Il 2025 ha segnato un bilancio da record per ScontiPoste, il programma fedeltà di Poste italiane dedicato ai titolari di carte di pagamento Postepay e BancoPosta che consente di risparmiare fino al 30 per cento sugli acquisti effettuati con esse. Nell’ultimo anno sono stati restituiti 12 milioni di euro di cashback. A beneficiare dei rimborsi sono stati quasi 3,5 milioni di clienti, grazie a 20 milioni di transazioni che hanno generato un volume complessivo di spesa superiore ai 500 milioni di euro. Un successo che si rinnova anno dopo anno – dal suo lancio, nel 2010, ScontiPoste ha restituito agli italiani oltre 150 milioni di euro in rimborsi, confermandosi tra i programmi di fedeltà più apprezzati.
Come funziona
Per ottenere lo sconto basta pagare negli oltre 12 mila negozi fisici e online convenzionati con le carte Postepay o BancoPosta. In alternativa, è possibile usare il Codice Postepay, scansionando un QR Code o cliccando su un link fornito dal negoziante. Il cashback viene accreditato sulla carta o sul conto selezionato come preferito nell’app Poste italiane o su poste.it. Se non è stato preventivamente selezionato uno strumento, l’accredito è effettuato sulla carta o sul conto legato alla carta usata per il pagamento. Gli sconti sono applicati automaticamente e vengono accreditati entro cinque giorni lavorativi dalla contabilizzazione della transazione. Sul sito Poste.it e sull’app Poste italiane è disponibile l’elenco degli esercenti che aderiscono all’iniziativa, con la possibilità di utilizzare la geolocalizzazione per sapere in tempo reale dove poter usare la carta per ottenere lo sconto
Sigfrido Ranucci ha fatto la sua prima uscita pubblica dopo l’arresto di Valter Lavitola, l’imprenditore e suo stretto amico che ha confessato di aver organizzato l’attentato di ottobre 2025 contro di lui. Il giornalista ha partecipato a una presentazione del suo ultimo libro, Il ritorno della casta, al centro congressi di Lavarone, in provincia di Trento. Durante l’evento, ha commentato alcune delle notizie degli ultimi giorni che lo riguardano, tra cui la possibile sospensione dalla conduzione di Report. Un’ipotesi su cui i dirigenti Rai stanno ragionando dopo che il comitato etico ha depositato una relazione su di lui (il cui contenuto è secretato). Sul suo eventuale successore, però, non si sa ancora nulla – se non che Milena Gabanelli, a cui è stato proposto l’incarico, ha rifiutato. «L’azienda può fare quello che vuole», ha detto Ranucci. E sulla possibilità di fare un passo indietro, cioè andarsene volontariamente: «Lo posso fare in avanti, indietro, di lato. Il problema non sono io, ma la storia di Report».
Ranucci: «Problema mia amicizia con Lavitola? C’è chi è amico di Ciavardini»
I commenti sulla vicenda giudiziaria relativa all’attentato, invece, sono stati pochi. Ranucci si è limitato a difendersi da chi ha criticato la sua frequentazione con Lavitola, personaggio controverso condannato per diversi scandali degli ultimi 20 anni, ma con cui lui aveva una grande familiarità. «Se il problema è la mia amicizia con Lavitola, c’è chi è amico di Luigi Ciavardini (ndr il terrorista condannato per la strage di Bologna)», ha detto. Il riferimento è alla presunta amicizia tra Ciavardini e la presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo, deputata di Fratelli d’Italia. Lei ha sempre negato spiegando di averlo incontrato solo per attività relative al reinserimento dei detenuti.
L’Iran sta valutando la possibilità di attaccare obiettivi militari statunitensi in Europa, qualora Donald Trump intensificasse il conflitto contro la Repubblica Islamica. Lo scrive il Financial Times citando due fonti interne al regime di Teheran. Sono da poco terminati i 60 giorni di cessate il fuoco previsti – ma solo in parte rispettati – dal memorandum d’intesa firmato in Pakistan a metà giugno e crescono i timori di un’escalation, che potrebbe riguardare non solo il Medio Oriente.
Missile lanciato dall’Iran (Ansa).
Tra i possibili obiettivi ci sono basi in Bulgaria e a Cipro
Le fonti del Ft hanno spiegato al quotidiano che le forze di Teheran hanno preso in esame possibili raid contro asset Usa in Paesi dell’Europa sud-orientale come la Bulgaria, che a luglio ha autorizzato l’uso della base aerea di Bezmer per il rifornimento di aerei militari statunitensi. Anche Cipro figurerebbe tra i potenziali obiettivi di rappresaglia in caso di una nuova offensiva Usa: a marzo un drone iraniano ha colpito una base britannica sull’isola. Le stesse fonti del Financial Times hanno indicato che le forze iraniane hanno anche valutato la possibilità di attaccare i cavi sottomarini in fibra ottica nello stretto di Hormuz, se il conflitto dovesse intensificarsi. A luglio i pasdaran hanno minacciato il Regno Unito per l’utilizzo da parte degli Stati Uniti di siti militari britannici, affermando che «qualsiasi base utilizzata per lanciare un attacco contro il territorio iraniano sarà considerata un obiettivo legittimo». Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Teheran avrebbe usato questi due mesi di tregua per prepararsi a un’intensificazione dei combattimenti, piuttosto che a dedicarsi alla diplomazia, aumentando la produzione di missili e droni.
