I militari feriti in Iraq sono tornati in Italia

Sono sbarcati a Ciampino, accolti dai ministri Guerini e Di Maio. Poi sono stati trasferiti all'ospedale del Celio.

Il C130 dell’Aeronautica militare con a bordo i militari italiani feriti nell’attentato in Iraq è atterrato alle 16.43 del 13 novembre all’aeroporto romano di Ciampino. Ad accogliere i feriti, oltre ai familiari, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il capo di Stato maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli. A bordo dell’aereo, proveniente dalla base di Ramstein, in Germania, hanno viaggiato anche alcuni familiari giunti il 12 novembre nella città tedesca con un velivolo messo a disposizione dalla Difesa.

Pochi minuti dopo l’atterraggio del C130 cinque ambulanze militari e pulmini si sono recati sotto bordo del velivolo dalla rappresentanza del 31esimo stormo dell’Aeronautica. A seguire i ministri Guerini e Di Maio, con accanto il capo di stato maggiore della Difesa Vecciarelli, il capo di stato maggiore dell’esercito generale Salvatore Farina ed il capo di stato Maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, hanno incontrato i militari e i familiari. Pochi minuti, lontano dagli occhi della stampa, per poi fare ritorno nella sala di rappresentanza. I militari sono poi stati trasferiti all’ospedale militare del Celio.

Siamo orgogliosi del lavoro che le nostre donne e i nostri uomini in uniforme svolgono con grande professionalità e coraggio ogni giorno nel mondo. Il loro impegno nelle aree di crisi rappresenta un contributo essenziale

Luigi Di Maio

Di Maio ha commentato via Facebook: «Ci stringiamo a loro e alle loro famiglie, felici di poterli riabbracciare. Siamo orgogliosi del lavoro che le nostre donne e i nostri uomini in uniforme svolgono con grande professionalità e coraggio ogni giorno nel mondo. Il loro impegno nelle aree di crisi rappresenta un contributo essenziale per difendere quei diritti, libertà e valori che stanno alla base della nostra costituzione e del diritto internazionale».

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Wenger lascia la panchina per un ruolo nella Fifa

L'ex allenatore dell'Arsenal è il nuovo capo dello sviluppo mondiale del calcio. Negli ultimi giorni il suo nome era stato accostato alla guida del Bayern Monaco.

Arsène Wenger, l’allenatore francese che ha di fatto riscritto il modo di interpretare tecnica e tattica in Premier League con i sistemi di gioco e i successi colti in 22 anni sulla panchina dell’Arsenal, è il nuovo capo dello sviluppo mondiale del calcio della Fifa. Wenger, che ha 70 anni, recentemente era stato dato in pole position per diventare il tecnico di una serie di club di grande livello, tra i quali il Bayern Monaco.

«NON VEDO L’ORA DI AFFRONTARE QUESTA SFIDA»

«Non vedo l’ora di affrontare questa sfida estremamente importante, non solo perché sono sempre stato interessato ad analizzare il calcio da una prospettiva più ampia», ha commentato Wenger, «ma anche perché la missione della Fifa come organo di governo del calcio è veramente globale». «Credo», ha aggiunto, «che la nuova Fifa che abbiamo visto emergere negli ultimi anni abbia lo sport al centro dei suoi obiettivi ed è determinato a sviluppare il gioco in tutte le sue diverse componenti. So di poter contribuire a questo obiettivo e ci metterò tutta la mia energia».

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Nel dl Fisco salta il taglio dell’Iva sugli assorbenti

Dichiarato inammissibile l'emendamento che proponeva una riduzione delle tasse dal 22% al 10% sui prodotti igienici femminili. Prima firmataria Boldrini del Pd. Bocciati pure scudo penale per Mittal, canoni delle spiagge e airbag per motociclisti. Gli ultimi aggiornamenti.

Niente taglio delle tasse sugli assorbenti. La commissione Finanze della Camera ha dichiarato inammissibile l’emendamento al decreto legge Fisco che chiedeva una riduzione dal 22% al 10% dell’Iva su una serie di prodotti igienici femminili, fra cui appunti gli assorbenti.

PRIMA FIRMATARIA LAURA BOLDRINI DEL PD

L’emendamento, con prima firmataria Laura Boldrini del Partito democratico, era stato presentato da una trentina di parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione.

LO SCUDO PENALE PER MITTAL? ESTRANEITÀ DI MATERIA

La stessa commissione ha respinto anche le proposte di modifica presentate da Italia viva e Forza Italia per reintrodurre lo scudo penale per l’ex Ilva. La motivazione sarebbe l’estraneità di materia.

BOCCIATURE PER CANONI DELLE SPIAGGE E AIRBAG SULLE MOTO

Niente da fare poi per gli emendamenti del Movimento 5 stelle che prevedevano una sospensione nel 2020 del pagamento dei canoni per le concessioni delle spiagge, in attesa di una «revisione complessiva del sistema delle concessioni demaniali marittime», e agevolazioni per l’acquisto di airbag per motociclisti, con un bonus di ammontare fino a 250 euro.

