Una bombola di gas è stata ritrovata sotto la statua del David a piazzale Michelangelo, a Firenze, una delle mete panoramiche della città. A fare la scoperta, intorno alle 7,30, è stata un’addetta di Alia Servizi ambientali, la società di gestione del servizio dei rifiuti. L’operatrice ha dato l’allarme al numero unico di emergenza 112. Sul posto sono giunte pattuglie dei carabinieri e artificieri dell’Arma. Al vaglio degli investigatori i video delle telecamere. Non è noto se la bombola fosse piena o esaurita. Secondo quanto riporta l’Ansa, presentava sull’esterno un oggetto tondo e dei fili sporgenti. Il traffico è rimasto bloccato per oltre due ore nella zona del piazzale.
Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, ha battuto Lula al primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, lanciandosi come favorito nel ballottaggio del 25 ottobre che deciderà chi sarà a guidare il Paese. Il candidato di destra ha ottenuto il 47,14 per cento dei voti contro il 45,03 per cento del presidente uscente, con una differenza tra i due di circa 2 milioni e mezzo di voti. Gli altri candidati minori, esclusi dal secondo turno, tutti di centrodestra, hanno raggiunto insieme circa il 12 per cento. L’affluenza è stata del 79 per cento, in linea con le ultime elezioni.
La suddivisione delle liste in Senato
Il Partito liberale, principale forza del campo bolsonarista, si avvia a essere protagonista del rinnovato Senato brasiliano. Con oltre l’85 per cento delle urne scrutinate, la formazione è in testa in 20 dei 54 seggi in palio, davanti al Movimento democratico brasiliano, con sette, e al Partito dei lavoratori di Lula con sei. Le nuove elezioni riguardano due terzi dei seggi della Camera alta, composta da 81 membri. I risultati dovranno essere sommati a quelli dei 27 senatori eletti nel 2022, il cui mandato proseguirà fino al 2031. Tra questi, otto appartengono al Partito liberale, che arriverebbe così a 28 senatori affermandosi come il gruppo più numeroso della Camera alta. Il nuovo equilibrio parlamentare sarà determinante per i rapporti di forza tra governo e opposizione nella prossima legislatura, rafforzando la posizione del campo conservatore nelle battaglie politiche e istituzionali, comprese quelle relative alle richieste di impeachment dei giudici della Corte suprema, al centro di scandali di corruzione.
La Spagna andrà a elezioni anticipate il 29 novembre. Lo ha annunciato il dimissionario premier Pedro Sanchez in un discorso in diretta tv dalla Moncloa. Sanchez, stando a El Pais, domenica pomeriggio aveva informato re Felipe VI. La decisione arriva dopo le proteste di piazza per l’emergenza abitativa che hanno preso il via dallo sfratto a Madrid dell’87enne Maricarmen Abascal, e la bocciatura dei decreti casa al Congresso. Ma hanno contribuito a indebolire il governo Sanchez anche i recenti scandali di corruzione che hanno coinvolto esponenti del Partito socialista vicini al premier e la crisi migratoria di Ceuta.Intanto i sondaggi danno in forte vantaggio le destre. I Popolari guidati da Alberto Núñez Feijóo sono al 32,7 per cento contro il 26,4 per cento del Psoe, mentre Vox di Santiago Abascal veleggia oltre il 18 per cento.
Delfin si schiera con Intesa Sanpaolo nella partita per Mps. La holding della famiglia Del Vecchio, che detiene il 17,6 per cento del capitale di Monte dei Paschi, ha assunto nei confronti dell’offerente un impegno ad aderire all’opas con l’intera partecipazione detenuta nella banca senese. L’impegno riguarda 534.676.825 azioni Mps e comprende anche la partecipazione all’assemblea convocata per il 29 ottobre, nella quale Delfin si è impegnata a tenere condotte di voto coerenti con le condizioni dell’offerta in quel momento. La decisione arriva dopo il rilancio di Intesa Sanpaolo, che ha aumentato da 1 a 1,25 euro la componente cash dell’opas, lasciando invariato a 1,6 azioni Intesa il rapporto di concambio. Per ogni azione Mps consegnata all’offerta, gli azionisti riceveranno dunque 1,25 euro in contanti e 1,6 azioni di nuova emissione di Intesa Sanpaolo.
I due progetti per il futuro di Mps
Sul confronto tra Intesa e Mps si innestano due diversi progetti industriali. L’opas di Intesa punta all’integrazione della banca senese nel gruppo guidato da Carlo Messina. Il piano sostenuto dal management di Mps, guidato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, prevede invece la crescita attraverso le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali, nel quadro del progetto che comprende anche l’integrazione con Mediobanca. È su questo confronto che si concentrerà il voto del 29 ottobre.
Febbraio 2029. Potrebbe essere questa la data di scadenza della prossima legislatura. Perché se quella attuale, la 19ª, pare – salvo sorprese – essere destinata a giungere a scadenza naturale, la 20ª rischia di durare poco più di un anno. Cioè potrebbe concludersi subito dopo il suo momento clou: l’elezione del prossimo presidente della Repubblica.
