Torna FrecciaRosa, l’iniziativa del Gruppo Fs per la prevenzione oncologica

Gruppo Fs e Fondazione IncontraDonna rinnovano l’impegno per la prevenzione con FrecciaRosa, il progetto che nel 2026 raggiunge la 16esima edizione. L’iniziativa, realizzata con il supporto dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) torna a bordo delle Frecce, degli Intercity e dei treni del Regionale di Trenitalia. Dal lunedì al venerdì, per tutto il mese di ottobre, i viaggiatori potranno ricevere gratuitamente informazioni e consulenze sulla prevenzione oncologica dai professionisti messi a disposizione da Aiom. Sarà inoltre possibile prenotare teleconsulti per ottenere chiarimenti da approfondire successivamente nelle strutture del servizio sanitario nazionale. Medici e volontari di Fondazione IncontraDonna distribuiranno inoltre il Vademecum della salute, realizzato con il ministero della Salute. La guida sarà disponibile in formato digitale e in più lingue.

Attività anche a terra

Le attività di prevenzione si estendono anche “a terra”, per la prima volta nella stazione Rfi di Cosenza e nello scalo Fs Logistix di Sampierdarena, Genova, affiancando l’appuntamento già previsto presso lo scalo di San Lorenzo a Roma. Quest’anno, inoltre, Rfi sarà protagonista di una speciale “accensione” di 40 stazioni, illuminate di rosa nelle serate del 30 settembre e del 1° ottobre, a partire dalle 20.00, per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione. La stazione di Cosenza tornerà ad accendersi di rosa anche nelle serate del 19 e del 20 ottobre.

I numeri della prevenzione

In Italia vengono diagnosticati ogni anno oltre 390 mila nuovi casi di tumore, circa 176 mila dei quali riguardano le donne. Secondo i dati riportati nel progetto, più di 70 mila casi potrebbero essere evitati attraverso stili di vita sani e una maggiore adesione ai programmi di prevenzione e diagnosi precoce. Nel 2025 il carcinoma mammario, la neoplasia più frequentemente diagnosticata nella popolazione femminile, ha interessato oltre 53 mila donne.

Neva Sgr, Intesa Sanpaolo connette l’innovazione alla crescita con il venture capital

Neva Sgr, la società di venture capital del Gruppo Intesa Sanpaolo controllata al 100 per cento da Intesa Sanpaolo Innovation center, ha tenuto a Torino l’annual meeting intitolato Connettiamo l’innovazione alla crescita. Ha riunito alle Officine Grandi riparazioni investitori, imprenditori, manager, istituzioni e rappresentanti dell’ecosistema dell’innovazione da tutto il mondo per presentare i risultati di sei anni di attività e confrontarsi sulle soluzioni innovative alle grandi sfide globali che il venture capital può supportare, dal cambiamento climatico all’efficienza energetica, dalle nuove frontiere delle scienze della vita alla trasformazione digitale, dalle opportunità della space economy alle tecnologie produttive più evolute.

In sei anni Neva Sgr ha raccolto 600 milioni di euro di capitale

Dall’agosto del 2020 a oggi, nonostante le difficoltà causate dalla pandemia nei primi due anni e dal mutamento dello scenario geopolitico, Neva Sgr ha raccolto complessivamente 600 milioni di euro di capitale, gestiti con i sei fondi di venture capital Neva First, Neva First Italia, Fondo Sei (Sviluppo ecosistemi di innovazione), Neva II, Neva II Italia e Fondo Neva II Parallelo Lombardia. Tramite i propri fondi, Neva Sgr ha finora investito 273 milioni di euro in oltre 50 tra società altamente innovative in Italia e all’estero e fondi italiani dedicati allo sviluppo dell’innovazione, incassando dalle exit (vendite di quote societarie a seguito della loro valorizzazione) circa 55 milioni di euro. Il resto dei capitali raccolti consente a Neva Sgr di partecipare a nuovi investimenti sia nelle società già investite più promettenti sia in nuove realtà selezionate a livello globale. Nei portafogli dei propri fondi, Neva Sgr annovera già da tempo aziende che hanno precorso i tempi e oggi sono considerate dal mercato come nuovi punti di riferimento nella trasformazione di interi settori strategici. Nella seconda parte dell’evento, investitori e partner industriali hanno potuto ascoltare le testimonianze dirette di founder e ceo di alcune di queste realtà, tra gli imprenditori più innovativi a livello globale.

Poste italiane, via all’integrazione con Tim

Il consiglio di amministrazione di Poste italiane – come ha riportato il Tg Poste – ha deliberato l’avvio dell’esercizio delle attività di direzione e coordinamento su Tim, approvando anche il relativo Regolamento di governo operativo. Dopo la chiusura dell’opas, che ha portato il Gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante e dal direttore generale Giuseppe Lasco a detenere circa l’86 per cento di Tim, il board ha approvato il documento che disciplina i rapporti e i flussi informativi tra le due aziende, assicurando l’allineamento e il coordinamento di Tim e delle sue controllate, in quanto società appartenenti al gruppo facente capo a Poste italiane. L’ingresso di Tim in Poste prevede la condivisione di obiettivi strategici, il coordinamento delle politiche industriali e gestionali, l’integrazione di attività e competenze per favorire lo sviluppo e la creazione di valore dell’intero Gruppo.

Tracciato il percorso per sviluppare le nuove sinergie tra i due gruppi

L’attività di direzione e coordinamento su Tim saranno disciplinate dal cda, dall’amministratore delegato, dal direttore generale attraverso l’esercizio dei poteri a loro attribuiti, nonché dalle strutture organizzative di Poste italiane negli ambiti di rispettiva competenza. Il regolamento garantisce la gestione accentrata delle attività ovvero il coordinamento funzionale per realizzare economie di scala e migliorare l’efficienza dei processi. Con il nuovo assetto, Poste italiane avrà così piena visibilità sulle principali attività e iniziative di Tim e verrà coinvolta preventivamente nella valutazione delle operazioni di maggiore rilievo strategico – incluse le operazioni rilevanti – ferma restando l’autonomia giuridica di Tim e delle sue controllate, a tutela anche degli azionisti di minoranza. A soli cinque giorni dalla conclusione dell’opas, il board di Poste ha così già tracciato il percorso aprendo una nuova fase destinata a guidare lo sbarco di Tim nel perimetro del Gruppo, con l’obiettivo di mettere a fattor comune infrastrutture, tecnologie e competenze e sviluppare le nuove sinergie industriali tra i due gruppi.

Trevi, l’offerta di Webuild punta su valore certo e crescita industriale

Il confronto per il futuro di Trevi entra in una nuova fase dopo il rilancio di Icop che, il 25 settembre 2026, ha annunciato un incremento del corrispettivo offerto nell’ambito dell’ops lanciata sull’azienda cesenate. Sul tavolo restano due proposte profondamente diverse per struttura: da una parte i 4,50 euro in contanti per azione offerti da Webuild, dall’altra 0,165 azioni Icop per ogni titolo Trevi. Una differenza che non riguarda soltanto il valore delle offerte, ma anche la natura del corrispettivo – un valore certo e interamente in contanti nel caso di Webuild, uno scambio azionario il cui valore è legato all’andamento futuro del titolo in quello di Icop.

