Il video dei Giovani di FI Campania contro Occhiuto e le altre pillole del giorno

I giovani di Forza Italia Campania prendono in giro il vicesegretario azzurro Roberto Occhiuto. Il presidente della Regione Calabria, da tempo critico nei confronti della leadership insieme con la corrente “arcoriana”, aveva definito FI sotto la guida di Antonio Tajani un partito «ingiallito».

Il video dei Giovani di FI Campania  contro Occhiuto e le altre pillole del giorno
Antonio Tajani con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (Ansa).

La giovanile azzurra locale ha così ben pensato di rispondere al “fuoco amico” con una gag pubblicata sui social. Due “berluschini” con camicia d’ordinanza e bandierone entrano in un negozio gestito da cinesi: «Secondo voi, Forza Italia si è ingiallita?». «Ora sì, ma solo qui», la risposta dei coetanei sorridenti dietro il bancone. Il tutto accompagnato dalla colonna sonora Mah-nà mah-nà (oViva la sauna svedese) che Pietro Umiliani compose nel 1968. Un’ironia stereotipata e – quella sì – davvero «ingiallita»…

Nasce Sindaci d’Italia (con un occhio a FdI)

Si chiama Sindaci d’Italia e si propone come obiettivo quello di riunire gli amministratori dei piccoli Comuni in un unico soggetto politico. Il debutto pubblico è il 5 ottobre alla Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Roma, evento organizzato dall’Associazione degli ex parlamentari della Repubblica. «Stiamo provando a metterci insieme, a non delegare più ad altri. Nasce il partito dei sindaci, con una rappresentanza di tutto il territorio nazionale», ha spiegato Paolo Amenta, primo cittadino Canicattini Bagni (dove è stato eletto nel 2022 con la lista civica Canicattini futura, ma ha un passato nel Pd) e presidente di Anci Sicilia. Amenta è tra i promotori del movimento insieme con Ernesto Magorno, ex sindaco di Diamante, in Calabria, con un passato da deputato e senatore: venne eletto nel 2018 a Palazzo Madama con il Pd per poi passare l’anno successivo con Italia viva, partito che ha lasciato nel 2024. L’ambizione del nuovo soggetto politico è dare voce a «una classe dirigente che viene dai territori», che ogni giorno si misura con «i problemi concreti» delle comunità locali. Secondo le indiscrezioni, Sindaci d’Italia potrebbe trovare una sponda in Fratelli d’Italia. La linea del nuovo partito sarà discussa durante la prima assemblea nazionale, in programma a Roma dal 27 al 29 ottobre. Vedremo…

Il video dei Giovani di FI Campania  contro Occhiuto e le altre pillole del giorno
Paolo Amenta e a fianco il logo di Sindaci d’Italia.

L’ex meloniano che finanzia Vannacci

Ben 81.900 euro di finanziamento a Futuro Nazionale. A elargire la sostanziosa donazione, come scoperto da Domani, è l’imprenditore lombardo Dylan Pedico, a capo, con il fratello, della Cartongraf accoppiati srl, azienda che si occupa di produzione e trasformazione di materiali autoadesivi e soluzioni per il packaging, con sede legale a Milano e stabilimento a Burago di Molgora, in Brianza. Orbene, fino a qualche anno fa Pedico compariva tra i componenti della direzione “Italiani nel mondo” di Fratelli d’Italia. Dunque un meloniano passato, almeno con il portafoglio, nelle fila di Vannacci. Il quale, commentando la notizia, ha ringraziato Pedico e «chi sceglie la destra vera e fiera».


Giorgia Meloni ha registrato il suo marchio vocale contro i cloni AI e i deepfake

La premier Giorgia Meloni ha depositato il suo marchio vocale all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. Un sistema per evitare che la sua voce, contraffatta dall’intelligenza artificiale, possa essere utilizzata dai malintenzionati per scopi truffaldini. Una voce clonata può infatti diventare una dichiarazione mai rilasciata, una telefonata mai fatta o un audio falso che in pochi minuti rimbalza sui social. Di qui la decisione di depositare il proprio timbro che, con le sue inflessioni e caratteristiche riconoscibili, rende appunto riconoscibile chi emette un suono, tutelando da eventuali deepfake. Secondo quanto riportato da Repubblica che l’ha ascoltato, il marchio consisterebbe in quattro secondi che sembrano riportare a quel «io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana» che negli anni è stato ripreso, campionato, remixato e trasformato in meme e canzoni da discoteca. Prima di Meloni, hanno depositato il proprio marchio vocale anche Giusy Ferreri e il doppiatore Luca Ward.

