La polemica su Corbyn e l’antisemitismo nel Labour

Il rivale di Boris Johnson accusato dal rabbino capo del Regno Unito di aver consentito «al veleno» di «mettere radici» nel suo partito. La smentita non ferma la bufera a due settimane dal voto.

Un’altra tegola cade sulle speranze del Labour britannico di rovesciare le previsioni negative dei sondaggi in vista delle elezioni del 12 dicembre e della sfida con i favoritissimi conservatori del premier Boris Johnson. A simboleggiarla è l’ennesima accusa sul dossier antisemitismo, questa volta scagliata dalle colonne ostili del Times di Rupert Murdoch niente meno che dal rabbino capo ortodosso del Regno Unito, Ephraim Mirvis, guida della maggiore comunità di ebrei osservanti del Regno, tornato a imputare a Jeremy Corbyn – a meno di 20 giorni dal voto – d’aver consentito «al veleno» antisemita di «mettere radici» nel partito del quale è leader.

RISCHIO DI BOICOTTAGGIO PER LA SINISTRA

Le parole di Mirvis, respinte dal vertice laburista, vanno molto vicino ad un invito senza precedenti al boicottaggio di uno dei grandi partiti d’oltremanica. Per di più approdo storico di una larga fetta di mondo ebraico politicamente impegnato. E innescano reazioni a valanga, fra cui spiccano quelle incrociate d’alcune delle principali istituzioni religiose e confessionali – cristiane o islamiche – del Paese. «Non spetta a me dire per chi votare», mette le mani avanti Mirvis, non senza tuttavia far riecheggiare un’adesione di fatto all’appello già lanciato da voci significative del mainstream ebraico nazionale – oltre che da intellettuali e figure d’establishment avverse in generale alla svolta a sinistra di Corbyn e al suo passato di sostenitore militante della causa palestinese o terzomondista – a punire il Labour alle urne. Corredato dall’appello esplicito agli elettori a scegliere «secondo coscienza».

«INCOMPATIBILE CON I VALORI BRITANNICI»

Il rabbino descrive in sostanza Corbyn come inadeguato al ruolo di primo ministro e bolla come «incompatibile con i valori britannici di cui andiamo tanto fieri il modo con cui la leadership laburista» attuale «ha affrontato il razzismo antiebraico». Un verdetto senz’appello, nella giornata della chiusura dei termini per l’iscrizione nelle liste elettorali del Paese e della presentazione di un manifesto ad hoc laburista sulla difesa della libertà di fede e la lotta al razzismo durante la quale Corbyn evita qualunque polemica diretta limitandosi a definire l’antisemitismo un fenomeno «vile che non può avere spazio» all’interno del suo movimento. Rassicurazioni «mendaci» per Mirvis, al quale un portavoce del Labour replica rivendicando «l’impegno anti razzista» di una vita del compagno Jeremy e ribadendo la volontà di estirpare dal partito e dal Regno ogni traccia antisemita. Mentre rigetta come inaccurate le cifre su 130 presunti episodi gravi impuniti.

I PARTITI RIVALI CAVALCANO LA POLEMICA

I partiti rivali, dai Tory di Boris Johnson ai LibDem di Jo Swinson, cavalcano viceversa l’anatema del gran rabbino. Mentre l’influente arcivescovo anglicano di Canterbury, Justin Welby, aggiunge il carico da 90: riconoscendo a Mirvis – dopo aver fatto mea culpa anche per le macchie storiche della sua Chiesa – d’aver espresso «il profondo senso d’insicurezza e paura avvertito oggi da molti ebrei britannici». Comprensione per l’allarme del rabbino arriva pure dal Muslim Council of Britain, che però allarga il discorso. E nota come ad esempio la minaccia rampante parallela «dell’islamofobia» provenga «in modo acuto soprattutto dal Partito conservatore», non certo dal Labour.

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«Ai viadotti chiusi della A26 mancava il cemento»

Il paragone da brividi del procuratore capo di Genova: «Come dei balconi con la soletta sgretolata». Attivata una deviazione di carreggiata che consente il passaggio dei veicoli.

Un paragone che mette i brividi. Per il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi i viadotti Fado Nord e Pecetti Sud della A26, chiusi nella tarda serata del 25 novembre per ordine della magistratura, erano come «balconi» con «la soletta sottostante completamente sgretolata», e in cui «l’unica parte sana» era «quella piastrellata», ovvero l’asfalto superficiale.

I consulenti della procura, ha aggiunto Cozzi, hanno rilevato «un grave stato di degrado», consistente in una «mancanza di cemento che imponeva un controllo di sicurezza immediato per pericolo di rovina».

Nel pomeriggio del 26 novembre i vertici di Autostrade per l’Italia hanno illustrato al ministero dei Trasporti le modalità per riaprire al traffico l’autostrada. È stata attivata una deviazione di carreggiata, che permette lo scorrimento dei veicoli in entrambe le direzioni senza passare per i viadotti.

Ulteriori verifiche da parte della società concessionaria sono in corso, ma Cozzi ha voluto ribadire un concetto molto chiaro: «Non abbiamo preso un provvedimento avventato, ma un provvedimento tempestivo che non poteva essere procrastinato. Noi non ci sostituiamo a nessuno, alle competenze di nessuno, il nostro compito è caso mai di sollecitare gli interventi di competenza di altri. È in atto un piano di controllo che mi auguro venga seguito anche dal ministero dei Trasporti, perché non spetta a noi».

