Hong Kong, Carrie Lam tira dritto dopo le elezioni distrettuali

La governatrice fa mea culpa, ma senza concessioni ai manifestanti. Mentre si alza la tensione tra Cina e Usa sul testo approvato dal Congresso statunitense.

Un mea culpa a metà. Il 27 novembre la governatrice di Hong Kong Carrie Lam ha preso atto dell’insoddisfazione emersa domenica 24 novembre dal voto locale distrettuale che ha visto il campo pro-democrazia vincere quasi il 90% dei seggi e il tracollo dei candidati pro-Pechino, ma non ha fatto concessioni. L’esito, ha affermato in conferenza stampa, riversa i timori sulle «carenze del governo, inclusa l’insoddisfazione per il tempo preso per occuparsi dell’attuale situazione instabile e, naturalmente, per far finire le violenze». Il governo «rifletterà seriamente» sull’esito del voto «migliorando la governance». Nessun passo, però, verso i manifestanti.

LA CINA CONVOCA L’AMBASCIATORE STATUNITENSE

Nel frattempo, prosegue lo scontro diplomatico tra Stati Uniti e Cina sul testo a favore del movimento pro-democrazia dell’ex colonia che, approvato dal Congresso, attende la firma del presidente Donald Trump per l’efficacia. Il viceministro degli Esteri cinese Zheng Zeguang ha convocato l’ambasciatore Usa a Pechino, Terry Branstad, chiedendo il ritiro dell’Hong Kong Human Rights and Democracy Act of 2019. Zheng ha sollecitato la correzione «immediata degli errori» e la fine delle interferenze negli affari interni della Cina. Altrimenti, Washington dovrà «farsi carico di ogni conseguenza».

Qualsiasi tentativo di spingere Hong Kong nel caos e di distruggere la sua stabilità e prosperità è destinato a fallire

Zheng Zeguang, viceministro degli Esteri cinese

Zheng ha accusato il Congresso Usa di tralasciare i fatti e la verità, e di essere connivente e di supportare i violenti crimini e l’azione degli agitatori. «È una grave violazione delle leggi internazionali e delle norme di base che governano le relazioni internazionali. La Cina esprime forte condanna e vi si oppone», ha detto il viceministro. «Qualsiasi tentativo di spingere Hong Kong nel caos e di distruggere la sua stabilità e prosperità è destinato a fallire».

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Violenta scossa di terremoto nel Nord dell’Albania

Il sisma di magnitudo 6.5 ha avuto epicentro vicino a Durazzo ed è stato avvertito anche in Puglia e Basilicata. Case e palazzi crollati. Persone sotto le macerie. Il bilancio provvisorio è di nove morti e 300 feriti. Roma invia gli aiuti.

Un violento terremoto ha colpito la costa settentrionale dell’Albania nella notte del 26 novembre. La scossa, di magnitudo 6.5, ha avuto come epicentro la zona tra Shijak e Durazzo. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) italiano e del servizio geologico statunitense Usgs, il sisma ha avuto ipocentro a circa 10 km di profondità.

Nella capitale, Tirana, la gente è scesa in strada in preda al panico, a Durazzo e Thunama sono crollati case e palazzi. Il bilancio per il momento è di nove morti. Due donne sono state trovate morte sotto le macerie di tre palazzine crollate a Thumana, una località a circa 40 chilometri a nord di Tirana. A Durazzo, sono stati trovati in un albergo crollato nella zona della spiaggia quattro corpi. A Kurbin un uomo è morto dopo essersi gettato dal balcone per tentare di mettersi in salvo. I feriti sono almeno 300 feriti e ci sono persone sotto le macerie.

ESERCITO E PROTEZIONE CIVILE AL LAVORO TRA LE MACERIE

Unità dell’esercito e della protezione civile sono al lavoro tra le macerie di un palazzo a Durazzo e di altri tre a Thumana, dove sono stati tratti in salvo per ora due bambini. Il premier albanese Edi Rama ha parlato su Facebook di «momenti drammatici, in cui bisogna mantenere la calma e stare vicini l’uno all’altro per affrontare questo colpo», sottolineando che «tutte le strutture dello Stato sono operative per salvare ogni possibile vita» e che Italia, Grecia, Francia e Turchia si sono mobilitate per fornire assistenza. La scossa è stata avvertita anche nel Centro e Sud Italia, dalla Puglia alla Basilicata (soprattutto a Matera), passando per l’Abruzzo, dove sono state registrate molte chiamate ai Vigili del fuoco, ma non sono stati riportati danni.

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Le quotazioni di Borsa e lo spread del 26 novembre 2019

Piazza Affari si prepara all'apertura dopo una giornata in rialzo. Il differenziale Btp Bund a 151 punti. I mercati in diretta.

La Borsa italiana si prepara all’apertura della sessione del 26 novembre dopo che Piazza Affari ha chiuso in rialzo (+0,8%) in linea con gli altri listini europei. Nel Vecchio continente c’è ottimismo sulle trattative UsaCina sul commercio internazionale.

Si guarda in modo positivo anche all’andamento dell’economia tedesca, dopo il dato sulla fiducia delle imprese. Resta l’attesa per le prossime mosse delle banche centrali.

