Perché la distruzione di infrastrutture e centrali elettriche in Iran può essere un crimine di guerra

Il tempo stringe: Donald Trump ha fissato alle 20 ora di New York (le 2 in Italia) di martedì 7 aprile (sarà già mercoledì da noi) la nuova scadenza entro la quale l’Iran dovrà raggiungere un accordo e riaprire lo Stretto di Hormuz. Altrimenti, ha spiegato, gli Stati Uniti faranno «saltare in aria» tutti i ponti e le centrali elettriche del Paese. Un evento bellico che costituirebbe un crimine di guerra, anche se al tycoon, parole sue, «non interessa per niente».

L’avvertimento dell’IDF: «Non prendete treni»

In previsione di attacchi su larga scala, l’esercito israeliano ha avvisato tutti i cittadini iraniani di non viaggiare in treno fino alle 21 (ora della Repubblica Islamica). Inoltre un funzionario iraniano, identificato dalla tv di Stato come segretario del Consiglio Supremo della Gioventù e degli Adolescenti, ha invitato «tutti i giovani, gli atleti, gli artisti, gli studenti, gli universitari e i professori» a «formare catene umane» attorno alle centrali elettriche, «a prescindere da qualsiasi opinione politica, in quanto appartengono al futuro dell’Iran e alla gioventù iraniana».

Cosa dice la Convenzione di Ginevra

Gli oggetti indispensabili alla sopravvivenza di una popolazione, ad esempio gli impianti di depurazione delle acque, sono vietati come obiettivi militari dalle Convenzione di Ginevra. Un’infrastruttura civile come una ferrovia potrebbe essere considerata un obiettivo legittimo se avesse una duplice utilità per l’esercito iraniano. Ma Trump ha minacciato non solo di distruggere tutte le infrastrutture: ferrovie, appunto, ma anche i ponti, oltre alle varie centrali elettriche del Paese. Un portavoce di Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato all’Associated Press che il diritto internazionale vieta di attaccare tali infrastrutture «anche se dovessero essere considerate obiettivi militari», in quanto ciò potrebbe comportare il rischio di «eccessivi danni collaterali alla popolazione civile».

La condanna della Mezzaluna Rossa

In una dichiarazione pubblicata su X la Mezzaluna Rossa iraniana, denunciando come crimini di guerra gli ultimi attacchi condotti da Stati Uniti e Israele che hanno colpito 17 obiettivi civili, che «non c’è alcuna giustificazione per attaccare civili indifesi e che farlo costituisce un crimine di guerra».

Gli appelli dei Paesi del Golfo a Trump

Preoccupate che l’Iran possa colpire le loro infrastrutture civili per rappresaglia, diversi Paesi del Golfo avrebbero contattato privatamente l’Amministrazione Trump per tentare di far desistere gli Usa. Teheran ha già accusato Washington e Tel Aviv di aver preso di mira infrastrutture civili, con il bombardamento del nuovo ponte B1, appena fuori dalla capitale iraniana, e della centrale nucleare di Bushehr.

La controproposta dell’Iran in 10 punti al piano Usa per la tregua

L’Iran ha comunicato al Pakistan la sua risposta in 10 punti al piano statunitense per una tregua, «respingendo il cessate il fuoco e sottolineando la necessità di una fine definitiva del conflitto», come ha spiegato l’agenzia Irna. La controproposta di Teheran – che non è stata ancora resa ufficiale – include una serie di richieste, tra cui lo stop ai conflitti nella regione, un protocollo per il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, risarcimenti e la revoca delle sanzioni. Ecco quali dovrebbero essere i 10 punti.

  1. Fine permanente della guerra, con la cessazione totale degli attacchi congiunti da parte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
  2. Revoca immediata delle sanzioni con l’eliminazione totale di tutte le restrizioni economiche e commerciali imposte dagli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite.
  3. Riparazioni per danni di guerra: l’Iran chiede indennizzi finanziari per le distruzioni subite durante il conflitto.
  4. Un protocollo per lo Stretto di Hormuz, con la definizione di nuove regole di transito e il riconoscimento dell’autorità iraniana sulla gestione della rotta.
  5. Riconoscimento del ruolo geopolitico dell’Iran in Medio Oriente, accompagnato dalla fine delle interferenze esterne negli affari dei Paesi alleati della Repubblica Islamica (come Iraq e Siria).
  6. Garanzie formali e vincolanti che non ci saranno ulteriori aggressioni militari una volta raggiunto l’accordo.
  7. Riconoscimento del diritto dell’Iran a sviluppare energia nucleare per scopi pacifici.
  8. Garanzie di sicurezza per Hezbollah con l’impegno formale di Israele di cessare gli attacchi contro il gruppo libanese.
  9. Stop all’armamento dei Paesi considerati ostili dall’Iran nella regione.
  10. Quadro per la sicurezza regionale con una proposta di governance collettiva del Medio Oriente che includa formalmente l’Iran e i suoi partner.