Ma il lavoro dei pm non finisce qui. «Bisognerà vedere, con le indagini, se quella degli omessi controlli era una filosofia generale, oppure se si sia trattato di episodi singoli. L’impressione che abbiamo avuto, nei mesi scorsi, è quella di una sottovalutazione dello stato delle infrastrutture. Una cosa che non deve più succedere», ha concluso Cozzi.

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Terremoto in Albania, le reazioni discordanti della Lega

Il vicepresidente della commissione Esteri Paolo Grimoldi invita Conte a occuparsi prima degli italiani colpiti dal maltempo. Ma il governatore lombardo Fontana invia aiuti.

Mentre l’Italia si mobilita per aiutare la popolazione albanese colpita dal sisma, dai banchi della Lega Paolo Grimoldi, vicepresidente della commissione Esteri della Camera invita a pensare prima agli italiani, in ginocchio dopo l’ondata del maltempo. «Il premier Conte annuncia l’immediato invio di squadre di soccorritori e tecnici in Albania per prestare aiuti dopo il sisma? Nobile gesto», fa notare il leghista, «giusto aiutare chi ha bisogno, ma in questo momento l’Italia è in ginocchio per il maltempo, abbiamo centinaia di sfollati in diverse Regioni, come Liguria, Lombardia e Piemonte, abbiamo strade franate, comuni isolati, danni enormi in diverse località. Giusto aiutare l’Albania, ci mancherebbe, ma prima pensiamo a casa nostra e ai nostri cittadini e lasciamo ad altri Stati Ue i soccorsi all’Albania. E già che ci siamo, perché Conte non ci ripensa sul no alla richiesta di stato di emergenza presentata dalla Lombardia?».

LA LOMBARDIA PRONTA A DARE SUPPORTO

Fa pensare però che sempre in casa Lega proprio il governatore della Lombardia Attilio Fontana non solo esprima «vicinanza e solidarietà al popolo albanese» ma si impegni anche a «sostenere, per quanto di nostra competenza, ogni azione mirata a garantire un supporto concreto» al Paese. Il ministero dell’Interno, continuano in una nota Fontana e l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera, «ha attivato l’intervento immediato della squadra Usar (Urban-Search And Rescue) specializzata nell’individuazione e nel disseppellimento delle persone travolte da macerie e altri materiali». La Regione Lombardia, «attraverso l’Areu partecipa a questa particolare spedizione attraverso personale sanitario specializzato composto, per ora, da un medico e un infermiere e da una squadra formata da 4 specialisti con un elicottero attrezzato con visori e dispositivi per la guida e le ricerche notturne».

LA SOLIDARIETÀ E GLI AIUTI DEL VENETO DI LUCA ZAIA

Lo stesso vale per la Regione Veneto guidata dal leghista Luca Zaia, partito per l’Albania , che ha dato la disponibilità per la partenza della Colonna mobile della protezione civile regionale verso l’Albania.

«Il Veneto conferma anche in questa occasione di sempre in prima linea nel portare aiuto nelle emergenze», ha detto Zaia.

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Perché durante il Black Friday scioperano i lavoratori delle consegne Amazon

I dipendenti delle aziende che si occupano della distribuzione degli ordini si fermano a Brandizzo (Torino) e Marene (Cuneo). Denunciano i carichi di lavoro estenuanti e chiedono più sicurezza, aumento del personale, stipendi migliori e riduzione della precarietà. Previsti disagi e disservizi nei giorni degli sconti.

Nei giorni delle grandi offerte e dei maxi sconti i lavoratori delle aziende che si occupano della consegna degli ordini di Amazon hanno detto basta: sciopero. Col Black Friday (venerdì 29 novembre) alle porte, i dipendenti delle sedi di Brandizzo (Torino) e Marene (Cuneo) addetti alla distribuzione merci si sono fermati.

PROTESTA DELLA UIL TRASPORTI SETTORE LOGISTICA

Il motivo? La protesta è stata indetta dalla Uil trasporti del settore logistica per denunciare «i carichi di lavoro estenuanti» e chiedere più sicurezza. Il pacchetto è di 16 ore di sciopero, da mercoledì 27 novembre, senza preavviso.

PRESIDIO DALLE 8 DI MERCOLEDÌ A BRANDIZZO

A Brandizzo proprio il 27 è previsto un presidio a partire dalle 8, al quale sono pronti a confluire anche i dipendenti di Marene. In tutto i lavoratori sono 300 a Brandizzo e 100 a Marene, numeri che raddoppiano nei periodi di maggiore lavoro.

CHIESTO UN ORARIO DI LAVORO «CHIARO E CONCORDATO»

Gerardo Migliaccio, della segreteria Uil trasporti Piemonte, ha spiegato: «Qualcosa partirà anche durante lo sciopero perché Amazon ha tantissimi lavoratori in somministrazione, ma ci saranno disservizi e disagi». E ha aggiunto: «Chiediamo un intervento deciso a garanzia della sicurezza dei lavoratori, il ridimensionamento dei carichi di lavoro con l’aumento del personale, un orario di lavoro chiaro e concordato, e un accordo quadro di stabilimento, che preveda un graduale miglioramento delle condizioni salariali uguali per tutti, regole chiare sui danni e la riduzione della precarietà dei lavoratori attualmente con il contratto in apprendistato».