LO SPREAD A 151 PUNTI BASE

In lieve calo lo spread tra Btp e Bund a 151 punti, con il rendimento del decennale italiano all’1,16%. A Piazza Affari soffrono tutte le concessionarie autostradali. In particolare Astm (-2,6%), dopo il crollo di un viadotto sulla A6 Torino-Savona, e Sias (-1,6%). In rosso anche Atlantia (-1,3%) e Autostrade Meridionali (-0,94%). Debole Leonardo (-0,7%) e Generali (-0,6%) mentre è piatta Tim. Rally per Prysmian (+4,9%), che ha completato l’intervento sull’elettrodotto Western Link. Bene anche Unicredit (+2,9%), che ha confermato di lavorare al dossier Yapi Kredi (-2,8%) in Turchia. In positivo anche Moncler (+2,4%) e Fineco (+2,3%).

I MERCATI IN DIRETTA

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Di Maio prova a ripartire dalla riforma della giustizia

Il leader del M5s incalza il Pd sulla prescrizione: «Possiamo fare questo passo insieme». Ma la trattativa non è ancora finita. All'orizzonte ci sono le Regionali: in Calabria potrebbe tornare in campo Callipo, in Emilia-Romagna liste in alto mare.

Luigi Di Maio prova a riscrivere la sua agenda di capo politico del M5s dopo il faccia a faccia con Beppe Grillo. Il garante pentastellato ha chiesto un forte rilancio della maggioranza sull’azione del governo. E così Di Maio, in piena crisi di leadership, mentre da una parte fa partire il difficile confronto sul territorio per le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria, dall’altra mette sul tavolo i desiderata del Movimento per l’esecutivo.

In cima alla lista c’è il cavallo di battaglia per eccellenza del M5s, la riforma della giustizia, a partire dalla prescrizione. Le modifiche su quest’ultimo punto sono già state approvate con la legge che ha inasprito le pene per i reati di corruzione, la cosiddetta spazzacorrotti. Previsto il blocco dei tempi dopo il primo grado di giudizio, con entrata in vigore dal primo gennaio 2020. Il Pd, tuttavia, finora si è opposto, chiedendo prima che la riforma del processo penale velocizzi la durata dei procedimenti. La trattativa tra dem, renziani e il ministro Alfonso Bonafede non è ancora finita.

«Questo governo può davvero cambiare le cose. Ma le parole non bastano, servono i fatti», ha scritto Di Maio su Facebook, lanciando un monito proprio al Pd. Ai partner di governo viene chiesto di «andare avanti, non indietro». E di non comportarsi come Matteo Salvini, visto che a battersi contro quella che viene definita una norma «di assoluto buon senso» in prima fila ci sono Lega e Forza Italia.

LEGGETE E CONDIVIDETE! SULLA PRESCRIZIONE E SU UN PAESE CHE DEVE ANDARE AVANTI (E NON INDIETRO)Vittime di disastri,…

Posted by Luigi Di Maio on Monday, November 25, 2019

LEGGI ANCHE: Luciano Violante sui veri problemi della giustizia italiana

Di Maio incassa la sponda del premier Giuseppe Conte, che ha sottolineato come la riforma della giustizia non solo figuri nei punti programmatici della maggioranza, ma sia anche «fortemente voluta dal presidente del Consiglio». Ovvero da lui stesso. Il Pd, per il momento, non ha replicato ufficialmente. Ma fonti dem vicine al dossier tendono a considerare l’uscita di Conte come un segnale della volontà del premier di farsi carico di una mediazione.

IL PD STORCE IL NASO

Il Pd, com’è noto, chiede l’introduzione di limiti alla durata dei processi, una sorta di prescrizione processuale. E interpreta il post di Di Maio come una provocazione demagogica, che semplifica eccessivamente la questione mentre le parti stanno cercando di raggiungere una sintesi. Di Maio ha rilanciato anche sulla revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia («Bisogna muoversi») e sul carcere per i grandi evasori. Ma all’orizzonte ci sono le Regionali del 26 gennaio 2020.

IL REBUS DELLE REGIONALI IN EMILIA-ROMAGNA E CALABRIA

Mentre in Calabria si vocifera di un possibile ritorno in campo dell’imprenditore del tonno Pippo Callipo, in Emilia-Romagna la partita si fa sempre più complicata. Il capo politico del M5s ha incontrato a Bologna gli eletti e gli attivisti, per cercare di trovare una soluzione all’impasse che si è aperta dopo il voto su Rousseau che ha sconfessato Di Maio e ha detto sì alla presentazione delle liste. Ma sia in Calabria, sia in Emilia-Romagna i pentastellati sono divisi. Il deputato “ortodosso” Giuseppe Brescia ha chiesto, assieme all’ex deputata Roberta Lombardi, di rimettere ai voti dei soli iscritti emiliani e calabresi la scelta di come andare al voto: «Non escluderei di tornare su Rousseau per chiedere agli attivisti se preferiscono vederci correre da soli oppure alleati con il Pd», ha detto Brescia.

