto 60 carri armati Leopard questa è una totale assurdità».

Il capo della Wagner, Prigozhin, accusa Putin e Shoigu di mentire sulla controffensiva ucraina
La stretta di mano tra il presidente Vladimir Putin e il ministro della Difesa Sergej Shoigu (Getty).

Prigozhin contro Shoigu: «Ci sono inganni, due realtà»

Prigozhin poi attacca direttamente il ministro della Difesa russo: «Shoigu vive secondo il principio che la menzogna deve essere enorme perché la gente vi creda. Quindi ci sono inganni. Due realtà». L’invasione russa in Ucraina, per lui, è partita proprio per soddisfare «le ambizioni personali di Shoigu e il desiderio del clan al potere in Russia, che non era soddisfatto del Donbass, di saccheggiare l’Ucraina dopo aver nominato presidente Viktor Medvedchuk». Quest’ultimo è un ex deputato ucraino molto vicino a Putin, evaso dai domiciliari proprio all’inizio dell’invasione e poi consegnato alla Russia in uno scambio di prigionieri. E infine il capo della Wagner torna sulle settimane che hanno preceduto l’inizio del conflitto: «Fino al 24 febbraio 2022 non c’era nulla di straordinario. Ora il ministero della Difesa sta cercando di ingannare il pubblico, cercando di ingannare il presidente e sta raccontando la storia che c’è stata una folle aggressione dall’Ucraina».

West Nile, record di casi nel 2022: cos’è, sintomi e come difendersi

A causa del cambiamento climatico l’Europa rischia un aumento dei casi legati a infezioni trasmesse da zanzare Aades, come Chikungunya, Dengue, West Nile, Zika e febbre gialla. A lanciare l’allarme è l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. E l’Italia è il Paese europeo in cui nel 2022 è stato registrato il numero più alto di casi di West Nile. L’Ecdc ha infatti riportato 723 contagi sui 1112 totali in 11 nazioni europee. Un dato quasi tre volte superiore a quello della Grecia, seconda con 286 casi. Ecco una guida sul metodo di trasmissione, i sintomi e la prevenzione contro la malattia. Il consiglio è però sempre quello di rivolgersi al medico.

West Nile, la guida completa per conoscere il virus

Come si trasmette e quali sono i sintomi

Isolato per la prima volta in Uganda nel 1937, il virus West Nile si trasmette esclusivamente tramite una puntura di zanzara Aedes. Come riporta il sito ufficiale dell’Istituto Superiore di Sanità, un contagio da persona a persona tramite il contatto con un organismo infetto non è possibile. Occhio anche agli animali domestici, in quanto possono contrarlo anche cani, gatti, conigli e soprattutto cavalli. L’incubazione del West Nile dal momento della puntura di zanzara può variare da due a 14 giorni, toccando persino le tre settimane nei soggetti con deficit immunitari. Gran parte dei contagiati non presenta alcun sintomo, ma il 20 per cento delle persone può manifestare febbre, dolori di stomaco, mal di testa, ingrossamento dei linfonodi ed eruzioni cutanee. Solitamente, il malessere dura pochi giorni ma può protrarsi per qualche settimana nei soggetti più fragili.

Record di casi di West Nile in Italia nel 2022. Una guida sul virus trasmesso dalle zanzare, dai sintomi a come difendersi.
Una zanzara Aedes che con le sue punture può causare il West Nile (Imagoeconomica).

Per quanto riguarda i bambini, invece, il sintomo più frequente da West Nile è una febbre leggera, mentre gli adolescenti solitamente presentano febbre mediamente alta oltre ad arrossamento degli occhi, dolori muscolari e mal di testa. La sintomatologia aumenta con l’avanzare dell’età, tanto che i soggetti anziani possono soffrire malesseri più gravi. Questi ultimi riguardano tuttavia meno dell’1 per cento delle persone, circa una su 150. Possono comprendere, oltre a quelli sopracitati, anche disorientamento, disturbi della vista, tremori, torpore e convulsioni, fino a paralisi e coma. Ancor meno probabile un’encefalite letale, che può manifestarsi in un soggetto su mille.

