Anche Tamoil limiterà i prezzi dei carburanti

Anche Tamoil Italia, società appartenente al gruppo petrolifero Oilinvest, con sede nei Paesi Bassi e siti estrattivi in Libia, ha deciso di adottare «una serie di misure volte a mitigare il prezzo dei carburanti commercializzati presso la propria rete di distributori a marchio». L’iniziativa resterà in vigore fino al 31 ottobre. Tamoil non ha specificato l’ammontare dello sconto e nemmeno se la riduzione dei prezzi sarà graduale, come per IP e Q8, oppure simultanea in tutti i distributori come per Eni. Ieri Palazzo Chigi aveva anticipato le trattative con Oilinvest e il governo libico per favorire l’adesione del marchio all’appello sul price cap dei carburanti.

Casa a Montecarlo, il pg della Corte di Appello chiede la prescrizione per Fini e i Tulliani

Il pg della Corte di Appello di Roma ha chiesto di dichiarare il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, della compagna Elisabetta Tulliani, del fratello Giancarlo Tulliani e del padre Sergio Tulliani accusati di riciclaggio nell’ambito del processo sulla compravendita dell’appartamento di Montecarlo. In primo grado, nell’aprile del 2024, Fini venne condannato a due anni e otto mesi, la compagna Elisabetta Tulliani e il padre Sergio a cinque anni, il fratello Giancarlo a sei anni. Per il procuratore generale Roberto Felici «la sentenza di primo grado è condivisibile mentre non condivido le censure proposte con gli atti di Appello proposti dai difensori degli imputati. Va preso atto dell’intervenuta prescrizione per i reati contestati». Dal canto loro i difensori di Fini, gli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, hanno chiesto in via prioritaria l’assoluzione «perché il fatto non sussiste» e in via subordinata di dichiarare la prescrizione. La sentenza è attesa a febbraio.

Legge elettorale, la Camera respinge le pregiudiziali di incostituzionalità

La Camera dei deputati ha rigettato con 229 voti contrari e 151 a favore le pregiudiziali di costituzionalità alla legge elettorale presentate dalle opposizioni. La votazione si è svolta a scrutinio segreto. Secondo i tabulati, ci sono stati sette voti favorevoli in più rispetto agli esponenti dei partiti di maggioranza presenti, che erano 222 (al netto delle assenze ed escludendo quelli del gruppo misto).

Le prossime tappe

Tre voti di fiducia sui primi tre articoli, che verranno richiesti alle 14 di lunedì 5 ottobre. La prima e la seconda fiducia sul primo e secondo articolo verranno votate martedì 6 ottobre. Mercoledì, invece, al mattino inizieranno le dichiarazioni di voto e votazione della fiducia sull’articolo 3. Al termine i deputati saranno chiamati a esprimersi sull’articolo 8. Sempre il 7 ottobre, dopo il question time, verranno votati gli ordini del giorno. Il voto finale è in programma giovedì 8 ottobre: sarà trasmesso in diretta televisiva.

Neva Sgr, Intesa Sanpaolo connette l’innovazione alla crescita con il venture capital

Neva Sgr, la società di venture capital del Gruppo Intesa Sanpaolo controllata al 100 per cento da Intesa Sanpaolo Innovation center, ha tenuto a Torino l’annual meeting intitolato Connettiamo l’innovazione alla crescita. Ha riunito alle Officine Grandi riparazioni investitori, imprenditori, manager, istituzioni e rappresentanti dell’ecosistema dell’innovazione da tutto il mondo per presentare i risultati di sei anni di attività e confrontarsi sulle soluzioni innovative alle grandi sfide globali che il venture capital può supportare, dal cambiamento climatico all’efficienza energetica, dalle nuove frontiere delle scienze della vita alla trasformazione digitale, dalle opportunità della space economy alle tecnologie produttive più evolute.

In sei anni Neva Sgr ha raccolto 600 milioni di euro di capitale

Dall’agosto del 2020 a oggi, nonostante le difficoltà causate dalla pandemia nei primi due anni e dal mutamento dello scenario geopolitico, Neva Sgr ha raccolto complessivamente 600 milioni di euro di capitale, gestiti con i sei fondi di venture capital Neva First, Neva First Italia, Fondo Sei (Sviluppo ecosistemi di innovazione), Neva II, Neva II Italia e Fondo Neva II Parallelo Lombardia. Tramite i propri fondi, Neva Sgr ha finora investito 273 milioni di euro in oltre 50 tra società altamente innovative in Italia e all’estero e fondi italiani dedicati allo sviluppo dell’innovazione, incassando dalle exit (vendite di quote societarie a seguito della loro valorizzazione) circa 55 milioni di euro. Il resto dei capitali raccolti consente a Neva Sgr di partecipare a nuovi investimenti sia nelle società già investite più promettenti sia in nuove realtà selezionate a livello globale. Nei portafogli dei propri fondi, Neva Sgr annovera già da tempo aziende che hanno precorso i tempi e oggi sono considerate dal mercato come nuovi punti di riferimento nella trasformazione di interi settori strategici. Nella seconda parte dell’evento, investitori e partner industriali hanno potuto ascoltare le testimonianze dirette di founder e ceo di alcune di queste realtà, tra gli imprenditori più innovativi a livello globale.

