Alla Sae arriva un manager di peso di Rcs: Vito Ribaudo

Fresca di acquisizione de La Stampa, la Sae di Alberto Leonardis ha messo a segno l’ingaggio di un manager di peso. Sottratto alla corte di Urbano Cairo. Da Rcs arriva infatti il direttore delle risorse umane Vito Ribaudo, nato nel 1971 a Milano e «siciliano per affetto e origini», come si autodefinisce.

Alla Sae arriva un manager di peso di Rcs: Vito Ribaudo
Vito Ribaudo (foto Imagoeconomica).

Ribaudo è anche scrittore: ha pubblicato Una grande opportunità (Rizzoli, 2015, Premio “Lago Gerundo”), L’Elbano (Morellini, 2018) Sangue e Pane (Morellini, 2020), Omega e Omicron (Morellini, 2023). Ha poi scritto alcuni racconti pubblicati per antologie: Un bacio davanti a quel portone su Francesco De Gregori (Vinyl, 2017); La Domenica delle Palme sul mitico derby vinto dal Torino nella primavera del 1983 (On the radio, 2018); Marchesa Adele Cicè (Sicilia d’Autore, 2019), Messico e Nuvole sul record di Pietro Mennea (Tra uomini e dei, 2020) e Viaggiare e scrivere in Lettere al padre, 2020.

Acea, completato con successo il collocamento di un Blue Bond inaugurale da 500 milioni

Facendo seguito alla delibera del Consiglio di Amministrazione del 14 maggio 2026 e al completamento dell’attività di bookbuilding, Acea ha concluso con successo il collocamento dell’emissione, sotto forma per la prima volta di blue bond, per un importo complessivo pari a 500 milioni di euro, tasso 3,375%, della durata di 6 anni, rappresentando la prima emissione pubblica italiana in formato Blue. Realizzata nell’ambito del Green & Blue Financing Framework pubblicato il 13 febbraio 2025 e a valere sul programma Emtn (Euro Medium Term Notes) da 5 miliardi di euro, sulla base del Base Prospectus supplementato in data 22 giugno 2026, l’operazione ha registrato una forte domanda da parte di investitori istituzionali di elevato standing e con ampia diversificazione geografica, con richieste complessive superiori a tre volte l’ammontare offerto.

I proventi finanzieranno progetti focalizzati sulla gestione sostenibile dell’acqua

I proventi dell’emissione saranno destinati al finanziamento e/o rifinanziamento di progetti selezionati in linea con il Green & Blue Financing Framework della società, con particolare riferimento a iniziative dedicate alla gestione sostenibile e alla sicurezza della risorsa idrica, tra cui:

  • riduzione delle perdite di rete e incremento dell’efficienza idrica;
  • potenziamento e resilienza delle infrastrutture idriche anche in ottica di adattamento ai cambiamenti climatici;
  • miglioramento della capacità e della qualità del trattamento delle acque reflue, promuovendo il riuso della risorsa.

Tali interventi contribuiscono agli Obiettivi di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare SDG 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) e SDG 13 (Lotta al cambiamento climatico), rafforzando la resilienza e la sicurezza del sistema idrico, migliorando l’efficienza operativa e contribuendo alla tutela degli ecosistemi.

La data di regolamento è stata fissata per il 2 luglio 2026

L’obbligazione è disciplinata dalla legge inglese, ha un taglio unitario minimo di 100 mila euro ed è stata collocata a un prezzo di emissione pari al 99,541 per cento, che implica un rendimento pari al 3,461 per cento. La data di regolamento è stata fissata per il giorno 2 luglio 2026. Da tale data, l’obbligazione sarà quotata presso il mercato regolamentato di Borsa Italiana. È previsto che le agenzie Moody’s e Fitch Ratings attribuiscano al Blue Bond oggetto dell’emissione un rating rispettivamente pari a Baa1 e BBB+.

Ragni: «Elevato interesse testimonia rilevanza dei nostri obiettivi Esg»

Queste le dichiarazioni del co-general manager di Acea Pier Francesco Ragni: «Il successo dell’emissione Blue Bond conferma la fiducia del mercato nella solidità industriale e finanziaria di Acea e nella coerenza della nostra strategia di crescita sostenibile. L’elevato interesse manifestato dagli investitori istituzionali testimonia la qualità del nostro profilo creditizio e la rilevanza degli obiettivi Esg perseguiti dal Gruppo. I proventi dell’operazione saranno destinati al finanziamento di investimenti strategici nelle infrastrutture idriche, con l’obiettivo di incrementarne l’efficienza, la resilienza e la sostenibilità nel lungo periodo. Attraverso questa iniziativa Acea rafforza ulteriormente il proprio ruolo di leader nella gestione sostenibile della risorsa idrica e prosegue nel percorso di creazione di valore condiviso per gli stakeholder, i territori e l’ambiente».

Eni prima azienda al mondo per potenza di calcolo nella nuova classifica mondiale Top 500

Eni ha annunciato l’avvio del nuovo sistema di super calcolo HPC7 (High Performance Computing – HPC) che, con una capacità di oltre 861 Pflops/s, si posiziona al sesto posto assoluto della nuova classifica mondiale Top 500 – secondo supercomputer in Europa – confermandosi il più potente High Performance Computer al mondo ad uso industriale. HPC7 supera quindi HPC6, avviato a novembre 2024, che si è a sua volta posizionato nella Top 10 collocandosi all’ottavo posto nel ranking Top 500.

HPC6 e HPC7 sono in grado di effettuare insieme oltre 1 Exaflop/s

La combinazione dei sistemi di calcolo di HPC6 e HPC7 supera la scala dell’Exascale. HPC6 e HPC7, insieme, sono in grado di effettuare oltre 1 Exaflop/s (1Exaflop/s = 1000 PFlops/s), ovvero oltre 1 miliardo di miliardi di operazioni matematiche complesse al secondo. Il superamento della classe Exascale da parte del sistema di supercalcolo di Eni rappresenta il raggiungimento della più avanzata e straordinaria frontiera tecnologica nel mondo dei supercomputer e conferma la leadership dell’azienda nel settore.

