Intesa Sanpaolo porta l’infrastruttura digitale sulle region di Google Cloud in Italia ospitate nei data center di Tim

Il Gruppo Intesa Sanpaolo ha concluso con successo la migrazione su cloud dei propri sistemi IT core, nell’ambito di un progetto di trasformazione digitale realizzato in collaborazione con Tim e Google Cloud. L’iniziativa, nata per rendere l’infrastruttura IT della banca più veloce, sicura, AI-ready e sostenibile, ha raggiunto e superato i target tecnici previsti. Avvalendosi delle due region di Google Cloud a Torino e Milano ospitate nei data center di Tim, il programma ha consentito il trasferimento sicuro e senza interruzioni di una parte fondamentale dei sistemi IT del gruppo bancario.

Prestazioni elevate grazie a cloud, data center e connettività di rete

Oltre 800 applicazioni sono state migrate con successo sull’infrastruttura di Google Cloud e altrettante sono state dismesse all’interno della sede fisica della banca. L’infrastruttura sicura e affidabile e le funzionalità avanzate per i dati di Google Cloud, unite alle prestazioni dei data center, della connettività e alle competenze messe a disposizione da Tim, sono stati i principali abilitatori del programma, che hanno consentito di gestire ingenti trasferimenti di dati con elevati standard di sicurezza, velocità e minima latenza tra ambienti cloud e sistemi preesistenti. L’infrastruttura cloud ha assorbito infatti volumi di carico imponenti, garantendo la continuità operativa del business senza registrare alcun major incident durante le fasi di migrazione. Determinante anche il modello di governance end-to-end gestito da Tim, che ha permesso di mitigare efficacemente i rischi e garantire il controllo dei costi attraverso un monitoraggio metodico di FinOps.

Il clima non ha confini, la transizione sì: il messaggio di Byd all’Europa

Mentre il termometro segna nuovi picchi e l’estate europea si conferma sempre più un test di resilienza urbana, la comunicazione industriale entra a gamba tesa nel dibattito climatico. Lo fa Byd con una campagna stampa nazionale dal messaggio lineare, quasi disarmante: il riscaldamento globale è senza confini, le regole per affrontarlo molto meno. Una frase che funziona come headline e come dichiarazione di posizionamento: «Mentre il pianeta si scalda, qualcuno pensa ancora ad alzare muri». Tradotto nel linguaggio della transizione energetica, il punto è noto ma oggi assume un peso diverso: la decarbonizzazione dei trasporti è ormai una priorità condivisa, ma la sua implementazione continua a muoversi su binari divergenti tra Europa, Stati nazionali e amministrazioni locali. Il risultato è un ecosistema regolatorio non sempre coerente, dove la velocità dell’innovazione industriale si scontra con la lentezza — e la frammentazione — delle norme.

Il clima non ha confini, la transizione sì: il messaggio di Byd all’Europa
Campagna Byd crisi climatica (Byd).

Il paradosso della mobilità sostenibile

Il messaggio di Byd si inserisce in una fase in cui la transizione energetica è al centro di tutte le agende politiche, ma anche di una crescente tensione tra apertura dei mercati e protezione delle filiere industriali. Da un lato, l’obiettivo dichiarato è accelerare l’adozione dei veicoli a basse emissioni. Dall’altro, tra dazi, incentivi selettivi e regolamentazioni differenziate, il mercato dell’auto elettrica appare sempre più segmentato. È qui che la campagna alza il livello del confronto: se le emissioni non conoscono confini, sostiene il ragionamento, anche le soluzioni dovrebbero poter circolare senza barriere artificiali. Una tesi che intercetta un tema politico prima ancora che industriale, ovvero la governance della transizione.

Il nodo urbano: Roma e le nuove ztl

Il discorso scende poi sul terreno più concreto della mobilità urbana, dove la transizione ecologica si traduce in regolamenti, accessi, permessi e contributi. Il caso romano è emblematico. L’aggiornamento delle regole sulle zone a traffico limitato ha introdotto nuove condizioni economiche anche per i veicoli elettrici dei non residenti. Una misura che, pur inserita in logiche di gestione del traffico e sostenibilità urbana, finisce per generare un effetto collaterale evidente – la riduzione della convenienza d’uso proprio dei mezzi a zero emissioni. È il classico cortocircuito delle politiche locali, la sostenibilità come obiettivo e la sostenibilità come vincolo amministrativo, due piani che non sempre si sovrappongono.

La strategia industriale: transizione sì, ma graduale

Sul piano industriale, Byd non si limita alla dimensione valoriale del messaggio. Il secondo asse della campagna è tecnologico e porta a un prodotto preciso, il sistema DM-i Super Hybrid. Si tratta di una soluzione che si colloca nel segmento dei plug-in hybrid, ma con un’impostazione diversa rispetto agli ibridi tradizionali. L’obiettivo dichiarato è ridurre al minimo la dipendenza dal motore termico, mantenendo però la flessibilità necessaria per i lunghi spostamenti. In termini di posizionamento, la logica è quella del “due in uno”: guida elettrica nella quotidianità urbana e autonomia estesa quando serve. Una configurazione che intercetta una domanda reale del mercato europeo, ancora diviso tra spinta all’elettrico puro e necessità infrastrutturali non del tutto mature.

Il punto politico

Al di là della tecnologia, il cuore della campagna è politico. Non nel senso istituzionale, ma nel senso di governance della transizione. La tesi implicita è che l’efficacia della decarbonizzazione non dipenda solo dalla qualità delle tecnologie disponibili, ma dalla loro capacità di diffondersi senza attriti regolatori e senza discontinuità territoriali. In questo quadro, la frammentazione normativa diventa un fattore di rallentamento strutturale. E la mobilità elettrica, invece di essere un mercato unico, rischia di trasformarsi in una somma di mercati locali con regole differenti. Il messaggio finale è quello che Byd sintetizza nel proprio claim: costruire un futuro sostenibile non dovrebbe avere confini. Una formula che, letta nel contesto attuale, funziona tanto come dichiarazione industriale quanto come provocazione politica. Perché la transizione energetica è ormai una traiettoria irreversibile, ma non ancora un sistema coerente. E finché regolazione, infrastrutture e industria non procederanno alla stessa velocità, il rischio è che l’obiettivo resti condiviso solo nei principi, ma meno nella sua attuazione concreta. In altre parole: il clima non aspetta. Le regole, sì.

Fotovoltaico, Acea avvia un nuovo impianto da 7 MW nella provincia di Roma

Prosegue la crescita di Acea Solar (100 per cento Acea Produzione) nel fotovoltaico con l’entrata in produzione di un impianto a Santa Maria di Galeria nel XIV Municipio con una potenza di 7 MW. La struttura, interamente progettata e realizzata da Acea Solar, con una produzione attesa di circa 12,5 GWh/anno, è in grado di fornire l’energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno annuale di circa 4.600 nuclei familiari, evitando l’emissione in atmosfera di 4.500 tonnellate all’anno di anidride carbonica, rispetto a una equivalente produzione da fonti fossili. Il parco si estende su una superficie di circa 14 ettari e beneficia della remunerazione da incentivo Gse.

Una struttura integrata nel paesaggio e che rispetta l’ambiente

Realizzato con le più avanzate tecniche di installazione, tramite l’utilizzo di moduli bifacciali e di un sistema ad inseguimento mono-assiale che garantiscono un incremento di produzione a parità di superficie, il parco fotovoltaico di Santa Maria di Galeria è stato progettato con una particolare attenzione all’integrazione nel paesaggio e al rispetto dell’ambiente circostante, tenendo conto delle caratteristiche morfologiche e paesaggistiche, in modo da non alterare gli ecosistemi locali. Acea conferma così il proprio impegno nello sviluppo della produzione da fonti rinnovabili per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica e allo sviluppo sostenibile del Paese.