AMAZON PRECISA: «NON È PERSONALE DELLA SOCIETÀ»

In una nota Amazon ha precisato che non si tratta di personale della società: «Per le consegne ai clienti Amazon si avvale di piccole e medie imprese specializzate. Amazon richiede che tutti i fornitori di servizi di consegna rispettino il Codice di condotta dei fornitori Amazon, e garantiscano che gli autisti ricevano compensi adeguati, siano trattati con rispetto, si attengano a tutte le normative vigenti e al codice della strada e guidino in modo sicuro».

Amazon assegna le rotte ai fornitori di servizi di consegna che poi le assegnano ai loro autisti sulla base della loro disponibilità


La nota della società

Amazon ha poi assicurato di effettuare «verifiche su qualsiasi segnalazione di non conformità. Il numero di pacchi da consegnare è assegnato ai fornitori di servizi di consegna in maniera appropriata e si basa sulla densità dell’area in cui devono essere effettuate le consegne, sulle ore di lavoro, sulla distanza che devono percorrere. Amazon assegna le rotte ai fornitori di servizi di consegna che poi le assegnano ai loro autisti sulla base della loro disponibilità».

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In Siria prende piede il turismo dell’orrore

In Rete sono sempre più comuni offerte di viaggio dedicate a occidentali per «attraversare villaggi in macerie», o per «visitare siti archeologici sull'orlo della distruzione». Tra le mete anche Aleppo.

La Siria sta per entrare nel suo nono anno di guerra, ma il relativo controllo del regime di Bashar al Assad sul suo territorio sta permettendo la nascita di un nuovo fenomeno: il turismo dell’orrore. Secondo quanto riporta il Guardian, su Internet si trovano sempre più agenzie di nicchia che offrono pacchetti di viaggi dedicati a occidentali per «socializzare con i locali mentre si attraversano villaggi in macerie», o per «visitare siti archeologici sull’orlo della distruzione». Attrae anche l’ipotesi di provare «la famosa e cosmopolita vita notturna del centro di Damasco».

LA BASE A DAMASCO

Viaggiare in Siria è sconsigliato da quasi tutti i governi del mondo, ma la capitale è ormai relativamente sicura e sta diventando un punto di partenza per tutti quei viaggiatori che vengono attratti dal fatto che il Paese è stato inaccessibile per tutti questi anni.

ANCHE ALEPPO TRA LE METE

La maggior parte dei tour offerti dalle compagnie offrono visite nella città vecchia di Damasco, al castello di Krak dei Cavalieri vicino a Homs e al sito archeologico di Palmira. L’agenzia cinese Young Pioneer Tours ha in catalogo persino la città di Aleppo, teatro della battaglia più feroce della guerra siriana dal 2012 al 2016 e tutt’ora in rovina.

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Il ministero dell’economia contro le fake news di Salvini sui conti correnti italiani

Il leader leghista: «Con l'accordo sul Mes risparmi a rischio». Ma Via XX settembre replica: «Ricostruzione priva di ogni logica, una notizia totalmente infondata».

Matteo Salvini ospite della puntata del Maurizio Costanzo Show destinata ad andare in onda mercoledì 27 novembre in seconda serata fa già discutere. Durante le registrazioni della trasmissione infatti il leader della Lega ha dichiarato: «Non sto qua a parlare del Mes ma se Conte firma quest’accordo sono a rischio i conti correnti italiani, che sono sacri». E ha aggiunto, ironizzando sul nome del premier: «Faccio le barricate contro il signor Conti».

PER IL GOVERNO «RICOSTRUZIONE PRIVA DI OGNI LOGICA»

Al segretario leghista hanno subito replicato fonti del ministero dell’Economia e delle finanze che di fatto accusano il leader leghista di diffondere fake news: «Sostenere, come fa l’articolo a cui fa riferimento il leader della Lega Matteo Salvini, che l’unica via per avere condizioni economiche e finanziarie forti e un debito pubblico sostenibile ‘è la sua preventiva ristrutturazione o la confisca nottetempo dei conti correnti italiani’ è una ricostruzione totalmente priva di logica». «La riforma del Mes non introduce in alcun modo la ristrutturazione preventiva del debito pubblico e tanto meno prevede la confisca dei conti correnti italiani», aggiungono le fonti.

MILANO FINANZA: «SI ANNIENTA IL 20 30% DEL RISPARMIO PRIVATO»

Quindi – proseguono le fonti del Mef – «è una notizia totalmente infondata e priva di ogni possibile riscontro, che continua a inquinare il dibattito con tesi fuorvianti e ingannevoli». L’articolo a cui fa riferimento Salvini nel video pubblicato sui social è di Milano Finanza ed è del 23 novembre: «a Bruxelles – dice il leader della Lega – quando ti devono fottere non lo mettono nel titolo ma nell’annesso tre: l’unica via è la ristrutturazione del debito‘, questo significa annientare il 20 o il 30% del risparmio privato. Cioè se avete Bot o Btp che valgono 10 vi tagliano il 20-30%. L’altra condizione è ‘la confisca notte-tempo dei conti correnti bancari italiani per un ammontare equivalente al contributo. «È questa la taciuta ignominiosa verità», dice Mf.