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Il giorno della verità sul caso Cucchi: due sentenze in arrivo

Una riguarda cinque carabinieri, accusati a vario titolo di omicidio preterintenzionale, abuso di autorità e falso. L'altra i medici del Pertini, prima condannati e poi assolti. Entrambe sono attese il 14 novembre.

Giovedì 14 novembre può essere il giorno della verità sul caso di Stefano Cucchi. Sono infatti attese due sentenze relative alla vicenda della morte del geometra romano, arrestato per droga nell’ottobre 2009 e deceduto una settimana dopo in ospedale. Due collegi di giudici scriveranno agli atti la loro idea processuale in altrettanti processi: quello che vede sul banco degli imputati cinque carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale, e quello che ancora una volta vede sul banco degli imputati cinque medici del reparto di detenzione dell’Ospedale Pertini di Roma dove Cucchi morì. Un terzo processo, istruito nei confronti di otto alti ufficiali dell’Arma per i depistaggi che secondo l’accusa sarebbero stati compiuti nel 2009 e nel 2015, ancora non è ufficialmente avviato nella sua fase istruttoria dibattimentale, anche a causa dell’astensione del giudice designato.

IL PROCESSO AI CARABINIERI: ACCUSE DI OMICIDIO PRETERINTENZIONALE E FALSO

Il 14 novembre la prima Corte d’Assise, presieduta da Vincenzo Capozza, nell’Aula bunker del carcere romano di Rebibbia, si appresta a pronunciare la sentenza nei confronti di cinque carabinieri per i quali il pm Giovanni Musarò ha chiesto condanne «importanti». Per l’accusa di omicidio preterintenzionale e abuso d’autorità il rappresentante dell’accusa ha chiesto la condanna dei carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro a 18 anni di reclusione ciascuno; per il carabiniere Francesco Tedesco, imputato-accusatore, ha chiesto l’assoluzione dall’omicidio preterintenzionale e tre anni e mezzo di reclusione per l’accusa di falso; otto anni di reclusione per falso sono stati richiesti per il maresciallo Roberto Mandolini; mentre per l’ulteriore imputazione di calunnia, contestata al carabiniere Vincenzo Nicolardi e ai colleghi Tedesco e Mandolini, il pm ha sollecitato una sentenza di non procedibilità per prescrizione del reato. In sostanza, questo processo riguarda il pestaggio che Cucchi avrebbe subito la notte del suo arresto, tanto violento da portarlo una settimana dopo alla morte.

IL PROCESSO AI MEDICI: LA CONDANNA, L’ASSOLUZIONE, IL RINVIO IN CASSAZIONE

Diverso è il processo ai medici del Pertini, che ha avuto un iter tortuoso. L’attività giudiziaria ha interessato il primario del Reparto di medicina protetta dell’Ospedale Pertini, Aldo Fierro, e altri quattro medici, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo. Tutti furono portati a processo inizialmente per l’accusa di abbandono d’incapace (nello stesso processo c’erano imputati anche tre infermieri e tre agenti della Polizia penitenziaria, assolti in via definitiva). Condannati nel giugno 2013 per il reato di omicidio colposo, gli stessi medici furono successivamente assolti in Appello. E da lì iniziò una nuova vita processuale fatta di un primo intervento della Cassazione che rimandò indietro il processo. I nuovi giudici confermarono quell’assoluzione e la Cassazione rinviò per una nuova attività dibattimentale affidata alla Corte d’Assise d’Appello presieduta da Tommaso Picazio. Il procuratore generale Mario Remus ha chiesto una dichiarazione di prescrizione, i difensori l’assoluzione. Il 14 novembre anche per loro è attesa la sentenza.

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Mattarella riceve l’Osservatorio permanente giovani – editori

Il presidente della Repubblica ha incontrato una rappresentanza dell'organizzazione nel giorno del suo 20esimo anniversario.

Martedì 12 novembre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale una rappresentanza dell’Osservatorio permanente giovani – editori, guidata dal presidente Andrea Ceccherini. Nel giorno del 20esimo anniversario dell’Osservatorio, il capo dello Stato si è complimentato per l’importante lavoro svolto dall’organizzazione a favore delle giovani generazioni del Paese, nelle scuole e nelle università italiane, riconoscendo in particolare il valore civile e sociale dei progetti di media literacy Il Quotidiano in Classe e di economic and financial literacy Young Factor.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontra una delegazione dell’Osservatorio permanente dei giovani – editori in occasione del ventennale.

COLLABORAZIONE CON APPLE

Nell’ambito della stessa udienza, il capo dello Stato ha espresso la sua soddisfazione per la partnership strategica raggiunta tra l’azienda informatica statunitense Apple e l’Osservatorio: una collaborazione che cambia la statura e la portata dell’organizzazione, elevando a livello internazionale un progetto italiano dedicato a sviluppare il pensiero critico tra i giovani grazie al confronto tra più fonti di informazione di qualità orientate diversamente.