Universitas Mercatorum presenta il Rapporto Gem Italia 2025-2026

L’Italia si conferma al 30° posto nel ranking globale del Global entrepreneurship monitor (Gem) per propensione all’imprenditorialità. È quanto emerge dal Rapporto Gem Italia 2025-2026, presentato a Roma da Universitas Mercatorum nell’ambito dell’evento L’imprenditorialità per la crescita del Paese. L’indagine ha coinvolto 48 Paesi, con oltre 100 mila interviste a cittadini e circa 2 mila a testimoni privilegiati. Nonostante il recupero registrato dopo la pandemia, l’Italia continua a scontare un ritardo strutturale rispetto alle principali economie avanzate. Le nuove iscrizioni di imprese si sono stabilizzate dopo la ripresa del biennio 2024-2025, attestandosi intorno alle 325 mila, un dato inferiore rispetto alle oltre 400 mila registrate nel 2010. Il calo interessa soprattutto il comparto manifatturiero, mentre i settori ad alta tecnologia, in particolare quelli dei servizi, mostrano una maggiore vitalità.

I principali ostacoli all’apertura di una nuova attività

Nel 2025 il Tea (Total early-stage entrepreneurial activity), che misura il livello di imprenditorialità nelle fasi iniziali, raggiunge circa l’11 per cento, il valore più alto del periodo osservato, trainato principalmente dall’imprenditorialità per opportunità. Resta però marcato il divario tra chi desidera avviare un’impresa e chi riesce effettivamente a farlo. Quasi un italiano su cinque vorrebbe infatti mettersi in proprio, ma solo una parte riesce a trasformare l’intenzione in un’attività. Tra i principali ostacoli emergono la limitata percezione delle opportunità imprenditoriali, la difficoltà di accesso al credito, la complessità normativa e la persistente paura del fallimento. Continua inoltre a pesare il divario di genere. Il Tea femminile supera di poco l’8 per cento, contro circa il 13 per cento degli uomini, anche a causa di una minore fiducia nelle proprie capacità e di una maggiore percezione del rischio.

Cannata: «Promuoviamo innovazione, competenze e crescita del tessuto imprenditoriale italiano»

«Il Rapporto Gem permette di approfondire i fattori che favoriscono o ostacolano la nascita di nuove imprese in Italia. Questo è un tema centrale per l’Universitas Mercatorum, che ha scelto di impegnarsi in questa ricerca con l’intento di fornire un contributo scientifico e sociale significativo», ha dichiarato Giovanni Cannata, magnifico rettore dell’Universitas Mercatorum. «La nostra università ha sostenuto l’indagine nazionale nella consapevolezza dell’importanza di promuovere innovazione, competenze e crescita del tessuto imprenditoriale italiano». «Le università e, in generale, il sistema dell’istruzione possono contribuire al rafforzamento delle competenze imprenditoriali attraverso la formazione», ha aggiunto Alessandra Micozzi, coordinatrice scientifica del Gem Italia.

Banca Generali lancia PMI2Change, iniziativa dedicata alle pmi

Banca Generali ha presentato, nella cornice di Palazzo Mezzanotte di Borsa Italiana, l’innovativo progetto PMI2Change, che si propone di affiancare il percorso di crescita e di competitività degli imprenditori italiani. L’iniziativa, nella prima fase, punta a sostenere concretamente lo sviluppo e la valorizzazione delle piccole e medie imprese quotate nazionali, riconosciute come elemento portante del sistema produttivo italiano. In Italia le società quotate con capitalizzazione di mercato inferiore al miliardo di euro rappresentano circa l’80 per cento del numero totale delle società quotate in Borsa, ma solo il 3 per cento del controvalore per capitalizzazione di mercato, suggerendo un significativo potenziale inespresso nel mercato azionario domestico.

L’iniziativa nasce per valorizzare il ruolo centrale degli imprenditori

PMI2Change affronta il problema della limitata liquidità e valorizzazione delle pmi quotate, contribuendo a creare migliori condizioni per un più efficiente incontro tra capitali e imprese, così da valorizzare il ruolo centrale degli imprenditori che in prima persona sono i motori di crescita di queste aziende. Queste pmi, peraltro, rappresentano un’interessante opportunità di investimento in virtù di fondamentali solidi e valutazioni a forte sconto, in larga parte imputabili proprio alla limitata liquidità del segmento e al trend di crescente concentrazione e polarizzazione sui listini. Il progetto nasce facendo leva sulla competenza di Intermonte, primario operatore italiano del settore con oltre 30 anni di esperienza nei mercati finanziari e parte integrante del Gruppo Banca Generali dall’inizio del 2025.

Previsto il lancio di un indice Intermonte Valore Italia con 100 società quotate

L’iniziativa è incentrata sul lancio di un indice Intermonte Valore Italia che include 100 società quotate sulla Borsa Italiana, con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro e non appartenenti al Ftse Mib. Le società sono selezionate attraverso criteri rigorosi di natura tecnica e finanziaria, volti a garantirne adeguati livelli di liquidità, trasparenza e investibilità, tra cui flottante minimo, solidi standard di governance, copertura da parte di analisti, sostenibilità finanziaria e livello di indebitamento, oltre alla rappresentatività all’interno dell’indice stesso. L’indice rappresenta un vero e proprio spaccato dei migliori expertise dell’economia italiana, con un’esposizione a settori chiave come beni di consumo, meccanica, tecnologia, energia e salute, contribuendo ad ampliare e diversificare le opportunità di investimento rispetto agli indici tradizionali per investitori sia domestici, sia internazionali. A fine 2025, le società incluse nell’indice rappresentavano un aggregato di circa 33 miliardi di euro di fatturato complessivi – con una crescita media annua (Cagr) del 16 per cento negli ultimi due anni – e impiegavano quasi 120 mila persone, a conferma del dinamismo e del potenziale di sviluppo di queste realtà di eccellenza.

Banca Generali lancia PMI2Change, iniziativa dedicata alle pmi
Federica Brignone, l’ad di Banca Generali Gian Maria Mossa e l’ad di Intermonte Guglielmo Manetti (Ansa).

Presentato un nuovo Etf a gestione attiva e Pir compliant

Partendo dall’indice, Banca Generali presenta un nuovo Etf a gestione attiva e Pir compliant, che investirà prevalentemente nell’universo definito dall’indice stesso. Lo strumento è stato pensato per creare un ponte tra il risparmio e il mondo delle imprese anche in linea con gli auspici della normativa European savings and investments union (Siu). Banca Generali si impegna a supportare il lancio dello strumento con una raccolta iniziale di 100 milioni di euro nei primi mesi, con una crescita graduale dell’esposizione fino a raggiungere 500 milioni di euro nel medio termine. Si stima dunque che l’iniziativa possa contribuire a generare nuovi flussi d’investimento pari a 1-2 milioni di euro al giorno, rappresentando oltre il 5 per cento del flottante dell’indice. Oltre allo strumento finanziario a supporto delle piccole e medie imprese quotate, PMI2Change ha l’ambizione di accompagnare verso le migliori opportunità del mercato dei capitali non solo le potenziali nuove società quotate, ma anche l’ampia sfera di aziende non ancora presenti sul listino che desiderano intraprendere un percorso virtuoso per entrare nel radar degli investitori. Per far questo, il Gruppo Banca Generali con Intermonte, affiancati da partner come Borsa Italiana e PwC Italia, daranno vita a un roadshow sul territorio dal prossimo autunno che toccherà le principali aree del Paese.

