Le migliaia di studenti italiani che oggi, 21 giugno 2023, hanno dovuto affrontare la prima prova degli esami di Maturità 2023 si sono ritrovati di fronte tra le varie opzioni anche una traccia di carattere artistico-letterario che fa riferimento a Interviste con la storia, un importante progetto della compianta scrittrice Oriana Fallaci. Ecco di cosa si tratta.
Cosa sono le interviste con la storia di Oriana Fallaci, al centro della prima prova della Maturità 2023
Nel 1974 la scrittrice Oriana Fallaci (morta nel 2006 per un tumore) aveva pubblicato il libro all’interno del quale raccoglieva tutte le coraggiose interviste condotte negli anni precedenti. Si trattava di incontri con alcune delle personalità più importanti ma anche controverse del Novecento, da Henry Kissinger a Willy Brandt, passando per Golda Meir, Indira Gandhi, ma anche per Arafat a Hussein di Giordania, Nenni ad Amendola e Giulio Andreotti.
Nella premessa della sua opera, Fallaci aveva scritto a proposito: «Non riesco a escludere che la nostra esistenza sia decisa da pochi, dai bei sogni o dai capricci di pochi, dall’iniziativa o dall’arbitrio di pochi… Certo è un’ipotesi atroce. Ancor più sconsolato ti chiedi come siano quei pochi: più intelligenti di noi, più forti di noi, più illuminati di noi, più intraprendenti di noi? Oppure individui come noi, né meglio né peggio di noi, creature qualsiasi che non meritano la nostra collera, la nostra ammirazione, la nostra invidia?».
Il significato dell’opera e le riflessioni della scrittrice
Trattandosi di una traccia di carattere argomentativo, ogni studente avrà la possibilità di sviluppare il suo personale pensiero a partire dalle riflessioni dell’autrice, che in sostanza si è interrogata a lungo se fosse giusto o meno che una minuscola parte della popolazione mondiale, composta essenzialmente dai grandi statisti, potesse avere un tale dominio su milioni di persone.
Nell’opera, Oriana Fallaci lasciava in particolar modo aperta un’interessante domanda per i suoi lettori, ovvero: «È un pensiero che offende perché, in tal caso, noi che diventiamo? Greggi impotenti nelle mani di un pastore ora nobile ora infame? Materiale di contorno, foglie trascinate dal vento?».
Prevenzione, sensibilizzazione, educazione sentimentale, o forse è meglio punire e puntare su un inasprimento delle pene? La questione è aperta, e mentre si cerca di trovare soluzioni per insegnare agli uomini e ai ragazzi come «vedere» le donne, oltre al sessismo, la verità è che gli ambienti di lavoro sono ancora lontani dall’essere considerati come sicuri. Il nuovo Metoo che in queste settimane sta investendo le agenzie pubblicitarie a Milano, sembra destinato ad aumentare. Massimo Guastini, noto pubblicitario intervistato da Fanpage, parla infatti di un «atteggiamento sistemico», riferendosi a diverse aziende che, per anni, hanno perpetrato gli stessi comportamenti, riferendosi alle violenze fisiche, psicologiche, di cui decine di donne sarebbero state vittime. Donne che nelle ultime settimane hanno deciso di denunciare, raccontando di aver subito molestie in alcune agenzie pubblicitarie a Milano (e non solo) da parte di capi e colleghi.
Mostra fotografica Marcio Freitas contro la violenza sulle donne (Getty Images).
Milano, aumentate le denunce per molestie nelle agenzie pubblicitarie
Guastini, rispondendo alle domande della gornalista Ilara Quattrone, ha dichiarato: «Questa denuncia sta diventando corale ed è importante che parta e prenda corpo in un settore così avanzato, come quello della pubblicità, e in una città così moderna e progressista come Milano. Fin dall’inizio ho voluto rafforzare alcuni timidi tentativi di raccontare quanto accade in questo mondo. A mio parere è emblematico che nasca nel settore della pubblicità: il fatto che si verifichi in questo comparto e in una città così moderna come Milano, ci spinge a fare una riflessione che non può più essere rimandata: cosa capita nel resto d’Italia e quali orrori si consumano ogni giorno? Nel profilo Instagram di una copy, Taniume, vengono pubblicate ulteriori testimonianze: «Put*** arrogante, chissà quanti pom*** hai fatto per essere qui» e ancora «Mi umiliava, mi metteva le mani sul collo, mi scherniva, quando se ne è andato ho iniziato a vivere»; «Ho passato un anno ad andare in terapia per dimenticare quello che mi dicevano in ufficio». Ma le testimonianze non si fermano «Mi facevano notare come tutti mi volessero, quanto fossi bella; ero sempre sessualizzata e in imbarazzo».
Molestie agenzie pubblicitarie a Milano e la «Chat degli 80»
Il pubblicitario prosegue facendo riferimento al recente lutto nazionale per la morte di Silvio Berlusconi: «È importante, per me, che questa denuncia stia diventando corale. Potrebbe essere la dimostrazione che esistano ancora anti corpi culturali. E che ci siano, in un Paese dove la scorsa settimana è stato celebrato il lutto nazionale per una persona che con i suoi palinsesti e il suo esempio personale nella relazione con il femminile è stato determinante nel portarci a quello che siamo oggi e al modo di raccontare e percepire le donne». Guastini arriva poi alla cosiddetta «Chat degli 80», in cui oltre ottanta uomini condividevano e commentavano fotografie di colleghe in una nota agenzia di Milano. Come riportato da MilanoToday, si è scoperto che l’agenzia è We Are Social, un colosso della comunicazione fondato nel 2008, con oltre 1.000 dipendenti e uffici in tutto il mondo. Nella chat decine di messaggi su «quanto sono sco***, fighe, ribaltabili o cesse le colleghe» con «messaggi espliciti, degradanti e umilianti». Venivano inoltre lanciate quelle che sono state definite delle sfide: «Si lanciava lo scontro diretto e si esprimevano giudizi e pareri su chi doveva passare il turno. Chi ha le tet*** più grosse? Chi il cu*** più tondo? Chi deve essere sco*** a forza ma con un sacchetto in testa perché cessa?».
Gli studenti che il 21 giugno, sono tornati sui banchi per la prima prova degli Esami di Maturità 2023 hanno dovuto affrontare, tra le varie tracce, anche un interessante pezzo di opinione. Tra le opzioni c’era infatti anche una lettera che nel 2021 alcuni intellettuali avevano inviato all’allora ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Ecco il contenuto
La lettera al ministro Bianchi come traccia della Maturità 2023
Un po’ di contesto storico. Bianchi è stato il secondo ministro a doversi occupare dell’organizzazione degli esami di Maturità nel pieno della pandemia di Covid-19. La prima che aveva avuto questo onere era stata nel 2020 la collega Lucia Azzolina, ritrovatasi costretta ad imporre un’unica prova orale per i maturandi per motivi di distanziamento sociale ai tempi necessario. Bianchi prese il testimone della collega, mantenendo però la stessa impostazione per le prove del 2021. Nessuna prova scritta, ma soltanto una ricca e approfondita interrogazione orale di fronte alla commissione.