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
Il vero obiettivo è mettere il cappello sul Quirinale
Non è infatti un mistero per nessuno che l’obiettivo principale di chi si presenta alle prossime elezioni – destra, centro o sinistra – sia di mettere il cappello, o anche solo un fiocchetto, sul Quirinale. Ne è la prova il fatto che tutti ne abbiano già parlato, tutti abbiano sottolineato quanto sia importante evitare che l’avversario ‘si impadronisca’ della prima carica dello Stato, mentre ancora mancano all’appello i programmi concreti per risolvere i principali problemi dei cittadini. Ma si sa, la lingua batte dove il dente duole.
Il cambio della guardia al Quirinale (Imagoeconomica).
I possibili scenari
Il rischio però è che, eletto il ‘proprio’ Presidente, o almeno, sventata l’elezione di un ‘nemico’, la maggioranza in carica si dissolva come neve al sole e precipiti il Paese verso il voto anticipato. Ma ecco i possibili scenari. Vince il centrosinistra di misura. «Lo sanno tutti che un giorno dopo che abbiamo eletto il presidente della Repubblica cade il governo», sussurra un esponente del Pd. Amen. Del resto che sul programma tra Schlein e Contenon ci sia tutto questo feeling non è un mistero per nessuno. A quel punto o il capo dello Stato neoeletto si arrampica sugli specchi per imbastire un nuovo esecutivo con un soccorso centrista, oppure scioglie le Camere. E a quel punto Giorgia Meloni, rinvigorita da un anno e mezzo di opposizione, andrebbe a Palazzo Chigi in carrozza, senza forse nemmeno bisogno dell’aiuto di Vannacci.
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Ansa).
Secondo scenario: vince il centrodestra di misura. Se Meloni tentasse una prova di forza per imporre un suo candidato, le possibilità di eleggerlo non sarebbero molte, la tenuta del governo dopo uno smacco simile sarebbe a rischio. Stesso rischio ci sarebbe se il Presidente fosse eletto da uno schieramento bipartisan tendente al centro. La tentazione di un’ordalia elettorale per lavare le colpe di un Parlamento di inciuciatori e garantirsi una maggioranza più ampia sarebbe per la premier molto forte.
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
Le condizioni per non tornare al voto nel 2029
Insomma, salvo la vittoria ampia di uno dei due schieramenti o la conduzione più che magistrale del gran gioco dell’elezione al Colle da parte di uno dei leader politici, il rischio che la prossima legislatura abbia una data di scadenza come lo yogurt e duri meno di due anni è molto alto. Si accettano scommesse.
Roberto Vannacci inizia a scalpitare sulla Rai. Perché vorrebbe più spazio in televisione, mentre ne ha pochissimo. E sogna anche un suo rappresentante in Vigilanza, se la commissione si dovesse ricostituire. Ma, per paradosso, a Futuro nazionale potrebbe andare addirittura la presidenza dell’organo parlamentare sulla tivù. Fantapolitica? Forse, ma andiamo con ordine.
Muro contro muro dopo lo strappo sulla riforma della Rai
Lo strappo del centrodestra sulla riforma della Rai – con una legge che la maggioranza si è votata in solitaria a suo piacimento in VIII commissione a Palazzo Madama, senza far toccare palla all’opposizione, e che arriverà in Aula il 26 novembre – come conseguenza ha bloccato la trattativa per la ricostituzione della Vigilanza, che si è dimessa in blocco all’inizio di luglio.
La Commissione parlamentare di Vigilanza Rai (Ansa).
I presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa a metà settembre hanno chiesto ai capigruppo dei partiti di fornire loro i nuovi nomi per la commissione, cosa che il centrodestra ha fatto e l’opposizione no. Da qui la minaccia di La Russa di procedere a nominare d’ufficio i rappresentanti dell’opposizione, cosa che dovrebbe fare assieme a Fontana, com’è accaduto in precedenza con la commissione Covid.
I presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana (foto Imagoeconomica).
Dopo aver dato l’ultimatum, ora però il presidente del Senato temporeggia: «Mi prendo ancora un paio di settimane di tempo», ha fatto sapere mercoledì. Perché? Qualcuno nell’opposizione sospetta che La Russa si sia infilato in un cul-de-sac. Dopo lo strappo sulla riforma, infatti, il centrosinistra ha richiuso la porta alle trattative sulla Vigilanza. «Non daremo alcun nome, per noi il discorso è finito», hanno fatto sapere Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia viva. Se i presidenti di Camera e Senato procederanno d’ufficio, però, a quel punto sarà difficile non valutare la richiesta di Futuro nazionale, che a Montecitorio vanta nove deputati all’interno del gruppo misto.
In Vigilanza potrebbe fare il suo esordio un vannacciano
Prima della pausa estiva Fontana aveva rispedito al mittente la richiesta di Fn, spiegando che in Vigilanza un rappresentante del misto c’è già, ma ora, con l’aumento dei parlamentari vannacciani, sarebbe costretto a riprendere in considerazione la richiesta. «Per adesso non siamo stati contattati da nessuno», fa sapere Edoardo Ziello, deputato del generalissimo. Ma se la procedura d’ufficio dovesse andare avanti, in Vigilanza potrebbe fare il suo esordio un vannacciano. E magari proprio Ziello, che sul fronte televisivo sembra quello più sul pezzo.