L’ad Mossa: «Contribuiamo a rafforzare il legame tra capitale e imprese»

Queste le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Banca Generali Gian Maria Mossa: «Crediamo fortemente nel valore delle imprese italiane e dei loro imprenditori. Hanno talento, capacità e ambizione, ma operano in un contesto sempre più complesso, in cui l’accesso al capitale e il confronto con il mercato non sono sempre all’altezza del loro potenziale. PMI2Change nasce proprio da qui, con l’obiettivo di contribuire a rafforzare il legame tra capitale e imprese, riportando al centro il ruolo del mercato nella crescita delle piccole e medie aziende italiane. L’iniziativa intende agire su due leve concrete, ovvero una maggiore visibilità e valorizzazione delle imprese quotate — attraverso l’indice Intermonte Valore Italia — e lo sviluppo di strumenti di investimento dedicati, a partire dal primo Etf attivo Pir compliant».

Banca Generali lancia PMI2Change, iniziativa dedicata alle pmi
Gian Maria Mossa (Ansa).

Rinnovo Ccnl Autostrade, Aspi: «Accordo fondato su responsabilità condivisa»

Autostrade per l’Italia accoglie con favore l’accordo che ha portato al rinnovo del Ccnl Autostrade e Trafori, raggiunto al termine del negoziato. «Desidero ringraziare tutte le parti coinvolte per il lavoro svolto, consentendoci di arrivare a questo importante risultato», ha commentato Antonio Cavallera, direttore Human capital and organization del Gruppo Aspi. «Ci troviamo in un’epoca in cui il sistema dei trasporti e delle infrastrutture, per stare al passo con una mobilità in rapida evoluzione, ridefinisce obiettivi, competenze e modalità di lavoro. In un simile contesto, questo accordo è fondamentale poiché rafforza un modello di relazioni industriali fondato sulla fiducia e sulla responsabilità condivisa. Al centro ci sono le persone che ogni giorno garantiscono efficienza, sicurezza e continuità del servizio sulla rete autostradale. Perché siamo convinti che la capacità del settore di affrontare le trasformazioni in corso, richieda che innovazione tecnologica e infrastrutturale vadano di pari passo con una profonda innovazione sociale. Questo rinnovo investe sulla qualità dell’occupazione, dimostrando che nel nostro Paese c’è ancora ampio spazio per la concertazione, facendo crescere la competitività delle imprese e promuovendo, in un percorso sinergico, i diritti dei lavoratori».

Università telematiche: innovazione digitale, accessibilità e formazione continua trainano la crescita del settore

Le università telematiche non rappresentano più soltanto una modalità alternativa di fruizione della didattica, ma una risposta sempre più rilevante ai cambiamenti del lavoro, alla domanda di aggiornamento continuo delle competenze e alla necessità di rendere l’istruzione universitaria più accessibile. È quanto emerge dal primo Rapporto Censis-United sulla didattica digitale, realizzato su quasi 4 mila laureati delle sette università telematiche associate. L’immagine che emerge dalla ricerca è quella di un sistema che sta contribuendo ad allargare la platea di chi può accedere agli studi universitari, raggiungendo categorie di studenti che spesso incontrano maggiori ostacoli nei percorsi accademici tradizionali – lavoratori, genitori, adulti che riprendono gli studi dopo anni, ma anche giovani alla ricerca di percorsi più flessibili. La didattica digitale si conferma uno strumento capace di adattarsi alle esigenze di una società in continua trasformazione.

L’impatto sociale della didattica online

Il dato più significativo riguarda proprio l’impatto sociale delle università telematiche. Il 45,1 per cento dei laureati intervistati dichiara infatti che, senza la possibilità di frequentare un’università telematica, con ogni probabilità non avrebbe conseguito la laurea. Una percentuale che cresce tra gli studenti provenienti da percorsi tecnici e professionali, tra chi ha alle spalle contesti familiari meno istruiti e tra coloro che provengono da famiglie con condizioni economiche più fragili. La formazione digitale si rivela quindi un importante strumento di mobilità sociale. A beneficiarne sono soprattutto le persone che devono conciliare studio, lavoro e responsabilità familiari. Oltre la metà dei laureati con figli afferma di essere riuscita a conseguire il titolo proprio grazie alla flessibilità garantita dalla didattica online, che consente di organizzare i tempi di apprendimento in modo personalizzato.

Competenze in linea con le richieste del mercato e superamento dei divari geografici

Non si tratta soltanto di favorire l’accesso all’università, ma anche di sostenere lo sviluppo delle competenze necessarie al sistema produttivo. L’82,7 per cento dei laureati sottolinea il contributo delle università telematiche alla promozione dell’apprendimento permanente e al miglioramento delle competenze professionali, mentre l’86,8 per cento ritiene che questi atenei siano particolarmente capaci di rispondere alle nuove esigenze tecnologiche della società contemporanea. Particolarmente rilevante è anche il contributo alla riduzione dei divari territoriali. Oltre la metà dei laureati risiedeva nel Mezzogiorno al momento dell’iscrizione, un segnale della capacità della formazione digitale di superare barriere geografiche e logistiche che spesso limitano l’accesso agli studi universitari.

Soddisfazione degli studenti e prospettive occupazionali

La soddisfazione degli studenti conferma questa tendenza. Più di nove laureati su 10 esprimono un giudizio positivo sull’esperienza formativa svolta. Tra gli aspetti maggiormente apprezzati figurano la possibilità di conciliare studio, lavoro e vita personale, l’autonomia nella gestione del percorso e la qualità degli strumenti tecnologici utilizzati. Intelligenza artificiale, chatbot didattici, ambienti immersivi e strumenti di apprendimento personalizzato stanno progressivamente ridefinendo le modalità della formazione universitaria digitale, rendendo i percorsi sempre più accessibili, interattivi e flessibili. Anche sul fronte occupazionale emergono segnali incoraggianti. Tra coloro che hanno trovato o cambiato lavoro entro un anno dalla laurea, quasi otto su 10 considerano il titolo conseguito utile nella ricerca di un’occupazione, soprattutto grazie alle competenze e alle conoscenze acquisite durante il percorso formativo.

Acea, completato con successo il collocamento di un Blue Bond inaugurale da 500 milioni

Facendo seguito alla delibera del Consiglio di Amministrazione del 14 maggio 2026 e al completamento dell’attività di bookbuilding, Acea ha concluso con successo il collocamento dell’emissione, sotto forma per la prima volta di blue bond, per un importo complessivo pari a 500 milioni di euro, tasso 3,375%, della durata di 6 anni, rappresentando la prima emissione pubblica italiana in formato Blue. Realizzata nell’ambito del Green & Blue Financing Framework pubblicato il 13 febbraio 2025 e a valere sul programma Emtn (Euro Medium Term Notes) da 5 miliardi di euro, sulla base del Base Prospectus supplementato in data 22 giugno 2026, l’operazione ha registrato una forte domanda da parte di investitori istituzionali di elevato standing e con ampia diversificazione geografica, con richieste complessive superiori a tre volte l’ammontare offerto.

I proventi finanzieranno progetti focalizzati sulla gestione sostenibile dell’acqua

I proventi dell’emissione saranno destinati al finanziamento e/o rifinanziamento di progetti selezionati in linea con il Green & Blue Financing Framework della società, con particolare riferimento a iniziative dedicate alla gestione sostenibile e alla sicurezza della risorsa idrica, tra cui:

  • riduzione delle perdite di rete e incremento dell’efficienza idrica;
  • potenziamento e resilienza delle infrastrutture idriche anche in ottica di adattamento ai cambiamenti climatici;
  • miglioramento della capacità e della qualità del trattamento delle acque reflue, promuovendo il riuso della risorsa.

