Trump contestato in Texas, poi attacca El-Sayed: «Simpatizzante dei terroristi»

Il presidente Donald Trump è stato più volte contestato durante il suo discorso al Freeman Coliseum di San Antonio, in Texas. Il tycoon, impegnato a mobilitare gli elettori dello Stato a sostegno dei candidati repubblicani in vista delle midterm, è stato interrotto più volte, con un manifestante che è sembrato essere vicino al palco, mentre almeno tre persone sono state portate via dalla sicurezza. «Sapete, molti di questi sono pagati. Sono contestatori pagati dai nemici della nostra nazione. Vi assicuro che li pagano per questo», ha detto Trump. Altre contestazioni sono maturate quando ha attaccato il dem James Talarico, che a suo dire sarebbe un vegano che finge di mangiare carne per poi vomitare di nascosto ogni volta che lo fa. Si è anche scagliato contro il deputato Henry Cuellar, un democratico a cui aveva concesso la grazia l’anno scorso, definendolo «ingrato» per non essere passato al partito repubblicano.

L’attacco a El-Sayed: «Estremista radicale, simpatizzante dei terroristi»

Il presidente Usa non ha risparmiato nemmeno Abdul Mohammed El-Sayed, candidato dem al Senato in Michigan. In un post su Truth si è così scagliato contro di lui: «Si rifa ai tempi della Jihad. È un estremista radicale, un simpatizzante dei terroristi e non è diverso dal suo migliore amico, Hasan Piker, che odia l’America. Come vanno le cose in Francia? I valori di Mohammed non sono certo quelli degli abitanti del Michigan, né quelli dei nostri grandi Stati Uniti! È la scelta sbagliata per Michigan e America. Votate per Mike Rogers, ha il mio pieno e totale sostegno e non vi deluderà mai».

Fifa, Ramon Vega sfida Infantino e si candida per la presidenza

Ramon Vega, ex difensore del Cagliari e del Tottenham, ha annunciato l’intenzione di candidarsi alle elezioni per la presidenza della Fifa in programma nel 2027. È il primo a sfidare il presidente uscente Gianni Infantino, in carica dal 2016 e che punta al quarto mandato. Vega ci aveva già provato sia nel 2015, in seguito alla sospensione dell’ex presidente Sepp Blatter, sia quattro anni più tardi, ma non riuscì a ottenere il sostegno necessario per essere inserito nella lista dei candidati. Non aveva infatti raggiunto la quota richiesta di cinque federazioni affiliate su un totale di 211. Ex nazionale svizzero, 55 anni, dal suo ritiro dal calcio giocato nel 2004 lavora nel settore finanziario.

«Mi candido per ripristinare credibilità, l’attuale dirigenza ha demoralizzato il mondo del calcio»

«Mi candido per riunire la famiglia del calcio mondiale, attuare riforme autentiche e durature, modernizzare la Fifa per il XXI secolo, ripristinare stabilità e credibilità e ricostruire la fiducia di cui il nostro sport ha urgente bisogno», ha dichiarato in una nota. «Mi candido perché la mia vita mi ha preparato a servire questo sport. Il calcio non appartiene a presidenti, confederazioni o dirigenti. Il calcio è lo sport della gente e appartiene a tutti. Giocatori, allenatori, arbitri, tifosi, volontari, club, leghe, associazioni e comunità». E ancora: «L’attuale dirigenza ha demoralizzato il mondo del calcio. Una governance debole ha compromesso la credibilità della Fifa e incrinato la fiducia all’interno della famiglia calcistica globale. Dobbiamo impedire che questo conflitto degeneri. Non si deve mai permettere che lotte di potere tra i vertici danneggino coloro che contano di più: giocatori, allenatori, arbitri e tifosi di tutto il mondo. Loro non sono responsabili di questi conflitti. Meritano di meglio. Il calcio è in rianimazione, attaccato alle macchine per la sopravvivenza».

Mps, il gruppo Caltagirone voterà contro le ops in assemblea

Il gruppo Caltagirone ha ufficializzato il voto contrario nell’assemblea straordinaria di Mps in calendario il 29 ottobre 2026 che dovrebbe varare, tra l’altro, le due ops su Banco Bpm e Banca Generali e l’operazione di riduzione del capitale finalizzata al pagamento del dividendo straordinario in parte con azioni Generali. La nota indica che il cda «ha recepito integralmente le valutazioni del comitato degli amministratori indipendenti coadiuvato dal parere del professor Giovanni Fiori e ha deliberato all’unanimità di dare voto contrario a tutti e cinque i punti dell’ordine del giorno». Con il no di Caltagirone, che segue Delfin (17,5 per cento del capitale) e i Benetton (1,45 per cento) cresce oltre il 32 per cento il capitale della banca di Rocca Salimbeni contrario all’operazione costruita dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio e a favore invece dell’opas di Intesa Sanpaolo.

Melonellum, dopo l’ok può arrivare la Consulta: tutte le incognite

Fatta la legge, trovato l’inganno. O almeno il ricorso. Perché dopo aver votato alla Camera tre – ripetiamo tre – fiducie sulla legge elettorale e in attesa del voto finale a scrutinio segreto, l’aria che si respira in Transatlantico è quella del «facciamo anche questa, tanto poi cambia tutto».