Da qui era nata la necessità, da parte di un gruppo di esperti, di rivolgersi al politico per un ritorno alla modalità classica di svolgimento della Maturità. La lettera di questi ultimi si era dunque aperta con la volontà da parte degli esperti di manifestare viva preoccupazione rispetto allo svolgimento delle prove: «Signor Ministro. Le scriviamo allo scopo di manifestare il nostro allarme per le molte voci che Le attribuiscono la volontà di amputare l’esame di maturità delle prove scritte, che ne sono da sempre il centro e la sostanza. Non intendiamo eccepire sulle sospensioni della normalità che la situazione sanitaria ha reso necessarie in passato e forse renderà necessarie in futuro. Temiamo invece che il virus possa diventare il pretesto per trasformare una scelta emergenziale in una prassi corrente, e per dismettere con fretta temeraria conquiste e principi che appartengono non meno alla comune civiltà che alla scuola in senso stretto».
Le motivazioni dietro alla missiva
Gli intellettuali firmatari della lettera avevano poi aggiunto: «Abbiamo letto che la progettata soppressione degli scritti intenderebbe venire incontro a un appello firmato da molte migliaia di studenti. Gli studenti, i giovani, parlano anche di ecologia, diritti, parità, moralità della politica, in genere senza trovare ascolto. In questo caso invece l’ascolto è stato ampio e immediato. L’appello di alcuni studenti è diventato l’appello degli studenti. La difesa delle prove scritte, già intrapresa da insigni intellettuali e uomini di scienza, è stata fatta grottescamente passare per un’iniziativa di contrasto e di rimprovero, quando non come una forma di insensibilità misoneistica e miope. Come non avrebbe senso indire un referendum sul quesito se abrogare le tasse, o la scuola-guida, così non ha senso consultare un imprecisato numero di studenti per chiedere loro se abrogare una o più prove d’esame».
Docenti al lavoro gli esami di Maturità 2020 (Getty).
Gli esperti hanno infine concluso dichiarando: «Difendere la assoluta indispensabilità delle varie prove scritte previste per i diversi ordini di scuole è come voler dimostrare una verità autoevidente. La verifica della acquisita maturità e delle acquisite conoscenze (storiche, filosofiche, linguistiche, scientifiche) può avvenire unicamente attraverso un elaborato effettivamente autentico. Il cui vantaggio diagnostico consiste nel dimostrare l’ordine mentale oltre che la perizia lessicale e le competenze nel merito».
I firmatari
Erano stati numerosi i firmatari della lettera dedicata a Bianchi. Tra gli altri ricordiamo Gustavo Zagrebelsky, Giulio Ferroni, Donatella Di Cesare, Paolo Crepet, Chiara Frugoni, Giovanni Orsina, Renato Mannheimer. Un nome spicca però sugli altri: stiamo parlando del noto professore Alessandro Barbero.
Chi c’è passato sa come sono, chi non c’è ancora arrivato può solo intuire l’emozione mista a tensione che sono capaci di provocare. E poi c’è chi li sta sostenendo a partire dal 21 giugno. Stiamo ovviamente parlando degli gli esami di maturità, cominciati con la prima prova, quella scritta di italiano. Per l’occasione sono stati diversi gli esponenti del mondo della politica, premier Meloni in primis, che hanno fatto gli auguri ai 536 mila maturandi.
Meloni: «Siate creativi, buttatevi a capofitto nel vostro sogno, qualsiasi sia»
«Ricordo ancora quei giorni carichi di tensione: lo studio a perdifiato che precedeva gli esami finali, l’adrenalina, la consapevolezza che lì si metteva, in qualche giorno, in poche ore, tutto il lavoro che era stato fatto per anni. Ma ricordo anche l’emozione, sapendo che che di lì a poco si sarebbe aperto un capitolo completamente vuoto per la propria vita. Così sarà anche per voi», detto Giorgia Meloni, parlando del suo esame di maturità, in un videomessaggio per Skuola.net.
«C’è chi proseguirà negli studi universitari, chi sceglierà di abbracciare un’esperienza lavorativa: qualsiasi sia la scelta che farete ricordate che voi siete i padroni del vostro destino. Siate creativi, buttatevi a capofitto nel vostro sogno, qualsiasi sia». E poi: «Voi siete i protagonisti di quel libro che si chiama vita. Vale la pena di vivere e di leggere quel libro con tutta l’intensità possibile».
Studenti pronti per l’esame di maturità (Imagoeconomica).
Salvini: «Sono giorni che vi ricorderete ovunque sarete»
Anche Matteo Salvini ha voluto mandare il suo “in bocca al lupo” ai maturandi con un videomessaggio: «Se ai miei tempi avessi visto il video di uno di 50 anni (il leader della Lega è un classe 1973, ndr) che mi diceva “goditela”, lo avrei mandato a quel paese, però vi assicuro che questi sono giorni che vi ricorderete ovunque voi sarete».
Un grande in bocca al lupo a ragazze e ragazzi che domani affrontano la #maturita2023, con un augurio a tutti voi: godetevela.
«Un abbraccio speciale a chi sta entrando nelle aule per la maturità 2023. Sappiamo che è dura ma vi resterà addosso come uno dei momenti più intensi della vostra vita. E allora dateci dentro, alla grandissima. In bocca al lupo», ha twittato Matteo Renzi, leader di Italia Viva.
Un abbraccio speciale a chi sta entrando nelle aule per la #maturità2023. Sappiamo che è dura ma vi resterà addosso come uno dei momenti più intensi della vostra vita. E allora dateci dentro, alla grandissima. In bocca al lupo
«Godetevi questi momenti, queste ore. Le ricorderete per sempre. E dopo niente sarà più come prima. In bocca al lupo ragazzi!», ha scritto su Twitter Maria Elena Boschi.
Studentesse impegnate nell’esame di maturità (Imagoeconomica).
Valditara: «L’esame di Stato non è il giudizio divino, affrontatelo con serenità»
«Oggi abbiamo dato il via agli Esami di Stato 2023. Con l’occasione, mando un augurio alle ragazze e ai ragazzi. Un grazie particolare allo straordinario lavoro di docenti, dirigenti, personale scolastico e di tutto il Ministero dell’Istruzione e del Merito», ha twittato il titolare del Mit Giuseppe Valditara, che alla vigilia aveva detto: «L’esame di Stato non è la prova finale, non è il giudizio divino. E i commissari non sono degli inquisitori. Un consiglio: affrontatelo senza timori e con serenità».
È una donna di 30 anni la persona arrestata dalla polizia, a Vercelli, perché gravemente indiziata del reato di tentato sequestro di persona, sottrazione di persone incapaci e violenza privata. Al momento la 30enne è sottoposta alla misura della custodia cautelare in carcere.
Polizia (Getty Images).
Arrestata la presunta autrice del tentato rapimento di una bimba di 4 mesi
Il tentato rapimento avvenne il 31 maggio, quando la giovane avrebbe tentato di sottrarre una bimba di 4 mesi alla madre mentre entrambe si trovavano in chiesa. La madre della piccola si era poi successivamente rifugiata nel cortile di un condominio in attesa dell’arrivo di una volante della polizia.
