ArcelorMittal inizia a spegnere Taranto il 12 dicembre

A fine novembre si ferma un treno nastri per mancanza di ordini. I forni invece verranno chiusi tra metà dicembre e metà gennaio. Il piano della multinazionale per abbandonare Taranto.

La data dello spegnimento degli altiforni di Taranto è già segnata nel calendario di ArcelorMittal. La mattina del 14 novembre, ha fatto sapere il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, «l’amministratore delegato della multinazionale franco-indiana, Lucia Morselli, ha incontrato le rsu di Taranto per smentire le notizie emerse dalla Regione Puglia al termine dell’incontro del 13 novembre. La Morselli ha invece comunicato il piano di fermate degli altiforni: Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio mentre verrà chiuso il treno nastri2 tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini».

«LA SITUAZIONE STA PRECIPITANDO»

«Se ancora non fosse chiaro la situazione sta precipitando in un quadro sempre più drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica», ha commentato Bentivogli. «Le RSU», ha aggiunto, «hanno chiesto in che prospettive ci si muove e se intendono fare dichiarazioni di esuberi, discussione che l’azienda ha rinviato al tavolo di domani. Il piano di fermate modifica le previsioni contenute nell’Aia, pertanto l’azienda si confronterà con il Ministero dell’Ambiente».

Maurizio Landini, segretario generale CGIL, al suo arrivo al Mise per il tavolo fra sindacati, governo e Arcelor Mittal, Roma, 9 luglio 2019. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

«LA DISCUSSIONE SUGLI ESUBERI NON È ACCETTABILE»

«Non voglio perdere neanche un posto di lavoro – ha detto – non è una discussione accettabile quella sugli esuberi. Lì si deve continuare a produrre acciaio, garantendo la salute di cittadini e lavoratori», ha detto a proposito il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ospite di Tagadà su La7. Il 15 novembre è fissato al Mise il «primo incontro con la presenza dell’azienda. La situazione è difficile e i tempi delle decisioni devono essere rapidi. Per noi non ci sono le condizioni per recedere dal contratto, per noi ArcelorMittal deve applicare tutte le parti del contratto», ha concluso.

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Rogo Thyssen, dalla Corte di Strasburgo procedimento contro Italia e Germania

Sono stati i parenti delle vittime a rivolgersi alla Corte europee dei diritti umani per la presenza in libertà di due manager tedeschi condannati.

La Corte europea dei diritti umani ha avviato un procedimento contro Italia e Germania sul caso del rogo dello stabilimento della ThyssenKrupp a Torino il 6 dicembre 2007. Sono stati i parenti delle vittime e uno dei sopravvissuti, Antonio Boccuzzi, a rivolgersi alla Corte di Strasburgo, accusando i due governi di aver violato i loro diritti, in particolare quello al rispetto della vita, perché nonostante una sentenza di condanna dei tribunali italiani nel 2016 di due manager tedeschi, questi restano in libertà. Secondo i ricorrenti, in tutto 26, la violazione del loro diritto alla vita deriverebbe «dalle omissioni e dai ritardi delle autorità italiane e tedesche nel dare esecuzione alla sentenza di condanna dei due manager». I ricorrenti affermano anche di non aver altro modo, se non attraverso la Corte di Strasburgo, per far valere i loro diritti nei confronti di Roma e Berlino. Il ricorso era arrivato a Strasburgo il 12 aprile dello scorso anno.

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Il commissario dell’Ungheria rimandato dall’europarlamento

Várhelyi, designato per l'Allargamento, non ha superato l'audizione a Bruxelles. Bocciato da socialisti, liberali, Verdi e sinistra. Altro introppo sulla strada dell'insediemento di Von der Leyen.

Rimandato. Il commissario designato dall’Ungheria per l’Allargamento, Olivér Várhelyi, non ha superato l’esame nell’audizione del 14 novembre al parlamento europeo. È mancata la maggioranza a favore dell’esponente del Partito popolare europeo (Ppe) nella riunione dei coordinatori della commissione. Al commissario designato devono essere posti ulteriori quesiti.

SOTTO ESAME ANCHE IL FRANCESE BRETON E LA ROMENA VALEAN

Sono stati socialisti, liberali, Verdi e Gue (Sinistra unitaria europea) ad aver determinato la bocciatura di Várhelyi. Al parlamento europeo sono in programma nella stessa giornata le audizioni di tre commissari designati da Ungheria, Francia e Romania. Oltre a Várhelyi tocca al francese Thierry Breton per il mercato Interno e poi alla romena Adina Valean con il portafoglio ai Trasporti.

IN ATTESA DEL VOTO SULL’INTERA COMMISSIONE

Se i tre commissari fossero stati “promossi” alle audizioni, la plenaria di Strasburgo il 27 novembre si sarebbe espressa con un voto sulla Commissione in toto in modo che Ursula von der Leyen potesse insediarsi a Palazzo Berlaymont a inizio dicembre. Ma sull’ungherese è subito arrivato un intoppo.

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I sondaggi politici elettorali del 14 novembre 2019

La Lega perde un punto percentuale, ma si conferma saldamente il primo partito col 33% delle preferenze. In crescita il Pd, cala ancora il M5s. La rilevazione Emg Acqua.