Melonellum, dopo l’ok può arrivare la Consulta: tutte le incognite
Il voto sulla legge elettorale alla Camera (Imagoeconomica).

I ricorsi e la probabile decisione della Corte Costituzionale

Già, perché se la legge verrà approvata senza subire la mannaia dei franchi tiratori nel voto segreto finale di giovedì, e pochi in effetti ormai scommettono che possano esserci sorprese, sono comunque molte le incognite sul Melonellum o Stabilicum che dir si voglia. Qualcuno dell’opposizione, pochi in effetti, spera ancora in un tratto di matita blu da parte del Quirinale, ma il capo dello Stato ha già fatto quel che poteva con un’opera di moral suasion durante l’iter della legge, suggerendo e ottenendo alcune modifiche sostanziali, e ora difficilmente tirerà ancora la corda nell’anno pre-elettorale. L’incognita principale invece è ovviamente il giudizio della Corte Costituzionale, che tutti danno per scontato. Per lunedì è già stata programmata la conferenza stampa della ‘Rete per il voto libero e plurale’ coordinata da Roberto Zaccaria ed Enrico Grosso, in cui verranno annunciati i ricorsi presso tutte le Corti d’appello regionali. Basterà che un solo giudice accolga il ricorso e la Consulta sarà chiamata a una decisione di costituzionalità.

Melonellum, dopo l’ok può arrivare la Consulta: tutte le incognite
Il palazzo della Consulta (Imagoeconomica).

I punti della legge elettorale più a rischio

Ora, chi ha seguito il dibattito in questi mesi sa che i costituzionalisti sono divisi tra chi ritiene che la legge sia in linea con la Carta e chi invece ritiene che violi le indicazioni già date dalla stessa Corte nella sentenza con cui nel 2017 bocciò l’Italicum voluto dall’allora premier Matteo Renzi (anche lui pose la fiducia sul testo e Meloni lo definì «scandaloso»).

Ma pochi sono sicuri che lo Stabilicum avrà il via libera, e i più guardano con allarme ai passaggi sulla raccolta di firme per i partiti nuovi (portate a 450 mila) e sull’indicazione del premier nella scheda (vero trappolone teso al litigioso e testardamente diviso campo largo). La sentenza, nel caso di ricorso accolto, molto probabilmente arriverebbe verso febbraio, cioè prima delle elezioni che dovrebbero tenersi tra primavera e autunno prossimi e quindi alle urne si potrebbe andare non già con il Melonellum ma con il nuovo Consultellum, cioè con la legge voluta da Meloni ma con le ‘sforbiciate’ inferte dai giudici della Corte Costituzionale. Questi erano i discorsi più insistenti tra i deputati in attesa di votare la fiducia alla legge. Forse per questo l’aria non era delle più allegre, nemmeno nelle fila della maggioranza. O forse era solo colpa della pioggerella autunnale…

Webuild sale al 27,69 per cento del capitale di Trevi, l’ad Salini: «Solido progetto industriale»

Le grandi opere dei prossimi anni, dalle metropolitane alle dighe, dalle ferrovie ad alta velocità alle infrastrutture idriche ed energetiche, chiedono all’Italia di fare sistema. È la logica dell’operazione su Trevi, che Webuild ha rafforzato salendo al 27,69 per cento del capitale e diritti di voto, diventando il primo azionista della società cesenate davanti a Cdp Equity, che detiene il 21,3 per cento. Alla base c’è, ha spiegato l’amministratore delegato Alessandro Salini, un solido progetto industriale. «L’obiettivo è valorizzare Trevi, darle accesso a una piattaforma da 13,6 miliardi di ricavi e 54 miliardi di portafoglio ordini, far crescere l’occupazione in Italia e all’estero e costruire una soluzione integrata, più competitiva nelle grandi gare». L’idea è integrare le competenze di Trevi nelle fondazioni speciali con la scala, i mercati e la capacità realizzativa del Gruppo Webuild, per offrire una soluzione completa dove oggi le fasi di lavoro a maggior valore aggiunto sono spesso affidate anche a soggetti terzi. Le due realtà hanno peraltro già lavorato insieme su opere come la diga di Rogun in Tagikistan e la Linea C della metropolitana di Roma.

Il corrispettivo offerto agli azionisti sale a 5,165 euro per azione

Un progetto di lungo periodo che risponde alle attese dei territori, a partire da Cesena, su occupazione e sviluppo. Webuild ha infatti indicato l’obiettivo di far crescere l’occupazione, mantenendo la sede e l’identità di Trevi, a beneficio dei suoi lavoratori e della filiera. Sul progetto si sono espressi anche gli analisti di Intermonte, che hanno giudicato «solido» il razionale per Webuild e Trevi. Sempre secondo Intermonte, le valutazioni del consiglio di Trevi sul precedente prezzo di 4,50 euro sono superate dall’aumento del corrispettivo offerto, ora pari a 5,165 euro per azione. La cifra è riconosciuta a tutti gli aderenti, anche a chi ha aderito in precedenza. Rientra nell’intervallo di valori indicato dagli advisor del Consiglio di Trevi, equivale a un premio di circa il 49 per cento sul prezzo ufficiale del 26 giugno 2026 ed è sostenuto da linee di credito già attivate. Il periodo di adesione resta aperto fino al 20 novembre 2026, e la soglia di efficacia è ridotta al 50 per cento+1 dei diritti di voto.

