Eurovision 2026, la guida: date, dove vederlo, scaletta, Paesi in gara e quando canta Sal Da Vinci

È tutto pronto a Vienna per l’Eurovision Song Contest 2026. La kermesse musicale, che verrà ospitata nella capitale austriaca per la terza volta (dopo le edizioni del 1967 e del 2015), quest’anno compie 70 anni. La città si è aggiudicata il diritto di organizzare il contest grazie alla vittoria di JJ nel 2025. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno presso la Wiener Stadthalle, una delle arene più importanti d’Europa. Ecco tutto ciò che c’è da sapere su date, orari, Paesi in gara e canali dove vedere la competizione.

Eurovision Song Contest 2026: quando e dove vederlo

Il calendario segue il format tradizionale articolato in tre serate. La prima semifinale si terrà martedì 12 maggio 2026, la seconda semifinale giovedì 14 maggio 2026, mentre la finale è in programma per sabato 16 maggio 2026. Anche quest’anno la Rai
garantirà una copertura completa dell’evento. Le due semifinali saranno trasmesse in diretta alle 21 su Rai 2, mentre la finale andrà in onda su Rai 1 sempre in prima serata. Sarà inoltre possibile seguire tutte le serate in simulcast su RaiPlay, Rai Radio2 e RaiPlay Sound. La telecronaca italiana sarà affidata a Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini, mentre la conduzione internazionale a Victoria Swarovski e Michael Ostrowski.

Eurovision Song Contest 2026: i Paesi in gara

L’edizione 2026 vedrà la partecipazione di 35 Paesi, un numero inferiore rispetto agli anni precedenti. La riduzione è dovuta ai ritiri annunciati da Spagna, Irlanda, Islanda, Slovenia e Paesi Bassi, in dissenso con la decisione di non escludere Israele dalla competizione. Alla finale accederanno i 20 Paesi qualificati attraverso le due semifinali, ai quali si aggiungeranno i cinque membri storici del Big Five — Italia, Francia, Germania, Regno Unito — e l’Austria, qualificata automaticamente in quanto Paese ospitante.

Eurovision Song Contest 2026: la scaletta della prima semifinale

Ecco l’elenco dei Paesi in gara durante la prima semifinale, con i rispettivi cantanti e titoli delle canzoni:

  • Moldavia, Satoshi con Viva, Moldova!
  • Svezia, Felicia con My System
  • Croazia, Lelek con Andromeda
  • Grecia, Akylas con Ferto
  • Portogallo, Bandidos do Cante con Rosa
  • Georgia, Bzikebi con On Replay
  • Finlandia, Linda Lampenius & Pete Parkkonen con Liekinheitin
  • Montenegro, Tamara Živković con Nova zora
  • Estonia, Vanilla Ninja con Too Epic to Be True
  • Israele, Noam Bettan con Michelle
  • Belgio, Essyla con Dancing on the Ice
  • Lituania, Lion Ceccah con Sólo quiero más
  • San Marino, Senhit feat. Boy George con Superstar
  • Polonia, Alicja con Pray
  • Serbia, Lavina con Kraj mene

Nel corso della serata si esibiranno anche due dei cinque artisti che sono di diritto in finale, ovvero Sal Da Vinci per l’Italia e Sarah Engels per la Germania.

Eurovision Song Contest 2026: la scaletta della seconda semifinale

Questi invece i Paesi che gareggeranno durante la seconda semifinale:

  • Bulgaria, Dara con Bangaranga
  • Azerbaigian, Jiva con Just Go
  • Romania, Alexandra Căpitănescu con Choke Me
  • Lussemburgo, Eva Marija con Mother Nature
  • Repubblica Ceca, Daniel Žižka con Crossroads
  • Armenia, Simón con Paloma rumba
  • Svizzera, Veronica Fusaro con Alice
  • Cipro, Antigoni con Jalla
  • Lettonia, Atvara con Ēnā
  • Danimarca, Søren Torpegaard Lund con Før vi går hjem
  • Australia, Delta Goodrem con Eclipse
  • Ucraina, Leléka con Ridnym
  • Albania, Alis con Nân
  • Malta, Aidan con Bella
  • Norvegia, Jonas Lovv con Ya Ya Ya

Si esibiranno poi i restanti tre artisti che sono di diritto in finale, ovvero Monroe (Francia), Cosmó (Austria) e Look Mum No Computer (Regno Unito).

Hantavirus, tutti i casi confermati Paese per Paese

Mentre sta per concludersi l’evacuazione della MV Hondius e in Italia quattro persone sono finite in isolamento, restano otto i casi confermati di hantavirus, contratti o trasmessi a bordo della nave da crociera, prossima a ripartire dalle Canarie verso i Paesi Bassi. Ad essi se ne aggiungono due definiti «probabili» dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tre le vittime, sei i Paesi coinvolti.

Paesi Bassi

Tra le vittime ci sono due olandesi, marito e moglie. L’uomo, 70 anni, ha manifestato i sintomi il 6 aprile ed è poi deceduto l’11 aprile: la sua salma è stata recuperata durante la sosta a Sant’Elena della MV Hondius dal 22 al 24 aprile. Visto che non stato effettuato alcun test per l’hantavirus, l’Oms parla di caso probabile. A Sant’Elena erano sbarcati diversi passeggeri: tra essi anche la vedova 69enne dell’uomo, che in seguito ha preso un aereo per il Sudafrica, per poi salire il 25 aprile su un volo KLM da da Johannesburg ad Amsterdam. Ma è stata fatta sbarcare dall’aereo prima del decollo a causa delle sue condizioni di salute: positiva all’hantavirus, è morta poi in ospedale lo stesso giorno. Il terzo caso olandese, confermato, riguarda il medico di bordo della MV Honidus, che ha manifestato i sintomi il 30 aprile. Il 6 maggio è stato evacuato nei Paesi Bassi dopo la sosta a Capo Verde. Le sue condizioni sono stabili.

Hantavirus, tutti i casi confermati Paese per Paese
L’aeroporto militare, dove sono atterrati i cittadini olandesi che erano a bordo della MV Hondius (Ansa).

Germania

La terza vittima dell’hantavirus è una donna tedesca, morta il 2 maggio a bordo della MV Hondius. Aveva la febbre dal 28 aprile e aveva sviluppato una polmonite: test effettuati nei Paesi Bassi hanno confermato l’infezione da hantavirus. La sua salma si trova ancora sulla nave da crociera.

Francia

In Francia sono state rimpatriate cinque passeggere: una di esse, ha fatto sapere la ministra della Salute Stephanie Rist, è risultata positiva all’hantavirus e «le sue condizioni sono peggiorate durante la notte». La donna aveva iniziato a manifestare sintomi durante il volo di rientro e, assieme agli altri quattro connazionali, è stata trasferita all’ospedale Bichat di Parigi.