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Negli Usa aumentano le voci su una candidatura di Michelle Obama

Stavolta è stato Tucker Carlson, uno dei più noti opinionisti politici di Fox News, a rilanciare la suggestione. «Barack non ha ancora dato il suo sostegno a Biden perché questa possibilità è concreta».

Il sogno di vedere Michelle Obama alla Casa Bianca viene rilanciato su Fox News, dove l’anchorman Tucker Carlson, uno dei più noti opinionisti politici, ha detto che Barack Obama non ha ancora ufficialmente dato il suo sostegno a Joe Biden perché c’è la possibilità che l’ex first lady scenda in campo.

«IL DISINTERESSA PER LA CANDIDATURA POTREBBE NON ESSERE REALE»

«Non scommettete contro Michelle Obama», ha detto Carlson. «La scorsa settimana ha rilasciato l’ennesima dichiarazione in cui dice di non essere interessata a diventare presidente. Questo è ciò che sostiene, ma ci sono segnali evidenti che può non trattarsi della verità».

UN INDIZIO DALLA PROMOZIONE DEL NUOVO LIBRO?

Per il giornalista poi probabilmente non è un caso che il nuovo libro di Michelle Obama sia uscito proprio ora e vedrà l’ex first lady impegnata in un lungo tour per promuoverlo. Così come potrebbero non essere un caso i recenti attacchi contro Biden di colui che è stato uno dei più stretti consiglieri di Barack Obama, David Axelrod.

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Il governo ammette che per Alitalia non ci sono soluzioni mercato

Il premier Conte parla di generiche «alternative». Più netto il vice ministro allo Sviluppo economico Buffagni: «La compagnia non può continuare a essere un buco nero nei conti pubblici».

Per Alitalia non ci sono soluzioni di mercato. Tradotto: nessun privato è disposto a investire capitali per rilevare l’ex compagnia di bandiera, come era chiaramente emerso il 21 novembre all’ennesima scadenza dei termini per la presentazione delle offerte vincolanti, prorogata per ben sette volte.

LEGGI ANCHE: Alitalia, dallo Stato 9 miliardi in 40 anni

Il premier Giuseppe Conte è stato chiaro: «Resta la disponibilità di Ferrovie e di Delta (quest’ultima solo per il 10% del capitale, ndr), vediamo se si confermerà l’interesse di Lufthansa (disponibile a entrare in partita solo dopo un’eventuale ristrutturazione, ndr). Ma in questo momento non abbiamo una soluzione di mercato a portata di mano».

Che fare quindi? «In queste ore stiamo valutando delle alternative», si è limitato ad aggiungere Conte. Qualche indizio in più è arrivato dal vice ministro dello Sviluppo economico, Stefano Buffagni: «Alitalia è stata messa sul mercato con una gara. Le aziende che hanno partecipato non sono riuscite a fare un’offerta sostenibile. Siamo di fronte a un bivio, è arrivato il momento di prendere decisioni difficili».

Per Buffagni occorre «garantire il servizio, i posti di lavoro, gli asset, ma non possiamo continuare a permettere che Alitalia sia un buco nero nelle casse dello Stato. Non si deve fare carne da macello, ma non si può neanche continuare a perpetrare questa situazione».

E che fine ha fatto Atlantia? La società della famiglia Benetton, accusata dal leader del M5s Luigi Di Maio di aver tenuto un «comportamento poco serio» e di voler «barattare» la conferma delle concessioni autostradali con l’ingresso in Alitalia, aveva mostrato perplessità sull’indisponibilità di Delta a superare il 10%. Poi, quando Lufthansa si è riaffacciata alla finestra, anche la sua attenzione sembrava essersi ridestata.

Adesso toccherà al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, dopo aver analizzato la relazione dei commissari straordinari sullo stato della compagnia, prendere in mano la situiazione.

La prima possibilità è affidare ai commissari stessi il compito di ristrutturare Alitalia in tempi brevi, dividendola in due: da una parte le attività di volo, dall’altra gli asset di terra e l’handling. In questa seconda newco si concentrerebbero le migliaia di esuberi posti da Lufthansa come condizione per investire nella prima. Il governo, in ogni caso, dovrebbe farsi carico di robusti ammortizzatori sociali: cassa integrazione, prepensionamenti e contratti di solidarietà, i cui costi sono da calcolare.

La seconda possibilità è l’istituzione di un nuovo super commissario, chiamato a gestire un’ulteriore iniezione di denaro pubblico. Oggi Alitalia sopravvive grazie a due prestiti-ponte concessi dal governo: uno da 900 milioni di euro datato 2017, e uno da 400 milioni che risale a poche settimane fa. Ma la domanda è: prestiti-ponte verso cosa, se nessun privato è disposto a mettere un’offerta sul piatto alle attuali condizioni?



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Voragine nella A21, la procura ha aperto un fascicolo

Per ora non ci sono indagati né ipotesi di reato. Relazioni tecniche al vaglio dei magistrati di Asti.