Quando scade l’ultimatum di Trump all’Iran e cosa può succedere

Il presidente Donald Trump ha concesso all’Iran fino alle 20 di martedì 7 aprile 2026 (ora americana) per trovare un accordo ed evitare un attacco su larga scala «che potrebbe annientare il Paese in una sola notte». «Vedremo cosa succederà, stanno negoziando, credo in buona fede», ha detto il presidente degli Stati Uniti rispondendo a una domanda dei giornalisti alla Casa Bianca. «Dopo di che non avranno più ponti né centrali elettriche, torneranno all’età della pietra». Gli Usa, ha continuato, hanno infatti un piano per distruggere «in quattro ore» tutti i ponti e le centrali elettriche in Iran. Teheran, preoccupata per la minaccia, ha invitato giovani, studenti, atleti, universitari e professori a formare catene umane intorno alle infrastrutture energetiche per scongiurare che vengano annientate.

Trump potrebbe estendere l’ultimatum…

Ma cosa può succedere, qualora non si trovi un accordo entro il tempo concesso dal tycoon? Secondo un alto funzionario dell’amministrazione americana citato da Axios, Trump potrebbe estendere l’ultimatum all’Iran perché riapra lo Stretto di Hormuz, se riscontrerà progressi verso un accordo. «Se il presidente vede un accordo in arrivo, probabilmente si tratterrà. Ma lui e solo lui prende questa decisione», ha dichiarato la fonte. Un’altra ha invece espresso «scetticismo» nei confronti della possibilità di una proroga. Il vicepresidente JD Vance e i due inviati Steve Witkoff e Jared Kushner starebbero invece spingendo per raggiungere un’intesa subito, se possibile.

Quando scade l’ultimatum di Trump all’Iran e cosa può succedere
Donald Trump (Ansa).

… o attaccare subito dopo la scadenza

Scenario opposto quello delineato da Wall Street Journal, secondo cui cresce il pessimismo tra i negoziatori sulla possibilità che l’Iran accetti la richiesta di Trump di riaprire lo Stretto di Hormuz entro la scadenza fissata dalla Casa Bianca. Secondo quanto riferito al quotidiano da fonti a conoscenza dei colloqui, funzionari statunitensi ritengono che il divario tra Stati Uniti e Iran sia ancora troppo ampio per essere colmato nei tempi previsti, alimentando il timore di un’escalation militare. Un eventuale ordine di attacco contro infrastrutture energetiche iraniane, spiegano le fonti, potrebbe arrivare subito dopo la scadenza fissata dal presidente. Politico ha aggiunto che il Pentagono sta ampliando l’elenco dei siti energetici iraniani che potrebbe colpire, includendovi strutture che forniscono energia e carburante sia ai civili sia alle forze armate, in quella che è ritenuta una via per aggirare le eventuali accuse di crimini di guerra. La convenzione di Ginevra concede infatti un margine di manovra quando i siti oggetto di attacchi sono usati sia dai civili sia dai militari. Prendere di mira infrastrutture civili critiche potrebbe essere considerato crimine di guerra, ma i bersagli potrebbero essere considerati validi se hanno un duplice uso (non solo civile ma anche militare).

La posizione dell’Iran: no cessate il fuoco ma fine della guerra

Intanto l’Iran ha respinto la proposta di un cessate il fuoco di 45 giorni, chiedendo invece la fine definitiva della guerra. Teheran ha comunicato la sua posizione agli Stati Uniti tramite il Pakistan, che funge da intermediario chiave. Il messaggio includerebbe una risposta in 10 punti con proposte di ricostruzione e la revoca delle sanzioni. «Accettiamo la fine della guerra solo con la garanzia di non essere attaccati di nuovo», ha dichiarato all’Associated Press Mojtaba Ferdousi Pour, capo della missione diplomatica iraniana al Cairo.