Hantavirus, tutti i casi confermati Paese per Paese
L’ospedale Bichat di Parigi (Ansa).

Stati Uniti

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani degli Stati Uniti ha comunicato che uno dei 17 cittadini americani rimpatriati è risultato lievemente positivo al virus, ma in modo asintomatico, mentre un altro manifesta sintomi del contagio, ma per ora è negativo. Washington, a differenza di Parigi, ha spiegato che i cittadini statunitensi che erano a bordo della MV Hondius non saranno necessariamente sottoposti a quarantena.

Regno Unito

Sono due i cittadini britannici risultati positivi al virus, mentre un terzo è considerato un caso probabile. Il primo contagiato è stato evacuato il 27 aprile dall’isola di Ascensione al Sudafrica, dove è stato ricoverato in terapia intensiva. Il secondo, un membro dell’equipaggio, è stato invece evacuato da Capo Verde nei Paesi Bassi il 7 maggio: le sue condizioni sono stabili. Il caso probabile aveva lasciato la MV Hondius il 14 aprile, quando la nave si trovava nell’arcipelago di Tristan da Cunha.

Svizzera

Un altro contagiato è invece svizzero: l’uomo, sbarcato a Sant’Elena il 22 aprile, è tornato in patria il 27 via Sudafrica e Qatar. Ha iniziato a manifestare sintomi il primo maggio: curato in isolamento, è poi risultato positivo all’hantavirus.

Hantavirus, come stanno le quattro persone poste in quarantena in Italia

È stato posto in quarantena obbligatoria una delle quattro persone che – dirette verso Roma – si trovavano sul volo KLM da Johannesburg a Amsterdam sul quale era salita per pochi minuti la donna olandese poi morta di hantavirus, contratto a bordo della MV Hondius. Si tratta di un marittimo 24enne di Torre del Greco (Napoli): lo ha disposto il sindaco Luigi Mennella, il quale ha firmato un’ordinanza in cui si stabilisce per il giovane un periodo di isolamento di 45 giorni, l’invito a restare in una stanza singola con bagno dedicato, il costante monitoraggio della temperatura e l’utilizzo di una mascherina Ffp2 in presenza di altre persone.

Campania, Toscana, Calabria e Veneto: le Regioni coinvolte

Gli altri tre passeggeri sono sotto osservazione e in isolamento volontario. Una donna (cittadina straniera), che si trova attualmente a Firenze, «è stata posta in regime di quarantena precauzionale in attesa degli accertamenti clinici necessari a verificare l’eventuale contrazione del virus», aveva spiegato l’assessora regionale alla salute Monia Monni. «Lo scopo della quarantena è precauzionale. I medici mi dicono che se continuasse a non avere alcun sintomi, già la prossima settimana noi al 95 per cento potremmo dare come positivamente sviluppata l’osservazione, che comunque termina l’8 di giugno. La signora collabora e quindi io ringrazio anche di questo», ha dichiarato il governatore toscano Eugenio Giani. In isolamento precauzionale anche un altro passeggero italiano, il 25enne calabrese Federico Amaretti, che ha spiegato di non aver alcun sintomo e di aver iniziato la quarantena a casa dei genitori. A Padova si trova poi il quarto passeggero coinvolto: si tratta di un cittadino sudafricano, tenuto sotto stretta osservazione, che non presenta alcun sintomo e gode di buona salute. Come fa sapere la Ulss 6 Euganea, è stato sottoposto a prelievi di sangue, inviati poi all’Inmi Spallanzani di Roma.

Il contatto con la turista olandese non è stato ravvicinato o prolungato

«I quattro passeggeri sono stati rintracciati, le informazioni sono state inviate alle Regioni che procederanno ad avviare tutte le procedure di sorveglianza attiva, ci risulta che non hanno sintomi, la passeggera che poi è deceduta era seduta in una fila lontana ed è stata a bordo del volo per poco tempo». Lo aveva spiegato il 9 maggio al Tg1 Mara Campitiello, capo del dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del Ministero della Salute. Secondo quanto riportato dal dicastero, il contatto tra la passeggera tedesca e i quattro italiani sarebbe avvenuto durante le operazioni di imbarco e non risulterebbe essere stato né ravvicinato, né prolungato, visto che sul velivolo erano in una fila lontana rispetto a quella della donna deceduta.

Caso Minetti, i magistrati valutano interrogatori all’estero

I magistrati della procura generale della Corte d’Appello di Milano stanno valutando interrogatori all’estero in merito alle nuove verifiche sugli elementi che hanno portato alla grazia per Nicole Minetti. Lo si apprende dalla stessa procura. Intanto il Fatto Quotidiano ha riportato le dichiarazioni di una donna che avrebbe lavorato come massaggiatrice nella tenuta di Minetti e del suo compagno in Uruguay, secondo la quale l’ex politica non avrebbe mai cambiato stile di vita rispetto agli anni in cui era in Italia. «Sono io la testimone dei festini con le escort a Punta del Este. Nicole ha continuato a fare quello per cui era stata condannata in Italia, il favoreggiamento della prostituzione», ha detto la donna, Graciela Mabel De Los Santos Torres, al giornale.

Il racconto: «Nella tenuta politici, imprenditori e ragazze minorenni, sono anche stata molestata»

Graciela ha lavorato per 20 anni nella tenuta uruguayana e ha detto di aver visto passare da lì modelle, imprenditori, politici e ragazze, anche minorenni. «All’inizio era un ambiente diverso: feste, modelle, gente ricca. Poi, col tempo, tutto è diventato altro. Un sistema. Un posto dove arrivavano continuamente ragazze da Brasile, Argentina, Italia per ricchi imprenditori, politici e ospiti importanti. Prima c’erano le presentazioni, gli imprenditori, il jet set argentino, brasiliano ed europeo. Poi restavano gli amici di casa. E lì iniziavano alcool, droga e sesso». Secondo il suo racconto, era Nicole a scegliere le ragazze: «Pensava al loro aspetto, dall’abbigliamento da indossare al parrucchiere.Tutti la temevano. Quando arrivava lei cambiava il clima, anche tra le ragazze era di paura». La donna ha infine affermato di aver anche subito molestie: «Giuseppe pretendeva massaggi sempre più intimi. A un certo punto mi chiese apertamente massaggi erotici. Quando mi rifiutai iniziarono i problemi. E Nicole Minetti era lì, presente e indifferente. Smisero di chiamarmi. Da un giorno all’altro mi sostituirono con un’altra massaggiatrice disposta a fare quello che io non volevo fare».

Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno

Alla fine Alessandro Giuli è entrato nel mood di chi non deve più niente a nessuno. I tempi di osservanza al diktat meloniano, dopo aver dovuto fare a meno a inizio mandato del suo primo capo di gabinetto Francesco Spano (ai Fratelli evidentemente non andava giù il suo essere «pederasta» e comunista), paiono essere terminati. Giuli – che già ha animatamente discusso con Pietrangelo Buttafuoco sul dossier Biennale, scaricato amabilmente la direttorissima Beatrice Venezi al suo destino e battibeccato con Matteo Salvini che aveva criticato sui social la sua decisione di non presenziare all’inaugurazione della Biennale – ha deciso di procedere con un suo personale repulisti che è anche una completa desangiulizzazione (e demelonizzazione?) del ministero di via Collegio romano. Così, via Emanuele Merlino, emblema del potere di Giovanbattista Fazzolari. E, per lanciare un altro segnale a via della Scrofa, via anche Elena Proietti Trotti, che era in quota Arianna Meloni.

Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno

Nei corridoi di FdI dicono che «facendo così, non verrà messo nelle liste elettorali dei candidati alle prossime politiche». Chissà se a Giuli interessa davvero entrare in Parlamento dopo l’esperienza di ministro… Intanto mentre al MiC si registra l’ennesimo terremoto, la sottosegretaria Lucia Borgonzoni che fa? Si prepara a volare a Cannes dove sarà presentato il festival Italian Global Series. La leghista, che a fine 2025 era arrivata ai ferri corti con il ministro, è pronta a presentare in anteprima alcuni highlight del programma della seconda edizione dell’iniziativa che si terrà a Rimini e Riccione, luoghi a lei carissimi, dal 3 all’11 luglio. L’incontro, dal titolo “From Italy’s Riviera to Cannes. The Series Season Starts Here”, si terrà lunedì 18 maggio al Lucia Beach di Variety. Sì, Lucia Beach. Borgonzoni interverrà insieme alla presidente dell’Apa, l’Associazione Produttori Audiovisivi, Chiara Sbarigia – che un anno fa aveva presentato le dimissioni dalla presidenza di Cinecittà, si disse, su spinta di Giuli – alla madrina Matilde Gioli e al direttore artistico Marco Spagnoli.

Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
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Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno

Report indaga su Daniela Porro, “scortata” da un ex Unità

Report ha indagato sulle proprietà di Claudio Lotito, patron della Lazio e senatore di Forza Italia: nel mirino la supervilla romana, a Porta Latina, dove sono stati compiuti lavori edili importanti, e l’attività (o l’inattività?) della soprintendenza guidata da Daniela Porro. L’inviato di Sigfrido Ranucci Luca Chianca ha tentato di intervistare Porro al Maxxi, dove era intenta a parlare con la presidente Emanuela Bruni: a fare da barriera “fisica” al giornalista c’era l’addetto stampa di Porro, Luca Del Fra, che una volta, ovvero una ventina di anni fa, scriveva su l’Unità, dando spazio alle proteste della Cgil. Altri tempi, quando Del Fra attaccava i governi di destra…

Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno

La gentilezza del possibile candidato Mario Calabresi

A Roma si parla di Mario Calabresi, ex direttore di Stampa e Repubblica e co-fondatore di Chora media. Dicono che lui ha buone chance di essere candidato sindaco alle prossime elezioni comunali milanesi, una prova di campo largo. Intanto ha preso spazi sulla tv dei vescovi: Paola Cortellesi, Alessandro Barbero, Stefano Mancuso, Cristiana Capotondi, Nicola Zingaretti sono tra i protagonisti della sua nuova serie podcast, Sulla gentilezza, disponibile su Play2000, la piattaforma on demand di Tv2000 e radio inBlu2000, ogni domenica. Si tratta di una «personale indagine sulla gentilezza», la serie è di Fondazione Amplifon e Chora Media, promossa e raccontata dallo stesso Calabresi.

Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Mario Calabresi (Imagoeconomica).

Il governo del Regno Unito vuole nazionalizzare British Steel

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha affermato che il suo governo intende nazionalizzare British Steel. L’annuncio è arrivato in un discorso-arringa seguito alla pesante sconfitta alle elezioni locali, che ha scatenato un’ondata di richieste di dimissioni da parte dei parlamentari laburisti. Già nel 2025 l’esecutivo aveva utilizzato una legislazione d’emergenza per assumere il controllo dell’acciaieria, nel timore che la capogruppo cinese Jingye stesse svendendo il suo stabilimento di Scunthorpe dopo aver interrotto le importazioni di coke. Starmer ha affermato che il governo e Jingye non sono riusciti a raggiungere un accordo per una vendita commerciale. «Posso quindi annunciare che questa settimana verrà presentata una legge che conferirà al governo i poteri, subordinati al superamento del test di interesse pubblico, per assumere la piena proprietà nazionale di British Steel», ha spiegato.

Crans-Montana, il presidente del Canton Ticino attacca l’Italia: «Rapporti ai minimi storici»

I rapporti tra Svizzera e Italia «sono ai minimi storici». Lo ha scritto il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Claudio Zali, in un articolo pubblicato dal Mattino della domenica, affermando che dietro alle tensioni tra Roma e Berna per Crans-Montana, in realtà, ci sarebbe il nodo dei ristorni per i transfrontalieri.

Dito puntato contro il governo e l’ambasciatore in Svizzera

«Non possiamo ignorare la campagna estremamente negativa nei confronti della Svizzera dovuta ai tragici eventi del Vallese, e non mi riferisco al giornalismo di infima qualità della vicina penisola, ma alle ripetute esternazioni del rappresentante istituzionale della Repubblica italiana nel nostro Paese, e cioè l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, il quale si è espresso in modi assolutamente inaccettabili, forse sapendo di essere a fine carriera», ha scritto Zali.

Crans-Montana, il presidente del Canton Ticino attacca l’Italia: «Rapporti ai minimi storici»
Gian Lorenzo Cornado (Imagoeconomica).

Zali: «Crans-Montana è solo un corollario aggiuntivo»

Scrivendo di «uscite che non ci si aspetta da parte di un Paese che si ritiene amico», Zali ha poi aggiunto che il rogo di Crans-Montana, in cui sono morti sei italiani, «non è il principale motivo di attrito», ma «solo un corollario aggiuntivo». Se «la situazione continua a peggiorare», ha spiegato, è perché l’Italia «intende sottrarsi agli accordi internazionali stipulati con la Svizzera e recentemente rivisti con l’accordo sui frontalieri, applicando ai “vecchi” frontalieri un’imposta supplementare giustificata con il pretesto di una tassa sulla salute». E poi: «Sembrerebbe che la Confederazione Elvetica intenda prostrarsi in ginocchio davanti all’Italia e che sarebbe quindi pronta a convalidare questa ennesima forzatura giuridica. Come sempre, sarà il Ticino a doverne pagare il prezzo».