La procura di Asti ha aperto un fascicolo sulla voragine che domenica sera si è aperta nell’asfalto dell’autostrada A21 Torino-Piacenza, all’altezza del comune di Villafranca d’Asti. Si tratta modello 45, di atti relativi, cioè senza indagati né ipotesi di reato. «È un avvio esplorativo per capire cosa possa essere accaduto e quali possano essere le cause», dicono in procura, dove sono state depositate le relazioni tecniche di forze dell’ordine e tecnici incaricati, materiale ora al vaglio dei magistrati.

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Il grande dietrofront del governo su plastic tax e auto aziendali

Verso il dimezzamento della tassa sulla plastica. Con introduzione a metà 2020 e nuovi prodotti esentati. Mentre Conte ammette: «Facciamo ammenda, rimoduliamo la misura sulle macchine». Che dovrebbe prevedere degli incentivi per certi modelli.

Due misure cardine di quella che doveva essere una manovra green sono state già smontate. E riguardano plastica e auto aziendali. Dopo polemiche e contestazioni nel governo, si va infatti verso il dimezzamento della controversa plastic tax e un ampliamento dei prodotti esentati dal nuovo prelievo.

ESCLUSI PRODOTTI CON UNA PARTE RICICLATA

A essere esclusi dovrebbero essere non solo i prodotti compostabili, ma anche quelli con una parte riciclata. La misura, contenuta nella legge di bilancio, è pronta a essere rivista nel corso dell’esame parlamentare e il governo ha già più volte assicurato che è disposto a modificarla.

IMPOSTA DI SICURO SULLE PLASTICHE NON SMALTIBILI

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in audizione in commissione Industria al Senato ha confermato questo orientamento: «Inizialmente la plastic tax era prevista al primo gennaio. Ho chiesto esplicitamente che fosse traslata almeno di sei mesi e visto che comunque incide probabilmente in modo troppo rapido sul nostro sistema produttivo la rimoduliamo per allungarla nel tempo e limitarne l’introduzione nel primo periodo ad alcuni specifici prodotti che sono fortemente impattanti sull’ambiente e che riguardano per esempio le plastiche non riciclabili».

CONTE AMMETTE: «FACCIAMO AMMENDA SULLE AUTO AZIENDALI»

L’altro tema caldo è quello dell’imposta sulle auto aziendali. Il premier Giuseppe Conte alla conferenza Aci ha spiegato: «Dobbiamo fare ammenda, con umiltà ci siamo messi al lavoro per rimodulare la misura fino a svuotarne l’effetto negativo che potrebbe avere sul sistema produttivo».

PERCEPITA UNA CRITICITÀ

Patuanelli ha poi detto che bisogna lavorare verso «l’incentivazione su un tipo di auto e non la penalizzazione di altre. Ci sarà una rimodulazione perché abbiamo percepito una criticità».

SALTA LA STRETTA SUGLI STUDI DENTISTICI

Niente da fare invece per la proposta del Movimento 5 stelle, formalizzata con un emendamento alla manovra, che puntava a una stretta nei confronti degli studi dentistici con titolari non medici chiedendo che queste società potessero essere costituite solo tra professionisti iscritti all’Albo. La commissione Bilancio del Senato l’ha ha giudicata inammissibile per materia salvando invece, al momento, il bonus per le cure dentali per le fasce più deboli.

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Tredici soldati francesi sono morti in un incidente in Mali

Hanno perso la vita in uno schianto tra due elicotteri. In totale, sono 38 i militari transalpini morti nel Paese africano dall'inizio delle operazioni (2013).

Tredici soldati francesi sono morti in Mali nello schianto accidentale tra due elicotteri avvenuto la sera del 25 novembre durante un’operazione di contrasto ai miliziani jihadisti. Lo ha annunciato l’Eliseo. Il presidente francese Emmanuel Macron ha scritto su Twitter: «Erano impegnati in un’operazione di combattimento contro dei terroristi. Questi tredici eroi avevano un solo obiettivo: proteggerci. Mi inchino dinanzi al dolore dei loro cari e dei loro compagni».

I MESSAGGI DI CORDOGLIO DELLA POLITICA

Dopo il presidente Macron, anche il premier Edouard Philippe ha reso omaggio agli «eroi caduti per il Paese». Cordoglio anche da parte del presidente dell’Assemblea Nazionale, Richard Ferrand: «Tredici nostri connazionali in lotta contro il terrorismo, per la nostra sicurezza, le nostre libertà, hanno trovato la morte in Mali durante i combattimenti. A nome della rappresentanza nazionale, voglio salutare il loro coraggio. I miei pensieri vanno, nel dolore, alle loro famiglie e ai loro cari». Messaggi di solidarietà e cordoglio anche da altre personalità francesi come gli ex presidenti Francois Hollande e Nicolas Sarkozy e la leader del Rassemblement National Marine Le Pen.