La diagnosi e le misure di prevenzione

Come si nota, i sintomi del West Nile somigliano in gran parte a quelli di un’influenza normale. Prima di allarmarsi, pertanto, si consiglia sempre di rivolgersi al proprio medico di fiducia. Per quanto riguarda la diagnosi del virus, si procede prevalentemente attraverso test di laboratorio (Elisa o Immunoflorescenza) da effettuare su siero e, su indicazione, su fluido cerebrospinale. L’obiettivo è cercare gli anticorpi di tipo Igm, capaci di persistere anche per un anno nei soggetti infetti. I campioni poi raccolti, entro otto giorni dall’insorgenza dei sintomi, potrebbero risultare negativi, pertanto il consiglio è di ripetere il test a distanza di tempo prima di escludere la malattia.

Record di casi di West Nile in Italia nel 2022. Una guida sul virus trasmesso dalle zanzare, dai sintomi a come difendersi.
Una zanzara Aedes che con le sue punture può causare il West Nile (Imagoeconomica).

Al momento, non esiste alcuna terapia per il West Nile. Solitamente i sintomi scompaiono autonomamente con il passare dei giorni. Solamente in casi più estremi si ricorre al ricovero in ospedale per trattamenti con fluidi intravenosi e respirazione assistita. Assente anche un vaccino contro il virus, anche se gli esperti sono al lavoro per sintetizzarne uno il più presto possibile. I medici suggeriscono pertanto misure di prevenzione volte a ridurre l’esposizione alle punture di zanzara. Si consiglia di utilizzare repellenti e indossare pantaloni e camicie a maniche lunghe, soprattutto all’alba e al tramonto. Oltre a mettere le zanzariere alle finestre, si esorta a svuotare i ciotole degli animali, vasi di fiori e contenitori per eliminare l’acqua stagnante.

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Agerola, dodicenne muore dopo caduta su sentiero di montagna

Non sono ancora state confermate le cause della caduta che ha determinato la morte di un ragazzo di soli 12 anni. Il giovane è morto ad Agerola, in provincia di Napoli, mentre percorreva un sentiero sui monti Lattari insieme ai genitori e al nonno. Il minore sarebbe stato accompagnato già privo di vita presso il punto di primo soccorso di via Coppola.

Un ragazzo di soli dodici anni è morto ad Agerola, in provincia di Napoli, dopo essere caduto da un sentiero di montagna.
Ambulanza (Getty Images).

Dodicenne morto dopo la caduta da un sentiero di montagna

Tra le prime ricostruzioni, resta il dubbio se il il dodicenne, al momento della caduta, si trovasse in groppa a un animale o se sia caduto accidentalmente mentre camminava a piedi lungo il sentiero. I familiari sono stati ascoltati al punto di primo soccorso. I carabinieri della sezione investigazioni scientifiche sono intervenuti sul posto, unitamente ai carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia. La salma del ragazzo è stata trasferita in obitorio, a disposizione della Procura di Torre Annunziata, che ha aperto un fascicolo d’inchiesta per fare luce sulla vicenda.

Sangiuliano tutto in famiglia, il premio Agnes, Porro e le altre pillole di giornata

Al via la nuova campagna di raccolta fondi promossa da Anlaids Lazio per finanziare la lotta all’Aids. Nella serata di giovedì 22 giugno è andata in scena a Roma nel complesso monumentale delle Terme di Diocleziano l’annuale charity dinner, la serata di gala per sostenere le attività dell’Associazione nazionale per la lotta contro l’Aids con la partecipazione speciale di Emma Marrone. Quest’anno a coordinare il fundraising è Gianluca De Marchi, nuovo presidente di Anlaids Lazio e amministratore delegato di Urban Vision. Che poi è il compagno di Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura guidato da Gennaro Sangiuliano.

Sangiuliano tutto in famiglia, il premio Agnes, Porro e le altre pillole di giornata
Gianluca De Marchi (Imagoeconomica).

Premio Agnes contro il festival di Spoleto

I vip non hanno avuto dubbi: venerdì sera si va a Spoleto, per il festival dei Due Mondi. E a Roma chi ci rimane? I dipendenti della Rai, visto che nella piazza del Campidoglio è in programma il premio Biagio Agnes, con la figlia Simona che organizza. E dato che ricopre la carica di consigliere d’amministrazione della Rai in quota Gianni Letta, chi lavora a viale Mazzini e a Saxa Rubra non può mancare. Gli altri, invece, sono liberi.