Il supercalcolo accelera l’innovazione e supporta l’efficienza delle filiere emergenti

L’avvio di HPC7 rappresenta una tappa fondamentale nella strategia di valorizzazione delle fonti energetiche e decarbonizzazione di Eni, un modello in cui la tecnologia è un elemento centrale di innovazione, capace di guidare la crescita, l’efficienza e la competitività sia nei business tradizionali sia in quelli di transizione. Il calcolo avanzato e i sistemi HPC si confermano centrali per l’azienda, consentendo di integrare e valorizzare competenze e applicazioni lungo l’intera catena del valore – dalla comprensione del sottosuolo all’ottimizzazione degli impianti industriali, fino al miglioramento dell’accuratezza degli studi geologici e fluidodinamici per lo stoccaggio della CO₂ e nello sviluppo di tecnologie energetiche avanzate. Il supercalcolo contribuisce inoltre ad accelerare l’evoluzione delle principali direttrici di innovazione, supportando l’efficienza delle filiere emergenti – come quella dei biocarburanti– e la simulazione di fenomeni complessi, tra cui il comportamento del plasma nella fusione a confinamento magnetico. In questo quadro, l’HPC si afferma anche come abilitatore cruciale per gli sviluppi interni di use cases di intelligenza artificiale dedicati ai business di Eni.

Descalzi: «Transizione verso rinnovabili non può prescindere da evoluzione tecnologica»

Queste le dichiarazioni di Claudio Descalzi, amministratore Delegato di Eni: «La transizione verso un’energia da fonti tradizionali e rinnovabili sempre più sicura, accessibile e pulita non può prescindere da una profonda evoluzione tecnologica. L’adozione del supercalcolo e delle tecnologie predittive all’interno di ogni attività è fondamentale per lo sviluppo di nuove soluzioni energetiche, per abbattere le emissioni, massimizzare l’efficienza nella ricerca e produzione e generare valore. In questo contesto, la realizzazione e la messa in esercizio di HPC7 in tempi rapidissimi, ancora inferiori a HPC6 che era già un riferimento, rappresenta un esempio concreto della nostra capacità di esecuzione frutto delle competenze, dell’impegno e della qualità dei nostri team operativi. Questo solido ecosistema digitale, sviluppato grazie al talento, alla collaborazione e alla ricerca interna, non solo accelera il nostro percorso verso Net Zero, ma consolida il nostro posizionamento strategico e il nostro vantaggio competitivo sul mercato». Entrambi i supercomputer si trovano in un’area dedicata del Green Data Center di Eni, beneficiando di un’infrastruttura progettata per coniugare efficienza operativa e sostenibilità ambientale.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager

Mentre in Leonardo si completa il riassetto voluto da Lorenzo Mariani, prende forma un’altra partita, meno visibile ma altrettanto delicata: quella delle uscite eccellenti. Tra queste c’è il possibile approdo di Carlo Gualdaroni, manager di fiducia del precedente amministratore delegato Roberto Cingolani, come super consulente di Elettronica, l’azienda della Difesa che fa capo alla famiglia Benigni (con il 35 per cento delle quote), ma che ha tra gli azionisti la stessa Leonardo (31,33 per cento) e la francese Thales (33,33 per cento).

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Roberto Cingolani con Carlo Gualdaroni (foto Imagoeconomica).

Gualdaroni, destinato a lasciare Leonardo dopo la nomina di Mariani, percepirebbe una buonuscita (frutto di un vecchio accordo firmato quando l’ad della società era Mauro Moretti) stimata intorno ai 5 milioni di euro, simile a quella riscossa da Cingolani.

Il passaggio di Gualdaroni a Elettronica incontra diversi ostacoli

La consulenza, però, non sarebbe ancora definita. Pur godendo del favore del ministro della Difesa Guido Crosetto, l’operazione incontra diversi ostacoli: dalla presenza del figlio Angelo all’interno di Elettronica alla probabile contrarietà dell’azionista francese, che non avrebbe dimenticato le vicende giudiziarie che coinvolsero Gualdaroni nel 2013 in un’inchiesta della procura di Napoli su degli appalti truccati per il Cen (Centro elettronico nazionale) della polizia di Stato, ossia il cuore informatico del sistema di pubblica sicurezza nazionale, da cui peraltro il manager uscì indenne, dichiarato estraneo ai fatti per assoluta infondatezza delle accuse.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Carlo Gualdaroni (foto Imagoeconomica).

A frenare potrebbe essere anche Enrico Peruzzi, presidente esecutivo di C4Gate e genero del presidente di Elettronica, che proprio durante la stagione manageriale di Gualdaroni fu allontanato da Leonardo.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Roberto Cingolani con Enrico Peruzzi (foto Imagoeconomica).

Capitolo delle buonuscite già finito sotto l’attenzione del Mef

L’uscita dell’ex co-direttore generale segue quella di Helga Cossu, già Chief Digital Identity, Outreach and Communication Officer, nonché direttrice generale della Fondazione Leonardo. Quella dell’ex giornalista di Sky Tg24, che starebbe trattando una liquidazione ben superiore ai 900 mila euro di cui parlavano le indiscrezioni, si aggiunge al capitolo delle buonuscite del top management già finito sotto l’attenzione del Mef.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager

BaxEnergy presenta il Piano industriale 2026–2028

Con oltre 140 GW di capacità rinnovabile connessa – tra le più ampie basi installate nel software energetico in Europa -, una presenza in più di 30 Paesi e 15 anni di esperienza, BaxEnergy, società del Gruppo Yokogawa, colosso industriale giapponese globale quotato alla borsa di Tokyo, presenta il Piano industriale 2026 – 2028, che punta all’evoluzione da azienda di alta ingegneria a piattaforma industriale globale scalabile, integrata e sicura. La strategia poggia su una crescita organica sostenibile e su una possibile accelerazione per linee esterne. «Abbiamo definito un modello che coniuga disciplina operativa, crescita sostenibile e flessibilità strategica», ha evidenziato il ceo Roberto Tundo. Il piano fissa per il 2028 un obiettivo di ricavi pari a circa 33 milioni di euro (+39 per ceto medio annuo rispetto al 2025) e un Ebitda in forte rafforzamento a circa 14 milioni di euro (+81 per cento medio annuo). Gli investimenti complessivamente programmati nel triennio, al netto di eventuali operazioni per linee esterne, ammontano a circa 17 milioni di euro, con un organico in crescita da 140 a 210 persone.