Proteste degli studenti in Francia, preside aggredito e cosparso di benzina a Marsiglia

Situazione molto tesa in Francia, soprattutto a Marsiglia, nel quadro delle proteste degli studenti ai quattro angoli del Paese per reclamare la sostituzione dei professori assenti e più mezzi per l’istruzione pubblica. Il preside, il vicepreside, la segretaria generale e un dipendente del Lycée Victor Hugo di Marsiglia sono stati aggrediti all’interno dell’istituto e cosparsi di benzina. Nella stessa città, un camion dei pompieri è stato accerchiato e poi incendiato dagli studenti in rivolta davanti al Lycée Saint-Exupéry. Nel Nord della Francia, a Pas-de-Calais, un altro preside è rimasto ferito dal lancio di un razzo da mortaio per fuochi d’artificio.

Sospesi i mezzi pubblici, annullati i viaggi dei ministri

Dinanzi a questa situazione, il governo ha deciso di annullare, almeno fino a lunedì, tutti i viaggi e gli spostamenti previsti nell’agenda dei ministri. Sospesa anche la circolazione di autobus, tram e metropolitane a Marsiglia, oltre che il servizio tram ad Aubagne. Intanto, il ministro dell’Educazione Edouard Geffray ha denunciato violenze «di estrema gravità» e ha chiesto che, in caso di occupazione di istituti o gravi danneggiamenti agli edifici, le lezioni si svolgano a distanza per poter andare avanti con i programmi in totale sicurezza. «Un liceo incendiato, personale cosparso di benzina, un bilancio dei feriti che si aggrava. Le violenze commesse da questa mattina nei pressi dei licei sono di estrema gravità. Esse vanno ben oltre la sola questione della scuola. Nessuna rivendicazione può giustificare tali atti», ha scritto in un lungo messaggio pubblicato su X. Quindi l’avvertimento ai facinorosi: «Coloro che commettono queste violenze devono essere perseguiti e sanzionati. Ciascuno deve comprendere la responsabilità delle proprie parole e dei propri appelli alla mobilitazione».

Salone Nautico di Genova: chi ha escluso Silvia Salis dal taglio del nastro inaugurale?

Non la vuole Elly Schlein. La evita Giorgia Meloni. Silvia Salis pare essere criptonite per la sinistra e per la destra. Mancava solo l’esclusione della sindaca di Genova dal taglio del nastro inaugurale del Salone Nautico, “incidente” che sta diventando un caso politico. La premier è apparsa puntuale sul palco insieme con il presidente di Confindustria Nautica Pietro Formenti e con il presidente della Liguria Marco Bucci, ma della sindaca nemmeno l’ombra. Salis è arrivata in un secondo momento per i saluti istituzionali. La situazione ha creato un certo imbarazzo, tanto che da Palazzo Chigi hanno descritto una Meloni «sorpresa e dispiaciuta» dell’assenza. Nel corso della cerimonia, la premier avrebbe addirittura chiesto lumi a Formenti, «apprendendo in quel momento che si era trattato di un errore dell’organizzazione del Salone». L’organizzazione però ha assicurato che il cerimoniale prevedeva la sindaca sul palco insieme con la presidente del Consiglio e il governatore. Dunque chi ha deciso di tagliare fuori Salis?

Salone Nautico di Genova: chi ha escluso Silvia Salis dal taglio del nastro inaugurale?
Pietro Formenti, Giorgia Meloni e Marco Bucci al Salone Nautico di Genova (Imagoeconomica).

Centrosinistra sulle barricate

Immediate le reazioni da parte del centrosinistra. Italia Viva parla di uno «sgarbo istituzionale senza precedenti». Anche perché «non era mai accaduto in 66 edizioni». E, ancora: «Non si tratta di una questione di forma. Il Salone è uno dei simboli di Genova nel mondo, e la presenza del suo sindaco al taglio del nastro è sempre stata un segno di rispetto verso la città e verso le istituzioni che la rappresentano. Escludere Silvia Salis significa ignorare le tradizioni, il galateo istituzionale e, prima ancora, i genovesi». Sulle barricate anche il dem Andrea Orlando: «Siamo a un livello di arroganza che conduce alle vette del ridicolo. Ci sarebbe da ridere se fatti come questo non fossero l’ennesimo segno di degrado istituzionale, un degrado che parte dalla rimozione del fatto che il venir meno di ogni dovuto riguardo per una carica pubblica equivale ad un’offesa nei confronti di tutti i cittadini che democraticamente rappresenta», ha postato su Facebook l’ex ministro.

Salis: «Se l’obiettivo era quello di levarmi attenzione, non credo sia stato raggiunto»

Poi è intervenuta direttamente la diretta interessata. «Se l’obiettivo, come si vocifera, e spero che non sia così, era quello di levarmi attenzione, non credo sia stato raggiunto», ha commentato secca Salis. «Io rappresento la città di Genova, non voglio fare polemica, vorrei solo ricordare che noi siamo in prestito alle istituzioni, non sono nostre, gli incarichi che abbiamo li serviamo, non servono a noi, noi rappresentiamo le istituzioni per le quali siamo state votate».

Musk torna a lavorare con l’Amministrazione Trump: il nuovo ruolo

Elon Musk, che era apparso al fianco di Donald Trump dopo il vertice alla Casa Bianca con i leader del settore tecnologico (incentrato sull’IA), dopo un passato come capo del dipartimento per l’Efficienza governativa (Doge) e lo strappo col presidente Usa torna a collaborare con l’attuale Amministrazione statunitense. Il magnate fornirà infatti consulenza ufficiale e co-guiderà il Project Meridian appena annunciato da Pete Hegseth, capo del Pentagono.

