Bergamo, misure di sicurezza eccezionali per Atalanta-Hapoel Tel Aviv

Sono state messe in campo misure di sicurezza eccezionali a Bergamo, dove alle 20:30 di giovedì 20 agosto 2026, presso la New Balance Arena, l’Atalanta si scontrerà con l’Hapoel Tel Aviv nella partita di andata delle qualificazioni di Conference League. Secondo quanto riporta il Corriere, saranno schierati 350 agenti (anche se i numeri non sono ufficiali). Il ministero dell’Interno ha poi concesso che arrivino rinforzi anche da altre città, l’utilizzo di un elicottero e di apparecchiature anti drone. L’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) ha inoltre emesso un Notam (Notice to air mission), cioè un avviso speciale ai piloti che prevede il divieto di sorvolo sopra lo stadio a ogni tipo di velivolo, compresi i droni. Il divieto è iniziato già nel pomeriggio di mercoledì 19 agosto e resterà valido fino a quando lo stadio non sarà vuoto.

Controlli più rigidi agli ingressi dello stadio

Oltre alla consueta ordinanza contro la vendita di alcolici, il comune ne ha emesse altre. Una riguarda il divieto di sosta, con rimozione forzata, su tutte le vie attorno allo stadio. Un’altra ordina la chiusura dalle ore 17.00 di viale Giulio Cesare da piazzale Oberdan e di via Lazzaretto nel tratto compreso tra via Crescenzi e via Baioni (tutte vie vicine allo stadio), per evitare che la tifoseria locale e quella ospite entrino in contatto e per garantire corridoi d’uscita liberi da auto. Più rigidità anche per entrare allo stadio. La questura ha chiesto all’Atalanta di aumentare il numero degli assistenti agli ingressi e i controlli anche su striscioni e bandiere, comprese quelle della Palestina, che sono state vietate. I cancelli apriranno alle 18.30, due ore prima dell’inizio.

Malumori leghisti pure per il Gran Premio di Monza: le pillole del giorno

«Ma quale Pontida, qua a settembre pensiamo tutti a Monza, alla Formula 1», commentano a denti stretti i leghisti incalzati sulla crisi del partito e del segretario Matteo Salvini. Visto che il pratone caro a Umberto Bossi quest’anno potrebbe trasformarsi in una conta tra i fedelissimi del capo e i riottosi nordisti, meglio pensare alle gioie dei motori. Gioie per modo di dire, però. Come riporta Monza Today, infatti, nella città natale del “nostalgico sognante” Massimiliano Romeo, i lumbard masticano amaro. La segretaria cittadina Roberta Gremignani, ex campionessa di rally, ha criticato duramente il Monza fuori Gp, una sorta di Fuori Salone che accompagna la gara, a causa della drastica limitazione dei dehor dei locali nel centro storico. Ma oltre il danno – con i commercianti «in ginocchio» – c’è pure la beffa: la tradizionale conferenza stampa di presentazione della gran premio il primo settembre non si terrà come sempre all’autodromo ma a Milano. Dove? Nella sede Aci, cioè a “casa” di Geronimo La Russa. Un affronto doppiamente insopportabile, perché arrivato da un alleato. Sullo “scippo” è intervenuta con un video sui social pure Martina Sassoli consigliera regionale e comunale di Noi Moderati di cui è pure vice-coordinatrice lombarda. «Mi aspetto che tra un po’ non ci sarà più la Monaca di Monza, ma quella di Brera o di Isola», commenta sarcastica. «Con l’organizzazione della storica conferenza di presentazione non più nella sala stampa dell’Autodromo, ma a Milano nella sede dell’Aci, Monza decide di abdicare al proprio ruolo centrale anche per il suo Gran Premio. Dimostrazione della debolezza del sindaco Pilotto, che decide di non essere primo cittadino ma gregario. Dispiace, un po’ alla volta stiamo perdendo la nostra monzesità». Sassoli si complimenta con La Russa jr che l’ha spuntata: «Probabilmente con una guida di centrodestra della città di Monza, non sarebbe stato questo l’epilogo».

Con queste tensioni, qualcuno tra i leghisti andrà a caccia di inviti per il Gp per vie alternative, pur di non chiedere il pass per il settore autorità a La Russa jr. «Che poi ci si mette a parlare di politica, e con quello che sta succedendo adesso nella Lega è meglio di no», si sibila. «In questo clima di sospetto, basta un niente per essere accusati di voler cambiare casacca e passare a Fratelli d’Italia». Meglio andare a chiedere un posto in tribuna vip agli sponsor, non c’è dubbio.

Mulè e Antonello da Messina

Voleva portare l’Ecce Homo di Antonello da Messina in Sicilia: Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei Deputati, aveva avuto una buona idea, chiedendo di riportare l’opera acquistata dallo Stato sull’Isola, ma l’incredibile furto avvenuto a Messina ha congelato la proposta. Il colpo, per il forzista, è stato pesante: «Ho aspettato alcuni giorni per intervenire sul caso dei capolavori di Antonello da Messina rubati dal Museo regionale della città dello Stretto come si fa quando bisogna elaborare un lutto. Il furto delle opere del genio siciliano corrisponde, infatti, per quanto mi riguarda ad aver perso una persona cara. L’amore verso Antonello mi aveva spinto, solo un paio di mesi fa, a sollecitare e ottenere dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che l’Ecce Homo ospitato nel museo dell’Aquila dopo essere stato acquistato meritoriamente dallo Stato Italiano venisse trasferito a Palermo per trovare posto accanto all’Annunciata di Antonello», ha scritto sui social Mulè. Meglio lasciare l’opera a L’Aquila, al momento.