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Pulizie scuole, perché ci sono 16 mila posti di lavoro a rischio

Allarme delle associazioni di categoria per gli appalti in materia di pulizia scolastica. Le 11 mila assunzioni previste a gennaio non basteranno. A rischio la didattica.

«Chiediamo al più presto l’apertura di un tavolo istituzionale. Il governo convochi le parti datoriali: le nostre imprese sono pronte al confronto per trovare una soluzione, ed evitare un vero e proprio salto nel buio ai lavoratori e le loro famiglie. Fermare gli appalti nelle scuole è anacronistico, dannoso per le imprese, per il mondo scolastico e per i lavoratori». Lo hanno detto in conferenza stampa alla Camera i vertici di ANIP-Confindustria, Legacoop Produzione e Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi.

L’iniziativa unitaria è servita a spiegare le ragioni della contrarietà al provvedimento che, come prima conseguenza, vedrà 16mila procedure di licenziamento a fronte di 11.263 unità che verranno riassunte, secondo il Miur, da gennaio 2020.

Numero palesemente insufficiente, per i relatori, a coprire il fabbisogno di oltre 30mila plessi scolastici in Italia. Le associazioni che rappresentano le imprese individuano diverse criticità del Decreto legge 126/2019 su “Misure di straordinaria necessità e urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti”.

LE CRITICITÀ DEL DECRETO

A loro parere, non si delinea nessun risparmio della spesa pubblica a fronte dell’obiettivo dichiarato di miglioramento della qualità dei servizi: nessuna analisi preliminare su costi benefici sembra supportare questa decisione dell’Esecutivo. Da una prima analisi del provvedimento emergono profili di incostituzionalità, contrasto con decreti, trattati e norme europee, mancanza di una appropriata analisi costi-benefici, tempi di attuazione troppo stretti, incertezza sulle coperture.

PRESUNTI ELEMENTI DI INCOSTITUZIONALITÀ

«Dalla pubblicazione del decreto deriverebbero innumerevoli ricorsi», ha spiegato Lorenzo Mattioli, Presidente di ANIPConfindustria, «rendendolo inattuabile nei tempi necessari. Penso che a gennaio 2020 le scuole non saranno né pulite né manutenute, con rischio per la didattica, senza garanzie per la salute e l’incolumità di alunni e docenti». «Altra criticità», ha spiegato, «è l’obbligo per i candidati di presentare domanda solo nell’àmbito provinciale nel quale già prestano servizio, in palese violazione dei principi costituzionali e comunitari, evocando usanze da Medio Evo». «Il paradosso è che il decreto viene presentato come strumento per superare il precariato, mentre assume dipendenti che già erano a tempo indeterminato presso il privato».

ROTTA UNA PRATICA CONSOLIDATA

Fabrizio Bolzoni, Direttore di Legacoop Produzione e Servizi, ha spiegato che gli organi di categoria considerano «un pesante arretramento l’indirizzo assunto dal governo di internalizzare il servizio delle pulizie scolastiche; un passo indietro rispetto ad una modalità, consolidata da decenni, che ha consentito recuperi di efficienza nei processi produttivi. Vanno sostenuti percorsi di ‘corretta esternalizzazione’, a tutela di lavoratori e aziende che rappresentano un comparto rilevante nell’economia del Paese».

A RISCHIO MIGLIAIA DI POSTI DI LAVORO

Secondo Massimo Stronati, presidente Confcooperative Lavoro e Servizi, «un’internalizzazione che crea esuberi non è un bel segnale al Paese. Il lavoro e le imprese sono il fulcro del public procurement che può rilanciare il PIL. Internalizzando si penalizzano le imprese che sono cresciute mettendo il lavoro al centro. Non ci sono solo Ilva o Alitalia. Il governo convochi le parti sociali. Abbiamo 5.000 esuberi e imprese condannate a pagare la NaSpI per un appalto che finisce per volontà di Stato».

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I problemi del centrodestra con la scelta del candidato in Campania

Per Forza Italia, Salvini, Berlusconi e Meloni sarebbero già d'accordo sul nome di Caldoro. Ma da Lega e Fdi arriva una brusca frenata.

C’è ancora parecchia incertezza sul nome del candidato del centrodestra alle Regionali in Campania. Fonti di Forza Italia hanno confermato che c’è l’accordo sul nome di Stefano Caldoro e che se n’era parlato all’ultimo vertice tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Decisamente più cautela dalle controparti. Per la Lega, in questo momento, si «sta ragionando di programmi e squadra, il dibattito sui candidati governatori verrà dopo».

BERLUSCONI AVEVA DATO L’ACCORDO PER FATTO

Silvio Berlusconi aveva parlato esplicitamente di un accordo con Salvini e Meloni, ma anche per Fratelli d’Italia «sul nome del candidato non ci risulta si sia chiuso alcun accordo. L’intesa che c’è è che in Campania sia Fi a dover individuare il nome, però non c’è nulla di deciso. Così come per la Puglia e le Marche spetta a Fdi indicare il nome».