Tali interventi contribuiscono agli Obiettivi di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare SDG 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) e SDG 13 (Lotta al cambiamento climatico), rafforzando la resilienza e la sicurezza del sistema idrico, migliorando l’efficienza operativa e contribuendo alla tutela degli ecosistemi.

La data di regolamento è stata fissata per il 2 luglio 2026

L’obbligazione è disciplinata dalla legge inglese, ha un taglio unitario minimo di 100 mila euro ed è stata collocata a un prezzo di emissione pari al 99,541 per cento, che implica un rendimento pari al 3,461 per cento. La data di regolamento è stata fissata per il giorno 2 luglio 2026. Da tale data, l’obbligazione sarà quotata presso il mercato regolamentato di Borsa Italiana. È previsto che le agenzie Moody’s e Fitch Ratings attribuiscano al Blue Bond oggetto dell’emissione un rating rispettivamente pari a Baa1 e BBB+.

Ragni: «Elevato interesse testimonia rilevanza dei nostri obiettivi Esg»

Queste le dichiarazioni del co-general manager di Acea Pier Francesco Ragni: «Il successo dell’emissione Blue Bond conferma la fiducia del mercato nella solidità industriale e finanziaria di Acea e nella coerenza della nostra strategia di crescita sostenibile. L’elevato interesse manifestato dagli investitori istituzionali testimonia la qualità del nostro profilo creditizio e la rilevanza degli obiettivi Esg perseguiti dal Gruppo. I proventi dell’operazione saranno destinati al finanziamento di investimenti strategici nelle infrastrutture idriche, con l’obiettivo di incrementarne l’efficienza, la resilienza e la sostenibilità nel lungo periodo. Attraverso questa iniziativa Acea rafforza ulteriormente il proprio ruolo di leader nella gestione sostenibile della risorsa idrica e prosegue nel percorso di creazione di valore condiviso per gli stakeholder, i territori e l’ambiente».

Eni prima azienda al mondo per potenza di calcolo nella nuova classifica mondiale Top 500

Eni ha annunciato l’avvio del nuovo sistema di super calcolo HPC7 (High Performance Computing – HPC) che, con una capacità di oltre 861 Pflops/s, si posiziona al sesto posto assoluto della nuova classifica mondiale Top 500 – secondo supercomputer in Europa – confermandosi il più potente High Performance Computer al mondo ad uso industriale. HPC7 supera quindi HPC6, avviato a novembre 2024, che si è a sua volta posizionato nella Top 10 collocandosi all’ottavo posto nel ranking Top 500.

HPC6 e HPC7 sono in grado di effettuare insieme oltre 1 Exaflop/s

La combinazione dei sistemi di calcolo di HPC6 e HPC7 supera la scala dell’Exascale. HPC6 e HPC7, insieme, sono in grado di effettuare oltre 1 Exaflop/s (1Exaflop/s = 1000 PFlops/s), ovvero oltre 1 miliardo di miliardi di operazioni matematiche complesse al secondo. Il superamento della classe Exascale da parte del sistema di supercalcolo di Eni rappresenta il raggiungimento della più avanzata e straordinaria frontiera tecnologica nel mondo dei supercomputer e conferma la leadership dell’azienda nel settore.

Il supercalcolo accelera l’innovazione e supporta l’efficienza delle filiere emergenti

L’avvio di HPC7 rappresenta una tappa fondamentale nella strategia di valorizzazione delle fonti energetiche e decarbonizzazione di Eni, un modello in cui la tecnologia è un elemento centrale di innovazione, capace di guidare la crescita, l’efficienza e la competitività sia nei business tradizionali sia in quelli di transizione. Il calcolo avanzato e i sistemi HPC si confermano centrali per l’azienda, consentendo di integrare e valorizzare competenze e applicazioni lungo l’intera catena del valore – dalla comprensione del sottosuolo all’ottimizzazione degli impianti industriali, fino al miglioramento dell’accuratezza degli studi geologici e fluidodinamici per lo stoccaggio della CO₂ e nello sviluppo di tecnologie energetiche avanzate. Il supercalcolo contribuisce inoltre ad accelerare l’evoluzione delle principali direttrici di innovazione, supportando l’efficienza delle filiere emergenti – come quella dei biocarburanti– e la simulazione di fenomeni complessi, tra cui il comportamento del plasma nella fusione a confinamento magnetico. In questo quadro, l’HPC si afferma anche come abilitatore cruciale per gli sviluppi interni di use cases di intelligenza artificiale dedicati ai business di Eni.

Descalzi: «Transizione verso rinnovabili non può prescindere da evoluzione tecnologica»

Queste le dichiarazioni di Claudio Descalzi, amministratore Delegato di Eni: «La transizione verso un’energia da fonti tradizionali e rinnovabili sempre più sicura, accessibile e pulita non può prescindere da una profonda evoluzione tecnologica. L’adozione del supercalcolo e delle tecnologie predittive all’interno di ogni attività è fondamentale per lo sviluppo di nuove soluzioni energetiche, per abbattere le emissioni, massimizzare l’efficienza nella ricerca e produzione e generare valore. In questo contesto, la realizzazione e la messa in esercizio di HPC7 in tempi rapidissimi, ancora inferiori a HPC6 che era già un riferimento, rappresenta un esempio concreto della nostra capacità di esecuzione frutto delle competenze, dell’impegno e della qualità dei nostri team operativi. Questo solido ecosistema digitale, sviluppato grazie al talento, alla collaborazione e alla ricerca interna, non solo accelera il nostro percorso verso Net Zero, ma consolida il nostro posizionamento strategico e il nostro vantaggio competitivo sul mercato». Entrambi i supercomputer si trovano in un’area dedicata del Green Data Center di Eni, beneficiando di un’infrastruttura progettata per coniugare efficienza operativa e sostenibilità ambientale.

BaxEnergy presenta il Piano industriale 2026–2028

Con oltre 140 GW di capacità rinnovabile connessa – tra le più ampie basi installate nel software energetico in Europa -, una presenza in più di 30 Paesi e 15 anni di esperienza, BaxEnergy, società del Gruppo Yokogawa, colosso industriale giapponese globale quotato alla borsa di Tokyo, presenta il Piano industriale 2026 – 2028, che punta all’evoluzione da azienda di alta ingegneria a piattaforma industriale globale scalabile, integrata e sicura. La strategia poggia su una crescita organica sostenibile e su una possibile accelerazione per linee esterne. «Abbiamo definito un modello che coniuga disciplina operativa, crescita sostenibile e flessibilità strategica», ha evidenziato il ceo Roberto Tundo. Il piano fissa per il 2028 un obiettivo di ricavi pari a circa 33 milioni di euro (+39 per ceto medio annuo rispetto al 2025) e un Ebitda in forte rafforzamento a circa 14 milioni di euro (+81 per cento medio annuo). Gli investimenti complessivamente programmati nel triennio, al netto di eventuali operazioni per linee esterne, ammontano a circa 17 milioni di euro, con un organico in crescita da 140 a 210 persone.