Musk torna a lavorare con l’Amministrazione Trump: il nuovo ruolo
Pete Hegseth (Ansa).

Di cosa si occuperò il Project Meridian

In un discorso nella base militare di Quantico, in Virginia, Hegseth ha definito il Project Meridian «un’iniziativa guidata dalle migliori menti americane per studiare il futuro della guerra». Il progetto è stato descritto come lo strumento per garantire agli Stati Uniti una superiorità militare di lungo periodo, attraverso l’individuazione delle capacità necessarie a raggiungere un «dominio tecnologico assoluto» sul campo di battaglia della prossima generazione.

Musk torna a lavorare con l’Amministrazione Trump: il nuovo ruolo
Elon Musk (Ansa).

L’iniziativa, insomma, lo scopo di individuare le tecnologie da introdurre nelle forze armate a stelle e strisce: il lavoro si estenderà all’intero spettro degli ambiti operativi del futuro, dalle profondità del sottosuolo fino alla frontiera cislunare, cioè lo spazio compreso tra l’orbita terrestre e quella della Luna.

Musk torna a lavorare con l’Amministrazione Trump: il nuovo ruolo
Newt Gingrich (Ansa).

Chi sono gli altri co-leader del progetto

Musk guiderà il progetto assieme al 34enne Palmer Luckey, co-fondatore dell’azienda di tecnologie per la difesa Anduril Industries, e all’83enne Newt Gingrich, repubblicano ex presidente della Camera dei Rappresentanti. «Stiamo sfruttando una fonte unica di vantaggio americano, che i nostri avversari non possiedono: i nostri innovatori, i nostri leader di alto livello e i nostri esperti di tecnologia», ha detto il segretario alla Difesa Usa, spiegando che le analisi e i risultati del Project Meridian saranno presentati entro 120 giorni.

Musk torna a lavorare con l’Amministrazione Trump: il nuovo ruolo
Palmer Luckey (Ansa).

La guerra interna a Forza Italia colpisce anche la comunicazione

La guerra interna a Forza Italia tra tajanei e arcoriani è tracimata anche nella comunicazione. Secondo i ben informati, il capo ufficio stampa e responsabile dei Rapporti con i media del partito, Marco Ventura, sarebbe in odore di commissariamento. Ventura – con alle spalle una lunga esperienza da cronista parlamentare e già capo ufficio stampa esteri di Silvio Berlusconi – era stato nominato lo scorso giugno da Antonio Tajani e, per assumere il nuovo incarico, aveva lasciato Diario del giorno su TgCom24, dove i maligni prevedono possa far ritorno a breve. Al capo ufficio stampa si imputa una gestione troppo schierata a favore del leader a scapito delle altre anime (scalpitanti) del partito e a Milano si starebbe cercando un sostituto più in linea con la visione della Family. Caso vuole che mercoledì sera, alla presentazione della sua ultima fatica letteraria Il coraggio di governare, il presidente della Calabria e vice di Tajani Roberto Occhiuto avesse consigliato, tra le altre cose, di rivedere la comunicazione del partito e del segretario (soprattutto dopo i recenti scivoloni, dalle gonne alla sentenza Regeni). Una coincidenza?

Investì e uccise un 18enne guidando oltre il limite: Andrea Stroppa verso il processo

La procura di Roma ha chiuso le indagini sull’incidente in cui morì a Roma il 18enne Mirko Garofano, investito da Andrea Stroppa, referente di Elon Musk in Italia, che viaggiava sulla sua auto quasi al doppio del limite di velocità consentito. Stroppa rischia ora di dover affrontare un processo per omicidio stradale.

Investì e uccise un 18enne guidando oltre il limite: Andrea Stroppa verso il processo
Andrea Stroppa (Imagoeconomica).

Cosa è successo la sera del 31 dicembre 2025

I fatti risalgono alla serata del 31 dicembre 2025. Stroppa (che non era seguito dalla scorta), dopo aver investito Garofano che stava attraversando la strada sulle strisce ma con il semaforo pedonale rosso in via Filippo Fiorentini, nel quartiere Collatino, aveva subito chiamato il 118. Ma i soccorsi si erano rivelati inutili. Dalle indagini è però emerso la Smart guidata da Stroppa – dotata di un dispositivo satellitare – viaggiava a una velocità di 94 chilometri orari, in un tratto dove il limite è di 50. L’ipotesi è che ci sia stato un «concorso di colpa». Il mezzo, inoltre, non era coperto dalla revisione (scaduta il mese prima) e aveva i vetri degli sportelli oscurati: un’altra violazione del codice della strada.

LEGGI ANCHE: Grillo e l’ipotesi di un nuovo partito finanziato da Musk

La possibile scure Rai su Ranucci e la scalata di Occhiuto a Forza Italia: le pillole del giorno

Visto e considerato che delle decisioni dei giudici è meglio non fidarsi del tutto – come dimostrano gli attacchi preventivi arrivati dai giornali di centrodestra alla giudice del Tribunale del Lavoro Donatella Casari che ha sulla scrivania il ricorso di Sigfrido Ranucci per il reintegro alla conduzione di Report – la Rai si sarebbe assicurata un’uscita (di Sigfrido) di sicurezza. Nelle prossime ore, si apprende, potrebbe arrivare il parere del famoso Comitato Etico e il conseguente licenziamento di Ranucci. Una decisione drastica che sarebbe motivata in particolare dall’invio a soggetti esterni (ovvero a Valter Lavitola) di mail interne, come la circolare inviata a Ranucci dal direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini.