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Per Forza Italia, Salvini, Berlusconi e Meloni sarebbero già d'accordo sul nome di Caldoro. Ma da Lega e Fdi arriva una brusca frenata.

C’è ancora parecchia incertezza sul nome del candidato del centrodestra alle Regionali in Campania. Fonti di Forza Italia hanno confermato che c’è l’accordo sul nome di Stefano Caldoro e che se n’era parlato all’ultimo vertice tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Decisamente più cautela dalle controparti. Per la Lega, in questo momento, si «sta ragionando di programmi e squadra, il dibattito sui candidati governatori verrà dopo».

BERLUSCONI AVEVA DATO L’ACCORDO PER FATTO

Silvio Berlusconi aveva parlato esplicitamente di un accordo con Salvini e Meloni, ma anche per Fratelli d’Italia «sul nome del candidato non ci risulta si sia chiuso alcun accordo. L’intesa che c’è è che in Campania sia Fi a dover individuare il nome, però non c’è nulla di deciso. Così come per la Puglia e le Marche spetta a Fdi indicare il nome».

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La sentenza su CasaPound: «Non è un’associazione sovversiva»

La Corte di Assise di Napoli ha assolto gli imputati dell'inchiesta sugli scontri con antagonisti nella città partenopea.

Tutti assolti dalle accuse di associazione sovversiva e banda armata, in quanto «il fatto non sussiste»: la seconda Corte di Assise di Napoli (presidente Alfonso Barbarano) non ha condiviso la linea dell’accusa rappresentata dal sostituto procuratore Catello Maresca nell’ambito del maxi processo nei confronti di militanti di CasaPound. Solo una la condanna a tre anni inflitta a Enrico Tarantino, per porto e detenzione in luogo pubblico di ordigni esplosivi, precisamente quattro bottiglie incendiarie.

TRENTACINQUE RICHIESTE DI CONDANNA

Il pm Catello Maresca chiuse con 35 richieste di condanna la requisitoria nei confronti dei militanti del movimento CasaPound e di altre sigle come Blocco studentesco e H.M.O. Le pene più severe furono proposte per quattro imputati, ritenuti capi e organizzatori: 8 anni di reclusione furono chiesti per Tarantino, 6 anni ciascuno per Giuseppe Savuto ed Emmanuela Florino (figlia dell’ex senatore di An Michele) e Andrea Coppola. Il pm Maresca chiese anche pene alternative rispetto all’ipotesi d’accusa secondaria di associazione per delinquere «semplice».

L’OPINIONE CONTRARIA DELLA CASSAZIONE

L’inchiesta partì in seguito a violenti scontri tra gruppi di estrema destra e di antagonisti, a Napoli. Per Maresca erano sussistenti le ipotesi di associazione sovversiva e banda armata perché il gruppo era ispirato da «un’ideologia che cerca lo scontro e si propone di affermare violentemente i propri ideali». Su questi due reati, nella fase delle indagini, si sono registrate decisioni contrastanti: la tesi della Procura è stata accolta dal gip Francesco Cananzi, bocciata dal tribunale del Riesame e riconsiderata invece dalla Cassazione, che aveva ritenuto i fatti al centro dell’inchiesta espressione «di una strategia ideologicamente orientata alla sovversione del fondamento democratico del sistema».

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La sentenza su CasaPound: «Non è un’associazione sovversiva»

La Corte di Assise di Napoli ha assolto gli imputati dell'inchiesta sugli scontri con antagonisti nella città partenopea.

Tutti assolti dalle accuse di associazione sovversiva e banda armata, in quanto «il fatto non sussiste»: la seconda Corte di Assise di Napoli (presidente Alfonso Barbarano) non ha condiviso la linea dell’accusa rappresentata dal sostituto procuratore Catello Maresca nell’ambito del maxi processo nei confronti di militanti di CasaPound. Solo una la condanna a tre anni inflitta a Enrico Tarantino, per porto e detenzione in luogo pubblico di ordigni esplosivi, precisamente quattro bottiglie incendiarie.

TRENTACINQUE RICHIESTE DI CONDANNA

Il pm Catello Maresca chiuse con 35 richieste di condanna la requisitoria nei confronti dei militanti del movimento CasaPound e di altre sigle come Blocco studentesco e H.M.O. Le pene più severe furono proposte per quattro imputati, ritenuti capi e organizzatori: 8 anni di reclusione furono chiesti per Tarantino, 6 anni ciascuno per Giuseppe Savuto ed Emmanuela Florino (figlia dell’ex senatore di An Michele) e Andrea Coppola. Il pm Maresca chiese anche pene alternative rispetto all’ipotesi d’accusa secondaria di associazione per delinquere «semplice».