La Rai a chiesto a Milena Gabanelli di tornare alla guida di Report, ma lei ha declinato. L’ha confermato lei stessa in un’intervista al Giornale: «Se questa voce gira è evidente che mi è stata fatta questa richiesta. Diciamo che mi è stata fatta pervenire. Ma il pervenuto per me vale quasi zero. Quindi no, non intendo tornare». Anche perché «il rito della riesumazione non va bene, io sono fuori». «E poi sia chiara una cosa: i programmi sono fatti dalla squadra. Colpire la squadra mi pare che sia un delitto». E, sul caso Ranucci-Lavitola, preferisce tenersi fuori: «C’è già tanta gente che parla e dice di tutto di più. Io mi tengo fuori. Un mio virgolettato sulla vicenda Report non lo avrà nessuno». Intanto ai vertici Rai continua a tenere banco la questione della conduzione del programma nella prossima stagione. Secondo quanto scrive Libero, l’azienda avrebbe già scelto di non affidarla a Ranucci. Ma è una decisione da prendere con cautela, per evitare «il rischio di trasformarlo in una specie di martire», si riflette. Intanto il giornalista ha fatto la sua prima uscita pubblica dopo l’arresto di Lavitola per presentare il suo libro Il ritorno della casta. Ogni data verrà ora monitorata e ogni frase critica verso l’azienda potrebbe sortire un effetto boomerang.
Donald Trump ha annunciato su Truth la sospensione per tre giorni dei nuovi dazi del 50 per cento su un’ampia gamma di prodotti provenienti dal Canada, che sarebbero dovuti entrare in vigore oggi. La misura, annunciata a luglio, avrebbe interessato importazioni per un valore stimato di circa 20 miliardi di dollari. «Canada e Stati Uniti, in attesa della finalizzazione dei documenti, hanno raggiunto un accordo! Il grande oleodotto Keystone XL, tanto tempo fa accantonato dal sonnolento Joe Biden, potrebbe essere riportato in vita!», ha scritto il tycoon sulla sua piattaforma social. Il rinvio dell’entrata in vigore dei dazi è stato confermato dal primo ministro canadese Mark Carney, che ha parlato di «progressi sostanziali».
Mark Carney e Donald Trump (Ansa).
Le tariffe del 50 per cento, senza esenzioni per i prodotti conformi allo USMCA (accordo commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada), avrebbero potuto colpire numerose categorie di beni canadesi: dai latticini agli alcolici, fino ai mobili e alle materie plastiche, passando per capi d’abbigliamento e attrezzature industriali. I prodotti interessati rappresentano circa il 5 per cento del valore delle importazioni statunitensi dal Canada registrate nel 2025.
Trump ha citato l’oleodotto Keystone XL: le cose da sapere
Trump, senza fornire ulteriori dettagli, nel suo post ha citato l’oleodotto Keystone XL, proposto nel 2008 per trasportare petrolio dalle sabbie bituminose del Canada occidentale alle raffinerie Usa, è stato bloccato nel 2021 dalla società proprietaria TC Energy, dopo che Biden aveva revocato un permesso fondamentale per il tratto statunitense dell’infrastruttura, lunga quasi 2 mila chilometri. L’opera è diventata un punto di forte attrito nelle relazioni tra Stati Uniti e Canada, a causa dell’opposizione di proprietari terrieri statunitensi, tribù di nativi americani ed ecologisti. Altri oleodotti nordamericani, tra cui il Dakota Access e la Enbridge Line 3, hanno incontrato una costante opposizione da parte dei gruppi ambientalisti, preoccupati per il rischio di sversamenti.
L’Ucraina deve trovare un meccanismo per tenere le elezioni anche in tempo di guerra. Lo ha chiesto l’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov in un discorso trasmesso su Youtube, in cui ha affermato che «la democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia» e che «è necessario trovare un meccanismo legale, sicuro e realistico che permetta all’Ucraina di ripristinare un processo democratico a tutti gli effetti anche in caso di guerra prolungata». «Dobbiamo rispondere a una domanda fondamentale: come dovrebbe funzionare uno Stato se la guerra dura per anni? Cosa succederebbe se la guerra durasse un altro anno? Due? Tre? La Russia potrebbe davvero ottenere il diritto di decidere quando gli ucraini potranno eleggere nuovamente il proprio governo? Sono convinto di no», ha spiegato.