La possibile scure Rai su Ranucci e la scalata di Occhiuto a Forza Italia: le pillole del giorno
Paolo Corsini (Ansa).

Due settimane fa a Ranucci è stata inviata una lettera di contestazione sulla scorta, appunto, della relazione del Comitato Etico. Ora saremmo arrivati al punto: via con la procedura di licenziamento e tanti saluti al Tribunale del Lavoro. Qualcuno, anche nella redazione di Report, potrebbe così tirare un sospiro di sollievo. E non solo Giorgio Mottola, con cui Ranucci ha ingaggiato un duro botta e risposta dopo le dichiarazioni dell’inviato andate in onda a Filorosso.

«Ha sostenuto che il mio doppio ruolo, di autore e conduttore, avrebbe creato problemi», ha attaccato Ranucci su Facebook. Ma «di certo non a lui», che «è andato in onda liberamente più volte, anche con inchieste che mi sono costate attacchi durissimi da parte della politica. Non gli è andata male nemmeno sul piano economico, visto che è arrivato a incassare circa 330 mila euro l’anno vendendo le sue inchieste (costi di montaggio e trasferte compresi nel prezzo): la cifra più alta tra tutti gli inviati».

Forza Italia, Occhiuto in Azione

È il momento di Roberto Occhiuto. Galvanizzato dalla “vittoria” di Fabio Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria, il governatore azzurro sta presentando urbi et orbi Il coraggio di governare, la sua ultima fatica letteraria e Manifesto della Forza Italia che verrà. Così tra un’intervista e l’altra, il vicesegretario di FI non perde l’occasione di rifilare stilettate ad Antonio Tajani, invitandolo a rinnovare un partito «ingiallito». Ospite a Start su SkyTg24, parlando di alleanze ha invitato a guardare più che a Vannacci a «Calenda, a Marattin, a tutti quelli che nel centrosinistra hanno fatto esperienza della impossibilità di produrre un pensiero liberale e riformista. Forse questo estenderebbe il campo della coalizione di centrodestra e restringerebbe il cosiddetto campo largo». Un piano che però presenta un ostacolo: Carlo Calenda, che secondo alcuni non vede l’ora di imbarcarsi con i moderati di centrodestra, accetterebbe di entrare in una coalizione con la Lega di Matteo Salvini? Togliere il nome dal simbolo, decisione che potrebbe essere annunciata al Congresso straordinario, e candidare Luca Zaia, all’Azionista di minoranza forse potrebbe non bastare.

La possibile scure Rai su Ranucci e la scalata di Occhiuto a Forza Italia: le pillole del giorno
Roberto occhiuto (Imagoeconomica).

Strappo Usa-Iran: l’ordine di Rubio alla delegazione di Teheran a New York

Visto lo stallo nei negoziati, il segretario di Stato Marco Rubio ha ordinato alla delegazione iraniana giunta a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite di lasciare subito gli Usa, cosa che sarebbe poi successa. Lo hanno riferito ad Axios un funzionario statunitense e una seconda fonte a conoscenza della vicenda, che però sono stati smentiti da Teheran.

Lo stallo e l’ordine di Rubio

La delegazione del Qatar aveva tentato di mediare una svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran: quando è diventato evidente che le trattative erano in una fase di stallo, la missione statunitense presso l’Onu – su ordine di Rubio – nella serata del 28 ottobre ha comunicato agli iraniani che dovevano lasciare immediatamente New York, in quanto si erano trattenuti in territorio statunitense «oltre il periodo consentito». Tra i diplomatici ai quali è stato chiesto di lasciare gli Usa figurava anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi (mentre all’assemblea ha parlato il presidente Masoud Pezeshkian).

Strappo Usa-Iran: l’ordine di Rubio alla delegazione di Teheran a New York
Abbas Araghchi (Imagoeconomica).

La smentita di Teheran

La circostanza (almeno nel merito del rientro anticipato) è stata però smentita da Teheran. «La partenza da New York è avvenuta lunedì sera, secondo il programma comunicato anche al Dipartimento di Stato degli Usa il 17 settembre», ha precisato la stessa delegazione iraniana su X. Il gruppo ha preso un volo diretto per Doha all’1:20 di martedì, ha spiegato Axios. Secondo alcune fonti citate da Associated Press, la delegazione iraniana aveva invece intenzione di fermarsi negli Stati Uniti fino a mercoledì.

ITA Airways, l’ex deputata Benedetta Fiorini alla guida di marketing e comunicazione

Benedetta Fiorini, già parlamentare e con una lunga esperienza nelle relazioni istituzionali e nella comunicazione strategica, ha assunto l’incarico di Chief Marketing & Communication Officer di ITA Airways.

ITA Airways, l’ex deputata Benedetta Fiorini alla guida di marketing e comunicazione
Benedetta Fiorini (Imagoeconomica).

Chi è Benedetta Fiorini

Nata a Reggio Emilia nel 1976, Fiorini è laureata in Scienze della comunicazione all’Università di Modena e Reggio Emilia e ha conseguito un master in Comunicazione integrata d’impresa. Dopo gli inizi in Max Mara e Fineco, tra il 2012 e il 2014 ha lavorato prima presso l’Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministro dell’Interno e poi come vice portavoce del Ministro della Giustizia. Eletta deputata con Forza Italia e poi passata alla Lega durante la sua permanenza a Montecitorio (2018-2022), nel corso del mandato parlamentare è stata segretaria della commissione Attività produttive della Camera. Dal 2017 al 2023 ha lavorato nell’area Institutional & Regulatory Affairs di UniCredit e in seguito è stata, fino a fine 2024, consulente per lo sviluppo delle Relazioni Istituzionali, Culturali ed Economiche presso Cinecittà SpA. Di recente il suo percorso professionale si è incrociato direttamente col settore dell’aviazione civile: dal 2024 al 2026 ha fatto parte del cda di Enac. Da maggio siede nel board di Eni come amministratore non esecutivo indipendente.