Assegnato il Nobel per la Medicina 2026

Il Nobel per la Medicina 2026 è stato assegnato allo statunitense Karl Deisseroth e ai tedeschi Peter Hegemann e Georg Nagel. Secondo la motivazione riportata nell’annuncio, sono stati premiati «per le loro scoperte sui canali ionici attivati dalla luce e sull’optogenetica (ndr la disciplina che combina genetica e ottica per studiare il comportamento delle cellule». Il principio alla base di questa scienza è quello di utilizzare la luce per controllare l’attività di cellule specifiche, soprattutto neuroni. Grazie a proteine sensibili alla luce, chiamate channel rhodopsin, i ricercatori possono rendere determinate cellule nervose sensibili a impulsi luminosi e quindi attivarle o inibirle con un’elevata precisione temporale. La settimana dei Nobel proseguirà martedì 6 ottobre con l’annuncio del vincitore del premio per la Fisica.

Ex Ilva, la Corte di Milano conferma il blocco degli altoforni

La Corte d’Appello di Milano ha confermato, per la seconda volta, il provvedimento con cui a luglio è stato disposto lo spegnimento degli altoforni dell’ex Ilva da mettere in atto entro fine ottobre. Il collegio di giudici, presieduto da Giuseppe Ondei, ha infatti respinto anche la seconda istanza di sospensiva presentata dai legali dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria e di Acciaierie d’Italia, che avevano chiesto la sospensione della decisione sul blocco dell’area a caldo in vista dell’udienza della Cassazione, a cui hanno fatto ricorso, già fissata per il 20 ottobre. Per la magistratura, il «pericolo» che consegue «all’eventuale spegnimento degli altiforni» deve cedere «rispetto al preminente diritto alla salute nell’ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi». La tutela «del diritto alla salute», infatti, è «comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell’interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali».

Firenze, trovata bombola di gas sotto la copia del David a piazzale Michelangelo

Una bombola di gas è stata ritrovata sotto la statua del David a piazzale Michelangelo, a Firenze, una delle mete panoramiche della città. A fare la scoperta, intorno alle 7,30, è stata un’addetta di Alia Servizi ambientali, la società di gestione del servizio dei rifiuti. L’operatrice ha dato l’allarme al numero unico di emergenza 112. Sul posto sono giunte pattuglie dei carabinieri e artificieri dell’Arma. Al vaglio degli investigatori i video delle telecamere. Non è noto se la bombola fosse piena o esaurita. Secondo quanto riporta l’Ansa, presentava sull’esterno un oggetto tondo e dei fili sporgenti. Il traffico è rimasto bloccato per oltre due ore nella zona del piazzale.

Elezioni in Brasile, Bolsonaro avanti su Lula al primo turno

Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, ha battuto Lula al primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, lanciandosi come favorito nel ballottaggio del 25 ottobre che deciderà chi sarà a guidare il Paese. Il candidato di destra ha ottenuto il 47,14 per cento dei voti contro il 45,03 per cento del presidente uscente, con una differenza tra i due di circa 2 milioni e mezzo di voti. Gli altri candidati minori, esclusi dal secondo turno, tutti di centrodestra, hanno raggiunto insieme circa il 12 per cento. L’affluenza è stata del 79 per cento, in linea con le ultime elezioni.

La suddivisione delle liste in Senato

Il Partito liberale, principale forza del campo bolsonarista, si avvia a essere protagonista del rinnovato Senato brasiliano. Con oltre l’85 per cento delle urne scrutinate, la formazione è in testa in 20 dei 54 seggi in palio, davanti al Movimento democratico brasiliano, con sette, e al Partito dei lavoratori di Lula con sei. Le nuove elezioni riguardano due terzi dei seggi della Camera alta, composta da 81 membri. I risultati dovranno essere sommati a quelli dei 27 senatori eletti nel 2022, il cui mandato proseguirà fino al 2031. Tra questi, otto appartengono al Partito liberale, che arriverebbe così a 28 senatori affermandosi come il gruppo più numeroso della Camera alta. Il nuovo equilibrio parlamentare sarà determinante per i rapporti di forza tra governo e opposizione nella prossima legislatura, rafforzando la posizione del campo conservatore nelle battaglie politiche e istituzionali, comprese quelle relative alle richieste di impeachment dei giudici della Corte suprema, al centro di scandali di corruzione.

Spagna, Sanchez si dimette: elezioni anticipate il 29 novembre

La Spagna andrà a elezioni anticipate il 29 novembre. Lo ha annunciato il dimissionario premier Pedro Sanchez in un discorso in diretta tv dalla Moncloa. Sanchez, stando a El Pais, domenica pomeriggio aveva informato re Felipe VI. La decisione arriva dopo le proteste di piazza per l’emergenza abitativa che hanno preso il via dallo sfratto a Madrid dell’87enne Maricarmen Abascal, e la bocciatura dei decreti casa al Congresso. Ma hanno contribuito a indebolire il governo Sanchez anche i recenti scandali di corruzione che hanno coinvolto esponenti del Partito socialista vicini al premier e la crisi migratoria di Ceuta.Intanto i sondaggi danno in forte vantaggio le destre. I Popolari guidati da Alberto Núñez Feijóo sono al 32,7 per cento contro il 26,4 per cento del Psoe, mentre Vox di Santiago Abascal veleggia oltre il 18 per cento.