Importanti aggiornamenti sulle ricerche del Titan, il sottomarino disperso nel Nord Atlantico durante una visita al relitto del Titanic. La Guardia costiera canadese, al lavoro assieme a quella americana, ha rilevato tramite i sonar alcuni rumori di colpi nell’area di ricerca. «Un velivolo P-8 ha sentito dei suoni ripetuti ogni 30 minuti», si legge in una mail del dipartimento per la Sicurezza interna degli Usa. «Quattro ore dopo con un altro sonar si sentivano ancora dei rumori». A confermare la notizia anche un promemoria interno del governo degli Stati Uniti, che però non ha specificato la durata dei colpi e soprattutto quale sarebbe la fonte dato che ulteriori operazioni hanno dato poi esito negativo. Il tempo stringe: ai cinque occupanti del sommergibile della OceanGate Expeditions non rimarrebbero più di 40 ore di ossigeno.
L’eventuale recupero del sottomarino si svolgerà in tre fasi
Diversi esperti tuttavia concordano che i colpi ripetuti possano provenire dal sottomarino. Ne è convinto David Gallo, esperto oceanografo nonché amico di Paul-Henri Nargeolet, uno dei cinque dispersi. «Il tempo però è denaro e ora bisogna concentrare le forze per portare la strumentazione in quella zona», ha commentato. Sul posto potrebbero presto intervenire anche gli esperti di Magellan, che con la loro strumentazione avevano fornito la prima mappatura digitale del Titanic. Grazie al loro personale e ai veicoli teleguidati, potrebbero raggiungere più facilmente il relitto.
Il sottomarino Titan usato per la visita (Facebook).
Per gli eventuali tempi di recupero, si parla di un processo lungo e articolato in più fasi. La Cnn ha infatti intervistato Rick Murcar, proprietario della Aquatic Adventures of Florida, che ha descritto tre momenti chiave delle operazioni. «Dopo il ritrovamento, bisognerà confermare lo stato di salute degli occupanti e delineare i margini del recupero stesso», ha sottolineato. «Speriamo di arrivare poi alla fase tre, quando si cercherà di riportare il sottomarino in superficie». Intanto emergono le preoccupazioni circa la sicurezza del Titan espresse anni fa da un ex direttore della OceanGate, poi licenziato. Nel 2018, il pilota e sommozzatore David Lochridge sollevò dubbi per un «progetto sperimentale e non testato». In particolare Lochridge aveva contestato il rifiuto di realizzare un portellone con oblò in grado di reggere la pressione di 4 mila metri. Quello del Titan è certificato per appena 1300.
Michela Murgia, che ha curato la direzione artistica del prossimo numero di Vanity Fair, in una lunga intervista concessa al settimanale, ha scelto di raccontarsi ancora una volta, toccando le diverse esperienze che sta vivendo da quando ha scoperto di avere un tumore, ma non solo. Il numero uscirà nel mese del Pride e sarà dedicato alle famiglie queer. La scrittrice, che solo poche settimane fa ha reso noto di avere un tumore ai reni al quarto stadio, attualmente sottoposta a immunoterapia a base di biofarmaci, ha raccontato il rapporto assente col padre, la scelta di fare testamento, la sua malattia e, naturalmente, gli aspetti della sua famiglia queer.
Michela Murgia per Vanity Fair (foto Facebook).
Michela Murgia e il testamento redatto da Cathy La Torre
L’autrice e opinionista, ha annunciato di volersi prendere una pausa dagli appuntamenti pubblici, per potersi dedicare alla famiglia. Nelle librerie con il suo ultimo libro Tre ciotole, pubblicato da Mondadori, ha raccontato di aver chiuso la questione testamento, redatto assieme all’avvocata Cathy La Torre e a Claudia, così da poter valutare insieme le decisioni relative ai figli: «Dopo che hai risolto la questione immobili, che nel nostro caso era facile perché non siamo dei palazzinari, è stato divertente per le cose affettive. Tutto il mio armadio va in capo a Tagliaferri che lo distribuirà a seconda delle sue scelte. Patrizia avrà il patrimonio di gioielli e bigiotteria. Non ho mai amato l’oro e nemmeno l’argento, ma tutte le cianfrusaglie che ho accumulato nella vita peseranno circa trenta chili. La cosa buffa è stata la richiesta di Alessandro. Un elenco in cui mi ha detto: voglio i tuoi computer, le password dei tuoi account, il titolo di cavalierato francese e la pennetta usb con tutte le giocate nella community. Chiara Valerio invece non ne vuole sapere niente, lei è nella fase rifiuto».
Il rapporto con suo padre e quello con i figli
La scrittrice ha parlato del rapporto con i suoi quattro figli e della scelta di una co-genitorialità mutevolte: «Abbiamo mantenuto delle relazioni più o meno vicine in anni diversi ma nei momenti di transizione importanti erano tutti presenti in modo parentale». La Murgia ha anche parlato dell’assenza di suo padre, che non ha perdonato in quanto non lo ha mai visto pentirsi: «Non ha mai ammesso di avermi fatto male. Ha sempre detto che avevo capito male io. Che ero io a provocarlo». Famiglia, relazioni familiari e poi lei, la malattia: «Quando è arrivata la diagnosi del tumore» dopo il primo ricovero d’urgenza in ospedale «era una buona notizia, perché avevo ancora tempo, perché non sarei morta in terapia intensiva. […] Sto facendo le cose che volevo, sto amando le persone che ho voluto, ho scritto i libri che ho voluto. Quanti possono dire: Tutto quello che volevo fare, l’ho fatto?».
Come ogni anno, alle 8:30 è stata inviata la chiave del ministero dell’Istruzione che ha sbloccato le tracce della prima prova della maturità 2023. Tra gli autori presenti c’è Salvatore Quasimodo con la poesia Alla nuova luna contenuta nella raccolta La terra impareggiabile. Ma anche Alberto Moravia, con un passaggio de Gli indifferenti, e Federico Chabod con un estratto da L’idea di nazione. Tra le tracce proposte ci sono anche il brano Elogio dell’attesa nell’era di WhatsApp tratto da un testo di di Marco Belpoliti, un estratto del libro-testamento di Piero Angela e una lettera all’ex ministro Patrizio Bianchi sugli esami.
Le tracce della prima prova della maturità 2023
Queste le indicazioni che gli studenti hanno trovato, una volta aperto il plico, per ogni tipologia:
Analisi del testo (tipologia A): Alla nuova luna di Salvatore Quasimodo e Alberto Moravia con un brano tratto da Gli indifferenti
Testo argomentativo (tipologia B): L’idea di Nazione di Federico Chabod, Dieci cose che ho imparato di Piero Angela, Intervista con la storia di Oriana Fallaci
Tema di attualità (tipologia C): Lettera aperta al Ministro Bianchi sull’esame di maturità ed Elogio dell’attesa nell’era di Whatsapp di Marco Belpoliti
Superata la fase dell’emergenza sanitaria, quest’anno l’esame è tornato definitivamente alla normalità con due prove scritte a carattere nazionale (decise dal ministero) e un colloquio orale, commissari interni ed esterni e svolgimento delle prove Invalsi come requisito di ammissione. Domani la seconda prova scritta, sempre in contemporanea in tutti gli istituti, elaborata dal ministero e diversa a seconda dell’indirizzo e delle materie: al liceo Classico verterà su latino, allo Scientifico su matematica, al liceo Linguistico sulla prima lingua e cultura straniera.