Roberto Vannacci ed Edoardo Ziello (foto Imagoeconomica).
«In tivù, specialmente in Rai, non ci siamo mai. Non compariamo nei pastoni dei telegiornali e le poche volte che ci invitano nei talk show accade in orari in cui la televisione la guardano in pochi, com’è accaduto l’altra sera a Porta a porta», osserva ancora Ziello, a cui non è sfuggito che l’invito a Vannacci da parte di Bruno Vespa è arrivato per Porta a porta e non per l’altro suo programma, 5 Minuti (che fa quasi 4 milioni di telespettatori).
Lo scenario: l’opposizione diserta, Fn garantisce il numero legale e poi…
Ma se un esponente del generale dovesse entrare in Vigilanza, tra i banchi dell’opposizione, potrebbe addirittura diventare presidente. Può accadere, infatti, che la commissione si riunisca, il centrodestra si presenti e l’opposizione no, tranne Fn, garantendo quindi il numero legale. Nella prima seduta si vota il presidente che, per prassi, va a un parlamentare della minoranza. E chi c’è dell’opposizione? Un uomo (o una donna) di Vannacci. E tanti saluti a Barbara Floridia & company.
Barbara Floridia (Imagoeconomica).
Intendiamoci, la possibilità che ciò avvenga è tutta in salita, ma in teoria non si può escludere. «Sembra fantapolitica, ma potrebbe succedere davvero», sussurra un esponente del Pd in Vigilanza. Al momento, però, sembra difficile che i presidenti di Camera e Senato vogliano davvero dare un posto a Fn in commissione. Anche per questo, si sussurra, La Russa sta temporeggiando e Fontana sul tema non emette un fiato. Fedeli anch’essi a un preciso ordine giunto da Palazzo Chigi: non parlare di Vannacci, sminuire il suo movimento, tenerlo ai margini e non offrirgli spazio mediatico.
Roberto Vannacci e, nell’immagine dietro di lui, Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).
Basta vedere come nel centrodestra hanno esultato per le elezioni suppletive nel collegio di Reggio Calabria, definendo il risultato di Futuro nazionale un flop. «Ma come si fa a parlare di fallimento quando un partito nato pochi mesi fa, dato nei sondaggi all’8 per cento, alla sua prima uscita elettorale raggiunge l’11 per cento?», si chiedono tra i vannacciani. E la domanda non è così campata per aria.
Il gip di Roma ha disposto la restituzione immediata alla procura degli atti relativi al procedimento sulla strage di Ustica avvenuta il 27 giugno 1980, quando il Dc-9 Itavia precipitò nel mar Tirreno provocando la morte di 81 persone. La decisione del giudice arriva dopo che il procuratore capo Francesco Lo Voi ha formalizzato la revoca della richiesta di archiviazione alla luce della disponibilità arrivata dalle autorità francesi a trasferire all’Italia tutta la documentazione relativa alla strage.
L’ordinanza del gip
«L’ammissibilità della revoca (della richiesta archiviazione, ndr.) è la soluzione più ragionevole, favorendo un auspicato celere approfondimento investigativo onde pervenire all’ultimazione della fase processuale dei due procedimenti penali con la conferma della richiesta di archiviazione ovvero con l’esercizio dell’azione penale», ha sottoloneato il gip di Roma Livio Sabatini nell’ordinanza. «Ritenuta l’ammissibilità della revoca della richiesta di archiviazione, considerata l’istanza di restituzione degli atti formulata dal pubblico ministero e l’assenza di ulteriori richieste al gip, si deve disporre l’immediata restituzione degli atti al pubblico ministero per le determinazioni di competenza», ha continuato il giudice.
«Elly Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani. P.S. Ah, e ovviamente lo fa elencando 10 falsità». Lo ha scritto sui social la premier Giorgia Meloni commentando le parole che la segretaria dem ha pronunciato alla direzione del partito al Nazareno.
Cos’ha detto Schlein
«Meloni mi chiede di dirle una cosa vera, io gliene dico 10», aveva detto Schlein. «Dicevate che avreste abbassato le tasse, siamo al record di pressione fiscale degli ultimi 12 anni. Abbiamo gli stipendi tra i più bassi d’Europa e il costo dell’energia all’ingrosso più caro d’Europa. Provate a negare questo. Quasi 6 milioni di persone vivono in povertà assoluta, quasi una persona su 10. Quasi 6 milioni di italiani rinunciano a curarsi perché le liste d’attesa sono troppo lunghe o perché non se lo possono permettere. Nel 2025 sono nati 355 mila bambini, è il numero più basso dal dopoguerra. Dopo quattro anni di governo sulla natalità la destra ha fatto molta retorica e pochissime politiche. Eppure i dati sono chiari, non è la mancanza di valori a frenare le nascite ma la precarietà del lavoro che colpisce soprattutto le donne i giovani. Soprattutto al Sud di questo Paese i redditi troppo bassi, le difficoltà ad accedere a una casa, la carenza di servizi di asili nido, la penalizzazione delle madri sul lavoro. Ecco, quando la stabilità si trasforma in immobilismo vuol dire che i nodi vengono al pettine. Più tasse, più debito, caro vita alle stelle, stipendi bassi e nessuna crescita. Questa è l’eredità che lasciano».