La strategia di crescita passa da internazionalizzazione e innovazione

Fondata ad Acireale nel 2010, BaxEnergy ha costruito in 15 anni un patrimonio di competenze nei settori software ed energetico che oggi supporta progetti in oltre 30 Paesi. L’azienda conta attualmente 140 persone, prevalentemente ingegneri e sviluppatori, e continua a mantenere in Sicilia il proprio centro di sviluppo strategico. L’ingresso nel Gruppo Yokogawa ha rafforzato la dimensione internazionale della società, grazie anche alla rete commerciale globale del gruppo. Il piano di sviluppo prevede un significativo incremento dell’organico, con l’obiettivo di consolidare un polo di innovazione tecnologica del Sud specializzato nell’energia digitale. La strategia di crescita dell’azienda si fonda su quattro direttrici principali. La prima riguarda l’espansione dei ricavi ricorrenti attraverso servizi e modelli destinati alla capacità installata. La seconda è rappresentata dalla forza commerciale del Gruppo Yokogawa, che apre nuove opportunità di accesso ai mercati internazionali. La terza leva è l’industrializzazione della delivery alla clientela, che permette di sostenere la crescita mantenendo sotto controllo i costi grazie a processi standardizzati e a una rete di partner certificati. Infine, l’azienda punta su segmenti ad alto potenziale come cybersecurity, gestione delle risorse energetiche distribuite, intelligenza artificiale e mercati a forte intensità energetica. Nei prossimi tre anni, le maggiori prospettive di espansione sono attese nelle rinnovabili ibride utility-scale, nella cybersecurity per gli ambienti operativi e nei servizi ricorrenti lungo l’intero ciclo di vita degli impianti.

Poste italiane, le cargo e-bike arrivano a Milano

Poste italiane mantiene il suo impegno nella mobilità sostenibile e dà il via alla sperimentazione a Milano di un nuovo mezzo elettrico, la cargo e-bike. Si tratta di un triciclo leggero a pedalata assistita realizzato per garantire consegne più sicure e a zero emissioni in contesti urbani. Il progetto di recapito sostenibile, presentato durante il Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most) e finanziato coi fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, è entrato nel vivo. Prima con la fase di sperimentazione dei prototipi in Puglia, poi a Viareggio e ora a Milano, dov le cargo e-bike vengono utilizzate quotidianamente dai portalettere dello storico quartiere dei Navigli. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di rinnovo della flotta green di Poste italiane, che conta 30 mila veicoli a basse emissioni di cui oltre 6.200 elettrici. La cargo e-bike è contraddistinta da un design moderno, 100 chilometri di autonomia anche a pieno carico, un innovativo sistema di frenata rigenerativa e un pannello fotovoltaico a supporto dell’efficienza energetica.

Unicredit e Fondazione con il Sud insieme per lo sviluppo dei territori

Fondazione con il Sud, con il supporto di Unicredit attraverso il Fondo Carta Etica, ha avviato il progetto Fare comunità insieme per rafforzare il percorso di coprogettazione in corso nei quattro territori selezionati nell’ambito del bando Riabitare il Sud promosso dalla Fondazione con il Sud per contrastare lo spopolamento promuovendo interventi di rigenerazione demografica e di rilancio delle comunità locali.

Le quattro proposte selezionate

Tra le 57 candidature pervenute in risposta al bando sono state selezionate quattro proposte che interessano:

  • l’area delle Alte Madonie, in provincia di Palermo, e in particolare un territorio che comprende sette piccoli comuni per un totale di poco più di 19 mila abitanti (Petralia Soprana, Gangi, Polizzi Generosa, Petralia Sottana, Blufi, Geraci Siculo e Castellana Sicula);
  • una piccola porzione dell’area della Locride, in provincia di Reggio Calabria, e in particolare tre comuni per un totale di poco più di 8 mila abitanti (Camini, Stignano e Caulonia);
  • un’area del Cilento, in provincia di Salerno, che comprende quattro comuni per un totale di quasi 11 mila abitanti (Ceraso, Ascea, Novi Velia e San Mauro La Bruca);
  • un’area del Sannio che comprende 10 piccoli comuni per un totale di più di 19 mila abitanti, che si estendono nella provincia di Benevento (Baselice, Foiano di Val Fortore, Molinara, San Marco dei Cavoti, Pesco Sannita, Pietrelcina, Fragneto L’Abate, Campolattaro, Morcone e Sassinoro).

Consulenze mirate costruite sui bisogni locali

Grazie al sostegno di Unicredit, con il progetto Fare comunità insieme la Fondazione potrà attivare un programma di accompagnamento specialistico rivolto ai quattro enti del terzo settore impegnati nella definizione dei progetti esecutivi. Le risorse disponibili consentiranno di offrire servizi di consulenza mirati, costruiti sui bisogni specifici emersi nei diversi territori, con l’obiettivo di garantire l’efficacia delle iniziative. Il percorso di accompagnamento contribuirà a rafforzare competenze, governance e capacità operative delle reti locali.

La sfida della trasformazione digitale italiana passa da competenze e integrazione

La trasformazione digitale delle organizzazioni non si esaurisce nell’adozione di nuove tecnologie. Dietro l’aggiornamento dei sistemi di un ospedale, la digitalizzazione dei servizi di un comune o la messa in sicurezza delle reti di una realtà strategica esiste un lavoro complesso che richiede competenze specialistiche, capacità di integrazione e continuità operativa. In un contesto sempre più interconnesso, la sfida non è soltanto implementare nuove soluzioni, ma garantirne il funzionamento e l’evoluzione nel tempo.

La digitalizzazione richiede competenze e continuità

In Italia, il percorso di innovazione procede a velocità differenti tra settori e territori. Le infrastrutture pubbliche e private, dai sistemi amministrativi agli ambienti industriali più complessi, devono confrontarsi con esigenze sempre più articolate in termini di sicurezza, interoperabilità e conformità normativa. In questo scenario emerge il ruolo dei partner tecnologici in grado di accompagnare le organizzazioni lungo l’intero ciclo di vita dei progetti. La capacità di comprendere il contesto operativo, conoscere i vincoli regolatori e garantire supporto continuativo rappresenta infatti un elemento sempre più rilevante per il successo delle iniziative di trasformazione.

Il ruolo di Zenita Group

Tra le realtà attive in questo ambito figura Zenita Group, polo italiano di ingegneria digitale che opera nei settori della sicurezza, della pubblica amministrazione e delle infrastrutture intelligenti. Il gruppo conta oltre 1.500 specialisti distribuiti in più di 20 sedi sul territorio nazionale e una presenza internazionale in diversi Paesi. L’approccio adottato punta a seguire i clienti lungo tutte le fasi del percorso tecnologico, dalla progettazione delle soluzioni fino alla gestione operativa, con l’obiettivo di garantire continuità e integrazione tra sistemi e processi.

Cybersecurity e protezione delle infrastrutture critiche

Uno degli ambiti di attività riguarda la sicurezza informatica e la protezione delle infrastrutture strategiche. La crescente esposizione ai rischi cyber ha infatti reso necessario investire in strumenti capaci di rafforzare il monitoraggio, la prevenzione e la risposta agli incidenti. In questo settore, Zenita Group ha sviluppato un patrimonio di tecnologie proprietarie e brevetti legati a settori come computer vision, Internet of Things e cyber defence. Soluzioni progettate per operare in contesti ad alta criticità, dove affidabilità e continuità rappresentano requisiti essenziali.

Innovazione nella pubblica amministrazione

La digitalizzazione della pubblica amministrazione rappresenta un altro fronte strategico per il sistema Paese. Tra le aree maggiormente interessate dai processi di innovazione figurano le procedure concorsuali, che negli ultimi anni hanno registrato una crescente spinta verso l’adozione di piattaforme digitali. Il Gruppo ha sviluppato soluzioni dedicate alla gestione dei concorsi pubblici su larga scala, con l’obiettivo di semplificare le procedure, ridurre i tempi organizzativi e garantire elevati standard di trasparenza e tracciabilità.