Se si votasse oggi, la Lega si confermerebbe saldamente il primo partito con il 33% dei consensi, seguita dal Partito democratico con il 19,5% e il Movimento 5 stelle dato al 16,1%. Lieve flessione per il Carroccio, che perde poco più di un punto percentuale dalla precedente rilevazione. Viceversa, i dem recuperano mezzo punto percentuale, mentre in una sola settimana il M5s perde lo 0,2%.

FRATELLI D’ITALIA SI FERMA POCO SOTTO IL 10%

Sono questi i principali dati che emergono da un sondaggio Emg Acqua condotto per la trasmissione Agorà in onda su RaiTre. Secondo lo stesso sondaggio Fratelli d’Italia è al 9,8%, Forza Italia al 7,4%. Italia viva è al 5,7%, +Europa al 1,8%, La Sinistra 1,7%, Europa verde al 1,0% e Lista Calenda 1,0%.

LA MAGGIOR PARTE DEGLI ITALIANI CONTRARIA AL NUOVO GOVERNO

Alla domanda «lei pensa che sia stato un bene far nascere questo governo?» il 54% degli intervistati ha risposto “no”, il 28% ha risposto “sì”, il 18% ha preferito non rispondere.

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Le novità sulla strage del volo MH17: legami tra russi e ribelli del Donbass

Il team internazionale a guida olandese che investiga sull'abbattimento del volo della Malaysia Airlines ha pubblicato delle intercettazioni che mostrano i contatti tra funzionari di Mosca e ribelli separatisti.

Nuova svolta nell’intricato caso dell’abbattimento del volo Malaysia Airlines 17. In particolare sarebbero stati individuati stretti legami tra la Russia e i ribelli del Donbass testimoniati da nuove intercettazioni telefoniche tra funzionari russi e alcuni leader separatisti.

Le conversazioni sono state pubblicate dal Team investigativo internazionale a guida olandese (Jit) sulla tragedia del Boeing malese abbattuto nei cieli del Donbass in guerra nell’estate del 2014. Le telefonate risalgono alle settimane precedenti alla sciagura in cui morirono 298 persone. L’aereo fu abbattuto da un missile di fabbricazione russa.

Lo scorso giugno, gli investigatori hanno accusato quattro persone per la tragedia aerea: tre sono cittadini russi e – secondo gli inquirenti – sono o sono stati agenti dell’intelligence di Mosca. Uno degli incriminati è Igor Strelkov, al secolo Igor Girkin, ex comandante delle milizie separatiste del Donbass che sarebbe anche tra le persone coinvolte nelle conversazioni intercettate.

I RUSSI COINVOLTI NELLE INTERCETTAZIONI

Le telefonate riguardano anche il consigliere di Putin, Vladislav Surkov, il “premier” dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, Aleksandr Borodai, e il leader crimeano scelto da Mosca, Vladislav Surkov. In almeno tre telefonate, i separatisti affermano di agire nell’interesse della Russia e su ordine dei suoi servizi segreti. «Sto eseguendo gli ordini e difendendo gli interessi di uno e di un solo Paese: la Federazione Russa», ha detto Borodai in una telefonata.

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Papa Francesco nomina Guerrero Alves al posto del cardinale Pell

Il gesuita spagnolo è stato scelto per il ruolo di prefetto della Segreteria per l'Economia. Si insedierà a partire da gennaio 2020.

Nuove nomine in Vaticano. Papa Francesco ha infatti scelto il sostituto del cardinale George Pell, sospeso nel 2017 per difendersi nel processo in cui è accusato di abusi sessuali sui minori in Australia. Il suo mandato come prefetto della Segreteria per l’Economia è scaduto a febbraio. Per tale ruolo il pontefice ha scelto padre Juan Antonio Guerrero Alves, che si insedierà a partire da gennaio 2020.

GLI INCARICHI NELLA COMPAGNIA DI GESÙ

Spagnolo, nato a Merida nel 1959, Guerrero Alves è entrato nel noviziato della Compagnia di Gesù nel 1979. Nella biografia diffusa dalla sala stampa vaticana si legge che è stato ordinato sacerdote nel 1992. Laureato in Economia e in Teologia, è stato professore di Filosofia sociale e politica presso l’Università Pontificia Comillas (1994-1997 e 1999-2003), maestro di novizi dei Gesuiti in Spagna (2003-2008), superiore provinciale a Castiglia (2008-2014), economo della Compagnia di Gesù in Mozambico (2015-2017) e direttore del Collegio Sant’Ignazio di Loyola (2016-2017) nello stesso Paese. Dal 2017 è delegato del Superiore generale per le Case e le opere interprovinciali a Roma e consigliere generale della Compagnia di Gesù. Al suo posto il Superiore generale della Compagnia di Gesù, padre Arturo Sosa, ha nominato padre Johan Verschueren.

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I provvedimenti economici per aiutare Venezia

Slitta di un mese il pagamento della Tari nella Laguna: nuova scadenza il 16 dicembre. Subito i primi indennizzi: 5 mila euro ai privati e 20 mila agli esercenti commerciali. Cdm pronto a dichiarare lo stato di emergenza. Così si prova a risollevare la città.