Mps, il primo azionista Delfin si schiera con Intesa Sanpaolo

Delfin si schiera con Intesa Sanpaolo nella partita per Mps. La holding della famiglia Del Vecchio, che detiene il 17,6 per cento del capitale di Monte dei Paschi, ha assunto nei confronti dell’offerente un impegno ad aderire all’opas con l’intera partecipazione detenuta nella banca senese. L’impegno riguarda 534.676.825 azioni Mps e comprende anche la partecipazione all’assemblea convocata per il 29 ottobre, nella quale Delfin si è impegnata a tenere condotte di voto coerenti con le condizioni dell’offerta in quel momento. La decisione arriva dopo il rilancio di Intesa Sanpaolo, che ha aumentato da 1 a 1,25 euro la componente cash dell’opas, lasciando invariato a 1,6 azioni Intesa il rapporto di concambio. Per ogni azione Mps consegnata all’offerta, gli azionisti riceveranno dunque 1,25 euro in contanti e 1,6 azioni di nuova emissione di Intesa Sanpaolo.

I due progetti per il futuro di Mps

Sul confronto tra Intesa e Mps si innestano due diversi progetti industriali. L’opas di Intesa punta all’integrazione della banca senese nel gruppo guidato da Carlo Messina. Il piano sostenuto dal management di Mps, guidato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, prevede invece la crescita attraverso le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali, nel quadro del progetto che comprende anche l’integrazione con Mediobanca. È su questo confronto che si concentrerà il voto del 29 ottobre.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta

Febbraio 2029. Potrebbe essere questa la data di scadenza della prossima legislatura. Perché se quella attuale, la 19ª, pare – salvo sorprese – essere destinata a giungere a scadenza naturale, la 20ª rischia di durare poco più di un anno. Cioè potrebbe concludersi subito dopo il suo momento clou: l’elezione del prossimo presidente della Repubblica.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Il vero obiettivo è mettere il cappello sul Quirinale

Non è infatti un mistero per nessuno che l’obiettivo principale di chi si presenta alle prossime elezioni – destra, centro o sinistra – sia di mettere il cappello, o anche solo un fiocchetto, sul Quirinale. Ne è la prova il fatto che tutti ne abbiano già parlato, tutti abbiano sottolineato quanto sia importante evitare che l’avversario ‘si impadronisca’ della prima carica dello Stato, mentre ancora mancano all’appello i programmi concreti per risolvere i principali problemi dei cittadini. Ma si sa, la lingua batte dove il dente duole.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Il cambio della guardia al Quirinale (Imagoeconomica).

I possibili scenari

Il rischio però è che, eletto il ‘proprio’ Presidente, o almeno, sventata l’elezione di un ‘nemico’, la maggioranza in carica si dissolva come neve al sole e precipiti il Paese verso il voto anticipato. Ma ecco i possibili scenari. Vince il centrosinistra di misura. «Lo sanno tutti che un giorno dopo che abbiamo eletto il presidente della Repubblica cade il governo», sussurra un esponente del Pd. Amen. Del resto che sul programma tra Schlein e Conte non ci sia tutto questo feeling non è un mistero per nessuno. A quel punto o il capo dello Stato neoeletto si arrampica sugli specchi per imbastire un nuovo esecutivo con un soccorso centrista, oppure scioglie le Camere. E a quel punto Giorgia Meloni, rinvigorita da un anno e mezzo di opposizione, andrebbe a Palazzo Chigi in carrozza, senza forse nemmeno bisogno dell’aiuto di Vannacci.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Ansa).

Secondo scenario: vince il centrodestra di misura. Se Meloni tentasse una prova di forza per imporre un suo candidato, le possibilità di eleggerlo non sarebbero molte, la tenuta del governo dopo uno smacco simile sarebbe a rischio. Stesso rischio ci sarebbe se il Presidente fosse eletto da uno schieramento bipartisan tendente al centro. La tentazione di un’ordalia elettorale per lavare le colpe di un Parlamento di inciuciatori e garantirsi una maggioranza più ampia sarebbe per la premier molto forte.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Le condizioni per non tornare al voto nel 2029

Insomma, salvo la vittoria ampia di uno dei due schieramenti o la conduzione più che magistrale del gran gioco dell’elezione al Colle da parte di uno dei leader politici, il rischio che la prossima legislatura abbia una data di scadenza come lo yogurt e duri meno di due anni è molto alto. Si accettano scommesse.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo

Roberto Vannacci inizia a scalpitare sulla Rai. Perché vorrebbe più spazio in televisione, mentre ne ha pochissimo. E sogna anche un suo rappresentante in Vigilanza, se la commissione si dovesse ricostituire. Ma, per paradosso, a Futuro nazionale potrebbe andare addirittura la presidenza dell’organo parlamentare sulla tivù. Fantapolitica? Forse, ma andiamo con ordine.