Borsa,T-Bond ai massimi dal 2002

Il rendimento del Treasury a 10 anni, parametro di riferimento globale per i costi di finanziamento, ha toccato il 5,34 per cento, superando il picco del 2007 e tornando ai massimi dal 2002, sulla scia dei rialzi del petrolio (WTI sopra 92 dollari e Brent a quasi 100 dollari). Secondo i dati LSEG citati da Reuters, il rendimento del Treasury Usa a 10 anni ha registrato un rialzo di 87,1 punti base nel trimestre terminato a settembre, segnando l’aumento trimestrale più marcato dal 1994. La pressione sull’obbligazionario – con un’inflazione persistente a causa dei rincari energetici e le preoccupazioni sugli ingenti debiti pubblici a varie latitudini – si sente anche in Europa, dove la Francia continua ad essere il paese più colpito per una incertezza politica maggiore.

Via libera alla maxi acquisizione di Warner da parte di Paramount

Approvando l’accordo transattivo tra Paramount Skydance e un gruppo di Stati americani, che guidati dal procuratore generale della California Rob Bonta avevano fatto causa sostenendo che l’acquisizione di Warner Bros. Discovery avrebbe concentrato nelle mani di un’unica società un potere eccessivo nel settore della televisione via cavo e dei grandi film, il giudice distrettuale Araceli Martínez-Olguín ha dato via libera alla maxi operazione da 111 miliardi di dollari.

Via libera alla maxi acquisizione di Warner da parte di Paramount
Logo di Warner Bros. (Ansa).

L’assemblea degli azionisti Warner aveva approvato la vendita ad aprile

L’assemblea straordinaria degli azionisti di Warner Bros. Discovery ha approvato ad aprile la vendita a Paramount Skydance, che a febbraio in extremis aveva fatto pervenire un’offerta che aveva sopravanzato quela di Netflix. A quel punto la piattaforma di streaming aveva deciso di non rilanciare, dopo aver siglato già a dicembre 2025 un accordo da 83 miliardi con Warner per rilevare buona parte del suo business. L’offerta di Paramount Skydance è stata sostenuta da Donald Trump: l’amministratore delegato della società, David Ellison, è figlio di quel Larry imprenditore e magnate della tecnologia, noto principalmente come cofondatore di Oracle e amico di vecchia data del presidente Usa.

Dopo la causa Paramount Skydance aveva minacciato di lasciare la California

Ricevuto tutte le autorizzazioni normative richieste dall’accordo, l’operazione – una delle più grandi fusioni nel settore di sempre – ha poi dovuto affrontare la causa antitrust intentata dai 12 Stati: alla base dell’azione legale i timori di danni per la distribuzione cinematografica e televisiva e di una riduzione dei posti di lavoro nel settore dei media e dell’intrattenimento. Paramount Skydance aveva minacciato di trasferirsi fuori dalla California, se il procuratore generale Bonta non avesse ritirato la causa. Infine è arrivato l’accordo transattivo.

Closing atteso il 6 giugno, David Ellison e Ynon Kreiz saranno co-ceo

Il closing a questo punto è atteso per il 6 ottobre. Per quanto riguarda la governance della nuova azienda, che riunirà anche importanti realtà come HBO Max, CBS e CNN, l’ex amministratore delegato di Mattel Ynon Kreiz assumerà l’incarico di Co-Chief Executive Officer affiancando David Ellison. Krezi avrà la responsabilità di seguire la gestione quotidiana e il processo di integrazione operativa delle attività di Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery., mentre Ellison si concentrerà sulla strategia di lungo periodo.

Christa Pike, fallita l’esecuzione con iniezione letale in Tennessee

L’esecuzione della pena capitale nei confronti di Christa Pike in Tennessee è fallita e la condannata è stata portata in ospedale per ricevere le cure. L’hanno reso noto i suoi avvocati, segnalando la «difficoltà di accesso alle vene, vene rotte, pentobarbital degradato e assenza di assistenza medica di emergenza». Anche alcuni testimoni sentiti dai media americani avevano riferito dell’episodio, spiegando che Pike continuava a respirare anche dopo l’iniezione letale. La donna è stata condannata a morte per l’omicidio, commesso nel 1995, di Colleen Slemmer, 19 anni, una sua compagna nel programma di formazione professionale Job Corps di Knoxville. Pike aveva allora 18 anni e il delitto era legato a una rivalità sentimentale. I suoi due complici, anch’essi adolescenti — il suo fidanzato dell’epoca, 17 anni, e un’altra ragazza di 18 anni — hanno evitato la pena di morte. Il primo è stato condannato all’ergastolo, mentre la seconda ha ricevuto una pena sospesa in cambio della sua testimonianza contro gli altri due.