Assalto alla Cgil, confermate in Appello le condanne a Fiore e Castellino

I giudici della prima sezione della Corte d’Appello di Roma, nell’ambito del filone principale sull’assalto alla Cgil del 2021, hanno confermato le sette condanne di primo grado. In particolare hanno ribadito la condanna, tra gli altri, a otto anni e sei mesi per il leader di Forza Nuova Roberto Fiore e a otto anni e sette mesi di carcere per Giuliano Castellino, leader romano del movimento di estrema destra. Per l’ex Nar Luigi Aronica confermata la richiesta di otto anni e sei mesi, mentre per Luca Castellini, Lorenzo Franceschi, Pamela Testa e Salvatore Lubrano di otto anni e due mesi. Per la Corte l’assalto alla Cgil durante la manifestazione No Green Pass è stato una devastazione aggravata in concorso, con le accuse anche di resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata e istigazione a delinquere. Quel giorno, si legge nelle motivazioni della sentenza di primo grado, Giuliano Castellino istigò la folla riunita in piazza del Popolo «verso condotte criminali non solo con l’esortazione “andiamo ad assediare, andiamo a prendere la Cgil”, ma anche con espressioni di attacco frontale alle istituzioni».

Fiore: «Situazione simile a Garlasco»

«È una situazione simile a Garlasco. Tra 10 anni qualcuno dirà: “Com’è possibile che siano arrivati a questo? Che le prove siano state nascoste?”», ha detto Fiore all’inizio dell’udienza. Per lui il processo è stato segnato da una «disparità di trattamento mediatico già evidenziata dal ministro Piantedosi, ma che è continuata a salire e ha raggiunto il culmine negli scorsi giorni». Parole respinte dal sostituto procuratore generale Francesco Scavo che in aula ha assicurato all’imputato che mai trasmissioni televisive e articoli hanno influenzato il pensiero dei magistrati.

Caro carburanti, il governo valuta le accise mobili

Rispondendo a una domanda sul caro carburanti a margine vertice Med9 a Spalato, la premier Giorgia Meloni ha chiarito che il governo è «sempre pronto a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili». «Al mese di settembre abbiamo circa 160 milioni che possono essere spesi per questo obiettivo. Ci stiamo però interrogando se sia più efficace spendere queste risorse in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerle come provvista per quando dovessero terminare quelle misure», ha spiegato. «Dipende anche dalla tenuta del cap. Vediamo cosa accade nelle prossime ore ma io auspico che si possa ripristinare pienamente il price cap. Poi la valutazione andrà fatta a valle».

La richiesta di maggior flessibilità all’Ue

Sulla richiesta all’Unione europea di maggiore flessibilità per l’inflazione, «mi pare che ci sia interesse perché è una questione di buon senso ovviamente». «Poi è ancora un dibattito lungo, perché per arrivare a risposte di questo tipo si deve trovare una convergenza tra la Commissione, gli Stati membri, il Consiglio ma sicuramente c’è interesse ad ascoltare», ha sottolineato spiegando di aver «avuto modo di parlarne con la presidente von der Leyen durante le nostre discussioni», e che il tema «non l’ha posto solamente l’Italia, l’ha fatto ad esempio anche la Grecia».

Esselunga, al via in anticipo il mandato del nuovo ceo Claude Sarrailh

Esselunga ha inaugurato due nuovi negozi a Roma, salendo così a cinque punti vendita nella Capitale. Le nuove aperture, una in via Lattanzio 33, nel quartiere Balduina, e l’altra in Corso d’Italia 32, strada che collega Porta Pinciana a Porta Pia lungo il tratto esterno delle Mura Aureliane, coincidono con l’avvio del mandato del nuovo amministratore delegato, Claude Sarrailh, già in carica a ottobre 2026 nonostante il suo ingresso fosse stato annunciato per l’inizio di novembre. «Sono orgoglioso di assumere la guida di Esselunga in un momento che testimonia la vitalità e le prospettive di sviluppo dell’azienda», ha detto Sarrailh. «Le nuove aperture di Roma raccontano la capacità e la volontà di crescere rispondendo alle esigenze dei clienti. Inizio questo percorso con grande entusiasmo e con l’obiettivo di valorizzare le solide competenze presenti, rafforzare ulteriormente le performance e accompagnare la prossima fase di crescita».

La presenza di Esselunga a Roma

Il negozio di via Lattanzio ha aperto con insegna Supermarket mentre quello di corso d’Italia è un LaEsse, il format di vicinato dell’azienda ideato per una spesa veloce. Entrambi acquisiti nei mesi scorsi da Esselunga, riaprono dopo gli interventi realizzati per introdurre la nuova offerta. Esselunga, inoltre, ha assunto direttamente i 47 dipendenti dei due precedenti esercizi, 37 persone di via Lattanzio e 10 di corso d’Italia, garantendo la continuità occupazionale. Il marchio ha inaugurato il suo primo negozio nella Capitale nel 2017, nel quartiere Prenestino. Sono seguiti quelli in viale Liegi, via Tomacelli e il superstore di Prenestino.