APERTA UNA INCHIESTA PER CHIARIRE LE CAUSE DELL’INCIDENTE

Con l’incidente del 25 novembre sera, l’esercito francese paga il peggiore tributo di sangue degli ultimi 36 anni. In totale, sono 38 i soldati francesi morti in Mali dall’inizio delle operazioni (Serval e poi Barkhane) nel 2013 su un totale di circa 4.500 militari impegnati nella regione. La ministra della Difesa, Florence Parly, è attesa sul posto mentre un’inchiesta è stata aperta per chiarire le circostanze del dramma. Intanto, l’Eliseo lavora all’organizzazione di una cerimonia nazionale in omaggio ai 13 militari morti.

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Salta l’emendamento per ripristinare lo scudo penale per l’Ilva

La proposta di modifica era stata depositata dalla Lega. Intano, Patuanelli apre a Invitalia come possibile strumento per l'intervento pubblico.

È saltato l’emendamento della Lega alla manovra per ripristinare lo scudo penale per l’ex Ilva: la commissione Bilancio del Senato ha giudicato inammissibile la proposta a prima firma Matteo Salvini.

PATUANELLI: «INVITALIA POSSIBILE VIA PER L’INTERVENTO PUBBLICO»

Intanto, il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha spiegato che Invitalia rappresenta «una delle possibilità sul campo» per l’eventuale intervento pubblico: «Stiamo valutando diverse ipotesi, Cdp è difficile per lo statuto. «Questo», ha aggiunto Patuanelli, «è un lavoro che sta facendo il ministro Gualtieri e il Mef. È da quell’analisi che nascerà poi la proposta di un eventuale ingresso dello Stato».

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Come Dazn ha raggiunto gli 8 milioni di abbonati nel mondo

Sottoscrittori raddoppiati rispetto a sei mesi prima. E il 90% di loro è fuori dagli Stati Uniti. La piattaforma che trasmette eventi sportivi in streaming è presente in 30 diversi Paesi. Dai problemi iniziali all'accordo con Sky, la crescita.

Dazn ha fatto boom. Raddoppiando il suo pubblico. La piattaforma digitale che trasmette eventi sportivi in streaming ha infatti raggiunto gli 8 milioni di abbonati nel mondo. La notizia è contenuta in un servizio trasmesso dalla Nbc, che ha citato fonti vicine all’azienda.

FORBES AVEVA CERTIFICATO 4 MILIONI DI ABBONATI

Il 90% di questi abbonati sono fuori dagli Stati Uniti, ha precisato la tivù americana, sottolineando che il dato rappresenta una moltiplicazione per due dei 4 milioni di abbonati mondiali citati da Forbes soltanto sei mesi prima.

IN ITALIA TRE PARTITE DI A OLTRE A B, LIGA E LIGUE 1

Dazn è presente sul mercato in 30 Stati tra i quali Germania, Austria, Svizzera, Giappone, Italia, Canada, Usa, Spagna e Brasile. Nel nostro Paese la piattaforma, che ha il “volto” della presentatrice e pluri-testimonial di diversi brand Diletta Leotta, ha acquisito i diritti di trasmissione di tre gare a giornata del campionato di Serie A fino al 2021 e di tutta la Serie B, oltre che di una parte del calcio internazionale, come per esempio la Liga spagnola e la Ligue 1 francese, e di diversi altri sport.

Diletta Leotta allo stadio San Paolo di Napoli.

DALLE DIFFICOLTÀ INIZIALI AL CANALE SU SKY

Dazn a fine agosto 2019 ha trovato un accordo con Sky per trasmettere la Serie A sul satellite, dando vita a Dazn1, sul canale 209. L’Executive vice president Southern Europe di Dazn, Veronica Diquattro, aveva commentato così: «Dazn continua a investire per far crescere la piattaforma e ampliare l’offerta di contenuti in streaming». Dazn sta vivendo dunque un momento di miglioramento in seguito alle difficoltà iniziali, tra disservizi e il faro acceso dell’Antitrust. Ma dopo l’esordio contraddistinto da ritardi e problemi di segnale ora è arrivata la crescita.

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La giunta di Forlì blocca i progetti contro omofobia e transfobia

La decisione del centrodestra stoppa un'iniziativa finanziata dalla Regione e già approvata dall'amministrazione precedente. Con l'assurda spiegazione della tutela della famiglia tradizionale.

La giunta di centrodestra che amministra la città di Forlì ha bloccato i fondi provenienti dalla Regione per un progetto di formazione psicologica e giuridica, rivolta agli operatori del Comune e alle associazioni interessate, che riguardava «prevenzione e contrasto alle violazioni dei diritti umani e alle diverse forme di prevaricazione legate al genere e all’orientamento sessuale». In poche parole, progetti contro l’omofobia e la transfobia. Fondi che erano già stati destinati a questo scopo dalla precedente amministrazione (di centrosinistra) e mai sbloccati da quella attuale, che ha comunicato il suo diniego nei giorni scorsi.

«PRIMA LA FAMIGLIA TRADIZIONALE»

Il no ai fondi è stato motivato, secondo quanto riferito dalle associazioni, perché la giunta «aderisce, in coerenza con il programma elettorale, a un modello di famiglia tradizionale». «Ci chiediamo in che modo contrastare le discriminazioni possa turbare un modello familiare», è stata la protesta delle associazioni. «Ci chiediamo inoltre come una delibera comunale possa essere disattesa senza un atto di eguale valore, trattando decisioni che meritano una motivazione nei confronti della cittadinanza». A replicare è stato l’assessore comunale alle Pari opportunità, la leghista Andrea Cintorino: «Noi abbiamo aderito a tutte le iniziative contro la violenza sulle donne. Ma in questo caso si parlava anche dei gay. Noi rispettiamo le posizioni altrui, ma non adottiamo politiche Lgbt».