La strategia di crescita passa da internazionalizzazione e innovazione

Fondata ad Acireale nel 2010, BaxEnergy ha costruito in 15 anni un patrimonio di competenze nei settori software ed energetico che oggi supporta progetti in oltre 30 Paesi. L’azienda conta attualmente 140 persone, prevalentemente ingegneri e sviluppatori, e continua a mantenere in Sicilia il proprio centro di sviluppo strategico. L’ingresso nel Gruppo Yokogawa ha rafforzato la dimensione internazionale della società, grazie anche alla rete commerciale globale del gruppo. Il piano di sviluppo prevede un significativo incremento dell’organico, con l’obiettivo di consolidare un polo di innovazione tecnologica del Sud specializzato nell’energia digitale. La strategia di crescita dell’azienda si fonda su quattro direttrici principali. La prima riguarda l’espansione dei ricavi ricorrenti attraverso servizi e modelli destinati alla capacità installata. La seconda è rappresentata dalla forza commerciale del Gruppo Yokogawa, che apre nuove opportunità di accesso ai mercati internazionali. La terza leva è l’industrializzazione della delivery alla clientela, che permette di sostenere la crescita mantenendo sotto controllo i costi grazie a processi standardizzati e a una rete di partner certificati. Infine, l’azienda punta su segmenti ad alto potenziale come cybersecurity, gestione delle risorse energetiche distribuite, intelligenza artificiale e mercati a forte intensità energetica. Nei prossimi tre anni, le maggiori prospettive di espansione sono attese nelle rinnovabili ibride utility-scale, nella cybersecurity per gli ambienti operativi e nei servizi ricorrenti lungo l’intero ciclo di vita degli impianti.

Delfin, per il maxi finanziamento del riassetto spunta il fondo Apollo

È spuntato un piano B per il finanziamento da 11 miliardi di euro che porterebbe Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5 per cento di Delfin, finanziaria di famiglia a capo di EssilorLuxottica e con partecipazioni in Generali, Mps e UniCredit, acquisendo le quote dei fratelli Luca e Paola. Le trattative con il pool di banche avrebbero registrato un rallentamento, sia per il risiko bancario sia per la mancata quadratura del cerchio sui termini complessivi dell’operazione. Perciò, come spiegano il Sole 24 Ore e l’Ansa citando fonti vicine al dossier, LMDV Capital – holding di investimento di Delvecchio – avrebbe avviato contatti per coinvolgere investitori istituzionali del private credit: tra essi anche il colosso statunitense Apollo Global Management, uno dei principali fondi a livello mondiale.

LEGGI ANCHE: Mps, Bpm e Delfin: gli intrecci nascosti dietro il nuovo risiko

Delfin, per il maxi finanziamento del riassetto spunta il fondo Apollo
Leonardo Maria Del Vecchio (Ansa).

Un fondo offrirebbe condizioni diverse rispetto alle banche

Sarebbe al momento questa la pista privilegiata. Un fondo come Apollo, infatti, offrirebbe condizioni diverse (leggasi più vantaggiose) rispetto alle banche: contratti più flessibili e una durata del prestito fino sette anni contro i 18 mesi tipici del credito ordinario. L’operazione, aggiungono le stesse fonti dell’Ansa, mantiene piena opzionalità sugli strumenti da utilizzare. Alcune delle banche del consorzio originario, su tutte UniCredit, resterebbero comunque nel perimetro delle interlocuzioni.

Andrea Faelli nuovo ceo di Dazn Italia

Cambio della guardia al vertice di Dazn Italia. Dal primo luglio Andrea Faelli assumerà l’incarico di amministratore delegato subentrando a Stefano Azzi, che – riporta Calcio e Finanza – si appresta a passare a Enel dopo quattro anni al timone della divisione italiana della piattaforma di sport in streaming. Faelli ha lasciato di recente la carica di ceo di Entain, società che opera in Italia con il marchio Eurobet.

Chi è Faelli, nuovo amministratore delegato di Dazn Italia

Tra il 2003 e il 2009 Faelli ha ricoperto prima il ruolo di business unit director e poi di commercial director in Lottomatica (ora Brightstar). Dopo alcuni anni all’estero, che lo hanno visto ricoprire ruoli di vertice in Gtech e bwin, ha fatto ritorno in Italia nel 2014 in Eurobet, prima come managing director e poi come amministratore delegato di Entain per i mercati di Italia, Belgio, Grecia e Francia.

Andrea Faelli nuovo ceo di Dazn Italia
Stefano Azzi (Imagoeconomica).

Azzi guidava Dazn Italia dal 2022: passerà a Enel

Approdato a Dazn Italia dopo una significativa carriera in Tim, Azzi era stato nominato ceo della piattaforma di sport in streaming a marzo del 2022. Sotto la sua gestione è stato negoziato e siglato il nuovo accordo quinquennale riguardante i diritti tv della Serie A, valido fino al 2029. In Enel ritroverà Flavio Cattaneo, con cui aveva già lavorato in Tim.