Anche la Finlandia è pronta a rimandare in Italia i “dublinanti”

Dopo Germania, Svizzera e Austria, anche la Finlandia si prepara a rimandare in Italia i “dublinanti”, ovvero i migranti che non sono di sua competenza: il ministero dell’Interno di Helsinki ha fatto sapere che «i trasferimenti sulla base del nuovo Patto Ue per l’asilo sono attualmente in fase di preparazione». Si allunga così la lista dei Paesi che intendono riprendere i trasferimenti dei richiedenti asilo che, secondo le regole Ue, devono essere presi in carico dall’Italia. Dal 5 dicembre 2022 – data della circolare del Viminale che ha bloccato i rientri – al 31 dicembre 2025 sono state in tutto 80 mila le richieste all’Italia di presa in carico dei cosiddetti “dublinanti”. Domande che sono state perlopiù inevase.

Cosa si intende per “dublinanti”

Il termine “dublinanti” identifica i richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato in cui sono stati identificati si spostano in un altro Paese. Il Regolamento di Dublino II del 2003 prevede che i migranti debbano essere riportati nello Stato in cui sono stati identificati la prima volta e a cui spetta la gestione della domanda. Nel 2025 l’Italia è risultata il Paese europeo destinatario del maggior numero di richieste di trasferimento.

San Paolo camerata, sacerdoti contro Vannacci: «Rispetti le Sacre scritture»

11 sacerdoti italiani hanno scritto una lettera contro Roberto Vannacci che aveva etichettato San Paolo come “camerata”, chiedendogli di non piegare l’apostolo a logiche totalitarie e portare più rispetto per la storia della Chiesa. Le Sacre scritture, sostengono, non devono prestarsi ad alcun manifesto politico. Il leader di Futuro nazionale, ricordano, aveva definito l’apostolo Paolo come un camerata richiamando «un fantomatico principio economico paolino che troverebbe fondamento sulle parole dell’apostolo delle genti “chi non vuol lavorare neppure mangi” per giustificare l’abolizione o il forte ridimensionamento dei sussidi sociali».

Il testo della lettera

«Egregio generale Vannacci», si legge nella lettera , «Le scriviamo come sacerdoti, quotidianamente impegnati a servire il Vangelo, per esprimere il nostro profondo dissenso e sconcerto di fronte alle sue recenti dichiarazioni». «Orbene, – scrivono – associare la figura di San Paolo a un termine storicamente legato a ideologie totalitarie e di parte – per di più all’interno del programma di una fazione politica – rappresenta una grave e inaccettabile strumentalizzazione della fede. Si tratta di una lettura anacronistica che nega la natura profonda della missione dell’apostolo». «Come sacerdoti – aggiungono – non possiamo assistere in silenzio al tentativo di arruolare i santi della Chiesa sotto le bandiere del dibattito elettorale, né di vederli accostati a slogan di partito pronunciati nelle aule delle istituzioni. La figura di San Paolo appartiene a tutti ed è un patrimonio di salvezza universale che scuote le coscienze, non un simbolo da piegare alle retoriche di parte». Di qui l’invito a «rispettare la sacralità delle Scritture e la storia della Chiesa, ricordando le parole stesse dell’apostolo: “Nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno quello degli altri”. Le Sacre Scritture non si prestano a essere ridotte a un manifesto politico».

Mps, nel piano di Lovaglio anche una supercedola per i soci

in corso a Siena il consiglio di amministrazione di Mps chiamato ad analizzare le opzioni strategiche messe a punto dal ceo Luigi Lovaglio e dagli advisor della banca (Ubs, Goldman Sachs, Kbw e Vitale) per trovare un’alternativa all’opas da 30,6 miliardi di euro di Intesa Sanpaolo. Come filtra da ambienti finanziari, oltre alla doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali – nel secondo caso potrebbe entrare in gioco la quota del 13,2 per cento di Generali detenuta da Mps attraverso Mediobanca – c’è anche l’ipotesi della distribuzione di un dividendo straordinario agli azionisti del Monte.

L’accusa della giornalista Angela Camuso: avance da Ranucci in occasione di un colloquio

Non c’è pace per Sigfrido Ranucci. La giornalista e scrittrice Angela Camuso – che lavora per Fuori dal coro e collabora con La Verità – ha raccontato a Il Tempo di aver ricevuto da parte del conduttore di Report messaggi vocali e scritti che avrebbero oltrepassato i confini di un rapporto esclusivamente professionale: sarebbe successo tra il 2018 e il 2019, quando aveva cercato di entrare nella squadra della trasmissione di Rai 3, proponendosi come inviata e presentando idee per possibili servizi. Camuso

Camuso: «Da Ranucci abuso di potere»