Mentre si contano i danni e si attende un nuovo picco di acqua alta di 145 centimetri, con raffiche di vento a velocità massima tra i 21 e i 43 chilometri all’ora, arrivano i primi (mini) provvedimenti per Venezia.

QUARTA RATA DELLA TARI RINVIATA

Innanzitutto è stata nominata la super commissaria per il Mose, Elisabetta Spitz. Poi la Giunta comunale della città lagunare, in via straordinaria, si riunisce nel pomeriggio del 14 novembre per adottare un provvedimento, su indicazione del sindaco Luigi Brugnaro e predisposto dall’assessore al Bilancio e Tributi Michele Zuin, che dispone il posticipo dell’imminente scadenza della quarta rata della Tari, prevista per il 16 novembre, per tutti i cittadini e le imprese dell’intero Comune. La nuova scadenza – ha informato l’amministrazione lagunare – è fissata per il 16 dicembre.

PRIMI INDENNIZZI ANNUNCIATI DA CONTE

Non solo. Il premier Giuseppe Conte per quanto riguarda il ristoro dei danni ha parlato di due fasi: «La prima ci consentirà di indennizzare i privati e gli esercenti commerciali sino a un limite per i primi di 5 mila euro e per i secondi di 20 mila euro». Conte ha assicurato che i soldi «potranno arrivare subito». Poi un secondo step: «I danni più consistenti ovviamente li quantificheremo con più calma e dietro istruttoria tecnica potranno essere liquidati».

STATO DI EMERGENZA IN CONSIGLIO DEI MINISTRI

Intanto il Consiglio dei ministri convocato alle ore 16.30 a Palazzo Chigi è pronto a dichiarare lo stato di emergenza «nei territori della Regione Veneto colpiti dagli eccezionali eventi meteorologici che si sono verificati a partire dal giorno 12 novembre 2019», si legge in una nota.

ALTRE RISORSE DOPO LA RICOGNIZIONE

Lo stato di emergenza ha una durata massima di 12 mesi, prorogabile di altri 12. La delibera stanzia l’importo per realizzare i primi interventi. Ulteriori risorse possono essere assegnate a seguito della ricognizione dei fabbisogni realizzata dai commissari delegati.

ORDINANZE IN DEROGA

Agli interventi per affrontare l’emergenza si provvede con ordinanze in deroga alle disposizioni di legge, ma nei limiti e secondo i criteri indicati con la dichiarazione dello stato di emergenza e comunque nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico.

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Le tensioni in Bolivia dopo la conferma di Jeanine Añez come presidente

Un giovane di 20 anni ha perso la vita durante gli scontri tra manifestanti pro Morales e la polizia. Sale così a 10 il numero dei morti dopo tre settimane di proteste. E il governo del nuovo presidente Añez si insedia.

Resta alta la tensione in Bolivia dopo che la Corte costituzionale ha confermato Jeanine Añez come presidente. Un ragazzo di 20 anni è rimasto ucciso durante gli scontri tra i sostenitori di Morales e la polizia. Il ragazzo sarebbe stato colpito alla testa da un proiettile a Yapacani, nel dipartimento di Santa Cruz, dove i sostenitori di Morales nel pomeriggio avevano occupato il municipio.

10 MORTI DALL’INIZIO DELLE PROTESTE

Il 13 novembre gli scontri a Montero e Yapacaní hanno provocato due morti per colpi d’arma da fuoco. Con queste vittime è salito a dieci il bilancio dei morti durante oltre tre settimane di proteste nel Paese. Lo ha riferito il direttore dell’Istituto di indagini forensi (Idif), Andres Flores, citato dal quotidiano La Razon. Il direttore ha riferito che otto delle dieci persone morte negli scontri sono state uccise da proiettili.

L’ANALISI SUI CORPI DELLE VITTIME

«L’Idif ha condotto l’analisi forense di dieci corpi a livello nazionale, quattro sono di Santa Cruz, tre di Cochabamba, due di La Paz e uno di Potosí. Del totale dei casi, otto hanno perso la vita a causa di un proiettile di armi da fuoco», ha detto Flores. Le forze armate sono scese in strada dopo che la polizia si è dichiarata sopraffatta dall’ondata di proteste sociali che hanno colpito in particolare La Paz ed El Alto. A Yapacaní sono state rubate armi delle forze di sicurezza, con le quali, secondo la polizia, gli agenti sono stati attaccati.

ANEZ LAVORA AL SUO NUOVO GOVERNO

A livello politico Jeanine Añez continua a lavorare dopo la sua numina. Nella serata del 13 ha nominato i primi 11 ministri del suo governo di transizione che, ha sottolineato, sarà composto eminentemente da «tecnici». «Questo Consiglio dei ministri che vi presento», ha indicato Anez al termine della cerimonia di insediamento, «è composto persone esperte e specializzate, in maggioranza di un profilo tecnico come è normale per un governo di transizione». La ex senatrice ora capo dello Stato ha precisato che il 14, in giornata, l’elenco dei ministri sarà completato in modo da dare continuità al normale funzionamento dell’apparato statale. «Il loro compito principale», ha aggiunto, «sarà restaurare la pace sociale, realizzare elezioni libere e trasparenti nel più breve tempo possibile e consegnare infine il governo a chi i boliviani eleggeranno con piana legalità e legittimità democratica». Fra i ministri prescelti vi sono Karen Longaric (Esteri), Jerjes Justiniano (Presidenza), Arturo Murillo (Interno), Fernando López Julio (Difesa) e José Luis Parada (Economia).

