Per venerdì 1 maggio 2026 il sindacato Unione Sindacale Italiana (USI-CIT) ha proclamato uno sciopero generale nazionale di 24 ore. La mobilitazione coinvolgerà tutti i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che di quello privato. Ha infatti un carattere definito “onnicomprensivo”, il che significa che ogni comparto è interessato e ogni lavoratore e lavoratrice è chiamata all’astensione dal lavoro. In particolare, come cita la fonte USI-CIT, si fermano gli uffici comunali, gli sportelli amministrativi, i servizi locali e le attività commerciali. Anche sul fronte trasporti potranno esserci disagi, con l’adesione che potrebbe variare a seconda delle realtà locali e dei singoli accordi aziendali.
Le fasce di garanzia
Nonostante si tratti di uno sciopero generale che interessa tutta Italia da Nord a Sud, sono garantite alcune fasce orarie che rimarranno comunque operative, ovvero dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21. Come sempre avviene in questi casi, saranno regolarmente operativi i servizi di emergenza, pronti soccorsi e assistenze sanitarie. Chi si vuole spostare in treno, autobus o in metropolitana, è invitato a controllare eventuali cancellazioni o variazioni d’orario sui siti ufficiali.
La gup di Milano Giulia Marozzi ha rinviato a giudizio Marcello Dell’Utri e la moglie Miranda Ratti per la vicenda dei 42 milioni di euro ricevuti da Silvio Berlusconi attraverso otto bonifici tra il 2012 e il 2021, donazioni perlopiù giustificate dall’ex premier come aiuto per spese legali e personali. La prima udienza del processo si terrà il 9 luglio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale.
Marcello Dell’Utri (Imagoeconomica).
Perché Dell’Utri è finito a processo
Dell’Utri è finito a processo perché, essendo già condannato in via definitiva per concorso in associazione mafiosa, ha in base alla legge Rognoni-Della Torre l’obbligo di comunicare le sue variazioni patrimoniali. Nell’ambito dell’inchiesta che lo vedeva indagato a Firenze per strage e associazione mafiosa, gli inquirenti hanno rilevato una serie di donazioni (da parte di Berlusconi) per un totale di 42 milioni, che appunto l’ex senatore di Forza Italia non aveva dichiarato al Fisco e agli organi competenti. Da qui l’apertura di un altro procedimento nei suoi confronti, che è stato poi trasferito da Firenze a Milano a marzo del 2025 per competenza territoriale. Su una parte della somma è già scattata la prescrizione.
Prende il via mercoledì 29 aprile 2026, sul canale unico 550 di San Marino Rtv, la trasmissione Point Break, il punto di rottura, il nuovo appuntamento settimanale dedicato all’attualità politica ed agli scenari internazionali. Andrà in onda alle 22.30 con la conduzione di Monica Giandotti e Daniele Ruvinetti. Per 10 puntate, il programma offrirà analisi e confronto sui principali fatti di politica interna ed estera, con spazio anche alle tendenze social del momento, analizzate ed interpretate per coglierne l’impatto sul dibattito pubblico. Elemento distintivo della trasmissione sarà il coinvolgimento degli studenti della Scuola di giornalismo della Luiss Guido Carli, che nel corso di ogni puntata proporranno domande, osservazioni e commenti, arricchendo il confronto con lo sguardo delle nuove generazioni.
Bergamini e Parsi tra gli ospiti della prima puntata
Per l’esordio del 29 aprile sarà in studio Debora Bergamini, vicesegretaria di Forza Italia e responsabile Esteri del partito, chiamata ad analizzare i nuovi assetti internazionali e le traiettorie di rinnovamento del suo partito. A seguire l’intervento di Vittorio Emanuele Parsi, politologo, tra i più autorevoli studiosi di geopolitica e relazioni internazionali. Nella parte finale della trasmissione, il confronto sarà affidato a due voci di primo piano del panorama culturale italiano, ovvero Giovanni Orsina, politologo e direttore della School of government della Luiss Guido Carli, e Michela Ponzani, storica, autrice di numerosi saggi e studi sulla Resistenza e sull’Italia repubblicana. Attraverso le loro competenze, il programma proporrà una lettura trasversale del crescente clima di odio che attraversa le società occidentali, dalla radicalizzazione del confronto pubblico fino alla crisi del dialogo democratico.
Le autorità di Pechino hanno annunciato lo stop all’accordo che avrebbe portato Meta ad acquisire per 2 miliardi di dollari la piattaforma cinese di intelligenza artificiale Manus. In un breve comunicato pubblicato sul proprio sito web, la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (ossia il principale organo di pianificazione economica della Repubblica Popolare) si è limitata a spiegare di aver «vietato l’investimento straniero» in Manus e di aver richiesto alle parti coinvolte di annullare l’operazione.
Il lancio di Manus è avvenuto a marzo 2025
Progettato per operare come un “dipendente digitale” capace di pianificare e portare a termine compiti complessi seguendo pochi input iniziali, Manus è stato lanciato a marzo del 2025 dalla startup Butterfly Effect (parte di Beijing Butterfly Effect Technology), con sede a Singapore. Nel giro di pochissimo tempo l’IA agentica era “esplosa” grazie a un video dimostrativo diventato virale sui social cinesi. Alla fine dell’anno scorso Meta aveva annunciato l’acquisizione di Manus per integrarne le capacità nei propri prodotti, incluso Meta AI, mantenendo anche il servizio come offerta separata. Ora lo stop da parte di Pechino.
Gli ex premier israeliani Naftali Bennett e Yair Lapid hanno annunciato di aver fuso i rispettivi partiti – Bennet 2026 e Yesh Atid– in un’unica formazione politica chiamata Yachad (Insieme), con l’obiettivo di sfidare e spodestare Benjamin Netanyahu. Già nel 2021 lo mandarono all’opposizione rompendo una presa sul Paese che durava ininterrotta dal 2009 guidando congiuntamente – alternandosi alla carica di premier secondo un accordo di rotazione – una coalizione con all’interno otto formazioni politicamente diverse, compreso il partito arabo Ra’am guidato da Mansour Abbas. L’operazione non durò molto, tanto che l’anno successivo la maggioranza saltò e Bibi tornò alla guida dello Stato ebraico. Da allora, il centrista Lapid ha ricoperto il ruolo di leader dell’opposizione, Bennett si è preso una pausa dalla politica.