L’Italia si è costituita parte civile nel processo per il rogo

La Repubblica Italiana si è costituita parte civile nel procedimento penale sull’incendio di Capodanno. Ribadendo «la ferma richiesta di ristoro contro tutti i soggetti civilmente responsabili», visto che «il coinvolgimento delle autorità locali nella genesi dell’evento sia considerato estremamente verosimile», Palazzo Chigi ha spiegato che la decisione è stata motivata «dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti». Ad aprile l’ospedale di Sion ha inviato a tre famiglie di feriti italiani le fatture relative alle spese sanitarie sostenute per la cura dei ragazzi nei giorni immediatamente successivi al rogo: gli importi indicati sono compresi tra 15 mila e 60 mila franchi svizzeri, che all’incirca è la stessa somma in euro. Dopo che Giorgia Meloni si era detta «scioccata», il presidente della Confederazione Elvetica Guy Parmelin aveva assicurato che «le persone rimaste ferite nell’incendio di Crans-Montana e le loro famiglie, indipendentemente dal luogo di residenza, non dovranno sostenere alcuna spesa per le cure mediche prestate negli ospedali svizzeri subito dopo la catastrofe».

Garlasco, Stasi: «Chiara non mi parlò mai di avance o di telefonate da Sempio»

Sentito dagli inquirenti il 20 maggio 2025, Alberto Stasi disse che Chiara Poggi non gli aveva mai parlato di Andrea Sempio, né di presunti approcci sessuali legati a strane chiamate telefoniche ricevute. Lo riportano diversi quotidiani. Per la procura di Pavia le tre brevi telefonate fatte tra il 7 e l’8 agosto 2007 da Sempio a casa Poggi, quando a casa c’era solo Chiara, rappresentano un indizio contro il nuovo indagato per il delitto di Garlasco.

Garlasco, Stasi: «Chiara non mi parlò mai di avance o di telefonate da Sempio»
Andrea Sempio in un frame dell’intervista a Verissimo su Canale 5, l’11 gennaio 2026 (Ansa).

«Non l’ha fatto. Ragionando in termini più astratti e generici, forse dipende dalla circostanza cioè, se in quel momento l’avesse reputato importante magari me l’avrebbe detto, oppure se non era distratta da altre cose, cioè da fattori che forse è difficile oggi mettere in campo», disse a verbale Stasi, condannato a 16 anni e all’epoca del delitto fidanzato della vittima, confermando invece di aver sentito dalla vittima di avance ricevute da un collega.

Garlasco, Stasi: «Chiara non mi parlò mai di avance o di telefonate da Sempio»
Chiara Poggi (Ansa).

Stasi: «Sempio? Non sapevo neanche esistesse»

Alla domanda se Chiara le avesse mai parlato di Sempio, amico del fratello Marco, la risposta di Stasi era stata secca: «No, no». Aveva inoltre affermato di non sapere nulla del nuovo indagato («Mai visto, mai sentito, non sapevo neanche esistesse»), confermando dunque di non aver mai nutrito sospetti su di lui, almeno prima di leggere le Sit messe a disposizione dalla procura di Vigevano. Interpellato sulla possibilità che Marco Poggi fosse a conoscenza dell’esistenza di alcuni video intimi della coppia, aveva risposto così: «Oggi non mi ricordo, ma direi di no. Tendo a escluderlo». I video intimi, secondo la procura, potrebbero essere il movente dell’omicidio.

Taste of Roma 2026, Fagianeria presenta Ègelato

Nel corso di Taste of Roma 2026, Fagianeria ha presentato il nuovo Ègelato firmato da Cirio Agricola di Andrea Benetton, nato per valorizzare autenticità della materia prima, controllo diretto della filiera e cultura del latte. La presentazione è avvenuta durante il festival internazionale dedicato all’alta cucina, conclusosi domenica 10 maggio 2026 al Gazometro di Roma dopo cinque giorni di degustazioni, incontri e nuove tendenze gastronomiche, confermandosi uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al mondo del food contemporaneo.

Il latte rappresenta il vero asse del progetto

Presentato durante il weekend della manifestazione, Ègelato nasce dall’approccio integrato della Filiera Bianca di Cirio Agricola, modello produttivo fondato sulla continuità naturale dei processi e sulla circolarità delle risorse. Un sistema che unisce coltivazioni sostenibili, allevamento di una mandria frisona secondo elevati standard di benessere animale e tecnologie 4.0, fino alla produzione del latte, materia viva che attraversa l’intera filiera. Il latte rappresenta infatti il vero asse del progetto. Insieme alla panna costituisce circa l’80 per cento della ricetta di Ègelato e proviene direttamente dalla filiera interna, riducendo al minimo i passaggi intermedi e preservando freschezza, caratteristiche organolettiche e identità del prodotto.

Il gelato non è solo un prodotto finale ma l’espressione autentica della cultura produttiva da cui nasce

«La qualità nasce dal controllo diretto della filiera. Conoscere ogni passaggio, dall’allevamento alla trasformazione, significa offrire un prodotto autentico, riconoscibile e coerente con il nostro territorio. Ègelato è la sintesi di questo approccio. Pochi ingredienti, origine certa, identità forte», ha spiegato Andrea Benetton.

Taste of Roma 2026, Fagianeria presenta Ègelato
Andrea Benetton.

Il debutto è avvenuto attraverso il gusto più identitario del progetto, Èlatte, un fior di latte puro e riconoscibile, pensato per raccontare senza mediazioni l’origine agricola del prodotto. Una scelta che mette al centro la materia prima e risponde alla crescente domanda di trasparenza, semplicità e qualità da parte dei consumatori. Con Ègelato, Fagianeria rafforza il proprio posizionamento su qualità, filiera corta e identità agricola, portando nel mondo del gelato un approccio in cui produzione, allevamento e trasformazione diventano parte di un unico ecosistema. Un progetto che interpreta il gelato non solo come prodotto finale, ma come espressione autentica dell’origine del latte e della cultura produttiva da cui nasce.

Ministero del lavoro, Antonio Teti nominato nel Comitato nazionale sull’IA

Nuovo incarico istituzionale per Antonio Teti, nominato componente del Comitato per la definizione di una strategia sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito lavorativo istituito presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. La nomina è stata formalizzata attraverso il decreto ministeriale n. 51/2026. Insieme a lui sono stati designati, come parte dello stesso organo creato per analizzare l’impatto delle nuove tecnologie sul mercato occupazionale e supportare la definizione di linee guida strategiche per il Paese, Luciano Pietronero, Giuliano Noci, Luca Oneto, Vincenzo Lomonaco, Ivana Pais, Leopoldo Mondauto e Stefano Menghinello. Tra gli obiettivi principali del comitato rientrano la promozione di un utilizzo etico, responsabile e inclusivo dell’intelligenza artificiale, oltre alla definizione di modelli capaci di accompagnare imprese, lavoratori e istituzioni nella trasformazione digitale. Professore presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti e Pescara, Teti è anche responsabile del settore Sistemi informativi e innovazione tecnologica dell’ateneo, responsabile per la Transizione digitale di ateneo per l’Agid (Agenzia per l’Italia digitale) e delegato del responsabile della Conservazione dati dell’ateneo.