MOSCA RICONOSCE IL NUOVO PRESIDENTE

Proprio mentre il nuovo esecutivo si insediava, la Russia ha annunciato l’intenzione di riconoscere Jeanine Añez come presidente. Il vice ministro degli Esteri Serghiei Riabkov, citato dall’agenzia Ria Novosti, ha però voluto precisare che la sua decisione tiene anche conto del fatto «nel momento in cui è stata eletta per questo incarico non c’era il quorum necessario in parlamento». «Chiaramente», ha aggiunto Riabkov, «sarà considerata leader della Bolivia finché la questione di un nuovo presidente non sarà risolta con le elezioni».

MORALES APRE A UN RITORNO IN PATRIA

Dal Messico l’ex presidente boliviano Evo Morales ha dichiarato di essere disposto a tornare in Bolivia senza essere candidato o ricoprire cariche di potere, per contribuire a riportare la pace nel Paese. In un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais, l’ex capo di Stato ha dichiarato che «certamente» è disposto a tornare in Bolivia senza poteri e senza candidarsi. «Mi sono dimesso, ma continua la violenza», ha sottolineato. Sulla sua permanenza in Messico, Morales ha dichiarato che «già in questo momento vorrei andarmene. Se posso contribuire alla soluzione pacifica (in Bolivia), lo farò», ha affermato, aggiungendo che nel suo Paese in questo momento «non ci sono autorità», e che Jeanine Anez «è una presidente autoproclamata incostituzionalmente».

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Chi è Elisabetta Spitz, commissaria del Mose di Venezia

Architetta e dirigente pubblica, è stata direttrice dell'Agenzia del demanio. La sua nomina comunicata dalla ministra dei Trasporti De Micheli. Ora deve occuparsi del sistema di barriere mobili, ancora incompiuto, che avrebbe dovuto proteggere la Laguna dall'acqua alta.

Dopo l’emergenza acqua alta e «l’Apocalisse» sfiorata, è arrivato il nome della nuova super commissaria per il Mose a Venezia: Elisabetta Spitz. L’annuncio è stato dato dalla ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, a Radio Capital, dopo che nella serata del 13 novembre direttamente dalla Laguna aveva detto: «C’è una procedura in corso, quando avremo tutte le firme comunicheremo chi sarà».

UNA CARRIERA TRA PRODI E TREMONTI

Spitz, 66enne nata a Roma e sposata con l’ex del Partito democratico (e non solo) Marco Follini, è una architetta e dirigente pubblica. È stata direttrice dell’Agenzia del demanio a partire dal 2001: ha ricoperto quell’incarico inizialmente per tre anni, prima di due rinnovi, nel 2004 e nel 2007. L’ultima volta fu confermata dal governo Prodi II, prima di terminare il suo lavoro nel 2008. Nel 2002 l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti istituì la Patrimonio S.p.A., di cui Spitz divenne consigliera d’amministrazione.

SISTEMA DI BARRIERE MOBILI ETERNO INCOMPIUTO

Ora si deve occupare del Mose, l’enorme sistema di barriere mobili contro le acque alte che doveva proteggere Venezia e che invece attende ancora di essere completato. Al 2018 per i lavori erano già stati spesi 5,5 miliardi di euro, ma l’insieme delle opere deliberate raggiungerebbe 8 miliardi. Il Mose doveva essere ultimato nel 2016, poi l’inaugurazione è slittata a fine 2021. In mezzo sono capitati diversi guai giudiziari, tra tangenti e inchieste che hanno “decapitato” l’establishment della Regione Veneto. A partire dall’ex governatore di centrodestra Giancarlo Galan, finito agli arresti. Secondo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte il Mose è «al 92-93%» della realizzazione. Alla Spitz il compito di vigilare sul rimanente 7-8% e accelerare le pratiche per salvare la Laguna.

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Jorge Lorenzo pronto ad annunciare il suo ritiro

Il campione spagnolo è pronto a lasciare il mondo delle corse. Tra il 2006 e 2015 ha vinto due campionati in classe 250 e tre mondiali MotoGp.

Il campione di motociclismo spagnolo Jorge Lorenzo (Repsol Honda) ha convocato per oggi 14 novembre, alle 15:00, una conferenza stampa nel circuito Ricardo Tormo di Cheste (Valencia) per annunciare il suo ritiro: lo scrivono i media spagnoli. Lorenzo è stato due volte campione del mondo nella categoria 250cc (nel 2006 e nel 2007) e tre volte campione del mondo nel MotoGP (2010, 2012 e 2015).

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Lara Comi intercettata e quella «spasmodica ricerca di soldi»

Al telefono con la sua avvocata, l'ex europarlamentare di Forza Italia arrestata per tangenti diceva: «Dirò che non ho mai preso 17 mila euro». Caianiello, figura chiave del sistema corruttivo, ai pm: «Temeva di non essere rieletta». E spiega la presunta truffa a Buxelles.