Una mossa che «riunisce il blocco riformista»
L’alleanza fra i due leader è stata firmata nella serata di sabato 25 aprile. «Una mossa che riunisce il blocco riformista, ponendo fine alle lotte interne e consentendo di concentrare gli sforzi su una vittoria decisiva alle prossime elezioni, per poi guidare Israele verso le riforme necessarie», hanno affermato i due politici durante la conferenza stampa organizzata per lanciare l’iniziativa. Il tentativo evidente è quello di unire un’opposizione frammentata che sembra comunque avere poco in comune oltre la comune ostilità verso Netanyahu.
Come se non bastasse la terza mancata qualificazione ai Mondiali di fila, il calcio italiano si trova ad affrontare un altro scandalo: al centro (ancora) gli arbitri. Il designatore di Serie A e B Gianluca Rocchi, indagato dalla procura di Milano, avrebbe interferito in modo illecito sulle decisioni della sala Var di Lissone e scelto direttore di gara “graditi” all’Inter per le gare dei nerazzurri. Cosa sappiamo.
Perché Rocchi è indagato per frode sportiva
Rocchi, che si è autosospeso, è indagato dal pm della Procura di Milano Maurizio Ascione per concorso in frode sportiva. Avrebbe “combinato” le designazioni di due gare dell’Inter nel 2025: quella in trasferta a Bologna in campionato e il derby di ritorno di Coppa Italia col Milan, assegnandole rispettivamente a Andrea Colombo (gradito al club nerazzurro) e Daniele Doveri (sgradito, per «assicurare all’Inter direzioni di gara diverse per l’eventuale finale di Coppa Italia e per il resto delle partite di A»). Inoltre avrebbe violato il protocollo Var durante Udinese-Parma, sempre nella stagione 204/25.
Gianluca Rocchi (Ansa).
Al di là di come siano effettivamente andate le partite (l’Inter perse a Bologna), la questione delle designazioni “pilotate” è facile da capire: il punto è dimostrare se davvero Rocchi sia stato indirizzato in qualche modo dal club nerazzurro. Per quanto riguarda l’altra accusa, in occasione di Udinese-Parma del primo marzo 2025 il supervisore Rocchi, «in concorso con altre persone, durante lo svolgimento della partita» avrebbe condizionato l’addetto Var Daniele Paterna per fare in modo che l’arbitro Fabio Maresca chiedesse l’on field review, ritenendo ci fosse da assegnare un calcio di rigore a favore dei friulani. La tesi della Procura è che Paterna, secondo cui non c’erano gli estremi per l’on field review, abbia avuto indicazioni da Rocchi al di là del vetro della sala Var. Come? Tramite una bussata. E c’è un video che lo dimostrerebbe. Repubblica, addirittura, scrive addirittura che Rocchi avrebbe ideato gesti e segnali per suggerire ai varisti come comportarsi in determinate occasioni. Tutto questo mentre nel centro di Lissone i varisti avrebbero dovuto essere tenuti al riparo da ogni ingerenza esterna: da qui l’ipotesi di frode sportiva.
Iscritto nel registro anche il supervisore Gervasoni
Rocchi non è l’unico indagato. La Procura di Milano ha iscritto nel registro anche il supervisore Andrea Gervasoni, anche lui per frode sportiva e sempre per un’interferenza in sala Var, avvenuta in occasione di una partita di Serie B: Salernitana-Modena, marzo 2025. Nell’avviso di garanzia si legge che, «alla concessione del calcio di rigore a favore della squadra emiliana da parte del direttore di gara Antonio Giuia incalzava e sollecitava l’addetto Var Luigi Nasca affinché questi lo all’on field review «ai fini della decisione iniziale sull’episodio». Anche Gervasoni si è autosospeso.
Paterna indagato per falsa testimonianza: il video che lo “incastra”
È poi indagato, ma per false informazioni, anche il già citato Paterna: convocato come testimone dal pm, ha negato ingerenze esterne, ma c’è un video in cui si vede che si gira di scatto verso un punto esterno alla sala Var e dire: «È rigore?», prima di chiamare Maresca all’on field review. Repubblica scrive che sarebbero poi indagati anche Nasca, Var in Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025 ma anche in Inter-Verona del 6 gennaio 2024 in cui non fu sanzionata una gomitata del difensore nerazzurro Alessandro Bastoni a Ondrej Duda, pochi secondi prima della rete dei padroni di casa; e Rodolfo Di Vuolo, Avar della seconda gara.
Le indagini scattate dopo un esposto dell’ex assistente arbitrale Rocca
Le indagini sono scattate dopo un esposto inviato dall’ex assistente arbitrale Domenico Rocca (è stato dismesso nella scorsa stagione) alla Commissione Arbitrale Nazionale per denunciare gravi irregolarità nella gestione di Rocchi, tra cui episodi di mobbing. «Chi di spada ferisce, di spada perisce», ha scritto sui social dopo l’iscrizione del designatore nell’elenco degli indagati. Dopo la denuncia di Rocca, Antonio Zappi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA), ha inoltrato la segnalazione alla procura della Figc e subito dopo c’è stato un cambio di regolamento: da allora chiunque si rechi nella sala Var di Lissone è tento a inviare una relazione in cui descrive le attività svolte. Secondo quanto risulta dalle indagini, nessuno della squadra di Rocchi ci sarebbe più andato. A mettere nel mirino la conduzione sospetta di Inter-Verona è stato invece l’esposto di un tifoso gialloblù, l’avvocato Michele Croce.
Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter (Ansa).
Marotta: «Non abbiamo arbitri graditi o non graditi»
«Noi abbiamo appreso tutto dalla stampa. Le dichiarazioni e i comunicati che sono usciti ci meravigliano. Sappiamo di avere agito nella massima correttezza. Questa è la cosa più importante e che deve tranquillizzare tutti i tifosi», ha dichiarato Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter, aggiungendo: «Di certo non abbiamo arbitri graditi e direttori di gara non graditi. Sono certo che l’Inter rimarrà estranea alla vicenda». E poi: «Lo scorso anno abbiamo avuto decisioni avverse e poi acclarate successivamente dai vertici arbitrali: penso per esempio al rigore non dato su Yann Bisseck in occasione di Inter-Roma».