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Caso Caruana Galizia, si dimette il capo di gabinetto del premier maltese

Keith Schembri ha accettato la richiesta di Muscat. Sarà sentito dalla polizia come persona informata dei fatti.

L’arresto di Yorgen Fenech, presunto mandante dell’omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, sta scuotendo il governo de La Valletta. Martedì 26 novembre ha dato le dimissioni, dopo due anni di pressioni da parte dell’opposizione e della famiglia della vittima, Keith Schembri, il capo di gabinetto del primo ministro maltese interrogato dalla polizia come persona informata dei fatti. Il primo ministro Joseph Muscat, dando la notizia delle dimissioni, ha ringraziato Schembri sottolineando il suo «ruolo cruciale» nell’azione di governo e annunciando il suo sostituto: Mark Farrugia.

LEGGI ANCHE: Gli intrecci tra l’omicidio di Daphne Galizia e il presunto mandante Fenech

Muscat ha anche sottolineato di aver preso la decisione di chiedere le dimissioni del suo braccio destro dopo consultazioni con diversi esponenti del partito laburista e con lo stesso Schembri. «Continuerò a prendere decisioni per il bene del Paese», ha assicurato Muscat, secondo quanto riportato dal sito di One Tv, il canale del partito laburista.

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Perquisizioni della guardia di finanza sulla fondazione renziana Open

Tra i reati ipotizzati riciclaggio e traffico di influenze. La "cassaforte" politica era nata per sostenere le iniziative dell'ex premier.

Una creatura renziana nel mirino delle Fiamme gialle. La mattina del 26 novembre la guardia di finanza ha fatto partire perquisizioni a Firenze e in altre città italiane nell’ambito di sviluppi delle indagini relative all’inchiesta della procura fiorentina sulla fondazione Open, costituita per sostenere le iniziative politiche dell’ex premier Matteo Renzi. Secondo quanto si è appreso, la procura, tra i reati contestati nell’inchiesta a vario titolo, considera riciclaggio, traffico di influenze, autoriciclaggio.

SEQUESTRATI BILANCI E LISTA DEI FINANZIATORI

Tra le città dove i finanzieri hanno eseguito le perquisizioni ci sono anche Milano, Modena, Torino, Bari, Alessandria, Pistoia, Roma, Napoli, Palermo. L’inchiesta sulla fondazione Open – da cui sarebbero scaturite queste perquisizioni – è emersa nel settembre 2019 quando a Firenze venne perquisito lo studio dell’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della Open, indagato per traffico di influenze illecite. Tra i documenti che gli furono sequestrati ci sarebbero i bilanci della Open e la lista dei finanziatori della fondazione. Open aveva sostenuto, tra l’altro, la Leopolda di Renzi.

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Perquisizioni della guardia di finanza sulla fondazione renziana Open

Tra i reati ipotizzati riciclaggio e traffico di influenze. La "cassaforte" politica era nata per sostenere le iniziative dell'ex premier.

Una creatura renziana nel mirino delle Fiamme gialle. La mattina del 26 novembre la guardia di finanza ha fatto partire perquisizioni a Firenze e in altre città italiane nell’ambito di sviluppi delle indagini relative all’inchiesta della procura fiorentina sulla fondazione Open, costituita per sostenere le iniziative politiche dell’ex premier Matteo Renzi. Secondo quanto si è appreso, la procura, tra i reati contestati nell’inchiesta a vario titolo, considera riciclaggio, traffico di influenze, autoriciclaggio.

SEQUESTRATI BILANCI E LISTA DEI FINANZIATORI

Tra le città dove i finanzieri hanno eseguito le perquisizioni ci sono anche Milano, Modena, Torino, Bari, Alessandria, Pistoia, Roma, Napoli, Palermo. L’inchiesta sulla fondazione Open – da cui sarebbero scaturite queste perquisizioni – è emersa nel settembre 2019 quando a Firenze venne perquisito lo studio dell’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della Open, indagato per traffico di influenze illecite. Tra i documenti che gli furono sequestrati ci sarebbero i bilanci della Open e la lista dei finanziatori della fondazione. Open aveva sostenuto, tra l’altro, la Leopolda di Renzi.

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Auto travolge operai nel Leccese: quattro morti

Il gruppo era impegnato in un lavoro di potatura degli alberi lungo la circonvallazione di Galatone. Una quinta persona è stata ricoverata in gravi condizioni.

Tragedia nel Leccese, dove un gruppo di operai impegnati in lavori di potatura degli alberi lungo la circonvallazione di Galatone è stato investito da un camion in transito. Secondo le prime informazioni ci sarebbero almeno quattro vittime e un ferito, ricoverato in gravi condizioni in ospedale. Tre delle vittime e il ferito sono operai della ditta Eco.Man Salento impegnati in lavori di potatura lungo la strada. La quarta vittima è il conducente di una Golf che ha perso il controllo dell’auto durante un sorpasso. La vettura ha travolto il camion della Eco.Man fermo sul ciglio della strada che ha a sua volta travolto gli operai. Sul posto stanno operando vigili del fuoco e carabinieri.