L’esecuzione prevedeva la somministrazione di due iniezioni di pentobarbital

La Corte suprema aveva dato luce verde all’esecuzione dopo che un tribunale federale aveva ordinato di sospendere in extremis l’iniezione letale per esaminare possibili circostanze attenuanti non prese in considerazione all’epoca del processo. I funzionari del Dipartimento penitenziario del Tennessee non hanno confermato pubblicamente l’esito dell’esecuzione, che prevedeva la somministrazione di due iniezioni di pentobarbital, né hanno risposto a una richiesta di informazioni dell’Afp.

Perché Diana Bianchedi si è dimessa da capo delegazione della Nazionale maschile di calcio

L’ex schermitrice e vicepresidente del Coni Diana Bianchedi si è dimessa da capo delegazione della Nazionale maschile di calcio, ruolo che aveva assunto ad agosto. La decisione è seguita ad alcune critiche che le erano state rivolte dal ministro dello Sport Andrea Abodi. I fatti risalgono a martedì 30 settembre, quando la giunta del Coni aveva votato all’unanimità il commissariamento della Fipe, la Federazione italiana pesi. Durante la riunione, Bianchedi e l’altro vicepresidente Marco Di Paola avrebbero però espresso alcune perplessità, salvo poi votare a favore con tutti gli altri membri di Giunta, Malagò incluso. Di qui la reazione di Abodi che, a margine di un evento, ha fatto intendere di non averla presa bene: «Il vicepresidente vicario e il vicepresidente del Coni hanno diritto e dovere di esprimere un’opinione, ma se questa è sempre contraria (a quella del presidente, ndr) dovrebbero fare una scelta, perché quel ruolo è nell’ambito di un rapporto fiduciario. Normalmente rapporti così non durano molto, nel ruolo e nella funzione». Un invito nemmeno troppo velato a lasciare l’incarico.

Il passo indietro

E così, in tarda serata, Biana Bianchedi ha affondato il suo, di colpo, dimettendosi non dalla Giunta del Coni ma dal ruolo di capo delegazione in Figc «a seguito delle dichiarazioni del ministro Abodi e delle polemiche negli organi di stampa, con una decisione maturata per il grande rispetto che ho del Coni, della sua Giunta e della Figc, come dimostra la mia carriera da atleta e da dirigente».

Vittorio Sgarbi ricoverato in terapia intensiva al Gemelli

Vittorio Sgarbi è ricoverato al Policlinico Gemelli in terapia intensiva e sarebbe in gravi condizioni. Al momento non sono noti i motivi del ricovero, confermato dalla struttura ospedaliera romana. Da tempo il critico d’arte ed ex deputato soffre di una profonda sindrome depressiva che lo ha portato a periodi di isolamento e al rifiuto di alimentarsi. In un’intervista aveva definito la malattia «un treno fermo in un luogo ignoto».

Era stato ricoverato già a marzo del 2025

L’ultimo importante ricovero per Sgarbi risale alla primavera del 2025: in quel caso era rimasto al Gemelli per circa un mese. Lo scorso febbraio il critico d’arte, finito nel frattempo al centro di una battaglia giudiziaria avviata dalla figlia Evelina, che ha presentato un’istanza al tribunale civile di Roma per la nomina di un amministratore di sostegno, era riapparso in pubblico alla Certosa di Ferrara, visibilmente debilitato fisicamente. Sempre nel 2026 l’ex sottosegretario è stato assolto dall’accusa di riciclaggio e contraffazione di opere d’arte per il caso del dipinto “La cattura di San Pietro” di Rutilio Manetti.

Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori

Una lista unica di centro, in cui tutti abbiano pari dignità. L’ultimo appello alla galassia centrista è arrivato da Riccardo Magi, leader di Più Europa alle prese con forze centripete e centrifughe all’interno del suo stesso partito. Sull’opportunità di schierarsi con Carlo Calenda, ipotesi gradita a Benedetto Della Vedova o, al contrario, federarsi con Italia Viva di Matteo Renzi, con il Psi di Enzo Maraio e con Progetto Civico di Alessandro Onorato, soluzione più gradita a Magi, si è sviluppato un lungo braccio di ferro condito da richieste di congresso anticipato e dibattiti in punta di statuto del partito.

Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori

La centralità strategica data dal Melonellum a Renzi e Calenda

Al di là di quanto accade dentro Più Europa, però, il tema della lista o delle liste di centro nel centrosinistra è sentito. Di più: potrebbe essere esiziale per il campo largo. Per rendersene conto basta leggere le recenti dichiarazioni di Giuseppe Conte contro la norma inserita nella legge elettorale – Stabilicum o Melonellum a seconda delle declinazioni – che porta da 1.500 a 6 mila le firme da raccogliere in ogni collegio per presentarsi alle elezioni. Sempre che non si sia già in parlamento. I partiti che hanno già dei gruppi parlamentari, infatti, sono dispensati dal raccogliere le sottoscrizioni. Da qui la centralità assunta da Renzi e Calenda rispetto alle sigle non rappresentate in parlamento. Centralità che rende il leader di Italia Viva il ‘banco’ che distribuisce le carte nel centro del centrosinistra. Diverso il caso di Calenda che non riesce a immaginarsi allo stesso tavolo di Conte e Fratoianni.

Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Le barricate di Conte e il niet a Italia Viva

Ecco, il tavolo: la posta in gioco rimane quella di sedere al tavolo del programma (in attesa di sapere se ce ne sarà uno per la formazione della squadra di governo) come leader al pari di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. La prospettiva di dover trattare con l’ex rottamatore, con colui che ha fatto cadere il Conte 2 e aperto la strada al governo Draghi, risulta indigesta al capo del M5s. Un precedente che spiega le barricate annunciate da Conte contro l’aumento del numero di firme per la presentazione delle liste. Da parte di Renzi arrivano parole di distensione: «Se vincerà le primarie sosterrò Giuseppe Conte», assicura dopo essersi detto disponibile a farsi da parte e a non partecipare al tavolo della coalizione. «C’è gente che dice “non voglio vedere Renzi nella foto con Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni”. Vi do una notizia: io in quella foto non ci devo essere e non voglio esserci. Non sono qui per uno strapuntino, ci sono perché porto idee».

Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli (Instagram).

La simpatia di Conte per Onorato

Il leader M5s non ha mai fatto mistero della sua simpatia per il Progetto Civico di Alessandro Onorato, assessore capitolino che gode anche del sostegno del ‘suo’ sindaco, Roberto Gualtieri, e di un bel pezzo di Pd, romano e non solo. Per chi, invece, auspica la presenza di Renzi al tavolo del centrosinistra, e tra questi anche i riformisti del Pd, quella di Onorato è un’operazione studiata a tavolino per tenere il leader Iv a distanza di sicurezza. Conte non fa mistero, d’altra parte, della diffidenza che ancora nutre nei confronti del senatore di Rignano sull’Arno. Dal palco della festa di Avs, Conte ha fatto sapere di ritenere indispensabile avere la garanzia che i compagni di viaggio non «scartino con disinvoltura» o creino rotture per «ragioni opportunistiche personali o partitiche». Pochi giorni dopo, l’ex premier è stato più esplicito ricordando quanto accaduto nel gennaio 2021 quando i nodi del Mes, del Pnrr e della delega ai servizi portarono Italia Viva a rompere con l’esecutivo.

Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Giuseppe Conte e Alessandro Onorato (Imagoeconomica).

Cercasi federatore di centro

È anche per superare queste resistenze di Conte che Elly Schlein ha adottato ormai da due anni a questa parte il mantra del testardamente unitari. La segretaria Pd sa bene che per vincere occorre avere un centro moderato forte e coeso. La memoria corre alla partita del cuore e all’abbraccio tra Renzi e la stessa Schlein, condito con l’appello «basta veti» arrivato dalla leader dem. Ed è sempre per superare questi veti che si è cominciato a parlare di un federatore di centro, di un esponente che possa sedere a quel tavolo in rappresentanza dei soggetti centristi senza essere leader di uno di essi. Renzi ha già fatto sapere di essere pronto a farsi da parte: in vista del programma del centrosinistra «io individuerei un sindaco o una sindaca per stare al tavolo che rappresenti il mondo riformista e poi si va alle elezioni e chi c’ha i voti si vedrà», sono state le parole del leader Iv alla festa dell’Unità. «Devi prendere un sindaco o una sindaca di centrosinistra che non sia iscritto a nessun partito e rappresenti il centrosinistra. Abbiamo già due nomi, Salis e Manfredi».

Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Matteo Renzi ed Elly Schlein durante la Partita del cuore (via X).

Ruffini e gli altri papabili, tra veti e contro-veti

Tuttavia, anche qui, pesano i desiderata dei leader. Inizialmente si era fatto il nome di Ernesto Maria Ruffini, ex numero uno dell’agenzia delle Entrate, oggi leader di Più Uno, soggetto politico che si aggiunge a quella galassia centrista in perenne espansione. Nella lista dei potenziali federatori comparivano anche il sindaco di Milano Beppe Sala – che piaceva in ambienti dem e di Italia Viva ma è uscito quasi immediatamente dal ventaglio delle possibilità – e un’altra sindaca, Silvia Salis, che sembrava poter mettere d’accordo renziani e dem, ma non ha suscitato l’entusiasmo dell’ala sinistra della coalizione, compreso il M5s. E, soprattutto, non ha suscitato l’entusiasmo della diretta interessata che si è chiamata fuori dalla partita. Per Salis si era espresso, prima dell’estate, anche Vincenzo Spadafora, già ministro e sottosegretario nei governi Conte e fondatore dell’associazione Primavera. «La sindaca di Genova rappresenta una delle poche figure nuove capaci di parlare oltre i confini tradizionali del centrosinistra», aveva detto Spadafora che, su Renzi, aveva aggiunto: «È tornato a fare opposizione vera». Più gradito ai cinque stelle e Avs il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che però intende continuare a dedicarsi alla sua città.

Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori
Il centro cerca casa nel campo largo: veti, strategie e possibili federatori

Poste italiane, via all’integrazione con Tim

Il consiglio di amministrazione di Poste italiane – come ha riportato il Tg Poste – ha deliberato l’avvio dell’esercizio delle attività di direzione e coordinamento su Tim, approvando anche il relativo Regolamento di governo operativo. Dopo la chiusura dell’opas, che ha portato il Gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante e dal direttore generale Giuseppe Lasco a detenere circa l’86 per cento di Tim, il board ha approvato il documento che disciplina i rapporti e i flussi informativi tra le due aziende, assicurando l’allineamento e il coordinamento di Tim e delle sue controllate, in quanto società appartenenti al gruppo facente capo a Poste italiane. L’ingresso di Tim in Poste prevede la condivisione di obiettivi strategici, il coordinamento delle politiche industriali e gestionali, l’integrazione di attività e competenze per favorire lo sviluppo e la creazione di valore dell’intero Gruppo.