Dopo che il suo nome emerse nella maxi indagine per tangenti in Lombardia, l’ex europarlamentare di Forza Italia Lara Comi, finita agli arresti, parlava così al telefono: «Oggi io dirò che non ho mai preso 17 mila euro, non ho mai avuto consulenze con Afol né a società a me collegate che non esistono… Se mi chiedono “perché dicono questo?” posso dire che eri tu che facevi loro consulenza».

INTERCETTAZIONE CON L’AVVOCATA BERGAMASCHI

La conversazione intercettata, datata 9 maggio, era con l’avvocata Bergamaschi, sua collaboratrice, e fa riferimento al denaro che la Comi avrebbe ottenuto da Afol. Il dialogo si trova nell’ordinanza cautelare.

PER 10 ANNI AL PARLAMENTO EUROPEO

Comi, 36 anni, tra la sua passione per il Milan e le sempre più frequenti apparizioni tivù era riuscita nella sua scalata politica passando da Saronno a Bruxelles grazie agli sponsor “giusti”. È stata in Europa per 10 anni, dal 2009 al 2019 (in mezzo la rielezione del 2014), ma all’ultima tornata elettorale europea non le sono bastati 32.365 voti: finì solo terza nel Nord-Ovest dietro a Silvio Berlusconi e Massimiliano Salini, risultando la prima dei non eletti.

L’IMBARAZZO DI FORZA ITALIA E L’ESCLUSIONE NEL 2019

Il Cav, imbarazzato per i guai giudiziari che l’hanno colpita, ha scelto di mantenere il proprio seggio nel Nord-Ovest, nonostante fosse stato eletto anche nel Sud e nelle isole, escludendo così la Comi dall’europarlamento.

Nonostante la giovane età, Comi ha mostrato una non comune esperienza nel fare ricorso ai diversi, collaudati schemi criminosi


Un passaggio dell’ordinanza

Nell’ordinanza Comi viene descritta con queste parole: «Nonostante la giovane età, ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel fare ricorso ai diversi, collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e all’incameramento di finanziamento illeciti».

LUNGHE INDAGINI SU CONTRATTI DI CONSULENZA

I pm di Milano da tempo indagano su contratti di consulenza per un valore di 38 mila euro ottenuti da «una società riconducibile alla Comi». Contratti che sarebbero stati ottenuti attraverso Gioacchino Caianiello, ex coordinatore di Forza Italia nel capoluogo lombardo, ritenuto il “burattinaio”, la figura chiave al centro del presunto sistema corruttivo fatto di mazzette, finanziamenti e nomine pilotate.

Comi temeva fortemente per la sua rielezione al parlamento europeo, ragione per la quale ha iniziato ad andare spasmodicamente alla ricerca di finanziamenti e alleanze politiche


Nino Caianiello

Caianiello il 2 settembre ha messo a verbale che Lara Comi «a seguito della mancata candidatura alle elezioni politiche nazionali cui lei fortemente aspirava», ha «iniziato a spaventarsi fortemente per la sua rielezione al parlamento europeo, ragione per la quale ha iniziato ad andare spasmodicamente alla ricerca di finanziamenti e alleanze politiche». Ha raccontato anche che «la Comi voleva che io intercedessi in suo favore nei confronti di Mariastella Gelmini (di cui da giovane fu assistente, ndr)» e ha parlato di un incontro.

IL NODO DEI SOLDI DA GIRARE A CAIANIELLO

Caianiello da tempo sta collaborando coi pm milanesi. Ai quali ha detto: «Più volte avevo espresso alla Comi la necessità di trovare una modalità attraverso cui retrocedere delle somme in favore della mia persona, in ragione dei costi che la quotidiana attività politica mi comportava».

LO STRATAGEMMA: GONFIARE LO STIPENDIO DELL’ADDETTO STAMPA

Il passaggio riguarda la presunta truffa al parlamento europeo – di cui è accusata, tra le altre cose, la Comi – attraverso uno “stratagemma”: gonfiare fino a 3 mila euro al mese lo stipendio dell’addetto stampa dell’epoca dell’eurodeputata, rimborsato dall’europarlamento, per poi girare 2 mila euro a Caianiello. «Comi», ha spiegato il “burattinaio”, «era recalcitrante a retrocedere una parte del suo stipendio per finanziare le strutture del partito di Forza Italia, anche in vista delle imminenti elezioni europee, escogitammo lo stratagemma di far maggiorare lo stipendio del giornalista Aliverti».

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Contagia l’amante con l’Hiv, in manette 39enne a Rimini

Un uomo di origini brasiliane è stato posto ai domiciliari con l'accusa di aver volontariamente infettato un'altra partner. Al vaglio altri possibili casi.

Un uomo di 39 anni è stato arrestato dai carabinieri di Rimini per aver contagiato una delle sue amanti con l’Hiv e per averne esposto volontariamente al virus altre tre. L’uomo, di origini brasiliane, si trova agli arresti domiciliari e deve rispondere del reato di lesioni gravi.