L’Iran avrebbe presentato agli Stati Uniti una nuova proposta per la riapertura dello Stretto di Hormuz e per l’avvio di colloqui sul programma nucleare di Teheran in una fase successiva. Lo riporta Axios. Secondo le fonti, la nuova proposta sarebbe stata presentata agli Usa tramite i mediatori pakistani. «La diplomazia è in una fase di stallo e la leadership iraniana è divisa su quali concessioni sul nucleare debbano essere messe sul tavolo. La proposta iraniana aggirerebbe questo problema, puntando a un accordo più rapido», osserva Axios. La proposta «si concentra sulla risoluzione della crisi relativa allo Stretto e al blocco statunitense. Come parte di questo accordo, il cessate il fuoco verrebbe esteso per un lungo periodo oppure le parti si accorderebbero su una fine definitiva della guerra». Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovrebbe tenere lunedì un incontro sull’Iran con i suoi principali collaboratori per la sicurezza nazionale e la politica estera per discutere dello stallo nei negoziati e dei possibili prossimi passi.
Almeno 2.400 i marittimi bloccati nello Stretto di Hormuz
Secondo un’associazione di categoria delle compagnie di navigazione petrolifera, ripresa dalla Bbc, sono circa 2.400 i marittimi che sono rimasti bloccati su oltre 105 petroliere nello Stretto di Hormuz, chiuso al traffico marittimo. Tim Wilkins, direttore generale dell’associazione di categoria dei trasportatori di petroliere Intertanko, ha spiegato che a bordo si registrano «un’enorme quantità di ansia, stress e stanchezza, poiché gli equipaggi devono gestire le provviste di base, tra cui cibo e acqua, e svolgere compiti pratici come la rimozione dei rifiuti». Senza contare l’incertezza in merito a quando potranno tornare a casa.
La Procura di Pavia ha chiesto la revisione del processo in cui Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. Lo ha confermato la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, al termine dell’incontro di questa mattina con il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone. Per i pm sulla scena del crimine c’era Andrea Sempio, indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.
Perché la Procura di Pavia chiede la revisione
Al centro dell’incontro andato in scena a Milano la chiusura delle indagini, atto che di norma prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, ma anche l’eventualità di un’istanza di revisione per Stasi, da presentare alla Corte d’Appello di Brescia. Sono diversi gli elementi emersi nella nuova inchiesta che hanno portato la Procura di Pavia a fare questo passo. I consulenti dei pm hanno attribuito a Sempio l’impronta palmare numero 33 repertata sulle scale dove venne gettato il corpo di Poggi. E sono compatibili sempre con Sempio le tracce di Dna sulle unghie della vittima. Inoltre, la consulenza medico-legale firmata dall’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo sposterebbe l’orario dell’omicidio più tardi della ristretta finestra temporale tra le 9:12 e le 9:35, scagionando di fatto Stasi. Per i pm di Pavia l’unica persona condannata (in carcere dal 2015) è entrata nella villetta dei Poggi solo quando ha scoperto il corpo di Chiara e sulla scena del delitto, invece, ci sarebbe stato Sempio.
Chiara Poggi e Andrea Sempio (Ansa).
Nanni: «Non sarà uno studio né veloce né facile»
Nelle prossime settimane la Procura di Pavia trasmetterà alla Procura generale di Milano un’informazione sulla nuova inchiesta. I pm del capoluogo lombardo, a quel punto, valuteranno se chiedere ulteriori atti, ai fini di un’eventuale revisione del processo di Stasi. «Non possiamo sbilanciarci in alcun modo, dobbiamo ovviamente prima studiare le carte. Non sarà uno studio né veloce né facile», ha dichiarato Nanni.
Depositati gli audio su un possibile depistaggio
Intanto, lo Studio Legale Gasperini Fabrizi oggi ha depositato in Procura a Milano alcuni audio, che farebbero riferimento a una presunta pista alternativa e, soprattutto, a un possibile depistaggio nella nuova inchiesta.
In occasione del business forum Italia-Kenya, organizzato dal ministero degli Esteri e da Agenzia Ice, Sace, Simest (Gruppo Cdp) e Assomac – Associazione nazionale dei costruttori italiani di tecnologie per calzature, pelletteria e conceria – hanno firmato un accordo volto a promuovere iniziative congiunte a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese italiane, con un focus sulle aziende attive nelle tecnologie e nei componenti per i settori della calzatura, pelletteria e conceria. La firma si inserisce nel quadro dei lavori del forum, dedicato in particolare ai comparti infrastrutture, energia e connettività, agroindustria e pelle, innovazione e finanza.
La collaborazione è finalizzata a realizzare attività ed eventi promozionali congiunti
L’intesa nasce con l’obiettivo di accompagnare la crescita internazionale delle imprese italiane della filiera, favorendo nuove opportunità di export e investimento in Kenya e in altri Paesi africani di comune interesse. L’accordo punta a mettere a sistema competenze, strumenti e capacità di filiera per sostenere i processi di internazionalizzazione del comparto e valorizzare il contributo delle tecnologie italiane allo sviluppo di filiere produttive sempre più strutturate e competitive. Nel dettaglio, la collaborazione sarà finalizzata a promuovere sinergie tra strumenti e iniziative, realizzare attività ed eventi promozionali congiunti e favorire un costante scambio di informazioni attraverso incontri periodici di formazione, informazione e approfondimento. L’obiettivo comune è rafforzare la competitività internazionale delle imprese italiane e sostenerne l’accesso a nuovi mercati, anche attraverso un’azione coordinata sui territori e lungo le filiere di riferimento.
Pignotti: «Kenya mercato strategico per le imprese italiane»
Queste le dichiarazioni di Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace: «Il Kenya rappresenta per le imprese italiane un mercato di crescente interesse strategico e un punto di accesso rilevante all’Africa orientale. Con questo accordo vogliamo accompagnare la crescita internazionale delle nostre imprese, mettendo a sistema competenze, strumenti e capacità di filiera in un settore di eccellenza del Made in Italy. L’iniziativa si inserisce pienamente nello spirito del Piano Mattei, di cui il Kenya è uno dei Paesi prioritari, e conferma il nostro impegno nel sostenere percorsi di crescita condivisa e duratura con il continente africano, rafforzato dal lancio della task force Africa di Sace».