È morta Barbara Spinelli, giornalista ed ex europarlamentare

Addio a Barbara Spinelli, ex europarlamentare della sinistra e giornalista, morta all’età di 80 anni. Figlia di Altiero Spinelli e Ursula Hirschmann, è stata tra i fondatori del quotidiano Repubblica. Collaborò anche con il Corriere della sera e La Stampa, sia come corrispondente da Parigi, dove visse per un periodo, sia come editorialista. Negli ultimi anni ha scritto per il Fatto quotidiano.

Dalle battaglie contro Berlusconi all’esperienza in Ue

Nel 2013, in seguito alle elezioni politiche italiane di quell’anno, è stata protagonista insieme ad altri della petizione per impedire l’eligibilità di Silvio Berlusconi a senatore per conflitto d’interessi. L’anno successivo, in occasione delle elezioni europee, è stata tra i fondatori e promotori della coalizione L’Altra Europa con Tsipras, una lista unica della sinistra italiana mirante ad avallare – tra le altre cose – la candidatura di Alexīs Tsipras quale nuovo presidente della Commissione europea. Spinelli diede il proprio contribuito per la stesura delle liste elettorali in qualità di membro del collegio dei garanti e si candidò in tre circoscrizioni come capolista, venendo eletta in due di queste. Nonostante in campagna elettorale avesse detto di voler rinunciare al seggio, alla fine lo accettò e approdò al Parlamento europeo. Nel 2015 abbandonò la lista, dichiarandola un «progetto fallito», e rimase per il resto del proprio mandato come membro indipendente all’interno del gruppo Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica.

Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno

Contraerea schierata, dall’interno della sinistra, contro il progetto di proporre la sindaca di Genova Silvia Salis come candidata premier alle prossime elezioni. «Troppo elegante», è il commento unanime, ipotizzando una «coalizione da Tiffany» se fosse lei a guidare lo schieramento. Ci manca poi che a proporla sia il pentastellato Giuseppe Conte, in coppia con Matteo Renzi, e il disastro è servito: Elly Schlein non ci pensa due volte e si mette di traverso, agitando i suoi. La diretta interessata comunque continua a dirsi disponibile solo a dare una mano al Pd, nient’altro.

Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
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Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno

Salis però non perde un minuto, tanto che è pronto il suo libro È già domani, un vero e proprio «manifesto politico» secondo i suoi numerosi fan («una graziosa sceneggiatura per un film», sostengono i suoi detrattori, ipotizzando una regia di Fausto Brizzi). Con il volume, in uscita con Feltrinelli, ci sarà l’inevitabile corollario di presentazioni (Fazio compreso) in ogni parte d’Italia. Che poi è quello che sta facendo Renzi, con la Leopolda trasformata in un firmacopie di Quando c’era Lei. Salis poi non dimentica di impegnarsi anche con i libri degli altri: il 9 ottobre a Genova sbarcherà Massimo D’Alema per la presentazione del suo Eravamo comunisti. L’incontro è organizzato dalla Fondazione Diesse in collaborazione con i Giardini Luzzati e vedrà le partecipazioni della sindaca Salis, del consigliere regionale Andrea Orlando e del giornalista Matteo Macor.

Silvia Salis pronta al tour delle presentazioni del libro e le altre pillole del giorno
Massimo D’Alema (Imagoeconomica).

Va tutto in Malara

Malara tempora currunt. Mentre Filorosso sprofonda di nuovo al 2,6 per cento di share, Giuseppe Malara, vicedirettore Approfondimenti Rai e grande sponsor della trasmissione di Antonino Monteleone, si fa un bel selfie con Tommaso Cerno e il marito Stefano Balloch. La didascalia è una risposta (sacrosanta) agli insulti di Roberto Vannacci a Cerno. Detto ciò c’è poco da stare allegri: la pubblicità a tratti, come risulta dai dati, va meglio della trasmissione. A questo punto, maligna qualche addetto ai lavori, alla Rai converrebbe mandare in onda solo gli spot. Evidentemente tra l’altro continuare a martellare su Sigfrido Ranucci non premia…

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Il selfie di Malara con Cerno e Balloch (dal profilo Instagram)

Il tour del Prof Cazzullo

«Prof. Aldo Cazzullo, storico e giornalista»: così era stata annunciata del vicedirettore ad personam del Corriere della Sera alla convention della CNA tenutasi all’Auditorium Antonianum di viale Manzoni a Roma. L’accademico (di quale ateneo, non si sa) Cazzullo poi pare aver preso gusto a partecipare agli eventi delle associazioni di categoria: sarà protagonista anche all’evento di Confesercenti che occuperà per quasi una settimana la centralissima piazza del Popolo, per presentare il suo libro Quando l’Italia rinacque – Il nostro Rinascimento, il 12 ottobre, e la serata si chiuderà con il concerto di Noemi.

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La locandina dell’incontro organizzato dalla CNA.