Per l’intelligence Usa e israeliana Mojtaba Khamenei «è ricoverato a Qom in stato di incoscienza»

Mojtaba Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, è «a Qom in condizioni gravi, incapace di essere coinvolto in qualsiasi processo decisionale del regime». Lo indica un memorandum diplomatico basato su valutazioni dell’intelligence israeliana e statunitense, citata dal quotidiano Times. Secondo il documento il figlio di Ali Khamenei, che ne ha preso il posto dopo la sua morte, verserebbe in stato di incoscienza. Si tratta della prima volta che un rapporto rivela pubblicamente, dall’inizio della guerra, il luogo in cui si troverebbe Khamenei, rimasto ferito il 28 febbraio negli attacchi in cui è rimasto ucciso il padre. Teheran, da allora, sostiene che la Guida Suprema abbia solo riportato ferite dalle gambe: ma da quei raid non è mai apparso in pubblico e i suoi pochi discorsi sono stati letti da speaker. Nell’ultimo, Khamenei avrebbe condannato i continui attacchi alle infrastrutture civili nella Repubblica Islamica, «crimini contro l’umanità commesso dal governo statunitense e dal sanguinario regime israeliano», puntando il dito contro «le istituzioni internazionali rimangono in silenzio e indifferenti, e forse persino complici dell’aggressione, diventando partner nell’alimentare questo fuoco».

Prove di distensione Nato-Trump: Rutte vola a Washington dal tycoon

Mark Rutte, segretario generale della Nato, si recherà nei prossimi giorni negli Stati Uniti: mercoledì 8 aprile incontrerà a Washington Donald Trump per un bilaterale e in agenda ci sono incontri anche col segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Guerra Pete Hegseth. La missione si inserisce in un contesto di forte tensione tra gli Usa e i suoi Alleati atlantici dopo le minacce del capo della Casa Bianca di ritirarsi dalla Nato. Il 9 aprile Rutte terrà poi un discorso al Ronald Reagan Presidential Foundation & Institute. Infine, dal 10 al 12 aprile, il segretario generale della Nato parteciperà alla riunione del Gruppo Bilderberg.

Prove di distensione Nato-Trump: Rutte vola a Washington dal tycoon
Mark Rutte (Ansa).

Caccia statunitense abbattuto in Iran: cosa sappiamo

È caccia all’uomo in Iran, dove sono scattate le ricerche per trovare il pilota (o i piloti, non è chiaro) di un jet F-15 statunitense abbattuto dai pasdaran. Il militare Usa era stato dato per morto, ma invece si sarebbe eiettato dal velivolo, atterrando in territorio iraniano. La tv Irib ha trasmesso un annuncio rivolto ai residenti di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad: «Catturate il pilota o i piloti nemici e consegnateli vivi alle autorità, per ottenere una lauta ricompensa».

Le operazioni di recupero da parte delle forze Usa

L’agenzia iraniana Tasnim ha riportato riporta che le forze statunitensi, ritenendo che chi era a bordo fosse ancora vivo, hanno fatto scattare le operazioni di recupero, con elicotteri Black Hawk e un aereo C-130 Hercules. Non è escluso che, in tutto questo caos, il militare sia già stato catturato dai Guardiani della rivoluzione.

Washington non ha ancora confermato l’abbattimento

Una fonte statunitense di Axios ha confermato le ricerche per trarre in salvo i due membri dell’equipaggio del caccia F-15. Washington non ha ufficialmente confermato l’abbattimento, ma sarebbe la prima volta dall’inizio della guerra contro l’Iran che un jet Usa viene distrutto dal fuoco nemico. Altri due F-15 sono stati infatti centrati da fuoco amico, mentre un aereo cisterna KC 135 Stratotanker è precipitato in Iraq: in quel caso sono morti tutti e sei i membri dell’equipaggio.

L’ultima di Trump contro i dem: Vance diventa “zar delle frodi”

Il vicepresidente americano JD Vance, che si prepara a volare a Budapest per supportare Viktor Orban in vista delle elezioni politiche ungheresi del 12 aprile, ha appena ottenuto un nuovo incarico da Donald Trump: quello di “zar delle frodi”. Lo ha annunciato il capo della Casa Bianca su Truth.

Nell’annuncio social, Trump ha usato le virgolette per la parola “frode”. Non è dato sapere perché, ma ad ogni modo il tycoon ha spiegato che «si tratta di un fenomeno enorme e pervasivo», aggiungendo che il lavoro affidato a Vance sarà «determinante» per il futuro degli Stati Uniti. «Lo chiameremo “zar delle frodi” e la sua attenzione sarà rivolta “ovunque”», ha poi scritto ancora usando le virgolette, precisando che Vance e il suo team agiranno «soprattutto negli Stati a maggioranza democratica dove i politici democratici corrotti, come quelli di California, Illinois, Minnesota (attenzione, Somalia!), Maine, New York e molti altri, hanno avuto carta bianca nel furto senza precedenti di denaro dei contribuenti». Infine: «Le cifre sono talmente elevate che, in caso di successo, potremmo letteralmente pareggiare il bilancio americano. Le perquisizioni sono già iniziate a Los Angeles».