De Pedys: «Gli investimenti guardano anche allo sviluppo dei territori»
Gli ha fatto eco il presidente di Simest Vittorio De Pedys: «L’Africa rappresenta oggi uno dei principali motori di crescita a livello globale, un continente dinamico e in forte evoluzione, che offre opportunità significative per le imprese italiane pronte a investire in innovazione, sostenibilità e sviluppo di filiere produttive locali. In questo scenario, il Kenya si conferma un hub strategico per l’Africa orientale, grazie al suo ruolo chiave nei processi di sviluppo industriale e alla crescente attrattività per investimenti internazionali. In questo contesto, Simest è già attivamente impegnata attraverso la misura Africa del Piano Mattei, con l’obiettivo di supportare concretamente i progetti di internazionalizzazione e rafforzare la presenza del sistema produttivo italiano nei mercati africani. Un impegno che si fonda su un approccio responsabile e di lungo periodo. Gli investimenti italiani guardano infatti non solo alla crescita economica, ma anche allo sviluppo dei territori, al rafforzamento delle competenze e alla valorizzazione delle forze lavoro locali. L’accordo siglato si inserisce pienamente in questa direzione. Una collaborazione istituzionale che mette a sistema competenze e strumenti per accompagnare le imprese in un percorso di crescita strutturata, contribuendo allo sviluppo di uno dei territori con il più alto potenziale a livello globale».
Bergozza: «Modello di riferimento per l’evoluzione del settore»
Così infine Mauro Bergozza, presidente di Assomac: «Con questa intesa rafforziamo un modello di collaborazione che integra tecnologie, competenze dell’impresa italiana e strumenti finanziari a supporto dei processi di internazionalizzazione. Il nostro impegno è contribuire allo sviluppo di filiere produttive strutturate e competitive, valorizzando il ruolo delle tecnologie e dei macchinari made in Italy nella trasformazione industriale e nella creazione di valore aggiunto lungo l’intera catena di valore della pelle. In Kenya proseguiamo la nostra azione, avviata attraverso un intenso lavoro congiunto con istituzioni e organizzazioni di settore nazionali e keniane, per favorire l’avanzamento industriale del comparto, riconoscendo nella tecnologia un asset strategico essenziale per lo sviluppo dei sistemi produttivi. Guardando a un orizzonte più ampio, il percorso intrapreso può rappresentare un modello di riferimento concreto per l’evoluzione del settore pelle nel continente africano, contribuendo alla crescita di filiere locali sempre più all’avanguardia e al potenziamento delle opportunità di presenza sui mercati internazionali».
I trattori in piazza. I leader sul rooftop vista Duomo dopo la cena da Cracco. La manifestazione dei Patrioti europei a Milano si era aperta con il corteo dei trattori a guidare la protesta del popolo leghista contro i vincoli economiciimposti dall’Unione europea. L’iniziativa, Senza paura. In Europa padroni a casa nostra, nelle intenzioni di Matteo Salvini, avrebbe dovuto dare una “sveglia” a Bruxelles, una sorta di ultimatum a favore della sospensione del patto di stabilità, per tutelare «giovani e lavoratori che combattono contro le regole assurde» imposte dalla «coppia malefica di Fmi e Ue». Un obiettivo ambizioso, se non impossibile.
Cena stellata da Cracco per big e delegati
L’altra finalità, più concreta e semplice, è invece stata raggiunta: fare trascorrere una due giorni ‘elegante’ ai partecipanti al raduno, interamente spesata dal gruppo a Strasburgo, con tanto di buffet-briefing sul rooftop The Dome vista Duomo prima del comizio, e cena stellata della vigilia – il 17 aprile – da Cracco, in Galleria Vittorio Emanuele II.
Una cinquantina i commensali, per un menù elaborato: uovo soffice asparagi e pisello (52 euro sulla carta), riso mantecato allo zafferano, sugo dell’orto e gremolada (una versione rielaborata di un piatto a 48 euro sul menù), Salmerino in crosta (una versione per due, 140 euro sul menù) e, per chiudere, colomba con mascarpone. Il tutto innaffiato dai vini dell’azienda agricola Rosa Fanti – moglie di Carlo Cracco – La Ciola 2022 e Colle Giove 2020 (44 euro a bottiglia sull’e-commerce di Cracco). Più low profile il brindisi, con un semplice Moscato d’Asti Saracco 2025.
Il selfie di Wilders con Salvini e Borchia
Il ristorante si trova al primo piano della Galleria e offre tre sale, due privé e un ‘fumoir’, «luogo d’altri tempi in stile Art Deco, messo in risalto da pareti rivestite da un filato metallico verde muschio», si legge sul sito. Sous chef Luca Sacchi, restaurant manager Christian Proserpio. I leader europei sembrano aver apprezzato, come testimonia il selfie scattato da Geert Wilders prima della cena in cui compare insieme a Salvini e, sullo sfondo, il capo delegazione della Lega a Strasburgo, Paolo Borchia.
Il selfie pubblicato da Geert Wilders sul suo profilo Instagram.
Il giorno dopo, prima della manifestazione di piazza, ai dirigenti leghisti è stato dato appuntamento al The Dome rooftop, che offre una vista mozzafiato sulla piazza, per un buffet con le delegazioni straniere. Si tratta della terrazza dell’Odsweet hotel, «primo sweet hotel al mondo», che si trova in piazza Duomo. Si tratta di un hotel 4 stelle superior dal design ispirato ai dolci dei marchio partner con stanze arredate sulle «tonalità rosa marshmallow e marrone cioccolato».
Nemmeno il tempo di insediarsi come sottosegretario alla Cultura (e vicesindaco di Palermo) Giampiero Cannella è già finito al centro di un caso, già noto: quello dei contributi erogati dal Mic ai film considerati meritevoli, dai quali è stato escluso il documentario su Giulio Regeni. Come ha ricostruito da La Stampa, la commissione ministeriale ha infatti finanziato con 600 mila euro il film Tf45 – Kilo Point, tratto dal quasi omonimo romanzo Task Force 45 – Scacco al califfo, scritto proprio dal meloniano Cannella.
Il regista è stato elogiato da Meloni per un film sulle foibe
La pellicola, così come il romanzo da cui è stata tratta la sceneggiatura, racconta le operazioni di un’élite delle forze armate italiane contro il network terroristico di Al Qaeda, Isis e talebani in Afghanistan. Il regista? Maximiliano H. Bruno, elogiato in passato da Giorgia Meloni per Red Land (Rosso Istria), film sulle foibe. Altro curioso particolare: la task force protagonista di Tf45 – Kilo Point è quella che nel 2006 fu guidata da Roberto Vannacci.