Mobilità, edifici intelligenti e città connesse

L’evoluzione delle città e dei servizi urbani passa anche attraverso la diffusione di sistemi intelligenti capaci di integrare dati, reti e servizi. Mobilità, smart building e gestione del territorio sono oggi settori sempre più orientati verso modelli basati sull’interconnessione e sull’analisi delle informazioni in tempo reale. Per amministrazioni e gestori di servizi, la sfida consiste nel realizzare soluzioni che non siano soltanto efficienti nella fase iniziale, ma che mantengano nel tempo livelli adeguati di affidabilità, sicurezza e sostenibilità operativa. Ciò che accomuna tutti gli ambiti è la crescente necessità di disporre di competenze specialistiche e capacità di gestione diretta delle componenti più critiche dei progetti tecnologici. In questo contesto, Zenita Group ha costruito il proprio modello operativo puntando sullo sviluppo di competenze proprietarie e sulla gestione interna delle principali attività tecnologiche, così da offrire continuità ai clienti e supportare la realizzazione di progetti destinati a evolvere nel lungo periodo.

Intesa Sanpaolo protagonista in Europa nelle operazioni di finanziamento

Intesa Sanpaolo si conferma tra le banche leader del mercato europeo, dove nel 2025, escludendo l’Italia, ha partecipato assieme ad altre banche a operazioni di finanziamento del valore complessivo pari a oltre 170 miliardi di euro, come mandated lead arranger (di cui deal di project finance per oltre 30 miliardi di euro, pari a oltre il 20 per cento del totale europeo), ed emissioni obbligazionarie per circa 60 miliardi di euro in qualità di bookrunner.

Le principali operazioni in cui Intesa ha svolto un ruolo da protagonista

Sono numerose le operazioni di rilievo sia con clientela corporate sia con clientela Institutional, in settori quali infrastrutture, transizione energetica, telecomunicazioni, automotive, nuovi materiali, food & beverage e financials, in cui la divisione IMI CIB, guidata da Mauro Micillo, ha svolto un ruolo da protagonista, collaborando con importanti gruppi bancari internazionali e confermando il proprio ruolo strategico a supporto dello sviluppo internazionale. Tra queste si segnalano:

  • Telefonica (2026, Spagna) – active joint bookrunner nel collocamento di un’emissione obbligazionaria senior unsecured di 750 milioni di euro;
  • Mercedes-Benz (2026, Germania) – joint bookrunner nel collocamento di un bond a due tranche per complessivi 1,3 miliardi di euro;
  • Coca Cola Hbc (2026, Grecia) – joint global coordinator e joint bookrunner nel collocamento di un bond a tre tranche per complessivi 2,1 miliardi di euro;
  • Engie (2026, Francia) – joint bookrunner nel collocamento di un green bond, in formato ibrido, per 600 milioni di euro;
  • Belfius (2026, Belgio) – active joint bookrunner per la prima volta nell’ambito del progetto senior non-preferred di belfius per 750 milioni di euro;
  • Edf – Electricité de France (2026, Francia) – joint bookrunner nel collocamento di un green nuclear bond a quattro tranche per complessivi 2,75 miliardi di euro;
  • Heidelberg materials (2026, Germania) – joint bookrunner nel collocamento di un green bond per 600 milioni di euro;
  • La Banque postale (2026, Francia) – active joint bookrunner nel collocamento dell’emissione obbligazionaria bancaria garantita per 1 miliardo di euro;
  • Eutelsat (2026-25, Francia) – bookrunner per l’aumento di capitale da 670 milioni di euro per l’esecuzione dell’iniziativa strategica Iris da circa 5 miliardi;
  • Klépierre (2025, Francia) – coordinator per il rifinanziamento di una linea di credito revolving sindacata da 1,2 miliardi di euro. La filiale di Parigi ha partecipato all’operazione in qualità di bookrunner e mla;
  • Stockholm Exergi – Beccs Stockholm (2025, Svezia) – sole global coordinator e sole bookrunner nel finanziamento da 700 milioni di euro a supporto della costruzione di uno dei più grandi impianti al mondo per la cattura e lo stoccaggio permanente di Co2;
  • Prosieben (2025, Germania) – advisor finanziario nell’offerta pubblica di acquisto di Mfe – Media for Europe; underwriter, bookrunner e mla nel finanziamento in pool dell’operazione.

Eolico offshore, lo studio su sicurezza energetica, competitività e filiera industriale 

Si è chiuso mercoledì 10 giugno 2025 a Roma, nella Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale, il quarto Convegno nazionale dell’Aero, l’Associazione delle energie rinnovabili offshore, con un’ampia partecipazione di istituzioni, imprese, mondo accademico e stampa specializzata. Al centro della giornata la presentazione dello studio indipendente Il valore socioeconomico della filiera dell’eolico offshore, commissionato da Aero e realizzato da Intesa Sanpaolo, Politecnico di Torino, Politecnico di Bari, Prometeia e Owemes. Il report quantifica per la prima volta, con metodo bottom-up e oltre 250 voci di filiera ricostruite una per una, l’impatto economico, occupazionale e fiscale di una scelta tempestiva sull’eolico in mare.

I benefici economici che può apportare l’eolico offshore

Nello scenario di attivazione tempestiva delle aste Fer2, l’eolico offshore può generare, nel periodo che va dall’attivazione delle aste al 2080, circa 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di euro di valore aggiunto pari a quasi il 3 per cento del Pil italiano del 2025, 25 miliardi di euro di gettito fiscale e oltre 800 mila occupati misurati in unità di lavoro standard. Nello scenario di ritardo, le cifre si dimezzano – 25 miliardi di euro di valore aggiunto, 11 miliardi di euro di gettito, 399 mila occupati. La manifattura pesa per il 35 per cento del valore generato, il doppio della sua incidenza nell’economia italiana.

L’appello di Aero al governo per la calendarizzazione di un’asta del Fer2

«L’Italia può costruire un modello industriale nazionale ed europeo attraverso lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore, garantendo nuova occupazione, crescita economica e una filiera italiana integrata che contribuisca all’indipendenza energetica del Paese. I risultati dello studio sono sorprendenti», ha dichiarato in apertura dell’evento il presidente di Aero Fulvio Mamone Capria. «A fronte di circa 2,8 GW di progetti che hanno già superato la valutazione d’impatto ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del Fer2, nonostante il decreto del Mase sia stato emanato nell’agosto 2024 con uno scenario di disponibilità di 3,8 GW di aste incentivanti. L’appello che lanciamo al governo è di fare presto, per evitare che gli ingenti investimenti già spesi dalle società di sviluppo vengano dirottati in altri Paesi del Mediterraneo, con una perdita di credibilità, competitività e sviluppo industriale».

Pichetto Fratin: «Ci sono le condizioni per creare una robusta filiera nazionale del settore»

Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, «esistono tutte le condizioni per creare una robusta filiera nazionale dell’eolico offshore». «Stiamo andando avanti con la rivisitazione del decreto Fer2 per coniugare le esigenze degli operatori con gli obiettivi di decarbonizzazione, garantendo una razionale programmazione degli investimenti e della spesa per la collettività».

Intesa Sanpaolo: «Opportunità strategica per rafforzare la sicurezza energetica»

«Le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente rafforzano il percorso europeo e italiano di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, già accelerato dall’invasione dell’Ucraina. In questo contesto, l’eolico offshore rappresenta un’opportunità strategica perché contribuisce a rafforzare la sicurezza energetica, a diversificare le fonti di approvvigionamento, a contenere i costi dell’energia e a ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici», ha dichiarato Giovanni Foresti, responsabile Regional research di Intesa Sanpaolo. «Al tempo stesso, può generare importanti ricadute per il sistema manifatturiero italiano. L’analisi evidenzia che questa traiettoria può evitare che la minore dipendenza dagli idrocarburi si traduca semplicemente in nuove dipendenze tecnologiche e produttive, a condizione che il Paese sviluppi tempestivamente una filiera nazionale. Già oggi l’Italia dispone di una solida base industriale in comparti strettamente collegati all’eolico offshore, dalla meccanica alla cantieristica, dalla logistica portuale alla filiera elettromeccanica, con competenze consolidate in ambiti quali i cavi elettrici, le lavorazioni meccaniche e i servizi tecnici specializzati». Elisa Zambito Marsala, responsabile Education ecosystem & Global value programs di Intesa, ha aggiunto che «la banca è impegnata nel promuovere una collaborazione continua tra atenei e tessuto industriale, produttivo e dei servizi per contribuire a formare profili in linea con i fabbisogni di competenze richiesti dalle imprese e per orientare le giovani generazioni verso le nuove opportunità legate alla blue economy e alla transizione energetica».