La denuncia di Camuso è avvenuta tramite una lettera inviata al quotidiano romano e indirizzata, nei fatti, a Ranucci, al quale si rivolge direttamente. «Credo che se sei il conduttore di Report non puoi permetterti di fare delle avance a una bella giornalista venuta nel tuo ufficio in cerca di lavoro. Non lo puoi fare, perché quella giornalista tu non l’hai mica incontrata casualmente, chessò, in un locale notturno o a una festa. L’hai ricevuta nel tuo ufficio alla sede Rai di via Teulada e lei ti ha contattato inviandoti il curriculum, non foto provocanti o altro per sedurti», scrive Camuso: «Si chiama abuso di potere. Si chiama approfittarsi del proprio ruolo. Si chiama, Sigfrido, sfruttare i sogni». Nella lettera Camuso ricostruisce i vari passaggi: «In risposta ai miei messaggi in cui mi proponevo come inviata hai mandato un vocale di complimenti sul mio fisico, commentando la foto del mio profilo WhatsApp, per dirmi che ero in grande forma». E poi: «Non ero esattamente l’Olgettina di turno ma a te, Sigfrido, evidentemente, delle mie qualità professionali non importava. Avevi un ruolo e l’hai sfruttato per altri scopi. Hai chiuso il tuo vocale mandandomi un bacio con voce languida e io feci finta di niente». All’epoca Camuso aveva già collaborato con diverse testate e lavorato con Milena Gabanelli per Reportime su Corriere.it.

L’accusa della giornalista Angela Camuso: avance da Ranucci in occasione di un colloquio
Sigfrido Ranucci (Ansa).

Dopo questo primo approccio, avvenuto a dicembre del 2018, i due si sarebbero incontrati il 9 febbraio 2019 in via Teulada: «La sera, il riscontro del colloquio fu un tuo messaggio in cui mi chiedevi come stavo. Alle 21:30. Scrivevi quindi che avevo gli occhi luminosi e altre cose stupide, per me inutili, tipo che ero l’unica cosa bella che avevi visto quel giorno». Dopo un ultimo messaggio del 23 febbraio 2019, nel quale Ranucci le avrebbe proposto di vedersi «a sera inoltrata», cosa che poi non si era concretizzata, i rapporti tra i due giornalisti – spiega Camuso – erano tornati «sul piano lavorativo, cordiali». A distanza di anni, però, è arrivata la lettera a Il Tempo: «Speravo che tu, Sigfrido, fossi diverso. Invece hai seguito le tue voglie, calpestando i sogni».

Montaruli (FdI): «Fatto gravissimo»

Dopo la pubblicazione della lettera di Camuso sono arrivate le prime reazioni. «Il caso delle pesanti denunce mosse contro Ranucci, pubblicate oggi da Il Tempo, per avances non richieste durante un colloquio di lavoro, è gravissimo. Purtroppo, dobbiamo rilevare che non si tratta di un episodio isolato», ha dichiarato la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli, vicepresidente della Commissione Vigilanza Rai: «Siamo di fronte all’ennesima ombra su colui che si è sempre posto come un baluardo dell’etica del Servizio Pubblico. Mi chiedo se la sinistra e i collettivi femministi continueranno a voltarsi dall’altra parte».

Dalla Corea del Nord possibile missile balistico verso il Mar del Giappone

La Corea del Nord ha effettuato il lancio di un oggetto che potrebbe essere un missile balistico verso il Mare del Giappone. L’hanno riportato sia l’ufficio del primo ministro giapponese Sanae Takaichi sia il ministero degli Esteri. La premier ha sottolineato che il governo è impegnato nella raccolta e nell’analisi delle informazioni, nel garantire la sicurezza di aerei e navi e nell’adottare misure di sicurezza nell’eventualità di situazioni impreviste. I fatti arrivano a pochi giorni dall’annuncio da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo a un suo incontro con il leader di Pyongyang, Kim Jong Un, entro la fine dell’anno. Il tycoon ha ribadito di avere «una buona relazione» con il leader nordcoreano, in nome della quale ha anche ordinato al Pentagono di ridurre la scala delle esercitazioni congiunte Usa-Corea Del Sud.

La benzina torna sopra i 2 euro anche sulla rete stradale

La benzina è tornata sopra quota 2 euro al litro anche sulla rete stradale. È quanto si legge su Osservaprezzi carburanti, il sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che permette di consultare in tempo reale i prezzi dei carburanti praticati presso gli impianti di distribuzione situati nel territorio nazionale, come comunicati dagli esercenti.

Il prezzo medio “self service”: 2,002 euro al litro

Il prezzo medio self service lungo la rete stradale nazionale sale a 2,002 euro al litro per la benzina (ieri era 1,997) e a 2,116 euro al litro per il gasolio (ieri 2,107). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self service è di 2,077 euro al litro per la benzina (ieri 2,074) e 2,186 per il gasolio (ieri 2,178). E dalla prossima settimana, a meno di nuove misure varate dal governo, non ci sarà nemmeno più il sollievo del taglio delle accise.