Portacontainer francese attraversa lo Stretto di Hormuz: è la prima nave europea

La Kribi, nave portacontainer appartenente al gruppo armatoriale transalpino Cma Cgm e battente bandiera maltese, ha attraversato lo Stretto di Hormuz da ovest a est per lasciare il Golfo Persico, mostrando sul suo segnale di navigazione il messaggio “armatore francese” mentre seguiva il corridoio approvato tra le isole di Qeshm e Larak. È quanto emerge dai dati di tracciamento marittimo del sito web MarineTraffic. Si tratta della prima nave europea riuscita a varcare dall’inizio della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran il passaggio che divide la penisola arabica dalle coste della Repubblica Islamica. Secondo MarineTraffic, questa mattina la Kribi si trovava al largo di Muscat. La portacontainer sarebbe diretta verso Pointe-Noire, città portuale della Repubblica del Congo.

Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito

Dopo la Segretaria della sicurezza interna Kristi Noem, sollevata dall’incarico a marzo dopo le violenze dell’Ice in Minnesota, nel mirino di Donald Trump sono finiti anche la procuratrice generale Pam Bondi, licenziata da un presidente Usa sempre più frustrato dalla sua gestione del caso Epstein, e il capo di stato maggiore dell’esercito Army Randy George, silurato dal tycoon tramite il segretario della Difesa Pete Hegseth.

Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito
Pete Hegseth e Donald Trump (Imagoeconomica).

La rimozione di Bondi era nell’aria da settimane

Annunciando su Truth la sua rimozione dall’incarico, Trump ha definito Bondi «una grande patriota americana e un’amica leale, che ha servito fedelmente» come procuratrice generale – ovvero come ministra della Giustizia – «nel corso dell’ultimo anno». Al suo posto è subentrato ad interim Todd Blanche, finora noto soprattutto per aver rappresentato Trump nel processo penale del 2024 a New York. Ma il favorito alla successione è Lee Zeldin, attualmente segretario all’Ambiente. La rimozione di Bondi, che non è stata in grado di tenere secretati migliaia di file delle indagini su Jeffrey Epstein (compromettenti per Trump) era nell’aria da settimane: secondo il Daily Mail avrebbe implorato invano il tycoon di non cacciarla durante un’accesa discussione alla Casa Bianca. In un post sui social, in cui ha ringraziato Trump e rivendicato i successi del “suo” Dipartimento della Giustizia Bondi, si è detta «entusiasta» del nuovo incarico – non è dato sapere quale – che andrà a ricoprire nel settore privato.

George era d’intralcio alla visione di Trump per l’esercito

A chiedere ritiro immediato di George, che era stato nominato da Joe Biden avrebbe potuto ricoprire il suo ruolo fino al 2027, è stato Hegseth. Che lo riteneva d’intralcio ai piani di sviluppo della U.S. Army secondo la visione di Trump. Un alto funzionario del Dipartimento della Difesa ha affermato che «era giunto il momento per un cambio di leadership»: al suo posto il generale Christopher LaNeve, vicecapo di stato maggiore dell’esercito ed ex aiutante militare di Hegseth, «leader collaudato con decenni di esperienza operativa e su cui il Segretario pone la sua totale fiducia». George è solo l’ultimo di alti ufficiali militari che hanno lasciato il posto col ritorno di Trump alla Casa Bianca: era già successo ad esempio a C.Q. Brown, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, e a Jeffrey Kruse, ex direttore della Defense Intelligence Agency.

Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito
Tulsi Gabbard (Imagoeconomica).

La prossima a saltare potrebbe essere Tulsi Gabbard

Il repulisti di Trump, che non disdegna i mini-rimpasti, potrebbe proseguire. Nel mirino del tycoon sarebbe finita Tulsi Gabbard, direttrice dell’Intelligence Nazionale: la sua colpa, sostanzialmente, è quella di aver pubblicamente criticato l’intervento militare contro l’Iran, smentendo che Teheran abbia tentato di ricostruire gli impianti di arricchimento dell’uranio dopo gli attacchi Usa del 2025. Ma Gabbard già da prima non era tenuta in grande considerazione dal presidente Usa: sembra infatti che a gennaio sia stata tenuta all’oscuro dell’operazione in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro. La goccia che ha fatto traboccare sarebbe però stato il suo rifiuto di stigmatizzare le parole del suo ex capo di gabinetto Joe Kent, che si è dimesso accusando Trump di essersi fatto manipolare da Israele.