Giampiero Cannella e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
Il Pd e il M5s annunciano un’interrogazione parlamentare
La storia è subito approdata in Parlamento: nel corso della seduta fiume sul decreto Sicurezza, il deputato Pd Andrea Casu ha annunciato che chiederà conto «in altre sedi di questa situazione, perché è fondamentale comprendere quali siano i criteri con cui vengono assegnate le risorse pubbliche in Italia». La senatrice dem Cecilia D’Elia, capogruppo del Pd in Commissione Cultura, e il collega Francesco Verducci, componente dello stesso organismo, hanno annunciato un’interrogazione parlamentare al ministro Alessandro Giuli e a Meloni. E lo stesso ha fatto il M5s tramite il deputato Gaetano Amato, che ha parlato di «azione predatoria» di Fratelli d’Italia nella cultura e nel cinema, che «non smette di offrire ogni giorno dettagli sempre peggiori».
Dalla pittura alla scultura, dalla fotografia all’arte digitale, dalla performance al design e alla moda, Acea e Valore Italia lanciano il premio Acea contemporanea, un progetto che mette al centro l’arte e la cultura come leve strategiche per generare impatti concreti e duraturi sui temi Esg. Fulcro dell’iniziativa è l’acqua, risorsa vitale ma non infinita. Il premio nasce per attivare un dialogo autentico tra impresa e creatività artistica, valorizzando il talento delle nuove generazioni e arricchendo la collezione corporate di Acea con opere capaci di interpretare in chiave contemporanea uno dei temi più cruciali per il nostro futuro. Il concorso è rivolto a studentesse, studenti e neodiplomati dell’Accademia di Belle arti di Roma, di Accademia italiana e di Sae Institute, chiamati a riflettere sul valore dell’acqua come bene prezioso, oggi al centro di profonde criticità ambientali, sociali ed economiche. Le opere saranno una sintesi del rapporto tra uomo, natura e risorsa idrica, esplorando temi come la scarsità, l’inquinamento, il cambiamento climatico, la gestione responsabile e le disuguaglianze nell’accesso all’acqua.
Le opere finaliste faranno parte di una mostra collettiva permanente presso Acea Heritage
Gli studenti selezionati vivranno esperienze immersive con visite guidate agli acquedotti romani e a una centrale idroelettrica, luoghi simbolo della storia e dell’innovazione legate alla gestione dell’acqua. Questi momenti costituiranno una fonte diretta di ispirazione per la realizzazione delle opere. I vincitori del concorso riceveranno da Acea un premio in denaro, assegnato da una giuria composta da rappresentanti di Acea, curatori e critici d’arte, a sostegno delle spese universitarie e di formazione dei giovani artisti. Le opere finaliste, selezionate attraverso bandi interni delle istituzioni coinvolte, entreranno a far parte di una mostra collettiva permanente presso Acea Heritage, il nuovo spazio espositivo nella storica sede di Piazzale Ostiense – un luogo in cui visione, innovazione e memoria dialogano per costruire il futuro. L’apertura della mostra, con la premiazione dei vincitori, si svolgerà martedì 19 maggio 2026 nell’ambito delle Giornate del Made in Italy, iniziativa promossa del ministero delle Imprese e del Made in Italy per valorizzare l’eccellenza produttiva, la creatività e l’innovazione delle imprese italiane. Nelle giornate di sabato 23 e domenica 24 maggio 2026 sarà possibile visitare la mostra presso lo spazio espositivo di Acea Heritage con la guida di alcuni degli studenti che hanno realizzato le opere.
Sede Acea (Acea).
Amura: «Così i giovani vengono connessi con il mondo produttivo»
«Questo progetto conferma quanto la formazione sia oggi un motore fondamentale per lo sviluppo culturale e professionale dei giovani», ha dichiarato Salvatore Amura, amministratore delegato di Valore Italia. «Le accademie rappresentano luoghi privilegiati in cui talento, creatività e competenze si incontrano e si trasformano in valore concreto. Il nostro impegno è accompagnare questi percorsi, offrendo ai giovani artisti opportunità reali di crescita e connessione con il mondo produttivo, affinché possano esprimere pienamente il proprio potenziale e contribuire in modo attivo al futuro del Paese».
Accurso: «La creatività diventa uno strumento per condividere cultura e responsabilità»
«Per Accademia italiana, la partecipazione al premio Acea contemporanea è la conferma di un approccio didattico che ha sempre cercato il contatto con i territori e con le eccellenze che questi esprimono», ha dichiarato Nicola Accurso, managing director di Ad Education Italy. «Portare la ricerca e la sperimentazione artistica a confrontarsi con temi impattanti e attuali, come il ruolo dell’acqua per le comunità e per il futuro del pianeta, è esattamente il tipo di tema in cui la creatività diventa strumento di condivisione di cultura e di responsabilità. Siamo orgogliosi che anche gli studenti di Sae Institute siano parte di questa iniziativa. È la dimostrazione di come le istituzioni del gruppo Ad Education sappiano essere protagoniste sulla scena della creatività contemporanea, ciascuna con la propria identità, tutte con una visione condivisa».
Sede Acea (Acea).
Casorati: «L’arte stimola il dibattito e la riflessione collettiva»
«Nel panorama contemporaneo, l’arte si afferma in maniera sempre più chiara come uno strumento di conoscenza e di riflessione sul mondo e sulle questioni più urgenti del presente», ha dichiarato Cecilia Casorati, direttrice dell’Accademia di Belle arti di Roma. «L’arte è uno strumento di ricerca e un linguaggio di relazione, capace di evidenziare temi complessi e controversi e di stimolare il dibattito e la riflessione collettiva. Gli studenti dell’Accademia, con entusiasmo, hanno aderito all’eccellente iniziativa di Acea, dimostrando con le loro opere come la formazione artistica sia un percorso di crescita personale ma soprattutto un metodo che contribuisce a accrescere la consapevolezza di tutti».
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è atteso a Islamabad in serata con una piccola delegazione di Teheran. Lo riferiscono fonti governative pachistane, che danno ormai come vicino un secondo round di negoziati di pace a tra Stati Uniti e Iran, a seguito di colloqui con la squadra di mediazione. L’agenzia di stampa iraniana Irna ha intanto confermato che Araghchi si recherà in visita a Islamabad e poi anche a Muscat e Mosca, senza però specificare se in occasione della tappa in Pakistan incontrerà anche rappresentanti americani: «L’obiettivo di questo viaggio sono consultazioni bilaterali, discussioni e colloqui sulle trasformazioni in corso nella regione, nonché sull’ultima situazione della guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime israeliano contro l’Iran».