Da Webuild un’offerta cash con un progetto industriale…

L’offerta Webuild prevede infatti un corrispettivo certo e interamente in contanti, con un premio di circa il 30 per cento rispetto al prezzo ufficiale alla data di riferimento, senza alcuna esposizione degli azionisti aderenti all’andamento futuro dei mercati finanziari. L’offerta è inoltre interamente coperta da un contratto di finanziamento volto a sostenere l’esborso per l’acquisto di tutte le azioni e l’eventuale rifinanziamento del debito di Trevi, sul quale l’offerta Webuild non pone condizioni. Ma la proposta punta anche su un progetto industriale di lungo periodo. L’integrazione delle competenze specialistiche di Trevi nelle fondazioni speciali in una piattaforma industriale globale consentirebbe alla società di proseguire ed espandere la propria attività, con accesso diretto alla rete del Gruppo Webuild, presente in 50 Paesi da più di 120 anni. Webuild ha chiuso il 2025 con 13,6 miliardi di euro di ricavi e dispone di un portafoglio ordini di 54 miliardi al 30 giugno 2026.

… che punta a garantire continuità e crescita a Trevi

Un elemento centrale della proposta riguarda inoltre la continuità per Trevi. L’ingresso nel Gruppo Webuild, secondo quanto previsto dall’offerta, consentirebbe di preservarne identità, centro direzionale in Italia e patrimonio di competenze tecniche, progettuali e manageriali, mantenendo un approccio aperto al mercato. L’operazione si inserisce peraltro in una collaborazione industriale già esistente: Webuild e Trevi lavorano fianco a fianco su alcuni dei maggiori cantieri italiani e internazionali, dalla diga di Rogun in Tagikistan alla Linea C della metropolitana di Roma. Per Webuild, l’operazione avrebbe anche una valenza industriale più ampia, consentendo di internalizzare fasi di lavoro ad alto valore aggiunto e di rafforzare il proprio posizionamento nelle gare per grandi progetti complessi, offrendo una soluzione integrata end-to-end. L’appartenenza al gruppo potrebbe inoltre ampliare il perimetro commerciale di Trevi, garantendo accesso a nuove geografie, nuovi clienti e gare di maggiore dimensione e complessità.

Da Icop un’ops basata sul concambio azionario

L’offerta Icop presenta invece una struttura differente. Gli azionisti Trevi che aderissero all’ops non monetizzerebbero il proprio investimento, ma diverrebbero azionisti dell’offerente, assumendo i rischi connessi all’andamento futuro del titolo Icop. Il consiglio di amministrazione di Trevi ha inoltre evidenziato profili di incertezza legati alle condizioni di efficacia dell’operazione e alla posizione che gli azionisti Trevi assumerebbero all’interno di una società a controllo familiare e caratterizzata da un flottante limitato. Anche le valutazioni economiche rappresentano un elemento del confronto. Secondo le analisi degli advisor di Trevi, Mediobanca e Vitale, il concambio ritenuto congruo si colloca tra 0,222 e 0,312 azioni Icop per ogni azione Trevi, a fronte dello 0,165 proposto da Icop. La partita resta quindi aperta, ma le due proposte delineano percorsi differenti per Trevi. Da un lato un’offerta cash dal valore certo, sostenuta da un progetto industriale e dalla prospettiva di integrazione in un gruppo internazionale. Dall’altro un’operazione basata sul concambio azionario e sulla futura evoluzione del valore di Icop.

Autostrade, Amplia si rafforza con il ramo Ingegneria di Tecne

Autostrade per l’Italia avvia una nuova fase con la riorganizzazione dei due pilastri del Gruppo nei settori dell’ingegneria e delle costruzioni, Amplia Infrastructures e Tecne, in vista delle prossime fasi dell’imponente piano di rigenerazione della rete autostradale in gestione. L’operazione punta a rafforzare la filiera, integrando e valorizzando al meglio le competenze e l’expertise delle due società.
Al termine del processo, il ramo di Tecne dedicato alla progettazione ingegneristica confluirà in Amplia, rafforzandone ulteriormente la struttura. Alle oltre 1.500 persone di Amplia si aggiungeranno 500 tecnici e ingegneri di Tecne. Quest’ultima manterrà, con oltre 500 risorse, le attività di direzione lavori e di coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione. Si concretizza così un passaggio strategico della visione dell’amministratore delegato di Aspi, Arrigo Giana, finalizzato a rafforzare il Gruppo e ad accelerare la realizzazione del piano di investimenti in corso.

Giana: «Operazione che valorizza nostro know-how per realizzazione piano investimenti»

«L’integrazione tra culture, professionalità ed esperienze diverse», ha affermato l’ad, «è la principale leva di valore del nuovo assetto. Maggiore sinergia tra competenze di ingegneria e costruzione, maggiore rapidità nella gestione delle decisioni e snellimento dei processi, soprattutto nella fase tra progettazione e realizzazione, sono presupposti fondamentali per l’avanzamento del grande piano di rigenerazione della rete autostradale. Un’operazione volta a valorizzare le nostre persone e il know-how di una grande azienda come Autostrade per l’Italia».

Da Intesa Sanpaolo e Bei 300 milioni per sostenere housing sociale e residenze universitarie

La Bei (Banca europea per gli investimenti) e Intesa Sanpaolo, attraverso la divisione IMI Corporate & Investment banking, hanno sottoscritto un accordo da 300 milioni di euro finalizzato a sostenere la realizzazione di nuovi studentati e alloggi a prezzo calmierato in Italia. L’iniziativa consentirà di finanziare programmi di investimento promossi da operatori pubblici e privati per la realizzazione di alloggi a canoni sostenibili e di strutture dedicate agli studenti, contribuendo a rispondere a una crescente domanda abitativa in particolare nelle aree caratterizzate da una maggiore pressione demografica e universitaria.

L’impegno per soluzioni abitative sostenibili e di qualità

L’operazione si inserisce nella strategia del Gruppo Bei volta a sostenere investimenti con un elevato impatto sociale e a favorire l’accesso a soluzioni abitative sostenibili e di qualità. Negli ultimi cinque anni, ha destinato oltre 18 miliardi di euro al social e affordable housing in Europa, contribuendo alla costruzione di oltre 84 mila nuove abitazioni e alla riqualificazione di 580 mila alloggi. Per Intesa Sanpaolo l’accordo testimonia l’impegno del Gruppo nel supportare iniziative capaci di generare valore economico e sociale per il Paese. Il Piano d’Impresa 2026-2029 conferma questo impegno, con l’obiettivo di rafforzare l’inclusività finanziaria tramite il social lending, attraverso il credito al terzo settore, il finanziamento di affordable housing e infrastrutture essenziali e il credito alle persone vulnerabili.

I dettagli dell’accordo

Il finanziamento della Bei potrà coprire fino al 50 per cento del costo complessivo dei singoli progetti eleggibili, mentre la restante quota sarà assicurata attraverso ulteriori fonti di finanziamento e mezzi propri dei soggetti promotori. Grazie all’accordo potranno essere attivati investimenti complessivi per circa 600 milioni di euro. Intesa Sanpaolo agirà come intermediario finanziario, mettendo a disposizione le risorse della Bei attraverso specifiche operazioni di finanziamento rivolte a progetti che rispettino i criteri previsti dalla normativa europea e dalla stessa Banca europea per gli investimenti.