Un discorso che rende più profonda la crisi politica seguita al suo siluramento
Di qui la necessità di trovare un modo per indire elezioni anche durante un conflitto. «È difficile. Dobbiamo garantire il diritto di voto ai militari. Milioni di ucraini all’estero. Persone nelle regioni in prima linea. Dobbiamo garantire la sicurezza del processo elettorale, l’indipendenza delle istituzioni e la fiducia nel risultato. Ma la complessità non significa impossibilità. L’Ucraina ha fatto molte volte ciò che il mondo considerava impossibile», ha sottolineato. Le parole di Fedorov promettono di approfondire ulteriormente la crisi politica provocata dalla decisione del presidente Volodymyr Zelensky di destituirlo dal suo incarico di ministro della Difesa nell’ambito di un rimpasto di governo. Una scelta giustificata dai cattivi rapporti con l’allora comandante delle forze armate Oleksandr Syrsky – anche lui silurato poco dopo – ma che ha provocato un’ondata di proteste di piazza in Ucraina, con migliaia di persone scese in strada a sostegno di Fedorov.
Secondo quanto riportato dal quotidiano filogovernativo Izvestia, al 16 agosto la benzina e il gasolio erano disponibili solo nel 28 per cento delle stazioni di servizio della Federazione Russa (incluse nel database dell’app GdeBenz). Appena una settimana prima il carburante era disponibile nel 41 per cento delle stazioni di servizio. Il dato è chiaro: la Russia di Vladimir Putin, che già all’inizio di luglio aveva detto stop all’export di gasolio, sta rimanendo a secco.
Segnalazione di carburante non disponibile in una pompa di benzina in Russia (Ansa).
La scarsità di benzina e diesel riguarda tutto il Paese
Nell’ultima settimana, scrive Izvestia, la disponibilità di benzina e diesel è diminuita nelle regioni di Volgograd, Chelyabinsk, Orenburg, Voronezh, Samara, Penza, Saratov, Lipetsk e Rostov, così come nella Repubblica del Tatarstan. Ma la scarsità di carburante riguarda anche Mosca: Izvestia ha verificato la situazione in 21 stazioni di servizio nella capitale russa e nella sua regione di Mosca, rilevando che la benzina a 92 ottani era disponibile in sette punti di rifornimento, quella a 95 ottani in sei e quella a 98 ottani solo in cinque. Situazione simile per il diesel: RBC, canale dedicato all’economia, riporta che il gasolio a Mosca è disponibile solo in una stazione di servizio su cinque.
Rifornimento di benzina in Russia (Ansa).
La crisi dei carburanti va avanti da fine maggio
Da parte sua il ministro dell’Energia Sergei Tsivilev ha dichiarato che benzina e gasolio sono disponibili presso la maggior parte delle stazioni di servizio. Ammettendo però che si stanno formando sempre più spesso lunghe code ai distributori, ha assicurato che il governo «sta lavorando attivamente per risolvere il problema». La crisi dei carburanti, innescata dai ripetuti attacchi condotti dall’Ucraina con droni contro le raffinerie, i magazzini e i centri logistici del Paese, è iniziata in Russia alla fine di maggio. Già da gennaio era iniziata l’impennata dei prezzi, aumentati in pochi mesi dell’11,6 per cento.
Nel corso di un’altra giornata di alta tensione sull’asse Washington-Teheran, Donald Trump ha scelto di provocare l’Iran (e forse anche l’Oman) postando su Truth una cartina dello stretto di Hormuzcon la scritta: «New US Territory». Dopo la Groenlandia, insomma, il tycoon ha “annesso” almeno sui social il passaggio marittimo cruciale per il commercio globale, oggetto da mesi di un braccio di ferro con l’Iran. Successivamente, sempre su Truth, ha scritto: «Non sono in corso né programmati colloqui o conversazioni con la Repubblica Islamica dell’Iran. Il blocco navale rimane pienamente in vigore. Lo stretto di Hormuz è aperto e operativo. Tutte le mine marine sono state rimosse o fatte brillare».
Per l’Iran lo stretto resta invece chiuso
Qualche ora prima Mohammad Ghalibaf, capo negoziatore iraniano e presidente del Parlamento di Teheran, aveva dichiarato che lo stretto di Hormuz «non verrà riaperto finché non saranno revocati il blocco navale, non verranno rilasciati gli asset iraniani congelati, revocato l’embargo petrolifero, non saranno cessate le minacce e le operazioni militari su tutti i fronti e non saranno rispettati gli altri punti del memorandum d’intesa con gli Stati Uniti». Nelle stesse ore, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva affermato che l’obiettivo degli Usa è obbligare l’Iran alla resa, cosa che non avverrà: «Abbiamo vinto la guerra e abbiamo vinto anche sul piano diplomatico, costringendo il nemico ad accettare le nostre condizioni».
Dopo la Germania, anche la Svizzera riprende i trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo che si sono spostati sul suo territorio dopo essere sbarcati sulle nostre coste (i cosiddetti dublinanti). «I primi voli sono stati prenotati», ha confermato Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (Sem), spiegando che la pratica ricomincerà dalla fine di agosto e che al momento si tratta soltanto di casi isolati. La Sem ha concordato con le autorità italiane che la ripresa avvenga in modo graduale e sostenibile per entrambe le parti.