Raid russo notturno su Kyiv: almeno 13 morti e 40 feriti

Nuovo massiccio attacco russo su Kyiv. Nella notte tra mercoledì 19 e giovedì 20 agosto 2026 Mosca ha colpito la capitale ucraina con missili balistici, missili da crociera e droni, causando un bilancio di 13 morti e 40 feriti secondo quanto riportato dal presidente Volodymyr Zelensky. Danni, oltre che nella regione di Kyiv, anche in quelle di Odessa e Chernihiv. «Nella capitale sono stati danneggiati edifici residenziali, tra cui un grattacielo i cui piani superiori sono stati distrutti, oltre a un ospedale pediatrico e una scuola», ha scritto Zelensky su X. Il sindaco della città ha confermato che i piani alti di un condominio di nove piani sono crollati e hanno preso fuoco. Alcune zone dei quartieri di Sviatoshynsky e Solomyansky sono rimaste senza elettricità. «Nella regione di Odessa il nemico ha effettuato un attacco con droni contro un valico di frontiera con la Moldavia. Nella regione di Chernihiv, ha preso di mira le infrastrutture del gas», ha aggiunto Zelensky.

Allerta anche in Polonia e Romania

Gli attacchi su Kyiv hanno provocato reazioni di sicurezza anche negli Stati membri della Nato confinanti. Il comando militare polacco ha dichiarato di aver mobilitato velivoli e attivato le difese aeree per proteggere lo spazio aereo del Paese, in particolare nelle aree al confine con l’Ucraina. Il ministero della Difesa rumeno ha affermato che i sistemi radar hanno rilevato bersagli aerei vicino al confine ucraino durante la notte, provocando il decollo di due caccia spagnoli impegnati in missioni Nato e di un elicottero dell’aeronautica rumena. Il ministero ha aggiunto che un drone è entrato nello spazio aereo rumeno vicino a Galati prima di schiantarsi in una zona disabitata nella contea di Tulcea.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti

La crisi del salvinismo e della Lega è l’argomento politico dell’estate. In molti, fuori e dentro il partito, raccontano e cercano di capire le ragioni dello scontro tra ‘nordisti’ e ‘lealisti’, mai così aspro finora. Da una parte ci sono il vecchio partito, i governatori attuali ed ex – Attilio Fontana, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti – insieme alla Lega lombarda e alle segreterie storicamente più rappresentative vale a dire Bergamo, Brescia e Varese. Dall’altra, il nuovo corso, inaugurato da Matteo Salvini nel 2013, partito più ‘leggero’, nazionalista e sovranista, composto in larga parte da fedelissimi al capo.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Lo spartiacque della morte del Senatur

Ma quel che nessuno sottolinea è che questa crisi profonda si consuma a pochi mesi dalla morte di Umberto Bossi, scomparso il 19 marzo scorso. Un po’ come se si fosse creato uno spartiacque: c’è un ‘prima di Bossi’ e un ‘dopo Bossi’. Come se con la morte del fondatore non avessero più retto gli argini. Nella prima estate dell’era d.B (dopo Bossi, appunto) la Lega si è rotta. Si è sfaldata come in quelle famiglie in cui, morto il nonno, improvvisamente saltano psicologicamente tutti i freni, con i cugini che litigano per l’eredità e smettono di parlarsi. Non che il Senatur negli ultimi anni della sua vita godesse di una vera considerazione. Dopo le dimissioni della primavera del 2012, Bossi è stato bistrattato dal partito. Sostanzialmente perdonato dai militanti per gli scandali sui fondi irregolari, il vecchio capo è stato evocato e usato quando faceva comodo, mentre Salvini non gli ha mai perdonato di essersi candidato contro di lui alle primarie del 2013 (che peraltro vinse, 82 per cento contro il 18).

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Matteo Salvini e Umberto Bossi nel 2013 (Imagoeconomica).

Dalla Lega a due teste a partito schizoide

Un tempo formazione leninista, come amava definirla Roberto Maroni per la ferrea gerarchia, da tempo nella Lega convivono due partiti. Il congresso federale dell’anno scorso a Firenze lo ha reso plastico, come L43 fece notare. Nella prima parte dell’assise si erano concentrati gli interventi dei fedelissimi che avevano chiesto a Salvini di tornare al Viminale; nella seconda parte, i governatori e i ministri non avevano minimante accennato alla questione. Ecco, la Lega dei primi mesi d.B non è più a due teste. La Lega post Bossi ha tendenze schizoidi.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Roberto Maroni e Umberto Bossi (Imagoeconomica).

Salvini chiuso nel bunker mentre i big tentennano

Salvini si è chiuso nel bunker con qualche fedelissimo e non molla la segreteria, resistendo alla discesa nei sondaggi, e agli errori inanellati uno dietro l’altro a partire dal Papeete del 2019. Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli cercano di sopravvivere a questa stagione come sono sopravvissuti a tutte quelle precedenti senza dare un reale contributo da ‘saggi’ quali potrebbero essere. Luca Zaia continua a rinviare ogni decisione sul suo futuro, incollato alla sua comfort zone veneta, e senza alcuna voglia di farsi in quattro per salvare il partito. Ciclicamente si ‘risveglia’ e propone una reazione. Ma alla fine il risultato è sempre lo stesso: lanciare il sasso e tirare indietro la mano. Lo sanno bene i militanti bresciani che avevano cominciato a raccogliere le firme per farlo diventare segretario: un’iniziativa mai decollata perché l’ex doge si è nuovamente tirato indietro.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Romeo pensa al suo sogno, Molinari non tocca palla