L’ambasciata russa in Italia interviene su Kaliningrad, l’exclave russa tra Lituania e Polonia da giorni al centro di un’escalation verbale tra Mosca e la Nato. In un post su Facebook ha denunciato che «osserviamo nei media italiani una campagna mediatica lanciata a capofitto da giornali come Corriere della Sera, Stampa e Repubblica per accusare la Russia di aver intensificato la questione delle armi nucleari contro la Nato». «Purtroppo», ha accusato, «questa non è la prima volta che le dichiarazioni ferme e decisive della Russia, miranti a rovesciare e raffreddare i capi scaldati da sentimenti reazionari e militari, sono state interpretate in Italia come manifestazione di aggressione, propaganda anti-occidentale e minaccia ibrida da parte di Mosca». La rappresentanza consiglia dunque «coloro che sostengono tali approcci di non perdere il contatto con la realtà e di cercare di osservare oggettivamente la situazione che si sta sviluppando nel contesto europeo e più ampio in campo della sicurezza».
Antonio Tajani come la vecchia enciclopedia Motta che un tempo occupava un ripiano intero delle librerie di molte case italiane. Prometteva il “sapere universale” ma, tolta qualche ricerca scolastica, rimaneva intonsa per anni con le pagine «ingiallite» dal tempo. Ecco quell’aggettivo, pronunciato da Roberto Occhiuto alla presentazione del libro Il coraggio di governare, è risultato indigesto al leader di Forza Italia, già nell’occhio del ciclone per gli ultimi scivoloni sulle «ragazze affidabili» e sulla sentenza Regeni.
Roberto Occhiuto (Ansa).
«Io non sono l’anti-Tajani, sono il vice di Tajani, ma FI si è un po’ ingiallita e la sua comunicazione va rivista», aveva sottolineato il governatore calabrese mercoledì nel caos di una galleria Sordi gremita da forzisti della cosiddetta minoranza ed ex (tra cui Francesca Pascale e Mara Carfagna). In prima fila sedevano i ministri Paolo Zangrillo e Maria Elisabetta AlbertiCasellati. E poi DeborahBergamini, GiorgioMulè, Alessandro Cattaneo, Francesco Paolo Sisto, Stefania Craxi e persino ClaudioLotito, presente anche ai festeggiamenti per la vittoria di Fabio Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria. Un attivismo che sta insospettendo i maligni: il (contestatissimo) patron della Lazio e della Reggina sarà mica in cerca di una ricandidatura?
Roberto Occhiuto alla presentazione de Il coraggio di governare alla Galleria Alberto Sordi di Roma (Ansa).
Il faccia a faccia da Letta
Tajani sembra non aver gradito né il termine né la folla accorsa ad ascoltare il suo vice. E quindi ha subito preteso un faccia a faccia chiarificatore. La levatura dell’arbitro del duello fa comprendere la gravità del conflitto: l’incontro tra il segretario e il suo vice è stato ‘moderato’ da Gianni Letta, per decenni il camerlengo di Silvio Berlusconi. Ma più che un confronto si è trattato di uno sfogo, al termine del quale ognuno è rimasto sulle posizioni di partenza. «Così non andiamo da nessuna parte», si sarebbe lamentato Tajani, «queste critiche fanno solo male al partito e ci fanno perdere voti, perché disorientano gli elettori». Il leader azzurro si sarebbe lamentato in particolar modo della tempistica scelta da Occhiuto per muovere le critiche, sostanzialmente all’indomani della vittoria del centrodestra alle Suppletive a Reggio Calabria che ha evitato l’incubo di una sconfitta a causa del candidato vannacciano – ed ex capogruppo azzurro in Regione – Domenico Giannetta.
Antonio Tajani con Gianni Letta (Ansa).
L’Opa del vicesegretario sul partito
«Io voglio dare degli stimoli», sarebbe stata la replica di Occhiuto, secondo cui una maggiore apertura sui diritti civili e sui temi più liberal con nuove proposte economiche coraggiose potrebbe solo far bene alla crescita e al rinnovamento di Forza Italia. Ospite di Un giorno da pecora, Occhiuto era tornato a ribadire la necessità di una svolta liberal e, auspicando «una gestione più condivisa del partito», aveva proposto di creare una «squadra di quattro o cinque persone che aiuti il segretario a lavorare». Una richiesta di collegialità (che suona però come commissariamento) simile a quella avanzata dai nordisti che contestano la segreteria leghista di Matteo Salvini. Il tema, ha spiegato Occhiuto, «è fare cose che siano riconoscibili dagli elettori come cose di Forza Italia e comunicarle in maniera moderna: questo lo puoi fare anche con Tajani, purché ci sia una squadra».