Chi è l’eurodeputata Rima Hassan, fermata per apologia di terrorismo

L’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan «è stata posta in custodia cautelare» a Parigi con l’accusa di apologia di terrorismo. Lo ha reso noto il suo partito La France Insoumise, confermando quanto inizialmente riportato da Le Parisien. Hassan è stata fermata nell’ambito di un’indagine su un post pubblicato il 26 marzo su X (e poi cancellato) in cui aveva fatto riferimento a Kozo Okamoto, membro del gruppo terroristico Armata Rossa Giapponese coinvolto nell’attentato avvenuto nel 1972 all’aeroporto di Tel Aviv.

L’attentato del 30 maggio 1972 all’aeroporto di Tel Aviv

Il massacro dell’aeroporto di Lod (oggi Tel Aviv-Ben Gurion) avvenne il 30 maggio 1972, quando tre terroristi giapponesi, per conto del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina – Operazioni Esterne, uccisero 26 civili di varie nazionalità e ne ferirono 80, sparando con fucili d’assalto nell’area di sosta dello scalo. Due dei terroristi, morirono nel successivo scontro con la polizia (uno suicida): sopravvisse solo Okamoto. Condannato all’ergastolo, fu rilasciato nel 1985 con altri 1.150 prigionieri in uno scambio con tre soldati israeliani e si stabilì in Libano, Paese dove erano stati addestrati i tre terroristi e che nel 2000 gli ha concesso lo status di rifugiato politico.

Chi è l’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan

Rima Hassan Mobarak, eletta europarlamentare nel 2024, è nata il 28 aprile 1992 nel campo profughi di Neirab, in Siria, da una famiglia palestinese espulsa durante la Nakba del 1948. Arrivata in Francia a 10 anni come apolide attraverso un programma di ricongiungimento familiare, ha poi ottenuto la cittadinanza una volta diventata maggiorenne. Laureata in Diritto internazionale alla Sorbonne con una tesi sull’apartheid in Sudafrica e in Israele, nel corso degli anni si è dedicata alla difesa dei diritti dei rifugiati, tema sui cui si è concentrata anche a Strasburgo dopo l’elezione al Parlamento europeo. Nel giugno del 2025, insieme con altri 11 attivisti internazionali (tra cui Greta Thunberg), Hassan ha preso parte alla Gaza Freedom Flotilla, salpando dal porto di Catania. Non è la prima volta che Hassan è oggetto di un fermo: in passato era infatti già stata denunciata per episodi simili. Ad aprile del 2024 era stata convocata e interrogata dalla polizia francese con l’accusa di apologia del terrorismo, date alcune sue affermazioni con cui aveva legittimato l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Ancora tensioni tra Trump e Macron: «Brigitte lo tratta estremamente male»

Ancora scintille tra Donald Trump ed Emmanuel Macron. Il presidente americano è tornato a prendersi gioco del suo omologo francese durante un pranzo privato, affermando che «Macron, la cui moglie lo tratta estremamente male, si sta ancora riprendendo dal pugno che ha preso alla mascella». Il riferimento è a un video diventato virale a maggio 2025 che riprende Brigitte Macron portare entrambe le mani sul viso del presidente francese in quello che poteva sembrare uno schiaffo. La frase del tycoon è ripresa in un filmato pubblicato sul canale YouTube della Casa Bianca, che ne ha poi bloccato l’accesso. C’è di più. Criticando gli alleati della Nato per il mancato sostegno alla guerra in Iran, Trump ha affermato di aver chiesto a Macron un appoggio militare nel Golfo, imitando la risposta ricevuta con accento francese: «No, no, no… non possiamo farlo, Donald. Potremo farlo una volta vinta la guerra».

La replica di Macron: «No comment, affermazioni né eleganti né appropriate»

Il presidente francese ha risposto ai commenti di Trump sulla sua vita privata definendoli «né eleganti né appropriati». Queste sue osservazioni, ha aggiunto durante una visita di Stato in Corea del Sud, «non meritano una risposta».