TEMPO FINO AL 4 DICEMBRE PER LE CANDIDATURE

La vicepresidente della Camera, Maria Elena Spadoni, non concorda: «Penso che sia ormai troppo tardi per aprire a qualsiasi tipo di alleanza, oltretutto non prevista dal nostro statuto», alludendo evidentemente anche alla possibilità di optare per il voto disgiunto, al M5s e al candidato governatore del Pd. Con una presa d’atto finale: «In Emilia i nostri attivisti e consiglieri comunali da anni fanno battaglie contro il Pd. Nessuno dal territorio ha mai aperto ad alleanze». Nell’attesa, il Movimento ha comunque avviato la ricerca dei candidati governatori attraverso le cosiddette “regionarie”: chi intende proporsi avrà tempo fino al 4 dicembre. Sapendo che, come previsto dallo statuto, «il capo politico, sentito il garante», avrà la facoltà di esprimere un eventuale parere vincolante negativo.

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L’Autostrada A26 chiusa a Genova: «Viadotti a rischio»

La decisione presa da Autostrade dopo che la procura aveva avanzato la possibilità di un sequestro per le condizioni dei ponti Pecetti e Fado. Il capoluogo ligure a rischio isolamento.

Dopo il crollo del viadotto sulla A6 SavonaTorino, ora anche un tratto dell’A26 vicino a Genova viene chiuso per «verifiche». E la Liguria e il suo capoluogo rischiano l’isolamento. In serata, Autostrade per l’Italia ha reso noto che a partire dalle 21.30 sarà chiusa al traffico in entrambe le direzioni la tratta dell’autostrada A26 compresa tra l’allacciamento con l’autostrada A10 e lo svincolo di Masone.

La chiusura è stata disposta dalla procura di Genova visto lo stato di ammaloramento dei viadotti Fado Nord e Pecetti Sud. «Sono viadotti a rischio rovina. Credo che il termine sia chiaro a tutti», aveva detto il procuratore capo Francesco Cozzi.

GENOVA E LA LIGURIA A RISCHIO ISOLAMENTO

Si aggrava così la situazione della viabilità per la Liguria, mentre la frana che ha distrutto il viadotto della Madonna del Monte sulla A6 Savona-Torino al momento è ferma. Ma ci sono ancora 15 mila metri cubi di fango in bilico, che potrebbero scivolare a valle in un attimo, velocissimi, così come veloci sono stati quei 30 mila metri cubi di terra che hanno abbattuto i piloni del viadotto ‘correndo’ a 20 metri al secondo. La massa instabile potrebbe cadere a valle in qualsiasi momento anche in previsione del fatto che mercoledì tornerà a piovere.

LE INDICAZIONI PER LE STRADE ALTERNATIVE

Veicoli leggeri e autocarri fino a 7,5 tonnellate (esclusi autobus): per la A26 dalla A10 uscire a Prà e proseguire fino a Masone tramite la SP 456 del Turchino. Per la A10 dalla A26 effettuare il percorso inverso.

Veicoli pesanti superiori a 7,5 ton e autobus: per la A26 dalla A10 utilizzare la A7. Per la A10 dalla A26 obbligo di deviazione sulla Diramazione Predosa Bettole, dalla quale, con fermo temporaneo e progressivo deflusso, sarà possibile procedere verso Genova lungo la A7. Potranno proseguire fino a Masone i soli mezzi pesanti con destinazione di scarico o carico nella zona collegata a tale svincolo.

Itinerari di lunga percorrenza: per i collegamenti tra la A4, A26 e A21 verso la Toscana, utilizzare la A21 fino all’allacciamento con la A1 e da questa raggiungere Firenze o riprendere l’autostrada tirrenica tramite la A15.

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Come si evolve la battaglia legale tra giocatori del Napoli e società

Linea dura del presidente De Laurentiis. Taglio del 25% dello stipendio per tutti, con punte del 50% per Allan e i capi della rivolta contro il ritiro. E il procedimento arbitrale è alle porte. La situazione.

Al Napoli le cose in campo non vanno bene. Settimo posto e -15 punti dalla Juventus capolista. Fuori, forse ancora peggio. Questioni calcistiche e giuridiche si sono intrecciate affossando la stagione degli azzurri. Tutto è iniziato col grande “ammutinamento, il rifiuto dei giocatori di andare in ritiro per gli scarsi risultati sportivi (soprattutto in campionato). E ora è arrivata la risposta ufficiale della società, che ha attaccato i calciatori infliggendo un taglio del 25% dello stipendio per tutti, ma punte del 50% nei confronti di Allan e di altri considerati dal club i “capi” della rivolta. Le richieste sono contenute nelle raccomandate inviate anche via pec.

DALLE SUPER MULTE AL CASO DEI FURTI

Il presidente Aurelio De Laurentiis ha inflitto così delle super multe. Gli ultrà avevano “scaricato” la squadra per il suo atteggiamento, mentre in città si è parlato anche molto della fuga” delle mogli dei calciatori dopo i diversi furti subiti che avevano addirittura fatto presupporre l’esistenza di un piano criminale dietro questi episodi.

LETTERE CONSEGNATE PRIMA DELLA CHAMPIONS

La notizia era nell’aria e, si è appreso oltre la cortina di silenzio ufficiale del club, si dovrebbe concretizzare con la ricezione delle lettere a poche ore dalla partita di Champions league contro il Liverpool. I due piani, ormai, sono completamente scollegati. Il Napoli ha deciso di separare le vicende sportive da quelle contrattuali: i tifosi giudicheranno le prestazioni in campo di capitan Lorenzo Insigne e compagni, il collegio arbitrale del tribunale deve decidere in merito alle sanzioni.