Poste italiane lancia la nuova campagna antifrode

«Un truffatore non può fare nulla senza di te». È il messaggio recapitato dall’ultima campagna antifrode lanciata da Poste italiane per contrastare il fenomeno sempre più diffuso delle truffe digitali. Il focus dell’iniziativa è centrato sulla manipolazione, una tecnica utilizzata da male intenzionati che tentano in questo modo di far leva sulle emozioni o stati d’animo come paura, urgenza o fiducia con l’obiettivo di indurre i malcapitati ad autorizzare trasferimenti di denaro, approfittando soprattutto della crescente diffusione dei bonifici istantanei. Per raggiungere il più alto numero di persone, Poste ha attivato tutti i principali canali di contatto con la clientela – dal sito poste.it nella sezione “Sicurezza online”, all’app, ai social, ai 23 mila display degli oltre 12 mila uffici postali.

Le modalità di truffe più comuni e come difendersi

I truffatori adottano stratagemmi di vario tipo, promettendo ad esempio investimenti vantaggiosi e guadagni facili, fingendosi operatori di Poste italiane o funzionari di pubblica sicurezza, o ancora simulando l’emergenza di un familiare in difficoltà oppure fingendo di intavolare relazioni sentimentali online. Se le tecniche variano, l’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere dati personali, codici di accesso o indurre le vittime ad effettuare pagamenti immediati. Per questo la campagna ricorda che i truffatori non possono fare nulla senza la collaborazione delle vittime e mette in guardia da coloro che avanzano richieste urgenti, o che chiedono di condividere credenziali o codici OTP, e invita a verificare sempre richieste sospette attraverso i canali ufficiali.

Autostrade, la Tangenziale di Napoli è la prima smart road d’Italia

La Tangenziale di Napoli è ufficialmente la prima smart road del Paese, avendo ottenuto la certificazione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in conformità ai requisiti del decreto ministeriale 70/2018. Un riconoscimento che ne attesta l’adeguamento agli standard tecnologici necessari alla digitalizzazione del monitoraggio degli asset, alla gestione intelligente del traffico e al dialogo in tempo reale con i veicoli connessi e a guida autonoma. Il progetto, che coinvolge la Tangenziale di Napoli, società del Gruppo Autostrade per l’Italia, il Mit e il Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most), con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione del Gruppo Aspi, ha trasformato una delle principali arterie urbane del Paese in un vero e proprio laboratorio di mobilità intelligente.

La definizione di smart road

Queste le tre caratteristiche che definiscono una smart road secondo la normativa:

  • monitoraggio del traffico, con sensori lungo tutta la rete che raccolgono dati sulla viabilità, utili all’operatore del centro di controllo per supportarlo nei processi decisionali relativi alla gestione attiva della mobilità;
  • monitoraggio meteo e idrogeologico, con molteplici sensori che rilevano dati meteorologici, condizioni della pavimentazione, livelli delle acque e in generale lo stato del territorio che circonda l’infrastruttura stradale, con l’obiettivo di tenere sotto controllo in tempo reale le condizioni che potrebbero causare a breve fenomeni come alluvioni, frane, etc. e allertare gli operatori al superamento di soglie prestabilite;
  • comunicazioni ai viaggiatori e mobilità connessa.

Così vengono migliorate sicurezza e qualità del viaggio

L’infrastruttura smart road si basa su una rete diffusa di telecamere intelligenti, sensori e antenne di comunicazione, in grado di raccogliere e analizzare dati in tempo reale su flussi di traffico, velocità, eventi critici e condizioni di esercizio. Lungo i 22 chilometri della Tangenziale sono in fase di installazione 217 telecamere, insieme a 15 portali di rilevamento, otto centraline metereologiche e 40 antenne con duplice tecnologia ITS-G5 e cellular V2X distribuiti sull’intero percorso. Dispositivi che permettono di raccogliere i dati di traffico e di inviarli alla piattaforma centrale C-ITS di Movyon, che li integra con ulteriori dati provenienti da fonti esterne e li elabora per garantire un controllo continuo della viabilità e una comunicazione costante tra infrastruttura e utenti. I sistemi rilevano infatti informazioni come posizione, direzione e velocità dei veicoli, restituendo agli automobilisti indicazioni aggiornate sulle condizioni della viabilità e contribuendo a migliorare sicurezza e qualità del viaggio.

Un salto verso la mobilità del futuro

Lungo la Tangenziale di Napoli sono operativi i servizi di comunicazione che segnalano in tempo reale alle auto connesse potenziali pericoli per i guidatori come cantieri, mezzi in avaria, eventi meteo o altre criticità. Viene inoltre suggerita la velocità ottimale per evitare la formazione di code. Uno dei risultati più significativi sulla rete è stata la sperimentazione realizzata per la prima volta in Italia nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta. Durante i test un veicolo a guida autonoma ha adattato in tempo reale la sua velocità in funzione delle informazioni suggerite dall’infrastruttura. Un salto verso la mobilità del futuro, in cui infrastruttura e veicoli diventano insieme un sistema connesso. La certificazione come smart road non solo migliora la sicurezza e la gestione del traffico urbano ma, facendo della Tangenziale di Napoli la prima infrastruttura in Italia ufficialmente riconosciuta come tale, apre la strada alla diffusione su scala nazionale delle tecnologie per la mobilità connessa e cooperativa.

Trasformazione tecnologica, quando l’innovazione si misura nella vita quotidiana

Quando si parla di innovazione tecnologica, il dibattito si concentra spesso su piattaforme, infrastrutture e sistemi complessi. Meno frequente è invece la riflessione su quali effetti producono queste tecnologie nella vita quotidiana dei cittadini. Dietro ogni processo digitalizzato, ogni servizio reso più efficiente e ogni dato analizzato in tempo reale esistono infatti conseguenze concrete che incidono sulla sicurezza, sulla mobilità e sul rapporto tra persone e istituzioni. È in questa prospettiva che la trasformazione digitale diventa uno strumento per migliorare il funzionamento dei servizi pubblici e la qualità della vita.

Dalla sicurezza urbana alla prevenzione dei rischi

Uno degli ambiti in cui l’impatto delle nuove tecnologie è maggiormente percepibile è quello della sicurezza. L’utilizzo di sistemi avanzati di analisi dati, visione artificiale e monitoraggio intelligente consente oggi di individuare anomalie e situazioni potenzialmente critiche con maggiore rapidità rispetto al passato. Queste soluzioni trovano applicazione in contesti particolarmente sensibili come aeroporti, infrastrutture strategiche e punti di accesso al territorio. L’obiettivo non è aumentare i controlli in modo indiscriminato, ma rendere più efficaci le attività di prevenzione e di intervento, contribuendo a creare ambienti più sicuri per cittadini e operatori.