L’OPINIONE CONTRARIA DELLA CASSAZIONE

L’inchiesta partì in seguito a violenti scontri tra gruppi di estrema destra e di antagonisti, a Napoli. Per Maresca erano sussistenti le ipotesi di associazione sovversiva e banda armata perché il gruppo era ispirato da «un’ideologia che cerca lo scontro e si propone di affermare violentemente i propri ideali». Su questi due reati, nella fase delle indagini, si sono registrate decisioni contrastanti: la tesi della Procura è stata accolta dal gip Francesco Cananzi, bocciata dal tribunale del Riesame e riconsiderata invece dalla Cassazione, che aveva ritenuto i fatti al centro dell’inchiesta espressione «di una strategia ideologicamente orientata alla sovversione del fondamento democratico del sistema».

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La Nike ha tolto i suoi prodotti da Amazon

Il colosso dell'abbigliamento sportivo ha deciso di abbandonare la piattaforma di Jeff Bezos e concentrarsi sulla vendita diretta. Stracciata l'intesa del 2017.

Nike non venderà più i suoi prodotti su Amazon. Il colosso dell’abbigliamento sportivo ha deciso di concentrarsi sulla vendita diretta, anche se continuerà a cercare partnership con altri venditori e altre piattaforme. Nike aveva annunciato un accordo nel 2017 per la vendita di prodotti su Amazon in cambio di politiche più stringenti contro i prodotti contraffatti. Per Amazon si tratta di un colpo ai suoi sforzi per corteggiare i grandi marchi.

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Ilva, i senatori del M5s non cedono sullo scudo penale

Approvato un documento in quattro punti. L'immunità non è tema di discussione. E se dovesse riproporsi per ragioni legali, andrà rimessa all'assemblea degli eletti.

I senatori del M5s non cedono sullo scudo penale per l’Ilva. La pattuglia pentastellata a Palazzo Madama, composta da 105 persone, ha infatti approvato con soli cinque voti contrari un documento in quattro punti sul dossier ArcelorMittal, che ribadisce come l’immunità non sia tema di discussione. Il testo è stato inviato ai colleghi deputati.

LEGGI ANCHE: Stop agli emendamenti di Italia viva e Forza Italia sullo scudo penale

Se la questione dovesse riproporsi per ragioni legali durante il contenzioso con l’azienda davanti al Tribunale di Milano, i senatori chiedono che l’argomento venga sottoposto all’assemblea di tutti gli eletti del M5s, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il documento, in ogni caso, dà piena fiducia alle iniziative che il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli vorrà portare avanti e non collega la vicenda dell’acciaieria alla fiducia nei confronti del governo Conte.

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Con la crisi climatica Venezia e altri 20 porti italiani rischiano di finire sott’acqua

L'Enea stima un innalzamento del mare di un metro al 2100 che può arrivare a 2 metri con onde e vento. Dopo la città lagunare, le più colpite sono Napoli e Cagliari.

In 80 anni il livello del mare che tocca i porti italiani è destinato a crescere di circa un metro: significa che con la crisi climatica Venezia e altri venti porti del nostro Paese finiranno sommersi dall’acqua. Si stima un metro di innalzamento dell’acqua al 2100, con picchi superiori proprio a Venezia (più 1,064 metri), a Napoli (più 1,040 metri), a Cagliari (più 1,033 metri), a Palermo e a Brindisi.

CON VENTO E ONDE SI ARRIVA A UN AUMENTO ANCHE DI DUE METRI

La previsione è il frutto delle proiezioni dell’Enea presentate di recente in un focus dedicato al Mediterraneo. L’innalzamento stimato dall’Enea riguarda 21 porti italiani e prende in considerazione anche l’effetto dello ‘storm surge’, cioè la coesistenza di bassa pressione, onde e vento che in particolari condizioni determina un aumento del livello del mare rispetto al litorale di circa 1 metro. L’innalzamento al 2100 viene stimato ad Ancona di un metro, fino a due con l’effetto ‘storm surge’; ad Augusta 1,028 (fino a 2,028), a Bari 1,025 (fino a 2,025), a Brindisi 1,0282,028, a Cagliari 1,033 (2,033), a Catania 0,952 (1,952), a Civitavecchia 1,015 (2,015), a Genova 0,922 (1,922), a Gioia Tauro 0,956 (1,956), a La Spezia 0,994 (1,994), a Livorno 1,008 (2,008), a Massa 0,999 (1,999), a Messina 0,956 (1,956), a Napoli 1,040 (2,040), a Olbia 1,025 (2,025), a Palermo 1,028 (2,028), a Salerno 1,020 (2,020), a Savona 0,922 (1,922), a Taranto 1,024 (2,024), a Trieste 0,980 (1,980), a Venezia 1,064 (2,064).

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Raid dopo i razzi da Gaza: decine di morti nella Striscia

Finora sono 22 le vittime e 70 i feriti del'offensiva israeliana. Netanyahu: «Fermatevi o continueremo senza pietà».

Altissima tensione nella Striscia di Gaza, dove i raid di Israele hanno fatto decine di vittime in risposta ai razzi lanciati dai palestinesi nel Sud del Paese: la città di Netivot nel Neghev è stata attaccata in mattinata e sirene di allarme sono risuonate, per la prima volta in questa tornata di violenze, nella zona di Latrun e di Beit Shemesh, circa 20 chilometri a Ovest di Gerusalemme.