Acea Perù si aggiudica la gara per il trattamento delle acque reflue a Lima

Acea Perù, società controllata da Acea International (100 per cento Acea Acqua), si è aggiudicata la gara per la gestione e la manutenzione di otto impianti di trattamento delle acque reflue a Lima per un valore complessivo di 4,5 milioni di dollari. Questo contratto con la società idrica di Lima Sedapal è il quarto assegnato all’azienda negli ultimi due anni per un valore complessivo di 145 milioni di euro. Acea rafforza così la sua presenza nel Sud della Capitale sudamericana, gettando le basi per un’ulteriore crescita nel Paese.

Gli impianti svolgono una funzione essenziale nel sistema di depurazione della zona Sud di Lima

Nel dettaglio, le attività previste comprendono la manutenzione e la conservazione degli impianti di San Bartolo, San Juan, Huáscar, José Gálvez, Julio C. Tello, San Pedro de Lurín, Pucusana e Santa María. Il perimetro del servizio include inoltre il sistema di pretrattamento e la stazione di pompaggio Nuevo Lurín. Queste infrastrutture svolgono una funzione essenziale nel sistema di depurazione della zona Sud di Lima. La loro corretta conservazione contribuisce a garantire la continuità e l’efficienza del trattamento delle acque reflue, a ridurre l’inquinamento e gli impatti sulle comunità circostanti oltre a favorire il riutilizzo delle acque trattate.

La presenza di Acea in America Latina

Oggi Acea serve circa 10 milioni di abitanti in America Latina nel settore idrico, con un impegno di oltre 1.400 dipendenti concentrato prevalentemente in Perù, Honduras e Repubblica Dominicana. In particolare, in Perù Acea gestisce già i servizi idrici e di fognatura nell’area Nord di Lima attraverso i contratti promossi da Sedapal per le zone di Comas (primo lotto) e Callao (secondo lotto) a beneficio di circa 4 milioni di persone, oltre che di Lima Centro. Acea è inoltre azionista di maggioranza del consorzio Agua Azul, responsabile delle attività di captazione e potabilizzazione dell’acqua nella capitale peruviana.

Gruppo Fs, al via dal 2027 i Frecciarossa per Monaco di Baviera

I nuovi collegamenti del Frecciarossa con la Germania e l’Austria saranno attivi dall’estate 2027. In occasione di InnoTrans, la principale fiera internazionale del settore ferroviario, Trenitalia (Gruppo Fs) ha presentato il progetto delle nuove tratte ad alta velocità che realizzerà insieme alle tedesche Deutsche Bahn e austriache Öbb per collegare Milano e Roma con Monaco di Baviera.
Le prime corse commerciali inizieranno al termine dell’iter di omologazione internazionale dei nuovi treni. L’offerta partirà sulle direttrici Milano–Monaco di Baviera e Roma–Monaco di Baviera, aprendo una nuova fase della crescita del Frecciarossa oltre i confini nazionali. L’annuncio è arrivato a Berlino alcuni giorni dopo l’avvio delle corse prova in Germania e Austria.

Si inizierà con quattro collegamenti da Milano e Roma

I test si stanno svolgendo sulla rete ferroviaria tedesca, lungo la linea Berlino-Monaco di Baviera-Kufstein. In Austria, invece, il Frecciarossa sta circolando tra Kufstein e il Brennero e sulla tratta Salisburgo–Vienna. L’offerta commerciale iniziale prevederà quattro collegamenti sulle rotte Milano-Monaco di Baviera e Roma-Monaco di Baviera. Il viaggio da Milano durerà circa sei ore e mezza, con fermate a Brescia, Verona, Rovereto, Trento, Bolzano e Innsbruck. Da Roma il tempo previsto sarà di circa otto ore e mezza, con fermate a Firenze, Bologna, Verona, Rovereto, Trento, Bolzano e Innsbruck. L’apertura del tunnel di base del Brennero consentirà di ridurre i tempi di viaggio di circa un’ora. Da dicembre 2028 l’offerta completa salirà a 10 collegamenti tra Italia e Germania, sulle direttrici che uniranno Milano, Roma e Monaco di Baviera, con estensioni verso Napoli e Berlino.

Verranno operati con il Frecciarossa 1000

Il servizio sarà operato con il Frecciarossa 1000, il treno ad alta velocità di Trenitalia conforme alle specifiche tecniche europee di interoperabilità e progettato per circolare sulle reti ferroviarie di Italia, Francia, Germania, Spagna, Austria, Svizzera, Paesi Bassi e Belgio, superando le differenze nei sistemi di alimentazione elettrica e segnalamento. Dopo Francia e Spagna, il Frecciarossa si prepara così ad arrivare anche in Germania, proseguendo verso l’obiettivo di una metropolitana d’Europa ad alta velocità capace di collegare alcune delle principali città del continente. Il nuovo collegamento potrà inoltre intercettare la domanda di trasporto verso altre destinazioni europee, tra cui Francoforte e Cracovia, rafforzando l’integrazione ferroviaria tra Italia, Germania e Austria.

Sace lancia Export in rete, roadshow per la crescita delle imprese italiane all’estero

Sace, l’export credit agency partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, lancia Export in rete, un nuovo roadshow territoriale per portare alle imprese italiane una lettura concreta degli scenari internazionali, individuare nuove opportunità di crescita e offrire strumenti per affrontare con maggiore consapevolezza sfide e opportunità sui mercati esteri. Il percorso coinvolgerà le principali filiere e distretti, grazie alla collaborazione delle associazioni di categoria di riferimento, partner istituzionali e champion territoriali, rafforzando il dialogo con i territori, il tessuto produttivo e l’intero ecosistema dell’export.

Export italiano in crescita nei primi sei mesi del 2026

L’iniziativa vuole sostenere ulteriormente la fase positiva dell’export italiano. Nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni italiane di beni hanno raggiunto 337,2 miliardi di euro, registrando una crescita del 4,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, con un aumento sia verso i mercati dell’Unione europea (+4,6 per cento) sia verso quelli extra-Ue (+4,4 per cento). Una dinamica che conferma la capacità di tenuta del sistema produttivo italiano e il ruolo dell’export come motore di crescita, in uno scenario internazionale caratterizzato da incertezza, conflitti, barriere commerciali e vulnerabilità delle catene di approvvigionamento.

Sace conferma la propria presenza sul territorio

Il roadshow si inserisce nel percorso di accompagnamento delineato dal rapporto Export Sace 2026, che invita le imprese a reagire in un contesto globale in trasformazione combinando capacità di lettura degli scenari, diversificazione geografica, presidio delle filiere e gestione strutturata dei rischi. Il percorso sarà dedicato in particolare alle pmi e mid-cap esportatrici, alle imprese con potenziale di internazionalizzazione e alle filiere strategiche del Paese. Ogni tappa sarà progettata in collaborazione con il partner territoriale ospitante e sarà costruita sulle caratteristiche del tessuto produttivo locale, con un focus su settori, filiere e mercati di maggiore interesse per le imprese partecipanti. Con questa iniziativa, Sace conferma la propria presenza sul territorio e il dialogo con il sistema produttivo italiano, contribuendo ad accompagnare le imprese verso nuove rotte di crescita, sostenendone la competitività e favorendone l’ingresso e il consolidamento sui mercati internazionali.