COME FUNZIONA IL PROCEDIMENTO ARBITRALE

Ogni calciatore nominerà un proprio arbitro, il club un altro e i due dovranno accordarsi per eleggere il presidente del collegio; ciascun calciatore avrà un proprio procedimento arbitrale.

ALLAN ACCUSATO DI AVER AGGREDITO IL VICEPRESIDENTE

La multa più salata è stata chiesta ad Allan che oltre alla ribellione paga anche l’accusa di aver tentato di aggredire il vicepresidente azzurro Edoardo De Laurentiis negli spogliatoi dopo il match con il Salisburgo.

CONTESTATA LA LESIONE DEI DIRITTI D’IMMAGINE

Oltre alle multe richieste per il mancato rispetto dell’ordine di andare in ritiro, il Napoli è pronto a infliggere anche multe individuali per una lesione dei diritti d’immagine: ogni calciatore quando firma con il club azzurro raggiunge anche un accordo per la cessione dei propri diritti d’immagine che, a parere del Napoli, è stata lesa dall’atteggiamento poco professionale della ribellione. In questo caso le multe saranno individuali e parametrate al contratto che è diverso per ognuno.

DE LAURENTIIS NON È ANDATO A LIVERPOOL

Al Napoli dunque continua il gelo tra lo spogliatoio e la dirigenza, che aspetta ora risultati sul campo, e testimoniato anche dal fatto che il presidente non è volato in Inghilterra per il match di Champions. In questo clima il Napoli parte per Liverpool dove mercoledì sera affronta i campioni d’Europa. L’allenatore Carlo Ancelotti sa che anche il suo futuro personale è legato alle prossime partite e già il pareggio di San Siro contro il Milan è stato considerato negativamente dal club.

GRANDE ATTESA PER LE PAROLE DI ANCELOTTI

Su questo, ma anche sul clima con cui lo spogliatoio sta vivendo il momento, il tecnico è chiamato a parlare martedì 26 novembre nel pomeriggio a Liverpool, durante la conferenza stampa pre-partita destinata a interrompere il silenzio stampa cominciato proprio nella notte dell’insubordinazione dopo il pari con il Salisburgo. Quella sera Ancelotti andò via senza parlare.

INSIGNE INFORTUNATO, ATTACCO DA INVENTARE

Parlò, prima di sapere della rivolta, Insigne, che rimane a Napoli a causa della contusione al gomito subita a Milano. L’attacco è quindi da inventare, la forza di reazione del gruppo da dimostrare in campo. I 2 mila tifosi azzurri a Liverpool aspettano risposte da Anfield. Poi arriveranno le sentenze del tribunale.

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I sondaggi politici elettorali del 25 novembre 2019

Fratelli d'Italia per la prima volta supera il 10%. Brusca frenata della Lega. Stabili i partiti di governo.

Fratelli d’Italia continua la sua ascesa nel gradimento degli italiani e per la prima volta nella sua storia in un sondaggio nazionale raggiunge una percentuale a doppia cifra. Il partito di Giorgia Meloni, secondo il sondaggio di Swg per il TgLa7 del 25 novembre, passa dal 9,5% del 18 novembre al 10,1%. La Lega subisce una brusca frenata e perde in una settimana lo 0,9%, scendendo dal 34% al 33,1%. Variazioni meno significative per gli altri partiti, con il Pd che passa dal 18,3% al 18,1%, il M5s dal 16,2% al 16,5% e Forza Italia in calo dal 6,4% al 6%. Italia viva riprende a salire, passando dal 5% al 5,5%.

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Roberto Tomasi è il nuovo amministratore delegato di Autostrade

La scelta del consiglio di amministrazione della società.

Roberto Tomasi, come annunciato a gennaio 2019 da Autostrade per l’Italia, è stato ufficialmente nominato come nuovo amministratore delegato della società.

Il consiglio di amministrazione si è riunito il 25 novembre per la prima volta sotto la presidenza dell’ingegner Giuliano Mari, dopo il rinnovo deciso venerdì dall’assemblea degli azionisti.

In quell’occasione i vicepresidenti di Autostrade – Giancarlo Guenzi, direttore generale di Atlantia, e Michelangelo Damasco, general counselor di Atlantia, nonché il consigliere Amedeo Gagliardi, direttore legale di Autostrade – hanno rassegnato le dimissioni.

L’assemblea aveva stabilito che il cda sarebbe stato composto da 11 persone, nominando per gli esercizi 2019-2020-2021 Giuliano Mari, Roberto Tomasi, Tommaso Barracco, Carlo Bertazzo, Massimo Bianchi, Roberto Pistorelli, Elisabetta De Bernardi Di Valserra, Nicola Rossi e Antonino Turicchi, tratti dalla lista presentata da Atlantia; Christoph Holzer, dalla lista presentata da Appia Investments; e Hongcheng Li, dalla lista presentata dal socio Silk Road Fund.

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Da Londra a Barcellona: la corsa a ostacoli di Uber in Ue

La app di trasporto ha già avuto difficoltà in Germania, Spagna, Regno Unito, Belgio, Danimarca, Bulgaria e Ungheria. Una sentenza della Corte Ue lascia largo margine alle città.

La fine della proroga per l’utilizzo della licenza a Londra per Uber è solo l’ennesimo ostacolo per la app di trasporto auto con conducente in Ue anche se quella che pesa di più tra le città per numero di autisti coinvolti e di corse effettuate.