Il presidente della Calabria, intervistato questa volta da SkyTg24, ha poi teso una mano ai riformisti e liberali come Carlo Calenda e Luigi Marattin. «La mia preoccupazione», ha ammesso criticando il decreto Scuola sul tetto agli studenti stranieri, «è che molte di queste iniziative, pure legittime, nascano per non lasciare scoperto il fronte destro a favore di Vannacci. Invece secondo me il centrodestra ha bisogno non di inseguire il populismo ma di presidiare la parte riformista, che non è più rappresentata dal centrosinistra. Guarderei più a Calenda o Marattin e a tutti quelli che nel centrosinistra hanno sperimentato l’impossibilità di produrre un pensiero riformista e liberale. Forse questo estenderebbe il campo della coalizione di centrodestra e restringerebbe il cosiddetto campo largo».
Antonio Tajani con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (Ansa).
La stagione congressuale e le voci su nuove fuoriuscite
La verità è che Forza Italia ribolle da mesi. Dopo le frecciate e le richieste di rinnovamento di Marina B, Tajani ha cominciato a rendersi conto delle difficoltà e dell’appannamento della sua immagine. I rapporti con la famiglia Berlusconi non sono migliorati e – viene riferito – Tajani avrebbe cominciato a lamentarsi perché si sentiva «aggredito».
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).
Pur debolissimo, il ministro degli Esteri resterà però saldo alla guida del partito fino a dopo le Politiche, visto che Marina Berlusconi vede come fumo negli occhi la possibilità di celebrare un eventuale congresso prima del voto. E su questo sono d’accordo anche i possibili sfidanti di Tajani (nei mesi scorsi oltre a Occhiuto si erano fatti i nomi di Zangrillo e Alberto Cirio), perché, rafforzato dai congressi recenti, se si votasse con le regole attuali (il voto spetta agli iscritti) quest’ultimo avrebbe la meglio. Un po’ come il ‘gemello diverso’ Salvini, che ha forzato i tempi e indetto un congresso federale per disinnescare le critiche mosse dai ribelli Massimiliano Romeo e Attilio Fontana. E come l’ex lumbard, anche il vicepremier forzista sta molto attento a come si muove anche perché di uomini fidati ce ne sono sempre meno.
Antonio Tajani e Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Da tempo sono iniziati i rumors di fuggi fuggi imminenti. D’altronde nel partito si stima che alla Camera, per esempio, si passerà da 52 deputati a una quindicina. I campani ostili al segretario locale Fulvio Martuscielloavrebbero già un piede fuori dal partito. Il clima è pessimo, con Tajani sempre più in difficoltà che sta facendo terra bruciata un po’ attorno a tutti nel partito. Il timore condiviso da molti è che questa convivenza litigiosa, destinata a durare ancora diversi mesi, faccia scendere ancora il partito nei sondaggi.
Eni ha annunciato uno sconto sui carburanti per pesca e agricoltura, settori che acquistano gasolio all’ingrosso ed erano rimasti esclusi dal tetto ai prezzi che vale solo per la rete di distribuzione retail. Lo sconto, operativo a partire da venerdì 2 ottobre per i clienti del Gruppo, varrà fino al 31 ottobre. Gli attuali clienti Enilive potranno acquistare gasolio e benzina a uso agricolo e motopesca al prezzo scontato del 20 per cento al netto dell’Iva. «Lo sconto», si legge in una nota, «potrà essere esteso fino alla fine dell’anno, sulla base dell’andamento del mercato e delle disponibilità di prodotto». Resta dunque escluso l’autotrasporto, cioè camion e trasporto pubblico locale, che rappresenta il settore che consuma di più.
Scendono i prezzi al distributore
Nel frattempo continuano a scendere i prezzi al distributore dopo che sono entrati in vigore i price cap delle altre grandi compagnie petrolifere come Ip, Q8 e Tamoil. Nella mattina del 2 ottobre, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,063 euro per la benzina (-21 millesimi rispetto al giorno prima), 2,260 euro per il gasolio (-25 millesimi).
La procura di Palermo ha chiesto l’arresto dell’ex vicepresidente ed ex assessore della Regione Sicilia Gaetano Armao. Le forze dell’ordine hanno perquisito la sua abitazione e i suoi studi di Palermo e Roma. I pm ipotizzano il reato di corruzione. Oltre che per Armao, i magistrati hanno chiesto misure cautelari per otto persone tra le quali l’avvocato Pierluigi Matta e alcuni imprenditori. Armao, noto legale e politico siciliano, fino ad agosto è stato presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale. Alle nove persone coinvolte è stato notificato l’invito a comparire davanti al gip per l’interrogatorio preventivo, atto che, per la nuova normativa, precede la pronuncia del giudice sulla richiesta di misura cautelare. Armao è il marito dell’ex capo di Gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi.
Generali ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di una partecipazione pari a circa il 9,9 per cento in Banco de crédito cooperativo (Bcc), holding di Grupo cooperativo Cajamar (Gcc), per un corrispettivo pari a 150 milioni di euro. L’operazione rappresenta un passo significativo nell’evoluzione della partnership di bancassurance tra Generali e Gcc, uno dei principali gruppi finanziari spagnoli, avviata oltre 20 anni fa. L’investimento rafforza inoltre l’allineamento strategico tra le due società e consolida il ruolo di Generali come partner assicurativo di riferimento in Spagna. L’operazione è pienamente in linea con il piano strategico Lifetime partner 27: Driving excellence di Generali, che ha l’obiettivo di accelerare la crescita nei principali mercati europei nei quali il Gruppo vanta già dimensioni rilevanti e una posizione di leadership, anche attraverso solide reti in franchising e partnership di lungo periodo.