Poi c’è Fontana, l’Attilio da Varese, storico amico di Bobo Maroni. Quando era sindaco girava la città giardino in Porsche, e continua a comportarsi da ricco avvocato. Visto che non ha nulla da perdere, è l’unico che ora riporta senza peli sulla lingua quel che sente dire a ogni festa di partito: Salvini ha stufato. E i capigruppo al Senato e alla Camera? Massimiliano Romeo conosce Salvini da una vita (è stato prima di lui fidanzato con Giulia Martinelli, capo segreteria di Fontana e, appunto, ex di Salvini). È uno dei pochi che ha il coraggio di dire le cose in faccia al segretario. Ma si mormora che non pensi ad altro che a realizzare il suo sogno: diventare governatore lombardo. Ha anche accelerato la pubblicazione di un libro sulla Lega, pubblicizzato da un video in cui chiede un ritorno al ‘celodurismo’ con un vistoso Rolex al polso.

Riccardo Molinari invece sembra affetto dalla sindrome di Stoccolma. Prigioniero di Salvini, che a taccuini chiusi critica da anni, è l’unico dirigente che in questa fase non riesce a toccare palla.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Riccardo Molinari (Imagoeconomica).

Lorenzo Fontana difende il capo ma punta su Stefani

Chi, seppur solitamente silente, questa volta si è sbilanciato è il presidente della Camera Lorenzo Fontana che ha chiesto più rispetto per il segretario. Ma a chi lo incontra privatamente, Fontana confida che Matteo dovrebbe farsi da parte. Quando vivi nel disordine da troppo tempo, è il ragionamento che fa in privato, poi ne subisci le conseguenze. Sarebbe ora di fare spazio ai giovani, afferma spesso Fontana.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Lorenzo Fontana (Imagoeconomica).

E nella mente del presidente della Camera c’è un nome in particolare: Alberto Stefani da Borgoricco, sua creatura che vorrebbe a tutti i costi come segretario federale. Veniamo poi a Claudio Durigon. Lo scorso giugno ha tentato di portare a termine una difficile trattativa tra Zaia e Salvini. Il testo dell’accordo che avrebbe dovuto dar vita a una formazione nordista è stato stracciato dal segretario. E ora il vicesegretario si trova a criticare gli stessi (Zaia & Co) che cercava di coinvolgere.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Alberto Stefani (Imagoeconomica).

La comunicazione e la “fabbrica del retroscena”

L’altro capitolo riguarda la comunicazione del partito: la nuova gestione, guidata da Davide Vecchi e Cristiano Bosco, è finita nel mirino dei critici per i troppi errori (scivoloni sui provvedimenti approvati e sulla morte di Franco Baresi quando era ancora vivo). Negli ultimi giorni si è arrivato addirittura alla fabbrica del retroscena. È stato chiesto ad alcuni fedelissimi di intervenire in difesa del segretario nella chat usata per le comunicazioni di servizio del consiglio federale. Nessuno dei componenti nordisti è intervenuto, ma lo staff di Salvini ha screenshottato gli interventi costruiti ad hoc girandoli alla stampa. E alcune testate sono cadute nel tranello riportando queste frasi come se fossero un retroscena vero, non un’operazione architettata appositamente. Una mossa che non ha portato a molto mentre il caos aumenta a mano a mano che ci si avvicina alla scadenza del raduno di Pontida. E aumentano anche i nervosismi di Salvini e le pretese sull’operato del governo. Mentre i nordisti rassicurano sulla tenuta dell’esecutivo. Anche se la nuova legge elettorale non piace, per esempio, assicurano che la voteranno perché fedeli ai patti di coalizione. Insomma tanta confusione e nessuna direzione.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Davide Vecchi (Imagoeconomica).

Trump annuncia una «guerra economica contro l’Iran» e minaccia chi aiuta Teheran

Nuova mossa di Donald Trump: alla ricerca di una via d’uscita dal pantano dello stretto di Hormuz, il presidente Usa ha annunciato una «guerra economica» e un «isolamento senza precedenti» contro l’Iran, minacciando «conseguenze tremende» per qualsiasi Paese che aiuti o faccia affari con la Repubblica Islamica. L’annuncio di Trump è arrivato dopo giorni in cui si sono rincorse voci di nuove durissime sanzioni contro Teheran.

Trump annuncia una «guerra economica contro l’Iran» e minaccia chi aiuta Teheran
Il post di Donald Trump su Truth.

«Nessuno ha offerto alla Repubblica Islamica dell’Iran un’opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo. Tragicamente per loro, non l’hanno colta. Pertanto, oggi annuncio l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese! Si tratterà di una guerra economica e di un isolamento senza precedenti», ha scritto Trump su Truth. Il presidente Usa ha poi aggiunto: «Qualsiasi Paese che consentirà alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di offrire all’Iran un’ancora di salvezza dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende». Trump non ha citato alcun Paese alleato dell’Iran, ma il riferimento è ad altri due storici rivali degli Stati Uniti: Russia e Cina, che hanno consentito a Teheran di aggirare le misure occidentali tramite contrabbando di petrolio, trasferimenti di denaro e società di facciata. «Sapete bene chi siete. Sarà un “D-Day economico” e abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati si schierino al fianco degli Stati Uniti per isolare e sconfiggere la minaccia rappresentata dall’Iran», ha scritto The Donald.