Stando alle indagini scattate ad agosto su segnalazione della convivente, l’uomo avrebbe intrattenuto diverse relazioni sessuali anche durature con diverse donne, contagiando una di queste. Le indagini dei carabinieri hanno appurato come il 39enne, positivo all’Hiv da alcuni anni, dal 2017 aveva sospeso volontariamente la terapia farmacologica, l’aveva ripresa poi solo sporadicamente nel 2018, per poi interromperla totalmente aumentando esponenzialmente il rischio di contagio in caso di rapporti sessuali non protetti.

Oltre alla convivente, gli accertamenti dei militari hanno permesso di risalire ad altre tre donne, conosciute tramite alcuni social, le quali, ignare dello stato di salute dell’uomo, hanno confermato di aver avuto rapporti sessuali non protetti con l’indagato. Per una di queste i test medici hanno dato esito positivo.

RICERCE PER STABILIRE EVENTUALI ALTRI CONTAGI

Le indagini dei carabinieri di Rimini, coordinate dal sostituto procuratore Paolo Gengarelli, hanno portato all’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal gip del Tribunale di Rimini, Manuel Bianchi. Al momento gli investigatori dell’Arma sono al lavoro per risalire, attraverso l’analisi del pc utilizzato dal 39enne, ad eventuali altre donne conosciute su internet, a chat e alle effettive frequentazioni sentimentali dell’arrestato.

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Contagia l’amante con l’Hiv, in manette 39enne a Rimini

Un uomo di origini brasiliane è stato posto ai domiciliari con l'accusa di aver volontariamente infettato un'altra partner. Al vaglio altri possibili casi.

Un uomo di 39 anni è stato arrestato dai carabinieri di Rimini per aver contagiato una delle sue amanti con l’Hiv e per averne esposto volontariamente al virus altre tre. L’uomo, di origini brasiliane, si trova agli arresti domiciliari e deve rispondere del reato di lesioni gravi.

Stando alle indagini scattate ad agosto su segnalazione della convivente, l’uomo avrebbe intrattenuto diverse relazioni sessuali anche durature con diverse donne, contagiando una di queste. Le indagini dei carabinieri hanno appurato come il 39enne, positivo all’Hiv da alcuni anni, dal 2017 aveva sospeso volontariamente la terapia farmacologica, l’aveva ripresa poi solo sporadicamente nel 2018, per poi interromperla totalmente aumentando esponenzialmente il rischio di contagio in caso di rapporti sessuali non protetti.

Oltre alla convivente, gli accertamenti dei militari hanno permesso di risalire ad altre tre donne, conosciute tramite alcuni social, le quali, ignare dello stato di salute dell’uomo, hanno confermato di aver avuto rapporti sessuali non protetti con l’indagato. Per una di queste i test medici hanno dato esito positivo.

RICERCE PER STABILIRE EVENTUALI ALTRI CONTAGI

Le indagini dei carabinieri di Rimini, coordinate dal sostituto procuratore Paolo Gengarelli, hanno portato all’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal gip del Tribunale di Rimini, Manuel Bianchi. Al momento gli investigatori dell’Arma sono al lavoro per risalire, attraverso l’analisi del pc utilizzato dal 39enne, ad eventuali altre donne conosciute su internet, a chat e alle effettive frequentazioni sentimentali dell’arrestato.

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Venezia: notte tranquilla in attesa di un altro picco di marea

La città lagunare prova a tornare alla normalità dopo la grande piena. Attesa per il nuovo picco da 125 centimetri previsto per le 10:50.

Una notte tranquilla a Venezia quella appena trascorsa, senza picchi di marea nè allarmi per il maltempo. La città, dopo 48 ore da incubo, ha potuto tirare il respiro. Il 14 novembre la laguna si è risvegliata con il sole, cielo limpido e temperatura più rigida, perchè lo scirocco non c’è.

Dopo l’emergenza per la mareggiata che ha creato gravi danni a monumenti abitazioni e alberghi comincerà la vera e propria conta dei danni. Non tutto è ancora alle spalle, però, perchè se nella serata del 13 la massima si è fermata sotto gli 80 centimetri, le previsioni parlano per il 14 di un altro picco significativo, 125 centimetri sul medio mare (alle 10.50), con la possibilità che le zone più basse, come San Marco, siano nuovamente allagate.

A Venezia c’è anche il premier Giuseppe Conte, che dopo la riunione operativa del 13 e la visita a San Marco, il 14 dovrebbe incontrare anche i commercianti della città. «Per Venezia», ha detto il premier Giuseppe Conte uscendo dall’hotel nel quale ha dormito stanotte, «c’è un impegno a 360 gradi, c’è una situazione drammatica in una città unica, ci dobbiamo essere». Alla domanda se l’impegno per finire il Mose basterà, «Speriamo, confidiamo di sì, è un’opera su cui ormai sono stati spesi tantissimi soldi ed è in dirittura finale, ora va completata e poi manutenuta». E ai veneziani: «Siamo vicini a voi e speriamo di prevenire queste situazioni drammatiche, perchè non si ripetano più».

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Ambrosini paga i guai di Astaldi e deve lasciare Finpiemonte

L'avvocato coinvolto nel suo ruolo di commissario giudiziale nelle indagini sulla procedura di concordato preventivo del colosso delle costruzioni è stato messo alla porta da Cirio. Che per la presidenza della finanziaria regionale pensa a Ravanelli.