La poesia di Quasimodo
Questi i versi di Salvatore Quasimodo scelti dal ministero per l’analisi del testo:
«In principio Dio creò il cielo
e la terra, poi nel suo giorno
esatto mise i luminari in cielo
e al settimo giorno si riposò
Dopo miliardi di anni l’uomo,
fatto a sua immagine e somiglianza,
senza mai riposare, con la sua
intelligenza laica,
senza timore, nel cielo sereno
d’una notte d’ottobre,
mise altri luminari uguali
a quelli che giravano
dalla creazione del mondo. Amen».
La lettera al ministro Bianchi
La lettera fu scritta durante il periodo della pandemia e invitava l’allora titolare dell’Istruzione a reintrodurre le prove scritte alla maturità. Ecco un estratto: «Lei sarebbe orientato a riproporre un esame di maturità senza gli scritti come lo scorso anno, quando molti degli stessi studenti, interpellati dai giornali, l’hanno giudicato più o meno una burletta. Nonostante i problemi causati dalla pandemia, per far svolgere gli scritti in sicurezza a fine anno molte aule sono libere per ospitare piccoli gruppi di candidati. E che l’esame debba essere una verifica seria e impegnativa è nell’interesse di tutti. In quello dei ragazzi – per cui deve costituire anche una porta di ingresso nell’età adulta – perché li spinge a esercitarsi e a studiare, anche affrontando quel tanto di ansia che conferma l’importanza di questo passaggio. Solo così potranno uscirne con soddisfazione. È nell’interesse della collettività, alla quale è doveroso garantire che alla promozione corrisponda una reale preparazione. Infine la scuola, che delle promozioni si assume la responsabilità, riacquisterebbe un po’ di quella credibilità che ha perso proprio scegliendo la via dell’indulgenza a compenso della sua frequente inadeguatezza nel formare culturalmente e umanamente le nuove generazioni. Non si tratta quindi solo della reintroduzione delle prove scritte, per molte ragioni indispensabile (insieme alla garanzia che non si copi e non si faccia copiare, come accade massicciamente ogni anno), ma di trasmettere agli studenti il messaggio di serietà e di autorevolezza che in fondo si aspettano da parte degli adulti».
E’ stato colpito con un calcio alla schiena il dirigente della squadra Polis SGP dell’oratorio che, a Seregno, in provincia di Monza, ha perso un rene, e ha rischiato di perdere la milza. L’aggressione è avvenuta domenica 18 giugno: il 45enne era intervenuto per sedare una rissa fra genitori di bambini di otto anni nel corso di un torneo di calcio. Nel tentativo di separare i padri è stato raggiunto dal colpo. I carabinieri hanno identificato alcuni partecipanti e, a seguito dell’acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, già nelle prossime ore potrebbe esserci un indagato. Le accuse andrebbero dalle lesioni aggravate al tentato omicidio.
Partita di calcio bambini (Getty Images).
Seregno: rissa tra genitori, dirigente perde un rene
In base alla prime ricostruzioni dei carabinieri, gli animi si sono scaldati durante un’azione di gioco quando, tra una tifoseria e l’altra, per lo più composta da madri e padri, sono volate parole non ripetibili dirette ai piccoli calciatori. Alcuni genitori hanno poi oltrepassato il limite passando a insulti ben peggiori, fino agli spintoni e alla rissa. E’ proprio in quel momento che il dirigente della Polis è salito sugli spalti per dividere i padri impegnati a litigare, facendo notare loro che si stavano aggredendo di fronte ai bambini. Nel tentativo di riportare la calma l’uomo è stato colpito alle spalle da un violento calcio alla schiena, che lo ha fatto cadere a terra, tra le panche di cemento. La rissa è stata sedata solo poco dopo, mentre il torneo è stato sospeso.
Il rientro a casa e il peggioramento delle condizioni
Il dirigente, una volta sedata la rissa tra i genitori dei bambini, è tornato a casa dolorante ma, poche ore dopo, le sue condizioni si sono aggravate. All’arrivo in ospedale, i medici lo hanno immediatamente ricoverato in terapia intensiva, con una diagnosi di spappolamento del rene e gravi lesioni alla milza. Il 45enne è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico, durante il quale ha subito l’asportazione del rene danneggiato e la sutura delle ferite alla milza, che i medici sono riusciti a salvare. Al momento, dopo tre giorni di terapia intensiva, le sue condizioni sono stabili.
Stasera 21 giugno 2023 andrà in onda alle ore 21.25 su Rai 3 un’altra puntata del programma Chi l’ha visto? condotto come sempre da Federica Sciarelli. La trasmissione, che ha come obiettivo primario ritrovare le persone scomparse in Italia, si occuperà del caso della piccola Kata, scomparsa da giorni a Firenze e secondo il padre rapita per sbaglio. Ci sarà inoltre spazio per il caso di Tiziana Cantone, ragazza originaria della Campania che si suicidò nel 2016 dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video pornografici amatoriali. Come sempre, la puntata si potrà rivedere on demand sulla piattaforma streaming Rai Play.
La piccola Kata, la bimba scomparsa a Firenze (Twitter).
Chi l’ha visto?, le anticipazioni di stasera 21 giugno 2023 su Rai 3
Chi l’ha visto? questa sera si occuperà ancora del caso della piccola Kataleya che sta tenendo con il fiato sospeso l’Italia intera. Le autorità continuano a indagare sugli ultimi spostamenti sulla bimba e su ciò che succedeva all’interno dell’hotel Astor, albergo occupato da diverse famiglie che avevano bisogno di un alloggio. A quanto pare, il caso di Kata ha messo in evidenza un vero e proprio racket delle stanze, con i nuclei familiari che pagavano per poter entrare. I giornalisti della trasmissione cercheranno di far luce proprio su questo e mostreranno testimonianze, filmati, messaggi e dichiarazioni dei protagonisti che possono essere coinvolti sul caso, cercando di far luce su dettagli che possono essere importanti per ritrovare la piccola.
Nella prossima puntata
“Kata è stata rapita”, nessuna traccia di lei nell’ex hotel
La seconda parte della puntata si concentrerà invece sul caso di Tiziana Cantone. La ragazza si suicidò nel 2016 dopo un periodo trascorso tra depressione e ansia per alcuni suoi video hard pubblicati sul web dal suo ex. In studio ci sarà la madre della donna che chiede ancora giustizia perché, secondo il suo parere, il caso non è stato gestito in modo appropriato. «Qualcuno voleva ammazzare mia figlia, perché lei era pronta a fare i nomi di chi aveva girato i video», sostiene. Il team di Chi l’ha visto? si occuperà anche di capire come sia possibile che i video hard della Cantone siano ancora in circolazione sul web.
Tiziana Cantone (Twitter).
Ai due casi sopra illustrati, nel corso della puntata si affiancheranno gli appelli, le richieste d’aiuto e le segnalazioni delle persone scomparse in tempi recenti su tutto il territorio italiano.
L’ergastolano si è sentito male subito dopo una partita di calcetto durante l’ora d’aria. Denny Pruscino, 42enne detenuto del Due Palazzi di Padova, è stato immediatamente soccorso e portato in infermeria. Nonostante la chiamata tempestiva al Suem 118, l’uomo è arrivato in ospedale in gravissime condizioni, morendo poco dopo il trasporto.