Sangiuliano tutto in famiglia, il premio Agnes, Porro e le altre pillole di giornata
Simona Agnes (Imagoeconomica).

Porro con la tuba ad Ascot

Ascot, il luogo amato da tutti gli appassionati dell’ippica: qui c’è la gara cara alla famiglia reale inglese, con tutta la nobiltà schierata per assistere alle imprese dei cavalli delle proprie scuderie. Chi c’era tra gli italiani? Nicola Porro, che sfoggiava una monumentale tuba calata sulla testa. Visto che non si fa mancare niente, Porro ha anche vinto scommettendo sul cavallo vincente.

Sangiuliano tutto in famiglia, il premio Agnes, Porro e le altre pillole di giornata
Nicola Porro (Imagoeconomica).

Loquenzi, grande festa in Calabria

Amico di Giuliano Ferrara e infatti “fogliante” di lungo corso, conduttore radiofonico targato Rai e tante altre cose ancora: Giancarlo Loquenzi il 18 giugno ha compiuto gli anni, e per questo weekend invita amici e conoscenti ad andare a festeggiarlo in Calabria. Così, nella mattinata di venerdì, ecco torme di gaudenti salite a bordo dei treni diretti verso il Sud, avendo come meta Capo Vaticano. Si preannunciano libagioni indimenticabili e feste sibaritiche. Lontano dal premio Agnes.

Sangiuliano tutto in famiglia, il premio Agnes, Porro e le altre pillole di giornata
Giancarlo Loquenzi (Imagoeconomica).

Giuseppe Conte al Maxxi, ma è il poeta

Appuntamento serale giovedì al Maxxi con Il Cantico dei Cantici, occasione per raccontare i temi dell’amore, della poesia e della fratellanza. Introdotto da Alessandro Giuli, presidente Fondazione Maxxi, ecco Giuseppe Conte. Tranquilli, non era il politico grillino, ma il poeta che ha tradotto la versione ritmica del Cantico riproducendo le sonorità della lingua ebraica.

Ville delle star in vendita

È appena uscita la notizia della vendita della villa, magnifica, di Christian De Sica nell’isola di Capri. Lì lo scrittore D.H. Lawrence lavorò alla stesura di L’amante di Lady Chatterley. Ma le migliore agenzie immobiliari italiane vantano nella lista delle case di lusso numerose regge di proprietà (ancora) di attori. Tutta colpa della crisi del cinema, è evidente…

Douglas Costa e la compagna Mariana Giordano morti per la puntura di una zecca

Sono morti così, a quattro ore di distanza l’uno dall’altro, Douglas Costa, pilota automobilistico di 42 anni e la sua fidanzata Mariana Giordano, di soli 36 anni. A colpirli entrambi è stata una rara malattia infettiva conosciuta come febbre maculosa delle Montagne Rocciose. I due l’avrebbero contratta dopo aver fatto un viaggio nella zona di Campinas, in Brasile, lo scorso 27 maggio, quando Costa stava partecipando all’AMG Cup Brasil, evento targato Mercedes Benz.

Douglas Costa e la compagna Mariana Giordano sono deceduti per le conseguenze del morso di una zecca stellare.
Douglas Costa e Mariana Giordano (foto Facebook)

Costa e la fidanzata morti per un’infezione da zecca

La coppia avrebbe cominciato ad accusare i primi sintomi verso il 3 giugno, manifestando febbre, malessere ed eruzioni cutanee rosse. Nonostante il ricovero in ospedale, per loro non c’è stato nulla da fare. I medici, a causa della sintomatologia manifestata, non sono riusciti a capire immediatamente che si trattava di febbre maculosa della Montagne Rocciose. Questa malattia è diffusa soprattutto in America Latina, meglio conosciuta come morbillo nero o tifo da zecca. Il contagio avviene dopo il morso di una zecca stellare, portatrice del batterio del genere Rickettsia, rimasta in contatto con il corpo ospite per almeno sei ore.