Ucraina, no dell’Ue a Schröder negoziatore: «Lobbista russo»

Commentando le parole di Vladimir Putin sul possibile coinvolgimento di Gerhard Schröder nei colloqui per porre fine alla guerra in Ucraina, l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha detto che «dare il diritto alla Russia di scegliere i negoziatori europei non sarebbe molto saggio». All’arrivo al Consiglio Esteri, Kallas ha inoltre definito l’ex cancelliere tedesco «lobbista di alto profilo per le aziende statali russe», aggiungendo che Putin lo vorrebbe perché, visti i suoi trascorsi e i legami con il Cremlino, «siederebbe a entrambe le parti del tavolo».

Ucraina, no dell’Ue a Schröder negoziatore: «Lobbista russo»
Kaja Kallas (Ansa).

I legami col Cremlino e la ‘candidatura’ da parte di Putin

Poco dopo aver abbandonato la carriera politica, Schröder ha accettato la nomina di Gazprom a capo del consorzio Nord Stream AG, che si è occupato della costruzione dell’omonimo gasdotto tra la Russia e la Germania, promosso negli anni da cancelliere socialdemocratico (1998-2005). Poi è stato un lobbista del suo raddoppio Nord Stream 2 – mai entrato in funzione – quando al suo posto era subentrata Angela Merkel. Successivamente è stato nominato presidente di Rosneft, società russa operante nel settore petrolifero e del gas naturale. «Penso che la guerra stia finendo. Come negoziatore preferirei Schröder», aveva detto Putin sabato 9 maggio, rispondendo ai giornalisti nel Giorno della Vittoria.

Ucraina, no dell’Ue a Schröder negoziatore: «Lobbista russo»
Vladimir Putin (Ansa).

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Sciopero trasporto aereo 11 maggio 2026: orari, voli coinvolti e fasce di garanzia

Possibili disagi lunedì 11 maggio 2026 per i viaggiatori a causa di uno sciopero nazionale del trasporto aereo che coinvolge il personale della compagnia EasyJet ma anche quello di diverse aziende che lavorano nei servizi di terra e di sicurezza in vari aeroporti italiani, come Roma Fiumicino e Ciampino, Milano Malpensa, Napoli, Palermo e Cagliari. Il personale di EasyJet e quello che lavora negli aeroporti romani per conto dell’azienda pubblica Enav ha aderito allo sciopero per più ore, dalle 10 alle 18. In questo caso l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, ha pubblicato sul suo sito una lista dei voli garantiti. L’agitazione è stata indetta da diversi sindacati (Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta e Anpac) che protestano contro lo stallo delle trattative per il rinnovo del contratto di categoria e, in generale, contro condizioni di lavoro che considerano inadeguate. I voli saranno regolari nelle fasce garantite dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21.

Hantavirus: peggiora una passeggera francese, positivo anche uno statunitense

La nave da crociera MV Hondius, su cui si è sviluppato un focolaio di hantavirus, ha raggiunto Tenerife nella mattinata di domenica 10 maggio, nonostante la contrarietà di Fernardo Clavijo, governatore delle Canarie. A bordo «stanno tutti bene», ha assicurato la ministra spagnola della Salute Monica Garcia. Ma intanto è arrivata la notizia di due nuovi contagi: sono infatti risultati positivi all’hantavirus una passeggera francese e uno americano. Il virus finora ha fatto tre vittime: una coppia olandese e una donna tedesca.

Hantavirus: peggiora una passeggera francese, positivo anche uno statunitense
La nave MV Hondius (Ansa).

Proseguono le operazioni di rimpatrio dei passeggeri

Dalla nave MV Hondius, operata da Oceanwide Expeditions e ancorata nelle acque del porto industriale di Granadilla, ieri sono stati evacuati i 14 passeggeri spagnoli, che faranno la quarantena all’ospedale militare di Madrid. Poi è stata la volta di quelli olandesi, francesi, britannici e turchi: in tutto più di 90 persone. A bordo sono rimasti i membri dell’equipaggio e una cinquantina di passeggeri tra australiani, zelandesi e statunitensi. Oggi sono previsti i voli che li riporteranno a casa. Poi la nave lascerà le Canarie per far definitivamente ritorno nei Paesi Bassi.

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Hantavirus: peggiora una passeggera francese, positivo anche uno statunitense
Passeggeri olandesi della MV Hondius al rientro nei Paesi Bassi (Ansa).

Peggiorate le condizioni di una passeggera francese

Come detto, è arrivata la notizia di altri due contagiati. In Francia sono state rimpatriate cinque passeggere: una di esse, ha fatto sapere la ministra della Salute Stephanie Rist, è risultata positiva all’hantavirus e «le sue condizioni sono peggiorate durante la notte». La donna aveva iniziato a manifestare sintomi durante il volo di rientro. Le cinque persone rimpatriate sono stati immediatamente posti in isolamento rigoroso e trasferiti all’Ospedale Bichat di Parigi. Nel Paese, ha aggiunto Riste, sono stati identificati «22 casi di contatto stretto o indiretto» legati al contagio da hantavirus. Queste persone non si trovavano a bordo della nave MV Hondius, ma su voli effettuati dai passeggeri della crociera tra Sant’Elena e Johannesburg o tra Johannesburg e Amsterdam.

Positivo anche un passeggero proveniente dagli Stati Uniti

Dalla Francia agli Stati Uniti, il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani Usa ha comunicato che uno dei 17 cittadini americani rimpatriati è risultato lievemente positivo al virus, aggiungendo che «presenta attualmente sintomi lievi». Washington, a differenza di Parigi, ha spiegato che i cittadini statunitensi che erano a bordo della MV Hondius non saranno necessariamente sottoposti a quarantena. L’Oms ha classificato tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio come “contatti ad alto rischio”, raccomandando una sorveglianza medica attiva per 42 giorni.

In Australia in sei faranno la quarantena in una struttura usata durante il Covid

Sei passeggeri destinati a lasciare oggi la MV Hondius (quattro australiani, una persona con il permesso di soggiorno in Australia e un neozelandese) saranno messi in quarantena in Australia per almeno tre settimane, in una struttura predisposta per l’isolamento a nord di Perth, che era stato utilizzato durante la pandemia di Covid. Lo ha reso noto l ministro della salute australiano Mark Butler, in una conferenza stampa. Nessuno dei sei passeggeri ha sintomi.