OLTRE 70 FERITI SECONDO IL MINISTERO DELLA SANITÀ

Sono 22, al momento, i palestinesi uccisi secondo quanto comunicato dal ministero della Sanità della Striscia: circa 70, invece, i feriti. «Fermate questi attacchi o ne subirete sempre di più. A voi la scelta», ha tuonato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. «Sarebbe meglio per la jihad capire ora, credo che il messaggio stia cominciando a passare. Devono comprendere che noi continueremo a colpire senza pietà. Siamo determinati a combattere e a proteggere noi stessi». Dopo aver ribadito che Israele non è interessata a un’escalation, Netanyahu ha aggiunto: se la Jihad «pensa che le salve di razzi o i colpi ci indeboliscano, sbaglia».

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Raid dopo i razzi da Gaza: decine di morti nella Striscia

Finora sono 22 le vittime e 70 i feriti del'offensiva israeliana. Netanyahu: «Fermatevi o continueremo senza pietà».

Altissima tensione nella Striscia di Gaza, dove i raid di Israele hanno fatto decine di vittime in risposta ai razzi lanciati dai palestinesi nel Sud del Paese: la città di Netivot nel Neghev è stata attaccata in mattinata e sirene di allarme sono risuonate, per la prima volta in questa tornata di violenze, nella zona di Latrun e di Beit Shemesh, circa 20 chilometri a Ovest di Gerusalemme.

OLTRE 70 FERITI SECONDO IL MINISTERO DELLA SANITÀ

Sono 22, al momento, i palestinesi uccisi secondo quanto comunicato dal ministero della Sanità della Striscia: circa 70, invece, i feriti. «Fermate questi attacchi o ne subirete sempre di più. A voi la scelta», ha tuonato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. «Sarebbe meglio per la jihad capire ora, credo che il messaggio stia cominciando a passare. Devono comprendere che noi continueremo a colpire senza pietà. Siamo determinati a combattere e a proteggere noi stessi». Dopo aver ribadito che Israele non è interessata a un’escalation, Netanyahu ha aggiunto: se la Jihad «pensa che le salve di razzi o i colpi ci indeboliscano, sbaglia».

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C’è una misteriosa presenza di ossigeno nell’atmosfera di Marte

La scoperta è stata fatta dal laboratorio Curiosity al di sopra del cratere Gale. Misurati cambiamenti stagionali dei gas dei quali si ignora l'origine.

La Nasa ha individuato per la prima volta indizi della presenza di ossigeno su Marte nella sua tenue atmosfera. L’importante scoperta è stata fatta al di sopra del cratere Gale dal laboratorio marziano Curiosity, attivo dall’agosto 2012. Gli strumenti di Curiosity hanno misurato negli ultimi tre anni marziani, pari a circa sei anni terrestri, i cambiamenti stagionali dei gas nel cielo sopra il cratere Gale. E hanno, così, ‘annusato’, a sorpresa, variazioni stagionali di molecole di ossigeno, considerato sulla Terra sinonimo di vita.

L’OSSIGENO MARZIANO SEMBRA COMPORTARSI COME IL METANO

Gli scienziati di Curiosity, coordinati da Melissa Trainer, del Goddard space flight center della Nasa, hanno pubblicato i risultati sulla rivista Journal of geophysical research: planets. Le analisi sono state fatte dal laboratorio di Curiosity, Sam (Sample analysis at mars). L’ossigeno marziano sembra comportarsi come il metano, già annusato in passato da Curiosity. I suoi livelli sono, infatti, molto bassi nel periodo invernale, al di sotto dell’1%, scrivono gli scienziati della Nasa, ma crescono notevolmente in primavera ed estate. Proprio come fa il metano. I ricercatori della Nasa non hanno al momento una spiegazione per queste fluttuazioni. «Abbiamo visto questa sorprendente correlazione tra l’ossigeno molecolare e il metano per buona parte dell’anno marziano e ci ha sorpreso molto», ha spiegato Sushil Atreya, dell’ università americana del Michigan, ad Ann Arbor, tra gli autori dello studio.

UNA POSSIBILE CAUSA DI NATURA GEOLOGICA

«I due fenomeni devono essere collegati, ma non so dire in che modo. Nessuno lo sa al momento», ha continuato l’esperto. La crescita e la repentina diminuzione dei livelli di ossigeno marziano non possono essere spiegati, infatti, con le normali dinamiche dell’atmosfera. Per gli scienziati deve esserci un’altra causa, ad esempio di natura geologica. Una seconda possibile spiegazione lega, invece, le oscillazioni di ossigeno e metano alla presenza di eventuali forme di vita batterica. Maggiori dettagli potranno arrivare da due missioni in programma nel 2020: ExoMars 2020, dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e Mars 2020 della Nasa, che andranno a caccia di tracce di possibili forme di vita, presente o passata, su Marte.

