Antonelli campione del mondo di F1: i titoli della stampa estera

Ampio spazio sui media internazionali al trionfo di Kimi Antonelli nel mondiale di Formula 1, diventato a soli 20 anni il campione iridato più giovane della storia grazie al terzo posto nel Gran Premio del Messico. L’Équipe titola «L’avvento» e «Un gigante così giovane», definendo poi Antonelli «un eterno Peter Pan che possiede già i riflessi e la maturità di un campionissimo». Per Le Figaro questo Mondiale di F1 ha visto «l’incoronazione di un prodigio di precocità». Per la BBC la vittoria del pilota italiano è «un incredibile ventata di aria fresca per la Formula 1». La tedesca Bild, che lo incorona «re», nel racconto dei festeggiamenti in Messico scrive di «lacrime, champagne, tequila», esaltando poi anche la vittoria nel campionato piloti della Mercedes. Il Frankfurter Allgemeine, mettendo l’accento sulla precocità di Antonelli, lo definisce «campione bambino».

Antonelli campione del mondo di F1: i titoli della stampa estera
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Antonelli campione del mondo di F1: i titoli della stampa estera
Antonelli campione del mondo di F1: i titoli della stampa estera

«Il bambino che si addormentava sulle piste ha realizzato il suo sogno»: è questa l’immagine scelta da Marca per celebrare la vittoria di Antonelli: «Bravissimo Kimi», titola poi in italiano il giornale sportivo spagnolo. Anche il Mundo Deportivo applaude al successo del «re più giovane».

Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo

Non sapete dove mettere quei due o tre crisantemi che vi avanzano dopo la tradizionale visita al cimitero a trovare i vostri cari trapassati? La soluzione più saggia, con quel che costano, è rivenderli sul posto ad altri dolenti. La più generosa, deporli sulle tombe ancora fresche di alcuni illustri scomparsi alla cui perdita abbiamo dovuto rassegnarci. Ecco qualche suggerimento.

Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo
Un cimitero (foto di Rodion Kutsaiev via Unsplash).

RIP diritto internazionale

Tutti abbiamo avuto una nonna o un’anziana zia autorevole e amante della concordia familiare, davanti alla quale ci vergognavamo di spintonare il cuginetto piccolo o di scofanarci da soli tutte le pastarelle per la festa della mamma. Bastava il suo «non si fa!» a scoraggiarci, o almeno a negare le marachelle più gravi. Finché un giorno alcuni nipoti gradassi si sono rotti le scatole e l’hanno scaraventata giù per le scale con la sedia a rotelle, stile Goodfellas. Per quanto giudicassimo la povera vecchietta ingenua, pedante e alla fin fine ininfluente, da quando non c’è più lei a bandire la legge della giungla, la famiglia si è sfasciata e al cenone di Natale è meglio nascondere i coltelli. Se ogni tanto ci tocca rimpiangere quella benintenzionata parente, quest’anno non potremo esimerci dal portare un fiore e una prece anche sulla tomba del suo equivalente politico, il diritto internazionale, calpestato a morte dagli stivali di Putin, dai mocassini fetish di Donald Trump e dalle scarpe di Benjamin Netanyahu (magari quelle al cioccolato che nel 2018 il premier israeliano fece servire come bizzarro dessert all’omologo nipponico Shinzo Abe, provocando un clamoroso incidente diplomatico: in Giappone le scarpe sono considerate oggetti disgustosi e nauseanti, più o meno come lo scopino del wc per noi, o gli attivisti della Global Sumud Flotilla per la destra israeliana).

Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo
Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo
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RIP contratto sociale

A dire il vero, l’entità teorizzata da Jean-Jacques Rousseau è morta da un pezzo: la sentenza capitale l’aveva pronunciata ben 40 anni fa Margaret Thatcher col suo «non esiste la società, esistono gli individui».

Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo
Margaret Thatcher (Ansa).

In seguito i governi, come nipoti inetti e disonesti che occultano nel congelatore il cadavere del prozio per continuare a percepirne la pensione, hanno fatto finta che il contratto sociale fosse ancora vivo e vegeto, in modo da convincere il popolo a starsene buono, a non girare armato e soprattutto a pagare regolarmente tasse sempre più alte. In cambio lo Stato, più suadente del Battiato de La cura, prometteva ai cittadini di superare le correnti gravitazionali e di guarirli da tutte le malattie, perché erano esseri speciali e lui avrebbe avuto cura di loro. Dai e dai, la truffa è venuta a galla, e le manifestazioni dei giovani che infiammano Milano, Parigi, Tirana e Nuova Delhi in realtà sono disperati cortei funebri per un patto sociale irrecuperabilmente decomposto, anche perché oggi gli Stati, più che il welfare, preferiscono finanziare il warfare. Gli under-30 possono sempre sperare nel contratto social: se sbancano su TikTok e su Instagram qualche soldo lo portano a casa.

Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo
Manifestazione degli studenti francesi (Ansa).

RIP woke

Il terrore che il woke, alias politicamente corretto, torni dall’aldilà con le sue irricevibili pretese di rendere la cultura occidentale un po’ meno androcentrica, omofoba, razzista e abilista continua a perseguitare l’opinione pubblica, malgrado i contriti autodafè arrivati perfino da paladine della prima ora come Alexandria Ocasio-Cortez e Chiara Valerio. Del resto “woke” significa “desto e vigile“, condizioni antitetiche all’eterno riposo, e così gli anti-woke invocano pallottole d’argento e paletti di frassino (possibilmente falliformi) per prevenire il risveglio dell’odiato spettro dell’inclusione. I pochi sostenitori rimasti sono entrati in clandestinità, e per prevenire vandalismi e tentativi di profanazione da parte dei fan di Cruciani e del generale Vannacci, hanno tumulato il politicamente corretto in una catacomba segreta, rintracciabile solo seguendo simboli esoterici incisi sui muri: lo schwa, l’asterisco, l‘arcobaleno. Chi nonostante tutto si sente orfano del woke e vuole rendergli un omaggio postumo, tenga presente che il 2 novembre inclusivo si chiama Dead Pride e celebra tutte le identità della sfaccettata community dei non-vivi: defunti, defunte, bidefunti, transdefunti e interdefunti.