Muro contro muro dopo lo strappo sulla riforma della Rai

Lo strappo del centrodestra sulla riforma della Rai – con una legge che la maggioranza si è votata in solitaria a suo piacimento in VIII commissione a Palazzo Madama, senza far toccare palla all’opposizione, e che arriverà in Aula il 26 novembre – come conseguenza ha bloccato la trattativa per la ricostituzione della Vigilanza, che si è dimessa in blocco all’inizio di luglio.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
La Commissione parlamentare di Vigilanza Rai (Ansa).

I presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa a metà settembre hanno chiesto ai capigruppo dei partiti di fornire loro i nuovi nomi per la commissione, cosa che il centrodestra ha fatto e l’opposizione no. Da qui la minaccia di La Russa di procedere a nominare d’ufficio i rappresentanti dell’opposizione, cosa che dovrebbe fare assieme a Fontana, com’è accaduto in precedenza con la commissione Covid.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
I presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana (foto Imagoeconomica).

Dopo aver dato l’ultimatum, ora però il presidente del Senato temporeggia: «Mi prendo ancora un paio di settimane di tempo», ha fatto sapere mercoledì. Perché? Qualcuno nell’opposizione sospetta che La Russa si sia infilato in un cul-de-sac. Dopo lo strappo sulla riforma, infatti, il centrosinistra ha richiuso la porta alle trattative sulla Vigilanza. «Non daremo alcun nome, per noi il discorso è finito», hanno fatto sapere Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia viva. Se i presidenti di Camera e Senato procederanno d’ufficio, però, a quel punto sarà difficile non valutare la richiesta di Futuro nazionale, che a Montecitorio vanta nove deputati all’interno del gruppo misto.

In Vigilanza potrebbe fare il suo esordio un vannacciano

Prima della pausa estiva Fontana aveva rispedito al mittente la richiesta di Fn, spiegando che in Vigilanza un rappresentante del misto c’è già, ma ora, con l’aumento dei parlamentari vannacciani, sarebbe costretto a riprendere in considerazione la richiesta. «Per adesso non siamo stati contattati da nessuno», fa sapere Edoardo Ziello, deputato del generalissimo. Ma se la procedura d’ufficio dovesse andare avanti, in Vigilanza potrebbe fare il suo esordio un vannacciano. E magari proprio Ziello, che sul fronte televisivo sembra quello più sul pezzo.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
Roberto Vannacci ed Edoardo Ziello (foto Imagoeconomica).

«In tivù, specialmente in Rai, non ci siamo mai. Non compariamo nei pastoni dei telegiornali e le poche volte che ci invitano nei talk show accade in orari in cui la televisione la guardano in pochi, com’è accaduto l’altra sera a Porta a porta», osserva ancora Ziello, a cui non è sfuggito che l’invito a Vannacci da parte di Bruno Vespa è arrivato per Porta a porta e non per l’altro suo programma, 5 Minuti (che fa quasi 4 milioni di telespettatori).

Lo scenario: l’opposizione diserta, Fn garantisce il numero legale e poi…

Ma se un esponente del generale dovesse entrare in Vigilanza, tra i banchi dell’opposizione, potrebbe addirittura diventare presidente. Può accadere, infatti, che la commissione si riunisca, il centrodestra si presenti e l’opposizione no, tranne Fn, garantendo quindi il numero legale. Nella prima seduta si vota il presidente che, per prassi, va a un parlamentare della minoranza. E chi c’è dell’opposizione? Un uomo (o una donna) di Vannacci. E tanti saluti a Barbara Floridia & company.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

Intendiamoci, la possibilità che ciò avvenga è tutta in salita, ma in teoria non si può escludere. «Sembra fantapolitica, ma potrebbe succedere davvero», sussurra un esponente del Pd in Vigilanza. Al momento, però, sembra difficile che i presidenti di Camera e Senato vogliano davvero dare un posto a Fn in commissione. Anche per questo, si sussurra, La Russa sta temporeggiando e Fontana sul tema non emette un fiato. Fedeli anch’essi a un preciso ordine giunto da Palazzo Chigi: non parlare di Vannacci, sminuire il suo movimento, tenerlo ai margini e non offrirgli spazio mediatico.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
Roberto Vannacci e, nell’immagine dietro di lui, Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

Basta vedere come nel centrodestra hanno esultato per le elezioni suppletive nel collegio di Reggio Calabria, definendo il risultato di Futuro nazionale un flop. «Ma come si fa a parlare di fallimento quando un partito nato pochi mesi fa, dato nei sondaggi all’8 per cento, alla sua prima uscita elettorale raggiunge l’11 per cento?», si chiedono tra i vannacciani. E la domanda non è così campata per aria.