BRUXELLES TRA LE PRIME A LIMITARE IL SERVIZIO

Tra le città che hanno limitato l’ingresso di Uber per prime è stata Bruxelles: nel 2014, infatti, la giustizia belga ha messo al bando l’applicazione dopo le proteste dei tassisti dato che il nuovo servizio auto non era in possesso della licenza.

IN GERMANIA DISPONIBILE SOLO IN ALCUNE CITTÀ

Il nuovo piano Taxi in Belgio prevede ora un servizio Uber limousine, mentre continua ad essere vietato Uberpop, il servizio meno costoso, condotto da guidatori non professionisti. In Germania il servizio Uber è disponibile in quattro delle principali città (tra le quali Berlino e Monaco) mentre non è disponibile in numerose altre città.

BARCELLONA ABBANDONATA DA UBER

Uber ha avuto difficoltà in Danimarca, Bulgaria e Ungheria mentre ha deciso di abbandonare Barcellona dopo che sono cambiate le regole rendendo il servizio poco vantaggioso per l’azienda.

LA SENTENZA DELLA CORTE UE CHE DÀ LIBERTÀ ALLE CITTÀ

Ad aprile la Corte Ue ha stabilito che gli Stati membri «possono vietare e reprimere penalmente l’esercizio illegale dell’attività di trasporto nell’ambito del servizio UberPop senza dover previamente notificare alla Commissione il progetto di legge che stabilisce il divieto e le sanzioni penali per tale esercizio». Il servizio Uberpop viene considerato rientrante nel «settore dei trasporti» e non in quello dei servizi digitali, che invece richiederebbe una notifica in base alla direttiva «società dell’informazione».

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Scoperta una molecola che blocca l’Alzheimer

L'anticorpo A13 "ringiovanisce" il cervello bloccando la malattia nella prima fase. La scoperta di uno studio italiano effettuato sui topi.

Scoperta dai ricercatori della fondazione Ebri Rita Levi-Montalcini una molecola che “ringiovanisce” il cervello bloccando l’Alzheimer nella prima fase: è l’anticorpo A13, che ringiovanisce appunto il cervello favorendo la nascita di nuovi neuroni e contrastando così i difetti che accompagnano le fasi precoci della malattia. Lo studio, italiano, è stato effettuato su topi che, così trattati, hanno ripreso a produrre neuroni a un livello quasi normale. Una strategia, secondo i ricercatori, che apre nuove possibilità di diagnosi e cura. Lo studio interamente italiano è coordinato da Antonino Cattaneo, Giovanni Meli e Raffaella Scardigli, presso la Fondazione Ebri (European Brain Research Institute) Rita Levi-Montalcini, in collaborazione con il CNR, la Scuola Normale Superiore e il Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma Tre. E’ stato pubblicato sulla rivista Cell Death and Differentiation.

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Il creatore della Rete ha lanciato il Contratto per salvare il web

Tim Berners-Lee ha presentato il suo manifesto per «rendere Internet più sicuro e utile per tutti». Il documento rivolto a governi, aziende e cittadini.

Il creatore del web, Tim BernersLee, ha lanciato ufficialmente il suo piano per aggiustare Internet. Lo riporta l’Agi. La Word Wide Web Fondation, una società no profit creata dallo scienziato inglese, ha già ottenuto il sostengo dei giganti tecnologici come Facebook, Google e Microsoft. È lo stesso Berners-Lee ad annunciare il progetto su Twitter: «Se noi non riusciamo a difendere la libertà del web aperto, rischiamo una distopia digitale di disuguaglianza radicale e abuso dei diritti. Dobbiamo agire ora».

Nel tweet Berners-Lee condivide il link a un sito, contractfortheweb.org, dove sono elencati i nove principi del suo Contratto per il web. Tre riguardano i governi: assicurare che ognuno possa connettersi alla rete; fare in modo che tutta la rete internet sia sempre accessibile; rispettare i diritti fondamentali della privacy e dei dati personali.

I PUNTI PER LE AZIENDE E I CITTADINI

Tre riguardano le aziende: avere sempre prezzi accessibili per i servizi di connessione; rispettare e proteggere la privacy e i dati delle persone per creare fiducia a chi accede alla rete; sviluppare tecnologie che valorizzino il meglio dell’umanità, arginandone i lati peggiori. Tre riguardano invece i cittadini: essere creatori e collaboratori del web; costruire community forti e rispettare la civiltà del discorso pubblico e la dignità umana; lottare per la rete.

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La prova Invalsi torna obbligatoria per la Maturità

Non era stata più considerata un requisito vincolante nel precedente anno scolastico. Ora ritorna condizione indispensabile per l'ammissione all'esame.

Torna obbligatorio per i ragazzi delle superiori sostenere la prova Invalsi per accedere all’esame di Maturità. Il test torna quindi a essere pre-requisito per l’esame di Stato, come era accaduto nell’anno scolastico 2017-2018. L’obbligatorietà era stata sospesa per l’anno scolastico 2018-2019. Con la legge Milleproroghe 2018 il precedente ministro dell’Istruzione Marco Bussetti aveva differito di un anno (all’1 settembre 2019) l’applicazione della norma sull’Invalsi, esonerando così gli studenti che hanno fatto la Maturità quest’anno. Ora però, «non essendo intervenuto un ulteriore differimento annuale», la circolare ricorda che «dovrà essere verificato, ai fini dell’ammissione dei candidati interni all’esame di Stato dell’a.s. 2019/2020, oltre al requisito della frequenza scolastica e del profitto scolastico, anche il requisito della partecipazione, durante l’ultimo anno di corso, alle prove a carattere nazionale predisposte dall’Invalsi e quello dello svolgimento delle attività programmate nell’ambito dei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, secondo il monte ore previsto dall’indirizzo di studi».