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Alexandria Ocasio-Cortez (Ansa).

L’impresa di Kimi Antonelli vista dalla politica: da Meloni a Schlein

Andrea Kimi Antonelli è campione del mondo di Formula 1. Il pilota della Mercedes ha conquistato matematicamente il titolo 2026 con il terzo posto nel Gran Premio del Messico. Una doppia soddisfazione: a soli 20 anni, il bolognese è il più giovane campione del mondo della storia della F1 («Der Bambino-Champion», titola non a caso la tedesca Faz) ed è riuscito a riportare il titolo in Italia dopo 73 (l’ultimo azzurro era stato Alberto Ascari nel 1953. Prima di lui c’era riuscito solo Giuseppe Farina nel 1950). L’impresa è stata ovviamente celebrata anche dalla politica, a partire da Giorgia Meloni. «Un successo che riporta un pilota italiano sul tetto del mondo,
premiando talento, impegno, determinazione e dedizione», ha commentato la premier sui social. «Un motivo di grande orgoglio per la nostra Nazione».

«Kimi Antonelli campione del mondo!», twitta il presidente della Camera Lorenzo Fontana. «Il più giovane nella storia della Formula 1. Dopo 73 anni un pilota italiano torna a conquistare il titolo mondiale. Un’impresa straordinaria, un orgoglio per tutto il Paese. Congratulazioni».

Giubilo anche per il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Kimi Antonelli a soli 20 anni diventa il più giovane campione del mondo nella storia della Formula 1. Il primo nato negli anni 2000. Un italiano vince il titolo mondiale dopo 73 anni. Sei un fenomeno Kimi tutta l’Italia è orgogliosa di te».

Immancabile l’altro vicepremier, il leghista Matteo Salvini. «Immenso Kimi, orgoglio italiano! Un’emozione straordinaria! A soli 20 anni, Andrea Kimi Antonelli scrive la storia della Formula 1: il più giovane campione del mondo di sempre, che riporta il titolo iridato in Italia dopo 73 anni. Grazie Kimi, sei nella storia».

Il trionfo di Antonelli riesce a mettere d’accordo anche il campo largo, con i complimenti social di Elly Schlein e Giuseppe Conte.  «Kimi Antonelli oggi scrive due volte la storia della Formula 1», commenta la segretaria del Pd. «A soli 20 anni è il più giovane campione del mondo di sempre e il primo pilota italiano a conquistare il titolo dopo 73 anni. Congratulazioni, Kimi!».

«Dopo 73 anni un italiano sul tetto del mondo della Formula 1! Immenso Kimi Antonelli», gli fa eco il presidente del M5s.

Interviene anche il ministro della Pa, Paolo Zangrillo. «Ci sono imprese sportive che vanno oltre una vittoria e diventano patrimonio di un intero Paese. Quella di Kimi Antonelli è una di queste. A soli 20 anni, questo straordinario talento italiano entra nell’Olimpo dei grandi dello sport, scrivendo una pagina indimenticabile della nostra storia», sottolinea il forzista. «Dopo 73 anni, dal lontano 1953 in cui Alberto Ascari conquistò il suo secondo titolo mondiale, il Tricolore di un pilota torna sul tetto della Formula 1. Un’attesa lunghissima, interrotta dal talento e dalla determinazione di un ragazzo che ha saputo trasformare un sogno in realtà». E, ancora: «Come tutti i grandi campioni, Kimi ci ricorda che nessun traguardo è irraggiungibile quando il talento incontra il sacrificio e la dedizione. La sua impresa è un messaggio straordinario per le giovani generazioni: credere nelle proprie capacità, non arrendersi davanti alle difficoltà e avere il coraggio di inseguire i propri sogni. Oggi festeggiamo un campione del mondo, ma soprattutto un giovane italiano che ha dimostrato al mondo intero di cosa e’ capace il nostro Paese. Grazie Kimi, hai fatto la storia!».

Festeggia comprensibilmente anche il ministro dello Sport, Andrea Abodi. «Con lui l’Italia è ancora una volta al centro del mondo!! Il più giovane campione iridato, a vent’anni è italiano, dopo 73 anni dall’ultima vittoria tricolore del Campionato F1 di Alberto Ascari. La vittoria finale di Kimi lascerà un segno indelebile nella memoria di tutti noi, grazie a un talento cristallino, a una feroce determinazione, a una genuina semplicità, tipica dei grandi campioni. Kimi è la conferma che in Italia, nello sport e non solo, abbiamo giovani di straordinario valore: dobbiamo saperli riconoscere, accompagnare e sostenere, creando le condizioni perché possano esprimere tutto il loro valore».

«La Formula 1», aggiunge, «ci insegna che per vincere un Gran premio e ancor di più il Mondiale non basti la velocità: bisogna saper scegliere le traiettorie giuste, affrontare al meglio le curve più difficili, trovare un equilibrio tra coraggio e incoscienza, saper ‘ascoltare’ la macchina, dialogare con il team e ispirare la telemetria. A lui, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno contribuito a questa straordinaria impresa vanno le mie congratulazioni e il mio grazie: grazie Kimi, adorabile ragazzo italiano, vincente».