L’ad Pignotti: «Vogliamo accompagnare la crescita del Made in Italy nel mondo»

«L’export italiano continua a dimostrare capacità di tenuta, nonostante lo scenario internazionale volatile e incerto», ha dichiarato Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace. «Oggi reagire ed esportare significa molto più che raggiungere nuovi mercati. Significa individuare nuove rotte, nuovi partner e opportunità di espansione. Diversificare le destinazioni, rafforzare le filiere e presidiare i rischi sono leve fondamentali per sostenere la competitività delle nostre imprese. Con il roadshow Export in rete vogliamo essere sempre più vicini alle associazioni di categoria e a tutto l’ecosistema dell’export, per accompagnare la crescita del Made in Italy nel mondo».

Sky lancia il nuovo Sky Mobile

Sky lancia il nuovo Sky Mobile e rafforza la sua offerta per migliorare l’esperienza dei clienti. Come operatore mobile virtuale, Sky gestirà direttamente la propria offerta mobile consolidando la propria strategia di crescita e il suo ruolo come partner delle famiglie, grazie al suo ecosistema unico di contenuti tv esclusivi e connettività. Il nuovo Sky Mobile dà ai nuovi clienti un’opportunità in più per scegliere Sky e offre ulteriore valore a chi ha scelto Sky negli anni, grazie a condizioni particolarmente vantaggiose. L’offerta mobile si potrà combinare sia con l’ultrabroadband di Sky Wifi sia con la ricchissima offerta di contenuti di sport, cinema e intrattenimento. Tutto con la qualità che da sempre contraddistingue Sky e un ottimo rapporto qualità-prezzo. La combinazione che prevede tv, mobile e Wifi partirà infatti da 35,90 euro al mese per 18 mesi.

Le offerte Sky Mobile

Dal 23 settembre, per chi non ha ancora scelto Sky, saranno disponibili due diversi piani, entrambi in 5G, con minuti illimitati, 200 SMS e un prezzo particolarmente competitivo:

  • Sky Mobile Maxi con 150 GB a 7,90 euro al mese
  • Sky Mobile Ultra con 250 GB a 9,90 euro al mese

Per i già clienti Sky, le offerte sono ancora più vantaggiose. Sky Mobile Maxi passerà infatti a 250 GB, mentre Sky Mobile Ultra avrà giga illimitati e fino a sei mesi in regalo, a seconda degli anni trascorsi con Sky. Anche gli attuali clienti Sky Mobile powered by Fastweb avranno la possibilità di scegliere il nuovo Sky Mobile. Sky Mobile si baserà sulla qualità e la capillarità dell’infrastruttura di rete Fastweb + Vodafone, grazie al rafforzamento della partnership tra le due aziende. Sono inoltre previste offerte combinate – tutte con giga e minuti illimitati – anche per chi non è ancora cliente Sky:

  • Sky Mobile + Sky Wifi + Sky Tv a 35,90 euro al mese per 18 mesi
  • Sky Tv + Sky Mobile a 25,99 euro al mese per 18 mesi
  • Sky Mobile + Sky Wifi a 29,90 euro al mese per 12 mesi

Acea partecipa alla European water academy

Acea partecipa alla European water academy in qualità di primo champion. Il Gruppo ha accolto con favore questa importante iniziativa della Commissione europea, sviluppata nell’ambito della European water resilience strategy, ed è onorata di contribuire all’academy fin dalla sua primissima fase. Crede fermamente che il rafforzamento delle conoscenze, delle competenze e delle capacità professionali sia essenziale per affrontare le sfide del settore idrico europeo e per sostenere la transizione verso servizi idrici più resilienti, sostenibili e innovativi. In qualità di principale operatore di infrastrutture idriche in Italia, Acea investe da tempo nell’istruzione, nella formazione professionale e nel trasferimento di competenze. Attraverso i propri programmi di formazione aziendale e le collaborazioni con università, business school ed enti di ricerca, l’azienda promuove lo sviluppo continuo di competenze tecniche, gestionali e di leadership lungo l’intera catena del valore dell’acqua.

Acea partecipa alla European water academy
Enrico Pezzoli (Acea).

I percorsi offerti da Acea

Nell’ambito della European water academy, Acea è lieta di contribuire con le seguenti attività di sviluppo delle competenze:

  • Executive master in Water management (italiano e Inglese): un programma executive sviluppato con 24Ore Business school, pensato per professionisti del settore idrico, manager e specialisti tecnici, focalizzato su servizi idrici integrati, sostenibilità, trasformazione digitale, innovazione, gestione degli asset ed evoluzioni normative. A partire da gennaio 2027.
  • Learning path: water treatment, water quality and environmental sustainability (italiano): un programma di formazione tecnica per formatori interni ed esperti di materia sui temi del trattamento delle acque, della qualità dell’acqua, della sostenibilità ambientale, dell’economia circolare e dei contaminanti emergenti. A partire da gennaio 2027.
  • Learning path: water networks, infrastructure and operational excellence (italiano): un programma dedicato alla gestione delle infrastrutture idriche, all’asset management, all’eccellenza operativa e alla qualità del servizio, rivolto a istruttori interni ed esperti tecnici. A partire da gennaio 2027.
  • Le forme dell’acqua (italiano): una serie di cicli formativi multidisciplinari che riunisce esperti internazionali e professionisti Acea per esplorare gli aspetti strategici, ambientali, tecnologici e normativi del settore idrico. Il programma si svolgerà da settembre 2026 a luglio 2027.
  • Water education (italiano): un’iniziativa educativa volta a promuovere la consapevolezza e la sostenibilità idrica tra gli studenti delle scuole superiori attraverso contenuti di e-learning e il coinvolgimento degli esperti Acea. Il programma prenderà il via a gennaio 2027.
  • Post-graduate Water education (Italiano) :attività a supporto di studenti post-laurea e dottorandi attraverso progetti di tesi, tirocini di ricerca e collaborazioni con università e programmi di ricerca. L’iniziativa è attualmente in corso.

Intesa Sanpaolo porta a New York le eccellenze italiane quotate

Le eccellenze quotate del mercato italiano tornano protagoniste negli Stati Uniti grazie alla nuova edizione della conferenza Italian equity champions, l’iniziativa promossa dalla divisione IMI Corporate & Investment banking di Intesa Sanpaolo, guidata da Mauro Micillo, per favorire il dialogo tra investitori internazionali e società italiane ad alto potenziale di crescita. Ospitato a New York, uno dei principali hub finanziari mondiali, l’evento ha riunito 15 aziende italiane quotate che hanno incontrato oltre 50 tra i maggiori investitori istituzionali statunitensi rappresentanti di 39 case d’investimento, per un totale di circa 150 meeting. L’iniziativa ha visto la partecipazione di Acea, Ariston, Azimut Holding, Banca Ifis, Brembo, Cnh, De Longhi, Eni, Maire, Officina stellare, Ovs, Piaggio, Reply, Sanlorenzo e Technogym, offrendo un’importante occasione di confronto diretto sulle prospettive di crescita di Gruppi italiani con vocazione internazionale e sulle opportunità offerte dal mercato italiano per gli investitori americani.

Intesa conferma l’impegno a favorire il dialogo tra capitale internazionale ed eccellenze italiane

La conferenza conferma il ruolo della divisione IMI CIB come piattaforma di connessione tra il sistema imprenditoriale italiano e i mercati finanziari internazionali, mettendo a disposizione delle aziende competenze specialistiche, relazioni consolidate con la comunità finanziaria globale e una presenza diretta nei principali centri economici mondiali. L’iniziativa rappresenta l’evoluzione naturale del percorso avviato dalla divisione attraverso le conferenze Italian stock market opportunities, che negli ultimi anni hanno coinvolto numerose società quotate nelle principali piazze finanziarie europee, confermando l’impegno del Gruppo nel favorire il dialogo tra capitale internazionale ed eccellenze imprenditoriali italiane.