Strage di Ustica, nuova svolta: gli atti tornano alla Procura

Il gip di Roma ha disposto la restituzione immediata alla procura degli atti relativi al procedimento sulla strage di Ustica avvenuta il 27 giugno 1980, quando il Dc-9 Itavia precipitò nel mar Tirreno provocando la morte di 81 persone. La decisione del giudice arriva dopo che il procuratore capo Francesco Lo Voi ha formalizzato la revoca della richiesta di archiviazione alla luce della disponibilità arrivata dalle autorità francesi a trasferire all’Italia tutta la documentazione relativa alla strage.

L’ordinanza del gip

«L’ammissibilità della revoca (della richiesta archiviazione, ndr.) è la soluzione più ragionevole, favorendo un auspicato celere approfondimento investigativo onde pervenire all’ultimazione della fase processuale dei due procedimenti penali con la conferma della richiesta di archiviazione ovvero con l’esercizio dell’azione penale», ha sottoloneato il gip di Roma Livio Sabatini nell’ordinanza. «Ritenuta l’ammissibilità della revoca della richiesta di archiviazione, considerata l’istanza di restituzione degli atti formulata dal pubblico ministero e l’assenza di ulteriori richieste al gip, si deve disporre l’immediata restituzione degli atti al pubblico ministero per le determinazioni di competenza», ha continuato il giudice.

Botta e risposta Schlein-Meloni: «10 giorni per rispondermi con 10 falsità»

«Elly Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani. P.S. Ah, e ovviamente lo fa elencando 10 falsità». Lo ha scritto sui social la premier Giorgia Meloni commentando le parole che la segretaria dem ha pronunciato alla direzione del partito al Nazareno.

Cos’ha detto Schlein

«Meloni mi chiede di dirle una cosa vera, io gliene dico 10», aveva detto Schlein. «Dicevate che avreste abbassato le tasse, siamo al record di pressione fiscale degli ultimi 12 anni. Abbiamo gli stipendi tra i più bassi d’Europa e il costo dell’energia all’ingrosso più caro d’Europa. Provate a negare questo. Quasi 6 milioni di persone vivono in povertà assoluta, quasi una persona su 10. Quasi 6 milioni di italiani rinunciano a curarsi perché le liste d’attesa sono troppo lunghe o perché non se lo possono permettere. Nel 2025 sono nati 355 mila bambini, è il numero più basso dal dopoguerra. Dopo quattro anni di governo sulla natalità la destra ha fatto molta retorica e pochissime politiche. Eppure i dati sono chiari, non è la mancanza di valori a frenare le nascite ma la precarietà del lavoro che colpisce soprattutto le donne i giovani. Soprattutto al Sud di questo Paese i redditi troppo bassi, le difficoltà ad accedere a una casa, la carenza di servizi di asili nido, la penalizzazione delle madri sul lavoro. Ecco, quando la stabilità si trasforma in immobilismo vuol dire che i nodi vengono al pettine. Più tasse, più debito, caro vita alle stelle, stipendi bassi e nessuna crescita. Questa è l’eredità che lasciano».

Kaliningrad, l’ambasciata russa: «In Italia campagna stampa contro di noi»

L’ambasciata russa in Italia interviene su Kaliningrad, l’exclave russa tra Lituania e Polonia da giorni al centro di un’escalation verbale tra Mosca e la Nato. In un post su Facebook ha denunciato che «osserviamo nei media italiani una campagna mediatica lanciata a capofitto da giornali come Corriere della Sera, Stampa e Repubblica per accusare la Russia di aver intensificato la questione delle armi nucleari contro la Nato». «Purtroppo», ha accusato, «questa non è la prima volta che le dichiarazioni ferme e decisive della Russia, miranti a rovesciare e raffreddare i capi scaldati da sentimenti reazionari e militari, sono state interpretate in Italia come manifestazione di aggressione, propaganda anti-occidentale e minaccia ibrida da parte di Mosca». La rappresentanza consiglia dunque «coloro che sostengono tali approcci di non perdere il contatto con la realtà e di cercare di osservare oggettivamente la situazione che si sta sviluppando nel contesto europeo e più ampio in campo della sicurezza».

Tajani stretto tra il pressing di Occhiuto e la presa su Forza Italia

Antonio Tajani come la vecchia enciclopedia Motta che un tempo occupava un ripiano intero delle librerie di molte case italiane. Prometteva il “sapere universale” ma, tolta qualche ricerca scolastica, rimaneva intonsa per anni con le pagine «ingiallite» dal tempo. Ecco quell’aggettivo, pronunciato da Roberto Occhiuto alla presentazione del libro Il coraggio di governare, è risultato indigesto al leader di Forza Italia, già nell’occhio del ciclone per gli ultimi scivoloni sulle «ragazze affidabili» e sulla sentenza Regeni.