La decisione dopo l’entrata in vigore del nuovo accordo Ue
Subito dopo il suo insediamento nel 2022, il governo Meloni aveva sospeso le procedure di riammissione dei migranti da altri Paesi europei. Si tratta di cittadini stranieri che, dopo essere approdati in Italia, si erano spostati in altri Stati e qui avevano chiesto accoglienza. Ma il trattato di Dublino prevede che questa domanda vada esaminata dalla nazione di ingresso del migrante, il che metteva Roma in una condizione di inadempienza. L’Italia aveva congelato questo meccanismo sostenendo di essere sottoposta a una forte pressione migratoria. Il 12 giugno 2026, però, è entrato in vigore il nuovo accordo Ue che prevede aiuti e compensazioni per gli Stati che subiscono i flussi migratori (come l’Italia), a patto che questi ultimi rispettino le altre parti del trattato. Tra cui l’obbligo di esaminare le richieste di asilo. La Svizzera, dunque, ne reclama il rispetto (ndr anche se non è territorio dell’Unione europea, aderisce all’accordo di Schengen sulla libera circolazione).
Addio al cavallo Varenne, considerato il miglior trottatore di tutti i tempi, morto a 31 anni nell’allevamento LJ di Eboli (Salerno). Figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz, Varenne – chiamato così per la rue de Varenne di Parigi, dove si trova l’Ambasciata d’Italia in Francia – era nato presso l’allevamento di Zenzalino a Copparo (Ferrara) il 19 maggio 1995. Acquistato da Enzo Giordano per 180 milioni di lire dopo una promettente ma sfortunata prova d’esordio e affidato all’allenatore finlandese Jori Turja, a esclusione della sua prima gara e di sole altre due nel corso della carriera, Varenne è sempre stato guidato dal driver Giampaolo Minnucci. In tutto ha conquistato 62 vittorie su 73 corse disputate, vincendo oltre 6 milioni di euro in premi.
Tra i suoi principali successi il Derby italiano del trotto (1998), il Gran Premio Lotteria di Agnano (2000, 2001 e 2002), il Prix d’Amérique (2001 e 2002), l’Elitloppet (2001 e 2002) e la Breeders Crown (2001). Nel 2001, dunque, riuscì a imporsi in tutte e tre le prove del Grand Slam del trotto europeo (Amérique, Lotteria, Elitloppet) e anche nella Breeders Crown, la corsa più importante degli Stati Uniti.
La sua fama travalicò i confini dell’ippica
Le sue prestazioni gli garantirono l’attenzione dei media, con numerosi articoli e copertine anche sulla stampa non specializzata, in Italia e all’estero. All’apice della sua carriera, la Snai (attraverso l’agenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi) commissionò a Enzo Jannacci un inno per il cavallo. Il cantautore milanese, appassionato di ippica, accettò con entusiasmo: «In due giorni ho composto la canzone: Varenne non è un cavallo, è un capolavoro».
Dopo il ritiro dalle corse, avvenuto il 28 settembre del 2002 (anno in cui aveva completato il Grand Slam europeo), Varenne aveva continuato a essere protagonista come stallone: tra i suoi figli (circa 2 mila) figurano già cinque vincitori del Derby.
Sono giorni intensi per il presidente del Senato Ignazio La Russa. Tra un fendente a Report («Va cambiato, non eliminato perché non è possibile che le inchieste solo per l’1,5 per cento dei casi hanno riguardato il partito di sinistra più grosso»), un pronostico elettorale («Alle elezioni il centrodestra batterà la sinistra a prescindere da Vannacci») e gli auguri a Mogol per i suoi 90 anni, la seconda carica dello Stato ha trovato il tempo per bacchettare il Pd pisano per procurato allarme fascismo. Tutto è nato dalla scritta «Si fascia» notata qualche giorno fa da alcuni genitori su un muro della scuola Collodi interessata da lavori di ristrutturazione. Naturalmente è scattato il tam tam sui social rilanciato, con zelo, dal vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo. Il quale, ingranando la quarta, aveva definito quello sfregio nero «un gesto gravissimo e intollerabile» e «ancora più odioso» perché apparso sui muri di una scuola. A ruota lo aveva seguito la senatrice dem Ylenia Zambito.