Costa caro a Torino l’essere finita sotto inchiesta a Roma. Parliamo di Stefano Ambrosini, il professionista piemontese che è stato coinvolto con l’accusa di corruzione, nel suo ruolo di commissario giudiziale del gruppo Astaldi, nelle indagini relative alla procedura di concordato preventivo della grande impresa di costruzioni, ora in procinto di essere salvata da Cdp nell’ambito del piano che la vede unirsi a Impregilo in Progetto Italia. Ambrosini sarà infatti costretto a lasciare la presidenza di Finpiemonte, la finanziaria della Regione. 

LEGGI ANCHE: Buia e Salini, la ministra De Micheli tra due fuochi

IL GOVERNATORE CIRIO STA PENSANDO A RAVANELLI

Il governatore Alberto Cirio gli ha brutalmente chiesto di farsi da parte e per accelerare le operazioni di uscita – il cda in programma alla fine della settimana prossima potrebbe essere l’occasione giusta – sta già pensando al successore. Si tratta dell’imprenditore novarese Fabio Ravanelli, attuale presidente di Confindustria Piemonte. Amministratore delegato della Mirato, azienda leader nel settore dei prodotti per l’igiene e la bellezza con marchi famosi come Intesa e Malizia, Ravanelli ha in curriculum una presenza nel cda del Banco Popolare, cosa che lo rende adatto a coniugare le esigenze delle imprese e quelle della banche, che è appunto il cup of tea di Finpiemonte, specie ora che sta smaltendo le scorie dello scandalo dei 50 milioni passati dalla Regione alla filiale Vontobel Bank per il quale tra poco inizia a Torino il processo contro l’allora presidente della finanziaria Fabrizio Gatti, di cui Ambrosini era sodale. 

IL PRIMO PESANTE STOP

Ed è proprio per colpa di un Gatti, questa volta di nome Corrado, attestatore di Astaldi accusato insieme allo stesso Ambrosini e a un altro commissario, Francesco Rocchi, per una parcella da 36 milioni di euro, che l’uomo a suo tempo scelto da Sergio Chiamparino è finito nei guai. Cinquantenne, figlio di un giudice costituzionale, avvocato rampante da 4 milioni di redditi personali annui e dalle decine di incarichi, già commissario straordinario di Alitalia e Tirrenia, e presidente di Veneto Banca per un breve periodo, per Ambrosini è arrivato un primo pesante stop.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.


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Come funziona Facebook Pay, il nuovo servizio per i pagamenti digitali

Mark Zuckerberg entra ufficialmente nel mondo dei pagamenti digitali con Facebook Pay, il nuovo servizio destinato agli utenti che usano..

Mark Zuckerberg entra ufficialmente nel mondo dei pagamenti digitali con Facebook Pay, il nuovo servizio destinato agli utenti che usano Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp e che promette «un’esperienza di pagamento comoda, sicura e coerente» tra tutte le applicazioni.

DEBUTTO NEGLI STATI UNITI, POI NEGLI ALTRI PAESI

Facebook Pay debutterà questa settimana negli Stati Uniti, per poi diffondersi in altri Paesi. Potrà essere utilizzato per fare acquisti, effettuare donazioni o trasferire denaro.

CIRCUITO DISTINTO DA LIBRA

La società spiega che Facebook Pay «si basa su infrastrutture finanziarie e su partnership già esistenti ed è separato dal portafoglio Calibra, che si appoggerà al network Libra», la moneta elettronica che Facebook si prepara a introdurre. Pay supporterà la maggior parte delle principali carte di credito e carte di debito e anche PayPal.

DATI «ARCHIVIATI E CRITTOGRAFATI IN MODO SICURO»

Ma come funziona Facebook Pay? Per utilizzarlo bisognerà aggiungere un metodo di pagamento tra le impostazioni dell’applicazione, oppure sceglierlo nel momento in cui si decide di fare una delle operazioni consentite. Deborah Liu, vice presidente Marketplace and Commerce di Facebook, assicura che le coordinate delle carte e dei conti correnti bancari verranno archiviati e crittografati in modo sicuro: «Gli utenti già usano i pagamenti sulle nostre app per fare acquisti, donazioni oppure mandare denaro. Facebook Pay renderà più semplici queste transazioni, continuando a mantenere le informazioni di pagamento sicure e protette».

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Hong Kong, giallo sul possibile coprifuoco nel weekend

Fonti di stampa cinesi avevano annunciato che l'esecutivo guidato da Carrie Lam sarebbe pronto a vietare ogni tipo di manifestazione per il fine settimana. Ma la notizia è stata poi smentita.

La situazione già tesa di Hong Kong si arricchisce di un nuovo tassello. Nella notte il media cinese Global Times aveva annunciato su Twitter che il governo dell’ex colonia era pronto a varare un coprifuoco per il fine settimana. Successivamente il tabloid cinese ha fatto retromarcia cancellando dopo oltre 30 minuti il tweet sul tema.