Tajani stretto tra il pressing di Occhiuto e la presa su Forza Italia
Roberto Occhiuto (Ansa).

«Io non sono l’anti-Tajani, sono il vice di Tajani, ma FI si è un po’ ingiallita e la sua comunicazione va rivista», aveva sottolineato il governatore calabrese mercoledì nel caos di una galleria Sordi gremita da forzisti della cosiddetta minoranza ed ex (tra cui Francesca Pascale e Mara Carfagna). In prima fila sedevano i ministri Paolo Zangrillo e Maria Elisabetta Alberti Casellati. E poi Deborah Bergamini, Giorgio Mulè, Alessandro Cattaneo, Francesco Paolo Sisto, Stefania Craxi e persino Claudio Lotito, presente anche ai festeggiamenti per la vittoria di Fabio Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria. Un attivismo che sta insospettendo i maligni: il (contestatissimo) patron della Lazio e della Reggina sarà mica in cerca di una ricandidatura?

Tajani stretto tra il pressing di Occhiuto e la presa su Forza Italia
Roberto Occhiuto alla presentazione de Il coraggio di governare alla Galleria Alberto Sordi di Roma (Ansa).

Il faccia a faccia da Letta

Tajani sembra non aver gradito né il termine né la folla accorsa ad ascoltare il suo vice. E quindi ha subito preteso un faccia a faccia chiarificatore. La levatura dell’arbitro del duello fa comprendere la gravità del conflitto: l’incontro tra il segretario e il suo vice è stato ‘moderato’ da Gianni Letta, per decenni il camerlengo di Silvio Berlusconi. Ma più che un confronto si è trattato di uno sfogo, al termine del quale ognuno è rimasto sulle posizioni di partenza. «Così non andiamo da nessuna parte», si sarebbe lamentato Tajani, «queste critiche fanno solo male al partito e ci fanno perdere voti, perché disorientano gli elettori». Il leader azzurro si sarebbe lamentato in particolar modo della tempistica scelta da Occhiuto per muovere le critiche, sostanzialmente all’indomani della vittoria del centrodestra alle Suppletive a Reggio Calabria che ha evitato l’incubo di una sconfitta a causa del candidato vannacciano – ed ex capogruppo azzurro in Regione – Domenico Giannetta.

Tajani stretto tra il pressing di Occhiuto e la presa su Forza Italia
Antonio Tajani con Gianni Letta (Ansa).

L’Opa del vicesegretario sul partito

«Io voglio dare degli stimoli», sarebbe stata la replica di Occhiuto, secondo cui una maggiore apertura sui diritti civili e sui temi più liberal con nuove proposte economiche coraggiose potrebbe solo far bene alla crescita e al rinnovamento di Forza Italia. Ospite di Un giorno da pecora, Occhiuto era tornato a ribadire la necessità di una svolta liberal e, auspicando «una gestione più condivisa del partito», aveva proposto di creare una «squadra di quattro o cinque persone che aiuti il segretario a lavorare». Una richiesta di collegialità (che suona però come commissariamento) simile a quella avanzata dai nordisti che contestano la segreteria leghista di Matteo Salvini. Il tema, ha spiegato Occhiuto, «è fare cose che siano riconoscibili dagli elettori come cose di Forza Italia e comunicarle in maniera moderna: questo lo puoi fare anche con Tajani, purché ci sia una squadra».

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Il presidente della Calabria, intervistato questa volta da SkyTg24, ha poi teso una mano ai riformisti e liberali come Carlo Calenda e Luigi Marattin. «La mia preoccupazione», ha ammesso criticando il decreto Scuola sul tetto agli studenti stranieri, «è che molte di queste iniziative, pure legittime, nascano per non lasciare scoperto il fronte destro a favore di Vannacci. Invece secondo me il centrodestra ha bisogno non di inseguire il populismo ma di presidiare la parte riformista, che non è più rappresentata dal centrosinistra. Guarderei più a Calenda o Marattin e a tutti quelli che nel centrosinistra hanno sperimentato l’impossibilità di produrre un pensiero riformista e liberale. Forse questo estenderebbe il campo della coalizione di centrodestra e restringerebbe il cosiddetto campo largo».

Tajani stretto tra il pressing di Occhiuto e la presa su Forza Italia
Antonio Tajani con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (Ansa).

La stagione congressuale e le voci su nuove fuoriuscite

La verità è che Forza Italia ribolle da mesi. Dopo le frecciate e le richieste di rinnovamento di Marina B, Tajani ha cominciato a rendersi conto delle difficoltà e dell’appannamento della sua immagine. I rapporti con la famiglia Berlusconi non sono migliorati e – viene riferito – Tajani avrebbe cominciato a lamentarsi perché si sentiva «aggredito».