L’indignazione però è durata solo qualche ora, perché già domenica sera, come scrive il Corriere Fiorentino, qualcuno aveva cominciato a nutrire dubbi sul vero senso della scritta. E così è stata appurata la verità: quel «si fascia» era stato scritto dagli operai del cantiere per segnalare gli interventi da realizzare. Sono seguite le pubbliche scuse dei segnalatori. «Ho commesso un errore. Può capitare. E quando capita si deve avere l’onestà di dirlo», ha scritto su Fb Mazzeo. «Sarebbe bello lo facessero tutti, soprattutto di fronte al proliferare continuo, e spesso costruito ad arte, di fake news o immagini false generate dall’intelligenza artificiale. Come sarebbe bello che la stessa solerzia della destra pisana, oggi così attenta a commentare questo “errore”, si manifestasse anche nel prendere le distanze senza ambiguità quando, ed è accaduto tante volte, compaiono davvero scritte inneggianti al fascismo o al nazismo. Ma immagino che per quello serva fare i conti con la storia». «La destra pisana mi prende in giro perché ho commesso un errore, ed è giusto ammetterlo», è stata la difesa social di Zambito. «Aver scambiato le scritte di cantiere per scritte inneggianti al fascismo è stato un errore commesso per un eccesso di preoccupazione per i rigurgiti fascisti che proliferano a Pisa e nel Paese. Quella preoccupazione che alla destra manca del tutto, tanto da tacere quando scritte simili sono comparse ed erano vere». Caso archiviato, si dirà. E invece no. Martedì la faccenda è stata riaperta sul palcoscenico nazionale da La Russa. «A Pisa una scritta nera su un muro giallo fa subito scattare l’allarme fascismo. La sinistra denuncia, polemizza, manda comunicati stampa», denuncia la seconda carica dello Stato. «D’altronde si sa… ‘Quando la destra è al governo la democrazia è in pericolo’ (questa l’ho già sentita da qualche parte). Poi passano i minuti, forse qualche ora e si scopre finalmente la verità: a fare quella scritta così ‘nostalgica’ non è stata la mano di pericolosi camerati in camicia nera ma quella di alcuni operai durante i lavori di ristrutturazione della scuola Collodi».
E infine conclude: «Niente Ventennio quindi. E nemmeno manganelli e olio di ricino. Solo banali indicazioni edili… per il cappotto termico. Dalle camice nere (senza la i, ndr) al cappotto termico. Il caldo fa brutti scherzi, ma spesso li fanno anche le ossessioni della sinistra». E dire che La Russa dovrebbe ricordare quanto sia facile – ahinoi – cadere in errore, come quando – era il 2023 – scambiò soldati nazisti di via Rasella per una banda musicale di riservisti. Svista per cui fu costretto poi a scusarsi.
Ignazio La Russa (Imagoeconomica).
Meloni “balla” in Puglia
Il soggiorno nell’amata Ceglie Messapica, la gita in barca a Polignano a Mare con alcuni amici e il fedelissimo Marcello Gemmato, l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo a Taranto (dove l’ex Ilva per il governo è un dossier rovente) e la festa di FdI a Bari il 4 e 5 settembre. Giorgia Meloni punta sulla Puglia e sul Sud per questo scampolo di campagna elettorale. La pausa che la premier si è concessa in Valle d’Itria terminerà il 21 agosto con l’apertura dei Giochi allo stadio Iacovone insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sulla cui poltrona Meloni e la destra hanno lanciato apertamente un’Opa. Poi sarà la volta dell’Atreju fuori stagione nel capoluogo pugliese il 4 e 5 settembre, giusto in tempo per festeggiare il record del governo più longevo della storia repubblicana.
Chissà se alla kermesse pugliese parteciperà pure il vicepremier Antonio Tajani, impegnato il 3 settembre a Viterbo per la tradizionale processionale con la “macchina di Santa Rosa” trasportata da oltre 100 persone per le strade della città laziale. Un appuntamento imperdibile per Tajani, specie in vista delle Politiche. A Viterbo verrà testato anche un piano di sicurezza e di evacuazione innovativo con maxi schermi pronti a far passare messaggi e comunicazioni di servizio, in caso di emergenza.
Antonio Tajani (Imagoeconomica).
La breccia nella Lega
La data del 20 settembre rischia di non essere più ricordata solo per la breccia di Porta Pia, ma per Pontida 2026. «Forse sarà l’ultimo raduno con Matteo Salvini a capo della Lega», sussurrano a Roma. La manifestazione sullo storico pratone caro a Umberto Bossi diventerà infatti “una conta” dei fedelissimi del vicepremier. Tra gli ultimi ad aver difeso pubblicamente il leader, si segnala Alberto Stefani, successore di Luca Zaia alla guida del Veneto e vicesegretario leghista, con tanto di intervista “smorzascissione” sul Corriere, sulle cui pagine l’altro giorno era uscito allo scoperto il «nostalgico» e attempato ribelle, Attilio Fontana. Stefani però ha un difetto: «Lui è del 1992, ma che ne sa della storia della Lega e della fatica che è stata fatta negli anni per resistere a tutto?», bofonchiano i “duri e puri”, che non vogliono finire schiacciati da Roberto Vannacci. Il quale però, in vista delle Politiche, potrebbe attirare qualche altro leghista pesante in cerca di un altro giro in Parlamento.
