Witkoff annuncia un trilaterale Usa-Russia-Ucraina ad Abu Dhabi

Funzionari statunitensi, ucraini e russi terranno un incontro trilaterale ad Abu Dhabi il 10 e l’11 novembre, nel tentativo di «portare avanti la missione del presidente Donald Trump volta a porre fine alla guerra». Lo ha reso noto Steve Witkoff, inviato speciale della Casa Bianca, spiegando che gli Stati Uniti svolgeranno il ruolo di mediatori in negoziati a livello tecnico tra Ucraina e Russia che «si concentreranno sugli accordi di sicurezza per il dopoguerra, sulla de-escalation, sugli interventi umanitari e sui passi successivi verso la pace». Questa settimana, ha poi aggiunto, i negoziatori Usa incontreranno anche rappresentanti di Francia, Germania, Regno Unito, Unione europea e Nato a Bruxelles, per discutere «dell’architettura di sicurezza europea nel dopoguerra e delle opportunità economiche a sostegno della ricostruzione» dell’Ucraina. «Il nostro auspicio è quello di consolidare i progressi già compiuti a Kyiv, Oslo e San Pietroburgo, puntando a un accordo di pace globale e duraturo che garantisca una sicurezza stabile per le generazioni a venire», ha concluso Witkoff.

Attacchi hacker ai supermercati, convocato vertice urgente a Palazzo Chigi

È stata convocata per martedì 3 novembre alle 11.30 a Palazzo Chigi una riunione per fare il punto sull’ondata di attacchi hacker che hanno colpito in Italia e in Europa i sistemi di refrigerazione dei supermercati. A coordinarla il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Parteciperanno il direttore dell’agenzia per la cybersicurezza nazionale e i direttori delle agenzie di intelligence. La notizia è arrivata dopo che sono stati colpiti centri commerciali in mezza Europa, dal Belgio alla Svezia fino a Lussemburgo, Olanda, Finlandia, Irlanda ed Estonia. In particolare, sono state alterate da remoto le temperature degli impianti di refrigerazione che sono arrivati anche a toccare i 50 gradi. L’agenzia per la cybersicurezza nazionale ha lanciato un’allerta agli operatori della grande distribuzione, della logistica alimentare e della filiera del freddo, invitando le imprese a verificare con urgenza l’eventuale esposizione online dei sistemi di controllo e teleassistenza e a isolarli dalle reti aziendali.

Colpiti supermercati anche in Italia

Anche l’Italia è stata interessata dagli attacchi. Guasti si sono registrati in Sicilia, in sei punti vendita, ma segnalazioni sono arrivate anche da un’azienda toscana operante nella ristorazione collettiva e da una dell’Emilia Romagna attiva nella produzione dei surgelati.

Midterm 2026, perché Turning Point di Charlie Kirk rischia l’ennesimo flop

Che fine ha fatto Turning Point Usa? E quale impatto sta avendo sulle midterm 2026? Il suo fondatore, Charlie Kirk, a maggio del 2025 annunciava il suo endorsement ad Andy Biggs in Arizona: «Metteremo a disposizione risorse e attivisti per la sua campagna. Siamo onorati di poterlo fare, ha il mio pieno e incondizionato appoggio». Pochi mesi dopo, a settembre, l’influencer Maga fu ammazzato durante un evento alla Utah Valley University, diventando una sorta di martire per tutte le destre mondiali (compresa quella italiana). Dunque Biggs è stato l’ultimo candidato personalmente sostenuto da Kirk. Ecco perché la sua organizzazione no-profit, lanciata nel 2012 con l’obiettivo di diffondere idee di stampo conservatore nelle scuole e nelle università degli Stati Uniti, ha preso così a cuore la corsa del deputato repubblicano che il 3 novembre mira a diventare governatore dello Stato del Gran Canyon. «È la loro priorità assoluta in questa tornata elettorale», ha scritto il quotidiano Politico. Ma le cose non stanno andando come previsto.

Midterm 2026, perché Turning Point di Charlie Kirk rischia l’ennesimo flop
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Midterm 2026, perché Turning Point di Charlie Kirk rischia l’ennesimo flop
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Turning Point ha speso 18 milioni di dollari

Era stato proprio Kirk a convincere Biggs a scendere in campo. Da allora Turning Point ha speso 18 milioni di dollari, la cifra più alta investita dall’organizzazione su un singolo candidato in queste elezioni di metà mandato. Potrebbe, però, non essere abbastanza. Perché il repubblicano, molto vicino a Donald Trump, arranca nei sondaggi rispetto alla sua rivale, l’attuale governatrice democratica Katie Hobbs. E alcuni attivisti e funzionari locali puntano il dito proprio contro TpUsa che ha speso una barca di soldi, ma con tempistiche pessime.