L’Iran respinge il piano Usa: «Richieste eccessive»

L’Iran ha respinto il piano degli Stati Uniti per la fine della guerra, secondo quanto riportato dai media di Teheran. La proposta americana, riferisce la tv statale Press Tv, «avrebbe significato la sottomissione alle eccessive richieste» del presidente Donald Trump. E ancora: «Il piano iraniano sottolinea la necessità che gli Usa paghino riparazioni di guerra e riafferma la sovranità dell’Iran sullo Stretto di Hormuz. Teheran ha ribadito la necessità della fine delle sanzioni e del rilascio dei beni e delle proprietà sequestrate al Paese». Pronta la risposta del presidente statunitense ad Axios: «Non mi piace la loro lettera. È inappropriata. Non mi piace la loro risposta». Il tycoon si è tuttavia rifiutato di scendere nei dettagli sui contenuti della risposta stessa, attesa per giorni dagli Usa. La Casa Bianca sperava che le posizioni di Teheran mostrassero ulteriori progressi verso un accordo, ma la reazione iniziale di Trump è sembrata indicare l’esatto contrario.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia

Fratelli coltelli d’Italia. L’ultima puntata della serie post referendum dipinge uno scenario inedito nella guerra tra bande interna al partito di Giorgia Meloni. Iniziato con le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi (fazione Fazzolari), proseguito con la rimozione di Daniela Santanchè (fazione La Russa), il conflitto si sposta in ‘casa’ di Alessandro Giuli.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia
Alessandro Giuli (Ansa).

La controffensiva di Giuli: via Merlino e Proietti

Il ministro-dandy, finito nel mirino per la gestione dei casi Venezi e Biennale, cerca di rialzare la testa e reagisce punendo i suoi, ovvero defenestrando il capo della segreteria tecnica, Emanuele Merlino, e la segretaria particolare, Elena Proietti. Il primo pagherebbe per i mancati finanziamenti al docufilm su Giulio Regeni, stigmatizzati come «inaccettabili» dal ministro nei giorni scorsi. La seconda, viene riferito, non si sarebbe presentata in aeroporto, ‘bucando’ una missione di Giuli a New York. Il problema è che Merlino è ritenuto vicinissimo a Giovanbattista Fazzolari (ancora lui), mentre Proietti è consigliera comunale a Terni e responsabile del dipartimento regionale del Turismo per Fratelli d’Italia.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia
Emanuele Merlino (Imagoeconomica).

I silenzi dopo l’indiscrezione del Corriere

La notizia dei licenziamenti viene fatta filtrare di domenica, poco dopo pranzo, tramite il sito del Corriere della sera. E fino a sera nessuno conferma ufficialmente che i decreti di revoca degli incarichi siano stati già firmati da Giuli, come riportato dal quotidiano online. Il ministro non risponde. E i suoi collaboratori sostengono di non avere elementi per confermare né smentire (salvo, poi, nel corso del pomeriggio cancellare ogni traccia dei messaggi ai cronisti). Fonti governative di maggioranza che frequentano il Collegio romano sostengono che i decreti non sono ancora stati firmati. E così anche da Palazzo Chigi ambienti vicini a Fazzolari instillano il dubbio che i provvedimenti non siano ancora definitivi. Insomma, tutto fa pensare a una soffiata ai giornali per far saltare l’operazione decisa da Giuli.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia
Giovanbattista Fazzolari (Imagoeconomica).

Lollobrigida cerca (inutilmente) di gettare acqua sul fuoco

Poi, poco dopo le 20.30, arriva la nota di Francesco Lollobrigida. Il ministro parla a titolo di capo delegazione di FdI nel governo e l’intento del comunicato è quello di gettare acqua sul fuoco: i licenziamenti sono liquidati come «normali avvicendamenti» al MiC. Ma l’effetto è esattamente l’opposto. In primo luogo perché, in quasi quattro anni di governo, non si ricorda un intervento di Lollobrigida a ‘sanare’ crepe interne all’esecutivo cosi evidenti da far apparire la situazione tanto grave. E poi perché le parole del titolare dell’Agricoltura non sono in alcuno modo rassicuranti.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia
Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

«Il ministro Giuli ha ritenuto, come è d’altronde suo diritto, modificare l’assetto della sua segreteria. Non è né la prima volta che accade in questo come nei governi che ci hanno preceduto. Il gabinetto deve corrispondere alle esigenze funzionali, almeno per alcuni ruoli direttamente dipendenti dal ministro, a un rapporto di totale sintonia. Anche per questo la legge consente modifiche basate esclusivamente sul rapporto fiduciario nell’incarico specifico», premette Lollobrigida, la cui addetta stampa è stata per anni la sorella di Giuli, Antonella (ora all’ufficio stampa della Camera). Dicendosi «certo che il collega Giuli saprà individuare le persone più idonee a ricoprire i ruoli in linea con il presupposto fiduciario, oltre che di competenza», Lollobrigida sottolinea che Merlino e Proietti sapranno «essere utili in altri ruoli nell’ambito istituzionale» poiché «la loro esperienza e capacità sono», per quanto lo riguarda, «indiscusse». In altre parole, difende Giuli e cerca di placare la fronda Fazzolari promettendo una ricollocazione dei defenestrati. Insomma, la puntata è finita ma la saga è appena iniziata. Pop corn per le opposizioni.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?

Il 5 maggio il Teatro La Fenice di Venezia era tirato a lucido per un evento. Non si festeggiava la defenestrazione di Beatrice Venezi dalla direzione musicale del teatro, no. Si celebrava, invece, l’apertura della filiale italiana della società turca Iki Dakika creative house, una media company specializzata nella produzione di serie tivù brevi dedicate ai consumi attraverso lo smartphone, e quindi in modalità di visione verticale.

Anche Netflix introduce novità nella sua app mobile

L’iniziativa è arrivata a breve distanza dall’annuncio di Maria De Filippi, che, attraverso la sua casa di produzione Fascino, ha lanciato Witty Drama, progetto pensato per le mini-serie tivù verticali (short drama) da guardare sullo smartphone e attraverso i social network.
D’altronde, se persino un gigante come Netflix si muove introducendo nella sua app mobile un feed di video verticali, brevi, personalizzati, utilizzando un linguaggio familiare a TikTok, significa che qualcosa sta davvero cambiando nell’industria dei contenuti.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?
Anche Netflix pensa ai formati verticali (foto Unsplash).

In forte crescita la visione di contenuti sullo smartphone

E un paio di dati possono bene spiegare la trasformazione. L’ultimo rapporto Censis sui media testimonia, per esempio, che nel 2025 gli utenti della televisione in Italia sono il 93,2 per cento della popolazione. Tuttavia, la tivù tradizionale pesa per il 79,5 per cento, 3,6 punti in meno del 2024 (e 13,6 punti in meno del 2007), mentre gli utenti della tivù satellitare sono stabili al 47,8 per cento. Bene la web tivù al 62 per cento, e in forte crescita proprio la mobile tivù, al 38,6 per cento, con 3,7 punti in più del 2024.

Un mercato che vale già 11 miliardi di dollari (Cina esclusa)

Quindi si guarda la televisione in mobilità, ossia sul telefonino, e perciò con una visione verticale, un po’ come da approccio abituale quando si maneggia uno smartphone. C’è un business in netta crescita: il mercato mondiale (Cina esclusa) dell’intrattenimento e della serialità pensata ad hoc in verticale vale, secondo Omdia, circa 11 miliardi di dollari nel 2025, con una proiezione a 14 miliardi nel 2026. A cui aggiungere il mercato cinese, che in base ad alcune stime avrebbe già toccato gli 11 miliardi di dollari annui.