Denny Pruscino (foto Facebook)
Denny Pruscino morto dopo una partita di calcetto
Pruscino si trovava in carcere per scontare la condanna all’ergastolo per l’omicidio del piccolo Jason, il figlio nato dalla moglie, Katia Reginella. All’epoca dei fatti, i tre abitavano a Piane di Morro, frazione di Folignano, in provincia di Ascoli Piceno. Il delitto è avvenuto tra il 23 e il 24 giugno del 2011: secondo quanto ricostruito, quel giorno il piccolo Jason, che aveva solo due mesi di vita, piangeva insistentemente. Il padre l’avrebbe così ucciso dopo averlo preso e scagliato più volte contro il divano.
Un omicidio che scosse l’opinione pubblica
Dopo l’omicidio, il corpicino del piccolo Jason venne messo in un sacchetto e abbandonato dai genitori vicino a un bidone dell’immondizia. Si sospetta che il neonato respirasse ancora quando venne gettato accanto ai rifiuti. I giudici hanno condannato anche la moglie Katia, ritenuta colpevole di omicidio volontario per non aver impedito la terribile fine del figlio.
La decisione è stata presa dal consiglio di istituto all’unanimità: il ragazzo è stato escluso dallo scrutinio, perdendo l’ammissione al prossimo anno scolastico. La famiglia, che ha ricevuto la notifica del provvedimento, farà ricorso. Lo studente 16enne che il 29 maggio ha accoltellato la sua professoressa di italiano e storia, Elisabetta Condò, è stato infatti bocciato ed espulso dal liceo scientifico Alessandrini di Abbiategrasso.
Scuola (Getty Images).
Bocciato ed espulso lo studente del liceo scientifico Alessandrini
La volontà di procedere con l’allontanamento dello studente era già stata manifestata dal preside Michele Raffaeli, che aveva fatto riferimento, sin dal primo momento, al regolamento della scuola, secondo il quale lo studente responsabile di reati perseguibili per legge è sottoposto ad allontanamento. La famiglia del 16enne tuttavia non è d’accordo con le decisioni prese dall’istituto scolastico, almeno per quanto riguarda la bocciatura: il profitto dello studente era buono, motivo per cui i genitori hanno annunciato il ricorso.
La famiglia contesta la bocciatura dello studente
L’avvocato Stefano Rubio, che assiste la famiglia del ragazzo, ha dichiarato al Corriere della Sera: «Aveva la media del 9 in fisica e dell’8 in matematica: è arrivato secondo ai giochi matematici dell’istituto. L’unica insufficienza era in storia, con la professoressa in questione. La decisione è stata presa dal consiglio di istituto, che non è formato dai suoi insegnanti e, in via riservata, abbiamo saputo che la decisione non è stata condivisa da tutti loro. Il ragazzo, che è ancora sotto osservazione psicologica, non sarebbe comunque mai tornato in quella scuola. La bocciatura e l’allontanamento renderanno più difficile un inserimento futuro in classe, tra l’altro con ragazzi più piccoli».
Ad Alberobello, Comune della città metropolitana di Bari di circa 10 mila abitanti, la lotta al randagismo passa dal pagamento della Tari. Il Consiglio comunale ha deliberato, in via sperimentale e con validità già dall’anno in corso, di non far pagare la tassa sui rifiuti a chi deciderà di adottare un cane randagio. L’esenzione è totale, basterà scegliere uno dei cani di proprietà del Comune, attualmente ospitati nelle strutture municipali. La valenza della delibera è duplice: da una parte si punta a svuotare i canili, dall’altra a evitare gli abbandoni. Per questo è stato deciso di dire sì al nuovo regolamento proprio a inizio estate.
Due cani in un canile (Getty).
Adotta e non paghi la Tari: già accaduto a Bisceglie e Locorotondo
Pur sembrando un provvedimento originale e fuori dagli schemi, non è la prima volta che accade. Nel 2018 a Locorotondo, sempre nella città metropolitana di Bari, è stata approvata una delibera identica. Nel 2016 a Bisceglie, in provincia di Barletta-Andria-Trani, ancora una volta in Puglia, l’amministrazione comunale ha deliberato un regolamento simile. Si prevedevano sconti fino a 5 mila euro sulle tasse comunali per chi adottava un cane. Ma si parlava esclusivamente di animali adulti e non di cuccioli. Alberobello vuole diventare un modello nella lotta al randagismo e nei mesi scorsi ha anche aderito alla Rete felina di Puglia, per censire i gatti sul territorio.
In Puglia spese veterinarie gratis per chi adotta
La Puglia, in tal senso, è una delle Regioni più attente alle esigenze degli animali domestici e dei randagi. Dal 2020, ad esempio, è in vigore una legge contro il randagismo che prevede cure veterinarie gratuite a chi adotta, oltre al libero accesso con i propri animali in tutti i negozi e sui mezzi pubblici. E a Taranto, ormai da alcuni mesi, il Comune provvede anche ad assegnare un educatore. Il percorso è interamente gratuito e punta a incentivare le adozioni consapevoli, contrastando soprattutto il fenomeno degli abbandoni e aiutando le famiglie che non sempre sono in grado di capire le esigenze del singolo animale.
Un cane all’interno del proprio spazio in un canile (Getty).
Il lungo iter per decidere chi ospiterà l’Expo 2030 è vicino alla sua conclusione e Roma resta in lizza, insieme ad altre due città. La capitale potrebbe rappresentare quindi l’Italia, a patto di battere la concorrenza di Busan e Ryad. La prima è una grande città portuale nella parte meridionale della Corea del Sud, mentre la seconda è la capitale dell’Arabia Saudita. A comunicarlo è stato oggi il Bureau International des Expositions. In una nota, è stato spiegato che il Comitato esecutivo del Bie ha ritenuto «fattibili e conformi alle regole dell’organizzazione» i tre progetti. La scelta di candidare Roma è partita nel 2021 dall’esecutivo guidato da Mario Draghi.
Una foto del Colosseo di notte (Getty).
Expo 2030: restano in tre, esclusa Odessa
Roma, Busan e Ryad hanno battuto la concorrenza di Odessa, città dell’Ucraina che affaccia sul Mar Nero, al confine con la Moldavia, e ultima in ordine temporale tra le escluse dal comitato. Martedì 20 e mercoledì 21 giugno, il Bureau International d’Exposition, con i suoi 170 membri, darà la possibilità ai Paesi in lizza di presentare i propri progetti. A Parigi anche la premier Giorgia Meloni, accompagnata dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri e dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Ad ogni città viene dato un tempo di 20 minuti al massimo per esporre i dossier.
Roma vista dall’alto (Getty).
Si vota a novembre: ogni Stato ha un voto
Si voterà nel novembre 2023 durante la 173esima assemblea generale del Bie. Ogni Stato membro avrà a disposizione un voto e le preferenze saranno espresse a scrutinio segreto. Il progetto italiano è stato curato dall’archistar Carlo Ratti e prevede di rigenerare l’area di Tor Vergata, con parchi in serie fino al centro storico, nell’area che nel 2009 avrebbe dovuto ospitare i campionati mondiali di nuoto. Tra i punti di forza del masterplan ideato da Ratti, c’è il più grande parco solare urbano al mondo. Tra le avversarie, sembra essere Ryad la città da battere, soprattutto grazie alla disponibilità economica del Paese arabo.