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Gli odiosi pregiudizi degli italiani sulla violenza sessuale contro le donne

Il 23,9% pensa che possano essere loro a provocare lo stupro con il modo di vestire. E il 10,3% ritiene che spesso le accuse siano false. Gli stereotipi da abbattere fotografati dall'Istat.

Pregiudizi odiosi e stereotipi pericolosi, da smontare pezzo dopo pezzo. Secondo l’Istat, per il 6,2% degli italiani le “donne serie” non vengono violentate.

Il 39,3% ritiene che una donna sia in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole. E il 23,9% – cioè quasi una persona su quattro – pensa che possano essere loro a provocare lo stupro con il modo di vestire, mentre il 15,1% è convinto che una donna che subisce violenza quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte responsabile.

I dati – inquietanti – sono contenuti nel report “Gli stereotipi sui ruoli di genere e l’immagine sociale della violenza sessuale”, diffuso dall’istituto di statistica in occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

LEGGI ANCHE: Violenza sulle donne, quei segnali d’allarme tra gli adolescenti

Come se non bastasse, per il 10,3% della popolazione italiana spesso le accuse di violenza sessuale sono false, dato che sale al 12,7% tra gli uomini e scende al 7,9% tra le stesse donne. Il 7,2% è convinto che di fronte a una proposta sessuale le donne spesso dicono di no, ma in realtà intendono sì. Infine, l’1,9% ritiene che non si tratti di violenza se un uomo obbliga la moglie o la compagna ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà.

Se poi si parla di conciliazione tra lavoro e famiglia, secondo il 32% degli intervistati «per l’uomo, più che per la donna, è molto importante avere successo nel lavoro»; per il 31,5% «gli uomini sono meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche»; per il 27,9% «è l’uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia». Mentre per l’8,8% «spetta all’uomo prendere le decisioni più importanti riguardanti la famiglia».

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Il M5s lancia le Regionarie per le elezioni in Emilia Romagna e Calabria

Aperte le candidature per il voto del 26 gennaio su Rousseau. Resta il parere vincolante di Grillo e Di Maio.

Sono aperte le candidature per le “RegionarieM5s della Calabria e dell’Emilia Romagna in vista delle elezioni del 26 gennaio. Da oggi e fino al 4 dicembre tutti gli iscritti certificati residenti in Calabria o Emilia-Romagna potranno avanzare la loro candidatura su Rousseau. Come previsto dallo Statuto, «il Capo Politico, sentito il Garante, ha la facoltà di valutare la compatibilità della candidatura con i valori e le politiche del M5s, esprimendo l’eventuale parere vincolante negativo».

I CANDIDATI VOTATI SU ROUSSEAU

Il parere vincolante di Grillo e Di Maio sull’opportunità di accettazione della candidatura può essere espresso fino al momento del deposito delle liste elettorali. La lista dei candidati «che risulteranno effettivamente in regola con i requisiti, verrà resa pubblica e successivamente sottoposta alla votazione online su Rousseau» annuncia il M5s sul blog che ricorda la regola pentastellata: «Non sono consentite iniziative di autopromozione sia relativamente alla candidatura che per la votazione online».

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Cellino su Balotelli: «È nero, sta lavorando per schiarirsi»

Le parole - che definire infelici è dire poco - del presidente del Brescia sulla situazione dell'attacante.

Cosa succede con Mario Balotelli? «Che è nero, cosa devo dire, che sta lavorando per schiarirsi però c’ha molte difficoltà». È iniziata con questa frase – che definire infelice è un eufemismo – l’analisi fatta dal presidente del Brescia, Massimo Cellino, sulla situazione dell’attaccante. Al suo arrivo nella sede della Lega Serie A, Cellino ha poi aggiunto: «È successo che nel calcio ci sono squadre che combattono e vincono, se noi pensiamo che un giocatore da solo possa vincere la partita, offendiamo la squadra e il gioco del calcio».

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Guidare con la pioggia, i consigli di Pirelli

Sull’asfalto bagnato l’aderenza è ridotta, la direzionalità diminuisce e aumentano gli spazi di frenata. Ecco come contenere i rischi

Siamo ormai entrati ufficialmente nella stagione della pioggia, uno dei nemici più insidiosi di chi si trova alla guida, che sia per lunghi o brevi tratti. Sebbene le auto di oggi siano più sicure rispetto a quelle del passato, la pioggia resta un nemico da non sottovalutare mai. Lo ricorda a tutti gli automobilisti Pirelli, l’azienda dalle forti radici italiane con stabilimenti in 12 Paesi del pianeta tra i principali produttori mondiali di pneumatici e di servizi a questi collegati.