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Blitz contro gli ultrà della Lazio per gli scontri in finale di Coppa Italia

Emesse 13 ordinanze di misure cautelari dal Gip Mara Mattioli: in due finiscono agli arresti domiciliari per gli incidenti del 15 maggio scorso.

La Digos di Roma ha eseguito in queste ore 13 ordinanze di misure cautelari nei confronti di appartenenti al gruppo degli ultrà laziali “Irriducibili” per gli scontri avvenuti il 15 maggio scorso durante la finale di Coppa Italia. Tra questi ci sono anche i responsabili dell’incendio dell’auto della polizia di Roma Capitale.

IN DUE AGLI ARRESTI DOMICILIARI

Le 13 ordinanze sono state emesse dal Gip, Mara Mattioli, su richiesta del pm Eugenio Albamonte. In particolare, Abramo Ettore e Marotta Aniello, entrambi vicini al defunto Fabrizio Piscitelli, con un ruolo di rilievo all’interno del gruppo, verranno sottoposti agli arresti domiciliari, mentre altri 11 verranno sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

LA RICOSTRUZIONE DEGLI SCONTRI

Le misure cautelari scaturiscono dai fatti accaduti il 15 maggio, prima dell’inizio della finale di Coppa Italia Lazio-Atalanta quando in piazza Ponte Milvio, angolo Largo Maresciallo Diaz, una pattuglia della polizia locale veniva aggredita, con bottiglie, bombe molotov, fumogeni, sedie di plastica e torce accese, da un gruppo di tifosi laziali mascherati. Nella circostanza, due tifosi, a volto coperto per non consentire il riconoscimento e agire impuntiti, poi identificati per Ettore Abramo e Aniello Marotta, si avvicinarono all’auto della polizia locale e, dopo avere infranto il vetro del lunotto posteriore, vi gettarono all’interno una torcia accesa che incendiava il veicolo. Quasi contemporaneamente, un altro gruppo di tifosi laziali aggredì altro personale della polizia locale in abiti civili, ferendone un dirigente. Nel frattempo, un nutrito gruppo di tifosi, tutti con il volto coperto per non farsi riconoscere, raggiunta via Dei Robilant iniziò a lanciare fumogeni, petardi, sassi e bottiglie all’indirizzo degli agenti del reparto Mobile, che si erano attestati alla fine della via.

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Ex Ilva, stop agli emendamenti per reintrodurre lo scudo penale

Bocciate le proposte di modifica presentate da Italia viva e Forza Italia. Scatta il conto alla rovescia per il ricorso dei commissari.

Per Luigi Di Maio il caso dell’ex Ilva rischiava di mettere a repentaglio la tenuta del governo. Era stato chiaro il capo politico del Movimento 5 stelle nel ribadire, ancora una volta, che un emendamento a favore di ArcelorMittal «sarebbe stato un problema enorme per la maggioranza».

RESPINTI IN COMMISSIONE FINANZA GLI EMENDAMENTI DI IV E FI

Un primo punto a suo favore lo ha giocato la Commissione Finanze della Camera, che ha giudicato inammissibili proprio gli emendamenti presentati da Italia viva e Forza Italia per reintrodurre lo scudo penale. In base a quanto si è appreso la motivazione sarebbe l’estraneità di materia. Gli emendamenti erano stati presentati al dl Fisco. Le forze politiche ora possono fare ricorso: l’esito dovrebbe arrivare in giornata. Sia l’emendamento di Fi che quello di Iv chiedevano la reintroduzione dell’esonero «da responsabilità penale e amministrativa per le condotte di attuazione del piano ambientale di Ilva».

CONTO ALLA ROVESCIA PER IL RICORSO DEI COMMISSARI

È scattato, intanto, il conto alla rovescia per il deposito del ricorso cautelare e d’urgenza da parte dei legali dei commissari dell’ex Ilva per sostenere la mancanza delle condizioni giuridiche per il recesso del contratto di affitto, preliminare all’acquisto, del polo siderurgico con base a Taranto, chiesto da Arcelor Mittal con l’atto di citazione depositato in tribunale a Milano. Gli avvocati dei commissari stanno infatti limando il ricorso che dovrebbe essere presentato tra il 14 e il 15 novembre. «Non ho cercato di piazzare l’Ilva ai cinesi perché credo ci sia ancora che ci sia un interlocutore che è Arcelor Mittal», ha detto Di Maioai microfoni di Radio 24, spiegando di non voler sentir parlare di «piano B sull’Ilva di Taranto».

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Quanto è costato il Mose e quando è prevista la fine dei lavori

Al 2018 erano già stati spesi 5,5 miliardi di euro, ma l’insieme delle opere deliberate raggiungerebbe 8 miliardi. Doveva essere ultimato nel 2016, ma l'inaugurazione è slittata a fine 2021.