I costi di produzione restano piuttosto bassi

D’altronde i micro-drama, le serie short-form già ora registrano, in mobilità, un tempo di visualizzazione superiore a quello di Netflix o Disney+, con una narrazione, ovviamente, non di grande qualità, fatta di episodi che si chiudono con un colpo di scena per mantenere alto il coinvolgimento e stimolare la visione della puntata successiva, mentre i costi di produzione restano piuttosto bassi e i ricavi arrivano sia da pubblicità e da branded content, sia da micro-pagamenti per sbloccare i nuovi episodi.

Linguaggio mobile-first e alta intensità emotiva

Come spiegano da Iki Dakika creative house, il loro è «un modello narrativo e produttivo innovativo, costruito su episodi brevi di genere drama, comedy, romance, thriller e youth, linguaggio mobile-first e alta intensità emotiva. La società è infatti il primo studios interamente dedicato alle vertical short-form series ed è pure il produttore della prima serie drama verticale turca distribuita esclusivamente sui social media, senza app dedicate o piattaforme ott».

Sviluppo di titoli originali anche nel nostro Paese

La fondatrice, Ilkin Kavukcu, ha inoltre annunciato che Iki Dakika creative house avvierà presto la produzione di una nuova serie originale in Italia, per sviluppare titoli originali nel nostro Paese, ricordando che la società turca, con le sue produzioni social-first, ha raggiunto 390 milioni di visualizzazioni, 24 milioni di utenti unici, oltre 3 milioni di like e interazioni e più di 615 mila condivisioni, superando quota 600 milioni di visualizzazioni complessive e 100 milioni di minuti visti per le sue serie principali.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?
Una società turca specializzata in serie tivù brevi pensate per il consumo su smartphone sbarca in Italia (foto Unsplash).

Insomma, il formato 16:9 potrebbe presto lasciare il posto al verticale 9:16. E d’altronde anche il regista Peter Greenaway lo diceva, con la giusta dose di umorismo: «Gli uomini per secoli hanno realizzato la loro arte in formato orizzontale, per poi guardarla dalle loro finestre, dunque in formato verticale».

Il formato verticale cambia proprio i canoni della narrazione

L’importante, da un punto di vista produttivo, è non avere un approccio pigro, per esempio continuando semplicemente a trasformare in 9:16 qualcosa di pensato e girato in orizzontale. Un errore enorme, perché il formato verticale cambia proprio i canoni della narrazione. Infatti, sottolineano i promotori del Vertical movie festival (la nona edizione è in programma a Roma, alla Casa del cinema, dal 30 settembre al primo ottobre 2026), «il cinema orizzontale, quello di sempre, è inclusivo. Al contrario, quello verticale è escludente: un primo piano riempie lo schermo ed esclude tutto il resto. Si tratta di un formato che mette, letteralmente, al centro la figura umana, la stacca dal contesto. Le sceneggiature devono essere scritte diversamente. Puoi entrare più facilmente nella mente dei personaggi e non ci sono inquadrature che li mettono in relazione. Perciò la scrittura deve dare il tempo ai protagonisti di relazionarsi tra loro».

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma

È un pasticcio di cui si parla da un paio di settimane ma ancora non se ne viene a capo. Domenica 17 maggio, alle 17, è prevista la finale degli Internazionali Bnl d’Italia, dove si spera giochi e vinca Jannik Sinner. Nel medesimo pomeriggio, però, è previsto anche il derby capitolino Roma-Lazio, che è sempre una partita seguitissima in città, con l’aggiunta che, essendo in finale di stagione, entrambe le squadre si giocano la partecipazione alle competizioni europee: Champions ed Europa League.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Jannik Sinner (Ansa).

Spostare il derby Roma-Lazio? Sia mai!

Il derby era previsto alle 15, ma si sovrappone alla finale degli Internazionali: l’area del Foro Italico rischia di essere invasa da 60 mila spettatori per il calcio e altri 10 mila per il tennis. Troppi. In un primo tempo si era proposto di spostare il derby il giorno dopo, lunedì sera alle 20.45, ma entrambe le società, Roma e Lazio, si sono opposte. Poi si è parlato di anticipare il match alle 12.30 di domenica, ma qui sono intervenuti questore e prefetto sostenendo che il grande problema di gestione dell’ordine pubblico rimane. Troppo pericoloso. Problema che potrebbe presentarsi anche nella serata di mercoledì 13, quando all’Olimpico si giocherà la finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter e, in contemporanea, le partite notturne degli Internazionali, ma di questo quasi non si parla. L’attenzione di tutti è concentrata sul derby, perché la questione ancora non si scioglie. «Credo che sarebbe il caso di fare la finale del tennis la domenica e il derby lunedì alle 20.45. Si sarebbe potuto organizzare meglio», ha detto nelle ultime ore l’assessore capitolino ai Grandi eventi, Alessandro Onorato. Ma una decisione finale ancora non c’è. 

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Reda Belahyane della Lazio e Lorenzo Pellegrini della Roma durante il derby del 21 settembre 2025 (Ansa).

Binaghi rispolvera la guerra tra racchetta e pallone

La vicenda ha però riacceso i riflettori sulla guerra ormai in corso tra calcio e tennis. Il presidente di Federtennis, Angelo Binaghi, uno con un bel caratterino, sta col fucile puntato. «Lo spostamento del derby? Che la finale si sarebbe giocata quel giorno a quell’ora si sa da due anni. Credo che questa possa essere la volta buona in cui il calcio si renda conto che bisogna programmare il campionato tenendo conto che a Roma ci sono gli Internazionali e a Torino le Atp Finals», ha tuonato. Non è la prima volta che calcio e tennis si incrociano a Roma, ma questa volta Binaghi si è innervosito più del solito. Perché, come lui stesso ha sottolineato, «il tennis in Italia ormai è pronto a superare il calcio, quindi meritiamo più rispetto».

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Il campo centrale degli Internazionali di tennis (Ansa).

Il presidente della Fitp ne ha per tutti, compreso Malagò

Che Binaghi stia vivendo il suo momento di gloria e che un po’ goda della disfatta della Nazionale e della Federcalcio è abbastanza evidente, come emerso pure dalla conferenza stampa di presentazione degli Internazionali. Parole che poi ha ribadito in un’intervista al Foglio. «Una ventina d’anni fa noi facemmo una rivoluzione. Nel calcio non accadrà perché non ci sono le condizioni. Il governo in questi anni ha continuato a sostenere economicamente il calcio ben oltre i suoi meriti e valorizzando oltremodo la sua rilevanza sociale. E purtroppo si sono visti i risultati», ha affermato il presidente della Fitp. Che poi sorride quando sente girare il nome di Giovanni Malagò per la presidenza della Figc. «Se diventerà presidente farà quello che ha sempre fatto, diventerà amico di tutti, farà tutti contenti allargando il suo consenso, ma non farà alcuna rivoluzione, che necessita di due cose: le idee e la disponibilità a prendere decisioni impopolari, fino a rendersi antipatico. Io se mi accorgo di essere troppo simpatico, mi preoccupo…», ha tagliato corto Binaghi. 