Le accuse sono state formalizzate da un tribunale in Romania: Andrew Tate, influencer 37enne ed ex campione di kickboxing, insieme al fratello Tristan e ad altri due soci, sono stati incriminati per formazione di un gruppo criminale volto a sfruttare sessualmente le donne e a produrre contenuti pornografici per siti specializzati. Ognuno di loro si è dichiarato estraneo ai fatti. Il processo, che dovrebbe durare diversi anni, non avrà inizio immediato. Il giudice ha infatti 60 giorni di tempo per esaminare i fascicoli prima del processo a carico dei quattro. Un portavoce di Andrew Tate ha dichiarato: «Accogliamo questa opportunità per dimostrare la nostra innocenza».
Andrew Tate (Getty Images)
Andrew Tate incriminato insieme al fratello
Il primo arresto dei fratelli Tate nella casa di Bucarest risale allo scorso dicembre. Nel mese di marzo, entrambi hanno beneficiato degli arresti domiciliari a seguito di una sentenza di un giudice rumeno. Secondo l’atto di accusa depositato presso il tribunale, i quattro imputati hanno organizzato un gruppo criminale nel 2021, con la finalità di avviare una tratta di esseri umani in Romania, ma anche in altri paesi tra cui Stati Uniti e Regno Unito. Il reato sarebbe aggravato da sette presunte vittime che parrebbero essere state reclutate dai fratelli Tate attraverso false promesse di amore e matrimonio.
L’ultimo Cavaliere. Con questo titolo a tutta pagina il Giornale ha salutato Silvio Berlusconi nell’edizione speciale del 13 giugno 2023: 38 pagine dedicate all’uomo che entrò nel capitale del quotidiano fondato da Indro Montanelli già nel 1976, ne prese la proprietà e lo controllò per oltre 40 anni. Proprio finora quando, ironia della sorte se ce n’è una, Berlusconi ha scelto di andarsene, a pochi giorni dall’arrivo programmato della famiglia Angelucci, nuovo editore del Giornale con il 70 per cento del capitale, in attesa del via libera dell’autorità Antitrust, stimato per il 18 luglio.
La prima pagina de il Giornale dopo la morte di Silvio Berlusconi.
Redazione ormai ridotta da 200 giornalisti a 50
Trentotto pagine composte dalla redazione guidata da Augusto Minzolini che, in poche ore, le ha pensate, impaginate e realizzate da zero, non essendoci al Giornale niente di preparato: i “coccodrilli” su Berlusconi, di qualsiasi natura, erano vietati, fin dai tempi del suo ricovero per il Covid. Una redazione composta ormai da 50 giornalisti, così ridotta dagli oltre 200 che popolavano via Negri fino a 25 anni fa, quando, dopo Montanelli, Berlusconi aveva chiamato Vittorio Feltri a dirigere il Giornale. E ora che succederà?
Alessandro Sallusti e Augusto Minzolini con Silvio Berlusconi (Imagoeconomica).
Addio via Negri: destinazione scalo Farini, via dell’Aprica
Nella redazione sanno ben poco del loro futuro. Nessuno ha fornito loro informazioni. Scontato solo il ritorno di Alessandro Sallusti, atteso in luglio, con Minzolini che tornerà a sua volta a scrivere di politica. Con Sallusti verrebbe anche Feltri. Ma gli Angelucci non hanno ancora fatto sapere quale sarà il progetto editoriale per la testata montanelliana. Anche se da qualche giorno la redazione è in fibrillazione perché gira voce che tra i primi atti della nuova gestione ci sarà un trasferimento di sede: addio a via Negri, “la via Solferino” del Giornale, destinazione scalo Farini, via dell’Aprica, palazzo di LaPresse, dove gli Angelucci intendono trasferire anche la redazione di Libero, quelle dei siti web delle due testate, e pure la radio del gruppo. Il tutto a partire dal gennaio 2024. Risparmi e sinergie di costi in una zona destinata a svilupparsi nei prossimi anni, ma che al momento risulta un po’ isolata e lontana dai palazzi del potere meneghino della politica e della finanza. Un bel cambiamento rispetto a Cordusio e Porta Venezia.
Vittorio Feltri (Imagoeconomica).
In arrivo il manager di Rcs Spagna, Nicola Speroni
A livello aziendale, solo dopo l’ok dell’Antitrust si può procedere a nominare il prossimo Consiglio. E pare che per guidare il Giornale sia stato scelto un manager di Rcs, Nicola Speroni, che arriva dalla Spagna, e come direttore finanziario una dirigente donna, anch’essa da Rcs Spagna, e cioè Stefania Bedogni. La famiglia del Cavaliere, tramite la See spa di Paolo Berlusconi, ha tenuto il 30 per cento del capitale. Ma ora, con la scomparsa del patriarca, la cosa assume un significato molto diverso, anche in vista della futura governance.
Paolo Berlusconi (Imagoeconomica).
Galli della Loggia, Orsina, Ricolfi, Battista: firme da dream team
Per quanto riguarda gli organici, le indicazioni arrivano da voci giornalistiche. In ordine sparso sono circolati i nomi di: Daniele Capezzone, Giacomo Amadori, Osvaldo De Paolini, Salvatore Merlo, Francesco Verderami e poi editorialisti quali Ernesto Galli della Loggia, Giovanni Orsina, Luca Ricolfi, Pigi Battista. Se oltre a questo dream team ci sia anche qualcuno che andrà a rimpolpare la redazione nulla è dato sapere.
L’editore Antonio Angelucci (Imagoeconomica).
Via lo smart working, in scadenza il contratto integrativo dei giornalisti
Quello che appare certo invece è la volontà dei nuovi editori di smantellare lo smart working, che oggi al Giornale è utilizzabile al 50 per cento con un accordo sindacale che scade a fine 2023. In scadenza c’è anche il contratto integrativo dei giornalisti, conquistato e consolidato negli anni grazie alle relazioni sindacali che non sono mai venute meno. E che ora si preparano ad affrontare la nuova era. Il primo assaggio sarà già mercoledì 21 giugno, con la prima assemblea di redazione convocata nell’era del dopo Cavaliere.
Dall’indipendenza nel 1991, l’Ucraina nel corso degli anni ha venduto un’ampia porzione delle sue vaste scorte di armi dell’era sovietica, ottenendo grossi profitti: l’arsenale del Paese, in particolare, si è ridotto durante la presidenza del filorusso Viktor Yanukovich. Il problema della scarsità degli armamenti è venuto alla luce in occasione dell’annessione unilaterale della Crimea da parte della Federazione Russa, poi con la guerra del Donbass e, ancor di più, con l’invasione su larga scala iniziata il 24 febbraio 2022. Quando la Russia ha attaccato l’Ucraina, Kyiv si è trovata alla disperata ricerca di armi e munizioni. Come sottolineato a inizio aprile dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, «gli alleati hanno erogato quasi 150 miliardi di euro di sostegno all’Ucraina, inclusi 65 miliardi di euro di aiuti militari». Ma, come riporta un’inchiesta del New York Times, le autorità ucraine hanno pagato più di 800 milioni di dollari ai fornitori occidentali nel corso dell’anno passato, in base a contratti rimasti in tutto o in parte inadempiuti: moltissime le armi che non sono state consegnate, tanti i mezzi incapaci di muoversi o sparare, buoni tutt’al più per recuperare qualche pezzo di ricambio.