Consolidata la presenza negli Stati Uniti

Italian equity champions si inserisce nella più ampia strategia della divisione IMI CIB volta a sostenere la crescita dimensionale e l’apertura internazionale delle imprese italiane, grazie a una rete estera articolata e a una presenza consolidata nei principali mercati globali. Il Gruppo Intesa Sanpaolo vanta una presenza storica negli Stati Uniti e la filiale di New York rappresenta uno degli hub strategici del network internazionale della divisione IMI CIB a supporto dei clienti corporate e istituzionali nelle Americhe. Negli ultimi anni la divisione ha inoltre avuto un ruolo di primo piano in alcune delle più rilevanti operazioni infrastrutturali ed energetiche del mercato statunitense, tra cui il progetto solare Cider nello Stato di New York, il finanziamento del sistema di accumulo energetico a batteria Roccasecca in Nevada, e l’impianto solare Big Muddy in Illinois.

Mobilità elettrica, Enel si conferma protagonista della transizione energetica

La mobilità elettrica si sta facendo strada nella quotidianità degli italiani e rappresenta uno dei tasselli della transizione energetica. È in questo contesto che si inserisce la European mobility week, la principale campagna di sensibilizzazione della Commissione europea sulla mobilità urbana, in programma dal 16 al 22 settembre 2026 e dedicata quest’anno al tema Mobility for everyone. Un appuntamento che richiama l’obiettivo di costruire sistemi di trasporto più sostenibili, accessibili e inclusivi.

La situazione in Italia tra punti di ricarica e mercato delle auto elettriche

In Italia la rete di ricarica continua ad ampliarsi. Secondo i dati di Motus-E, al 30 giugno 2026 i punti di ricarica pubblici erano 84.564, con 6.311 nuove installazioni nel solo secondo trimestre e oltre 17 mila nell’arco degli ultimi 12 mesi. La crescita riguarda anche le autostrade, dove le infrastrutture sono salite a 1.516, rispetto alle 1.159 di giugno 2025. Il 59 per cento offre potenze superiori a 150 kW e più della metà delle aree di servizio autostradali dispone ormai di sistemi di ricarica. Parallelamente cresce il mercato delle auto elettriche. A fine agosto il parco circolante italiano di vetture completamente elettriche ha raggiunto 444.863 unità. Nei primi otto mesi dell’anno sono state immatricolate 90.381 Bev, il 68,2 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con una quota di mercato salita a circa l’8 per cento.

Enel protagonista della transizione

In questo scenario, Enel è tra i principali protagonisti. Il Gruppo guidato da Flavio Cattaneo gestisce una rete di circa 28 mila punti di ricarica pubblici distribuiti sul territorio nazionale, dai centri urbani alle principali direttrici extraurbane. Di questi, 5 mila sono stati installati nell’ambito dei bandi Pnrr. Oltre 1.200 nuovi punti veloci ultimati lo scorso giugno si sono aggiunti ai 3.730 completati entro la fine del 2025, rafforzando la presenza in nove regioni, dalla Lombardia alla Sicilia, con particolare attenzione al Mezzogiorno e alle principali aree metropolitane. A questa infrastruttura si affianca la rete ad alta potenza, con oltre 1.800 punti HPC da 100 a 400 kW in più di 500 stazioni. L’impegno comprende anche la mobilità pesante, con due siti dedicati anche agli e-truck a Piacenza e Noceto. Ewiva, controllata del Gruppo Enel, si è inoltre aggiudicata tre lotti del bando Autostrade per l’Italia per nuove stazioni di ricarica da realizzare entro il 2027 lungo alcune delle principali direttrici autostradali. I nuovi siti prevedono anche sistemi di accumulo, pensiline fotovoltaiche, illuminazione intelligente e soluzioni progettate per facilitare l’accesso alle persone con mobilità ridotta.

Mobilità elettrica, Enel si conferma protagonista della transizione energetica
Flavio Cattaneo (Enel).

Le soluzioni per una ricarica semplice e integrata

La strategia di Enel, però, non riguarda soltanto il numero delle colonnine. L’obiettivo è costruire un ecosistema che renda l’esperienza di ricarica semplice e integrata. Con Enel on your way, l’app del Gruppo dedicata alla mobilità elettrica, è possibile localizzare i punti disponibili, verificarne in tempo reale lo stato, avviare e interrompere la ricarica, effettuare il pagamento e pianificare gli itinerari. Grazie al roaming interoperabile, l’app consente di accedere a oltre 55 mila punti in Italia e a più di 60 mila complessivamente. La tecnologia Plug&Charge permette invece di iniziare la ricarica collegando direttamente il veicolo alla colonnina abilitata, senza autenticazione manuale, mentre i POS integrati consentono di pagare direttamente con carta. Per la casa, Waybox permette di programmare le ricariche e gestire in maniera intelligente i consumi. A questa si aggiunge Enel Drive, la soluzione che integra veicolo elettrico, tariffa luce dedicata e Waybox con installazione inclusa.

Verso un nuovo modo di muoversi più semplice e accessibile

La prossima sfida sarà accompagnare l’espansione della rete con procedure autorizzative e connessioni alla rete elettrica sempre più rapide, soprattutto nelle aree ancora meno servite. Perché alla crescita del numero di infrastrutture dovrà corrispondere anche una maggiore facilità di utilizzo. Una rete capillare, interoperabile e veloce può contribuire a ridurre le barriere percepite dagli automobilisti e rendere l’auto elettrica una soluzione sempre più concreta per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. È anche questo il senso della European mobility week: fare dell’elettrificazione non soltanto una questione tecnologica, ma un nuovo modo di muoversi, più semplice e accessibile nella vita di tutti i giorni. Un percorso nel quale Enel punta a rafforzare il proprio ruolo attraverso l’espansione della rete, le soluzioni digitali e i servizi dedicati alla ricarica, contribuendo alla trasformazione della mobilità nel quadro della transizione energetica italiana.

Acea, Aquanexa acquisisce Danphix ed Ecoris e lancia la business unit Trenchless technologies

Aquanexa, piattaforma integrata di servizi per l’industria idrica acquisita da Acea, ha annunciato il perfezionamento delle acquisizioni di Danphix ed Ecoris, due realtà italiane d’eccellenza specializzate nelle tecnologie trenchless per la riabilitazione delle condotte. Le due società entrano a far parte del Gruppo confluendo nella nuova business unit Trenchless Technologies, che concentra sotto un’unica regia industriale — insieme a Dinamica Project — tutte le competenze di Aquanexa dedicate al rinnovo infrastrutturale senza scavo, dando vita a uno dei poli più solidi del panorama nazionale nelle tecnologie di relining con un fatturato aggregato 2025 che supera i 20 milioni di euro. Il Gruppo Aquanexa conta 14 aziende e un ecosistema di collaborazioni strategiche che copre l’intero ciclo dell’acqua, con circa 350 professionisti e oltre 140 milioni di euro di fatturato, unendo infrastruttura, IoT, ingegneria di rete e piattaforme digitali al servizio dei gestori idrici.