Mobilità intelligente e gestione del territorio

La tecnologia svolge un ruolo crescente anche nella gestione della mobilità urbana. I sistemi di monitoraggio di nuova generazione permettono di raccogliere e interpretare dati sul traffico e sulla viabilità, offrendo alle amministrazioni strumenti più avanzati per comprendere ciò che accade sul territorio in tempo reale. Queste informazioni possono tradursi in una migliore gestione dei flussi di traffico, in una riduzione dei tempi di intervento in caso di criticità e in una maggiore capacità di pianificazione. La cosiddetta mobilità intelligente, sempre più presente nelle strategie delle città, punta proprio a rendere gli spostamenti più sicuri ed efficienti.

Digitalizzare i concorsi per rafforzare il rapporto con le istituzioni

Un altro ambito che sta vivendo una profonda trasformazione è quello delle procedure concorsuali nella pubblica amministrazione. La digitalizzazione dei processi di selezione rappresenta una risposta alle esigenze di rapidità, trasparenza e gestione di un numero crescente di candidati. Attraverso piattaforme dedicate, oggi è possibile organizzare e gestire prove su larga scala, semplificando le procedure e riducendo tempi e costi amministrativi. Per molti enti pubblici, dalle amministrazioni centrali alle università, l’innovazione tecnologica diventa così uno strumento per migliorare l’efficienza organizzativa e rafforzare la fiducia dei cittadini nei processi di selezione.

Il contributo di Zenita Group

In questo scenario si inserisce il contributo di Zenita Group, realtà italiana specializzata nella progettazione e nell’integrazione di soluzioni tecnologiche per il settore pubblico e privato. Il gruppo sviluppa attività che spaziano dalla sicurezza alla gestione della mobilità, fino alla digitalizzazione dei processi amministrativi, con l’obiettivo di supportare organizzazioni e istituzioni nei percorsi di innovazione. L’approccio adottato si inserisce inoltre nel più ampio tema della sovranità tecnologica, sempre più rilevante in un contesto caratterizzato da crescenti sfide geopolitiche e dalla necessità di garantire il controllo di dati e sistemi strategici. In quest’ottica, la presenza di competenze e risorse radicate sul territorio nazionale viene considerata da molti operatori un elemento importante per rafforzare autonomia, continuità operativa e resilienza.

Terna rafforza l’impegno per la tutela della biodiversità con Life PolliNetwork

Terna, il gestore della rete elettrica di trasmissione nazionale, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente rafforza il proprio impegno per la tutela della biodiversità partecipando al progetto Life PolliNetwork, coordinato da Wwf Italia e cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Life Natura & Biodiversità, con il contributo del ministero dell’Ambiente e della Fondazione Cariplo.

Un modello innovativo di restauro della natura

Il declino degli insetti impollinatori rappresenta una minaccia concreta per la biodiversità, la resilienza degli ecosistemi e la sicurezza alimentare. Per rispondere a questa sfida, Life PolliNetwork propone un modello innovativo di restauro della natura, capace di integrare tutela ambientale, infrastrutture e partecipazione dei territori. All’interno del progetto, il Gruppo guidato da Pasqualino Monti mette a disposizione le proprie competenze e alcuni asset della rete di trasmissione nazionale come luoghi di sperimentazione ambientale. Anche le infrastrutture, infatti, possono contribuire attivamente alla conservazione del capitale naturale, se progettate e gestite secondo criteri di sostenibilità.

Le prime regioni coinvolte nel progetto saranno Piemonte, Lazio e Sicilia

La biodiversità rappresenta una componente essenziale del patrimonio naturale del Paese e Terna studia attivamente, in collaborazione con associazioni di settore e mondo scientifico, l’interazione tra elettrodotti e ambiente, con l’obiettivo di sviluppare e adottare soluzioni di mitigazione sempre più efficaci ed evolute. Nell’ambito del progetto Life PolliNetwork, le aree verdi di pertinenza delle stazioni elettriche e la base dei sostegni delle linee aeree si configurano come aree di connessione ecologica (stepping stones), spazi puntuali che possono favorire la presenza di api selvatiche, farfalle e sirfidi. Inoltre, nelle aree di progetto è prevista anche l’installazione di nidi artificiali per i diversi gruppi di insetti impollinatori trattati nel progetto, al fine di aumentare la disponibilità di siti idonei per il rifugio e la riproduzione. Le prime regioni coinvolte saranno Piemonte, Lazio e Sicilia. Particolare attenzione è dedicata anche al monitoraggio scientifico degli interventi e alla raccolta di dati, anche attraverso iniziative di citizen science che coinvolgono tecnici, studenti e cittadini, contribuendo a diffondere conoscenza e consapevolezza sul valore degli insetti impollinatori e della biodiversità

Così sicurezza ed efficienza del servizio elettrico si coniugano con la tutela dell’ambiente

Complessivamente, Life PolliNetwork prevede interventi di ripristino e gestione della vegetazione in 32 siti distribuiti in 10 regioni italiane, per una superficie complessiva di circa 88 ettari. Le azioni si concentrano su aree naturali, aree agricole e lungo le infrastrutture lineari – tra cui strade, ferrovie e linee elettriche – considerate elementi chiave per rafforzare la connettività ecologica. Per Terna, Life PolliNetwork rappresenta un esempio concreto di come la gestione delle infrastrutture possa evolvere, integrando la sicurezza e l’efficienza del servizio elettrico con la tutela della biodiversità e contribuendo alla resilienza dei territori.

La metodologia PRAIM e UrbanMIS tracciano il futuro dei borghi irpini

Comprendere il territorio attraverso l’analisi dei dati, orientare le scelte di rigenerazione urbana e supportare il riuso strategico del patrimonio edilizio dismesso. Sono questi gli obiettivi al centro del workshop PRAIM, tenutosi il 22 maggio 2026 presso l’Ex Carcere Borbonico di Avellino, nell’ambito di un percorso di ricerca dedicato ai piccoli centri delle aree interne irpine.

L’iniziativa, sviluppata dal Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno in collaborazione con la Provincia di Avellino, ha rappresentato un momento di confronto istituzionale, tecnico e operativo sul tema del riuso adattivo del patrimonio costruito dismesso dei piccoli centri delle aree interne. Il coordinamento scientifico dell’impostazione metodologica PRAIM è riconducibile al professor Pierfrancesco Fiore e agli architetti Attilio Ferraro e Emanuela D’Andria, nell’ambito delle attività di ricerca condotte presso l’Ateneo salernitano.

Il workshop ha coinvolto sei tavoli di lavoro, ciascuno dedicato al possibile riuso di un edificio dismesso localizzato in sei comuni dell’area irpina connessi alla storica tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. L’obiettivo non è stato quello di assumere decisioni definitive, ma di costruire una base conoscitiva condivisa, raccogliere indicazioni qualificate dagli attori territoriali e far emergere priorità, criticità, vocazioni e opportunità di riuso.

Il ruolo di UrbanMIS, spin-off dell’Università di Salerno partecipato da Evolution Group

In questo quadro, UrbanMIS, spin-off dell’Università degli Studi di Salerno partecipato da Evolution Group, è stato coinvolto per fornire un supporto analitico alla lettura dei territori interessati. Lo spin-off ha contribuito alla predisposizione di mappe informative, infografiche e sintesi territoriali utili a guidare i partecipanti nella comprensione dei contesti locali, con particolare riferimento agli aspetti infrastrutturali, demografici, economici e insediativi.

Durante i lavori, UrbanMIS, rappresentata dal professor Giuseppe d’Aniello e dall’ingegnere Alessandro Polverino, ha illustrato il contributo dell’analisi dei dati territoriali a supporto dei processi decisionali pubblici. Tale attività si inserisce nel più ampio ambito di sviluppo di Janus Urbanis, piattaforma orientata all’analisi della situazione urbana e territoriale, con l’obiettivo di supportare enti pubblici e privati nella definizione di strategie fondate su dati, indicatori e rappresentazioni conoscitive integrate.