La bandiera ucraina apposta su un mezzo arrivato dagli Usa (Getty Images).
Il 30 per cento dell’arsenale di Kyiv è costantemente in riparazione
Che qualcosa vada male, nella frenesia della corsa alle armi, ci sta. Molti delle forniture da parte degli alleati occidentali comprendevano armi di ultima generazione, come i sistemi di difesa aerea americani che si sono dimostrati altamente efficaci contro droni e missili russi. Ma in altri casi gli alleati hanno fornito attrezzature finite da tempo nei magazzini che, nella migliore delle ipotesi, necessitavano di ampie revisioni. Come scrive il Nyt, il 30 per cento dell’arsenale di Kyiv è costantemente in riparazione: un tasso elevato, soprattutto per un esercito che ha bisogno di tutte le armi per dare il via all’attesa controffensiva.
Il caso dei 33 obici donati dall’Italia, poi riparati (male) in Florida
L’inchiesta del quotidiano statunitense cita la consegna di 33 obici semoventi M109 messi fuori servizio alcuni anni fa, donati all’Ucraina dall’Italia, «richiesti, comunque, da parte ucraina, nonostante le condizioni, per essere revisionati e messi in funzione, vista la urgente necessità di mezzi per fronteggiare l’aggressione russa», come precisato dal ministero della Difesa. Non è tanto il fatto che gli obici fossero da revisionare: Roma lo ha messo in chiaro e Kyiv li ha voluti lo stesso. Ma quanto successo dopo. Come scrive il New York Times, il governo ucraino ha inviato i pezzi d’artiglieria alla Ultra Defense Corporation di Tampa, in Florida, pagando quasi 20 milioni di dollari per la riparazione. Quando 13 dei 33 obici sono finalmente arrivati in Ucraina, si sono rivelati «non adatti a missioni di combattimento».
Un Humvee dell’esercito americano (Getty Images).
Gli Humvee arrivati in Polonia con le gomme a terra
Nell’estate del 2022 a un’unità dell’esercito americano è stato ordinato di spedire 29Humvee in Ucraina da un deposito a Camp Arifjan, una base in Kuwait. Alla fine di agosto, gli appaltatori privati incaricati di revisionare i mezzi avevano riparato trasmissioni, batterie scariche, perdite di fluidi, luci rotte, serrature delle porte e cinture di sicurezza sugli Humvee, facendo sapere che tutti e 29 gli automezzi militare da ricognizione dell’esercito americano erano pronti per l’Ucraina. Il lavoro era stato verificato, a quanto pare, dall’unità dell’esercito Usa di stanza in Kuwait. Ma, quando gli Humvee sono arrivati in Polonia, si è scoperto che le gomme di 26 mezzi su 29 erano inutilizzabili. Ci è voluto quasi un mese per trovare abbastanza pneumatici sostitutivi, il che «ha ritardato la spedizione di altre attrezzature in Ucraina e ha richiesto manodopera e tempo significativi», ha rilevato un rapporto del Pentagono. Ma gli appaltatori si sono fatti comunque pagare a caro prezzo per il loro servizio.
Manutenzione pessima, ma pagata a caro prezzo
La stessa cosa, aggiunge il Nyt, è successa con una fornitura di obici M777, sempre da parte della stessa unità. I pezzi di artiglieria erano in condizioni talmente pessime da essere stati rimandati al mittente, che dunque li ha riparati due volte. Ma sono solo alcuni esempi, riguardanti peraltro mezzi e armi che, alla fine, sono arrivate nella disponibilità di Kyiv.
Lo sparo di un obice M777 a Bakhmut (Getty Images).
Come hanno precisato gli interlocutori del New York Times, che hanno partecipato all’acquisto di armi, in diversi casi la fornitura non è nemmeno avvenuta e non sempre gli intermediari hanno restituito il denaro. Diversi i contratti che non sono stati rispettati dall’inizio della primavera 2023, come persi nella frenesia da controffensiva. Che, forse non a caso, tarda ad arrivare.
Non c’è pace per Emilio Fede. Dal suo mancato arrivo ai funerali di Silvio Berlusconi, l’ex direttore del Tg4 è vittima di continui scherzi telefonici da parte di un tale Alfredo, che lo accusa di aver inventato la scusa dell’autista per giustificare la sua assenza. Non si è fatta attendere la replica del giornalista, ormai 92enne, che ha iniziato a rispondere alle chiamate in diretta Instagram. Ricoprendo il suo interlocutore di insulti e minacce. «Figlio di putt***, sei finito», si sente dire a Fede. «Appena ti acchiappo, ti spacco in quattro». Dopo una serie di maledizioni, lo ha anche minacciato, promettendogli la visita di «quattro amici dalla Sicilia». Nel filmato, una voce ignota lo ha chiamato «Direttore», invitandolo a salutare il suo pubblico in diretta. Intanto sui social si moltiplicano le ipotesi che possa trattarsi di una montatura con Emilio Fede complice del fantomatico Alfredo.
Emilio Fede in uno screenshot della diretta Instagram.
Emilio Fede sulla morte di Berlusconi: «È stato la mia vita»
In occasione dei funerali di Silvio Berlusconi, Emilio Fede aveva attribuito la sua assenza all’«autista farabutto e meschino», che lo aveva bloccato di proposito nel traffico. «Un personaggio veramente squallido che va arrestato», aveva sbottato l’ex direttore del Tg4, ringraziando poi un collega che lo aveva aiutato a raggiungere villa San Martino ad Arcore. Qui infatti aveva atteso l’arrivo del feretro del leader di Forza Italia dopo le esequie su una panchina all’esterno della proprietà. «Non voglio pensare che non ci sia più, è stato la mia vita», ha concluso in un video sui social, ricordando anche la scomparsa della moglie nel 2022. «Ciao presidente, sono sicuro che un giorno ti raggiungerò dove sei».
La mattina di Ferragosto del 1962 Bruno Cortona, 36enne vigoroso ed esuberante, amante della guida sportiva e delle belle donne, schizzava per le vie di Roma con la sua Lancia Aurelia B24 convertibile. Dopo un sorpasso azzardato, per evitare l’impatto con un camion che arrivava dalla parte opposta, sterzò violentemente. Lui venne sbalzato fuori dall’auto che finì in una scarpata. Il suo passeggero, un giovane di nome Roberto e di cui Cortona non sapeva nemmeno il cognome morì. L’inno alla spericolatezza sta dentro un film di Dino Risi, Il sorpasso. Il mito della velocità associata al rischio e del sorpasso azzardato come termometro di virilità fu uno dei capisaldi del boom economico. Si può facilmente immaginare che qualche incidente sia accaduto per emulazione. Nessuno si sognò mai di mettere sotto accusa il cinema italiano, di chiederne la chiusura per la veicolazione di messaggi che rischiavano di essere diseducativi. Così come nessuno si sognerebbe di chiedere la chiusura della letteratura per libri splatter (per di più brutti, a differenza del capolavoro di Risi) che hanno il culto della violenza come unica matrice letteraria. Così come nessuno chiederebbe di chiudere le gelaterie se un gelataio venisse condannato per pedofilia.
Una scena de Il sorpasso di Dino Risi.