Trump annuncia una «guerra economica contro l’Iran» e minaccia chi aiuta Teheran
Donald Trump e Scott Bessent (Ansa).

Tra le ipotesi l’introduzione di sanzioni di secondo grado

Non è ancora chiaro cosa abbia di preciso in mente Trump: negli ultimi mesi il segretario al Tesoro Scott Bessent ha infatti già varato misure volte a colpire valuta, società di comodo e intermediari che aiutano i pasdaran. Tra le ipotesi ci sono il blocco terrestre delle merci e la stretta sulle raffinerie indipendenti cinesi, così come l’introduzione di sanzioni di secondo grado, destinate a colpire soggetti e aziende di paesi Terzi che effettuano transazioni commerciali o finanziarie con stati, entità o individui già sottoposti a misure restrittive. In questo caso verrebbero interessate soprattutto banche e aziende cinesi.

Il fondatore di Evergrande è stato condannato all’ergastolo

Xu Jiayin, fondatore del colosso immobiliare cinese Evergrande, è stato condannato all’ergastolo da un tribunale cinese per una serie di reati finanziari. L’ha riferito la China central television, secondo cui il Gruppo è stato multato per 8,82 miliardi di yuan (circa 1,3 miliardi di dollari), mentre Evergrande Real Estate dovrà pagare una multa di 7 miliardi di yuan. In totale circa 2,35 miliardi di dollari.
Per Jiayin il tribunale intermedio di Shenzhen ha disposto, oltre all’ergastolo, la revoca a vita dei diritti politici e la confisca di tutti i suoi beni personali.

Elicottero precipitato in Kenya: un italiano tra le sette vittime: chi è

C’è anche un cittadino italiano tra i sette turisti morti nello schianto di un elicottero in Kenya, avvenuto per cause ancora da accertare nella riserva nazionale del Samburu, nei pressi del monte Ololokwe. Si tratta del 44enne Michele Sensi Contugi, figlio di padre italiano e madre ecuadoriana. Nato in Italia, era un imprenditore molto noto in Ecuador (Paese di cui aveva la cittadinanza) ed era arrivato a far parte del governo guidato da Daniel Noboa: da gennaio del 2024 ricopriva la carica di presidente del Centro Nazionale di Intelligence. Sull’elicottero viaggiava anche la moglie Stephany Vasconez.

Anche l’Austria rimanda i migranti in Italia

Dopo Germania e Svizzera, anche l’Austria ha deciso di applicare il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo (Geas): in merito ai possibili trasferimenti di richiedenti asilo verso l’Italia, il ministero dell’Interno di Vienna ha riferito che dal 12 giugno, utilizzando mezzi di trasporto pubblico, sono state trasferite nel nostro Paese già quattro persone. «Con il Patto sull’asilo c’è ora la possibilità che, in caso di collaborazione da parte dello straniero di cui è competente uno Stato membro dell’Unione europea, quest’ultimo possa recarsi nello Stato membro in questione con un mezzo di trasporto pubblico», ha spiegato il ministero: «Nella pratica, l’autorità mette quindi a disposizione della persona straniera un biglietto del treno o dell’autobus». E con queste modalità, appunto, quattro migranti sono stati trasferiti in Italia.

I precedenti annunci di Germania e Svizzera

Ieri un annuncio analogo era arrivato dalla Svizzera. Berna ha fatto sapere di aver prenotato i primi voli (niente treno o bus dunque) per i trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo che si sono spostati sul territorio elvetico dopo essere sbarcati sulle nostre coste. Il rientro dalla Svizzera all’Italia dei cosiddetti “dublinanti”, ha spiegato la Segreteria di Stato della migrazione, riprenderà dalla fine di agosto. Il primo Paese ad annunciare la ripresa delle espulsioni in Italia dei richiedenti asilo sbarcati sulle coste della Penisola, nell’ambito del nuovo Patto Ue che ha modificato il precedente quadro normativo mantenendo però il principio della responsabilità dello Stato di primo arrivo, è stata la Germania. «Abbiamo chiuso accordi bilaterali con Italia e Grecia stabilendo che le norme di Dublino sarebbero state nuovamente applicate dall’entrata in vigore del sistema europeo comune di asilo a giugno 2026», ha spiegato il ministero dell’Interno.

L’IDF chiede un’inchiesta penale sulla morte di Hind Rajab

L’IDF ha annunciato di aver richiesto l’avvio un’indagine penale sulle centinaia di colpi di arma da fuoco sparati contro un veicolo della famiglia Hamada e un’ambulanza della Mezzaluna Rossa, che il 29 gennaio 2024 nella città di Gaza provocarono la morte di nove persone, tra cui la piccola Hind Rajab che era rimasta intrappolata in un’auto. L’episodio provoco un’ondata di indignazione internazionale dopo pubblicazione dell’audio della telefonata alla Mezzaluna Rossa in cui la bambina, di soli cinque anni, chiedeva disperatamente aiuto. Il film La voce di Hind Rajab, che racconta proprio questa vicenda, nel 2025 ha vinto il Leone d’argento a Venezia. Un’altra inchiesta è stata aperta sulla morte di 15 palestinesi, tra cui personale medico e un dipendente dell’Onu a Tel al-Sultan, avvenuta il 23 marzo 2025.