La classe G a Palazzo Chigi

La classe G è il sogno di tanti appassionati di Mercedes. Si tratta del suv «più bello del mondo», a sentire gli amanti delle quattro ruote, e anche di uno dei più «assetati» di carburante, visto che con un litro di benzina fa poco più di 5 km. Un bel problema, soprattutto di questi tempi. Fatto sta che alle spalle di Palazzo Chigi si è fatto notare, parcheggiato, uno splendido Mercedes classe G di colore nero, un gioiello, con tanto di paletta “ministero dell’Interno – Polizia” e vetri posteriori perfettamente oscurati.

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Il Mercedes parcheggiato vicino a Palazzo Chigi (L43).

Mica come quei Land Rover Defender 130 blindati che sono a disposizione ormai di numerosi ministri del governo di Giorgia Meloni, a cominciare da quello degli Affari Esteri Antonio Tajani, un mezzo che tutti già riconoscono da lontano, con il lampeggiante sul tetto…

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Il Mercedes classe G parcheggiato vicino a Palazzo Chigi (L43).

Legge elettorale, la Camera approva la fiducia anche sull’articolo 3

L’Aula della Camera ha approvato, con 228 voti a favore, 144 contrari e tre astenuti, la fiducia posta dal governo sull’articolo 3 della legge elettorale (l’ultima). L’articolo in questione ridisegna alcuni collegi dell’Alto Adige, ovvero Merano, Bressanone e Bolzano. Ieri l’assemblea aveva già approvato la fiducia sugli articoli 1 e 2. La maggioranza si è confermata compatta contro il no di Futuro nazionale di Vannacci e dei partiti di centrosinistra.

Approvato anche l’articolo 8 sul voto dei fuori sede

La Camera ha anche approvato, con 214 sì e nessun contrario, l’articolo 8 della legge elettorale, su cui il governo non aveva posto la fiducia. L’articolo in questione estende il diritto di voto ai fuori sede ai caregiver familiari. Le opposizioni, che non avevano presentato emendamenti, si sono astenute. Ora manca solo il voto finale sul provvedimento, che si terrà giovedì 8 ottobre dalle 10.30 a scrutinio segreto.

Diesel, l’Eni riabbassa il prezzo a 2,21 euro

Dopo la risalita dei prezzi legata allo stop del taglio delle accise, torna a calare il prezzo alla pompa per i distributori Eni. Il prezzo consigliato è calato a 2,21 euro al litro per il diesel. Lo riportano i dati elaborati da Staffetta Quotidiana, secondo cui il calo arriverebbe «probabilmente anche sulla scia del nuovo tonfo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati». Guardando ai dati complessivi, al 6 ottobre erano 11.018 i punti vendita con prezzo della benzina sotto i 2 euro al litro su un totale di oltre 21 mila, e 8.733 i punti vendita con prezzo del gasolio sotto sotto 2,200. Il 7 ottobre, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,040 euro al litro per la benzina (-3 millesimi rispetto al giorno prima), 2,261 euro al litro per il gasolio (+17), 0,766 euro al litro per il Gpl (+3) e 1,907 euro al kg per il metano (+2).

Assegnato il Nobel per la Chimica 2026

L’Accademia reale svedese delle scienze ha assegnato il Nobel per la Chimica 2026 al francese Henri B. Kagan e al giapponese Kenso Soai «per la scoperta degli effetti non lineari e dell’autocatalisi nella sintesi organica assimetrica». Alcune molecole come gli amminoacidi, si legge nel comunicato stampa che annuncia i vincitori del premio, esistono in due varianti che sono l’una l’immagine speculare dell’altra. Tuttavia, gli organismi viventi contengono solo una di queste immagini speculari. Come potesse essersi formata un’asimmetria chimica di questo tipo è stato a lungo un mistero per gli studiosi. Kagan e Soai hanno invece scoperto una soluzione a questo enigma.

L’omochiralità e il mistero su come si formasse

La chimica della vita è ciò che i chimici chiamano omochirale, dal greco “stesso” e “mano”. Come le mani, tutti gli amminoacidi esistono in due varianti speculari, ma solo una di esse si trova nelle proteine ​​delle nostre cellule. L’altra è raramente presente in natura. Per lungo tempo, i chimici si sono interrogati su come potesse emergere l’omochiralità. Quando iniziarono a sperimentare reazioni chimiche in grado di formare due molecole speculari, ottennero sempre proporzioni uguali di entrambe nelle provette. Tuttavia, i chimici si sforzarono di produrre una sola di queste immagini speculari, perché nello sviluppo di molecole destinate a interagire con gli esseri viventi – come nel caso dei farmaci – solo una delle due immagini speculari avrà l’effetto desiderato. Henri Kagan e Kenso Soai hanno fornito una soluzione a questo mistero chimico, ovvero come può l’omochiralità emergere spontaneamente.

Le scoperte di Kagan e Soai

Kagan compì il primo passo decisivo nel 1986, quando scoprì un nuovo modo di manipolare le reazioni chimiche. Questo gli permise di creare un eccesso maggiore di una delle immagini speculari rispetto a quanto si ritenesse possibile in precedenza. Soai fece il passo successivo. Nel 1995, una pubblicazione fondamentale descrisse come avesse progettato la prima reazione chimica in assoluto con il potenziale di essere omochirale. Nel 2003, finalmente ci riuscì. Presentò una reazione in cui si formava solo una delle due possibili immagini speculari. A parte la vita stessa, nessuno aveva mai raggiunto un simile risultato. Grazie ai due scienziati, ora sappiamo come può emergere l’omochiralità. Le loro scoperte sono state decisive per i chimici che progettano reazioni per la produzione di farmaci.