Il perfezionamento è previsto nella seconda metà del 2027
La partnership con Grupo cooperativo Cajamar riveste una rilevante importanza strategica per Generali Spagna e ha contribuito a consolidare la posizione di leadership del Gruppo in segmenti assicurativi chiave, nonché una presenza capillare attraverso l’ampia rete distributiva nazionale di Gcc. L’operazione, che sarà realizzata da Generali Spagna attraverso il proprio portafoglio di investimenti, non avrà un impatto materiale sul solvency ratio del Gruppo. Il perfezionamento è previsto nella seconda metà del 2027, subordinatamente all’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni regolamentari. Per Generali, Deloitte ha agito in qualità di advisor finanziario esclusivo e Garrigues in qualità di advisor legale.
L’ex capo della Polizia Franco Gabrielli scende in campo e lo fa aderendo a Più uno, il progetto di Ernesto Maria Ruffini. Si tratta di un movimento di centrosinistra che punta a rivolgersi «agli elettori di csx distanti, ma anche a tanti elettori moderati, disorientati dalla deriva estremista di Vannacci», il cui manifesto verrà presentato il 10 ottobre. «Vi ho riconosciuto valori molto vicini ai miei. Lo faccio senza chiedere ruoli o garanzie. Prima viene il progetto, poi il resto», ha detto Gabrielli in un’intervista al Corriere. «Avrei potuto aspettare la nascita di un governo che mi affidasse magari qualche incarico. Ma non è questo che mi interessa. Credo sia più importante impegnarsi in prima persona nella costruzione di una nuova idea di Paese». E ancora: «Dai 14 ai 24 anni ho militato nel Movimento giovanile della Democrazia cristiana, arrivando a responsabilità nazionali. Poi scelsi un altro modo di servire il Paese. Torno alla politica con la stessa idea di servizio che ha accompagnato tutta la mia vita pubblica». Già a maggio era uscito allo scoperto candidandosi al Viminale per il dopo Piantedosi in caso di vittoria del campo largo.
Gabrielli si è poi espresso sull’operato del governo Meloni: «La stabilità è un valore, ma è uno strumento, non un risultato politico in sé. La storia italiana ci ricorda che negli Anni 70, con governi molto più brevi e fragili, furono approvate riforme che ancora oggi segnano la vita della Repubblica. Il governo Meloni ha avuto tempo, numeri parlamentari e una leadership indiscussa. Eppure molte delle promesse su cui aveva costruito il consenso non sono state realizzate, o hanno prodotto risultati molto inferiori agli annunci». Il riferimento è «all’immigrazione, alla sicurezza, alla pressione fiscale, alle pensioni, alle grandi riforme istituzionali». Una dimostrazione del «fallimento del governo» è, per lui, la crescita del partito di Roberto Vannacci. «Dice oggi molte delle cose che Giorgia Meloni diceva quando era all’opposizione. Ma un conto è spararle grosse dall’opposizione, un altro è governare fenomeni complessi».
L’Italia chiede maggiore flessibilità all’Ue in materia di spese per l’energia, viste le ripercussioni dei conflitti in corso sull’inflazione, che a settembre è balzata a +4,2 per cento. La premier Giorgia Meloni ha scritto una lettera alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen puntando il tasto sulla rigidità delle regole di bilancio Ue, in un contesto caratterizzato dalla necessità di sostenere famiglie e imprese contro il caro prezzi, chiedendo di discutere una possibile revisione già all’Ecofin in programma la prossima settimana.
La richiesta della premier e la risposta di Bruxelles
«I percorsi concordati di spesa nell’ambito del quadro fiscale europeo lasciano un margine limitato per alleviare l’impatto su famiglie e imprese senza ricorrere a misure di contenimento in un momento di significativi rischi al ribasso per l’economia», ha scritto Meloni nella missiva. «Dovremmo comunque cercare modi per utilizzare almeno una parte delle entrate extra per attenuare l’aumento dei costi energetici in modo temporaneo e mirato». La premier si è detta consapevole «del rischio che comporta la modifica delle norme di bilancio», volte «al raggiungimento di un obiettivo che tutti condividiamo, la sostenibilità del debito», ma ritiene anche che il quadro di bilancio «lasci alla Commissione europea il margine necessario per tenere conto dei fattori rilevanti» esposti nella sua lettera. Secca la replica di Bruxelles: «Abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri».
L’assemblea nazionale del Partito Democratico si terrà domenica 18 ottobre al centro congressi La Nuvola, nel quartiere romano dell’Eur. Lo riporta Agi citando fonti parlamentari dem che, spiega l’agenzia, in attesa della convocazione formale hanno ricevuto la comunicazione di prendere nota dell’appuntamento.