Kristi Noem e il caso del marito travestito da donna

Un nuovo scandalo ha colpito Washington e, in particolare, l’ex segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem silurata da Trump a inizio marzo e sostituita da Markwayne Mullin. Tutto è partito dalle rivelazioni del Daily Mail, che ha pubblicato una serie di foto di suo marito Bryon Noem travestito da donna mentre indossa top attillati, minigonne color fucsia e palloncini gonfiabili sotto la maglietta, come a mostrare un seno prorompente.

L’ex ministra «devastata» dagli scatti

Il travestimento sarebbe avvenuto nell’ambito di una serie di chat con alcune donne (a una delle quali Byron avrebbe anche chiesto come si impianta un seno artificiale). Un gioco per adulti che conduce al “bimbofication”, cioè al desiderio di vestirsi da donna per promuovere lo stereotipo della bomba sexy ma poco intelligente. Lo staff dell’ex ministra, che viene descritta come «devastata» dagli scatti, teme che i documenti finiti al Daily Mail – oltre alle immagini ci sarebbero migliaia di file, inclusi messaggi – possano essere stati fatti circolare da qualcuno che volesse ricattarla. Nel frattempo, il marito ha rivelato al New York Times che un giorno racconterà tutta la storia dei suoi travestimenti: «Penso che lo farò a un certo punto, ma non è questo il giorno».

Il discorso di Trump alla nazione fa affossare le Borse: cos’ha detto

Dopo le sue dichiarazioni sulla fine della guerra entro due-tre settimane, che avevano portato il petrolio sotto i 100 dollari al barile e fatto respirare le Borse, con il suo discorso alla nazione Donald Trump ha di nuovo fatto affossare i mercati. In diretta dalla Casa Bianca, con il ministro della Difesa Pete Hegseth, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo di stato maggiore Dan Caine e un gruppo di ufficiali, ha sì dichiarato che «finiremo il lavoro molto velocemente», ma aumentando i bombardamenti sulle infrastrutture energetiche iraniane: «Siamo sulla buona strada per portare a termine a breve tutti gli obiettivi militari degli Stati Uniti. Nelle prossime due o tre settimane li colpiremo con estrema durezza. Li riporteremo all’età della pietra, dove è giusto che stiano. Nel frattempo, le discussioni sono in corso». «Se non ci sarà un accordo», ha continuato, «colpiremo tutti i loro impianti di produzione di elettricità molto duramente e, probabilmente, allo stesso tempo. Non abbiamo colpito il loro petrolio, anche se è l’obiettivo più facile di tutti, perché non darebbe loro nemmeno una piccola possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Ma potremmo colpirlo, e scomparirebbe, e non c’è niente che potrebbero fare per evitarlo».

La minaccia dell’Iran: «Attacchi devastanti dopo le parole di Trump»

Dopo le parole del presidente americano, l’esercito iraniano ha minacciato «attacchi devastanti» contro Stati Uniti e Israele. «Se Dio vuole, questa guerra vi porterà umiliazione, sconfitta, rimpianti e capitolazione», ha detto il comando operativo militare Khatam Al-Anbiya in una dichiarazione, citata da Mehr.

Il petrolio risale oltre i 105 dollari al barile

Le dichiarazioni del tycoon hanno anche fatto bruscamente salire il prezzo del petrolio Brent sui mercati asiatici, superando nuovamente i 105 dollari al barile. Il Brent è balzato di oltre il 4 per cento a 105,55 dollari, mentre il greggio Wti ha guadagnato il 3 per cento e ha raggiunto i 103,16 dollari al barile. Entrambi avevano mostrato una tendenza al ribasso nelle ore precedenti al discorso di Trump.

Borse europee aprono in rosso

Male anche le Borse europee nell’ultima seduta della settimana (venerdì 3 aprile i mercati americani, inglesi ed europei saranno chiusi per le festività pasquali). Il Brent si attesta a 107,98 dollari al barile (+6,72 per cento) mentre il Wti a 106,52 dollari (+6,4 per cento). Torna a correre anche il prezzo del gas, che ad Amsterdam sale del 4,71 per cento a 49,75 euro al Megawattora. Milano ha aperto cedendo l’1,16 per cento, Parigi l’1,12 per cento e Francoforte l’1,44 per cento, in scia a quanto fatto in Asia dove il Nikkei ha terminato le contrattazioni in calo del 2,4 per cento.