Tajani stretto tra il pressing di Occhiuto e la presa su Forza Italia
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

Pur debolissimo, il ministro degli Esteri resterà però saldo alla guida del partito fino a dopo le Politiche, visto che Marina Berlusconi vede come fumo negli occhi la possibilità di celebrare un eventuale congresso prima del voto. E su questo sono d’accordo anche i possibili sfidanti di Tajani (nei mesi scorsi oltre a Occhiuto si erano fatti i nomi di Zangrillo e Alberto Cirio), perché, rafforzato dai congressi recenti, se si votasse con le regole attuali (il voto spetta agli iscritti) quest’ultimo avrebbe la meglio. Un po’ come il ‘gemello diverso’ Salvini, che ha forzato i tempi e indetto un congresso federale per disinnescare le critiche mosse dai ribelli Massimiliano Romeo e Attilio Fontana. E come l’ex lumbard, anche il vicepremier forzista sta molto attento a come si muove anche perché di uomini fidati ce ne sono sempre meno.

Tajani stretto tra il pressing di Occhiuto e la presa su Forza Italia
Antonio Tajani e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Da tempo sono iniziati i rumors di fuggi fuggi imminenti. D’altronde nel partito si stima che alla Camera, per esempio, si passerà da 52 deputati a una quindicina. I campani ostili al segretario locale Fulvio Martusciello avrebbero già un piede fuori dal partito. Il clima è pessimo, con Tajani sempre più in difficoltà che sta facendo terra bruciata un po’ attorno a tutti nel partito. Il timore condiviso da molti è che questa convivenza litigiosa, destinata a durare ancora diversi mesi, faccia scendere ancora il partito nei sondaggi.

Tajani stretto tra il pressing di Occhiuto e la presa su Forza Italia
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani (Ansa).

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Eni, sconto sui carburanti anche per pesca e agricoltura

Eni ha annunciato uno sconto sui carburanti per pesca e agricoltura, settori che acquistano gasolio all’ingrosso ed erano rimasti esclusi dal tetto ai prezzi che vale solo per la rete di distribuzione retail. Lo sconto, operativo a partire da venerdì 2 ottobre per i clienti del Gruppo, varrà fino al 31 ottobre. Gli attuali clienti Enilive potranno acquistare gasolio e benzina a uso agricolo e motopesca al prezzo scontato del 20 per cento al netto dell’Iva. «Lo sconto», si legge in una nota, «potrà essere esteso fino alla fine dell’anno, sulla base dell’andamento del mercato e delle disponibilità di prodotto». Resta dunque escluso l’autotrasporto, cioè camion e trasporto pubblico locale, che rappresenta il settore che consuma di più.

Scendono i prezzi al distributore

Nel frattempo continuano a scendere i prezzi al distributore dopo che sono entrati in vigore i price cap delle altre grandi compagnie petrolifere come Ip, Q8 e Tamoil. Nella mattina del 2 ottobre, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,063 euro per la benzina (-21 millesimi rispetto al giorno prima), 2,260 euro per il gasolio (-25 millesimi).

Chiesto l’arresto per Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione Sicilia 

La procura di Palermo ha chiesto l’arresto dell’ex vicepresidente ed ex assessore della Regione Sicilia Gaetano Armao. Le forze dell’ordine hanno perquisito la sua abitazione e i suoi studi di Palermo e Roma. I pm ipotizzano il reato di corruzione. Oltre che per Armao, i magistrati hanno chiesto misure cautelari per otto persone tra le quali l’avvocato Pierluigi Matta e alcuni imprenditori. Armao, noto legale e politico siciliano, fino ad agosto è stato presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale. Alle nove persone coinvolte è stato notificato l’invito a comparire davanti al gip per l’interrogatorio preventivo, atto che, per la nuova normativa, precede la pronuncia del giudice sulla richiesta di misura cautelare. Armao è il marito dell’ex capo di Gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi.

Generali rileva il 9,9 per cento della spagnola Bcc

Generali ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di una partecipazione pari a circa il 9,9 per cento in Banco de crédito cooperativo (Bcc), holding di Grupo cooperativo Cajamar (Gcc), per un corrispettivo pari a 150 milioni di euro. L’operazione rappresenta un passo significativo nell’evoluzione della partnership di bancassurance tra Generali e Gcc, uno dei principali gruppi finanziari spagnoli, avviata oltre 20 anni fa. L’investimento rafforza inoltre l’allineamento strategico tra le due società e consolida il ruolo di Generali come partner assicurativo di riferimento in Spagna. L’operazione è pienamente in linea con il piano strategico Lifetime partner 27: Driving excellence di Generali, che ha l’obiettivo di accelerare la crescita nei principali mercati europei nei quali il Gruppo vanta già dimensioni rilevanti e una posizione di leadership, anche attraverso solide reti in franchising e partnership di lungo periodo.