Tre episodi sono stati invece archiviati

L’esercito di Tel Aviv ha spiegato di aver completato le indagini su diversi «incidenti operativi eccezionali» di alto profilo avvenuti nella Striscia di Gaza e di aver preso «decisioni legali riguardo a cinque incidenti che hanno ricevuto ampia attenzione e copertura da parte dei media». Detto dei due che saranno oggetto di indagini penali, altri tre sono stati archiviati. Non scatterà alcuna inchiesta sul caso dell’uccisione di sette dipendenti della World Central Kitchen a Deir al-Balah, avvenuta il primo aprile 2024. Secondo l’esercito israeliano, «nonostante le gravi carenze nel processo che aveva portato alla valutazione secondo cui nei veicoli viaggiassero operatori di Hamas, le decisioni assunte dai comandanti non sollevano un ragionevole sospetto di condotta criminale». Nessun approfondimento poi su altri due attacchi, in cui sono morti quattro membri di Medici senza frontiere. Dall’inizio della guerra, il Meccanismo di accertamento e valutazione dello stato maggiore dell’IDF ha completato l’esame di circa 150 incidenti, trasmettendoli poi alla procura militare.

Perché Ranucci ha querelato la magistrata Clementina Forleo

Sigfrido Ranucci ha dato mandato ai propri legali di querelare la magistrata Clementina Forleo, consigliera della Corte d’appello di Roma, dopo un post su Facebook pubblicato da quest’ultima il 16 agosto. Commentando i recenti sviluppi delle indagini sull’attentato al giornalista, la giudice aveva scritto: «Chi sta ricattando Ranucci? Perché vuole a tutti costi mantenere il timone di Report (trasmissione del servizio pubblico) con la minaccia di spifferare le chat con “tutti”? E chi sono i “tutti” di cui parla?”». E poi: «In un Paese normale (attentato falso o vero a parte) Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati: solo per tali gravi intimidazioni. Voglio credere che sarà così e che è solo una questione di tempo: non tutti i magistrati appartengono alla categoria del “tanto meglio”».

L’avvocato di Ranucci: «Affermazioni gravemente calunniose»

Questo il commento dell’avvocato Roberto De Vita, legale di Ranucci, raggiunto da Adnkronos: «Dispiace che una magistrata, ben consapevole dell’importanza delle dichiarazioni pubbliche di chi riveste ruoli istituzionali, abbia fatto affermazioni prive di fondamento e gravemente calunniose, per le quali Ranucci è costretto a rivolgersi alla Autorità Giudiziaria. Parole ben oltre la perdita di sobrietà con gravi conseguenze legali». De Vita ha poi allontanato l’ipotesi di una sospensione di Ranucci, spiegando che ogni eventuale iniziativa della Rai «sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità».

Perché Ranucci ha querelato la magistrata Clementina Forleo
Clementina Forleo (Imagoeconomica).

La replica della magistrata: «Ho commentato notizie mai smentite»

«Il mio post, come chiarito nei relativi commenti, è stato una mera riflessione a una notizia apparsa su Il Foglio a firma di Carmelo Caruso e poi ripresa da Salvo Sottile nella sua pagina Facebook. Non mi risulta essere stata mai smentita dall’interessato. In uno Stato di diritto ognuno risponde delle sue condotte, ivi incluse le sue querele», ha replicato Forleo.

Mps, rinviato l’incontro tra Giorgetti e gli enti locali

È stato rinviato al 25 agosto l’incontro previsto per domani – giovedì 20 agosto – tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e i rappresentanti di Regione Toscana, Comune e Provincia di Siena per affrontare il tema del futuro e delle prospettive di Banca Mps. Il vertice era stato fissato per il 20 agosto a seguito di una formale richiesta presentata insieme dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, da quella della Provincia Agnese Carletti e dalla sindaca Nicoletta Fabio.

Domani il cda di Mps: la doppia mossa di Lovaglio

Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena dovrebbe riunirsi domani: sul tavolo dovrebbero approdare le operazioni straordinarie messe in campo per resistere all’ offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo. Secondo il Sole 24 Ore, il ceo Luigi Lovaglio è intenzionato a proporre una doppia ops su Banco Bpm e Banca Generali.