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Che rottura di Palio
Il Palio di Siena si è trasformato in un gran rottura di scatole per La 7 di Urbano Cairo a causa dell’aumento dei costi causati dai due rinvii causati dal maltempo. Martedì su Piazza del Campo però splende il sole e la terza diretta procederà liscia come l’olio. Comunque, a Siena alcuni hanno dato la colpa del maltempo al “cencio” creato dall’artista romena Teodora Axente: il “madonno” contestatissimo dalla curia e dai fedeli, per le fattezze androgine dell’Assunta. Il drappellone non è piaciuto per niente al cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino e nella querelle è dovuta intervenire pure la sindaca Nicoletta Fabio che si è detta «amareggiata e mortificata» per le polemiche, ma non pentita per la scelta dell’artista. Ma non è finita perché la Madonna mascolina di Axente si staglia su un cielo plumbeo. Per i più superstiziosi, sarebbero stati i nuvoloni dipinti i veri responsabili della pioggia che ha funestato questa edizione.
Il drappellone dipinto dall’artista romena Teodora Axente, per il Palio del 16 agosto, dedicato alla Madonna dell’Assunta (Ansa).
Con il 91,2 per cento dei voti scrutinati alle primarie del Likud, il partito di estrema destra guidato dal premier israeliano Netanyahu, si delinea la lista dei candidati in vista delle elezioni per la Knesset del 27 ottobre. Al primo posto – dopo il capo del partito che apre la lista – si posiziona Eli Cohen, ministro dell’Energia, seguito da Amir Ohana, presidente del Parlamento, Yariv Levin, ministro della Giustizia, Miri Regev, ministra dei Trasporti, e Ofir Katz, capogruppo della coalizione. Al sesto e settimo posto ci sono agli attuali ministri dell’Istruzione, Yoav Kisch, e della Cultura, Miki Zohar. All’ottavo posto la prima sorpresa, la new entry Almog Cohen, fuoriuscito recentemente dal partito di Itamar Ben Gvir. Tra i successivi, ci sono il ministro della Comunicazione Shlomo Karhi al posto 13 e dell’Economia Nir Barkat al posto 16.
Cinque ministri rischiano il posto
Se i risultati e le proiezioni venissero confermati, almeno cinque tra gli attuali ministri non entrerebbero nel prossimo Parlamento. Come riporta il Times of Israel, infatti, il Likud otterrebbe 20-24 seggi secondo i sondaggi. Otto candidati li sceglie direttamente il premier tra i primi 30 posti in lista. Di conseguenza, chi non rientra nei primi 16 delle primarie, rischia di non far parte della prossima Knesset. Se il risultato sarà confermato, i ministri in carica Ze’ev Elkin, Gila Gamliel, May Golan, Idit Silman e Avi Dichter perderanno il posto a ottobre.
Il senatore Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda e capogruppo del Carroccio a Palazzo Madama, ha annunciato l’uscita del suo nuovo libro Fare la Lega, agenda per il rinnovamento. Dal titolo potrebbe sembrare un instant book, scritto per cavalcare i malumori interni al partito con un Matteo Salvini che molti vorrebbero si facesse da parte. Non è proprio così, ma il momento della pubblicazione certo non è casuale. «Avevo in mente di pubblicare questo libro nei prossimi mesi per raccontare la mia esperienza politica a Roma, ho accelerato un po’ la scrittura visto il momento per noi complicato», ha spiegato Romeo.
Massimiliano Romeo e Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Romeo: «I segnali degli ultimi tempi non possono essere ignorati»
«Passando molto del mio tempo tra i militanti e tra la gente ho voluto raccontare e in modo costruttivo teorizzare il grande desiderio di rinnovamento che viene proprio dalla base e dagli elettori. Questo è il mio pensiero e mi auguro che possa essere un contributo costruttivo per Lega. Siamo in una fase in cui servono consigli e suggerimenti utili per rilanciare il movimento e penso che i segnali degli ultimi tempi non possano essere ignorati», ha detto Romeo.
Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, negli Stati Uniti il tasso di approvazione di Donald Trump è sceso al 33 per cento, ovvero al livello più basso registrato nel corso del secondo mandato presidenziale e minimo storico della permanenza del tycoon alla Casa Bianca: tale quota era stata infatti già toccata a dicembre 2017.
Donald Trump (Imagoeconomica).
Gli americani non approvano la guerra all’Iran
Appena una settimana fa, il 35 per cento degli intervistati aveva dichiarato di approvare l’operato di Trump come presidente. La ragione principale del calo di gradimento di Trump, che all’inizio del suo secondo mandato aveva superato il 50 per cento, risiede nella guerra con l’Iran. Circa l’80 per cento degli americani – tra cui l’87 per cento dei democratici e il 71 per cento dei repubblicani – ritiene che il coinvolgimento degli Stati Uniti in Iran «si protrarrà per un periodo di tempo prolungato». Solo il 16 per cento ha affermato di confidare che il conflitto si concluderà probabilmente nel giro di poche settimane. Trump, che aveva basato la propria campagna elettorale sulla promessa di tenere sotto controllo l’inflazione ed evitare guerre prolungate, aveva sostenuto che il conflitto con l’Iran sarebbe durato poche settimane. Tuttavia, la Repubblica Islamica ha dimostrato di saper reggere l’urto, mantenendo in gran parte bloccato il transito di greggio attraverso lo stretto di Hormuz, anche dopo che la tensione del conflitto si è allentata, cosa che ha contribuito all’aumento del costo dei carburanti.