Il perfezionamento è previsto nella seconda metà del 2027

La partnership con Grupo cooperativo Cajamar riveste una rilevante importanza strategica per Generali Spagna e ha contribuito a consolidare la posizione di leadership del Gruppo in segmenti assicurativi chiave, nonché una presenza capillare attraverso l’ampia rete distributiva nazionale di Gcc. L’operazione, che sarà realizzata da Generali Spagna attraverso il proprio portafoglio di investimenti, non avrà un impatto materiale sul solvency ratio del Gruppo. Il perfezionamento è previsto nella seconda metà del 2027, subordinatamente all’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni regolamentari. Per Generali, Deloitte ha agito in qualità di advisor finanziario esclusivo e Garrigues in qualità di advisor legale.

Franco Gabrielli scende in campo: «Mi impegno con il progetto di Ruffini»

L’ex capo della Polizia Franco Gabrielli scende in campo e lo fa aderendo a Più uno, il progetto di Ernesto Maria Ruffini. Si tratta di un movimento di centrosinistra che punta a rivolgersi «agli elettori di csx distanti, ma anche a tanti elettori moderati, disorientati dalla deriva estremista di Vannacci», il cui manifesto verrà presentato il 10 ottobre. «Vi ho riconosciuto valori molto vicini ai miei. Lo faccio senza chiedere ruoli o garanzie. Prima viene il progetto, poi il resto», ha detto Gabrielli in un’intervista al Corriere. «Avrei potuto aspettare la nascita di un governo che mi affidasse magari qualche incarico. Ma non è questo che mi interessa. Credo sia più importante impegnarsi in prima persona nella costruzione di una nuova idea di Paese». E ancora: «Dai 14 ai 24 anni ho militato nel Movimento giovanile della Democrazia cristiana, arrivando a responsabilità nazionali. Poi scelsi un altro modo di servire il Paese. Torno alla politica con la stessa idea di servizio che ha accompagnato tutta la mia vita pubblica». Già a maggio era uscito allo scoperto candidandosi al Viminale per il dopo Piantedosi in caso di vittoria del campo largo.

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Il giudizio su Meloni e Vannacci

Gabrielli si è poi espresso sull’operato del governo Meloni: «La stabilità è un valore, ma è uno strumento, non un risultato politico in sé. La storia italiana ci ricorda che negli Anni 70, con governi molto più brevi e fragili, furono approvate riforme che ancora oggi segnano la vita della Repubblica. Il governo Meloni ha avuto tempo, numeri parlamentari e una leadership indiscussa. Eppure molte delle promesse su cui aveva costruito il consenso non sono state realizzate, o hanno prodotto risultati molto inferiori agli annunci». Il riferimento è «all’immigrazione, alla sicurezza, alla pressione fiscale, alle pensioni, alle grandi riforme istituzionali». Una dimostrazione del «fallimento del governo» è, per lui, la crescita del partito di Roberto Vannacci. «Dice oggi molte delle cose che Giorgia Meloni diceva quando era all’opposizione. Ma un conto è spararle grosse dall’opposizione, un altro è governare fenomeni complessi».

Inflazione, lettera di Meloni all’Ue: «Serve più flessibilità»

L’Italia chiede maggiore flessibilità all’Ue in materia di spese per l’energia, viste le ripercussioni dei conflitti in corso sull’inflazione, che a settembre è balzata a +4,2 per cento. La premier Giorgia Meloni ha scritto una lettera alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen puntando il tasto sulla rigidità delle regole di bilancio Ue, in un contesto caratterizzato dalla necessità di sostenere famiglie e imprese contro il caro prezzi, chiedendo di discutere una possibile revisione già all’Ecofin in programma la prossima settimana.

La richiesta della premier e la risposta di Bruxelles

«I percorsi concordati di spesa nell’ambito del quadro fiscale europeo lasciano un margine limitato per alleviare l’impatto su famiglie e imprese senza ricorrere a misure di contenimento in un momento di significativi rischi al ribasso per l’economia», ha scritto Meloni nella missiva. «Dovremmo comunque cercare modi per utilizzare almeno una parte delle entrate extra per attenuare l’aumento dei costi energetici in modo temporaneo e mirato». La premier si è detta consapevole «del rischio che comporta la modifica delle norme di bilancio», volte «al raggiungimento di un obiettivo che tutti condividiamo, la sostenibilità del debito», ma ritiene anche che il quadro di bilancio «lasci alla Commissione europea il margine necessario per tenere conto dei fattori rilevanti» esposti nella sua lettera. Secca la replica di Bruxelles: «Abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri».

C’è la data dell’assemblea nazionale del Pd

L’assemblea nazionale del Partito Democratico si terrà domenica 18 ottobre al centro congressi La Nuvola, nel quartiere romano dell’Eur. Lo riporta Agi citando fonti parlamentari dem che, spiega l’agenzia, in attesa della convocazione formale hanno ricevuto la comunicazione di prendere nota dell’appuntamento.

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C’è la data dell’assemblea nazionale del Pd
La Nuvola dell’Eur (Imagoeconomica).