Mentre si contano i danni a Venezia il pensiero non può che andare subito al Mose, il colossale sistema di barriere mobili contro le acque alte che attende ancora di essere ultimato. E lascia intanto la Laguna in balia di catastrofi naturali come questa. Secondo il progetto originario – l’opera è stata pensata negli anni ’80, i lavori sono iniziati nel 2003 – il Mose doveva essere ultimato nel 2016. Problemi tecnici e giudiziari, in primis il commissariamento nel 2014 del consorzio che si occupava dei lavori, hanno fatto slittare l’inaugurazione a fine 2021.

Nel frattempo, il costo complessivo dell’opera è arrivato a quasi 6 miliardi di euro. Di questi, 5,493 milioni di euro sono già stati spesi, mentre altri 221 sono stati messi in conto dallo Stato. Se si considerano tutte le opere deliberate per la salvaguardia della Laguna, faceva sapere L’Espresso, la cifra complessiva raggiunge quota 8 miliardi. «Chiediamo al governo di partecipare», ha detto il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, «e di capire a che livello è l’organizzazione del Mose, perché qui si rischia veramente di non farcela più. Domani chiederemo lo stato di calamità. Adesso il Mose si capisce che serve».

«Purtroppo ci sarà un’altra alta marea, a spanne mezzo miliardo di danni. Il Mose è pronto ad entrare in azione ma servono 100 milioni per la manutenzione annua. Uscito da qui andrò al Senato per un emendamento alla manovra per trovare questi soldi», ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, a Mattino 5. In realtà l’opera non è affatto pronta a entrare in azione: il 31 ottobre è arrivato un nuovo stop alla fase di test delle paratoie. Il Consorzio Venezia Nuova ha reso noto che è stato rinviato a un’altra data il sollevamento completo della barriera posata alla bocca di porto di Malamocco.

La ragione è dovuta al riscontro, avvenuto durante i sollevamenti parziali delle dighe mobili, il 21 e 24 ottobre scorso, di alcune vibrazioni in alcuni tratti di tubazioni delle linee di scarico. Un comportamento che ha indotto i tecnici del Consorzio allo stop, in attesa di verifiche dettagliate e di interventi di soluzione del problema. I lavori, in particolare per Malamocco, non sarebbero comunque finiti: la struttura installata sarà infatti oggetto fino a tutto il 2020 di ulteriori opere di consolidamento e ripristino.

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Rai, saltano le nomine e la Lega gode

Il cda del 12 novembre ha deciso di non decidere, posticipando il dossier. Intanto a RaiDue è battaglia tra Di Meo appoggiato da FdI e Marano, decano della tivù pubblica in quota Carroccio. E nel caos Foa rafforza il suo staff.

Ancora giorni di attesa in Rai, dopo che il cda del 12 novembre ha deciso di non decidere, rinviando la palla in avanti. Così, alla vigilia dell’incontro, è stato cambiato in tutta fretta l’ordine del giorno inserendo l’audizione dell’ad di RaiCom Monica Maggioni sulla riorganizzazione della società e il progetto di un canale in inglese e altri temi meno spinosi.

LEGGI ANCHE: La Lega di Salvini è all’opposizione, ma non in Rai

IL GELO TRA DE SANTIS E SALINI

Nel frattempo, dopo che i 5 stelle sono riusciti a far slittare il tormentato capitolo nomine, dopo alcuni giorni di assenza è ricomparsa la direttrice della rete ammiraglia Teresa De Santis (quota Lega) che d’imperio ha bloccato la partecipazione di alcuni ospiti importanti nel programma di Caterina Balivo. I rapporti tra De Santis e l’ad di viale Mazzini Fabrizio Salini restano tesissimi (i due non si parlano) cosa che provoca non pochi intoppi. Come la soluzione della vicenda di Nunzia De Girolamo, l’ex deputata di Forza Italia in predicato per la conduzione di un programma sulla prima rete. La pratica è così passata sulla scrivania del capo delle risorse artistiche Andrea Sassano nel tentativo di sbloccarle il contratto.

LA BATTAGLIA DI RAIDUE TRA DI MEO E MARANO

Guerra aperta anche a RaiDue, contesa tra Ludovico Di Meo, sostenuto dal consigliere di Fratelli d’Italia Giampaolo Rossi, e il decano della tivù pubblica Antonio Marano, leghista della prima ora e in Rai sin dai tempi di Umberto Bossi. Che in alternativa a RaiDue si sta muovendo per ottenere una delle direzioni di genere previste dal piano Salini, ovvero quella del Day Time. Il barometro politico del resto sembra impazzito al punto tale da restringere gli spazi di manovra. Se a questo si aggiunge la crescente irritazione del Pd per la scarsa rappresentanza di cui gode in Rai ora che è diventato partito di governo, il quadro dell’impasse è completo.

FOA RAFFORZA IL SUO STAFF

Intanto, approfittando della caotica situazione, il presidente Marcello Foa sta rafforzando il suo staff. Dal Tg1 è arrivata come addetta stampa la giornalista Fenesia Calluso che si va ad affiancare al portavoce Marco Ventura. Calluso è una seconda scelta, visto che inizialmente Foa aveva puntato sulla giornalista Micaela Palmieri che però ha declinato l’offerta.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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