Evolution Group lancia Sequel, società di consulenza specializzata nel mondo media

Evolution Group, tech company attiva nell’editoria digitale, advertising e tecnologie per publisher, lancia Sequel, nuova società di consulenza strategica e operativa guidata da Marco Micheli nel ruolo di general manager. L’obiettivo è quello di integrare strategia, comunicazione, tecnologia ed esecuzione in un unico modello di crescita per imprese, media, enti e istituzioni. In un contesto in cui competenze e strumenti sono frammentati, e le pmi mancano di una direzione strategica integrata, Sequel «offre una regia unica e si assume la responsabilità dei risultati». L’obiettivo della società è aumentare la visibilità e l’autorevolezza dei brand sui canali che oggi influenzano le decisioni degli utenti, dai motori di ricerca tradizionali ai grandi modelli linguistici basati sull’intelligenza artificiale, fino ai consumatori finali.

Piattaforme interne che monitorano in tempo reale la visibilità dei brand

Uno degli elementi distintivi di Sequel è rappresentato dallo sviluppo interno delle piattaforme tecnologiche che supportano tutte le attività della società. Gli strumenti proprietari consentono di monitorare in tempo reale la visibilità dei brand sia sui motori di ricerca tradizionali sia sui sistemi generativi basati sull’intelligenza artificiale, individuando criticità e opportunità di crescita.

Poste italiane, le cargo e-bike arrivano a Milano

Poste italiane mantiene il suo impegno nella mobilità sostenibile e dà il via alla sperimentazione a Milano di un nuovo mezzo elettrico, la cargo e-bike. Si tratta di un triciclo leggero a pedalata assistita realizzato per garantire consegne più sicure e a zero emissioni in contesti urbani. Il progetto di recapito sostenibile, presentato durante il Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most) e finanziato coi fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, è entrato nel vivo. Prima con la fase di sperimentazione dei prototipi in Puglia, poi a Viareggio e ora a Milano, dov le cargo e-bike vengono utilizzate quotidianamente dai portalettere dello storico quartiere dei Navigli. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di rinnovo della flotta green di Poste italiane, che conta 30 mila veicoli a basse emissioni di cui oltre 6.200 elettrici. La cargo e-bike è contraddistinta da un design moderno, 100 chilometri di autonomia anche a pieno carico, un innovativo sistema di frenata rigenerativa e un pannello fotovoltaico a supporto dell’efficienza energetica.

Unicredit e Fondazione con il Sud insieme per lo sviluppo dei territori

Fondazione con il Sud, con il supporto di Unicredit attraverso il Fondo Carta Etica, ha avviato il progetto Fare comunità insieme per rafforzare il percorso di coprogettazione in corso nei quattro territori selezionati nell’ambito del bando Riabitare il Sud promosso dalla Fondazione con il Sud per contrastare lo spopolamento promuovendo interventi di rigenerazione demografica e di rilancio delle comunità locali.

Le quattro proposte selezionate

Tra le 57 candidature pervenute in risposta al bando sono state selezionate quattro proposte che interessano:

  • l’area delle Alte Madonie, in provincia di Palermo, e in particolare un territorio che comprende sette piccoli comuni per un totale di poco più di 19 mila abitanti (Petralia Soprana, Gangi, Polizzi Generosa, Petralia Sottana, Blufi, Geraci Siculo e Castellana Sicula);
  • una piccola porzione dell’area della Locride, in provincia di Reggio Calabria, e in particolare tre comuni per un totale di poco più di 8 mila abitanti (Camini, Stignano e Caulonia);
  • un’area del Cilento, in provincia di Salerno, che comprende quattro comuni per un totale di quasi 11 mila abitanti (Ceraso, Ascea, Novi Velia e San Mauro La Bruca);
  • un’area del Sannio che comprende 10 piccoli comuni per un totale di più di 19 mila abitanti, che si estendono nella provincia di Benevento (Baselice, Foiano di Val Fortore, Molinara, San Marco dei Cavoti, Pesco Sannita, Pietrelcina, Fragneto L’Abate, Campolattaro, Morcone e Sassinoro).

Consulenze mirate costruite sui bisogni locali

Grazie al sostegno di Unicredit, con il progetto Fare comunità insieme la Fondazione potrà attivare un programma di accompagnamento specialistico rivolto ai quattro enti del terzo settore impegnati nella definizione dei progetti esecutivi. Le risorse disponibili consentiranno di offrire servizi di consulenza mirati, costruiti sui bisogni specifici emersi nei diversi territori, con l’obiettivo di garantire l’efficacia delle iniziative. Il percorso di accompagnamento contribuirà a rafforzare competenze, governance e capacità operative delle reti locali.

Debiti per 450 milioni, Dolce & Gabbana valuta la vendita di immobili a Milano

Secondo quanto riporta Bloomberg, che cita fonti vicine al marchio di moda, Dolce & Gabbana sta negoziando con i creditori la potenziale vendita di alcuni immobili a Milano, nell’ambito di un piano per ottenere liquidità e sostenere il rifinanziamento di circa 450 milioni di euro di debito.

D&G potrebbe vendere alcune proprietà per poi riaffittarle

Bloomberg scrive che l’operazione potrebbe prevedere formule di sale-and-leaseback, consentendo alla società – che ad aprile aveva confermato ad aprile di essere in trattativa con le banche creditrici – di continuare a utilizzare gli edifici dopo la cessione, prendendoli in affitto. Nel 2025 Dolce & Gabbana aveva rifinanziato 300 milioni di euro con scadenza al 2030, ottenendo inoltre 150 milioni aggiuntivi destinati a sostenere i piani di sviluppo nei settori beauty e real estate.

FdI si prende anche Rai Parlamento: via il direttore Giuseppe Carboni

Dopo Gian Marco Chiocci al Tg1, Marco Lollobrigida a RaiSport e Nicola Rao alle Radio, Fratelli d’Italia si prende anche Rai Parlamento, testata che si occupa di seguire i lavori delle Camere e dare a voce a deputati e senatori. Giuseppe Carboni (area Movimento 5 stelle) lascerà la direzione e verrà sostituito dalla vice Francesca De Martino, storico volto della testata in quota FdI.
La sostituzione avverrà in occasione del consiglio d’amministrazione in programma il 18 giugno.