Trump ha detto che l’Iran ha chiesto un cessate il fuoco: la replica dei pasdaran

Donald Trump ha scritto su Truth che «il nuovo presidente del regime iraniano», ossia la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, «molto meno radicalizzato e ben più intelligente dei suoi predecessori», ha «appena chiesto agli Stati Uniti un cessate il fuoco». Il presidente americano ha poi affermato che lo stop agli attacchi potrà avvenire «quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sgombro». Fino ad allora, ha sottolineato, gli Usa continueranno «a bombardare l’Iran fino a ridurlo in polvere o, come si suol dire, a riportarlo all’età della pietra».

Trump aveva parlato di fine dei raid «entro tre settimane»

Poche ore prima, Trump aveva affermato che gli Stati Uniti potrebbero porre fine agli attacchi contro l’Iran «entro due o tre settimane», aggiungendo che Teheran non dovrà accettare un accordo come condizione per la fine della guerra: «È irrilevante. Quando riterremo che non saranno più in grado di sviluppare un’arma nucleare, allora ce ne andremo». Difficile capire dove voglia andare a parare il presidente Usa, sempre che abbia (più o meno) una strategia. Dalle ultime affermazioni sembra voler concedere altre 2-3 settimane all’Iran, prima di un’ondata di raid volti a cancellare il suo programma nucleare e riaprire con la forza lo Stretto di Hormuz. Tra l’altro, la Casa Bianca ha annunciato che Trump terrà un discorso alla nazione alle 21 di mercoledì primo aprile (le 3 di giovedì in Italia) «per fornire un importante aggiornamento sull’Iran».

La replica dei pasdaran: «Da Trump ridicole messinscene»

Subito dopo le ultime affermazioni di Trump, i Guardiani della rivoluzione hanno ribadito che lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio mondiale, resterà chiuso. «È saldamente e sotto il pieno controllo della Marina della Guardia Rivoluzionaria e non sarà aperto ai nemici di questa nazione per le ridicole messinscene del presidente degli Stati Uniti», si legge in una nota riportata dall’agenzia Fars. «Bisogna continuare a ricorrere alla leva strategica del blocco dello Stretto di Hormuz»: è quanto riporta un testo di Mojtaba Khamenei, riproposto sui canali social della Guida Suprema dopo le parole di Trump.

Trump afferma che la guerra in Iran «potrebbe finire in tre settimane» e rispolvera l’addio alla Nato

Donald Trump ha affermato dallo Studio Ovale che gli Stati Uniti porranno fine agli attacchi contro l’Iran «entro due o tre settimane», aggiungendo che Teheran non dovrà accettare un accordo come condizione per la fine della guerra. «È irrilevante. Quando riterremo che siano stati riportati indietro di molto, quasi all’età della pietra, e che non saranno più in grado di sviluppare un’arma nucleare, allora ce ne andremo», ha detto il presidente Usa, che in precedenza su Truth si era scagliato contro gli alleati europei «come il Regno Unito», che non possono rifornirsi di carburante per aerei a causa delle restrizioni imposte dallo Stretto di Hormuz: «Dovrebbero farsi coraggio, andare e prenderselo». La Casa Bianca ha poi annunciato che Trump terrà un discorso alla nazione alle 21 di mercoledì primo aprile (le 3 in Italia) «per fornire un importante aggiornamento sull’Iran», come ha spiegato la portavoce Karoline Leavitt.

Trump: «Sto valutando seriamente l’uscita degli Usa dalla Nato»

Intervistato dal Telegraph, Trump ha inoltre affermato che in questo momento sta «valutando seriamente», definita l’uscita degli Stati Uniti dalla Nato, definita «una tigre di carta», cosa che «sa anche Vladimir Putin». L’addio all’Alleanza atlantica, ha affermato, potrebbe arrivare dopo al fine della guerra in Medio Oriente. Evidenziando rapporti tesi con Keir Starmer, il tycoon ha poi detto che il Regno Unito non possiede una marina militare: «Siete troppo vecchi e avete portaerei che non funzionano», ha dichiarato riferendosi allo stato della flotta di navi da guerra britanniche.

Gli Emirati sarebbero pronti a scendere in campo per forzare Hormuz

Gli Emirati Arabi Uniti si starebbero preparando ad aiutare gli Usa e altri alleati ad aprire con la forza lo Stretto di Hormuz. Lo scrive il Wall Street Journal citando alcuni funzionari arabi, i quali hanno riferito che il Paese ha avviato un’iniziativa per persuadere gli Stati Uniti e altri Stati ad aprire la via navigabile con ogni mezzo necessario, esortando a formare una coalizione per forzare l’apertura dello stretto. La mossa renderebbe gli Emirati il primo Stato del Golfo persico a diventare parte combattente, dopo essere stato colpito dagli attacchi iraniani. Secondo il quotidiano americano, starebbe esercitando pressioni sul Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite affinché adotti una risoluzione che autorizzi tale azione.