YouTube e i social sono luoghi: criminalizzarli tout court è un errore
Non commettere l’errore di criminalizzare un mezzo. Si potrebbe partire da qui per tirare le fila della vicenda in cui ha perso la vita Manuel Proietti, 5 anni, mentre tornava a casa con la madre, travolto da una Lamborghini guidata da Matteo Di Pietro, 20 anni, impegnato in una “challenge” che non è altro che una di quelle sfide sceme in cui si mette a rischio la propria vita e quella degli altri per diventare “popolari” tra gli amici. Solo che Matteo Di Pietro è anche uno dei membri del gruppo di youtuber TheBorderline, gli amici con cui vantarsi di fare lo scemo sono migliaia e le sue bravate gli fanno guadagnare soldi – molti soldi – oltre alle pacche sulle spalle degli amici. C’entra YouTube? C’entrano i social? Sì e no. YouTube è un luogo. Su YouTube gli scemi possono godersi gli incidenti, le risse e le imprese degli altri scemi senza bisogno di uscire di casa e senza creare ingorghi in autostrada. Accade, come sui social, che lo scemo del villaggio possa acquisire una popolarità ben oltre il baretto sotto casa. La violenza, la stupidità, perfino i poco rispetto per le altre vite umane esercita da sempre una sinistra fascinazione. Per ricevere lettere adoranti di fan scatenate Pietro Maso dovette uccidere i genitori, finire sui giornali e in televisione. Oggi gli sarebbe bastato un video su TikTok in cui avrebbe annunciato di ritenere il denaro e la bella vita una priorità ben più importante degli affetti familiari. Con quella faccia, con il suo foulard, avrebbe avuto un gran successo, sicuro.
Non esiste una “generazione” che usa male i social e una “generazione” che li nobilita. Esistono – questo sì – irresponsabili che diventano un modello. Mica solo su YouTube. Matteo Messina Denaro viene mitizzato su TikTok da persone che ne onorano il mito anche in casa e per strada
Il rischio dell’ennesima guerra generazionale
Secondo errore da non commettere. Non dare l’idea di usare un presunto omicidio stradale (si può essere garantisti anche quando non si tratta di ministri, presidenti del Consiglio e sottosegretari, provateci) per accendere una guerra generazionale. Uno dei miei figli, l’altro ieri, con un moto di rabbia ha preso le difese di quei fessi sulla Lamborghini. Son rimasto stranito. Parlandoci ho colto che il punto era un altro: un eccesso di difesa (sbagliata nei modi) contro la criminalizzazione della sua generazione. Quello “youtuber” usato come clava è una disinformazione. Su YouTube e sui social girano contenuti belli e importanti. Oggi verrà rilanciato anche questo articolo. Non esiste una “generazione” che usa male i social e una “generazione” che li nobilita. Esistono – questo sì – irresponsabili che diventano un modello. Mica solo su YouTube. Matteo Messina Denaro viene mitizzato su TikTok da persone che ne onorano il mito anche in casa e per strada. Il film Il Padrino viene usato come favoreggiamento culturale da persone che adorano il crimine anche nella vita reale.
Una delle challenge dei TheBorderline (dal loro canale YouYube).
Chi ha guadagnato e continua a guadagnare dalle tragedie
Quindi cosa fa schifo in tutta questa storia? L’avidità criminale. Se è vero che le dinamiche dell’incidente sono indagate dalla Procura è altresì vero che i comportamenti dei TheBorderline sono sotto gli occhi di tutti. I ragazzotti, ancora sporchi di lamiere, hanno avuto l’indole di monetizzare perfino la tragedia. Qualche testimone racconta che abbiano continuato a filmare anche dopo lo schianto. Lo appureranno le indagini. Di sicuro hanno goduto di un’impennata di visualizzazioni e di follower sul loro canale che ha continuato a monetizzare. Così per difendersi dall’accusa di lucrare sul rischio (e in questo caso perfino su morto) hanno pubblicato un video di lutto sgangherato che ha rafforzato il branding. «Quel video non era monetizzato», li difende qualcuno. Ci mancherebbe. Ma per attingere al loro lutto hanno invitato tutti nel loro negozio degli orrori. Dopo la tragedia di Casalpalocco 30 mila visualizzazioni hanno rimpinguato le casse dei TheBorderline e di Google. Negli Usa, a quanto risulta a Lettera43, hanno fatto orecchie da mercante. Nessuno aveva intenzione di chiudere la monetizzazione sul canale, anzi. Solo l’insistenza del team italiano ha fatto sì che ciò accadesse. E così ieri YouTube ci ha messo una pezza. «Siamo profondamente addolorati per la tragedia. Abbiamo rimosso gli annunci dal canale The Borderline in conformità con le nostre norme sulla responsabilità dei creator a seguito di comportamenti dannosi per la community di YouTube. Ogni creator di YouTube dovrebbe rimanere responsabile sia all’interno che all’esterno della piattaforma. Di conseguenza questo canale non può più guadagnare dalla pubblicità», ha spiegato un portavoce. Con un certo ritardo si è intervenuti su un sistema mostruoso che dovrebbe cogliere l’occasione per interrogarsi. Anche in questo caso senza cadere nell’errore della settorizzazione. Pensateci: quanto hanno guadagnato i media trafugando gli aspetti più intimi nell’omicidio di Giulia Tramontano? Pensateci. Il problema qui non è solo YouTube.
Ci siamo quasi, a partire da domani, mercoledì 21 giugno, scatterà ufficialmente l’ora X per migliaia di studenti in giro per l’Italia: da domani riprendono i tanto temuti esami di Maturità con la classica prima prova di italiano, identica per tutti gli istituti. Ecco un breve vademecum per tutti i ragazzi e le ragazze maturandi che stanno preparando lo zaino per la prima di tre prove che li condurranno fuori dalle scuole superiori.
Prima prova di italiano alla Maturità 2023: cosa si può portare e cosa è proibito
Va da sé che per scrivere un tema come si deve sarà necessario portare con sé un dizionario di italiano cartaceo. Tanto più ricco di contenuti sarà, tanto meglio sarà per gli studenti impegnati nella prova. Si tratta ovviamente di uno strumento che i ragazzi di tutta Italia hanno imparato ad usare molto spesso nei temi redatti in questi 5 anni di scuole superiori. Secondo quanto riporta Studenti.it, la piattaforma per eccellenza di riferimento per i maturandi, non sarà invece in alcun modo possibile portare con sé il dizionario dei sinonimi e contrari.
Assolutamente vietati, anche tutti gli strumenti digitali come gli smartphone o i tablet, che saranno requisiti dalla commissione e riconsegnati agli studenti a fine esame. Qualsiasi tipo di strumento collegabile ad un wi-fi o un bluetooth, in generale, non sarà concesso in aula.
I consigli utili
La prova sarà lunga e complessa e durerà molte ore. Inoltre, si svolgerà nel pieno di un’importante ondata di calore che interesserà il nostro Paese in concomitanza con il solstizio d’estate. È dunque importante vestirsi in modo adeguato per l’evenienza (si parla pur sempre di un contesto scolastico), preferendo abiti comunque leggeri che assicurino la traspirazione della pelle. Di estrema importanza è inoltre l’idratazione: è consigliabile portarsi con sé un buon quantitativo d’acqua, possibilmente all’interno di una borraccia riutilizzabile.