FdI si prende anche Rai Parlamento: via il direttore Giuseppe Carboni
Giuseppe Carboni (Imagoeconomica).

Corsini è attualmente in causa con la Rai

Corsini è peraltro in causa con la Rai per demansionamento: dopo aver diretto il Tg1 dal 2018 al 2021, era stato lasciato senza incarichi per due anni prima di ricevere nel 2023 il timone di Rai Parlamento. Cosa evidentemente poco gradita, visto che nei mesi successivi – come ricostruito dal Foglio – aveva iniziato a registrare i dialoghi con Felice Ventura, capo del personale Rai da diversi anni, che si sarebbe lasciato andare con retroscena e commenti su altri direttori e dipendenti della tv pubblica. Dal punto di vista della destra un ulteriore motivo per allontanare Carboni, oltre al fatto che non è lontano dalla pensione.

Fox compra la piattaforma di streaming Roku: operazione da 22 miliardi di dollari

Fox ha raggiunto un accordo preliminare con Roku per rilevare la piattaforma di streaming disponibile negli Stati Uniti, in Canada, in Messico e nel Regno Unito. Lo hanno annunciato le due società. Fox ha valutato Roku 22 miliardi di dollari, somma che pagherà in denaro e in azioni. L’operazione, si legge in una nota, verrà chiusa nella prima metà del 2027. Anthony Wood, fondatore e ceo di Roku Anthony Wood entrerà nel cda della nuova società.

L’acquisizione di Roku era cruciale per Fox

Negli ultimi anni Fox si è cimentata nello streaming, lanciando il suo servizio concorrente di Fox One nel 2025 dopo aver rilevato nel 2020 Tubi, una delle principali piattaforme rivali di Roku. Ma finora non è riuscita a imporsi in un mercato dominato da YouTube, Netflix, Amazon, Disney+, HBO Max e Paramount+. Con l’approvazione preliminare da parte delle autorità di regolamentazione statunitensi per la fusione tra Warner Bros. Discovery e Paramount Skydance, l’acquisizione di Roku – che ha oltre 100 milioni di utenti – da parte di Fox era diventata cruciale.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?

Politico è certamente una testata autorevole. E fa parte di quella ristretta cerchia di brand giornalistici che conferisce credibilità a indiscrezioni o analisi: è un po’ come quando si citano l’Economist, il Financial Times, The Athletic o il Wall Street Journal, la propria aura aumenta a dismisura, a prescindere. Bene, tra pochi mesi anche le élite italiane potranno animare i pranzi e le cene snocciolando le news lette sull’edizione nazionale di Politico.

Riavvolgiamo il nastro, giusto per capire di cosa stiamo parlando: Politico è una piattaforma di produzione di contenuti editoriali, principalmente di politica, fondata nel 2007 da Robert Albritton negli Stati Uniti. Nel 2015 ha debuttato in Europa in joint venture con la tedesca Axel Springer. Nel 2017 il fondatore e direttore, Albritton, ha lasciato l’azienda. E a fine ottobre 2021 il gruppo editoriale tedesco Axel Springer ha comprato tutto Politico, pagando oltre un miliardo di dollari.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?
Robert Albritton nel 2017 (foto Ansa).

Piattaforma redditizia, con un giro d’affari di circa 250 milioni di dollari all’anno

La testata ha piedi e mente ben saldi in Occidente, supportando, nella sua linea editoriale, l’Europa unita, l’alleanza tra Usa e Ue, l’economia di mercato. E la piattaforma Politico è anche piuttosto redditizia, con un giro d’affari di circa 250 milioni di dollari all’anno e una marginalità attorno al 20 per cento, grazie agli incassi da abbonamenti.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?
Il sito europeo di Politico.

Va tuttavia sottolineato che le recenti esperienze di Axel Springer in Italia in campo news non sono proprio andate benissimo. L’editore tedesco, dopo aver comprato la testata Business Insider nel 2015, nel 2016 lanciò Business Insider Italia in accordo col gruppo Gedi (la Repubblica, La Stampa, eccetera). Ma l’iniziativa, purtroppo, non è mai decollata, fino alla chiusura del sito italiano, dal primo giugno del 2021.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?
Mathias Döpfner, ceo di Axel Springer (foto Imagoeconomica).

La chiusura di Upday e un sistema quasi interamente basato sull’IA

La stessa Axel Springer ha poi lanciato Upday, una piattaforma di aggregazione di notizie per smartphone sviluppata in collaborazione con Samsung. Pure in questo caso, però, l’operazione ha subito ridimensionamenti e trasformazioni, tanto che nella seconda metà del 2023 è stata chiusa la redazione di Milano dove lavorava un manipolo di giornalisti, avviando una transizione per trasformare la piattaforma in un sistema quasi interamente basato sull’intelligenza artificiale.

Playbook, una newsletter con un target molto specializzato

Adesso, nel presentare l’iniziativa di Politico in Spagna, i vertici di Axel Springer hanno sottolineato come si partirà con Playbook, una newsletter quotidiana distribuita via email ogni mattina e rivolta a chi lavora in politica e a un target molto specializzato. Un format lanciato 10 anni fa a Bruxelles e successivamente esteso al Regno Unito, a Parigi e a Berlino.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?
Il logo dell’editore tedesco Axel Springer (foto Imagoeconomica).

Politico «non è una pubblicazione di destra, di sinistra o di centro», e le sue espansioni in Europa mirano «solo a rafforzare la copertura informativa da una prospettiva non ideologica», spiegano dai vertici. «La testata non intende esprimere giudizi e mantiene comunque una posizione critica nei confronti dei governi quando ritiene che non agiscano in modo appropriato». Come andrà a finire in Italia?

Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?

Novità in Enav, con un giro di poltrone pesanti. Dopo che Giovannantonio Macchiarola si è trasferito in Terna, seguendo l’amministratore delegato Pasqualino Monti, all’Ente nazionale per l’assistenza al volo c’erano delle caselle da riempire.

Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Alberto Mina (foto Imagoeconomica).

Così ai Rapporti istituzionali è finito Alberto Mina, manager di Arexpo. Ma a far rumore è soprattutto il nome prescelto come capo della Comunicazione: da settembre dovrebbe arrivare infatti Matteo Pandini, storico portavoce e responsabile della Comunicazione di Matteo Salvini.

Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?

Intesa Sanpaolo protagonista in Europa nelle operazioni di finanziamento

Intesa Sanpaolo si conferma tra le banche leader del mercato europeo, dove nel 2025, escludendo l’Italia, ha partecipato assieme ad altre banche a operazioni di finanziamento del valore complessivo pari a oltre 170 miliardi di euro, come mandated lead arranger (di cui deal di project finance per oltre 30 miliardi di euro, pari a oltre il 20 per cento del totale europeo), ed emissioni obbligazionarie per circa 60 miliardi di euro in qualità di bookrunner.

Le principali operazioni in cui Intesa ha svolto un ruolo da protagonista

Sono numerose le operazioni di rilievo sia con clientela corporate sia con clientela Institutional, in settori quali infrastrutture, transizione energetica, telecomunicazioni, automotive, nuovi materiali, food & beverage e financials, in cui la divisione IMI CIB, guidata da Mauro Micillo, ha svolto un ruolo da protagonista, collaborando con importanti gruppi bancari internazionali e confermando il proprio ruolo strategico a supporto dello sviluppo internazionale. Tra queste si segnalano:

  • Telefonica (2026, Spagna) – active joint bookrunner nel collocamento di un’emissione obbligazionaria senior unsecured di 750 milioni di euro;
  • Mercedes-Benz (2026, Germania) – joint bookrunner nel collocamento di un bond a due tranche per complessivi 1,3 miliardi di euro;
  • Coca Cola Hbc (2026, Grecia) – joint global coordinator e joint bookrunner nel collocamento di un bond a tre tranche per complessivi 2,1 miliardi di euro;
  • Engie (2026, Francia) – joint bookrunner nel collocamento di un green bond, in formato ibrido, per 600 milioni di euro;
  • Belfius (2026, Belgio) – active joint bookrunner per la prima volta nell’ambito del progetto senior non-preferred di belfius per 750 milioni di euro;
  • Edf – Electricité de France (2026, Francia) – joint bookrunner nel collocamento di un green nuclear bond a quattro tranche per complessivi 2,75 miliardi di euro;
  • Heidelberg materials (2026, Germania) – joint bookrunner nel collocamento di un green bond per 600 milioni di euro;
  • La Banque postale (2026, Francia) – active joint bookrunner nel collocamento dell’emissione obbligazionaria bancaria garantita per 1 miliardo di euro;
  • Eutelsat (2026-25, Francia) – bookrunner per l’aumento di capitale da 670 milioni di euro per l’esecuzione dell’iniziativa strategica Iris da circa 5 miliardi;
  • Klépierre (2025, Francia) – coordinator per il rifinanziamento di una linea di credito revolving sindacata da 1,2 miliardi di euro. La filiale di Parigi ha partecipato all’operazione in qualità di bookrunner e mla;
  • Stockholm Exergi – Beccs Stockholm (2025, Svezia) – sole global coordinator e sole bookrunner nel finanziamento da 700 milioni di euro a supporto della costruzione di uno dei più grandi impianti al mondo per la cattura e lo stoccaggio permanente di Co2;
  • Prosieben (2025, Germania) – advisor finanziario nell’offerta pubblica di acquisto di Mfe – Media for Europe; underwriter, bookrunner e mla nel finanziamento in pool dell’operazione.

Eolico offshore, lo studio su sicurezza energetica, competitività e filiera industriale 

Si è chiuso mercoledì 10 giugno 2025 a Roma, nella Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale, il quarto Convegno nazionale dell’Aero, l’Associazione delle energie rinnovabili offshore, con un’ampia partecipazione di istituzioni, imprese, mondo accademico e stampa specializzata. Al centro della giornata la presentazione dello studio indipendente Il valore socioeconomico della filiera dell’eolico offshore, commissionato da Aero e realizzato da Intesa Sanpaolo, Politecnico di Torino, Politecnico di Bari, Prometeia e Owemes. Il report quantifica per la prima volta, con metodo bottom-up e oltre 250 voci di filiera ricostruite una per una, l’impatto economico, occupazionale e fiscale di una scelta tempestiva sull’eolico in mare.

I benefici economici che può apportare l’eolico offshore

Nello scenario di attivazione tempestiva delle aste Fer2, l’eolico offshore può generare, nel periodo che va dall’attivazione delle aste al 2080, circa 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di euro di valore aggiunto pari a quasi il 3 per cento del Pil italiano del 2025, 25 miliardi di euro di gettito fiscale e oltre 800 mila occupati misurati in unità di lavoro standard. Nello scenario di ritardo, le cifre si dimezzano – 25 miliardi di euro di valore aggiunto, 11 miliardi di euro di gettito, 399 mila occupati. La manifattura pesa per il 35 per cento del valore generato, il doppio della sua incidenza nell’economia italiana.