 

Sottomarino scomparso: trovati detriti e parte del telaio nell’area delle ricerche

La notizia sarebbe stata confermata dalla Guardia costiera degli Stati Uniti su Twitter: uno dei veicoli a pilotaggio remoto impegnati nelle ricerche del sommergibile Titan, scomparso domenica 18 giugno durante una escursione organizzata al relitto del Titanic, nell’Oceano atlantico, avrebbe trovato alcuni detriti nell’area in cui si stanno svolgendo le operazioni di soccorso. L’esperto di immersioni David Mearns ha dichiarato alla BBC che i tra i detriti sono stati ritrovati «un telaio di atterraggio e una copertura posteriore del sommergibile».

Secondo quando dichiarato dalla Guardia Costiera degli Stati Uniti, sarebbero stati trovati dei detriti nella zona del sottomarino scomparso.
Sottomarino OceanGate (foto Twitter)

Trovati dei detriti nell’area del sommergibile Titan 

Solo poche ore fa era stata diffusa la notizia sulla fine delle scorte di ossigeno, ma le operazioni di ricerca non si sono mai fermate. Il robot telecomandato sta infatti continuando a perlustrare il fondale, nella speranza di agganciare il Titan. Nella giornata di ieri, mercoledì 21 giugno, i ricercatori hanno sentito dei rumori provenienti da sotto il livello del mare, senza riuscire a identificarne l’origine.

Titan, si teme un’implosione

Secondo quanto riportato dalla BBC, alcuni esperti hanno ipotizzato che il sottomarino potrebbe aver subito una implosione a causa di un cedimento dello scafo. Il sommergibile deve ancora essere localizzato. Attesa una conferenza stampa della Guardia Costiera statunitense.

 

Teramo, bimbo di 3 anni resta chiuso nello scuolabus per 8 ore

Hanno presentato denuncia formale ai carabinieri, i genitori del piccolo di soli 3 anni dimenticato sullo scuolabus per 8 ore: «Chiediamo giustizia affinché quello che è successo a noi non capiti ad altri bambini». Spetterà ora alla procura di Teramo stabilire cosa sia realmente accaduto al bimbo di 3 anni dimenticato sullo scuolabus a Campli, in provincia di Teramo. Il reato ipotizzato è quello di abbandono di minori.

Un bimbo di soli 3 anni è rimasto chiuso per 8 ore all'interno dello scuolabus che avrebbe dovuto portarlo all'asilo.
Scuolabus (Getty images).

Bimbo di 3 anni dimenticato sullo scuolabus per 8 ore, indaga la procura

Secondo le prime informazioni, non ci sarebbero ancora dei nomi iscritti nel registro degli indagati, ma appare chiaro che le persone chiave per ricostruire l’accaduto siano l’autista e l’accompagnatrice dello scuolabus. Il servizio di trasporto è esternalizzato dal Comune di Campli a una società che opera da tempo e diffusamente nel settore e in vari comuni dell’Abruzzo. Il pm ha chiesto ai carabinieri di raccogliere le varie dichiarazioni degli interessati.

Lo sfogo dei genitori del bimbo dimenticato sullo scuolabus

Il padre del piccolo, come riportato da Il Centro, non ha dubbi: «Chi doveva controllare non lo ha fatto. Mio figlio è rimasto per otto ore sullo scuolabus. Per fortuna che erano giorni di brutto tempo e quindi non c’erano temperature alte. Quando si sono accorti di quello che era successo nessuno ha chiamato un’ambulanza, né dato dell’acqua a mio figlio. Il bambino è ora terrorizzato quando percorriamo il tratto di strada del pulmino».

Nessuno si sarebbe accorto del bimbo

Il piccolo si sarebbe addormentato sullo scuolabus, dopo esservi salito attorno alle 8, nel tragitto tra la fermata e l’asilo. Nessuno si sarebbe accorto del bimbo rinchiuso per 8 ore. La zia aveva raccontato sui social «Alle 16 l’assistente e l’autista hanno riportato mio nipote alla mamma dicendo che il piccolo era rimasto 8 ore nello scuolabus, hanno solo saputo dire non denunciateci, il piccolo era disidratato». In attesa delle indagini, l’accompagnatrice è stata sospesa dall’incarico.