Gaffe del Pd, che ha denunciato la presenza di scritte e simboli nazifascisti sui muri di una scuola primaria di Lucca che si sono poi rivelate essere le indicazioni di un cantiere. A sollevare per primo il caso era stato il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo, che aveva parlato di «gesto gravissimo e intollerabile» sottolineando come fosse «ancora più odioso» perché rivolto contro una scuola, luogo di educazione e democrazia. Anche la senatrice dem Ylenia Zambito aveva preso posizione, collegando l’episodio alla memoria del fascismo e al ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti avvenuto proprio in quei giorni. Dopo l’indignazione, però, alcuni hanno fatto notare un particolare decisivo, ovvero che sulla scuola erano in corso lavori di rifacimento della facciata e che, quindi, quelli che sembravano simboli ideologici potevano essere più semplicemente segni lasciati dagli operai per indicare gli interventi da eseguire. E così era. A confermarlo è stato Enrico Bruni, consigliere comunale del Pd a Pisa, che aveva inizialmente segnalato le scritte e successivamente ha riconosciuto l’errrore. Le presunte rune erano frecce, mentre quella che sembrava una frase inneggiante al fascismo era in realtà «si fascia», un’indicazione di cantiere. Anche Mazzeo è intervenuto, scusandosi per la mala interpretazione: «Ho commesso un errore. Può capitare. Quando si sbaglia, è giusto dirlo e riconoscere l’errore».
È morto a 98 anni Fulvio Lucisano, decano dei produttori cinematografici italiani. Aveva fondato le società di produzione cinematografica Italian International Film e Lucisano Media Group. Inoltre era stato presidente dell’Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e digitali (Anica) dal 1998 al 2001.
Lucisano nel corso dei decenni ha prodotto oltre 130 film
Nato a Roma nel 1928, Lucisano aveva avuto la prima esperienza nel mondo del cinema nel 1949, quando partecipò alla realizzazione di Anno Santo, documentario sul Giubileo che si sarebbe tenuto nel 1950. Negli stessi anni aveva collaborato con l’Istituto Luce per la realizzazione dei cinegiornali destinati all’America Latina. Nel 1955 aveva prodotto il suo primo film: I quattro del getto tonante. Nel 1958 la fondazione della casa di produzione Italian International Film, di cui era ancora presidente. Tramite la IIF, Lucisano ha prodotto oltre 130 pellicole, tra cui Tre tigri contro tre tigri (1977), Ricomincio da tre (1981), Il ras del quartiere (1983), Il grande cocomero (1993), Ninfa plebea(1996),Fantozzi – Il ritorno(1996), La mia vita a stelle e strisce (2003) e Notte prima degli esami (2006). Nel 1992 aveva anche fondato Lucisano Media Group.
Kevin Lamour, ovvero il direttore operativo della Fifa, è stato improvvisamente licenziato dall’organo di governo del calcio mondiale. «La decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione e con grande rispetto» nei confronti del dirigente francese, si legge in un comunicato. Dove però non c’è scritto che, di fatto, Lamour è stato silurato per aver criticato pubblicamente il piano del presidente Gianni Infantino (poi abortito), che prevedeva di vendere a investitori privati il 21 per cento delle quote della Coppa del Mondo. Commentando la proposta denominata Fifa Forward Enterprise, Lamour aveva detto di essere stato «ingannato» dalla mancanza di trasparenza nella pianificazione del progetto. E dunque da Infantino. Il dirigente francese, approdato nel mondo del calcio dalla politica circa 20 anni fa come assistente dell’allora presidente della Uefa Michel Platini, era stato nominato direttore operativo della Fifa alla fine del 2024.
La controversa presidenza di Infantino, deciso a rimanere a capo della Fifa
Col licenziamento del numero tre della Fifa la controversa presidenza di Infantino si arricchisce così di un nuovo capitolo. Dopo le polemiche per il progetto Fifa Forward Enterprise il suo indice di gradimento è crollato, ma il dirigente elvetico era già inviso a buona parte degli appassionati, per vari motivi. Durante la Coppa del Mondo era finito nella bufera per la revoca della squalifica dello statunitense Folarin Balogun, arrivata dopo il pressing di Donald Trump e una forzatura dell’articolo 27 del Codice disciplinare, e prima ancora aveva sollevato perplessità il premio per la pace assegnato proprio al presidente Usa. A tal proposito Jamie Raskin, massimo esponente democratico della Commissione Giustizia della Camera Usa, ha avviato un’indagine su Infantino chiedendo un’audizione del presidente della Fifa e la consegna di documenti per fare luce sui presunti scambi di favori con Trump. Andando ancora a ritroso, a tutto questo si aggiungono le controversie riguardanti le assegnazioni di due edizioni dei Mondiali a Qatar e Arabia Saudita.
Donald Trump e Gianni Infantino (Ansa).