Midterm 2026, perché Turning Point di Charlie Kirk rischia l’ennesimo flop
La democratica Katie Hobbs (foto Ansa).

In uno Stato come l’Arizona, dove un governatore in carica non fallisce la rielezione dal 1966 e circa l’80 per cento degli elettori vota prima dell’election day, è meno probabile che un’ondata di denaro dell’ultimo minuto influenzi il risultato alle urne. Per questo aprire il portafogli solo a settembre, a poche settimane dall’invio delle schede elettorali, a molti è sembrato decisamente troppo tardi.

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Andy Biggs (foto Ansa).

Hobbs è riuscita a consolidare il suo vantaggio spendendo i soldi fin dall’inizio, quando ancora Biggs era assente dalle trasmissioni televisive. Ma Turning Point ha respinto le critiche: «Siamo un’organizzazione incentrata sulla mobilitazione degli elettori e non sulla tivù. È compito dei gruppi politici nazionali sostenere i candidati e metterli nelle condizioni di andare in onda per primi», ha risposto Tyler Bowyer, direttore operativo del movimento.

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Donald Trump (foto Ansa).

E ancora: «Siamo ovviamente delusi dal fatto che non ci siano più fondi nazionali destinati ai repubblicani, in egual misura a quelli destinati ai democratici, soprattutto in Stati chiave per le Presidenziali, come l’Arizona». Il riferimento è alla decisione della Republican governors association di non investire nella campagna elettorale. Diversamente dalla controparte democratica, che per Hobbs ha speso almeno 10 milioni di dollari.

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Attivisti di destra con uno striscione per Charlie Kirk (foto Ansa).

L’eventuale e probabile sconfitta in Arizona, però, diventerebbe un problema serio anche per Turning Point. L’ex deputato repubblicano Matt Salmon ha detto a Politico: «Questo è il loro canto del cigno. Una sorta di tutto o niente». Il risultato di Biggs potrebbe avere infatti importanti implicazioni per la reputazione e la rilevanza dell’organizzazione di Kirk all’interno del Partito repubblicano in futuro.

In ottica 2028 appoggiata la candidatura di JD Vance

In vista del 2028, Turning Point ha già appoggiato preventivamente la candidatura di JD Vance alla presidenza: d’altronde il vicepresidente è sempre stato particolarmente vicino a Kirk. Gina Swoboda, ex capa del Partito repubblicano dell’Arizona, ha usato parole in aperta polemica col movimento di Kirk: «Se il vicepresidente dovesse correre per la Casa Bianca, farebbe bene a riconsiderare qualsiasi idea possa avere sull’utilizzo di Turning Point sul territorio».

Midterm 2026, perché Turning Point di Charlie Kirk rischia l’ennesimo flop
Il vicepresidente JD Vance (foto Ansa).

Certo, se si guarda al passato i candidati di TpUsa non hanno di certo brillato alle urne. Per diverse tornate elettorali, Kirk e i suoi hanno sostenuto, fin dalle primarie, nomi che poi a novembre fallivano puntualmente. Anche con risultati imbarazzanti. Come quando, nel 2024, puntarono tutto sulla corsa al Senato di Kari Lake. Finì con la giornalista sotto di due punti rispetto all’avversario, in uno Stato, l’Arizona, in cui Trump aveva vinto con cinque lunghezze di vantaggio.

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Kari Lake (foto Ansa).

Insomma, lo stesso scenario in cui si potrebbe ritrovare anche Biggs. Eppure sulla carta era l’uomo perfetto, con esperienza sia al Senato statale sia alla Camera dei Rappresentanti. Spinto da Kirk, ha accettato la sfida, nonostante Trump avesse già dato il suo endorsement all’avvocata e imprenditrice Karrin Taylor Robson. A gennaio il presidente aveva deciso di sposare anche la causa di Biggs che, alle primarie, ha ottenuto una schiacciante vittoria dopo il passo indietro di Robson. Un momento di gloria per Turning Point. Forse l’ultimo?