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I 5 stelle e il controllo sociale modello Cina

L'emendamento alla manovra di Bottici e Fenu, poi bocciato dalla Ragioneria generale, puntava a far gestire allo Stato l’identità digitale degli italiani. Copiando il sistema di sorveglianza della Repubblica popolare. Chissà se Grillo ne ha parlato con l'ambasciatore di Pechino a Roma.

Quando si dice ispirarsi a modelli democratici e liberali. Se per la nazionalizzazione dell’acqua pubblica (proposta di legge Daga), il modello del Movimento 5 stelle è stato il Venezuela di Maduro, per la gestione dell’identità digitale il modello è quello della Cina

IL TENTATIVO DI NAZIONALIZZARE IL SISTEMA SPID

Due senatori grillini, Laura Bottici, diplomata analista contabile all’Istituto professionale per il Commercio di Carrara, e Emiliano Fenu, commercialista nuorese, hanno infatti presentato un emendamento alla legge di Bilancio che punta a far gestire allo Stato l’identità digitale degli italiani. Nel piano ordito dai pentastellati, la nazionalizzazione di Spid, lo strumento ora privato che serve a questo scopo, dovrebbe avvenire attraverso PagoPa, struttura nata per centralizzare i pagamenti a favore della Pubblica amministrazione. La piattaforma è un caso unico in Europa, dove le amministrazioni hanno semplicemente optato per rapporti di concessione aperti con i circuiti di pagamento. 

LEGGI ANCHE: In Cina non c’è repressione: parola del Blog di Grillo

I COSTI A CARICO DELLO STATO

In Italia, invece, come se la burocrazia non fosse già mortifera, si vuole creare un ulteriore passaggio gestionale pubblico che non offre alcun vantaggio al cittadino ma che invece comporta un costo a carico dello Stato pari a 5 milioni all’anno. A tale costo, l’emendamento sulla nazionalizzazione di Spid prevedeva di aggiungerne ulteriori 65 milioni in tre anni (sempre a favore di PagoPA). 

UN SISTEMA DI SORVEGLIANZA COPIATO DA PECHINO

L’emendamento, però, è stato bocciato dalla Ragioneria generale. Non solo per le coperture fittizie, ma anche perché un sistema come quello che avevano in mente era copiato di sana pianta dal sistema di sorveglianza sociale cinese, dove il regime controlla ogni suddito. Più o meno quel che i due senatori grillini volevano introdurre anche in Italia. E chissà se l’argomento è stato affrontato durante i colloqui che Beppe Grillo ha avuto nei suoi incontri calorosi con l’ambasciatore di Pechino a Roma. Dall’acqua in salsa venezuelana al controllo sociale cinese. Guarda caso, Alessandro Di Battista è in partenza per l’Iran. Chissà con quale nuova idea tornerà. Lo scopriremo dai prossimi emendamenti. Si salvi chi può.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Genova scongiura l’isolamento con la riapertura dell’A26

Il parziale ripristino della circolazione previsto entro le ore 12. Con la chiusra dell'A6 il governatore della Liguria Toti aveva lanciato l'allarme: «È come essere in guerra».

Sembra essere scongiurato l’isolamento nel quale rischiava di trovarsi Genova in seguito all’emergenza maltempo. Entro le ore 12 è infatti prevista la parziale riapertura dell’autostrada A26, tra l’allacciamento con la A10 e lo svincolo di Masone.

TRANSITO SU UNA CORSIA PER OGNI SENSO DI MARCIA

Il tutto avverrà grazie a uno scambio di carreggiata che consentirà il transito su una corsia per ogni senso di marcia. Ciò permette comunque di svolgere le verifiche tecniche sui viadotti Fado e Pecetti ritenuti ammalorati e non sicuri. Il capoluogo ligure era a forte rischio isolamento, anche in considerazione della chiusura dell’A6.

L’ALLARME LANCIATO DA TOTI

Dopo l’iniziale chiusura dell’A26, Il governatore della Liguria Giovanni Toti aveva lanciato l’allarme: «È come se fossimo in tempo di guerra, siamo a Stalingrado, non possiamo reggere la situazione oltre una settimana, non la può reggere il Paese. Deve intervenire il genio militare». «È quasi come il Ponte Morandi», aveva aggiunto, «ma la sicurezza dei cittadini viene prima di tutto. Bene le verifiche, ma è un danno incalcolabile per l’economia della Regione, del Nord-ovest e del Paese, a ridosso del Natale, quando i traffici per il primo sistema portuale d’Italia sono al massimo».

BUCCI DISPONE IL TRASPORTO PUBBLICO GRATUITO

Intanto, il sindaco di Genova Marco Bucci ha disposto l’utilizzo gratuito dell’intera rete urbana di trasporto pubblico Amt (metropolitana, autobus, ascensori e funicolari, navebus, con la sola eccezione del servizio commerciale volabus) fino alla cessazione dell’emergenza per la chiusura dell’A26. La frequenza dei mezzi pubblici sarà intensificata in tutta la città per scongiurare il rischio di una paralisi del traffico.

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