Tracciato il percorso per sviluppare le nuove sinergie tra i due gruppi

L’attività di direzione e coordinamento su Tim saranno disciplinate dal cda, dall’amministratore delegato, dal direttore generale attraverso l’esercizio dei poteri a loro attribuiti, nonché dalle strutture organizzative di Poste italiane negli ambiti di rispettiva competenza. Il regolamento garantisce la gestione accentrata delle attività ovvero il coordinamento funzionale per realizzare economie di scala e migliorare l’efficienza dei processi. Con il nuovo assetto, Poste italiane avrà così piena visibilità sulle principali attività e iniziative di Tim e verrà coinvolta preventivamente nella valutazione delle operazioni di maggiore rilievo strategico – incluse le operazioni rilevanti – ferma restando l’autonomia giuridica di Tim e delle sue controllate, a tutela anche degli azionisti di minoranza. A soli cinque giorni dalla conclusione dell’opas, il board di Poste ha così già tracciato il percorso aprendo una nuova fase destinata a guidare lo sbarco di Tim nel perimetro del Gruppo, con l’obiettivo di mettere a fattor comune infrastrutture, tecnologie e competenze e sviluppare le nuove sinergie industriali tra i due gruppi.

Il caos in Campidoglio su Wanna Marchi, la furia di Gualtieri e il consigliere nel mirino

Roberto Gualtieri è andato su tutte le furie, ma non vuole metterci la faccia: c’è grande caos in Campidoglio dopo il premio conferito a Wanna Marchi e alla figlia Stefania Nobile nella sala della Protomoteca, un “luogo trofeo” del Comune di Roma, nell’ambito di un’iniziativa organizzata dalla casa editrice 100 Edizioni. Premiate in qualità di scrittrici: Nobile è stata insignita del “Premio Internazionale della Cultura” per il suo libro Vendere… cara la pelle e la madre ha ottenuto il riconoscimento grazie a La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore. Entrambi i volumi, non a caso, sono editi proprio da 100 Edizioni.

Il consigliere presente, Dario Nanni, ha fatto pubblica ammenda dopo le polemiche sorte per l’iniziativa: «Mi assumo personalmente la responsabilità di aver richiesto, in qualità di consigliere comunale, la concessione della Protomoteca per il Premio organizzato dalla casa editrice 100 Edizioni. È una procedura spesso utilizzata nel tempo dai consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione. Ovviamente non ero assolutamente a conoscenza della presenza di Wanna Marchi e Stefania Nobile tra le persone premiate. Se lo avessi saputo, chiaramente, non avrei mai sostenuto la richiesta di utilizzare la sala».

Il caos in Campidoglio su Wanna Marchi, la furia di Gualtieri e il consigliere nel mirino
Dario Nanni (foto Imagoeconomica).

Ci aveva messo anche il suo “carico da undici” l’ex sindaco di Roma Virginia Raggi, oggi consigliere comunale del Movimento 5 stelle: «Forse il Campidoglio vuole ridefinire i confini della cultura. Che l’amministrazione non sapesse chi e cosa sarebbe stato celebrato nella sala della Protomoteca, la più prestigiosa del Campidoglio, appare davvero surreale».

Il caos in Campidoglio su Wanna Marchi, la furia di Gualtieri e il consigliere nel mirino
Virginia Raggi (foto Imagoeconomica).

Ma qual è il problema? La leggerezza con cui si gestisce l’accesso alla sala della Protomoteca, ossia la possibilità di ottenere la “location”. Un luogo che ha un costo, con tanto di tariffario per accedere e allestire un’iniziativa. La spesa può essere annullata grazie a un’antica consuetudine, usata da decenni da politici locali di maggioranza e di opposizione: un eletto dal popolo alla carica di consigliere comunale ha diritto di ottenere la sala a titolo gratuito, specificando che l’iniziativa da ospitare ha, appunto, valore culturale.

E nel tempo il concetto è stato allargato agli eventi gastronomici, dato che la cucina italiana gode del patrocinio dell’Unesco, oltre ai classici appuntamenti con il mondo del cinema, del teatro, della danza, dell’arte contemporanea. Un’elasticità che ha portato ad allestire eventi spesso borderline, godendo però del fatto che la domanda era appoggiata da un consigliere comunale. Alcuni infatti sono presenti nella sala con una decina di appuntamenti, ogni anno, sempre con finalità culturali. Ora Gualtieri vuole mettere una stretta, selezionando le domande o, come dicono alcuni consiglieri (anche della maggioranza), mettendo becco sui nomi dei partecipanti.

Anche nella prima edizione c’era lo zampino del consigliere ex calendiano

Formalmente era un’iniziativa culturale, quella con Wanna Marchi e Stefania Nobile: si trattava della cerimonia per il Premio Internazionale alla Cultura, un riconoscimento inventato dall’editore Alessandro Gian Maria Ferri e dall’imprenditore Silvestro Muccillo. Un premio giunto alla sua seconda edizione, sempre in Campidoglio dove era presente il consigliere comunale Nanni, ex Partito democratico poi eletto con la lista di Carlo Calenda, passato al gruppo misto ed entrato in maggioranza a dicembre del 2025. Stavolta però Nanni ha voluto comunicare a tutti il suo mea culpa, battendosi il petto. Ma anche alla prima edizione (in quel caso il premio era stato dato a Muccillo per due libri autobiografici, tanto per capirci) è stato sempre lui, Nanni, ad aver appoggiato la domanda per allestire la kermesse nella sala della Protomoteca. Solo che stavolta il Campidoglio non si è trovato «d’accordooo!» (cit.).