Ft: «SpaceX punta a raccogliere 40 miliardi per comprare chip Nvidia»

SpaceX, la società di Elon Musk, punta a raccogliere 40 miliardi di dollari per acquistare chip Nvidia, rafforzando così la sua scommessa sulla tecnologia avanzata dell’azienda di Santa Clara. Lo riporta il Financial times, secondo cui SpaceX sta cercando di raccogliere circa 10 miliardi di dollari in prestiti bancari e 30 miliardi di dollari in obbligazioni con rating di investimento per finanziare l’ordine.

L’operazione rafforzerebbe i rapporti tra le due realtà

L’accordo rafforzerebbe i legami tra SpaceX e Nvidia, dopo che Musk si è impegnato a investire massicciamente nella tecnologia del gruppo per le sue iniziative nel campo dell’intelligenza artificiale. Rappresenterebbe inoltre un successo per Nvidia, che si trova a fronteggiare una crescente concorrenza da parte dei produttori di chip che mirano a sfidare il suo dominio nel settore dei semiconduttori avanzati. «Abbiamo deciso di basarci esclusivamente su Nvidia perché riteniamo che l’architettura Vera Rubin sia la migliore», ha affermato Musk durante la presentazione dei risultati finanziari di SpaceX ad agosto, riferendosi alla piattaforma di intelligenza artificiale all’avanguardia di Nvidia.

Peste in Siberia, gli Usa esortano la Russia a fornire informazioni

Dato che l’amministrazione Trump sta faticando a ottenere risposte chiare sulla morte della ricercatrice russa impiegata presso un istituto dedicato allo studio della peste, che ha fatto scattare l’allarme per un possibile caso di peste polmonare, ha emesso una comunicazione diplomatica formale, detta démarche, esortando Mosca a rilasciare informazioni sull’accaduto. «Abbiamo richiesto ufficialmente ulteriori informazioni al governo russo», ha dichiarato un portavoce del Dipartimento di Stato secondo quanto riportato dalla Cnn. «Siamo inoltre in contatto ufficiale con altri Paesi in tutto il mondo per condividere informazioni». Anche il segretario di Stato Marco Rubio ha evidenziato che «è dovere della Russia condividere maggiori informazioni con il mondo». Ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca, Trump ha annunciato di avere in programma una telefonata con Putin per parlare della questione.

Intanto l’ambasciata Usa in Russia invita a lasciare il Paese

Intanto l’ambasciata Usa in Russia ha diramato una nota affermando di star seguendo la situazione da vicino, ammettendo che «il governo degli Stati Uniti ha capacità limitate di assistere i cittadini statunitensi in Russia, specialmente al di fuori di Mosca». Ha quindi ricordato che «l’avviso di viaggio di livello 4 del dipartimento di Stato (Non Viaggiare) per la Russia rimane in vigore e afferma che i cittadini statunitensi attualmente in Russia dovrebbero partire immediatamente». I cittadini statunitensi che pianificano un viaggio in Russia «sono nuovamente fortemente invitati a non recarsi in Russia a causa del rischio di detenzione ingiustificata e di preoccupazioni per la sicurezza». L’avviso era stato emesso in relazione alla guerra in Ucraina.

Meloni ricorda il 7 ottobre: «Rinnoviamo l’impegno contro l’antisemitismo»

Tre anni fa, il 7 ottobre 2023, «gli attacchi terroristici di Hamas massacravano uomini, donne e bambini, aggredivano giovani riuniti per ascoltare musica, strappavano persone innocenti alle loro famiglie per trascinarle nella prigionia». Oggi «ricordiamo le vittime di quella barbarie e rinnoviamo la nostra vicinanza ai loro cari, a chi ha subito l’orrore del sequestro e al popolo israeliano». Lo riporta una nota di Palazzo Chigi diramata nel terzo anniversario dell’attacco di Hamas a Israele.

«Italia continuerà a lavorare per la soluzione a due Stati»

«Il tempo trascorso non attenua la gravità di quei crimini. Nessuna causa può giustificare il massacro deliberato di innocenti. Ricordarlo significa anche rinnovare l’impegno contro ogni forma di antisemitismo», continua il comunicato. «Proprio in nome della tutela di tutta la popolazione civile coinvolta, non possiamo restare indifferenti davanti alle drammatiche e inaccettabili sofferenze degli abitanti di Gaza o alla violenza crescente di cui sono vittime i civili palestinesi in Cisgiordania. La spirale di violenza deve essere interrotta». Infine: «L’Italia continuerà a lavorare per una pace che garantisca agli israeliani sicurezza e ai palestinesi un futuro di libertà e dignità, nella prospettiva di due Stati che vivano l’uno accanto all’altro all’interno di confini riconosciuti. Un futuro nel quale il terrorismo non abbia spazio e nessun bambino debba crescere nella paura e nell’odio».