Gli ambiti di azione delle due società

Danphix, fondata nel 2016 e con sede a Reggio Emilia, opera nell’ingegneria civile con specializzazione nella riabilitazione trenchless di condotte idriche, fognarie e in pressione, utilizzando tecnologie avanzate come il Cipp (Cured in place pipe) e il sistema Primus line, e offrendo servizi di videoispezione e prove di tenuta in pressione a clienti pubblici e privati in Italia e all’estero con specifico riferimento anche al settore Oil & Gas. La società può contare su un team di circa 14 professionisti e nel 2025 ha realizzato ricavi per circa 13 milioni di euro, con un Ebitda reported di circa 4,8 milioni di euro. Ecoris, fondata nel 1992 a Viareggio, opera nel relining e nella manutenzione di reti idriche e fognarie, con attività di videoispezione, mappatura delle condotte e risanamento non distruttivo. La società può contare su un team di circa 15 professionisti e nel 2025 ha realizzato ricavi per circa 4,8 milioni di euro, in crescita del 49 per cento rispetto all’anno precedente, con un Ebitda reported di circa 2,0 milioni di euro. Le due aziende si affiancano a Dinamica Project, che entra nella nuova business unit portando 40 anni di esperienza, 16 mezzi allestiti con sistemi di relining, videoispezione e robot, e la divisione North sea project dedicata alle tecnologie no-dig per il risanamento e la ricostruzione non distruttiva di condotte fognarie e idriche.

Il ruolo strategico delle tecnologie no-dig

La nuova business unit nasce per rispondere a una domanda che, in un Paese con reti tra le più vecchie d’Europa, non è più se rinnovare le infrastrutture, ma come farlo con la minore invasività possibile. Dopo la stagione straordinaria del Pnrr, il settore è chiamato a garantire continuità agli investimenti programmati — oltre 21,2 miliardi di euro per il sessennio 2024-2029 secondo i programmi degli interventi approvati dagli enti di governo d’ambito — senza gravare eccessivamente sulle tariffe e senza immobilizzare le città in cantieri aperti per mesi. In questo contesto le tecnologie no-dig assumono un ruolo strategico poiché consentono il recupero funzionale delle condotte interrate esistenti senza scavi a cielo aperto, eliminando demolizioni, ripristini stradali e disagi per cittadini e attività commerciali, con una riduzione significativa di emissioni di CO₂, consumi di carburante, materiali di scarto e rumore rispetto allo scavo convenzionale, come dimostrato dalle analisi del ciclo di vita condotte con le principali utility italiane.

La tecnica del relining

La tecnica principale è il relining. All’interno del “tubo ospite” viene inserito un liner in materiale composito a base di resine termoindurenti che, attraverso processi come il Cipp nelle varianti termica, Uv e Uv-Led, si polimerizza aderendo alle pareti interne e creando un nuovo tubo strutturalmente autonomo, per diametri da DN80 a DN1500, anche in presenza di curve accentuate e accessi difficoltosi. A queste competenze Aquanexa affianca la tecnologia brevettata Talr (Trenchless automated leakage repair) di una società del Gruppo, Pipecare, per la riparazione massiva delle perdite, offrendo ai gestori una copertura completa — oltre 100 mezzi sul territorio e l’intera gamma delle tecnologie di relining — che nessun altro operatore garantisce oggi con la stessa profondità.

A2A presenta Teti, il progetto per la gestione dei sedimenti negli invasi idroelettrici

A2A presenta il Progetto Teti, una tecnologia che, per la prima volta in Italia, ridefinisce la manutenzione degli invasi idroelettrici. Presso la diga di Cancano, in Valtellina, è in corso la sperimentazione pilota di un robot subacqueo in grado di rimuovere i sedimenti dal fondale del bacino senza necessità di svuotarlo, sviluppato in collaborazione con Watertracks, società francese specializzata in soluzioni robotiche avanzate. Una iniziativa che conferma il ruolo di A2A tra le aziende più innovative nella gestione sostenibile delle infrastrutture idroelettriche, in un momento in cui il cambiamento climatico rende sempre più urgente riconsiderare come tutelare l’acqua, risorsa strategica per l’energia, per l’agricoltura e per gli usi potabili.

Una risposta concreta alla doppia sfida del clima

Il cambiamento climatico mette sotto pressione la gestione degli impianti idroelettrici da due direzioni opposte. Da un lato, periodi di siccità sempre più frequenti e prolungati rendono ogni metro cubo d’acqua più prezioso. Dall’altro, gli eventi meteorologici estremi intensificano l’erosione dei versanti montuosi e il conseguente accumulo di sedimenti negli invasi. È da questa duplice sfida – e da un percorso di design thinking sviluppato internamente ad A2A – che nasce il Progetto Teti, una soluzione pensata per tutelare l’acqua e, allo stesso tempo, rendere più efficiente la produzione di energia green.

Come funziona la tecnologia

Il cuore dell’innovazione è un robot cingolato che opera direttamente sul fondale dell’invaso – nel caso di Cancano, a circa 80 metri di profondità – mantenendo l’impianto sempre operativo, senza fermi produttivi legati allo svuotamento del bacino. Due frese rotanti laterali smuovono il sedimento, che viene poi aspirato da una pompa e trasferito in un’area dedicata dell’invaso, lontano dalle prese d’acqua, evitandone l’ostruzione. Il sistema è inoltre dotato di sensori avanzati che permettono, tramite una control room, il monitoraggio da remoto e in tempo reale dei parametri operativi, come portata e concentrazione dei detriti aspirati. Un’innovazione a basso impatto sia sotto il profilo paesaggistico – poiché l’attività si svolge in modo sommerso e con un cantiere dagli spazi contenuti -, sia ambientale – perché evita l’intorbidimento dell’acqua salvaguardando la fauna lacustre – oltre ad essere alimentata interamente a energia elettrica. La sperimentazione ha già portato alla rimozione di oltre 10 mila metri cubi di sedimenti dal bacino di Cancano, un dato che conferma l’efficacia della tecnologia fin dalle prime fasi di test e apre la strada a una sua applicazione su scala più ampia.

Un cambio di paradigma rispetto al passato

Fino ad oggi, la rimozione dei sedimenti è stata affidata prevalentemente alla fluitazione, un’operazione che richiede lo svuotamento dell’invaso e l’utilizzo dell’acqua stessa per trasportare a valle il materiale, con tempistiche spesso lunghe. Un intervento necessario per garantire la funzionalità delle infrastrutture, ma che riduce temporaneamente la disponibilità della risorsa idrica per la produzione di energia e per altri usi fondamentali, come quello idropotabile e agricolo, con ricadute anche sul paesaggio. Il Progetto Teti supera questi limiti, offrendo una gestione degli invasi più efficiente, continua e sostenibile.

Intesa Sanpaolo società leader in Italia per gli aspetti Esg secondo Extel

Intesa Sanpaolo è stata riconosciuta come la società leader in Italia per gli aspetti Esg tra le società italiane a grande capitalizzazione di tutti i settori merceologici. Il riconoscimento si basa sui risultati dell’Extel Survey 2026, che ha coinvolto oltre 1.500 investitori istituzionali e analisti finanziari. Marco Delfrate è risultato il miglior Investor relations professional in Italia nella categoria Large cap, classificandosi al primo posto per il nono anno consecutivo e per la decima volta negli ultimi 11 anni. Sara Pellicanó è stata premiata come IR Rising star nella stessa categoria. Extel è un fornitore di ricerca indipendente con una solida reputazione presso analisti finanziari e investitori istituzionali e una metodologia accurata e trasparente, che opera sul mercato da oltre 50 anni. I premi sono stati consegnati nel corso degli Italian investor relations awards 2026, evento organizzato da Air (Associazione italiana investor relations).