L’appello di Aero al governo per la calendarizzazione di un’asta del Fer2

«L’Italia può costruire un modello industriale nazionale ed europeo attraverso lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore, garantendo nuova occupazione, crescita economica e una filiera italiana integrata che contribuisca all’indipendenza energetica del Paese. I risultati dello studio sono sorprendenti», ha dichiarato in apertura dell’evento il presidente di Aero Fulvio Mamone Capria. «A fronte di circa 2,8 GW di progetti che hanno già superato la valutazione d’impatto ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del Fer2, nonostante il decreto del Mase sia stato emanato nell’agosto 2024 con uno scenario di disponibilità di 3,8 GW di aste incentivanti. L’appello che lanciamo al governo è di fare presto, per evitare che gli ingenti investimenti già spesi dalle società di sviluppo vengano dirottati in altri Paesi del Mediterraneo, con una perdita di credibilità, competitività e sviluppo industriale».

Pichetto Fratin: «Ci sono le condizioni per creare una robusta filiera nazionale del settore»

Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, «esistono tutte le condizioni per creare una robusta filiera nazionale dell’eolico offshore». «Stiamo andando avanti con la rivisitazione del decreto Fer2 per coniugare le esigenze degli operatori con gli obiettivi di decarbonizzazione, garantendo una razionale programmazione degli investimenti e della spesa per la collettività».

Intesa Sanpaolo: «Opportunità strategica per rafforzare la sicurezza energetica»

«Le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente rafforzano il percorso europeo e italiano di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, già accelerato dall’invasione dell’Ucraina. In questo contesto, l’eolico offshore rappresenta un’opportunità strategica perché contribuisce a rafforzare la sicurezza energetica, a diversificare le fonti di approvvigionamento, a contenere i costi dell’energia e a ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici», ha dichiarato Giovanni Foresti, responsabile Regional research di Intesa Sanpaolo. «Al tempo stesso, può generare importanti ricadute per il sistema manifatturiero italiano. L’analisi evidenzia che questa traiettoria può evitare che la minore dipendenza dagli idrocarburi si traduca semplicemente in nuove dipendenze tecnologiche e produttive, a condizione che il Paese sviluppi tempestivamente una filiera nazionale. Già oggi l’Italia dispone di una solida base industriale in comparti strettamente collegati all’eolico offshore, dalla meccanica alla cantieristica, dalla logistica portuale alla filiera elettromeccanica, con competenze consolidate in ambiti quali i cavi elettrici, le lavorazioni meccaniche e i servizi tecnici specializzati». Elisa Zambito Marsala, responsabile Education ecosystem & Global value programs di Intesa, ha aggiunto che «la banca è impegnata nel promuovere una collaborazione continua tra atenei e tessuto industriale, produttivo e dei servizi per contribuire a formare profili in linea con i fabbisogni di competenze richiesti dalle imprese e per orientare le giovani generazioni verso le nuove opportunità legate alla blue economy e alla transizione energetica».

Poste italiane lancia la nuova campagna antifrode

«Un truffatore non può fare nulla senza di te». È il messaggio recapitato dall’ultima campagna antifrode lanciata da Poste italiane per contrastare il fenomeno sempre più diffuso delle truffe digitali. Il focus dell’iniziativa è centrato sulla manipolazione, una tecnica utilizzata da male intenzionati che tentano in questo modo di far leva sulle emozioni o stati d’animo come paura, urgenza o fiducia con l’obiettivo di indurre i malcapitati ad autorizzare trasferimenti di denaro, approfittando soprattutto della crescente diffusione dei bonifici istantanei. Per raggiungere il più alto numero di persone, Poste ha attivato tutti i principali canali di contatto con la clientela – dal sito poste.it nella sezione “Sicurezza online”, all’app, ai social, ai 23 mila display degli oltre 12 mila uffici postali.

Le modalità di truffe più comuni e come difendersi

I truffatori adottano stratagemmi di vario tipo, promettendo ad esempio investimenti vantaggiosi e guadagni facili, fingendosi operatori di Poste italiane o funzionari di pubblica sicurezza, o ancora simulando l’emergenza di un familiare in difficoltà oppure fingendo di intavolare relazioni sentimentali online. Se le tecniche variano, l’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere dati personali, codici di accesso o indurre le vittime ad effettuare pagamenti immediati. Per questo la campagna ricorda che i truffatori non possono fare nulla senza la collaborazione delle vittime e mette in guardia da coloro che avanzano richieste urgenti, o che chiedono di condividere credenziali o codici OTP, e invita a verificare sempre richieste sospette attraverso i canali ufficiali.

Prada paga la crisi del lusso: flop a Oslo e chiusure nel Regno Unito

Il Diavolo di sicuro veste Prada: lo aveva fatto 20 anni fa ed è tornato recentemente a farlo. La questione, però, è capire se anche i comuni mortali acquistino i capi della famosa casa del lusso. E qui la faccenda si fa più complicata: mentre il super-ad Andrea Guerra trimestre dopo trimestre continua a ripetere il ritornello dell’«alta desiderabilità del marchio», i consumatori non sembrano così propensi a spendere. Almeno nel Nord Europa. Lo scorso autunno, con un tempismo perfetto per la volata del Natale, Prada aveva aperto il suo primo negozio monomarca in Norvegia. Il debutto a Oslo, per la prima volta nella storia dell’azienda, fu salutato con grandi fanfare, ma sei mesi dopo, da festeggiare c’è poco. Secondo indiscrezioni raccolte da L43, i numeri sono pessimi: il negozio avrebbe dovuto incassare, secondo i piani, almeno 30 mila euro al giorno, invece è al di sotto della soglia minima per coprire i costi. È il segnale, non il primo e non il solo, che la bolla del lusso sta iniziando a scoppiare.