Mohammad Bagher Ghalibaf (Ansa).
Ghalibaf avrebbe lasciato la guida della squadra negoziale
Intanto, Iran International riporta che il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf si sarebbe dimesso da capo della squadra negoziale, a causa di disaccordi interni. A Ghalibaf, costretto a fare un passo indietro, sarebbe stato recriminato di aver tentato di includere la questione nucleare nei colloqui con Washington. Al suo posto potrebbe subentrare Saeed Jalili, rappresentante ultraintegralista della Guida Suprema Mojtaba Khamenei presso il Consiglio supremo di sicurezza nazionale. Ma c’è chi ritiene che a sostituire Ghalibaf sarà Araghchi.
L’Hotel Serena a Islamabad (Ansa).
Islamabad è blindata da giorni in attesa dei nuovi colloqui
Islamabad, dove è già presente un team logistico e di sicurezza statunitense, è blindata da diversi giorni in attesa della ripresa dei negoziati: come evidenzia la Bbc, è il sesto giorno con chiusure di strade, mercati e banche, come una sorta di lockdown, e non ci sono notizie di ritorno alla normalità. Al Jazeera parla di «alta probabilità di svolta», vista la partenza della delegazione dell’Iran. Le Forze armate americane, in questa fase di stallo, starebbero però mettendo a punto piani che prevedono di colpire le capacità iraniane nello Stretto di Hormuz, nel caso in cui dovesse saltare il cessate il fuoco. Lo riporta la Cnn.
Benjamin Netanyahu ha annunciato di essere guarito da un tumore alla prostata. L’annuncio è arrivato tramite un post su X nel giorno in cui è stata pubblicata la valutazione annuale del suo stato di salute. Il primo ministro israeliano ha ricostruito personalmente le fasi della malattia, raccontando di essere stato operato un anno e mezzo fa per un ingrossamento benigno della prostata. Poi, nell’ultimo controllo, la scoperta di «un minuscolo alone di meno di un centimetro che, dagli esami, è emerso che si trattava di uno stadio iniziale molto precoce di tumore maligno, senza alcuna diffusione o metastasi». Davanti alla scelta se «convivere con esso, come fanno molti» o sottoporsi a cure per «eliminare il problema” ha optato per la seconda strada».
היום התפרסם הדו״ח הרפואי השנתי שלי.
ביקשתי לעכב את פרסומו בחודשיים כדי שהוא לא יפורסם בשיא המלחמה על מנת שלא לאפשר למשטר הטרור באיראן להפיץ עוד תעמולת כזב נגד ישראל.
אני מבקש לשתף אתכם בשלושה דברים:
1 – ברוך השם, אני בריא.
2 – אני בכושר גופני מצויין.
3 – הייתה לי בעיה…
— Benjamin Netanyahu – בנימין נתניהו (@netanyahu) April 24, 2026
«Grazie a Dio ho sconfitto anche questo»
«Ho subito un trattamento mirato che ha eliminato il problema senza lasciarne traccia», ha evidenziato Netanyahu spiegando di essersi sottoposto a sedute di radioterapia mentre continuava a lavorare. «L’alone è scomparso completamente. Grazie a Dio, ho sconfitto anche questo». Il premier ha altresì aggiunto di aver chiesto che la pubblicazione del rapporto sulle sue condizioni di salute fosse posticipata di due mesi «affinché non venisse diffusa al culmine della guerra, per non consentire al regime terroristico iraniano di diffondere altra propaganda menzognera contro Israele».
Ormai c’è la fila: gli eredi dei grandi del passato chiamati per “valorizzare” le politiche del governo di Giorgia Meloni e delle Regioni guidate dal destra-centro continuano a dire no. Una contestazione cominciata con la famiglia di Enrico Matteiche non vuole vedere il cognome del patron dell’Eni accostato al progetto per l’Africa della premier. Adesso anche gli eredi di Gio Ponti puntano i piedi: il nipote del grande architetto Salvatore Licitra, curatore dei Gio Ponti Archives, e Paolo Rosselli, altro nipote che cura l’archivio epistolare, hanno inviato una diffida formale a Regione Lombardia e all’Adi (Associazione design industriale, di cui Ponti fu tra i fondatori) perché affermano di non essere stati consultati in merito alla convenzione siglata tra Regione e Adi per creare uno spazio espositivo Gio Ponti all’interno dell’Adi Museum, ricordando che ogni uso del nome e delle opere di Ponti deve avere il loro benestare.
Federica Caruso tra Ignazio La Russa e Gianmarco Mazzi alla Scala (Imagoeconomica).
L’accordo è stato celebrato da Francesca Caruso, assessora regionale alla Cultura di fede larussiana, e dal presidente della commissione Cultura della Camera, il melonianissimo Federico Mollicone. L’Adi contesta questa ricostruzione e assicura che il progetto è stato approvato dagli eredi. Mentre gli interessati, come scrive Repubblica, non vogliono che il nome del grande designer sia associato alla destra, magari con la scusa della sua fervente fede cattolica e della sua attività durante il Ventennio. Comunque, alcune straordinarie opere di Ponti sono state acquisite, nel corso dei decenni, da un “collezionista finissimo” come Marcello Dell’Utri…
Federico Mollicone (Imagoeconomica).
Ndo sta Veltroni?
Venerdì mattina nella nuova sede Rai di via Alessandro Severo i giornalisti lo aspettavano. Ma nulla, Walter Veltroni alla conferenza stampa di presentazione della fiction Buonvino. Misteri a Villa Borgheseispirata ai suoi romanzi gialli che sarà trasmessa su Rai 1 il 7 e il 14 maggio, non si è fatto vedere. Del resto, nel comunicato Raiche annunciava l’evento il nome dell’ex sindaco di Roma non compariva. Una dimenticanza assai strana, anche alla luce dei comunicati diffusi per altre serie come Imma Tataranni, l’avvocato Guerrieri, Màkari e Rocco Schiavone in cui sono sempre stati citati gli autori dei romanzi ispiratori: Mariolina Venezia, Gianrico Carofiglio, Gaetano Savatteri e Antonio Manzini. Visto lo sgarbo, o presunto tale, perché Veltroni avrebbe dovuto partecipare? Se non altro perché nell’invito diffuso dalla casa di produzione della fiction, la Palomar, il suo nome compariva come consulente editoriale…
Walter Veltroni (foto Imagoeconomica).