 

Cambio cognome per Harry e Meghan, pronti a diventare Spencer

Aumenta la distanza tra Harry e Meghan, e la famigia reale. I Duchi di Sussex vorrebbero infatti cambiare il cognome in Spencer, come Lady Diana. Secondo quanto pubblicato in un’intervista dal royal watcher inglese Tom Bower, la coppia sarebbe già al lavoro con le autorità britanniche per capire come procedere. La direzione è chiara: prendere il più possibile le distanze dalla royal family per avvicinarsi maggiormente all’immagine di Lady Diana, la principessa morta ormai 25 anni fa.

La coppia formata da Harry e Meghan sarebbe pronta a cambiare il proprio cognome in Spencer, come quello della principessa Lady D.
Harry e Meghan (Getty Images).

Harry e Meghan pronti a prendere il cognome di Diana

Secondo le dichiarazioni di Bower, per Meghan essere vista come Lady D «è sempre stato l’obiettivo principale. Diana è sempre stata la sua passione, oltre a essere un’ossessione per Harry. E considerato il silenzio degli ultimi tempi, è chiaro che i Sussex si stanno preparando per qualcosa di grosso». Un passaggio di cognomi che rappresenterebbe uno smacco alla famiglia reale, che ha adottato il cognome Windsor nel 1917, durante il regno di Giorgio V (nonno di Elisabetta) che durante la Prima guerra mondiale lo scelse al posto di Saxe-Coburg and Gotha, giudicato troppo tedesco.

Cimitero dei feti, maxi multa a Roma Capitale e Ama: «No alla diffusione dei dati delle donne»

Il Garante della privacy ha deciso: Roma Capitale e Ama, la società a cui è affidata la gestione dei servizi cimiteriali, saranno sanzionate per aver diffuso i dati delle donne che avevano affrontato un’interruzione di gravidanza, scrivendone i nomi sulle targhette delle sepolture al Cimitero Flaminio. Una violazione del «rigoroso regime di riservatezza» previsto dalla legge 194 del ’78, oltre che del divieto di diffusione dei dati sanitari, che costerà 176 mila euro al Comune e 239 mila euro alla società in-house. Il Garante ha anche richiamato l’Asl Roma 1, chiudendo una vicenda di cui si parla già da quasi tre anni.

Il Garante della privacy ha sanzionato il Comune di Roma Capitale e l'azienda che si occupa dei servizi cimiteriali per aver scritto i nomi delle donne che hanno subito un'interruzione di gravidanza
Peluche e fiori ai piedi della croce di una tomba di un bambino (Getty).

La normativa prevede «le informazioni del defunto sul cippo»

Proprio l’Asl Roma 1 ha trasmesso ai servizi cimiteriali tutta la documentazione, ma questi ultimi hanno violato la normativa. Questa prevede che sulla targhetta vengano indicate le informazioni relative al defunto. Nessun riferimento alle madri, che invece hanno trovato nell’ottobre del 2000 il proprio nome scritto sulle croci. L’azienda sanitaria non dovrà più riportarle nemmeno sulle autorizzazioni al trasporto, alla sepoltura e sui certificati medico legali. Il Garante della privacy nel suo provvedimento specifica altre misure, tra cui la cifratura dei dati o l’oscuramento delle informazioni che identificano le donne.

Crivellini e Mingiardi: «Pronuncia storica del Garante»

Giulia Crivellini e Francesco Mingiardi, avvocati rispettivamente di Radicali Italiani e della causa per la campagna Libera di Abortire, come riportato da Repubblica commentano: «Dopo due anni di denunce, udienze, inchieste giornalistiche nazionali ed internazionali che, con la campagna Libera di Abortire, abbiamo promosso per sostenere le centinaia di donne che dopo aver abortito a Roma hanno scoperto il loro nome su una croce cattolica al Cimitero Flaminio di Prima Porta, oggi viene resa pubblica una pronuncia storica del Garante per la protezione dei dati personali che condanna Roma Capitale al pagamento della somma di 176mila euro per la diffusione illecita di dati relativi alla sfera di riservatezza e salute delle donne, riconoscendo al contempo le responsabilità di Ama e della Asl Roma 1 nella violazione del diritto all’anonimato».

Il Garante della privacy ha sanzionato il Comune di Roma Capitale e l'azienda che si occupa dei servizi cimiteriali per aver scritto i nomi delle donne che hanno subito un'interruzione di gravidanza
Fiori in un cimitero (Imagoeconomica).