L’11 agosto Trump ha preso le difese di Infantino con un post su Truth, in cui lo ha definito un presidente «eccezionale» che «ha appena presieduto il Mondiale di maggior successo di sempre (quattro volte superiore a qualsiasi altra edizione)», aggiungendo: «La Fifa commetterebbe un errore gravissimo se prendesse anche solo in considerazione l’idea di sostituirlo». L’organo di governo del calcio mondiale, sostanzialmente, ha messo in chiaro di pensarla allo stesso modo: dopo la riunione del Consiglio direttivo a Rabat, in Marocco (Paese che co-ospiterà i Mondiali nel 2030), la Fifa ha chiesto scusa per l’idea di Infantino, ribadendo però la piena fiducia all’attuale presidente, intenzionato a candidarsi per un nuovo mandato.
Maria Rosaria Boccia conferma che lei e Sigfrido Ranucci si sono incontrati diverse volte e stanno scrivendo un libro insieme. Dopo l’indiscrezione del Giornale secondo cui la cui bozza sarebbe praticamente pronta, l’imprenditrice ha detto al Corriere che «il progetto è concreto e in uno stato avanzato» e racconterà «fatti, meccanismi e retroscena che aiutino a comprendere meglio alcuni anni della vita pubblica italiana, distinguendo ciò che è stato raccontato da ciò che è realmente accaduto». Ha comunque preferito non anticipare contenuti, struttura ed editore, «perché alcune notizie meritano di essere date quando sono mature e non consumate attraverso indiscrezioni». In ogni caso, ha aggiunto, «se qualcuno immagina un libro accomodante, celebrativo o scritto per regolare piccoli conti personali, rischia di rimanere deluso».
Boccia: «Ranucci dice che mi conosce appena? Non commento ricostruzioni»
Boccia è poi tornata a parlare del suo rapporto col giornalista. Dopo aver detto che è nel suo «cerchio magico» e che sono amici, il Messaggero aveva infatti scritto che al Comitato etico lui avrebbe detto di conoscerla appena. «Non ne sono a conoscenza e non ho letto l’articolo», ha commentato lei. «E comunque preferisco non commentare ricostruzioni di seconda o terza mano come se fossero verbali ufficiali. Tra ciò che viene detto, ciò che viene riferito e ciò che diventa un titolo possono esserci distanze considerevoli. Posso dire con assoluta serenità che Sigfrido Ranucci è una persona che conosco, frequento e alla quale sono legata da un rapporto di amicizia e di stima». E ancora: «Non ho alcun motivo per modificare ciò che ho già dichiarato pubblicamente. Troverei francamente sorprendente scoprire che abbia sostenuto di non conoscermi. Ma uso volutamente il condizionale, prima di attribuire a una persona parole tanto nette vorrei leggerle in un documento e non nell’interpretazione di qualcuno».
Nella notte tra il 17 e il 18 agosto l’Ucraina ha lanciato un nuovo massiccio attacco con droni nella regione di Mosca. Più di 600 i velivoli a pilotaggio remoto diretti verso la capitale russa, circa 180 quelli intercettati e distrutti, come ha fatto sapere il sindaco il sindaco di Mosca Sergey Sobyanin.
Tre feriti e almeno 5 mila persone rimaste senza elettricità
Un ufficio anagrafe, un negozio e le finestre di un edificio residenziale sono stati danneggiati dalla caduta di detriti di un drone a Kolomna, dove un uomo ha riportato ferite. Inoltre «nel distretto di Ramenskoye una bambina di 10 anni è rimasta ferita dopo che un drone è caduto su un’abitazione» e «nel distretto di Bogorodsky, una donna ha avuto bisogno di cure mediche dopo essere stata ferita da detriti», ha scritto su Telegram il governatore della oblast’ Andrey Vorobyov. Le conseguenze più gravi dell’attacco sono state registrate nel distretto di Pavlovsky Posad: un’abitazione privata è andata a fuoco nel villaggio di Kuznetsy e il tetto di un condominio ha preso fuoco a Pavlovsky Posad. A Noginsk, inoltre, un drone ha colpito un magazzino di Wildberries, principale rivenditore online del Paese. Secondo Mosoblenergo, una delle più grandi aziende pubbliche di distribuzione di energia elettrica nella regione di Mosca, oltre 5 mila persone e 46 strutture di pubblica utilità nel distretto sono rimaste senza corrente.
Un proiettile ha colpito una nave nello stretto di Hormuz. Lo ha riferito l’Agenzia britannica per le operazioni di commercio marittimo, che monitora la sicurezza delle navi e dei marittimi in tutto il mondo. L’imbarcazione, la cui bandiera non è stata identificata, è stata colpita «da un proiettile non identificato mentre effettuava un transito in uscita» dallo Stretto. Si registra un ferito tra i membri dell’equipaggio, che è stato assistito dalla Guardia Costiera dell’Oman, Paese che condivide con l’Iran le acque territoriali nello Stretto. L’agenzia non ha fornito la posizione esatta dell’imbarcazione colpita.