Biennale, niente premi a Russia e Israele
«Xe pèso el tacòn del buso», hanno sibilato a Venezia dopo la decisione della “giuria” della Biennale di escludere dai premi Russia e Israele in quanto «i leader dei due Paesi sono accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale». Un po’ come giocare un Mondiale, vincere le partite e non poter sollevare la coppa. La decisione, ovviamente, è un maldestro tentativo di togliere le castagne dal fuoco a Pietrangelo Buttafuoco, lasciato solo a inaugurare l’edizione 2026 della Biennale. Fatto sta che il risultato, a sentire i veneziani, appare ridicolo…
Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).
Tajani mostra i muscoli con la festa del Ppe
Una folla per Antonio Tajani. Il leader di Forza Italia mostra i muscoli (o quantomeno ci prova) per far vedere a Marina Berlusconi quanto ancora conta. In Europa, innanzitutto. Venerdì pomeriggio si tiene la kermesse 50 PPE, liberi forti, popolari al Salone delle Fontane, all’Eur, il quartiere «più facile da raggiungere per chi sbarca in aereo a Fiumicino», per celebrare il mezzo secolo dei Popolari europei.
Chi ci sarà alla giornata organizzata da Forza Italia? Aprono i lavori, Fulvio Martusciello, capodelegazione dei forzisti al Parlamento Europeo, Enrico Costa, nuovo capogruppo alla Camera, Roberta Metsola presidente del Parlamento Ue e il nuovo primo ministro ungherese Péter Magyar. A seguire, sono previsti interventi di Deborah Bergamini, Maurizio Lupi, Lorenzo Cesa, Antonio De Poli, Dieter Steger presidente del Südtiroler Volkspartei, Paolo Alli, presidente di Alternativa Popolare, Giuseppe De Mita, segretario di Base Popolare, Damijan Terpin, presidente di Slovenska Skupnost, Raffaele Lombardo, fondatore del Movimento per le Autonomie Sicilia. E, ancora, di Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl – sindacato ora in rotta con Giorgia Meloni – e di Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti dato tra i favoriti per il dopo-Fontana in Lombardia.
Daniela Fumarola (Imagoeconomica).
Tra i relatori figurano anche Maurizio Gasparri e Stefania Craxi dopo lo scambio di poltrone (il primo è stato costretto a lasciare quella di capogruppo a Palazzo Madama alla seconda sostituendola alla presidenza della commissione Esteri e Difesa del Senato); Simone Leoni segretario dei Giovani azzurri; l’eurodeputata Letizia Moratti, Barbara Cimmino vicepresidente di Confindustria, l’ex numero 1 degli Industriali Antonio D’Amato ora presidente di Seda International Packaging Group. Chiudono i lavori Dolors Montserrat, segretario generale del Partito Popolare Europeo,il presidente Manfred Weber, e ovviamente Tajani. Con buona pace di Marina…
Antonio Tajani e Manfred Weber (Imagoeconomica).
Chi si rivede? Maria Teresa Armosino
Chi si ricorda di Maria Teresa Armosino? La Fondazione Cassa di Risparmio di Asti ha ufficializzato i propri rappresentanti nel cda della Banca di Asti. Nella lista appare il nome di Armosino, classe 1955, già presidente della Provincia dal 2008 al 2012, e prima ancora sottosegretaria all’Economia e Finanze quando al governo c’era Silvio Berlusconi, dal 2001 al 2006. Uscita ufficialmente dalla politica per tornare alla professione legale, aveva tentato di diventare presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti con l’aiuto degli industriali.
Maria Teresa Armosino in uno scatto del 2008 (Imagoeconomica).
Un Caravaggio per la signora Previti
Giovedì pomeriggio culturale a Roma con la presentazione, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, del nuovo libro di Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese, dedicato a Caravaggio e pubblicato da Mondadori. A dialogare con l’autrice, la firma di Repubblica Dario Pappalardo. Chissà se si è accorto che ad ascoltare la presentazione, tra il pubblico, c’era la moglie di Cesare Previti, Silvana.
Cesare Previti e la moglie Silvana (Imagoeconomica).
Un pool di banche formato da BofA Securities, BNL BNP Paribas, Crédit Agricole Italia, Crédit Agricole Corporate and Investment Bank Milan Branch, Intesa Sanpaolo (IMI CIB), Mediobanca e Rabobank – che hanno agito in qualità di finanziatori e congiuntamente a BNP Paribas Italian Branch, anche in qualità di mandated lead arrangers – ha sottoscritto un contratto di finanziamento con il Gruppo Lavazza, fra le aziende leader a livello globale nel mercato del caffè. Nell’ambito dell’operazione, hanno agito in qualità di sustainability coordinator BNP Paribas Italian Branch e Intesa Sanpaolo (IMI CIB) che ha svolto anche il ruolo di agent.
Il finanziamento è legato a specifici obiettivi Esg di Lavazza
L’importo complessivo di 900 milioni di euro è articolato in una linea di credito Term Loan e una linea di credito Revolving, entrambe con durata di cinque anni, ed è finalizzato a generiche esigenze del Gruppo. Il finanziamento è legato a specifici obiettivi Esg di Lavazza, con la previsione di un meccanismo premiante collegato al raggiungimento di determinati parametri di sostenibilità. Le banche sono state assistite dallo studio legale Hogan Lovells, mentre Lavazza è stata assistita dallo studio legale Eversheds Sutherland.
Chiara Petrolini, la ragazza di 22 anni di Traversetolo (Parma) accusata di aver ucciso e sepolto nel giardino di casa due neonati partoriti nel 2023 e 2024, è stata condannata a 24 anni e tre mesi. Lo ha deciso la Corte di assise di Parma, presieduta dal giudice Alessandro Conti, che l’ha condannata per l’omicidio del secondo figlio e assolta da quello del primogenito. I giudici hanno anche riqualificato una delle due soppressioni di cadavere, quella relativa al secondo figlio, nel meno grave reato di occultamento di cadavere. Anche il gip di Parma che a settembre 2024 aveva disposto i domiciliari aveva aderito a questa tesi. Chiara Petrolini ha assistito impassibile alla lettura della sentenza, dopodiché è uscita dall’aula accompagnata dai carabinieri. La procura aveva chiesto una condanna a 26 anni.