Ranucci e i cannoni di Lavarone e le ambizioni di Durigon: le pillole del giorno

Sigfrido Ranucci può ritenersi soddisfatto: la prima uscita pubblica dopo le ultime evoluzioni sul caso Lavitola è stata un successo, almeno di pubblico. Martedì il giornalista si trovava a Lavarone, in provincia di Trento, per la presentazione del suo libro Il ritorno della casta, tra applausi e strette di mano. Ovviamente si è parlato del suo futuro a Report. La Rai «può fare quello che vuole», ha ribadito il giornalista. Dal canto suo si è detto disposto a fare un passo «in avanti, indietro, di lato. Il problema non sono io, ma la storia di Report». Qualche stoccata è arrivata anche a chi ha cavalcato la polemica sui costi del programma: «Report è una trasmissione virtuosa. Costa solo 159 mila euro a puntata e fa ascolti elevati. Altri costano il doppio e fanno il 2 per cento di share», ha messo in chiaro Ranucci. Insomma: «Se la Rai si lamenta di Report è come se il Papa si lamentasse del Giubileo». Sul rapporto con Lavitola, invece, si è limitato a ricordare che qualcuno «è amico di Luigi Ciavardini». Un riferimento alla presunta amicizia dell’ex Nar con la presidente della commissione Antimafia, la meloniana Chiara Colosimo, la stessa che qualche giorno fa aveva chiesto di ridurre la scorta a Ranucci. Insomma l’affaire Ranucci-Lavitola e tutto il corollario di polemichette e veleni tiene ancora banco tanto che a Roma qualcuno ha confuso la ridente località trentina con Navarone, quella dei famosi cannoni del film. «Ma no, ma quale Navarone, lui stava a Lavarone…», si sorride nell’afa capitolina. Comunque il botto si è sentito anche lì.

Ranucci e i cannoni di Lavarone e le ambizioni di Durigon: le pillole del giorno
Sigfrido Ranucci.

Le ambizioni di Durigon

Cosa si può fare prima del raduno sul pratone di Pontida del 20 settembre? Il vicesegretario della Lega Claudio Durigon, storico sindacalista Ugl e sottosegretario al ministero del Lavoro, non ci ha pensato due volte: tocca fare un bel convegnone a Roma. Dove? Alle Officine Farneto, luogo caro alle degustazioni di birre (mitica la kermesse “Fermentazioni”), del festival di street food giapponese Kizuna Expo e dei convegni gastronomici di Excellence. L’appuntamento è per l’8 e il 9 settembre, e l’ambizione è di avere tra i relatori Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga. I tre, per ovvie ragioni, non avrebbero alcuna voglia di partecipare. Un’operazione ardita, quella di Durigon, tanto che per il nome del luogo scelto per il convegno c’è già chi l’ha ribattezzato «il farneticante». Secondo alcuni il sottosegretario punterebbe addirittura a candidarsi proprio al posto di Salvini proponendosi come una sorta di “paciere”, rivendicando le sue discendenze nordiche. Una specie di “garante” che però rischia di finire come il vaso di coccio tra quelli di ferro. E poi Matteo Salvini non è disposto, almeno finora, a farsi da parte, impegnato com’è a dare battaglia per tornare al Viminale. Intanto Durigon cerca di “blindarsi” almeno in Lazio: dal primo settembre il suo nuovo capo segreteria al ministero del Lavoro sarà Antonio Giammusso, consigliere comunale leghista a Civitavecchia.

Ranucci e i cannoni di Lavarone e le ambizioni di Durigon: le pillole del giorno
Claudio Durigon (Imagoeconomica).

Ucraina, il Parlamento approva la nomina di Khmara come nuovo ministro della Difesa

Il Parlamento ucraino ha approvato le nomine di Andrii Sybiha a ministro degli Esteri e quella di Yevhenii Khmara a ministro della Difesa, su proposta del presidente Volodymyr Zelensky. Quest’ultimo ha così commentato su X: «I compiti di entrambi sono assolutamente chiari. L’Ucraina ha bisogno di maggiore forza. E l’avrà. Gloria all’Ucraina!».

Khmara prende il posto di Mykhailo Fedorov, che ha lasciato il ministero della Difesa a luglio dopo appena sei mesi in carica e in mezzo a una forte controversia con Zelensky. Il suo siluramento è stato circondato da polemiche, anche perché lui è molto ben valutato dall’opinione pubblica. Nelle ultime settimane ha accumulato sostegno e viene visto come un eventuale contendente politico di Zelensky in futuro, dopo aver chiesto un «meccanismo legale, sicuro e realistico» affinché l’Ucraina possa tenere elezioni anche in tempo di guerra.

Ex Ilva, manifestazione di interesse di Federacciai: ipotesi newco

Federacciai, tramite una lettera inviata dal presidente Antonio Gozzi, ha presentato una manifestazione di interesse «esclusivamente preliminare e non vincolante» a nome di 14 società per l’ex Ilva, attualmente gestita da Acciaierie d’Italia. Ansa, che ha visionato la lettera, riporta che il documento prospetta «la realizzazione dell’operazione attraverso un veicolo societario di nuova costituzione», partecipato «direttamente o indirettamente» dalle società interessate. La manifestazione di interesse, che circoscritta alla sola area a freddo dell’impianto di Taranto salverebbe solo i laminatoi e non il ciclo integrale dell’acciaio, è improntata alla massima cautela: Federacciai chiede una due diligence anche per valutare come «assicurare una corretta e sostenibile allocazione dei relativi rischi e responsabilità». Oltre che da Federacciai, l’iniziativa è stata sottoscritta da ABS Acciaierie Bertoli Safau, Acciaieria Arvedi, Acciaierie Venete, Advanced Steel Solutions (Gruppo Asonext), AFV Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai, Compagnia Siderurgica Italiana, Duferco Travi e Profilati, Feralpi Siderurgica, Ferriera Valsabbia, Lucchini RS Holding, Marcegaglia Carbon Steel, O.R.I. Martin e Rubiera Special Steel.