La chiusura dei punti vendita nel Regno Unito

Chiudere la boutique di Oslo, però, è semplicemente impensabile e allora ecco che il taglio dei costi si abbatte altrove: ancora una volta sul Regno Unito. Sempre alla fine dell’anno scorso, mentre festeggiava lo sbarco in terra vichinga, molto più in sordina Prada aveva chiuso il suo negozio a Glasgow, l’unico di tutta la Scozia, e uno dei suoi due punti vendita di Manchester, a Old Trafford. Ma non è bastato: adesso Guerra ha deciso di uscire del tutto dalla città del calcio, che come reddito e importanza è la seconda del Paese: chiuderà anche il negozio all’interno dei grandi magazzini Selfridges, nel centro commerciale Manchester Exchange. In Gran Bretagna, Prada rimarrà dunque solo con le sue boutique di Londra, ma la crisi del lusso inizia anche a lambire l’un tempo inaffondabile capitale inglese. Tra i piani di Guerra ci sarebbe infatti anche la chiusura di Prada White City, dentro l’enorme centro commerciale Westfield, nella zona ovest di Londra.

Prada paga la crisi del lusso: flop a Oslo e chiusure nel Regno Unito
Andrea Guerra (Imagoeconomica).

Tutte le grane in casa Prada

Il flop iniziale di Oslo e le chiusure di Manchester e Londra puntellano un 2026 che si preannuncia difficile per la maison. L’anno è partito col freno a mano tirato, i ricavi dei primi tre mesi sono saliti di un modestissimo 2 per cento, e peraltro a fine marzo non era ancora scoppiata in pieno la crisi dello Stretto di Hormuz. L’anno, per il gruppo che fattura quasi 6 miliardi di euro, si chiuderà con utili in calo, secondo gli analisti di Barclays. Negli uffici di via Bergamo a Milano, oltre alle tensioni internazionali e al calo delle vendite, hanno anche un altro problema di nome Versace. Mangiarsi una grande azienda è già difficile, saperla digerire lo è ancora di più. E la casa della Medusa non è un boccone facile: Prada l’ha comprata al picco della bolla del lusso, ma il marchio è reduce da anni di declino e di perdite milionarie. L’anno scorso, Versace aveva già zavorrato i conti di Prada e quest’anno le cose stanno addirittura peggiorando, secondo quanto sarebbe trapelato in un incontro riservato con gli analisti finanziari. Andrea Guerra non solo deve cercare di rendere redditizio l’esborso di 1,25 miliardi, ma deve riuscirci mentre il mondo del lusso sta imboccando la via della crisi.

Prada paga la crisi del lusso: flop a Oslo e chiusure nel Regno Unito
Una pubblicità Prada e la vetrina di un negozio Versace (Ansa).

Autostrade, la Tangenziale di Napoli è la prima smart road d’Italia

La Tangenziale di Napoli è ufficialmente la prima smart road del Paese, avendo ottenuto la certificazione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in conformità ai requisiti del decreto ministeriale 70/2018. Un riconoscimento che ne attesta l’adeguamento agli standard tecnologici necessari alla digitalizzazione del monitoraggio degli asset, alla gestione intelligente del traffico e al dialogo in tempo reale con i veicoli connessi e a guida autonoma. Il progetto, che coinvolge la Tangenziale di Napoli, società del Gruppo Autostrade per l’Italia, il Mit e il Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most), con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione del Gruppo Aspi, ha trasformato una delle principali arterie urbane del Paese in un vero e proprio laboratorio di mobilità intelligente.

La definizione di smart road

Queste le tre caratteristiche che definiscono una smart road secondo la normativa:

  • monitoraggio del traffico, con sensori lungo tutta la rete che raccolgono dati sulla viabilità, utili all’operatore del centro di controllo per supportarlo nei processi decisionali relativi alla gestione attiva della mobilità;
  • monitoraggio meteo e idrogeologico, con molteplici sensori che rilevano dati meteorologici, condizioni della pavimentazione, livelli delle acque e in generale lo stato del territorio che circonda l’infrastruttura stradale, con l’obiettivo di tenere sotto controllo in tempo reale le condizioni che potrebbero causare a breve fenomeni come alluvioni, frane, etc. e allertare gli operatori al superamento di soglie prestabilite;
  • comunicazioni ai viaggiatori e mobilità connessa.

Così vengono migliorate sicurezza e qualità del viaggio

L’infrastruttura smart road si basa su una rete diffusa di telecamere intelligenti, sensori e antenne di comunicazione, in grado di raccogliere e analizzare dati in tempo reale su flussi di traffico, velocità, eventi critici e condizioni di esercizio. Lungo i 22 chilometri della Tangenziale sono in fase di installazione 217 telecamere, insieme a 15 portali di rilevamento, otto centraline metereologiche e 40 antenne con duplice tecnologia ITS-G5 e cellular V2X distribuiti sull’intero percorso. Dispositivi che permettono di raccogliere i dati di traffico e di inviarli alla piattaforma centrale C-ITS di Movyon, che li integra con ulteriori dati provenienti da fonti esterne e li elabora per garantire un controllo continuo della viabilità e una comunicazione costante tra infrastruttura e utenti. I sistemi rilevano infatti informazioni come posizione, direzione e velocità dei veicoli, restituendo agli automobilisti indicazioni aggiornate sulle condizioni della viabilità e contribuendo a migliorare sicurezza e qualità del viaggio.

Un salto verso la mobilità del futuro

Lungo la Tangenziale di Napoli sono operativi i servizi di comunicazione che segnalano in tempo reale alle auto connesse potenziali pericoli per i guidatori come cantieri, mezzi in avaria, eventi meteo o altre criticità. Viene inoltre suggerita la velocità ottimale per evitare la formazione di code. Uno dei risultati più significativi sulla rete è stata la sperimentazione realizzata per la prima volta in Italia nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta. Durante i test un veicolo a guida autonoma ha adattato in tempo reale la sua velocità in funzione delle informazioni suggerite dall’infrastruttura. Un salto verso la mobilità del futuro, in cui infrastruttura e veicoli diventano insieme un sistema connesso. La certificazione come smart road non solo migliora la sicurezza e la gestione del traffico urbano ma, facendo della Tangenziale di Napoli la prima infrastruttura in Italia ufficialmente riconosciuta come tale, apre la strada alla diffusione su scala nazionale delle tecnologie per la mobilità connessa e cooperativa.