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Angelo Binaghi (Imagoeconomica).

Il tennis tallona il calcio: i numeri del boom

Del resto i numeri degli ultimi anni parlano chiaro. La Fitp vanta 1 milione e 254 mila tesserati nel 2025 contro 1 milione 497 mila della Figc. Gli italiani che praticano tennis o padel l’anno scorso sono stati circa 6 milioni e 200 mila, contro i 6 milioni e 500 mila del calcio. Il sorpasso è a portata di mano. E Binaghi sta vivendo una personale rivincita della racchetta sul pallone, soprattutto grazie al momento d’oro con Sinner, numero uno al mondo, e altri tre giocatori nei primi 20 del ranking. Mentre dall’altra parte il calcio annaspa, con la nazionale esclusa dal terzo Mondiale di fila e i club che nelle competizioni europee non toccano palla, nel vero senso della parola. Non solo: quest’anno gli Internazionali potrebbero essere i più seguiti di sempre: l’obiettivo è superare quota 400 mila spettatori (393.671 nel 2025). Altro traguardo è superare l’impatto economico di 1 miliardo di euro per la città (894 milioni nel 2025), mentre il fatturato Fitp ha raggiunto il record di 243.459.085 euro. Anche per questo Binaghi pretende più rispetto dal mondo pallonaro, che invece sembra comportarsi come se nulla fosse accaduto.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Il Presidente Sergio Mattarella con Angelo Binaghi presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Luciano Buonfiglio, presidente del Coni e Andrea Abodi, ministro per lo Sport (Ansa).

Il silenzio assordante di Sport & Salute

In questa diatriba sul derby, poi, c’è da registrare l’assordante silenzio di Sport & Salute, la società pubblica che gestisce tutta l’area del Foro Italico, quindi i diretti interessati della faccenda. Dal presidente Marco Mezzaroma (amico personale di Giorgia Meloni) neanche una parola, mentre l’ad Diego Nepi quando venne presentato il calendario di Serie A avanzò legittime critiche. «Non si può mettere il derby di Roma quando c’è la finale degli Internazionali, danneggia tutti e non si fa sistema», la sua accusa a inizio campionato. Poi da Sport & Salute più nulla, con la patata bollente rimasta in mano alla Fitp, alla Roma, alla Lazio, al questore e al prefetto. 

Biennale, chiusi “anti-Israele” una ventina di Padiglioni nazionali

Chiusura “anti Israele” di una ventina di padiglioni nazionali, tra i Giardini e l’Arsenale, alla Biennale di Venezia. Finora l’elenco comprende Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e Arti Applicate, ma la lista è in aggiornamento. Ad annunciarlo è stato il canale Telegram Global Project. La mobilitazione è promossa, tra gli altri, dal collettivo Anga – Art not genocide alliance. «Questo pomeriggio alle 16.30 è previsto il corteo che da Via Garibaldi punterà a raggiungere il padiglione israeliano all’Arsenale, contro il genocidio e la militarizzazione dell’economia, per i diritti di lavoratrici e lavoratori e in solidarietà con gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago e Saif, detenuti ora in Israele», ricorda sempre il canale Telegram.

Il Pentagono ha iniziato la pubblicazione dei documenti sugli Ufo

Nell’ambito del programma voluto da Donald Trump “Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters”, che punta a rendere più trasparenti le conoscenze del governo Usa in merito ai cosiddetti “fenomeni aerei non identificati”, il Pentagono ha pubblicato una serie di file inediti – in tutto 161 – tra cui alcuni relativi alle missioni spaziali Apollo 1, del 1969, e Apollo 17, del 1972. Il Dipartimento della Difesa anche messaggi scambiati tra il Pentagono e la Nasa.

Il Pentagono ha iniziato la pubblicazione dei documenti sugli Ufo
Uno dei file diffusi dal Pentagono (Ansa).

In una delle foto, scattata dalla superficie lunare e in bianco e nero, si vedono ad esempio tre minuscoli puntini nel cielo. Un altro documento, invece, riporta l’interrogatorio dell’Fbi a una persona identificata come pilota di droni che, a settembre del 2023, aveva riferito di aver avvistato in cielo «un oggetto lineare» con una luce talmente intensa da permettere di «distinguere delle fasce all’interno della luce stessa».

Il Pentagono ha iniziato la pubblicazione dei documenti sugli Ufo
Uno dei file diffusi dal Pentagono (Ansa).

Hegseth: «È ora che gli americani vedano coi propri occhi»

«Questi documenti, a lungo classificati, hanno alimentato speculazioni giustificate, ed è ora che il popolo americano li veda con i propri occhi. La pubblicazione di questi documenti declassificati dimostra il sincero impegno dell’Amministrazione Trump per una trasparenza senza precedenti», ha dichiarato il segretario alla Difesa Pete Hegseth. «Il materiale qui archiviato riguarda casi irrisolti, ovvero casi per i quali il governo non è in grado di giungere a una conclusione definitiva sulla natura dei fenomeni osservati», si legge sul sito del Pentagono. «Ciò può verificarsi per diverse ragioni, tra cui la mancanza di dati sufficienti, e il Dipartimento della Difesa accoglie con favore l’applicazione di analisi, informazioni e competenze provenienti dal settore privato». E poi: «Continueremo a pubblicare rapporti separati sui casi di UAP risolti, come previsto dalla legge. Sotto questa Amministrazione, perseguiremo la verità e condivideremo i nostri risultati con il popolo americano».

Omicidio di Diabolik, assolto in appello il presunto killer

I giudici della Corte d’appello di Roma, ribaltando la condanna all’ergastolo del primo grado, hanno assolto l’argentino Raul Esteban Calderon, accusato dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli. Il capo ultrà della Lazio, noto con il soprannome di “Diabolik“, fu ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto del 2019, nel parco degli Acquedotti: Calderon è stato assolto «per non aver commesso il fatto».

La condanna all’ergastolo era arrivata a marzo del 2025

A marzo 2025 i giudici della Terza Corte di Assise di Roma avevano condannato all’ergastolo Calderon, con una sentenza arrivata dopo oltre cinque ore di camera di consiglio. I giudici non avevano riconosciuto il metodo mafioso per l’omicidio da parte di Calderon (per l’accusa vero nome Gustavo Alejandro Musumeci), avvenuto nell’ambito della guerra tra bande per conquistare il mercato della droga della Capitale.