Trump: «La guerra finirà in due-tre settimane»

Intanto Donald Trump è tornato a parlare della fine della guerra, dicendo di ritenere che l’operazione militare in Iran finirà «in due-tre settimane». «Finiremo il lavoro», ha detto il presidente americano che dal 28 febbraio ha spostato più volte la data di fine del conflitto. «Quando lascerò l’Iran i prezzi della benzina caleranno. Lo farò molto presto. La benzina sale ma l’Iran non ha l’arma nucleare. L’Iran vuole l’accordo più di quanto lo vogliano gli Stati Uniti». Le sue parole hanno fatto aprire le Borse europee in netto rialzo e fatto calare il prezzo del petrolio e del gas.

Trump agli alleati: «Dovrete imparare a combattere da soli»

Donald Trump di nuovo contro gli alleati. «A tutti quei Paesi che non possono ottenere carburante per aerei a causa dello Stretto di Hormuz, come il Regno Unito che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell’Iran, ho un suggerimento per voi: numero 1, comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza, e numero 2, fatevi coraggio, andate allo Stretto e prendetevelo», ha scritto in un post su Truth. «Dovrete imparare a combattere da soli, gli Stati Uniti non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non siete stati lì per noi. L’Iran è stato, in sostanza, decimato. La parte difficile è fatta. Andate a procurarvi il vostro petrolio!», ha aggiunto. Presa di mira, oltre al Regno Unito, anche la Francia: «Non ha permesso agli aerei diretti in Israele, carichi di rifornimenti militari, di sorvolare il territorio francese. È stata molto inutile con noi nei confronti del “Macellaio dell’Iran”, che è stato eliminato con successo! Gli Stati Uniti non dimenticheranno!».

Iran, il Parlamento approva l’introduzione di un pedaggio per le navi a Hormuz

Il Parlamento dell’Iran ha approvato l’introduzione di un pedaggio per le navi che transitano nello Stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars. Nel testo si afferma il «ruolo sovrano» del Paese e delle sue forze armate nello stretto, la cooperazione con l’Oman e il divieto a qualsiasi Paese di imporre sanzioni unilaterali a Teheran. Da Hormuz normalmente transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gnl e, dall’inizio della guerra, l’Iran ha già imposto un pedaggio alle navi per un transito sicuro. Secondo Nbc, alcuni avrebbero pagato anche milioni per transitare.

Libano, uccisi altri due caschi blu della missione Unifil

Altri due soldati della missione Unifil sono morti nel sud del Libano: si tratta di caschi blu indonesiani, come il militare rimasto ucciso nella notte da un proiettile all’interno di una postazione della Forza Onu nei pressi di Adchit Al Qusayr, dove sono in corso scontri tra Hezbollah e l’esercito di Israele. In questo caso, ha spiegato la portavoce della missione Kandice Ardiel, «un’esplosione ha gravemente danneggiato un veicolo dell’Unifil», causando anche il ferimento di «diversi peacekeeper». Ancora da chiarire le cause dell’incidente, forse dovuto a un raid israeliano contro un posto di blocco. Nella zona sono impegnati anche i militari italiani della Brigata Sassari.

Altro che «accordo vicino», Trump ci ripensa e torna a minacciare l’Iran

Donald Trump aveva detto di intravedere un possibile accordo con l’Iran e di una guerra in grado di produrre di fatto un «cambio di regime» nella Repubblica Islamica. Una volta smentito da Teheran, che ha negato l’esistenza di negoziati, il tycoon è tornato alla carica. Trump ha infatti avvertito su Truth che gli Usa potrebbero «concludere il piacevole soggiorno» in Iran «distruggendo completamente tutte le sue centrali elettriche, i pozzi di petrolio e l’isola di Kharg», finora «volutamente lasciato intatti», nel caso in cui non venisse immediatamente riaperto lo Stretto di Hormuz. Nel mirino dell’esercito statunitense, ha aggiunto, potrebbe finire «anche tutti gli impianti di desalinizzazione». Il capo della Casa Bianca ha inoltre scritto: «Questa sarà una rappresaglia per i nostri numerosi soldati, e non solo, che l’Iran ha massacrato e ucciso durante i 47 anni di “Regno del Terrore” del vecchio regime».