La Roma ha ufficializzato la fine del rapporto con l’ex tecnico Claudio Ranieri, che da luglio 2025, data della scadenza del contratto e del ritiro da allenatore, ricopriva l’incarico di senior advisor del club giallorosso. La fine del rapporto arriva dopo settimane di tensione tra Ranieri e l’attuale allenatore Gian Piero Gasperini.
«L’AS Roma comunica che il rapporto con Claudio Ranieri è terminato. Il Club desidera ringraziare Claudio per il suo significativo contributo alla Roma. Ha guidato la squadra in un momento molto difficile e saremo sempre grati per i suoi sforzi», si legge in una nota. «Guardando al futuro, la nostra direzione è chiara. Il Club è solido, con una leadership forte e una visione ben definita. «L’AS Roma verrà sempre al primo posto. Abbiamo piena fiducia nel percorso che ci attende sotto la guida tecnica di Gian Piero Gasperini, con l’obiettivo condiviso di crescere, migliorare e ottenere risultati all’altezza della nostra storia».
Gian Piero Gasperini (Ansa).
Pronto a lasciare anche Massara
Ranieri lascia così la Roma dopo un’avventura da calciatore (1973-74), tre da allenatore (2009-2011, 2019, 2024-2025) e l’ultima, appunto, da consulente. Nel comunicato, come sottolinea il Corriere dello Sport, non ci sono riferimenti a dimissioni, risoluzioni o licenziamenti. Questo perché ci sarebbero ancora questioni in mano ai legali. Resta in bilico il direttore sportivo Frederic Massara, legato a doppio filo a Ranieri: secondo quanto filtra da Trigoria sarebbe pronto a rassegnare le dimissioni.
Claudio Ranieri e Frederic Massara (Imagoeconomica).
L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva il decreto Sicurezza con 162 voti a favore, 102 contrari e un astenuto. Un voto lampo per evitare che scadessero i termini per la conversione in legge, fissati per il 25 aprile, caratterizzato dalla protesta delle opposizioni che, in apertura della seduta, si sono alzati in piedi e hanno cantato Bella Ciao. «Colleghi, abbiamo capito su, dobbiamo proseguire i nostri lavori», ha redarguito il presidente di turno Fabio Rampelli. In risposta, i deputati di Fratelli d’Italia hanno intonato l’inno di Mameli alla fine della seduta. In Aula c’erano soltanto due ministri, dell’Interno Matteo Piantedosi e del Turismo Gianmarco Mazzi. C’erano anche i sottosegretari ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano e Paolo Barelli, e quello all’Interno, Nicola Molteni. In giornata dovrebbe arrivare anche il decreto correttivo che abroga, dopo i rilievi del Colle, la norma sui compensi agli avvocati per incentivare i rimpatri.
Gli interventi dell’opposizione si sono tutti concentrati sull’anniversario della liberazione. «Dobbiamo difendere la nostra Costituzione e la nostra democrazia anche da una parte della destra che oggi governa ma ancora non riesce a fare i conti con la storia e dirsi chiaramente antifascista perché il 25 aprile è divisivo solo per chi ha nostalgie che noi non accetteremo mai», ha detto la capogruppo del Pd Chiara Braga intervenendo con il fazzoletto dell’Anpi al collo. «Ricordare la resistenza significa capire che la democrazia si conquista ogni giorno. Viva la resistenza, l’Italia libera, la Repubblica e il 25 aprile». «La ricorrenza del 25 aprile fu voluta da De Gasperi come festa di tutti gli italiani», ha replicato il deputato di FdI Gianfranco Rotondi. Pronta la controreplica di Nicola Fratoianni di Avs: «Il 25 aprile è la festa di chi è morto per consentire anche a voi, che ha nel simbolo la fiamma del Movimento sociale italiano, di parlare in un’Aula della Repubblica. Affermare che cantare Bella ciao, una canzone che viaggia sotto braccio all’inno nazionale – perché l’antifascismo è la religione civile di questo Paese – è un atto divisivo, è un comportamento peloso». Per Luca Squeri di Forza Italia la canzone viene usata «come uno strumento di propaganda» e «il 25 aprile deve essere un momento unificante per l’Italia che, grazie a quel momento che visse, riuscì a scrivere questa Costituzione».
Il nuovo corso di Banca Monte dei Paschi di Siena ha preso forma con la prima riunione del cda, che ha definito il nuovo ticket di vertice e più in generale la riorganizzazione interna, senza alcuno spazio concesso alla minoranza. Luigi Lovaglio è stato confermato amministratore delegato e direttore generale. Cesare Bisoni, che tra il 2019 e il 2021 ha presieduto Unicredit, è stato investito della carica di presidente. Ha prevalso dunque la linea della lista Plt, promossa dall’imprenditore Pierluigi Tortora, che era uscita vincitrice dall’assemblea del 15 aprile.
La maggioranza ha deciso di non aprire al confronto
Le decisioni sono state approvate a maggioranza, con il voto favorevole degli otto consiglieri – sui 15 totali – espressione di Plt Holding (tra cui gli stessi Lovaglio e Bisoni), senza il coinvolgimento delle minoranze. A votare in senso contrario sono stati i sei membri della lista del cda uscente e quello espresso dalla lista di Assogestioni. Secondo quanto scrive Adnkronos da fonti ben informate, i consiglieri che si sono opposti alla nomina di Bisoni sarebbero stati anche pronti a votare Lovaglio come ceo, qualora la presidenza fosse stata assegnata a un profilo super partes. Ma la maggioranza ha deciso di non aprire al confronto, forte dei voti necessari per imporre il suo ticket. Nominati anche i due vicepresidenti, sempre della lista Plt: Flavia Mazzarella, ex presidente di Bper; e Carlo Corradini, ex consigliere delegato di Banca Imi.
Le voci sulla cessione della partecipazione in Generali
Secondo il Financial Times, che cita cinque fonti vicine a Siena, Lovaglio starebbe valutando la cessione della partecipazione di Mps in Generali tramite Mediobanca (il 13,2 per cento, valutato attorno ai 7,4 miliardi di euro) per finanziare l’acquisizione di Banco Bpm. Tra le opzioni vagliate al momento, scrive il Ft, ci sono la vendita dell’intero pacchetto a investitori italiani, con Unicredit e Intesa Sanpaolo tra i candidati, e la distribuzione della quota agli azionisti Mps come dividendo straordinario. Rocca Salimbeni ha però smentito.