ADERENZA E VISIBILITÀ

Diverse sono le problematiche con le quali il guidatore deve fare i conti quando piove. Prima tra tutti la diminuzione dell’aderenza soprattutto in presenza di pozzanghere le quali possono innescare l’aquaplaning, il temibile fenomeno di “cuscinetto” d’acqua che fa venir meno il contatto tra le gomme e l’asfalto. Freddo e foglie poi, in autunno, non fanno che rincarare la dose perché cadono intasando i tombini e trasformandosi in “saponette”. Oltre che con l’aderenza ridotta, chi guida deve tenere sempre ben presente che a causa delle gocce di pioggia la visibilità è limitata, motivo per cui i tergicristallo devono essere in perfetta efficienza. A questo si aggiunge, inoltre, la “nube” sollevata dai pneumatici che viene limitata solo dai tratti di strada con asfalto drenante.

ALCUNI ACCORGIMENTI DA ADOTTARE IN AUTO

Partiamo ora con i consigli veri e propri che l’azienda ha ritenuto segnalare. «Quando piove – spiega Pirelli – sterzo, acceleratore e freno vanno usati più dolcemente del solito. Se l’Esp c’è, non va disinserito come molti pensano. Se manca, occorre sfruttare le marce più alte compatibili con la velocità alla quale si procede: in questo modo le ruote tenderanno meno a slittare. Inoltre, bisogna attivare il “clima” per ridurre il rischio che i vetri si appannino. Nel caso, deviare l’aria sul parabrezza (spesso esiste un tasto specifico) per ripulirlo alla svelta».

ATTENZIONE A SEGNALI E POZZANGHERE

Messe in chiaro alcune impostazioni di guida, Pirelli pone l’attenzione sui segnali stradali, mai da sottovalutare soprattutto in caso di pioggia. «Attenzione, quindi, ai cartelli che avvisano di fondi sdrucciolevoli in caso di pioggia e anche a quelli che annunciano cunette o sottopassi – segnala Pirelli – sono le situazioni più a rischio di allagamento». Importante inoltre è prestare attenzione alle pozzanghere, senza mai sminuire la loro profondità: «Potrebbero nascondere una buca in grado di provocare seri danni a gomme, cerchi e sospensioni, oltre che far perdere il controllo della vettura. Meglio evitarle, o comunque superarle lentamente. Identico è il consiglio nel caso di un allagamento: il rischio, nello specifico, è di far aspirare acqua al motore o di bagnare l’impianto elettrico» ribadisce l’azienda produttrice di pneumatici. Fatte queste premesse, Pirelli non dimentica di ricordare che il primo consiglio per guidare sul bagnato è quello di adottare uno stile più prudente, moderando la velocità, evitando distrazioni e aumentando la distanza di sicurezza.

COME CONTRASTARE L’AQUAPLANING

Come detto quando parliamo di pozzanghere e guida con pioggia tiriamo in ballo anchel’aquaplaning che si presenta quando si entra in una pozzanghera già a partire dai 50 km/h. Cosa succede nello specifico? L’azienda lo spiega in modo semplice: «Il pneumatico, non riuscendo ad espellere l’acqua tramite la scolpitura del battistrada, tende a far ‘galleggiare’ la vettura con la conseguente perdita di direzionalità. Non per forza il fenomeno è causato da un avvallamento della sede stradale, ma entrano in gioco uno stato d’uso avanzato o una pressione errata delle nostre gomme». Per contrastare l’aquaplaning, il primo consiglio proposto da Pirelli è quello di cercare di restare calmi tenendo lo sterzo ben saldo ed eventualmente toccare lievemente i freni. Da tenere bene a mente, inoltre, è il fatto che in questi casi anche i più sofisticati sistemi di sicurezza possono avere tempi di risposta “lunghi”, motivo per cui è bene intervenire rapidamente, in modo deciso ma delicato.

OCCHIO ALLA ‘SCHIUMETTA’

Altro fenomeno a cui prestare attenzione quando piove e si è alla guida è il pericoloso viscoplaning che si presenta, di solito, dopo la caduta delle prime gocce di pioggia. «L’acqua si mischia con lo sporco e gli oli che sono depositati sulle strade creando un’emulsione particolarmente viscida: è la famosa ‘schiumetta’ che si vede affiorare sull’asfalto quando inizia a piovere – spiega Pirelli – La prudenza e la velocità ridotta sono i primi rimedi per anticipare situazioni di pericolo che possono portare sovrasterzo o sottosterzo». Come reagire in questi casi? Alleggerire il gas e raddrizzare leggermente il volante fino a quando le ruote non riprendano direzionalità evitando di accentuare la sterzata, azione che per istinto verrebbe di fare.

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Le indagini sul viadotto crollato della Torino-Savona

La procura della città ligure vuole accertare anche lo stato dei piloni. Al momento «è impossibile» stabilire la causa del cedimento. Il gruppo Gavio: «Ricostruzione in quattro mesi».

C’è anche lo stato dei piloni nell’inchiesta della procura di Savona che indaga sul viadotto della A6 “Madonna del Monte” crollato domenica 24 novembre.

Quel tratto di autostrada è di competenza di Autostrada dei Fiori, di proprietà del gruppo Gavio. Una porzione di circa 30 metri è venuta giù «a causa di una frana che ha travolto i pilastri», ha detto Giovanni Toti, governatore della Regione Liguria.