Per la seconda volta in pochi giorni, la Casa Bianca ha rimosso unilateralmente la CNN dall’incarico di principale emittente televisiva del press poll al seguito di Donald Trump: è successo in occasione della visita del presidente Usa allo stabilimento della società costruttrice di autocarri Peterbilt a Denton, in Texas, seguita da un comizio a Durant, in Oklahoma. Sabato la CNN era stata esclusa dal gruppo di giornalisti a bordo dell’Air Force One, nonostante la decisione di un giudice distrettuale di annullare il divieto imposto dalla Casa Bianca.
Continua il braccio di ferro tra Trump e la CNN
Tutto è iniziato con la revoca dei pass di accesso per la Casa Bianca decisa per i giornalisti dell’emittente, di Politico e di MS Now, dopo una serie di articoli non graditi al tycoon, che li aveva accusati di diffondere fake news. Le tre testate avevano avviato un’azione legale contro Trump e tre suoi stretti collaboratori (la capo di gabinetto Susie Wiles, il direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung e il direttore del Secret Service Sean Curran), accusandoli di aver violato il Primo emendamento della Costituzione Usa, che prevede la libertà di stampa. A quel punto un giudice federale aveva ordinato all’Amministrazione Usa di ripristinare per 14 giorni l’accesso. Nonostante ciò, Trump aveva di nuovo escluso dalla Casa Bianca i cronisti delle tre testate, adottando poi la stessa misura per la CNN sull’Air Force One. Tuttavia, domenica – in quello che sembrava un allentamento delle tensioni – la Casa Bianca aveva pubblicato l’elenco delle assegnazioni per il press pool al seguito di Trump, indicando la CNN come responsabile della copertura delle attività di oggi in Texas e Oklahoma e l’emittente conservatrice Real America’s Voice come secondo membro. Poi, mercoledì sera, la White House ha improvvisamente escluso la CNN, lasciando dunque Real America’s Voice come unica emittente tv del gruppo stampa al seguito di Trump.
Proprio il 29 settembre un’altra festa a sorpresa?
In molti, tuttavia, sono rimasti piuttosto spiazzati nel notare il comportamento di uno degli assenti più illustri, cioè Pier Silvio Berlusconi. Il figlio del Cavaliere e numero uno di Mfe–Mediaset non soltanto quel giorno è rimasto al lavoro a Cologno Monzese, ma ha anche impegnato risorse e tempo per organizzare, proprio il 29 settembre, una festa di compleanno a sorpresa per i 70 anni di Giorgio Restelli, direttore delle risorse artistiche di Mediaset. Ma come? Sembra quasi uno sgarbo nei confronti del resto dei Berlusconi.
La storia, tuttavia, va raccontata bene. Innanzitutto, le celebrazioni del 29 settembre a Porto Rotondo erano state volute soprattutto da Luigi Berlusconi, il più giovane dei figli dell’ex presidente del Consiglio: a Villa Certosa sono arrivate anche la sorella Eleonora, la mamma Veronica Lario e poi l’ultima compagna del Cavaliere, Marta Fascina. Assieme a loro Paolo Berlusconi, Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Gianni Letta, Marcello Dell’Utri, Matteo Perego di Cremnago. Insomma, un gruppo vacanze che, di questi tempi, non potrebbe essere più lontano da Marina e Pier Silvio, figli di primo letto del Cavaliere.
Villa Certosa non è mai stata un luogo del cuore per Marina e Pier Silvio
Una lettura un po’ più superficiale mette in evidenza che Villa Certosa non è un luogo del cuore per i due fratelli. Marina, molto riservata, si è creata i suoi ritiri di vacanza in Svizzera e in Costa Azzurra, mentre Pier Silvio vive tra Arcore e Portofino e non ha mai amato la Sardegna, tanto da aver detto pubblicamente: «Trovo proprio terribili posti tipo Porto Rotondo o Porto Cervo, dove la gente sta a guardare come sei vestito. Insomma, la vacanza deve essere vacanza. Conosco poco la Sardegna, ma di sicuro preferisco andare in Corsica. Lì ci sono solo motociclisti, campeggiatori, gente sportiva che non se la tira. Ho visitato tanti paesi corsi bellissimi, un mix tra la Liguria e un respiro internazionale che invece in Sardegna non c’è. E poi in Corsica fai una corsetta di 40 minuti e passi dal mare alla spiaggia, alle fortezze della Legione straniera, alla pineta fino al deserto, meraviglioso. Sono luoghi eccezionali, non capisco proprio quelli che per fare le vacanze vanno fino ai Caraibi».
Villa Certosa, peraltro, evoca pure le estati folli del Cavaliere, le serate, le feste, le cene eleganti. E anche il 2020, l’anno del Covid, non ha lasciato buoni ricordi. Allo scoppiare della pandemia a marzo, infatti, Marina si era premurata di portare il papà a Châteauneuf-Grasse (località sulle alture vicino a Cannes e Nizza), all’interno della sua villa di proprietà, dove Silvio Berlusconi trascorse l’intero periodo di isolamento preventivo sotto stretto controllo medico.
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).