Con l’ok della Consob Webuild accelera la partita per il controllo di Trevi

La Consob ha dato il via libera definitivo al prospetto informativo dell’offerta pubblica di acquisto (opa) volontaria e totalitaria promossa da Webuild su Trevi. La proposta del big delle grandi opere guidato da Pietro Salini mette sul piatto un corrispettivo interamente in cash di 4,50 euro per azione, per un valore complessivo di circa 295 milioni di euro. La pubblicazione del documento d’offerta è attesa nei prossimi giorni.

L’ops di Icop giudicata non conveniente da Trevi

Il via libera della Consob arriva a due giorni dall’apertura ufficiale dell’offerta pubblica di scambio (ops) concorrente lanciata da Icop, azienda friulana di ingegneria civile e costruzioni specialistiche. L’operazione si inserisce nel confronto sulla governance di Trevi emerso nei giorni scorsi, quando il cda del gruppo di Cesena ha giudicato l’offerta di Icop non conveniente e non congrua dal punto di vista finanziario. Nel proprio parere, il board di Trevi smonta l’impianto industriale dell’ops di Icop sollevando forti dubbi sulla consistenza economica e sulla reale fattibilità delle sinergie operative, commerciali e finanziarie annunciate dall’offerente. Secondo i vertici di Trevi, i benefici indicati da Icop non deriverebbero da un reale valore incrementale portato dalla società friulana, bensì dallo sfruttamento della piattaforma internazionale, della rete clienti e del know-how tecnico già consolidati da Trevi.

I dubbi del cda

Ma è sul fronte finanziario che si concentra la critica più severa del cda. La struttura dell’ops prevede esclusivamente uno scambio azionario (0,133 azioni Icop per ogni titolo Trevi) senza alcuna componente in contante — un’assenza che espone gli azionisti Trevi ai rischi legati all’andamento del titolo Icop e all’esecuzione del piano industriale. Questi ultimi si troverebbero in portafoglio titoli con, storicamente, un flottante ridotto e poca liquidità sul mercato,restando esposti alle incertezze del piano industriale di Icop e al profilo di indebitamento del nuovo aggregato. A questa criticità si aggiunge un ulteriore elemento legato alla disponibilità delle informazioni finanziarie sull’offerente. La decisione degli azionisti deve infatti essere presa sulla base di dati preliminari relativi al primo semestre 2026, non sottoposti a revisione. Le informazioni disponibili su Icop per i primi sei mesi dell’anno si limitano a tre grandezze, dichiarate nella documentazione come “espresse in valori approssimati” e “non comparabili” con il periodo precedente — un aspetto rilevante, perché la relazione semestrale definitiva sarà approvata il 21 settembre 2026, una settimana dopo l’apertura del periodo di adesione all’ops. In altre parole, al momento dell’avvio dell’offerta gli azionisti di Trevi sono chiamati a valutare lo scambio sulla base di una fotografia finanziaria di Icop ancora provvisoria e non revisionata, mentre i dati semestrali definitivi arriveranno solo in seguito. Un disallineamento temporale che pesa proprio nella finestra in cui gli azionisti devono decidere se aderire.

L’ops sarebbe penalizzante anche sul piano dell’assetto proprietario e della governance

Pesano anche le condizioni di efficacia poste da Icop, formulate — secondo gli amministratori di Trevi — nell’interesse esclusivo del compratore e liberamente rinunciabili – un elemento di forte incertezza sul perimetro finale della transazione. A questo si aggiunge lo spettro delle clausole di change of control. Il cambio di controllo potrebbe far scattare l’obbligo di rimborso anticipato di un pacchetto di finanziamenti bancari da 180 milioni di euro in capo a Trevi, un onere che finirebbe per gravare sulla società e, pro quota, sugli stessi azionisti che hanno aderito allo scambio. Anche sul piano dell’assetto proprietario e della governance, lo scenario prospettato da Icop viene giudicato penalizzante. Gli azionisti di Trevi vedrebbero svanire lo status di società a capitale diffuso, scivolando in una posizione di minoranza dentro una galassia controllata di diritto dalla famiglia Petrucco tramite la holding Cifre — il tutto regolato da uno statuto blindato da deroghe sull’opa da consolidamento e dal meccanismo del voto maggiorato. Infine, l’allarme industriale e fiscale: i vertici di Trevi hanno segnalato la totale mancanza di impegni vincolanti da parte di Icop sui livelli occupazionali e sulla tutela delle sedi estere — mercato che genera l’80 per cento dei ricavi del gruppo — oltre all’intenzione di Icop di valutare opzioni strategiche sulla divisione Soilmec. Una separazione di quest’ultima rischierebbe di spezzare la storica integrazione tecnologica di Trevi.

Università e campagna elettorale, la sfida del gap formativo nell’era dell’IA

La prossima campagna elettorale riaccenderà inevitabilmente i riflettori sul futuro dell’università e dell’istruzione superiore. Un dibattito che per anni si è trascinato tra promesse di maggiori finanziamenti, contrapposizioni ideologiche e discussioni sulla governance degli atenei, ma che ora urge affrontare in maniera profonda. Il contesto, tra transizione digitale e intelligenza artificiale che permea sempre più settori, impone infatti al sistema universitario una revisione sostanziale, perché i ritardi nella formazione rischiano di trasformarsi in un problema di competitività per l’intero Paese.

Italia in ritardo rispetto all’Europa

In Italia, infatti, secondo i dati del report Percorsi digitali della popolazione italiana: evoluzione, sfide e obiettivi europei dell’Istat, solo il 45,9 per cento della popolazione possiede competenze digitali di base – percentuale che scende a 36,1 nel Mezzogiorno a fronte del 51,3% del Nord. Numeri che collocano il nostro Paese al 22° posto in Europa (dove la media è di 55,5 per cento), con una distanza di oltre sei punti percentuali dalla Germania, 14 punti dalla Francia e ben 20 punti dalla Spagna. Sul fronte delle risorse, secondo l’ultimo Education at a Glance dell’Ocse, l’Italia destina all’istruzione, dalla primaria all’università, il 3,9 per cento del Pil, contro il 4,7 della media dei Paesi Ocse. Sul fronte del lavoro, il divario si traduce già in una carenza di competenze che rischia di frenare la capacità delle imprese di affrontare la trasformazione tecnologica. Una quota significativa di aziende italiane fatica infatti a trovare personale con la preparazione necessaria, e la carenza di figure preparate rappresenta uno degli ostacoli principali all’adozione, per esempio, dell’intelligenza artificiale. Il problema è quindi anche quello di un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro che, secondo le stime di Unioncamere e Anpal, arriva a costare all’economia italiana circa il 2,5 per cento del Pil ogni anno. Un quadro che rende non più rinviabile un intervento sul sistema universitario, chiamato a rispondere a trasformazioni ormai strutturali. Tre, in particolare, le questioni da affrontare.