Ma il procuratore di Savona, Ubaldo Pelosi, per il momento non esclude nessuna ipotesi: «Abbiamo fatto alcuni sopralluoghi, per chiarire i fatti ci vorrà del tempo». Di sicuro allo stadio attuale «è impossibile» dire se quanto accaduto debba essere attribuito a problemi strutturali oppure no.

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Intanto Bernardo Magrì, amministratore delegato di Autostrada dei Fiori, ha stimato in quattro mesi i tempi di ricostruzione della parte crollata del viadotto: «È tecnicamente possibile, con l’ipotesi di una campata in acciaio non sorretta da un pilone». Magrì ha aggiunto che ci sono già aziende pronte a intervenire. I tecnici stanno verificando la tenuta dell’altra carreggiata, per valutare se poterla riaprire su due sensi di marcia.

Mentre una buona notizia arriva dai vigili del fuoco, che hanno ufficialmente terminato le ricerche sulla massa della frana: il crollo non ha coinvolto né automobili, né persone. Sono ora in corso le operazioni per la messa in sicurezza dell’alveo, visto il peggioramento delle condizioni meteo atteso per la giornata del 26 novembre.

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La Cina ha provato a infiltrare una spia nel parlamento australiano

Un cittadino cinese ha anche rivelato ai servizi segreti australiani come Pechino segretamente controlli le imprese quotate in borsa per finanziare operazioni di intelligence.

Lo spionaggio cinese sulla politica australiana. Una rete di spionaggio di Pechino ha tentato di far eleggere nel Parlamento federale australiano un proprio operatore come deputato del partito liberale al governo. Inoltre le autorità australiane valutano seriamente, nonostante le smentite di Pechino, le dichiarazioni di un cittadino cinese Wang Liqiang che si dichiara agente dell’intelligence militare cinese e rivela ai servizi segreti australiani come Pechino segretamente controlli le imprese quotate in borsa per finanziare operazioni di spionaggio.

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Nuovo record per le emissioni di gas serra

Nessun rallentamento nell'ultimo bollettino pubblicato dall'Organizzazione meteorologica mondiale. Ancora in crescita i livelli di anidride carbonica.

Nuovo, preoccupante record dei livelli di gas serra. Lo ha comunicato l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) nel bollettino pubblicato il 25 novembre. Questa tendenza a lungo termine, dicono gli esperti, si traduce in «impatti sempre più gravi dei cambiamenti climatici, con temperature in aumento, condizioni meteo più estreme, stress idrico, innalzamento del livello del mare e perturbazione degli ecosistemi marini e terrestri». Inoltre, «non vi è alcun segno di rallentamento, per non parlare di un calo», ha detto il segretario generale dell’Omm, Petteri Taalas.

ANCORA IN CRESCITA I LIVELLI DI ANIDRIDE CARBONICA

Il bollettino dei gas serra dell’Omm ha dimostrato che le concentrazioni medie globali di anidride carbonica (Co2) hanno raggiunto 407,8 parti per milione nel 2018, rispetto a 405,5 parti per milione (ppm) nel 2017. L’aumento di Co2 dal 2017 al 2018 è stato molto vicino a quello osservato dal 2016 al 2017 e appena sopra la media nell’ultimo decennio. I livelli globali di Co2, che resta in atmosfera per secoli e negli oceani ancora più a lungo, hanno attraversato il benchmark simbolico e significativo di 400 parti per milione nel 2015. Anche le concentrazioni di metano e protossido di azoto sono aumentate in misura maggiore rispetto allo scorso decennio, secondo le osservazioni della rete Global Atmosphere Watch che comprende stazioni nell’Artico remoto, aree montane e isole tropicali.

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Nuovo record per le emissioni di gas serra

Nessun rallentamento nell'ultimo bollettino pubblicato dall'Organizzazione meteorologica mondiale. Ancora in crescita i livelli di anidride carbonica.

Nuovo, preoccupante record dei livelli di gas serra. Lo ha comunicato l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) nel bollettino pubblicato il 25 novembre. Questa tendenza a lungo termine, dicono gli esperti, si traduce in «impatti sempre più gravi dei cambiamenti climatici, con temperature in aumento, condizioni meteo più estreme, stress idrico, innalzamento del livello del mare e perturbazione degli ecosistemi marini e terrestri». Inoltre, «non vi è alcun segno di rallentamento, per non parlare di un calo», ha detto il segretario generale dell’Omm, Petteri Taalas.

ANCORA IN CRESCITA I LIVELLI DI ANIDRIDE CARBONICA

Il bollettino dei gas serra dell’Omm ha dimostrato che le concentrazioni medie globali di anidride carbonica (Co2) hanno raggiunto 407,8 parti per milione nel 2018, rispetto a 405,5 parti per milione (ppm) nel 2017. L’aumento di Co2 dal 2017 al 2018 è stato molto vicino a quello osservato dal 2016 al 2017 e appena sopra la media nell’ultimo decennio. I livelli globali di Co2, che resta in atmosfera per secoli e negli oceani ancora più a lungo, hanno attraversato il benchmark simbolico e significativo di 400 parti per milione nel 2015. Anche le concentrazioni di metano e protossido di azoto sono aumentate in misura maggiore rispetto allo scorso decennio, secondo le osservazioni della rete Global Atmosphere Watch che comprende stazioni nell’Artico remoto, aree montane e isole tropicali.

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