Tutti questi riguardi, però, vennero meno quando il Cavaliere, in vacanza a settembre in Sardegna a Villa Certosa, prese il virus: qualcuno ipotizzò fosse colpa della figlia Barbara, passata a salutare il papà dopo alcuni giorni trascorsi a Capri. Versione che però venne smentita dallo stesso Berlusconi. Fatto sta che il Covid debilitò pesantemente il fisico del fondatore di Forza Italia, che dopo alcuni giorni di ricovero al San Raffaele di Milano fece nuovamente ritorno nella tenuta provenzale di Marina per trascorrervi la convalescenza al sicuro da ulteriori rischi e visite.
Barbara Berlusconi.
Tornando al video dei festeggiamenti organizzati da Pier Silvio per Restelli, proprio il 29 settembre, e reso pubblico sulle piattaforme Mediaset Infinity e su YouTube, ecco che questo lascia tuttavia spazio a interpretazioni un po’ più profonde e intime, che hanno a che fare anche con quello che gli psicologi incasellano nella definizione di distacco definitivo dalla figura paterna, che prima o poi tutti i figli compiono per costruire la propria identità autonoma (e per qualcuno evidentemente ci possono volere anche 57 anni, a tre anni dalla morte di Silvio).
Resto a Cologno perché qui sono quello che comanda
Io, Pier Silvio, decido chi festeggiare e quando farlo. Non vado a Villa Certosa e neppure all’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a mio padre, perché lì sono il figlio di Berlusconi. Mentre qui a Cologno, come a Portofino, sono il Berlusconi originale, quello che adesso comanda e che convoca tutto il management per celebrare il mio collaboratore fidato.
E festeggio i 70 anni di Giorgio Restelli con una cerimonia (chi avrà la pazienza di vedere il video lo potrà constatare) in cui io, capo azienda, lo ringrazio per quelle telefonate all’una di notte grazie alle quali si è preso il toro per le corna e si è deciso di chiudere Striscia la notizia.
Un’ombra da scacciare con tutti i mezzi
Non banali gli stacchi di camera su Gerry Scotti, che con La ruota della fortuna ha rilanciato gli ascolti di Canale 5 in access prime time, e l’intervento di Ezio Greggio, ossia colui che è stato privato del suo programma di punta, Striscia, ma che da scaltro uomo di business è già salito sul carro del vincitore, abbandonando Antonio Ricci al suo destino. D’altronde pure Ricci intravedeva in Pier Silvio l’ombra ingombrante del padre. Un’ombra che negli ultimi anni il capo azienda di Mediaset sta provando a scacciare con tutti i mezzi.
Gruppo Fs e Fondazione IncontraDonna rinnovano l’impegno per la prevenzione con FrecciaRosa, il progetto che nel 2026 raggiunge la 16esima edizione. L’iniziativa, realizzata con il supporto dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) torna a bordo delle Frecce, degli Intercity e dei treni del Regionale di Trenitalia. Dal lunedì al venerdì, per tutto il mese di ottobre, i viaggiatori potranno ricevere gratuitamente informazioni e consulenze sulla prevenzione oncologica dai professionisti messi a disposizione da Aiom. Sarà inoltre possibile prenotareteleconsulti per ottenere chiarimenti da approfondire successivamente nelle strutture del servizio sanitario nazionale. Medici e volontari di Fondazione IncontraDonna distribuiranno inoltre il Vademecum della salute, realizzato con il ministero della Salute. La guida sarà disponibile in formato digitale e in più lingue.
Attività anche a terra
Le attività di prevenzione si estendono anche “a terra”, per la prima volta nella stazione Rfi di Cosenza e nello scalo Fs Logistix di Sampierdarena, Genova, affiancando l’appuntamento già previsto presso lo scalo di San Lorenzo a Roma. Quest’anno, inoltre, Rfi sarà protagonista di una speciale “accensione” di 40 stazioni, illuminate di rosa nelle serate del 30 settembre e del 1° ottobre, a partire dalle 20.00, per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione. La stazione di Cosenza tornerà ad accendersi di rosa anche nelle serate del 19 e del 20 ottobre.
I numeri della prevenzione
In Italia vengono diagnosticati ogni anno oltre 390 mila nuovi casi di tumore, circa 176 mila dei quali riguardano le donne. Secondo i dati riportati nel progetto, più di 70 mila casi potrebbero essere evitati attraverso stili di vita sani e una maggiore adesione ai programmi di prevenzione e diagnosi precoce. Nel 2025 il carcinoma mammario, la neoplasia più frequentemente diagnosticata nella popolazione femminile, ha interessato oltre 53 mila donne.
Anche Tamoil Italia, società appartenente al gruppo petrolifero Oilinvest, con sede nei Paesi Bassi e siti estrattivi in Libia, ha deciso di adottare «una serie di misure volte a mitigare il prezzo dei carburanti commercializzati presso la propria rete di distributori a marchio». L’iniziativa resterà in vigore fino al 31 ottobre. Tamoil non ha specificato l’ammontare dello sconto e nemmeno se la riduzione dei prezzi sarà graduale, come per IP e Q8, oppure simultanea in tutti i distributori come per Eni. Ieri Palazzo Chigi aveva anticipato le trattative con Oilinvest e il governo libico per favorire l’adesione del marchio all’appello sul price cap dei carburanti.