«Il governo di Hong Kong è atteso che annunci il coprifuoco per il weekend», aveva scritto il quotidiano citando una fonte anonima. L’ipotesi coprifuoco si era diffusa da diverse ore. NaoTv, network dell’ex colonia, l’aveva già menzionata, venendo poi smentita dal South China Morning Post, grazie alle rassicurazioni di una fonte del governo locale

Nella serata del 13 novembre un numero consistente di ministri sono stati visti arrivare alla Government House, la residenza della governatrice Carrie Lam. La riunione, ha scritto il South China Morning Post, sarebbe stata finalizzata a discutere la situazione dopo tre giorni di proteste e di duri scontri tra manifestanti pro-democrazia e polizia. Sembra tuttavia improbabile che il governo possa decidere l’eventuale posticipazione per motivi di ordine pubblico le elezioni locali distrettuali del 24 novembre.

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Gaza e Israele hanno trovato l’intesa per un nuovo cessate il fuoco

Stop a raid e lanci di razzi dopo la mediazione di Onu ed Egitto. Nella notte nuovo bombardamento di Tel Aviv contro un miliziano della Jihad islamica. E il bilancio delle vittime sale a 34 morti. La situazione.

Pare essere tornata la calma lungo la Striscia. Grazie a una mediazione dell’Egitto è stato infatti raggiunto un accordo per il cessate il fuoco tra Israele e Gaza.

L’intesa è stata confermata anche dalla Jihad islamica. Un suo portavoce, Mussab al-Breim, ha confermato che l’accordo è entrato in vigore nella mattinata del 14 novembre. «L’occupazione (Israele, ndr) ha accettato le condizioni dettate dalla resistenza», ha affermato.

Luce verde alla tregua anche dall’esercito israeliano che ha confermato la fine all’operazione “Cintura nera“, nome in codice con cui le forze armate hanno definito lo scontro di questi giorni. L’esercito ha poi sottolineato di aver raggiunto i suoi obiettivi sferrando «un duro colpo» alla Jihad islamica e alle sue capacità belliche. Ora, ha aggiunto il portavoce militare, citato dai media, il focus sarà rivolto al nord alle minacce degli alleati dell’Iran.

DECISIVA LA MEDIAZIONE DI EGITTO E ONU

L’inviato delle Nazioni Unite nell’area, Nickolay Mladenov ha spiegato che «L’Egitto e l’Onu hanno lavorato duramente per prevenire che la più importante escalation dentro e fuori Gaza arrivasse ad una guerra». Secondo Mladenov «le prossime ore e giorni saranno critiche». «Tutti», ha aggiunto su Twitter, «devono mostrare massimo controllo e fare la loro parte per impedire un bagno di sangue. Il Medio Oriente non ha bisogno di nuove guerre».

TOLTE RESTRIZIONI IN ISRAELE

Tutte le aree di Israele, ad eccezione delle aree attorno alla Striscia, possono tornare alla vita normale e sono ritirate le restrizioni sulle scuole, sugli assembramenti e sulle zone di lavoro. Lo ha annunciato il Fronte del Comando interno di Israele dopo il cessate il fuoco raggiunto tra le parti.

ULTIMI RAID NELLA NOTTE: UCCISE SEI PERSONE

Nella notte un nuovo raid aereo israeliano ha ucciso sei componenti di una famiglia nel centro della Striscia. La radio al-Aqsa di Hamas ha riferito che le vittime includono genitori e figli. Testimoni nella città di Deir al-Balah affermano di aver sentito due esplosioni, seguite dal suono delle sirene delle ambulanze. Secondo la radio militare israeliana, Ramsi Abu Malhus, il capo della famiglia rimasto ucciso a Deir el-Balah, era il comandante dei lanciatori di razzi della Jihad islamica nel settore centrale della Striscia di Gaza. «Negli ultimi giorni, come in passato, aveva partecipato attivamente ai lanci di razzi verso Israele«, ha aggiunto l’emittente.

34 MORTI DALL’INIZIO DEI RAID

Sale così a 34 il numero di palestinesi uccisi nell’escalation della violenza tra Israele e Gaza iniziata con l’uccisione di un comandante della Jihad islamica palestinese con un raid aereo martedì 12 novembre. Tra i morti ci sono 16 miliziani e almeno una donna e tre minori. Secondo il ministero della sanità di Gaza citato dall’agenzia Wafa, il numero dei feriti è di 113.

SIRIENE D’ALLARME LUNGO LA STRISCIA

Nel corso della mattinata le sirene di allarme sono risuonate in Israele, in una località vicina a Gaza. Si sono udite almeno due esplosioni, ha precisato la radio militare. Malgrado le notizie relative ad un accordo di cessate il fuoco, la radio militare ha avvertito che chi abita nella zona deve restare ancora in prossimità di rifugi e di stanze protette.

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Tangenti in Lombardia, arrestata Lara Comi

L'ex eurodeputata di Forza Italia è coinvolta nell'inchiesta Mensa dei Poveri.

Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano, coi colleghi di Busto Arsizio, ha arrestato l’ex eurodeputata di FI Lara Comi, l’ad dei supermercati Tigros Paolo Orrigoni, entrambi ai domiciliari, e il dg di Afol Metropolitana Giuseppe Zingale (in carcere). In un filone dell’indagine ‘Mensa dei Poveri’ l’ordinanza è stata firmata dal gip Raffaella Mascarino e chiesta dai pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri per accuse, a vario titolo, di corruzione, finanziamento illecito e truffa.

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Tangenti in Lombardia, arrestata Lara Comi

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