La sfida per un’università più accessibile…

Il primo nodo riguarda l’accesso all’istruzione superiore. L’università continua a essere costruita soprattutto intorno al modello dello studente che, terminata la scuola secondaria di secondo grado, si dedica agli studi e segue un percorso lineare fino alla laurea. Ma la platea reale è molto più ampia: studenti lavoratori, adulti che devono aggiornare le proprie competenze, persone che vivono nelle aree interne e non possono permettersi i costi ormai proibitivi degli alloggi nelle città. In questo scenario, la formazione digitale può diventare uno strumento di accesso agli studi anche per quella fascia di popolazione che altrimenti non avrebbe possibilità di frequentare l’università. Un percorso complementare a quello degli atenei tradizionali, non soltanto per superare le distanze territoriali, ma anche perché offre una risposta concreta alle esigenze ormai cambiate di chi desidera proseguire il proprio percorso di studi.

…che vada oltre la platea dei giovani usciti dalle scuole

Il secondo fronte è quello della formazione permanente. L’inverno demografico ridurrà progressivamente il numero di giovani in ingresso all’università, mentre una quota crescente della popolazione dovrà aggiornare le proprie competenze nel corso della vita lavorativa. L’università dovrà quindi rivolgersi sempre meno soltanto a chi ha 19 anni e sempre più anche agli adulti. Servono percorsi flessibili e compatibili con il lavoro, sostenuti a livello governativo da strumenti come voucher individuali, crediti formativi e incentivi alle imprese sperimentati in Paesi come Corea del Sud, Germania e Spagna.

Il nodo della valutazione

C’è infine il tema della didattica. L’intelligenza artificiale sta mettendo in discussione un modello di valutazione basato soprattutto sulla verifica delle conoscenze. Secondo la Global Survey 2026 del Digital education council, soltanto il 28 per cento degli studenti ritiene che la maggior parte degli esami universitari misuri adeguatamente le competenze richieste dal lavoro nell’era dell’IA. Il problema non è necessariamente abolire l’esame tradizionale, ma chiedersi cosa debba misurare. Ragionamento, capacità di risolvere problemi, pensiero critico, verifica delle informazioni e capacità di utilizzare consapevolmente gli strumenti di intelligenza artificiale potrebbero diventare più importanti della semplice memorizzazione.

Un ripensamento per formare i lavoratori del domani

La sfida della prossima legislatura, dunque, non sarà soltanto decidere quanto investire nell’università, ma ripensare a chi deve servire e quale funzione debba svolgere. In un Paese destinato ad avere meno giovani, più lavoratori anziani e un mercato del lavoro trasformato dalla transizione digitale, il vero rischio è non riuscire a formare abbastanza persone con le competenze che serviranno nel prossimo futuro.

Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, l’Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2026

Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi hanno presentato l’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026. Alla presentazione hanno preso parte Gian Maria Gros-Pietro (presidente di Intesa Sanpaolo), Gregorio De Felice (chief economist della banca), Giuseppe Russo e Stefano Firpo (rispettivamente direttore e membro del comitato direttivo del Centro Einaudi). La ricerca, condotta su un campione di 1.800 capifamiglia titolari di un conto corrente, analizza le dinamiche degli investimenti finanziari delle famiglie italiane e ne mette in luce i comportamenti e le opinioni.

Risparmi, rischi e investimenti

Più della metà degli intervistati (56 per cento) risparmia, con una propensione media dell’11,9 per cento del reddito. Il risparmio è ritenuto indispensabile dal 28 per cento degli intervistati, ai massimi della serie storica. Tra le motivazioni dichiarate prevale la prevenzione (40 per cento) ma cresce, pur con piccoli numeri, anche il risparmio destinato a investire (6 per cento). Volatilità, scenari tariffari, inflazione inattesa e tensioni geopolitiche hanno inciso sul livello di allerta dei risparmiatori. Il ratio di avversione al rischio ha infatti raggiunto nel 2026 il record di 33,6 (era 20,5 nel 2025 e 8,1 nel 2017). I più restii sono i giovani tra i 18 e i 24 anni (84,0), per le cicatrici degli shock vissuti negli anni della formazione. Nonostante la volatilità, nel 2026 gli intervistati che dichiarano di aver acquistato obbligazioni, azioni e fondi negli ultimi 12 mesi superano i venditori. Il risparmio gestito registra la soddisfazione più alta tra le asset class.

Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, l’Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2026
Presentazione dell’Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2026 (Intesa Sanpaolo).

Casa, previdenza e assicurazione

La casa rimane il fulcro della ricchezza familiare – pesa due terzi del patrimonio medio, stimato in circa 320 mila euro. Il 79 per cento degli intervistati vive in abitazioni di proprietà. La previdenza complementare resta ferma al 22 per cento del campione. L’assicurazione è la «gamba più corta» della protezione familiare, con coperture sanitarie al 16,9 e long-term care al 13,9 per cento.

Siae, al via la nuova edizione di Per chi crea: pubblicati i bandi

Riparte Per chi crea, il programma promosso dal ministero della Cultura e gestito da Siae che ogni anno investe il 10 per cento dei compensi derivanti dalla copia privata per sostenere la creatività e la crescita professionale delle nuove generazioni. Per l’edizione 2026 sono stati pubblicati i nuovi bandi, che mettono a disposizione oltre 13 milioni di euro a favore di giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori under 35, residenti in Italia o cittadini italiani residenti all’estero. Negli ultimi anni l’iniziativa si è affermata come uno dei più significativi strumenti di sostegno alla produzione culturale giovanile nel nostro Paese. Nell’edizione precedente sono stati assegnati 331 contributi per altrettanti progetti nei settori delle arti visive, cinema, danza, libro e lettura, musica e teatro, contribuendo alla nascita di nuove opere, percorsi formativi e occasioni di promozione in Italia e all’estero.

Quattro bandi per altrettante linee di intervento

Per il 2026 le risorse saranno destinate a quattro linee di intervento:

  • Nuove opere: il bando finanzia progetti di produzione artistica volti alla realizzazione e promozione di opere inedite di giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori di età non superiore ai 35 anni residenti in Italia o residenti all’estero ma con cittadinanza italiana;
  • Formazione e promozione culturale nelle scuole: il bando finanzia progetti volti al rafforzamento della formazione e della promozione culturale nelle scuole italiane statali e paritarie, eventualmente in collaborazione con altri soggetti specializzati e con le scuole di musica, d’arte, di danza, di scrittura. Un’attenzione particolare verrà riservata alle scuole situate nelle “periferie urbane” per portare l’arte e la cultura tra i banchi;
  • Professionalizzazione degli artisti: il bando finanzia progetti di professionalizzazione artistica (ad es. masterclass, residenze artistiche, corsi di formazione, seminari) volti al rafforzamento delle conoscenze e delle capacità creative di giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori di età non superiore ai 35 anni residenti in Italia o residenti all’estero ma con cittadinanza italiana;
  • Live e promozione nazionale e internazionale: il bando finanzia progetti finalizzati alla realizzazione di iniziative (tour/circuitazioni, festival/rassegne) di esecuzione live o promozione in ambito nazionale e internazionale – anche mediante l’eventuale traduzione delle opere in altre lingue – di opere di giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori di età non superiore ai 35 anni residenti in Italia o residenti all’estero ma con cittadinanza italiana.

Le domande di partecipazione dovranno essere presentate entro le ore 14.00 del 29 ottobre 2026. Bandi, regolamenti e tutte le informazioni utili sono disponibili sul sito Per chi crea.