Legge elettorale, il governo incassa la fiducia sugli articoli 1 e 2

Via libera della Camera anche alla seconda fiducia posta dal governo sull’articolo 2 della legge elettorale, relativo al sistema di elezione del Senato. I voti a favore sono stati 227, i contrari 149 e gli astenuti tre. La terza e ultima fiducia, sull’articolo 3, sarà votata mercoledì 7 ottobre – alle 9 le dichiarazioni di voto, mentre il voto per appello nominale non inizierà prima delle 10.50. Al termine e fino alle 13.30 si passerà alla votazione dell’articolo 8. Dalle 16:15, con eventuale prosecuzione notturna, si andrà avanti con gli ordini del giorno. Giovedì l’ultimo passaggio. Dalle 10.30 si svolgeranno le dichiarazioni di voto finale sul provvedimento in diretta tv. La votazione, come chiesto dalle opposizioni, sarà a scrutinio segreto e inizierà non prima delle 12:30.

La Rete contro la riforma: «Depositeremo i ricorsi»

Roberto Zaccaria, coordinatore della Rete contro la riforma della legge elettorale che riunisce organizzazioni, associazioni, comitati di costituzionalisti, giornalisti, avvocati e cittadini, ha annunciato che «i ricorsi sono in via di redazione e saranno pronti per essere depositati nei tribunali non appena entrerà in vigore la legge, con l’obiettivo di un rinvio degli atti alla Corte costituzionale». Lo scopo, ha spiegato, è che «la pronuncia della Corte arrivi nei tempi utili» per le elezioni.

Altri due arrivi pesanti a QN di LMDV: ecco chi sono

A un mese dall’uscita in edicola del nuovo Qn di Leonardo Maria Del Vecchio si completa la squadra con altri due colpi a sorpresa. A fare più scalpore è sicuramente l’arrivo di Carmelo Lopapa, capo del Politico di Repubblica, che guiderà la redazione di Roma con la qualifica di vicedirettore e tornerà a lavorare con Mario Orfeo. Ma inaspettata è anche la scelta di Antonio Atte, cronista dell’Adnkronos caro al meloniano direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, per seguire Palazzo Chigi e la campagna elettorale del centrodestra.

Voto anticipato: il testacoda di Malan agita gli alleati

Una volta che sembra filare tutto liscio, con la maggioranza che si appresta a dare il via libera finale alla nuova legge elettorale senza grossi incidenti, a inciampare è un big di Fratelli d’Italia, Lucio Malan.

Il Melonellum passa in secondo piano

Il capogruppo meloniano al Senato, politico ‘navigato’ con sei legislature alle spalle – prima un passaggio con la Lega Nord poi con Forza Italia e infine con FdI – parla di Politiche anticipate a maggio, salvo poi correggersi dopo poche ore affermando che si arriverà alla fine della legislatura (autunno 2027). Le dichiarazioni contraddittorie del presidente dei senatori di FdI animano i capannelli del Transatlantico in un giorno in cui la legge elettorale incassa due voti di fiducia su altrettanti articoli della norma. Nessuno però pensa più al Melonellum: tutti riflettono sulla data del voto e sulla ragione di una correzione così repentina da parte di Malan. Non è infatti un mistero che FdI non troverebbe niente di strano nella possibilità di anticipare la fine della legislatura: hanno evocato in passato questa ipotesi alcuni big del partito come il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli, l’ex presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama e sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni e, ultimo in ordine cronologico, il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Voto anticipato: il testacoda di Malan agita gli alleati
Voto anticipato: il testacoda di Malan agita gli alleati
Voto anticipato: il testacoda di Malan agita gli alleati

La correzione repentina per rassicurare Lega e FdI

«La scadenza com’è noto è cinque anni, abbiamo votato a settembre e quindi si potrebbe rivotare a settembre», è il ragionamento fatto da Malan. «Il difetto di votare a settembre è che hai poco tempo per la campagna elettorale e poi bisogna fare la legge di bilancio che è una cosa molto delicata, per cui potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio. Potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali». Il dirigente di FdI si corregge subito dopo: «Per quanto ci riguarda, la legislatura va fino in fondo e cioè fino all’autunno del 2027, ferme restando le prerogative del capo dello Stato». La puntualizzazione – forse non a caso – contiene un richiamo al presidente della Repubblica, cui spetta la prerogativa di sciogliere in anticipo le Camere dopo aver constatato l’assenza di una maggioranza parlamentare. Forse, alla vigilia di un voto scivoloso come quello segreto sulla legge elettorale, la correzione serve anche come captatio benevolentiae nei confronti degli alleati riottosi di Lega e Forza Italia, che vedono come fumo negli occhi la possibilità di un voto anticipato.

Voto anticipato: il testacoda di Malan agita gli alleati
Lucio Malan.

L’incognita Vannacci e i calcoli del centrodestra

Il problema della data del voto, nella maggioranza, si intreccia a doppio filo con quello della crescita del partito fondato da Roberto Vannacci. I partiti del centrodestra sono divisi, anche al loro interno, tra chi vorrebbe arrivare all’autunno del 2027, per cercare di recuperare terreno, come la Lega di Matteo Salvini scesa al 4,5 per cento nell’ultimo sondaggio del Fatto quotidiano, e chi invece vuole togliere tempo a Vannacci, convinto che il trend del generale sia ancora in crescita. Anche in FdI e ai ‘piani nobili’ di Palazzo Chigi è in corso una riflessione. Ma nell’entourage della presidente del Consiglio ci sono alcuni che ritengono ancora che più passa il tempo più l’ex generale sia destinato a ‘sgonfiarsi’ riducendo, insieme alle percentuali, l’eventuale danno che potrebbe arrecare al centrodestra alle elezioni.

Voto anticipato: il testacoda di Malan agita gli alleati
Matteo Salvini.

Certamente, con il via libera definitivo al Melonellum, i leader della maggioranza faranno il punto, commissioneranno sondaggi, elaboreranno previsioni. E cominceranno a riflettere seriamente sulla data del voto, che comunque dovrà scavallare la metà di aprile per consentire ai parlamentari di maturare il “vitalizio“. E non andare molto oltre la metà di maggio se si vuole fare l’accorpamento con le Amministrative, perché ci deve essere il tempo per fare i ballottaggi entro l’inizio di giugno, data di chiusura delle scuole. Un tema che non depone a favore dello scenario di voto in conclusione della legislatura è poi, nel dibattito interno alla maggioranza e a FdI, quello della tenuta di FI e Lega, in discesa nei sondaggi anche a causa di leader – Salvini e Antonio Tajani – dalle immagini sempre più appannate. Dopo l’ok alla nuova legge elettorale tutto sarà più chiaro.

Vannacci contro Cerno sulle fasce protette in tv: «Ha gusti invertiti»

Fasce protette, gusti invertiti, gusti normali, propaganda gender. Va in scena il duello a distanza tra Roberto Vannacci e Tommaso Cerno. Secondo l’ex generale, il direttore de Il Giornale «si è inventato che Futuro Nazionale voglia proibire a chi ha gusti omosessuali di comparire in tv», ha sbottato all’AdnKronos. «Non so se chi ha gusti invertiti abbia il patentino per sparare corbellerie più grosse rispetto a chi ha i gusti che si inquadrano nella normalità, ma le regole in televisione saranno uguali per tutti: in fascia protetta, quando ci sono i bambini davanti allo schermo, la propaganda gender e omosessualista non deve poterla fare né chi ha gusti omosessuali né chi ha gusti eterosessuali».

Vannacci contro Cerno sulle fasce protette in tv: «Ha gusti invertiti»
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Il casus belli: 2 Di Picche e le fasce protette invocate da FN

Ma da cosa nasce l’attacco? Lunedì Cerno aveva criticato le posizioni di FnV sulle fasce protette in tv. «Pensate che meraviglia, in Rai c’è il pluralismo, e nel pluralismo ci vuole anche Cerno ogni tanto, perché non si capisce perché chiunque può dire tutto e io no», aveva detto il giornalista al debutto della seconda stagione di 2 Di Picche su Rai2. «Ci provano in tutte le maniere: ho sentito dire pure che siccome sono omosessuale dovrei andare in fascia protetta, l’ha detto il generale Vannacci. Io credo che la fascia più protetta di così non possa essere, perché le 14 è protetta dalla democrazia dalle famiglie, dalle persone normali a cui ti rivolgi. E se vogliono ribellarsi si ribellano, la loro protezione viene dalla libertà, caro generale». Anche perché, aveva fatto notare, «se togli tutti i gay dalla televisione dopo non ci resta nessuno, devono mandare la pubblicità praticamente dalle otto di mattina a mezzanotte». Una punzecchiatura, quella del direttore, che non stupisce e che suona come una provocazione per mandare in tilt Vannacci. A metà settembre infatti il quotidiano degli Angelucci aveva sganciato in prima pagina un’inchiesta sui conti che non tornano del «generale super fetecchia» firmata dall’ex Espresso Lirio Abbate. Un modo forse per proteggere Giorgia Meloni dalla minaccia elettorale proveniente da destra.

Vannacci: «Cerno di spazio ne ha dappertutto. Di che si lamenta?»

L’ex generale non ci sta. «Cerno che dichiara di avere una preferenza erotica per i maschietti, di spazio ne ha dappertutto: ha fatto il senatore del Partito Democratico, è stato dirigente di Arcigay, oggi è direttore de Il Giornale e fa il guru del centrodestra, ha addirittura una trasmissione in Rai». «Ma di cosa si lamenta?», ha concluso Vannacci. «A me, per esempio, son sempre piaciute le donne e ciò non mi ha garantito né una citazione eterna nella Commedia di Dante né il patentino di ‘sparare minchiate’, come dice lui, tantomeno sulla pelle dei bambini».

Vannacci contro Cerno sulle fasce protette in tv: «Ha gusti invertiti»
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Il giornalista: «Faccia come crede, decideranno gli italiani»

Cerno non perde tempo e da Il Giornale risponde al generalissimo: «Chi non argomenta ma insulta non ha contenuti, d’altra parte conosco bene questo problema perché è quello che la sinistra ha da sempre. Mi insulta perché non ha nulla da dire nel merito, faccia come crede, decideranno gli italiani».

Vannacci contro Cerno sulle fasce protette in tv: «Ha gusti invertiti»
Tommaso Cerno (Imagoeconomica).